PREFAZIONE

La pubblicazione dell’ 11° volume delle Opere Complete di Stalin, conformemente al testo originale edito a suo tempo in Unione Sovietica, costituisce un’importante iniziativa per il movimento operaio e comunista del nostro Paese. Degli scritti di Stalin si conoscono varie parti, sia per le edizioni di Mosca in lingua italiana dopo la seconda guerra mondiale, sia per diverse pubblicazioni in Italia, soprattutto per l’inizio della stampa delle Opere complete che venne interrotta con la degenerazione opportunista di chi l’aveva promossa. Gli avvenimenti successivi alla morte di Stalin particolarmente il XX Congresso del PCUS, l’opera di revisione del marxismo-leninismo portata avanti dai kruscioviani, l’avvento al potere nell’URSS di un gruppo dirigente revisionista, lo stabilirsi di gruppi burocratici revisionisti ala direzione dei vari partiti comunisti, da una parte, la lotta del Partito Comunista Cinese e del Partito del Lavoro d’Albania in difesa del marxismo-leninismo, le grandiose esperienze di continuità della rivoluzione in Cina ed in Albania, lo sviluppo di partiti marxisti-leninisti, dall’altra, hanno proposto con forza l’esigenza di conoscere tutta l’opera politica e teorica di Stalin, soprattutto quelle parti che si collegano ai problemi di quest’ultimo periodo storico.
La «questione» di Stalin è stata ed è oggetto di innumerevoli interpretazioni. Specialmente il «vuoto» lasciato in vari settori della opinione pubblica della degenerazione dei gruppi dirigenti di vari partiti comunisti con il concomitante scadimento e stravisamento del lavoro ideologico, «vuoto» che oggi stano colmando i partiti marxisti-leninisti dei vari paesi, ha permesso l’insorgere, insieme con l’attività apertamente denigratoria dei kruscioviani, di tutta una serie di «studi» che, per l’influenza del revisionismo di destra oppure di «ultrasinistra», in particolare di quello trotskista, portano a continue distorsioni. Anche certi intellettuali, che intendono definirsi marxisti-leninisti e fanno seri sforzi per giungere a interpretazioni corrette, sono scivolati in un modo o nell’altro sulle stesse posizioni kruscioviane. La realtà è che essi non fanno un’autentica analisi marxista, sia perchè partono da atteggiamenti di ribellismo anarcoide e piccolo-borghese, giungendo alla pretesa di «reinventare» il marxismo, sia perché quelli meno superficiali non hanno potuto conoscere compiutamente in modo corretto l’opera di Stalin.
Il movimento operaio e comunista, tutti coloro che si pongono questi problemi sul piano storico e politico ideologico, sono impegnati seriamente nell’apprendimento dello studio.

La nostra pubblicazione colma alcune notevoli lacune, l’ 11° volume infatti illumina molti aspetti di questioni che sono oggetto di importanti dibattiti: l’edificazione del socialismo in un solo paese; il rapporto fra città e campagna e lo sviluppo di un’agricoltura socialista; la lotta politica e ideologica all’interno e fuori del Partito; l’azione diversiva e di sabotaggio dei nemici interni ed esteri; la continuazione della lotta di classe in tutto il periodo della costruzione socialista fino al comunismo; la lotta al burocratismo e il controllo critico delle masse; i problemi della rivoluzione culturale; la questione nazionale; l’internazionalismo proletario. Questi sono i più importanti temi che Stalin affronta in rapporti, discorsi e scritti vari fino ad oggi del tutto sconosciuti nel nostro Paese. Da questo materiale, per molti, emergeranno aspetti nuovi della figura del continuatore di Lenin alal testa del Partito comunista bolscevico. In particolare, per quanti cercano di coinvolgere Stalin nell’origine del moderno revisionismo, sono da meditare le sue parole pronunciate nel 1928 all’attivo della organizzazione di Mosca: «Dobbiamo far si che si sviluppi la vigilanza della classe operaia, che non venga addormentata, che centinaia di migliaia e di milioni di operai si inseriscono attivamente nell’opera generale dell’edificazione del socialismo, che centinai di migliaia e di milioni e milioni di contadini e operai, e non solo una dozzina di dirigenti, seguano con vigilanza l’andamento della nostra edificazione, indichino i nostri errori e li portino alla luce del giorno. Solo con questi presupposti da noi non ci saranno sorprese». Se è vero che Stalin non dispiegò sufficientemente la sua opera in questo campo per la mancanza di una viva esperienza storica e per le condizioni di accerchiamento imperialista, risulta evidente, specialmente dalla sia costante cura per i problemi della bolscevizzazione, che egli si prospettava continuamente la questione la questione della lotta di classe nella società socialista e le misure conseguenti per la difesa della dittatura del proletariato.
Nel contempo Stalin aveva sempre presenti i doveri derivanti dall’internazionalismo proletario per un partito comunista al potere. Così egli si esprimeva, fra l’altro, nel luglio 1928 su l programma dell’Internazionale Comunista: « Non c’è dubbio che il carattere internazionale della nostra rivoluzione impone alla dittatura proletaria dell’URSS certi doveri nei confronti dei proletari e delle masse operaie di tutto il mondo, Lenin partiva da questo presupposto, quando diceva che il senso dell’esistenza della dittatura proletaria nell’URSS consiste nel fare tutto il possibile per lo sviluppo e la vittoria della rivoluzione proletaria in altri paesi».
Sono pure di estrema attualità queste parole riferentesi alle manovre imperialiste riguardo agli «aiuti» e al «pacifismo»: «Se rinunciamo alla nostra politica rivoluzionaria, se facciamo concessioni di principio al capitale internazionale, questo non sarebbe contrario ad “aiutarci” nel trasformare il nostro paese in una “buona repubblica borghese” ». «Il mezzo più diffuso per addormentare la classe operaia e per distrarla dalla lotta contro il pericolo di guerra, è l’odierno pacifismo borghese, con le sue prediche di pace, divieto della guerra, con le sue chiacchiere sul disarmo, ecc. il pacifismo imperialista è uno strumento di preparazione di guerra, serve a mascherare questa preparazione con farisaiche frasi di pace».
Queste poche citazioni sono sufficienti a dare un’idea del grande valore di questo 11° volume delle opere complete di Stalin. Esso costituirà certamente la base per una approfondita analisi di questioni fondamentali del marxismo-leninismo, della lotta di classe, di problemi storici che costituiscono i punti nodali dello sviluppo della società, che investono l’avvenire dell’umanità. Con quest’analisi approfondita si configurerà in modo più preciso l’opera di Stalin.
L’approfondimento degli studi e tanto necessario in quanto nella azione dei marxisti-leninisti, nelle lotte rivoluzionarie, nel movimento di massa vivono gli insegnamenti di Stalin come esempio di militante proletario e di dirigente comunista. Tutta la sua vita è stata al servizio della causa rivoluzionaria, della lotta contro il regime zarista alla Rivoluzione di Ottobre, ala costruzione del socialismo nell’Unione Sovietica, alla vittoria contro il nazi-fascismo nella seconda guerra mondiale. Tutta la sua vita è stata al servizio dell’internazionalismo proletario, delle lotte degli oppressi e degli sfruttati di tutto il mondo,per la creazione di una nuova società di liberi ed eguali,per il socialismo, per il comunismo.
A fianco di Lenin fu uno dei principali artefici della Rivoluzione di Ottobre, fu il paziente e coraggioso organizzatore delle giornate insurrezionali, fu il tenace militante impegnato nella costruzione del partito della classe operaia capace di guidare la rivoluzione, il Partito bolscevico. Durante la guerra civile, veniva inviato dove la lotta era più difficile: afferrata prontamente la situazione, organizzava la riscossa e guidava l’esercito Rosso alla vittoria contro le guardie bianche appoggiate dai corpi di spedizione degli imperialisti. Le sue qualità, il suo valore di combattente rivoluzionario emersero particolarmente nella battaglia di Zarizin che prese quindi il nome di Stalingrado.
Per le capacità dimostrate, nel 1922, su proposta di Lenin, fu designato segretario del Partito. Nelle terribili condizioni di arretratezza ereditate dal regime zarista e nella situazione di accerchiamento da parte degli imperialisti che non si erano rassegnati alla sconfitta, la costruzione del socialismo si presentava complessa, dura e difficile. Dopo la morte di Lenin nel 1924, il Partito bolscevico, sotto la direzione di Stalin, portò avanti l’edificazione della società socialista e attuò i piani quinquennali per la trasformazione dell’ex-impero russo in uno stato federativo multinazionale con una industria potente, un’agricoltura sviluppata sulla base della collettivizzazione, una nuova cultura rivoluzionaria.
Nekl contempo Stalin dovette sostenere dure lotte per consolidare il Partito e la dittatura del proletariato, dall’affermazione della possibilità di costruire il socialismo in un solo paese all’impegno contro le deviazioni di destra e di «sinistra», allo smascheramento completo del trotzkismo divenuto ormai un’agenzia di provocazione e diversione. In quella difficilissima situazione, con gli imperialisti che infiltravano agenti ovunque, si presentò estremamente complesso il problema delle contraddizioni durante la costruzione del socialismo.
Nel 1939, con il patto sovietico-tedesco, che suscitò allora diffuse incomprensioni e tendenziosi attacchi, fu sventato il disegno degli stati capitalisti e occidentali rivolto a lanciare la potenza militare nazista contro l’Unione Sovietica isolata. Quando nel 1941 Hitler scatenò l’aggressione, i due anni intercossi avevano consentito al governo sovietico di preparare meglio la difesa e di sviluppare una politica di alleanze antifasciste sul piano internazionale.
Stalin fu alla testa del Partito e del Governo nella guida dell’Armata Rossa, dei partigiani, dei popoli sovietici, per fronteggiare l’attacco nazista, organizzare la controffensiva e passare all’offensiva generale. Con la vittoria di Stalingrado, svolta fondamentale nella seconda guerra mondiale, inizio il crollo del regime hitleriano.
Anche nei momenti più difficili Stalin volle sempre stabilire una distinzione fra governati nazi-fascisti e popoli da essi trascinati nelle guerre imperialiste. In varie occasioni fece appello direttamente ai popoli perché si liberassero dei regimi fascisti.
La politica estera dell’URSS fu basata sull’internazionalismo proletario e sulla coesistenza pacifica leninista, sulla ferma opposizione ad ogni manovra e azione aggressiva dell’imperialismo capeggiato da quello americano. Stalin si preoccupò sempre di aiutare le forze rivoluzionarie di tutto il mondo, segui incessantemente lo sviluppo dei partiti comunisti, curò in ogni momento l’attività della Terza Internazionale; i comunisti di tutti i paesi sapevano di avere nell’URSS, nel Partito bolscevico e in Stalin personalmente l’appoggio e l’aiuto per qualsiasi lotta.
Come militante proletario e dirigente comunista, come guida dell’Unione Sovietica e del proletariato mondiale, come autore con le sue opere di notevoli contributi teorici alle tre componenti del marxismo, la filosofia materialista e dialettica, l’economia politica e il socialismo scientifico, Stalin rappresenta la fedeltà all’ideologia marxista-leninista, ala causa rivoluzionaria, rappresenta la lotta inconciliabile contro tutti gli opportunisti e i rinnegati. Per questo è attaccato continuamente dai nemici di classe, imperialisti e borghesi, riformisti e revisionisti, opportunisti di ogni specie, kruscioviani e trotzkisti, da tutti i reazionari e tutti i rinnegati della rivoluzione. Poiché in lui vedono come la personificazione della dittatura del proletariato e della disciplina proletaria, l’attaccano anche quelli che, pur definendosi rivoluzionari o addirittura marxisti, in realtà sono lontani dal reale contenuto del marxismo-leninismo. D’altra parte l’opera di Stalin è stata così complessa e le condizioni in cui ha lottato così difficili, che molte questioni hanno potuto sollevare problemi controversi anche in certuni che hanno cercato di interpretare correttamente queste esperienze storiche. Una piccola difficoltà è costituita dalla mancanza di conoscenza delle opere complete di Stalin.
Ecco perchè chiudiamo queste note introduttive, esprimendo ancora fiducia che l’11° volume costituirà un notevole contributo all’approfondimento di questioni di tanta importanza e di così vasta portata.

 

SUL RIFORNIMENTO DI GRANO E SULLE PROSPETTIVE
DI SVILUPPO DEL’AGRICOLTURA

 

Da discorsi tenuti in vari distretti in Siberia nel gennaio 1928 (1)

(Breve Protocollo)

Sono stato inviato per un breve periodo da voi in Siberia. Il mio incarico è aiutarvi nella realizzazione del piano del rifornimento di grano. Inoltre ho l’incarico di discutere insieme assieme a voi la questione delle prospettive di sviluppo dell’agricoltura, il piano dello sviluppo dell’edificazione di colcos e sovcos nella vostra regione.
Vi sarà noto che quest’anno abbiamo un ammanco del bilancio del grano. In questo contesto il governo e il CC si sono visti costretti a fare tutto il possibile in ogni distretto e regione per colmare questo ammanco nel nostro bilancio del grano. Il deficit dovrà essere colmato soprattutto dai distretti e dalle regioni con alti raccolti; bisogna ottenere che questi non solo adempiono il piano di rifornimento, ma che lo superino.
Voi sapete, naturalmente, che conseguenze può avere il deficit, se non viene colmato. Avrà come conseguenza che le nostre città, i centri industriali e anche l’Esercito Rosso si troveranno in una situazione difficile, essi verranno scarsamente riforniti e rischieranno la fame. E’ chiaro che non possiamo permettere questo.
Che cosa pensate di questo, quali misure intendete prendere per adempiere il vostro dovere nei confronti del paese? Ho percorso i distretti della vostra regione e ho convincermi che da voi da voi non ci sforza in modo serio di aiutare il nostro paese ad uscire dalla crisi del grano. Avete un raccolto come capita una volta in molti anni, si può dire come mai si è verificato sinora. Quest’anno eccedenze di grano più che mai, ma il piano del rifornimento non viene adempiuto. Perché, per quale causa?
Voi dite che il piano sarebbe forzato, sarebbe inattuabile. Perché inattuabile, come potete sostenere una cosa simile? Non è forse un fatto che il vostro raccolto quest’anno è veramente eccezionale? Non è forze un fatto che il piano del rifornimento per la Siberia per quest’anno è quasi lo stesso dell’anno scorso? Guardate le aziende kulak: li i magazzini e i granai sono pieni, e siccome mancano i magazzini, il grano sta all’aperto; nelle aziende de i kulak ci sono eccedenze di grano dai 50,000 ai 60.000 pud per azienda, senza contare le scorte per la semina, l’alimentazione, l’allevamento del bestiame; e ciò nonostante voi dite che il piano del rifornimento di grano sarebbe inattuabile. Da cosa deriva questo vostro pessimismo?
Voi dite che i kulak non vogliono conseguenze il grano, che aspettano un aumento dei prezzi e che prefersicono fare una speculazione senza scrupoli. Questo è vero. Ma i kulak non aspettano semplicemente un aumento dei prezzi, esigono una triplicazione in confronti ai prezzi statali. Pensate spossa accontentare il kulak? I contadini poveri e largaparte dei contadini medi hanno già consegnato il grano a prezzi statali allo Stato. Si può permettere che lo stato paghi i kulak per il grano il triplo del prezzo corrisposto ai contadini poveri e medi? Basta porre questa domanda per capire che è assolutamente inammissibile soddisfare le richieste dei kulak.
Se i kulak fanno una speculazione senza scrupoli su prezzi del grano, perché non li processate per speculazione? Non sapete forse che esiste una legge contro la speculazione – l’articolo 107 del codice penale della RSFSR, in virtù della quale persone che si rendono colpevoli di speculazione, vengono sottoposti a processo e le merci confiscate a vantaggio dello Stato? Avete forse paura di disturbare la quiete dei signori kulak?
Voi dite che l’applicazione dell’articolo 107 contro i kulak sarebbe una misura straordinaria che non avrebbe buoni risultati e peggiorerebbe la situazione nelle campagne. Soprattutto il compagno Sagumenny si è fissato su ciò.
Ammettiamo pure che questa sia una misura straordinaria. Cosa ne segue? Perché in altre regioni e distretti l’applicazione dell’articolo 107 ha dato risultati eccellenti, perché è riuscita a schierare attorno al potere sovietico i contadini lavoratori e a migliorare la situazione nelle campagne, mentre da voi, in Siberia, dovrebbe dare cattivi risultati e peggiorare la situazione? Perché,per quale ragione?
Voi dite che i vostri magistrati e tribunali consono disposti a ciò. Ma perché i magistrati e i tribunali sono stati disposti a farlo in altre regioni e distretti e agiscono con peno successo, mentre da voi consono disposti ad applicare l’articolo 107 contro gli speculatori? Di chi è la colpa? E’ ovvio h cela colpa e delle vostre organizzazioni di partito, che evidentemente lavorano male e che non si sforzano do far rispettare scrupolosamente le leggi del nostro paese. Ho parlato con alcune decine di rappresentanti della vostra magistratura e dei vostri tribunali. Quasi tutti abitano presso kulak, sono ospiti a pranzo e cercano naturalmente di vivere in pace con i kulak. Alla mia domanda hanno risposto che dai kulak l’abitazione sarebbe più pulita e il mangiare più buono. Naturalmente non ci si può aspettare nulla di ragionevole e utile per lo Stato sovietico da simili rappresentanti della magistratura e dei tribunali. Soltanto non si capisce perché sinora questi signori non sono stati sbattuti fuori e sostituiti con altri, con uomini onesti.

Propongo:
a) esigere dai kulak la consegna immediata di tutte le eccedenze di grano a prezzi statali;
b) nel caso di rifiuto da parte dei kulak di obbedire alla legge, sottoporli a processo, secondo l’articolo 107 del codice penale della RSFSR, e confiscare le loro eccedenze di grano a vantaggio dello Stato, distribuendo il 25 per cento del grano confiscato ai contadini poveri e ai contadini medi economicamente più deboli, ai bassi prezzi statali oppure a credito a lungo termine.
Per quanto riguarda i rappresentanti della vostra magistratura e dei tribunali, propongo di destituire tutti i non idonei e di sostituirli con elementi sovietici onesti e scrupolosi.
Vedrete presto che queste misure avranno risultati eccellenti e che riuscirete non solo ad attuare a a superare il piano del rifornimento di grano.
Ma con ciò la cosa non è esaurita. Queste misure basteranno per mettere a posto la situazione di quest’anno. Ma non c’è garanzia che i kulak non saboteranno il rifornimento anche dell’anno venturo. Anzi, si può sicuramente dire con sicurezza che, fino a quando ci saranno i lulak, verrà sempre sabotato il rifornimento di grano, per creare una base più o meno soddisfacente per il rifornimento di grano, necessitano altre misure. Quali sono, dunque, queste misure? Intendo lo sviluppo dell’edificazione di colcos e sovcos .
I colcos e i sovocs sono, come sapete, grandi aziende in grado di utilizzare trattori e macchinari. Sono aziende con una produzione più grande dei latifondi e delle aziende dei kulak. Non bisogna dimenticare che le nostre città e la nostra industria crescono ogni anno e cresceranno ancora. Ciò è necessario per la industrializzazione del paese. Quindi crescerà ogni anno la domanda di grano e perciò anche la portata dei piani di rifornimento di grano. Non possiamo far dipendere la nostra industria dagli umori dei kulak. Perciò bisogna raggiungere l’obiettivo che nel corso dei prossimi tre o quattro anni i colcos e i sovcos possano, come fornitori, consegnare allo Stato almeno un terzo del grano necessario. Questo farebbe passare in seconda linea i kulak e creerebbe la base per l’approvvigionamento di pane più o meno sufficiente per gli operai e l’Esercito Rosso. Ma per raggiungere questo obiettivo bisogna sviluppare con tutta energia, senza risparmiare forze e mezzi, l’edificazione dei colcos e dei sovcos. Questo si può fare e lo dobbiamo fare.
Ma anche ciò non basta. Il nostro paese non può vivere alla giornata. Dobbiamo pensare anche al domani, alla prospettiva di sviluppo della nostra agricoltura, infine alla sorte del socialismo nel nostro paese. Il problema del grano è una parte del problema agricolo, e il problema agricolo è una componente del problema dell’edificazione del socialismo nel nostro paese. La collettivizzazione parziale dell’agricoltura, di cui ho parlato adesso, basta per rifornire di pane, in modo più o meno soddisfacente, la classe operaia e l’esercito rosso, ma è del tutto insufficiente per:
a) creare una base solida per un approvvigionamento di prodotti alimentari pienamente sufficiente per tutto il paese, assicurando allo stesso momento le scorte necessarie di viveri nelle mani dello stato;
b) portare alla vittoria l’edificazione socialista nelle campagne, nell’agricoltura.
Attualmente l’ordine sovietico è fondato su due basi eterogenee: sull’industria socializzata e sulla piccola azienda contadina individuale, il cui fondamento è la proprietà privata dei mezzi di produzione. L’ordine sovietico si può fondare per molto tempo su queste basi eterogenee. No, non so può.
Lenin dice che, fino a quando prevale nel paese l’azienda contadina individuale, che produce capitalisti e capitalismo. Naturalmente, non si può parlare seriamente di vittoria dell’edificazione socialista nel nostro paese, finché esiste il pericolo.
Quindi è del tutto insufficiente per il consolidamento dell’ordine sovietico e la vittoria dell’edificazione socialista la sola socializzazione dell’industria. E’ necessario passare dalla socializzazione dell’industria alla socializzazione di tutta l’agricoltura.
Ma che cosa significa ciò?
Significa: primo, che gradualmente ma inesorabilmente bisogna riunire le aziende contadine individuali, che forniscono la minima produzione per il mercato.
Significa,in secondo luogo, che bisogna coprire tutti i distretti del nostro paese, senza eccezione, con colcos (e sovcos), che sono in grado di sostituire come fornitori di grano per lo Stato non solo i kulak ma anche i singoli contadini.
Significa, in terzo luogo, eliminare tutte le fonti che producono capitalisti e capitalismo, ed eliminare la possibilità di una restaurazione del capitalismo.
Significa,in quarto luogo, creare una base solida per un approvvigionamento abbondante e senza intoppi di tutto il paese, non solo di grano ma anche di altri prodotti alimentari, assicurando allo stesso tempo le scorte necessarie allo Stato.
Significa, in quinto luogo, creare una solida base unitaria socialista per l’ordine sovietico, per il potere sovietico.
Significa, infine, assicurare la vittoria dell’edificazione socialista nel nostro paese.
Queste sono le prospettive di sviluppo della nostra agricoltura.
Questo è il compito non è facile è difficile, ma può essere senz’altro risolto, perchè le difficoltà si presentano proprio per essere superate ed essere vinte.
Bisogna avere chiaro che non possiamo avanzare ulteriormente sulla base della piccola azienda contadina individuale, che abbiamo bisogno di grandi aziende nell’agricoltura in grado di utilizzare macchinari e di fornire il massimo di prodotti per il mercato. Ci sono due vie per la creazione di grandi aziende nell’agricoltura: la via capitalistica, che viene realizzata attraverso al rovina in massa dei contadini e la organizzazione di grandi aziende che sfruttano il lavoro, e la via socialista, che viene realizzata attraverso la riunione delle piccole aziende contadine in grandi colcos – senza mandare in rovina i contadini e senza lo sfruttamento del lavoro. Il nostro Paese ha scelto la via socialista della creazione di grandi aziende nell’agricoltura.
Lenin già prima della Rivoluzione di Ottobre, e poi immediatamente dopo la vittoria ha dato al Partito il compito di riunire le piccole aziende contadine in grandi colcos, come prospettiva di sviluppo della nostra agricoltura e come mezzo decisivo per la vittoria del socialismo nel paese, nelle campagne.
Lenin ha detto:
a) “il sistema della piccola azienda, ferma restando la produzione mercantile, non è in grado di salvare l’umanità dalla miseria di massa e dalla oppressione di massa” (vol. XX, p. 122) (2)
b) “Se rimaniamo fermi, in modo, tradizionale, sulle piccole aziende, anche se come cittadini liberi su una terra libera, ciò nonostante ci incombe una inevitabile rovina” (vol. XX, p. 417) (3)
c) “solo attraverso lavoro collettivo arbel, cooperativo, si può trovare una via di uscita dal vicolo cieco in cui c ha cacciato la guerra imperialista” (4° edizione, vol. 30 p. 123, russo).

Lenin afferma inoltre:

“solo nel caso che ci riesca di far balzare agli occhi dei contadini nella pratica, i vantaggi dell’agricoltura sociale, in comune, di artel solo se si riesce ad aiutare il contadino con l’economia comune, con l’artel, solo in questo caso la classe operaia, che ha in mano il potere statale, darà ai contadini veramente la prova che ha ragione e attirerà veramente stabilmente dalla sua parte i milioni di contadini. Perciò è difficile sopravvalutare l’importanza di qualsiasi tipo di azienda, che promuova l’agricoltura cooperativa di artel, abbiamo milioni di villaggi dispersi, sparsi agli angoli più sperduti, di singole aziende. Solo quando sarà dimostrato praticamente, con l’esperienza accessibile ai contadini, che il passaggio all’agricoltura cooperativa, di artel, è necessario è possibile, solo allora avremo il diritto di dire che è stato fatto un passo serio verso l’agricoltura socialista, in un paese di contadini cosi gigantesco quale è la Russia (*) (4° edizione, vol. 30, pp 173/174).
Queste sono le indicazioni di Lenin.
Prendendo come spunto queste indicazioni di Lenin, il XV Congresso del nostro Partito (4) ha deciso nella sua risoluzione “Sul lavoro nelle campagne”:
“nel periodo attuale il compito di riunire e trasformare le piccole aziende contadine individuali in grandi collettivi, deve essere considerato come compito principale del
Partito nelle campagne” (5)
Cosi,compagni, stanno le cose per quanto riguarda la questione della socializzazione dell’agricoltura nel nostro paese.
E nostro dovere applicare queste indicazioni.

 

 

I PRIMI RISULTATI DELLA CAMPAGNA DI RIFORNIMENTO
E GLI ULTERIORI COMPITI DEL PARTITO

A tutte le organizzazioni del PCUS(b)
Un mese e mezzo fa, all’inizio del gennaio 1928, avevamo una crisi multo seria nel rifornimento di pane. Mentre fino AI gennaio del 1927 riuscivamo a fornire 428 milioni di pud di grano, il rifornimento fino al gennaio 1928 raggiungeva appena 300 milioni di pud Nel Gennaio 1928 avevamo quindi un deficit nei confronti del gennaio del 1927, un ammanco di 128 milioni di pud. Questo ammanco è al tempo stesso l’espressione approssimativa in cifre della crisi nel rifornimento di grano.
Cosa significa Ia crisi nel rifornimento di grano, cosa dimostra e quali sono le sue probabili conseguente?
Significa soprattutto una crisi nell’approvvigionamento dei distretti operai, un aumento un aumento dei prezzi di grano in questi distretti, un attacco salario reale degli operai.
Significa, in secondo luogo. una crisi nell’approvvigionamento dell’Esercito Rosso, malcontento fra i soldati rossi.
Significa, io terzo luogo, una crisi nell’approvvigionamento dei distretti a coltura di lino e cotone, prezzi speculativi per il grano in vari distretti, il passaggio dei coltivatori di lino e cotone alla coltivazione di grano — cioè voi restrizione della coltivazione di cotone e lino, che comporta una restrizione dei rami corrispondenti dell’industria tessile.
Significa, in quarto luogo, la mancanza di scorte di grano nelle mani dello Stato, sia per il fabbisogno all’interno del paese (nel caso di un cattivo raccolto) che per il fabbisogno dell’esportazione, di cui abbiamo bisogno per poter importare attrezzature industriali e macchine agricole.
Significa, infine. minare tutta li nostra politica dei prezzi, minare la politica di stabilità dei prezzi del grano, minare la politica della diminuzione sistematica dei prezzi dei prodotti industriali.
Per uscire da queste difficoltà si doveva recuperare il perduto e colmare il deficit di rifornimento di 128 milioni di pud. Ma per colmare questo deficit il Partito e il governo dovevano adoperare ogni mezzo, dovevano essere scosse le organizzazioni dal loro letargo invernale, dovevano essere get-tate le forze migliori del Partito, dal vertice alla base, sul fronte del rifornimento doveva essere aumentato ad ogni costo il rifornimento, sfruttando sino in fondo il breve periodo di tempo disponibile, prima che le strade diventino difficilmente percorribili a causa del disgelo.
Appunto per questo scopo furono emanate le prime due difettive del CC del PCUS(b) sul rifornimento di grano (la prima il 14.12.1927 e la seconda il 24.12.1927). Ma siccome queste direttive rimanevano senza effetto, il CC del PCUS(b) si è visto costretto a emanare una terza diret-tiva il 6.1.1928, una direttiva del tutto inconsueta sia per quanto riguarda il tono che per quanto riguarda le indicazioni. Questa direttiva si chiude con una minaccia, indirizzata ai dirigenti delle organizzazioni del Partito, nel caso che non realizzino entro brevissimo tempo un cambiamento decisivo per il rifornimento di grano. E’ chiaro che una minaccia simile può essere espressa solo in casi straordinari, tanto più che i segretari delle organizzazioni di partito non lavorano per amore del loro posto, ma per la rivoluzione. Nonostante ciò, il CC riteneva necessario fare questo passo, tenuto conto delle circostanze straordinarie di cui appunto parlavo.
Della serie di cause, che erano decisive per la crisi del rifornimento di grano, sono da sottolineare le seguenti.
Primo. La campagna cresce e diventa più ricca. Cresciuto e diventato ricco è soprattutto il kulak. Tre anni di buon raccolto non sono passati senza lasciar tracce. Eccedenze di grano ce ne sono quest’anno non meno dell’anno scorso, come, del resto, anche i prodotti dell’industria non sono meno ma più dell’anno scorso. Intanto gli strati benestanti della campagna hanno ottenuto quest’anno la possibilità di procurarsi i mezzi necessari attraverso la vendita di materie prime agricole, di carni ecc, e di trattenere il grano, per aumentarne il prezzo alle stelle. Veramente, non si può dire che il kulak disponga della massa principale di grano, ma egli costituisce un’autorità economica nella campagna, è legato stretta-mente con gli speculatori della città. che pagano di più per il grano, ed ha la possibilità di influenzare il contadino medio per quanto riguarda l’aumento dei prezzi del grano, e di sabotare la politica sovietica dei pieni, perché non incontra resistenza da parte delle nostre organizzazioni di rifornimento.
Secondo. Le nostre organizzazioni di rifornimento non sono state all’altezza dei loro compiti. Abusando del compenso per 13 qualità e di maggiorazioni di prezzo «legali» di ogni tipo. le nostre organizzazioni di rifornimento, invece di reprimere la speculazione, si sono fatta una sfrenata con-correnza fra di loro, hanno minato il fronte unitario degli organi di rifornimento, hanno portato i prezzi del grano alle stelle e aiutato in questo modo, senza volerlo, i kulak e gli speculatori a sabotare la politica sovietica dei prezzi. a peggiorare la situazione del mercato, a diminuire il rifornimento di grano. E’ vero che il Partito avrebbe potuto farla finita con questi difetti, se fosse intervenuto. Ma. ubriaco dei successi ottenuti nel rifornimento di grano dell’anno scorso e distolto dalla discussione (6), passava sopra a questi difetti, supponendo che tutti i difetti sarebbero scomparsi spontaneamente. Ancora di più, tutta una serie di organizzazioni di partito hanno affrontato il compito del rifornimento di grano in modo formalistico, come qualcosa che non le riguardasse minimamente, dimenticando che la responsabilità di fronte alla classe operaia per i difetti del rifornimento di grano, così come per i difetti nel lavoro di tutte le organizzazioni di tipo economico e cooperativo, ricade in primo luogo sul Partito.
Terzo. La linea del nostro lavoro nelle campagne è stata deformata in tutta una serie di distretti. La parola d’ordine principale del Partito “appoggiati ai contadini poveri, stabilisci una alleanza solida con il contadino medio, non sospendere neanche per un minuto la lotta contro i kulak» non di rado è stata applicata in modo sbagliato. Mentre le organizzazioni di partito hanno imparato a stabilire l’alleanza col contadino medio, cosa che significa una enorme conquista per il Partito, non hanno affatto dappertutto avviato il lavoro coi contadini poveri. Per quanto riguarda la lotta contro i kulak e il pericolo dei kulak, le nostre organizzazioni di partito sono state ben lontane dal fare tutto quello che si sarebbe dovuto. Questo spiega fra l’altro anche il fatto che negli ultimi tempi nelle nostre organizzazioni, sia in quelle di partito che in altre, sono apparsi estranei al Partito, i quali non vedono le classi nelle campagne, non capiscono i principi della nostra politica di classe, cercano di organizzare il loro lavoro in modo da non offendere nessuno, e vivono in pace con kulak e in generale conservano la loro popolarità fra «tutti gli strati» della campagna. E’ evidente che l’esistenza di tali «comunisti» nella campagna non poteva contribuire a migliorare il nostro lavoro a contenere le tendenze sfruttatrici del kulak e schierare i contadino poveri attorno al Partito.
Ancora. Fino a gennaio la domanda solvente dei contadini era aumentata in misura rilevante nei confronti dell’anno passato, in seguito ai maggiori introiti realizzati dai contadini con culture non cerealicole, con allevamenti e attività secondarie; però, nonostante l’aumento della quantità dei prodotti industriali consegnati alla campagna, c’era da osservare un certo regresso del valore globale dell’offerta, cioè l’offerta rimaneva indietro rispetto alla crescita della domanda solvente.
Tutto ciò — in connessione con errori nel nostro lavoro, come il rifornimento ritardato di prodotti industriali alla campagna, le inadeguatezze dell’imposta agricola, l’incapacità di detrarre le eccedenze di denaro dalla campagna, ecc. — ha creato le condizioni che hanno portato alla crisi del rifornimento di grano.
Va da sé che la responsabilità di questi errori ricade soprattutto sul CC e non solo sulle organizzazioni del Partito.
Per liquidare la crisi, era soprattutto necessario rinsalare le organizzazioni di partito, chiarirgli che il rifornimento di grano è compito di tutto il Partito.
In secondo luogo era necessario frenare la speculazione e, utilizzando le leggi sovietiche contro la speculazione sui generi di largo consumo, ripristinare condizioni sane sul mercato con un attacco contro gli speculatori e gli elementi speculatori dei kulak.
In terzo luogo era necessario, utilizzando le leggi sull’autotassazione, detrarre le eccedenze di denaro dalla campagna, mediante il prestito da parte dei contadini poveri e la lotta contro la distillazione in proprio di liquori.
In quarto luogo, era necessario subordinare le nostre organizzazioni dì rifornimento al controllo delle organizzazioni di partito, costringerle a porre fine alla reciproca concorrenza, e obbligarle ad applicare la politica sovietica dei prezzi.
In ultimo, era necessario farla finita con la deformazione della linea del Partito nel lavoro pratico nelle campagne, ponendo l’accento principale sulla lotta contro il pericolo dei kulak, e impegnando le nostre organizzazioni di partito a «sviluppare l’offensiva contro i kulak» (vedi la risoluzione del XV Congresso « Sul lavoro nelle campagne») (7).
Dalle direttive del CC risulta evidente che il Partito, nella sua lotta per il rafforzamento del rifornimento di grano. adottava appunto queste misure e avviava una campagna di questo genere in tutto il paese.
In altre condizioni e in una situazione diversa, il Partito avrebbe potuto adottare anche altre forme di lotta, per esempio avrebbe potuto gettare sul mercato decine di milioni di pud di grano e piegare in questo modo gli strati benestanti della campagna, che non portano grano sul mercato. Ma per far questo sarebbero state necessarie o scorte sufficienti di grano nelle mani dello Stato o cospicue riserve di valuta per l’importazione di decine di milioni di pud di grano dall’estero. Però, com’è noto, lo Stato non aveva queste scorte. E proprio perché non esistevano queste scorte, il Partito si è visto costretto a prendere le misure straordinarie, le quali hanno trovato espressione nelle direttive del CC e nello sviluppo della campagna di rifornimento, e che in gran parte possono rimanete valide solo per il periodo dell’anno di rifornimento in corso.
Le chiacchiere su una presunta abolizione della NEP, che introdurremmo la consegna obbligatoria, che porteremmo avanti la espropriazione dei kulak, ecc., sono pettegolezzi controrivoluzionari, contro i quali bisogna condurre una lotta decisa. La NEP è la base della nostra politica economica e lo rimarrà per un lungo periodo storico. La NEP significa scambio di merci ‘e tolleranza del capitalismo a condizione che lo Stato conservi il diritto e la possibilità di regolare il commercio dal punto di vista della dittatura del proletariato. Senza ciò, la NEP significherebbe né più né meno restaurazione del capitalismo, cosa non voglio capire i parolai controrivoluzionari, che parlano di abolizione della NEP.
Ora possiamo constatare con pieno diritto che le misure prese e la campagna di rifornimento di grano che si è sviluppata, sono state già coronate da una prima decisiva vittoria del Partito. Il ritmo del rifornimento di grano è aumentato decisamente e dappertutto. Il rifornimento di grano si è raddoppiato da dicembre a gennaio. Il ritmo di rifornimento nel febbraio dà come risultato un ulteriore aumento. La campagna di rifornimento è diventata una pietra di paragone per tutte le nostre organizzazioni, sia per le organizzazioni di partito che per i sovcos e i colcos; ha facilitato l’epurazione di clementi degenerati e portato alla luce nuovi funzionari rivoluzionari. I difetti nel lavoro delle organizzazioni di rifornimento diventano evidenti e nel corso della campagna di rifornimento si delineano le vie per la loro eliminazione. Il lavoro di partito nelle campagne migliora, prevale uno spirito più fresco, la si fa finita con la deformazione della linea del Partito. L’influenza dei kulak nelle campagne diminuisce, il lavoro ha i contadini poveri si ravviva, la vita sociale sovietica nelle campagne si consolida, l’autorità del potere sovietico cresce fra le grandi masse dei contadini e anche fra í contadini medi.
E’ evidente che stiamo per uscire dalla crisi del rifornimento di grano.
Accanto ai successi sopra citati, nella realizzazione pratica delle direttive del Partito esiste per altro tutta una serie di deformazioni ed esagerazioni che, se non liquidate, possono provocare nuove difficoltà. In queste deformazioni ed esagerazioni rientrano le tendenze, presenti in singoli distretti, a uno scambio di merci immediato, a una applicazione obbligatoria del prestito agricolo, a organizzare un surrogato di squadre di sbarramento e, infine, a eseguire arresti abusivi, confische illegali di eccedenze di grano, ecc.
Tutti questi fenomeni devono essere liquidati decisamente.
Accanto all’ulteriore rafforzamento del lavoro di tutti gli organi allo scopo della realizzazione completa del piano di rifornimento di grano, il CC fa obbligo a tutte le organizzazioni locali di partito e dei soviet, di cominciare immediatamente a preparare la campagna per la semina del grano estivo in modo che venga assicurato un allargamento della superficie per la semina estiva.
All’agitazione di singoli speculatori e kulak per diminuire la superficie di semina, bisogna contrapporre, una campagna unitaria, unanime e organizzata, degli strati poveri e dei contadini medi, per l’allargamento della superficie di semina con sostegno particolare da parte dei colcos.
Partendo da quello che è stato spiegato, il CC del PCUS(b) richiede:
1) La campagna per il rafforzamento del rifornimento di grano bisogna portarla avanti con energia immutata c il compimento del piano annuale del rifornimento di grano dev’essere raggiunto ad ogni costo.
2) Bisogna rafforzare la lotta contro tutti i metodi, diretti e indiretti, per aumentare i prezzi fissati contrattualmente.
3) Bisogna porre fine decisamente alla concorrenza fra gli organi di rifornimento statali e cooperativi e deve essere garantito che procedano veramente in un fronte unitario nella lotta contro accaparratoti e kulak, che fanno affari speculatisi con l’aumento dei prezzi.
4) Bisogna proseguire nella pressione sui kulak — i veri grandi detentori di eccedenze di grano per il mercato — esercitando questa pressione esclusivamente sulla base della legalità sovietica (soprattutto at-traverso l’applicazione pratica dell’articolo 107 del codice penale della RSFSR e del corrispondente articolo del codice penale dell’Ucraina contro singoli elementi malintenzionati che posseggono eccedenze di 2000 e più pud di grano per il mercato), stando però attenti a non colpire in nessun caso í contadini medi con queste o simili misure.
5) Delle eccedenze di grano, confiscate in base alla legge a speculatori ed elementi speculatori dei kulak, bisogna consegnare il 25% ai contadini poveri con credito a lungo termine, in modo che questi possano coprire il loro fabbisogno di semina e, in caso di necessità, il fabbisogno di grano per il proprio consumo.
6) Durante il lavoro pratico nel corso della campagna per l’aumento del rifornimento di grano, bisogna decisamente eliminare esagerazioni e deformazioni, che, in singoli casi, hanno portato all’applicazione di metodi risalenti ai tempi della consegna obbligatoria, come differenziazione a seconda dell’azienda della quantità di grano da consegnare, squadre di sbarramento fra i singoli distretti, ecc.
7) Nel riscuotere debiti dei contadini allo Stato (arretrati sulla i tassa agricola, assicurazione, crediti, ecc) bisogna concedere facilitazioni e vantaggi ai contadini poveri e, in caso di necessità, ai contadini medi economicamente più deboli, mentre però sugli strati benestanti della campagna, e particolarmente sui kulak, deve ancora essere esercitata pressione.
8) Per quanto riguarda l’autotassazione, bisogna aumentare la progressione della tassazione dei kulak e degli strati benestanti della campagna in confronto all’imposta agricola. Agli strati più poveri della campagna bisogna garantire una esenzione dall’autotassazione e ai contadini medi. economie:unente più deboli, e alle famiglie dei soldati dell’Esercito Rosso bisogna concedere facilitazioni. La campagna per l’autotassazione deve essere sviluppata dappertutto, elevando l’iniziativa sociale, e impegnando in modo massiccio in questo lavoro i contadini poveri, l’Unione della Gioventù Comunista, delegati delle donne e l’intellighentsia della campagna . I contributi derivanti dall’autotassazione devono essere utilizzati rigidamente per lo scopo previsto, non può essere ammesso che vengano spesi per il mantenimento dell’apparato; progetti per l’investimento di questi mezzi, previsioni di costi, ecc., bisogna discuterli e deciderli concretamente in assemblee contadine: dev’essere garantito un controllo collettivo e completo sull’utilizzazione dei contributi.
9) Bisogna farla decisamente finita con misure amministrative per ciò che riguarda l’attuazione del prestito dei contadini (pagamento ai contadini delle consegne di grano mediante il prestito, collocamento forzato del prestito, differenziazione per azienda, ecc.), bisogna concentrare l’attenzione sul chiarire ai contadini i vantaggi che gli dà il prestito contadino, e bisogna usare l’influenza e le forze delle organizzazioni sociali della campagna per collocare le obbligazioni del prestito contadino anche fra gli strati ricchi.
10) Immutata attenzione dev’essere rivolta al soddisfacimento della domanda di prodotti industriali nei distretti di rifornimento di grano. Le forme dirette e indirette di scambio di grano contro prodotti industriali, venuti alla luce, devono essere eliminate; in casi straordinari, per prodotti che scarseggiano in modo particolare, bisogna estendere i vantaggi che godono i membri delle cooperative anche ai contadini non organizzati in cooperative, nel caso che questi vendano grano.
11) Nel corso della campagna di rifornimento bisogna continuare il controllo e la decisa epurazione delle organizzazioni di partito, dei soviet e delle cooperative; elementi estranei ed elementi che hanno cercato di ingraziarsi le organizzazioni, devono essere cacciati e sostituiti da funzionari disciplinati di partito e da provati funzionari senza partito.

13 Febbraio 1928
Per incarico del CC del PCUS(b)
G. Stalin

 

 

 

SALUTO PER IL DECIMO ANNIVERSARIO DELL ESERCITO ROSSO

Saluto all’Esercito Rosso che in grandiose battaglie ha affermato le conquiste dell’Ottobre!
Gloria ai combattenti, caduti per la causa del proletariato!
Gloria ai combattenti che vegliano sulla grande opera dell’edificazione del socialista.

“Krasnaja Swesda” n. 46
23 Febbraio 1928

SU TRE CARATTERISTICHE DELL’ESERCITO ROSSO

Discorso alla sessione solenne del Plenum del Soviet dio Mosca
in occasione del decimo anniversario dell’Esercito Rosso.

Compagni! Permettetemi di salutare in nome del CC del nostro Partito i combattenti del nostro Esercito Rosso, i combattenti della nostra Marina Rossa. i combattenti della nostra Aeronautica Rossa e infine i nostri miliziani, gli operai armati dell’URSS.
Il Partitio è orgoglioso di essere riuscito. con l’aiuto degli operai e dei contadini, a creare il primo Esercito Rosso del mondo, che ha difeso e affermato in grandiose battaglie la liberta degli operai e contadini .
Il Partito è orgogliose del fatto che l’Esercito Rosso è riuscito percorrere con onore il difficile cammino di lotte durissime contro i nemici interni ed esterni della classe operaia dei contadini del nostro paese, che è riuscito a diventare la più potente forza rivoluzionaria — per il terrore dei nemici della classe operaia. per la gioia di rutti gli oppressi e soggiogati.
Il Partito è orgoglioso del fatto che l’Esercito Rosso, il quale ha percorso il lungo cammino della liberazione degli operai e contadini dal giogo dei latifondisti e capitalisti, si è or, conquistato il diritto di festeggiare il decimo anniversario della sua esistenza.
Compagni, in che cosa consiste la forza, la fonte della forza del nostro Esercito Rsso?
In che con consistono le caratteristiche che distinguono dalle fondamenta il nostro Esercito Rosso da tutti quanti gli eserciti che siano mai esistiti al mondo?
In che cosa consistono le caratteristiche che costituiscono la fonte della forza e della potenza del nostro Esercito Rosso?
La prima caratteristica fondamentale del nostro Esercito Rosso consiste nel fatto che è l’esercito degli operai e contadini liberati, l’esercito della Rivoluzione di Ottobre, l’esercito della dittatura del proletariato.
Tutti gli eserciti che finora esistevano sotto il capitalismo, qualunque fosse la loro composizione. Erano e sono eserciti che consolidano il potere del capitale. Erano e rimangono eserciti del dominio del capitale. I borghesi di tutti i paesi mentono, quando sostengono che l’esercito è politicamente neutrale. Ciò non è vero. Negli stati borghesi, l’esercito è privo di diritti politici, viene tenuto lontano dall’arena politica. : Questo è vero. Ma ciò non significa minimamente che esso sia politicamente al contrario, sempre e ovunque, in tutti i paesi capitalisti, l’esercito veniva e viene coinvolto nella lotta politica, in quanto serve come strumento per l’oppressione dei lavoratori. Non è forse vero che in quei paesi l’esercito opprime gli operai, che serve come bastione di padroni?
A differenza di questi eserciti, il nostro Esercito Rosso ha la caratteristica di essere uno strumento per il consolidamento del potere degli operai e dei contadini. uno strumento per il consolidamento della dittatura del proletariato, uno strumento per la liberazione degli operai e contadini dal giogo dei latifondisti c dei capitalisti.
Il nostro esercito é un esercito della liberazione dei lavoratori.
Avete fatto caso, compagni che, ai vecchi tempi, il popolo temeva l’esercito e lo teme ancora nei paesi capitalisti, che c’è una barriera fra popolo e esercito? E da noi? Da noi, invece, popolo e esercito formano un tutto unico, un’unica famiglia. In nessuna parte del mondo il popolo circonda l’esercito con tanto amore e cura come da noi. Da noi, l’esercito e amato, stimato e curato. Perché? Perché per la prima volta al mondo gli operai e i contadini hanno creato il loro proprio esercito, che non serve i padroni, ma gli schiavi di una volta, gli operai e i contadini ora liberati.

Qui risiede la fonte della forza del nostro Esercito Rosso.
Che cosa significa l’amore del popolo per il suo esercito? Significa che un esercito del genere avrà la più solida retrovia, che un esercito del genere è invincibile.
Cos’è un esercito senza una solida retrovia? Niente. Gli eserciti più grandi, gli eserciti meglio armati si sgretolarono e si dissolsero, non avendo una retrovia solida, non avendo il sostegno e le simpatie della retrovia, della popolazione lavoratrice. Il nostro esercito e l’unico esercito del mondo ce possiede simpatie e il sostegno degli operai e dei contadini. Qui è la sua forza, qui il suo vigore.

Soprattutto per questo il nostro Esercito Rosso si distingue da tutti gli altri eserciti, che esistevano e esistono nel mondo.
Il desiderio, il compito del Partito è mantenere e assicurare al nostro Esercito rosso questa caratteristica, questo stretto collegamento fraterno con gli operai e contadini
La seconda caratteristica del nostro Esercito Rosso sta nel fatto che esso è un esercito della fraternità delle nazioni del nostro paese, un esercito della liberazione delle nazioni oppresse del nostro paese.
Ai vecchi tempi di soltio gli eserciti venivano educati nello spirito dello scio9vinismo, nello spirito delle conquiste, spirito della necessità della sottomissione delle nazioni deboli. Questo spiega precisamente anche che gli eserciti di vecchio tipo. gli eserciti capitalistici, erano al tempo stesso eserciti di oppressione nazionale e coloniale. Questo fatto costituisce una delle debolezze principali dei vecchi eserciti. Il nostro esercito si distingue dalle fondamenta dagli eserciti di oppressione coloniale. Tutta la sua essenza, tutta la sua organizzazione si fonda sul consolidamento dei legami d’amicizia fra le nazioni del nostro paese, sull’idea della liberazione dei popoli oppressi, sull’idea della difesa della libertà e indipendenza delle repubbliche socialiste, facenti parte dell’Unione Sovietica.
In ciò consiste la seconda fonte principale della forza e della potenza del nostro Esercito Rosso. In ciò sta la garanzia. che il nostro esercitò avrà, nel momento critico, il massimo sostegno delle masse di milioni di uomini, di tutte quante le nazioni e nazionalità che abitano nel nostro immenso paese.
Il desiderio, il compio del Partito è mantenere e assicurare al nostro Esercito Rosso anche questa caratteristica.
Infine, La terza caratteristica dell’Esercito Rosso. Essa consiste nell’educazione del nostro esercito nello spirito dell’internazionalismo, nel consolidamento di questo spirito, consiste nel fatto che lo spirito internazionalismo compenetra tutto il nostro Esercito rosso.
Nei paesi capitalisti si usa educare gli eserciti nello spirito dell’odio contro i popoli di altri paesi, nello spirito dell’odio contro gli altri Stati, nello spirito dell’odio contro gli operai e contadini di altri paesi. Perché viene fatto questo? Viene fatto per trasformare l’esercito in un gregge obbediente nel caso di un confronto bellico fra Stati, fra potenze, fra paesi. Questa è la causa della debolezza degli eserciti capitalisti.
Il nostro esercito è costruito su basi del tutto diverse. La forza del nostro Esercito Rosso consiste nel fatto che viene educato fin dal primo giorno delle sua esistenza nello spirito dell’internazionalismo, nello spirito del rispetto nei confronti dei popoli degli altri paesi, nello spinto dell’amore e della stima nei confronti degli operai di tutti i paesi, nello spirito del mantenimento e del consolidamento della pace fra i paesi. E’proprio perché il nostro esercito viene educato nello spinto dell’internazionalismo, nello spirito della comunanza degli interessi degli operai di tutti i paesi, proprio per questo il nostro esercito è l’esercito degli operai di tutti i paesi.
E che questa circostanza è la fonte della forza e della potenza del nostro esercito, questo sperimenteranno un giorno i borghesi di tutti i paesi, se dovessero osare attaccare il nostro paese, perché allora vedrebbero che il nostro Esercito Rosso, educato nello spirito dell’internazionalismo,
ha innumerevoli amici e alleati, in tutte le parti del mondo, da Shanghai a New York, da Londra a Calcutta.
Questa, compagni, è la terza caratteristica fondamentale, dalla quale è compenetrato lo spirito del nostro esercito e che costituisce la fonte della sua potenza.
Il desiderio e il compito del Partito è mantenere e assicurare anche questa caratteristica al nostro esercito.
Il nostro esercito deve la sua forza e la sua potenza a queste tre caratteristiche .
Ciò spiega anche fatto che il nostro esercito sa quale via percorrere, perché non è composto da soldatini di piombo, ma da uomini coscienti che sanno dove devono andare e per che cosa devono combattete.
Un esercito che sa per che cosa combattere, è invincibile, compagni.
Perciò il nostro Esercito Rosso possiede tutto per essere il migliore esercito del mondo.
Viva il nostro Esercito Rosso!
Viva i suoi combattenti!
Viva i suoi dirigenti!
Viva ha dittatura del proletariato che ha creato l’Esercito Rosso, che l’ha portato alla vittoria e coronato di gloria!

“Pravda” n, 50
28 Febbraio 1928

 

 

 

 

SUI LAVORI DELLA SESSIONE PLENARIA COMUNE D’APRILE DEL
COMITATO CENTRALE E DELLA COMMISSIONE CENTRALE DI CONTROLLO

 

Discorso alalriunione dell’attivo dell’organizzazione di Mosca del PC(b) Mosca dei PC(b) dell’URSS
13 Aprile 1928 (*)

Compagni! la sessione plenarie comune del CC e della CCC(8), appena conclusasi presenta una caratteristica che la distingue dalle sessioni plenarie degli ultimi due anni. Questa caratteristica consiste nel fatto che è stata una sessione completamente serena, una sessione senza lotta all’interno del Partito una sessione senza inasprimento all’interno del Partito.
Sull’ordine del giorno, c’erano questioni della più grande attualità: la fornitura di grano, l’affare Schachty (9), infine il pino di lavoro dell’Ufficio Politico e della sessione plenaria del CC. Come vedete questioni piuttosto serie. E tuttavia, nonostante ciò, la discussione nella sessione plenaria si é svolta in modo completamente sereno e la risoluzione è stata approvata ad unanimità.
Ciò si spiega col fatto che non c’è stata alcuna opposizione nella sessione plenaria. Si Spiega col fatto che si sono affrontate le questioni in modo rigorosamente oggettivo senza invettive frazionistiche, senza demagogia di frazione. Si spiega col fatto che il Partito ha ottenuto, solo dopo il XV Congresso, solo dopo la liquidazione dell’opposizione, la possibilità di affrontare le questioni pratiche in modo serio e energico.
Questo è il Iato positivo, e, se volete, è un progresso inestimabile della fase di sviluppo in cui siamo entrati dopo il XV Congresso del nostro Partito, dopo la liquidazione della opposizione.

1

SULL’AUTOCRITICA

E’ caratteristica,per il lavoro della sessione plenaria per gli interventi nelle discussioni e per le risoluzioni del plenum, che dall’inizio alla fine il lavoro si sia svolto all’insegna della più severa auto:autocritica. Ancor più, la discussione di nessuna questione, nessun discorso era sprovvisto di critica sugli errori del nostro lavoro, di autocritica delle nostre organizzazioni. Critica dei nostri errori, autocritica onesta e bolscevica delle organizzazioni del Partito, dei soviet e dell’economia – questo è stato il tono fondamentale dei lavori della sessione plenaria.
So che nelle file del nostro Partito ci sono elementi che hanno una avversione per la critica in generale, e per l’autocritica. Tali elementi. che io vorrei definire comminasti «laccati», si sottraggono continuamente all’autocritica e brontolano: di nuovo questa dannata autocritica, di nuovo questa insistenza sui nostri errori – non ci potrebbero lasciare in pace? E’ chiaro che questi comunisti «laccati» non hanno nulla in comune con lo spirino del nostro Partito con lo spirito del bolscevismo. In considerazione di tale stato d’animo in elementi che sono ben lontani dall’entusiasmo per l’autocritica, sia ora consentita la domanda: abbiamo bisogno dell’autocritica, di dove deriva e qual è la sua utilità.
Penso compagni che abbiano bisogno dell’autocritica come dell’aria, come dell’acqua. Penso che il nostro Partito senza di essa non potrebbe progredire, non potrebbe scoprire le nostre debolezze, non potrebbe eliminare i nostri difetti. E ci sono molti difetti in noi: questo dev’essere ammesso sinceramente e apertamente.
La parola d’ordine dell’autocritica non può essere considerata come una parola a ordine nuova. E’ nella essenza stessa del Partito bolscevico. E’ nell’essenza del regime a dittatura del proletariato. Dato che il nostro paese è il paese della dittatura del proletariato e che la dittatura è guidata da un Partito, il Partito Comunista, che non divide né può dividere il potere con altri partiti – non è chiaro allora noi stessi dobbiamo scoprire e correggere i nostri errori, se vogliamo andare avanti? Non é chiaro che diversamente non ci sarebbe nessuno che li scopra e li corregga? Non è chiaro, compagni, che l’autocritica deve essere una delle forze più importanti per il nostro sviluppo?
La parola d’ordine dell’autocritica ha trovato una diffusione particolarmente vigorosa dopo il XV congresso. Perché? Perché dopo il XV Congresso in cui è stata liquidata l’opposione, si è creata nel Partito una nuova situazione che non possiamo trascurare.
In che cosa consiste la novità della situazione? Nel fatto che da noi non c’è più o quasi opposizione, nel fatto che considerata facile la vittoria sull’opposizione – di per se significa un grande progresso per il Partito – può sorgere nel Partito il pericolo che ci si riposi sugli allori o si abbandoni alla spensieratezza e chiudano gli occhi davanti ai difetti del nostro lavoro.
La facile vittoria sull’opposizione è un enorme progresso per il nostro Partito. Ma comporta anche certi lati negativi, cioè, nel Partito si potrebbero far strada l’autosoddisfazione, l’autocompiacimento, il Partito potrebbe incominciare a riposare sugli allori. Ma cosa significa riposare sugli allori? significa rinunciare una volta per sempre alla nostra avanzata. Perché non si arrivi a questo pan

punto, abbinino bisogno dell’autocritica – non di quella critica maligna e in fondo controrivoluzionaria che adoperava l’opposizione, ma di una critica onesta e aperta di un’autocritica bolscevica.
Il XV Congresso ha tenuto conto di questa circostanza, quando ha lanciato la parola d’ordine dell’autocritica. Da allora. l’ondata dell’autocritica sta montando e ha lasciato la sua impronta anche sul lavoro della sessione plenaria di aprile del CC e della CCC.
Sarebbe strano, se dovessimo aver paura del fatto che i nostri nemici, tanto quelli interni quanto quegli esterni, potrebbero utilizzare la critica dei nostri difetti per levare alte grida: Ecco, fra loro, fra i bolscevichim non tutto va per il meglio. Sarebbe strano se noi bolscevichi dovessimo aver paura di tutto questo.
La forza del bolscevismo risiede proprio nel fatto che esso non ha paura di ammettere i propri errori. Possa il Partito, possano i bolscevichi, possano tutti i sinceri operai e lavoratori del nostro paese scoprire i difetti del nostro lavoro, della nostra edificazione; possano essi mostrare la via per l’eliminazione di tali difetti, affinché nel nostro lavora e nella nostra edificazione non ci sia alcuna battuta d’a:resto, alcuna stagnazione, alcun imputridimento, affinché tutto il nostro lavoro, tutta la nostra edificazione migliori di giorno in giorno e proceda di successo in successo. Questa è ora la cosa più importante. Ciancino pure i nostri nemici sui nostri difetti: tali inezie non possono e non devono portare fuori strada i nolscevichi.
Infine, c’è un’altra circostanza che ci spinge all’autocritica. Penso alla questione: masse e dirigenti. Negli ultimi tempi. da noi, hanno cominciato a manifestarsi strani rapporti fra i dirigenti e le messe Da una parte si è sotricamente formato e sviluppato un gruppo da dirigenti, la cui autorità cresce continuamente e che diventano quasi irraggiungibili per le masse. Dall’altro lato, l’ascesa delle masse, delle classe operaia in particolare, e delle masse dei lavoratori in generale, procede con straordinaria lentezza; esse cominciano a guardare dal basso ì dirigenti, sono come accecate dallo splendore e spesso temono di criticarli.
Il fatto che da noi si sia formato un gruppo di dirigenti, arrivati molto in alto e che godono di grande autorità è naturalmente, in sé, una grande conquista del nostro Partito. E’ chiaro che, senza la presenza di un tale autorevole gruppo di dirigenti, la direzione di un grande paese sarebbe impossibile. Ma il fatto che i dirigenti nella loro ascesa si allontanino dalle masse, e che le masse comincino a guardarli dal basso, senza avere il coraggio di criticarli, fa sorgere il pericolo del distacco dei dirigenti dalle masse e dall’allontanamento delle masse dai dirigenti.
Questo pericolo può condurre i dirigenti a diventare superbi e a ritenersi infallibili. E cosa ci potrebbe essere di buono nel fatto che i più alti dirigenti diventino superbi e cominciano a guardare le masse dall’alto in basso? E’ chiaro che questo a null’altro potrebbe condurre se non alla rovina del Partito. Noi, però, vogliamo andare avanti e migliorare il nostro lavoro, non invece rovinare il Partito. E proprio per andate avanti e per migliorare le relazioni fra le mise e i dirigenti. bisogna tenere aperta continuamente la valvola dell’autocritica, bisogna dare la possibilità ai sovietici di «lavare la testa» ai propri dirigenti, di criticarli per i loro errori, in modo che i dirigenti non diventino arroganti e le masse non si allontanino dai dirigenti.
Qualche volta la questione delle masse e dei dirigenti viene confusa con la questione dell’avanzare a posizioni dirigenti. Questo è sbagliato, compagni. Non si tratta dell’avanzare di nuovi dirigenti, benché tale questione meriti la più seria attenzione del Partito. Si tratta di conservare i dirigenti che sono già avanzati e godono grande autorità, stabilendo un contatto continuo e indissolubile fra loro e le masse. Si tratta di organizzare, nella forma di autocritica e di critica dei nostri difetti, le larga opinione pubblica del Partito, la larga opinione pubblica della classe operaia, come controllo morale vivo e vigilante, alla cui voce devono prestare attentamente orecchio i dirigenti che godono grande autorità, se vogliono conservarsi la fiducia del Partito, la fiducia della classe operaia.
In questo senso il ruolo della stampa, della nostra stampa di partito e sovietica, é veramente inestimabile. In questo senso bisogna senz’altro approvare l’iniziativa della «Pravda» di organizzare la «Listok-Rabotsche-Krestjanskoj Inspekzi» (10), un foglio che sottopone i difetti del nostro lavoro a una critica sistematica. Solo bisogna far si che la critica sia seria che arrivi in profondità e non rimanga alla superficie. In questo senso bisogna anche salutare l’iniziativa della Komsomolkaja Pravda» (11) che attacca con zelo e veemenza i difetti del nostro lavoro.
Qualche alcuni se la prendono coi critici, perché la loro critica non è completa, perché la loro critica delle volte non risulta giusta al cento per cento. Non di rado pretende che la critica sia esatta in tutti i punti, e se non è esatta sotto tutti gli aspetti si comincia a ingiuriare a diffamare gli autori della critica.
Questo è sbagliato, compagni. E’ un errore pericoloso. Si accenni ad avanzare tale pretesa e si chiuderà la bocca a centinaia persino migliaia di operai, di corrispondenti contadini,. che vogliono correggere i nostri errori, che però qualche volta non sono in grado di formulare in modo preciso i toro pensieri. Così avremmo un cimitero e non l’autocritica.
Dovete sapere che gli operai esitano talvolta a esprimete la verità sui difetti del nostro lavoro. Esitano, non solo perché potrebbe «andar loro male», ma anche perché ci si potrebbe «beffare» di loro per una critica imperfetta. Come il semplice operaio o il semplice contadino, che sente su se stesso e difetti del nostro lavoro e della nostra pianificazione, potrebbe fondare la sua critica regola d’arte? Se gli richiedete una critica esatta al cento per cento, allora distruggete ogni possibilità di una critica dal basso, ogni possibilità di autocritica. Perciò penso si debba accogliere con favore anche una critica che contiene solo il 5-10 per cento di verità, ascoltarla attentamente e prendere in considerazione il suo nocciolo sano. Altrimenti dovreste, come già detto, chiudere la bocca a tutte quelle centinaia di mialgia di persone, fedelmente attaccate al regime sovietico, che non hanno ancora abbastanza esperienza nella critica, ma dalla cui bocca parla la verità stessa.
E appunto per non soffocare l’autocritica, ma per svilupparla, appunto per questo é necessario ascoltare attentamente ogni critica proveniente da uomini sovietici, anche se qualche volta non é esatta in tutto e per tutto. Solo in queste condizioni le masse possono convincersi che per una critica imperfetta non gli «va male» e che non ci si «befferà» di loro per qualche errore nella critica. Solo a queste condizioni l’autocritica può assumere veramente un carattere di massa e trovare veramente una risonanza di massa.
Va da sé che qui non i tratta di «qualsiasi» critica. Anche la critica di un controrivoluzionario é critica. Ma ha come scopo la diffamazione del potere sovietico, il sabotaggio della nostra industria e la disorganizzazione del nostro lavoro di partito. Evidentemente qui non si parla di una critica di questo genere. Non parlo di una critica di questo genere, ma di una critica proveniente da uomini sovietici, di una critica the si pone come fine il miglioramento degli organi del potere sovietico, il miglioramento della nostra industria e il miglioramento dei nostro lavoro di partito e di sindacato. Abbiamo bisogno della critica per consolidare il potere sovietico, non invece per indebolirlo. E appunto per consolidare e migliorare la nostra opera, appunto per questo il Partito lancia la parola d’ordine della critica e dell’autocritica.
Che cosa ci aspettiamo soprattutto dalla parola d’ordine dell’autocritica, quali risultati può avere se viene fatta in modo giusto e corretto? deve avere almeno due risultati. In primo luogo deve elevare la vigilanza della classe operata, acuire la sua attenzione per quanto riguarda nostri difetti, facilitare l’eliminazione di questi difetti e rendere impossibili e «sorprese» d’ogni genere nel nostro lavoro di edificazione. In secondo luogo, deve elevare il livello di cultura politica della classe operaia, deve sviluppare in essa la consapevolezza di essere il padrone del paese, e deve facilitare ad insegnare alla classe operaia come amministrare il prese.
Avete notato chi non solo l’affare Schachty, ma anche la crisi dei rifornimenti nel 1928 fu una «sorpresa» per molti di noi? L’affare Schachty è particolarmente significativo a questo riguardo. Pcr la durata di cinque anni un gruppo controrivoluzionario di specialisti borghesi, che ricevevano le direttivela organizzazioni antisovietiche del capitale internazionale, poté compiere le sue malefatte. Per la durata di cinque anni vennero compitate e spedite dalle nostre organizzazioni tutte le possibili risoluzioni e decisioni. Naturalmente, nonostante ciò, la nostra industria del carbone progrediva, dato che il sistema economico sovietico è di una tale vitalità e forza che prevalse nonostante tutto, nonostante la mitra sciatteria e i nostri errori, nonostante l’attività diversiva degli specialisti. Per la dorata di cinque anni questo gruppo controrivoluzionario dì specialisti compì un’opera di sabotaggio della nostra industria, faceva saltare caldaie, distruggeva turbine, ecc. Ma noi, stavamo li, come se tutto andasse per il meglio. E «all’improvviso» come un fulmine a ciel sereno l’affare Schachty.
Ciò vi sembra normale, compagni? Penso che sia più che anormale. Stare al posto di comando, guardarsi intorno per poi non vedere niente, fino a quando le circostanze ci fanno sbattere il naso su un qualsiasi imbroglio, ciò non significa affatto dirigere. Il bolscevismo ha una concezione diversa della direzione. Per dirigere bisogna prevedere. Ma prevedere, compagni, non è sempre facile.
Una cosa è se una, due decine di compagni dirigenti si guardano intorno e notano ì difetti nel nostro lavoro, ma senza che le masse operaie si guardino intorno né vogliano o possano notare i difetti. In questo caso si può prevedere con tutta sin:sicurezza che parecchie cose sfuggano, che non tutto venga notato. Un’altra cosa invece è se assieme a una o due decine di compagni dirigenti, centinaia di migliaia e milioni di operai sì guardano intorno e notano i difetti del nostro lavoro, scoprono gli errori, si inseriscono attivamente nell’opera generale di edificazione e mostrano le via per il miglioramento di quest’opera. Allora c’é più. facilmente la garanzia che non ci saranno sorprese, che fenomeni negativi verranno riconosciuti in tempo e che tempestivamente verranno prese misure per eliminare questi fenomeni.
Dobbiamo far sì che la vigilanza della disse operaia sviluppi e non venga invece addormentata, che centinaia di migliaia e milioni di operai si inseriscano attivamente nell’opera di edificazione socialista, che centinaia di migliaia e milioni di ormai e contadini – e non solo una decina di dirigenti – seguano in modo vigilante l’andamento della netto edificazione, indichino i nostri errori e li panino alla luce del giorno. Solo in queste condizioni non avremo a «sorprese». Ma per ottenere questo dobbiamo sviluppare la critica dei nostri difetti dal basso. dobbiamo fare della critica una critica di massa, dobbiamo assimilare la parole d’ordine dell’autocritica e metterla in pratica.
Infine, sull’elevamento delle forze culturali della classe operaia, necessarie sullo sviluppo delle capacità della classe operaia, necessarie per l’amministrazione del paese, in connessione con la realizzazione della parola d’ordine dell’autocritica, Lenin ha detto:
«la cosa più importante che ci manca è la capacità, l’arte di amministrare… Economicamente e politicamente la NEP ci assicura appieno la possibilità di edificare il fondamento dell’economia socialista. Dipende “solo” dalle forze culturali del proletariato e della sua avanguardia. »
Cosa significa ciò? Significa che uno dei compiti fondamentali della nostra edificazione è fornire alla classe operaia le conoscenze e il sapere, necessari per amministrare il paese, per amministrare l’economia,per amministrare l’industria.
Si possono sviluppare nella classe operaia queste conoscenze e questo sapere. senza liberare le forze e le capacità degli operai, senza sviluppare negli elementi migliori della classe operaia la forza e le capacità di criticare i nostri errori, di indicare i nostri difetti e di portare avanti il nestro lavoro? E’ chiaro si può.
Ma cosa é necessario per liberare le forze e le capacità della classe operaia e dei lavoratosi in generale e per dargli la possibilità di acquisire le conoscenze necessarie per l’amministrazione del paese? Ci vuole soprattutto un’applicazione onesta e bolscevica della parola d’ordine dell’autocritica, un’applicazione onesta e bolscevica della parola d’ordine della critica dal basso dei difetti e degli errori del nostro lavoro. Cosa significa se gli operai utilizzano la possibilità di criticare apertamente e francamente i difetti del lavoro, di migliorare e portare avanti il nostro lavoro? Significa che gli operai partecipano attivamente alla direzione del paese, dell’economia. dell’industria. Ma questo rafforza la consapevolezza negli operai di essere i padroni del paese. eleva la loro attività, la loro vigilanza e il loro livello culturale.
La questione delle forze culturali della classe operaia è una delle questioni decisive. Perché? Perché di tutte le classi dominanti che ci sono state finora, la classe operaia occupa nella storia moria, come classe dominante, una posizione particolare. non del tutto favorevole. Tutte le classi dominanti che ci sono state finora – i proprietari di schiavi, i feudatari, i capitalisti – erano tutte classi di ricchi. Avevano la possibilità di fornire i loro figli dalle conoscenze e capacità necessarie per l’amministrazione. La classe operaia si distingue da loro, fra l’altro, per il fatto che non è una classe ricca, che prima non aveva la possibili:il di fornire i suoi figli delle conoscenze per l’amministrazione. Solo adesso dopo la presa del potere ha questa possibilità.
Appunto da ciò risulta, fra l’altro, l’urgenza con cui si pone da noi la questione della rivoluzione culturale, dell’URSS nei dieci anni del suo dominio è riuscita a ottenere molto di più a questo riguardo che non i latifondisti e i capitalisti nel corso dei secoli. Ma la situazione internazionale e interna è tale che i risultati raggiunti sono ben lungi dal bastare Perciò. deve essere utilizzato da noi Sino in fondo ogni mezzo che può innalzare il livello di sviluppo delle forze culturali delle classe operaia, ogni mezzo che può facilitare nella classe operaia la formazione delle conoscenze e del sapere necessari per l’amministrazione del paese e dell’industria.
Da ciò deriva che la parola d’ordine dell’autocritica è uno dei mezzi più imputanti per sviluppare le forze culturali del proletariato e per formare nella classe operaia le conoscenze necessarie per l’amministrazione. Ne consegue un ulteriore motivo che spiega come la realizzazione pratica della parola d’ordine dell’autocritica é per noi un compito d’importanza vitale.
Questi sono, in generale, i motivi che ci dettano la parola d’ordine dell’autocritica come parola d’ordine del giorno.
Perciò non c’è da meravigliarsi che il lavoro dell’assemblea plenaria d’Aprile del CC e delle CCC • siano svolti all’insegna dell’autocritica. Passiamo ora alla questione del rifornimento di grano.

(*) Nel discorso sono ricostruiti alcuni paragrafi non pubblicati a suo tempo sulla stampa (n.d.r.)

 

 

II

LA QUESTIONE DEL RIFORNIMENTO DI GRANO

Innanzitutto alcune parole sulla natura della crisi del rifornimento di grano, che è scoppiata all’inizio di gennaio di quest’anno. Il nocciolo della questione è che il rifornimento di grano cominciò a diminuire fin dall’ottobre dello scorso anno, nel dicembre raggiunse il livello più basso e all’inizio di quest’anno avevamo un deficit di 130 milioni di pud nel rifornimento di grano. Il raccolto quest’anno è stato appena peggiore dell’anno scorso, è possibile che rimanga di poco inferiore al raccolto dell’anno passato. Scorte da vecchi raccolti ci sono state quest’anno più dell’anno scorso, e in genere, è prevalsa l’opinione che il nostro paese possieda quest’anno non meno, ma più grano dell’anno scorso.
Di conseguenza, anche il piano di rifornimento è stato stabilito per quest’anno con un ceno aumento rispetto al piano dell’anno scorso. Nonostante ciò il rifornimento di grano è diminuito e nel gennaio 1928 abbiamo avuto un deficit di 130 milioni di pud. Si è verificata una situazione «originale»: di grano ce n’è molto nel paese, ma il rifornimento di grano diminuisce, ciò che provoca il pericolo della fame nelle città e nell’Esercito Rosso.
Come si spiega questa «originalità» della situazione? Si tratta forse di un caso? Molti tendono a spiegarlo col fatto che sarebbe stato cala. sciato qualcosa che si sarebbe stati occupati coll’opposizione e sarebbe stato trascurato questo e quello. Naturalmente è vero che é stato trala-sciato qualcosa. Ma voler spiegare tutto col fatto che è stato tralasciato qualcosa. significa commettere un errore grossolano. Ancora meno si può spiegare la crisi del rifornimento di grano con un caso. Cose di questo genere non accadono per caso. Questa sarebbe una spiegazione troppo comoda.
Allora, quali condizioni sono stare determinanti per la crisi di rifornimento?
Penso che vi siano state almeno tre di tali condizioni.
Primo: le difficoltà della nostra edificazione socialista, in considerazione della nostra situazione internazionale e interna. Mi riferisco soprattutto alle difficoltà dello sviluppo dell’industria della città. Bisognerebbe inondare la campagna di merci di ogni genere, per ricevere dalla campagna un massimo di prodotti agricoli. Perciò è necessario uno sviluppo della nostra industria più rapido di quello attuale. Ma per poter sviluppare maggiormente l’industria, è necessario un ritmo più veloce dell’accumulazione socialista. Però, raggiungere un tale ritmo di accumulazione non è facile compagni. Di qui la mancanza di merci per la campagna.
Penso inoltre alle difficoltà della nostra edificazione nelle campagne. L’agricoltura si è sviluppa lentamente, compagni. L’agricoltura dovrebbe marciare con gli stivali delle sette leghe, il grano dovrebbe costare meno, il raccolto dovrebbe aumentare, i concimi dovrebbero essere utilizzati in modo massiccio, la produzione meccanizzata del grano dovrebbe svilupparsi con ritmo accelerato. Ma da noi questo non è il caso e non sarà il caso tanto presto, compagni.
Perché? –
Perché la nostra agricoltura è un’agricoltura di piccole aziende contadine per la quale miglioramenti seri sono difficili da attuare. Le stati. miche dicono che prima della guerra esistevano in tutto il paese circa 16 milioni di aziende contadine individuali. Adesso abbiamo, circa 25 milioni di aziende contadine individuali. Ciò significa che siamo spiccatamente un paese di piccole aziende contadine. Ma cosa rappresenta la piccola azienda contadina? Rappresenta un’economia agricola estremamente insicura, estremamente primitiva e sottosviluppata, con una produzione per mercato estremamente ridotta. Questo è il nocciolo della questione, compagni; concime, macchinari, conoscenze agronomiche e altri perfezionamenti sono cose che possono essere adoperate con successo nelle grandi aziende Ma che non trovano nessuno o quasi nessun impiego nella piccola azienda contadina. In ciò consiste la debolezza della piccola azienda e perciò non regge alla concorrenza delle grandi dei kulak.
Esistono da noi grandi aziende nelle campagne che adoperano macchinari, concimi, conoscenze agronomiche, ecc? Si, esistono Ci sono in primo luogo i colcos e i sovcos. Ma di questi ne abbiamo pochi, compagni. In secondo luogo ci sono le grandi aziende (capitalistiche) dei kulak. Aziende di questo tipo non sono affatto poche nel nostro paese, e hanno ancora un molo importante nell’agricoltura.
Possiamo prendere la via dello sviluppo di grandi aziende private capitalistiche nelle campagne? E’ evidente che non lo possiamo fare. Ne deriva la conclusione: fare di tutto per sviluppare nelle campagne grandi aziende del tipo dei colcos e sovcos, e impegnarsi a farne delle fabbriche di grano per tutto il paese, organizzate sulla base della scienza moderna. Così si spiega anche che il XV Congresso del nostro Partito ha lanciato la parola d’ordine dello sviluppo multilaterale dell’edificazione dei colcos e sovcos.
Sarebbe un errore credere che i colcos dovrebbero essere formati solo dagli strati dei contadini poveri. Sarebbe sbagliato, compagni. I nostri colcos devono essere composti da contadini poveri e medi, devono abbracciate non solo singoli gruppi e gruppetti, ma villaggi interi. Bsogna dare una prospettiva al contadino medio e dimostrargli che può sviluppare l’azienda nel modo migliore e più veloce possibile mediante i colcos. Se il contadino médio non può innalzarsi a livello di kulak, e se, d’altra parte un abbassamento sarebbe irragionevole, allora bisogna dargli la prospettiva che può migliorare l’azienda attraverso l’edificazione di una economia collettiva. Ma per il momento esistono da noi pochi colcos e sovcos, incredibilmente pochi. Da ciò derivano le difficoltà della nostra edificazione nelle campagne, e quindi lo stato non soddisfacente della produzione di grano.
Secondo: ne segue che le difficoltà della nostra edificazione nelle città e nelle campagne costituiscono la base, che può provocare una crisi di rifornimento. Ma ciò non vuol dire che proprio quest’anno si debba giungere a una crisi di rifornimento. Notoriamente queste difficoltà non si sono presentate solo quest’anno, ma anche nell’anno passato – perché allora si à giunti proprio quest’anno a una crisi di rifornimento? In cosa consiste il segreto?
Il segreto sta nel fatto che il kulak ha avuto quest’anno la possibilità di sfruttare queste difficoltà per alzare i prezzi del grano, per attaccare la politica sovietica dei prezzi e frenare così il nostro lavoro di rifornimento.
Sfruttare queste difficoltà gli è riuscito, però, per lo meno o per due ragioni:
Primo, perché tre anni di buon raccolto non sono passati senza lasciare tracce, il kulak si è rafforzato in questo periodo, nella campagna in generale e presso il kulak in particolare si sono accumulate scorte di grano, e cosi il kulak ha potuto tentare di imporre i prezzi.
secondo, perché i kulak ha avuto il sostegno degli speculatori della città, che alzano i prezzi del grano con le loro manovre speculative.
Ciò non significa naturalmente che il kulak dispone della maggior parte del grano. La massa che dispone della maggior parte del grano sono sostanzialmente i contadini medi. Ma il kulak gode di una certa autorità economica nella campagna, e per quanto riguarda la questione dei prezzi, riesce delle volte a esercitare un’influenza sui contadini medi. Da ciò la possibilità, per gli elementi kulak de1la campagna, di sfruttare le difficoltà della nostra edificazione, per alzare a scopo speculativo i prezzi del grano.
Ma cosa significa alzare i prezzi del grano, diciamo del 40-50 per cento, come hanno fatto per esempio gli elementi kulak e speculatori? significa soprattutto minare il salario reale degli operai. Supponiamo che avessimo aumentato in seguito i salario degli operai; avremmo dovuto poi aumentare i prezzi dei prodotti industriali per cui sarebbe stato pregiudicata la situazione materiale sia della classe operaia che dei contadini poveri e dei contadini medi. Ma che cosa avrebbe significato ciò? Avrebbe significato compromettere direttamente e indubbiamente tutta la nostra politica economica.
Ma la cosa non sarebbe finita lì. Supponiamo che avessimo aumentato i prezzi del grano nel gennaio o nella primavera di quest’anno, prima della preparazione della semina, circa del 40-50 per cento. Cosa sarebbe successo? In questo caso avremmo disorganizzato la base di materie prime della nostra industria. I coltivatori di cotone avrebbero abbandonato il cotone e sarebbero passati alla coltivazione del grano, in quanto più redditizio. I coltivatori di lino avrebbero abbandonato il lino e sarebbero passati anche loro alla coltivazione del grano. I coltivatori di barbabietole avrebbero fatto lo stesso, e cosi via. Insomma, avremmo minato la base di materie prime della nostra industria per i desideri di speculazione degli elementi capitalistici delal campagna.
Ma neppure questo sarebbe tutto. Se avessimo alzato i prezzi del grano diciamo nella primavera, di qeust’anno, avremmo rovinato immancabilmente i contadini poveri, che comprano in primavera il grano, sia per l’alimentazione che per la semina. A buon diritto i contadini poveri e gli strati inferiori dei contadini medi avrebbero potuto dirci: Ci avete ingannato, perché noi vi abbiamo venduto il nostro grano nell’autunno dell’anno scorso a prezzi bassi, adesso invece ci costringete a comprare il grano a prezzi alti – allora, chi proteggete, signori sovietici, i nullatenenti oppure i kulak?
Perciò il Partito ha dovuto rispondere al colpo dei kulak, aumento speculativo dei prezzi del grano, con un altro colpo, che fa passare la voglia ai kulak e agli speculatori di minacciare di fame la classe operaia e l’Esercito Rosso.
Terzo, senza dubbio gli elementi capitalistici della campagna non avrebbero potuto sfruttare le difficoltà della nostra edificazione nella misura in cui infatti lo hanno fatto e la crisi di rifornimento non avrebbe assunto un carattere cosi minaccioso, se non fosse venuta in loro aiuto ancora un’altra circostanza. Quale è questa circostanza?
Si tratta della confusione nei nostri organismi competenti per il rifornimento, del fatto che non procedono in un fronte unitario, che sono in concorrenza tra di loro, che non sono disposti a portare avanti una lotta decisa contro l’aumento artificiale dei prezzi del grano.
Si tratta infine, della pigrizia delle nostre organizzazioni di Partito nei distretto di rifornimento, del fatto che non sono disposti ad intervenire in un modo adeguato nella campagna per il rifornimento di grano, che non sono disposti a intervenire e a farla finita con al confusione sul fronte di rifornimento.
Inebriate per i successi della campagna di rifornimento dello scorso anno, e supponendo che quest’anno il rifornimento di grano sarebbe avvenuto spontaneamente, le nostre organizzazioni per il rifornimento e di Partito hanno affidato tutto alla «divina provvidenza» e ceduto il campo agli elementi kulak e agli speculatori. Ma proprio questo aspettavano i kulak. E’ fuori dubbio che la crisi di rifornimento non avrebbe potuto assumere un carattere cosi minaccioso senza questa circostanza.
Non bisogna dimenticare ce noi, cioè, le nostre organizzazioni, sia le organizzazioni per il rifornimento che le altre, abbiamo in mano quasi l’80% dell’approvvigionamento di prodotti industriali della campagna e quasi il 90% del rifornimento di grano. E’ inutile sottolineare che questa circostanza ci da la possibilità di imporre le condizioni al kulak nella campagna, premesso chele nostre organizzazioni sappiano sfruttare questa situazione favorevole. Noi, invece, anziché sfruttare la situazione favorevole, abbiamo abbandonato tutto alla spontaneità e con ciò – naturalmente senza volerlo – abbiamo facilitato gli elementi capitalistici della campagna nella lor lotta contro il potere sovietico.
Queste, compagni, sono condizioni determinanti per la crisi di rifornimento della fine dell’anno scorso.
Quindi vedete che la crisi di rifornimento non può essere considerata un caso.
Vedete che la crisi di rifornimento costituisce il primo serio attacco degli elementi capitalistici della campagna contro il potere sovietico, attacco intrapreso nelle condizioni della NEP in una delle più importanti questioni della nostra edificazione, nella questione del rifornimento di grano.
Questi, compagni,sono i retroscena di classe della crisi del rifornimento di grano.
Sapete che il Partito e il potere sovietico sono stati costetti a prendere una serie di misure pratiche per liquidare la crisi di rifornimento e per reprimere i desideri di speculazione dei kulak. Su queste misure la nostra stampa ha riferito ampiamente. Di ciò si parla in modo abbastanza esauriente nella risoluzione dell’assemblea plenaria comune del CC del CCC. Sono perciò del parere che non sia necessario ripetere qui queste cose.
Vorrei parlare soltanto di alcune misure straordinarie che sono state prese riguardo a circostanze straordinarie e che naturalmente verranno a cadere, appena non esisteranno più queste circostanze straordinarie, penso all’applicazione dell’articolo 107della legge contro la speculazione. Questo articolo è stato è stato approvato dal Comitato Centrale Esecutivo nell’anno 1926. Non abbiamo applicato questo articolo nello scorso anno. Perché? Perché il rifornimento di grano si svolse come si suol dire, normalmente e non ci fu motivo per l’applicazione di questo articolo. Di questo articolo ci siamo ricordati solo quest’anno, all’inizio del 1928. e ce ne siamo ricordati perché ci siamo trovati di fronte alcune circostanze straordinarie, provocate dalle manovre speculative dei kulak e che evocano il pericolo di una carestia. Se nel prossimo anno non si verificano circostanze straordinarie e il rifornimento si svolge normalmente, l’articolo 107 non verrà naturalmente applicato. E viceversa se si verificano circostanze straordinarie e gli elementi capitalistici ricominciano a fare «finte», allora l’articolo 107 troverà di nuovo applicazione.
Sarebbe assurdo parlare per questo di una «abolizione» della NEP, di un ritorno alla consegna obbligatoria, ecc. Ad una abolizione della NEP possono pensare oggi solo nemici del potere sovietico. Per nessuno la Nuova Politica Economica è oggi cosi vantaggiosa come per il potere sovietico. C’è della gente però, che crede che la NEP non significhi un rafforzamento della lotta contro gli elementi capitalistici. Non c’è bisogno di sottolineare che tali persone non hanno niente in comune con il leninismo, e che per persone di questo genere non c’è e non ci può essere posto nel nostro Partito.
I risultati delle misure, prese dal Partito e dal potere sovietico per liquidare la crisi alimentare, vi sono anch’essi noti. In breve sono i seguenti:
primo, abbiamo recuperato il perduto e procurato grano, raggiungendo e i parte superando il ritrmo di rifornimento dell’anno scorso. Come è noto, siamo riusciti a procurarci nel giro di tre mesi, da gennaio a marzo, più di 270 milioni di pud di grano. Non è, naturalmente, tutto quello di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo anche procurarci altri 100 milioni di pud. E comunque una conquista che ti ha permesso di liquidare la crisi di rifornimento. Possiamo dire adesso con pieno diritto che il Partito e il potere sovietico hanno raggiunto su questo fronte grandiosi successi.
Secondo, abbiamo ottenuto un risanamento, maggiore o minore delle nostre organizzazioni locali di rifornimento e di partito, verificando nella pratica la loto capacità di lotta, ed epurandole da elementi notoriamente demoralizzati, i quali non riconoscono nessuna classe nelle campagne e non vogliono «guastarsi» col kulak.
Terzo, abbiamo migliorato il lavoro nella campagna, abbiamo avvicinato di più i contadini poveri e abbiamo guadagnato in modo stabile la stragrande maggioranza dei contadini medi, isolando i kulak, e con qualche svantaggio lo strato superiore benestante dei contadini medi. Con ciò abbiamo. Realizzato la vecchia la vecchia parola d’ordine bolscevica lanciata da Lenin già nel VIII Congresso del Partito (13): appoggiati sui contadini poveri, sappi stabilire una solida alleanza col contadino medio, non smettere neppure per un attimo la lotta centro i kulak.
So che alcuni compagni non riconoscono molto volentieri questa parola d’ordine. Sarebbe strano se, nelle condizioni della dittatura consolidata del proletariato, l’alleanza degli operai e dei contadini significasse un’alleanza degli operai con tutti i contadini, fra cui anche i kulak. No, compagni non propagandiamo e non possiamo propagandare un’alleanza del genere. Nelle condizioni della dittatura del proletariato, nelle condizioni del consolidamento del potere della classe operaia, l’alleanza della classe operaia coi contadini significa: appoggiarsi ai contadini poveri, alleanza coi contadini medi, lotta contro i kulak. Chi crede che l’alleanza coi contadini significhi nelle nostre condizioni un’alleanza coi kulak, non ha niente a che fare col leninismo. Chi crede che nelle campagne debba essere portata avanti una politica che piaccia a tutti, ai ricchi come ai Poveri, non è marxista ma folle, perché una simile politica non esiste affatto, compagni. La nostra politica è una politica di classe.
Questi sono, nel complesso, i risultati delle misure che abbiamo preso per rafforzare il rifornimento di grano.

Sanza dubbio, nel corso dell’applicazione pratica di queste misure. ci sono state tutt’una serie di esagerazioni e deformazioni della linea di Partito Tutt’una serie di casi di deformazione della nostra politica, che, in consegue della nostra balordaggine, hanno colpito soprattutto i contadini poveri e i contadini medi, l’applicazione sbagliata dell’articolo 107 ecc. sono fatti universalmente noti Abbiamo punito con tutta severità i colpevoli di queste deformazioni e Io faremo anche in futuro. Sarebbe strano però se a causa di tali deformazioni, si volessero ignorare i risultati favorevoli e veramente importanti delle misure prese dal Partito, senza le quali non avremmo potuto superare la crisi di rifornimento. Chi fa così, chiude gli occhi davanti alla cosa principale e mette in primo piano cose secondarie e casuali. Chi fa così, vuole per così dire annegare in un bicchiere d’acqua gli importanti successi della campagna di rifornimento; vede solo i singoli casi di deformazione della nostra linea, che non derivano affatto dalle misure prese dal Partito.
C’erano circostanze che hanno agevolato i nostri successi nel corso dei rifornimenti e della nostra lotta contro l’attacco degli elementi capitalistici delle campagne?
Si, c’erano. Si potrebbe mettere in evidenza almeno due di queste circostanze.
C’è in primo luogo il fatto che l’intervento del Partito nella campagna di rifornimento e il colpo contro i kulak e gli speculatori avveniva dopo il XV Congresso, dopo la liquidazione dell’opposizione, dopo che il Partito aveva raggiunto 1a massima unità distruggendo i nemici di Partito La lotta contro i kulak non dev’essere considerata di poco conto. Per distruggere le manovre dei kulak e degli speculatori, senza che da ciò sorga qualche complicazione nel paese, bisogna avere un Partito assolutamente compatto, un retroterra assolutamente solido e un potere statale del tutto solido. E’ difficile dubitare che la presenza di queste condizioni ha contribuito in modo significativo a costringere i kulak a ripiegare subito dopo il primo colpo.
C’è in secondo luogo il fatto che siamo riusciti a collegare le nostre misure pratiche per la repressione dei kulak e degli speculatori con gli interessi più autentici della classe operaia, dell’esercito Rosso e della maggioranza degli nullatenenti della campagna. Il fatto che i kulak e gli speculatori evocavano sulle masse lavoratici delle città e della campagna il fantasma della fame e che, per di più, violavano le leggi del potere sovietico (articolo 107), questo fatto doveva aver come conseguenza che noi avevamo alle spalle la maggioranza della campagna nella lotta contro gli elementi capitalistici della campagna. Il kulak ha fatto una speculazione sfacciata col grano, ha provocato in questo modo le più gravi difficoltà sia nelle città che nelle campagne, per di più ha violato le leggi del potere sovietico, cioè la volontà del Comitato Esecutivo Centrale dei soviet dei depurati degli operai e contadini e dei soldati dell’ Esercito Rosso: non è forse chiaro che questa circostanza doveva facilitare l’isolamento dei kulak?
Si verificava, fino a un certo punto la stessa situazione di fatto (naturalmente con le debite differenze) che avevamo nel 1921, quando il Partito con Lenin alla testa, di fronte alla carestia nel paese, per .procurare pane alle regioni affamate, sollevò la questione della confisca dei beni della chiesa e sviluppò, sulla base di tali misure, una vasta campagna antireligiosa; e quando i preti, che si aggrappavano ai tesori della chiesa, si schieravano nella pratica contro le masse affamate, e suscitarono così l’indignazione delle masse contro la chiesa in generale, contro i pregiudizi religiosi in particolare e contro singoli preti e i loro capi. C’erano allora nel nostro Partito certi tipi strani, i. quali credevano che Lenin avesse riconosciuto la necessità della lotta contro la chiesa solo nel 1921, mentre, fino allora, non l’avrebbe avvertita Naturalmente questo è assurdo, Compagni. Lenin ha visto chiaro sulla necessità della lotta contro a chiesa, naturalmente, anche prima del 1921. Ma non si trattava affatto di questo. Si trattava di collegare la vasta campagna antireligiosa con la lotta per gli interessi più autentici delle masse popolari e di condurre la campagna in modo che fosse comprensibile per le masse e fosse appoggiata dalle masse.
Lo stesso vale per le misure attuate dal Partito all’inizio di quest’anno nell’ambito della campagna per il rifornimento di grano. C’è gente, la quale crede che il Partito abbia riconosciuto solo adesso la necessità della lotta contro il pericolo dei kulak. Naturalmente, ciò è assurdo, compagni. Il Partito ha visto sempre chiaro sulla necessità di una lotta del genere c l’ha condotta non con parole ma con fatti. La caratteristica delle misure applicate dal Partito all’inizio di quest’anno consiste nel fatto che il Partito ha ottenuto quest’anno la possibilità di collegare la lotta decisa contro i kulak e gli speculatori delle campagne con la lotta per gli interessi più autentici delle larghe masse lavoratrici, e cosi è riuscito a isolare il kulak e a tirare saldamente dalla sua parte la maggioranza delle masse lavoratrici delle campagne.
L’arte della politica bolscevica non consiste per niente nello sparare alla leggera con tutti i cannoni su tutti i fronti, senza prendere in considerazione le condizioni di tempo e di luogo, senza prendere in considerazione la disposizione delle masse appoggiare questo o quel passo dei dirigenti. L’arte della politica bolscevica consiste nello scegliere con accortezza tempo e luogo e prendere in considerazione tutte le circostanze per concentrare il fuoco od fronte sul quale possono essere raggiunti al più presto ì risultati maggiori.
Infatti, quali. sarebbero oggi i risultati. se avessimo sferrato il colpo poderoso contro i kulak circa tre anni fa, quando non avevamo ancora guadagnato saldamente i contadini medi, quando il contadino medio era esasperato e attaccava i nostri presidenti dei comitati esecutivi dei distretti amministrativo, quando i contadini poveri erano sgomenti per i risultati della NEP, quando era coltivalo solo il 75% delle aree dell’anteguerra, quando l’aumento della produzione di prodotti alimentari e di materie prime nella campagna costituiva per noi la questione fondamentale, quando non avevamo ancora una seria base di prodotti alimentari e di materie prime per l’industria?
Non ho dubbi che in questo caso avremmo perso la battaglia, che non saremmo riusciti ad allargare l’area coltivata nella misura in coi l’abbiamo allargata adesso, che avremmo minato la possibilità della creazione di una base di prodotti alimentari e materie prime per l’industria, agevolato il rafforzamento dei kulak: allontanato da noi il contadino medio e che avremmo forse adesso lepiù serie complicazioni politiche nel paese.
Com’era la situazione nella campagna agli inizi di quest’anno? Avevamo un’area coltivata che raggiungeva lo stadio d’anteguerra, una base una base di prodotti alimentari e materie prime per l’industria, la maggioranza base dei contadini medi appoggiava saldamente il potere sovietico, i contadini poveri erano più o meno organizzati, le organizzazioni del Partito e dei Soviet nella campagna avevano migliorato il loro lavoro e si erano rafforzati. Non è forse chiaro, che solo in queste condizioni si poteva contare su un serio successo nell’organizzare il colpo contro kulak e gli speculatori? Non è forse chiaro che solo dei pazzi non sono in grado di capire la differenza esistente fra queste due situazioni per l’organizzazione di una vasta lotta di Massa contro gli elementi capitalistici della campagna?
Qui avete un esempio su come è assurdo sparare alla leggera con tutti i cannoni su tutti i fronti, senza prendere in considerazione le condizioni di tempo e luogo e il rapporto di forza fra le forze in lotta. Così, compagni, stanno le cose per quanto riguarda la questione del rifornimento di grano. Passiamo ora alla questione dell’affare Schachty.Image

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