A CURA DI TIZIANO MEDICI

 

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IL PARTITO
DEI BOLSCEVICHI

IN LOTTA
CONTRO IL TROTSKISMO
nel periodo successivo

alla Rivoluzione d’Ottobre

I capitoli 1, 2, 3 e 4 sono stati scritti rispettivamente da N. Slamikhin, F. Essieva, V. Mesenov. V. Ighnatiev e K. Scialaghin. Il testo definitivo è stato curato dal dottore in scienze storiche, prof. V. Ighnatiev, che ha scritto l’introduzione e le conclusioni.

Sulla scorta di una ricca documentazione in parte inedita il libro illustra la lotta del partito comunista contro il trotskismo sul piano politico, ideologico e organizzativo nel periodo della conclusione della pace di Brest-Litovsk, negli anni della ricostruzione su basi socialiste dell’economia nazionale fino alla disfatta completa di questa corrente antileninista. Gli autori illustrano la rottura definitiva di Trotski e dei suoi seguaci con il marxismo-leninismo e il loro passaggio su posizioni antisovietiche.

Traduzione di Graziano Zappi

INTRODUZIONE

Il Partito comunista dell’Unione Sovietica ha condotto per alcuni decenni e continua tuttora a condurre una lotta intransigente contro il trotskismo. Com’è noto, questa lotta ebbe inizio nel 1903, quando al II congresso del partito (1) L. Trotski (Bronstein) attaccò i principi fondamentali del Programma e dello Statuto del partito. Egli voleva spingere la classe operaia della Russia e il suo reparto d’avanguardia sulla strada battuta dai partiti socialdemocratici dell’Europa Occidentale, nei quali predominavano allora gli opportunisti. Trotski si presentava apertamente come un nemico acerrimo del leninismo. La corrente da lui capeggiata, tipicamente menscevica, poteva essere considerata come una variante russa del centrismo internazionale. Nell’epoca dell’imperialismo, nelle con-dizioni di un’aspra lotta di classe, il centrismo cercava d’im-pedire che gli operai socialdemocratici, delusi dalla politica dei capi opportunisti dei partiti socialdemocratici, passassero dalla parte dei marxisti rivoluzionari. Per scongiurare il di-stacco degli operai dai menscevichi, i centristi ricorrevano alla fraseologia ultrarivoluzionaria, si appellavano a Marx ed Engels, speculavano sulle aspirazioni ben comprensibili degli operai all’unità della propria classe, all’unità del partito sul-la base dei principi del marxismo-leninismo.
Portavoce del centrismo internazionale in Russia, i trotskisti, si ponevano il compito di raggruppare in un solo partito i bolscevichi cd i menscevichi, subordinando gli elementi rivoluzionari agli opportunisti. Ciò avrebbe significato di fatto la liquidazione del partito bolscevico come partito di nuovo tipo. In tal modo Trotski e i suoi seguaci tendevano a scindere di fatto il partito, cercavano di sostituirlo con un agglomerato di elementi opportunistici. In seguito, quando nel paese fu istaurata la dittatura del proletariato, i trotskisti tentarono nuovamente di liquidare il partito bolscevico, senza la cui direzione è impossibile consolidare e conservare la dittatura della classe operaia, costruire il socialismo e il comunismo. Essi chiedevano la libertà delle frazioni, che avrebbe significato la distruzione del partito stesso.
Nella presente opera si illustra la lotta del partito comunista contro il trotskismo, nel periodo che va dalla Rivoluzione d’Ottobre al 1927, quando Trotski fu espulso dal partito e passò definitivamente su posizioni antisovietiche, mentre il trotskismo si trasformò in uno strumento della borghesia con-trorivoluzionaria. Trotski entrò nel partito come un menscevico irriducibile, che negava la possibilità della vittoria del socialismo nell’URSS e cercava di far incamminare il paese sulla via del parlamentarismo borghese.
La lotta del partito contro il trotskismo acquistò un carattere particolarmente aspro dopo la vittoria della Grande rivoluzione socialista d’Ottobre, quando ai dissensi teorici sulla questione della possibilità di costruire il socialismo inizialmente in un solo paese, si aggiunsero dissensi radicali circa la valutazione da dare alla linea del partito per la costruzione del socialismo. I trostkisti camuffavano sempre i loro attacchi al partito con frasi altisonanti sulla difesa degli interessi della rivoluzione proletaria mondiale e del socialismo, tacciando il partito bolscevico di grettezza nazionale, accusandolo di dimenticare o di tradire gli interessi del proletariato internazionale. Di fatto essi condividevano pienamente le idee dei capi riformisti della socialdemocrazia internazionale, che avevano rinunciato alla lotta per la dittatura del proletariato e il socialismo. Trotski ed i suoi seguaci cercavano di seminare nella classe operaia del paese dei Soviet la sfiducia nel successo dell’edificazione socialista, di sminuire agli occhi del proletariato internazionale il grande ruolo liberatore dell’Unione Sovietica. In ciò essi venivano aiutati dai gruppi trotskisti creati in seno ai partiti comunisti dei paesi capitalistici e diventati campioni dell’anticomunismo e dell’antisovietismo.
Quotidianamente la stampa socialdemocratica dell’Europa Occidentale, i giornali e le riviste dei rinnegati del comunismo lanciavano calunnie contro il partito comunista, contro l’Unione Sovietica, esaltavano i meriti di Trotski come «combattente per la causa della classe operaia». Occorreva smascherare sino in fondo questa menzogna. dimostrare che il trotskismo non ha nulla in comune con il marxismo-leninismo, con gli interessi della classe operaia e con i compiti della sua liberazione, che esso, nonostante il suo camuffamento raffinato, punta contro la rivoluzione socialista e fa apologia del capitalismo.
E assai sintomatíco che gli elementi antipartito di ogni tendenza, compresa l’opposizione trotskista, si dessero particolarmente da fare nei momenti crociati dello sviluppo della rivoluzione e della costruzione socialista, quando il partito comunista incontrava sul suo cammino delle difficoltà. Pro-prio in questi momenti, gli elementi instabili, subendo la pressione degli strati piccolo-borghesi, cui sono estranei lo spirito d’organizzazione c la disciplina del proletariato, non possedendo la tempra e la fermezza politica che distinguono i marxisti-leninisti, cominciano ad oscillare, ad esprimere dubbi sulla giustezza della linea del partito. Basti ricordare che nei primi dicci anni del potere sovietico il partito si vide costretto ad affrontare una serie di discussioni con i trotskisti su questioni dalla cui soluzione dipendevano le sorti del paese.
Dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, la questione essenziale dalla quale dipendevano non solo l’esistenza della giovane Repubblica sovietica, ma anche i destini della rivoluzione proletaria mondiale, era quella della conclusione immediata della pace con la Germania ed i suoi alleati (2). La formula avanzata in quei giorni da Trotski: “ne pace e né guerra” faceva di fatto il gioco degli imperialisti tedeschi che cercavano un pretesto per soffocare il potere sovietico. La posizione assunta dal Trotski e dai suoi seguaci era rivolta contro la volontà e le aspirazioni delle larghe masse lavoratrici ed innanzitutto dei contadini, stremati dalla lunga guerra imperialistica.
Alla fine del 1920 e agli inizi del 1921, i trotskisti imposero al partito una discussione sul ruolo dei sindacati, proprio nel momento in coi il paese dei Soviet passava dal comunismo di guerra alla nuova politica economica. Nelle condizioni della grave crisi economica, sociale e politica del momento, quel che importava era di salvaguardare l’unità del partito c di consolidare ancor maggiormente l’alleanza della classe operaia e dei contadini. In sostanza, diceva la risoluzione della sessione plenaria del CC del PC(b)R del gennaio 1925, si trattava «dell’atteggiamento da assumere verso i contadini, che si sollevavano contro il comunismo di guerra, dell’atteggiamento verso la massa degli operai senza partito, e più generalmente, dell’atteggiamento del partito verso le masse nel momento in cui la guerra civile si era conclusa» (3).
La successiva discussione con i trotskisti si ebbe nell’autunno 1923 quando le difficoltà economiche ricomparvero nella forma di un divario catastrofico dei prezzi delle merci industriali ed agricole. I prezzi dei prodotti industriali divennero così alti che i contadini cessarono di acquistarli. I con-tadini medi non nascondevano il loro malcontento per una tale situazione. Proprio in quel momento Trotski ed i suoi seguaci imposero al partito una discussione sullo «apparato di partito», sul «piano», sulla pretesa «deviazione contadina» in seno al CC. sulla «lotta delle generazioni». Ma in realtà la questione verteva di nuovo sull’alleanza del proletariato e dei contadini, sulla politica dei prezzi, sulla riforma monetaria, sul mantenimento del ruolo dirigente del partito nella costruzione economica e in seno all’amministrazione statale, sulla lotta contro la libertà delle frazioni, in una parola, sulla prosecuzione della linea leninista del partito nelle condizioni della Nep.
Alla base di tutte le prese di posizione di Trotski contro la linea del partito negli anni 1918-1924 furono: una valutazione semimenscevica della posizione del proletariato nei confronti degli strati dei lavoratori non proletari e semiproletari; la tendenza a svilire il ruolo del partito nella rivoluzione e nella costruzione del socialismo; la negazione della necessita di un’effettiva unità ideale ed organizzativa del partito.
La discussione svoltasi nell’autunno 1924, mise in luce divergenze ancor più profonde tra i trotskisti ed il partito bolscevico. Lo spunto per la discussione fu offerto dall’articolo calunnioso di Trotski. Le lezioni dell’Ottobre, scritto come prefazione al suo libro. L’anno 1917. L’articolo negava in blocco la dottrina di Lenin sulle forze motrici della rivoluzione russa. In contrapposto alla valutazione leninista della Rivoluzione d’Ottobre Trotski rispolverò la sua vecchia teoria della «rivoluzione permanente», nonostante che questa fosse stata completamente smantellala dall’esperienza delle tre rivoluzioni russe. Al tempo stesso egli cercava di convincere il partito che il bolscevismo «si era ideologicamente riarmato» ancor prima dell’instaurazione della dittatura del proletariato, cioè aveva optato per il trotskismo, per la sua teoria della «rivoluzione permanente».
Trotski deformava la storia della preparazione e della vittoria della Grande rivoluzione socialista d’Ottobre, negava la funzione dirigente svolta nel corso di essa dal partito bolscevico e dal suo Comitato Centrale presieduto da Lenin e attribuiva a sé un ruolo particolare in questa rivoluzione. Nella risoluzione della sessione plenaria del CC e della CCC. del PC(b)R del gennaio 1925, questo articolo di Trotski fu valutato conte una revisione del bolscevismo. «Il trotskismo contemporaneo è in sostanza una falsificazione del comunismo nello spirito di un avvicinamento ai modelli «europei» di pseudomarxismo, cioè, in ultima analisi, nello spirito della socialdemocrazia «europea»» (4) – era detto in questo documento.
Tutte le quattro discussioni imposte da Trotski al partito bolscevico dimostrarono che le sue divergenze con il partito si approfondivano di anno in anno, e che esse toccavano gli aspetti fondamentali della concezione marxista-leninista dei mondo, della politica e della tattica del partito, i suoi principi organizzativi. Proprio per la loro essenza menscevica, le idee di Trotski furono riprese dai capi opportunisti dei partiti socialdemocratici della II Internazionale, dai rinnegati del comunismo, i quali cercavano di compromettere il leninismo, la rivoluzione russa e l’Internazionale comunista davanti alle masse operaie d’Europa, di aggiogare queste ultime al carro della borghesia. E proprio a questo scopo che il rinnegato P. Levi pubblicò l’articolo di Trotski Le lezioni dell’Ottobre in lingua tedesca con una prefazione scritta di proprio pugno, mentre la direzione della socialdemocrazia tedesca si incaricò della sua diffusione.
Analizzando nei particolari la lotta dei partito contro il trotskisnto durante il periodo sovietico, gli autori della presente opera si sono proposti di mostrare che le idee e le azioni di Trotski e dei suoi seguaci erano sbagliate e dannose per la dittatura della classe operaia. Sulle pagine di questo libro si possono seguire le vicende della rottura definitiva dei trotskisti col marxismo-leninismo avvenuta nel 1925-1927, di come essi scivolarono sul terreno dell’antisovietismo, si misero ad organizzare un partito antisovietico e passarono definitivamente nel campo della controrivoluzione.
Sulla base di una copiosa documentazione, gli autori dimostrano che la lotta di Trotski e dei suoi seguaci contro il partito dei bolscevichi non fu il risultato di errori e sbandamenti temporanei, bensì un’attività deliberatamente ostile, e che il loro passaggio nel campo della controrivoluzione fu una conseguenza logica.
Nella lotta contro i trotskisti il partito comunista diede prova della sua fedeltà ai principi, della sua intransigenza irriducibile. Si trattava della vita o della morte della giovane repubblica dei Soviet. del destino storico del nostro paese e dell’umanità intera, dei problemi fondamentali dell’ideologia del marxismo-leninismo, del programma, della strategia, della tattica e dei principi organizzativi dei partito di tipo nuovo. In queste condizioni il Comitato Centrale del partito non solo seppe difendere la teoria leninista dalla revisione trotskista, ma anche svilupparla ulteriormente, in modo da salvaguardare la linea volta a far trionfare il socialismo e ad assicurarne l’applicazione.
L’analisi scientifica della storia della lotta del partito comunista contro il trotskismo è di grande attualità anche ai nostri giorni, I falsificatori borghesi della storia non risparmiano le loro forze nell’esaltare Trotski, nel cercare di resuscitare il trotskismo. Oggi la borghesia considera il trotskismo come un valido aiuto nella lotta contro il marxismo rivoluzionario. I suoi ideologi tentano di presentare il trotskismo al movimento operaio e comunista sotto vesti «rinnovate», di riabilitare il trotskismo agli occhi dei combattenti contro l’imperialismo. Nel quadro della lotta contro il comunismo, si vuole assegnare al trotskismo il ruolo di una “quinta colonna» in seno al movimento rivoluzionario. Gli odierni trotskisti seguono le orme del loro maestro. Anch’essi tradiscono gli interessi della classe operaia e assolvono il ruolo di agenti dell’imperialismo nel movimento operaio. Perciò lo studio dell’esperienza della lotta del partito comunista contro il trotskismo, lo smascheramento delle calunnie degli odierni seguaci di Trotski in una serie di paesi, la denuncia davanti alle masse della loro attività scissionistica all’interno del movimento operaio, sono un compito di immensa importanza ed attualità.

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(1) Al Il congresso del partito (allora denominato POSDR — Partito operaio socialdemocratico di Russia) si svolse una lotta accanita fra i rivoluzionari marxisti conseguenti capeggiati da Lenin, e gli opportunisti. I sostenitori di Lenin, che ottennero la maggioranza nelle elezioni degli organi dirigenti vennero chiamati da allora «bolscevichi» (maggioritari), mentre gli opportunisti rimasti in minoranza «menscevichi» (minoritari). Alla VI conferenza del partito, tenuta a Praga nel 1912, gli opportunisti furono espulsi dal partito.

(2) Il trattalo di pace fu firmalo tra la Federazione russa ed il Blocco germanico (Germaniam Austria, Ungheria, Turchia, Bulgaria) a Brest-Litovsk il 3 marzo 1918 . Esso venne poi annullato dal governo sovietico il 13 novembre 1918. (N.d.R.)

(3) Il PCUS nelle risoluzioni e nelle decisioni dei congressi, delle conferenze e delle sessioni plenarie del CC, parte II. Mosca, 1954, pag. 108.

(4) Il PCUS nelle rivoluzioni… op. cit., parte II, pag. 108.

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