STALIN

DISCORSI DI GUERRA

(1941-1944)

NAPOLI

GAETANO MACCHIAROLI EDITORE

1944

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INDICE

I. Dopo l’aggressione nazista (3 luglio 1941)

II. Guerra liberatrice contro gli invasori tedeschi (6 novembre 1941)

III. Il nemico alle porte di Leningrado e di Mosca. Compagni, tutto il mondo vi guarda! (7 novembre 1941)

IV. La forza dell’Esercito rosso (23 febbraio 1942)

V. L’esperienza della guerra (1 maggio 1942)

VI. Risposta al corrispondente dell’Associated Press (3 ottobre 1942)

VII. Gli obiettivi della coalizione anglo-sovietico-americana e il «nuovo ordine» fascista (6 novembre 1942)

VIII. La nostra ora verrà (7 novembre 1942)

IX. Risposta al corrispondente dell’Associated Press (13 novembre 1942)

X. Il pegno della vittoria (23 febbraio 1943)

XI. Pronti alle battaglie decisive (1 maggio 1943)

XII. Risposta al corrispondente del «NEW YORK TIMES» e del «TIMES» (4 maggio 1943)

XIII. Sullo scioglimento dell’Internazionale Comunista (28 maggio 1943)

XIV. Bilancio di vittorie e programma di combattimento (6 novembre 1943)

XV. La bestia tedesca deve essere finita nella sua tana (1 maggio 1944)

I – DOPO L’AGGRESSIONE NAZISTA

Testo del primo discorso al popolo sovietico dopo l’aggressione nazista, pronunciato alla radio il 3 luglio 1941.

Compagni, cittadini, fratelli e sorelle, combattenti del nostro esercito e della nostra flotta!

Mi rivolgo a voi, amici miei!

La perfida aggressione militare della Germania hitleriana contro la nostra Patria, iniziata il 22 giugno, continua. Nonostante l’eroica resistenza dell’Esercito rosso, nonostante che le migliori divisioni del nemico e le migliori formazioni della sua aviazione siano già sconfitte ed abbiano trovato la loro tomba sui campi di battaglia, il nemico continua a spingersi innanzi gettando nuove forze sul fronte. Le truppe hitleriane sono riuscite ad occupare la Lituania, una notevole parte della Lettonia, la parte occidentale della Bielorussia, una parte dell’Ucraina occidentale. L’aviazione fascista allarga la sfera d’azione dei suoi bombardieri e bombarda Murmansk, Orscia, Moghiliov, Smolensk, Kiev, Odessa, Sebastopoli. Sulla nostra Patria pesa un grave pericolo.

Come è potuto accadere che il nostro glorioso Esercito rosso cedesse alle truppe fasciste una serie di nostre città e di circondari? È mai possibile che le truppe fasciste tedesche siano veramente invincibili come instancabilmente strombazzano i propagandisti fascisti fanfaroni?

Certamente no! La storia insegna che non vi sono e non vi sono stati eserciti invincibili. L’esercito di Napoleone era considerato invincibile, ma fu sconfitto successivamente dalle truppe russe, inglesi, tedesche. L’esercito tedesco di Guglielmo era pure considerato, durante la prima guerra imperialistica, un esercito invincibile, ma fu più volte sconfitto dalle truppe russe e anglo-francesi e infine venne disfatto dalle truppe anglo-francesi. Lo stesso bisogna dire dell’attuale esercito fascista tedesco di Hitler. Questo esercito non ha ancora incontrato una seria resistenza sul continente dell’Europa. Una seria resistenza l’ha incontrata soltanto sul nostro territorio. E se, in seguito a questa resistenza, le migliori divisioni dell’esercito fascista tedesco sono state disfatte dal nostro Esercito rosso, ciò vuol dire che anche l’esercito fascista hitleriano può esser sconfitto

e sarà sconfitto come lo furono gli eserciti di Napoleone e di Guglielmo.

Che una parte del nostro territorio sia stata tuttavia occupata dalle truppe fasciste tedesche, si spiega soprattutto con il fatto che la guerra della Germania fascista contro l’U.R.S.S. è cominciata in condizioni vantaggiose per le truppe tedesche e svantaggiose per le truppe sovietiche. Infatti, le truppe della Germania, paese che conduce la guerra, erano già completamente mobilitate e le 170 divisioni gettate dalla Germania contro l’U.R.S.S. e spostate verso le frontiere dell’U.R.S.S. erano completamente pronte, aspettavano solo il segnale dell’offensiva, mentre le truppe sovietiche dovevano ancora essere mobilitate e inviate alle frontiere. Non poca importanza ha avuto qui anche la circostanza che la Germania fascista ha violato improvvisamente e perfidamente il patto di non aggressione concluso nel 1939 con l’Unione Sovietica, senza tener conto che tutto il mondo l’avrebbe considerata parte attaccante. È chiaro che il nostro paese, amante della pace, non volendo assumersi l’iniziativa di violare il patto, non poteva mettersi sulla via della perfidia.

Ci si può domandare: come è potuto avvenire che il Governo sovietico ha acconsentito alla conclusione di un patto di non aggressione con uomini così perfidi, con dei mostri come Hitler e Ribbentrop? Il Governo sovietico non ha commesso in questo caso un errore? Certamente no! Un patto di non aggressione è un patto di pace tra due Stati. È precisamente un patto del genere che la Germania ci propose nel 1939. Poteva il Governo sovietico respingere una tale proposta? Penso che nessuno Stato pacifico possa respingere un accordo di pace con una potenza vicina, anche se a capo di questa potenza vi siano dei mostri e dei cannibali come Hitler e Ribbentrop. E ciò, naturalmente, alla condizione assoluta che l’accordo di pace non menomi né direttamente, né indirettamente l’integrità territoriale, l’indipendenza e l’onore dello Stato pacifico. Come è noto il patto di non aggressione tra la Germania e l’U.R.S.S. è precisamente un patto di questo genere.

Cosa abbiamo guadagnato noi concludendo con la Germania un patto di non aggressione? Abbiamo assicurato al nostro paese la pace durante un anno e mezzo e la possibilità di preparare le nostre forze a far fronte alla Germania fascista qualora essa si fosse rischiata, malgrado il patto, ad aggredire il nostro paese. Ciò costituisce un netto guadagno per noi e una perdita per la Germania fascista.

Che cosa ha guadagnato e che cosa ha perso la Germania fascista stracciando perfidamente il patto e aggredendo l’U.R.S.S.? Essa ha ottenuto con ciò una certa situazione di vantaggio per le sue truppe nel corso di un breve periodo, ma ha perso politicamente, smascherandosi agli occhi di tutto il mondo come un aggressore sanguinario. Non vi può essere dubbio che questo breve vantaggio militare per la Germania è soltanto un episodio, mentre l’immenso guadagno politico per l’U.R.S.S. costituisce un fattore serio e duraturo, sulla base del quale debbono svilupparsi successi militari decisivi dell’Esercito rosso nella guerra contro la Germania fascista.

Ecco perché tutto il nostro valoroso esercito, tutta la nostra valorosa marina militare, tutti i nostri intrepidi aviatori, tutti i popoli del nostro paese, tutti i migliori uomini dell’Europa, dell’America e dell’Asia, infine tutti i migliori uomini della Germania, bollano d’ignominia le perfide azioni dei fascisti tedeschi e nutrono simpatia per il Governo sovietico, approvano l’atteggiamento del Governo sovietico e vedono che la nostra causa è giusta, che il nemico sarà sconfitto, che noi dobbiamo vincere.

In seguito alla guerra impostaci, il nostro paese è entrato in una lotta mortale contro il suo acerrimo e perfido nemico, il fascismo tedesco. Le nostre truppe combattono eroicamente contro un nemico armato fino ai denti di carri armati e d’aviazione. L’Esercito rosso e la Marina rossa, superando numerose difficoltà, lottano con abnegazione per ogni palmo di terra sovietica. Entra nella battaglia il grosso dell’Esercito rosso, armato di migliaia di carri armati e di aeroplani. Il valore dei combattenti dell’Esercito rosso non ha precedenti. La nostra resistenza al nemico si rafforza ed aumenta. Insieme all’Esercito rosso sorge in difesa della Patria tutto il popolo sovietico.

Cosa occorre per eliminare il pericolo che pende sulla nostra Patria e quali misure devono esser prese per schiacciare il nemico?

Occorre, innanzi a tutto, che i nostri uomini, gli uomini sovietici, comprendano tutta la gravità del pericolo che minaccia il nostro paese e pongano fine alla faciloneria, alla noncuranza, allo stato d’animo proprio del periodo dell’edificazione pacifica, completamente comprensibili prima della guerra, ma funesti nel momento attuale in cui la guerra ha radicalmente cambiato la situazione. Il nemico è feroce e implacabile. Esso si pone lo scopo di conquistare le nostre terre bagnate dal nostro sudore, di impossessarsi del nostro grano e del nostro petrolio, frutti del nostro lavoro. Esso si pone lo scopo di restaurare il potere dei proprietari terrieri, di restaurare lo zarismo, di distruggere la cultura nazionale e l’organizzazione statale nazionale dei russi, degli ucraini, dei bielorussi, dei lituani, dei lettoni, degli estoni, degli usbechi, dei tartari, dei moldavi, dei georgiani, degli armeni, degli azerbaigiani e degli altri liberi popoli dell’Unione Sovietica, di germanizzarli, di renderli schiavi dei prìncipi e dei baroni tedeschi. Si tratta, dunque, della vita o della morte dello Stato sovietico, della vita o della morte dei popoli dell’U.R.S.S., si tratta, per i popoli dell’Unione Sovietica di essere liberi, o di cadere nella servitù. Bisogna che gli uomini sovietici comprendano ciò e cessino di essere spensierati, mobilitino sé stessi e riorganizzino tutto il loro lavoro in modo nuovo, su piede di guerra, senza mercé per il nemico.

Occorre, inoltre, che nelle nostre file non vi sia posto per i piagnucoloni ed i codardi, per gli allarmisti e i disertori, che i nostri uomini non conoscano la paura nella lotta e vadano con abnegazione alla nostra guerra liberatrice per la difesa della Patria, contro gli schiavisti fascisti. Il grande Lenin, che ha creato il nostro Stato, diceva che la qualità fondamentale degli uomini sovietici deve essere il coraggio, l’ardimento, l’intrepidezza nella lotta, la decisione di combattere insieme al popolo contro i nemici della nostra Patria. Occorre che questa mirabile qualità del bolscevico diventi patrimonio dei milioni e milioni di uomini dell’Esercito rosso, della nostra Marina rossa e di tutti i popoli dell’Unione Sovietica.

Dobbiamo riorganizzare immediatamente tutto il nostro lavoro su piede di guerra, subordinando tutto agli interessi del fronte e al compito di organizzare la disfatta del nemico. I popoli dell’Unione Sovietica vedono ora che il fascismo tedesco è indomabile nella sua rabbia furibonda e nell’odio per la nostra Patria, che ha assicurato a tutti i lavoratori il lavoro libero e il benessere. I popoli dell’Unione Sovietica devono levarsi in piedi contro il nemico, a difesa dei loro diritti e della loro terra.

L’Esercito rosso, la Marina rossa e tutti i cittadini dell’Unione Sovietica debbono difendere ogni palmo della terra sovietica, battersi fino all’ultima goccia di sangue per le nostre città e i nostri villaggi, manifestare l’ardimento, l’iniziativa e la perspicacia propri al nostro popolo.

Dobbiamo organizzare il massimo aiuto all’Esercito rosso, assicurare un intenso completamento delle sue file, assicurargli il rifornimento di tutto il necessario, organizzare rapidi trasporti delle truppe e dei materiali bellici, dare un largo aiuto ai feriti.

Dobbiamo rafforzare le retrovie dell’Esercito rosso, subordinando a questo interesse tutto il nostro lavoro; assicurare un intenso lavoro di tutte le officine, produrre più fucili, mitragliatrici, cannoni, cartucce, proiettili, aeroplani; organizzare la protezione delle officine, delle centrali elettriche, delle comunicazioni telefoniche e telegrafiche; organizzare la difesa antiaerea locale.

Dobbiamo organizzare una lotta implacabile contro ogni specie di disorganizzatori delle retrovie, disertori, allarmisti, propalatori di voci, annientare le spie, gli agenti di diversione, i paracadutisti nemici, concorrendo in tutto ciò rapidamente all’azione dei nostri battaglioni da caccia. Dobbiamo tener presente, che il nemico è perfido, scaltro, sperimentato nell’inganno, nella diffusione di voci false. Bisogna tener conto di tutto questo e non abboccare alla provocazione. Bisogna immediatamente deferire al Tribunale militare senza riguardo per nessuno, tutti quelli che, diffondendo il panico e dando prova di codardia, ostacolano la difesa.

Durante la ritirata forzata delle unità dell’Esercito rosso, bisogna far partire tutto il materiale rotabile ferroviario, non lasciare al nemico né una locomotiva, né un vagone, non lasciare al nemico né un chilo di pane, né un litro di carburante. I colcosiani debbono portar via tutto il bestiame, dare il grano in custodia agli organi statali per trasportarlo nelle retrovie. Tutti i beni di valore, compresi i metalli non ferrosi, il grano ed i carburanti, che non possono esser evacuati, devono essere assolutamente distrutti.

Nelle zone occupate dal nemico bisogna formare reparti di partigiani, a cavallo e a piedi, creare gruppi di distruttori per lottare contro le unità dell’esercito nemico, per scatenare la guerra partigiana ovunque e dappertutto, per far saltare i ponti, le strade, per danneggiare le comunicazioni telefoniche e telegrafiche, per incendiare i boschi, i magazzini, i carriaggi. Nelle zone occupate, creare condizioni insopportabili per il nemico e per tutti i suoi complici, perseguirli e annientarli dovunque, far fallire ogni loro decisione.

La guerra contro la Germania fascista non può essere considerata una guerra ordinaria. Essa non è soltanto una guerra fra due eserciti. E’ nello stesso tempo una grande guerra di tutto il popolo sovietico contro le truppe fasciste tedesche. Lo scopo di questa guerra di tutto il popolo per la difesa della Patria, contro gli oppressori fascisti non è soltanto di eliminare il pericolo che sovrasta la nostra terra, ma anche di aiutare tutti i popoli dell’Europa, che gemono sotto il giogo del fascismo tedesco. In questa grande guerra di liberazione noi non saremo soli. In questa grande guerra avremo alleati fedeli i popoli dell’Europa e dell’America, compreso il popolo tedesco asservito dai caporioni hitleriani. La nostra guerra per la libertà della nostra Patria si fonderà con la lotta dei popoli dell’Europa e dell’America per la loro indipendenza, per le libertà democratiche. Sarà questo un fronte unico dei popoli che sono per la libertà, contro l’asservimento e la minaccia d’asservimento da parte degli eserciti fascisti di Hitler. A questo proposito, lo storico discorso del signor Churchill, primo ministro della Gran Bretagna, sull’aiuto all’Unione Sovietica e la dichiarazione del governo degli Stati Uniti d’America di essere pronto a prestare aiuto al nostro paese, discorso e dichiarazione i quali non possono che suscitare un sentimento di riconoscenza nei cuori dei popoli dell’Unione Sovietica, sono del tutto comprensibili e significativi.

Compagni! Le nostre forze sono inesauribili. Il tracotante nemico dovrà ben presto convincersene. Insieme all’Esercito rosso si levano alla guerra contro il nemico aggressore molte migliaia di operai, colcosiani, intellettuali. Si leveranno le masse di milioni di uomini del nostro popolo. I lavoratori di Mosca e di Leningrado hanno già iniziato la formazione di una milizia popolare di molte migliaia di uomini a sostegno dell’Esercito rosso. In ogni città minacciata dal pericolo di essere invasa dal nemico, dobbiamo creare una simile milizia popolare, sollevare alla lotta tutti i lavoratori per difendere col proprio petto, nella nostra guerra per la difesa della Patria contro il fascismo tedesco, la propria libertà, il proprio onore, la propria patria.

Allo scopo di mobilitare rapidamente tutte le forze dei popoli dell’U.R.S.S. per far fronte al nemico che ha aggredito perfidamente la nostra Patria, è stato creato il Comitato di Difesa dello Stato, che concentra ora nelle sue mani tutti i poteri statali. Il Comitato di Difesa dello Stato ha iniziato la sua attività e chiama tutto il popolo ad unirsi attorno al partito di Lenin-Stalin, attorno al Governo sovietico per appoggiare con abnegazione l’Esercito rosso e la Marina rossa, per la disfatta del -nemico, per la vittoria.

Tutte le nostre forze per sostenere il nostro eroico Esercito rosso, la nostra gloriosa Marina rossa!

Tutte le forze del popolo per schiacciare il nemico! Avanti, per la nostra vittoria!

II – GUERRA LIBERATRICE CONTRO GLI INVASORI TEDESCHI

Rapporto tenuto il 6 novembre 1941, 24° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, alla seduta solenne del Soviet dei deputati dei lavoratori di Mosca, con la partecipazione delle organizzazioni del partito e sociali della città.

Compagni!

Sono trascorsi 24 anni da quando nel nostro paese vinse la Rivoluzione socialista d’Ottobre e si istaurò il regime sovietico. Siamo alla soglia del venticinquesimo anno di esistenza del regime sovietico.

Di solito, nelle assemblee solenni che si tengono nell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, si fanno le somme dei nostri successi riportati nel campo dell’edificazione pacifica durante l’anno trascorso. Noi abbiamo veramente la possibilità di fare queste somme poiché i nostri successi nel campo dell’edificazione pacifica, aumentano non solo di anno in anno, ma di mese in mese. Quali siano questi successi e quanto siano grandi lo sanno tutti, tanto gli amici che i nemici. Ma l’anno trascorso è stato non solo un anno di edificazione pacifica. Esso è stato, nello stesso tempo, l’anno della guerra contro gli invasori tedeschi, che hanno proditoriamente aggredito il nostro paese, amante della pace. Solo nei primi sei mesi dell’anno passato abbiamo potuto continuare la nostra opera di edificazione pacifica. Nella seconda metà dell’anno, da oltre quattro mesi, si svolge una guerra accanita contro gli imperialisti tedeschi. Così la guerra è diventata un punto di svolta nello sviluppo del nostro paese, durante l’anno trascorso. La guerra ha considerevolmente ridotto, e in alcuni campi interrotto completamente, la nostra opera di edificazione pacifica. Essa ci ha costretti a mettere tutto il nostro lavoro su piede di guerra. Essa ha trasformato tutto il nostro paese in un’unica e vasta retrovia che serve il fronte, che serve il nostro Esercito rosso, la nostra Marina da guerra.

Il periodo dell’edificazione pacifica è terminato. È cominciato il periodo della guerra liberatrice contro gli invasori tedeschi.

È quindi del tutto opportuno porre la questione dei risultati della guerra nella seconda metà dell’anno trascorso, e più precisamente durante oltre quattro mesi della seconda metà dell’anno, e dei compiti che noi ci poniamo dinnanzi in questa guerra di liberazione.

L’ANDAMENTO DELLA GUERRA DURANTE QUATTRO MESI

Ho già detto in un mio discorso, all’inizio della guerra, che questa ha creato una minaccia pericolosa per il nostro paese, che sul nostro paese è sospeso un serio pericolo, che bisogna comprendere questo pericolo, rendersene conto e riorganizzare tutto il nostro lavoro su piede di guerra. Ora, dopo quattro mesi di guerra, debbo sottolineare che questo pericolo non solo non si è attenuato, ma, anzi, si è aggravato ancor più. Il nemico ha occupato la maggior parte dell’Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, la Lituania, la Lettonia, l’Estonia, una serie di altre regioni, è penetrato nel bacino del Donez, sta come una nera nube su Leningrado, minaccia la nostra gloriosa capitale, Mosca. I conquistatori fascisti tedeschi saccheggiano il nostro paese, distruggono le città e i villaggi creati dal lavoro degli operai, dei contadini e degli intellettuali. Le orde hitleriane uccidono e seviziano gli abitanti pacifici del nostro paese, senza risparmiare donne, bambini, vecchi. I nostri fratelli nelle regioni del nostro paese, occupate dai tedeschi, gemono sotto il giogo degli oppressori tedeschi.

I combattenti del nostro esercito e della nostra marina hanno fatto scorrere al nemico fiumi di sangue, difendendo l’onore e la libertà della Patria e respingendo coraggiosamente gli attacchi del nemico imbestialito, dando esempi di valore e di eroismo. Ma il nemico non si arresta davanti a sacrifici: esso non valuta per niente il sangue dei suoi soldati, getta sul fronte sempre nuove unità, sostituendo quelle messe fuori combattimento, e tende tutte le forze per occupare Leningrado e Mosca prima dell’inverno, perché sa che l’inverno non gli promette nulla di buono.

In quattro mesi di guerra noi abbiamo avuto 350.000 morti, 378.000 dispersi e un milione e 20 mila feriti. Nello stesso periodo il nemico ha perso, tra morti, feriti e prigionieri, oltre quattro milioni e mezzo di uomini.

Non vi può essere dubbio che dopo quattro mesi di guerra la Germania, le cui riserve umane si stanno già esaurendo, si è notevolmente più indebolita dell’Unione Sovietica, le cui riserve solo ora si sviluppano in pieno.

IL FALLIMENTO DELLA «GUERRA LAMPO»

Gli invasori fascisti tedeschi, aggredendo il nostro paese, erano sicuri di poter «farla finita» con l’Unione Sovietica in un mese e mezzo — due mesi e di potere, in questo breve periodo, giungere agli Urali. Bisogna dire che i tedeschi non nascondevano questo piano di vittoria «lampo». Essi, al contrario, lo strombazzavano con tutti i mezzi. I fatti però hanno dimostrato tutta la leggerezza e l’infondatezza di questo piano «lampo». Ora questo piano insensato deve essere considerato definitivamente fallito. (Applausi).

Come spiegare che la «guerra lampo», riuscita nell’Europa occidentale, non è riuscita, è fallita ad Oriente?

Su che cosa contavano gli strateghi fascisti tedeschi, affermando che essi l’avrebbero fatta finita in due mesi con l’Unione Sovietica e sarebbero giunti in questo breve periodo sino agli Urali?

Anzitutto essi calcolavano e speravano seriamente, di poter creare una coalizione generale contro l’Unione Sovietica, attrarre in questa coalizione la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America, impaurendo preventivamente i circoli dirigenti di questi paesi con lo spettro della rivoluzione, e in tal modo, isolare completamente il nostro paese dalle altre potenze. I tedeschi sapevano che la loro politica di giuoco sulle contraddizioni tra le classi di singoli Stati e tra questi Stati ed il paese dei Soviet, aveva già dato i suoi risultati in Francia i cui dirigenti, lasciatisi impaurire dallo spettro della rivoluzione, hanno messo, per lo spavento, la loro patria ai piedi di Hitler rinunciando alla resistenza. Gli strateghi fascisti tedeschi pensavano che la stessa cosa sarebbe avvenuta per la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America. Del resto, è appunto a questo scopo che il famigerato Hess venne inviato dai fascisti tedeschi in Inghilterra per convincere gli uomini politici inglesi ad aderire alla marcia generale contro l’Unione Sovietica. Ma i tedeschi si sono sbagliati di grosso. (Applausi). La Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America, malgrado gli sforzi di Hess, non solo non hanno aderito alla marcia degli invasori fascisti tedeschi contro l’Unione Sovietica, ma, al contrario, si sono trovati nello stesso campo con l’Unione Sovietica contro la Germania hitleriana. L’Unione Sovietica non, solo non si è trovata isolata, ma al contrario, ha conquistato nuovi alleati, — la Gran Bretagna, gli Stati Uniti ed altri paesi, occupati dai tedeschi. È risultato che la politica tedesca di giuocare sulle contraddizioni e di spaventare con lo spettro della rivoluzione si è esaurita e non serve più nella nuova situazione. E non solo non serve, ma è gravida di grandi pericoli per i conquistatori tedeschi, poiché nelle nuove condizioni della guerra, porta a risultati completamente opposti.

I tedeschi calcolavano, in secondo luogo, sulla fragilità del regime sovietico, sulla debolezza delle retrovie sovietiche, ritenendo che al primo grave colpo e ai primi scacchi dell’Esercito rosso, sarebbero sorti conflitti tra gli operai ed i contadini, sarebbero incominciati degli urti tra i popoli dell’Unione Sovietica, sarebbero scoppiate delle insurrezioni e il paese si sarebbe sfasciato, il che avrebbe dovuto facilitare l’avanzata degli invasori tedeschi fino agli Urali. Ma anche qui i tedeschi si sono sbagliati di grosso.

Gli insuccessi dell’Esercito rosso non solo non hanno indebolito, ma, al contrario, hanno consolidato ancor più, tanto l’alleanza tra gli operai ed i contadini, quanto l’amicizia. tra i popoli dell’Unione Sovietica. (Applausi). Per di più, essi hanno trasformato la famiglia dei popoli dell’Unione Sovietica in un unico blocco infrangibile, che sostiene con abnegazione il suo Esercito rosso, la sua Marina rossa. Mai ancora le retrovie sovietiche furono così solide come ora. (Applausi fragorosi). È molto probabile che qualsiasi altro Stato, avendo subito delle perdite di territorio come quelle che abbiamo subito noi ora, non avrebbe superato la prova e sarebbe andato verso il declino. Se il regime sovietico ha superato così facilmente la prova ed ha consolidato ancor più le sue retrovie, questo vuol dire che il regime sovietico è ora il regime più solido. (Applausi fragorosi).

Gli invasori tedeschi calcolavano infine sulla debolezza dell’Esercito rosso e della Marina rossa, ritenendo che l’esercito tedesco e la marina tedesca sarebbero riusciti, fin dal primo colpo, a sconfiggere e disperdere il nostro esercito e la nostra marina, aprendosi la strada per avanzare senza ostacoli nell’interno del nostro paese. Ma anche qui i tedeschi hanno grossolanamente sbagliato i loro calcoli, avendo sopravvalutato le proprie forze e sottovalutato il nostro esercito e la nostra marina. Naturalmente il nostro esercito e la nostra marina sono ancora giovani, essi combattono appena da quattro mesi, non sono riusciti ancora ad avere degli effettivi completamente agguerriti, mentre hanno davanti a sé la flotta e l’esercito dei tedeschi, composti di effettivi esperti, che conducono la guerra già da due anni. Ma in primo luogo il morale del nostro esercito è più elevato di quello tedesco, poiché il nostro esercito difende la sua Patria dagli invasori stranieri ed ha fiducia nella giustezza della propria causa, mentre l’esercito tedesco conduce una guerra di conquista e saccheggia un paese altrui senza poter avere fiducia, sia pure un istante, nella giustezza della propria opera abominevole. Non vi può esser dubbio che l’idea della difesa della propria patria, in nome della quale combattono precisamente i nostri uomini, deve generare, ed infatti genera, nel nostro esercito degli eroi che cementano l’Esercito rosso; mentre l’idea della conquista e della spogliazione di un paese altrui, nel nome della quale precisamente conducono, del resto, la guerra i tedeschi, deve generare, ed infatti genera, nell’esercito tedesco, dei predoni professionali, privi di qualsiasi principio morale e che disgregano l’esercito tedesco. In secondo luogo, l’esercito tedesco, inoltrandosi nell’interno del nostro paese, si allontana dalle sue retrovie tedesche, deve operare in ambiente ostile, deve creare nuove retrovie in un paese altrui, retrovie che i nostri partigiani disorganizzano, ciò che colpisce alla radice i rifornimenti dell’esercito tedesco, costringe questo a temere le proprie retrovie e uccide in esso la fiducia nella solidità della propria situazione ; mentre il nostro esercito opera nel proprio ambiente, gode dell’appoggio ininterrotto delle proprie retrovie, ha un rifornimento assicurato in uomini, in munizioni, in viveri ed ha una salda fiducia nelle proprie retrovie. Ecco perché il nostro esercito è risultato più forte di quanto supponevano i tedeschi, e l’esercito tedesco è risultato più debole di quanto si poteva supporre, a giudicare dalla fanfaronesca réclame dei conquistatori tedeschi. La difesa di Leningrado e di Mosca, ove le nostre divisioni hanno recentemente annientato una trentina di divisioni scelte tedesche, dimostra che nelle fiamme della guerra per la difesa della Patria, si forgiano e si sono già forgiati nuovi combattenti e comandanti sovietici, aviatori, artiglieri, mortaisti, carristi, fanti, marinai che domani diventeranno il terrore dell’esercito tedesco. (Applausi fragorosi).

Non vi è dubbio che tutte queste circostanze prese insieme hanno determinato l’inevitabile fallimento della «guerra lampo» ad Oriente.

LE CAUSE DEGLI INSUCCESSI TEMPORANEI DEL NOSTRO ESERCITO

Naturalmente tutto questo è vero. Ma è anche vero che accanto a queste condizioni favorevoli, vi sono alcune condizioni sfavorevoli per l’Esercito rosso, a causa delle quali il nostro esercito subisce degli insuccessi temporanei, è costretto ad indietreggiare, a lasciare al nemico una serie di regioni del nostro paese.

Quali sono queste condizioni sfavorevoli? Quali sono le cause degli insuccessi temporanei dell’Esercito rosso? Una delle cause degli insuccessi dell’Esercito rosso consiste nell’assenza di un secondo fronte in Europa contro le truppe fasciste tedesche. Il fatto è che attualmente sul continente europeo non vi è nessun esercito della Gran Bretagna o degli Stati Uniti d’America che conduca la guerra contro le truppe fasciste tedesche; e perciò i tedeschi non devono dividere le loro forze e combattere su due fronti, ad occidente e ad oriente. Orbene, questa circostanza fa sì che i tedeschi, considerando assicurate le loro retrovie ad occidente, hanno la possibilità di inviare tutte le loro truppe e le truppe dei loro alleati europei contro il nostro paese. La situazione odierna è tale che il nostro paese conduce da solo, senza nessun aiuto militare, la guerra di liberazione contro le forze coalizzate dei tedeschi, finlandesi, romeni, italiani e ungheresi. I tedeschi si vantano dei loro successi temporanei ed elogiano smisuratamente il loro esercito, affermando che esso può sempre vincere l’Esercito rosso nei combattimenti uno contro uno. Ma le affermazioni dei tedeschi sono una vuota millanteria, poiché in questo caso non si comprende per quale motivo i tedeschi sono ricorsi all’aiuto dei finlandesi, dei romeni, degli italiani, degli ungheresi nella lotta contro l’Esercito rosso, che combatte esclusivamente con le proprie forze, senza aiuti militari esterni. Non vi è dubbio che l’assenza di un secondo fronte in Europa contro i tedeschi facilita notevolmente la situazione dell’esercito tedesco. Ma non vi può essere neanche dubbio che l’apparire di un secondo fronte sul continente europeo — ed esso indubbiamente apparirà nei prossimi tempi (applausi fragorosi) — alleggerirà in modo sostanziale la situazione del nostro esercito a scapito dell’esercito tedesco.

Un’altra causa degli insuccessi temporanei del nostro esercito consiste nell’insufficienza numerica di carri armati e, parzialmente, di aeroplani. Nella guerra di oggi è molto difficile per la fanteria combattere senza carri armati e senza essere sufficientemente protetta con l’aviazione dall’aria. La nostra aviazione, per la sua qualità supera quella tedesca, e i nostri valorosi aviatori si sono coperti della gloria di intrepidi combattenti. (Applausi). Ma per ora abbiamo ancora meno apparecchi dei tedeschi. I nostri carri armati, per le loro qualità, superano i carri armati tedeschi e i nostri valorosi carristi ed artiglieri hanno più volte messo in fuga le vantate truppe tedesche con i loro numerosi carri armati. (Applausi). Ma tuttavia abbiamo un numero di carri armati di alcune volte inferiore a quello dei tedeschi. Questo è il segreto dei successi temporanei dell’esercito tedesco. Non si può dire che la nostra industria dei carri armati lavori male e fornisca al nostro fronte pochi carri armati. No, essa lavora molto bene e produce non pochi ottimi carri armati. Ma i tedeschi ne producono in quantità molto superiore, perché ora hanno a loro disposizione non solo la propria industria di carri armati, ma anche l’industria della Cecoslovacchia, del Belgio, dell’Olanda, della Francia. Se non fosse così l’Esercito rosso avrebbe da molto tempo sconfitto l’esercito tedesco, che non va al combattimento senza carri armati e che non resiste al colpo delle nostre unità se non dispone di un numero superiore di carri armati. (App1ausi).

Esiste un solo mezzo indispensabile per ridurre al nulla la superiorità dei tedeschi in carri armati e migliorare, così, radicalmente, la situazione del nostro esercito. Questo mezzo consiste non solo nell’aumentare di più volte la produzione di carri armati nel nostro paese, ma anche nell’aumentare rapidamente la produzione di aeroplani anticarro, di fucili e cannoni anticarro, di bombe e di mortai anticarro, nel costruire un numero sempre maggiore di fosse anticarro e di ogni genere di ostacoli anticarro.

Questo è il compito odierno.

Noi possiamo assolvere questo compito e lo dobbiamo assolvere ad ogni costo!

CHI SONO I «NAZIONAL-SOCIALISTI»?

I conquistatori tedeschi, ossia gli hitleriani, noi li chiamiamo di solito fascisti. Risulta che gli hitleriani ritengono ciò inesatto e continuano tenacemente a chiamarsi «nazional-socialisti». Quindi i tedeschi vogliono farci credere che il partito degli hitleriani, partito dei conquistatori tedeschi, che saccheggia l’Europa e che ha organizzato la delittuosa aggressione contro il nostro Stato socialista, è un partito socialista. È possibile ciò? Cosa vi può essere di comune fra il socialismo e i conquistatori hitleriani imbestialiti, che saccheggiano e opprimono i popoli d’Europa?

Si può considerare gli hitleriani nazionalisti? No, non si può. In realtà gli hitleriani non sono ora nazionalisti, ma imperialisti. Fino a quando gli hitleriani si occupavano di riunire le terre tedesche e di reintegrare la regione del Reno, l’Austria, ecc. si poteva considerarli, con un certo fondamento, nazionalisti. Ma dopo che hanno conquistato i territori altrui e asservito le nazioni europee — i cechi, gli slovacchi, i polacchi, i norvegesi, i danesi, gli olandesi, i belgi, i francesi, i serbi, i greci, gli ucraini, i bielorussi, i popoli baltici, ecc. ed hanno cominciato a tendere al dominio mondiale, il partito hitleriano ha cessato di essere nazionalista, poiché da quel momento è diventato un partito imperialista, un partito conquistatore, oppressore.

Il partito degli hitleriani è un partito di imperialisti ed, anzi, degli imperialisti più rapaci e briganteschi di tutti gli imperialisti del mondo.

Si può considerare gli hitleriani socialisti? No, non si può. In realtà gli hitleriani sono dei nemici giurati del socialismo, ultrareazionari e cento-neri, che hanno privato la classe operaia e i popoli dell’Europa delle elementari libertà democratiche. Per coprire la loro essenza ultrareazionaria, gli hitleriani ingiuriano il regime interno anglo-americano, definendolo regime plutocratico. Ma in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America esistono delle elementari libertà democratiche, esistono dei sindacati di operai e di impiegati, esistono dei partiti operai, esiste il parlamento, mentre in Germania, sotto il regime hitleriano, tutti questi istituti sono stati distrutti. Basta confrontare queste due serie di fatti per comprendere la sostanza reazionaria del regime hitleriano e tutta la falsità delle chiacchiere dei fascisti tedeschi sul regime plutocratico anglo-americano. In sostanza il regime hitleriano è una copia del regime reazionario che esisteva in Russia sotto lo zarismo. È noto che gli hitleriani calpestano tanto volentieri i diritti degli operai, i diritti degli intellettuali e i diritti dei popoli, quanto li calpestava il regime zarista, e che essi organizzano tanto volentieri i pogrom medioevali contro gli ebrei quanto li organizzava il regime zarista.

Il partito hitleriano è un partito di nemici delle libertà democratiche, un partito della reazione medioevale e dei pogrom ultrareazionari.

E se questi imperialisti sfrenati e reazionari acerrimi continuano tuttora a coprirsi della veste di «nazionalisti» e di «socialisti», lo fanno per ingannare il popolo, per abbindolare la gente semplice, per coprire con la bandiera del «nazionalismo» e del «socialismo», la loro brigantesca essenza imperialistica.

Corvi che si rivestono di penne di pavone… Ma per quanto i corvi si rivestano di penne di pavone non cessano di essere corvi.

«Bisogna cercare di ottenere con tutti i mezzi, — dice Hitler, — che il mondo sia conquistato dai tedeschi. Se vogliamo creare il nostro grande impero tedesco dobbiamo soprattutto cacciare e sterminare i popoli slavi: i russi, i polacchi, i cechi, gli slovacchi, i bulgari, gli ucraini, i bielorussi. Non c’è nessun motivo per non farlo».

«L’uomo, — dice Hitler, — è peccatore fin dalla nascita, lo si può dirigere solo mediante la forza. Nel modo di trattarlo è permesso qualsiasi mezzo. Se la politica lo esige, bisogna mentire, tradire e persino uccidere».

«Uccidete, — dice Goering, — uccidete tutti coloro che sono contro di noi. Uccidete, uccidete! La colpa non sarà vostra, l’assumo io, e perciò uccidete».

«Io redimo l’uomo, — dice Hitler, — dall’umiliante chimera che si chiama coscienza. La coscienza, come l’istruzione, deforma l’uomo. Io ho il vantaggio di non essere trattenuto da nessuna considerazione di ordine teorico o morale».

In un ordine emanato dal comando tedesco il 25 settembre al 489° reggimento di fanteria, ordine trovato indosso ad un sottufficiale tedesco ucciso, si legge:

«Ordino di aprire il fuoco contro ogni russo, appena apparirà alla distanza di 600 metri. Il russo deve sapere di avere davanti a sé un nemico risoluto, dal quale non può attendersi nessuna misericordia».

In un appello del comando tedesco ai soldati, trovato indosso al tenente Gustav Ziegel, di Francoforte sul Meno, rimasto ucciso, è detto:

«Tu non hai cuore e nervi. Nella guerra essi non ti occorrono. Distruggi in te la pietà e la misericordia. Uccidi ogni russo, ogni sovietico. Non arrestarti se davanti a te vi è un vecchio o una donna, una fanciulla o un ragazzo. Uccidi! Così tu ti salverai dalla morte, assicurerai l’avvenire della tua famiglia e ti coprirai di gloria eterna».

Eccovi il programma e le direttive dei caporioni del partito hitleriano e del comando hitleriano, programma e direttive di uomini che hanno perso l’aspetto umano e sono caduti al livello delle belve feroci.

E questa gente priva di coscienza e di onore, gente con una morale animalesca, ha la sfacciataggine di fare appello all’annientamento della grande nazione russa, la nazione di Plekhanov e di Lenin, di Belinski e di Cerniscevski, di Pusckin e di Tolstoi, di Glinka e di Ciaikovski, di Gorki e Cekhov, Siecenov e Pavlov, Repin e Surikov, Suvorov e Kutusov!

Gli invasori tedeschi vogliono una guerra di sterminio contro i popoli dell’Unione Sovietica. Ebbene, se i tedeschi vogliono una guerra di sterminio, l’avranno. (Applausi fragorosi e prolungati).

D’ora innanzi il nostro compito, il compito dei popoli dell’Unione Sovietica, il compito dei combattenti, comandanti e dirigenti politici del nostro esercito e della nostra marina consisterà nello sterminare fino all’ultimo tutti i tedeschi penetrati sul territorio della nostra Patria come invasori. (Fragorosi applausi. Grida: «È giusto! Urrà!»).

Nessuna grazia agli invasori tedeschi!

Morte agli invasori tedeschi! (Applausi fragorosi).

LA DISFATTA DEGLI IMPERIALISTI TEDESCHI E DELLE LORO ARMATE È INEVITABILE

Già il solo fatto che i conquistatori tedeschi, nella loro degradazione morale, hanno perduto l’aspetto umano e sono già da molto tempo caduti al livello di belve feroci, questa sola circostanza dice che essi si sono condannati a una morte inevitabile.

Ma la morte inevitabile degli invasori hitleriani e delle loro armate è determinata non solo dai fattori morali.

Esistono ancora tre fattori fondamentali la cui forza aumenta di giorno in giorno e che devono portare, in un non lontano avvenire, all’inevitabile disfatta del brigantesco imperialismo hitleriano. (Applausi).

È, in primo luogo, la fragilità delle retrovie europee della Germania imperialistica, la fragilità del «nuovo ordine» in Europa. I conquistatori tedeschi hanno asservito i popoli del continente europeo, dalla Francia alle regioni baltiche sovietiche, dalla Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda e Bielorussia sovietica ai Balcani e all’Ucraina sovietica; li hanno privati delle elementari libertà democratiche, li hanno privati del diritto di disporre delle proprie sorti, hanno tolto loro il pane, la carne, le materie prime e li hanno trasformati in loro schiavi. Hanno crocifisso i polacchi, i cechi, i serbi ed hanno deciso che, avendo ottenuto il dominio in Europa, essi possono ora edificare su questa base il dominio mondiale della Germania. Questo è da essi chiamato «nuovo ordine in Europa». Ma che cosa è questa «base», che cosa è questo «nuovo ordine» ? Solo gli sciocchi hitleriani, innamorati di sé stessi, non vedono che il «nuovo ordine» in Europa e la famigerata «base» di questo ordine costituiscono un vulcano, pronto a fare eruzione da un momento all’altro e a seppellire il castello di carta imperialistico tedesco. Si richiamano a Napoleone affermando che Hitler agisce come Napoleone e che egli assomiglia in tutto a Napoleone. Ma, anzitutto, non si dovrebbe dimenticare in questo caso la sorte di Napoleone e, in secondo luogo, Hitler assomiglia a Napoleone come un gattuccio assomiglia a un leone (ilarità, applausi fragorosi), perché Napoleone lottava contro le forze della reazione appoggiandosi sulle forze progressive; mentre Hitler, al contrario, si appoggia sulle forze reazionarie e lotta contro le forze progressive. Soltanto gli sciocchi hitleriani di Berlino non riescono a comprendere che i popoli asserviti d’Europa lotteranno e insorgeranno contro la tirannide hitleriana. Chi può dubitare che l’Unione Sovietica, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America, presteranno un completo appoggio ai popoli dell’Europa, nella loro lotta di liberazione contro la tirannide hitleriana? (Applausi).

È, in secondo luogo, la fragilità delle retrovie tedesche dei conquistatori hitleriani. Fino a quando gli hitleriani si occupavano di ricomporre la Germania, smembrata in virtù del trattato di Versailles, essi potevano avere l’appoggio del popolo tedesco animato dall’ideale della ricostituzione della Germania. Ma dopo che questo compito fu risolto e gli hitleriani si misero sulla via dell’imperialismo, sulla via della conquista delle terre altrui e dell’assoggettamento di altri popoli, facendo dei popoli d’Europa e dei popoli dell’Unione Sovietica dei nemici giurati della Germania attuale, nel popolo tedesco è avvenuto un profondo cambiamento contro la continuazione della guerra, per la fine della guerra. Più di due anni di guerra sanguinosa la cui fine non si vede ancora, milioni di vittime umane, la fame, l’immiserimento, le epidemie, l’atmosfera ostile che circonda i tedeschi, la stolta politica di Hitler che ha fatto dei popoli dell’Unione Sovietica dei nemici giurati della Germania attuale, — tutto questo non poteva non volgere il popolo tedesco contro la guerra inutile e rovinosa. Soltanto gli sciocchi hitleriani non riescono a comprendere che non solo le retrovie europee, ma anche le retrovie tedesche delle truppe tedesche, costituiscono un vulcano, pronto ad entrare in eruzione ed a seppellire gli avventurieri hitleriani.

È, infine, la coalizione dell’Unione Sovietica, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America contro gli imperialisti fascisti tedeschi. È un fatto che la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si sono uniti in un unico campo che si è dato il compito di sconfiggere gli imperialisti hitleriani e le loro armate conquistatrici. La guerra odierna è una guerra di motori. La guerra sarà vinta da chi avrà una superiorità schiacciante nella produzione di motori. Se si unisce la produzione di motori degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica, si avrà una superiorità in motori almeno tripla rispetto alla Germania. Questa è una delle basi della fine inevitabile del brigantesco imperialismo hitleriano.

La recente conferenza delle tre potenze a Mosca, con la partecipazione del signor Baeverbrook, rappresentante della Gran Bretagna, e del signor Harriman, rappresentante degli Stati Uniti, ha deliberato di aiutare sistematicamente il nostro paese con carri armati ed aeroplani. Come è noto, abbiamo già cominciato a ricevere, in base a questa decisione, carri armati ed aeroplani. Ancor prima, la Gran Bretagna aveva provveduto a fornire al nostro paese materiali deficitari, come l’alluminio, il pombo, lo stagno, il nichel, il caucciù. Se a ciò si aggiunge che in questi giorni gli Stati Uniti d’America hanno deciso di accordare all’Unione Sovietica un prestito di un miliardo di dollari, si può dire con sicurezza che la coalizione degli Stati Uniti d’America, della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica è una realtà (applausi fragorosi), che si sviluppa e si svilupperà, per il bene della nostra comune causa liberatrice.

Tali sono i fattori che determinano la fine inevitabile dell’imperialismo fascista tedesco.

I NOSTRI COMPITI

Lenin distingueva due generi di guerre: guerre di conquista, e quindi ingiuste, e guerre di liberazione, giuste.

I tedeschi conducono ora una guerra di conquista, ingiusta, che mira all’accaparramento di territori altrui e al soggiogamento di altri popoli. Perciò tutti gli uomini onesti debbono insorgere contro gli invasori tedeschi come contro a nemici.

L’Unione Sovietica ed i suoi alleati, a differenza della Germania hitleriana, conducono una guerra di liberazione, giusta, che mira a liberare i popoli dell’Europa e dell’Unione Sovietica oppressi dalla tirannide hitleriana. Perciò tutti gli uomini onesti debbono appoggiare gli eserciti dell’Unione Sovietica, della Gran Bretagna e degli altri alleati, quali eserciti liberatori.

Noi non abbiamo e non possiamo avere nella guerra degli scopi quali la conquista di territori altrui, il soggiogamento di altri popoli, sia di popoli e territori dell’Europa, sia di popoli e di territori dell’Asia, compreso l’Iran. Il nostro primo obiettivo consiste nel liberare i nostri territori e i nostri popoli dal giogo dei fascisti tedeschi.

Noi non abbiamo e non possiamo avere nella guerra degli scopi quali l’imposizione della nostra volontà e del nostro regime ai popoli slavi ed agli altri popoli asserviti dell’Europa, che attendono da noi un aiuto. Il nostro scopo è di aiutare questi popoli nella loro lotta liberatrice contro la tirannide hitleriana e poi lasciare ad essi di sistemarsi in piena libertà sulla loro terra come lo desiderano. Nessuna ingerenza negli affari interni degli altri popoli!

Ma per raggiungere questi scopi bisogna spezzare la potenza militare degli invasori tedeschi, bisogna sterminare fino all’ultimo tutti gli invasori tedeschi, penetrati nella nostra Patria per asservirla. (Applausi fragorosi e prolungati).

Ma per questo occorre che il nostro esercito e la nostra flotta siano attivamente ed efficacemente appoggiati da parte di tutto il nostro paese, che i nostri operai e impiegati, uomini e donne lavorino nelle officine senza riposo e forniscano al fronte un numero sempre maggiore di carri armati, di fucili e cannoni anticarro, di aeroplani, di cannoni, di mortai, di mitragliatrici, di fucili, di munizioni, che i nostri colcosiani, uomini e donne, lavorino sui loro campi senza riposo e forniscano al fronte e al paese una quantità sempre maggiore di grano, di carne, di materie prime per l’industria, che tutto il nostro paese e tutti i popoli dell’Unione Sovietica si organizzino in un unico campo di combattimento per condurre assieme al nostro esercito e alla nostra marina la grande guerra di liberazione, per l’onore e la libertà della nostra Patria, per la disfatta delle armate tedesche. (Applausi fragorosi).

Questo è il compito attuale.

Noi possiamo e dobbiamo assolvere questo compito.

Soltanto dopo aver assolto questo compito e disfatto gli invasori tedeschi, potremo ottenere una pace duratura e giusta.

Per la completa disfatta dei conquistatori tedeschi! (Applausi fragorosi).

Per la liberazione di tutti i popoli oppressi che gemono sotto il giogo della tirannide hitleriana! (App1ausi fragorosi). Evviva l’indissolubile amicizia dei popoli dell’Unione Sovietica! (Applausi fragorosi).

Evviva il nostro Esercito rosso e la nostra Marina rossa (Applausi fragorosi). Evviva la nostra gloriosa Patria! (Applausi fragorosi).

La nostra causa è giusta, la vittoria sarà nostra! (Applausi fragorosi. Tutti i presenti si levano in piedi. Si grida: — «Al grande Stalin, urrà!», «Evviva il compagno Stalin!» — Lunga entusiastica ovazione. L’assemblea intona l’«Internazionale»).

III – IL NEMICO ALLE PORTE DI LENINGRADO E DI MOSCA.

COMPAGNI, TUTTO IL MONDO VI GUARDA!

Discorso pronunciato alla rivista militare il 7 novembre 1941 sulla Piazza Rossa, a Mosca.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, operai e operaie, colcosiani e colcosiane, lavoratori intellettuali, fratelli e sorelle nelle retrovie del nostro nemico, temporaneamente caduti sotto il giogo dei briganti tedeschi, nostri valorosi partigiani e partigiane che distruggete le retrovie degli invasori tedeschi!

A nome del Governo sovietico e del nostro partito bolscevico vi saluto e mi felicito con voi per il ventiquattresimo anniversario della Grande Rivoluzione socialista d’Ottobre.

Compagni, oggi dobbiamo celebrare il ventiquattresimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre in condizioni difficili. La perfida aggressione dei briganti tedeschi e la guerra impostaci hanno creato una minaccia per il nostro paese. Abbiamo temporaneamente perduto una serie di regioni; il nemico si trova alle porte di Leningrado e di Mosca. Il nemico calcolava che sin dal primo urto il nostro esercito sarebbe stato disperso e il nostro paese sarebbe stato messo in ginocchio. Ma il nemico ha grossolanamente sbagliato i suoi calcoli. Malgrado gli insuccessi temporanei, il nostro esercito e la nostra marina respingono eroicamente gli attacchi del nemico su tutto il fronte e gli infliggono gravi perdite; e il nostro paese, tutto il nostro paese, si è organizzato in un unico campo di combattimento, per sconfiggere, assieme al nostro esercito ed alla nostra marina, gli invasori tedeschi.

Vi furono giorni in cui il nostro paese si trovò in una situazione ancor più grave. Ricordate il 1918, anno in cui celebrammo il primo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. I tre quarti del nostro paese si trovavano allora nelle mani degli invasori stranieri. L’Ucraina, il Caucaso, l’Asia Centrale, gli Urali, la Siberia, l’Estremo Oriente furono temporaneamente persi. Non avevamo alleati, non avevamo l’Esercito rosso, — se ne iniziava appena la formazione, — mancava il grano, mancavano gli armamenti, mancavano i corredi. 14 Stati assalirono allora il nostro paese. Ma non ci scoraggiammo, non ci perdemmo d’animo. Nel fuoco della guerra formammo allora l’Esercito rosso e trasformammo il nostro paese in un campo trincerato. Lo spirito del grande Lenin ci animava allora alla guerra contro gli invasori. Ebbene? Infliggemmo una disfatta agli invasori, ci facemmo restituire tutti i territori perduti e riportammo la vittoria.

La situazione attuale del nostro paese è incomparabilmente migliore di 23 anni fa. Il nostro paese ora è molto più ricco di industrie, di derrate alimentari e di materie prime di 23 anni fa. Abbiamo ora degli alleati che formano, insieme a noi, un fronte unico contro i conquistatori tedeschi. Abbiamo ora la simpatia e l’appoggio di tutti i popoli d’Europa caduti sotto il giogo della tirannide hitleriana. Ora disponiamo di un magnifico esercito e di una magnifica marina che difendono col loro petto la libertà e l’indipendenza della nostra Patria. Ora non abbiamo una mancanza seria né di prodotti alimentari, né di armamenti, né di corredi. Tutto il nostro paese, tutti i popoli del nostro paese appoggiano il nostro esercito, la nostra flotta e li aiutano a sconfiggere le orde conquistatrici dei fascisti tedeschi. Le nostre riserve umane sono inesauribili. Lo spirito del grande Lenin e la sua vittoriosa bandiera ci animano oggi, come 23 anni fa, alla guerra per la difesa della Patria.

Si può forse dubitare che possiamo e dobbiamo vincere gli invasori tedeschi?

Il nemico non è così forte come lo dipingono alcuni intellettualucci spaventati. Il diavolo non è così terribile come lo si dipinge. Chi può negare che il nostro Esercito rosso ha più volte messo in fuga disordinata le vantate truppe tedesche in preda al panico? Se si giudica non dalle fanfaronate dei propagandisti tedeschi, ma dalla vera situazione della Germania, sarà facile comprendere che gli invasori fascisti tedeschi sono davanti ad una catastrofe. In Germania oggi regnano la fame e la miseria. In quattro mesi di guerra la Germania ha perduto 4 milioni e mezzo di soldati. La Germania si dissangua, le sue riserve umane si esauriscono. Lo spirito di indignazione invade non solo i popoli d’Europa, caduti sotto il giogo degli invasori tedeschi, ma lo stesso popolo tedesco che non vede la fine della guerra. Gli invasori tedeschi tendono le ultime forze. Non vi è dubbio che la Germania non può sostenere a lungo una tale tensione. Ancora alcuni mesi, ancora mezz’anno, forse un annetto e la Germania hitleriana dovrà crollare sotto il peso dei suoi misfatti.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane! Tutto il mondo vi guarda come ad una forza capace di annientare le orde brigantesche degli invasori tedeschi. I popoli asserviti d’Europa, caduti sotto il giogo degli invasori tedeschi, vi guardano come loro liberatori. Una grande missione liberatrice spetta a voi. Siate, dunque, degni di questa missione! La guerra che voi conducete è una guerra di liberazione, una guerra giusta. Che le figure ardimentose dei nostri grandi antenati — Alessandro Nevski, Demetrio Donskoi, Cosimo Minin, Demetrio Pogiarski, Alessandro Suvorov, Michele Kutusov vi ispirino in questa guerra!

Che la vittoriosa bandiera del grande Lenin sia il segno che vi guidi!

Per la completa disfatta dei conquistatori tedeschi!

Morte agli invasori tedeschi!

Evviva la nostra gloriosa Patria, la sua libertà, la sua indipendenza!

Sotto la bandiera di Lenin, avanti, alla vittoria!

IV – LA FORZA DELL’ESERCITO ROSSO

Ordine del giorno n.55 del Commissario del popolo della Difesa dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 23 febbraio 1942.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

I popoli del nostro paese festeggiano il 24° anniversario dell’Esercito rosso nell’ora grave della guerra patriottica contro la Germania fascista, che attenta vilmente e con insolenza alla vita e alla libertà della nostra Patria. I combattenti dell’Esercito rosso e della Marina rossa combattono accanitamente su un immenso fronte, che va dall’Oceano Glaciale Artico al Mar Nero, per scacciare dal nostro paese gli invasori fascisti tedeschi e difendere l’onore e l’indipendenza della nostra Patria.

Non è la prima volta che all’Esercito rosso è toccato difendere la nostra Patria dall’aggressione del nemico. L’Esercito rosso fu creato 24 anni fa per la lotta contro le truppe d’intervento degli invasori stranieri, che cercavano di smembrare il nostro paese e distruggere la sua indipendenza. Le giovani formazioni dell’Esercito rosso, entrate per la prima volta in guerra, sconfissero completamente gli invasori tedeschi presso Pskov e Narva, il 23 febbraio 1918. Appunto per questo il 23 febbraio 1918 fu proclamato giorno di nascita dell’Esercito rosso. Da allora l’Esercito rosso si è sviluppato e si è rafforzato nella lotta contro gli invasori stranieri. Esso difese la nostra Patria nei combattimenti contro gli invasori tedeschi nel 1918, scacciandoli dall’Ucraina e dalla Bielorussia. Esso difese la nostra Patria nei combattimenti contro le truppe straniere dell’Intesa nel 1919-1921, scacciandole dal territorio del nostro paese.

La disfatta degli invasori stranieri durante la guerra civile assicurò ai popoli dell’Unione Sovietica una pace durevole e la possibilità dell’edificazione pacifica. In questi due decenni di edificazione pacifica sono sorte nel nostro paese l’industria socialista e l’economia agricola colcosiana, sono fiorite la scienza e la cultura, si è consolidata l’amicizia dei popoli del nostro paese. Ma il popolo sovietico non ha mai dimenticato la possibilità di una nuova aggressione nemica contro la nostra Patria. Perciò, parallelamente allo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, della scienza e della cultura, si è sviluppata anche la potenza militare dell’Unione Sovietica. Questa potenza l’hanno già provata a proprie spese alcuni amatori di terre altrui. La prova ora il vantato esercito fascista tedesco.

Otto mesi or sono la Germania fascista ha aggredito a tradimento il nostro paese, violando in modo brutale e vile il patto di non aggressione. Il nemico calcolava fin dal primo urto l’Esercito rosso sarebbe stato sconfitto e avrebbe perso la capacità di opporre resistenza. Ma il nemico si è sbagliato di grosso. Esso non ha tenuto conto della forza dell’Esercito rosso, non ha tenuto conto della solidità delle retrovie sovietiche, non ha tenuto conto della volontà di vittoria del nostro paese, non ha tenuto conto della debolezza delle retrovie europee della Germania fascista e infine non ha tenuto conto della debolezza interna della Germania fascista e del suo esercito.

Nei primi mesi di guerra, dato che l’aggressione fascista tedesca fu fatta di sorpresa e all’improvviso, l’Esercito rosso fu costretto a ritirarsi, a lasciare una parte del territorio sovietico. Ma ritirandosi esso estenuava le forze del nemico, gli infliggeva duri colpi. Né i soldati dell’Esercito rosso né i popoli del nostro paese dubitarono che questa ritirata sarebbe stata temporanea, che il nemico sarebbe stato fermato e poi disfatto.

Nel corso della guerra l’Esercito rosso ha acquistato nuove forze vitali, ha completato i suoi effettivi e i suoi mezzi tecnici, ha ricevuto nuove divisioni di riserva. Ed è giunto il momento in cui esso è potuto passare all’offensiva nei principali settori dell’immenso fronte. In un breve periodo, l’Esercito rosso ha inflitto alle truppe fasciste tedesce un colpo dopo l’altro, presso Rostov, sul Don, e a Tikhvin, in Crimea, e presso Mosca. Nei combattimenti accaniti presso Mosca l’Esercito rosso ha sconfitto le truppe fasciste tedesce, che minacciavano di accerchiarela capitale sovietica. L’Esercito rosso ha respinto il nemico da Mosca e continua a spingerlo verso Occidente. Sono state completamente liberate dagli invasori tedeschi la regione di Mosca e la regione di Tula e decine di città e centinaia di villaggi di altre regioni, temporaneamente invase dal nemico.

Ora i Tedeschi non dispongono più del vantaggio militare che possedevano nei primi mesi della guerra in seguito all’aggressione a tradimento e di sorpresa. L’elemento sorpresa ed il carattere improvviso dell’aggressione, quali riserve delle truppe fasciste e tedesce, si sono completamente esauriti. Con ciò è stata eliminata l’ineguaglianza nelle condizioni della guerra, creata dalla sorpresa dell’aggressione fascista tedesca. Ora le sorti della guerra sranno decise non da un elemento accessorio quale la sorpresa, ma da fattori permanenti: la solidità delle retrovie, il morale dell’esercito, il numero e la qualità delle divisioni, l’armamento dell’esercito, la capacità di organizzazione dei comandanti dell’esercito. A questo proposito occorre rilevare la seguente circostanza: è bastato che dall’arsenale dei Tedeschi scomparisse il fattore sorpresa perchè l’esercito fascista tedesco si trovasse di fronte alla catastrofe.

I fascisti tedeschi considerano il loro esercito invincibile ed affermano che nella guerra uno contro uno esso sconfiggerà indubbiamente l’Esercito rosso. attualmente l’Esercito rosso e l’esercito fascista conducono la guerra uno contro uno. Di più l’esercito fascista tedesco ha un appoggio diretto sul fronte da parte delle truppe dell’Italia, della Romania e della Finlandia. L’Esercito rosso non dispone, per ora, di un simile appoggio. Ebbene: il vantato esercito tedesco subisce delle sconfitte, mentre l’Esercito rosso registra dei seri successi. Sotto i colpi vigorosi dell’Esercito rosso, le truppe tedesche, in ritirata verso Occidente, riportano enormi perdite in uomini e in mezzi tecnici. Esse si aggrappano ad ogni posizione, cercando di allontanare il giorno della loro disfatta. Ma gli sforzi del nemico sono vani. L’iniziativa si trova ora nelle nostre mani, e i sussulti della macchina arruginita e sconquassata di Hitler non possono contenere la pressione dell’Esercito rosso. Non è lontano il giorno in cui l’Esercito rosso, con un colpo vigoroso, respingerà i nemici imbestialiti da Leningrado, libererà le città e i villaggi della Bielorussia e dell’Ucraina, della Lituania e della Lettonia, dell’Estonia e della Carelia, libererà la Crimea sovietica, e su tutta la terra sovietica sventoleranno nuovamente le vittoriose bandiere rosse.

Sarebbe, però, una imperdonabile miopia appagarsi dei successi ottenuti e pensare di averla già finita con le truppe tedesche. Sarebbe una vuota millanteria, una presunzione indegna degli uomini sovietici. Non bisogna dimenticare che ci stanno davanti ancora molte difficoltà. Il nemico subisce delle sconfitte, ma non è stato completamente disfatto e tanto meno ha ricevuto il colpo mortale. Il nemico è ancora forte. Esso tenderà le ultime forze per ottenere il successo. E quanto più subirà delle sconfitte, tanto più sarà feroce. Perciò occorre che nel nostro paese non si attenui neanche un istante la preparazione delle riserve per l’aiuto al fronte. Occorre che nuove e nuove unità militari vadano al fronte per foggiare la vittoria sul nemico imbestialito. Occorre che la nostra industria, e particolarmente l’industria bellica, lavorino con una energia raddoppiata. Occorre che il fronte riceva ogni giorno, in quantità sempre crescente, carri armati, aeroplani, cannoni, mortai, mitragliatrici, fucili, fucili automatici, munizioni.

In ciò risiede una delle fonti principali della forza e della potenza dell’Esercito rosso.

Ma la forza dell’Esercito rosso non risiede soltanto in questo.

La forza dell’Esercito rosso risiede innanzi tutto nel fatto che esso non conduce una guerra di conquista, una guerra imperialistica, ma una guerra patriottica, di liberazione, giusta. Il compito dell’Esercito rosso è di liberare il nostro territorio sovietico dagli invasori tedeschi, di liberare dal giogo degli invasori tedeschi i cittadini dei nostri villaggi e delle nostre città, che prima della guerra erano liberi e vivevano umanamente, mentre ora sono oppressi e soffrono a causa dei saccheggi, della rovina e della fame; liberare, infine, le nostre donne dall’onta e dagli oltraggi, che fanno subire loro i mostri fascisti tedeschi. Che cosa vi può essere di più nobile e di più elevato di tale compito? Nessun soldato tedesco può dire di condurre una guerra giusta, perchè il soldato tedesco non può non vedere che lo costringono a combattere per il saccheggio e l’oppressione degli altri popoli. Il soldato tedesco non ha uno scopo elevato e nobile nella guerra, uno scopo che lo potrebbe animare e del quale potrebbe essere fiero. Invece ogni combattente dell’Esercito rosso può dire con fierezza che egli conduce una guerra giusta, di liberazione, per la libertà e l’indipendenza della sua Patria. L’esercito rosso ha nella guerra uno scopo nobile ed elevato che lo anima a gesta eroiche. E ciò appunto spiega perchè la guerra patriottica genera da noi migliaia di eroi e di eroine, pronti a morire per la libertà della loro Patria.

In ciò risiede la forza dell’Esercito rosso.

Anche in ciò risiede la debolezza dell’esercito fascista tedesco.

A volte nella stampa straniera si diffonde la chiacchera che l’Esercito rosso ha per scopo di sterminare il popolo tedesco e distruggere lo Stato tedesco. Questa è, certamente, una sciocca menzogna e una calunnia non intelligente contro l’Esercito rosso. L’Esercito rosso non ha e non può avere tali stupidi scopi. Lo scopo dell’Esercito è di scacciare gli invasori tedeschi dal nostro paese e liberare la terra sovietica dagli invasori fascisti tedeschi. È molto probabile che la guerra per la liberazione della terra sovietica porti alla cacciata e alla distruzione della cricca di Hitler. Noi saluteremmo una tale soluzione. Ma sarebbe ridicolo identificare la cricca di Hitler col popolo tedesco, con lo Stato tedesco. L’esperienza della storia insegna che gli Hitler vengono e se ne vanno, mentre il popolo tedesco, lo Stato tedesco rimangono.

La forza dell’Esercito risiede, infine, nel fatto che esso non ha e non può avere un odio di razza verso gli altri popoli e quindi anche verso il popolo tedesco, che esso è educato nello spirito dell’eguaglianza di tutti i popoli e di tutte le razze, nello spirito del rispetto dei diritti degli altri popoli. La teoria razziale dei Tedeschi e la pratica dell’odio di razza hanno fatto si che tutti i popoli i quali amano la libertà sono diventati nemici della Germania fascista. La teoria dell’eguaglianza delle razze e la pratica del rispetto dei diritti degli altri popoli nell’U.R.S.S. hanno fatto si che tutti i popoli i quali amano la libertà sono diventati amici dell’Unione Sovietica.

In ciò risiede la forza dell’Esercito rosso.

Anche in ciò risiede la debolezza dell’esercito fascista tedesco.

Qualche volta nella stampa estera si diffonde la chiacchiera che i cittadini sovietici odiano i Tedeschi in quanto tedeschi, che l’Esercito rosso uccide i soldati tedeschi in quanto tedeschi, per odio verso tutto ciò che è tedesco, e che perciò l’Esercito rosso non fa prigionieri i soldati tedeschi. Questa è, certamente, anch’essa una sciocca menzogna e una calunnia non intelligente contro l’Esercito rosso. L’Esercito rosso è libero dal sentimento dell’odio di razza. Esso è libero da un sentimento così avvilente, perché è educato nello spirito dell’eguaglianza delle razze e nel rispetto dei diritti degli altri popoli. Non bisogna inoltre dimenticare che nel nostro paese la manifestazione dell’odio di razza è punita dalla legge.

Certo, l’Esercito rosso è costretto ad annientare gli invasori fascisti tedeschi, dato che essi vogliono soggiogare la nostra Patria, o quando, accerchiati dalle nostre truppe, si rifiutano di deporre le armi e di darsi prigionieri. L’Esercito rosso li annienta non in considerazione della loro origine tedesca, ma perché essi vogliono asservire la nostra Patria. L’Esercito rosso, come l’Esercito di qualsiasi altro popolo, ha il diritto e il dovere di distruggere i soggiogatori della sua Patria, indipendentemente dalla loro origine nazionale. Poco tempo fa, nella città di Kalinin, di Klin, di Sukhinici, di Andreapol, di Toropez, le nostre truppe accerchiarono le guarnigioni tedesche che vi si trovavano e le invitarono a darsi prigioniere, promettendo, in tal caso, di conservar loro la vita. Le guarnigioni tedesche si rifutarono di deporre le armi e di darsi prigioniere. È comprensibile che si è dovuto scacciarle con la forza e che molti tedeschi sono stati uccisi. La guerra è la guerra. L’Esercito rosso fa prigionieri i soldati e gli ufficiali tedeschi, se si arrendono, e conserva loro la vita. L’Esercito rosso annienta i soldati e gli ufficiali tedeschi, se si rifiutano di deporre le armi e cercano, con le armi alla mano, di soggiogare la nostra Patria. Ricordate le parole del grande scrittore russo Massimo Gorki: «Se il nemico non si arrende, lo si annienta.»

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

Mi felicito con voi per il 24° anniversario dell’Esercito rosso. Vi auguro la completa vittoria sugli invasori fascisti tedeschi.

Evviva l’Esercito rosso e la Marina da guerra!

Evviva i partigiani e le partigiane!

Evviva la nostra Patria, la sua libertà e la sua indipendenza!

Evviva il grande Partito Bolscevico che ci conduce alla vittoria!

Evviva la bandiera invincibile del grande Lenin!

Avanti, sotto la bandiera di Lenin, alla disfatta degli invasori fascisti tedeschi!

V – L’ESPERIENZA DELLA GUERRA

Ordine del giorno n.130 del Commissario del popolo della Difesa dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 1 maggio 1942

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane, operai ed operaie, contadini e contadine, lavoratori intellettuali, fratelli e sorelle di là dal fronte, nelle retrovie delle truppe fasciste tedesche, caduti temporaneamente sotto il giogo degli oppressori tedeschi!

A nome del Governo sovietico e del nostro Partito Bolscevico vi saluto e mi felicito con voi nella giornata del Primo Maggio!

Compagni! I popoli del nostro paese giungono quest’anno alla giornata internazionale del Primo Maggio mentre si svolge la guerra patriottica contro gli invasori fascisti tedeschi. La guerra ha messo la sua impronta su tutti gli aspetti della nostra vita. Essa ha data la sua impronta anche all’attuale giornata, alla festa del Primo Maggio. I lavoratori del nostro paese, tenendo conto della situzione di guerra, hanno rinunciato al riposo festivo per consacrare la gironata d’oggi ad un intenso lavoro per la difesa della nostra Patria. Vivendo la stessa vita dei combattenti del nostro fronte, essi hanno fatto della festa del Primo Maggio una giornata di lavoro e di lotta per dare al fronte il massimo aiuto, per dargli più fucili, mitragliatrici, cannoni, mortai, carri armati, aeroplani, munizioni, grano, carne, pesce, legumi.

Ciò significa che da noi il fronte e le retrovie costituiscono un campo di combattimento unico ed indivisibile, pronto a trionfare di tutte le difficoltà nella via che conduce alla vittoria contro il nemico.

Compagni! Più di due anni sono passati dal giorno in cui gli invasori fascisti hanno gettato l’Europa nel baratro della guerra, hanno assoggettato i paesi amanti della libertà nel continente europeo – Francia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia, Grecia – e spremono loro il sangue per arricchire i banchieri tedeschi. Più di dieci mesi sono passati dal giorno in cui gli invasori fascisti tedeschi hanno aggredito vilmente ed a tradimento il nostro paese: essi saccheggiano e devastano i nostri villaggi e le nostre città, violentano e assassinano la popolazione pacifica dell’Estonia, della Lettonia, della Lituania, della Bielorussia, dell’Ucraina, della Moldavia. Più di dieci mesi sono passati da quando i popoli del nostro paese conducono la guerra patriottica contro un nemico inferocito, per la difesa dell’onore e della libertà della Patria. In questo periodo di tempo abbiamo avuto la possibilità di imparare a conoscere abbastanza bene i fascisti tedeschi, di comprendere le loro vere intenzioni, di conoscere il loro vero aspetto, di conoscerlo non sulla base di dichiarazioni verbali, ma sulla base dell’esperienza della guerra, sulla base dei fatti universalmente conosciuti.

Chi sono dunque i nostri nemici, i fascisti tedeschi? Che gente è questa? Cosa ci insegna a questo proposito l’esperienza della guerra?

Dicono che i fascisti tedeschi sono dei nazionalisti che proteggono l’integrità e l’indipendenza della Germania dagli attentati da parte degli altri Stati.

Questa naturalmente, è una menzogna. Soltanto dei mentitori possono affermare che la Norvegia, la Danimarca, il Belgio, l’Olanda, la Grecia, l’Unione Sovietica e gli altri paesi che amano la libertà hanno attentato all’integrità e all’indipendenza della Germania. In realtà i fascisti tedeschi non sono dei nazionalisti, ma degli imperialisti, che si impadroniscono di altri paesi e spremono loro il sangue per arricchire i banchieri e i plutocrati tedeschi. Goering, capo dei fascisti tedeschi, è egli stesso, com’è noto, uno dei primi banchieri e plutocrati, che sfrutta decine di officine e di fabbriche. Hitler, Goebells, Ribbentrop, Himmler e gli altri governanti dell’attuale Germania sono cani da guardia dei banchieri tedeschi, e pongono gli interessi di questi ultimi al disopra di ogni altro interesse. L’esercito tedesco, nelle mani di questi signori, è un cieco strumento, chiamato a spargere il sangue suo ed altrui e a mutilare se stesso e gli altri non per gli interessi della Germania, ma per arricchire i banchieri e i plutocrati tedeschi.

Questo dimostra l’esperienza della guerra.

Dicono che i fascisti tedeschi sono dei socialisti che si preoccupano di difendere gli interessi degli operai e dei contadini contro i plutocrati. Questa naturalmente, è una menzogna. Soltanto dei mentitori possono affermare che i fascisti tedeschi, i quali hanno instaurato il lavoro schiavistico nelle officine e nelle fabbriche ed hanno ristabilito il regime del servaggio nei villaggi della Germania e nei paesi soggiogati, sono difensori degli operai e dei contadini. Soltanto dei mentitori sfacciati possono negare che il regime schiavistico e del servaggio, instaurato dai fascisti tedeschi, è utile ai plutocrati e ai banchieri tedeschi e non agli operai e ai contadini. In realtà i fascisti tedeschi sono dei feudali reazionari e l’esercito tedesco è un esercito feudale, che versa il sangue per arricchire i baroni tedeschi e ristabilire il potere dei grandi proprietari fondiari.

Questo dimostra l’esperienza della guerra.

Dicono che i fascisti tedeschi sono portatori della cultura europea, che conducono la guerra per difendere questa cultura negli altri paesi. Questa naturalmente, è una menzogna. Soltanto dei mentitori professionali possono affermare che i fascisti tedeschi, i quali hanno coperto l’Europa di forche, saccheggiano e violentano la popolazione pacifica, incendiano, fanno saltare città e villaggi e distruggono i valori culturali dei popoli d’Europa, possono essere portatori della cultura europea. In realtà i fascisti tedeschi sono nemici della cultura europea, e l’esercito tedesco dell’oscurantismo medioevale, chiamato a distruggere la cultura europea, per impiantare la « cultura » schiavistica dei banchieri e dai baroni tedeschi.

Questo dimostra l’esperienza della guerra.

Tale è il volto del nostro nemico senza maschera e messo in luce dall’esperienza della guerra.

Ma l’esperienza della guerra non si limita a queste conclusioni. L’esperienza della guerra dimostra inoltre che nel periodo della guerra si sono prodotte serie modificazioni sia nella situazione della Germania fascista e del suo esercito che nella situazione del nostro paese e dell’Esercito rosso.

Di che modificazioni si tratta?

È fuori dubbio, innanzi tutto, che in questo periodo la Germania fascista e il suo esercito sono diventati più deboli di dieci mesi fa. La guerra ha portato al popolo tedesco delle grandi delusioni, milioni di vittime umane, la fame, la miseria. Della guerra non si vede la fine e le riserve umane stanno per essere esaurite, la nafta sta per essere esaurita, le materie prime stanno per essere esaurite. Nel popolo tedesco si sviluppa sempre più evidente che l’unica via d’uscita dalla situazione creatasi è la liberazione della Germania dalla cricca di avventurieri Hitler-Goering.

L’imperialismo hitleriano ha occupato vasti territori dell’Europa, ma non ha spezzato la volontà di resistenza dei popoli europei. La lotta dei popoli soggiogati contro il regime dei briganti fascisti tedeschi incomincia ad assumere un carattere generale. In tutti i paesi occupati sono diventati fatti ordinari il sabotaggio nelle officine belliche, le esplosioni dei depositi tedeschi, le catastrofi di treni militari tedeschi, l’uccisione di soldati e ufficiali tedeschi. In tutta la Jugoslavia, e nelle zone sovietiche occupate dai Tedeschi, divampa la guerra partigiana.

Tutte queste circostanze hanno portato all’indebolimento delle retrovie tedesche e quindi anche all’indebolimento della Germania fascista nel suo insieme.

Quanto all’esercito tedesco, nonostante la sua tenacia nella difesa, esso è diventato però molto più debole che dieci mesi fa. I suoi vecchi, esperti generali, come Reichenau, Brauchitsch, Todt ed altri, o sono stati uccisi dall’Esercito rosso o sono stati cacciati via dalla cricca dirigente fascista tedesca. I suoi quadri di ufficiali in parte sono stati sterminati dall’Esercito rosso, in parte si sono corrotti in conseguenza delle rapine o delle violenze sulla popolazione civile. Le sue truppe, seriamente indebolite nel corso delle operazioni militari, ricevono sempre meno complementi.

È fuori dubbio, in secondo luogo, che nel periodo trascorso il nostro paese è diventato più forte che all’inizio della guerra. Non soltanto gli amici ma anche i nemici sono costretti a riconoscere che il nostro paese è attualmente più che mai unito e compatto attorno al suo Governo, che le retrovie e il fronte del nostro paese formano un unico campo di combattimento che persegue un solo scopo, che i cittadini sovietici nelle retrovie danno al nostro fronte sempre più fucili e mitragliatrici, mortai e cannoni, carri armati e aeroplani, viveri e munizioni.

Quanto alle relazioni internazionali della nostra Patria, negli ultimi tempi esse si sono più che mai rafforzate e accresciute. Tutti i popoli che amano la libertà si sono uniti contro l’imperialismo tedesco. I loro sguardi sono rivolti all’Unione Sovietica. La lotta eroica che conducono i popoli del nostro paese, per la loro libertà, per il loro onore e per la loro indipendenza, suscitano l’ammirazione di tutta l’umanità progredita. I popoli di tutti i paesi che amano la libertà guardano all’Unione Sovietica come ad una forza capace di salvare il mondo dalla peste hitleriana. Tra questi paesi, amanti della libertà, il primo posto è occupato dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti d’America, con i quali siamo legati da vincoli di amicizia e di alleanza e che danno al nostro paese un aiuto militare sempre maggiore contro gl’invasori fascisti tedeschi.

Tutte queste circostanze indicano che il nostro paese è diventato molto più forte.

È fuori dubbio, infine, che nel periodo trascorso l’Esercito rosso è diventato più organizzato e più forte che all’inizio della guerra. Non si può considerare casuale il fatto universalmente noto che, dopo la temporanea ritirata dovuta alla perfida aggressione degli imperialisti tedeschi, l’Esercito rosso ha compiuto una svolta nel corso della guerra ed è passato dalla difesa attiva ad un’offensiva vittoriosa contro le truppe nemiche. È un fatto che, grazie ai successi dell’Esercito rosso, la guerra patriottica è entrata in un nuovo periodo, il periodo della liberazione delle terre sovietiche dalla sozzura hitleriania. È vero che l’Esercito rosso ha iniziato la realizzazione di questo compito storico nelle difficili condizioni di un inverno rigido e con molta neve, ma tuttavia esso ha ottenuto dei grandi successi. Presa l’iniziativa delle operazioni militari nelle sue mani, l’Esercito rosso ha inflitto alle truppe fasciste tedesche una serie di dure sconfitte, e le ha costrette ad abbandonare una parte considerevole del territorio sovietico. I calcoli degli invasori, di utilizzare l’inverno per prendere fiato e fortificarsi sulla loro linea difensiva, sono falliti. Nel corso dell’offensiva l’Esercito rosso ha annientato una quantità immensa di forze umane e di mezzi tecnici del nemico, ha preso al nemico una grande quantità di armamenti e lo ha costretto ad impiegare innanzi tempo le riserve, prese dalle lontane retrovie e destinate alle operazioni di primavera e d’estate.

Tutto questo indica che l’Esercito rosso è diventato più organizzato e più forte, che i suoi quadri di ufficiali si sono temprati nelle battaglie e che i suoi generali sono diventati più esperti e perspicaci.

Una svolta si è prodotta anche nelle truppe dell’Esercito rosso.

Sono scomparse la bonarietà e la noncuranza verso il nemico che i combattenti mostravano nei primi mesi della guerra patriottica. Le atrocità, le rapine e le violenze commesse dagli invasori fascisti tedeschi contro la popolazione pacifica e i prigionieri di guerra sovietici hanno curato i nostri combattenti da queste malattie. I combattenti sono diventati più irosi e più implacabili. Essi hanno appreso ad odiare come si deve gli invasori fascisti tedeschi. Hanno compreso che non si può vincere il nemico senza aver appreso ad odiarlo con tutte le forze dell’animo.

Sono finite le chiacchiere sull’invincibilità delle truppe tedesche, che si facevano all’inizio della guerra e con le quali si nascondeva la paura davanti ai Tedeschi. Le celebri battaglie sotto Rostov e Kere, sotto Mosca e Kalinin, sotto Tikhvin e Leningrado, nelle quali l’Esercito rosso ha messo in fuga gli invasori fascisti tedeschi, hanno convinto i nostri combattenti che le chiacchiere sull’invincibilità delle truppe tedesche non erano che favole inventate dai propagandisti tedeschi. L’esperienza della guerra ha convinto il nostro combattente che la cosidetta bravura dell’ufficiale tedesco è una cosa molto relativa, che l’ufficiale tedesco dimostra del coraggio quando ha a che fare con dei prigionieri di guerra disarmati e con la popolazione civile, ma che il suo coraggio scompare quando si trova di fronte alla forza organizzata dell’Esercito rosso. Ricordate il detto popolare: «È tutto coraggioso davanti alle pecore, ma è pecora davanti a un coraggioso».

Tali sono le conclusioni dell’esperienza della guerra contro gli invasori fascisti tedeschi.

Che cosa esse indicano?

Esse indicano che noi possiamo e dobbiamo continuare a battere gli invasori fascisti tedeschi fino al loro sterminio completo, fino alla completa liberazione del suolo sovietico dai ribaldi hitleriani.

Compagni! Noi conduciamo una guerra patriottica, di liberazione, giusta. Noi non abbiamo lo scopo di conquistare altri paesi, di soggiogare altri popoli. Il nostro scopo è chiaro e nobile. Noi vogliamo liberare la nostra terra sovietica dai ribaldi fascisti tedeschi. Vogliamo liberare i nostri fratelli ucraini, moldavi, bielorussi, lituani, lettoni, estoni, careliani dalla vergogna e dall’umiliazione cui li sottopongono i ribaldi fascisti tedeschi. Per raggiungere questo scopo, dobbiamo sbaragliare l’esercito fascista tedesco e sterminare gli invasori tedeschi fino all’ultimo uomo se non si daranno prigionieri. Altre vie non vi sono.

Questo possiamo farlo e dobbiamo farlo a qualunque costo.

L’Esercito rosso ha tutto il necessario per raggiungere questo scopo elevato. Manca una sola cosa: la capacità di utilizzare completamente contro il nemico i mezzi tecnici di prim’ordine che gli fornisce la nostra Patria. Perciò il compito dell’Esercito rosso, dei suoi combattenti, dei suoi mitraglieri, dei suoi artiglieri, dei suoi mortaisti, dei suoi carristi, dei suoi aviatori e dei suoi cavalleggeri consiste nello studiare l’arte militare, nello studiare tenacemente, studiare alla perfezione la propria arma, diventare maestri nel proprio campo ed imparare in tal modo a battere il nemico a colpo sicuro. Soltanto così si può apprendere l’arte di vincere il nemico.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

Salutandovi e felicitandomi con voi nella giornata del Primo Maggio,

ORDINO:

1. Ai semplici combattenti: di studiare il fucile alla perfezione, di diventare padroni della loro arma, di battere i nemici senza fallo come li battono i nostri gloriosi tiratori scelti, sterminatori degli invasori tedeschi!

2. Ai mitraglieri, agli artiglieri, ai mortaisti, ai carristi, agli aviatori: di studiare le loro armi alla perfezione, di diventare maestri nel loro campo, di sparare a bruciapelo contro gli invasori tedeschi fino al loro completo sterminio!

3. Ai comandanti delle truppe: di studiare alla perfezione il coordinamento delle azioni delle varie armi, di diventare maestri nell’arte di condurre le truppe, di mostrare a tutto il mondo che l’Esercito rosso è capace di assolvere la sua grande missione liberatrice!

4. A tutto l’Esercito rosso: di fare in modo che il 1942 sia l’anno della disfatta definitiva delle truppe fasciste tedesche e della liberazione della terra sovietica dai ribaldi hitleriani!

5. Ai partigiani e alle partigiane: di rafforzare la guerra partigiana nelle retrovie degli invasori tedeschi, di distruggere i mezzi di comunicazione e di trasporto del nemico, di distruggere gli stati maggiori ed i mezzi tecnici del nemico, di non risparmiare le cartucce contro gli oppressori della nostra Patria!

Sotto l’invincibile bandiera del grande Lenin, avanti verso la vittoria!

VI – RISPOSTA AL CORRISPONDENTE DELL’ASSOCIATED PRESS

Il corrispondente dell’agenzia americana Associated Press a Mosca, signor Cassidy, si è rivolto a G. Stalin, Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo dell’U.R.S.S., con una lettera nella quale domandava risposta verbale o scritta a tre domande che interessano il pubblico americano.

G. Stalin ha risposto al signor Cassidy con questa lettera, in data 3 ottobre 1942.

Dato che sono molto occupato e non ho quindi la possibilità di concederVi un’intervista, mi limito ad una breve risposta scritta alle Vostre domande.

1. «Quale posto occupa nella valutazione sovietica dell’attuale situazione la possibilità di un secondo fronte?»

Risposta. Un posto molto importante, si può dire un posto di prim’ordine.

2. «In quale misura l’aiuto degli Alleati all’Unione Sovietica è effettivo e cosa si potrebbe fare per allargare e migliorare questo aiuto?»

Risposta. In confronto all’aiuto che l’Unione Sovietica presta agli Alleati attirando su di sé le forze principali delle truppe fasciste tedesche, l’aiuto degli Alleati all’Unione Sovietica è ancora poco effettivo. Per allargare e migliorare quest’aiuto occorre una sola cosa: che gli Alleati mantengano i loro impegni in modo completo e a tempo debito.

3. «Qual’è ancora la capacità di resistenza sovietica?»

Risposta. Credo che la capacità sovietica di resistenza ai banditi tedeschi non sia inferiore, se non superiore, alla capacità della Germania fascista o di qualsiasi altra potenza aggressiva ad assicurarsi il dominio sul mondo.

VII – GLI OBIETTIVI DELLA COALIZIONE ANGLO-SOVIETICO-AMERICANA E IL «NUOVO ORDINE» FASCISTA

Rapporto del Presidente del Comitato Statale di Difesa, tenuto il 6 novembre 1942, 25° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, alla seduta solenne del Soviet dei deputati dei lavoratori di Mosca, con la partecipazione delle organizzazioni di partito e sociali della città.

Compagni!

Oggi noi celebriamo il 25° anniversario della vittoria della Rivoluzione Sovietica nel nostro paese. Sono trascorsi 25 anni dal giorno in cui è stato instaurato qui da noi il regime sovietico. Siamo alla vigilia del nuovo anno, del 26° anno di esistenza del regime sovietico.

Alla seduta solenne in occasione dell’anniversario della Rivoluzione sovietica d’Ottobre, si fa abitualmente il bilancio dei risultati del lavoro svolto dagli organi statali e dal Partito nell’anno trascorso. Sono stato incaricato di presentarvi il rapporto proprio su questi risultati dell’anno trascorso – dal novembre dell’anno passato al novembre dell’anno in corso.

L’attività dei nostri organi statali e del Partito si è svolta, nel periodo trascorso, in due direzioni: nella direzione dell’edificazione pacifica e dell’organizzazione di solide retrovie per il nostro fronte, da un lato, e nella direzione della condotta di operazioni difensive ed offensive dell’Esercito rosso, dall’altro lato.

LAVORO ORGANIZZATIVO NELLE RETROVIE

Il lavoro di edificazione pacifica dei nostri organi dirigenti è consistito in questo periodo nel trasportare la base della nostra industria, sia bellica che civile, nelle zone orientali del nostro paese, nell’evacuazione e nella sistemazione, in nuove località, degli operai e delle installazioni degli stabilimenti, nell’aumento delle superfici seminate e nell’aumento delle culture autunnali ad Oriente; infine, nel radicale miglioramento del funzionamento delle nostre aziende, che lavorano per il fronte e nel rafforzamento della disciplina del lavoro nelle retrovie, tanto nelle officine come nei colcos e nei sovcos. Bisogna dire che questo è stato un lavoro organizzativo difficilissimo e complicatissimo, di grande ampiezza, per tutti i nostri commissariati del popolo, economici ed amministrativi, compreso quello dei nostri trasporti ferroviari. Tuttavia si è riusciti a superare le difficoltà. Ed ora le nostre officine, i nostri colcos e sovcos, nonostante tutte le difficoltà del tempo di guerra, lavorano in modo indiscutibilmente soddisfacente. Le nostre officine belliche e le altre aziende, legate ad esse, riforniscono regolarmente e accuratamente l’Esercito rosso di cannoni, di mortai, di aeroplani, di carri armati, di mitragliatrici, di fucili, di munizioni. Altrettanto regolarmente e accuratamente i nostri colcos e sovcos riforniscono la popolazione e l’Esercito rosso di viveri e la nostra industria di materie prime. Bisogna riconoscere che il nostro paese non ha mai avuto delle retrovie così solide e organizzate.

In seguito a tutto questo complesso lavoro organizzativo e costruttivo, non solo si è trasformato il nostro paese, ma si sono trasformati gli uomini stessi nelle retrovie. Gli uomini sono diventati più esigenti verso se stessi, meno disordinati, più disciplinati, hanno imparato a lavorare come soldati, hanno cominciato ad avere coscienza del proprio dovere davanti alla Patria e davanti ai suoi difensori al fronte – davanti all’Esercito rosso. Gli sventati e i babbei privi del senso del dovere civile, diventano sempre meno numerosi nelle retrovie. Gli uomini organizzati e disciplinati, animati dal sentimento del dovere civile, diventano sempre più numerosi.

Ma l’anno trascorso non è stato solo, come ho già detto, un anno di edificazione pacifica. Esso è stato, nello stesso tempo, un anno di guerra patriottica contro gli invasori tedeschi che hanno aggredito vilmente e proditoriamente il nostro pacifico paese.

OPERAZIONI MILITARI SUL FRONTE SOVIETICO-TEDESCO

Quanto all’attività militare dei nostri organi dirigenti, essa è consistita nell’anno trascorso nell’assicurare le operazioni offensive e difensive dell’Esercito rosso contro le truppe fasciste tedesche. Le operazioni militari sul fronte sovietico-tedesco, nell’anno trascorso, possono essere divise in due periodi: il primo periodo è soprattutto il periodo invernale, nel quale l’Esercito rosso, respinto l’attacco dei tedeschi contro Mosca, ha preso l’iniziativa nelle proprie mani, è passato all’offensiva, ha ricacciato indietro le truppe tedesche, e nel corso di quattro mesi ha avanzato in qualche punto più di 400 chilometri; il secondo periodo è il periodo estivo, nel quale le truppe fasciste tedesche, approfittando della mancanza del secondo fronte in Europa, hanno raccolto tutte le loro riserve disponibili, hanno sfondato il fronte nella direzione sud-occidentale, e presa l’iniziativa nelle loro mani in cinque mesi hanno avanzato in qualche punto di circa 500 chilometri.

Le operazioni militari dell’Esercito rosso nel corso del primo periodo, e soprattutto le operazioni coronate da successo nelle zone di Rostov, di Tula, di Kaluga, davanti a Mosca, a Tikhvin e a Leningrado, hanno rivelato due fatti degni di nota. Esse hanno mostrato in primo luogo che l’Esercito rosso e i suoi quadri di combattimento sono diventati una forza seria, capace non solo di resistere alla pressione delle truppe fasciste tedesche, ma anche di batterle in campo aperto e di respingerle. Esse hanno mostrato, in secondo luogo, che le truppe fasciste tedesche, malgrado tutta la loro forza, hanno deficienze organiche così serie che, in certe condizioni favorevoli per l’Esercito rosso, possono portare alla sconfitta delle truppe tedesche. Non si può ritenere casuale il fatto che le truppe tedesche, che sono passate con una marcia trionfale attraverso tutta l’Europa, e che hanno schiacciato d’un sol colpo le truppe francesi, considerate truppe di prim’ordine, hanno trovato una reale resistenza militare soltanto nel nostro paese. E non solo una resistenza: sotto i colpi dell’Esercito rosso, le truppe tedesche sono state costrette a ritirarsi dalle posizioni occupate per più di 400 chilometri, abbandonando nella ritirata una colossale quantità di cannoni, di macchine, di munizioni. Non si può in alcun modo spiegare questo fatto con le sole condizioni invernali della guerra.

Il secondo periodo delle operazioni militari sul fronte sovietico-tedesco è caratterizzato da una svolta operatasi a favore dei tedeschi; dal passaggio della iniziativa nelle loro mani; dalla rottura del nostro fronte nella direzione sud-occidentale; dall’avanzata delle truppe tedesche e dalla loro irruzione nelle zone di Voronez, di Stalingrado, di Novorossiisk, di Piatigorsk, di Mozdok. Approfittando della mancanza del secondo fronte in Europa, i tedeschi ed i loro alleati hanno gettato sul fronte tutte le loro riserve disponibili e, lanciatele in una sola direzione, nella direzione sud-occidentale, hanno creato qui una grande preponderanza di forze e hanno ottenuto un notevole successo tattico.

A quanto pare i tedeschi non sono più tanto forti da condurre contemporaneamente l’offensiva in tutte e tre le direzioni: al sud, al nord, al centro, come nei primi mesi dell’offensiva tedesca, nell’estate dell’anno scorso; ma essi sono ancora abbastanza forti per organizzare una seria offensiva in una sola direzione.

Qual era lo scopo principale perseguito dagli strateghi fascisti tedeschi iniziando la loro offensiva d’estate sul nostro fronte? A giudicare dai commenti della stampa estera, compresa quella tedesca, si può pensare che lo scopo principale dell’offensiva consistesse nell’occupazione delle zone petrolifere di Grozni e di Bakù. Ma i fatti smentiscono decisamente tale supposizione. I fatti dicono che l’avanzata dei tedeschi verso le zone petrolifere dell’Urss non è lo scopo principale, ma uno scopo sussidiario.

In che cosa consisteva allora lo scopo principale dell’offensiva tedesca? Esso consisteva nell’aggirare Mosca dall’est, tagliarla dalle retrovie – dal Volga e dagli Urali – e poi marciare su di essa. L’avanzata dei tedeschi nel sud, verso le zone petrolifere, aveva per scopo sussidiario non solo e non tanto quello di occupare le zone petrolifere, quanto quello di stornare le nostre principali riserve nel sud ed indebolire il fronte di Mosca, per poter più facilmente riportare il successo puntando su Mosca. Ciò spiega effettivamente perché il grosso delle truppe tedesche non si trova nel sud ma nella zona di Orel e di Stalingrado.

Recentemente nelle mani dei nostri è caduto un ufficiale dello Stato Maggiore generale tedesco. Indosso a quest’ufficiale è stata trovata una carta con l’indicazione del piano di avanzata delle truppe tedesche secondo date determinate. Da questo documento si vede che i tedeschi intendevano essere a Barisogliebsk il 10 luglio di quest’anno, a Stalingrado il 25 luglio, a Saratov il 10 agosto, a Kuibiscev il 15 agosto, ad Arzamas il 10 settembre, a Bakù il 25 settembre.

Questo documento conferma pienamente i nostri dati e cioè che lo scopo principale dell’offensiva tedesca d’estate era di aggirare Mosca dall’est e di colpire Mosca, mentre l’avanzata nel sud aveva come suo scopo, tra l’altro, di attirare le nostre riserve lontano da Mosca e indebolire il fronte di Mosca perché fosse più facile colpire Mosca.

In poche parole: lo scopo principale dell’offensiva d’estate dei tedeschi consisteva nell’accerchiare Mosca e finire la guerra entro quest’anno.

Nel novembre dell’anno scorso i tedeschi contavano di occupare Mosca con un colpo frontale, costringere l’Esercito rosso a capitolare ed ottenere, così, la cessazione della guerra a Oriente. Essi nutrivano i loro soldati di queste illusioni. Ma questi calcoli dei tedeschi, come è noto, non si sono avverati. Dopo essersi scottati le dita l’anno scorso nell’attacco frontale contro Mosca, i tedeschi intendevano prendere Mosca quest’anno con un movimento aggirante e terminare, così, la guerra a Oriente. Di queste illusioni essi nutrono i loro soldati ingannati. Com’è noto, anche questi calcoli dei tedeschi non si sono avverati. In conseguenza, dando la caccia a due lepri – alla nafta e all’accerchiamento di Mosca – gli strateghi fascisti tedeschi sono venuti a trovarsi in una situazione imbarazzante.

In tal mondo i successi tattici dell’offensiva tedesca di estate non sono stati portati a compimento, data la evidente irrealtà dei loro piani strategici.

LA QUESTIONE DEL SECONDO FRONTE IN EUROPA

Come spiegare il fatto che i tedeschi sono tuttavia riusciti a prendere quest’anno nelle loro mani l’iniziativa delle operazioni militari e a riportare seri successi tattici sul nostro fronte?

Ciò si spiega col fatto che i tedeschi e i loro alleati sono riusciti a riunire tutte le loro riserve disponibili, a gettarle sul fronte orientale, e a creare, in una direzione, una grande preponderanza di forze. Non può esservi alcun dubbio che i tedeschi, senza queste misure, non avrebbero potuto riportare un successo sul nostro fronte. Ma perché essi sono riusciti a riunire tutte le loro riserve e a gettarle sul fronte orientale? Perché la mancanza del secondo fronte in Europa ha dato loro la possibilità di fare queste operazioni senza correre nessun rischio.

Quindi la causa principale dei successi tattici riportati quest’anno dai tedeschi sul nostro fronte consiste nel fatto che la mancanza del secondo fronte in Europa ha dato loro la possibilità di gettare sul nostro fronte tutte le riserve disponibili e di creare una grande preponderanza delle loro forze nella direzione sud-occidentale.

Ammettiamo che in Europa esistesse il secondo fronte, come esisteva durante la prima guerra mondiale, e che il secondo fronte attirasse, diciamo, 60 divisioni tedesche e 20 divisioni degli alleati della Germania. Quale sarebbe la situazione delle truppe tedesche sul nostro fronte? Non è difficile indovinare che la loro situazione sarebbe lamentevole. Più ancora, questo sarebbe il principio della fine per le truppe fasciste tedesche, perché l’Esercito rosso non sarebbe in questo caso dove è ora, ma in qualche punto vicino a Pscov, a Minsk, a Gitomir, a Odessa. Ciò significa che già nell’estate di quest’anno l’esercito fascista tedesco sarebbe stato messo di fronte alla catastrofe. E ciò non è avvenuto perché la mancanza del secondo fronte in Europa ha salvato i tedeschi.

Esaminiamo la questione del secondo fronte in Europa dal punto di vista storico.

Nella prima guerra mondiale la Germania ha dovuto combattere su due fronti: ad occidente, principalmente contro l’Inghilterra e la Francia, e ad Oriente contro le truppe russe. Quindi nella prima guerra mondiale esisteva il secondo fronte contro la Germania. Su 220 divisioni, che aveva allora la Germania, non ve ne erano sul fronte russo più di 85. Se si aggiungono a queste le truppe degli alleati della Germania che erano sul fronte russo, e precisamente: 37 divisioni austro-tedesche, 2 divisioni bulgare e 3 turche, vi erano in tutto contro le truppe russe 127 divisioni. Le rimanenti divisioni della Germania e dei suoi alleati tenevano il fronte principalmente contro le truppe anglo-francesi e una parte di esse prestava servizio di guarnigione nei territori occupati dell’Europa.

Così stavano le cose nella prima guerra mondiale.

Come stanno le cose ora, nella seconda guerra mondiale, per esempio nel mese di settembre di quest’anno?

Secondo dati controllati, che non lasciano alcun dubbio, su 256 divisioni che ha ora la Germania, vi sono sul nostro fronte non meno di 179 divisioni tedesche. Se a queste si aggiungono 22 divisioni rumene, 14 divisioni finlandesi, 10 divisioni italiane, 13 divisioni ungheresi, 1 divisione slovacca, 1 divisione spagnola, si hanno in tutto 240 divisioni che si battono ora sul nostro fronte. Le altre divisioni dei tedeschi e dei loro alleati fanno servizio di guarnigione nei paesi occupati (Francia, Belgio, Norvegia, Olanda, Jugoslavia, Polonia, Cecoslovacchia, ecc.), una parte di esse conduce la guerra in Libia per l’Egitto, contro l’Inghilterra, ed il fronte libico attira in tutto 4 divisioni tedesche e 11 divisioni italiane.

Quindi, invece di 127 divisioni, come nella prima guerra mondiale, noi abbiamo ora contro il nostro fronte non meno di 240 divisioni e, invece di 85 divisioni tedesche, abbiamo ora 179 divisioni tedesche che si battono contro l’Esercito rosso.

Ecco qual è la causa principale e la base dei successi tattici delle truppe fasciste tedesche sul nostro fronte nell’estate di quest’anno.

L’invasione dei tedeschi nel nostro paese viene spesso paragonata all’invasione di Napoleone in Russia. Ma questo paragone non regge alla critica. Su 600 mila soldati partiti per la campagna di Russia, Napoleone condusse fino a Borodino appena 130-140 mila soldati. è tutto ciò di cui poteva disporre davanti a Mosca. Ebbene, noi abbiamo ora più di 3 milioni di soldati di fronte all’Esercito rosso, e armati con tutti i mezzi della guerra moderna. Quale paragone può dunque esservi?

L’invasione dei tedeschi nel nostro paese viene talvolta paragonata all’invasione tedesca della Russia nel periodo della prima guerra mondiale. Ma anche questo paragone non regge alla critica. In primo luogo, nella prima guerra mondiale esisteva un secondo fronte in Europa che complicava fortemente la situazione dei tedeschi, mentre in questa guerra un secondo fronte in Europa non c’è. In secondo luogo, in questa guerra vi è contro il nostro fronte un numero di soldati che è il doppio di quello che vi era nella prima guerra mondiale. è chiaro che il paragone non regge.

Potete ora immaginarvi quanto sono serie e straordinarie le difficoltà che stanno davanti all’Esercito rosso e come è grande l’eroismo di cui da prova l’Esercito rosso nella sua guerra di liberazione contro gli invasori fascisti tedeschi.

Penso che nessun altro paese e nessun altro esercito potrebbe sostenere una simile pressione delle imbestialite bande dei briganti fascisti tedeschi e dei loro alleati. Soltanto il nostro paese sovietico e soltanto il nostro Esercito rosso sono capaci di sostenere tale pressione. (Applausi fragorosi). E non solo di sostenerla ma di vincerla.

Si chiede spesso: ma il secondo fronte ci sarà dunque in Europa? Sì, ci sarà, presto o tardi, ma ci sarà. E ci sarà non solo perché è necessario a noi, ma anche, innanzitutto, perché non è meno necessario ai nostri alleati che a noi. I nostri alleati non possono non comprendere che, dopo che la Francia è stata messa fuori combattimento, la mancanza del secondo fronte contro la Germania fascista è un grave pericolo per tutti i paesi amanti della libertà, compresi gli stessi alleati.

L’ALLEANZA DI COMBATTIMENTO DELL’U.R.S.S., DELL’INGHILTERRA E DEGLI STATI UNITI D’AMERICA CONTRO LA GERMANIA HITLERIANA E I SUOI ALLEATI IN EUROPA

Ora, si può già ritenere indiscutibile che, nel corso della guerra imposta ai popoli dalla Germania hitleriana, è avvenuta una radicale separazione delle forze, è avvenuta la formazione di due campi opposti – il campo della coalizione italo-tedesca e quello della coalizione anglo-sovietico-americana.

E’ pure indiscutibile che queste due coalizioni opposte si ispirano a due differenti, opposti programmi d’azione.

Il programma d’azione della coalizione italo-tedesca può essere caratterizzato dai seguenti punti: l’odio raziale, il dominio delle nazioni “elette”, l’assoggettamento delle altre nazioni e la conquista dei loro territori; l’asservimento economico delle nazioni assoggettate e il saccheggio del loro patrimonio nazionale; l’abolizione delle libertà democratiche, l’instaurazione del regime hitleriano dovunque.

Il programma d’azione della coalizione anglo-sovietico-americana è l’abolizione dell’esclusivismo raziale, l’eguaglianza in diritto delle nazioni e l’inviolabilità dei loro territori; la liberazione delle nazioni asservite e il ristabilimento dei loro diritti sovrani; il diritto per ogni nazione di organizzarsi come desidera; l’aiuto economico alle nazioni danneggiate e l’appoggio ad esse nel raggiungimento del loro benessere materiale; il ristabilimento delle libertà democratiche, l’annientamento del regime hitleriano.

Il programma d’azione della coalizione italo-tedesca ha fatto sì che tutti i paesi occupati d’Europa: Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Francia, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Grecia, le regioni occupate dell’Urss, ardono di odio per la tirannide italo-tedesca, nuocciono ai tedeschi ed ai loro alleati ogni volta che lo possono e attendono il momento propizio per vendicarsi contro i loro oppressori delle umiliazioni e delle violenze che essi fanno loro subire.

In relazione con questo, uno dei tratti caratteristici del momento attuale consiste nel fatto che l’isolamento della coalizione italo-tedesca e l’esaurimento delle sue riserve morali e politiche in Europa aumentano progressivamente e aumentano il suo indebolimento e la sua disgregazione.

Il programma d’azione della coalizione anglo-sovietico-americana ha fatto sì che tutti i paesi occupati in Europa sono pieni di simpatia per i membri di questa coalizione e sono pronti a prestar loro ogni appoggio di cui sono capaci.

In relazione con questo, un altro tratto caratteristico del momento attuale consiste nel fatto che le riserve morali e politiche di questa coalizione aumentano di giorno in giorno in Europa – e non solo in Europa – e che milioni di simpatizzanti vengono progressivamente a rafforzare questa coalizione, pronti a battersi insieme ad essa contro la tirannide di Hitler.

Se si esamina la questione del rapporto di forze delle due coalizioni dal punto di vista delle risorse umane e materiali, non si può non giungere alla conclusione che abbiamo qui una superiorità indiscutibile dalla parte della coalizione anglo-sovietico-americana.

Ma ecco una questione: questa superiorità basta da sola per riportare la vittoria? Difatti vi sono dei casi in cui le risorse sono molte, ma vengono impiegate in modo così insensato che la superiorità si riduce a zero. è chiaro che, oltre alle risorse, è anche necessaria la capacità di mobilitare queste risorse e l’abilità di usarle giustamente. Vi è motivo di dubitare dell’esistenza di una tale abilità e di una tale capacità negli uomini della coalizione anglo-sovietico-americana? Vi è della gente che ne dubita. Ma quale motivo hanno di dubitarne? A suo tempo gli uomini di questa coalizione hanno dato prova di abilità e di capacità nel mobilitare le risorse dei loro paesi e nell’impiegarle in modo giusto per gli scopi della edificazione economica culturale e politica. Si chiede: quale motivo vi è di dubitare che degli uomini i quali hanno dato prova di capacità e di abilità nel mobilitare e distribuire le risorse per gli scopi economici, culturali e politici, non si dimostrerebbero capaci di fare lo stesso lavoro e raggiungere gli scopi militari? Penso che non vi è un tale motivo.

C’è chi dice che la coalizione anglo-sovietico-americana ha tutte le probabilità di vincere e che essa vincerebbe certamente se non avesse una deficienza organica capace di indebolirla e disgregarla. Questa deficienza, secondo questa gente, consiste nel fatto che questa coalizione è composta di elementi eterogenei, che non hanno la stessa ideologia, e che questa circostanza non darà loro la possibilità di organizzare azioni comuni contro il comune nemico.

Penso che questa affermazione non è giusta.

Sarebbe ridicolo negare la differenza nella ideologia e nella struttura sociale degli Stati che fanno parte della coalizione anglo-sovietico-americana. Ma questa circostanza esclude, forse, la possibilità e l’opportunità di azioni comuni dei membri di questa coalizione contro il nemico comune che li minaccia di asservimento? è indiscutibile che non l’esclude. Più ancora: la minaccia creatasi detta imperiosamente ai membri della coalizione la necessità di azioni comuni, per evitare al genere umano il ritorno al periodo della barbarie e alle atrocità del medioevo. Non è forse sufficiente il programma d’azione della coalizione anglo-sovietico-americana per organizzare, sulla sua base, la lotta comune contro la tirannide hitleriana e riportare la vittoria su di essa? Penso che è pienamente sufficiente.

La supposizione di questa gente non è giusta anche perché è pienamente smentita dagli avvenimenti dell’anno trascorso. Difatti, se questa gente avesse ragione, noi osserveremmo indizi di un progressivo distacco, l’uno dall’altro dei membri della coalizione anglo-sovietico-americana. Invece, non solo non osserviamo ciò ma, al contrario, abbiamo fatti e avvenimenti che mostrano il progressivo avvicinamento dei membri della coalizione anglo-sovietico-americana e la loro unione in una sola alleanza di combattimento. Gli avvenimenti dell’anno trascorso lo provano nettamente. Nel luglio 1941, poche settimane dopo l’aggressione della Germania contro l’Urss, l’Inghilterra ha concluso con noi un patto “Sull’azione comune nella guerra contro la Germania”. Con gli Stati Uniti d’America allora non avevamo ancora nessun patto a questo proposito. Dieci mesi dopo, il 26 maggio 1942, durante il viaggio in Inghilterra del compagno Molotov, l’Inghilterra ha concluso con noi un “trattato di alleanza nella guerra contro la Germania hitleriana e i suoi complici nell’Europa e di collaborazione e di aiuto reciproco dopo la guerra”. Questo trattato è stato concluso per 20 anni. Esso segna una svolta storica nelle relazioni tra il nostro paese e l’Inghilterra. Nel giugno 1942, durante il viaggio negli Stati Uniti d’America del compagno Molotov, gli Stati Uniti d’America hanno concluso un “patto sui principi da applicare all’aiuto reciproco nella condotta della guerra contro l’aggressione”, patto che è un serio passo avanti nelle relazioni tra l’Urss e gli Stati Uniti d’America. Infine occorre rilevare un fatto importante, come il viaggio a Mosca del primo ministro della Gran Bretagna, signor Churchill, viaggio che ha stabilito la piena mutua comprensione dei dirigenti di entrambi i paesi. Non vi può essere dubbio che tutti questi fatti mostrano un progressivo avvicinamento tra l’Urss, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America e la loro unione nella alleanza di combattimento contro la coalizione italo-tedesca.

Ne deriva che la logica delle cose è più forte di ogni altra logica.

La conclusione è una sola: la coalizione anglo-sovietico-americana ha tutte le probabilità di vincere la coalizione italo-tedesca e, senza dubbio, essa vincerà.

I NOSTRI COMPITI

La guerra ha strappato tutti i veli e ha messo a nudo tutti i rapporti. La situazione è diventata talmente chiara che non vi è nulla di più facile che determinare i nostri compiti in questa guerra.

Nel suo colloquio col generale turco Erkilet, pubblicato dal giornale turco Cümhuriyet, il cannibale Hitler dice: “Noi distruggeremo la Russia perché essa non possa mai più sollevarsi”. Mi sembra chiaro anche se sciocco (ilarità). Noi non ci poniamo il compito di distruggere la Germania, perché è impossibile distruggere la Germania come è impossibile distruggere la Russia. Ma distruggere lo Stato hitleriano si può e si deve. (Applausi fragorosi).

Il nostro primo compito consiste precisamente nel distruggere lo Stato hitleriano ed i suoi ispiratori. (Applausi fragorosi).

Nello stesso colloquio con lo stesso generale, il cannibale Hitler dice ancora: “Noi continueremo la guerra fino a quando in Russia non rimarrà nessuna forza militare organizzata”. Mi sembra chiaro, anche se è una bestialità. (Ilarità). Noi non ci poniamo il compito di distruggere ogni forza militare organizzata in Germania, poiché qualsiasi uomo di media cultura capisce che ciò non solo è impossibile nei riguardi della Germania come nei riguardi della Russia, ma è anche inopportuno dal punto di vista del vincitore. Ma distruggere l’esercito hitleriano si può e si deve. (Applausi fragorosi).

Il nostro secondo compito consiste precisamente nel distruggere l’esercito hitleriano e i suoi dirigenti. (Applausi fragorosi).

I banditi hitleriani si sono dati come regola di torturare i prigionieri di guerra sovietici, di massacrarli a centinaia, di condannare migliaia di essi a morire di fame. Essi violentano e uccidono la popolazione civile dei territori occupati del nostro paese: uomini e donne, vecchi e bambini, nostri fratelli e sorelle. Essi si sono prefissi lo scopo di ridurre alla schiavitù o di sterminare la popolazione dell’Ucraina, della Bielorussia, dei Paesi Baltici, della Moldavia, della Crimea, del Caucaso. Solo degli uomini bassi e vili, senza onore e scesi al livello delle belve possono permettersi tali misfatti verso persone innocenti e inermi. Ma questo non è tutto. Essi hanno coperto l’Europa di forche e di campi di concentramento. Hanno introdotto l’infame “sistema degli ostaggi”. Fucilano ed impiccano cittadini di nulla colpevoli, presi “in ostaggio”, perché a una qualunque bestia tedesca è stato impedito di violentare le donne o di rapinare gli abitanti. Hanno trasformato l’Europa in una prigione di popoli. E questo è da essi chiamato “nuovo ordine in Europa”. Noi conosciamo i colpevoli di questi misfatti, i costruttori del “nuovo ordine in Europa”, tutti questi generali-governatori o semplicemente governatori, comandanti e sotto-comandanti sfornati di fresco. I loro nomi sono noti a decine di migliaia di persone torturate. Ma sappiano questi carnefici che non eviteranno la resa dei conti dei loro delitti e non sfuggiranno alla mano castigatrice dei popoli torturati.

Il nostro terzo compito consiste nel distruggere l’odiato “nuovo ordine in Europa” e nel punirne i costruttori.

Tali sono i nostri compiti. (Applausi fragorosi).

Compagni! Noi conduciamo una grande guerra di liberazione. Non la conduciamo da soli, ma assieme ai nostri alleati. Essa ci porta la vittoria sugli infami nemici dell’umanità, sull’imperialisti fascisti tedeschi. Sulla sua bandiera è scritto:

Evviva la vittoria dell’alleanza di combattimento anglo-sovietico-americana! (Applausi fragorosi).

Evviva la liberazione dei popoli dell’Europa dalla tirannide hitleriana! (Applausi).

Evviva la libertà e l’indipendenza della nostra gloriosa Patria sovietica! (Applausi).

Maledizione e morte agli invasori fascisti tedeschi, al loro Stato, al loro esercito, al loro “nuovo ordine in Europa”! (Applausi).

Gloria al nostro Esercito rosso! (Applausi fragorosi).

Gloria alla nostra Marina da guerra! (Applausi fragorosi).

Gloria ai nostri partigiani e partigiane!

(Applausi fragorosi. Tutti si alzano in piedi. Ovazione di tutti i presenti).

VIII – LA NOSTRA ORA VERRA’

Ordine del giorno n.345 del Commissario del popolo della Difesa dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 7 novembre 1942.

Compagni soldati rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane, lavoratori dell’Unione Sovietica!

A nome del Governo sovietico e del nostro Partito Bolscevico vi saluto e mi felicito con voi nella giornata del 25° anniversario della vittoria della grande Rivoluzione socialista d’ottobre.

Un quarto di secolo fa, gli operai e i contadini, sotto la direzione del Partito Bolscevico e del grande Lenin, instaurarono nel nostro paese il potere dei Soviet. Durante questo tempo i popoli dell’Unione Sovietica hanno percorso un glorioso cammino. In 25 anni la nostra Patria è diventata una grande potenza socialista industriale e colcosiana. I popoli dello Stato sovietico, dopo essersi conquistata la libertà e l’indipendenza, si sono uniti in una fraterna e indissolubile alleanza. Gli uomini sovietici si sono liberati di ogni oppressione e con un tenace lavoro si sono assicurati una vita di agiatezza e di cultura.

Oggi i popoli del nostro paese celebrano il 25° anniversario della grande Rivoluzione socialista d’ottobre, mentre una lotta accanita divampa contro gli invasori fascisti tedeschi e i loro complici in Europa.

All’inizio di quest’anno, nel periodo invernale, l’Esercito rosso ha inflitto alle truppe fasciste tedesche dei gravi colpi. Dopo aver respinto l’attacco dei Tedeschi contro Mosca, esso ha preso l’iniziativa nelle sue mani, è passato all’offensiva e ha scacciato le truppe tedesche verso Occidente, liberando dalla schiavitù tedesca parecchie regioni del nostro paese. L’Esercito rosso ha dimostrato in tal modo che, in certe condizioni favorevoli, esso può vincere le truppe fasciste.

Tuttavia, d’estate, la situazione al fronte è cambiata in peggio. I Tedeschi e i loro alleati, profittando dell’assenza del secondo fronte in Europa, hanno raccolto tutte le loro ultime riserve e le hanno lanciate sul nostro fronte ucraino che è stato sfondato. A prezzo di perdite enormi le truppe fasciste tedesche sono riuscite ad avanzare nel sud e minacciare Stalingrado, la costa del Mar Nero, Grosni e gli accessi alla Transcaucasia.

È vero che la fermezza e il valore dell’Esercito rosso hanno sventato i piani di aggirare Mosca dall’Est e colpire nelle retrovie la capitale del nostro paese: il nemico è stato arrestato sotto Stalingrado. Ma, arrestato sotto Stalingrado dove ha già perduto decine di migliaia di soldati e ufficiali, esso getta in combattimento nuove divisioni, tendendo le ultime forze. La lotta sul fronte sovietico-tedesco diventa sempre più accanita. Dall’esito di questa lotta dipende la sorte dello Stato sovietico, la libertà e l’indipendenza della nostra Patria.

Il nostro popolo sovietico ha resistito con onore alle prove che gli sono toccate ed è pieno di incrollabile fede nella vittoria. La guerra è stata una severa verifica della forza e della saldezza del regime sovietico. I calcoli degli imperialisti tedeschi sulla disgregazione dello Stato sovietico sono completamente falliti. La industria socialista, il regime colcosiano, l’amicizia dei popoli del nostro paese, lo Stato sovietico hanno dimostrato la loro saldezza incrollabile. Gli operai e i contadini, tutti gli intellettuali del nostro paese, tutte le nostre retrovie lavorano onestamente e con abnegazione per soddisfare i bisogni del nostro fronte.

L’Esercito rosso sopporta tutto il peso della guerra contro la Germania hitleriana ed i suoi complici. Con la sua lotta piena di abnegazione contro le armate fasciste, esso si è conquistato l’amore e il rispetto di tutti i popoli del mondo che amano la libertà. I combattenti e i comandanti dell’Esercito rosso, che non avevano una sufficiente preparazione militare, hanno imparato a battere il nemico senza fallo, a distruggere le sue forze umane e i suoi mezzi tecnici, a sventare i piani nemici e a difendere fermamente dagli invasori stranieri le nostre città e i nostri villaggi. Gli eroici difensori di Mosca e di Tula, di Odessa e di Sebastopoli, di Leningrado e di Stalingrado, hanno dato esempi di coraggio incondizionato, di disciplina ferrea, di fermezza e di capacità di vincere. Tutto l’Esercito rosso si mette all’altezza di questi eroi. Il nemico ha già provato a proprie spese la capacità di resistenza dell’Esercito rosso. Esso proverà ancora la forza dei colpi demolitori dell’Esercito rosso.

Non vi può essere dubbio che gli invasori tedeschi si getteranno ancora in nuove avventure. Ma le forze del nemico sono già state corrose, sono all’estremo. Durante la guerra l’Esercito rosso ha messo fuori combattimento oltre 8 milioni di soldati e ufficiali nemici. Attualmente l’esercito hitleriano, diluito coi Romeni, gli Ungheresi, gli Italiani, i Finlandesi, è diventato molto più debole che nell’estate e nell’autunno del 1941.

Compagni soldati rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

Dalla vostra tenacia e dalla vostra fermezza, dalla capacità di combattimento e dalla prontezza a compiere il vostro dovere verso la Patria dipende la disfatta dell’esercito fascista tedesco, la liberazione della terra sovietica dagli invasori hitleriani!

Possiamo e dobbiamo spazzar via dalla terra sovietica il sozzume hitleriano.

Per questo è necessario:

1. Difendere con fermezza e tenacia la linea del nostro fronte; non lasciar più avanzare il nemico; sterminare i suoi effettivi, distruggere i suoi mezzi tecnici.

2. Rafforzare in tutti i modi la disciplina ferrea, l’ordine più rigoroso e il comando unico del nostro esercito, perfezionare l’addestramento militare delle truppe e preparare, preparare con tenacia e costanza il colpo che distrugga il nemico.

3. Far divampare la fiamma del movimento partigiano di tutto il popolo nelle retrovie del nemico, danneggiare le retrovie nemiche, sterminare le canaglie fasciste tedesche.

Compagni!

Il nemico ha già provato una volta la forza dei colpi dell’Esercito rosso sotto Rostov, sotto Mosca, sotto Tikhvin. Non è lontano il giorno in cui il nemico proverà la forza di nuovi colpi dell’Esercito rosso. La nostra ora verrà!

Evviva il 25° anniversario della grande Rivoluzione socialista d’ottobre!

Evviva il nostro Esercito rosso!

Evviva la nostra Marina da guerra!

Evviva i nostri prodi partigiani e partigiane!

Morte agli invasori fascisti tedeschi!

IX – RISPOSTA AL CORRISPONDENTE DELL’ ASSOCIATED PRESS

Il corrispondente dell’agenzia americana Associated Press a Mosca, signor Cassidy, il 12 novembre si è rivolto a G. Stalin, Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo dell’U.R.S.S., con una lettera nella quale gli chiedeva di rispondere a tre domande che interessano l’opinione pubblica americana.

G. Stalin ha risposto al signor Cassidy con questa lettera in data 18 novembre 1942.

Rispondo alle Vostre domande, fattemi il 12 novembre:

1. «Come si giudica da parte sovietica la campagna degli Alleati in Africa?»

Risposta. Da parte sovietica si giudica questa campagna come un fatto saliente di grande importanza, il quale dimostra la crescente potenza delle forze armate degli Alleati ed apre la prospettiva della disgregazione della coalizione italo-tedesca in un tempo prossimo.

La campagna in Africa smentisce ancora una volta gli scettici, i quali affermano che i dirigenti anglo-americani sono incapaci di organizzare una seria campagna militare. Non può esservi dubbio che soltanto degli organizzatori di prim’ordine hanno potuto compiere cosí serie operazioni militari, quali gli sbarchi effettuati con successo nell’Africa settentrionale, attraverso l’oceano, la rapida occupazione dei porti e dei vasti territori da Casablanca a Bougie e la disfatta inflitta con perizia alle truppe italo-tedesche nel deserto occidentale.

2. «In che misura questa campagna contribuisce a diminuire la pressione esercitata sull’Unione Sovietica e quale aiuto ulteriore attende l’Unione Sovietica?»

Risposta. È ancora presto per dire in quale misura questa campagna contribuisce a diminuire la pressione diretta sull’Unione Sovietica. Ma si può dire con sicurezza che l’effetto non sarà piccolo e che una certa diminuizione della pressione sull’Unione Sovietica si farà sentire in un tempo prossimo.

Ma non si tratta solo di questo. Si tratta, innanzi tutto, del fatto che, in quanto la campagna in Africa significa il passaggio dell’iniziativa nelle mani dei nostri Alleati, essa cambia radicalmente la situazione militare e politica in Europa a vantaggio della coalizione anglo-sovietico-americana. Essa scalza l’autorità della Germania hitleriana come forza dirigente, nel sistema degli Stati dell’asse, e demoralizza gli alleati di Hitler in Europa. Essa fa uscire la Francia dallo stato di torpore, mobilita le forze antihitleriane della Francia e crea la base per l’organizzazione di un esercito francese antihitleriano. Essa crea le condizioni per mettere fuori combattimento l’Italia e per isolare la Germania hitleriana. Infine, essa crea le premesse per organizzare il secondo fronte in Europa più vicino ai centri vitali della Germania, ciò che avrà un’importanza decisiva nell’organizzazione della vittoria sulla tirannide hitleriana.

3. «Qual’è la probabilità che la forza offensiva sovietica ad Est si unisca con quella degli Alleati ad Ovest allo scopo di affrettare la vittoria finale?»

Risposta. Non si può avere nessun dubbio che l’Esercito rosso assolverà con onore il suo compito come lo ha assolto nel corso di tutta la guerra.

X – IL PEGNO DELLA VITTORIA

Ordine del giorno n.95 del Comandante supremo delle Forze Armate dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 23 febbraio 1943.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane! Oggi noi celebriamo il 25° anniversario dell’Esercito rosso.

È passato un quarto di secolo da quando è stato creato l’Esercito rosso. Esso è stato creato per lottare contro gli invasori stranieri, che volevano asservire il nostro paese. Il 23 febbraio 1918, giorno in cui le unità dell’Esercito rosso sconfissero in pieno davanti a Pskov e a Narva le truppe degli invasori tedeschi, fu proclamato giorno di nascita dell’Esercito rosso.

L’Esercito rosso nel 1918-1921, in una lotta tenace contro gli invasori stranieri, difese l’onore, la libertà e l’indipendenza della nostra Patria sovietica, difese il diritto dei popoli del nostro paese di organizzare la loro vita come insegnava il grande Lenin.

L’Esercito rosso per due decenni ha protetto il pacifico lavoro costruttivo del popolo sovietico. I popoli del nostro paese non hanno mai dimenticato gli attentati degli invasori stranieri alla nostra terra e si sono preoccupati costantemente di rafforzare la potenza dell’Esercito rosso, lo hanno munito di mezzi tecnici di prim’ordine e hanno educato con amore i quadri dei combattenti sovietici.

L’Esercito rosso è l’esercito della difesa della pace e dell’amicizia tra i popoli di tutti i paesi. Esso non è stato creato per la conquista di altri paesi, ma per la difesa delle frontiere del paese dei Soviet. L’Esercito rosso ha sempre rispettato i diritti e l’indipendenza di tutti i popoli.

Ma nel giugno del 1941 la Germania hitleriana ha aggredito a tradimento il nostro paese, violando in modo brutale e infame il trattato di non aggressione. E l’Esercito rosso è stato costretto ad entrare in campagna per difendere la sua Patria contro gli invasori tedeschi e scacciarli dal territorio del nostro paese. Da allora l’Esercito rosso si è trasformato nell’Esercito della lotta a morte contro le truppe hitleriane, nell’Esercito dei vendicatori delle violenze e degli oltraggi commessi dai ribaldi fascisti tedeschi sui nostri fratelli e sulle nostre sorelle nelle zone occupate della nostra Patria.

L’Esercito rosso celebra il 25° anniversario della sua esistenza nel momento decisivo della guerra patriottica contro la Germania hitleriana e i suoi servi italiani, ungheresi, romeni, finlandesi.

Sono passati venti mesi da quando l’Esercito rosso ha iniziato una lotta eroica, senza precedenti nella storia, contro l’invasione delle soldatesche fasciste tedesche. Data l’assenza del secondo fronte in Europa, l’Esercito rosso sostiene da solo tutto il peso della guerra. Nonostante ciò l’Esercito rosso non solo ha resistito all’urto delle soldatesche fasciste tedesche, ma nel corso della guerra è diventato il terrore delle armate fasciste.

L’Esercito rosso, nei duri combattimenti dell’estate e dell’autunno del 1942, ha sbarrato la via alla belva fascista. Il nostro popolo serberà memoria perenne della eroica difesa di Sebastopoli e di Odessa, dei tenaci combattimenti davanti a Mosca e sui contrafforti del Caucaso, nella zona di Rjev e davanti a Leningrado, e della più grande battaglia che conosca la storia delle guerre: la battaglia sotto le mura di Stalingrado. I nostri valorosi combattenti, comandanti e dirigenti politici in queste grandi battaglie hanno coperto di gloria indelebile le agguerrite bandiere dell’Esercito rosso e hanno gettato salde basi per la vittoria sulle armate fasciste tedesche.

Tre mesi fa le truppe dell’Esercito rosso hanno iniziato l’offensiva agli accessi di Stalingrado. Da allora l’iniziativa delle operazioni militari si trova nelle nostre mani e il ritmo e la forza d’assalto delle operazioni offensive dell’Esercito rosso non diminuiscono. Oggi l’Esercito rosso, nelle difficili condizioni invernali, attacca su un fronte di 1.500 chilometri e ottiene successi quasi dappertutto. Nel Nord, davanti a Leningrado, sul fronte centrale, agli accessi di Kharkov, nel bacino del Donez, presso Rostov, sulle coste del mar d’Azov e del mar Nero, l’Esercito rosso assesta colpi su colpi alle truppe hitleriane. L’Esercito rosso in tre mesi ha liberato dal nemico il territorio delle regioni di Voronez e di Stalingrado, delle repubbliche autonome dei Ceceno-Ingusci, dell’Osetia Settentrionale, della Kabardino-Balcaria e dei Calmucchi, i territori di Stavropol e di Krasnodar, le regioni autonome della Circassia, dei Karaciai e degli Adighei, quasi del tutto le regioni di Rostov, di Kharkov e di Kursk.

È incominciata la cacciata in massa del nemico dal paese dei Soviet.

Che cosa è cambiato nel corso di questi tre mesi? Quali sono i motivi di questi seri insuccessi dei tedeschi?

Quali sono le cause di questi insuccessi?

Il rapporto delle forze sul fronte sovietico-tedesco è cambiato. Il fatto è che la Germania fascista si esurisce sempre più e diventa più debole, mentre l’Unione Sovietica sviluppa sempre più le sue riserve e diventa più forte. Il tempo lavora contro la Germania fascista.

La Germania hitleriana, che ha costretto a lavorare l’industria bellica dell’Europa, fino a questi ultimi tempi disponeva di una superiorità sull’Unione Sovietica nei mezzi tecnici e soprattutto nei carri armati e negli aeroplani. Questo era il suo vantaggio. Però nel corso di venti mesi di guerra la situazione è cambiata. Grazie al lavoro pieno di abnegazione degli operai, delle operaie, degli ingegneri e dei tecnici dell’industria bellica dell’U.R.S.S., durante il corso della guerra la produzione dei carri armati, degli aeroplani e dei cannoni è aumentata. Nello stesso periodo di tempo il nemico ha subito sul fronte sovietico-tedesco perdite gravissime in mezzi tecnici e specialmente in carri armati, aeroplani e cannoni. Soltanto in tre mesi di offensiva dell’Esercito rosso, nell’inverno del 1942-1943, i Tedeschi hanno perduto oltre 7mila carri armati, 4mila aeroplani, 17mila cannoni e molto altro materiale bellico.

Naturalmente, i Tedeschi si sforzeranno di colmare queste perdite, ma non sarà tanto facile farlo poichè occorrerà non poco tempo prima che il nemico possa compensare perdite così gravi in mezzi tecnici. E il tempo non aspetta.

La Germania hitleriana ha iniziato la guerra contro l’U.R.S.S. possedendo la superiorità numerica delle truppe mobilitate e pronte al combattimento, rispetto all’Esercito rosso. Questo era il suo vantaggio. Però nel corso di venti mesi la situazione anche in questo campo è cambiata. Nel corso della guerra l’Esercito rosso, nei combattimenti difensivi e offensivi, ha messo fuori combattimento circa 9 milioni di soldati e ufficiali tedeschi, dei quali non meno di 4 milioni uccisi sul campo di battaglia. Le aramate romena, italiana e ungherese, inviate da Hitler sul fronte sovietico-tedesco, sono state completamente disfatte. Soltanto nel corso degli ultimi tre mesi l’Esercito rosso ha sconfitto 112 divisioni del nemico, ha ucciso oltre 700 mila uomini e ne ha fatto prigionieri oltre 300 mila.

Naturalmente, il comando tedesco prenderà tutti i provvedimenti per colmare queste perdite colossali. Ma, in primo luogo, il punto debole delle armate tedesche è l’insufficienza delle riserve umane, e perciò non si sa da quali fonti queste perdite saranno colmate. In secondo luogo, anche se si ammette che i Tedeschi racimoleranno in tutti i modi possibili e immaginabili il numero di uomini necessario, occorrerà non poco tempo prima di riunirli e di istruirli. E il tempo non aspetta.

L’esercito hitleriano è entrato in guerra contro l’Unione Sovietica possedendo un’esperienza di quasi due anni nella condotta di grandi operazioni militari in Europa con l’impiego dei mezzi di guerra più moderni. L’Esercito rosso, nel primo periodo della guerra, naturalmente non aveva ancora e non poteva avere una tale esperienza militare. Questo era il vantaggio dell’esercito fascista tedesco. Però in venti mesi la situazione è cambiata anche in questo campo. Nel corso della guerra l’Esercito rosso è diventato un esercito composto di quadri esperti. Esso ha imparato a battere il nemico a colpo sicuro, tenendo contro dei suoi lati deboli e forti, come richiede la scienza militare moderna. Centinaia di migliaia e milioni di combattenti dell’Esercito rosso sono diventati maestri della loro arma: del fucile, della sciabola, della mitragliatrice, dell’artiglieria, del mortaio, del carro armato, delle armi del genio e dell’aviazione. Decine di migliaia di comandanti dell’Esercito rosso sono diventati maestri nel guidare le truppe. Essi hanno appreso ad associare il coraggio e il valore personale con la capacità di dirigere le truppe sul campo di battaglia, rinunciando alla tattica di linea, sciocca e dannosa, e mettendosi saldamente sul terreno della tattica di manovra.

Non si può considerare casuale il fatto che il Comando dell’Esercito rosso non soltanto libera dal nemico la terra sovietica, ma non lascia nemmeno uscir vivo il nemico dalla nostra terra, effettuando operazioni talmente serie per l’accerchiamento e la liquidazione delle armate nemiche che possono servire come esempio di arte militare. Senza dubbio questo è un indizio della maturità dei nostri comandanti.

Non vi può esser dubbio che soltanto la giusta strategia del Comando dell’Esercito rosso e la tattica flessibile dei nostri comandanti che la applicano hanno potuto portare ad un fatto così importante come l’accerchiamento e la liquidazione dell’enorme armata scelta dei Tedeschi, composta di 330 mila uomini, davanti a Stalingrado.

A questo riguardo, le cose per i Tedeschi sono ben lontane dall’essere soddisfacenti. La loro strategia è deficiente, poichè, di regola, essa sottovaluta le forze e le possibilità del nemico e sopravaluta le proprie forze. La loro tattica è stereotipata, poichè cerca di inserire gli avvenimenti che si svolgono al fronte in questo o quel paragrafo del regolamento. I tedeschi sono esatti e diligenti nelle loro operazioni quando la situazione permette soddisfare le esigenze del regolamento. In ciò consiste la loro forza. I Tedeschi diventano impotenti quando la situazione si complica e comincia a « non corrispondere » a questo o a quel paragrafo del regolamento, richiededendo che sia presa una decisione indipendente non prevista dal regolamento. In ciò consiste la debolezza fondamentale.

Tali son le cause che hanno determinato la sconfitta delle truppe tedesche e i successi dell’Esercito rosso negli ultimi tre mesi.

Da questo però non consegue che sia finita con l’esercito hitleriano e che all’Esercito rosso rimanga soltanto di inseguirlo fino ai confini occidentali del nostro paese. Pensare così significa abbandonarsi a una illusione stolta e dannosa. Pensare così significa sopravalutare le proprie forze, sottovalutare le forze del nemico e cadere nell’avventurismo. Il nemico è stato sconfitto, ma non è ancora vinto. L’esercito fascista tedesco attraversa una crisi in seguito ai colpi ricevuti dall’Esercito rosso, ma questo non vuol ancora dire che non possa riaversi. La lotta contro gli invasori tedeschi non è ancora finita, essa non fa che svilupparsi e accendersi sempre più. Sarebbe sciocco ritenere che i Tedeschi abbandonino senza combattimento sia pure un chilometro del nostro suolo.

All’Esercito rosso incombe una dura lotta contro un nemico perfido, feroce e, per il momento, ancora forte. Questa lotta richiede del tempo, dei sacrifici, la tensione delle nostre forze e la mobilitazione di tutte le nostre possibilità. Noi abbiamo cominciato a liberare l’Ucraina sovietica dal giogo tedesco, ma milioni di Ucraini gemono ancora sotto gli oppressori tedeschi. In Bielorussia, in Lituania, in Lettonia, in Estonia, in Moldavia, in Crimea, in Carelia, spadroneggiano ancora per il momento gli invasori tedeschi e i loro servi. Alle armate nemiche sono stati assestati dei colpi potenti, ma il nemico non è ancora vinto. Gli invasori tedeschi resistono furiosamente, contrattaccano, tentano di mantenersi sulle linee difensive e possono tentare nuove avventure. Ecco perchè nelle nostre file non devono trovar posto la leggerezza, l’indifferenza, la presunzione.

Tutto il popolo sovietico si rallegra per le vittorie dell’Esercito rosso. Ma i combattenti, i comandanti e i dirigenti politici dell’Esercito rosso devono ricordare fermamente i comandamenti del nostro maestro Lenin: « La prima cosa è di non lasciarsi trascinare dalla vittoria e di non pavoneggiarsi, la seconda è di consolidare la vittoria, la terza di finire il nemico ».

In nome della liberazione della nostra Patria dall’odiato nemico, in nome della vittoria definitiva sugli invasori fascisti tedeschi,

ORDINO:

1. Di perfezionare instancabilmente l’allenamento militare e di rafforzare la disciplina, l’ordine e l’organizzazione in tutto l’Esercito rosso e nella Marina da guerra.

2. Di rafforzare i colpi contro le truppe nemiche, di inseguire instancabilmente e tenacemente il nemico, di non lasciarlo fortificare sulle linee difensive, di non dargli tregua nè giorno nè notte, di tagliare le comunicazioni del nemico, di accerchiare le truppe nemiche e di annientarle se esse rifiutano di deporre le armi.

3. Di far divampare la fiamma della lotta dei partigiani nelle retrovie del nemico, di distruggere le sue comunicazioni, di far saltare i ponti ferroviari, di impedire i movimenti delle truppe nemiche, il trasporto di armi e munizioni, di far saltare e di incendiare i depositi militari, di attaccare le guarnigioni nemiche, di non lasciar incendiare dal nemico in ritirata i nostri villaggi e le nostre città, di aiutare con tutte le forze, con tutti i mezzi, l’Esercito rosso all’offensiva.

Questo è il pegno della nostra vittoria.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

A nome del Governo sovietico e del nostro Partito Bolscevico vi saluto e mi felicito con voi nel 25° anniversario dell’Esercito rosso.

Evviva la nostra grande Patria!

Evviva il nostro glorioso Esercito rosso, la nostra valorosa Marina da guerra, i nostri coraggiosi partigiani e partigiane!

Evviva il Partito Bolscevico, animatore e organizzatore delle vittorie dell’Esercito rosso!

Morte agli invasori tedeschi!

XI – PRONTI ALLE BATTAGLIE DECISIVE

Ordine del giorno n. 195 del Comandante supremo delle Forze Armate dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 1° maggio 1943.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane, operai e operaie, contadini e contadine, lavoratori intellettuali! Fratelli e sorelle caduti temporaneamente sotto il giogo degli oppressori tedeschi!

A nome del Governo sovietico e del nostro Partito Bolscevico vi saluto e mi felicito con voi per la giornata del Primo Maggio!

I popoli del nostro paese celebrano il Primo Maggio nei giorni severi della guerra patriottica. Essi hanno affidato la loro sorte all’Esercito rosso e non sono stati delusi nelle loro speranze. I combattenti sovietici hanno difeso la Patria col loro petto e già da quasi due anni difendono l’onore e l’indipendenza dei popoli dell’Unione Sovietica.

Nel periodo della campagna invernale 1942-43 l’Esercito rosso ha inflitto serie sconfitte alle truppe hitleriane, ha annientato un numero immenso di uomini e di mezzi tecnici del nemico, ha accerchiato e liquidato due armate del nemico sotto Stalingrado, ha fatto prigionieri oltre 300 mila soldati ed ufficiali nemici e ha liberato dal giogo tedesco centinaia di città sovietiche e migliaia di villaggi.

La campagna invernale ha dimostrato che la forza offensiva dell’Esercito rosso è cresciuta. Le nostre truppe non hanno soltanto scacciato i Tedeschi dal territorio da essi conquistato nell’estate del 1942, ma hanno occupato una serie di città e di zone che si trovavano nelle mani del nemico da circa un anno e mezzo. I Tedeschi hanno dimostrato di non essere in grado di impedire l’offensiva dell’Esercito rosso.

Perfino per la controffensiva nel ristretto settore del fronte della zona di Kharkov, il comando hitleriano è stato costretto a far venire più di trenta nuove divisioni dall’Europa occidentale. I Tedeschi contavano di accerchiare le truppe sovietiche nella zona di Kharkov e di preparare per le nostre truppe « una Stalingrado tedesca ». Ma il tentativo del comando hitleriano di prendere la rivincita per Stalingrado è fallito.

Nello stesso tempo le vittoriose truppe dei nostri Alleati hanno sconfitto le truppe italo-tedesche e nelle zone della Libia e della Tripolitania, hanno spazzato via i nemici da queste zone ed ora continuano a batterli nella zona di Tunisi, mentre la valorosa aviazione anglo-americana assesta dei colpi distruttori ai centri militari ed industriali della Germania e dell’Italia, preannunciando la creazione del secondo fronte in Europa contro i fascisti italo-tedeschi.

In tal modo, il colpo al nemico da Oriente, da parte dell’Esercito rosso, e il colpo da Occidente, da parte delle truppe dei nostri Alleati, si sono fusi, per la prima volta nel corso della guerra, in un solo colpo comune.

Tutte queste circostanze prese insieme hanno sconvolto dalle fondamenta la macchina bellica hitleriana, hanno cambiato il corso della guerra mondiale e hanno creato le premesse necessarie per la vittoria sulla Germania hitleriana.

In seguito a ciò il nemico è stato costretto a riconoscere il serio peggioramento della sua situazione e ha cominciato a urlare sulla crisi della guerra. Il nemico, è vero, cerca di nascondere la sua critica situazione facendo del chiasso sulla mobilitazione « totale ». Nessun chiasso, però, può distruggere il fatto che il campo dei fascisti attraversa effettivamente una serie crisi.

La crisi nel campo dei fascisti si esprime, innanzi tutto, nel fatto che il nemico è stato costretto a rinunciare apertamente al suo primitivo orientamento sulla « guerra lampo ». Nel campo dei nemici non è più di moda adesso parlare della « guerra lampo ». Le chiacchiere e le grida sulla « guerra lampo » hanno fatto posto ai tristi lamenti sull’inevitabilità di una guerra che si prolunga. Mentre prima il comando fascista tedesco vantava la tattica dell’offensiva fulminea, ora questa tattica è stata abbandonata e i fascisti tedeschi non vantano più il fatto di aver condotto o di voler condurre un’offensiva fulminea, ma il fatto di essere riusciti a sfuggire abilmente all’attacco avvolgente delle truppe inglesi nell’Africa del Nord o all’accerchiamento da parte delle truppe sovietiche nella zona di Demiansk. La stampa fascista è piena di comunicazioni vanagloriose sul fatto che le truppe tedesche sono riuscite, su questo o su quel settore del fronte orientale o tunisino, a scappare dal fronte e ad evitare una nuova Stalingrado. Evidentemente gli strateghi hitleriani non hanno più nulla da vantare.

La crisi nel campo dei fascisti si esprime, in secondo luogo, nel fatto che i fascisti cominciano a parlare sempre più spesso di pace. A giudicare dalle notizie della stampa straniera si può giungere alla conclusione che i Tedeschi vorrebbero ottenere la pace dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti d’America alla condizione che questi paesi si distaccassero dall’Unione Sovietica, o, al contrario, che essi vorrebbero ottenere la pace dall’Unione Sovietica alla condizione che questa si distaccasse dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti d’America. Perfidi essi stessi fino alle midolla, gli imperialisti tedeschi hanno l’impudenza di misurare gli Alleati col loro metro, ritenendo che qualcuno degli Alleati abboccherà all’amo. È evidente che i Tedeschi non chiacchierano di pace perchè le cose vanno bene. Le chiacchiere sulla pace, nel campo dei fascisti, dimostrano soltanto che essi attraversano una grave crisi. Ma di quale pace si può parlare con i briganti imperialisti del campo fascista tedesco che hanno inondato di sangue l’Europa e l’hanno coperta di forche? Non è forse chiaro che solo la completa disfatta degli eseciti hitleriani e la capitolazione senza condizioni della Germania hitleriana possono dare pace all’Europa? I fascisti tedeschi non chiacchierano forse di pace perchè sentono avvicinarsi l’imminente catastrofe?

Il campo fascista tedesco-italiano attraversa una grande crisi e si trova di fronte alla catastrofe.

Questo non significa ancora, naturalmente, che la catastrofe della Germania hitleriana sia già avvenuta. No, non significa ciò. La Germania hitleriana e il suo esercito sono sconvolti e attraversano una crisi, ma non sono ancora sconfitti. Sarebbe ingenuo pensare che la catastrofe giungerà per se stessa, automaticamente. Occorrono ancora due, tre colpi potenti dall’Occidente e dall’Oriente, come quello che è stato assestato all’esercito hitleriano negli ultimi cinque o sei mesi, perchè la catastrofe della Germania hitleriana diventi un fatto.

Perciò ai popoli dell’Unione Sovietica e al loro Esercito rosso, così come ai nostri Alleati e ai loro eserciti, incombe ancora una lotta aspra e dura per la completa vittoria sui mostri hitleriani. Questa lotta esigerà da loro grandi sacrifici, una immensa fermezza, una saldezza di ferro. Essi devono mobilitare tutte le proprie forze e le proprie possibilità per sconfiggere il nemico e aprire così la strada alla pace.

Compagni! Il popolo sovietico dimostra una grandissima premura per il suo Esercito rosso. Esso è pronto a consacrare tutte le energie all’ulteriore rafforzamento della potenza militare del paese dei Soviet. In meno di quattro mesi i popoli dell’Unione Sovietica hanno offerto al fondo dell’Esercito rosso più di sette miliardi di rubli. Ciò dimostra ancora una volta che la guerra contro i Tedeschi è effettivamente una guerra nazionale di tutti i popoli che abitano l’Unione Sovietica. Gli operai, i colcosiani, gli intellettuali lavorano senza posa, sopportando fermamente e coraggiosamente le privazioni provocate dalla guerra, nelle officine e nelle istituzioni, nei trasporti, nei colcos e nei sovcos. Ma la guerra contro gli invasori fascisti tedeschi esige che l’Esercito rosso riceva ancor più cannoni, carri armati, aeroplani, mitragliatrici, fucili automatici, mortai, munizioni, equipaggiamenti, viveri. È quindi necessario che gli operai, i colcosiani, tutti gli intellettuali sovietici lavorino per il fronte con duplicata energia.

Bisogna che tutti i nostri cittadini e tutte le istituzioni nelle retrovie lavorino in modo armonico e preciso, come un buon meccanismo d’orologeria. Ricordiamo il comandamento del grande Lenin:

« Dato che la guerra è stata inevitabile, dobbiamo dare tutto per la guerra, e il minimo rilassamento e difetto d’energia devono essere puniti secondo la legge del tempo di guerra ».

In risposta alla fiducia e alla premura del suo popolo, l’Esercito rosso deve battere il nemico ancor più forte, annientare implacabilmente gli invasori tedeschi, cacciarli senza sosta dal suolo sovietico. Nel corso della guerra l’Esercito rosso ha acquisito una ricca esperienza militare. Centinaia di migliaia di combattenti hanno appreso ad usare alla perfezione la loro arma. molti comandanti hanno imparato a dirigere abilmente le truppe sul campo di battaglia. Ma sarebbe irragionevole accontentarsi di ciò. I combattenti devono imparare a servirsi ancor meglio della loro arma, i comandanti devono diventare dei maestri nella direzione dei combattimenti. Ma anche questo è poco. Nell’arte militare, e tanto più in una guerra come quella attuale, non si può restar fermi. Fermarsi, nell’arte militare, significa restare indietro. E quelli che restano indietro, com’è noto, vengono battuti. Perciò, ora, l’essenziale è che tutto l’Esercito rosso perfezioni di giorno in giorno la sua istruzione militare, che tutti i comandanti e i combattenti dell’Esercito rosso studino l’esperienza della guerra e imparino a combattere come è necessario per riportare la vittoria.

Compagni soldati rossi e marinai rossi, comandanti e dirigenti politici, partigiani e partigiane!

Salutandovi e felicitandovi nella giornata del Primo Maggio,

ORDINO:

1. A tutti i combattenti – fanti, mortaisti, artiglieri, carristi, aviatori, genieri, soldati addetti ai collegamenti, cavalleggeri – di continuare a perfezionare senza posa la loro perizia nel combattimento, di obbedire con precisione agli ordini dei comandanti, di seguire le prescrizioni dei regolamenti e delle istruzioni, di osservare rigorosamente la disciplina, di assicurare la buona organizzazione e l’ordine.

2. Ai comandanti di tutte le singole armi e delle formazioni miste di diventare maestri della direzione delle truppe, di organizzare abilmente la coordinazione di tutte le armi e di guidarle nel combattimento. Studiare il nemico, migliorare la ricognizione, – occhi ed orecchie dell’esercito, – ricordare che senza di questo non si può battere il nemico a colpo sicuro. Migliorare la qualità del lavoro degli stati maggiori delle truppe, ottenere che gli stati maggiori delle unità e delle formazioni dell’Esercito rosso diventino organi esemplari di direzione delle truppe. Elevare il lavoro dei servizi di retrovia delle truppe al livello delle esigenze richieste dalla guerra attuale. Ricordare continuamente che l’esito delle operazioni militari dipende dal rifornimento completo e tempestivo delle truppe in munizioni, equipaggiamenti, viveri.

3. A tutto l’Esercito rosso di consolidare e sviluppare i successi dei combattimenti invernali, di non cedere al nemico neanche un palmo della nostra terra, di essere pronti alle battaglie decisive contro gli invasori fascisti tedeschi. Nella difensiva dimostrare la tenacia e la fermezza proprie dei combattenti del nostro Esercito. Nell’offensiva dimostrare decisione, coordinare giustamente l’azione delle truppe, compiere ardite manovre sul campo di battaglia, coronate dall’accerchiamento e dall’annientamento del nemico.

4. Ai partigiani e alle partigiane di assestare dei colpi potenti alle retrovie nemiche, alle vie di comunicazione, ai depositi militari, agli stati maggiori e alle officine, di distruggere le linee di comunicazione del nemico. Attrarre i larghi strati della popolazione sovietica nelle zone occupate dal nemico a un’attiva lotta di liberazione, salvando così i cittadini sovietici dall’essere cacciati nella schiavitù tedesca e dallo sterminio da parte delle belve hitleriane. Vendicarsi implacabilmente sugli invasori tedeschi per il sangue e le lacrime delle nostre mogli e dei nostri bambini, delle nostre madri e dei nostri padri, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Aiutare con tutte le forze l’Esercito rosso nella sua lotta contro gli infami schiavisti hitleriani.

Compagni!

Il nemico ha già provato la forza dei colpi schiaccianti delle nostre truppe. Si avvicina l’ora in cui l’Esercito rosso, insieme con gli eserciti dei nostri Alleati, spezzerà la spina dorsale alla belva fascista.

Evviva la nostra gloriosa Patria!

Evviva il nostro valoroso Esercito rosso!

Evviva la nostra valorosa Marina da guerra!

Evviva i nostri intrepidi partigiani e partigiane!

Morte agli invasori tedeschi!

XII – RISPOSTA AL CORRISPONDENTE DEL «NEW YORK TIMES» E DEL «TIMES»

Il signor Parker, corrispondente da Mosca del giornale americano «NEW YORK TIMES» e del giornale inglese «TIMES», si è rivolto con una lettera al Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo dell’U.R.S.S., G. Stalin, chiedendogli di rispondere a due domande che interessano l’opinione pubblica americana ed inglese.

G. Stalin ha risposto al signor Parker con questa lettera in data 4 maggio 1943.

Il 3 maggio ho ricevuto le due Vostre domande relative ai rapporti polacco-sovietici.

Vi mando le mie risposte.

1. «Desidera il governo della  U.R.S.S. vedere una Polonia forte ed indipendente dopo la sconfitta della Germania Hitleriana?»

Risposta. Lo desidera, senza dubbio.

2. «Dal Vostro punto di vista, su quale base dovranno poggiare i rapporti fra la Polonia e l’U.R.S.S dopo la guerra?»

Risposta. Sulla base di stabili rapporti di buon vicinato e di reciproco rispetto o, se il popolo polacco lo desidererà, sulla base di un’alleanza di aiuto reciproco contro i Tedeschi, principali nemici dell’Unione Sovietica e della Polonia.

XIII – SULLO SCIOGLIMENTO DELL’INTERNAZIONALE COMUNISTA

Il Signor King, corrispondente dell’Agenzia inglese Reuter a Mosca, ha rivolto al Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo dell’U.R.S.S., G. Stalin, una lettera, chiedendogli di rispondere ad una domanda che interessa l’opinione pubblica inglese.

G. Stalin ha risposto al signor King con questa lettera in data 28 maggio 1943.

Ho ricevuto la Vostra preghiera di rispondere alla domanda riferentesi allo scioglimento dell’Internazionale Comunista. Vi invio la mia risposta.

Domanda. «I commenti britannici alla decisione di liquidare il Komintern sono stati molto favorevoli. Qual’è il punto di vista sovietico su tale questione e sulla sua influenza nei fituri apporti internazionali?»

Risposta. Lo scioglimento dell’Internazionale Comunista è giusto e tempestivo, perché facilita l’organizzazione dell’attacco comune di tutte le nazioni che amano la libertà sul comune nemico, l’hitlerismo.

Lo scioglimento dell’Internazionale Comunista è giusto, perché:

a) Smaschera la menzogna degli hitleriani che « Mosca » intenderebbe immischiarsi nella vita degli altri Stati e « bolscevizzarli ». D’ora innanzi a questa menzogna viene posto fine.

b) Esso smaschera la calunnia dei nemici del comunismo nel movimento operaio che i partiti comunisti dei vari paesi agirebbero non nell’interesse del proprio popolo, ma dietro ordini esterni. Anche a questa calunnia d’ora innanzi viene posto fine.

c) Esso facilita l’attività dei patrioti dei paesi che amano la libertà per l’unificazione delle forze progressive del loro paese in un unico campo di liberazione nazionale, per lo sviluppo della lotta contro il fascismo, indipendentemente dai partiti ai quali appartengono e dalle loro convinzioni religiose.

d) Esso facilita l’attività dei patrioti di tutti i paesi per l’unione di tutti i popoli che amano la libertà in un unico campo internazionale di lotta contro la minaccia di dominazione mondiale dell’hitlerismo, liberando in tal modo la strada per la futura organizzazione della collaborazione dei popoli, sulla base della loro eguaglianza in diritto.

Penso che tutte queste circostanze prese insieme porteranno all’ulteriore rafforzamento del fronte unico degli Alleati e delle altre Nazioni Unite, nella loro lotta per la vittoria sulla tirannia hitleriana.

Ritengo che lo scioglimento dell’Internazionale Comunista è del tutto tempestivo, perché precisamente ora, mentre la belva fascista tende le sue ultime forze, è necessario organizzare l’attacco comune dei paesi che amano la libertà, per abbattere questa belva e liberare i popoli dal giogo fascista.

XIV – BILANCIO DI VITTORIE E PROGRAMMA DI COMBATTIMENTO

Rapporto tenuto il 6 novembre 1943, 26° anniversario della grande Rivoluzione socialista d’ottobre, alla seduta solenne del Soviet dei deputati dei lavoratori di Mosca.

Compagni!

I popoli dell’Unione Sovietica celebrano oggi il 26° anniversario della grande Rivoluzione socialista di ottobre.

Per la terza volta il nostro paese festeggia l’anniversario della sua Rivoluzione popolare nel corso di una guerra nazionale.

Nell’ottobre 1941 la nostra Patria ha attraversato dei giorni molto difficili. Il nemico era arrivato in prossimità della capitale. Esso bloccava Leningrado dalla parte di terra. Le nostre truppe erano costrette a ripiegare. Occorsero allora gli sforzi enormi dell’Esercito e lo spiegamento di tutte le forze del popolo per arrestare il nemico ed infliggergli davanti a Mosca un colpo sensibile.

Nell’ottobre 1942 il pericolo che minacciava la nostra Patria si aggravò ancora. Il nemico si trovava allora a circa centoventi chilometri da Mosca: esso aveva fatto irruzione in Stalingrado, aveva preso piede sui contrafforti  Caucaso. Anche in quei giorni penosi, però, l’Esercito e il popolo non si lasciarono scoraggiare e ristettero fermamente a tutte le prove.

Essi hanno trovato la forza di arrestare il nemico e rispondergli con colpi terribili. Fedeli all’insegnamento del grande Lenin, senza risparmiare né le loro forze né la loro vita, essi difendevano le conquiste della Rivoluzione d’ottobre. Come si sa, questi sforzi dell’Esercito e del popolo non sono stati vani.

Ben presto, dopo l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre dell’anno scorso, le nostre truppe sono passate all’offensiva ed hanno inferto ai Tedeschi un nuovo colpo gravissimo prima di tutto davanti a Stalingrado, poi nella zona del Caucaso e nella zona del corso medio del Don e, all’inizio del 1943, a Veliki-Luki, davanti a Leningrado, nella zona di Rjev e di Viasma.

Da allora l’Esercito rosso non si è lasciata più l’iniziativa dalle sue mani. Nel corso di tutta l’estate di quest’anno i suoi colpi sono diventati sempre più potenti e la sua superiorità militare è aumentata di mese in mese. Da allora le nostre truppe riportano grandi vittorie e i Tedesci subiscono disfatte su disfatte.

Il nemico ha avuto un bel darsi da fare, esso non è più riuscito a riportare un solo successo serio sul fronte sovietico-tedesco.

UN CAMBIAMENTO RADICALE NELL’ANDAMENTO DELLA GUERRA

L’anno che è passato tra il venticinquesimo ed il ventiseiesimo anniversario d’ottobre segna un cambiamento nella guerra nazionale.

Quest’anno ha visto un cambiamento notevole nella situazione, prima di tutto perchè l’Esercito rosso è riuscito per la prima volta dall’inizio della guerra a realizzare una grande offensiva di estate contro le truppe tedesche, mentre le truppe fasciste e tedesche, sotto i colpi delle nostre truppe, sono state costrette ad abbandonare in gran fretta il territorio invaso e, spesso, a cercar salvezza nella fuga per evitare l’accerchiamento; ad abbandonare sul campo di battaglia un’enorme quantità di materiale, di depositi di armi, di munizioni, di ufficiali e soldati feriti.

I successi della nostra campagna di estate durante la seconda metà di quest’anno sono stati la continuazione ed il completamento del successo della nostra campagna d’inverno del principio di quest’anno.

Nel corso dell’anno che è terminato l’Esercito rosso ha dimostrato che esso può condurre l’offensiva d’estate come d’inverno. Nel corso di questo stesso anno ed alla conclusione di queste operazioni offensive, le nostre truppe sono riuscite a percorrere combattendo una distanza che va da 500 Km, nella parte centrale del fronte, a 1500 Km, al Sud, liberando circa un milione di Kmq di territorio, vale a dire quasi i due terzi del territorio sovietico temporaneamente invaso dal nemico. Le truppe nemiche sono state rigettate da Vladikavkaz a Kherson, da Elista a Krivoirog, da Stalingrado a Kiev, da Voronez a Gomel, da Viasma e Rjev ai dintorni di Orsha e di Vitebak.

Non avendo eccessiva fiducia nella solidità dei loro passati successi sul fronte germano-sovietico, i Tedeschi avevano costruito in precedenza, nel corso di un lungo periodo di tempo, potenti zone difensive su tutta la lunghezza dei grandi corsi d’acqua.

Nei combattimenti di quest’anno, però, né i corsi d’acqua, né le potenti fortificazioni hanno potuto salvare i Tedeschi.

Le nostre truppe hanno distrutto le linee di difesa tedesche e, durante tre soli mesi dell’estate 1943, esse hanno forzato magistralmente quattro grandi barriere fluviali: il Donez settentrionale, la Desna, il Soje e il Dnieper, senza parlare delle barriere quali le linee di difesa tedesche nella zona del fiume Mius ad ovest di Rostov, né di quelle della zona del fiume Molotchnaia nelle vicinanza di Melitopol.

Attualmente l’Esercito rosso schiaccia vittoriosamente il nemico al di là del Dnieper.

ASSENZA DI QUADRI IN GERMANIA

RAFFORZAMENTO DEI QUADRI NELL’UNIONE SOVIETICA

Quest’anno ha visto un cambiamento notevole nella situazione, poi che l’Esercito rosso è riuscito in un tempo relativamente breve a ditruggere e a scompigliare i vecchi quadri più sperimentati delle truppe fasciste tedesche, rafforzando e moltiplicando i suoi quadri nei vittoriosi combattimenti offensivi.

Nel corso dell’anno che è terminato, l’esercito tedesco ha perduto nei suoi combattimenti sul fronte sovietico-tedesco più di quattro milioni di soldati ed ufficiali, di cui un milione e 800 mila almeno uccisi.

In questo stesso periodo esso ha perduto inoltre più di 14mila aeroplani, più di 25mila carri armati e non meno di 40mila pezzi di artiglieria.

L’esercito fascista non è più oggi quello che era al principio della guerra. A quell’epoca, esso comprendeva una quantità sufficiente di quadri sperimentati. Oggi, non possedendo più le riserve di cui avrebbe bisogno, esso invia in fretta sul fronte giovani ufficiali insufficientemente addestrati per mancanza di tempo.

Ben diverso è oggi l’aspetto dell’Esercito rosso. I suoi quadri sono aumentati e si sono temprati nei vittoriosi combattimenti offensivi.

Questi quadri crescono in numero e continueranno ad aumentare senza sosta, poi che l’Esercito rosso possiede le riserve di ufficiali necessarie, il che gli dà il tempo e le possibilità di istruire i giovani quadri e di promuoverli a posti di responsabilità.

Fatto caratteristico: al posto delle 240 divisioni che erano schierate l’anno scorso sul nostro fronte e di cui 170 erano tedesche, vi sono quest’anno sul fronte tenuto dall’Esercito rosso 257 divisioni di cui 207 tedesche.

I Tedeschi contano evidentemente di compensare la qualità inferiore delle loro divisioni aumentandone il numero. La disfatta dei Tedeschi nel corso dell’anno passato mostra però che è impossibile compensare l’abbassamento di qualità delle divisioni con l’aumento del loro numero.

DUE AVVENIMENTI CAPITALI: STALINGRADO E KURSK

Dal punto di vista puramente militare, la disfatta delle truppe tedesche sul nostro fronte verso la fine di quest’anno era decisa in anticipo da due avvenimenti importantissimi: la battaglia di Stalingrado e quella di Kursk.

La battaglia di Stalingrado si è conclusa con l’accerchiamento di un’armata tedesca di 300 mila uomini, con lo schiacciamento di essa e con la cattura di un terzo circa delle truppe accerchiate.

Per farsi un’idea delle proporzioni di questa sanguinosa battaglia, senza precedenti nella storia, bisogna sapere che alla fine di essa sono stati raccolti e seppelliti 147.200 soldati ed ufficiali tedeschi e 46.700 soldati ed ufficiali sovietici.

Stalingrado ha costituito il declino dell’esercito fascista tedesco. Dopo questa sanguinosa battaglia i Tedeschi non hanno potuto più rialzarsi.

Per ciò che concerne la battaglia di Kursk, essa è terminata con lo schiacciamento dei due principali gruppi assalitori delle truppe fasciste tedesche e col passaggio delle nostre truppe alla controffensiva, che si è trasformata in seguito nella possente offensiva di estate dell’Esercito rosso. La battaglia di Kursk è cominciata con l’offensiva lanciata dai Tedeschi contro la città da Nord e da Sud. Fu l’ultimo tentativo dei Tedeschi di procedere ad una grande offensiva di estate e, in caso di successo, di riguadagnare ciò che era stato perduto. Quest’offensiva, lo si sa bene, fu un fiasco completo: l’Esercito rosso non soltanto ha respinto l’offensiva tedesca, ma è passato a sua volta all’offensiva e, con parecchi colpi successivi assestati nel periodo estivo, ha rigettato di là dal Dnieper le truppe fasciste tedesche.

Se la battaglia di Stalingrado annunziava il declino dell’esercito fascista tedesco, la battaglia di Kursk lo ha condotto alla soglia del disastro.

TUTTI I CALCOLI DELLA GERMANIA FASCISTA SONO STATI SVENTATI

Quest’anno ha visto infine un cambiamento notevole della situazione perché l’offensiva vittoriosa dell’Esercito rosso ha aggravato radicalmente la situazione economica, militare e politica della Germania fascista mettendola di fronte ad una crisi estremamente profonda.

I Tedeschi contavano di realizzare durante quest’estate un’offensiva vittoriosa sul fronte sovietico-tedesco allo scopo di riprendere ciò che avevano perduto e di rialzare il loro prestigio così scosso in Europa. Ma l’Esercito rosso ha rovesciato i calcoli dei Tedeschi. Esso ha respinto la loro offensiva, è passato all’offensiva a sua volta e ha cominciato a cacciare i Tedeschi verso Occidente riducendo in polvere il prestigio dei loro eserciti.

I Tedeschi contavano di orientarsi su una guerra di lunga durata: essi si sono messi a costruire delle linee di difesa e delle fortificazioni proclamando a destra e a manca che le nuove posizioni erano inespugnabili. Ma anche qui l’Esercito rosso ha sconvolto i loro calcoli. Esso ha rotto le loro linee, ha travolto le loro fortificazioni e continua la sua avanzata con successo senza lasciar loro il tempo di trascinare la guerra in lunghezza.

I Tedeschi contavano di ristabilire la situazione sul fronte grazie alla mobilitazione totale. Ancora una volta gli avvenimenti hanno rovescitao i loro calcoli. La campagna di estate ha già divorato i due terzi degli uomini « totalmente » mobilitati, e non si vede nonostante ciò che questa circostanza abbia apportato un qualsiasi miglioramento nella situazione degli eserciti fascisti tedeschi. Bisognerà forse proclamare nuovamente la mobilitazione « totale », e la ripetizione di una misura simile potrebbe condurre al crollo « totale » di un certo Stato.

I Tedeschi contavano di tenere solidamente in Ucraina per approvigionare in prodotti agricoli il loro esercito e la loro popolazione ed in carbone del Donez le officine ed i trasporti ferroviari che servono l’esercito tedesco. Ma anche in questo campo essi hanno fatto male i loro calcoli. In seguito all’offensiva vittoriosa dell’Esercito rosso, i Tedeschi hanno perduto non solamente il carbone del Donez, ma anche le regioni dell’Ucraina più ricche in grano, e non vi è ragione di supporre che non perderanno prossimamente il resto dell’Ucraina.

Si comprende che tutti questi errori non potevano mancare di aggravare, ed hanno infatti aggravato, la situazione economica, militare e politica della Germania fascista.

La Germania fascista attraversa una crisi profonda.

Essa è sulla soglia della catastrofe.

TUTTO IL POPOLO SOVIETICO IN AIUTO DEL FRONTE

I successi dell’Esercito rosso sarebbero stati impossibili senza l’appoggio del popolo, senza il lavoro e l’abnegazione dei cittadini sovietici nelle fabbriche e nelle officine, nelle miniere, nei trasporti, nell’agricoltura.

Nelle difficili condizioni della guerra il popolo sovietico ha saputo assicurare al suo Esercito il minimo necessario ed ha perfezionato continuamente il suo materiale di guerra. Durante tutta la guerra il nemico non è arrivato mai a superare il nostro Esercito per la qualità dell’armamento.

Nello stesso tempo la nostra industria ha fornito al fronte una quantità sempre più grande di materiale bellico. L’anno che è terminato ha visto un cambiamento radicale della situazione non solo nell’andamento delle operazioni militari ma nel lavoro all’interno del paese. Compiti come l’evacuazione delle officine ed il passaggio delle industrie alla produzione degli armamenti non si sono più posti davanti a noi.

Lo Stato sovietico possiede oggi un’economia di guerra bene organizzata ed in continuo sviluppo. Tutti gli sforzi del popolo hanno potuto esser così concentrati sull’aumento della produzione e sul perfezionamento progressivo degli armamenti, soprattutto dei carri armati, degli aeroplani, dei cannoni, degli autocarri.

Noi abbiamo ottenuto in questo campo dei grandi successi. L’Esercito rosso, forte dell’appoggio di tutto il suo popolo, ha ricevuto con la più grande regolarità il suo attrezzamento di guerra: esso ha scaraventato sul nemico milioni di bombe, di mine, di obici; esso ha lanciato nel combattimento migliaia di carri armati e di aeroplani. Si può dire a giusta ragione che il lavoro instancabile degli uomini sovietici delle retrovie entrerà nella storia, alla pari con la lotta eroica dell’Esercito rosso, come l’azione di tutto il popolo per la difesa della Patria.

Gli operai dell’Unione Sovietica, che avevano creato negli anni scorsi l’edificazione pacifica di un potente industria socialista altamente sviluppata, hanno spiegato in questa guerra nazionale un’attività fervida ed intensa per aiutare il fronte manifestando un vero eroismo del lavoro.

Tutto il mondo sa che nella guerra contro l’U.R.S.S. gli hitleriani dispongono non soltanto di un’industria tedesca fortemente sviluppata ma dell’industria abbastanza potente dei paesi vassalli ed occupati.

Nonostante ciò gli hitleriani non hanno saputo conservare la loro superiorità numerica in materiale di guerra, superiorità che possedevano al principio della guerra contro l’Unione Sovietica.

Se la superiorità che aveva il nemico in carri armati, aeroplani, mortai e mitragliatrici è stata oggi liquidata, se il nostro Esercito non risente attualmente di nessuna seria mancanza di armi e munizioni, è prima di tutto alla classe operaia che noi lo dobbiamo.

LA LOTTA AMMIREVOLE DEI CONTADINI SOVIETICI

I contadini dell’Unione Sovietica che negli anni dell’edificazione pacifica, sulla base del regime colcosiano, hanno trasformato l’economia arretrata in un’economia agricola d’avanguardia, hanno dato prova durante la guerra nazionale di una coscienza altissima degli interessi dell’insieme del popolo, di una coscienza che ha raggiunto un grado senza precedenti nella storia della classe contadina. Col loro lavoro indefesso per l’aiuto al fronte, essi hanno mostrato che i contadini sovietici considerano la guerra attuale contro i Tedeschi come la loro stessa causa, come una guerra per la loro vita e per la loro libertà.

Si sa che l’invasione delle orde fasciste aveva privato temporaneamente il nostro paese delle importanti regioni agricole dell’Ucraina, del Don e del Kuban. Nonostante ciò i nostri colcos e i nostri sovcos hanno approvvigionato in viveri l’Esercito ed il paese senza inconvenienti degli di nota. Senza il sistema colcosiano, senza il lavoro devoto dei colcosiani e delle colcosiane noi non avremmo certamente potuto risolvere questo problema così arduo.

Se nel terzo anno di guerra il nostro Esercito non manca di viveri, se la popolazione è rifornita di prodotti alimentari e l’industria di materie prime, è questa una grande prova della forza e della vitalità del sistema colcosiano e del patriottismo dei contadini colcosiani.

IL PRODIGIO DEI TRASPORTI

I nostri trasporti hanno avuto un gran ruolo in ciò che concerne l’aiuto al fronte, soprattutto i trasporti ferroviari, quelli fluviali, marittimi ed automobilistici. Si sa che i trasporti sono i mezzi di collegamento più importanti tra le retrovie e il fronte.

Si possono produrre grandi quantità di armi e di munizioni, ma se non le si fa arrivare in tempo sul fronte a mezzo dei trasporti esse rischiano di restare un peso morto. Si può dire che, per ciò che concerne l’istradamento regolare delle armi, delle munizioni, dei viveri e dell’abbigliamento verso il fronte, i trasporti hanno un ruolo decisivo.

Se, nonostante le difficoltà del tempo di guerra e la scarsezza del combustibile, siamo riusciti a fornire al fronte tutto ciò che era necessario, è prima di tutto grazie ai nostri operai e ai nostri impiegati dei trasporti.

ONORE AGLI INTELLETTUALI

Gli intellettuali non la cedono in niente alla classe operaia ed ai contadini per tutto ciò che riguarda l’aiuto al fronte. Gli intellettuali sovietici lavorano con devozione per la difesa del nostro paese. Essi perfezionano continuamente gli armamenti tecnici dell’Esercito rosso e l’organizzazione della produzione; essi aiutano gli operai ed i colcosiani a sviluppare l’industria dell’agricoltura; essi fanno progredire la scienza e la cultura sovietiche nelle condizioni della guerra.

Ciò fa onore ai nostri intellettuali.

Tutti i popoli dell’Unione Sovietica sono balzati unanimemente per la difesa della loro Patria, considerando giustamente la guerra nazionale attuale come la causa comune a tutti i lavoratori senza distinzione di nazionalità né di confessione.

I dirigenti hitleriani vedono ora essi stessi la sciocchezza infinita dei loro calcoli basati sulla scissione e sui conflitti tra i popoli dell’Unione Sovietica.

L’amicizia dei popoli del nostro paese ha resistito a tutte le difficoltà e a tutte le prove della guerra ed essa si è temprata ancora nella lotta comune di tutti i cittadini sovietici contro gli invasori fascisti.

Questa è la fonte della forza dell’Unione Sovietica.

IL PARTITO BOLSCEVICO, PARTITO DEL POPOLO

Durante la guerra così come durante gli anni dell’edificazione pacifica, il Partito di Lenin, il Partito Bolscevico, è stato la forza che ha guidato e diretto il popolo sovietico.

Nessun partito ha avuto ed ha tra le masse popolari tanto prestigio quanto il nostro Partito Bolscevico. E ciò si comprende. Sotto la direzione del Partito Bolscevico, gli operai, i contadini, gli intellettuali del nostro paese hanno conquistato la libertà ed edificato la società socialista.

Durante la guerra nazionale il Partito ci è apparso come l’ispiratore e l’organizzatore della lotta del popolo intero contro gli invasori fascisti. Il lavoro di organizzazione compiuto dal Partito ha riunito in un blocco unico e diretto verso uno scopo comune tutti gli sforzi dei cittadini sovietici, subordinando tutte le nostre forze e tutti i nostri mezzi all’opera di schiacciamento del nemico.

Durante la guerra il Partito si è ancora più stretto al popolo, esso si è ancora più intimamente legato alle larghe masse dei lavoratori.

È qui la fonte della forza del nostro Stato.

La guerra attuale ha confermato pienamente le note parole di Lenin, che ha detto che la guerra è, sotto ogni rapporto, una prova per tutte le forze materiali e morali di ogni popolo.

La storia delle guerre ci insegna che hanno resistito a questa prova solo gli Stati che si erano mostrati più forti dei loro avversari per lo sviluppo e l’organizzazione dell’economia, per l’esperienza,

per lo spirito combattivo delle loro truppe, per l’unità del popolo per tutta la durata della guerra.

Tale è precisamente il nostro Stato.

LA POTENZA DELLO STATO SOVIETICO

Lo Stato sovietico non è stato mai così solido ed incrollabile come oggi, nel terzo anno di guerra nazionale. Le lezioni della guerra mostrano che il regime sovietico non solo si è dimostrato la migliore forma d’organizzazione delle forze economiche e culturali durante gli anni dell’edificazione pacifica, ma anche la migliore forma di mobilitazione di tutte le forze del popolo per reagire al nemico in tempo di guerra.

Al termine del suo breve periodo storico, il potere sovietico, creato venticinque anni or sono, ha trasformato il nostro paese in una fortezza inespugnabile.

Di tutti gli eserciti del mondo, l’Esercito rosso è quello che possiede le retrovie più solide e sicure.

In ciò è la forza dell’Unione Sovietica. Senza alcun dubbio, lo Stato sovietico uscirà da questa guerra più forte e più solido che mai.

I DELITTI DEI MOSTRI TEDESCHI

Gli invasori tedeschi rovinano e devastano le nostre terre sforzandosi di scalzare la potenza del nostro Stato.

L’offensiva dell’Esercito rosso rivela con maggiore chiarezza il fatto che l’esercito hitleriano è un esercito di barbari e di banditi.

Nelle regioni che hanno invase i Tedeschi hanno sterminato centinaia di migliaia di civili. Sull’esempio dei barbari del medioevo o delle orde di Attila gli scellerati tedeschi bruciano i campi, incendiano i villaggi e le città, distruggono le imprese industriali e le istituzioni culturali. I delitti dei Tedeschi testimoniano la debolezza degli invasori fascisti, poiché solo i tiranni di un giorno, che non credono essi stessi nella loro vittoria, possono agire in tal modo.

Più la situazione degli hitleriani diviene disperata, più essi sono frenetici nelle loro atrocità e nei loro saccheggi.

Il nostro popolo non perdonerà questi delitti ai mostri tedeschi.

Noi obbligheremo i criminali tedeschi a rispondere di tutti i loro delitti.

Nelle regioni di cui i massacratori tedeschi sono stati padroni, noi dobbiamo far rinascere le città e i villaggi distrutti, l’industria dei trasporti, l’agricoltura, le istituzioni culturali, dobbiamo creare delle condizioni di vita possibili per i cittadini sovietici liberati dalla schiavitù fascista.

Fin d’ adesso i lavori di ripresa dell’economia e della vita intellettuale sono in pieno svolgimento nelle regioni liberate dal nemico.

Ma non si tratta che dell’inizio. Noi dobbiamo liquidare completamente le conseguenze della dominazione tedesca nelle regioni attualmente liberate.

È questo un grande problema d’interesse nazionale.

Noi possiamo e dobbiamo risolvere quest’arduo problema in un breve lasso di tempo.

IL RAFFORZAMENTO DELLA COALIZIONE ANTIHITLERIANA

L’anno che è trascorso è stato un anno che ha visto un cambiamento radicale non solo nella guerra nazionale dell’Unione Sovietica, ma in tutta la guerra mondiale.

I cambiamenti militari che si sono prodotti nel corso di quest’anno nella situazione internazionale sono favorevoli all’U.R.S.S. ed ai paesi alleati suoi amici, pregiudizievoli alla Germania ed ai suoi complici in brigantaggio.

I risultati e le conseguenze delle vittorie dell’Esercito rosso hanno superato di molto i limiti del fronte sovietico-tedesco. Essi hanno cambiato tutto il decorso ulteriore della guerra mondiale ed hanno acquistato un grande significato internazionale.

La vittoria dei paesi alleati sul nemico comune si è avvicinata ed i rapporti tra gli Alleati, la fraternità di armi dei loro eserciti, nonostante le speranze del nemico, lungi dall’affievolirsi si sono al contrario rafforzati e confermati. È ciò che dicono con eloquenza le decisioni storiche della conferenza tenuta a Mosca dai rappresentanti dell’Unione Sovietica, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America.

I nostri paesi uniti sono oggi ben risoluti a portare al nemico dei colpi comuni che si concluderanno con la vittoria definitiva.

I colpi portati dall’Esercito rosso alle truppe fasciste tedesche sono stati sostenuti dalle operazioni militari dei nostri Alleati nell’Africa del Nord, nel bacino del Mediterraneo e nell’Italia del Sud. Nello stesso tempo gli Alleati hanno sottomesso e continuano a sottomettere i centri industriali della Germania a grandi ed efficaci bombardamenti. Facendo ciò essi diminuiscono sensibilmente la potenza militare del nemico.

Se si aggiunge a tutto ciò che gli Alleati ci riforniscono regolarmente in armamenti diversi e materie prime, si può dire senza esagerare che essi hanno così facilitato sensibilmente il successo della nostra campagna d’estate. Certo le attuali operazioni degli eserciti alleati nell’Europa meridionale non possono essere considerate ancora come un secondo fronte. Si tratta tuttavia di qualche cosa del genere di un secondo fronte.

È evidente che la reale apertura d’un secondo fronte in Europa, apertura che non si farà attendere molto, accellererà considerevolmente la vittoria sulla Germania hitleriana ed affermerà maggiormente la fraternità d’armi degli eserciti alleati.

Gli avvenimenti dell’anno che è trascorso mostrano così che la coalizione ant-ihitleriana è forte dell’unione dei popoli e che essa riposa su fondamenti solidissimi.

IL DISGREGAMENTO DEL BLOCCO FASCISTA

È già evidente per tutti che la banda hitleriana, che ha scatenato la guerra attuale e spinto la Germania ed i suoi satelliti in un vicolo cieco, è all’agonia.

Le disfatte delle truppe fasciste sul fronte sovietico-tedesco ed i colpi portati dai nostri alleati alle truppe italo-tedesche hanno scosso tutto l’edificio del blocco fascista che si disgrega oggi sotto i nostri occhi.

L’Italia si è staccata senza ritorno dalla coalizione hitleriana: e Mussolini non vi può far nulla poi che egli è, in fondo, prigioniero dei Tedeschi. È la volta, ora, degli altri membri della coalizione.

La Finlandia, l’Ungheria, la Romania e gli altri vassalli di Hitler, scoraggiati dalle disfatte militari della Germania, hanno perduto ogni fiducia in un esito favorevole della guerra e si preoccupano di uscire dal pantano nel quale Hitler li ha trascinati.

I complici in saccheggio della Germania hitleriana, ancora di recente ossequenti al loro padrone, si guardano attorno tremanti ora che il momento è venuto di dover pagare per i loro atti briganteschi ed attendono l’occasione propizia per piantare in asso la banda di briganti.

Quando entrarono in guerra, i membri del blocco hitleriano erano sicuri di una rapida vittoria. Essi si erano distribuito in anticipo il loro bottino! A chi la torta e le caramelle? A chi le lividure e gli scapaccioni?

Inutile dire che le lividure e gli scapaccioni erano destinati ai loro avversari e che essi si riservavano la torta e le caramelle. Ma è chiaro oggi che la torta e le caramelle non sono destinate ai Tedeschi ed ai loro complici e che questi dovranno invece distribuirsi le lividure e gli scapaccioni.

Gli alleati dei Tedeschi permettono che questi agiscano da padroni nei loro paesi: grandi sono le devastazioni che attendono i loro territori e più grandi saranno le sofferenze che i loro popoli dovranno subire. L’esempio dell’Italia mostra che la Germania hitleriana non pensa a difendere i suoi vassalli e che essa ha l’intenzione di trasformarli in arena di guerra devastatrice unicamente per ritardare l’ora della sua propria catastrofe.

La causa del fascismo tedesco è perduta ed il sanguinoso « ordine nuovo » da esso creato si avvia al fallimento.

L’esplosione generale dell’indignazione dei popoli contro gli oppressori fascisti matura nei paesi occupati dall’Europa. La Germania ha irrimediabilmente perduto il suo antico prestigio nei paesi che sono suoi alleati: i suoi rapporti economici e politici con gli Stati neutri sono scossi.

Il tempo in cui la banda hitleriana annunziava con gran fracasso la conquista della dominazione mondiale appartiene ad un passato lontano.

Oggi, lo si sa, i Tedeschi sono ben lontani dal pensare ad una dominazione mondiale. Essi pensano più che mai a salvare la pelle.

Così il decorso della guerra ha mostrato che l’alleanza degli Stati fascisti non era basata e non si basa su solide fondamenta. La coalizione hitleriana non si è costituita che sulla base delle cupidigie, delle annessioni e dei saccheggi perpetrati dai suoi membri.

Fino a che gli hitleriani riportavano dei successi militari, la coalizione fascista sembrava un blocco solido. Ma le prime disfatte delle truppe fasciste hanno portato al disgregamento di questo blocco fondato sul brigantaggio.

LE CONDIZIONI DELLA RICOSTRUZIONE D’EUROPA

La Germania hitleriana ed i suoi vassalli sono alla vigilia della loro catastrofe. La vittoria dei paesi alleati sulla Germania hitleriana metterà all’ordine del giorno le importanti questioni dell’organizzazione e del ristbilimento della vita politica, economica ed intellettuale dei paesi europei.

In tali questioni, la politica del nostro Governo resta invariabile.

D’accordo con gli alleati, noi dovremo:

1. Liberare i popoli dell’Europa dagli invasori fascisti ed accordare loro assistenza per ristabilire i loro Stati nazionali smembrati dagli oppressori fascisti. I popoli della Francia, del Belgio, della Jugoslavia, della Cecoslovacchia, della Polonia, della Grecia e degli altri Stati che si trovano sotto il giogo tedesco devono diventare liberi ed indipendenti.

2. Accordare ai popoli europei liberati il diritto integrale e la piena libertà di pronunziarsi essi stessi sull’organizzazione dei loro Stati.

3. Prendere le necessarie misure perchè tutti i criminali fascisti fautori della guerra attuale e delle sofferenze dei popoli, quale che sia il paese nel quale si nascondono, subiscano una punizione rigorosa e siano castigati per tutti i delitti che hanno commessi.

4. Instaurare in Europa un ordine che escluda ogni possibilità di una nuova aggressione da parte della Germania.

5. Stabilire tra i popoli dell’Europa una collaborazione politica, economica ed intellettuale durevole, fondata sulla fiducia e sull’aiuto reciproco, allo scopo di ristabilire l’economia e la cultura distrutte dai Tedeschi.

LA VITTORIA È PROSSIMA MA BISOGNA CONQUISTARLA

L’Esercito rosso ed il popolo sovietico hanno riportato nel corso dell’anno che è finito grandi successi nella lotta contro gli invasori tedeschi.

Noi abbiamo ottenuto nella guerra un cambiamento radicale in favore del nostro paese, e la guerra si incammina attualmente verso il suo epilogo definitvo.

Ma ai cittadini sovietici non è lecito contentarsi dei risultati ottenuti e lasciarsi ubbriacare dai successi.

La vittoria potrebbe sfuggirci se l’apatia s’introducesse nei nostri ranghi. La vittoria non si ottiene senza lotta e senza sforzi.

La vittoria è ora prossima, ma per conquistarla occorrono una nuova tensione delle forze, un lavoro instancabile di tutte le retrovie, delle operazioni abili e risolute dell’Esercito rosso sul fronte.

Se noi non utilizzassimo tutte le possibilità per accellerare lo schiacciamento del nemico, sarebbe un delitto verso la Patria, verso i cittadini sovietici caduti temporaneamente sotto il giogo fascista, verso i popoli dell’Europa che gemono sotto questo giogo.

Non bisogna accordare respiro al nemico, bisogna anzi tendere con tutte le nostre forze a distruggerlo.

Il popolo sovietico e l’Esercito rosso vedono chiaramente le difficoltà della lotta. È però chiaro che il giorno della nostra vittoria si avvicina.

La guerra è entrata nella fase in cui si tratta dell’espulsione completa degli invasori dal territorio sovietico e della liquidazione dell’ “ordine nuovo “, dell’ordine fascista in Europa.

Si avvicina il momento in cui noi finiremo di spazzare il nemico dall’Ucraina, dalla Bielorussia, dalle regioni di Leningrado e di Kalinin, in cui noi libereremo dagli invasori tedeschi i popoli della Crimea, della Lituania, della Lettonia, dell’Estonia, della Moldavia, della Repubblica Carelo – finnica.

Compagni, avanti per la vittoria dell’alleanza di combattimento anglo-sovietico-americana! Per la liberazione dei popoli dell’Europa dal giogo fascista! Per l’espulsione completa dei mostri tedeschi dalla nostra terra! Viva il nostro Esercito rosso! Viva la nostra Marina militare!

Viva i nostri intrepidi partigiani, le nostre eroiche partigiane!

Viva la nostra grande Patria!

Morte agli invasori tedeschi!

XV – LA BESTIA TEDESCA DEVE ESSERE FINITA NELLA SUA TANA

Ordine del giorno del Comandante supremo delle Forze Armate dell’U.R.S.S. diramato da Mosca il 1° maggio 1944.

Compagni, uomini dell’Esercito rosso e della Marina rossa, Sergenti, Ufficiali e Generali, partigiani e partigiane, lavoratori dell’Unione sovietica, fratelli e sorelle che siete temporaneamente sotto il giogo dell’oppressione tedesca, e voi che siete stati mandati in Germania nei battaglioni del lavoro: in nome del Governo sovietico e del nostro Partito Bolscevico, io v’invio il mio saluto e mi congratulo con voi in occasione della nostra festa del Primo Maggio.

I popoli del nostro paese celebrano questo giorno in un periodo di eccezionali successi del nostro Esercito rosso.

Dal giorno della sconfitta delle divisioni tedesche a Stalingrado, l’Esercito rosso sta conducendo una quasi ininterrotta offensiva. Durante questo periodo l’Esercito rosso è avanzato dal Volga al Seret, dai piedi delle colline del Caucaso alle montagne dei Carpazi, decimando l’odiato nemico e spazzandolo via dalla terra sovietica.

Nel corso della campagna invernale del 1943-44, l’Esercito rosso ha vinto le storiche battaglie per il Dnieper e per la parte orientale dell’Ucraina, ha infranto potenti fortificazioni tedesche a Leningrado ed in Crimea. I caposaldi tedeschi sul Bug meridionale, sul Dniester, sul Pruth, sul Seret sono stati sopraffatti dagli assalti impetuosi dell’Esercito rosso.

Quasi tutta l’Ucraina, la Moldavia, la Crimea, le regioni di Leningrado e di Kalinin, una parte considerevole della Bielorussia sono state ripulite dagli invasori nemici. Le industrie metallurgiche del Sud, le minere di Krivoi-Rog, Kerc e Nikopol sono ritornate alla nostra patria insieme con la fertile terra che sta tra il Dnieper e il Pruth.

Decine di milioni di cittadini sovietici sono stati liberati dalla schiavitù nazifascista.

L’Esercito rosso, compiendo la grande opera di liberazione della Patria dagli invasori tedeschi, ha raggiunto i nostri confini con la Romania e con la Cecoslovacchia, e sta ora annientando senza pietà le truppe nemiche sul territorio romeno.

I successi dell’Esercito rosso sono stati possibili grazie alla strategia e alla tattica intelligenti del Comando sovietico, al morale magnifico e allo spirito offensivo dei nostri combattenti e dei loro comandanti, ad un armamento di prim’ordine, all’eccellente preparazione della nostra artiglieria, fanteria, unità di carri, aviatori, zappatori, unità di mortai ecc.

I nostri grandi Alleati, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, hanno apportato considerevoli contributi a questi successi, col mantenere un fronte in Italia e coll’impegnare in tal modo un numero considerevole di truppe nemiche. Essi ci forniscono preziose materie prime ed equipaggiamento. Essi stanno ininterrottamente bombardando gli obiettivi militari in Germania indebolendo così la potenza militare tedesca.

Ma tutti i successi dell’Esercito rosso sarebbero stati vani se l’intero popolo non lo avesse fortemente appoggiato.

Nelle battaglie per la Madrepatria, l’Esercito rosso ha mostrato un eroismo senza esempio, ma anche il popolo sovietico ha compiuto la sua parte: nelle difficili condizioni di guerra, il popolo sovietico è riuscito a fornire all’Esercito rosso tutto l’equipaggiamento necessario e l’ha consegnato in tempo su tutti i punti del fronte.

Durante lo scorso anno, centinaia di nuovi opifici, di miniere, di impianti di forza motrice, di ponti ferroviari, sono stati messi in uso. Nuovi milioni di cittadini sovietici hanno imparato nuove professioni apprendendone la tecnica.

I nostri contadini delle aziende agricole collettive hanno portato a termine i loro compiti a tempo di primato: essi lavorano senza posa nei campi rifornendo le nostre armate e la popolazione di tutte le derrate alimentari necessarie. I nostri intellettuali hanno arricchito la nostra cultura e la scienza di nuovi meravigliosi successi.

Le donne sovietiche hanno apportato grandissimo contributo al nostro sforzo di guerra: esse hanno lavorato insieme con gli uomini con profondo spirito di sacrificio ed ispirando i nostri combattenti con le loro gesta gloriose.

Questa guerra ha dimostrato che il popolo sovietico è capace di fare miracoli: esso esce vittorioso dalle condizioni più difficili e disperate.

Operai, colcosiani, intellettuali sovietici, tutto il popolo sovietico accelererà  con inflessibile determinazione la caduta del nemico, restaurerà completamente la nostra economia, distrutta dagli invasori fascisti tedeschi, e renderà la nostra terra ancora più forte e più prospera di quanto non lo fosse prima.

La potenza degli Stati fascisti si sfascia e si disintegra sotto i colpi dell’Esercito rosso; i Romeni, i Finlandesi, gli Ungheresi, i Bulgari, alleati di Hitler, sono in uno stato di panico profondo. Ora, questi complici di Hitler possono vedere molto bene che la Germania ha perduto la guerra. Vi è una sola via per loro: essa sta nella completa rottura con la Germania. Ci si può, tuttavia, difficilmente aspettare che i governi di questi paesi saranno capaci di rompere le relazioni con i Tedeschi. I popoli di questi paesi non hanno altra scelta al di fuori di quella di prendere da sè l’iniziativa per liberarsi dal giogo fascista. Quanto più presto essi lo faranno tanto più presto saranno finite le loro sofferenze, e solo allora potranno aspettarsi una decisione benevola da parte degli Alleati.

L’Esercito rosso è riuscito a liberare più di tre quarti della terra sovietica. Noi abbiamo ancora da liberare il resto del territorio sovietico e ristabilire i confini dello Stato sovietico, lungo tutta la linea del Mar Nero al Mare di Barents.

Il nostro compito, tuttavia, non può limitarsi all’espulsione dei nemici dal nostro territorio. Le truppe tedesche assomigliano ora ad una bestia ferita, obbligata a ritirarsi entro la tana dei confini tedeschi, per curare le sue ferite. Ma la bestia ferita non cessa di essere pericolosa. Per liberare completamente la nostra terra ed i nostri Alleati dal pericolo della schiavitù, la bestia tedesca deve essere finita entro la sua tana. Inseguendo i Tedeschi noi possiamo liberare dalla schiavitù germanica i nostri fratelli polacchi, cechi e gli altri popoli dell’Europa occidentale che giacciono sotto il tallone della Germania hitleriana.

Questo problema naturalmente è molto più difficile di quello dell’espulsione dei Tedeschi dal territorio sovietico. Per questo scopo gli sforzi combinati degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell’Unione Sovietica sono indispensabili per il coordinamento dei colpi delle nostre truppe all’Est e di quelle degli Alleati all’Ovest. Non vi è dubbio che solo questi colpi coordinati possono infrangere la Germania hitleriana.

Compagni, uomini dell’Esercito rosso e della Marina rossa, Sergenti, Ufficiali e Generali, partigiani e partigiane, operai dell’Unione Sovietica, fratelli e sorelle che siete temporaneamente sotto il giogo tedesco, io vi porgo il mio saluto e mi congratulo con voi in occasione del Primo Maggio. In onore degli eventi storici che si sono svolti sul fronte, e come riconoscimento dei successi ottenuti dagli operai, dai contadini delle aziende collettive, dagli intellettuali sovietici, oggi, in onore della festa mondiale dei lavoratori, alle ore venti, Mosca, Leningrado, Gomel, Kiev, Karkov, Rostoy, Tiflis, Simferopoli, Odessa porgeranno il saluto con venti salve di artiglieria.

Viva la nostra Patria sovietica, viva l’Esercito rosso e la Marina rossa, viva il grande popolo sovietico, viva la fraterna amicizia dei popoli della Unione Sovietica, viva i partigiani sovietici, uomini e donne!

Gloria eterna agli eroi che caddero per la liberazione e l’indipendenza del nostro paese!

Morte agli invasori tedeschi!

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