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Un fine osservatore di quanto accade nel suo paese racconta

 
Atrocità perpetrate dal “Esercito siriano libero”
 
di Silvia Cattori
 
La disinformazione a proposito degli avvenimenti siriani è di tale consistenza che non ci si può fidare per niente di quello che dicono i giornalisti. Come hanno potuto i “grandi reporter di guerra” – Sofia Amara, Martine Laroche-Joubert, Christophe Kenck, Marc de Chalvron, Romaric Moins, Manon Loizeau, Paul Moreira, Edith Bouvier – entrati clandestinamente in Siria per recarsi a Baba Amr, in compagnia dei combattenti di un sedicente “Esercito siriano libero” (ESL), presentare come simpatici combattenti per la democrazia degli uomini che hanno commesso, secondo i nostri testimoni (*), delle atrocità contro la popolazione di Homs?
 
20/05/2012
 
Silvia Cattori: Due attentati di una potenza mai vista in Siria hanno scosso Damasco ieri, 10 maggio. Un massacro finalizzato a spingere la gente a non sostenere più Bachar El-Assad?
 
Risposta: E’ terribile! Mostruoso! Ma attentati di questo tipo non possono essere stati organizzati da Siriani! Un Siriano non fa queste cose! Sono attentati posti in essere da gente strumentalizzata, organizzata da potenze straniere. Tutti i giorni le nostre forze di sicurezza sequestrano carichi di armi e milioni di lire (moneta siriana) provenienti dal Libano.
 
Silvia Cattori: Secondo lei sono attentati commissionati dall’estero?
 
Risposta: E’ esattamente lo stesso tipo di attentato suicida cui si è ricorsi dopo l’intervento USA in Iraq. Fare il massimo di vittime. E’ lo stesso modus operandi. Adesso li mettono in esecuzione in Siria. Hanno preso di mira una strada trafficatissima alle 8 del mattino. E’ l’ora in cui la gente va al lavoro e accompagna i figli a scuola. Hanno fatto saltare una prima auto imbottita di esplosivo. Hanno atteso che la gente uscisse dalle case, accorresse da tutte le direzioni verso il luogo dell’esplosione, prima di far saltare la seconda bomba. Un camion carico di tonnellate di cemento è stato rovesciato dalla forza d’urto. Più di 400 persone sono state falciate; 55 sono morte e, tra i feriti, vi sono molti mutilati. 55 auto con a bordo semplici cittadini si sono carbonizzate, 108 completamente distrutte, altre 60 danneggiate. Dietro questi attentati c’è la mano di Israele. C’è la mano di altri servizi segreti stranieri. Vogliono spingere la Siria in una guerra continua. Questi attentati sono stati pilotati da elementi non siriani. Tutti qui pensano la stessa cosa. La Siria è minacciata dall’estero. Questi attentati sono stati pianificati da lungo tempo e non potevano essere realizzati senza dei complici a Damasco. Come avrebbero potuto due auto cariche di esplosivo entrare in Damasco senza farsi scoprire in qualcuno dei numerosi posti di blocco delle forze di sicurezza?
 
Silvia Cattori: Le sa che all’estero, sia i giornalisti che gli uomini politici, continuano a considerare l’opposizione siriana come una “rivolta popolare”. Massacro dopo massacro, continuano a trasmettere le dichiarazioni di quei siriani che attribuiscono gli attentati a Bachar El Assad. Per esempio, Valerie Crova, inviata di Radio France in Siria, ha intervistato un siriano che le ha raccontato che “dietro questi attentati ci sono i servizi segreti e il presidente”. [1] Non è un incoraggiamento agli assassini?
 
Risposta: Questa giornalista è pazza! O completamente bugiarda! Non ha visto i milioni di Siriani che sono scesi in piazza dopo l’aprile 2011 per dire: “Noi vogliamo Assad”? I Siriani qui in Siria, salvo una infima minoranza di estremisti, sono uniti dietro il loro governo. Io stesso, glielo ho detto, ero critico nei confronti del governo. Ma sostengo El Assad. I Siriani che hanno manifestato per chiedere riforme sono stati ascoltati dal governo. Abbiamo votato per una Costituzione pluralista. Abbiamo un nuovo Parlamento. Siamo liberi di criticare il governo. Perché questa giornalista non fa parlare i Siriani che, a grande maggioranza, sostengono il governo? Tutti i Siriani si oppongono a queste bande che lanciano bombe contro i poliziotti, rapiscono professori, medici, ingegneri, ufficiali di polizia. Noi qui siamo tutti convinti che se il governo di El Assad cadesse, la nostra situazione diventerebbe ancora più terribile; colerebbe ancora più sangue, e la Siria sarebbe completamente distrutta.
 
Silvia Cattori: Ma l’opposizione siriana, invitata sulle frequenze e i set televisivi, può in piena libertà dire il contrario e dare ragione a quelli che mentono e vogliono la vostra rovina. I portavoce del Consiglio nazionale siriano danno sempre ragione a questi giornalisti che vi sono ostili. L’oppositore Randa Kassir ha affermato il 10 maggio “che chi trae vantaggio da questi attentati è il regime siriano” [2]
 
Risposta: Dio e il diavolo sanno che queste atrocità non sono commesse da Siriani. Nessun Siriano onesto direbbe questo. I Siriani che, all’estero, affermano simili cose e collaborano con le Potenze straniere che vogliono spingere il nostro Paese alla guerra, sono persone molto sporche, molto corrotte. Come possono dire che è il governo che commette questi attentati, quando sono proprio le forze di sicurezza ad essere uccise, sequestrate, sgozzate, linciate? Oltre alle numerose vittime, questi attentati – che hanno sempre di mira le forze di sicurezza, edifici dei servizi speciali siriani o della gendarmeria – provocano grandi danni materiali, complicando ancora di più il compito del governo.
 
Silvia Cattori: Il suo governo non è in grado di impedire questi attentati?
 
Risposta: Questi attentati sono imprevedibili. Quelli che li preparano si confondono con la popolazione. Ci sono molti mercenari stranieri fanatici: vengono dalla Libia, dalla Giordania, dal Libano. La televisione siriana ha trasmesso le confessioni di 26 uomini – per la maggior parte Tunisini e Libici – affiliati ad AlQaida. Questo spiega tutto. L’ambasciatore siriano all’ONU, Bachar Jaafari, ha detto che tra i combattenti uccisi ci sono anche dodici stranieri. Tra cui un Francese, un Inglese e un Belga. Forze straniere cercano di seminare nel nostro paese odi confessionali. Questo noi non possiamo tollerarlo. Noi abbiamo votato tutti insieme per eleggere il Parlamento. Noi siamo uniti e legati al nostro governo. Perché all’estero non vogliono vederlo?
 
Silvia Cattori: Gli abitanti di Homs che erano fuggiti sono rientrati? Adesso sono in condizioni di sicurezza?
 
Risposta: Sì e no. Se a Baba Amr non ci sono più bande armate, in alcuni quartieri di Homs le gang continuano a sparare sulle forze di sicurezza che vogliono difendere gli abitanti. I cristiani, gli alauiti e molti mussulmani sunniti sono fuggiti in massa l’anno scorso senza portare niente con sé. Quando ritornano trovano le loro case distrutte o occupate dalla famiglie dei sunniti vicini alle gang. Mio figlio, che ha lasciato Homs un anno fa, è tornato l’altro ieri a vedere la sua casa nel quartiere di Baba Seeba. Non ha visto poliziotti nelle strade ma ha saputo che gli assassini sono sempre là; sparano tutta la notte.
 
Da un mese, centinaia di uomini, per la maggior parte giovani, talvolta accompagnati dalle famiglie, si arrendono alle autorità. In un villaggio sunnita a 13 chilometri da Homs, quattro ufficiali disertori che avevano collaborato coi mercenari di Baba Amr, si sono arresi quando il governo ha dichiarato che i disertori non sarebbero stati puniti se avessero consegnato le armi. Nel giro di non più di quattro giorni sono stati liberati.
 
Silvia Cattori: Quelli che commettono queste atrocità sono ugualmente considerati dai nostri media come i buoni “combattenti dell’esercito siriano libero” [3]!
 
Risposta: Non esiste un “esercito siriano libero”. Non c’è in Siria qualche cosa che si possa definire “esercito di liberazione”. E’ una invenzione per indicare i gruppi, finanziati dal Qatar e l’Arabia Saudita, ingrossati da qualche disertore, i cui capi si trovano in Turchia. A dimostrazione del fatto che L’ESL non è per nulla un esercito di Siriani onesti che vogliono “liberare il nostro paese” ma piuttosto di mercenari, ecco un altro esempio. L’altro giorno a Qusseir, Abdel Ghani Jawhar, un islamista libanese esperto di esplosivi (capo del gruppuscolo jihadista Fatah Al-Islam) che si era unito allo pseudo “esercito di liberazione”, è rimasto ucciso mentre maneggiava una bomba che avrebbe dovuto essere lanciata contro le nostre forze di sicurezza.
 
Noi non siamo al riparo da nessuna brutta sorpresa. L’altro ieri (9 maggio) ho visto un convoglio della Croce Rossa fermo al posto di blocco situato all’uscita del nostro villaggio. Io conosco i poliziotti, ho un figlioletto che accompagno a scuola a cui fa piacere salutarli. Ho discusso con loro e chiesto agli autisti del convoglio se avessero bisogno che facessi loro da interprete. E’ stato così che sono stato felice di sapere che questo convoglio – quattro jeep, due doppi trac e un trac ordinario – andava a consegnare dei viveri alla popolazione di Qusseir. Oggi ho appreso con grande sorpresa da una persona venuta da Qusseir che il convoglio della Croce Rossa era andato a consegnare il suo carico direttamente dove ci sono le bande che puntano le armi contro di noi. Apprendendo che la Croce Rossa è andata a portare viveri a queste bande di assassini che rapiscono, torturano, sgozzano, ero arrabbiatissimo. Vengono commesse atrocità difficili da immaginare. Le nostre terre sono a causa loro incolte.
 
Da un anno gli abitanti dei villaggi non osano più andare a coltivarle perché hanno paura dei mercenari che si nascondono nei loro frutteti per trasportare le armi. A causa di questo e delle sanzioni internazionali contro il nostro paese, i prezzi sono triplicati. Un chilo di pomodori che prima costava 15 lire, ne costa oggi 80 (6 lire = 1 dollaro USA). Nel villaggio ognuno adesso coltiva i pomodori, lattughe, melanzane nel proprio giardino. I giovani non vogliono più andare a lavorare la terra. Possono arrivare a guadagnare 500, 800, 1000 lire al giorno andando a uccidere i poliziotti. Un uomo di Qusseir, che si è arreso l’altro giorno alle autorità, ha confessato di aver guadagnato 150.000 lire per avere rapito e sgozzato sei soldati. Alcuni soldati hanno detto di aver ricevuto fino a 180.000 lire per aver disertato, e qui in Siria si tratta di una fortuna.
 
Silvia Cattori: Lei parla della CICR?
 
Risposta: Sì signora, parlo della CICR, della Croce Rossa internazionale di Ginevra. Il convoglio della CICR è andato a Qusseir a portare aiuto a quelli che puntano le armi contro le nostre forze di sicurezza, che hanno massacrato molte famiglie e costretto tanta gente a fuggire! Per questo Signora, noi Siriani, noi siamo diventati diffidenti ed abbiamo espresso spesso il nostro timore nei confronti delle organizzazioni umanitarie che chiedono di venire da noi. Abbiamo constatato che, una volta arrivati, i loro dipendenti prendono posizione a favore dei nostri avversari, redigono rapporti menzogneri, rafforzando la propaganda dei paesi che vogliono distruggere il nostro paese.
 
Silvia Cattori: Il vostro esercito ha perso migliaia di uomini. E’ in grado di resistere?
 
Risposta: Il nostro esercito resterà fortissimo. Esso non si immischia negli affari politici. Compie il suo dovere di controllare le frontiere e di difendere il paese. Quando occorre va in aiuto delle forze di polizia. Adesso circonda Homs e, se è necessario, interviene per combattere i mercenari, come a Baba Amr.
 
Silvia Cattori: Durante la nostra ultima conversazione, lei era ottimista. Con tutto quello che sta succedendo, lo è ancora?
 
Risposta: Io sarò sempre ottimista: non cambierò anche se verranno a distruggere la mia casa. Io sono fiducioso come tutti i Siriani. La Siria è bellissima in questo momento. La Siria e i suoi mandorli sono in fiore. Se non ci fossero queste bande, estranee alla Siria, che operano al di fuori della legge, vivremmo come prima in pace. Noi abbiamo sempre vissuto insieme come fratelli. Non sappiamo se quello è cristiano, o alauita o sunnita. Lo sa che un prete ha recitato la preghiera dell’Islam e un imam ha recitato il Pater Noster? Noi siamo molto uniti. Né la Francia, né gli Stati Uniti, né l’Arabia Saudita – che è dalla sua creazione il diavolo dei paesi arabi – né l’emiro del Qatar, che dopo avere assassinato il padre vorrebbe diventare il leader di tutti gli Arabi, riusciranno a realizzare i loro sinistri progetti.
 
Le persone oneste sanno che la Siria ha ragione. E a tutti quelli che ci sono ostili diciamo: Non la ferite, lasciateci vivere dignitosamente.
 
Intervista raccolta il 11 maggio 2012.
Il Siriano istruito e pacato che parla qui ha 75 anni. Vive nella provincia di Homs. Per evidenti ragioni non ne riveliamo il nome
 
Silvia Cattori
 
Traduzione a cura di OSSIN:
http://www.ossin.org/siria/homs-siria-terrorismo-alqaida-esercito-libero-siriano.html
 
[1] Valerie Crova, giornalista di Radio France commenta: “Dobbiamo uscire da Damasco (…) per incontrare un Siriano che non crede alla versione fornita dal regime”. Capite, per trovare la persona che dirà finalmente all’inviata speciale quello che i suoi superiori di Radio France vogliono sentire: “Dietro questi attentati ci sono i servizi di sicurezza e il presidente”.
 
[2] Invitata sul set della televisione svizzera romanda, TSR, il 10 maggio 2012, alla domanda faziosa rivolta dal giornalista Darius Rochebin a proposito del duplice attentato di Damasco “si fanno diverse ipotesi, islamisti manipolati e infiltrati dal regime…”, Randa Kassis, membro del Consiglio nazionale siriano, ha risposto che questo attentato “giova al regime”, da valutare se esso stesso lo abbia realizzato.
 
[3] L’Esercito libero siriano gode del sostegno economico e logistico dell’Arabia Saudita e del Qatar, del sostegno politico delle potenze membri della NATO. Secondo Le Canard enchainé del 23 novembre 2011, elementi del Servizio di azione della DGSE e il Comando delle operazioni speciali sono stati inviati in Libano e in Turchia con la missione di “costituire i primi contingenti dell’Esercito siriano libero” e di addestrare i disertori siriani alla guerriglia urbana. Due ribelli libici associati alle forze della NATO in Libia, Abdelhakim Belhadj e Mahdi al-Harati, sono stati fotografati coi ribelli in Siria.
 www.silviacattori.net/article3269.html

 www.resistenze.org – popoli resistenti – siria – 30-05-12 – n. 411
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