Il complotto contro l’URSS, Dimitrov-Krupskaia-Ponomarev.-Fischer-.Ercoli, con nota introduttiva di Amedeo Curatoli

Amedeo Curatoli

Il Processo del 1936 contro Zinoviev, Kamenev e altri 15 imputati ( a cui seguiranno nel 1937 e 1938 altri due processi ai trotskisti e ai seguaci di Bucharin) svela clamorosamente, agli occhi del mondo intero, che l’opposizione politica del 1924 alla linea del Partito bolscevico da parte di costoro, si trasformò, dal 1927 in poi, in una segreta cospirazione terroristica volta alla eliminazione fisica dei dirigenti bolscevichi e all’organizzazione di atti di sabotaggio (esplosione di miniere, deragliamento di treni ecc.) che costarono la vita ad operai sovietici. Trotski dirigeva il complotto dalla sua villa protetta in Città del Messico.

Ma ancor più che nel primo processo, nei due successivi venne fuori l’aspetto davvero scellerato della cospirazione: il legame dei congiurati con la Gestapo e con i servizi segreti del Giappone fascista. Erano pronti, Zinoviev, Kamenev, Piatakov, Radek e Bucharin (insieme agli altri 49 imputati) ad aprire “il fronte interno” in caso di attacco militare all’Urss da parte delle potenze dell’Asse.

Furono processi pubblici, alla presenza della stampa mondiale, e gli imputati, tutti gli imputati, furono rei confessi. Noi tradurremo in italiano, dall’inglese e dal francese e pubblicheremo, per la prima volta nella loro versione integrale, tutti e tre i processi in tempi che speriamo relativamente brevi e li metteremo in rete.

Quello che ci preme sottolineare, in questa nota, è il voltafaccia di Togliatti sulla questione Trotski: quando si chiamava “Ercoli”, quando cioè era dirigente marxista leninista e figura di primo piano della Terza Internazionale, Togliatti usò, verso Trotski, un determinato linguaggio (addirittura eccessivamente ridondante!-i lettori potranno giudicare), ma allorquando, nella svolta dell’VIII Congresso egli sancì, in linea con la controrivoluzione kruscioviana, l’abbandono dei capisaldi del leninismo, era inevitabile che prima o poi la demonizzazione di Stalin dovesse risolversi, per “induzione” in una contrapposta riabilitazione di Trotski.

Gli Editori Riuniti, casa editrice del Pci, stamparono a cura di Luciano Gruppi, oltre 40 anni fa, un “Lenin su Trotski” in cui il curatore, eludendo accuratamente il ruolo criminale antisovietico del Trotski del 1927-1940, faceva risorgere quest’ultimo come carismatico dirigente rivoluzionario. Nadezhda Krupskaja, moglie di Lenin e dirigente del partito bolscevico, che commentò anch’essa il processo del 1936 insieme a Ercoli, inorridirebbe di fronte alla postuma riabilitazione di Trotski da parte del Pci. Questa operazione malefica e falsa Gruppi l’ha portata a termine attraverso la strumentalizzazione di scritti e lettere di Lenin accuratamente scelti, scritti che appartenevano a tutta un’altra epoca storica del trotskismo quando cioè quest’ultimo era una linea ultrasinistra e antileninista ma pur sempre una linea politica. “Se stiamo alla lettera – ebbe l’improntitudine di scrivere Gruppi nella prefazione del suddetto libro- Trotski aveva ragione nel ritenersi più vicino a Lenin di altri (cioè di Stalin, evidentemente ndr)”.

Quindi fra i revisionismi di Togliatti non solo vi è l’attiva complicità con Krusciov nella demonizzazione di Stalin, ma anche (e anche qui complice con Krusciov), la riabilitazione di una delle più orrende fugure di rinnegati anticomunisti e antisovietici.

Amedeo Curatoli

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