La politica del terremoto

pubblicata da Valter Rossi il giorno martedì 29 maggio 2012 alle ore 15.07 ·

Il proletariato rivoluzionario, i comunisti, fortunatamente hanno dalla loro le menti più avanzate che il sapere umano abbia mai prodotto. Tra loro spicca per la sua acuta lucidità quella di Friedrich Engels.  La sua visione del futuro, fondata non su una suggestione romantica, ma sul convincimento che le conoscenze scientifiche potranno fluire per il bene comune, pienamente e coerentemente, solo nelle mani del proletariato vittorioso,  suggerisce  come intendere la costruzione del socialismo e del comunismo. I nemici del marxismo (e nell’opera di Marx si deve comprendere il contributo prezioso di Engels), o quelli che del marxismo non vogliono coglierne l’essenza rivoluzionaria, sostengono che la questione del comunismo, della sua edificazione, è stata lasciata nell’indeterminatezza. Per costoro il comunismo risulterebbe un’ubbia, e perciò si può lasciare riposare nel cassetto delle buone intenzioni.

Noi siamo materialisti e dialettici, aborriamo l’idealismo, e perciò non intendiamo fantasticare, ma abbiamo chiare le linee guida su come agire per costruire la società del futuro, così come un ingegnere vede il ponte realizzato prima nella testa che sul terreno. In un’asserzione apparentemente molto semplice Engels indica come la società senza classi sarà guidata non più da politici ma da amministratori, cioè da persone che agiscono con cognizione di causa, su basi scientifiche, nell’interesse del popolo. In questa affermazione è contenuta la chiave di volta  della società socialista, proiettata verso il comunismo.

Il passaggio nodale verso questo traguardo risiede ovviamente nella presa del potere del proletariato, dell’unica classe interessata davvero alla soppressione dell’ordinamento capitalistico,  fondato sulla spietata divisione in classi e che oggi, nella sua fase di massima putrescenza,  è giunto realmente al punto di costituire una  strozzatura esiziale per lo  sviluppo delle forze sociali e produttive. Successivamente, in un arco storico più o meno lungo, all’eredità strutturale e sovrastrutturale degli sfruttatori, si sostituirà l’interesse generale della collettività. E in questa ulteriore fase avverrà il consolidamento del sapere umano come patrimonio comune, come sistema di conoscenze scientifiche messe a disposizione per le migliori condizioni possibili di vita.

Questa strada ha avuto dei brillanti riscontri nei paesi che hanno tentato la via del socialismo. Un esempio su tutti: la Russia semifeudale, con la sua rivoluzione proletaria, in qualche decennio ha fatto del sapere un vasto complesso scientifico popolare. In una situazione di minaccia esterna costante, aggredita dalle orde imperialiste  in due sanguinose tornate (1917-1923 e 1942-1945) ha dimostrato che la scienza può essere guidata nell’interesse del popolo e conseguire vittorie straordinarie.

 

In Italia la fotografia più nitida del  quadro allarmante del potere borghese è offerta dall’esecutivo guidato da un banchiere, per giunta operativo su input di interessi stranieri. Un incompetente, un ignorante assoluto delle questioni della scienza e della tecnica e del lavoro della classe operaia, un burattino super pagato che detiene le redini di un sistema allo sfascio. E’ una beffa, un insulto alla dignità e all’intelligenza che il parassitismo bancario tracci la politica socioeconomica di una nazione! Il paese è strangolato da un apparato di sfruttatori senza scrupoli, che dirottano la ricchezza nazionale verso gli istituti bancari. Meccanismi mostruosi, estratti dal malefico cilindro della borghesia usuraia, come lo SPREAD,  costringono il proletariato a dissanguarsi per alimentare la sete di profitto dei rentier. Qualcosa come 70/80 miliardi di euro vengono corrisposti solo come interessi sul debito. Un apparato ridicolo come la gerarchia cattolica, che diffonde solo ignoranza e pregiudizi, costa agli italiani altri 3 miliardi (stima in difetto). E i giovani non trovano lavoro, perché il lavoro se ne va nei paesi dove la borghesia spreme maggiori profitti, e sognano di diventare calciatori, attori o cantanti. I tecnici, i laureati,  invece pensano di trovare lavoro all’estero. Così mancano le risorse umane e materiali per occuparsi delle nostre vite, e in più arriva il terremoto, l’alluvione, la siccità, l’incendio.

 

Se il proletariato fosse al potere rivolgerebbe le sue attenzioni per mettere il territorio in sicurezza e proteggerlo da eventi naturali catastrofici, per orientare  consistenti risorse per la tutela idrogeologica di un’area che praticamente comprende l’intero paese,  per attrezzarsi adeguatamente per far fronte alle calamità naturali, per consolidare il patrimonio artistico e culturale, per stabilizzare  o ricostruire edifici civili e industriali a rischio di crollo. Invece abbiamo Monti e la sua cricca che sta devastando, assieme ai terremoti, il paese.

In queste ore drammatiche in cui migliaia di nostri cittadini sono costretti ad abbandonare le loro case in conseguenza di questo altro tragico sisma, non si può non  pensare allo schifo della Protezione Civile che ha sprecato centinaia di milioni in opere assurde, inutili, come il complesso del G8 alla Maddalena, al giro di gangster che c’è stato intorno al sisma dell’Aquila. E andando indietro nel tempo a tutti gli avvoltoi che si sono ingrassati sulle tragedie di questo tipo. In queste situazioni di drammatica emergenza dovrebbe scattare immediatamente un intervento nazionale, che metta in campo tutto il necessario per assistere le popolazioni e offrire conforto e sollievo, solidarietà e calore umano, facendo loro avvertire chiara la vicinanza di un popolo che sa muoversi come un sol uomo in queste circostanze.

La borghesia invece  ci vorrebbe tutti inebetiti,  sconvolti più dagli scandali del calcio o attratti dalle chiappe di Belen piuttosto che indignati da un sistema fallimentare sotto ogni punto di vista, incapace persino di mascherare la sua inettitudine e  incuria per la salute e la sicurezza del popolo.

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