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Stalin, Opere Complete, vol. 4, Edizioni Rinascita- 1955,
 
La Rivoluzione d’Ottobre e la questione nazionale
 
La questione nazionale non può essere considerata come un problema a sè stante, posto una volta per sempre. Essendo soltanto una parte della questione generale della trasformazione dell’ordine esistente, la questione nazionale è interamente determinata dalle condizioni dell’ambiente sociale, dal carattere del potere nel paese e, in generale, da tutto il processo di sviluppo della società. Ciò appare in maniera particolarmente evidente nel periodo della rivoluzione in Russia, quando la questione nazionale e il movimento nazionale nelle regioni periferiche della Russia mutano rapidamente e manifestamente il loro contenuto in rapporto con l’andamento e l’esito della rivoluzione.
 
I
 
La rivoluzione di febbraio e la questione nazionale
 
Nell’epoca della rivoluzione borghese in Russia (febbraio 1917) il movimento nazionale nelle regioni periferiche aveva il carattere di un movimento di liberazione borghese. Le nazionalità della Russia, da secoli oppresse e sfruttate dall’«antico regime», per la prima volta ebbero la sensazione della loro forza e si lanciarono nella lotta contro gli oppressori. «Liquidazione dell’oppressione nazionale» era la parola d’ordine del movimento. In un baleno nelle regioni periferiche della Russia si moltiplicarono le istituzioni «nazionali». Alla testa del movimento si posero gli intellettuali democratici borghesi delle varie nazioni. I «soviet nazionali» nella Lettonia, nella regione estone, nella Lituania, in Georgia, in Armenia, nell’Azerbaigian, nel Caucaso settentrionale, nella Kirghisia e nel medio Volga; la «Rada» in Ucraina ed in Bielorussia; lo «Statul-zarii» in Bessarabia; il «Kurultai» in Crimea e in Basckiria; il «governo autonomo» nel Turkestan, queste erano le istituzioni «nazionali» attorno alle quali la borghesia nazionale raccoglieva le forze. Si trattava di liberarsi dallo zarismo, «causa fondamentale» dell’oppressione nazionale, e di formare degli stati nazionali borghesi. Il diritto delle nazioni all’autodecisione veniva interpretato come il diritto della borghesia nazionale delle regioni periferiche a prendere il potere sulle sue mani e ad utilizzare la rivoluzione di febbraio per formare un «proprio» stato nazionale. L’ulteriore sviluppo della rivoluzione non entrava, non poteva entrare nei calcoli delle istituzioni borghesi sopra citate. Si perdeva inoltre di vista che allo zarismo si andava sostituendo l’imperialismo nudo e crudo, privo della maschera e che proprio questo imperialismo era il nemico più forte e più pericoloso delle nazionalità, e costituiva la base di una nuova oppressione nazionale.
 
L’abbattimento dello zarismo e l’ascesa al potere della borghesia non portarono tuttavia alla distruzione dell’oppressione nazionale. La vecchia, brutale forma di oppressione nazionale si mutò in una forma nuova, più raffinata, ma non perciò meno pericolosa. Il governo di Lvov, Miliukov e Kerenski non solo non abbandonò la politica dell’oppressione nazionale, ma organizzò nuovi attacchi contro la Finlandia (scioglimento della Dieta nell’estate del 1917) e contro l’Ucraina (scioglimento delle istituzioni culturali). Inoltre questo governo, per sua natura imperialista, invitò la popolazione a proseguire la guerra, mirando alla conquista di nuovi territori, di nuove colonie e nazionalità. A ciò lo spingeva non soltanto l’intima natura dell’imperialismo, ma anche la presenza in Occidente di vecchi stati imperialistici, che tendevano irresistibilmente a sottomettere nuovi territori e nuove nazionalità, e minacciavano di restringere la sua sfera di influenza. La lotta degli stati imperialisti per la sottomissione delle piccole nazionalità, condizione per l’esistenza di questi stati: questo fu il quadro che apparve nel corso della guerra imperialista. L’abbattimento dello zarismo e l’entrata in scena del governo Miliukov-Kerenski non apportarono proprio alcun miglioramento a questo brutto quadro. Naturalmente nella misura in cui le istituzioni «nazionali» delle regioni periferiche mostravano tendenze all’autonomia statale, esse urtavano contro l’insormontabile resistenza del governo imperialista della Russia. Invece, nella misura in cui esse, sanzionando il potere della borghesia nazionale, rimasero sorde agli interessi fondamentali dei «loro» operai e dei contadini, suscitarono in questi ultimi lamentele e malcontenti. I cosiddetti «reggimenti nazionali» non fecero altro che versare olio sul fuoco: contro la minaccia che veniva dall’alto, essi erano impotenti, mentre non facevano che accentuare e aggravare la minaccia che veniva dal basso. Le istituzioni «nazionali» rimasero senza difesa sia contro i colpi dall’esterno, che contro le esplosioni dall’interno. Gli stati borghesi nazionali allora sorti, non riuscendo a consolidarsi, cominciarono a dissolversi.
 
In tal modo la vecchia interpretazione democratica borghese del principio dell’autodecisione si trasformò in una finzione e perse il suo significato rivoluzionario. Era evidente che in queste condizioni non si poteva neppure pensare di distruggere l’oppressione nazionale e dì istituire l’autonomia per i piccoli stati nazionali. Evidentemente la liberazione delle masse lavoratrici delle nazionalità oppresse e la distruzione dell’oppressione nazionale non si potevano concepire senza la rottura con l’imperialismo, l’abbattimento della «propria» borghesia nazionale e l’assunzione del potere da parte delle stesse masse lavoratrici.
Ciò fu particolarmente chiaro dopo la Rivoluzione d’Ottobre.
 
II
 
La Rivoluzione d’Ottobre e la questione nazionale
 
La rivoluzione di febbraio celava nel suo seno delle contraddizioni interne inconciliabili. La rivoluzione era stata compiuta grazie agli sforzi degli operai e dei contadini (soldati), eppure, in conseguenza della rivoluzione, il potere era passato non agli operai e ai contadini, ma alla borghesia. Facendo la rivoluzione, gli operai e i contadini volevano farla finita con la guerra ed ottenere la pace.
 
Invece la borghesia, dopo esser salita al potere, tentava di sfruttare il fervore rivoluzionario delle masse per prolungare la guerra, contro la pace. Il disordine economico esistente nel paese e la crisi alimentare imponevano l’espropriazione del capitale e delle imprese industriali a vantaggio degli operai, la confisca delle terre dei grandi proprietari a vantaggio dei contadini, mentre il governo borghese di Miliukov e di Kerenski difendeva gli interessi dei grossi proprietari fondiari e dei capitalisti, proteggendo decisamente questi ultimi dagli attacchi degli operai e dei contadini. Questa fu dunque una rivoluzione borghese, fatta dagli operai e dai contadini a vantaggio degli sfruttatori.
 
Frattanto il paese continuava a gemere sotto il peso della guerra imperialista, del disastro economico e dell’anarchia negli approvvigionamenti. Il fronte si sfasciava e si dissolveva. Le fabbriche e le officine cessavano ogni attività. Nel paese aumentava la fame. La rivoluzione di febbraio, con le sue contraddizioni interne, appariva evidentemente insufficiente per la «salvezza del paese». Il governo Miliukov-Kerenski appariva evidentemente incapace di risolvere le questioni fondamentali della rivoluzione.
 
Occorreva una nuova rivoluzione, socialista, che facesse uscire il paese dal vicolo cieco della guerra imperialista e del caos economico.
Questa rivoluzione fu la Rivoluzione d’Ottobre.
 
Abbattendo il potere dei grandi proprietari terrieri e della borghesia e mettendo al suo posto il governo degli operai e dei contadini, la Rivoluzione d’Ottobre con un sol colpo risolse le contraddizioni di quella di febbraio. L’annientamento dell’onnipotenza dei grandi proprietari terrieri e dei kulak e la cessione della terra in godimento alle masse lavoratrici della campagna; l’espropriazione delle fabbriche e delle officine, che venivano affidate alla direzione degli operai; la rottura con l’imperialismo e la liquidazione della guerra di rapina; la pubblicazione degli accordi segreti e lo smascheramento della politica di conquista dei territori altrui; infine la proclamazione dell’autodecisione delle masse lavoratrici dei popoli soggiogati ed il riconoscimento dell’indipendenza della Finlandia, queste furono le misure fondamentali adottate dal potere sovietico all’inizio della rivoluzione sovietica.
Questa fu una rivoluzione effettivamente socialista.
 
La rivoluzione, iniziata nel centro, non poteva restare a lungo limitata entro l’ambito del suo ristretto territorio. Avendo vinto nel centro, essa doveva inevitabilmente diffondersi nelle zone periferiche. Ed effettivamente l’ondata rivoluzionaria che proveniva dal nord, fin dai primi giorni della rivoluzione si riversò in tutta la Russia, invadendo le regioni una dopo l’altra. Ma qui essa urtò contro un argine rappresentato dai «soviet nazionali» e dai «governi» regionali che si erano formati già prima dell’Ottobre (Don, Kuban, Siberia). Questi «governi nazionali» non volevano neppur sentir parlare di rivoluzione socialista. Borghesi per loro natura, essi non volevano affatto distruggere il vecchio regime borghese; al contrario stimavano loro dovere conservarlo e consolidarlo con tutte le loro forze. Imperialisti nella loro essenza, essi non volevano affatto rompere con l’imperialismo; al contrario non furono mai alieni dall’invadere e soggiogare pezzi e pezzetti di territori di nazionalità «straniere» ogni volta che se ne presentò la possibilità. Non c’è niente di strano nel fatto che i «governi nazionali» delle regioni periferiche dichiarassero guerra al governo socialista del centro. Una volta dichiarata la guerra, essi naturalmente divennero focolai della reazione, e raccolsero attorno a sé tutte le forze controrivoluzionarie della Russia. Per nessuno è un segreto che là, in quei focolai, si rifugiarono tutti i controrivoluzionari scappati dalla Russia, che là, attorno a quei focolai, essi costituirono i reggimenti «nazionali» delle guardie bianche.
 
Ma oltre ai governi «nazionali», nelle regioni periferiche esistono anche operai e contadini. Organizzati nei loro soviet dei deputati rivoluzionari secondo il modello dei soviet dei deputati del centro della Russia già prima della Rivoluzione di Ottobre, essi non ruppero mai i legami con i loro fratelli del nord. Anch’essi lottarono per vincere la borghesia, anch’essi si batterono per il trionfo del socialismo. Non c’è da meravigliarsi se il loro conflitto con i «loro» governi nazionali si acuiva di giorno in giorno. La Rivoluzione d’Ottobre non fece altro che consolidare l’unione degli operai e dei contadini delle zone periferiche con gli operai e i contadini della Russia, infondendo in loro la fede nel trionfo del socialismo. La guerra dei «governi nazionali» contro il potere sovietico provocò un conflitto delle masse nazionali con questi «governi», conflitto che arrivò fino alla completa rottura con essi, fino alla rivolta aperta.
 
In tal modo si formò l’unione socialista degli operai e dei contadini di tutta la Russia contro l’unione controrivoluzionaria dei «governi» nazionali borghesi delle regioni periferiche della Russia.
 
Certe persone presentano la lotta dei «governi» periferici come una lotta per la liberazione nazionale contro lo «spietato centralismo» del potere sovietico. Ma questo non è affatto vero. Nessun potere al mondo ha mai ammesso una decentralizzazione così ampia, nessun governo al mondo ha mai concesso ai popoli una libertà nazionale così piena come il potere sovietico in Russia. La lotta dei «governi» periferici è stata e rimane una lotta della controrivoluzione borghese contro il socialismo. Soltanto per trarre in inganno le masse viene adoperata la bandiera nazionale come bandiera di popolo atta a coprire i propositi controrivoluzionari della borghesia nazionale.
 
Ma la lotta dei «governi» «nazionali» e regionali apparve una lotta impari. Attaccati da due parti, dal di fuori dal potere sovietico della Russia, e dal di dentro dai «loro» operai e contadini, i «governi nazionali» dovettero ritirarsi dopo i primi combattimenti. La rivolta degli operai e dei torpari (1) finnici e la fuga del «Senato» borghese; la rivolta degli operai e dei contadini ucraini e la fuga della «Rada» borghese; la rivolta degli operai e dei contadini sul Don, nel Kuban, in Siberia ed il fallimento di Kaledin, di Kornilov e del «governo» siberiano; la rivolta dei poveri del Turkestan e la fuga del «governo autonomo»; la rivolta agraria nel Caucaso e la completa impotenza dei «soviet nazionali» della Georgia, dell’Armenia e dell’Azerbaigian, sono fatti noti a tutti, che hanno mostrato l’assoluta mancanza di legame dei «governi» regionali con le «loro» masse lavoratrici. I «governi nazionali», sbaragliati, furono «costretti» a chiedere aiuto contro i «loro» operai e contadini agli imperialisti dell’Occidente, ai secolari oppressori e sfruttatori delle nazionalità di tutto il mondo.
 
Solo allora divenne per tutti evidente che la borghesia nazionale non aspira a liberare il «suo popolo» dal giogo nazionale, ma mira a trarre da esso profitti, a conservare i propri privilegi ed i propri capitali.
 
Solo allora fu chiaro che la liberazione delle nazionalità oppresse non è pensabile senza la rottura con l’imperialismo, senza l’abbattimento della borghesia delle nazionalità soggiogate, senza il passaggio del potere nelle mani delle masse lavoratrici di queste nazionalità.
 
In tal modo la vecchia concezione borghese del principio dell’autodecisione insieme alla parola d’ordine «Tutto il potere alla borghesia nazionale», venne smascherata ed eliminata dal corso stesso della rivoluzione. La concezione socialista del principio dell’autodecisione, secondo la parola d’ordine «Tutto il potere alle masse lavoratrici delle nazionalità oppresse», ricevette tutti i diritti e le possibilità di essere applicata.
 
In tal modo la Rivoluzione d’Ottobre, ponendo termine all’antico movimento di liberazione nazionale borghese, aprì l’era del nuovo movimento socialista degli operai e dei contadini delle nazionalità oppresse, diretto contro qualsiasi oppressione, anche contro quella nazionale, contro il potere della borghesia «propria» ed altrui, contro l’imperialismo in generale.
 
III
 
Il significato mondiale della Rivoluzione d’Ottobre
 
Avendo vinto nel centro della Russia ed essendo penetrata in una serie di regioni periferiche, la Rivoluzione d’Ottobre non poteva rimanere entro i confini territoriali della Russia. Nell’atmosfera della guerra imperialista mondiale e del generale malcontento dei ceti inferiori essa non poteva non diffondersi nei paesi vicini. La rottura con l’imperialismo e la liberazione della Russia dalla guerra di rapina; la pubblicazione degli accordi segreti e la solenne rinuncia alla politica di conquista dei territori stranieri; la proclamazione della libertà nazionale ed il riconoscimento dell’indipendenza della Finlandia; la proclamazione della Russia «Federazione delle repubbliche nazionali sovietiche» e l’appello lanciato dal potere sovietico al mondo per una decisa lotta contro l’imperialismo, tutto ciò non poteva non avere una notevole influenza sull’Oriente soggiogato e sull’Occidente sanguinante.
 
E, effettivamente, la Rivoluzione d’Ottobre è stata la prima rivoluzione al mondo che abbia rotto il secolare letargo delle masse lavoratrici dei popoli oppressi dell’Oriente e le abbia spinte alla lotta contro l’imperialismo mondiale. La formazione dei soviet degli operai e dei contadini nella Persia, nella Cina e nell’India sul modello di quelli della Russia ne è una prova abbastanza convincente.
 
La Rivoluzione d’Ottobre è la prima rivoluzione al mondo che abbia servito di vivo esempio di salvezza per gli operai ed i soldati dell’Occidente e li abbia indirizzati sul cammino della effettiva liberazione dal giogo della guerra e dell’imperialismo. L’insurrezione degli operai e dei soldati nell’Austria-Ungheria e nella Germania, la formazione dei consigli dei deputati operai e soldati, la lotta rivoluzionaria contro l’oppressione nazionale condotta dai popoli privi di pieni diritti dell’Austria-Ungheria lo provano in modo abbastanza evidente.
 
Non ha alcuna importanza il fatto che la lotta in Oriente ed anche quella in Occidente non siano riuscite ancora a liberarsi da alcune caratteristiche borghesi nazionalistiche, fatto si è che la lotta contro l’imperialismo è iniziata, che essa continua e che necessariamente giungerà alla sua logica conclusione.
 
L’intervento straniero e la politica di occupazione degli imperialisti «esteri» non fanno altro che acutizzare la crisi rivoluzionaria, spronando alla lotta nuovi popoli ed ampliando la sfera delle lotte rivoluzionarie contro l’imperialismo.
 
In tal modo la Rivoluzione d’Ottobre, stabilendo un legame tra i popoli dell’Oriente arretrato e quelli dell’Occidente progredito, spinge questi popoli nel comune campo della lotta contro l’imperialismo.
 
In tal modo la questione nazionale, da questione particolare della lotta contro l’oppressione nazionale, si sviluppa fino a divenire la questione generale della liberazione delle nazioni, delle colonie e delle semicolonie dall’imperialismo.
 
Il peccato mortale della II Internazionale e del suo capo, Kautsky, consiste, tra l’altro, nel fatto che essi scivolarono sempre nella concezione borghese del problema dell’autodecisione nazionale e, non comprendendone il significato rivoluzionario, non seppero o non vollero porre la questione nazionale sul terreno rivoluzionario della lotta aperta contro l’imperialismo, non seppero o non vollero vedere il legame che esiste tra il problema nazionale e quello della liberazione delle colonie.
 
L’ottusità dei socialdemocratici austriaci del tipo di Bauer e di Renner consiste in sostanza nel fatto che essi non hanno compreso l’unione indissolubile della questione nazionale con la questione del potere, ed hanno tentato di scindere la questione nazionale dalla politica, relegandola nell’ambito dei problemi culturali, dimenticando l’esistenza di «bagattelle» quali l’imperialismo e le colonie ad esso asservite.
 
Dicono che i principi dell’autodecisione e della «difesa della patria» sono stati annullati dal corso degli avvenimenti, dal progredire della rivoluzione socialista. In realtà non sono stati annullati i principi dell’autodecisione e della «difesa della patria», ma sono state annullate le loro interpretazioni borghesi. Basta considerare le regioni occupate, che gemono sotto l’oppressione dell’imperialismo ed anelano alla liberazione, basta considerare la Russia, che conduce una guerra rivoluzionaria per la difesa della patria socialista dai predoni dell’imperialismo; basta riflettere sugli avvenimenti che hanno attualmente luogo nell’Austria-Ungheria; basta considerare le colonie e semicolonie soggiogate che hanno già organizzato i soviet (India, Persia, Cina), basta considerare tutto questo per comprendere pienamente il valore rivoluzionario del principio dell’autodecisione nella interpretazione che di esso dà il socialismo.
 
Il grande significato mondiale della Rivoluzione d’Ottobre consiste principalmente nel fatto che essa:
 
1) ha allargato i limiti della questione nazionale, trasformandola da questione particolare della lotta contro l’oppressione nazionale in Europa nella questione generale della liberazione dei popoli delle colonie e delle semicolonie oppressi dall’imperialismo;
 
2) ha aperto ampie possibilità e vie efficaci per giungere a questa liberazione, rendendo notevolmente più facile ai popoli oppressi dell’Occidente e dell’Oriente la loro liberazione, spingendoli nell’alveo generale della lotta vittoriosa contro l’imperialismo;
 
3) per questo stesso motivo ha gettato un ponte tra l’Occidente socialista e l’Oriente oppresso, costituendo un nuovo fronte della rivoluzione, che dai proletari dell’Occidente, attraverso la rivoluzione della Russia, giunge fino ai popoli oppressi dell’Oriente, contro l’imperialismo mondiale.
 
Proprio in questo modo si spiega l’indescrivibile entusiasmo con il quale si rivolgono adesso al proletariato della Russia le masse lavoratrici e sfruttate dell’Oriente e dell’Occidente.
 
In questo modo, soprattutto, si spiega il furore con cui si sono attualmente scagliati contro la Russia sovietica i predoni imperialisti di tutto il mondo.
La Revolución de Octubre y la cuestión nacionalLa cuestión nacional no puede considerarse como un problema en sí mismo, un lugar una vez por todas. Siendo sólo una parte de la cuestión general de la transformación del orden existente, la cuestión nacional está totalmente determinado por las condiciones del entorno social, la naturaleza del poder en el país y, en general, sobre todo el proceso de desarrollo de la sociedad. Este es un especialmente evidente en el período de la revolución en Rusia, cuando la cuestión nacional y el movimiento nacional en las regiones periféricas de Rusia están cambiando rápidamente y con claridad su contenido en relación con el desarrollo y resultado de la revolución.

La

La revolución de febrero y la cuestión nacional

En la era de la revolución burguesa en Rusia (febrero de 1917) el movimiento nacional en las regiones periféricas tenía el carácter de un movimiento de liberación burguesa. Las nacionalidades de Rusia, durante siglos oprimidos y explotados por el “antiguo régimen”, por primera vez tenía la sensación de su fuerza y puso en marcha en la lucha contra los opresores. “La liquidación de la opresión nacional” fue el lema del movimiento. En un instante en las regiones periféricas de Rusia multiplicó las instituciones “nacionales”. A la cabeza de la circulación que los demócratas burgueses intelectuales de diferentes naciones. Los “ciudadanos soviéticos” en Letonia, en la región de Estonia, en Lituania, Georgia, Armenia, Azerbaiyán, el Cáucaso del Norte, en Kirguistán y en el medio del Volga, el “Rada” en Ucrania y Belarús, la “Statul de zarii “en Besarabia, el” kurultai “en la guerra de Crimea y Basckiria, el” gobierno autónomo “, en el Turquestán, esas instituciones eran” nacional “en torno al cual la burguesía nacional cobró fuerza. Puede liberarse de zarismo, la “causa raíz” de la opresión nacional, y la forma de estados nacionales burgueses. El derecho de las naciones a la libre determinación fue interpretado como el derecho de la burguesía nacional de las regiones periféricas para tomar el poder en sus manos y utilizar la revolución de febrero para formar un “buen” estado-nación. El desarrollo ulterior de la revolución no, no podía entrar en los cálculos de las instituciones burguesas antes mencionadas. También perdió de vista que el zarismo estaba siendo reemplazado el imperialismo desnudo y crudo, sin la máscara, y que el imperialismo era el enemigo más fuerte y más peligrosa de las nacionalidades, y formó la base de una nueva opresión nacional.

El derrocamiento del zarismo y el ascenso de la burguesía, sin embargo, llevó a la destrucción de la opresión nacional. La antigua forma, brutal de la opresión nacional se convirtió en un nuevo y más refinado, pero no por ello menos peligroso. El gobierno de Lvov, Miliukov y Kerenski no sólo no abandonó la política de opresión nacional, pero los nuevos ataques organizados contra Finlandia (disolución de la Dieta en el verano de 1917) y contra Ucrania (disolución de las instituciones culturales). Por otra parte, este gobierno, por su naturaleza imperialista, que invitó al pueblo a continuar la guerra, con el objetivo de conquistar nuevos territorios, nuevas colonias y nacionalidades. ¿A qué le llevó no sólo a la naturaleza íntima del imperialismo, sino también la presencia en el oeste de los estados imperialistas de edad, que tienden irresistiblemente a someter a nuevos territorios y nueva nacionalidad, y amenazó con restringir su esfera de influencia. La lucha de los estados imperialistas para la presentación de las pequeñas nacionalidades, condición para la existencia de estos estados: esta era la imagen que apareció durante la guerra imperialista. El derrocamiento del zarismo y el gobierno entró en la escena de la apportarono Miliukov-Kerenski absolutamente ninguna mejora a este cuadro feo. Por supuesto, el grado en que las instituciones de las regiones periféricas “nacionales” mostraron tendencias a la autonomía del gobierno, lucharon juntos contra la resistencia insuperable del gobierno imperialista de Rusia. En cambio, en la medida en que, la potestad sancionadora de la burguesía nacional, se mantuvo sordo a los intereses fundamentales de “sus” obreros y campesinos, suscitado en los últimos quejas y el descontento. Los llamados “regimientos nacionales” no hizo más que añadir leña al fuego en contra de la amenaza que venía de arriba, estaban desamparados, mientras que no eran más que acentuar y agravar la amenaza desde abajo. “Nacional” Las instituciones se encontraban indefensos frente a los dos disparos desde el exterior, que la explosión desde dentro. La burguesía nacional de los estados que se planteó, en su defecto para resolver, comenzó a disolverse.

De esta manera la vieja revolución burguesa-democrática interpretación del principio de la libre se transforma en una ficción y la pérdida de su significado revolucionario. Era evidente que en estas condiciones no se podía ni pensar en la destrucción de la opresión nacional y de establecer la autonomía de los estados nacionales pequeños. Al parecer, la liberación de las masas trabajadoras de las nacionalidades oprimidas y la destrucción de la opresión nacional no podía concebir sin romper con el imperialismo, el derrocamiento de la “propia” burguesía nacional y la toma del poder por las masas obreras.
Esto fue especialmente claro después de la Revolución de Octubre.

II

La Revolución de Octubre y la cuestión nacional

La revolución de febrero se escondía en el seno de las contradicciones irreconciliables. La revolución se había logrado gracias al esfuerzo de los obreros y campesinos (los soldados), pero, como resultado de la revolución, el poder no se pasó a los obreros y campesinos, sino a la burguesía. Tomando la revolución, los obreros y los campesinos querían acabar con la guerra y lograr la paz.

En cambio, la burguesía, después de haber llegado al poder, tratando de explotar el fervor revolucionario de las masas para prolongar la guerra, contra la paz. La crisis económica en el país y la crisis alimentaria impone la expropiación de las empresas de capital e industrial en beneficio de los trabajadores, la confiscación de los latifundios en beneficio de los agricultores, mientras que el gobierno burgués de Kerensky y Miliukov defendido los intereses de los grandes terratenientes y los capitalistas, los protege de los ataques de gran parte de los obreros y campesinos. Esta fue una revolución burguesa, por lo tanto, hecha por los trabajadores y campesinos en beneficio de los explotadores.

Mientras tanto, el país siguió a gemir bajo el peso de la guerra imperialista, el desastre económico y la anarquía en el suministro. El frente y rompiendo disuelto. Las fábricas y talleres cesado toda actividad. Aumento del hambre en el país. La Revolución de Febrero, con sus contradicciones internas, parece claramente insuficiente para la “salvación del país”. El Gobierno de Kerenski-Miliukov parecía incapaz de resolver definitivamente las cuestiones fundamentales de la revolución.

Se necesita una nueva revolución, socialista, que hizo el país para salir del atolladero de la guerra imperialista y el caos económico.
Esta revolución fue la Revolución de Octubre.

Derrocar el poder de los grandes terratenientes y la burguesía y la instauración de un gobierno de obreros y campesinos, la Revolución de Octubre con un solo golpe resolver las contradicciones del mes de febrero. La abolición de la omnipotencia de los terratenientes y los kulaks y la cesión de terrenos para el uso de las personas que trabajan en el campo, la expropiación de fábricas y talleres, que fueron confiados a la dirección de los trabajadores, la ruptura con el imperialismo y el liquidación de guerra de rapiña, y la publicación del secreto y la exposición de la política de conquista de un territorio extranjero, y finalmente la proclamación de la autodeterminación de las masas trabajadoras de las personas y el reconocimiento de la independencia de Finlandia, se trataba de las medidas básicas por las autoridades soviéticas a principios de la revolución soviética.
Esta fue una revolución genuinamente socialista.

La revolución comenzó en el centro, no podía permanecer mucho tiempo se limita al territorio estrecho. Después de haber triunfado en el centro, que fue destinada a extenderse en áreas remotas. Y, en efecto, la ola revolucionaria que venía desde el norte, desde los primeros días de la revolución derramado a través de Rusia, la invasión de las regiones, uno tras otro. Pero aquí se chocó con una barrera representada por los “ciudadanos soviéticos” y “gobiernos” que se habían formado primera regional de octubre (Don, Kuban, Siberia). Estos “gobiernos nacionales” no quería ni siquiera oír hablar de la revolución socialista. Bourgeois, por su naturaleza, que en realidad no quería destruir el viejo burgués por el contrario, consideraban que su deber de preservar y consolidar con todas sus fuerzas. Imperialistas en su esencia, en realidad no quieren romper con el imperialismo, por el contrario, no se oponían a la incautación y subyugar a los retazos de “extranjero” territorios nacionales siempre la oportunidad. No hay nada extraño en el hecho de que “los gobiernos nacionales” de las regiones declararon la guerra contra el gobierno socialista de la central. Una vez declarada la guerra, es natural que se convirtieron en focos de reacción, y se reunieron alrededor de él toda la Rusia contrarrevolucionaria. Por ningún secreto que hay, en estos brotes, todos contra huyeron huyeron de Rusia, y allí, alrededor de los focos, formado a sí mismos en los regimientos “nacionales” guardias blancas.

Pero además de los gobiernos “nacionales” en las regiones periféricas son también obreros y campesinos. Organizado en su revolucionario soviético de los Diputados de acuerdo con el patrón de los soviéticos en el centro de Rusia antes de la Revolución de Octubre, que nunca había roto relaciones con sus hermanos del norte. También luchó para derrotar a la burguesía, ellos también estaban luchando por el triunfo del socialismo. No es de extrañar que su conflicto con “sus” gobiernos nacionales agudizado a partir del día a día. La Revolución de Octubre no había más que fortalecer la alianza entre los obreros y campesinos de las zonas periféricas con los obreros y campesinos de Rusia, e inspirado en su fe en el triunfo del socialismo. La guerra de los “gobiernos nacionales” contra el régimen soviético provocó un conflicto de masas nacionales con estos “gobiernos”, el conflicto llegó a una ruptura completa con ellos, a la rebelión abierta en contra.

Así se formó la alianza socialista de obreros y campesinos de toda Rusia contra el mostrador de los “gobiernos” nacionales de las regiones centrales de Rusia.

Algunas personas tienen la lucha de los “gobiernos” como una lucha por la liberación nacional contra el “centralismo sin alma” del poder soviético. Pero esto no es cierto. Ningún poder sobre la tierra ha permitido la descentralización tan amplia, ningún gobierno en el mundo jamás haya concedido a las personas la libertad nacional tan lleno como el poder soviético en Rusia. La lucha de los “gobiernos” ha sido y sigue siendo una lucha de la contrarrevolución burguesa contra el socialismo. Sólo para engañar a las masas es la bandera nacional que se utiliza como bandera popular que convenientemente oculta el contador de la burguesía nacional.

Pero la lucha de los “gobiernos”, “nacional” y regional, apareció una lucha desigual. Atacado por ambos lados, desde el exterior por el gobierno soviético de Rusia, y desde el interior por “sus” obreros y campesinos, los “gobiernos nacionales” se vieron obligados a retirarse después de la primera pelea. La revuelta de los trabajadores y torpari (1) Finlandia y escapar del “Senado” revuelta burguesa de los trabajadores y campesinos de Ucrania y el vuelo de la “Rada” revolución burguesa de los obreros y campesinos sobre el Don, Kuban, en Siberia y el fracaso de Kaledin, Kornilov y la Siberia “gobierno”, la revuelta de los pobres del Turquestán y el vuelo del “gobierno autónomo”, el Cáucaso y la revolución agraria en la total impotencia de los “ciudadanos soviéticos” de Georgia, por “Armenia y Azerbaiyán, se dan a conocer a todos los que han demostrado una total falta de unión de ‘sus’ gobiernos regionales” masas trabajadoras. Los “gobiernos nacionales”, pusieron en fuga, fueron “obligados” a buscar ayuda contra “sus” obreros y campesinos, a los imperialistas de Occidente, los opresores y explotadores seculares de nacionalidades de todo el mundo.

Entonces todo quedó claro que la burguesía nacional no aspira a liberar a “su gente” de la opresión nacional, sino que pretende sacar beneficios de ella, para conservar sus privilegios y sus capitales.

Sólo entonces quedó claro que la liberación de las nacionalidades oprimidas, no es pensable sin romper con el imperialismo, sin el derrocamiento de la burguesía de la nacionalidad oprimida y, sin la transferencia de poder en manos de las masas trabajadoras de estas nacionalidades.

De esta manera la vieja concepción burguesa del principio de la libre junto con el lema “Todo el poder a la burguesía nacional”, se expuso y se retira del curso de la revolución. El concepto socialista del principio de la autodeterminación bajo el lema “Todo el poder a las masas trabajadoras de las nacionalidades oprimidas”, que recibió todos los derechos y las posibilidades de ser aplicadas.

Por lo tanto, la Revolución de Octubre, finalizando el antiguo movimiento de liberación nacional burguesa, inauguró la era del nuevo movimiento socialista de obreros y campesinos de las nacionalidades oprimidas, dirigidos contra cualquier tipo de opresión, incluso en contra de la nacional, contra el poder de la burguesía “propio” y otros, contra el imperialismo en general.

III

La importancia internacional de la Revolución de Octubre

Después de haber triunfado en el centro de Rusia y ser penetrada en una serie de regiones periféricas, la Revolución de Octubre no podían permanecer dentro de los límites territoriales de Rusia. En la atmósfera de la guerra imperialista y el descontento general de las clases más bajas no podrían extenderse a países vecinos. La ruptura con el imperialismo y la liberación de Rusia de la guerra de rapiña, y la publicación del secreto y la renuncia solemne de la política de conquista de territorios extranjeros, la proclamación de la libertad nacional y el reconocimiento de la independencia de Finlandia, la proclamación de Federación de Rusia de las repúblicas soviéticas nacional “y el llamamiento hecho por el poder soviético en el mundo por una lucha decidida contra el imperialismo, todo esto no podría tener una influencia significativa en el Oriente y el sangrado subyugada Occidente.

Y, en efecto, la Revolución de Octubre fue la primera revolución en el mundo que ha roto el letargo secular de las masas trabajadoras de los pueblos oprimidos y ha empujado a la lucha contra el imperialismo mundial. La formación de los Soviets de Obreros y Campesinos en Persia, en China y la India sobre el modelo de las de Rusia es una prueba bastante convincente.

La Revolución de Octubre fue la primera revolución en el mundo que ha servido como un ejemplo vivo de salvación para los obreros y soldados de Occidente y se ha dirigido en el camino de la auténtica liberación del yugo del imperialismo y la guerra. La insurrección de los obreros y soldados de Austria-Hungría y Alemania, la formación de consejos de obreros y soldados de los diputados, la lucha revolucionaria contra la opresión nacional llevada a cabo por personas sin derechos plenos de Austria-Hungría se demuestra en bastante clara.

No importa el hecho de que la lucha en el Oriente como en Occidente han fracasado incluso para deshacerse de algunas de las características del nacionalismo burgués, el hecho es que la lucha contra el imperialismo comenzó, continuó y que necesariamente llegará a su conclusión lógica.

La intervención extranjera y la política de ocupación de los imperialistas “extranjeros” no hacen más que agudizar la crisis revolucionaria, instando a la gente para luchar contra nuevos y la ampliación de la esfera de las luchas revolucionarias contra el imperialismo.

Por lo tanto, la Revolución de Octubre, el establecimiento de un vínculo entre los pueblos de la cartera de pedidos y el avanzado Occidente, empuja a estas personas en el campo de la lucha común contra el imperialismo.

De esta manera, la cuestión nacional, de la cuestión particular de la lucha contra la opresión nacional, que crece hasta convertirse en la cuestión general de la liberación de las naciones, las colonias y semi-imperialismo.

El pecado mortal de la II Internacional y de su líder, Kautsky, es decir, entre otras cosas, el hecho de que siempre se deslizó en la concepción burguesa del problema nacional de la libre determinación y, sin entender su significado revolucionario, no pudieron o no poner el cuestión nacional en el terreno revolucionario de la lucha abierta contra el imperialismo, no pudieron o no quisieron ver el vínculo que existe entre el problema nacional y que la liberación de las colonias.

La torpeza de los socialdemócratas austríacos del tipo de Bauer y Renner consiste esencialmente en el hecho de que ellos no han entendido la unión indisoluble de la cuestión nacional con la cuestión del poder, y han tratado de separar el tema de la política nacional, relegando en ‘ campo de los problemas culturales, olvidando la existencia de “pequeñeces” como el imperialismo y la subordinada colonias a la misma.

Dicen que los principios de la autodeterminación y la “defensa de la patria” fueron cancelados por el curso de los acontecimientos, de los avances de la revolución socialista. De hecho, no se cancelaron los principios de la autodeterminación y la “defensa de la patria”, pero sus actuaciones fueron canceladas burguesa. Basta con contemplar las regiones ocupadas, los que gimen bajo la opresión del imperialismo y anhela la libertad, sólo tener en cuenta Rusia, lo que conduce a una guerra revolucionaria para defender la patria socialista de los ladrones imperialistas, sólo para reflexionar sobre los acontecimientos que actualmente tienen lugar en Austria-Hungría, lo suficiente como para considerar las colonias y semi-subyugados que ya han organizado los soviéticos (la India, Persia, China), basta con considerar que se trata de comprender plenamente el valor del principio revolucionario de la auto-interpretación que le da el socialismo .

La gran significación mundial de la revolución de Octubre consiste principalmente en el hecho de que:

1) se ha ampliado el alcance de la cuestión nacional y se convierte en la cuestión particular de la lucha contra la opresión nacional en Europa en la cuestión general de la liberación de los pueblos de las colonias y semi-oprimidos por el imperialismo;

2) ha abierto amplias posibilidades y caminos efectivos para lograr esta liberación, por lo que es mucho más fácil para los pueblos oprimidos de Oriente y Occidente por su liberación, empujando nell’alveo general de la lucha victoriosa contra el imperialismo;

3) por esta misma razón, ha creado un puente entre el Oeste y el Este socialista de los oprimidos, el establecimiento de un nuevo frente de revoluciones, de los proletarios del Occidente, a través de la revolución en Rusia, llegó a los pueblos oprimidos del Oriente, contra el imperialismo mundial.

Precisamente de esta manera se explica el entusiasmo indescriptible, con la que pasar ahora al proletariado de Rusia, la trabajadora y explotada del Este y el Oeste.

De esta manera, sobre todo, explica la furia con la que actualmente se arremetió contra la Rusia soviética en los merodeadores imperialistas en todo el mundo.

Pravda, nn. 249 y 250 6, y 19 de noviembre de 1918. Firmado: G. Stalin.

Notas:

1) Torpori : Finlandia campesinos sin tierra, quienes hicieron uso de la renta de la tierra a los propietarios de grandes condiciones semifeudales

 
Pravda, nn. 249 e 250, 6 e 19 novembre 1918. Firmato: G. Stalin.
 
Note:
 
1) Torpori: contadini finlandesi senza terra, che prendevano in affitto le terre dei grandi proprietari a condizioni semifeudali
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