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*********LE PRIME CONCLUSIONI DEL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA GIUDIZIARIA INCARICATA DI INDAGARE SUL MASSACRO DI HOULA ***************
*TG 24 Siria
Le prime conclusioni del rapporto della Commissione d’Inchiesta Giudiziaria incaricata di indagare sul massacro di Houla hanno confermato che tutte le vittime della strage appartenevano a famiglie pacifiche che si erano rifiutate di opporsi allo Stato, non avevano mai partecipato a manifestazioni né avevano mai portato armi, e si erano trovate in netto disaccordo con i gruppi terroristici armati. Il rapporto ha evidenziato che le vittime sono state uccise da armi da fuoco a distanza ravvicinata e da armi da taglio e non tramite operazioni di artiglieria. Le prime conclusioni hanno altresì mostrato che i gruppi terroristici armati che si erano riuniti a Houla hanno eliminato le povere vittime durante un attacco contro le forze dell’ordine, le quali non hanno avuto accesso nella località in cui si è compiuta l’efferata strage, evidenziando inoltre che molti corpi appartengono ai terroristi che sono rimasti uccisi negli scontri con le forze dell’ordine, e che sono stati volutamente trasportati nel luogo del massacro per essere filmati.
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Il Presidente della Commissione d’Inchiesta, Jamal Suleiman, ha chiarito che 5 punti delle Forze dell’Ordine erano disposti nella zona di Houla e che l’obiettivo dell’operazione armata era l’eliminazione totale della presenza dello Stato nella regione, per convertirla in una zona libera dal controllo statale. Suleiman ha aggiunto che i gruppi terroristici che provenivano da fuori del villaggio hanno proceduto in modo simultaneo all’eliminazione delle famiglie pacifiche, nello stesso momento in cui era in corso l’attacco alle Forze dell’Ordine. Il luogo in cui si è compiuto il massacro rientra in un’area abitata da gruppi terroristici armati e mai penetrata dagli agenti delle Forze dell’Ordine né prima né dopo la strage, essendo lontana dal luogo in cui si trovano i check point delle forze dell’ordine.
Suleiman ha affermato che le informazioni preliminari confermano che i gruppi terroristici avevano installato attorno al perimetro del villaggio di Teldo cinque mortai per colpire le Forze dell’Ordine in caso queste fossero entrate nel villaggio.
Si fa presente che molte vittime sono bambini e che uccidere bambini non rientra negli scopi degli agenti delle Forze dell’Ordine e dello Stato, ma rientra piuttosto nello scopo dei gruppi terroristici armati, che mirano ad alimentare la sedizione, esacerbare i dissidi e minare l’unità nazionale, il che è assolutamente contro l’interesse dello Stato e dell’esercito.
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Il Presidente della Commissione d’Inchiesta ha segnalato che i controlli e i rilievi preliminari entro la zona suddetta hanno mostrato che tutte le vittime della strage appartenevano a famiglie pacifiche che si erano rifiutate di opporsi allo Stato, non avevano mai partecipato a manifestazioni né avevano mai portato armi, e che si erano trovate in netto disaccordo con i gruppi terroristici armati, il che conferma la presenza dell’interesse e dello scopo di questi gruppi terroristici nel compiere l’eccidio per provocare deliberatamente l’intervento umanitario e militare contro il Paese, di qualsiasi tipo esso sia, e nell’evitare che la ragionevolezza – che antepone la sicurezza e la stabilità del Paese a qualsiasi altra cosa- possa contagiare terzi, minando la trama dei terroristi.
L’obiettivo primario della strage erano i famigliari di un membro del Parlamento, Abdul Mutu’ti Mashlab, di cui i gruppi terroristi volevano vendicarsi, il che che è stato eseguito prima che le cose prendessero un’altra piega e si compisse lo sterminio di altre famiglie.
Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri siriano, Jihad Maqdissi, ha affermato che il rapporto pubblicato tre giorni dopo la strage è solo preliminare e non definitivo e che l’inchiesta non è terminata perche la strage è di proporzioni immani e dai risvolti politici e penali e riguarda la presenza di uomini armati nella zona, aggiungendo che “l’obiettivo delle stragi è creare sedizione, ma il tessuto siriano rigetta categoricamente l’idea del conflitto etnico”.
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