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GENESI DI UN COMUNISTA
(1936)
Mao Tse-tung fece oralmente questo resoconto della sua vita al giornalista progressista americano Edgar Snow che visitò la zona sovietica Shensi-Kansu-Ningsia (facente allora parte della Repubblica sovietica cinese) nel periodo dal luglio del 1936 al luglio del 1937. Edgar Snow descrisse il suo viaggio nel libro Stella rossa sulla Cina (1938) e in esso è comparsa anche la trascrizione accurata del resoconto orale sulla propria vita fatto da Mao Tse-tung.
L’INFANZIA
Sono nato nel 1893 nel villaggio di Shaoshan, nel distretto di Hsiangtang,
provincia dello Hunan. Mio padre si chiamava Mao Jen-sheng (Mao Shun-sheng)
e mia madre, da ragazza, Wen Chi-mei.
Mio padre era un contadino povero. Ancora giovane, trovandosi gravemente
indebitato, fu costretto ad arruolarsi nell’esercito e vi rimase per parecchi anni.
Dopo la ferma ritornò al villaggio dove, col piccolo commercio e con altre attività,
riuscì a mettere da parte un po’ di soldi e a riscattare la sua terra.
Arrivammo a possedere 15 mu di terra e a essere perciò considerati contadini
“medi”. La nostra terra dava 60 tan di riso all’anno: i cinque membri della famiglia
ne consumavano complessivamente 35 (7 tan a testa) e il ricavato della vendita
dei rimanenti 25 tan permise a mio padre di mettere insieme un po’ alla volta la
somma necessaria all’acquisto di altri 7 mu di terreno. La produzione della nostra
terra raggiunse così 84 tan di riso all’anno e questo portò la nostra famiglia alla
condizione di contadini “ricchi”.
Quando possedevamo soltanto 15 mu di terra, io avevo 10 anni e in casa
eravamo in cinque: mio padre, mia madre, mio nonno, un fratellino piccolo e io.
Quando acquistammo gli altri 7 mu mio nonno morì, ma quasi subito dopo
nacque un altro fratellino e potemmo perciò continuare a disporre di un sovrappiù
di 49 tan di riso all’anno; su questa base la prosperità di mio padre aumentò
rapidamente.
Anche la vendita e il trasporto dei cereali, attività alla quale mio padre aveva
cominciato a dedicarsi fin da quando era un contadino medio, contribuì al nostro
benessere finanziario. Divenuto poi contadino ricco, mio padre continuò a
dedicare a questo commercio la maggior parte del suo tempo. Prese un bracciante
fisso e mise noi figli e la moglie a lavorare la terra. Io cominciai a lavorare in
campagna a sei anni. Mio padre non aveva un locale per i suoi affari: si limitava ad
acquistare cereali dai contadini poveri e a trasportarli in città dove i mercanti glieli
pagavano un prezzo più alto. Durante l’inverno, quando si doveva pilare il riso, mio
padre assumeva un altro bracciante: così, in quel periodo, eravamo in sette a
mangiare. Mangiavamo frugalmente, ma avevamo sempre cibo a sufficienza.
All’età di 8 anni cominciai a frequentare la scuola elementare del villaggio e vi
rimasi fino ai tredici anni. Al mattino presto e alla sera tardi lavoravo nei campi:
durante il giorno leggevo i Dialoghi di Confucio e i Quattro Libri1. Il mio
insegnante cinese era sostenitore del “metodo severo”. Era duro, aspro e molto
spesso picchiava gli alunni. Io non potevo sopportare un simile trattamento e un
giorno, avevo dieci anni, scappai dalla scuola e, non osando tornare a casa dove
certamente mi avrebbero picchiato, mi avviai genericamente verso il centro della
vallata dove pensavo che ci fosse la città. Vagai per tre giorni finché la mia famiglia
riuscì a ritrovarmi. Mi accorsi allora che avevo girato sempre intorno allo stesso
posto e non mi ero allontanato da casa per più di 8 li.
Dopo questa avventura dovetti constatare, con grande sorpresa, un certo
miglioramento nelle mie condizioni di vita. Mio padre mi teneva in maggior
considerazione e il maestro si era notevolmente ammansito. Il risultato ottenuto
dalla mia protesta mi impressionò molto. Era stato uno “sciopero vittorioso”.
Non appena cominciai a scrivere qualche carattere mio padre volle che tenessi
la contabilità di casa e che imparassi subito a usare l’abbaco. Dovetti ubbidire e
lavorare la notte sui conti. Mio padre era un “principale” molto severo. Non
sopportava di vedermi in ozio e se non c’erano conti da registrare mi assegnava
qualche lavoro nei campi. Era un uomo irascibile e spesso picchiava me e i miei
fratelli. Non ci dava mai soldi e anche il cibo era misero. Il quindici di ogni mese
faceva uno strappo con i suoi dipendenti dando uova col riso, mai però carne.
A me non dava né uova né carne.
Mia madre era una donna gentile, generosa e comprensiva, sempre pronta a
dividere con gli altri ciò che possedeva. Aveva pietà dei poveri e dava loro riso
quando, nei tempi di carestia, venivano a chiederne, ma era costretta a farlo
all’insaputa di mio padre che non approvava gli atti di carità. Spesso in casa ci
furono dei litigi a questo proposito.
In famiglia, i “partiti” erano due. Uno era mio padre: il “potere”. L’opposizione
era invece costituita da me, da mia madre, da mio fratello e qualche volta anche
dal bracciante. Tuttavia il “fronte unito” dell’opposizione era spesso diviso da
divergenze di opinioni. Mia madre era favorevole a una politica di attacco
indiretto: era contraria a tutte le manifestazioni esterne dei nostri sentimenti e ai
tentativi di aperta ribellione contro il “potere”. Diceva che quella non era la “via
cinese”.
Raggiunti i 13 anni scoprii di possedere un validissimo argomento nelle
discussioni con mio padre, proprio sul terreno da lui preferito, ossia la citazione
dei Classici. Le accuse che mio padre più spesso mi muoveva erano quelle di
“comportamento non filiale” e di pigrizia. Io ribattevo citando i passaggi dei
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Classici in cui si diceva che gli anziani devono essere gentili e pieni di affetto verso
i giovani. Contro l’accusa di pigrizia mi difendevo dicendo che i grandi devono
lavorare più dei ragazzi e che quindi, avendo mio padre un’età tripla della mia,
era naturale che dovesse lavorare di più e aggiungevo che quando avessi avuto
la sua età sarei stato certamente molto più attivo.
Il vecchio continuava ad “ammassare ricchezze”, o almeno ciò che in quel
villaggio si considerava una fortuna. Non comprò altre terre in proprio, ma
acquistò varie ipoteche sui terreni altrui. I suoi capitali raggiunsero la cifra di 2.000
o 3.000 yuan.
La mia insoddisfazione, però, aumentava: la “lotta dialettica” era in costante
sviluppo in seno alla famiglia. Ricordo soprattutto un episodio avvenuto quando
avevo circa tredici anni. Mio padre un giorno invitò a casa vari ospiti e, in loro
presenza, sorse tra noi una discussione. Lui mi denunciò di fronte a tutti dicendo
che ero un pigro e un buono a nulla. Mi infuriai, lo maledissi e uscii di casa. Mia
madre mi rincorse e cercò di convincermi a tornare. Mio padre pure, maledicendomi
e al tempo stesso chiedendomi di tornare. Io raggiunsi uno stagno e
minacciai di gettarmi dentro se mio padre avesse mosso un altro passo verso di
me. Ci fu allora uno scambio di proposte e controproposte per la cessazione della
piccola “guerra civile”. Mio padre insisteva perché io chiedessi scusa e facessi koutou
in ginocchio davanti a lui: accettai di inginocchiarmi su un solo ginocchio
purché lui mi promettesse di non picchiarmi. Questo pose fine alla “guerra” e io
imparai che quando difendevo con aperta ribellione i miei diritti mio padre
cedeva, mentre se me ne stavo tranquillo e sottomesso mi insultava e mi batteva.
Ripensandoci, ritengo che fu proprio la severità a sconfiggere mio padre.
Imparai a odiarlo e tutti noi di casa creammo un fronte veramente unito contro
di lui. Nello stesso tempo questo stato di cose mi portò probabilmente dei
benefici. Lavorai con maggiore impegno e tenni i libri in perfetto ordine per
evitare qualsiasi critica.
Mio padre era stato a scuola per due anni e sapeva leggere quel tanto che
bastava per tenere i conti. Mia madre era completamente analfabeta. Tutti e due
provenivano da famiglie di contadini: io ero il “dotto” della famiglia. Conoscevo
i Classici ma non mi piacevano. Quelle che mi piacevano invece erano le storie
della vecchia Cina, specialmente le storie di ribelli. Lessi allora molti romanzi come
Yo Fei Chuan (Chin Chung Chuan), Shui Hu Chuan, Fan Tang, San Kuo e Hsi
Yu Chi. Li lessi quando ero ancora molto giovane, a dispetto della vigilanza del
mio maestro che odiava questi libri “illegali” e li definiva perversi. Li leggevo di
nascosto a scuola e quando il maestro mi passava vicino li nascondevo sotto un
Classico. Molti miei compagni facevano altrettanto. Imparammo quasi a memoria
quelle storie che ci fornivano ampia materia di discussione. Le conoscevamo
meglio noi degli anziani del villaggio con i quali spesso ci scambiavamo i libri.
Penso che forse quei libri, letti in un’età in cui si è facilmente impressionabili,
abbiano avuto una grande influenza su di me.
Compiuti finalmente i 13 anni, lasciai le scuole elementari e dedicai lunghe ore
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al lavoro dei campi aiutando il bracciante. Durante il giorno facevo il lavoro
completo di un uomo e di notte tenevo la contabilità per mio padre. Con tutto
questo riuscivo ugualmente a continuare le mie letture e divoravo qualsiasi libro
mi capitasse sottomano, eccetto i Classici. Questo seccava molto mio padre che
voleva che mi specializzassi nei Classici, specie dopo che, in una vertenza
giudiziaria, aveva avuto la peggio proprio a causa di una opportuna citazione dei
Classici fatta dal suo avversario dinanzi al tribunale cinese. La notte tappavo la mia
finestra perché lui non vedesse la luce. In quel modo lessi un libro che mi piacque
particolarmente: Parole di avvertimento2. Gli autori, un gruppo di vecchi studiosi
riformisti, ritenevano che le ragioni della debolezza della Cina risiedessero nella
mancanza di mezzi tecnici occidentali (ferrovie, telefoni, telegrafo e battelli a
vapore) ed esprimevano il desiderio che questi prodotti della civiltà venissero
introdotti nel nostro paese.
Mio padre considerava però la lettura di simili libri una pura perdita di tempo
e insisteva perché io leggessi cose pratiche che potessero essergli di aiuto nelle
sue beghe giudiziarie: io invece continuavo a leggere i romanzi e le novelle della
letteratura cinese. Un giorno notai che tutti quei racconti avevano un particolare
in comune e cioè non vi figuravano mai i contadini che lavorano la terra. I
personaggi erano tutti guerrieri, alti funzionari, dotti, ma mai che si parlasse di un
eroe contadino. Io me ne chiesi la ragione per due anni, poi cominciai ad
analizzare il contenuto di quelle storie, rendendomi conto che in esse si
glorificavano uomini d’armi e condottieri che non avevano bisogno di lavorare
la terra: la possedevano, la controllavano, ma non se ne occupavano direttamente
perché c’erano i contadini che la lavoravano per loro.
Mio padre, Mao Jen-sheng, da giovane e fino alla mezza età era sempre stato
un miscredente: mia madre invece venerava devotamente Budda e aveva dato a
noi figli un’educazione religiosa, tant’è vero che eravamo tutti amareggiati dal
fatto che nostro padre fosse un uomo senza fede. Ricordo che a nove anni discussi
seriamente con mia madre il problema dell’irreligiosità di mio padre. Allora e
anche più tardi facemmo vari tentativi per convertirlo, ma senza successo. Anzi
ci insultò e noi, sconcertati dai suoi attacchi, ci ritirammo per escogitare nuovi
piani, del tutto inutili dato che lui non voleva aver nulla a che fare con gli dei.
Pian piano cominciai a essere influenzato dalle mie letture e diventai anch’io
sempre più scettico nei riguardi della religione. Mia madre, preoccupata, mi
rimproverava l’indifferenza che dimostravo verso i doveri della fede: mio padre
non faceva commenti. Poi, una volta, uscì per andare a riscuotere dei soldi e per
la strada incontrò una tigre. La tigre, vedendolo, fuggì per lo stupore: mio padre,
ancora più atterrito di lei, ci pensò su e finì col considerare quella fuga un vero
miracolo. Cominciò a chiedersi se non avesse offeso gli dei e dopo quell’incontro
si dimostrò più rispettoso verso il buddismo e, di tanto in tanto, bruciò anche lui
l’incenso. Ciononostante, anche quando la mia irreligiosità divenne più manifesta,
non interferì: il vecchio si rivolgeva agli dei solo quando si trovava in difficoltà.
Parole di avvertimento destò in me il desiderio di riprendere gli studi anche
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perché il lavoro nei campi mi era diventato insopportabile. Come al solito mio
padre si oppose: litigammo e io me ne andai di casa. Andai ad abitare con uno
studente in legge disoccupato e lì rimasi a studiare per circa sei mesi. Ripresi lo
studio dei Classici con un vecchio erudito e lessi anche molti saggi e qualche libro
di autori contemporanei.
A quel tempo accadde nello Hunan un fatto che influenzò tutta la mia vita. Un
giorno io e gli altri studenti vedemmo radunati davanti alla nostra scuola molti
mercanti di fagioli che venivano da Changsha. Ci informammo e venimmo a
sapere che erano scappati perché in città era scoppiata una grande rivolta.
Quell’anno c’era stata una grave carestia a Changsha e migliaia di persone erano
rimaste senza cibo. La popolazione affamata aveva inviato dal governatore civile
una delegazione per chiedere aiuto, ma il governatore non aveva dimostrato
alcuna comprensione. “Perché dite di non avere da mangiare?” aveva risposto
altezzosamente. “C’è tanto da mangiare in città. Io mangio sempre”. Quando si
seppe la risposta data dal governatore, la collera popolare esplose: grandi
assembramenti si formarono e fu organizzata una dimostrazione. La folla assalì lo
Yamen (palazzo) del governatore e spezzò l’asta della bandiera, simbolo della sua
carica. Il governatore fu costretto ad abbandonare la città: in seguito a questo
episodio venne a cavallo il commissario per gli Affari interni, un certo Chang e
disse al popolo che il governo avrebbe preso le misure atte a soccorrere la
popolazione. Chang, evidentemente sincero, avrebbe mantenuto la sua promessa
se non fosse subito dopo caduto in disgrazia presso l’imperatore perché accusato
di essere in stretti rapporti con “la teppa”. Il commissario venne così rimosso dal
suo incarico: arrivò un nuovo governatore che, per prima cosa, ordinò l’arresto
dei capi della sommossa. Molti vennero decapitati, le loro teste vennero infilate
su pali ed esposte al pubblico come ammonimento agli eventuali futuri “ribelli”.
Per parecchi giorni questo episodio fu argomento di discussione nella mia
scuola e io ne rimasi profondamente impressionato. Quasi tutti gli studenti
simpatizzavano per gli “insorti”, ma solo dall’esterno. Non riuscivano a rendersi
conto di come tutto questo potesse avere un rapporto diretto con la loro stessa
vita. Unicamente la drammaticità del fatto destava il loro interesse mentre io,
invece, sentivo che quei ribelli erano delle persone comuni, come i miei di casa
e l’ingiustizia commessa nei loro riguardi mi turbava profondamente.
Non molto tempo dopo, a Shaoshan, vi fu un conflitto tra alcuni membri della
società segreta Ko Lao Hui3 e un latifondista locale. Costui li aveva citati in giudizio
e, essendo assai potente, era riuscito facilmente a comprare una decisione
favorevole da parte della corte. I membri della Ko Lao Hui ebbero la peggio ma,
anziché sottomettersi, si ribellarono al latifondista e al governo e si asserragliarono
su di una montagna vicina chiamata Liu Shan. Contro di loro vennero inviate le
truppe e il ricco proprietario diffuse la voce che i ribelli, nell’alzare la bandiera
della rivolta, avevano immolato un fanciullo. Il capo dei ribelli si chiamava Pang
il Molatore. Infine la loro posizione fu espugnata e Pang dovette fuggire. Alla fine
venne catturato e decapitato. Gli studenti parteggiarono anche questa volta per
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i ribelli e considerarono Pang un eroe.
L’anno dopo anche nel nostro distretto ci fu la carestia. Il nuovo riso non era
ancora stato raccolto e le riserve invernali erano esaurite; i poveri, chiesto
inutilmente aiuto ai ricchi coltivatori, formarono un movimento detto “Mangiar
riso senza pagare”. Nonostante la carestia, mio padre esportava molta merce in
città e quando uno dei suoi carichi di riso venne sequestrato dai poveri del
villaggio, la sua ira non conobbe limiti. Io non tenevo per lui; pensai però che
anche il metodo dei contadini fosse sbagliato.
Un altro fattore che in quel tempo influì sulla mia formazione fu la presenza nella
scuola locale di un insegnante “progressista”. Era progressista perché, contrario
al buddismo, intendeva farla finita con gli dei e cercava di convincere la gente a
trasformare i templi in scuole. La sua personalità era assai discussa: io lo ammiravo
e condividevo le sue idee.
Questi fatti, verificatisi in un breve periodo di tempo, ebbero un’influenza
durevole sul mio carattere già di per sé ribelle. In quel periodo cominciai ad avere
qualche barlume di coscienza politica, specialmente dopo aver letto un opuscolo
sullo smembramento della Cina. Ancora oggi ricordo come cominciava: “Ahimè,
la Cina sarà soggiogata!”. Vi si parlava dell’occupazione giapponese della Corea
e di Formosa, della perdita dei protettorati sull’Indocina, sulla Birmania e su altri
paesi ancora. Questa lettura destò in me grandi preoccupazioni per il futuro del
mio paese e cominciai a comprendere che noi tutti avevamo il dovere di salvarlo.
Mio padre aveva deciso di mandarmi a far pratica in un negozio di riso a
Hsiangtang, dove aveva rapporti d’affari; quel lavoro poteva essere interessante,
perciò non mi opposi, ma proprio in quei giorni mi capitò di sentir parlare di una
nuova scuola, diversa dalle altre e decisi che l’avrei frequentata a onta dell’opposizione
di mio padre. Questa scuola si trovava nel distretto di Hsianghsiang dove
viveva la famiglia di mia madre. Mi informai presso uno dei miei cugini che vi
studiava: mi disse che la nuova scuola aveva principi diversi, adottava i metodi
dell’“educazione moderna” insistendo meno sui Classici e dando più importanza
alla “nuova scienza” occidentale. Anche i sistemi educativi erano “progressisti”.
Andai con mio cugino a iscrivermi a quella scuola. Dissi di essere di
Hsianghsiang perché credevo che accettassero solo i nativi di quel distretto. Più
tardi, quando seppi che l’iscrizione era aperta a tutti, mi dichiarai oriundo di
Hsiangtang. Pagai 1.400 monete di rame per 5 mesi di retta e alloggio e per tutto
l’occorrente per studiare. Mio padre mi lasciò andare senza opporre troppa
resistenza, anche perché alcuni amici lo convinsero che questa istruzione
“superiore” avrebbe accresciuto le mie possibilità di guadagno. Per la prima volta
mi allontanavo dal mio paese per più di 50 li. Avevo 16 anni.
Nella nuova scuola studiavo scienze naturali e altre materie di cultura
occidentale. Uno degli insegnanti era uno studente rientrato dal Giappone e
portava il codino finto. Era facile accorgersi che era finto e tutti lo prendevano in
giro e lo chiamavano il “falso diavolo straniero”.
Non avevo mai visto prima tanti ragazzi riuniti insieme. Molti erano figli di
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proprietari terrieri e vestivano lussuosamente. Pochissimi contadini potevano
permettersi di mandare i loro figli a una scuola del genere. Io ero vestito peggio
di tutti: possedevo un solo completo decente di giacca e pantaloni. Gli studenti
non portavano la veste, riservata solo agli insegnanti e nessuno, eccetto i “diavoli
stranieri”, vestiva alla maniera occidentale. Molti degli studenti più ricchi mi
disprezzavano perché di solito portavo i pantaloni e il giaccone stracciati: tuttavia
avevo anche degli amici tra loro e due specialmente erano miei intimi. Uno di essi
oggi fa lo scrittore e vive nell’Unione Sovietica. In complesso però non godevo
di molte simpatie perché non ero di Hsianghsiang.
Era molto importante essere nati a Hsianghsiang ed era anche importante essere
nati in una certa zona di Hsianghsiang. Esisteva infatti un quartiere alto, uno medio
e uno basso: quello alto e quello basso erano in continua lotta tra loro
esclusivamente per ragioni campanilistiche. Nessuno dei due riusciva ad accettare
l’esistenza dell’altro. Io che non ero del luogo non partecipavo a questa “guerra”
e mi tenevo in posizione di neutralità, ragione per cui tutte e tre le fazioni mi
disprezzavano e io mi sentivo molto depresso spiritualmente.
A quella scuola feci buoni progressi. Godevo delle simpatie degli insegnanti e
in special modo di quelli che insegnavano i Classici, perché scrivevo buoni
componimenti nello stile classico. Ma la mia mente non era con i Classici.
In quel periodo mio cugino mi inviò due libri che parlavano del movimento
riformista di Kang Yu-wei4. Uno era intitolato Giornale del nuovo popolo, diretto
da Liang Chi-chao5. Lessi e rilessi questi due libri fino a saperli a memoria e arrivai
a venerare Kang Yu-wei e Liang Chi-chao. Ero anche assai grato a mio cugino per
avermeli fatti conoscere. Allora consideravo mio cugino molto progressista, ma
più tardi divenne un controrivoluzionario e, nella grande rivoluzione del 1924-
1927, si unì ai reazionari.
Il “falso diavolo straniero” non piaceva a molti studenti per via del suo codino
posticcio, ma io lo ascoltavo volentieri quando parlava del Giappone. Insegnava
musica e inglese. Ci insegnò una canzone giapponese intitolata La battaglia del
Mar Giallo. Ricordo ancora alcuni bei versi.
“Canta il passero
l’usignolo canta;
i campi verdi sono dolci di primavera
i fiori di melograno s’infiammano,
verdi sono sui salici le foglie
ecco un paesaggio rinnovato”.
A quel tempo conobbi e sentii la bellezza del Giappone: capii qualcosa del suo
orgoglio e della sua potenza ascoltando il canto della sua vittoria sulla Russia
zarista. Non pensavo che esistesse anche un Giappone barbaro, quello che
conosciamo oggi.
E questo fu tutto ciò che imparai dal “falso diavolo straniero”.
Ricordo che venni a sapere solo allora che l’imperatore Kuang Hsu e Tzu Hsi6,
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l’imperatrice vedova, erano morti e che il nuovo imperatore Hsuan Tung (l’attuale
Pu Yi)7 regnava già da due anni. Naturalmente non ero ancora repubblicano e
ritenevo che l’imperatore e tutti gli alti funzionari fossero onesti, generosi e ricchi
di buone qualità. Essi avevano solo bisogno dell’aiuto delle riforme di Kang Yuwei.
Le storie dei capi dell’antica Cina mi affascinavano: lessi molti libri su Yao,
Shun, Chin Shih, Huang-ti e Han Wu Ti. Imparai anche qualcosa della storia
straniera e un po’ di geografia. Sentii parlare per la prima volta dell’America in un
articolo sulla rivoluzione americana nel quale c’era una frase pressappoco come
questa: “Dopo otto anni di difficile guerra, Washington vinse e costruì la sua
nazione”. In un libro intitolato Grandi eroi del mondo lessi anche di Napoleone,
di Caterina di Russia, di Pietro il Grande, di Wellington, di Gladstone, di Rousseau,
di Montesquieu e di Lincoln.
A CHANGSHA
Desideravo andare a Changsha, la grande città, la capitale della provincia che
distava 120 li da casa mia. Sapevo che Changsha era molto grande, piena di gente
e che c’erano molte scuole e persino lo Yamen del governatore. Doveva proprio
trattarsi di un posto magnifico! Sognavo solo di andarvi e di frequentare la scuola
media per i ragazzi di Hsianghsiang. Quell’inverno convinsi uno dei miei
insegnanti a presentarmi; accettò e io mi incamminai verso Changsha col cuore
in tumulto per la gioia, ma con la segreta paura di non essere ammesso. Quasi
non osavo sperare di poter diventare studente di una scuola così importante. Con
mio sommo stupore fui invece ammesso senza difficoltà. Ma gli avvenimenti
politici maturavano rapidamente e io rimasi in quella scuola soltanto sei mesi.
A Changsha lessi il primo giornale della mia vita, la Forza del popolo, un giornale
rivoluzionario nazionalista che parlava della rivolta di Canton8 contro la dinastia
dei Manciù e della morte dei settantadue eroi guidati da uno dello Hunan,
chiamato Huang Hsing9. Rimasi impressionatissimo e trovai Forza del popolo
pieno di notizie avvincenti. Lo dirigeva Yu Yu-jen10, che più tardi divenne un
famoso capo del Kuomintang. Seppi allora di Sun Yat-sen e del programma della
Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi (Tung Meng Hui)11. Il paese era alla vigilia
della prima rivoluzione: ero tanto interessato agli avvenimenti che scrissi anch’io
un articolo e lo affissi al muro della scuola. Era la prima volta che esprimevo
un’opinione politica e avevo le idee un po’ confuse. Conservavo ancora tutta la
mia ammirazione per Kang Yu-wei e Liang Chi-chao, ma non mi era molto chiara
la differenza tra i due e nel mio articolo chiedevo che Sun Yat-sen fosse richiamato
dal Giappone e che venisse nominato presidente di un nuovo governo di cui Kang
Yu-wei doveva essere il primo ministro e Liang Chi-chao il ministro degli Esteri.
Il grande movimento contro il capitale straniero cominciò con la costruzione
della ferrovia Szechwan-Hankow: il popolo chiese un parlamento e l’imperatore,
in risposta, decretò la creazione di un semplice Consiglio consultivo. I miei
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compagni di scuola si entusiasmavano sempre più per questa lotta: dimostrarono
i loro sentimenti ostili alla dinastia dei Manciù con una ribellione contro i codini.
Io e un mio amico li tagliammo subito ma altri, che avevano promesso di farlo,
non mantennero la parola. Indignati il mio amico e io li assalimmo di sorpresa e
più di dieci codini caddero sotto le nostre forbici. Ero passato così, in brevissimo
tempo, dal ridicolizzare la coda posticcia del “falso diavolo straniero” al richiedere
l’abolizione generale dei codini. Quanto può un’idea politica mutare i punti di
vista!
Sulla questione dei codini feci una discussione con un mio amico studente in
legge; avanzavamo ambedue opposte teorie. Lui sosteneva che il corpo, la pelle,
i capelli e le unghie, e quindi anche il codino, rappresentavano l’eredità dei
genitori e non potevano perciò essere distrutti: per appoggiare questa tesi citava
i Classici. Io, sostenuto dagli “anticodinisti”, sviluppai una teoria fondata su una
base politica antimancese e lo costrinsi al silenzio.
Dopo la rivolta di Wuhan, diretta da Li Yuan-hung12, nello Hunan venne
proclamata la legge marziale. La situazione politica mutò rapidamente. Un giorno,
un oratore rivoluzionario, uno dei collaboratori di Li Yuan-hung, venne alla nostra
scuola e, col permesso del direttore, tenne un acceso discorso. Tutti noi studenti
lo ascoltammo con grande attenzione e nel più assoluto silenzio. A discorso finito
sette o otto studenti si alzarono e lo appoggiarono con vigorose denunce contro
i Manciù chiedendo che venisse proclamata la repubblica.
Quattro o cinque giorni dopo aver ascoltato quel discorso decisi di arruolarmi
nell’esercito rivoluzionario di Li Yuan-hung. Diversi altri studenti presero la stessa
mia decisione. Con l’aiuto dei nostri compagni di classe mettemmo insieme un
po’ di denaro per raggiungere Hankow. Avevo sentito dire che le strade di
Hankow erano molto fangose e che era indispensabile avere degli stivali da
pioggia, così mi recai da un mio amico militare, accasermato alle porte della città,
per farmene prestare un paio. Fui fermato all’ingresso della caserma. In giro c’era
un gran fermento: per la prima volta erano state consegnate le munizioni ai soldati
i quali venivano immediatamente incolonnati e diretti verso la città.
I ribelli si stavano avvicinando alla città lungo la linea ferroviaria Canton-
Hankow e i combattimenti erano già cominciati. Fuori le mura di Changsha
infuriava una grande battaglia. Contemporaneamente all’interno della città il
popolo insorgeva. Le porte vennero prese d’assalto e conquistate dai lavoratori
cinesi. Attraverso una di queste porte anch’io rientrai in città, corsi in cerca di una
posizione elevata e seguii la battaglia finché vidi la bandiera Han sventolare sullo
Yamen del governatore. Era una bandiera bianca con su scritto il carattere Han.
Quando tornai alla mia scuola la trovai presidiata dai soldati.
Il giorno dopo venne istituito un governo militare. Due membri eminenti della Ke
Lao Hui vennero nominati governatore militare e suo vice. Essi erano Chao Ta-feng
e Chen Tso-hsing. Il nuovo governo si insediò nell’edificio che era sede dell’ex
Consiglio consultivo a capo del quale era Tan Yen-kai13, che venne rimosso. Anche
il Consiglio fu abolito. Tra i documenti trovati dai rivoluzionari c’erano alcune copie
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di una petizione per l’apertura di un parlamento. L’originale era stato scritto col
sangue da Hsu Te-li14, che è ora commissario per l’istruzione pubblica nel
governo sovietico. Hsu si era tagliato via la punta di un dito per dimostrare la sua
buona fede e la fermezza della sua determinazione. La sua petizione cominciava
con queste parole: “Chiedendo che venga istituito un parlamento, io saluto i
delegati provinciali che vanno a Pechino tagliandomi un dito”.
Il nuovo governatore militare e il suo vice non durarono a lungo. Non erano
cattivi e avevano qualche intenzione rivoluzionaria, ma erano poveri e rappresentavano
gli interessi degli oppressi. I proprietari terrieri e i commercianti non erano
soddisfatti di loro. Pochi giorni dopo, andando a trovare un amico, vidi i loro
cadaveri nel mezzo di una strada. Tan Yen-kai, rappresentante dei proprietari e
dei militaristi dello Hunan, aveva organizzato una rivolta contro di loro.
Molti studenti si arruolavano nell’esercito ed era stato perciò organizzato un
corpo esclusivamente di studenti del quale faceva parte anche Tang Sheng-chih15.
A me l’idea del corpo speciale pareva equivoca e decisi di arruolarmi nell’esercito
regolare e di lottare per portare a termine la rivoluzione. L’imperatore Ching non
aveva ancora abdicato ed eravamo in piena lotta.
La mia paga era di 7 yuan al mese, il che è sempre più di quanto percepisco
adesso nell’Esercito rosso. Due li spendevo per mangiare e dovevo comprare
anche l’acqua dai venditori ambulanti (ero uno studente e non mi “abbassavo” ad
andare a prender l’acqua fuori città, come facevano gli altri soldati): il resto della
paga se ne andava in giornali. Ero diventato un lettore accanito. Tra i giornali che
si occupavano della rivoluzione c’era allora il Quotidiano del fiume Hsiang. Fu
sulle colonne di quel giornale che lessi per la prima volta la parola “socialismo”.
Da allora discussi anche di socialismo, un socialismo riformista per la verità, con
gli altri studenti e con i soldati. Lessi persino alcuni opuscoli scritti da Kiang Kanghu16
sul socialismo e i suoi principi. Scrissi entusiasticamente su questo argomento
a molti miei compagni di scuola, ma uno solo di essi mi rispose che era d’accordo.
Nella mia squadra c’erano un minatore dello Hunan e un fabbro che mi erano
molto simpatici. Tutti gli altri erano dei mediocri, uno poi era proprio un
mascalzone. Persuasi altri due studenti ad arruolarsi, divenni amico del comandante
di plotone e di diversi soldati. Sapevo scrivere, sapevo qualche cosa sui libri
ed essi ammiravano la mia “grande cultura”. Potevo aiutarli a scrivere le lettere
o in qualche altro modo.
L’esito della rivoluzione non era ancora deciso. L’imperatore non aveva
abbandonato completamente il potere e all’interno del Kuomintang si lottava per
la supremazia. Nello Hunan si diceva che un’altra guerra era inevitabile. Parecchie
armate, tra le quali quella dello Hunan, vennero organizzate contro i Manciù e
contro Yuan Shih-kai, ma proprio quando quelli dello Hunan si preparavano a
entrare in azione, Sun Yat-sen e Yuan Shih-kai vennero a un accordo e la guerra
non ebbe più luogo. Nord e sud furono unificati e il governo di Nanchino fu
sciolto. Convinto che la rivoluzione fosse finita, lasciai l’esercito e tornai ai miei
libri. Ero stato soldato per sei mesi.
49
In quel periodo venivano aperte molte scuole che, per attirare nuovi studenti,
si servivano degli avvisi economici sui giornali. Non avendo io particolari criteri
per giudicare le diverse scuole e non sapendo esattamente che cosa volessi fare,
mi dedicai alla lettura di queste inserzioni. Me ne capitò sott’occhio una che
invitava i giovani a iscriversi a una scuola di polizia. Vi andai, ma prima di fare
l’esame di ammissione lessi un altro avviso riguardante una “scuola” per la
fabbricazione del sapone. Qui non si richiedevano tasse né pagamento dell’alloggio,
ma anzi veniva promesso agli allievi un piccolo salario. Quest’avviso,
attraente e ben ideato, descriveva i grandi benefici sociali della fabbricazione del
sapone e di come questa avrebbe arricchito il paese e il popolo. Cambiai idea a
proposito della scuola di polizia e decisi di diventare “fabbricatore di sapone” e
pagai 1 yuan per l’iscrizione anche qui.
Nel frattempo uno dei miei amici aveva iniziato gli studi di legge e premeva
perché entrassi nella sua scuola: mi fece leggere l’allettante programma della sua
scuola. Un programma davvero mirabolante, nel quale si prometteva allo studente
che, in soli tre anni, avrebbe imparato tutto sulla legge e che, al termine di questo
periodo, sarebbe stato immancabilmente nominato mandarino. Spronato dal mio
amico che non smetteva mai di magnificarmi la sua scuola, scrissi alla mia famiglia,
ripetendo tutte le promesse del programma e chiedendo il denaro per la retta.
Dipinsi loro il futuro fulgido che mi si sarebbe aperto in qualità di giurista e di
mandarino. Pagai lo yuan dell’iscrizione e attesi la risposta.
Il destino intervenne ancora una volta sotto le spoglie di avviso di una scuola
commerciale. Un altro amico mi consigliò di iscrivermi senz’altro a questa scuola
dato che il paese era in preda alla crisi economica e occorrevano degli economisti
capaci di rimettere in piedi l’economia nazionale. Convinto, spesi un altro yuan,
presentai la domanda e venni accettato. Continuavo però a leggere gli annunci
economici e un giorno ne trovai uno che descriveva i vantaggi di una scuola
commerciale superiore pubblica. Si trattava di una scuola governativa dove si
insegnavano molte materie e gli insegnanti erano persone assai capaci. Pensai che
la cosa migliore sarebbe stata studiare là e diventare un esperto in commercio.
Pagai il solito yuan, mi misi in nota e scrissi a mio padre comunicandogli la mia
decisione. Mio padre ne fu contento: apprezzava molto i vantaggi dell’abilitazione
commerciale. Così, finalmente, entrai in quella scuola e vi rimasi… un mese.
Mi resi presto conto che quella scuola non andava perché la maggioranza dei
corsi venivano tenuti in inglese e io, come quasi tutti gli studenti, d’inglese
conoscevo a malapena l’alfabeto. Insegnanti di quella lingua non ce n’erano,
perciò, disgustato, mi ritirai dopo un mese e ripresi a studiare gli annunci
pubblicitari.
La mia avventura scolastica finì con lo svolgersi nella prima scuola media
provinciale dove, pagato il solito yuan, superai, primo in graduatoria, gli esami
d’ammissione. Era una grande scuola con tanti studenti e vantava già molti diplomati.
L’insegnante di cinese mi aiutò molto: godevo della sua simpatia a causa delle mie
tendenze letterarie. Mi prestò un libro intitolato Cronache dei commentari imperiali
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
50
che conteneva gli editti imperiali e i commenti di Chien Lung.
Pressappoco in quel periodo un deposito d’armi governativo saltò in aria a
Changsha. Vi fu un grande incendio e noi studenti ammiravamo lo spettacolo:
esplodevano tonnellate di proiettili e di bombe e ogni tanto la polvere da sparo
provocava enormi vampate: molto meglio dei mortaretti! Circa un mese dopo
Yuan Shih-kai riuscì a scalzare Tan Yen-kai e ad assumere il controllo dell’apparato
politico della repubblica. Tang Hsiang-ming prese il posto di Tan Yen-kai e
preparò l’incoronazione di Yuan.
Non mi piacque la prima scuola media provinciale: le materie che vi si
insegnavano erano poche e i regolamenti discutibili. Dopo aver letto le Cronache
dei commentari imperiali ero giunto alla conclusione che per me la cosa migliore
sarebbe stata leggere e studiare da solo. Dopo sei mesi, infatti, lasciai la scuola
e mi tracciai un programma di studi che consisteva nell’andare ogni giorno a
leggere nella biblioteca provinciale dello Hunan. Seguii il mio piano con grande
regolarità e coscienziosamente. Penso che i sei mesi impiegati in questo modo
siano stati estremamente utili per la mia formazione. Andavo in biblioteca al
mattino, all’ora dell’apertura e sospendevo a mezzogiorno solo per il tempo
necessario a comprare e consumare due pizze di riso che costituivano tutto il mio
pranzo. Poi tornavo in biblioteca e ci restavo fino all’ora della chiusura.
Durante questo periodo di studio individuale lessi molti libri, studiai la geografia
e la storia del mondo. Fu lì che per la prima volta vidi e studiai con immenso
interesse una carta del mondo. Lessi la Ricchezza delle nazioni di Adam Smith,
Le origini della specie di Darwin e un libro sull’etica di John Stuart Mill. Lessi le
opere di Rousseau, la Logica di Spencer e un trattato di diritto di Montesquieu.
Mescolai poesia, narrativa e miti dell’antica Grecia con seri studi storici e geografici
sulla Russia, sull’America, sulla Francia e su altri paesi.
Vivevo allora in un pensionato che accoglieva gli oriundi del distretto di
Hsianghsiang. Abitavano nello stesso pensionato anche molti soldati congedati o
sbandati che non avevano nulla da fare e pochi soldi in tasca. Tra studenti e soldati
nascevano spesso dei litigi. Una notte l’ostilità degenerò in atti di violenza: i soldati
assalirono gli studenti e cercarono di ucciderli. Scappai nel gabinetto e vi rimasi
nascosto fino al termine della rissa.
Non avevo più denaro. La mia famiglia si rifiutava di mantenermi a meno che
non mi iscrivessi a una scuola e poiché non potevo più abitare al pensionato, mi
misi alla ricerca di un alloggio. Ragionando seriamente sulla mia futura “carriera”
avevo concluso che la professione verso la quale mi sentivo più portato era quella
dell’insegnamento. Cominciai di nuovo a leggere le inserzioni sui giornali. Un
giorno mi cadde sotto gli occhi un avviso della scuola normale dello Hunan. Lessi
con interesse i vantaggi che offriva: niente tasse da pagare, mensa e alloggio a
buon mercato. Due miei amici insistevano perché mi iscrivessi: dovevano
iscriversi anche loro e volevano che li aiutassi nella preparazione dei temi di
ammissione. Mandai una lettera a casa per comunicare le mie intenzioni e mio
padre mi rispose approvando. Scrissi i componimenti per i miei amici e per me:
51
furono tutti accettati. Era come se fossi stato ammesso tre volte. Non mi passò
nemmeno per la mente di aver agito disonestamente: avevo dato aiuto ai miei
compagni e consideravo questo fatto semplicemente dal punto di vista dell’amicizia.
Rimasi alla scuola normale per cinque anni senza lasciarmi più tentare da altri avvisi
pubblicitari. Riuscii a ottenere il diploma. Durante il periodo della mia permanenza
alla scuola normale dello Hunan si verificarono molti avvenimenti di un certo rilievo.
Fu quello il periodo in cui le mie idee politiche cominciarono ad assumere una forma
più precisa e in cui feci le prime esperienze di attività sociale.
Anche nella scuola normale, come nelle altre, vigeva un regolamento complicato
che approvavo solo in minima parte. Su un punto, specialmente, non ero
d’accordo: che fossero obbligatori i corsi di scienze naturali. Io desideravo
specializzarmi nelle scienze sociali. Quelle naturali non mi interessavano particolarmente:
non le studiavo e avevo pessimi voti. Più di tutto odiavo il corso
obbligatorio di disegno dal vero perché mi sembrava una cosa stupida, una
perdita di tempo. Di solito cercavo di pensare alle cose più semplici da disegnare,
le buttavo giù di corsa e me ne andavo. Una volta disegnai un “mezzo sole su una
mezza roccia”, che rappresentai con una linea diritta e una mezza circonferenza
poggiata sopra. Un’altra volta, a un esame di disegno, mi accontentai di presentare
un ovale. Dissi che era un uovo, presi 40 e fui bocciato. Per fortuna avevo ottimi
voti nelle scienze sociali grazie ai quali riuscivo a pareggiare il bilancio.
Un insegnante cinese, soprannominato dagli studenti Yuan il Barbone, metteva
in ridicolo ciò che io scrivevo e lo definiva “lavoro da giornalista”. Disprezzava
Liang Chi-chao, che era stato il mio modello e lo considerava un semianalfabeta.
Fui costretto a mutar stile, studiai gli scritti di Han Yu e m’impadronii della
fraseologia classica. Anche oggi, grazie a Yuan il Barbone, potrei metter giù un
passabile componimento in stile classico.
L’insegnante che però ebbe maggior influenza su di me fu Yang Chang-chi17,
reduce dall’Inghilterra, col quale dovevo più tardi entrare in stretti rapporti
d’amicizia. Insegnava etica, era un idealista, un uomo di alto livello morale.
Credeva ciecamente alla sua etica e cercava di trasmettere agli studenti il desiderio
di diventare uomini giusti, morali, virtuosi, utili alla società. Dietro suo consiglio
lessi un libro di etica tradotto da Tsai Yuan-pei18 e fui spinto a scrivere un saggio
che chiamai L’energia dell’intelletto. Ero allora un idealista e il mio saggio venne
altamente lodato dal professor Yang Chang-chi: mi dette, in quell’occasione, 100,
il massimo dei voti.
Un altro insegnante, il professor Tang, usava darmi vecchie copie del Giornale del
Popolo che leggevo con grande interesse. Da quei fogli imparai tutto sull’attività e
sui programmi della Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi. Un giorno lessi sul
Giornale del Popolo l’avventura di due studenti cinesi che, viaggiando attraverso la
Cina, avevano raggiunto Tatsienlu, in cima al Tibet. Questo bastò a svegliare la mia
fantasia. Volevo seguire il loro esempio ma non avendo denaro per potermi spingere
tanto lontano, mi limitai, come inizio, a viaggiare nello Hunan.
L’estate seguente intrapresi a piedi il giro della provincia e attraversai cinque
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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distretti. Ero accompagnato da un altro studente che si chiamava Hsiao Yu.
Facemmo tutto il viaggio senza spendere un soldo. I contadini ci davano da
mangiare e da dormire: ovunque eravamo trattati e accolti con gentilezza. Il mio
compagno di viaggio divenne in seguito un funzionario del Kuomintang a
Nanchino, sotto Yi Pei-chih, che allora era preside della scuola normale dello
Hunan. Quando Yi Pei-chih ebbe la carica a Nanchino fece nominare Hsiao Yu
direttore del museo del Palazzo di Pechino. Nel 1934 Hsiao vendette alcuni dei
più importanti tesori del museo e fuggì col ricavato.
Sentivo la necessità di discutere i problemi del mio paese e desideravo comunicare
con qualcuno della mia età, così un giorno misi un’inserzione su un giornale di
Changsha per invitare i giovani interessati all’azione patriottica a prendere contatti
con me. Specificai che questi giovani dovevano essere tenaci e decisi, pronti a
compiere dei sacrifici per il loro paese. Ricevetti tre risposte e mezza. Una veniva da
Lo Chang-lun, che più tardi diventò comunista e più tardi ancora tradì il partito; le
altre due provenivano da giovani che in seguito divennero ultrareazionari. La
“mezza” era di un giovane chiamato Li Li-san19 che però non voleva impegnarsi a
fondo. Li Li-san ascoltò tutto quello che avevo da dirgli, poi se ne andò senza
avanzare alcuna proposta definita cosicché la nostra amicizia si arenò.
Ma un po’ alla volta riuscii a riunire intorno a me un gruppo di studenti il cui
nucleo era costituito da coloro che più tardi dovevano formare un’associazione
che ebbe una vasta influenza sugli affari e sui destini della Cina, l’Associazione
popolare di studio (Hsin Min Hsueh Hui). Era un piccolo gruppo di ragazzi
estremamente seri che non avevano tempo per discutere di cose banali. Tutto ciò
che essi facevano o dicevano doveva avere uno scopo. Non avevano tempo per
l’amore e per il “romanticismo”, consideravano i tempi troppo critici e il bisogno
di conoscere troppo urgente perché si potesse parlare di donne o di altre faccende
personali. A me le donne non interessavano: i miei genitori mi avevano sposato
a 14 anni con una ragazza di 20; ma non avevo mai vissuto con lei e non vissi con
lei nemmeno in seguito. Non la consideravo mia moglie e non pensavo quasi mai
a lei. Lasciando da parte le discussioni sulle attrattive femminili, che di solito a
quell’età costituiscono il nerbo delle conversazioni tra amici, il nostro gruppo di
compagni respingeva anche tutti i discorsi sui fatti ordinari della vita quotidiana.
Ricordo che una volta ero in casa di un giovane che mi disse che doveva far
comprare della carne: chiamò in mia presenza il servitore, discusse con lui la
questione e infine gli ordinò di andare a comprare un certo quantitativo di carne.
Fui così seccato che non andai più da lui. Noi volevamo parlare soltanto di
argomenti importanti, come la natura degli uomini, la società umana, la Cina, il
mondo, l’universo!
Praticavamo anche ardentemente la cultura fisica. Nelle vacanze invernali
andavamo per i campi, su e giù per le montagne, attorno alle mura delle città
attraversando fiumi e torrenti. Se pioveva ci toglievamo la camicia e dicevamo che
quello era un “bagno di pioggia”. Quando poi il sole bruciava, facevamo lo stesso
ed era un “bagno di sole”. Ma quando tirava il vento di primavera urlavamo che
53
si trattava di un nuovo genere di sport: “un bagno di vento”. Dormivamo all’aperto
quando già gelava e in novembre nuotavamo nelle gelide acque dei fiumi. Tutto
questo per noi era “allenamento fisico”. Ciò ha molto contribuito a irrobustirmi
e mi è stato poi indubbiamente utile nelle numerose marce attraverso la Cina
meridionale e nella Lunga Marcia, dal Kiangsi al nord-ovest.
Tenevo una vasta corrispondenza con molti studenti di altre città e villaggi.
Gradualmente cominciai a comprendere la necessità di un’organizzazione
più strettamente coordinata. Così, nel 1917, contribuii a creare l’Associazione
popolare di studio. Essa contava dai 70 agli 80 membri e molti di questi
dovevano più tardi diventare nomi famosi del comunismo cinese e della
storia della rivoluzione cinese. Tra questi: Lo Man, attuale segretario del
Comitato organizzativo del partito; Hsia Hsi, ora nel 2° fronte dell’Esercito
rosso, Ho Shu-heng, che divenne giudice alla Corte suprema nella zona
sovietica centrale e più tardi fu ucciso da Chiang Kai-shek; Kuo Liang, il noto
organizzatore sindacale, ucciso nel 1930 dal generale Ho Chien; Hsiao Chuchang,
uno scrittore che adesso vive nell’Unione Sovietica; Tsai Ho-shen,
membro del Comitato centrale del Partito comunista cinese ucciso da Chiang
Kai-shek nel 1927; Yeh Li-yun che fu membro del Comitato centrale e più
tardi passò al Kuomintang diventando un dirigente sindacale al servizio dei
capitalisti; Hsiao Chen, noto dirigente del partito, uno dei primi sei firmatari
del documento iniziale per la formazione del partito stesso, morto per
malattia non molto tempo fa. La maggior parte dei membri dell’Associazione
popolare di studio trovò la morte nella controrivoluzione del 1927.
Nacque in quei tempi un’altra associazione simile alla nostra: l’Associazione per
il benessere sociale dello Hupeh. Molti membri di quest’associazione divennero
più tardi comunisti. Tra questi il capo dell’Associazione, Wen Teh-ying, che fu
ucciso nella controrivoluzione da Chiang Kai-shek e Lin Piao, ora presidente
dell’Accademia dell’Esercito rosso. A Pechino, poi, esisteva un’associazione
chiamata Fu Hsieh e anche alcuni membri di questa divennero in seguito
comunisti. Dovunque, in tutta la Cina, e specialmente a Shanghai, Hangchow,
Hankow e Tientsin, i giovani organizzavano associazioni progressiste che
cominciavano a esercitare una certa influenza sulla politica cinese.
La maggior parte di queste associazioni fu organizzata, più o meno, sotto
l’influenza di Gioventù Nuova, la famosa rivista della rinascita letteraria diretta da
Chen Tu-hsiu. Avevo cominciato a leggere questa rivista quando ero ancora
studente alla scuola normale e ammiravo gli articoli di Hu Shih e di Chen Tu-hsiu
e per un certo tempo essi divennero i miei modelli, prendendo il posto di Kang
Yu-wei e di Liang Chi-chao che avevo ormai accantonato.
A quel tempo le mie idee erano uno strano miscuglio di riformismo democratico,
liberalismo e socialismo utopistico. Avevo una specie di vaga passione per
la “democrazia del XIX secolo”, per l’utopismo e il liberalismo vecchio stampo ed
ero decisamente antimilitarista e antimperialista.
Nel 1912 ero entrato alla scuola normale. Mi diplomai nel 1918.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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PRELUDIO ALLA RIVOLUZIONE
Durante gli anni passati alla scuola normale di Changsha, avevo speso
complessivamente solo 160 yuan, comprese le mie numerose quote d’iscrizione!
Un terzo di questa somma doveva essere finito in giornali: gli abbonamenti ai
periodici mi costavano almeno 1 yuan al mese e in più compravo spesso alle
edicole altri giornali e riviste. Mio padre era furibondo per questi miei “sperperi”:
secondo lui era tutto denaro sprecato in cartaccia, ma leggere i giornali era
diventata per me un’abitudine alla quale non potevo rinunciare. Dal 1911 al 1927,
quando salii sul Chingkangshan, non interruppi mai la quotidiana lettura dei
giornali di Pechino, di Shanghai e dello Hunan.
Durante il mio ultimo anno di scuola, mia madre morì e io non ebbi più nessun
motivo per desiderare di tornare a casa. Quell’estate decisi di andare a Pechino.
Parecchi studenti dello Hunan progettavano viaggi in Francia per studiare
secondo lo “schema lavoro-studio” che la Francia aveva adottato per reclutare
giovani cinesi durante la guerra mondiale. Ma prima di lasciare la Cina questi
studenti vollero studiare il francese a Pechino. Io aiutai a organizzare il movimento
e nel gruppo che andò all’estero c’erano molti studenti della scuola normale dello
Hunan che per la maggior parte divennero in seguito famosi rivoluzionari. Anche
Hsu Te-li fu influenzato dal movimento e, più che quarantenne, lasciò la sua
cattedra alla scuola normale dello Hunan e andò in Francia. Tuttavia non diventò
comunista fino al 1927.
Accompagnai alcuni studenti hunanesi a Pechino ma, per quanto avessi
contribuito all’organizzazione del movimento e questo avesse l’appoggio dell’Associazione
popolare di studio, non volli andare in Europa. Sentivo di non
conoscere abbastanza bene il mio paese e che perciò avrei speso meglio il mio
tempo in Cina. Gli studenti che avevano deciso di andare in Francia studiarono
il francese con Li Shih-tsun che divenne poi preside dell’Università Chung-Fa
(Università cino-francese), ma io non lo studiai. Avevo altri progetti.
Pechino mi sembrò molto cara. Ero riuscito a raggiungere la capitale con denaro
preso in prestito dagli amici e, appena arrivato, dovetti mettermi alla ricerca di un
lavoro. Yang Chang-chi, il mio ex insegnante di etica alla scuola normale, era
diventato professore all’Università nazionale di Pechino. Mi rivolsi a lui perché mi
aiutasse a trovare un impiego ed egli mi presentò al bibliotecario dell’Università.
Questi era Li Ta-chao che divenne uno dei fondatori del Partito comunista cinese
e che fu poi impiccato da Chang Tso-lin. Li Ta-chao mi assunse come assistente
bibliotecario alla cospicua cifra di 8 yuan al mese.
Il mio impiego era così umile che la gente mi lasciava in disparte. Uno dei miei
compiti era registrare i nomi di coloro che venivano a leggere i giornali ma, per
la maggior parte di quella gente, io non esistevo come essere umano. Tra gli
assidui frequentatori della biblioteca notai alcuni famosi capi del movimento di
rinascita, uomini come Fu Ssu-nien, Lo Chia-lung20 e vari altri, tutte persone che
mi interessavano moltissimo. Cercai di intavolare con loro qualche conversazione

Image
su argomenti politici e culturali, ma erano troppo indaffarati e non avevano tempo
di ascoltare un assistente bibliotecario che parlava un dialetto meridionale.
A ogni modo non mi lasciai scoraggiare. Aderii alla Società del giornalismo e
alla Società di filosofia per poter assistere ai corsi universitari. Alla Società del
giornalismo ebbi per compagni di studio giovani come Chen Kung-po, che ora
è un alto funzionario del governo di Nanchino, Tan Ping-shan, che in seguito
divenne comunista e più tardi membro del cosiddetto “Terzo Partito” e Shao Piaoping.
Soprattutto Shao mi fu di grande aiuto: era lettore alla Società del giornalismo
ed era un liberale e un fervente idealista, veramente un uomo di alti sentimenti.
Fu ucciso da Chang Tso-lin nel 1926.
In biblioteca conobbi anche Chang Kuo-tao, ora vicepresidente del governo
sovietico, Kang Pai-ching, che aderì poi in California al Ku Klux Klan e Tuan Hsipeng,
ora viceministro dell’istruzione a Nanchino. Conobbi in biblioteca anche
Yang Kai-hui e mi innamorai di lei. Era la figlia del mio vecchio maestro di etica
Yang Chang-chi, l’uomo che nell’adolescenza aveva avuto su di me una grande
influenza e che a Pechino, in seguito, si dimostrò un vero amico.
Il mio interesse per la politica aumentava senza posa e io diventavo sempre più
progressista. Vi ho già parlato dei precedenti, ma a quell’epoca ero ancora confuso;
cercavo, come si dice, una strada. Avevo letto qualche libretto sull’anarchia e quelle
idee mi avevano molto influenzato. Con uno studente, che si chiamava Chu Hsunpei
e che veniva spesso a trovarmi, discutevamo dell’anarchia e delle sue possibilità
in Cina. In quel tempo ero favorevole a molte posizioni anarchiche.
Le mie condizioni di vita a Pechino erano proprio miserabili, ma la bellezza
dell’antica capitale era un luminoso e vitale compenso. Abitavo in una località
chiamata “Pozzo dai tre occhi” (San yen ching) in una stanzetta che ospitava altri
sette ragazzi. Quando eravamo tutti sul kang, stretti stretti, non riuscivamo quasi
più a respirare. Quando dovevo voltarmi ero costretto ad avvisare prima i due che
mi stavano a fianco. Nei parchi e nei giardini dei vecchi palazzi potevo ammirare
però la precoce primavera nordica e vedevo sbocciare sui rami i bianchi fiori del
prugno mentre il ghiaccio era ancora spesso sul lago di Peihai. Vedevo i salici con
i loro pendenti di cristallo chini su Peihai e ricordavo la descrizione che il poeta
Chen Chang della dinastia Tang aveva fatto di quella scena. Scrisse che i salici di
Peihai, ingioiellati d’inverno, sembravano “diecimila peschi in fiore”. Gli innumerevoli
alberi di Pechino destarono la mia meraviglia e la mia ammirazione.
Nei primi mesi del 1919 andai a Shanghai con gli studenti diretti in Francia.
Avevo il biglietto valido solo fino a Tientsin e non sapevo come avrei potuto
andare oltre. Ma un proverbio cinese dice che “il cielo non mette intralci a un
viaggiatore” e infatti un prestito di 10 yuan fattomi da un collega studente che
aveva ritirato un po’ di denaro dalla Cassa scolastica mi permise di comprare un
altro biglietto fino a Pukou. Sulla strada per Nanchino mi fermai a Chu Fou: potei
così visitare la tomba di Confucio. Vidi il ruscello dove Confucio e i suoi discepoli
si bagnavano i piedi e il villaggio dove il saggio visse bambino. Si racconta che
Confucio stesso piantasse un famoso albero vicino al tempio a lui dedicato e io
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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vidi quell’albero. Mi fermai anche vicino al fiume dove visse Yen Hui, uno dei più
famosi discepoli di Confucio e visitai il luogo natale di Mencio. Durante questo
viaggio scalai Tai Shan, la montagna sacra dove il generale Feng Yu-hsiang visse
in ritiro e scrisse le sue massime patriottiche.
Quando arrivai a Pukou ero di nuovo senza soldi e senza biglietto. Nessuno
aveva denaro da prestarmi e non sapevo come fare. Il peggio doveva ancora
arrivare: un ladro rubò il mio unico paio di scarpe! Ahimè! Che fare? Ma “il cielo
non mette intralci a un viaggiatore” e fui di nuovo fortunato. Il mio “buon angelo”
mi si presentò sotto le spoglie di un vecchio amico dello Hunan che incontrai
appena fuori dalla stazione. Mi prestò i soldi per acquistare un paio di scarpe e
mi pagò il biglietto fino a Shanghai. Così, sano e salvo, completai il mio viaggio,
tenendo ben d’occhio le mie scarpe nuove. A Shanghai trovai che era stata raccolta
una discreta somma per aiutare gli studenti che andavano in Francia e che era stato
anche provveduto per il mio ritorno nello Hunan. Accompagnai i miei amici alla
nave e mi rimisi in viaggio per Changsha.
Ecco quanto mi è rimasto più impresso del mio viaggio nel nord: ho camminato
sul ghiaccio del golfo di Peihai, ho fatto il giro del lago Tung Ting e delle mura
di Paotingfu. Ho girato intorno alle mura di Hsuchou, famosa all’epoca dei “Tre
regni” e alle mura di Nanchino, altrettanto famose nella storia. Infine, sono salito
sul Tai Shan e ho visto la tomba di Confucio. Allora mi sembrava che fossero
esperienze e conquiste degne di essere aggiunte alle mie avventure e alle mie
lunghe scorribande nello Hunan.
Tornato a Changsha presi a occuparmi più direttamente di politica. Dopo il
Movimento del 4 maggio dedicai la maggior parte del mio tempo alle attività
politiche e studentesche: divenni direttore della Rivista del fiume Hsiang21, il
giornale degli studenti dello Hunan che ebbe una grande influenza sul movimento
studentesco della Cina del sud. A Changsha fui tra i fondatori della Società del libro
di cultura22, una società per lo studio delle tendenze culturali e politiche moderne.
Questa società e, ancor più, l’Associazione popolare di studio erano violentemente
contrarie a Chang Ching-yao, allora governatore militare dello Hunan, uomo
perfido e pieno di difetti. Dichiarammo uno sciopero generale degli studenti
contro Chang chiedendo il suo allontanamento e mandammo delegati a Pechino
e nel sud-ovest dove operava allora Sun Yat-sen: per rappresaglia Chang Chingyao
soppresse la Rivista del fiume Hsiang.
Dopo questi fatti andai a Pechino come rappresentante dell’Associazione
popolare di studio a organizzare un movimento antimilitarista. L’Associazione
popolare di studio allargò la sua lotta contro Chang Ching-yao in un’agitazione
generale a carattere antimilitarista e, per promuovere questo movimento, fui
nominato capo di un’agenzia d’informazioni. Nello Hunan ottenemmo un buon
successo. Chang Ching-yao fu spodestato da Tan Yen-kai e a Changsha si stabilì
un nuovo regime. A quel tempo l’Associazione popolare di studio si divise in due
gruppi, ala destra e ala sinistra. La sinistra puntava su di un programma di completi
e profondi cambiamenti sociali, politici ed economici.
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Ritornai per la seconda volta a Shanghai nel 1919 dove rividi Chen Tu-hsiu.
L’avevo incontrato per la prima volta quando ero all’Università nazionale con Li
Ta-chao e mi aveva influenzato forse più di chiunque altro. Conobbi anche Hu
Shih, che ero andato a cercare per sollecitarne l’appoggio alla lotta degli studenti
dello Hunan. A Shanghai discussi con Chen Tu-hsiu i nostri programmi per una
Lega per la ricostruzione dello Hunan. Tornato a Changsha incominciai il lavoro
organizzativo. Nel frattempo insegnavo in una scuola e continuavo la mia attività
in seno all’Associazione popolare di studio. La società aveva allora un programma
per l’“indipendenza” dello Hunan, ma in realtà voleva solo l’autonomia. Il nostro
gruppo, disgustato dal governo del nord e convinto che lo Hunan avrebbe potuto
modernizzarsi più rapidamente se avesse troncato qualsiasi contatto con Pechino,
si batteva per la separazione. A quell’epoca io ero uno strenuo sostenitore della
dottrina di Monroe e della politica americana della “porta aperta”.
Tan Yen-kai fu cacciato dallo Hunan da un militarista che si chiamava Chao
Heng-ti e che utilizzò per i suoi fini il movimento per l’“indipendenza dello
Hunan”. Costui pretendeva di favorire il movimento sostenendo l’idea di una
“unione degli Stati autonomi della Cina”, ma appena si fu impadronito del potere
soppresse spietatamente il movimento democratico. Il nostro gruppo chiedeva
uguali diritti per uomini e donne, un governo rappresentativo e l’approvazione
generica di una piattaforma per la democrazia borghese. Nel nostro giornale, Il
nuovo Hunan, noi sostenevamo apertamente queste riforme. Attaccammo il
parlamento provinciale, formato in maggioranza da possidenti e da nobili
nominati dai signori della guerra; la nostra “lotta” si concluse con l’abbattimento
delle bandiere e degli striscioni che erano pieni di frasi stravaganti e senza senso.
Questo attacco al parlamento fu considerato un grave incidente nello Hunan e
spaventò i governanti. Tuttavia, quando Chao Heng-ti prese il potere, tradì tutte
le idee che aveva sostenuto e soffocò con particolare violenza tutte le istanze di
rinnovamento democratico. La nostra associazione allora indirizzò la lotta contro
di lui. Ricordo un episodio del 1920, quando l’Associazione popolare di studio
organizzò una manifestazione per celebrare il terzo anniversario della Rivoluzione
d’Ottobre in Russia. La manifestazione fu soffocata dalla polizia. Durante
questa dimostrazione alcuni partecipanti avevano tentato di inalberare la bandiera
rossa, ma la polizia si oppose. Allora essi fecero notare che, secondo l’articolo 12
della Costituzione (quella allora vigente), era concessa libertà di riunione, di
organizzazione e di parola; la cosa però non fece nessun effetto sui poliziotti i
quali risposero che loro non erano stati mandati per imparare la Costituzione, ma
per eseguire gli ordini del governatore Chao Heng-ti. Da allora si rafforzò in me
la convinzione che solo il potere politico delle masse, conquistato attraverso
l’azione delle masse stesse, poteva garantire la realizzazione di dinamiche riforme.
Nell’inverno del 1920 organizzai politicamente per la prima volta i lavoratori e
cominciai a essere influenzato nelle mie azioni dalla teoria marxista e dall’esperienza
della rivoluzione russa. Nel corso della mia ultima visita a Pechino avevo
letto molto sugli avvenimenti russi e avevo cercato con avidità quei pochi libri sul
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
58
comunismo che erano disponibili in cinese. Tre furono i libri che si impressero
nella mia mente e costruirono in me la fede nel marxismo dal quale, una volta che
l’ebbi accettato come corretta interpretazione della storia, non mi separai più. I
tre libri erano: il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels, tradotto da
Chen Wang-tao, il primo libro marxista che sia stato pubblicato in cinese; la Lotta
di classe di Kautsky e infine una Storia del socialismo di Kirkup. Nell’estate del
1920 ero diventato in teoria, e in parte anche in pratica, un marxista e tale da allora
mi sono sempre considerato. Nello stesso anno sposai Yang Kai-hui.
IL PERIODO NAZIONALISTA
Nel maggio del 1921 andai a Shanghai e assistetti alla riunione in cui fu decisa la
fondazione del Partito comunista cinese. Chen Tu-hsiu e Li Ta-chao, due tra gli
intellettuali più brillanti della Cina, presiedettero all’organizzazione del congresso.
Sotto la guida di Li Ta-chao, mentre ero assistente bibliotecario all’Università
nazionale di Pechino, mi ero andato formando rapidamente una coscienza marxista
e anche Chen Tu-hsiu aveva risvegliato i miei interessi in quella direzione. Avevo
discusso con Chen, durante la mia seconda visita a Shanghai, i testi marxisti che avevo
letto e le asserzioni di fede dello stesso Chen mi avevano profondamente colpito in
quel periodo della mia vita che, probabilmente, era un periodo critico.
Solo un altro hunanese (Ho Shu-heng) partecipò a quella prima storica riunione
di Shanghai. Tra i presenti c’erano anche Chang Kuo-tao, Pao Hui-sheng e Chou
Fu-hai. Eravamo dodici in tutto. Nell’ottobre seguente fu organizzata nello Hunan
la prima sezione provinciale del partito comunista e io entrai a farne parte. Anche
in altre province e in altre città vennero fondate simili organizzazioni. A Shanghai
facevano parte del Comitato centrale del partito Chen Tu-hsiu, Chen Kung-po (ora
funzionario del Kuomintang), Chang Kuo-tao (che si trova ora con la 4a armata
rossa di combattimento), Shih Tsung-tung (ora funzionario di Nanchino), Sun
Yuan-lu, Li Han-chun (ucciso nel 1927 a Wuhan), Li Ta (più tardi condannato a
morte) e Li Chung. Tra i membri dello Hupeh c’erano Tung Pi-wu (adesso direttore
della scuola di partito a Pao An), Hsu Pei-hao e Shih Yang. Nello Shansi facevano
parte del partito Kao Chung-yu (Kao Kang) e alcuni noti dirigenti del movimento
studentesco. A Pechino c’erano Li Ta-chao (che poi fu ucciso), Teng Chung-hsia,
Chang Kuo-tao, Lo Chang-lun, Lu Jen-ching (divenuto trotskista) e altri. A Canton
c’era Lin Po-chu (ora commissario delle Finanze del governo sovietico) e Peng Pai
(condannato a morte nel 1927). Wang Chin-mei e Teng En-ming furono i fondatori
del partito nello Shantung.
Nel frattempo molti studenti-lavoratori che si trovavano in Francia avevano
fondato un’organizzazione del Partito comunista cinese, quasi contemporaneamente
all’inizio dell’organizzazione in Cina. Tra i fondatori del partito c’erano
Chou En-lai, Li Li-san e Hsiang Ching-yu, la moglie di Tsai Ho-shen, unica donna
tra i fondatori. Anche Lo Man e Tsai Ho-shen erano tra i fondatori dell’organiz59
zazione in Francia. In Germania si costituì un’altra sezione del Partito comunista
cinese, ma ciò avvenne un poco più tardi; tra i suoi membri vi erano Kao Yu-han,
Chu Teh (ora comandante in capo dell’Esercito rosso) e Chang Sheng-fu (ora
professore all’Università Tsinghua). A Mosca l’organizzazione fu creata da Chu
Chiu-pai e da altri; in Giappone da Chou Fu-hai.
Nel maggio del 1922 il partito dello Hunan, del quale ero allora segretario, aveva
già organizzato più di venti sindacati tra i minatori, i ferrovieri, gli impiegati
municipali, i tipografi e i lavoratori della zecca statale. Quell’inverno iniziò un forte
movimento di agitazioni operaie. Il partito comunista concentrò la propria azione
principalmente tra gli studenti e gli operai, mentre assai scarso era il lavoro svolto
tra i contadini. Vennero così organizzati quasi tutti i lavoratori delle grandi miniere
e praticamente tutti gli studenti. Sia sul fronte degli operai che su quello degli
studenti si ebbero molte lotte. Nell’inverno del 1922 Chao Heng-ti, governatore
civile dello Hunan, ordinò l’esecuzione di due lavoratori hunanesi, Huang Ai e
Pang Jen-chuan; di conseguenza venne organizzata contro di lui una vasta
campagna agitatoria. Huang Ai, uno degli operai uccisi, era dirigente del
movimento operaio di destra che aveva la sua base tra gli studenti delle scuole
industriali ed era ostile a noi; ma in questo caso, e in molti altri, noi appoggiammo
ugualmente la loro organizzazione. Anche gli anarchici avevano una notevole
influenza nelle associazioni sindacali che a quel tempo erano organizzate nel
Sindacato unico dei lavoratori di tutto lo Hunan. Noi raggiungemmo con loro
un’intesa e prevenimmo in tal modo, attraverso negoziati, molti loro atti che
sarebbero stati avventati e controproducenti.
Fui mandato a Shanghai per organizzare il movimento contro Chao Heng-ti. In
quello stesso anno (1922) si svolse a Shanghai il secondo Congresso del partito.
Avevo intenzione di parteciparvi, ma non riuscii a ricordarmi dove doveva
svolgersi, non trovai in giro nessun compagno e dovetti rinunciarvi; tornai allora
nello Hunan e continuai a spingere innanzi con gran lena il lavoro nei sindacati.
Durante la primavera ci furono molti scioperi tendenti a ottenere aumenti salariali,
miglior trattamento e il riconoscimento dei sindacati. La maggior parte di questi
scioperi ebbero successo. Il 1° maggio, in tutto lo Hunan, venne proclamato uno
sciopero generale a dimostrazione che il movimento operaio cinese aveva
raggiunto una forza senza precedenti.
Il terzo Congresso del partito comunista si tenne a Canton nel ’23: qui venne
presa la storica decisione di entrare nel Kuomintang, di cooperare con esso e di
creare un fronte unito contro i signori della guerra del nord. Mi recai a Shanghai
per lavorare nel Comitato centrale del partito. Nella primavera successiva (1924)
tornai a Canton per partecipare al primo Congresso nazionale del Kuomintang.
Nel marzo, tornato a Shanghai, cumulai il mio lavoro nel Comitato esecutivo del
Partito comunista cinese con la mia qualifica di membro del Comitato esecutivo
del Kuomintang a Shanghai.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
60
Gli altri componenti di quest’ultimo erano allora Wang Ching-wei (più tardi
primo ministro a Nanchino) e Hu Han-min, col quale lavorai per coordinare le
decisioni del Partito comunista cinese e del Kuomintang. In quell’estate sorse
l’Accademia militare di Whampoa. Galen ne era il consigliere principale e
arrivarono altri consiglieri sovietici. L’intesa tra il Kuomintang e il Partito
comunista cominciò ad assumere proporzioni di largo movimento rivoluzionario
nazionale. L’inverno seguente tornai nello Hunan per riposare: a Shanghai mi ero
ammalato. Comunque nello Hunan organizzai il primo nucleo del grande
movimento contadino di quella provincia.
Fino allora non avevo valutato nella sua giusta misura l’importanza della lotta
di classe tra i contadini. Dopo i fatti del 30 maggio del 1925 e durante la grande
ondata di attività politica che ne seguì, i contadini dello Hunan erano divenuti
attivi militanti del movimento rivoluzionario. Lasciai la mia casa dove mi ero recato
per riposare e cominciai una campagna di organizzazione tra i contadini. In pochi
mesi formammo più di venti leghe contadine e io mi attirai le ire dei latifondisti
che reclamarono il mio arresto. Chao Heng-ti mi fece inseguire dalle truppe, ma
io riparai a Canton. Vi giunsi proprio quando gli studenti di Whampoa avevano
sconfitto Yang Hsi-ming, il capo militare dello Hunan e Lu Tsung-wai, capo
militare del Kwangsi. Un’atmosfera di grande ottimismo era diffusa in città e negli
ambienti del Kuomintang. Chiang Kai-shek era stato nominato comandante della
1a armata e Wang Ching-wei capo del governo in seguito alla morte di Sun Yatsen,
avvenuta a Pechino.
Divenni direttore del periodico Settimanale politico, pubblicato dalla sezione
politica del Kuomintang. Questo giornale in seguito svolse un’efficacissima
azione nell’attaccare e screditare l’ala destra del Kuomintang, capeggiata da Tai
Chi-tao. Avevo anche l’incarico di preparare i dirigenti del movimento contadino.
Organizzai a questo scopo un corso che fu seguito dai rappresentanti di ventun
province e al quale parteciparono anche studenti provenienti dalla Mongolia
interna. Poco dopo il mio arrivo a Canton divenni capo della commissione di
agitazione e propaganda del Kuomintang nonché membro aggiunto del Comitato
centrale. Lin Po-chu era allora a capo della sezione contadini del Kuomintang e
Tan Ping-shan, un altro comunista, a capo della sezione operai.
Scrivevo moltissimo e andavo assumendo responsabilità specifiche nell’organizzazione
contadina all’interno del Partito comunista. In base ai miei studi e al
mio lavoro di organizzazione dei contadini dello Hunan, scrissi due opuscoli, uno
intitolato Analisi delle classi della società cinese23, l’altro La base di classe di Chao
Heng-ti e i compiti che ci attendono. Chen Tu-hsiu attaccò le idee espresse nel
primo opuscolo dove si chiedeva una politica agraria di profonde riforme e
un’organizzazione effettiva dei contadini diretta dal partito comunista e proibì che
fosse pubblicato dagli organi centrali del partito. Il testo fu pubblicato più tardi
dal Giornale mensile dei contadini di Canton e nella rivista Gioventù cinese. Il
secondo scritto fu pubblicato nello Hunan. In quel periodo cominciai a dissentire
dalla politica opportunista di destra di Chen. Da allora ci allontanammo sempre
61
più l’uno dall’altro e la lotta tra noi raggiunse il culmine nel 1927.
Continuai a lavorare nel Kuomintang a Canton fin quasi al momento in cui
Chiang Kai-shek tentò il suo primo colpo di Stato nel marzo del 1926. Dopo la
riconciliazione tra la destra e la sinistra del Kuomintang e la riaffermazione
dell’alleanza tra comunisti e Kuomintang, mi recai a Shanghai: era la primavera
del 1926. Il secondo Congresso del Kuomintang fu tenuto nel maggio di
quell’anno, sotto la presidenza di Chiang Kai-shek. A Shanghai diressi l’ufficio
rurale del partito comunista e poi mi mandarono nello Hunan come ispettore del
movimento contadino. Intanto, sotto l’insegna del fronte unito del Kuomintang
e del Partito comunista iniziò, nell’autunno del 1926, la storica Spedizione al nord.
Nello Hunan esaminai le organizzazioni contadine e la situazione politica di
cinque distretti (Changsha, Liling, Hsiangtan, Hungshan e Hsianghsiang). Dopo
questa ispezione feci un rapporto al Comitato centrale raccomandando che si
adottasse al più presto una nuova linea politica verso i contadini24. Al principio
della primavera successiva, quando andai a Wuhan, si tenne un congresso
interprovinciale di contadini. Fui presente e discussi la mia tesi che prospettava
una completa ripartizione della terra. A questo congresso presero parte, tra gli
altri, Peng Pai, Fang Chih-min e due comunisti russi, York e Volen. Venne stabilito
di presentare al quinto Congresso del partito comunista una mozione nella quale
si adottava la mia proposta. Il Comitato centrale la respinse.
Quando nel maggio del 1927 fu convocato a Wuhan il quinto Congresso, il
partito era ancora dominato da Chen Tu-hsiu. Benché Chiang Kai-shek avesse già
assunto la direzione della controrivoluzione e avesse già attaccato il partito
comunista a Shanghai e a Nanchino, Chen era ancora del parere che si dovesse
agire con moderazione e che si potessero fare delle concessioni al Kuomintang
di Wuhan. Scavalcando ogni opposizione, seguì una linea politica di destra
piccolo-borghese e opportunista. Non ero per niente soddisfatto della politica del
partito, specialmente verso il movimento contadino. Oggi penso che se il
movimento contadino fosse stato allora meglio organizzato e armato per una lotta
di classe contro i proprietari terrieri, i soviet avrebbero avuto uno sviluppo molto
più rapido e più potente in tutto il paese.
Ma Chen Tu-hsiu prese una posizione nettamente sfavorevole. Non capiva la
funzione della partecipazione dei contadini alla rivoluzione e sottovalutò
completamente l’apporto che potevano dare in quel momento. Di conseguenza
il quinto Congresso, che si tenne alla vigilia della crisi della grande rivoluzione,
non seppe varare un adeguato programma per la questione della terra. Le mie
richieste di una rapida intensificazione della lotta nelle campagne non vennero
tenute in nessuna considerazione, anzi il Comitato centrale, dominato anch’esso
da Chen Tu-hsiu, rifiutò addirittura di prenderle in esame. Il congresso liquidò il
problema della terra limitandosi a definire “latifondista” ogni “contadino che
possedesse più di 500 mu di terra”: era una base del tutto insufficiente e inadatta
a sviluppare la lotta di classe e che non teneva in nessun conto il carattere
peculiare dell’economia agraria in Cina. Dopo il congresso fu costituita tuttavia
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
62
una Unione dei contadini di tutta la Cina e io ne divenni presidente.
Verso la primavera del 1927 il movimento contadino dello Hupeh, del Kiangsi,
del Fukien e specialmente quello dello Hunan, era stato particolarmente attivo
nonostante l’atteggiamento tiepido del Partito comunista e l’aperta ostilità del
Kuomintang. Gli alti funzionari e i comandanti d’armata cominciarono a chiedere
che l’Unione venisse soppressa perché, secondo loro, si trattava di una “unione
di vagabondi” che agiva sconsideratamente e che poneva richieste eccessive.
Chen Tu-hsiu mi aveva allontanato dallo Hunan, perché mi riteneva responsabile
di certi episodi verificatisi in quella regione e perché era sempre accanitamente
ostile alle mie idee.
Intanto, in aprile, tanto a Pechino quanto a Shanghai era cominciato il movimento
controrivoluzionario e, per ordine di Chiang Kai-shek, era stato compiuto un
massacro generale dei lavoratori organizzati. Le stesse misure venivano prese a
Canton. Il 21 maggio scoppiò nello Hunan la rivolta di Hsu Ko-hsiang. Molti contadini
e operai furono assassinati dai reazionari. Poco dopo la “sinistra del Kuomintang”
a Wuhan annullò l’accordo con i comunisti e li espulse dal Kuomintang e dal suo
governo che tuttavia aveva ormai i giorni contati.
Molti dirigenti comunisti ricevettero ordine dal partito di lasciare il paese, di recarsi
nell’Unione Sovietica o a Shanghai o comunque in luoghi sicuri. A me fu ordinato
di andare nello Szechwan. Riuscii a persuadere Chen Tu-hsiu a cambiare la mia
destinazione e a mandarmi nello Hunan come segretario del Comitato provinciale.
Dopo dieci giorni, però, Chen mi ordinò di tornare indietro in gran fretta,
accusandomi di aver organizzato una sommossa contro Tang Sheng-chih, allora
comandante a Wuhan. La situazione del partito era caotica. Quasi tutti erano contrari
alla direzione di Chen Tu-hsiu e alla sua linea opportunista. La fine della
collaborazione con il regime di Wuhan provocò poco dopo la caduta di tale regime.
IL MOVIMENTO SOVIETICO
Il primo agosto 1927, la 20a armata, sotto il comando di Ho Lung e di Yeh Ting
e con la cooperazione di Chu Teh, capeggiò la storica insurrezione di Nanchang:
furono così gettate le basi del futuro Esercito rosso. La settimana seguente, il 7
agosto, una riunione straordinaria del Comitato centrale del partito esonerò Chen
Tu-hsiu dalla carica di segretario. Io ero membro dell’Ufficio politico del partito
sin dal terzo Congresso di Canton del 1924 ed ebbi una parte attiva in questa
decisione e, tra gli altri dieci presenti, fui sostenuto da Tsai Ho-sheng, Peng Kungta
e Chu Chiu-pai. Il partito adottò una nuova linea e si dovette momentaneamente
abbandonare ogni speranza di collaborazione col Kuomintang perché esso era
ormai definitivamente divenuto uno strumento dell’imperialismo e non era in
grado di condurre a buon fine le responsabilità di una rivoluzione democratica.
Cominciò allora la lunga lotta aperta per la conquista del potere.
Fui mandato a Changsha per organizzare il movimento noto più tardi sotto il
63
nome di Insurrezione del raccolto d’autunno. Il programma di questo movimento
chiedeva che si realizzassero cinque punti:
1. separazione assoluta dell’organizzazione provinciale del nostro partito dal
Kuomintang,
2. organizzazione di un esercito rivoluzionario di operai e contadini,
3. confisca delle terre dei proprietari non coltivatori, anche se la proprietà era
piccola o media,
4. instaurazione del potere del Partito comunista nello Hunan, indipendente dal
Kuomintang,
5. organizzazione dei soviet.
L’internazionale comunista non approvava allora il quinto punto e solo più tardi
fece dei soviet la propria parola d’ordine.
In settembre eravamo già riusciti a organizzare un vasto movimento insurrezionale
attraverso le leghe contadine dello Hunan. Vennero così costituite le prime
unità di un esercito di operai e contadini. Le reclute di questo esercito provenivano
da tre fonti principali: i contadini, i minatori delle miniere di Hanyang e le truppe
che si erano ribellate al Kuomintang. Questa prima forza militare della rivoluzione
fu chiamata 1a divisione della 1a armata degli operai e dei contadini. Il primo
reggimento era formato da minatori di Hanyang, il secondo dalle guardie
contadine di Pingkiang, di Liuyang, di Liling e di altri due distretti dello Hunan,
il terzo da una parte della guarnigione di Wuhan che si era ribellata a Wang Chingwei.
Questo esercito era organizzato con l’approvazione del Comitato provinciale
dello Hunan, ma il programma generale di tale Comitato e l’organizzazione del
nostro esercito incontravano l’opposizione del Comitato centrale del partito che
sembrava aver adottato una politica di temporeggiamento piuttosto che di attiva
opposizione.
Mentre procedevo all’organizzazione dell’esercito e facevo la spola tra i minatori
di Hanyang e le guardie contadine, fui catturato da alcuni min tuan25 che
lavoravano per il Kuomintang. L’azione terroristica del Kuomintang era in quel
momento al culmine e gli individui sospetti di comunismo venivano fucilati a
centinaia. C’era l’ordine di portarmi immediatamente al comando min tuan e di
fucilarmi. Mi feci prestare alcune decine di yuan da un compagno e tentai di
corrompere la scorta. I soldati semplici erano mercenari e non avevano nessun
interesse a sopprimermi; avevano perciò già acconsentito a liberarmi quando
l’ufficiale incaricato rifiutò di avallare la cosa. Decisi allora di tentare la fuga; non
ebbi occasione di svignarmela finché arrivammo a circa 200 metri dal comando
dei min tuan. A questo punto mi svincolai e scappai per i campi.
Raggiunsi una piccola altura, sovrastante uno stagno dove l’erba era molto alta
e rimasi nascosto lì fino al tramonto. I soldati m’inseguirono e obbligarono anche
alcuni contadini ad aiutarli a cercarmi. Passarono diverse volte vicino a me, tanto
vicino che avrei potuto toccarli, ma non so come non mi videro. Più volte perdetti
la speranza e pensai che mi avrebbero certamente preso. Ma alla fine, quando fu
buio, abbandonarono le ricerche. Potei finalmente uscire dal mio nascondiglio,
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
64
mi misi subito in cammino attraverso le montagne e viaggiai tutta la notte. Non
avevo scarpe e i miei piedi erano piuttosto malconci. Incontrai un contadino che
mi venne in aiuto, mi ospitò e mi accompagnò fino al paese vicino. Avevo 7 yuan
e li spesi per comperarmi un paio di scarpe, un ombrello e del cibo. Quando giunsi
finalmente all’accampamento della guardia contadina avevo in tasca soltanto due
soldi.
Organizzata la nuova divisione, divenni presidente del Comitato del partito per
il fronte e Yu Sha-tou, uno dei comandanti delle truppe di guarnigione a Wuhan,
assunse il comando della 1a armata. Yu era stato obbligato ad accettare tale carica
dall’atteggiamento dei suoi uomini, ma subito dopo disertò e raggiunse il
Kuomintang. Ora è al servizio di Chiang Kai-shek a Nanchino.
Il piccolo esercito che guidava le sommosse dei contadini si diresse a sud,
attraverso lo Hunan. Si aprì il cammino attraverso migliaia di soldati del
Kuomintang, combattè molte battaglie e subì molti rovesci. La disciplina era
scarsa, basso il livello di educazione politica e tra soldati e ufficiali abbondavano
gli elementi incerti. Ci furono molte diserzioni. Dopo la fuga di Yu Sha-tou,
giungemmo a Ning Kou dove l’esercito fu radicalmente riorganizzato. Cheng Hao
fu nominato comandante delle truppe superstiti, circa un reggimento, ma anche
lui più tardi tradì. Molti di quel primo gruppo però rimasero fedeli fino alla fine
e sono ancor oggi nell’Esercito rosso: uomini come Lo Yun-hui, commissario
politico del 1o corpo d’armata e Yang Lo-sou, ora uno dei comandanti dell’armata.
Quando il piccolo gruppo s’inerpicò finalmente su Chingkangshan non eravamo
più di mille.
Dato che il programma dell’Insurrezione del raccolto d’autunno non era stato
approvato dal Comitato centrale, dato anche che le perdite subite dalla 1a armata
erano state tanto gravi e dato che il movimento, almeno per chi lo giudicasse dalle
grandi città, sembrava votato al fallimento, il Comitato centrale mi ripudiò
decisamente. Venni estromesso dall’Ufficio politico e anche dal Comitato del
partito per il fronte. Persino il Comitato provinciale dello Hunan ci attaccò
chiamandoci “quelli del fucile”. Malgrado tutto noi tenemmo insieme il nostro
esercito sul Chingkangshan. Eravamo sicuri di essere sulla giusta via e lo svolgersi
degli eventi successivi ci ha dato ragione. Nuove reclute si aggiunsero a noi e la
divisione fu di nuovo al completo. Io ne divenni il comandante.
Dall’inverno del 1927 fino all’autunno del 1928, la 1a divisione ebbe la sua base
sul Chingkangshan26. Nel novembre del 1927 venne organizzato a Tsalin, al
confine dello Hunan, il primo soviet e fu eletto il primo governo sovietico. Il
presidente era Tou Tsung-ping. In questo primo soviet e in quelli che seguirono,
noi sostenemmo un programma democratico con una politica moderata, basata
su uno sviluppo lento ma regolare. Questo attirò sul Chingkangshan le recriminazioni
dei “putschisti” del partito i quali volevano una politica terroristica, con
razzie, incendi e uccisioni di latifondisti, allo scopo di abbattere il morale del
nemico. Il Comitato per il fronte della 1a armata si rifiutò di adottare questi metodi
e fu perciò bollato come “riformista” da quel gruppo di scalmanati. Io, in
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particolare, fui attaccato per non aver praticato una politica più “radicale”.
Due ex capi banditi, abitanti nei pressi del Chingkangshan, Wang Tso e Yuan
Wen-tsai, si unirono all’Esercito rosso nell’inverno del 1927. Questo portò le
nostre forze a circa tre reggimenti. Tanto Yuan che Wang furono nominati
comandanti di reggimento: io ero comandante d’armata. Questi due uomini,
anche se un tempo erano stati dei banditi, avevano combattuto per la rivoluzione
nazionalista ed erano ora di nuovo pronti a combattere contro la reazione. Finché
io rimasi sul Chingkangshan essi si comportarono da leali comunisti e obbedirono
agli ordini del partito; ma più tardi, quando li lasciammo soli, tornarono alle loro
abitudini brigantesche. In seguito furono uccisi dai contadini che nel frattempo
si erano organizzati e sovietizzati e avevano imparato a difendersi da soli.
Nel maggio del 1928 Chu Teh arrivò sul Chingkangshan e le nostre forze si
unirono. Insieme studiammo un piano per stabilire un territorio sovietico di sei
distretti così da poter consolidare gradatamente il potere comunista nei distretti
di frontiera dello Hunan-Kiangsi-Kwangtung e da questa base espanderci su
territori più vasti. Questa strategia era in contrasto con certe direttive degli organi
dirigenti del partito i quali avevano grandiose idee di espansione rapida. Chu Teh
e io dovemmo combattere nell’Esercito stesso contro due tendenze e cioè:
marciare subito su Changsha (e lo ritenevamo “avventurismo”) e ritirarci a sud dei
confini del Kwangtung (e questo lo consideravamo “disfattismo”). I nostri obiettivi
principali, così come li vedevamo allora, erano due: dividere la terra e consolidare
i soviet. Noi volevamo armare le masse per affrettare questi avvenimenti. La nostra
politica proclamava la libertà di commercio, offriva un generoso trattamento alle
truppe nemiche fatte prigioniere e, in generale, sosteneva misure democratiche
secondo una linea moderata.
Nell’autunno del 1928 si tenne sul Chingkangshan una riunione alla quale
parteciparono i delegati dei distretti sovietici a nord del Chingkangshan. Tra i
membri del partito esistevano ancora alcune divergenze di opinione concernenti
i punti ora esposti e in questa riunione fu possibile discuterne ampiamente. Una
minoranza sosteneva che, su queste basi, il nostro avvenire era troppo limitato,
ma la maggioranza aveva fede in questa politica e, quando fu proposta una
risoluzione in cui si esprimeva la certezza che il movimento sovietico sarebbe
riuscito vittorioso, si ottenne una pronta approvazione. Tuttavia il Comitato
centrale del partito non aveva ancora sanzionato ufficialmente il movimento. Ciò
avvenne soltanto nell’inverno del 1928, quando il verbale degli atti del sesto
Congresso del Partito comunista cinese tenutosi a Mosca raggiunse il Chingkangshan.
Chu Teh e io eravamo perfettamente d’accordo con la nuova linea di condotta
approvata in questo congresso. Da quel momento scomparvero le divergenze tra
i dirigenti del partito e quelli del movimento dei soviet nei distretti rurali. Fu così
ristabilito l’accordo all’interno del partito.
Le risoluzioni del sesto Congresso riassumevano le esperienze della rivoluzione
del 1924-27, dell’insurrezione di Nanchang, di Canton e dell’Insurrezione del
raccolto d’autunno e concludevano approvando che si insistesse nello sviluppo
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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del movimento contadino. Pressappoco in quell’epoca in tutta la Cina cominciarono
a costituirsi eserciti rossi. C’erano state, durante l’inverno del 1927, le
insurrezioni dello Hupeh orientale e occidentale ed erano sorti nuovi distretti
sovietici. Ho Lung a occidente e Hsu Hai-tung a oriente formarono eserciti di
operai e di contadini. Quest’ultima zona di operazioni divenne il nucleo dei soviet
di Oyuwan dove, più tardi, andarono Hsu Hsiang-chien e Chang Kuo-tao. Fang
Chih-min e Shao Shih-ping avevano anch’essi iniziato durante quell’inverno una
serie di azioni congiunte lungo la frontiera nord-orientale del Kiangsi, confinante
con il Fukien e in quella zona si sviluppò in seguito una potente base sovietica.
Dopo il fallimento dell’insurrezione di Canton, Peng Pai aveva condotto ad
Haifeng parte delle truppe rimastegli fedeli e aveva costituito un soviet che, per
aver seguito una politica estremista, fu presto distrutto. Ma parte delle truppe si
salvarono e, guidate da Ku Ta-chen, si unirono alle forze di Chu Teh e alle mie
costituendo più tardi il nucleo della 11a armata dell’Esercito rosso.
Nella primavera del 1928 ebbe inizio l’attività partigiana a Hsingku e a Tungku
nel Kiangsi, diretta da Li Wen-lung e da Li Sao-chu. Il movimento aveva il suo
centro intorno a Kian e quei partigiani divennero più tardi il nucleo della 3a armata,
mentre il distretto divenne la sede del governo centrale della Repubblica sovietica
cinese. Nel Fukien occidentale i soviet furono fondati da Chang Ting-chen, Teng
Tzu-hui e Hu Pei-teh, che passò in seguito ai socialdemocratici.
Durante il periodo della “lotta contro l’avventurismo” sul Chingkangshan, la 1a
armata aveva stroncato due tentativi delle truppe bianche di riconquistare la
montagna. Il Chingkangshan si rivelò un eccellente bastione per un esercito
mobile quale era quello che stavamo creando. Aveva buone difese naturali e
produceva raccolti sufficienti per approvvigionare un piccolo esercito. La
montagna aveva un perimetro di 500 li e circa 80 li di diametro. Gli abitanti la
chiamavano in un altro modo, cioè Ta Hsia Wu-chin (il vero Chingkangshan è una
desolata montagna vicina): la località prendeva nome dai cinque pozzi principali
che la circondavano: ta, hsiao, shang, hsia e chung, cioè pozzo grande, piccolo,
superiore, inferiore e medio. I cinque villaggi della montagna prendevano nome
da questi pozzi.
Quando le nostre forze si unirono sul Chingkangshan, vi fu una riorganizzazione
completa: nacque la famosa 4a armata rossa e Chu Teh ne fu il comandante,
mentre io ne divenni il commissario politico. Sul Chingkangshan nell’inverno del
1928, dopo le insurrezioni e gli ammutinamenti nell’esercito di Ho Chien,
arrivarono truppe fresche che formarono la 5a armata rossa il cui comando fu
assegnato a Peng Teh-huai. Oltre a Peng vi erano Teng Ping (caduto a Tsunyi, nel
Kweichow, durante la Lunga Marcia), Huang Kou-nu (caduto nel Kiangsi nel
1931) e Tien Teh-yuan.
Con l’arrivo di tutte queste truppe la situazione sulla montagna divenne
precaria: mancavano le uniformi invernali e il cibo scarseggiava. Per mesi
vivemmo praticamente di sole zucche. I soldati avevano coniato uno “slogan” di
loro invenzione: “Morte al capitalismo, mangiamo zucche” perché per loro
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“capitalismo” significava proprietari terrieri e quindi le zucche dei proprietari
terrieri. Lasciato Peng Teh-huai sul Chingkangshan, Chu Teh riuscì a sfondare il
blocco delle truppe bianche e così, nel gennaio del 1929, finì il nostro primo
soggiorno forzato sulla montagna circondata.
La 4a armata intraprese immediatamente una campagna nella regione meridionale
del Kiangsi che ebbe esito favorevole. Stabilimmo un soviet a Tungku e lì
congiungemmo le nostre forze con le truppe rosse locali. Dividendo le forze,
procedemmo su Yungting, Shangheng e Lung Yeh e stabilimmo dei soviet in tutti
questi distretti. L’esistenza di attivi movimenti di massa prima dell’arrivo dell’Esercito
rosso assicurò il nostro successo e ci aiutò a consolidare rapidamente il potere
dei soviet. L’influenza dell’Esercito rosso, grazie al movimento dei contadini e dei
partigiani, si era estesa ora a parecchi altri distretti, ma in queste zone i comunisti
assunsero completamente il potere solo molto più tardi.
Le condizioni dell’Esercito rosso cominciarono a migliorare sia materialmente
che politicamente; ma sopravvivevano ancora molte tendenze nocive. “Il
partigianismo” per esempio; era una tendenza che si risolveva in mancanza di
disciplina, in idee estremiste sulla democrazia e in mancanza di organizzazione.
Un’altra tendenza che si dovette combattere fu il “vagabondaggio” e cioè la
mancanza di volontà di stabilirsi e affrontare i gravi compiti del governo, un amore
per il movimento in sé e per sé, per i cambiamenti, per le novità e gli avvenimenti
fortuiti. Vi erano inoltre ancora residui di vecchia mentalità militarista; molti
ufficiali maltrattavano i soldati e a volte li picchiavano lasciandosi prendere la
mano da antipatie e favoritismi.
Molte di queste debolezze furono superate dopo il nono Congresso di partito
della 4a armata rossa, svoltosi nel Fukien occidentale nel dicembre del 192927.
Furono discussi progetti di miglioramento, si appianarono molti malintesi e
vennero adottati nuovi programmi per una migliore direzione ideologica dell’Esercito
rosso. Prima di questi avvenimenti, le tendenze cui ho accennato erano
molto serie ed erano state utilizzate da una frazione trotskista del partito e da
alcuni dirigenti militari per minare la forza del movimento. Cominciò allora una
dura battaglia contro costoro: molti furono destituiti dalle cariche che occupavano
nel partito e dai posti di comando nell’esercito. Tipico fu il caso di Liu En-kung,
comandante d’armata. Era chiaro che costoro pensavano di distruggere l’Esercito
rosso trascinandolo in situazioni difficili; dopo parecchi insuccessi il loro gioco
divenne però evidentissimo. Attaccavano aspramente il nostro programma e tutto
ciò che noi patrocinavamo, ma, alla luce dei fatti, i loro errori divennero evidenti
e, un po’ alla volta, i trotskisti furono eliminati dai posti di responsabilità fino a
perdere ogni influenza dopo il congresso del Fukien.
Questo congresso aprì la via alla costituzione del potere sovietico nel Kiangsi.
L’anno dopo registrammo notevoli successi. La regione meridionale del Kiangsi
cadde quasi interamente nelle mani dell’Esercito rosso. Così nacque il nucleo della
zona sovietica centrale.
Il 7 febbraio 1930 si tenne nel Kiangsi meridionale un importante congresso
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
68
locale del partito per discutere il programma futuro dei soviet. Vi parteciparono
i rappresentanti locali del partito, dell’esercito e del governo. Fu discussa a lungo
la questione della politica agraria e, nella lotta contro “l’opportunismo”, furono
sconfitti coloro che si opponevano alla ripartizione della terra. Si stabilì di
effettuare la ripartizione della terra e di affrettare la formazione dei soviet. Fino
a quel momento l’Esercito rosso aveva creato solo soviet locali e distrettuali; in
questa conferenza si decise la creazione del governo sovietico provinciale del
Kiangsi. A questo nuovo programma i contadini risposero con una calda,
entusiastica adesione che ci aiutò, nei mesi che seguirono, a rendere vane le
campagne di annientamento degli eserciti del Kuomintang.
SVILUPPO DELL’ESERCITO ROSSO
I rapporti dell’Esercito rosso con le masse andarono man mano migliorando, la
disciplina aumentò e si sviluppò una nuova tecnica organizzativa. I contadini
cominciarono ovunque ad aiutare spontaneamente la rivoluzione. Sin dal tempo
del Chingkangshan, l’Esercito rosso aveva imposto ai suoi uomini tre regole
fondamentali di disciplina: pronta obbedienza agli ordini, divieto di confisca degli
averi dei contadini poveri e immediata consegna al governo dei beni confiscati
ai latifondisti perché fossero utilizzati. Dopo il congresso del 1928 cercammo di
guadagnarci ancor più le simpatie dei contadini e alle tre regole di cui sopra ne
aggiungemmo altre otto:
1. rimetti a posto tutte le porte quando lasci una casa.
2. Restituisci arrotolata la stuoia di paglia su cui hai dormito.
3. Sii cortese e gentile con la gente e aiutala quando puoi.
4. Restituisci tutti gli oggetti avuti in prestito
5. Riacquista gli oggetti che hai danneggiato.
6. Sii onesto in tutti gli scambi con i contadini.
7. Paga tutto ciò che compri.
8. Osserva l’igiene e soprattutto sistema le latrine a debita distanza dalle case.
Le ultime due disposizioni furono aggiunte da Lin Piao. Queste otto regole
furono applicate con grande successo e ancora oggi costituiscono il codice del
soldato rosso che le conosce a memoria e le ripete frequentemente. Tra i compiti
principali additati all’Esercito rosso vi furono anche questi tre:
1. combattere il nemico fino alla morte.
2. Armare le masse.
3. Trovare i fondi per alimentare la lotta.
Al principio del 1929 vennero riorganizzati nella 3a armata rossa parecchi gruppi
di partigiani guidati da Li Wen-ling e da Li Sao-chu: il comando di questa armata
venne affidato a Wang Kung-lu e Chen Yi ne fu nominato commissario politico.
In questo periodo parte dei min tuan di Chu Pei-teh si ammutinarono e si unirono
all’Esercito rosso. Furono condotti al nostro accampamento da un ufficiale, Lo
69
Ping-hui, che, disilluso dal Kuomintang, desiderava combattere con l’Esercito
rosso. Attualmente è comandante della 32a armata rossa del 2° fronte. La 12a
armata rossa nacque dalla fusione dei partigiani del Fukien con nuclei delle truppe
rosse regolari; ne prese il comando Wu Chiung-hao e Tai Tsung-ling ne fu
nominato commissario politico. Wu più tardi morì in battaglia e venne sostituito
da Lo Ping-hui.
Fu allora che venne organizzato il 1o corpo d’armata, con Chu Teh comandante
in capo e io commissario politico; riuniva la 3a armata, la 4a armata comandata da
Lin Piao e la 12a armata comandata da Lo Ping-hui. La direzione politica fu affidata
a un Comando militare del quale io ero presidente. Già allora c’erano più di 10
mila uomini nel 1° corpo d’armata, organizzati in dieci divisioni. Oltre questo
corpo principale vi erano molti reggimenti locali e indipendenti, guardie rosse e
partigiani.
Oltre alla base politica del movimento, fu la tattica da noi adottata che favorì
enormemente lo sviluppo della nostra organizzazione militare. Sul Chingkangshan
erano state adottate quattro parole d’ordine che possono dare un’idea dei metodi
della guerra partigiana grazie ai quali si sviluppò l’Esercito rosso. Le parole
d’ordine erano:
1. quando il nemico avanza, noi ci ritiriamo!
2. Quando il nemico si ferma e si accampa, noi lo disturbiamo!
3. Quando il nemico cerca di evitare la battaglia, noi attacchiamo!
4. Quando il nemico si ritira, noi lo inseguiamo!
Queste frasi, che in cinese si scrivono con quattro caratteri ciascuna, furono
dapprincipio osteggiate da molti esperti militari che non approvavano quel tipo
di tattica. L’esperienza provò, invece, che la tattica era ottima dato che ogni volta
che l’Esercito rosso non la applicò subì dei rovesci. Le nostre forze erano scarse,
quelle del nemico dieci, venti volte superiori; le nostre risorse e il nostro
armamento erano limitati e non potevamo sperare nella vittoria se non combinando
astutamente la tattica della manovra e quella della guerriglia.
Il Kuomintang, invece, aveva risorse assai maggiori. La tattica caratteristica
fondamentale dell’Esercito rosso era e rimane la capacità di concentrare il
massimo delle forze durante l’attacco per poi dividerle e disperderle rapidamente.
Per far ciò è necessario evitare la guerra di posizione e concentrare tutti gli sforzi
nel prendere contatto con il grosso delle forze nemiche mentre sono in
movimento e annientarle. Così si sviluppò la capacità di manovra e il veloce,
potente “attacco rapido” dell’Esercito rosso.
Nell’espansione delle zone sovietiche, l’Esercito rosso preferiva in generale
un’azione a ondate successive o “a marea”, piuttosto che un’avanzata irregolare
a sbalzi e salti effettuata prima di aver consolidato le posizioni nei territori già
conquistati. Anche l’azione politica era prestabilita, così come lo era quella
militare e si basava su regole ricavate da anni di esperienze politiche e militari
collettive. Questa impostazione tattica fu però aspramente criticata da Li Li-san che
era favorevole al concentramento di tutte le armi nelle mani dell’Esercito rosso e
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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all’assorbimento di tutti i gruppi partigiani. Egli preferiva attaccare piuttosto che
consolidare; avanzare senza assicurarsi la ritirata, assalire clamorosamente grandi
città provocando sollevazioni e atti di estremismo. Il parere di Li Li-san dominava
allora il partito nelle zone non sovietiche ed era forte abbastanza per imporsi in
una certa misura nello stesso Esercito rosso, anche contro il parere dei suoi
comandanti sul campo. Come conseguenza si ebbero l’attacco a Changsha e
l’avanzata su Nanchang, ma l’Esercito rosso rifiutò di immobilizzare le unità
partigiane e di scoprire al nemico le proprie retrovie nel corso di queste azioni
avventate.
Nell’autunno del 1929 l’Esercito rosso avanzò nel Kiangsi settentrionale,
attaccando e occupando parecchie città e infliggendo numerose sconfitte alle
truppe del Kuomintang. Quando il 1° corpo d’armata giunse nelle vicinanze di
Nanchang, piegò bruscamente verso ovest e puntò su Changsha. In quest’azione
s’incontrò e si unì con le truppe di Peng Teh-huai. Queste truppe avevano già una
volta occupato Changsha, ma erano state obbligate a ritirarsi per evitare di venire
circondate da forze nemiche assai più numerose. Peng era stato obbligato ad
abbandonare il Chingkangshan nell’aprile del 1929 e aveva proseguito le
operazioni nel Kiangsi meridionale riuscendo ad aumentare notevolmente il
numero dei suoi soldati. Nell’aprile del 1930 Peng raggiunse Chu Teh e il grosso
delle forze dell’Esercito rosso a Juichin e, dopo una riunione, fu deciso che la 3a
armata di Peng avrebbe agito ai confini tra il Kiangsi e lo Hunan, mentre Chu Teh
e io saremmo penetrati nel Fukien. Nel giugno 1930 il 3° e il 1° corpo d’armata
ripresero contatto e sferrarono il secondo attacco su Changsha. Il 1° e il 3° corpo
d’armata si fusero nella 1a armata di combattimento della quale Chu Teh era il
comandante e io il commissario politico. Così organizzati arrivammo in vista delle
mura di Changsha.
Pressappoco in quell’epoca si costituì il Governo rivoluzionario degli operai e
dei contadini cinesi e io venni eletto presidente. L’influenza dell’Esercito rosso
nello Hunan era molto estesa, quasi come nel Kiangsi. Il mio nome era notissimo
tra i contadini dello Hunan perché era stata promessa una forte ricompensa a chi
mi avesse catturato, vivo o morto; questo valeva anche per Chu Teh e per diversi
altri dirigenti comunisti. La mia terra a Hsiangtan era stata confiscata dal
Kuomintang. Mia moglie (Kai-hui) e mia sorella (Tse-hung) e anche le mogli dei
miei due fratelli, Mao Tse-min e Mao Tse-tan, come pure mio figlio, furono tutti
arrestati da Ho Chien. Mia moglie e la mia giovane sorella furono uccise. Gli altri
vennero in seguito rilasciati. Il prestigio dell’Esercito rosso si estese fino al distretto
di Hsiangtan e al mio villaggio. Mi hanno raccontato che i contadini erano così
sicuri di vedermi tornare che un giorno, vedendo passare un aeroplano, decisero
che sopra dovevo esserci io: fecero sapere all’uomo che lavorava la mia terra che
stavo tornando per occuparmi del mio vecchio podere e sincerarmi che nessun
albero fosse stato abbattuto poiché, se ciò fosse avvenuto, avrei certamente
chiesto il risarcimento dei danni a Chiang Kai-shek.
Il secondo attacco a Changsha si risolse però in un fallimento; numerosi rinforzi
71
erano stati mandati nella città, già fortemente presidiata e inoltre truppe fresche
giunsero nello Hunan in settembre per attaccare l’Esercito rosso. Durante l’assedio
ci fu un solo combattimento importante nel corso del quale l’Esercito rosso
annientò due brigate nemiche. Tuttavia non riuscì a prendere la città di Changsha
e, dopo qualche settimana, si ritirò nel Kiangsi.
Questo scacco contribuì a dimostrare l’erroneità della linea politica di Li Li-san
e salvò l’Esercito rosso da un probabile catastrofico attacco contro Wuhan che Li
pretendeva con insistenza. Compito principale dell’Esercito rosso era allora il
reclutamento di nuove truppe, la sovietizzazione delle zone rurali e, soprattutto,
il rafforzamento del potere sovietico nelle zone già controllate dall’Esercito
rosso28. Per sviluppare questo programma non era necessario attaccare Changsha,
anzi il farlo era un azzardo. Se la prima occupazione fosse stata intesa come
temporanea anziché intrapresa con l’idea di mantenere a lungo la città e stabilirvi
un nostro governo, avrebbe anche potuto avere un effetto positivo perché ebbe
enormi ripercussioni sul movimento nazionale rivoluzionario. Il tentativo di fare
di Changsha una base stabile, mentre alle spalle il potere sovietico non era ancora
consolidato, fu un errore strategico e tattico.
Li Li-san sopravvalutava la forza militare dell’Esercito rosso in quel momento e
i fattori rivoluzionari nel quadro della politica nazionale. Egli riteneva che la
rivoluzione fosse ormai vicina al successo e che in breve tempo si sarebbe
conquistato il potere in tutto il paese. Questa convinzione era incoraggiata dalla
lunga e snervante guerra civile che si svolgeva allora fra Feng Yu-hsiang e Chiang
Kai-shek e che faceva prevedere a Li Li-san sviluppi futuri assai favorevoli a noi.
Invece nell’Esercito rosso prevaleva l’opinione che il nemico si preparasse a
sferrare un grande attacco contro i soviet non appena conclusa la guerra civile:
perciò non era tempo di estremismi e di avventure che avrebbero potuto avere
effetti disastrosi. Questa nostra analisi si dimostrò interamente esatta.
Dopo i fatti dello Hunan, il ritorno dell’Esercito rosso nel Kiangsi e specialmente
dopo la presa di Kian, il “lilisanismo” nell’esercito fu sconfitto. Li, dato che la sua
linea politica si era dimostrata errata, perse ogni influenza in seno al partito.
Ciononostante, l’esercito dovette attraversare un periodo critico prima che il
“lilisanismo” venisse definitivamente liquidato. Il 3° corpo d’armata era in parte
favorevole alla politica di Li e chiedeva la sua separazione dal resto dell’esercito.
Peng Teh-huai combattè con vigore questa tendenza e riuscì a mantenere unite
e fedeli al comando supremo tutte le forze che dipendevano da lui. La 20a armata
invece, comandata da Liu Ti-tsao, si ribellò apertamente, imprigionò il presidente
del soviet del Kiangsi, arrestò parecchi ufficiali e funzionari e ci attaccò sul terreno
politico basandosi sulle teorie di Li Li-san. Questo accadde a Futien ed è noto
come Incidente di Futien. Essendo Futien vicino a Kian, allora centro dei distretti
sovietici, gli avvenimenti ebbero grande risonanza e molti credettero che la sorte
della rivoluzione dipendesse dal risultato di questa lotta. Comunque la rivolta fu
presto soffocata grazie alla lealtà della 3a armata, alla compattezza generale del
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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partito e delle truppe rosse e all’aiuto dei contadini. Liu Ti-tsao fu arrestato e gli
altri ribelli furono disarmati e liquidati. La nostra linea fu riaffermata, il “lilisanismo”
definitivamente sconfitto e, di conseguenza, il movimento sovietico fece grandi
progressi.
Ma il governo di Nanchino, che ben comprendeva l’importanza rivoluzionaria
dei soviet nel Kiangsi, iniziò alla fine del 1930 la prima “campagna di accerchiamento
e annientamento” contro l’Esercito rosso29. Il nemico, che disponeva di oltre 100
mila uomini sotto il comando di Lu Ti-ping, accerchiò le zone rosse iniziando la
penetrazione lungo cinque direttrici.
Contro queste truppe l’Esercito rosso non poteva mobilitare, allora, più di 40
mila uomini ma, applicando intelligentemente la tattica mobile, riuscimmo ad
affrontare e superare questa prima campagna riportando numerose vittorie.
Seguendo la tattica del rapido concentramento e della rapida dispersione delle
forze, attaccammo separatamente ciascuna unità, ogni volta col massimo delle
nostre forze. Attirammo le truppe nemiche nel cuore del territorio sovietico e
contrattaccammo all’improvviso e con estrema violenza, concentrando forze
superiori a quelle del nemico, le unità isolate delle truppe del Kuomintang.
Riuscimmo così a conquistare posizioni tattiche che ci permisero di circondare
momentaneamente queste unità e capovolgere il vantaggio strategico di cui fino
allora aveva goduto il nemico grazie alla sua superiorità numerica.
Alla fine del gennaio 1931 la prima campagna terminò con la sconfitta completa
dei nostri nemici. Io penso che ciò non sarebbe stato possibile se nell’Esercito
rosso, prima dell’inizio di queste azioni, non si fossero verificate tre condizioni
e cioè: il raggruppamento del 1° e del 3° corpo d’armata sotto un unico comando
centralizzato; la liquidazione della politica di Li Li-san; infine il trionfo del partito
sulla fazione antibolscevica di Liu Ti-tsao e su altri elementi controrivoluzionari
che operavano sia nell’Esercito rosso sia nei distretti sovietici.
Dopo soli quattro mesi di intervallo, il governo di Nanchino lanciò la seconda
“campagna di accerchiamento e annientamento” sotto il comando supremo di Ho
Ying-chin, ora ministro della Guerra. Al suo comando vennero affidati 200 mila
uomini che, seguendo sette diverse direttrici, invasero le regioni rosse. La
situazione dell’Esercito rosso appariva decisamente critica. La zona su cui si
estendeva l’influenza sovietica era esigua, le risorse limitate, l’equipaggiamento
insufficiente, mentre le forze del nemico erano notevolmente superiori, sotto ogni
aspetto, a quelle dell’Esercito rosso. Per fronteggiare questa offensiva l’Esercito
rosso rimase fedele alla stessa tattica che in precedenza l’aveva portato alla
vittoria. Dopo aver attirato le colonne nemiche nel territorio sovietico, il grosso
delle nostre forze si concentrò rapidamente contro la seconda colonna nemica e
sconfisse alcuni reggimenti annullandone la capacità offensiva. Immediatamente
dopo attaccammo successivamente la terza colonna, poi la sesta, poi la settima,
sconfiggendole una dopo l’altra. La quarta colonna si ritirò senza dare battaglia
e la quinta fu parzialmente distrutta. In quindici giorni l’Esercito rosso aveva
73
combattuto sei battaglie e aveva marciato per otto giorni: alla fine aveva ottenuto
una vittoria decisiva. In seguito all’annientamento o alla ritirata delle altre sei
colonne, la prima colonna comandata da Chiang Kuang-nai e da Tsai Ting-kai si
ritirò quasi senza combattere.
Un mese più tardi Chiang Kai-shek assunse il comando di un esercito di 300 mila
uomini per “lo sterminio finale dei banditi rossi”. Era coadiuvato dai suoi migliori
generali: Chen Hing-shu, Ho Ying-chin e Chu Shao-liang, ciascuno dei quali
guidava una delle principali direttrici dell’avanzata. Chiang sperava di prendere
d’assalto le zone sovietiche, “spazzando via rapidamente i banditi rossi”.
Cominciò col far marciare i suoi eserciti per 80 li al giorno, spingendosi nel cuore
dei territori sovietici. Questo fece sì che si verificassero proprio le condizioni che
permettevano all’Esercito rosso di combattere in vantaggio: assai presto si ebbe
la prova di quanto fosse sbagliata la tattica di Chiang. Con forze non superiori ai
30 mila uomini, compiendo una serie di brillanti manovre, il nostro esercito in
cinque giorni attaccò cinque diverse colonne nemiche. Nel corso della prima
battaglia l’Esercito rosso catturò molti prigionieri, grandi quantità di munizioni,
armi ed equipaggiamento. Già in settembre era chiaro che la terza campagna si
sarebbe risolta in un fallimento: in ottobre Chiang Kai-shek ritirò le sue truppe.
Per l’Esercito rosso cominciò allora un periodo relativamente tranquillo di
sviluppo pacifico. L’espansione del potere sovietico fu rapidissima. Il primo
Congresso dei soviet fu indetto l’11 dicembre del 1931 e durante questo congresso
fu istituito il governo centrale sovietico, del quale venni eletto presidente. Chu Teh
fu nominato comandante in capo dell’Esercito rosso. Nello stesso mese di
dicembre vi fu la grande rivolta di Ningtu: più di 20 mila uomini della 28a armata
del Kuomintang si ammutinarono e passarono all’Esercito rosso. I loro comandanti
erano Teng Ching-tan e Tsao Pu-shen. Tsao cadde più tardi in battaglia nel
Kiangsi, ma Teng è ancora oggi comandante del 5° corpo dell’Esercito rosso
costituito con le truppe passate dalla nostra parte durante la rivolta di Ningtu.
Fu allora che l’Esercito rosso lanciò le sue prime offensive. Nel 1932, dopo una
violenta battaglia, conquistammo Changchow, nel Fukien. Nel sud l’Esercito rosso
attaccò Chen Chi-tang e Nan Hsiang e, sul fronte di Chiang Kai-shek, prese
d’assalto Lo An, Li Chuan, Chien Ning e Tang Ning. Attaccò anche Hankow, ma
senza occuparla. Dall’ottobre del 1932 in poi, e finché non cominciò la Lunga
Marcia verso il nord-ovest, io mi dedicai quasi esclusivamente a compiti di
governo, lasciando a Chu Teh e agli altri il comando militare.
Nell’aprile 1933 cominciò la quarta “campagna di accerchiamento e annientamento”
che fu forse la più disastrosa per il governo di Nanchino. Nel primo
combattimento due divisioni vennero disarmate e i loro due comandanti caddero
nostri prigionieri. La 59a fu completamente disarmata. In questa sola battaglia
furono fatti 13 mila prigionieri a Ta Lung Ping e a Chiao Hui nel distretto di Lo
An. Fu eliminata dopo essere stata completamente disarmata anche la 11a
divisione del Kuomintang, la migliore che avesse allora Chiang Kai-shek e il suo
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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comandante fu ferito gravemente. Questi scontri furono decisivi e la quarta
campagna finì poco tempo dopo. Chiang Kai-shek scrisse allora a Chen Cheng,
suo comandante di campo, che considerava questa disfatta “la più grande
umiliazione della sua vita”. Chen Cheng non era favorevole al proseguimento
della campagna; dichiarò che, secondo lui, combattere i comunisti era “un’impresa
che sarebbe durata tutta la vita”, una “condanna a vita”. Quando Chiang Kaishek
venne a saperlo, destituì Chen Cheng.
Per la sua quinta e ultima campagna, Chiang Kai-shek mobilitò quasi un milione
di uomini e adottò nuovi metodi tattici e strategici. Già nella quarta campagna
Chiang aveva seguito le raccomandazioni dei suoi consiglieri tedeschi e aveva
cominciato a usare casematte e fortificazioni. Nella quinta campagna ripose tutte
le sue speranze in questo sistema.
In quello stesso periodo noi commettemmo due gravi errori. Il primo fu di non
essere riusciti a unirci con l’armata di Tsai Ting-kai nel 1933, durante la ribellione
del Fukien. Il secondo, l’aver adottato l’erronea strategia della sola difesa,
abbandonando le nostre antiche tattiche di manovra. Fu un grave errore affrontare
le forze di Nanchino, tanto superiori, in una guerra di posizione per la quale
l’Esercito rosso non poteva far entrare in gioco né tecnicamente né moralmente
i suoi fattori di vantaggio.
Come conseguenza di questi errori e dei nuovi metodi tattici e strategici,
combinati con la superiorità numerica e tecnica delle forze del Kuomintang,
l’Esercito rosso fu costretto nel 1934 a mutare le sue condizioni di esistenza nel
Kiangsi, che stavano diventando sempre più sfavorevoli. In secondo luogo la
situazione politica nazionale determinò la decisione di spostare il teatro delle
operazioni verso il nord-ovest. In seguito all’invasione giapponese della Manciuria
e di Shanghai, il governo centrale sovietico aveva formalmente dichiarato
guerra al Giappone fin dal febbraio del 1932. Poiché le truppe del Kuomintang
bloccavano e circondavano la Cina sovietica, tale dichiarazione non aveva potuto,
naturalmente, diventare effettiva: era stata però seguita da un proclama che
invitava le forze armate della Cina a unirsi in un fronte comune per resistere
all’imperialismo giapponese. Al principio del 1933, il governo centrale sovietico
aveva annunciato che avrebbe cooperato con qualsiasi formazione militare
anticomunista purché la guerra civile e gli attacchi ai soviet e all’Esercito rosso
cessassero, fossero garantite le libertà civili e i diritti democratici delle masse e
purché il popolo venisse armato per combattere contro i giapponesi.
La quinta “campagna di accerchiamento e annientamento” era cominciata
nell’ottobre del 1933. Nel gennaio del 1934 fu convocato a Juichin, capitale della
Repubblica sovietica cinese, il secondo Congresso dei soviet di tutta la Cina dove
vennero passate in rassegna tutte le realizzazioni della rivoluzione. Io vi svolsi un
lungo rapporto. In questo congresso fu anche eletto il governo centrale sovietico,
in carica ancor oggi. Subito dopo cominciarono i preparativi per la Lunga Marcia.
Essa iniziò nell’ottobre del 1934, proprio un anno dopo che Chiang Kai-shek
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aveva lanciato la sua ultima campagna. Fu un anno duro, durante il quale si
combattè quasi continuamente, con perdite enormi da ambo le parti.
Nel gennaio del 1935, il grosso delle forze dell’Esercito rosso raggiunse Tsunyi,
nel Kweichow. Nei quattro mesi seguenti l’Esercito rosso fu costantemente in
movimento e sostenne violenti scontri e combattimenti. L’Esercito rosso, superando
infinite difficoltà, attraversò i più lunghi, profondi e infidi fiumi della Cina,
valicò i più alti e impervi passi montani, attraversò praterie deserte e contrade
abitate da aborigeni. Col freddo più intenso, sotto la più bruciante canicola, con
la pioggia, la neve e la tempesta, inseguito dagli eserciti bianchi e costretto ad
aprirsi la strada combattendo contro le truppe regolari del Kwangtung, dello
Hunan, del Kwangsi, del Kweichow, dello Yunnan, del Sikiang, dello Szechwan,
del Kansu e dello Shensi, nell’ottobre del 1935 I’Esercito rosso raggiunse
finalmente lo Shensi settentrionale e ampliò la già esistente base sovietica nel
grande nord-ovest cinese.
La vittoriosa marcia dell’Esercito rosso e il suo arrivo trionfale nel Kansu e nello
Shensi con il nerbo delle sue forze ancora intatto, fu merito innanzitutto della
giusta guida del Partito comunista cinese e in secondo luogo della grande
capacità, del coraggio, della decisione, della resistenza quasi sovrumana, dell’ardore
rivoluzionario dei quadri di base del nostro popolo sovietico. Il Partito
comunista cinese fu e sempre sarà fedele al marxismo-leninismo e continuerà la
lotta contro ogni tendenza opportunista. Questa è una delle ragioni della sua
invincibilità e da ciò deriva la certezza della sua vittoria finale.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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NOTE
1. I Quattro libri sono i Classici della scuola confuciana quali furono raccolti, sistemati e
in parte rielaborati dalla scolastica del periodo delle dinastie Han e Sung. Essi sono i
Dialoghi, il Libro di Mencio, La grande scienza e La dottrina del giusto mezzo.
2. Il libro Parole di avvertimento era stato scritto da Cheng Kuan-ying, uno dei primi
sostenitori dell’industrializzazione e della modernizzazione della Cina: dopo una prima
redazione del 1862 era stato riveduto e ripubblicato nel 1896, con aggiunte di altri
sostenitori delle “riforme” e presentato all’imperatore Kuang Hsu nell’ambito degli
sforzi dei “modernizzatori” per acquisire l’appoggio del giovane imperatore per quello
che fu poi lo sfortunato tentativo della “Riforma dei cento giorni” nel 1898.
3. La Ko Lao Hui (Società dei fratelli) era una delle numerose società segrete esistenti in
Cina, particolarmente forte nello Hunan, nello Hupeh, nello Kweichow e nello
Szechwan. Vedasi a questo proposito il testo Appello alla Società dei fratelli, nelle Opere
di Mao Tse-tung, vol. 4.
4. Kang Yu-wei era un intellettuale confuciano esponente del “movimento di autorafforzamento”
e partecipò alla “Riforma dei cento giorni” nel 1898. Dopo il colpo di Stato
che pose fine al tentativo riformista, visse un po’ all’estero e un po’ in Cina tramando
per la restaurazione della dinastia dei Ching.
5. Liang Chi-chao, saggista della fine della dinastia mancese dei Ching, fu uno dei capi
del movimento riformista e per questo venne esiliato. Kang Yu-wei e Liang Chi-chao
furono i “padrini” della rivoluzione del 1911.
6. Kuang Hsu (1875-1908) fu il penultimo imperatore della dinastia Ching. Appoggiò la
“Riforma dei cento giorni” nel 1898, ma venne emarginato dal colpo di Stato diretto
dall’“imperatrice vedova” Tzu Hsi (1834-1908).
7. Pu Yi (1906-1967) fu l’ultimo imperatore cinese. Incoronato ancora bambino nel 1908
e spodestato dalla rivoluzione repubblicana del 1911, collaborò con gli occupanti
giapponesi come imperatore dello stato fantoccio del Manciukuo. Processato nel 1949
dopo la liberazione, venne graziato nel 1959.
8. Si tratta del tentativo di insurrezione compiuto a Canton nel 1895 dai nazionalisti
rivoluzionari della Società per la rinascita della Cina fondata nel 1894 da Sun Yat-sen.
Il tentativo fallì sul nascere.
9. Huang Hsing (1874-1916) fu un rivoluzionario repubblicano molto noto ai suoi tempi,
soggiornò frequentemente in Giappone da dove fece varie spedizioni in Corea per
organizzare attentati e insurrezioni (1904, 1905, 1907, 1911). Dopo il 1911 fu un
esponente di spicco del gruppo dirigente repubblicano. Aveva insegnato per vari mesi
(a cavallo tra il 1903 e 1904) in una scuola di Changsha.
10. Yu Yu-jen ebbe un certo ruolo nelle turbinose lotte di corrente che sconvolsero il
Kuomintang a Chungking, quale presidente dello Yuan di controllo.
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11. La Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi fu fondata a Tokio nel 1905 da Sun Yat-sen e
altri. E’ l’organizzazione da cui più tardi nacque il Kuomintang.
12. Scoppiata il 10 ottobre 1911, l’insurrezione di Wuhan fu l’evento che precipitò la caduta
della dinastia mancese e la proclamazione della repubblica in Cina. Quanto a Li Yuanhung,
era un dirigente militare che era stato avverso alla rivoluzione per lungo tempo.
Il fatto che fosse stato posto alla testa del regime provvisorio creato a Wuhan è un
indizio tipico delle carenze e delle contraddizione della rivoluzione del 1911. In seguito
passò presto dalla parte di Yuan Shih-Kai e gli succedette alla presidenza nel 1916, ma
fu poi scacciato da altri, soppravvenienti signori della guerra.
13. Tan Yen-kai, originario dello Hunan, era membro dell’Accademia imperiale sotto la
dinastia Ching. Prima propugnò la monarchia costituzionale, poi speculò sulla
rivoluzione del 1911. La sua posteriore adesione al Kuomintang fu il riflesso delle
contraddizioni tra i proprietari terrieri dello Hunan e i signori della guerra del nord.
14. v. nota 1, pag. 80.
15. Tang Sheng-chih (nato nel 1890) era un signore della guerra dello Hunan, subordinato
a Chao Heng-ti, ma nel 1926 costrinse questi a dimettersi da governatore dello Hunan
e ne prese il posto. Allora un altro subordinato di Chao Heng-ti, Yeh Kai-hsin si alleò
con Wu Pei-fu, della cricca del Chihli, attaccò Changsha e costrinse Tang Sheng-chih
a rifugiarsi nel sud dello Hunan. Qui egli si alleò con il governo del Kuomintang che
gli affidò il comando della 8a armata dell’esercito della Spedizione al nord. Con questa
nel luglio 1926 riprese Changsha e da qui proseguì combattendo contro le forze
congiunte di Wu Pei-fu e di Sun Chuan-fang fino a conquistare Hanyang, Hankow e
Wuchang. Tang Sheng-chih, che aveva avuto a più riprese scontri con Chiang Kai-shek
e che aveva partecipato a numerose coalizioni di generali rivoltosi, non rimase legato
al Kuomintang fino alla fine e nel 1948-49 si schierò con i generali nazionalisti che si
affiancarono ai comunisti. Partecipò alla Conferenza politica consultiva del popolo
cinese e nel 1950 divenne membro del comitato permanente di quest’ultima.
16. Il motivo della larvata ironia di Mao Tse-tung consiste nel fatto che Kiang Kang-hu
divenne poi un alto funzionario del Kuomintang e finì perfino col divenire collaborazionista
dei giapponesi: fu presidente dello Yuan di esame nel regime filogiapponese
di Wang Ching-wei a Nanchino.
17. Yang Chang-chi era un filosofo progressista le cui concezioni neoconfuciane furono
profondamente influenzate dagli studi fatti in occidente. Nel 1918 ottenne una cattedra
all’Università di Pechino. Mao Tse-tung sposò sua figlia, anch’essa rivoluzionaria, che
fu decapitata a Changsha nel 1930.
18. Tsai Yuan-pei era un intellettuale tradizionale, che militò per la causa repubblicana e,
dopo un lungo soggiorno in Germania, divenne uno dei più aperti uomini di cultura
occidentalizzati, contribuendo grandemente alla diffusione della filosofia tedesca in
Cina. Ebbe parte di rilievo nel movimento di rivoluzione culturale quale preside della
facoltà di lettere di Pechino dal 1916 in poi e rimase fino alla sua morte, nel 1940, un
militante democratico.

19. Li Li-san in seguito divenne un importante dirigente del Partito comunista cinese,
responsabile della “linea Li Li-san” che Mao Tse-tung combattè vigorosamente.
20. Entrambi questi uomini divennero poi personaggi rappresentativi della politica

culturale del Kuomintang fino all’ultimo. Fu Ssu-nien fu incluso come indipendente
nell’ultima Assemblea nazionale del regime del Kuomintang costituitasi nella Cina
continentale. Lo Chia-lung invece fu l’ultimo ambasciatore di Chiang Kai-shek in India.
21. I contributi di Mao Tse-tung a questa rivista sono pubblicati nelle Opere di Mao Tsetung,
vol. 1.
22. Per maggiori dettagli su questa società v. Opere di Mao Tse-tung, vol 1. La stessa cosa
vale per i testi scritti da Mao Tse-tung nel corso degli avvenimenti appreso menzionati
fino a tutto il periodo nazionalista compreso.
23. Nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 2.
24. Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino nello Hunan, nelle Opere di Mao Tsetung,
vol. 2.
25. I min tuan erano milizie territoriali degli agrari.
26. Per una maggiore comprensione degli avvenimenti appresso descritti, v. nelle Opere
di Mao Tse-tung vol. 2 e 3 gli scritti di Mao Tse-tung dell’epoca.
27. La Risoluzione del nono Congresso del partito del 4a corpo d’armata dell’Esercito rosso
è riportata integralmente nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 2.
28. Su questi temi vedasi gli scritti nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 3.
29. L’andamento delle cinque “campagne di accerchiamento e annientamento” è riassunto
e spiegato nella Risoluzione della Conferenza di Tsunyi, nelle Opere di Mao Tse-tung,
vol. 4.

GENESI DI UN COMUNISTA
(1936)
Mao Tse-tung fece oralmente questo resoconto della sua vita al giornalista progressista
americano Edgar Snow che visitò la zona sovietica Shensi-Kansu-Ningsia (facente allora
parte della Repubblica sovietica cinese) nel periodo dal luglio del 1936 al luglio del 1937.
Edgar Snow descrisse il suo viaggio nel libro Stella rossa sulla Cina (1938) e in esso è
comparsa anche la trascrizione accurata del resoconto orale sulla propria vita fatto da Mao
Tse-tung.
L’INFANZIA
Sono nato nel 1893 nel villaggio di Shaoshan, nel distretto di Hsiangtang,
provincia dello Hunan. Mio padre si chiamava Mao Jen-sheng (Mao Shun-sheng)
e mia madre, da ragazza, Wen Chi-mei.
Mio padre era un contadino povero. Ancora giovane, trovandosi gravemente
indebitato, fu costretto ad arruolarsi nell’esercito e vi rimase per parecchi anni.
Dopo la ferma ritornò al villaggio dove, col piccolo commercio e con altre attività,
riuscì a mettere da parte un po’ di soldi e a riscattare la sua terra.
Arrivammo a possedere 15 mu di terra e a essere perciò considerati contadini
“medi”. La nostra terra dava 60 tan di riso all’anno: i cinque membri della famiglia
ne consumavano complessivamente 35 (7 tan a testa) e il ricavato della vendita
dei rimanenti 25 tan permise a mio padre di mettere insieme un po’ alla volta la
somma necessaria all’acquisto di altri 7 mu di terreno. La produzione della nostra
terra raggiunse così 84 tan di riso all’anno e questo portò la nostra famiglia alla
condizione di contadini “ricchi”.
Quando possedevamo soltanto 15 mu di terra, io avevo 10 anni e in casa
eravamo in cinque: mio padre, mia madre, mio nonno, un fratellino piccolo e io.
Quando acquistammo gli altri 7 mu mio nonno morì, ma quasi subito dopo
nacque un altro fratellino e potemmo perciò continuare a disporre di un sovrappiù
di 49 tan di riso all’anno; su questa base la prosperità di mio padre aumentò
rapidamente.
Anche la vendita e il trasporto dei cereali, attività alla quale mio padre aveva
cominciato a dedicarsi fin da quando era un contadino medio, contribuì al nostro
benessere finanziario. Divenuto poi contadino ricco, mio padre continuò a
dedicare a questo commercio la maggior parte del suo tempo. Prese un bracciante
fisso e mise noi figli e la moglie a lavorare la terra. Io cominciai a lavorare in
Mao Tse-tung – OPERE
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campagna a sei anni. Mio padre non aveva un locale per i suoi affari: si limitava ad
acquistare cereali dai contadini poveri e a trasportarli in città dove i mercanti glieli
pagavano un prezzo più alto. Durante l’inverno, quando si doveva pilare il riso, mio
padre assumeva un altro bracciante: così, in quel periodo, eravamo in sette a
mangiare. Mangiavamo frugalmente, ma avevamo sempre cibo a sufficienza.
All’età di 8 anni cominciai a frequentare la scuola elementare del villaggio e vi
rimasi fino ai tredici anni. Al mattino presto e alla sera tardi lavoravo nei campi:
durante il giorno leggevo i Dialoghi di Confucio e i Quattro Libri1. Il mio
insegnante cinese era sostenitore del “metodo severo”. Era duro, aspro e molto
spesso picchiava gli alunni. Io non potevo sopportare un simile trattamento e un
giorno, avevo dieci anni, scappai dalla scuola e, non osando tornare a casa dove
certamente mi avrebbero picchiato, mi avviai genericamente verso il centro della
vallata dove pensavo che ci fosse la città. Vagai per tre giorni finché la mia famiglia
riuscì a ritrovarmi. Mi accorsi allora che avevo girato sempre intorno allo stesso
posto e non mi ero allontanato da casa per più di 8 li.
Dopo questa avventura dovetti constatare, con grande sorpresa, un certo
miglioramento nelle mie condizioni di vita. Mio padre mi teneva in maggior
considerazione e il maestro si era notevolmente ammansito. Il risultato ottenuto
dalla mia protesta mi impressionò molto. Era stato uno “sciopero vittorioso”.
Non appena cominciai a scrivere qualche carattere mio padre volle che tenessi
la contabilità di casa e che imparassi subito a usare l’abbaco. Dovetti ubbidire e
lavorare la notte sui conti. Mio padre era un “principale” molto severo. Non
sopportava di vedermi in ozio e se non c’erano conti da registrare mi assegnava
qualche lavoro nei campi. Era un uomo irascibile e spesso picchiava me e i miei
fratelli. Non ci dava mai soldi e anche il cibo era misero. Il quindici di ogni mese
faceva uno strappo con i suoi dipendenti dando uova col riso, mai però carne.
A me non dava né uova né carne.
Mia madre era una donna gentile, generosa e comprensiva, sempre pronta a
dividere con gli altri ciò che possedeva. Aveva pietà dei poveri e dava loro riso
quando, nei tempi di carestia, venivano a chiederne, ma era costretta a farlo
all’insaputa di mio padre che non approvava gli atti di carità. Spesso in casa ci
furono dei litigi a questo proposito.
In famiglia, i “partiti” erano due. Uno era mio padre: il “potere”. L’opposizione
era invece costituita da me, da mia madre, da mio fratello e qualche volta anche
dal bracciante. Tuttavia il “fronte unito” dell’opposizione era spesso diviso da
divergenze di opinioni. Mia madre era favorevole a una politica di attacco
indiretto: era contraria a tutte le manifestazioni esterne dei nostri sentimenti e ai
tentativi di aperta ribellione contro il “potere”. Diceva che quella non era la “via
cinese”.
Raggiunti i 13 anni scoprii di possedere un validissimo argomento nelle
discussioni con mio padre, proprio sul terreno da lui preferito, ossia la citazione
dei Classici. Le accuse che mio padre più spesso mi muoveva erano quelle di
“comportamento non filiale” e di pigrizia. Io ribattevo citando i passaggi dei
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Classici in cui si diceva che gli anziani devono essere gentili e pieni di affetto verso
i giovani. Contro l’accusa di pigrizia mi difendevo dicendo che i grandi devono
lavorare più dei ragazzi e che quindi, avendo mio padre un’età tripla della mia,
era naturale che dovesse lavorare di più e aggiungevo che quando avessi avuto
la sua età sarei stato certamente molto più attivo.
Il vecchio continuava ad “ammassare ricchezze”, o almeno ciò che in quel
villaggio si considerava una fortuna. Non comprò altre terre in proprio, ma
acquistò varie ipoteche sui terreni altrui. I suoi capitali raggiunsero la cifra di 2.000
o 3.000 yuan.
La mia insoddisfazione, però, aumentava: la “lotta dialettica” era in costante
sviluppo in seno alla famiglia. Ricordo soprattutto un episodio avvenuto quando
avevo circa tredici anni. Mio padre un giorno invitò a casa vari ospiti e, in loro
presenza, sorse tra noi una discussione. Lui mi denunciò di fronte a tutti dicendo
che ero un pigro e un buono a nulla. Mi infuriai, lo maledissi e uscii di casa. Mia
madre mi rincorse e cercò di convincermi a tornare. Mio padre pure, maledicendomi
e al tempo stesso chiedendomi di tornare. Io raggiunsi uno stagno e
minacciai di gettarmi dentro se mio padre avesse mosso un altro passo verso di
me. Ci fu allora uno scambio di proposte e controproposte per la cessazione della
piccola “guerra civile”. Mio padre insisteva perché io chiedessi scusa e facessi koutou
in ginocchio davanti a lui: accettai di inginocchiarmi su un solo ginocchio
purché lui mi promettesse di non picchiarmi. Questo pose fine alla “guerra” e io
imparai che quando difendevo con aperta ribellione i miei diritti mio padre
cedeva, mentre se me ne stavo tranquillo e sottomesso mi insultava e mi batteva.
Ripensandoci, ritengo che fu proprio la severità a sconfiggere mio padre.
Imparai a odiarlo e tutti noi di casa creammo un fronte veramente unito contro
di lui. Nello stesso tempo questo stato di cose mi portò probabilmente dei
benefici. Lavorai con maggiore impegno e tenni i libri in perfetto ordine per
evitare qualsiasi critica.
Mio padre era stato a scuola per due anni e sapeva leggere quel tanto che
bastava per tenere i conti. Mia madre era completamente analfabeta. Tutti e due
provenivano da famiglie di contadini: io ero il “dotto” della famiglia. Conoscevo
i Classici ma non mi piacevano. Quelle che mi piacevano invece erano le storie
della vecchia Cina, specialmente le storie di ribelli. Lessi allora molti romanzi come
Yo Fei Chuan (Chin Chung Chuan), Shui Hu Chuan, Fan Tang, San Kuo e Hsi
Yu Chi. Li lessi quando ero ancora molto giovane, a dispetto della vigilanza del
mio maestro che odiava questi libri “illegali” e li definiva perversi. Li leggevo di
nascosto a scuola e quando il maestro mi passava vicino li nascondevo sotto un
Classico. Molti miei compagni facevano altrettanto. Imparammo quasi a memoria
quelle storie che ci fornivano ampia materia di discussione. Le conoscevamo
meglio noi degli anziani del villaggio con i quali spesso ci scambiavamo i libri.
Penso che forse quei libri, letti in un’età in cui si è facilmente impressionabili,
abbiano avuto una grande influenza su di me.
Compiuti finalmente i 13 anni, lasciai le scuole elementari e dedicai lunghe ore
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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al lavoro dei campi aiutando il bracciante. Durante il giorno facevo il lavoro
completo di un uomo e di notte tenevo la contabilità per mio padre. Con tutto
questo riuscivo ugualmente a continuare le mie letture e divoravo qualsiasi libro
mi capitasse sottomano, eccetto i Classici. Questo seccava molto mio padre che
voleva che mi specializzassi nei Classici, specie dopo che, in una vertenza
giudiziaria, aveva avuto la peggio proprio a causa di una opportuna citazione dei
Classici fatta dal suo avversario dinanzi al tribunale cinese. La notte tappavo la mia
finestra perché lui non vedesse la luce. In quel modo lessi un libro che mi piacque
particolarmente: Parole di avvertimento2. Gli autori, un gruppo di vecchi studiosi
riformisti, ritenevano che le ragioni della debolezza della Cina risiedessero nella
mancanza di mezzi tecnici occidentali (ferrovie, telefoni, telegrafo e battelli a
vapore) ed esprimevano il desiderio che questi prodotti della civiltà venissero
introdotti nel nostro paese.
Mio padre considerava però la lettura di simili libri una pura perdita di tempo
e insisteva perché io leggessi cose pratiche che potessero essergli di aiuto nelle
sue beghe giudiziarie: io invece continuavo a leggere i romanzi e le novelle della
letteratura cinese. Un giorno notai che tutti quei racconti avevano un particolare
in comune e cioè non vi figuravano mai i contadini che lavorano la terra. I
personaggi erano tutti guerrieri, alti funzionari, dotti, ma mai che si parlasse di un
eroe contadino. Io me ne chiesi la ragione per due anni, poi cominciai ad
analizzare il contenuto di quelle storie, rendendomi conto che in esse si
glorificavano uomini d’armi e condottieri che non avevano bisogno di lavorare
la terra: la possedevano, la controllavano, ma non se ne occupavano direttamente
perché c’erano i contadini che la lavoravano per loro.
Mio padre, Mao Jen-sheng, da giovane e fino alla mezza età era sempre stato
un miscredente: mia madre invece venerava devotamente Budda e aveva dato a
noi figli un’educazione religiosa, tant’è vero che eravamo tutti amareggiati dal
fatto che nostro padre fosse un uomo senza fede. Ricordo che a nove anni discussi
seriamente con mia madre il problema dell’irreligiosità di mio padre. Allora e
anche più tardi facemmo vari tentativi per convertirlo, ma senza successo. Anzi
ci insultò e noi, sconcertati dai suoi attacchi, ci ritirammo per escogitare nuovi
piani, del tutto inutili dato che lui non voleva aver nulla a che fare con gli dei.
Pian piano cominciai a essere influenzato dalle mie letture e diventai anch’io
sempre più scettico nei riguardi della religione. Mia madre, preoccupata, mi
rimproverava l’indifferenza che dimostravo verso i doveri della fede: mio padre
non faceva commenti. Poi, una volta, uscì per andare a riscuotere dei soldi e per
la strada incontrò una tigre. La tigre, vedendolo, fuggì per lo stupore: mio padre,
ancora più atterrito di lei, ci pensò su e finì col considerare quella fuga un vero
miracolo. Cominciò a chiedersi se non avesse offeso gli dei e dopo quell’incontro
si dimostrò più rispettoso verso il buddismo e, di tanto in tanto, bruciò anche lui
l’incenso. Ciononostante, anche quando la mia irreligiosità divenne più manifesta,
non interferì: il vecchio si rivolgeva agli dei solo quando si trovava in difficoltà.
Parole di avvertimento destò in me il desiderio di riprendere gli studi anche
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perché il lavoro nei campi mi era diventato insopportabile. Come al solito mio
padre si oppose: litigammo e io me ne andai di casa. Andai ad abitare con uno
studente in legge disoccupato e lì rimasi a studiare per circa sei mesi. Ripresi lo
studio dei Classici con un vecchio erudito e lessi anche molti saggi e qualche libro
di autori contemporanei.
A quel tempo accadde nello Hunan un fatto che influenzò tutta la mia vita. Un
giorno io e gli altri studenti vedemmo radunati davanti alla nostra scuola molti
mercanti di fagioli che venivano da Changsha. Ci informammo e venimmo a
sapere che erano scappati perché in città era scoppiata una grande rivolta.
Quell’anno c’era stata una grave carestia a Changsha e migliaia di persone erano
rimaste senza cibo. La popolazione affamata aveva inviato dal governatore civile
una delegazione per chiedere aiuto, ma il governatore non aveva dimostrato
alcuna comprensione. “Perché dite di non avere da mangiare?” aveva risposto
altezzosamente. “C’è tanto da mangiare in città. Io mangio sempre”. Quando si
seppe la risposta data dal governatore, la collera popolare esplose: grandi
assembramenti si formarono e fu organizzata una dimostrazione. La folla assalì lo
Yamen (palazzo) del governatore e spezzò l’asta della bandiera, simbolo della sua
carica. Il governatore fu costretto ad abbandonare la città: in seguito a questo
episodio venne a cavallo il commissario per gli Affari interni, un certo Chang e
disse al popolo che il governo avrebbe preso le misure atte a soccorrere la
popolazione. Chang, evidentemente sincero, avrebbe mantenuto la sua promessa
se non fosse subito dopo caduto in disgrazia presso l’imperatore perché accusato
di essere in stretti rapporti con “la teppa”. Il commissario venne così rimosso dal
suo incarico: arrivò un nuovo governatore che, per prima cosa, ordinò l’arresto
dei capi della sommossa. Molti vennero decapitati, le loro teste vennero infilate
su pali ed esposte al pubblico come ammonimento agli eventuali futuri “ribelli”.
Per parecchi giorni questo episodio fu argomento di discussione nella mia
scuola e io ne rimasi profondamente impressionato. Quasi tutti gli studenti
simpatizzavano per gli “insorti”, ma solo dall’esterno. Non riuscivano a rendersi
conto di come tutto questo potesse avere un rapporto diretto con la loro stessa
vita. Unicamente la drammaticità del fatto destava il loro interesse mentre io,
invece, sentivo che quei ribelli erano delle persone comuni, come i miei di casa
e l’ingiustizia commessa nei loro riguardi mi turbava profondamente.
Non molto tempo dopo, a Shaoshan, vi fu un conflitto tra alcuni membri della
società segreta Ko Lao Hui3 e un latifondista locale. Costui li aveva citati in giudizio
e, essendo assai potente, era riuscito facilmente a comprare una decisione
favorevole da parte della corte. I membri della Ko Lao Hui ebbero la peggio ma,
anziché sottomettersi, si ribellarono al latifondista e al governo e si asserragliarono
su di una montagna vicina chiamata Liu Shan. Contro di loro vennero inviate le
truppe e il ricco proprietario diffuse la voce che i ribelli, nell’alzare la bandiera
della rivolta, avevano immolato un fanciullo. Il capo dei ribelli si chiamava Pang
il Molatore. Infine la loro posizione fu espugnata e Pang dovette fuggire. Alla fine
venne catturato e decapitato. Gli studenti parteggiarono anche questa volta per
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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i ribelli e considerarono Pang un eroe.
L’anno dopo anche nel nostro distretto ci fu la carestia. Il nuovo riso non era
ancora stato raccolto e le riserve invernali erano esaurite; i poveri, chiesto
inutilmente aiuto ai ricchi coltivatori, formarono un movimento detto “Mangiar
riso senza pagare”. Nonostante la carestia, mio padre esportava molta merce in
città e quando uno dei suoi carichi di riso venne sequestrato dai poveri del
villaggio, la sua ira non conobbe limiti. Io non tenevo per lui; pensai però che
anche il metodo dei contadini fosse sbagliato.
Un altro fattore che in quel tempo influì sulla mia formazione fu la presenza nella
scuola locale di un insegnante “progressista”. Era progressista perché, contrario
al buddismo, intendeva farla finita con gli dei e cercava di convincere la gente a
trasformare i templi in scuole. La sua personalità era assai discussa: io lo ammiravo
e condividevo le sue idee.
Questi fatti, verificatisi in un breve periodo di tempo, ebbero un’influenza
durevole sul mio carattere già di per sé ribelle. In quel periodo cominciai ad avere
qualche barlume di coscienza politica, specialmente dopo aver letto un opuscolo
sullo smembramento della Cina. Ancora oggi ricordo come cominciava: “Ahimè,
la Cina sarà soggiogata!”. Vi si parlava dell’occupazione giapponese della Corea
e di Formosa, della perdita dei protettorati sull’Indocina, sulla Birmania e su altri
paesi ancora. Questa lettura destò in me grandi preoccupazioni per il futuro del
mio paese e cominciai a comprendere che noi tutti avevamo il dovere di salvarlo.
Mio padre aveva deciso di mandarmi a far pratica in un negozio di riso a
Hsiangtang, dove aveva rapporti d’affari; quel lavoro poteva essere interessante,
perciò non mi opposi, ma proprio in quei giorni mi capitò di sentir parlare di una
nuova scuola, diversa dalle altre e decisi che l’avrei frequentata a onta dell’opposizione
di mio padre. Questa scuola si trovava nel distretto di Hsianghsiang dove
viveva la famiglia di mia madre. Mi informai presso uno dei miei cugini che vi
studiava: mi disse che la nuova scuola aveva principi diversi, adottava i metodi
dell’“educazione moderna” insistendo meno sui Classici e dando più importanza
alla “nuova scienza” occidentale. Anche i sistemi educativi erano “progressisti”.
Andai con mio cugino a iscrivermi a quella scuola. Dissi di essere di
Hsianghsiang perché credevo che accettassero solo i nativi di quel distretto. Più
tardi, quando seppi che l’iscrizione era aperta a tutti, mi dichiarai oriundo di
Hsiangtang. Pagai 1.400 monete di rame per 5 mesi di retta e alloggio e per tutto
l’occorrente per studiare. Mio padre mi lasciò andare senza opporre troppa
resistenza, anche perché alcuni amici lo convinsero che questa istruzione
“superiore” avrebbe accresciuto le mie possibilità di guadagno. Per la prima volta
mi allontanavo dal mio paese per più di 50 li. Avevo 16 anni.
Nella nuova scuola studiavo scienze naturali e altre materie di cultura
occidentale. Uno degli insegnanti era uno studente rientrato dal Giappone e
portava il codino finto. Era facile accorgersi che era finto e tutti lo prendevano in
giro e lo chiamavano il “falso diavolo straniero”.
Non avevo mai visto prima tanti ragazzi riuniti insieme. Molti erano figli di
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proprietari terrieri e vestivano lussuosamente. Pochissimi contadini potevano
permettersi di mandare i loro figli a una scuola del genere. Io ero vestito peggio
di tutti: possedevo un solo completo decente di giacca e pantaloni. Gli studenti
non portavano la veste, riservata solo agli insegnanti e nessuno, eccetto i “diavoli
stranieri”, vestiva alla maniera occidentale. Molti degli studenti più ricchi mi
disprezzavano perché di solito portavo i pantaloni e il giaccone stracciati: tuttavia
avevo anche degli amici tra loro e due specialmente erano miei intimi. Uno di essi
oggi fa lo scrittore e vive nell’Unione Sovietica. In complesso però non godevo
di molte simpatie perché non ero di Hsianghsiang.
Era molto importante essere nati a Hsianghsiang ed era anche importante essere
nati in una certa zona di Hsianghsiang. Esisteva infatti un quartiere alto, uno medio
e uno basso: quello alto e quello basso erano in continua lotta tra loro
esclusivamente per ragioni campanilistiche. Nessuno dei due riusciva ad accettare
l’esistenza dell’altro. Io che non ero del luogo non partecipavo a questa “guerra”
e mi tenevo in posizione di neutralità, ragione per cui tutte e tre le fazioni mi
disprezzavano e io mi sentivo molto depresso spiritualmente.
A quella scuola feci buoni progressi. Godevo delle simpatie degli insegnanti e
in special modo di quelli che insegnavano i Classici, perché scrivevo buoni
componimenti nello stile classico. Ma la mia mente non era con i Classici.
In quel periodo mio cugino mi inviò due libri che parlavano del movimento
riformista di Kang Yu-wei4. Uno era intitolato Giornale del nuovo popolo, diretto
da Liang Chi-chao5. Lessi e rilessi questi due libri fino a saperli a memoria e arrivai
a venerare Kang Yu-wei e Liang Chi-chao. Ero anche assai grato a mio cugino per
avermeli fatti conoscere. Allora consideravo mio cugino molto progressista, ma
più tardi divenne un controrivoluzionario e, nella grande rivoluzione del 1924-
1927, si unì ai reazionari.
Il “falso diavolo straniero” non piaceva a molti studenti per via del suo codino
posticcio, ma io lo ascoltavo volentieri quando parlava del Giappone. Insegnava
musica e inglese. Ci insegnò una canzone giapponese intitolata La battaglia del
Mar Giallo. Ricordo ancora alcuni bei versi.
“Canta il passero
l’usignolo canta;
i campi verdi sono dolci di primavera
i fiori di melograno s’infiammano,
verdi sono sui salici le foglie
ecco un paesaggio rinnovato”.
A quel tempo conobbi e sentii la bellezza del Giappone: capii qualcosa del suo
orgoglio e della sua potenza ascoltando il canto della sua vittoria sulla Russia
zarista. Non pensavo che esistesse anche un Giappone barbaro, quello che
conosciamo oggi.
E questo fu tutto ciò che imparai dal “falso diavolo straniero”.
Ricordo che venni a sapere solo allora che l’imperatore Kuang Hsu e Tzu Hsi6,
Genesi di un comunista

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l’imperatrice vedova, erano morti e che il nuovo imperatore Hsuan Tung (l’attuale
Pu Yi)7 regnava già da due anni. Naturalmente non ero ancora repubblicano e
ritenevo che l’imperatore e tutti gli alti funzionari fossero onesti, generosi e ricchi
di buone qualità. Essi avevano solo bisogno dell’aiuto delle riforme di Kang Yuwei.
Le storie dei capi dell’antica Cina mi affascinavano: lessi molti libri su Yao,
Shun, Chin Shih, Huang-ti e Han Wu Ti. Imparai anche qualcosa della storia
straniera e un po’ di geografia. Sentii parlare per la prima volta dell’America in un
articolo sulla rivoluzione americana nel quale c’era una frase pressappoco come
questa: “Dopo otto anni di difficile guerra, Washington vinse e costruì la sua
nazione”. In un libro intitolato Grandi eroi del mondo lessi anche di Napoleone,
di Caterina di Russia, di Pietro il Grande, di Wellington, di Gladstone, di Rousseau,
di Montesquieu e di Lincoln.
A CHANGSHA
Desideravo andare a Changsha, la grande città, la capitale della provincia che
distava 120 li da casa mia. Sapevo che Changsha era molto grande, piena di gente
e che c’erano molte scuole e persino lo Yamen del governatore. Doveva proprio
trattarsi di un posto magnifico! Sognavo solo di andarvi e di frequentare la scuola
media per i ragazzi di Hsianghsiang. Quell’inverno convinsi uno dei miei
insegnanti a presentarmi; accettò e io mi incamminai verso Changsha col cuore
in tumulto per la gioia, ma con la segreta paura di non essere ammesso. Quasi
non osavo sperare di poter diventare studente di una scuola così importante. Con
mio sommo stupore fui invece ammesso senza difficoltà. Ma gli avvenimenti
politici maturavano rapidamente e io rimasi in quella scuola soltanto sei mesi.
A Changsha lessi il primo giornale della mia vita, la Forza del popolo, un giornale
rivoluzionario nazionalista che parlava della rivolta di Canton8 contro la dinastia
dei Manciù e della morte dei settantadue eroi guidati da uno dello Hunan,
chiamato Huang Hsing9. Rimasi impressionatissimo e trovai Forza del popolo
pieno di notizie avvincenti. Lo dirigeva Yu Yu-jen10, che più tardi divenne un
famoso capo del Kuomintang. Seppi allora di Sun Yat-sen e del programma della
Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi (Tung Meng Hui)11. Il paese era alla vigilia
della prima rivoluzione: ero tanto interessato agli avvenimenti che scrissi anch’io
un articolo e lo affissi al muro della scuola. Era la prima volta che esprimevo
un’opinione politica e avevo le idee un po’ confuse. Conservavo ancora tutta la
mia ammirazione per Kang Yu-wei e Liang Chi-chao, ma non mi era molto chiara
la differenza tra i due e nel mio articolo chiedevo che Sun Yat-sen fosse richiamato
dal Giappone e che venisse nominato presidente di un nuovo governo di cui Kang
Yu-wei doveva essere il primo ministro e Liang Chi-chao il ministro degli Esteri.
Il grande movimento contro il capitale straniero cominciò con la costruzione
della ferrovia Szechwan-Hankow: il popolo chiese un parlamento e l’imperatore,
in risposta, decretò la creazione di un semplice Consiglio consultivo. I miei
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compagni di scuola si entusiasmavano sempre più per questa lotta: dimostrarono
i loro sentimenti ostili alla dinastia dei Manciù con una ribellione contro i codini.
Io e un mio amico li tagliammo subito ma altri, che avevano promesso di farlo,
non mantennero la parola. Indignati il mio amico e io li assalimmo di sorpresa e
più di dieci codini caddero sotto le nostre forbici. Ero passato così, in brevissimo
tempo, dal ridicolizzare la coda posticcia del “falso diavolo straniero” al richiedere
l’abolizione generale dei codini. Quanto può un’idea politica mutare i punti di
vista!
Sulla questione dei codini feci una discussione con un mio amico studente in
legge; avanzavamo ambedue opposte teorie. Lui sosteneva che il corpo, la pelle,
i capelli e le unghie, e quindi anche il codino, rappresentavano l’eredità dei
genitori e non potevano perciò essere distrutti: per appoggiare questa tesi citava
i Classici. Io, sostenuto dagli “anticodinisti”, sviluppai una teoria fondata su una
base politica antimancese e lo costrinsi al silenzio.
Dopo la rivolta di Wuhan, diretta da Li Yuan-hung12, nello Hunan venne
proclamata la legge marziale. La situazione politica mutò rapidamente. Un giorno,
un oratore rivoluzionario, uno dei collaboratori di Li Yuan-hung, venne alla nostra
scuola e, col permesso del direttore, tenne un acceso discorso. Tutti noi studenti
lo ascoltammo con grande attenzione e nel più assoluto silenzio. A discorso finito
sette o otto studenti si alzarono e lo appoggiarono con vigorose denunce contro
i Manciù chiedendo che venisse proclamata la repubblica.
Quattro o cinque giorni dopo aver ascoltato quel discorso decisi di arruolarmi
nell’esercito rivoluzionario di Li Yuan-hung. Diversi altri studenti presero la stessa
mia decisione. Con l’aiuto dei nostri compagni di classe mettemmo insieme un
po’ di denaro per raggiungere Hankow. Avevo sentito dire che le strade di
Hankow erano molto fangose e che era indispensabile avere degli stivali da
pioggia, così mi recai da un mio amico militare, accasermato alle porte della città,
per farmene prestare un paio. Fui fermato all’ingresso della caserma. In giro c’era
un gran fermento: per la prima volta erano state consegnate le munizioni ai soldati
i quali venivano immediatamente incolonnati e diretti verso la città.
I ribelli si stavano avvicinando alla città lungo la linea ferroviaria Canton-
Hankow e i combattimenti erano già cominciati. Fuori le mura di Changsha
infuriava una grande battaglia. Contemporaneamente all’interno della città il
popolo insorgeva. Le porte vennero prese d’assalto e conquistate dai lavoratori
cinesi. Attraverso una di queste porte anch’io rientrai in città, corsi in cerca di una
posizione elevata e seguii la battaglia finché vidi la bandiera Han sventolare sullo
Yamen del governatore. Era una bandiera bianca con su scritto il carattere Han.
Quando tornai alla mia scuola la trovai presidiata dai soldati.
Il giorno dopo venne istituito un governo militare. Due membri eminenti della Ke
Lao Hui vennero nominati governatore militare e suo vice. Essi erano Chao Ta-feng
e Chen Tso-hsing. Il nuovo governo si insediò nell’edificio che era sede dell’ex
Consiglio consultivo a capo del quale era Tan Yen-kai13, che venne rimosso. Anche
il Consiglio fu abolito. Tra i documenti trovati dai rivoluzionari c’erano alcune copie
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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di una petizione per l’apertura di un parlamento. L’originale era stato scritto col
sangue da Hsu Te-li14, che è ora commissario per l’istruzione pubblica nel
governo sovietico. Hsu si era tagliato via la punta di un dito per dimostrare la sua
buona fede e la fermezza della sua determinazione. La sua petizione cominciava
con queste parole: “Chiedendo che venga istituito un parlamento, io saluto i
delegati provinciali che vanno a Pechino tagliandomi un dito”.
Il nuovo governatore militare e il suo vice non durarono a lungo. Non erano
cattivi e avevano qualche intenzione rivoluzionaria, ma erano poveri e rappresentavano
gli interessi degli oppressi. I proprietari terrieri e i commercianti non erano
soddisfatti di loro. Pochi giorni dopo, andando a trovare un amico, vidi i loro
cadaveri nel mezzo di una strada. Tan Yen-kai, rappresentante dei proprietari e
dei militaristi dello Hunan, aveva organizzato una rivolta contro di loro.
Molti studenti si arruolavano nell’esercito ed era stato perciò organizzato un
corpo esclusivamente di studenti del quale faceva parte anche Tang Sheng-chih15.
A me l’idea del corpo speciale pareva equivoca e decisi di arruolarmi nell’esercito
regolare e di lottare per portare a termine la rivoluzione. L’imperatore Ching non
aveva ancora abdicato ed eravamo in piena lotta.
La mia paga era di 7 yuan al mese, il che è sempre più di quanto percepisco
adesso nell’Esercito rosso. Due li spendevo per mangiare e dovevo comprare
anche l’acqua dai venditori ambulanti (ero uno studente e non mi “abbassavo” ad
andare a prender l’acqua fuori città, come facevano gli altri soldati): il resto della
paga se ne andava in giornali. Ero diventato un lettore accanito. Tra i giornali che
si occupavano della rivoluzione c’era allora il Quotidiano del fiume Hsiang. Fu
sulle colonne di quel giornale che lessi per la prima volta la parola “socialismo”.
Da allora discussi anche di socialismo, un socialismo riformista per la verità, con
gli altri studenti e con i soldati. Lessi persino alcuni opuscoli scritti da Kiang Kanghu16
sul socialismo e i suoi principi. Scrissi entusiasticamente su questo argomento
a molti miei compagni di scuola, ma uno solo di essi mi rispose che era d’accordo.
Nella mia squadra c’erano un minatore dello Hunan e un fabbro che mi erano
molto simpatici. Tutti gli altri erano dei mediocri, uno poi era proprio un
mascalzone. Persuasi altri due studenti ad arruolarsi, divenni amico del comandante
di plotone e di diversi soldati. Sapevo scrivere, sapevo qualche cosa sui libri
ed essi ammiravano la mia “grande cultura”. Potevo aiutarli a scrivere le lettere
o in qualche altro modo.
L’esito della rivoluzione non era ancora deciso. L’imperatore non aveva
abbandonato completamente il potere e all’interno del Kuomintang si lottava per
la supremazia. Nello Hunan si diceva che un’altra guerra era inevitabile. Parecchie
armate, tra le quali quella dello Hunan, vennero organizzate contro i Manciù e
contro Yuan Shih-kai, ma proprio quando quelli dello Hunan si preparavano a
entrare in azione, Sun Yat-sen e Yuan Shih-kai vennero a un accordo e la guerra
non ebbe più luogo. Nord e sud furono unificati e il governo di Nanchino fu
sciolto. Convinto che la rivoluzione fosse finita, lasciai l’esercito e tornai ai miei
libri. Ero stato soldato per sei mesi.
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In quel periodo venivano aperte molte scuole che, per attirare nuovi studenti,
si servivano degli avvisi economici sui giornali. Non avendo io particolari criteri
per giudicare le diverse scuole e non sapendo esattamente che cosa volessi fare,
mi dedicai alla lettura di queste inserzioni. Me ne capitò sott’occhio una che
invitava i giovani a iscriversi a una scuola di polizia. Vi andai, ma prima di fare
l’esame di ammissione lessi un altro avviso riguardante una “scuola” per la
fabbricazione del sapone. Qui non si richiedevano tasse né pagamento dell’alloggio,
ma anzi veniva promesso agli allievi un piccolo salario. Quest’avviso,
attraente e ben ideato, descriveva i grandi benefici sociali della fabbricazione del
sapone e di come questa avrebbe arricchito il paese e il popolo. Cambiai idea a
proposito della scuola di polizia e decisi di diventare “fabbricatore di sapone” e
pagai 1 yuan per l’iscrizione anche qui.
Nel frattempo uno dei miei amici aveva iniziato gli studi di legge e premeva
perché entrassi nella sua scuola: mi fece leggere l’allettante programma della sua
scuola. Un programma davvero mirabolante, nel quale si prometteva allo studente
che, in soli tre anni, avrebbe imparato tutto sulla legge e che, al termine di questo
periodo, sarebbe stato immancabilmente nominato mandarino. Spronato dal mio
amico che non smetteva mai di magnificarmi la sua scuola, scrissi alla mia famiglia,
ripetendo tutte le promesse del programma e chiedendo il denaro per la retta.
Dipinsi loro il futuro fulgido che mi si sarebbe aperto in qualità di giurista e di
mandarino. Pagai lo yuan dell’iscrizione e attesi la risposta.
Il destino intervenne ancora una volta sotto le spoglie di avviso di una scuola
commerciale. Un altro amico mi consigliò di iscrivermi senz’altro a questa scuola
dato che il paese era in preda alla crisi economica e occorrevano degli economisti
capaci di rimettere in piedi l’economia nazionale. Convinto, spesi un altro yuan,
presentai la domanda e venni accettato. Continuavo però a leggere gli annunci
economici e un giorno ne trovai uno che descriveva i vantaggi di una scuola
commerciale superiore pubblica. Si trattava di una scuola governativa dove si
insegnavano molte materie e gli insegnanti erano persone assai capaci. Pensai che
la cosa migliore sarebbe stata studiare là e diventare un esperto in commercio.
Pagai il solito yuan, mi misi in nota e scrissi a mio padre comunicandogli la mia
decisione. Mio padre ne fu contento: apprezzava molto i vantaggi dell’abilitazione
commerciale. Così, finalmente, entrai in quella scuola e vi rimasi… un mese.
Mi resi presto conto che quella scuola non andava perché la maggioranza dei
corsi venivano tenuti in inglese e io, come quasi tutti gli studenti, d’inglese
conoscevo a malapena l’alfabeto. Insegnanti di quella lingua non ce n’erano,
perciò, disgustato, mi ritirai dopo un mese e ripresi a studiare gli annunci
pubblicitari.
La mia avventura scolastica finì con lo svolgersi nella prima scuola media
provinciale dove, pagato il solito yuan, superai, primo in graduatoria, gli esami
d’ammissione. Era una grande scuola con tanti studenti e vantava già molti diplomati.
L’insegnante di cinese mi aiutò molto: godevo della sua simpatia a causa delle mie
tendenze letterarie. Mi prestò un libro intitolato Cronache dei commentari imperiali
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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che conteneva gli editti imperiali e i commenti di Chien Lung.
Pressappoco in quel periodo un deposito d’armi governativo saltò in aria a
Changsha. Vi fu un grande incendio e noi studenti ammiravamo lo spettacolo:
esplodevano tonnellate di proiettili e di bombe e ogni tanto la polvere da sparo
provocava enormi vampate: molto meglio dei mortaretti! Circa un mese dopo
Yuan Shih-kai riuscì a scalzare Tan Yen-kai e ad assumere il controllo dell’apparato
politico della repubblica. Tang Hsiang-ming prese il posto di Tan Yen-kai e
preparò l’incoronazione di Yuan.
Non mi piacque la prima scuola media provinciale: le materie che vi si
insegnavano erano poche e i regolamenti discutibili. Dopo aver letto le Cronache
dei commentari imperiali ero giunto alla conclusione che per me la cosa migliore
sarebbe stata leggere e studiare da solo. Dopo sei mesi, infatti, lasciai la scuola
e mi tracciai un programma di studi che consisteva nell’andare ogni giorno a
leggere nella biblioteca provinciale dello Hunan. Seguii il mio piano con grande
regolarità e coscienziosamente. Penso che i sei mesi impiegati in questo modo
siano stati estremamente utili per la mia formazione. Andavo in biblioteca al
mattino, all’ora dell’apertura e sospendevo a mezzogiorno solo per il tempo
necessario a comprare e consumare due pizze di riso che costituivano tutto il mio
pranzo. Poi tornavo in biblioteca e ci restavo fino all’ora della chiusura.
Durante questo periodo di studio individuale lessi molti libri, studiai la geografia
e la storia del mondo. Fu lì che per la prima volta vidi e studiai con immenso
interesse una carta del mondo. Lessi la Ricchezza delle nazioni di Adam Smith,
Le origini della specie di Darwin e un libro sull’etica di John Stuart Mill. Lessi le
opere di Rousseau, la Logica di Spencer e un trattato di diritto di Montesquieu.
Mescolai poesia, narrativa e miti dell’antica Grecia con seri studi storici e geografici
sulla Russia, sull’America, sulla Francia e su altri paesi.
Vivevo allora in un pensionato che accoglieva gli oriundi del distretto di
Hsianghsiang. Abitavano nello stesso pensionato anche molti soldati congedati o
sbandati che non avevano nulla da fare e pochi soldi in tasca. Tra studenti e soldati
nascevano spesso dei litigi. Una notte l’ostilità degenerò in atti di violenza: i soldati
assalirono gli studenti e cercarono di ucciderli. Scappai nel gabinetto e vi rimasi
nascosto fino al termine della rissa.
Non avevo più denaro. La mia famiglia si rifiutava di mantenermi a meno che
non mi iscrivessi a una scuola e poiché non potevo più abitare al pensionato, mi
misi alla ricerca di un alloggio. Ragionando seriamente sulla mia futura “carriera”
avevo concluso che la professione verso la quale mi sentivo più portato era quella
dell’insegnamento. Cominciai di nuovo a leggere le inserzioni sui giornali. Un
giorno mi cadde sotto gli occhi un avviso della scuola normale dello Hunan. Lessi
con interesse i vantaggi che offriva: niente tasse da pagare, mensa e alloggio a
buon mercato. Due miei amici insistevano perché mi iscrivessi: dovevano
iscriversi anche loro e volevano che li aiutassi nella preparazione dei temi di
ammissione. Mandai una lettera a casa per comunicare le mie intenzioni e mio
padre mi rispose approvando. Scrissi i componimenti per i miei amici e per me:
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furono tutti accettati. Era come se fossi stato ammesso tre volte. Non mi passò
nemmeno per la mente di aver agito disonestamente: avevo dato aiuto ai miei
compagni e consideravo questo fatto semplicemente dal punto di vista dell’amicizia.
Rimasi alla scuola normale per cinque anni senza lasciarmi più tentare da altri avvisi
pubblicitari. Riuscii a ottenere il diploma. Durante il periodo della mia permanenza
alla scuola normale dello Hunan si verificarono molti avvenimenti di un certo rilievo.
Fu quello il periodo in cui le mie idee politiche cominciarono ad assumere una forma
più precisa e in cui feci le prime esperienze di attività sociale.
Anche nella scuola normale, come nelle altre, vigeva un regolamento complicato
che approvavo solo in minima parte. Su un punto, specialmente, non ero
d’accordo: che fossero obbligatori i corsi di scienze naturali. Io desideravo
specializzarmi nelle scienze sociali. Quelle naturali non mi interessavano particolarmente:
non le studiavo e avevo pessimi voti. Più di tutto odiavo il corso
obbligatorio di disegno dal vero perché mi sembrava una cosa stupida, una
perdita di tempo. Di solito cercavo di pensare alle cose più semplici da disegnare,
le buttavo giù di corsa e me ne andavo. Una volta disegnai un “mezzo sole su una
mezza roccia”, che rappresentai con una linea diritta e una mezza circonferenza
poggiata sopra. Un’altra volta, a un esame di disegno, mi accontentai di presentare
un ovale. Dissi che era un uovo, presi 40 e fui bocciato. Per fortuna avevo ottimi
voti nelle scienze sociali grazie ai quali riuscivo a pareggiare il bilancio.
Un insegnante cinese, soprannominato dagli studenti Yuan il Barbone, metteva
in ridicolo ciò che io scrivevo e lo definiva “lavoro da giornalista”. Disprezzava
Liang Chi-chao, che era stato il mio modello e lo considerava un semianalfabeta.
Fui costretto a mutar stile, studiai gli scritti di Han Yu e m’impadronii della
fraseologia classica. Anche oggi, grazie a Yuan il Barbone, potrei metter giù un
passabile componimento in stile classico.
L’insegnante che però ebbe maggior influenza su di me fu Yang Chang-chi17,
reduce dall’Inghilterra, col quale dovevo più tardi entrare in stretti rapporti
d’amicizia. Insegnava etica, era un idealista, un uomo di alto livello morale.
Credeva ciecamente alla sua etica e cercava di trasmettere agli studenti il desiderio
di diventare uomini giusti, morali, virtuosi, utili alla società. Dietro suo consiglio
lessi un libro di etica tradotto da Tsai Yuan-pei18 e fui spinto a scrivere un saggio
che chiamai L’energia dell’intelletto. Ero allora un idealista e il mio saggio venne
altamente lodato dal professor Yang Chang-chi: mi dette, in quell’occasione, 100,
il massimo dei voti.
Un altro insegnante, il professor Tang, usava darmi vecchie copie del Giornale del
Popolo che leggevo con grande interesse. Da quei fogli imparai tutto sull’attività e
sui programmi della Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi. Un giorno lessi sul
Giornale del Popolo l’avventura di due studenti cinesi che, viaggiando attraverso la
Cina, avevano raggiunto Tatsienlu, in cima al Tibet. Questo bastò a svegliare la mia
fantasia. Volevo seguire il loro esempio ma non avendo denaro per potermi spingere
tanto lontano, mi limitai, come inizio, a viaggiare nello Hunan.
L’estate seguente intrapresi a piedi il giro della provincia e attraversai cinque
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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distretti. Ero accompagnato da un altro studente che si chiamava Hsiao Yu.
Facemmo tutto il viaggio senza spendere un soldo. I contadini ci davano da
mangiare e da dormire: ovunque eravamo trattati e accolti con gentilezza. Il mio
compagno di viaggio divenne in seguito un funzionario del Kuomintang a
Nanchino, sotto Yi Pei-chih, che allora era preside della scuola normale dello
Hunan. Quando Yi Pei-chih ebbe la carica a Nanchino fece nominare Hsiao Yu
direttore del museo del Palazzo di Pechino. Nel 1934 Hsiao vendette alcuni dei
più importanti tesori del museo e fuggì col ricavato.
Sentivo la necessità di discutere i problemi del mio paese e desideravo comunicare
con qualcuno della mia età, così un giorno misi un’inserzione su un giornale di
Changsha per invitare i giovani interessati all’azione patriottica a prendere contatti
con me. Specificai che questi giovani dovevano essere tenaci e decisi, pronti a
compiere dei sacrifici per il loro paese. Ricevetti tre risposte e mezza. Una veniva da
Lo Chang-lun, che più tardi diventò comunista e più tardi ancora tradì il partito; le
altre due provenivano da giovani che in seguito divennero ultrareazionari. La
“mezza” era di un giovane chiamato Li Li-san19 che però non voleva impegnarsi a
fondo. Li Li-san ascoltò tutto quello che avevo da dirgli, poi se ne andò senza
avanzare alcuna proposta definita cosicché la nostra amicizia si arenò.
Ma un po’ alla volta riuscii a riunire intorno a me un gruppo di studenti il cui
nucleo era costituito da coloro che più tardi dovevano formare un’associazione
che ebbe una vasta influenza sugli affari e sui destini della Cina, l’Associazione
popolare di studio (Hsin Min Hsueh Hui). Era un piccolo gruppo di ragazzi
estremamente seri che non avevano tempo per discutere di cose banali. Tutto ciò
che essi facevano o dicevano doveva avere uno scopo. Non avevano tempo per
l’amore e per il “romanticismo”, consideravano i tempi troppo critici e il bisogno
di conoscere troppo urgente perché si potesse parlare di donne o di altre faccende
personali. A me le donne non interessavano: i miei genitori mi avevano sposato
a 14 anni con una ragazza di 20; ma non avevo mai vissuto con lei e non vissi con
lei nemmeno in seguito. Non la consideravo mia moglie e non pensavo quasi mai
a lei. Lasciando da parte le discussioni sulle attrattive femminili, che di solito a
quell’età costituiscono il nerbo delle conversazioni tra amici, il nostro gruppo di
compagni respingeva anche tutti i discorsi sui fatti ordinari della vita quotidiana.
Ricordo che una volta ero in casa di un giovane che mi disse che doveva far
comprare della carne: chiamò in mia presenza il servitore, discusse con lui la
questione e infine gli ordinò di andare a comprare un certo quantitativo di carne.
Fui così seccato che non andai più da lui. Noi volevamo parlare soltanto di
argomenti importanti, come la natura degli uomini, la società umana, la Cina, il
mondo, l’universo!
Praticavamo anche ardentemente la cultura fisica. Nelle vacanze invernali
andavamo per i campi, su e giù per le montagne, attorno alle mura delle città
attraversando fiumi e torrenti. Se pioveva ci toglievamo la camicia e dicevamo che
quello era un “bagno di pioggia”. Quando poi il sole bruciava, facevamo lo stesso
ed era un “bagno di sole”. Ma quando tirava il vento di primavera urlavamo che
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si trattava di un nuovo genere di sport: “un bagno di vento”. Dormivamo all’aperto
quando già gelava e in novembre nuotavamo nelle gelide acque dei fiumi. Tutto
questo per noi era “allenamento fisico”. Ciò ha molto contribuito a irrobustirmi
e mi è stato poi indubbiamente utile nelle numerose marce attraverso la Cina
meridionale e nella Lunga Marcia, dal Kiangsi al nord-ovest.
Tenevo una vasta corrispondenza con molti studenti di altre città e villaggi.
Gradualmente cominciai a comprendere la necessità di un’organizzazione
più strettamente coordinata. Così, nel 1917, contribuii a creare l’Associazione
popolare di studio. Essa contava dai 70 agli 80 membri e molti di questi
dovevano più tardi diventare nomi famosi del comunismo cinese e della
storia della rivoluzione cinese. Tra questi: Lo Man, attuale segretario del
Comitato organizzativo del partito; Hsia Hsi, ora nel 2° fronte dell’Esercito
rosso, Ho Shu-heng, che divenne giudice alla Corte suprema nella zona
sovietica centrale e più tardi fu ucciso da Chiang Kai-shek; Kuo Liang, il noto
organizzatore sindacale, ucciso nel 1930 dal generale Ho Chien; Hsiao Chuchang,
uno scrittore che adesso vive nell’Unione Sovietica; Tsai Ho-shen,
membro del Comitato centrale del Partito comunista cinese ucciso da Chiang
Kai-shek nel 1927; Yeh Li-yun che fu membro del Comitato centrale e più
tardi passò al Kuomintang diventando un dirigente sindacale al servizio dei
capitalisti; Hsiao Chen, noto dirigente del partito, uno dei primi sei firmatari
del documento iniziale per la formazione del partito stesso, morto per
malattia non molto tempo fa. La maggior parte dei membri dell’Associazione
popolare di studio trovò la morte nella controrivoluzione del 1927.
Nacque in quei tempi un’altra associazione simile alla nostra: l’Associazione per
il benessere sociale dello Hupeh. Molti membri di quest’associazione divennero
più tardi comunisti. Tra questi il capo dell’Associazione, Wen Teh-ying, che fu
ucciso nella controrivoluzione da Chiang Kai-shek e Lin Piao, ora presidente
dell’Accademia dell’Esercito rosso. A Pechino, poi, esisteva un’associazione
chiamata Fu Hsieh e anche alcuni membri di questa divennero in seguito
comunisti. Dovunque, in tutta la Cina, e specialmente a Shanghai, Hangchow,
Hankow e Tientsin, i giovani organizzavano associazioni progressiste che
cominciavano a esercitare una certa influenza sulla politica cinese.
La maggior parte di queste associazioni fu organizzata, più o meno, sotto
l’influenza di Gioventù Nuova, la famosa rivista della rinascita letteraria diretta da
Chen Tu-hsiu. Avevo cominciato a leggere questa rivista quando ero ancora
studente alla scuola normale e ammiravo gli articoli di Hu Shih e di Chen Tu-hsiu
e per un certo tempo essi divennero i miei modelli, prendendo il posto di Kang
Yu-wei e di Liang Chi-chao che avevo ormai accantonato.
A quel tempo le mie idee erano uno strano miscuglio di riformismo democratico,
liberalismo e socialismo utopistico. Avevo una specie di vaga passione per
la “democrazia del XIX secolo”, per l’utopismo e il liberalismo vecchio stampo ed
ero decisamente antimilitarista e antimperialista.
Nel 1912 ero entrato alla scuola normale. Mi diplomai nel 1918.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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PRELUDIO ALLA RIVOLUZIONE
Durante gli anni passati alla scuola normale di Changsha, avevo speso
complessivamente solo 160 yuan, comprese le mie numerose quote d’iscrizione!
Un terzo di questa somma doveva essere finito in giornali: gli abbonamenti ai
periodici mi costavano almeno 1 yuan al mese e in più compravo spesso alle
edicole altri giornali e riviste. Mio padre era furibondo per questi miei “sperperi”:
secondo lui era tutto denaro sprecato in cartaccia, ma leggere i giornali era
diventata per me un’abitudine alla quale non potevo rinunciare. Dal 1911 al 1927,
quando salii sul Chingkangshan, non interruppi mai la quotidiana lettura dei
giornali di Pechino, di Shanghai e dello Hunan.
Durante il mio ultimo anno di scuola, mia madre morì e io non ebbi più nessun
motivo per desiderare di tornare a casa. Quell’estate decisi di andare a Pechino.
Parecchi studenti dello Hunan progettavano viaggi in Francia per studiare
secondo lo “schema lavoro-studio” che la Francia aveva adottato per reclutare
giovani cinesi durante la guerra mondiale. Ma prima di lasciare la Cina questi
studenti vollero studiare il francese a Pechino. Io aiutai a organizzare il movimento
e nel gruppo che andò all’estero c’erano molti studenti della scuola normale dello
Hunan che per la maggior parte divennero in seguito famosi rivoluzionari. Anche
Hsu Te-li fu influenzato dal movimento e, più che quarantenne, lasciò la sua
cattedra alla scuola normale dello Hunan e andò in Francia. Tuttavia non diventò
comunista fino al 1927.
Accompagnai alcuni studenti hunanesi a Pechino ma, per quanto avessi
contribuito all’organizzazione del movimento e questo avesse l’appoggio dell’Associazione
popolare di studio, non volli andare in Europa. Sentivo di non
conoscere abbastanza bene il mio paese e che perciò avrei speso meglio il mio
tempo in Cina. Gli studenti che avevano deciso di andare in Francia studiarono
il francese con Li Shih-tsun che divenne poi preside dell’Università Chung-Fa
(Università cino-francese), ma io non lo studiai. Avevo altri progetti.
Pechino mi sembrò molto cara. Ero riuscito a raggiungere la capitale con denaro
preso in prestito dagli amici e, appena arrivato, dovetti mettermi alla ricerca di un
lavoro. Yang Chang-chi, il mio ex insegnante di etica alla scuola normale, era
diventato professore all’Università nazionale di Pechino. Mi rivolsi a lui perché mi
aiutasse a trovare un impiego ed egli mi presentò al bibliotecario dell’Università.
Questi era Li Ta-chao che divenne uno dei fondatori del Partito comunista cinese
e che fu poi impiccato da Chang Tso-lin. Li Ta-chao mi assunse come assistente
bibliotecario alla cospicua cifra di 8 yuan al mese.
Il mio impiego era così umile che la gente mi lasciava in disparte. Uno dei miei
compiti era registrare i nomi di coloro che venivano a leggere i giornali ma, per
la maggior parte di quella gente, io non esistevo come essere umano. Tra gli
assidui frequentatori della biblioteca notai alcuni famosi capi del movimento di
rinascita, uomini come Fu Ssu-nien, Lo Chia-lung20 e vari altri, tutte persone che
mi interessavano moltissimo. Cercai di intavolare con loro qualche conversazione

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su argomenti politici e culturali, ma erano troppo indaffarati e non avevano tempo
di ascoltare un assistente bibliotecario che parlava un dialetto meridionale.
A ogni modo non mi lasciai scoraggiare. Aderii alla Società del giornalismo e
alla Società di filosofia per poter assistere ai corsi universitari. Alla Società del
giornalismo ebbi per compagni di studio giovani come Chen Kung-po, che ora
è un alto funzionario del governo di Nanchino, Tan Ping-shan, che in seguito
divenne comunista e più tardi membro del cosiddetto “Terzo Partito” e Shao Piaoping.
Soprattutto Shao mi fu di grande aiuto: era lettore alla Società del giornalismo
ed era un liberale e un fervente idealista, veramente un uomo di alti sentimenti.
Fu ucciso da Chang Tso-lin nel 1926.
In biblioteca conobbi anche Chang Kuo-tao, ora vicepresidente del governo
sovietico, Kang Pai-ching, che aderì poi in California al Ku Klux Klan e Tuan Hsipeng,
ora viceministro dell’istruzione a Nanchino. Conobbi in biblioteca anche
Yang Kai-hui e mi innamorai di lei. Era la figlia del mio vecchio maestro di etica
Yang Chang-chi, l’uomo che nell’adolescenza aveva avuto su di me una grande
influenza e che a Pechino, in seguito, si dimostrò un vero amico.
Il mio interesse per la politica aumentava senza posa e io diventavo sempre più
progressista. Vi ho già parlato dei precedenti, ma a quell’epoca ero ancora confuso;
cercavo, come si dice, una strada. Avevo letto qualche libretto sull’anarchia e quelle
idee mi avevano molto influenzato. Con uno studente, che si chiamava Chu Hsunpei
e che veniva spesso a trovarmi, discutevamo dell’anarchia e delle sue possibilità
in Cina. In quel tempo ero favorevole a molte posizioni anarchiche.
Le mie condizioni di vita a Pechino erano proprio miserabili, ma la bellezza
dell’antica capitale era un luminoso e vitale compenso. Abitavo in una località
chiamata “Pozzo dai tre occhi” (San yen ching) in una stanzetta che ospitava altri
sette ragazzi. Quando eravamo tutti sul kang, stretti stretti, non riuscivamo quasi
più a respirare. Quando dovevo voltarmi ero costretto ad avvisare prima i due che
mi stavano a fianco. Nei parchi e nei giardini dei vecchi palazzi potevo ammirare
però la precoce primavera nordica e vedevo sbocciare sui rami i bianchi fiori del
prugno mentre il ghiaccio era ancora spesso sul lago di Peihai. Vedevo i salici con
i loro pendenti di cristallo chini su Peihai e ricordavo la descrizione che il poeta
Chen Chang della dinastia Tang aveva fatto di quella scena. Scrisse che i salici di
Peihai, ingioiellati d’inverno, sembravano “diecimila peschi in fiore”. Gli innumerevoli
alberi di Pechino destarono la mia meraviglia e la mia ammirazione.
Nei primi mesi del 1919 andai a Shanghai con gli studenti diretti in Francia.
Avevo il biglietto valido solo fino a Tientsin e non sapevo come avrei potuto
andare oltre. Ma un proverbio cinese dice che “il cielo non mette intralci a un
viaggiatore” e infatti un prestito di 10 yuan fattomi da un collega studente che
aveva ritirato un po’ di denaro dalla Cassa scolastica mi permise di comprare un
altro biglietto fino a Pukou. Sulla strada per Nanchino mi fermai a Chu Fou: potei
così visitare la tomba di Confucio. Vidi il ruscello dove Confucio e i suoi discepoli
si bagnavano i piedi e il villaggio dove il saggio visse bambino. Si racconta che
Confucio stesso piantasse un famoso albero vicino al tempio a lui dedicato e io
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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vidi quell’albero. Mi fermai anche vicino al fiume dove visse Yen Hui, uno dei più
famosi discepoli di Confucio e visitai il luogo natale di Mencio. Durante questo
viaggio scalai Tai Shan, la montagna sacra dove il generale Feng Yu-hsiang visse
in ritiro e scrisse le sue massime patriottiche.
Quando arrivai a Pukou ero di nuovo senza soldi e senza biglietto. Nessuno
aveva denaro da prestarmi e non sapevo come fare. Il peggio doveva ancora
arrivare: un ladro rubò il mio unico paio di scarpe! Ahimè! Che fare? Ma “il cielo
non mette intralci a un viaggiatore” e fui di nuovo fortunato. Il mio “buon angelo”
mi si presentò sotto le spoglie di un vecchio amico dello Hunan che incontrai
appena fuori dalla stazione. Mi prestò i soldi per acquistare un paio di scarpe e
mi pagò il biglietto fino a Shanghai. Così, sano e salvo, completai il mio viaggio,
tenendo ben d’occhio le mie scarpe nuove. A Shanghai trovai che era stata raccolta
una discreta somma per aiutare gli studenti che andavano in Francia e che era stato
anche provveduto per il mio ritorno nello Hunan. Accompagnai i miei amici alla
nave e mi rimisi in viaggio per Changsha.
Ecco quanto mi è rimasto più impresso del mio viaggio nel nord: ho camminato
sul ghiaccio del golfo di Peihai, ho fatto il giro del lago Tung Ting e delle mura
di Paotingfu. Ho girato intorno alle mura di Hsuchou, famosa all’epoca dei “Tre
regni” e alle mura di Nanchino, altrettanto famose nella storia. Infine, sono salito
sul Tai Shan e ho visto la tomba di Confucio. Allora mi sembrava che fossero
esperienze e conquiste degne di essere aggiunte alle mie avventure e alle mie
lunghe scorribande nello Hunan.
Tornato a Changsha presi a occuparmi più direttamente di politica. Dopo il
Movimento del 4 maggio dedicai la maggior parte del mio tempo alle attività
politiche e studentesche: divenni direttore della Rivista del fiume Hsiang21, il
giornale degli studenti dello Hunan che ebbe una grande influenza sul movimento
studentesco della Cina del sud. A Changsha fui tra i fondatori della Società del libro
di cultura22, una società per lo studio delle tendenze culturali e politiche moderne.
Questa società e, ancor più, l’Associazione popolare di studio erano violentemente
contrarie a Chang Ching-yao, allora governatore militare dello Hunan, uomo
perfido e pieno di difetti. Dichiarammo uno sciopero generale degli studenti
contro Chang chiedendo il suo allontanamento e mandammo delegati a Pechino
e nel sud-ovest dove operava allora Sun Yat-sen: per rappresaglia Chang Chingyao
soppresse la Rivista del fiume Hsiang.
Dopo questi fatti andai a Pechino come rappresentante dell’Associazione
popolare di studio a organizzare un movimento antimilitarista. L’Associazione
popolare di studio allargò la sua lotta contro Chang Ching-yao in un’agitazione
generale a carattere antimilitarista e, per promuovere questo movimento, fui
nominato capo di un’agenzia d’informazioni. Nello Hunan ottenemmo un buon
successo. Chang Ching-yao fu spodestato da Tan Yen-kai e a Changsha si stabilì
un nuovo regime. A quel tempo l’Associazione popolare di studio si divise in due
gruppi, ala destra e ala sinistra. La sinistra puntava su di un programma di completi
e profondi cambiamenti sociali, politici ed economici.
57
Ritornai per la seconda volta a Shanghai nel 1919 dove rividi Chen Tu-hsiu.
L’avevo incontrato per la prima volta quando ero all’Università nazionale con Li
Ta-chao e mi aveva influenzato forse più di chiunque altro. Conobbi anche Hu
Shih, che ero andato a cercare per sollecitarne l’appoggio alla lotta degli studenti
dello Hunan. A Shanghai discussi con Chen Tu-hsiu i nostri programmi per una
Lega per la ricostruzione dello Hunan. Tornato a Changsha incominciai il lavoro
organizzativo. Nel frattempo insegnavo in una scuola e continuavo la mia attività
in seno all’Associazione popolare di studio. La società aveva allora un programma
per l’“indipendenza” dello Hunan, ma in realtà voleva solo l’autonomia. Il nostro
gruppo, disgustato dal governo del nord e convinto che lo Hunan avrebbe potuto
modernizzarsi più rapidamente se avesse troncato qualsiasi contatto con Pechino,
si batteva per la separazione. A quell’epoca io ero uno strenuo sostenitore della
dottrina di Monroe e della politica americana della “porta aperta”.
Tan Yen-kai fu cacciato dallo Hunan da un militarista che si chiamava Chao
Heng-ti e che utilizzò per i suoi fini il movimento per l’“indipendenza dello
Hunan”. Costui pretendeva di favorire il movimento sostenendo l’idea di una
“unione degli Stati autonomi della Cina”, ma appena si fu impadronito del potere
soppresse spietatamente il movimento democratico. Il nostro gruppo chiedeva
uguali diritti per uomini e donne, un governo rappresentativo e l’approvazione
generica di una piattaforma per la democrazia borghese. Nel nostro giornale, Il
nuovo Hunan, noi sostenevamo apertamente queste riforme. Attaccammo il
parlamento provinciale, formato in maggioranza da possidenti e da nobili
nominati dai signori della guerra; la nostra “lotta” si concluse con l’abbattimento
delle bandiere e degli striscioni che erano pieni di frasi stravaganti e senza senso.
Questo attacco al parlamento fu considerato un grave incidente nello Hunan e
spaventò i governanti. Tuttavia, quando Chao Heng-ti prese il potere, tradì tutte
le idee che aveva sostenuto e soffocò con particolare violenza tutte le istanze di
rinnovamento democratico. La nostra associazione allora indirizzò la lotta contro
di lui. Ricordo un episodio del 1920, quando l’Associazione popolare di studio
organizzò una manifestazione per celebrare il terzo anniversario della Rivoluzione
d’Ottobre in Russia. La manifestazione fu soffocata dalla polizia. Durante
questa dimostrazione alcuni partecipanti avevano tentato di inalberare la bandiera
rossa, ma la polizia si oppose. Allora essi fecero notare che, secondo l’articolo 12
della Costituzione (quella allora vigente), era concessa libertà di riunione, di
organizzazione e di parola; la cosa però non fece nessun effetto sui poliziotti i
quali risposero che loro non erano stati mandati per imparare la Costituzione, ma
per eseguire gli ordini del governatore Chao Heng-ti. Da allora si rafforzò in me
la convinzione che solo il potere politico delle masse, conquistato attraverso
l’azione delle masse stesse, poteva garantire la realizzazione di dinamiche riforme.
Nell’inverno del 1920 organizzai politicamente per la prima volta i lavoratori e
cominciai a essere influenzato nelle mie azioni dalla teoria marxista e dall’esperienza
della rivoluzione russa. Nel corso della mia ultima visita a Pechino avevo
letto molto sugli avvenimenti russi e avevo cercato con avidità quei pochi libri sul
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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comunismo che erano disponibili in cinese. Tre furono i libri che si impressero
nella mia mente e costruirono in me la fede nel marxismo dal quale, una volta che
l’ebbi accettato come corretta interpretazione della storia, non mi separai più. I
tre libri erano: il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels, tradotto da
Chen Wang-tao, il primo libro marxista che sia stato pubblicato in cinese; la Lotta
di classe di Kautsky e infine una Storia del socialismo di Kirkup. Nell’estate del
1920 ero diventato in teoria, e in parte anche in pratica, un marxista e tale da allora
mi sono sempre considerato. Nello stesso anno sposai Yang Kai-hui.
IL PERIODO NAZIONALISTA
Nel maggio del 1921 andai a Shanghai e assistetti alla riunione in cui fu decisa la
fondazione del Partito comunista cinese. Chen Tu-hsiu e Li Ta-chao, due tra gli
intellettuali più brillanti della Cina, presiedettero all’organizzazione del congresso.
Sotto la guida di Li Ta-chao, mentre ero assistente bibliotecario all’Università
nazionale di Pechino, mi ero andato formando rapidamente una coscienza marxista
e anche Chen Tu-hsiu aveva risvegliato i miei interessi in quella direzione. Avevo
discusso con Chen, durante la mia seconda visita a Shanghai, i testi marxisti che avevo
letto e le asserzioni di fede dello stesso Chen mi avevano profondamente colpito in
quel periodo della mia vita che, probabilmente, era un periodo critico.
Solo un altro hunanese (Ho Shu-heng) partecipò a quella prima storica riunione
di Shanghai. Tra i presenti c’erano anche Chang Kuo-tao, Pao Hui-sheng e Chou
Fu-hai. Eravamo dodici in tutto. Nell’ottobre seguente fu organizzata nello Hunan
la prima sezione provinciale del partito comunista e io entrai a farne parte. Anche
in altre province e in altre città vennero fondate simili organizzazioni. A Shanghai
facevano parte del Comitato centrale del partito Chen Tu-hsiu, Chen Kung-po (ora
funzionario del Kuomintang), Chang Kuo-tao (che si trova ora con la 4a armata
rossa di combattimento), Shih Tsung-tung (ora funzionario di Nanchino), Sun
Yuan-lu, Li Han-chun (ucciso nel 1927 a Wuhan), Li Ta (più tardi condannato a
morte) e Li Chung. Tra i membri dello Hupeh c’erano Tung Pi-wu (adesso direttore
della scuola di partito a Pao An), Hsu Pei-hao e Shih Yang. Nello Shansi facevano
parte del partito Kao Chung-yu (Kao Kang) e alcuni noti dirigenti del movimento
studentesco. A Pechino c’erano Li Ta-chao (che poi fu ucciso), Teng Chung-hsia,
Chang Kuo-tao, Lo Chang-lun, Lu Jen-ching (divenuto trotskista) e altri. A Canton
c’era Lin Po-chu (ora commissario delle Finanze del governo sovietico) e Peng Pai
(condannato a morte nel 1927). Wang Chin-mei e Teng En-ming furono i fondatori
del partito nello Shantung.
Nel frattempo molti studenti-lavoratori che si trovavano in Francia avevano
fondato un’organizzazione del Partito comunista cinese, quasi contemporaneamente
all’inizio dell’organizzazione in Cina. Tra i fondatori del partito c’erano
Chou En-lai, Li Li-san e Hsiang Ching-yu, la moglie di Tsai Ho-shen, unica donna
tra i fondatori. Anche Lo Man e Tsai Ho-shen erano tra i fondatori dell’organiz59
zazione in Francia. In Germania si costituì un’altra sezione del Partito comunista
cinese, ma ciò avvenne un poco più tardi; tra i suoi membri vi erano Kao Yu-han,
Chu Teh (ora comandante in capo dell’Esercito rosso) e Chang Sheng-fu (ora
professore all’Università Tsinghua). A Mosca l’organizzazione fu creata da Chu
Chiu-pai e da altri; in Giappone da Chou Fu-hai.
Nel maggio del 1922 il partito dello Hunan, del quale ero allora segretario, aveva
già organizzato più di venti sindacati tra i minatori, i ferrovieri, gli impiegati
municipali, i tipografi e i lavoratori della zecca statale. Quell’inverno iniziò un forte
movimento di agitazioni operaie. Il partito comunista concentrò la propria azione
principalmente tra gli studenti e gli operai, mentre assai scarso era il lavoro svolto
tra i contadini. Vennero così organizzati quasi tutti i lavoratori delle grandi miniere
e praticamente tutti gli studenti. Sia sul fronte degli operai che su quello degli
studenti si ebbero molte lotte. Nell’inverno del 1922 Chao Heng-ti, governatore
civile dello Hunan, ordinò l’esecuzione di due lavoratori hunanesi, Huang Ai e
Pang Jen-chuan; di conseguenza venne organizzata contro di lui una vasta
campagna agitatoria. Huang Ai, uno degli operai uccisi, era dirigente del
movimento operaio di destra che aveva la sua base tra gli studenti delle scuole
industriali ed era ostile a noi; ma in questo caso, e in molti altri, noi appoggiammo
ugualmente la loro organizzazione. Anche gli anarchici avevano una notevole
influenza nelle associazioni sindacali che a quel tempo erano organizzate nel
Sindacato unico dei lavoratori di tutto lo Hunan. Noi raggiungemmo con loro
un’intesa e prevenimmo in tal modo, attraverso negoziati, molti loro atti che
sarebbero stati avventati e controproducenti.
Fui mandato a Shanghai per organizzare il movimento contro Chao Heng-ti. In
quello stesso anno (1922) si svolse a Shanghai il secondo Congresso del partito.
Avevo intenzione di parteciparvi, ma non riuscii a ricordarmi dove doveva
svolgersi, non trovai in giro nessun compagno e dovetti rinunciarvi; tornai allora
nello Hunan e continuai a spingere innanzi con gran lena il lavoro nei sindacati.
Durante la primavera ci furono molti scioperi tendenti a ottenere aumenti salariali,
miglior trattamento e il riconoscimento dei sindacati. La maggior parte di questi
scioperi ebbero successo. Il 1° maggio, in tutto lo Hunan, venne proclamato uno
sciopero generale a dimostrazione che il movimento operaio cinese aveva
raggiunto una forza senza precedenti.
Il terzo Congresso del partito comunista si tenne a Canton nel ’23: qui venne
presa la storica decisione di entrare nel Kuomintang, di cooperare con esso e di
creare un fronte unito contro i signori della guerra del nord. Mi recai a Shanghai
per lavorare nel Comitato centrale del partito. Nella primavera successiva (1924)
tornai a Canton per partecipare al primo Congresso nazionale del Kuomintang.
Nel marzo, tornato a Shanghai, cumulai il mio lavoro nel Comitato esecutivo del
Partito comunista cinese con la mia qualifica di membro del Comitato esecutivo
del Kuomintang a Shanghai.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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Gli altri componenti di quest’ultimo erano allora Wang Ching-wei (più tardi
primo ministro a Nanchino) e Hu Han-min, col quale lavorai per coordinare le
decisioni del Partito comunista cinese e del Kuomintang. In quell’estate sorse
l’Accademia militare di Whampoa. Galen ne era il consigliere principale e
arrivarono altri consiglieri sovietici. L’intesa tra il Kuomintang e il Partito
comunista cominciò ad assumere proporzioni di largo movimento rivoluzionario
nazionale. L’inverno seguente tornai nello Hunan per riposare: a Shanghai mi ero
ammalato. Comunque nello Hunan organizzai il primo nucleo del grande
movimento contadino di quella provincia.
Fino allora non avevo valutato nella sua giusta misura l’importanza della lotta
di classe tra i contadini. Dopo i fatti del 30 maggio del 1925 e durante la grande
ondata di attività politica che ne seguì, i contadini dello Hunan erano divenuti
attivi militanti del movimento rivoluzionario. Lasciai la mia casa dove mi ero recato
per riposare e cominciai una campagna di organizzazione tra i contadini. In pochi
mesi formammo più di venti leghe contadine e io mi attirai le ire dei latifondisti
che reclamarono il mio arresto. Chao Heng-ti mi fece inseguire dalle truppe, ma
io riparai a Canton. Vi giunsi proprio quando gli studenti di Whampoa avevano
sconfitto Yang Hsi-ming, il capo militare dello Hunan e Lu Tsung-wai, capo
militare del Kwangsi. Un’atmosfera di grande ottimismo era diffusa in città e negli
ambienti del Kuomintang. Chiang Kai-shek era stato nominato comandante della
1a armata e Wang Ching-wei capo del governo in seguito alla morte di Sun Yatsen,
avvenuta a Pechino.
Divenni direttore del periodico Settimanale politico, pubblicato dalla sezione
politica del Kuomintang. Questo giornale in seguito svolse un’efficacissima
azione nell’attaccare e screditare l’ala destra del Kuomintang, capeggiata da Tai
Chi-tao. Avevo anche l’incarico di preparare i dirigenti del movimento contadino.
Organizzai a questo scopo un corso che fu seguito dai rappresentanti di ventun
province e al quale parteciparono anche studenti provenienti dalla Mongolia
interna. Poco dopo il mio arrivo a Canton divenni capo della commissione di
agitazione e propaganda del Kuomintang nonché membro aggiunto del Comitato
centrale. Lin Po-chu era allora a capo della sezione contadini del Kuomintang e
Tan Ping-shan, un altro comunista, a capo della sezione operai.
Scrivevo moltissimo e andavo assumendo responsabilità specifiche nell’organizzazione
contadina all’interno del Partito comunista. In base ai miei studi e al
mio lavoro di organizzazione dei contadini dello Hunan, scrissi due opuscoli, uno
intitolato Analisi delle classi della società cinese23, l’altro La base di classe di Chao
Heng-ti e i compiti che ci attendono. Chen Tu-hsiu attaccò le idee espresse nel
primo opuscolo dove si chiedeva una politica agraria di profonde riforme e
un’organizzazione effettiva dei contadini diretta dal partito comunista e proibì che
fosse pubblicato dagli organi centrali del partito. Il testo fu pubblicato più tardi
dal Giornale mensile dei contadini di Canton e nella rivista Gioventù cinese. Il
secondo scritto fu pubblicato nello Hunan. In quel periodo cominciai a dissentire
dalla politica opportunista di destra di Chen. Da allora ci allontanammo sempre
61
più l’uno dall’altro e la lotta tra noi raggiunse il culmine nel 1927.
Continuai a lavorare nel Kuomintang a Canton fin quasi al momento in cui
Chiang Kai-shek tentò il suo primo colpo di Stato nel marzo del 1926. Dopo la
riconciliazione tra la destra e la sinistra del Kuomintang e la riaffermazione
dell’alleanza tra comunisti e Kuomintang, mi recai a Shanghai: era la primavera
del 1926. Il secondo Congresso del Kuomintang fu tenuto nel maggio di
quell’anno, sotto la presidenza di Chiang Kai-shek. A Shanghai diressi l’ufficio
rurale del partito comunista e poi mi mandarono nello Hunan come ispettore del
movimento contadino. Intanto, sotto l’insegna del fronte unito del Kuomintang
e del Partito comunista iniziò, nell’autunno del 1926, la storica Spedizione al nord.
Nello Hunan esaminai le organizzazioni contadine e la situazione politica di
cinque distretti (Changsha, Liling, Hsiangtan, Hungshan e Hsianghsiang). Dopo
questa ispezione feci un rapporto al Comitato centrale raccomandando che si
adottasse al più presto una nuova linea politica verso i contadini24. Al principio
della primavera successiva, quando andai a Wuhan, si tenne un congresso
interprovinciale di contadini. Fui presente e discussi la mia tesi che prospettava
una completa ripartizione della terra. A questo congresso presero parte, tra gli
altri, Peng Pai, Fang Chih-min e due comunisti russi, York e Volen. Venne stabilito
di presentare al quinto Congresso del partito comunista una mozione nella quale
si adottava la mia proposta. Il Comitato centrale la respinse.
Quando nel maggio del 1927 fu convocato a Wuhan il quinto Congresso, il
partito era ancora dominato da Chen Tu-hsiu. Benché Chiang Kai-shek avesse già
assunto la direzione della controrivoluzione e avesse già attaccato il partito
comunista a Shanghai e a Nanchino, Chen era ancora del parere che si dovesse
agire con moderazione e che si potessero fare delle concessioni al Kuomintang
di Wuhan. Scavalcando ogni opposizione, seguì una linea politica di destra
piccolo-borghese e opportunista. Non ero per niente soddisfatto della politica del
partito, specialmente verso il movimento contadino. Oggi penso che se il
movimento contadino fosse stato allora meglio organizzato e armato per una lotta
di classe contro i proprietari terrieri, i soviet avrebbero avuto uno sviluppo molto
più rapido e più potente in tutto il paese.
Ma Chen Tu-hsiu prese una posizione nettamente sfavorevole. Non capiva la
funzione della partecipazione dei contadini alla rivoluzione e sottovalutò
completamente l’apporto che potevano dare in quel momento. Di conseguenza
il quinto Congresso, che si tenne alla vigilia della crisi della grande rivoluzione,
non seppe varare un adeguato programma per la questione della terra. Le mie
richieste di una rapida intensificazione della lotta nelle campagne non vennero
tenute in nessuna considerazione, anzi il Comitato centrale, dominato anch’esso
da Chen Tu-hsiu, rifiutò addirittura di prenderle in esame. Il congresso liquidò il
problema della terra limitandosi a definire “latifondista” ogni “contadino che
possedesse più di 500 mu di terra”: era una base del tutto insufficiente e inadatta
a sviluppare la lotta di classe e che non teneva in nessun conto il carattere
peculiare dell’economia agraria in Cina. Dopo il congresso fu costituita tuttavia
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
62
una Unione dei contadini di tutta la Cina e io ne divenni presidente.
Verso la primavera del 1927 il movimento contadino dello Hupeh, del Kiangsi,
del Fukien e specialmente quello dello Hunan, era stato particolarmente attivo
nonostante l’atteggiamento tiepido del Partito comunista e l’aperta ostilità del
Kuomintang. Gli alti funzionari e i comandanti d’armata cominciarono a chiedere
che l’Unione venisse soppressa perché, secondo loro, si trattava di una “unione
di vagabondi” che agiva sconsideratamente e che poneva richieste eccessive.
Chen Tu-hsiu mi aveva allontanato dallo Hunan, perché mi riteneva responsabile
di certi episodi verificatisi in quella regione e perché era sempre accanitamente
ostile alle mie idee.
Intanto, in aprile, tanto a Pechino quanto a Shanghai era cominciato il movimento
controrivoluzionario e, per ordine di Chiang Kai-shek, era stato compiuto un
massacro generale dei lavoratori organizzati. Le stesse misure venivano prese a
Canton. Il 21 maggio scoppiò nello Hunan la rivolta di Hsu Ko-hsiang. Molti contadini
e operai furono assassinati dai reazionari. Poco dopo la “sinistra del Kuomintang”
a Wuhan annullò l’accordo con i comunisti e li espulse dal Kuomintang e dal suo
governo che tuttavia aveva ormai i giorni contati.
Molti dirigenti comunisti ricevettero ordine dal partito di lasciare il paese, di recarsi
nell’Unione Sovietica o a Shanghai o comunque in luoghi sicuri. A me fu ordinato
di andare nello Szechwan. Riuscii a persuadere Chen Tu-hsiu a cambiare la mia
destinazione e a mandarmi nello Hunan come segretario del Comitato provinciale.
Dopo dieci giorni, però, Chen mi ordinò di tornare indietro in gran fretta,
accusandomi di aver organizzato una sommossa contro Tang Sheng-chih, allora
comandante a Wuhan. La situazione del partito era caotica. Quasi tutti erano contrari
alla direzione di Chen Tu-hsiu e alla sua linea opportunista. La fine della
collaborazione con il regime di Wuhan provocò poco dopo la caduta di tale regime.
IL MOVIMENTO SOVIETICO
Il primo agosto 1927, la 20a armata, sotto il comando di Ho Lung e di Yeh Ting
e con la cooperazione di Chu Teh, capeggiò la storica insurrezione di Nanchang:
furono così gettate le basi del futuro Esercito rosso. La settimana seguente, il 7
agosto, una riunione straordinaria del Comitato centrale del partito esonerò Chen
Tu-hsiu dalla carica di segretario. Io ero membro dell’Ufficio politico del partito
sin dal terzo Congresso di Canton del 1924 ed ebbi una parte attiva in questa
decisione e, tra gli altri dieci presenti, fui sostenuto da Tsai Ho-sheng, Peng Kungta
e Chu Chiu-pai. Il partito adottò una nuova linea e si dovette momentaneamente
abbandonare ogni speranza di collaborazione col Kuomintang perché esso era
ormai definitivamente divenuto uno strumento dell’imperialismo e non era in
grado di condurre a buon fine le responsabilità di una rivoluzione democratica.
Cominciò allora la lunga lotta aperta per la conquista del potere.
Fui mandato a Changsha per organizzare il movimento noto più tardi sotto il
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nome di Insurrezione del raccolto d’autunno. Il programma di questo movimento
chiedeva che si realizzassero cinque punti:
1. separazione assoluta dell’organizzazione provinciale del nostro partito dal
Kuomintang,
2. organizzazione di un esercito rivoluzionario di operai e contadini,
3. confisca delle terre dei proprietari non coltivatori, anche se la proprietà era
piccola o media,
4. instaurazione del potere del Partito comunista nello Hunan, indipendente dal
Kuomintang,
5. organizzazione dei soviet.
L’internazionale comunista non approvava allora il quinto punto e solo più tardi
fece dei soviet la propria parola d’ordine.
In settembre eravamo già riusciti a organizzare un vasto movimento insurrezionale
attraverso le leghe contadine dello Hunan. Vennero così costituite le prime
unità di un esercito di operai e contadini. Le reclute di questo esercito provenivano
da tre fonti principali: i contadini, i minatori delle miniere di Hanyang e le truppe
che si erano ribellate al Kuomintang. Questa prima forza militare della rivoluzione
fu chiamata 1a divisione della 1a armata degli operai e dei contadini. Il primo
reggimento era formato da minatori di Hanyang, il secondo dalle guardie
contadine di Pingkiang, di Liuyang, di Liling e di altri due distretti dello Hunan,
il terzo da una parte della guarnigione di Wuhan che si era ribellata a Wang Chingwei.
Questo esercito era organizzato con l’approvazione del Comitato provinciale
dello Hunan, ma il programma generale di tale Comitato e l’organizzazione del
nostro esercito incontravano l’opposizione del Comitato centrale del partito che
sembrava aver adottato una politica di temporeggiamento piuttosto che di attiva
opposizione.
Mentre procedevo all’organizzazione dell’esercito e facevo la spola tra i minatori
di Hanyang e le guardie contadine, fui catturato da alcuni min tuan25 che
lavoravano per il Kuomintang. L’azione terroristica del Kuomintang era in quel
momento al culmine e gli individui sospetti di comunismo venivano fucilati a
centinaia. C’era l’ordine di portarmi immediatamente al comando min tuan e di
fucilarmi. Mi feci prestare alcune decine di yuan da un compagno e tentai di
corrompere la scorta. I soldati semplici erano mercenari e non avevano nessun
interesse a sopprimermi; avevano perciò già acconsentito a liberarmi quando
l’ufficiale incaricato rifiutò di avallare la cosa. Decisi allora di tentare la fuga; non
ebbi occasione di svignarmela finché arrivammo a circa 200 metri dal comando
dei min tuan. A questo punto mi svincolai e scappai per i campi.
Raggiunsi una piccola altura, sovrastante uno stagno dove l’erba era molto alta
e rimasi nascosto lì fino al tramonto. I soldati m’inseguirono e obbligarono anche
alcuni contadini ad aiutarli a cercarmi. Passarono diverse volte vicino a me, tanto
vicino che avrei potuto toccarli, ma non so come non mi videro. Più volte perdetti
la speranza e pensai che mi avrebbero certamente preso. Ma alla fine, quando fu
buio, abbandonarono le ricerche. Potei finalmente uscire dal mio nascondiglio,
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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mi misi subito in cammino attraverso le montagne e viaggiai tutta la notte. Non
avevo scarpe e i miei piedi erano piuttosto malconci. Incontrai un contadino che
mi venne in aiuto, mi ospitò e mi accompagnò fino al paese vicino. Avevo 7 yuan
e li spesi per comperarmi un paio di scarpe, un ombrello e del cibo. Quando giunsi
finalmente all’accampamento della guardia contadina avevo in tasca soltanto due
soldi.
Organizzata la nuova divisione, divenni presidente del Comitato del partito per
il fronte e Yu Sha-tou, uno dei comandanti delle truppe di guarnigione a Wuhan,
assunse il comando della 1a armata. Yu era stato obbligato ad accettare tale carica
dall’atteggiamento dei suoi uomini, ma subito dopo disertò e raggiunse il
Kuomintang. Ora è al servizio di Chiang Kai-shek a Nanchino.
Il piccolo esercito che guidava le sommosse dei contadini si diresse a sud,
attraverso lo Hunan. Si aprì il cammino attraverso migliaia di soldati del
Kuomintang, combattè molte battaglie e subì molti rovesci. La disciplina era
scarsa, basso il livello di educazione politica e tra soldati e ufficiali abbondavano
gli elementi incerti. Ci furono molte diserzioni. Dopo la fuga di Yu Sha-tou,
giungemmo a Ning Kou dove l’esercito fu radicalmente riorganizzato. Cheng Hao
fu nominato comandante delle truppe superstiti, circa un reggimento, ma anche
lui più tardi tradì. Molti di quel primo gruppo però rimasero fedeli fino alla fine
e sono ancor oggi nell’Esercito rosso: uomini come Lo Yun-hui, commissario
politico del 1o corpo d’armata e Yang Lo-sou, ora uno dei comandanti dell’armata.
Quando il piccolo gruppo s’inerpicò finalmente su Chingkangshan non eravamo
più di mille.
Dato che il programma dell’Insurrezione del raccolto d’autunno non era stato
approvato dal Comitato centrale, dato anche che le perdite subite dalla 1a armata
erano state tanto gravi e dato che il movimento, almeno per chi lo giudicasse dalle
grandi città, sembrava votato al fallimento, il Comitato centrale mi ripudiò
decisamente. Venni estromesso dall’Ufficio politico e anche dal Comitato del
partito per il fronte. Persino il Comitato provinciale dello Hunan ci attaccò
chiamandoci “quelli del fucile”. Malgrado tutto noi tenemmo insieme il nostro
esercito sul Chingkangshan. Eravamo sicuri di essere sulla giusta via e lo svolgersi
degli eventi successivi ci ha dato ragione. Nuove reclute si aggiunsero a noi e la
divisione fu di nuovo al completo. Io ne divenni il comandante.
Dall’inverno del 1927 fino all’autunno del 1928, la 1a divisione ebbe la sua base
sul Chingkangshan26. Nel novembre del 1927 venne organizzato a Tsalin, al
confine dello Hunan, il primo soviet e fu eletto il primo governo sovietico. Il
presidente era Tou Tsung-ping. In questo primo soviet e in quelli che seguirono,
noi sostenemmo un programma democratico con una politica moderata, basata
su uno sviluppo lento ma regolare. Questo attirò sul Chingkangshan le recriminazioni
dei “putschisti” del partito i quali volevano una politica terroristica, con
razzie, incendi e uccisioni di latifondisti, allo scopo di abbattere il morale del
nemico. Il Comitato per il fronte della 1a armata si rifiutò di adottare questi metodi
e fu perciò bollato come “riformista” da quel gruppo di scalmanati. Io, in
65
particolare, fui attaccato per non aver praticato una politica più “radicale”.
Due ex capi banditi, abitanti nei pressi del Chingkangshan, Wang Tso e Yuan
Wen-tsai, si unirono all’Esercito rosso nell’inverno del 1927. Questo portò le
nostre forze a circa tre reggimenti. Tanto Yuan che Wang furono nominati
comandanti di reggimento: io ero comandante d’armata. Questi due uomini,
anche se un tempo erano stati dei banditi, avevano combattuto per la rivoluzione
nazionalista ed erano ora di nuovo pronti a combattere contro la reazione. Finché
io rimasi sul Chingkangshan essi si comportarono da leali comunisti e obbedirono
agli ordini del partito; ma più tardi, quando li lasciammo soli, tornarono alle loro
abitudini brigantesche. In seguito furono uccisi dai contadini che nel frattempo
si erano organizzati e sovietizzati e avevano imparato a difendersi da soli.
Nel maggio del 1928 Chu Teh arrivò sul Chingkangshan e le nostre forze si
unirono. Insieme studiammo un piano per stabilire un territorio sovietico di sei
distretti così da poter consolidare gradatamente il potere comunista nei distretti
di frontiera dello Hunan-Kiangsi-Kwangtung e da questa base espanderci su
territori più vasti. Questa strategia era in contrasto con certe direttive degli organi
dirigenti del partito i quali avevano grandiose idee di espansione rapida. Chu Teh
e io dovemmo combattere nell’Esercito stesso contro due tendenze e cioè:
marciare subito su Changsha (e lo ritenevamo “avventurismo”) e ritirarci a sud dei
confini del Kwangtung (e questo lo consideravamo “disfattismo”). I nostri obiettivi
principali, così come li vedevamo allora, erano due: dividere la terra e consolidare
i soviet. Noi volevamo armare le masse per affrettare questi avvenimenti. La nostra
politica proclamava la libertà di commercio, offriva un generoso trattamento alle
truppe nemiche fatte prigioniere e, in generale, sosteneva misure democratiche
secondo una linea moderata.
Nell’autunno del 1928 si tenne sul Chingkangshan una riunione alla quale
parteciparono i delegati dei distretti sovietici a nord del Chingkangshan. Tra i
membri del partito esistevano ancora alcune divergenze di opinione concernenti
i punti ora esposti e in questa riunione fu possibile discuterne ampiamente. Una
minoranza sosteneva che, su queste basi, il nostro avvenire era troppo limitato,
ma la maggioranza aveva fede in questa politica e, quando fu proposta una
risoluzione in cui si esprimeva la certezza che il movimento sovietico sarebbe
riuscito vittorioso, si ottenne una pronta approvazione. Tuttavia il Comitato
centrale del partito non aveva ancora sanzionato ufficialmente il movimento. Ciò
avvenne soltanto nell’inverno del 1928, quando il verbale degli atti del sesto
Congresso del Partito comunista cinese tenutosi a Mosca raggiunse il Chingkangshan.
Chu Teh e io eravamo perfettamente d’accordo con la nuova linea di condotta
approvata in questo congresso. Da quel momento scomparvero le divergenze tra
i dirigenti del partito e quelli del movimento dei soviet nei distretti rurali. Fu così
ristabilito l’accordo all’interno del partito.
Le risoluzioni del sesto Congresso riassumevano le esperienze della rivoluzione
del 1924-27, dell’insurrezione di Nanchang, di Canton e dell’Insurrezione del
raccolto d’autunno e concludevano approvando che si insistesse nello sviluppo
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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del movimento contadino. Pressappoco in quell’epoca in tutta la Cina cominciarono
a costituirsi eserciti rossi. C’erano state, durante l’inverno del 1927, le
insurrezioni dello Hupeh orientale e occidentale ed erano sorti nuovi distretti
sovietici. Ho Lung a occidente e Hsu Hai-tung a oriente formarono eserciti di
operai e di contadini. Quest’ultima zona di operazioni divenne il nucleo dei soviet
di Oyuwan dove, più tardi, andarono Hsu Hsiang-chien e Chang Kuo-tao. Fang
Chih-min e Shao Shih-ping avevano anch’essi iniziato durante quell’inverno una
serie di azioni congiunte lungo la frontiera nord-orientale del Kiangsi, confinante
con il Fukien e in quella zona si sviluppò in seguito una potente base sovietica.
Dopo il fallimento dell’insurrezione di Canton, Peng Pai aveva condotto ad
Haifeng parte delle truppe rimastegli fedeli e aveva costituito un soviet che, per
aver seguito una politica estremista, fu presto distrutto. Ma parte delle truppe si
salvarono e, guidate da Ku Ta-chen, si unirono alle forze di Chu Teh e alle mie
costituendo più tardi il nucleo della 11a armata dell’Esercito rosso.
Nella primavera del 1928 ebbe inizio l’attività partigiana a Hsingku e a Tungku
nel Kiangsi, diretta da Li Wen-lung e da Li Sao-chu. Il movimento aveva il suo
centro intorno a Kian e quei partigiani divennero più tardi il nucleo della 3a armata,
mentre il distretto divenne la sede del governo centrale della Repubblica sovietica
cinese. Nel Fukien occidentale i soviet furono fondati da Chang Ting-chen, Teng
Tzu-hui e Hu Pei-teh, che passò in seguito ai socialdemocratici.
Durante il periodo della “lotta contro l’avventurismo” sul Chingkangshan, la 1a
armata aveva stroncato due tentativi delle truppe bianche di riconquistare la
montagna. Il Chingkangshan si rivelò un eccellente bastione per un esercito
mobile quale era quello che stavamo creando. Aveva buone difese naturali e
produceva raccolti sufficienti per approvvigionare un piccolo esercito. La
montagna aveva un perimetro di 500 li e circa 80 li di diametro. Gli abitanti la
chiamavano in un altro modo, cioè Ta Hsia Wu-chin (il vero Chingkangshan è una
desolata montagna vicina): la località prendeva nome dai cinque pozzi principali
che la circondavano: ta, hsiao, shang, hsia e chung, cioè pozzo grande, piccolo,
superiore, inferiore e medio. I cinque villaggi della montagna prendevano nome
da questi pozzi.
Quando le nostre forze si unirono sul Chingkangshan, vi fu una riorganizzazione
completa: nacque la famosa 4a armata rossa e Chu Teh ne fu il comandante,
mentre io ne divenni il commissario politico. Sul Chingkangshan nell’inverno del
1928, dopo le insurrezioni e gli ammutinamenti nell’esercito di Ho Chien,
arrivarono truppe fresche che formarono la 5a armata rossa il cui comando fu
assegnato a Peng Teh-huai. Oltre a Peng vi erano Teng Ping (caduto a Tsunyi, nel
Kweichow, durante la Lunga Marcia), Huang Kou-nu (caduto nel Kiangsi nel
1931) e Tien Teh-yuan.
Con l’arrivo di tutte queste truppe la situazione sulla montagna divenne
precaria: mancavano le uniformi invernali e il cibo scarseggiava. Per mesi
vivemmo praticamente di sole zucche. I soldati avevano coniato uno “slogan” di
loro invenzione: “Morte al capitalismo, mangiamo zucche” perché per loro
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“capitalismo” significava proprietari terrieri e quindi le zucche dei proprietari
terrieri. Lasciato Peng Teh-huai sul Chingkangshan, Chu Teh riuscì a sfondare il
blocco delle truppe bianche e così, nel gennaio del 1929, finì il nostro primo
soggiorno forzato sulla montagna circondata.
La 4a armata intraprese immediatamente una campagna nella regione meridionale
del Kiangsi che ebbe esito favorevole. Stabilimmo un soviet a Tungku e lì
congiungemmo le nostre forze con le truppe rosse locali. Dividendo le forze,
procedemmo su Yungting, Shangheng e Lung Yeh e stabilimmo dei soviet in tutti
questi distretti. L’esistenza di attivi movimenti di massa prima dell’arrivo dell’Esercito
rosso assicurò il nostro successo e ci aiutò a consolidare rapidamente il potere
dei soviet. L’influenza dell’Esercito rosso, grazie al movimento dei contadini e dei
partigiani, si era estesa ora a parecchi altri distretti, ma in queste zone i comunisti
assunsero completamente il potere solo molto più tardi.
Le condizioni dell’Esercito rosso cominciarono a migliorare sia materialmente
che politicamente; ma sopravvivevano ancora molte tendenze nocive. “Il
partigianismo” per esempio; era una tendenza che si risolveva in mancanza di
disciplina, in idee estremiste sulla democrazia e in mancanza di organizzazione.
Un’altra tendenza che si dovette combattere fu il “vagabondaggio” e cioè la
mancanza di volontà di stabilirsi e affrontare i gravi compiti del governo, un amore
per il movimento in sé e per sé, per i cambiamenti, per le novità e gli avvenimenti
fortuiti. Vi erano inoltre ancora residui di vecchia mentalità militarista; molti
ufficiali maltrattavano i soldati e a volte li picchiavano lasciandosi prendere la
mano da antipatie e favoritismi.
Molte di queste debolezze furono superate dopo il nono Congresso di partito
della 4a armata rossa, svoltosi nel Fukien occidentale nel dicembre del 192927.
Furono discussi progetti di miglioramento, si appianarono molti malintesi e
vennero adottati nuovi programmi per una migliore direzione ideologica dell’Esercito
rosso. Prima di questi avvenimenti, le tendenze cui ho accennato erano
molto serie ed erano state utilizzate da una frazione trotskista del partito e da
alcuni dirigenti militari per minare la forza del movimento. Cominciò allora una
dura battaglia contro costoro: molti furono destituiti dalle cariche che occupavano
nel partito e dai posti di comando nell’esercito. Tipico fu il caso di Liu En-kung,
comandante d’armata. Era chiaro che costoro pensavano di distruggere l’Esercito
rosso trascinandolo in situazioni difficili; dopo parecchi insuccessi il loro gioco
divenne però evidentissimo. Attaccavano aspramente il nostro programma e tutto
ciò che noi patrocinavamo, ma, alla luce dei fatti, i loro errori divennero evidenti
e, un po’ alla volta, i trotskisti furono eliminati dai posti di responsabilità fino a
perdere ogni influenza dopo il congresso del Fukien.
Questo congresso aprì la via alla costituzione del potere sovietico nel Kiangsi.
L’anno dopo registrammo notevoli successi. La regione meridionale del Kiangsi
cadde quasi interamente nelle mani dell’Esercito rosso. Così nacque il nucleo della
zona sovietica centrale.
Il 7 febbraio 1930 si tenne nel Kiangsi meridionale un importante congresso
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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locale del partito per discutere il programma futuro dei soviet. Vi parteciparono
i rappresentanti locali del partito, dell’esercito e del governo. Fu discussa a lungo
la questione della politica agraria e, nella lotta contro “l’opportunismo”, furono
sconfitti coloro che si opponevano alla ripartizione della terra. Si stabilì di
effettuare la ripartizione della terra e di affrettare la formazione dei soviet. Fino
a quel momento l’Esercito rosso aveva creato solo soviet locali e distrettuali; in
questa conferenza si decise la creazione del governo sovietico provinciale del
Kiangsi. A questo nuovo programma i contadini risposero con una calda,
entusiastica adesione che ci aiutò, nei mesi che seguirono, a rendere vane le
campagne di annientamento degli eserciti del Kuomintang.
SVILUPPO DELL’ESERCITO ROSSO
I rapporti dell’Esercito rosso con le masse andarono man mano migliorando, la
disciplina aumentò e si sviluppò una nuova tecnica organizzativa. I contadini
cominciarono ovunque ad aiutare spontaneamente la rivoluzione. Sin dal tempo
del Chingkangshan, l’Esercito rosso aveva imposto ai suoi uomini tre regole
fondamentali di disciplina: pronta obbedienza agli ordini, divieto di confisca degli
averi dei contadini poveri e immediata consegna al governo dei beni confiscati
ai latifondisti perché fossero utilizzati. Dopo il congresso del 1928 cercammo di
guadagnarci ancor più le simpatie dei contadini e alle tre regole di cui sopra ne
aggiungemmo altre otto:
1. rimetti a posto tutte le porte quando lasci una casa.
2. Restituisci arrotolata la stuoia di paglia su cui hai dormito.
3. Sii cortese e gentile con la gente e aiutala quando puoi.
4. Restituisci tutti gli oggetti avuti in prestito
5. Riacquista gli oggetti che hai danneggiato.
6. Sii onesto in tutti gli scambi con i contadini.
7. Paga tutto ciò che compri.
8. Osserva l’igiene e soprattutto sistema le latrine a debita distanza dalle case.
Le ultime due disposizioni furono aggiunte da Lin Piao. Queste otto regole
furono applicate con grande successo e ancora oggi costituiscono il codice del
soldato rosso che le conosce a memoria e le ripete frequentemente. Tra i compiti
principali additati all’Esercito rosso vi furono anche questi tre:
1. combattere il nemico fino alla morte.
2. Armare le masse.
3. Trovare i fondi per alimentare la lotta.
Al principio del 1929 vennero riorganizzati nella 3a armata rossa parecchi gruppi
di partigiani guidati da Li Wen-ling e da Li Sao-chu: il comando di questa armata
venne affidato a Wang Kung-lu e Chen Yi ne fu nominato commissario politico.
In questo periodo parte dei min tuan di Chu Pei-teh si ammutinarono e si unirono
all’Esercito rosso. Furono condotti al nostro accampamento da un ufficiale, Lo
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Ping-hui, che, disilluso dal Kuomintang, desiderava combattere con l’Esercito
rosso. Attualmente è comandante della 32a armata rossa del 2° fronte. La 12a
armata rossa nacque dalla fusione dei partigiani del Fukien con nuclei delle truppe
rosse regolari; ne prese il comando Wu Chiung-hao e Tai Tsung-ling ne fu
nominato commissario politico. Wu più tardi morì in battaglia e venne sostituito
da Lo Ping-hui.
Fu allora che venne organizzato il 1o corpo d’armata, con Chu Teh comandante
in capo e io commissario politico; riuniva la 3a armata, la 4a armata comandata da
Lin Piao e la 12a armata comandata da Lo Ping-hui. La direzione politica fu affidata
a un Comando militare del quale io ero presidente. Già allora c’erano più di 10
mila uomini nel 1° corpo d’armata, organizzati in dieci divisioni. Oltre questo
corpo principale vi erano molti reggimenti locali e indipendenti, guardie rosse e
partigiani.
Oltre alla base politica del movimento, fu la tattica da noi adottata che favorì
enormemente lo sviluppo della nostra organizzazione militare. Sul Chingkangshan
erano state adottate quattro parole d’ordine che possono dare un’idea dei metodi
della guerra partigiana grazie ai quali si sviluppò l’Esercito rosso. Le parole
d’ordine erano:
1. quando il nemico avanza, noi ci ritiriamo!
2. Quando il nemico si ferma e si accampa, noi lo disturbiamo!
3. Quando il nemico cerca di evitare la battaglia, noi attacchiamo!
4. Quando il nemico si ritira, noi lo inseguiamo!
Queste frasi, che in cinese si scrivono con quattro caratteri ciascuna, furono
dapprincipio osteggiate da molti esperti militari che non approvavano quel tipo
di tattica. L’esperienza provò, invece, che la tattica era ottima dato che ogni volta
che l’Esercito rosso non la applicò subì dei rovesci. Le nostre forze erano scarse,
quelle del nemico dieci, venti volte superiori; le nostre risorse e il nostro
armamento erano limitati e non potevamo sperare nella vittoria se non combinando
astutamente la tattica della manovra e quella della guerriglia.
Il Kuomintang, invece, aveva risorse assai maggiori. La tattica caratteristica
fondamentale dell’Esercito rosso era e rimane la capacità di concentrare il
massimo delle forze durante l’attacco per poi dividerle e disperderle rapidamente.
Per far ciò è necessario evitare la guerra di posizione e concentrare tutti gli sforzi
nel prendere contatto con il grosso delle forze nemiche mentre sono in
movimento e annientarle. Così si sviluppò la capacità di manovra e il veloce,
potente “attacco rapido” dell’Esercito rosso.
Nell’espansione delle zone sovietiche, l’Esercito rosso preferiva in generale
un’azione a ondate successive o “a marea”, piuttosto che un’avanzata irregolare
a sbalzi e salti effettuata prima di aver consolidato le posizioni nei territori già
conquistati. Anche l’azione politica era prestabilita, così come lo era quella
militare e si basava su regole ricavate da anni di esperienze politiche e militari
collettive. Questa impostazione tattica fu però aspramente criticata da Li Li-san che
era favorevole al concentramento di tutte le armi nelle mani dell’Esercito rosso e
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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all’assorbimento di tutti i gruppi partigiani. Egli preferiva attaccare piuttosto che
consolidare; avanzare senza assicurarsi la ritirata, assalire clamorosamente grandi
città provocando sollevazioni e atti di estremismo. Il parere di Li Li-san dominava
allora il partito nelle zone non sovietiche ed era forte abbastanza per imporsi in
una certa misura nello stesso Esercito rosso, anche contro il parere dei suoi
comandanti sul campo. Come conseguenza si ebbero l’attacco a Changsha e
l’avanzata su Nanchang, ma l’Esercito rosso rifiutò di immobilizzare le unità
partigiane e di scoprire al nemico le proprie retrovie nel corso di queste azioni
avventate.
Nell’autunno del 1929 l’Esercito rosso avanzò nel Kiangsi settentrionale,
attaccando e occupando parecchie città e infliggendo numerose sconfitte alle
truppe del Kuomintang. Quando il 1° corpo d’armata giunse nelle vicinanze di
Nanchang, piegò bruscamente verso ovest e puntò su Changsha. In quest’azione
s’incontrò e si unì con le truppe di Peng Teh-huai. Queste truppe avevano già una
volta occupato Changsha, ma erano state obbligate a ritirarsi per evitare di venire
circondate da forze nemiche assai più numerose. Peng era stato obbligato ad
abbandonare il Chingkangshan nell’aprile del 1929 e aveva proseguito le
operazioni nel Kiangsi meridionale riuscendo ad aumentare notevolmente il
numero dei suoi soldati. Nell’aprile del 1930 Peng raggiunse Chu Teh e il grosso
delle forze dell’Esercito rosso a Juichin e, dopo una riunione, fu deciso che la 3a
armata di Peng avrebbe agito ai confini tra il Kiangsi e lo Hunan, mentre Chu Teh
e io saremmo penetrati nel Fukien. Nel giugno 1930 il 3° e il 1° corpo d’armata
ripresero contatto e sferrarono il secondo attacco su Changsha. Il 1° e il 3° corpo
d’armata si fusero nella 1a armata di combattimento della quale Chu Teh era il
comandante e io il commissario politico. Così organizzati arrivammo in vista delle
mura di Changsha.
Pressappoco in quell’epoca si costituì il Governo rivoluzionario degli operai e
dei contadini cinesi e io venni eletto presidente. L’influenza dell’Esercito rosso
nello Hunan era molto estesa, quasi come nel Kiangsi. Il mio nome era notissimo
tra i contadini dello Hunan perché era stata promessa una forte ricompensa a chi
mi avesse catturato, vivo o morto; questo valeva anche per Chu Teh e per diversi
altri dirigenti comunisti. La mia terra a Hsiangtan era stata confiscata dal
Kuomintang. Mia moglie (Kai-hui) e mia sorella (Tse-hung) e anche le mogli dei
miei due fratelli, Mao Tse-min e Mao Tse-tan, come pure mio figlio, furono tutti
arrestati da Ho Chien. Mia moglie e la mia giovane sorella furono uccise. Gli altri
vennero in seguito rilasciati. Il prestigio dell’Esercito rosso si estese fino al distretto
di Hsiangtan e al mio villaggio. Mi hanno raccontato che i contadini erano così
sicuri di vedermi tornare che un giorno, vedendo passare un aeroplano, decisero
che sopra dovevo esserci io: fecero sapere all’uomo che lavorava la mia terra che
stavo tornando per occuparmi del mio vecchio podere e sincerarmi che nessun
albero fosse stato abbattuto poiché, se ciò fosse avvenuto, avrei certamente
chiesto il risarcimento dei danni a Chiang Kai-shek.
Il secondo attacco a Changsha si risolse però in un fallimento; numerosi rinforzi
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erano stati mandati nella città, già fortemente presidiata e inoltre truppe fresche
giunsero nello Hunan in settembre per attaccare l’Esercito rosso. Durante l’assedio
ci fu un solo combattimento importante nel corso del quale l’Esercito rosso
annientò due brigate nemiche. Tuttavia non riuscì a prendere la città di Changsha
e, dopo qualche settimana, si ritirò nel Kiangsi.
Questo scacco contribuì a dimostrare l’erroneità della linea politica di Li Li-san
e salvò l’Esercito rosso da un probabile catastrofico attacco contro Wuhan che Li
pretendeva con insistenza. Compito principale dell’Esercito rosso era allora il
reclutamento di nuove truppe, la sovietizzazione delle zone rurali e, soprattutto,
il rafforzamento del potere sovietico nelle zone già controllate dall’Esercito
rosso28. Per sviluppare questo programma non era necessario attaccare Changsha,
anzi il farlo era un azzardo. Se la prima occupazione fosse stata intesa come
temporanea anziché intrapresa con l’idea di mantenere a lungo la città e stabilirvi
un nostro governo, avrebbe anche potuto avere un effetto positivo perché ebbe
enormi ripercussioni sul movimento nazionale rivoluzionario. Il tentativo di fare
di Changsha una base stabile, mentre alle spalle il potere sovietico non era ancora
consolidato, fu un errore strategico e tattico.
Li Li-san sopravvalutava la forza militare dell’Esercito rosso in quel momento e
i fattori rivoluzionari nel quadro della politica nazionale. Egli riteneva che la
rivoluzione fosse ormai vicina al successo e che in breve tempo si sarebbe
conquistato il potere in tutto il paese. Questa convinzione era incoraggiata dalla
lunga e snervante guerra civile che si svolgeva allora fra Feng Yu-hsiang e Chiang
Kai-shek e che faceva prevedere a Li Li-san sviluppi futuri assai favorevoli a noi.
Invece nell’Esercito rosso prevaleva l’opinione che il nemico si preparasse a
sferrare un grande attacco contro i soviet non appena conclusa la guerra civile:
perciò non era tempo di estremismi e di avventure che avrebbero potuto avere
effetti disastrosi. Questa nostra analisi si dimostrò interamente esatta.
Dopo i fatti dello Hunan, il ritorno dell’Esercito rosso nel Kiangsi e specialmente
dopo la presa di Kian, il “lilisanismo” nell’esercito fu sconfitto. Li, dato che la sua
linea politica si era dimostrata errata, perse ogni influenza in seno al partito.
Ciononostante, l’esercito dovette attraversare un periodo critico prima che il
“lilisanismo” venisse definitivamente liquidato. Il 3° corpo d’armata era in parte
favorevole alla politica di Li e chiedeva la sua separazione dal resto dell’esercito.
Peng Teh-huai combattè con vigore questa tendenza e riuscì a mantenere unite
e fedeli al comando supremo tutte le forze che dipendevano da lui. La 20a armata
invece, comandata da Liu Ti-tsao, si ribellò apertamente, imprigionò il presidente
del soviet del Kiangsi, arrestò parecchi ufficiali e funzionari e ci attaccò sul terreno
politico basandosi sulle teorie di Li Li-san. Questo accadde a Futien ed è noto
come Incidente di Futien. Essendo Futien vicino a Kian, allora centro dei distretti
sovietici, gli avvenimenti ebbero grande risonanza e molti credettero che la sorte
della rivoluzione dipendesse dal risultato di questa lotta. Comunque la rivolta fu
presto soffocata grazie alla lealtà della 3a armata, alla compattezza generale del
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
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partito e delle truppe rosse e all’aiuto dei contadini. Liu Ti-tsao fu arrestato e gli
altri ribelli furono disarmati e liquidati. La nostra linea fu riaffermata, il “lilisanismo”
definitivamente sconfitto e, di conseguenza, il movimento sovietico fece grandi
progressi.
Ma il governo di Nanchino, che ben comprendeva l’importanza rivoluzionaria
dei soviet nel Kiangsi, iniziò alla fine del 1930 la prima “campagna di accerchiamento
e annientamento” contro l’Esercito rosso29. Il nemico, che disponeva di oltre 100
mila uomini sotto il comando di Lu Ti-ping, accerchiò le zone rosse iniziando la
penetrazione lungo cinque direttrici.
Contro queste truppe l’Esercito rosso non poteva mobilitare, allora, più di 40
mila uomini ma, applicando intelligentemente la tattica mobile, riuscimmo ad
affrontare e superare questa prima campagna riportando numerose vittorie.
Seguendo la tattica del rapido concentramento e della rapida dispersione delle
forze, attaccammo separatamente ciascuna unità, ogni volta col massimo delle
nostre forze. Attirammo le truppe nemiche nel cuore del territorio sovietico e
contrattaccammo all’improvviso e con estrema violenza, concentrando forze
superiori a quelle del nemico, le unità isolate delle truppe del Kuomintang.
Riuscimmo così a conquistare posizioni tattiche che ci permisero di circondare
momentaneamente queste unità e capovolgere il vantaggio strategico di cui fino
allora aveva goduto il nemico grazie alla sua superiorità numerica.
Alla fine del gennaio 1931 la prima campagna terminò con la sconfitta completa
dei nostri nemici. Io penso che ciò non sarebbe stato possibile se nell’Esercito
rosso, prima dell’inizio di queste azioni, non si fossero verificate tre condizioni
e cioè: il raggruppamento del 1° e del 3° corpo d’armata sotto un unico comando
centralizzato; la liquidazione della politica di Li Li-san; infine il trionfo del partito
sulla fazione antibolscevica di Liu Ti-tsao e su altri elementi controrivoluzionari
che operavano sia nell’Esercito rosso sia nei distretti sovietici.
Dopo soli quattro mesi di intervallo, il governo di Nanchino lanciò la seconda
“campagna di accerchiamento e annientamento” sotto il comando supremo di Ho
Ying-chin, ora ministro della Guerra. Al suo comando vennero affidati 200 mila
uomini che, seguendo sette diverse direttrici, invasero le regioni rosse. La
situazione dell’Esercito rosso appariva decisamente critica. La zona su cui si
estendeva l’influenza sovietica era esigua, le risorse limitate, l’equipaggiamento
insufficiente, mentre le forze del nemico erano notevolmente superiori, sotto ogni
aspetto, a quelle dell’Esercito rosso. Per fronteggiare questa offensiva l’Esercito
rosso rimase fedele alla stessa tattica che in precedenza l’aveva portato alla
vittoria. Dopo aver attirato le colonne nemiche nel territorio sovietico, il grosso
delle nostre forze si concentrò rapidamente contro la seconda colonna nemica e
sconfisse alcuni reggimenti annullandone la capacità offensiva. Immediatamente
dopo attaccammo successivamente la terza colonna, poi la sesta, poi la settima,
sconfiggendole una dopo l’altra. La quarta colonna si ritirò senza dare battaglia
e la quinta fu parzialmente distrutta. In quindici giorni l’Esercito rosso aveva
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combattuto sei battaglie e aveva marciato per otto giorni: alla fine aveva ottenuto
una vittoria decisiva. In seguito all’annientamento o alla ritirata delle altre sei
colonne, la prima colonna comandata da Chiang Kuang-nai e da Tsai Ting-kai si
ritirò quasi senza combattere.
Un mese più tardi Chiang Kai-shek assunse il comando di un esercito di 300 mila
uomini per “lo sterminio finale dei banditi rossi”. Era coadiuvato dai suoi migliori
generali: Chen Hing-shu, Ho Ying-chin e Chu Shao-liang, ciascuno dei quali
guidava una delle principali direttrici dell’avanzata. Chiang sperava di prendere
d’assalto le zone sovietiche, “spazzando via rapidamente i banditi rossi”.
Cominciò col far marciare i suoi eserciti per 80 li al giorno, spingendosi nel cuore
dei territori sovietici. Questo fece sì che si verificassero proprio le condizioni che
permettevano all’Esercito rosso di combattere in vantaggio: assai presto si ebbe
la prova di quanto fosse sbagliata la tattica di Chiang. Con forze non superiori ai
30 mila uomini, compiendo una serie di brillanti manovre, il nostro esercito in
cinque giorni attaccò cinque diverse colonne nemiche. Nel corso della prima
battaglia l’Esercito rosso catturò molti prigionieri, grandi quantità di munizioni,
armi ed equipaggiamento. Già in settembre era chiaro che la terza campagna si
sarebbe risolta in un fallimento: in ottobre Chiang Kai-shek ritirò le sue truppe.
Per l’Esercito rosso cominciò allora un periodo relativamente tranquillo di
sviluppo pacifico. L’espansione del potere sovietico fu rapidissima. Il primo
Congresso dei soviet fu indetto l’11 dicembre del 1931 e durante questo congresso
fu istituito il governo centrale sovietico, del quale venni eletto presidente. Chu Teh
fu nominato comandante in capo dell’Esercito rosso. Nello stesso mese di
dicembre vi fu la grande rivolta di Ningtu: più di 20 mila uomini della 28a armata
del Kuomintang si ammutinarono e passarono all’Esercito rosso. I loro comandanti
erano Teng Ching-tan e Tsao Pu-shen. Tsao cadde più tardi in battaglia nel
Kiangsi, ma Teng è ancora oggi comandante del 5° corpo dell’Esercito rosso
costituito con le truppe passate dalla nostra parte durante la rivolta di Ningtu.
Fu allora che l’Esercito rosso lanciò le sue prime offensive. Nel 1932, dopo una
violenta battaglia, conquistammo Changchow, nel Fukien. Nel sud l’Esercito rosso
attaccò Chen Chi-tang e Nan Hsiang e, sul fronte di Chiang Kai-shek, prese
d’assalto Lo An, Li Chuan, Chien Ning e Tang Ning. Attaccò anche Hankow, ma
senza occuparla. Dall’ottobre del 1932 in poi, e finché non cominciò la Lunga
Marcia verso il nord-ovest, io mi dedicai quasi esclusivamente a compiti di
governo, lasciando a Chu Teh e agli altri il comando militare.
Nell’aprile 1933 cominciò la quarta “campagna di accerchiamento e annientamento”
che fu forse la più disastrosa per il governo di Nanchino. Nel primo
combattimento due divisioni vennero disarmate e i loro due comandanti caddero
nostri prigionieri. La 59a fu completamente disarmata. In questa sola battaglia
furono fatti 13 mila prigionieri a Ta Lung Ping e a Chiao Hui nel distretto di Lo
An. Fu eliminata dopo essere stata completamente disarmata anche la 11a
divisione del Kuomintang, la migliore che avesse allora Chiang Kai-shek e il suo
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comandante fu ferito gravemente. Questi scontri furono decisivi e la quarta
campagna finì poco tempo dopo. Chiang Kai-shek scrisse allora a Chen Cheng,
suo comandante di campo, che considerava questa disfatta “la più grande
umiliazione della sua vita”. Chen Cheng non era favorevole al proseguimento
della campagna; dichiarò che, secondo lui, combattere i comunisti era “un’impresa
che sarebbe durata tutta la vita”, una “condanna a vita”. Quando Chiang Kaishek
venne a saperlo, destituì Chen Cheng.
Per la sua quinta e ultima campagna, Chiang Kai-shek mobilitò quasi un milione
di uomini e adottò nuovi metodi tattici e strategici. Già nella quarta campagna
Chiang aveva seguito le raccomandazioni dei suoi consiglieri tedeschi e aveva
cominciato a usare casematte e fortificazioni. Nella quinta campagna ripose tutte
le sue speranze in questo sistema.
In quello stesso periodo noi commettemmo due gravi errori. Il primo fu di non
essere riusciti a unirci con l’armata di Tsai Ting-kai nel 1933, durante la ribellione
del Fukien. Il secondo, l’aver adottato l’erronea strategia della sola difesa,
abbandonando le nostre antiche tattiche di manovra. Fu un grave errore affrontare
le forze di Nanchino, tanto superiori, in una guerra di posizione per la quale
l’Esercito rosso non poteva far entrare in gioco né tecnicamente né moralmente
i suoi fattori di vantaggio.
Come conseguenza di questi errori e dei nuovi metodi tattici e strategici,
combinati con la superiorità numerica e tecnica delle forze del Kuomintang,
l’Esercito rosso fu costretto nel 1934 a mutare le sue condizioni di esistenza nel
Kiangsi, che stavano diventando sempre più sfavorevoli. In secondo luogo la
situazione politica nazionale determinò la decisione di spostare il teatro delle
operazioni verso il nord-ovest. In seguito all’invasione giapponese della Manciuria
e di Shanghai, il governo centrale sovietico aveva formalmente dichiarato
guerra al Giappone fin dal febbraio del 1932. Poiché le truppe del Kuomintang
bloccavano e circondavano la Cina sovietica, tale dichiarazione non aveva potuto,
naturalmente, diventare effettiva: era stata però seguita da un proclama che
invitava le forze armate della Cina a unirsi in un fronte comune per resistere
all’imperialismo giapponese. Al principio del 1933, il governo centrale sovietico
aveva annunciato che avrebbe cooperato con qualsiasi formazione militare
anticomunista purché la guerra civile e gli attacchi ai soviet e all’Esercito rosso
cessassero, fossero garantite le libertà civili e i diritti democratici delle masse e
purché il popolo venisse armato per combattere contro i giapponesi.
La quinta “campagna di accerchiamento e annientamento” era cominciata
nell’ottobre del 1933. Nel gennaio del 1934 fu convocato a Juichin, capitale della
Repubblica sovietica cinese, il secondo Congresso dei soviet di tutta la Cina dove
vennero passate in rassegna tutte le realizzazioni della rivoluzione. Io vi svolsi un
lungo rapporto. In questo congresso fu anche eletto il governo centrale sovietico,
in carica ancor oggi. Subito dopo cominciarono i preparativi per la Lunga Marcia.
Essa iniziò nell’ottobre del 1934, proprio un anno dopo che Chiang Kai-shek
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aveva lanciato la sua ultima campagna. Fu un anno duro, durante il quale si
combattè quasi continuamente, con perdite enormi da ambo le parti.
Nel gennaio del 1935, il grosso delle forze dell’Esercito rosso raggiunse Tsunyi,
nel Kweichow. Nei quattro mesi seguenti l’Esercito rosso fu costantemente in
movimento e sostenne violenti scontri e combattimenti. L’Esercito rosso, superando
infinite difficoltà, attraversò i più lunghi, profondi e infidi fiumi della Cina,
valicò i più alti e impervi passi montani, attraversò praterie deserte e contrade
abitate da aborigeni. Col freddo più intenso, sotto la più bruciante canicola, con
la pioggia, la neve e la tempesta, inseguito dagli eserciti bianchi e costretto ad
aprirsi la strada combattendo contro le truppe regolari del Kwangtung, dello
Hunan, del Kwangsi, del Kweichow, dello Yunnan, del Sikiang, dello Szechwan,
del Kansu e dello Shensi, nell’ottobre del 1935 I’Esercito rosso raggiunse
finalmente lo Shensi settentrionale e ampliò la già esistente base sovietica nel
grande nord-ovest cinese.
La vittoriosa marcia dell’Esercito rosso e il suo arrivo trionfale nel Kansu e nello
Shensi con il nerbo delle sue forze ancora intatto, fu merito innanzitutto della
giusta guida del Partito comunista cinese e in secondo luogo della grande
capacità, del coraggio, della decisione, della resistenza quasi sovrumana, dell’ardore
rivoluzionario dei quadri di base del nostro popolo sovietico. Il Partito
comunista cinese fu e sempre sarà fedele al marxismo-leninismo e continuerà la
lotta contro ogni tendenza opportunista. Questa è una delle ragioni della sua
invincibilità e da ciò deriva la certezza della sua vittoria finale.
Genesi di un comunista
Mao Tse-tung – OPERE
76
NOTE
1. I Quattro libri sono i Classici della scuola confuciana quali furono raccolti, sistemati e
in parte rielaborati dalla scolastica del periodo delle dinastie Han e Sung. Essi sono i
Dialoghi, il Libro di Mencio, La grande scienza e La dottrina del giusto mezzo.
2. Il libro Parole di avvertimento era stato scritto da Cheng Kuan-ying, uno dei primi
sostenitori dell’industrializzazione e della modernizzazione della Cina: dopo una prima
redazione del 1862 era stato riveduto e ripubblicato nel 1896, con aggiunte di altri
sostenitori delle “riforme” e presentato all’imperatore Kuang Hsu nell’ambito degli
sforzi dei “modernizzatori” per acquisire l’appoggio del giovane imperatore per quello
che fu poi lo sfortunato tentativo della “Riforma dei cento giorni” nel 1898.
3. La Ko Lao Hui (Società dei fratelli) era una delle numerose società segrete esistenti in
Cina, particolarmente forte nello Hunan, nello Hupeh, nello Kweichow e nello
Szechwan. Vedasi a questo proposito il testo Appello alla Società dei fratelli, nelle Opere
di Mao Tse-tung, vol. 4.
4. Kang Yu-wei era un intellettuale confuciano esponente del “movimento di autorafforzamento”
e partecipò alla “Riforma dei cento giorni” nel 1898. Dopo il colpo di Stato
che pose fine al tentativo riformista, visse un po’ all’estero e un po’ in Cina tramando
per la restaurazione della dinastia dei Ching.
5. Liang Chi-chao, saggista della fine della dinastia mancese dei Ching, fu uno dei capi
del movimento riformista e per questo venne esiliato. Kang Yu-wei e Liang Chi-chao
furono i “padrini” della rivoluzione del 1911.
6. Kuang Hsu (1875-1908) fu il penultimo imperatore della dinastia Ching. Appoggiò la
“Riforma dei cento giorni” nel 1898, ma venne emarginato dal colpo di Stato diretto
dall’“imperatrice vedova” Tzu Hsi (1834-1908).
7. Pu Yi (1906-1967) fu l’ultimo imperatore cinese. Incoronato ancora bambino nel 1908
e spodestato dalla rivoluzione repubblicana del 1911, collaborò con gli occupanti
giapponesi come imperatore dello stato fantoccio del Manciukuo. Processato nel 1949
dopo la liberazione, venne graziato nel 1959.
8. Si tratta del tentativo di insurrezione compiuto a Canton nel 1895 dai nazionalisti
rivoluzionari della Società per la rinascita della Cina fondata nel 1894 da Sun Yat-sen.
Il tentativo fallì sul nascere.
9. Huang Hsing (1874-1916) fu un rivoluzionario repubblicano molto noto ai suoi tempi,
soggiornò frequentemente in Giappone da dove fece varie spedizioni in Corea per
organizzare attentati e insurrezioni (1904, 1905, 1907, 1911). Dopo il 1911 fu un
esponente di spicco del gruppo dirigente repubblicano. Aveva insegnato per vari mesi
(a cavallo tra il 1903 e 1904) in una scuola di Changsha.
10. Yu Yu-jen ebbe un certo ruolo nelle turbinose lotte di corrente che sconvolsero il
Kuomintang a Chungking, quale presidente dello Yuan di controllo.
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11. La Lega unitaria dei rivoluzionari cinesi fu fondata a Tokio nel 1905 da Sun Yat-sen e
altri. E’ l’organizzazione da cui più tardi nacque il Kuomintang.
12. Scoppiata il 10 ottobre 1911, l’insurrezione di Wuhan fu l’evento che precipitò la caduta
della dinastia mancese e la proclamazione della repubblica in Cina. Quanto a Li Yuanhung,
era un dirigente militare che era stato avverso alla rivoluzione per lungo tempo.
Il fatto che fosse stato posto alla testa del regime provvisorio creato a Wuhan è un
indizio tipico delle carenze e delle contraddizione della rivoluzione del 1911. In seguito
passò presto dalla parte di Yuan Shih-Kai e gli succedette alla presidenza nel 1916, ma
fu poi scacciato da altri, soppravvenienti signori della guerra.
13. Tan Yen-kai, originario dello Hunan, era membro dell’Accademia imperiale sotto la
dinastia Ching. Prima propugnò la monarchia costituzionale, poi speculò sulla
rivoluzione del 1911. La sua posteriore adesione al Kuomintang fu il riflesso delle
contraddizioni tra i proprietari terrieri dello Hunan e i signori della guerra del nord.
14. v. nota 1, pag. 80.
15. Tang Sheng-chih (nato nel 1890) era un signore della guerra dello Hunan, subordinato
a Chao Heng-ti, ma nel 1926 costrinse questi a dimettersi da governatore dello Hunan
e ne prese il posto. Allora un altro subordinato di Chao Heng-ti, Yeh Kai-hsin si alleò
con Wu Pei-fu, della cricca del Chihli, attaccò Changsha e costrinse Tang Sheng-chih
a rifugiarsi nel sud dello Hunan. Qui egli si alleò con il governo del Kuomintang che
gli affidò il comando della 8a armata dell’esercito della Spedizione al nord. Con questa
nel luglio 1926 riprese Changsha e da qui proseguì combattendo contro le forze
congiunte di Wu Pei-fu e di Sun Chuan-fang fino a conquistare Hanyang, Hankow e
Wuchang. Tang Sheng-chih, che aveva avuto a più riprese scontri con Chiang Kai-shek
e che aveva partecipato a numerose coalizioni di generali rivoltosi, non rimase legato
al Kuomintang fino alla fine e nel 1948-49 si schierò con i generali nazionalisti che si
affiancarono ai comunisti. Partecipò alla Conferenza politica consultiva del popolo
cinese e nel 1950 divenne membro del comitato permanente di quest’ultima.
16. Il motivo della larvata ironia di Mao Tse-tung consiste nel fatto che Kiang Kang-hu
divenne poi un alto funzionario del Kuomintang e finì perfino col divenire collaborazionista
dei giapponesi: fu presidente dello Yuan di esame nel regime filogiapponese
di Wang Ching-wei a Nanchino.
17. Yang Chang-chi era un filosofo progressista le cui concezioni neoconfuciane furono
profondamente influenzate dagli studi fatti in occidente. Nel 1918 ottenne una cattedra
all’Università di Pechino. Mao Tse-tung sposò sua figlia, anch’essa rivoluzionaria, che
fu decapitata a Changsha nel 1930.
18. Tsai Yuan-pei era un intellettuale tradizionale, che militò per la causa repubblicana e,
dopo un lungo soggiorno in Germania, divenne uno dei più aperti uomini di cultura
occidentalizzati, contribuendo grandemente alla diffusione della filosofia tedesca in
Cina. Ebbe parte di rilievo nel movimento di rivoluzione culturale quale preside della
facoltà di lettere di Pechino dal 1916 in poi e rimase fino alla sua morte, nel 1940, un
militante democratico.

19. Li Li-san in seguito divenne un importante dirigente del Partito comunista cinese,
responsabile della “linea Li Li-san” che Mao Tse-tung combattè vigorosamente.
20. Entrambi questi uomini divennero poi personaggi rappresentativi della politica
culturale del Kuomintang fino all’ultimo. Fu Ssu-nien fu incluso come indipendente
nell’ultima Assemblea nazionale del regime del Kuomintang costituitasi nella Cina
continentale. Lo Chia-lung invece fu l’ultimo ambasciatore di Chiang Kai-shek in India.
21. I contributi di Mao Tse-tung a questa rivista sono pubblicati nelle Opere di Mao Tsetung,
vol. 1.
22. Per maggiori dettagli su questa società v. Opere di Mao Tse-tung, vol 1. La stessa cosa
vale per i testi scritti da Mao Tse-tung nel corso degli avvenimenti appreso menzionati
fino a tutto il periodo nazionalista compreso.
23. Nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 2.
24. Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino nello Hunan, nelle Opere di Mao Tsetung,
vol. 2.
25. I min tuan erano milizie territoriali degli agrari.
26. Per una maggiore comprensione degli avvenimenti appresso descritti, v. nelle Opere
di Mao Tse-tung vol. 2 e 3 gli scritti di Mao Tse-tung dell’epoca.
27. La Risoluzione del nono Congresso del partito del 4a corpo d’armata dell’Esercito rosso
è riportata integralmente nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 2.
28. Su questi temi vedasi gli scritti nelle Opere di Mao Tse-tung, vol. 3.
29. L’andamento delle cinque “campagne di accerchiamento e annientamento” è riassunto
e spiegato nella Risoluzione della Conferenza di Tsunyi, nelle Opere di Mao Tse-tung,
vol. 4.

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