ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI   Karl Marx – Friedrich ENGELS

P.zza Matteotti, 80110 Napoli   

 1943 – 2003 — 60° DELLA BATTAGLIA DI STALINGRADO

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Il Ruolo dell’Armata Rossa nella Lotta al Nazismo  per la Pace e la Democrazia

 

La relazione presuppone e rimanda quella tenuta a Teramo il 7. novembre. 2002:

“La Società Capitalista dopo la Rivoluzione d’Ottobre – Recenti studi ed analisi dell’Istituto”,

dove sono affrontati gli aspetti economici e politici del problema. Qui vengono presi in esame unicamente gli aspetti militari e la disamina è esclusivamente sul piano storico- militare.

TERAMO 5. MARZO. 2003

Premessa

    L’intera 2a Guerra Mondiale è immersa in una fitta nebbia fatta di molti luoghi comuni ed autentiche falsificazioni, ove sono più le cose che non vengono dette che quelle dette, di più le cose accennate assai malamente ed una infinità di riferimenti incrociati, allusioni.

Uno stesso evento militare è trattato in modo diverso nel senso che vengono dette non cose diverse ma in alcuni vi sono più particolari, in altri l’evento è liquidato in poche righe.

In entrambi i casi non si è mai in grado di farsi un quadro reale di come si siano svolti i fatti, la sua genesi ed evoluzione.

L’esposizione, in tutti, è frammentaria, si disperde sui vari teatri di guerre ed all’interno dei singoli teatri di guerra nelle singole operazioni e nelle singole battaglie per cui non si riesce mai ad avere un benché minimo quadro d’insieme, e questo peggiora la comprensione degli eventi.

Una esposizione comporta al suo interno sempre una serie di assurdi logici in base ai quali si fanno discendere delle conclusioni e degli eventi da altri, ma tra i due non vi è alcuna connessine logica.

Su tutte le trattazioni vi è un possente fuoco di sbarramento dato da alcuni dati ed affermazioni che conformano, viziano, deformano, distorcono l’intera trattazione.

Questo fuoco di sbarramento è dato da alcuni assunti, mai dimostrati, divenuti poi luoghi comuni, verità assolute – “ l’inconcussa verità” – sulla cui base si poggiano, si articolano, si dipanano le trattazioni militari della 2a Guerra Mondiale ed in questi assunti trovano la loro legittimazione e validità storica e scientifica. Questi assunti non trovano, però, alcun riscontro nei dati sperimentali.

Essi sono:

1. potenza della Wehrmacht: efficienza, grandi capacita ed eccelse doti militari dei suoi generali,  possente organizzazione, geni militari nell’elaborazione di nuove teorie militari;

2. la sconfitta è stata determinata da eventi naturali, che hanno tarpato le ali ai grandi geni militari della Wehrmacht denominati: “ generale neve”, “ generale fango”, “ generale strade”, “ generale spazio”, “ generale freddo” unitamente alla resistenza ed alla tenacia di un popolo, che poi non si capisce come, dove, quando venga organizzato e chi e come ed in che modo elabora i piani di guerra, dispone le forze in campo, ordina l’avanzata o la ritirata se non fatta eccezione per uno o due grandi capi militari quali Zukov e Timoshenko, generali di indubbio valore militare;

3. l’U.R.S.S. è stata totalmente colta di sorpresa e lo stesso Stalin impaurito scappò nella sua Dacia e solo dopo dieci giorni i suoi generali lo costrinsero a tornare a Mosca e le pesanti sconfitte sono il risultato delle purghe nell’esercito degli anni 1935-37, dove il generale Tukacevskij diviene il mito degli inglese, dei francese, dei tedeschi, degli statunitensi;

4. la 2a Guerra Mondiale è stata scatenata dalla Germania ma favorita dall’U.R.S.S. per cui essa è colpevole dei suoi errori e deve attribuire solo a se stessa gli oltre venti milioni di morti subiti nella 2a Guerra Mondiale. Il riferimento qui è al trattato Ribbentrop-Molotov e la cosiddetta spartizione della Polonia;

5. Il riscatto sovietico: Stalingrado, ecc. è però decisamente insanguinato dai fatti di Varsavia 1. agosto 1944 e dai fatti delle fosse di Katyn.

    Nessuno di questi assunti trovano riscontri in dati sperimentali.

Essi si basano unicamente su una lettura molto parziale di alcuni singoli eventi, presi isolatamente e gonfiati a dismisura e nel contempo nella totale ed assoluta soppressione di infiniti altri dati, che se introdotti fanno crollare di colpo l’intera costruzione ideologica.

In realtà è questa una operazione ideologica tendente a nascondere che la Germania è stata partorita, allevata e finanziata dall’Imperialismo in generale ed in modo specifico dalla Gran Bretagna, in primo luogo, dagli Stati Uniti e dalla Francia al fine di poterla scaraventare contro l’’U.R.S.S. ed annientarla.

Quanti maggiori dati si prendono, quanto più è ampia, ricca, complessa ed articolata l’angolazione di lettura della 2a Guerra Mondiale tanto più crolla l’intera costruzione ideologica.

Dipanare questa intricata matassa è un’impresa disperata.

L’unica cosa che si poteva fare era mettere da parte la fonte sovietica e ritenerla di parte – ma poi in Italia ed in Europa esiste a riguardo assai poco o nulla – prendere grandi esperti militari che hanno trattato l’argomento, e quindi trattazioni alte, farne uno studio comparato e far scaturire da questo elementi di analisi e di indagini. Individuate le crepe lavorare per allargarle e riuscire così a penetrare questa fitta nebbia. Sulla base di tale nuova visione data dalla penetrazione della fitta nebbia, riconsiderare tutti i dati raccolti, risottoporli ad indagine e continuare così ad allargare le crepe fino ad ottenere il crollo di alcuni pilastri. Adesso le cose iniziano a divenire più chiare e cominciano a palesarsi evidenti contraddizioni sia nelle singole trattazioni e che nella comparazione delle varie trattazioni.

Solo a questo punto può iniziare un puntiglioso e spigoloso lavoro critico, consistenti nel sottoporre alla logica gli impianti e le contraddizioni: a questo livello iniziano a rivelarsi in maniera chiara le palesi inconseguenze logiche e le affermazioni, che prima apparivano logiche e fondanti, iniziano a delinearsi come apparati ideologici. Attuata questa fatta di squarcio profondo della fitta nebbia, può iniziare a farsi largo il metodo dialettico, ossia la logica dialettica, tendente a considerare il tutto e non la parte, il movimento e l’insieme come unità della materia, in questo caso la 2a Guerra Mondiale, e tutto il resto in quanto infinite forme del divenire dell’unitarietà della materia. Questo consente di poter cominciare a costruire una ipotesi di ricerca teorica, lo schizzo di un filo rosso attorno al quale organare un ragionamento, scaturito dai dati che iniziano oramai a venire fuori in maniera forte.

Ma questo venir fuori non è ancora l’ipotesi di ricerca teorica, attorno cui sviluppare la ricercare giungere a delle prime ipotesi teoriche: questo è possibile solo avendo a base un metodo di indagine critico in grado di leggere e gestire la complessità e da questo punto di vista la logica dialettica si mostra insuperabile, nell’attuale fase della conoscenza teorica e scientifica degli uomini.

Alla luce della logica dialettica si è in grado di liberarsi criticamente di quegli assunti e prima fra tutti la teoria della validità teorica della “ guerra lampo”, che alla nuova luce mostra tutte le sue crepe ed inconcludenze scientifiche sul piano della Scienza Militare e della Scienza della Logica.

Una volta che si è giunti al superamento critico della teoria militare della “ guerra lampo” si è in grado di leggere con maggiore attenzione le azioni militari della Wehrmacht e tutte le sue incongruenze, lacune, vuoti paurosi ed impreparazioni paurose. A questo punto della ricerca si proietta in una nuova luce l’intera 2a Guerra Mondiale, giacché appare evidente la lacuna delle trattazioni di leggere le singole operazioni ed i singoli teatri di guerra e si sente l’esigenza almeno del teatro di guerra orientale di un quadro d’insieme forte, in grado far comprendere l’intero svolgimento delle operazioni.

E’ questo che spinge a prestare maggiore attenzione ai piani di guerra ed alle sue esecuzioni al fine di poter avere un quid in grado di consentire quell’unitarietà dell’intero teatro di guerra.

Giunti a questo punto le intere trattazioni prese in esame crollano come trattazioni per divenire unicamente fonte confusa, disordinata di dati, di fatti, di esposizioni di fatti che vanno però purgati da manipolazioni e ridotti alla loro essenza. Diviene a questo punto decisivo l’assunzione del metodo storico esposto da Carlo Cattaneo “ La cronologia è l’occhio della Storia”.

Assunto questo principio metodologico il riesame dell’intero tema, disposto adesso in rigorosa sequenza cronologica, consente di leggere nessi, interconnessioni, legami, contraddizioni. Viene cioè adesso restituito il processo nel suo elemento fondamentale: il movimento.

Quello che tutte le trattazioni tendevano ad irrigidire, ossificare, scheletrizzare in una fissità e staticità asfissiante diviene adesso movimento. Restituito il processo al suo movimento reale le cose si prospettano in tutt’altra luce ed in controluce tutto il valore ideologiche di quelle trattazioni, che invece all’inizio si presentavano in tutta la loro robusta costruzione teorica, scientifica.

Il problema allora di una ricostruzione che avesse il movimento come elemento fondante diviene centrale. Esso porterà ad una rilettura profonda dei processi, una volta liberati dalla fissità ideologica.

Nel corso di questo lavoro di ricostruzione si è in grado di approfondire la critica alle trattazioni prese in esame e di distinguere l’elemento puramente ideologico dai limiti teorici sia sul piano del metodo che su quello della Scienza Militare. Solo quando si è giunti a questo punto si è in grado di ricostruire le operazioni militari sovietiche ed intelligerne il metodo e la teoria che li sostanzia ed in controlaterale approfondire i limiti dell’impianto teorico sia sul piano della Scienza Militare che su quello della Scienza della Logica. A questo punto dell’indagine si fa pesantemente sentire l’assenza di una trattazione di campo sovietica che sia in grado di far comprendere le operazioni militari, i piani di guerra, le direttrici strategiche messe in essere dai sovietici. Si tratta di ricostruirle dalla frammentarietà delle informazioni che si riescono a ricavare dalle trattazioni prese in esame. E quindi l’operazione presenta enormi difficoltà per la frammentarietà da una parte, ma questo costituisce solo l’aspetto secondario, ma soprattutto per la trattazione e quegli assunti, di cui si è detto all’inizio, cosicché le sconfitte e battute d’arresto vengono attributi ai vari “ generali di comodo”.

Si ha così che l’esposizione è piana quando è la Wehrmacht che conduce l’offensiva o compie progressi nel respingere un’offensiva sovietica, ma si interrompe quando va incontro a difficoltà o sconfitte, che invece vengono attribuite ai vari “ generali di comodo”.

Si parla così di possente avanzata di Manstein sul front di Stalingrado ma poi costretto a fermarsi per mancanza di carburanti e quindi…. oppure possente avanzato nel Caucaso ma poi costretti a fermarsi per mancanza di rifornimenti ed i sovietici… E questi sono i più semplici, ve ne sono anche di più complessi ove vi sono articolate e ragionate argomentazioni sull’arresto dell’avanzata e proprio quando non si riesce a giustificare da nessuna parte le cose, interviene deus ex machina Hitler che da solo ordina, comanda in totale opposizione ai suoi generali. In questo caso l’artefice della vittoria di quella battaglia diviene Hitler che.. e che.. Questo ripeto non consente di comprendere l’azione messa in atto dai sovietici. Si tratta allora di prendere le singole esposizioni, metterle in ordine cronologico che consente una prima visione d’insieme dell’intero teatro di guerra e ricavarsi così uno scheletro delle operazioni militari sovietiche. Questo consente di iniziare ad avere una visione di quale logica muovesse i sovietici e quindi successivamente di comprendere la teoria militare da essi elaborata, che risulterà vincente sia in fase difensiva che offensiva. Giunti a questa fase del lavoro, la ricerca procede oramai speditamente e si è in grado di sviluppare una visione unitaria ed una soddisfacente ricostruzione teorica e storica, avente a base la restituzione al processo del suo movimento, ossia la lettura reale del processo nel suo divenire.

Ostacoli secondari, ma non per questo meno spinosi ed ostili, sono l’assoluta mancanza di informazione sul livello tecnologico e scientifico messo in essere dai sovietici nel corso della 2a Guerra Mondiale. Le informazioni su alcune caratteristiche tecniche sono innanzitutto frammentarie e non collegate agli eventi militari per cui diviene anche difficile comprendere dalle trattazioni prese in esame il ruolo avuto: tutto si perde in un indistinto, che viene però occultato da quegli assunti esposti all’inizio, della potenza della Wehrmacht e dei “ generali di comodo” che ne hanno determinato la sconfitta. Ostacoli secondari, ancora, ma non per questo meno fastidiosi sono le informazioni di carattere geografico, per cui si è costretti ad un esame critico delle carte geografiche e ad una faticosa ricostruzione dei vari punti su cui si dispiega un’azione militare per intelligerne le azioni militari.

Per esempio: Guderian sulla Mosa. Qui è evidente che i suoi mezzi corazzati e le truppe devono attraversare uno stretto spazio, a questo punto si deve ricostruire tutto:

massa reale che deve attraversare tale stretto spazio in rapporto allo spazio e quindi enormi colonne ed estrema lentezza dei movimenti e quindi esposizione ad attacchi nemici non diversamente per l’attraversamento del fitto boschivo con la formazione consequenziale di colonne di mezzi in marcia, facilmente attaccabili, disamina del fronte francese e disposizione dell’artiglieria e delle forze lungo quel punto di attraversamento da quale si ricava quantomeno l’inettitudine anglo-francese.

Ma tutto questo viene presentato da tutti come genialità di Guderian che avanza con la sua avanguardia e sfociato sulla piana di Sedan procede a gran velocità piegando ad ovest verso Dunkerque.

Si bypassa cioè tutte le difficoltà che deve avere attraversato.

Dal Diario di Guderian si ricostruiscono le sue difficoltà ed i timori suoi e del generale Rundstendt, che giustificano poi le perplessità ed i veti e vincoli per l’avanzata che Rundstendt pone.

Tutto questo è stato possibile attraverso uno studio comparato di trattazioni militari dell’argomento in esame prendendo le versioni diparte inglese, francese, statunitense e tedesca.

In specifico sono stati presi:

per la versione inglese:

W. Churchill, Storia della Seconda Guerra Mondiale, opera in 6 grossi volumiedita dalla Mondatori;

L. Hart, Storia della 2a Guerra Mondiale, edita Mondatori, Storia di una sconfitta, edita da Rizzoli.In questo lavoro Hart raccoglie, dopo la guerra, le testimonianze deigenerali tedeschi e quindi espone gli eventi bellici come li vedevano  lo Stato Maggiore della Wehrmach    La versione inglese ha infatti due letture: Churchill e L.Hart.

                                    Storia della Seconda Guerra Mondiale, corposa opera in grossi volumi, la cui
                                    traduzione italiana è edita dalla Rizzoli e curata da Hart ed altri in cui si
                                    raccolgono le testimonianze ed i contributi di esperti militari e generali di vari
                                    paesi, preferendo di solito la messa a confronto di uno stesso evento delle due
                                    versioni dei belligeranti. In sostanza costituisce la versione ufficiale inglese
                                    della 2a Guerra Mondiale.

Per la versione francese: Henry Michel, Storia della 2a Guerra Mondiale, opera in due volumi, edita dalla Mursia.

Per la versione anglo-statunitensi: Hillgruber, La strategia militare di Hitler, edita dalla Rusconi, La seconda guerra mondiale, edita da Laterza; Cartier, La 2a Guerra Mondiale, opera in due volumi, edita da Mondatori.

Per la versione tedesca:     Carrell: Operazione Barbarossa, opera in due corposi volumi, edita dalla  Rizzoli;

Le volpi del Deserto, ed. Rizzoli, è inerente le azioni in Africa;

Arrivano, sempre Rizzoli, è inerente lo sbarco in Normandi   l’avanzata anglo-statunitensi verso Berlino.

Tutte queste trattazioni, che costituiscono punti alti di trattazione militare dell’argomento in esame

ad opera di esperti militari, si basano su riscontri documentali degli Stati Maggiori: Diari, rapporti, Direttive, relazioni dei vari generali dai vari campi e teatri di guerra.

    Per la parte sovietica si è attinto unicamente per le operazioni del 1945 contro il Giappone in Cina.

Queste operazioni non trovano contrasto e non costituiscono affatto oggetto di polemica, quindi non rivestono carattere di parte. La fonte sovietica costituisce una trattazione più esauriente e ricca.

    Napoleone in Russia.

    Non si può licenziare questa Premessa senza affrontare, sia pure in maniera assai schematica, ma si rimanda ad una trattazione specifica in Appendice, la questione della spedizione di Napoleone in Russia, la campagna militare del 1812.

    Si tende qui ad operare un segno di uguale tra la campagna di Napoleone in Russia del 1812 e l’aggressione tedesca all’U.R.S.S., per poter sostanziare, poi,l a teoria dei “ generali di comodo” e giustificare così la sconfitta della Wehrmacht.

    Esiste un’abissale differenza tra le due operazioni militari.

Sul piano politico

l’azione di Napoleone in Europa e nella stessa Russia zarista costituì una profonda azione rivoluzionaria, che liquidò le vestigia feudali, imponendo anche dopo la sua sconfitta profonde e radicali modifiche. Gli eserciti napoleonici portarono ovunque i principi della Rivoluzione Francese, liquidarono le precedenti strutture ed imposero il Codice Napoleonico e le strutture della borghesia rivoluzionaria.

Quando l’esercito napoleonico si ritirava niente era più come prima e niente poteva più tornare come prima. La stessa deliberazione dello zar di sopprimere la servitù della gleba non sarebbe stata pensabile senza l’operazione militare di Napoleone in Russia, che liberò forze, animò la pavida e feudalizzata borghesia sovietica ed infliggendo nel contempo un pesante ridimensionamento alla casta nobiliare dei proprietari terrieri russi

Sul piano militare

l’operazione e quindi il piano di guerra costituisce un buon piano militare.

Esso prendeva bene in considerazione i problemi attinenti una tale spedizione, il piano militare era ampio, complesso, ricco di una serie di varianti, che consideravano le scelte logiche che il nemico poteva compiere: a differenza del piano del 1941 decisamente piatto e schematico, che solo delle teste di legno o degli evasi dal Cottolengo potevano pensare ed a metterlo in atto ci voleva una dose suprema di stupidità.

Per poter essere attuata la campagna militare del 1812 richiese una profonda ed alta elaborazione della Scienza Militare, di cui uno dei momenti fu costituito dall’’organizzazione dell’esercito in Armate.

Dopo il 1812 la guerra subì modifiche profonde, determinando la liquidazione senza appello di tutta quella farraginosità e teorie superate e l’affermazione di una nuova concezione militare, di una nuova teoria militare, di un nuovo metodo d condurre la guerra e quindi una nuova formazione militare, nuovi quadri e quindi una nuova scuola militare. Essa rimase in vigore fino alla 1a guerra mondiale, ossia al 1914-15, quando gli sviluppi del periodo 1812-1914/15 ne esponenziarono e fissarono i limiti, imponendo modifiche, che saranno elaborate ad un livello da inglesi ( Foch ed Hart ), francese ( De Gaulle ), italiano ( …. ) limitatamente al campo dell’aviazione ed all’uso in combinata dell’aviazione. La nuova teoria venne poi pomposamente chiamata “ guerra lampo”, ma la cui corretta formulazione è stata quella di Hart, ossia “ avanzata a fiume in piena”.

Questa teoria ad un livello decisamente superiore viene elaborata nel corso degli anni 1935-38 sul piano teorico, ma già a partire dagli anni Venti con Budenny, Zukov e Timoschenko e che costituirà poi la base teorica dello scontro in seno allo Stato MAggiore Sovietico,che vedrà isolate le posizioni di Tukacevskij.

Le modifiche furono imposte dal fatto che attorno agli anni Settanta, dopo la guerra di Crimea, dell’Ottocento si andarono stabilizzando gli equilibri militari tra le potenze imperialiste sia sul piano della teoria che dell’armamento e questo poi portò che dopo un iniziale dinamismo già a partire dagli inizi del 1915 la guerra si staticizzò con la guerra di trincea, protrattasi per circa tre anni, che fissava appunto questo sostanziale equilibrio militare delle forze imperialiste in lizza. Fissava cioè che tutti i potenziali sviluppi della nuova concezione militare elaborata da Napoleone alla luce della campagna di Russia del 1812 erano stati ampiamente sviluppati e che quindi essa aveva esaurito la sua spinta propulsiva.

Niente di tutto questo per quanto attiene l’aggressione all’U.R.S.S. da parte della Germania che si caratterizza sul piano politico come azione reazionaria e sanguinaria e sul piano militare come sostanziale errore teorico, strategico e tattico; irrealizzabile, nelle condizioni date, nel metodo e nel merito.

I campi di battaglia, infatti, ne hanno da subito ratificato tutta l’inconsistenza: iniziata l’aggressione il 22. giugno 1941 essa era già fallita con la controffensiva del 10 luglio di Zukov e decisamente seppellita con l’offensiva dinanzi a Mosca del dicembre 1941. Ma, in verità, già in luglio con Halder dubbi si erano posti, rafforzati dalla convinzione a cui giunge Goering ai primi di agosto, per quanto lui stesso scrive nel suo Diario, e definitivamente il 18. novembre da parte dello stesso Hitler, che in un colloquio privato affermò il fallimento della ” Operazione Barbarossa” e la perdita della guerra. La pesante decapitazione tra la fine di novembre e la fine di dicembre del 1941 lo attesta in maniera inconfutabile: furono infatti liquidati tutti i capi dello Stato Maggiore che avevano guidato l’operazione oltre allo stesso Guderian, rimarrà Halder, ma seguirà la stessa fine di lì a poco in luglio-agosto. 1942.

Capitolo Primo

    Il 22. giugno 1941 la Germania scatena l’aggressione all’U.R.S.S.

Le trattazioni parlano della totale impreparazione dell’U.R.S.S. che si cullava del trattato di non aggressione e che Hitler avrebbe prima liquidato la Gran Bretagna per poi potersi rivolgere contro l’U.R.S.S.. questo consentì, oltre alla purghe nell’Armata Rossa del 1935-1937, alla Germania di dilagare.

Le trattazioni riportano che lo stesso Stalin fu preso dal terrore e dalla paura tanto che scappò via da Mosca nella sua dacia e che solo dopo dieci giorni i suoi generali lo costrinsero a tornare a Mosca ed a prendere il suo posto.

    Il terrore con consequenziale fuga di Stalin non trova alcun riscontro documentale. I testi, tutti, si basano su di un’affermazione contenuta nella Storia della 2a Guerra Mondiale  di Churchill. Qui dice di essergli stato riferimento da uno che l’aveva sentito da ..

Prove reali non ce ne sono.

Churchill tende qui a screditare, ridimensionare, Stalin e ad accreditare la versione delle colpe di Stalin circa il trattato Ribbentrov-Molotov e comunque riporta un essergli stato riferito da .. che l’avrebbe …

Le trattazioni riportano quanto in Churchill come dato per acclamato e non citano la fonte da cui attingono. Essi coprono la fonte al fine di dare validità alla notizia, trasformando così la diceria in dato sperimentale.

Recentemente, ottobre 2002, a cura della case editrice Einaudi, controllata Mondatori, è stato pubblicato, in forme molto ridotta: uno dei quattro volumi, il Diario di Georgy Dimitrov.

Scrive a pag. 320

    “ 22. giugno. 1941 – Domenica – Alle 7 di mattina mi hanno chiamato con urgenza al Cremino.

-La Germania ha attaccato l’U.R.S.S. E’ iniziata la guerra.

-Nel gabinetto incontro Poskrebysev, Timoshenko, Kuznecov, Mechlis ( di nuovo in uniforme militare ), Beria ( che dà per telefono varie disposizioni ).

– Nel gabinetto di Stalin si trovano Molotov, Voroscilov, Kaganovic, Malenkov.

– Stalin rivolto a me. Ci hanno attaccato senza avanzare alcuna pretesa, senza esigere alcuna trattativa, ci hanno attaccato vigliaccamente, come banditi. Dopo l’attacco, i bombardamenti su Kiev, Sebastopoli, Zitomir ed altre località, è comparso Schulenburg per dichiarare che la Germania si considera minacciata dalla concentrazione di truppe sovietiche sul confine orientale e ha preso delle contromisure. I finlandesi ed i romeni vanno con i tedeschi. La Bulgaria ha assunto la rappresentanza degli interessi della Germania in U.R.S.S.

– Solo i comunisti possono vincere i fascisti … [ i punti sospensivi sono nell’edizione ]

– Sorprendente calma, fermezza, sicurezza in Stalin ed in tutti gli altri.

– Si redige la dichiarazione di governo, che Molotov dovrà fare per radio.

– Si danno le disposizioni per l’esercito e per la flotta.

– Misure per la mobilitazione e lo stato di guerra.

-Predisposto il posto sotterraneo di lavoro del CC e del quartiere generale.

– I rappresentanti diplomatici, dice Stalin, devono essere trasferiti da Mosca e mandati in un’altra località, per esempio Kazan. Qui possono spiare.

– Ci siamo messi d’accordo sul nostro lavoro. Il Cominter per il momento non deve intervenire pubblicamente.

– I partiti sviluppano sul posto un movimento di difesa dell’U.R.S.S. Non porre la questione della rivoluzione socialista. Il popolo sovietico combatte una guerra patriottica contro la Germania fascista. Il problema è la disfatta del fascismo, che ha asservito una serie di popoli e tenta di asservire anche altri popoli … [ punti sospensivi sempre nell’edizione ]

– Al Cominter abbiamo convocato i membri della Segreteria ed i funzionari dirigenti. Abbiamo spiegato le nostre posizioni ed i compiti del momento.

– Abbiamo inviato disposizioni ai partiti comunisti d’America, Inghilterra, Svezia, Belgio, Francia, Olanda, Bulgaria, Jugoslavia e Cina.

– Abbiamo preso una serie di misure di carattere organizzativo.

 – Abbiamo proclamato la mobilitazione generale delle nostre forze.[ Sottolineatura continua nell’edizione ].”.

Si vede bene qui dove era l’intero gruppo dirigente politico ed il governo sovietico e dove il gruppo dirigente della III Internazionale.

Circa la sorpresa dell’attacco, Hart riporta una notizia di cui lui stesso non ne intende il senso, anche se non è difficile coglierlo, ma per poterlo fare occorre aver compreso una scelta di fondo che la classe dominante sovietica opera a partire dal 1935 in poi.

Hart, in Storia 2a Guerra Mondiale, pag. 213, riferisce di una trasmissione radiofonica  del 13. giugno ove Stalin accredita la teoria tedesca secondo la quale il concentramento di forze ai confini dell’U.R.S.S. non doveva essere intesa in funzione anti-U.R.S.S.

Nella stessa chiarisce il significato della chiamata dei riservisti, che aveva sollevato preoccupazioni in Usa, Gran Bretagna e Germania spiegando che era funzionale alla preparazione di tali riservisti in vista delle manovre estive. Venerdì 20 giugno la stessa trasmissione radiofonica mise in onda un entusiastico resoconto delle esercitazioni militari in pieno svolgimento nei pressi delle paludi del Pripjat.

Le paludi del Pripjat costituivano il centro dello schieramento nazista delle armate di Centro dirette da von Boch e che avevano il compito di dirigere l’attacco principale e puntare su Mosca.

Essa annunciò anche che l’efficienza dell’organizzazione civile di difesa antiaerea di Mosca sarebbe stata messa alla prova “ in condizioni realistiche” nella giornata di Domenica 22. giugno. 1941.

    E’ qui evidente come la trasmissione radiofonica del 20. giugno 1941 costituisca in codice per tutta le popolazioni dell’U.R.S.S. l’avviso dell’imminente attacco tedesco per Domenica 22. giugno. 1941.

    Indubbiamente le forze tedesche dilagarono il 22. giugno..

Questo non sarebbe stato possibile evitarlo.

Quello che poteva essere fatto era prenderne atto ed attrezzarsi di conseguenza.

Vediamo perché.

    Al momento dell’aggressione il rapporto di forze complessivo: economico, tecnico-scientifico, produttivo, militare era di 3 a 1 a favore della Germania.

Il dato diviene inspiegabile se si considera la Germania e l’ U.R.S.S., da tale angolazione di lettura il rapporto di forza complessivo è a totale favore dell’U.R.S.S. almeno di un altrettanto 3 a 1, ma nelle condizioni del 1939 era almeno di 5 a 1.

Ed allora?

Si tratta di considerare non la Germania bensì l’intera Europa sottomessa alla Germania nazista:

dalla Francia all’Ungheria per cui la Germania si porta, viene portata, ai confini dell’U.R.S.S.:

Finlandia, Polonia, Romania, Ungheria, Grecia, Turchia con un vasto fronte e profondo retroterra costituito dall’Europa centrale ed occidentale: Norvegia, Danimarca, Austria, la Germania stessa, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia, Italia con retrovia secondaria la Svezia, la Spagna ed il Portogallo.

Vediamo quindi Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Austria, Italia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia, Jugoslavia, Albania, Grecia, Creta, Ungheria, Romania, Polonia, Bulgaria poste tutte sotto la direzione della Germania nazista.

Meno la Gran Bretagna, tutto il resto dell’Europa è sotto il comando del nazismo.

Questo significa che tutta la produzione di materie prime e manufatti dell’intera Europa erano mobilitate contro l’U.R.S.S. sia in campo agricolo, sia in campo estrattivo, sia in campo industriale e sia in campo finanziario di liquidità e ricchezze finanziarie dell’intera Europa.

L’intero apparato tecnologico e scientifico in macchinari ed uomini, oltrecchè in strutture e patrimonio scientifico complessivo: esperienza, stato della ricerca, ecc. dell’Europa intera erano mobilitati contro l’U.R.S.S..

L’interapopolazione europea, un totale di almeno 500milioni di abitanti, era mobilitata in vario modo contro l’’U.R.S.S.. Gli operai delle fabbriche francesi, danesi, belghe, italiane, ecc. ecc. producevano per il III Reich;

gli operai delle miniere francesi, belghe, rumene, ecc. ecc. estraevano materie prime per il III Reich;

i braccianti e contadini francesi, danesi, belgi, ungheresi, greci, norvegesi, svedesi, ecc. ecc. producevano materie prime e produzione agricola per il III Reich.

L’intero patrimonio agricolo: macchinari, semienti, ecc. e zootecnico: bovini, ovini, suini, ecc. erano al servizio del III Reich e tutta la popolazione contadina lavorava per il III Reich.

Abbiamo così una forza economica, industriale e tecnico-scientifica possente: l’intera Europa.

L’intera popolazione, almeno 500milioni di abitanti, era mobilitata, organizzata ed inquadrata dal III Reich contro l’U.R.S.S.

Ben 10milioni di lavoratori europei saranno deportati in Germania a sostituire i tedeschi nella produzione e poter così essere inviati al fronte, su quello orientale, ovviamente. La Germania mobiliterà nel corso della guerra:

                                                 1941                            1942                          1943                            1944

Uomini mobilitati   : 7.400.000              9.400.000            11.235.000              12.385.000

e lo potrà proprio per questo utilizzo dell’intera popolazione europea, diversamente avrebbe dovuto tenere impiegata una massa di uomini per la produzione, mentre in tal modo solo una minima parte di popolazione tedesca è impegnata in fabbriche, quelle più strettamente legate alla produzione bellica.

Il feroce e sanguinario sfruttatore, spietato negriero delle popolazioni dell’Europa è Toodt ed in massimo luogo Van Speer, che tutte le trattazioni tendono, invece, a non citare a far scivolare dolcemente nel silenzio.

Van Speer che da sanguinario negriero non perde il senso del ridicolo quando nel suo Diario tende a presentarsi come un tranquillo architetto che poi per caso si è trovato per un certo tempo ad avere un qualche ruolo di direzione nell’economia nazista, ma lui è un architetto spensierato e disimpegnato, hitleriano no, ma su cui Hitler aveva esercitato un non so che, un ascendente tale da… .

La trattatistica ufficiale tende ad accreditare ed avvalorare tale immagine.

Questo consente al III Reich di non dover introdurre restrizioni per i primi anni di guerra, che avrebbe aperto contraddizioni al suo interno, ma di rifornire, inoltre, in maniera quantomeno sufficiente l’esercito al fronte.

La possibilità di essersi venuta a trovare direttamente lungo tutta la linea della frontiera occidentale sovietica di 2400km le ha consentito di poter più facilmente portare le sue truppe in U.R.S.S. ed avere nell’avanzata una retrovia vicina, che non dover partire dalla Germania ed aere tutti i paesi confinanti con l’U.R.S.S. quali basi di appoggio e retrovia nella sua possente offensiva. Basti qui pensare ai pozzi petroliferi romeni.

Non solo quindi un’ampia, solida ed estesa retrovia militare, il controllo assoluto di tutte le linee di comunicazioni per il trasferimento di truppe da un punto all’altro dell’esteso fronte, rifornimenti, ma anche e soprattutto una solida e consolidata retrovia economica, produttiva punto alto del livello scientifico e tecnologico con avanzati sistemi produttivi.

Ed infine venivano concentrate nelle mani del III Reich tutte le risorse e liquidità finanziarie dell’intera Europa mobilitate contro l’U.R.S.S. Questo consentiva al III Reich di mantenere una salda rete attorno a sé di capitalisti tedeschi e non, centralizzata ed avente al centro il III Reich per commissioni, forniture, ecc.

E questo non solo per quanto attiene i grandi gruppi monopolistici italiani, francesi, danesi, belgi, olandesi, norvegesi, ma anche i grandi proprietari terrieri polacchi, jugoslavi, ungheresi, italiani, francesi, ecc. ma anche infine tutta la media e piccola borghesia che con commesse, appalti, ecc. in un modo o in un altro ruotano attorno alla grande industria e ne costituiscono sostanziale dependance.

E’ questo un saldo e ben compatto blocco sociale, che va ben al di là del blocco sociale limitato alla sola Germania e che si mantiene sulla guerra contro l’U.R.S.S. e che dalla vittoria contro l’U.R.S.S. aspira alla spartizione del bottino e quindi è un blocco sociale che si terrà saldo fino in fondo, giacché fino all’ultimo momento attingerà dalle finanze del III Reich per commissioni, appalti, forniture, ecc.

Basta pensare alla famiglia Agnelli durante la guerra che fece affari con il III Reich nel periodo 1940-luglio 1943, ma continuò a farne fino al 20. aprile. 1945 ed a cui la Repubblica Salò ne costituiva il rappresentante presso il III Reich degli interessi e delle riscossioni.

Adesso il problema è comprendere  c o m e la Germania sia riuscita a concentrare sotto di sé questa immane forza, c o m e, cioè, sia stata in grado di sottomettere l’Europa intera.

    Spagna e Portogallo collaboreranno con la Germania fornendole materie prime e vari prodotti.

    Sia l’Austria che la Cecoslovacchia, pur smembrata prima tra stato Ceco e Slovacchia con la questione dei Sudeti, ma poi sostanzialmente sottomessa al III Reich in forme diverse, erano state ottenute per ben precise scelte e concessioni territoriali fatte dalla Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e tutti gli altri stati europei.

Nella relazione di Teramo del 7. novembre. 2002 “ La Società Capitalista dopo la Rivoluzione d’Ottobre” abbiamo dimostrato come la forte presenza di capitale finanziario statunitense ed inglese in modo particolare comportavano che l’ascesa di Hitler, ma poi tutta la politica della Repubblica di Weimar non potevano avvenire senza l’assenso di questo capitale finanziario e lì rinviamo.

    Nel 1936 la Gran Bretagna consente con un trattato unilaterale, in violazione del Trattato di Versailles, alla Germania di superare sul piano della marina da guerra i limiti posti alla Germania da Versailles.

Gran Bretagna e Stati Uniti non si opposero alla riconquista da parte della Germania della Ruhr contro il volere della Francia, consentendo alla Germania di rientrare in possesso di questo importante bacino minerario ed infliggendo, nel contempo, un ridimensionamento della Francia a tutto favore della rinascente Germania.

Gran Bretagna, Usa e Francia non si opposero a che la Germania violasse il Trattato di Versailles che le imponeva di non possedere più di 100mila uomini in armi per la semplice difesa interna e delle frontiere. Consequenzialmente vengono allentati la vigilanza sulla produzione ed i limiti della produzione bellica della Germania. Già prima che la Germania attaccasse la Polonia era in possesso di un armamento e di una mobilitazione in armi in totale violazione di Versailles.

La Germania si manteneva esclusivamente sui finanziamenti ed i prestiti statunitensi – si rimanda alla relazione di Teramo 2002.

In più occasioni ed in documenti ufficiali della diplomazia britannica si era dato l’assenso ad una espansione ad est della Germania. Nel periodo 1928-1935 si era consentito che nei Balcani e nell’Europa centrale venisse a costituirsi una salda area del marco, che attraverso regole totalmente sfavorevoli a tali paesi, determinava l’egemonia ed il controllo di questi paesi sotto l’economia e le banche tedesche.

Era uno scambio totalmente ineguale – in Appendice una disamina attenta – che favoriva esclusivamente la Germania. In termini netti costituiva la forma legale della rapina  di questi stati e popolazione a totale favore della Germania.

In questa politica di espansione ad est per quanto attiene la Jugoslavia ed il suo smembramento un contributo decisivo venne dato da Pacelli, noto come Pio XII, con il riconoscimento immediato del Vaticano e per primo dello stato della Croazia, contribuendo ad accelerare l’instabilità nell’area balcanica ed a consentirne così la penetrazione tedesca in quest’area e legittimazione per il riconoscimento da parte di tutti gli altri stati. Pacelli agisce qui da copertura ai piani del III Reich.

La Germania quindi viene rafforzata con la scusa o sotto la bandiera dell’unificazione in un unico Stato di tutta la popolazione germanica.

    Successivamente dal settembre 1939, dopo l’aggressione e sottomissione della Polonia, al giugno 1941 la Germania aggredisce e sottomette tutta l’Europa con grande facilità.

    Un’analisi delle operazioni militari a partire dalla Polonia mostra molte cose.

 

Capitolo Secondo

La Germania si porta lungo tutto il confine occidentale dell’U.R.S.S.

   

Polonia.

    La Francia e la Gran Bretagna si erano impegnate a difendere la Polonia in caso di aggressione della Germania. L’impegno consisteva nell’attaccare la Germania sulla sua frontiera occidentale in modo da impegnare l’esercito tedesco, minacciando lo sfondamento in Germania. In altri termini portare la guerra sul suolo germanico. All’atto dell’aggressione non vi fu alcuna azione.

Innanzitutto le operazioni ebbero inizio cinque giorni dopo l’aggressione, ma zia Gugliemina, la regina d’Olanda insomma, si oppose a che truppe straniere calcassero il sacro suolo patrio olandese: “ Mai stivale straniero calpesterà il suolo olandese”. Questo restrinse la zona di operazione e di pressione  all’esercito anglo-francese di portarsi sulla frontiera occidentale tedesca e attaccare la Germania.

All’interno della Polonia in tutta la fase pre-aggressione e poi in modo più specifico e massiccio dopo il 1. settembre 1939 il governo e lo Stato Maggiore polacco con dichiarazioni e comunicati sparsero false voci sulla facile vittoria della Polonia e che questa volta niente avrebbe fermato i polacchi di giungere a Berlino e imporre rivendicazioni territoriali.

Una tale eccitazione di massa giunse persino a manifestazioni di strada dinanzi alle sedi governative perché ritenuti il governo e suoi membri troppo prudenti nei confronti della Germania nello scatenare l’offensiva e marciare su Berlino.

Gli organi di stampa e la propaganda governativa incoraggiavano tali sentimenti.

Il popolo polacco viene qui per la prima volta in questa guerra mandato al macello,fino alla ridicola carica di cavalleria contro i carri armati, su cui poi si sono sbizzarriti nel descrivere le eroiche gesta del popolo polacco che con la cavalleria si oppone ai carri armati.

La Polonia non aveva attuato alcuna forma di mobilitazione generale e non aveva in alcun modo ammodernato e riorganizzato il suo esercito. Le possenti armate della Wehrmacht si trovarono di fronte fucili e mortai della 1a Guerra mondiale oltre che cavalli contro carri armi e l’intera artiglieria oltre che antiquata era totalmente ippotrainata.

Fu un massacro.

Eccitati dalle voci sparse dal governo e dagli organi di stampa e dalla promessa di intervento anglo-francese, il popolo polacco fu vigliaccamente massacrato dai tedeschi, dagli inglesi e dai francesi che avevano promesso prima e lasciato solo poi il popolo polacco e dal governo e dallo Stato Maggiore polacchi, che aveva diffuso ed alimentato voci e notizie sulla presunta invincibilità dell’esercito polacco.

E’ difficile, in merito, pensare all’azione di una quinta colonna tedesca operante in Polonia, giacché si dovrebbe iscrivere in tale quinta colonna l’intero governo e l’intero stato maggiore polacchi oltrecchè i governi inglesi, francesi ed olandesi, zia Guglielmina compresa.

Si è voluto attribuire la causa all’U.R.S.S. che non sarebbe intervenuta in difesa, ma che invase,dopo la caduta del governo legittimo polacco la parte orientale della Polonia.

In verità è questa una ben strana teoria: erano la Francia e la Gran Bretagna che erano vincolati da ben precisi accordi politici e militari con la Polonia e che avevano al riguardo sottoscritto ben precisi e particolareggiati accorsi militari; mentre la Polonia aveva fino all’ultimo rifiutato di sottoscrivere un accordo di mutua assistenza e di non aggressione con l’U.R.S.S. L’U.R.S.S. non aveva alcuna giustificazione e legittimazione di entrare a nessun titolo in armi in territorio polacco fin quando esisteva un governo legittimo e questo non avesse avanzato richiesta alcuna di aiuto e di intervento. L’U.R.S.S. infatti entrerà in Polonia solo dopo che il legittimo governo polacco era caduto e la Polonia si era arresa alla Germania e quindi in una situazione di vuoto di potere non prima. Entrare in armi in Polonia avrebbe significato uno scontro prematuro con la Germania e togliere le castagne dal fuoco all’Imperialismo, che a questo mirava, ma nel quale non voleva apparire coinvolto ed ascrivere a sé il ruolo super partes.

Si è sostenuto che il patto Ribbentrop-Moltov consegnava la Polonia alla Germania, perché l’U.R.S.S. si sarebbe impegnata in tale accordo a non intervenire in caso di aggressione della Polonia da parte della Germania.

E’ questo un evidente falso.

L’U.R.S.S. non poteva in alcun modo sottoscrivere niente di tutto questo e la Germania non avrebbe accettato nulla di tutto questo, giacché non esisteva alcun patto o trattato che legava l’U.R.S.S. alla Polonia per cui l’U.R.S.S. non poteva e la Germania sapeva che l’U.R.S.S. non avrebbe potuto.

Ben diversamente sarebbe stato se l’U.R.S.S. avesse attaccato la Polonia sul versante orientale e la Germania sul versante occidentale in questo caso sarebbe stata un’aggressione di due paesi contro la Polonia, che avrebbe costretto la Polonia ad impegnarsi su due fronti ad occidente e ad oriente, contro l’U.R.S.S. e contro la Germania. In questo caso l’U.R.S.S. sarebbe stata responsabile assieme alla Germania dell’aggressione alla Polonia ed avrebbe incoraggiato la Germania in questa azione scellerata. L’U.R.S.S. entrerà dopo che la caduta del governo polacco e la cessazione dello Stato polacco.

Sul piano militare nel corso dell’aggressione non vi sarà alcuna azione militare sul versante orientale e l’esercito polacco non dovrà provvedere a guarnirsi da eventuali attacchi da est. Le forze polacche saranno impegnate e dispiegate tutte contro la Germania e nessuna forza venne distolta sul confine orientale. Non vi era timore alcuno su quel versante e la Polonia non si trovò impegnata su quel versante.

Era una evidente trappola tesa all’U.R.S.S., se fosse accorsa in aiuto, questo sarebbe stato presentato come un’aggressione combinata sovietico-tedesco contro la quale il “ mondo libero” insorto sarebbe potuto entrare ed in tal caso il cuore di zia Guglielmina sarebbe sanguinato per il popolo oppresso polacco ed avrebbe consentito il transito delle truppe; oppure, come si è già detto uno scontro diretto prematuro sovietico-germanico.

Anche nel 1944 cercheranno di attrarre l’U.R.S.S. nella trappola polacca, quando l’Armata Rossa si trovava nei pressi di Varsavia, anche qui mandarono al massacro altri milioni di polacchi dopo averli eccitati, gli inglesi ed agenti inglesi accertati, inviati da Churchill e dalla regina, lavorarono per tale sporco lavoro.

Essi organizzarono e spinsero il popolo polacco ad una prematura insurrezione e poi, per la seconda volta venne abbandonato. La disamina dell’intera questione a suo tempo.

      La strategia militare della Gran Bretagna.

La difesa della Polonia, e così della Norvegia, della Danimarca, del Belgio, dell’Olanda, della Francia, non era nei piani britannici.

        Hillgruber delinea qui le linee strategiche elaborate dallo Stato Maggiore nell’inverno 1938-1939 e che hanno costituito le linee strategiche per tutto il corso della 2° guerra mondiale.

    “ Fu elaborato un ordine gerarchico delle necessità strategiche su cui si basava la condotta della guerra da parte della Gran Bretagna.

[..]. Venne definito vitale, per la conservazione del predominio britannico, la sicurezza delle rotte atlantiche, che univano l’Inghilterra ai membri del Commonwelth, alle colonie ed agli Usa.

Questo problema fu il primo ad essere menzionato nel Piano di Guerra dell’Ammiraglio britannico del 30. gennaio. 1939.

Al secondo posto, in ordine di importanza in questo elenco delle necessità di guerra, veniva la posizione imperiale della Gran Bretagna nel Mediterraneo, attraversata dalle vie di comunicazione che andavano dalle isole britanniche all’Asia orientale, all’India ed alle regioni petrolifere attorno al Golfo Persico.

Venivano invece sacrificate le vie di rifornimento alle isole britanniche nell’Atlantico.

Su questa base venne elaborato un piano comune franco-britannico.

Tale piano di base comune era impostato, perciò su una difesa strategica generale per la prima fase della guerra, poiché una durata maggiore della guerra avrebbe quasi certamente fatto mutare in maniera graduale il rapporto di forza in funzione delle maggiori risorse produttive. ed avrebbe avuto, così, effetti favorevoli per le potenze occidentali, che nei loro collegamenti marittimi, soprattutto con l’America, avevano un saldo appoggio, mentre gli avversari nel centro Europa, nonostante tutte le possibilità di “ sortita” apparivano come rinserrati in una fortezza.

    Per il futuro era previsto, quindi, di passare ad una prima offensiva generale contro l’Italia quale partner più debole della coalizione avversaria e da ultimo, ma ancora in una forma molto vaga di giungere ad attaccare la Germania.”

Quindi: difesaattacco all’Italia nel Nordafrica offensiva finale contro la Germania.

    Non solo un Comitato Militare anglo-francese ed un piano strategico franco-britannico, ma vi fu anche un Comando Unificato Anglo-Statunitense che elaborò un piano militare.

In entrambi non vi era alcuna difesa della Polonia, né della Danimarca o dell’Olanda, del Belgio, della Francia ma la cessione di questi stati alla Germania e questo come scelta di un piano strategico militare elaborato nel gennaio 1939, ossia nove mesi prima che la Germania aggredisse la Polonia.

Sempre Hillgruber, pag. 116, documenta che:

 Dopo “ Monaco”, 1938, Roosevelt ordinò che il “ Joint Planing Committee” ( J.P.C. ) elaborasse studi completi per eventuali conflitti militari nei quali si doveva partire alla possibilità che gli Usa venissero coinvolti in una guerra su due oceani contro più di una potenza.

Questo ordine seguiva l’ammodernamento dell’ottobre 1938:

gli Usa avrebbero scoperto ed affrontato i pericoli dell’aggressione ovunque nel mondo, soprattutto nell’emisfero occidentale; agli aggressori ci si doveva opporre, messaggio al Congresso di Roosevelt del 4. gennaio. 1939, con metodi “ short war”.

Vengono quindi elaborati piani base ( Rainbow 1-5 ) sottoposti a Roosevelt il 30. giugno. 1939.

Il Piano.

La flotta britannica e francese si sarebbero incaricate della sicurezza dell’Atlantico e quindi della difesa del fianco orientale USA.

La flotta americana, raccolta nel Pacifico, doveva essere sia la difesa dall’attacco giapponese alle colonie del sud-est asiatico di Gran Bretagna, Francia, Olanda e sia, soprattutto, la dissuasione del Giappone da un attacco mediante una dimostrazione di potenza da parte degli USA.

     Nell’àmbito di questa strategia si giunge ad una suddivisione dei ruoli nel giugno 1939

Con la legge del 4. novembre. 1939 viene introdotta la clausola “ cash and carry” per l’esportazione, ora autorizzata di armi ed equipaggiamenti ai belligeranti ( Francia, Inghilterra, Olanda, Belgio )

[..] contratti di compravendita tra gli alleati ed industrie private americane.

Muoiono quindi qui tutte le trepidanti dichiarazioni ed i cuori insanguinati dei paesi imperialisti per una Polonia che geme sotto il tallone di ferro di Hitler.

L’affermazione qui di Hillgruber è netta, è quasi sentenza di cassazione:

“Per quanto attiene la difesa della Polonia Hillgruber esplicitamente afferma:!

    “ Gli alleati si astennero così dal sostenere militarmente la Polonia durante la guerra di settembre e non vennero attuate non solo la promessa offensiva francese, ma neanche le incursioni aeree britanniche sulla Germania.

Questo fatto era da mettere in relazione con la strategia difensiva sulla quale gli alleati si erano accordati nel definire una linea fondamentale della loro condotta di guerra …

   [ …]  Dopo di che fu chiaro l’atteggiamento degli Stati europei nei confronti della guerra, cioè partecipazione, neutralità, “ non belligeranza”.

Si spiega adesso bene l’intera azione militare degli Alleati non solo in Polonia, ma tutte le “stranezze”, le dabenagine nel corso delle operazioni militari del periodo aprile-giugno 1940 in Norvegia, Danimarca Belgio, Olanda, Francia.

Da un punto di vista strettamente teorica la scelta ha una sua consistenza teorica, costituisce una corretta scelta, tendente a fiaccare il nemico in azioni terrestri, tagliandogli le vie di comunicazioni e quindi di rifornimenti strategici, che gli avrebbero impedito di continuare una guerra. E’ una scelta strategica che si basa su una concezione economica della conduzione della guerra: tagliare, fino a far venire meno, alla potenza nemica i mezzi per poterla continuare. Da un punto di vista militare è un elaborato intelligente: gli anglo-americani non hanno possibilità concrete di scatenare un’offensiva terrestre, perché non hanno basi appoggio e cunei su cui poggiare per impostare e scatenare un’offensiva. La loro supremazia era sui mari e giustamente danno battaglia sui mari e sui mari hanno la supremazia sulle grandi rotte: l’Atlantico ed il Pacifico.

Sfruttano bene, e fino in fondo, i punti di forza loro ed inchiodano quelli del nemico.

Il nemico presenta una palese contraddizione di fondo: i suoi progetti non sono supportati da una produzione militare e da una fornitura di materie prime tali da poter rendere realizzabile tali progetti.

Vi è cioè una strozzatura tra i progetti e le possibilità reali.

Il piano anglo-americano punta, allora, su tale strozzatura, che considera il cuneo nello schieramento nemico e lo approfondisce, lo allarga fino a quando questo non consenta di passare ad operazioni terrestri, quando tale strozzatura si è aggravata. Il cuneo conficcato diviene il punto attorno al quale far ruotare l’intera azione strategica per farlo divenire nel tempo il piano di appoggio per l’offensiva e la sconfitta militare del nemico.

Considerata la natura isolana della Gran Bretagna e la distanza marittima degli Stati Uniti e che entrambi hanno l’egemonia marittima il piano è corretto. E l’intera azione militare sarà guidata da questa idea strategica.

Nulla da eccepire.

Indubbiamente se ne sarebbero potute elaborare altre che prevedessero una più fattiva presenza sul piano della guerra terrestre, ma ciò non toglie che tale piano è corretto, sul piano della Scienza Militare è scientificamente corretto.

La critica è su un piano diverso.

Se questa erano le direttrici strategiche sia del Comando Militare Unificato anglo-statunitense ed anglo-francese non si comprende allora perché abbiamo poi condotto in quel modo la guerra nel periodo settembre-ottobre 1939 e aprile-giugno1940. La rapida avanzata avrebbe dovuto invece essere un’avanzata, che nelle condizioni date non era stato deciso di contrastare, un’azione di ritardo che impegnasse le forze tedesche, che ne fiaccasse la baldanza, di controffensive di contenimento e rallentamento in modo da far pagare il più alto prezzo possibile quanto meno in tenuta della compagine militare; che costituisse una incrinatura nella teoria della invincibilità della Wehrmacht che poi ha pesato sui tempi e modi di sviluppo di un movimento di Resistenza in questi paesi d’Europa. Il fatto che tra gli Stati vi fosse una sostanziale identità di vedute, pur con diversità, ma questo è normale, e che a tale identità di vedute essi siano pervenuti prima del settembre 1939 e quindi non sotto l’evento bellico costituisce un dato importante, ossia che esse non furono prese alla sprovvista e che vi fu data una risposta pianificata tempo addietro.  A maggior ragione si sarebbe dovuto attrezzare un piano militare difensivo in grado di ritardare, di … ossia quanto poco prima esposto.

Ecco è questa contraddizione che emerge dai piani di fine 1938-gennaio 1939, che pone perplessità e spinge ad approfondire. Per come essi sono stati concepiti e per le nazioni altre che vedeva coinvolti: Olanda, Danimarca, ecc. non è pensabile che tali stati non ne siano stati coinvolti. Ad essi venivano infatti garantiti la difesa dei loro interessi nelle colonie che avevano lungo il Pacifico e quindi a maggior ragione ne dovevano essere state coinvolte ed il piano militare poi adottato nel maggio-giugno 1940 non poteva non essere stato coordinato con tali stati, o quantomeno riceverne assenso.

Le scelte strategiche 1938-gennaio 1939 costituivano di per sé il momento chiave unificante delle operazioni sui vari teatri di guerra e quindi anche del teatro di guerra occidentale, ma poi i piani militari ed il modo come si svolgerà la guerra: evidenziano invece uno scollamento, un andare ciascuno per conto suo: i Belgi da una parte, gli Olandesi peggio ancora, come vedremo da qui a poco.

Ed allora perché quella condotta militare che rafforzava la Germania hitleriana e la leadership di Hitler, specie dopo la vittoria sulla Francia, come vedremo.

Le indagini e gli studi storici se hanno fermato tale questione, non hanno ancora posto mano a prospettarvi una soluzione, che richiede uno scandagliare ancora a fondo i processi reali di quell’evento o fenomeno oggetto di indagine.

Ancora.

    Avendo sottostimato la capacità e volontà di resistenza dell’U.R.S.S. alla Germania, anche se il rapporto di Cripps del suo colloquio con Stalin indicava chiaramente l’opposto, ed avendo ritenuto che l’U.R.S.S. sarebbe capitolata dinanzi alla Germania – ma ripeto dati reali non ve ne erano, anche se le motivazioni addotte sono quelle sulla base della stipula del trattato di non aggressione Ribbentrop-Molotov – il Comando Militare Unificato anglo-francese provvede prima a potenziare la presenza di una forte armata Orient di 150mila uomini, ai confini con Iran-Iraq e pronta ad invadere l’U.R.S.S. per contrastare la presenza tedesca in questa zona e proteggere le vie delle Indie e del Canale di Suez, allorché l’U.R.S.S. avesse ancora una volta ceduto alla Germania o fosse stata sconfitta ed occupata.

     Un piano a più largo raggio viene elaborato dal governo francese che mirava alla creazione di un altro fronte nel sud-est europeo Salonicco come base di partenza e con l’inclusione dei paesi del patto “ balcanico”

L’armata Orient, generale Weygand, raccolta in Siria e forte d 150mila uomini avrebbe potuto essere impiegata per questo scopo;

e non solo per questo, ma anche per un’avanzata nel territorio petrolifero caucasico dell’Unione Sovietica, puntando su Bakù.

Tale preoccupazione era anche degli inglesi nel valutare l’atteggiamento politico dell’Unione Sovietica a causa della debolezza militare dell’U.R.S.S.

Da qui l’elaborazione di un piano da parte dello Stato Maggiore britannico, seguito dal governo francese, inerente una offensiva con sottomarini nel Mar Nero contro i trasporti di petrolio, incursioni sul centro petrolifero di Bakù ed, infine, avanzata dell’armata Orient attraverso Iran-Iraq in direzione della regione caucasica.

L’idea dello Stato Maggiore britannico era di poter sconfiggere militarmente l’Unione Sovietica con alcune incursioni aeree sui centri petroliferi del Caucaso.

Questo piano fu ripreso alla vigilia dell’attacco tedesco all’U.R.S.S. a metà giugno 1941, quando giunse ad un nuovo apice l’incertezza da parte britannica nel valutare l’atteggiamento dell’U.R.S.S.

Vennero, allora, prese in considerazione misure militari contro il territorio del Caucaso come reazione ad un eventuale cedimento di fronte alle richieste economiche di Hitler, che si ritenevano gravose.

  Nella sessione del Consiglio Supremo Alleato  ( organo di Comando della guerra di coalizione anglo-francese ) del 28. marzo. 1940 si decise di approntare uno “ studio” del piano caucasico ed approvati i preparativi tecnico-militari. Già 1l 19. gennaio 1940  Daladier aveva richiesto allo Stato Maggiore francese un memoriale su una possibile operazione contro Bakù.

Il Comitato elabora sempre nel 1939 un piano e ne dispone le forze per un’azione di penetrazione in U.R.S.S. dalla frontiera Iran-Iraq, appunto, per l’occupazione delle fonti petroliferi di Bakù, sul Mar Caspio.

Sulla base delle notizie ed informazioni che Hillgruber fornisce noi abbiamo l’esistenza da parte del Comando Supremo Alleato, ossia dell’organo di comando della guerra di coalizione anglo-francese ) di piani di attacco all’U.R.S.S.  dal versante sud-orientale europeo, ossia di un attacco via terra e via aerea al Caucaso ed alle fonti petrolifere.

La motivazione è, racconta Hillgruber, il timore britannico di cedere di Stalin e dell’U.R.S.S. e di più di essere Stalin il segreto alleato di Hitler.

Le motivazioni addotte non hanno alcun riscontro documentale.

Innanzitutto perché l’U.R.S.S. e Stalin avrebbero dovuto cedere alle armate tedesche?

avrebbero potuto soccombere ma non cedere. Non vi erano nel giugno 1941 richieste germaniche all’U.R.S.S.; la volontà germanica era l’occupazione territoriale e la sottomissione totale dei popoli dell’U.R.S.S.

Quindi tali piani anglo-francesi avevano il compito di intervenire se l’U.R.S.S. fosse stata sconfitta ed allora gli anglo-francesi sarebbero intervenuti per riservare a sé stessi le fonti petrolifere del Caucaso.

Era, cioè, un piano per la spartizione militare dell’U.R.S.S.

Analizziamo adesso il piano.

    Nel marzo-aprile 1940 l’Europa orientale in una forma o nell’altra era sotto il controllo economico ( si ricordi qui l’area del marco, ampiamente trattata nei lavori economici del periodo 1920-1939 ] politico, militare dei paesi dell’Asse, ossia della Germania e dell’Italia. Questo precludeva un’azione da questo versante. Si sarebbe dovuto puntare sulla Grecia, Salonicco appunto, ed il retroterra Iran-Iraq, l’Armata Orient e la sua base operativa. Ma questo avrebbe significato un ponte Gran Bretagna/Francia-Salonicco, Iran-Iraq con Malta punto chiave del ponte. Ma questo avrebbe richiesto il controllo militare del Mediterraneo.

Adesso l’Inghilterra aveva il controllo del Mediterraneo, avendo sbaragliato la timida marina italiana e tale da garantire un saldo rifornimento alle truppe in Africa.

Se la Germania aveva attaccato la Grecia, restava agli Alleati la base d’appoggio dell’Orient, ossia la via Iran-Iraq, tramite la quale avrebbero potuto venire in aiuto all’U.R.S.S. Il controllo militare del Mediterraneo consentiva l’esecuzione del piano dei sottomarini, ecc., che avrebbe alleggerito la pressione sul fronte sud: ma tutto ciò non avvenne. Ma! sarebbe avvenuto se la Germania avesse sottomesso l’U.R.S.S.

Ora!in tali condizioni di vittoria del III Reich la condizione sarebbe stata ben più difficile.

Il piano allora di cui parla Hillgruber è allora il piano della spartizione dell’U.R.S.S. e gli inglesi erano nelle condizioni già dal giugno-dicembre 1941 di alleggerire la pressione germanica sull’U.R.S.S., rallentare l’avanzata, disturbare, intercettare i rifornimenti, ecc.

Muoino allora qui le storie sull’apertura del 2° fronte, le difficoltà per aprirlo, ecc. ecc.

Trovano conferma qui le teorie di un’azione preordinata come dell’intero campo imperialista contro l’U.R.S.S.

Le stesse operazioni militari, e l’intero teatro di guerra in Africa e lo “ zappettare il deserto” assumono in quest’ottica ben altra valenza: è cioè il riscaldare i motori, la conquista della pool position per chi giunge prima nel Caucaso via Iran-Iraq ed impedendo la via all’altro.

Medio Oriente e Paesi Arabi

Le vicende dell’Orient ed il piano del Comando Unificato anglo-francese per il Medio Oriente ci introduce alla disamina, che si rivelerà estremamente importante, del rapporto Germania-mondo arabo (movimento di liberazione nazionale ) – Gran Bretagna

    Alla fine di giugno 1940, l’Armata Orient francese forte di 150mila uomini di stanza in Siria viene smobilitata.

Questo in via immediata consente una maggiore libertà d’azione degli stati arabi tra la Libia ed il confine mediorientale della Turchia.

Scarse erano le forze britanniche in Egitto, Palestina ed Iraq ( Egitto: 36mila uomini, Palestina: 27mila  e 205 aere antiquati ) contro una potenza italiana in Libia di due armate per un totale di 150milauomini.

    La Gran Bretagna poté consolidare e gradualmente rafforzare sempre più le sue posizioni nel Mediterraneo, gravemente minacciate nel giugno 1940.

Lo stazionamento della “ force H “ a Gibilterra, l’apporto di nuove forze a Malta ed in Egitto e l’invio ad Alessandria di altre unità pesanti per rafforzare la flotta britannica nel Mediterraneo, comportano che la Gran Bretagna già alla fine di agosto-inizio settembre 1940 dominava di nuovo completamente l’instabile situazione nell’arena mediterranea.

E lo faceva nella forza tradizionale indiretta della potenza navale britannica con forze numericamente limitate ma efficienti.

Non poté in alcun modo modificare tale situazione l’offensiva italiana in Egitto, che iniziata il 13settembre si arrestò dopo solo 5 giorni d’avanzata, senza combattimenti, 90km dopo il confine libico-egiziano.

    Un’attenzione particolare va invece dedicata al

delicato equilibrio nel mondo arabo e nel Medio Oriente, che viene a costituirsi all’indomani del crollo della Francia  e dell’affermazione della potenza germanica. La politica germanica, a differenza dell’ottusa ed insipida politica giapponese in Asia, era più attenta alle contraddizioni tra la borghesia araba e le popolazioni coloniali arabe ed il dominio inglese e francese.

Per tutto un periodo la Germania soffiò su tale fuoco ed agli occhi degli arabi, ossia della borghesia araba, la Germania appare come chi può indebolire la potenza dell’odiata Inghilterra. Questo comporta uno schierarsi in favore della Germania e nel presentare le proprie rivendicazioni ad Hitler per chiederne il sostegno.

La politica hitleriana agì, cioè, da stimolo alla lotta della borghesia nazionale araba contro l’imperialismo britannico.

I movimenti contraddittori interimperialistici vengono qui letti come debolezza britannica ed un oggettivo maggiore spazio di manovra con la smobilitazione dell’armata Orient.

Hitler non è in grado di gestire questo movimento che tende da subito a sfuggirgli dalle mani e l’ordine deve essere ristabilito dalla potenza britannica, di qui il rafforzamento tra agosto-settembre, che Hillgruber documenta.

Il punto da fermare qui di estremo interesse è l’incapacità della Germania di gestire questo movimento, da lui stesso attivato , e che torva nella lotta interimperialista un punto di svolta per il suo sviluppo: gli sfugge di mano e Hitler se ne chiama fuori.

    Nel periodo, maggio-agosto 1940 gli sguardi dei capi nazionalisti arabi si rivolsero sempre più alla Germania vittoriosa nell’Europa continentale.

Essi speravano in un suo trionfo sulla Gran Bretagna per liberarsi sella dominazione inglese, mentre avevano buone ragioni per nutrire gravi riserve nei confronti dell’Italia.

    Nel colloquio del 6 luglio 1940 con l’ambasciatore tedesco ad Ankara von Papen il ministro della giustizia iracheno Shawkat si presentò come portavoce del gruppo di nazionalisti arabi che “ rappresentava nel gabinetto iracheno l’opinione del popolo iracheno ed il suo desiderio di ottenere la libertà e l’indipendenza dall’Inghilterra.”.

Il primo ministro iracheno Kailawi aveva rifiutato di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Italia, come aveva richiesto la Gran Bretagna. Questo era la dimostrazione della crescente autocoscienza dell’Iraq, non delle sue simpatie per l’Italia, contro il cui imperialismo gli arabi si sarebbero rivoltati.

Nel momento di maggiore debolezza anglo-francese, la Orient era stata ritirata dalla Siria, era possibile una sollevazione araba, alla quale sarebbe stata molto utile l’aiuto tedesco.

Sempre nell’occasione dell’incontro del 6 luglio viene presentato a Von Papen una lettera datata 21.giugno del “ Gran Muftì” di Gerusalemme El Hussein.

Questi si trovava in esilio dall’ottobre 1936 ed a Bagdad dal 1939 dopo il fallimento della sollevazione dei nazionalisti arabi da lui promossa contro il potere mandatario britannico in Palestina.

Nella lettera venivano riassunte le attese del “ Comitato Supremo Arabo per la Palestina” da lui presieduto riguardante soprattutto una dichiarazione di indipendenza della Siria, da ottenersi con presunta facilità dalla Germania sulla base del trattato di armistizio con la Francia ed inoltre un intervento tedesco per una “ grande Arabia” indipendente.

    i negoziati italo-arabi avevano portato ad una assicurazione da parte dell’Italia che faceva ben sperare circa l’indipendenza a tutti i paesi arabi che si trovano sotto il mandato o protettorato. Analoga cosa veniva chiesta dall’Iraq alla Germania come condizione nella lotta a fianco dell’Asse, attraverso una nuova rivolta in Palestina.

La Germania si chiamò fuori degli interessi nel Mediterraneo ed in questo modo si sottrasse agli impegni, determinando uno sbandamento e incertezze nel fronte arabo.

    Cosicché non si arrivò nel momento di maggiore debolezza della Gran Bretagna a nessuna rivolta e nemmeno ad una sollevazione di qualche entità nel vicino Oriente.

Il grande rafforzamento delle truppe britanniche in Egitto ed in tutto il Medio Oriente a partire dal settembre 1940 fece per il momento rientrare il pericolo per la Gran Bretagna di una ribellione araba.

E’ evidente qui come la Germania passa la mano all’Inghilterra per il controllo politico del Medio Oriente e come gli anglo-francesi rivedono il loro piano di smobilitazione in quella zona.

Il dato evidenzia una unità dell’intero campo imperialista, pur in un momento e punto di estrema tensione.

Dinanzi ad un movimento di indipendenza nazionale arabo, la Germania passa la mano all’Inghilterra, più esperta e più in grado di ristabilire l’ordine imperialista nell’area.

Nel corso della storia millenaria delle classi e dei popoli si è verificato spesso che i paesi contendenti, dinanzi al pericolo che le classi oppresse e sfruttasse si potessero unire e sfruttare il momento di debolezza di questo o quello, i paesi contendenti fermano le loro operazioni militari e l’uno corre in aiuto dell’altro per reprimere la lotta che si era sviluppata, e ristabilire la pace delle classi sfruttatrici, riprendere la loro guerra nel punto ove erano stati costretti ad interromperla per cause indesiderate.

La lunga storia che vide opposta Sparta ed Atene è ricca di questi momenti: ateniesi sono corsi in aiuto di Sparta per reprimere le popolazioni messeni e soldati di Sparta corsi in soccorso di Atena quando alcune città-stato della Lega di Delo approfittavano della debolezza di Atene per sottrarsi allo sfruttamento ed oppressione ateniese; non diversamente la storia romana.

L’intera storia delle rivoluzioni borghesi: in Inghilterra, Francia, Italia (Ciompi. Masaniello ) vedono la classe borghese fermare il processo rivoluzionario e accordarsi con la classe reazionaria feudale, contro cui fino a quel momento avevano condotto, e stavano conducendo un lotta mortale, al fine di ristabilire l’ordine e la pace dello sfruttamento.

Questa unità degli sfruttatori trova qui una sua ulteriore applicazione ed estrinsecazione.

Tornando adesso agli eventi in Medio Oriente.

   Tutto questo movimento ai confini meridionali dell’U.R.S.S., che porterà ad un rafforzamento inglese in quest’area e lo schieramento di divisioni corazzate inglesi pronte a scattare in U.R.S.S., per occupare i pozzi petroliferi di Bakù. Questo comporterà che l’Armata Rossa nel periodo giugno-dicembre 1941 dovette impegnare forze in questo settore, oltre che altre ai confini del Giappone al fine scoraggiare eventuali azioni di sfondamento britanniche.

Ripeto la giustificazione addotta per tale piano è che uno sfondamento in U.R.S.S. della Germania avrebbe costituito in questa zona meridionale la possibilità per la Germania di minacciare non solo il rapporto dell’Inghilterra con il Canale di Suez ma anche di controllare e minacciare le comunicazione dell’impero inglese con l’India e le Indie.

Quindi nel 1939 Francia e Gran Bretagna, e Gran Bretagna ed Usa, davano per scontato l’invasione dell’U.R.S.S. ed avevano approntato misure e piani militari per contrastare la spartizione del bottino sovietico ai tedeschi, tanto che,ripeto, sciolta l’Orient fui costituita una nuova forza corazzata, questa volta inglese, con compiti ben precisi scopi e finalità ben precise che erano inerenti all’aggressione e vittoria della Germana sull’U.R.S.S.

    Come ben si evince da tutto questo non solo la difesa della Polonia non era nei piani strategici anglo-francesi e statunitensi, ma questi tre paesi imperialisti nel periodo agosto-1938-maggio 1941 conducono e mettono in essere una serie di azioni al fine di ottenere per se stessi una pool position in grado di scattare in avanti, all’atto della caduta dell’U.R.S.S., per partecipare alla spartizione del bottino.

La Polonia era stata messa su, dopo Versailles, come perno-cerniera della catena di isolamento dell’U.R.S.S.

Come si è detto nella relazione di Teramo 2002, dopo Versailles furono creati tutta una serie di nuovi stati o definiti nuovi confini, a seguito del crollo dell’impero austro-ungarico, stati reazionari con alla testa la più feroce ed ottusa proprietà latifondista in funzione anti-U.R.S.S. Di questo schieramento la Polonia ne costituiva il perno-cerniera. La Francia e la Gran Bretagna in modo particolare avevano aizzato l’odio antisovietico dei governi locali, in particolare polacco, azione in verità assai facile, e questo portò la Polonia, per esempio, la Polonia a rifiutare qualsiasi accordo di mutua assistenza e di difesa con l’U.R.S.S., nonostante che fosse stato offerto. L’U.R.S.S. quindi non aveva alcun poter di entrare in Polonia a governo in carica. Ma la Francia e la Gran Bretagna contratto ben precisi trattati militari di difesa e mutua assistenza.

    Veniamo, adesso, all’azione militare e diplomatica dell’U.R.S.S. nel periodo 1938-giugno. 1941.

    L’U.R.S.S. aveva agli inizi degli anni Trenta denunciato la politica di sostegno e di armamento della Germania in funzione anti-U.R.S.S., come belve sanguinarie da scatenare contro l’U.R.S.S. da parte dell’intero campo imperialista e della Gran Bretagna in particolare e poi di Francia e Usa.

Esistono a riguardo ben precisi documenti pubblici. E, per controlaterale, esistono abbondanti documenti di critica a tali posizioni dell’U.R.S.S. e dell’Internazionale Comunista. Tali critiche oltre che negare quanto veniva denunciato circa la Germania e l’Imperialismo, sostenevano che quelle critiche erano invece politica demagogica dell’U.R.S.S. e del P.C. ( b) dell’U.R.S.S.

Essa quindi seguiva con assai particolare attenzione i movimenti e gli sviluppi della Germania, onde potersi attrezzare adeguatamente. L’U.R.S.S. fu l’unica a denunziare gli atti britannici e statunitensi per il riarmo e di cedimento alla Germania, giungendo a definire tale situazione – poi divenuta proverbiale – “ spirito di Monaco

ossia una politica di arrendevolezza verso le mira imperialiste ad est della Germania.

La risposta attrezzata dal governo e dallo Stato sovietici è stata, allora, quella di ritardare il più possibile lo scontro con la Germania e dall’altro di estendere ad occidente i suoi confini al fine di tenere i lontano possibile le truppe tedesche e rendere la sua offensiva più difficile.

Di qui non solo la politica di acquisire la Lituania, Estonia e Lettonia e quelli ceduti con il trattato di Brest-Litovsk, di qui i territori acquisti dalla Romania Bessarabia, Bucovina ed altri.

In questa logica va inquadra l’estensione nei riguardi della parte orientale della Polonia.

Circa il 70% del territorio che la Germania occuperà nella sua aggressione del 22. giugno sarà dato da queste acquisizione territoriali.

Questo rientrava nel piano strategico di aumentare la dimensione spazio dell’U.R.S.S. e tenere lontana la Wehrmacht dall’U.R.S.S. vera e propria e dai suoi insediamenti industriali e civili costruiti nel periodo 1917-1941; attrezzare così una difesa più avanzata lungo i nuovi ambiti territoriali, non essere oppressi dalla pesante aggressione tedesca di cui ben se ne prevedeva la potenza e portata ed avere così lo spazio sufficiente per la messa in atto di tutte le decisioni già prese di spostare negli Urali e nell’U.R.S.S. asiatica tutto l’apparato industriale, sottraendolo alla Wehrmacht.

Se ben si considerano le cose, noi abbiamo che la massa d’urto tedesca impiegata aveva la capacità potenziale di sfondamento di 3-400km. Se noi adesso sottraiamo quelle estensioni territoriali acquisite nel periodo 1939-maggio 1941 i tedeschi sono già a Leningrado e sono già! a Mosca e sarebbe stato impossibile attuare il trasferimento degli stabilimenti produttivi, giacché la Wehrmacht avrebbe controllato le direttrici di comunicazioni su cui poi avvenne tale “ esodo biblico” e comunque sarebbe avvenuto in condizioni di limitato movimento per problemi di spazio, mentre tale trasferimento ed i tempi nei quali essi dovevano avvenire, e che poi avvennero, richiedevano una dimensione spaziale che non quelle che si avrebbe avuta con la Wehrmacht sul collo.

In un colloquio con la delegazione finlandese per un accordo sovietico-finlandese prima della guerra, in cui venivano esposte le condizioni di accordo pacifico ed a cui partecipò lo stesso Stalin, egli fece una dichiarazione che esprime in maniera chiara ed onesta le linee che lo Stato ed il governo avevano adottato in generale:

“ La geografia è quella che è: noi non possiamo farci niente, e neppure voi lo potete. Poiché non è possibile spostare Leningrado, si deve spostare più in là la frontiera.”. La Storia della 2a Guerra Mondiale edizione Rizzoli che riporta tale dichiarazione di Stalin, circa le condizioni di pace dopo la guerra con la Finlandia annota:

 “ la nuova linea di confine rendeva possibile difendere Leningrado in profondità, il possesso della regione montuosa di Salla proteggeva la ferrovia di Murmask e la cessione della penisola di Rybacij forniva, infine, un utile avamposto per la difesa di Murmask da eventuali attacchi da occidente.

[ …]; esso comunque rispondeva alle esigenze minime di sicurezza militare.. .

Non si capisce perché l’U.R.S.S. abbia finito con l’optare per questa soluzione minima anziché procedere alla conquista totale del Paese.”. ( pag. 183 ).

E’ cioè qui l’intero principio operativo del governo e dello Stato sovietici che li ispirerà per tutto il periodo 1939-maggio 1941.

L’U.R.S.S., infatti, approfitterà dell’impegno tedesco in occidente per assimilare la Bucovina, la Bessarabia e la Lettonia, che nei patti doveva essere sfera di influenza tedesca ed a cui la Germania non poteva opporsi perché occupata in Europa occidentale.

Le popolazioni di questi territori accolsero favorevolmente di aderire all’U.R.S.S. che comportava per la classe operaia ed i contadini di farla finita con il sistema capitalistico, con la distribuzione della terra ai contadini e le strutture della democrazia sovietica. Infatti esse si batteranno con pari coraggio e sacrificio, sopportandone dolori e sacrifici maggiori, anche se entrati nel sistema della Repubbliche Socialiste Sovietiche da poco più di un anno.

§ 2. Un passo indietro.

       Ascesa di Hitler e patto Ribbentrop-Molotov

       Uno studio anche superficiale mostra come  fin da quando nel 1935 Hitler era salito al potere, i governi inglese e francese avevano concesso molto più di quanto non fossero stati disposti a concedere ai precedenti governi democratici della Germania.

Hart così commenta tale fatto:

Pag. 9-10 “  Si direbbe che essi non volessero lasciarsi sfuggire neppure un’occasione per dimostrare fino a che punto fossero inclini ad evitare guai e ad accantonare ogni problema …..

        Nel 1937-38 molti statisti occidentali dimostravano nelle discussioni private ma si guardavano bene dal farlo in pubblico – la tendenza ad affrontare il problema con realismo e .. sostenere l’opportunità di permettere alla Germania di espandersi ad est, eliminando così ogni pericolo di guerra per i paesi dell’Europa occidentale… e glielo si faceva sapere… problema: come indurre gli abitanti di quelle terre ad accettare una simile soluzione, se non ricorrendo alla minaccia di imporla con forza.”

        Ma questo significa che occorreva armare la Germania e metterla in grado di espandersi ad est: Austria, Balcani, Danimarca, Paesi Scandinavi, a parte l’U.R.S.S.”

E’ questa già una mezza ammissione.

Ancora Hart ci informa.

I documenti tedeschi rivelano che Hitler trasse particolari motivi di incoraggiamento dalla visita che Lord Halifax gli fece nel novembre 1937, nella carica di Lord President of the Council, la seconda carica del governo britannico. Halifax gli fece comprendere che la Gran Bretagna gli avrebbe lasciato mano libera nell’Europa orientale.

Nel febbraio 1938 Eden si dimise dal governo ed Halifax lo sostituì al Foreign Office.

Pochi giorni dopo l’ambasciatore inglese a Berlino Henderson propose ad Hitler un colloquio confidenziale, che avrebbe dovuto essere la continuazione della conversazione di novembre con Halifax – ora divenuto ministro degli esteri. Henderson non fece che ribadire che il governo inglese nutriva molta comprensione per il desiderio di Hitler di ‘ cambiamenti in Europa’ a vantaggio della Germania ( “ L’attuale governo inglese si ispira ad un profondo senso della realtà” furono le sue testuali parole.).

Come i documenti dimostrano, furono questi avvenimenti che convinsero Hitler ad accelerare l’attuazione dei suoi piani. Un ulteriore incoraggiamento Hitler lo ricevette dal modo accomodante con cui i governi inglese e francese accettarono l’occupazione dell’Austria e la sua annessione al III Reich.

Hart in merito scrive: ” Ed ancora più rassicurato dovette certo sentirsi Hitler quando venne a sapere che Chamberlain ed Halifax avevano respinto le proposte, avanzate dai sovietici dopo quel suo colpo di mano, di avviare consultazioni su di un piano di sicurezza collettiva capace di arginare l’avanzata tedesca.

        Non minore accondiscendenza Hitler incontrò sull’annessione della Cecoslovacchia e l’esclusione dal tavolo di trattativa di Monaco dell’U.R.S.S.

Non meno dagli inglesi, incoraggiamenti vennero dalla passività dei francesi. Dal momento che si erano mostrati così pronti ad abbandonare al suo destino l’alleata Cecoslovacchia, che pure tra tutte le potenze minori era quella che possedeva l’esercito più efficiente, appariva così improbabile per il futuro che le due potenze sarebbero accorse ed entrare in guerre per difendere uno qualsiasi dei restanti anelli del loro sistema di alleanza nell’Europa orientale e centrale.

Sin qui le importanti notizie ed affermazioni di Hart, ma la trattazione soffre di un punto debole, che non spiega e che invece l’autore, pur ricco di informazioni e trattatista accreditato, tende a far passare sotto silenzio.

        Il punto è che una guerra è fatto squisitamente materiale e quindi chi ha fornito i mezzi finanziari, tecnici, ecc. alla Germania?

Delle chiacchiere di Halifax ed Henderson Hitler non sapeva certo cosa farsene, e se pure Hitler non la Germania, meno che mai il capitale tedesco: i Krupp e la Deutesche Bank.

Ma da questo Hart se ne tiene ben lontano.

In generale la Germania è una regione povera di materie prime ed in maniera acuta di quelle atte alla produzione bellica, come attestano le schede geografiche.

Hillgruber in “La strategia militare di Hitler” ci fornisce i seguenti dati:

Pag. 55: “ la dipendenza della Germania dall’estero all’inizio della Guerra

per il caucciù   80%,

       petrolio  65%

       bauxite  99%

       nichel    95%

       stagno   90%

       rame     70%

       piombo 50%

       zinco    25%

Pag 86

          nota 45

    “ Entro la fine del 1939 furono costruiti ( oltre i 1180 aerei da combattimento ) altri 2510.

Fino al 1940    10.  302

1941     12. 392

1942     15. 497

1943     24. 795

1944     40. 593

1945       7. 541.”.

L’occupazione militare allora di alcuni Stati costituisce la volontà di fornire queste materie prime alla Germania e metterla così in grado di proseguire nella su azione militare di espansione e giungere così ai confini dell’U.R.S.S. accerchiandola sia da Nord attraverso la Norvegia e la Danimarca, sia da est e sud-est attraverso i Balcani e con Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Austria sicure retrovie.

E’ questa la chiave di interpretazione dell’intera operazione militare che va dall’annessione dell’Austria, ai Sudeti in Cecoslovacchia, la Polonia e poi Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia. L’asse con l’Italia gli garantiva un sufficiente sbocco sul Mare ed in modo particolare nel Mar Adriatico e nel sud del Mediterraneo con la Sicilia, quale testa di ponte verso i paesi rivieraschi mediterranei afro-asiatici.

Hart non può infatti nascondere che nei primi mesi del 1939 l’esistenza di difficoltà economiche in cui si dibatteva la Germania.   Il dato crudo è che nonostante tali difficoltà la Germania nel settembre 1939 riesce a scatenare la guerra, nonostante le difficoltà economiche. Il più modesto spirito critico dovrebbe far porre la domanda chi ha aiutato la Germania e messa in grado di scatenare la guerra. Il dato più forte è che nel 1938 l’intera riserva aurea germanica non andava oltre i 17milioni di dollari in oro, ossia assolutamente niente: vedi prospetto delle riserve auree al 1939.

RISERVE AUREE VISIBILI DEI PAESI CAPITALISTI

( in milioni di vecchi dollari oro del 1936 )

Nazione                                            1936                 1938

Stati Uniti d’America                                 6.649                 8.126

Inghilterra                                            2.029                 2.396

Francia                                               1.769                 1.435

Germania                                               16                     17

Italia                                                   123                   124

Giappone                                              273                     97

Circa le reali possibilità inglesi di sostenere la Polonia contro un’eventuale aggressione Germania, Hart scrive:

Pag. 14

        “ .. sebbene fosse chiaramente impossibile mantenere fede all’impegno senza l’aiuto della Unione Sovietica, il governo inglese non fece alcun passo preliminare per verificare se la Unione Sovietica sarebbe stata disposta a dare tale aiuto e la Polonia ad accettarlo.”

E circa il patto Ribbentrop-Moltov e la Polonia così annota:

Pag. 19

Stalin era fin troppo consapevole del fatto che le potenze occidentali erano da tempo disposte a lasciare che Hitler si espandesse verso est in direzione della Unione Sovietica. Egli concepì il patto sovietico-tedesco come un ottimo accorgimento per dirottare l’aggressivo dinamismo di Hitler nella direzione opposta. .. con quest’agile “ schivata” egli sperava di far sì che i suoi avversari, immediati o potenziali, si scontrassero tra loro. Come minimo avrebbe comportato una diminuzione del pericolo incombente sulla Unione Sovietica, nel migliore dei casi un indebolimento degli uni e degli altri che non avrebbe potuto che favorire l’aumento dell’influenza russa  nel dopoguerra.

 Circala Polonia

.. i sovietici erano da sempre convinti che in caso di guerra era più probabile che la Polonia potesse servire da base avanzata per un’invasione tedesca della Unione Sovietica che non da barriera capace di arginarla. .. i sovietici si sarebbero anche assicurati la possibilità di trasformare la Polonia orientale in una vera e propria barriera difensiva presidiata da loro forze. Per i sovietici il patto aveva inoltre il merito di preparare il terreno per l’occupazione degli stati baltici e della Bessarabia, il che avrebbe significato un ulteriore espansione del ‘ cuscinetto protettivo’.

Nel 1941, quando le armate hitleriane sembravano oramai sul punto di sommergere l’intera Unione Sovietica, la “ schivata” di Stalin del 1939 apparve a tutti una mossa incredibilmente miope, un errore addirittura fatale. .. esaminata a posteriori la situazione che si venne a creare in Europa negli anni successivi, non sembra poi così sicuro che, come tutti ritenevano nel 1941, la mossa di Stalin sia stata un grave errore.”.

La guerra d’aggressione alla Polonia

        In termini numerici la Polonia disponeva di forze che avrebbero dovuto essere sufficienti a tenere a bada le forze tedesche schierate sul suo fronte, o almeno a rallentarne di molto l’avanzata. Le cifre sembrerebbero poi dimostrare in modo altrettanto inequivocabile che i francesi avrebbero potuto facilmente avere ragione delle forze tedesche lasciate a presidiare il fronte occidentale.

L’esercito polaccoera formato da 80divisioni in servizio attivo e da 10divisioni di riserva. Comprendeva inoltre non meno di 12 grosse brigate di cavalleria ( una sola meccanizzata). In termini numerici la sua forza potenziale era ancora maggiore di quanto non faccia pensare il numero complessivo delle sue divisioni: la Polonia poteva infatti mobilitare quasi 2.500.000 ‘ uomini addestrati’.

La Franciapoteva mobilitare l’equivalente di 110divisioni, non meno di 65divisioni in servizio attivo, di cui 5divisioni di cavalleria, 2 divisioni motorizzate ed 1 divisione corazzata in fase di costituzione, per resto, cioè 57divisioni di fanteria..

Ora, anche tenendo conto delle necessità connesse alla difesa della Francia meridionale e del Nord Africa da una possibile minaccia italiana, il comando francese era in grado di concentrare sul suo fronte settentrionale, lungo il confine con la Germania, 85divisioni. Poteva inoltre mobilitare 5milioni di uomini a d d e s t r a t i.

    L’esercito tedesco aveva a disposizione 98 divisioni, 52 divisioni ( comprese 6 austriache) erano in servizio attivo. Delle restanti 46 divisioni solo 10 potevano essere considerate utilizzabili immediatamente dopo la mobilitazione ed anche in queste il grosso degli uomini era costituito da reclute entrate in servizio da un mese appena. Le altre 36 divisioni erano formate soprattutto da veterani della prima guerra mondiale, uomini di 40 anni, che avevano ben poca dimestichezza con le armi e le tattiche moderne. Esse inoltre erano molto carenti in termini di artiglieria e di altre armi pesanti. Sarebbe stato necessario molto tempo per dare a queste unità un’organizzazione ed un addestramento collettivo

Facciamo un po’ di conti

Nazione                               Divisioni                         Totale                   Mobil.Gener. max

                                   Serv. Attivo      Riserva

Polonia                              30                   10                40                    2.500.000

Francia                              65                   45               110                    5.000.000

 Totale                              95                   55               150                    7.500.000

 Rapporto Germania-Francia/Polonia

Francia-Polonia                    95                   55                150

Germania                          52                   10                 98

                                                          36*

•“ 36 delle quali non organizzate e virtualmente non addestrate”

Quindi: 150 divisioni contro 62 divisioni, in specifico: 95 in servizio attivo contro 55

                                      55 di riserva                     contro 10.

         A cose fatte, quasi tutti finirono con il credere che le fulminee vittorie riportate dalla Germania nelle prime fasi della guerra fossero dovute ad una schiacciante superiorità in termini sia di uomini che di armi.

Churchill disse che nel 1940 i tedeschi disponevano almeno un migliaio di “ carri armati pesanti”. La verità è che non ne avevano affatto. All’inizio delle ostilità essi disponevano soltanto di una manciata di carri medi, il cui peso arrivata appena alle 20 tonnellate. Quasi tutti i carri impiegati in Polonia erano leggeri e dotati di una corazza alquanto sottile. Polacchi e francesi avevano in complesso l’equivalente di 150! – mentre la Germania non ne aveva che 98,  36 delle quali non organizzate e virtualmente non addestrate. In termini di ‘ soldati addestrati’ il bilancio era più sfavorevole alla Germania. A compensazione vi era il fatto che la Germania occupando la posizione centrale spezzava questa forza franco-polacco e poteva attaccare il più debole, la Polonia, mentre la Francia, per portare aiuto al suo alleato avrebbe dovuto superare le postazioni difensive tedesche predisposte da tempo.

        Anche tenendo conto di questo elemento sfavorevole, i polacchi potevano contare in termini puramente numerici su forze sufficienti a contenere le forze d’assalto lanciate contro di loro consistenti in 48 divisioni in servizio attivo – ne rimanevano 4 divisioni in servizio attivo e 10 divisioni di riserve lasciate ai confini con la Francia, che poteva dislocare 85 divisioni lungo il confine tedesco.

Una motivazione addotta di tale fulminea vittoria è data dalla natura di nuove tecniche belliche adottate qui per la prima volta. Questa affermazione non è vera, o quanto meno non è esatta.

 La  guerra di Spagna, 1936-39, aveva costituito proprio ed esattamente la sperimentazione  in corpore vili delle nuove tecniche belliche. Qui sono state messe alla prova, hanno fatto il loro rodaggio, le nuove armi, le nuove funzioni che le armi venivano ad acquisire in una diversa concezione della guerra e per una diversa concezione tattica e delle formazioni tattiche e del loro coordinamento.

Gli Stati Maggiori di tutto il mondo: Francia, Inghilterra, Usa, Giappone, URSS, erano quindi bene a conoscenza di questo. Nessuno di essi può addurre quindi scuse o attenuanti. Consequenzialmente non riveste alcuna pregnanza teorica la tesi secondo la quale l’esercito del III Reich, poté cogliere di sorpresa, o…

Non può essere, al tempo stesso, presa in alcuna considerazione l’affermazione di Churchill

“  .. Né in Francia né in Gran Bretagna si era compresa l’importanza dei mezzi corazzati, che potevano reggere al fuoco delle artiglieri, compiendo avanzate di 100 miglia al giorno” giacché era stato proprio in Gran Bretagna che per la prima volta tutta la potenzialità di queste nuove concezioni in fatto di tecnica bellica era stata capita ed illustrata incessantemente, attraverso i più diversi canali di informazione, da uno sparuto gruppo di studiosi di cose militari. Va qui ricordato che gli autori delle nuove teorie sono, infatti, gli inglesi innanzitutto Foch e Hart, poi i francesi con De Gaulle ed infine gli italiani.

Churchill cerca di metterci la pezza, sempre nella sua Storia, scrivendo subito dopo:

“ Non avendo da molti anni più avuto particolareggiate informazioni tecniche,

non mi rendevo conto della profonda rivoluzione operata dopo l’altra guerra dalle incursioni di masse pesantemente corazzate semoventi a grande velocità. .. . “

Sono queste parole che lasciano piuttosto stupiti, soprattutto se si tiene conto che furono scritte da un uomo che aveva svolto una funzione decisiva nel promuovere l’impiego del carro armato nella prima guerra mondiale. Sir W. Churchill era stato cancelliere dello Scacchiere fino al 1929 e che il corpo corazzato sperimentale, il primo del genere al mondo, destinato a mettere alla prova le nuove teorie che da anni andavano predicando i sostenitori della tecnica bellica basata sulla grande rapidità di manovra che il carro armato rendeva possibile era stato costituito nella Piana di Salisbury nel 1927. Churchill era perfettamente al corrente delle idee di questi uomini, tanto è vero che si era recato a visitare il corpo sperimentale e che anche negli anni seguenti si era sempre mantenuto in contatto con loro.

Il mentire qui di Sir W. Churchill nasconda quintali di coda di paglia!

        I polacchi, i capi polacchi commisero gravissimi errori con il loro volersi ostinare a credere all’efficienza di una massa di cavalleria, nutrendo una fede addirittura patetica nella potenzialità di una carica di cavalleria.

Tale ostinazione non torva giustificazione alcuna, giacché era stata ampiamente dimostrata, ed era divenuta teoria acquisita nella Scienza Militare, l’inutilità delle cariche di cavalleria già ampiamente dimostrata nei lontani giorni della guerra di secessione americana..

L. Hart nel suo libro “ The Defence of Britain”, pubblicato proprio prima della 2a Guerra Mondiale guerra, espresse la sua preoccupazione in merito al modo in cui i capi militari polacchi continuavano a credere che le cariche di cavalleria potessero qualcosa contro le armi moderne, il Ministero degli Esteri si risentì a tal punto da protestare ufficialmente per questa così irriguardosa osservazione sulla loro capacità di giudizio.”

        Se si può pensare che una classe nobiliare abbia potuto imporre l’onore della cavalleria ed intralciare la penetrazione dei mezzi corazzati come fatto ideologico-politico-egemonico-culturale, questo non basta assolutamente a spiegare dopo la 1a guerra mondiale la persistenza di tale opposizione, date anche le mire egemoniche polacche su parte dei territori sovietici e la politica di egemonismo di piccola potenza dei Balcani.

Si tratta allora di capire chi e come e cosa ha consentito ed imposto il mantenimento di questo stato organizzativo dell’esercito polacco.

Antonio Gramsci, ne “ I Quaderni “, ricorda che durante la guerra l’Intesa ( cioè l’Inghilterra che non voleva la vittoria della Unione Sovietica imperiale, perché non fosse definitivamente risolta a favore dello zarismo la questione orientale ) impose allo Stato Maggiore russo la guerra di trincea; ossia che potenze imperialiste forti possono indurre gli Stati Maggiori di altri Paesi, pur se formalmente indipendenti, ad adottare linee di azioni, strategie ed organizzazioni militari diverse da quelle che esse dovrebbero prendere per difendere i loro interessi, al fine di mantenerli subalterni e funzionali ai propri obiettivi militari nella regione. La Polonia per la Francia e soprattutto per l’Inghilterra doveva avere un ruolo di subimperialismo, di cane da guardia degli interessi dell’imperialismo franco-inglese, ma non avere una sua forza tale da assumere una direzione militare-politica nella regione balcanica; per cui nelle condizioni militari degli altri paesi dei Balcani quell’organizzazione militare della Polonia con una forte cavalleria ed una o due divisioni scarsamente motorizzate era più che sufficiente deterrente nei confronti degli altri paesi dei Balcani. In questa logica allora la teorica mitico-nobiliare della cavalleria è la foglia di fico, l’ideologia, che ha il ruolo di mascherare, nascondere i reali intenti e le reali funzioni della Polonia e giustificare con lo stato di arretratezza dell’esercito polacco.

Per quanto riguarda l’armamento i francesi avevano più carri armati dei tedeschi e per la maggior parte si trattava di veicoli più grossi e muniti di corazze più pesanti di quelli tedeschi, anche se alquanto più lenti. Ma l’Alto Comando francese vedeva ancora i carri armati con gli occhi del 1918, e cioè come mezzi al servizio della fanteria, oppure come mezzi di ricognizione destinati ad appoggiare la cavalleria.  Non si erano preoccupati di organizzare i loro carri armati in unità corazzate.

Entrambi, polacchi e francesi, non disponevano di forze aeree in grado di assicurare alle loro armate una copertura ed un appoggio adeguati.  Per i polacchi era dato dall’insufficienza della struttura industriale di base, ma i francesi non potevano neppure accampare questo genere di giustificazione.

L’esercito tedesco era tutt’altro che una forza efficiente ed organizzata con criteri moderni.  Il grosso delle sue divisioni in servizio attivo era una struttura decisamente antiquata, mentre in quanto a concezioni tattiche e strategiche l’Alto Comando appariva molto restio ad uscire dai binari tradizionali. Il fatto positivo era costituito dalla creazione di un piccolo numero di formazioni di nuovo tipo: quando scoppiò la guerra i tedeschi disponevano di 6 divisioni corazzate e di 4 divisioni ‘ leggere’ ( meccanizzate ) nonché di 4 divisioni di fanteria motorizzata con funzioni di appoggio. L’Alto Comando tedesco aveva accettato, seppure con qualche esitazione, le nuove teorie belliche sulla rapidità di manovra, ed era disposto a metterle alla prova.

Fissiamo i dati

L’esercito germanico aveva in sostanza: 6 divisioni corazzate

                                                                      4 divisioni ‘ leggere’

                                                                      4 divisioni di fanteria motorizzata.

Il resto dell’esercito era organizzato in maniera ‘ antiquato’.

Quindi: 150 divisioni contro 62 divisioni, in specifico: 95 in servizio attivo contro 55

                                                                                                  55 di riserva                contro 10.

E di queste 62 divisioni solo 14 erano organizzata secondo le moderne teorie tattiche, il resto delle 48 erano ‘ antiquate’ come quelle francesi e belghe.

Quindi 152 divisioni ‘ antiquate’ si opponevano a 14 divisioni moderne e 48 ‘ antiquate’.

Si assottiglia sempre di più, come si vede, una volta che si va ad operare gli opportuni distinguo la superiorità tattica dell’esercito tedesco.

Le 14 divisioni moderne, divise in 6 corazzate, 4 leggere e 4 di fanteria motorizzate, sono decisamente insufficienti a fare la differenza rispetto alla superiorità numerica di 88 divisioni del campo franco-belga, senza contare le altre 8 divisioni britanniche.

Ora cosa aveva lasciato il comando tedesco ai confini della Polonia?

Nell’aggressione alla Polonia cosa aveva lasciato ai confini con la Francia?

E nell’aggressione ad Ovest: Belgio, Olanda, Francia cosa aveva lasciato ai confini della Polonia? Si assottigliano ulteriormente le forze germaniche che si opponevano alle truppe franco-belghe.

Occupata la Polonia, si sviluppa quella che tutti i trattatisti chiamano una fase di non-guerra, o “ drole la guerre” o “ guerra fasulla” ove non vi sono movimenti di guerra. Si ha una falsa guerra che va dal settembre 1939 all’aprile-giugno 1940, che costituisce la fase dell’offensiva tedesca ad Occidente: aggressione ed occupazione di Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia-

        Durante tutto l’autunno e l’inverno del 1939-40 invece di dedicarsi ai piani difensivi per neutralizzare l’imminente attacco di Hitler, l’Alto Comando ed i governi alleati si diedero un gran da fare per elaborare piani offensivi contro la Germania o i suoi fianchi, piani che per le loro esigue risorse non avevano alcuna possibilità di tradurre in pratica.

Dopo la caduta della Francia i tedeschi si impadronirono degli archivi dell’Alto Comando francese e pubblicarono documenti. Da questi documenti risultava evidente che i capi alleati avevano passato l’intero inverno a fantasticare sui più svariati piani offensivi: attaccare le retrovie del fianco settentrionale della Germania attraverso: Norvegia, Svezia e Finlandia; attaccare la Ruhr attraverso il Belgio; attaccare il lontanissimo fianco orientale tedesco attraverso la Grecia ed i Balcani; interrompere le forniture di benzina che la Unione Sovietica concedeva alla Germania, a titolo di prestito, attaccando i grandi campi petroliferi del Caucaso.

Queste erano unicamente vane fantasticheria, come le definisce lo stesso Hart ed una incosciente perdita di tempo.

        Non solo fantasticheria, ma ostinazione non sostanziata da dati sono gli elementi che caratterizzano i piani che lo stato maggiore anglo-francese e poi i belgi e gli olandesi elaborano nel periodo dei 7 mesi della “ drole de la guerra”

    Lo stato maggiore generale si ostinava a considerare le Ardenne una regione troppo accentata per prestarsi ad una rapida avanzata dei carri armati. Era questa una convinzione che urtava contro tutte le modifiche tecniche introdotte nell’armamento ed in modo particolare il potenziamento del carro armato. Su questa questa,che risulterà poi decisiva per la “ vittoria” tedesca in Francia si sviluppò una polemica forte tra lo stato maggiore anglo-francese e L.Hart.

Nel novembre del 1933 gli fu chiesto di dare un parere a proposito del migliore impiego al quale avrebbero potuto essere adibite in una futura guerra  le nostre formazioni celeri di carri armati , formazioni che il Ministero della Guerra stava allora cominciando a costituire, rispose Hart che nella eventualità di una invasione tedesca dalla Francia a suo avviso si sarebbe dovuto sferrare un contrattacco con i carri armati attraverso le Ardenne. Gli fu risposto che “  le Ardenne erano insuperabili per dei carri armati” ma Hart replicò, in maniera ferma ed inequivocabile,  che sulla base di uno studio dello zona che aveva condotto personalmente riteneva che questa era una pura illusione, cosa che si era sforzato di dimostrare in numerosi libri e scritti tra le due guerre.

    Che lo Stato Maggiore inglese e francese potessero ritenere le Ardenne non attraversabili dai carri costituisce il credo in base al quale si giustifica l’invasione della Francia nel maggio 1940.

Ora indubbiamente gli eserciti britannici e francesi non avevano accettato gli sviluppi della nuova teoria militare: “ avanzata a fiume in piena” ( poi “ guerra lampo”), elaborata da strateghi britannici ( Foche, e Hart ) e francesi ( De Gaulle ) e quindi si trovavano impreparati.

Ma uno studio attento dell’intera operazione che venne condotta da Guderian evidenzia le grandi difficoltà dell’attraversamento della Mosa  e poi del boschivo prima di sboccare sulla piana di Sedan.

Qui sulla Mosa Guderian venne indubbiamente facilitato dalla imperizia, diciamo così, anglo-francese, diversamente sarebbe stato inchiodato sulla Mosa e poi nell’attraversamento del fitto boschivo.

L’intera operazione militare anglo-francese costituì la summa dell’imperizia e della stupidità, ma la campagna va letto nella sua totalità, ossia i cosiddetti preparativi di una difesa comune anglo-francese- belga-olandese, le scelte belghe sul confino francese e quelle olandesi sul confine belga, la resa immediata di zia Guglielmina, la commedia di Yprès e del re del Belgio, zio Leopoldo e la maestria del generale inglese Gort. Ed infine l’intera operazione militare francese di “ panico” come ben documenta Michell ed a cui rimandiamo per quanto dice e per quanto lì da noi annotato.

Tutto questo vuol fermare il concetto che non vi fu, indipendentemente da tutto, alcuna difesa all’attacco del maggio 1940 e che tutto quanto viene detto ha il solo scopo di nascondere questi semplici ed elementari fatti. Inoltre i dati inerenti i rapporti di forza in campo, riportati più su, evidenziano come la superiorità anglo-francese e belga-olandese nei confronti di quella tedesca, dato che le truppe corazzate, secondo la nuova teoria, non erano che poche e queste nuove divisioni corazzate non potevano fare la differenza.

    Nonostante alla fine nel maggio 1940 si giunge ad un piano di guerra, che va sotto il nome di

Il Piano di Gamelin, dal nome del generale capo dell’intero Comando Unificato anglo-francese.

    il piano “ D” di Gamelin prevedeva che l’ala sinistra rinforzata dello schieramento alleato si lanciasse in Belgio non appena le forze hitleriane avessero cominciato a muoversi, e si spingesse poi il più possibile ad est. Ciò significava fare il gioco di Hitler: tale mossa si adattava perfettamente al suo piano. Quanto più l’ala sinistra alleata si fosse spinta all’interno del Belgio, tanto più facile sarebbe stato per i carri armati tedeschi effettuare una rapida avanzata  attraverso le Ardenne, portarsi alle sue spalle e tagliarla fuori.

Questo risultato fu reso tanto più sicuro in quanto l’Alto Comando alleato decise di impiegare il grosso delle sue forze mobili nell’avanzata in Belgio, lasciando soltanto un sottile schermo di divisioni di qualità inferiore a coprire il perno della sua avanzata, di fronte alle direttrici di attraversamento delle “ insuperabili Ardenne”. La situazione era resa più grave dal fatto che nel varco che si apriva tra la linea Maginot e l’inizio del fronte fortificato inglese le posizioni difensive presidiate da queste divisioni erano molto deboli.

    L’intera questione evidenzia comunque un’imperizia.

E qui le imperizie cominciano ad essere troppe per poter accettare la versione della sconfitta a causa dei carri armati e delle divisioni corazzate, ecc.

    Per quanto riguarda la Francia. La borghesia francese non era più in grado di controllare il movimento rivoluzionario ed il proletariato parigino ed affidò al III Reich il compito di entrare in armi e reprimere il movimento rivoluzionario francese, ripetendo così quanto a Sedan nel 1870.

Ma se l’intera questione viene inquadrata nel più complessivo quadro di operazione: Danimarca-Olanda-Belgio-Francia ed in quella dell’operazione nel Mar Baltico: Norvegia, appare evidente una volontà di consentire al III Reich di estendere i suoi confini, controllare l’intera produzione europea e con essa le materie prime, l’apparato industriale e produttivo e le acquisizioni scientifiche e tecniche dell’intera Europa.

L’Invasione della Norvegia e della Danimarca

    Notevoli sono le contraddizioni, inconseguenze, ritardi, ecc. assolutamente inconcepibili e non permessi in alcun esercito, da parte inglese, che consentono l’occupazione senza colpo ferire della Norvegia. L’operazione tedesca viene condotta con un esiguo numero di forze e senza alcuna opposizione dell’esercito norvegese.

Da una parte le smargiassate di Churchill e dall’altra l’assoluta inoperatività.

 Non si possono non mettere in evidenza:

Da una parte l’’8 aprile forze navali inglesi e francesi entrano nelle acque territoriali norvegesi e vi predispongono campi minati per impedire l’accesso ad ogni nave proveniente dai porti tedeschi e diretti verso di essi. Il 9 aprile forze tedesche stavano sbarcando in più punti della costa norvegese, altre erano entrate in Danimarca. Le truppe da sbarco tedesche erano giunte fino a Narvik: questo porto situato all’estremità settentrionale della Norvegia, distava 1800km dalle basi navali tedesche, questo comporta l’attraversamento dell’intero Mare del Nord, ove vi era il predominio marittimo della Gran Bretagna.

Le contromosse inglesi furono lenti, esitanti ed abborracciate. Quando si trattò di cominciare ad agire l’ammiragliato, che prima della guerra aveva dimostrato un completo disinteresse nei confronti delle forze aeree, diventò anche troppo cauto e restio a rischiare le proprie unità nei luoghi il loro intervento avrebbe dovuto essere decisivo. Ancora più fiacco ed inefficace fu l’impiego di forze di terra. Dopo essere sbarcate in punti della costa con l’obiettivo di ricacciare l’invasore tedesco, se si eccettua una piccola testa di sbarco a Narvik, tutte le forze inglesi furono reimbarcate nel giro di appena due settimane.

Ma vediamo più da vicino alcuni tratti salienti dell’intera operazione in Norvegia.

    L’inizio delle operazioni venne rinviato di tre giorni e quindi all’8 aprile. 1940. Questo ulteriore rinvio  si rivelò fatale per le sue possibilità di successo: fu proprio grazie ad esso, infatti, che i tedeschi riuscirono a precedere gli Alleati in Norvegia.

la squadra dell’ammiraglio Lutjens, i cui movimenti non furono rilevati dall’aviazione britannica, sbarcò  dei distaccamenti nei principali porti norvegesi. Le forze tedesche erano poco numerose: 7 incrociatori, 14 cacciatorpediniere e 10mila uomini circa. In nessun punto lo sbarco iniziale fu effettuato con più di 2000uomini; un solo battaglione si impadronì degli aeroporti di Oslo e di Stavanger.”  All’epoca era già operante l’assist Usa-Gran Bretagna.

Ora la zona era allertata, giacché gli inglesi aveva posto il 5 aprile mine e si apprestavano essi stessi ad effettuare uno sbarco in Norvegia: come è spiegabile una simile disattenzione?

Lo spazio marino in oggetto non è così sconfinato e lo sbarco interessava nella parte meridionale il Mare di Norvegia  e nella parte settentrionale doveva essere percorso l’intero Mare del Nord, se lo sbarco è avvenuto nel punto nord della Norvegia occidentale.

Pag. 86  [ La spedizione alleata in Norvegia viene affidata all’ammiragliato britannico, giacché si era stabilito che il Mar di Norvegia era zona di competenza della Royal Navy ].

“ … in un primo tempo l’ammiragliato aveva commesso il grave errore di vedere tutta la questione esclusivamente sotto l’aspetto marittimo, restando abbagliato dall’idea di distruggere la squadra tedesca venuta imprudentemente a mettersi a sua portata. Quando la forza principale britannica si era trovata all’altezza di Bergen, anziché effettuare uno sbarco che in quel momento avrebbe potuto permettere di riprendere la città, l’ammiraglio diede l’ordine di cercare e distruggere gli incrociatori  nemici, perdendo così l’occasione di intercettare le navi,  a suo parere meno importanti, che trasportavano le truppe tedesche da sbarco in Norvegia.

Questa decisione fu tanto più deplorevole se si tiene conto che le truppe vennero sbarcate ma non i materiali, il che prolungò ancora il ritardo.”Una lettura sia pur distratta e sciatta di questo passo, ossia di questa informazione che qui viene data, evidenzia una volontà di non impedire lo sbarco tedesco in Norvegia.

Un ammiraglio non può in nessun modo e per nessun motivo venire meno alla consegna avuta:

se la consegna è di sbarcare le truppe a Bergen ed intercettare le navi da sbarco tedesche, l’ammiraglio non può fare diversamente.

Nei casi più tranquilli e più benevoli vi è quanto meno la destituzione dall’incarico ed un processo dinanzi alla corte marziale; nella normalità si va dalla degradazione alla fucilazione, non va qui dimenticato che siamo in guerra, che la mancata consegna ha comportato gravi danni e favorito il nemico contro la Patria.

Eppure la cosa viene qui presentata come cosa assolutamente normale e le motivazioni che vengono addotte sono ridicole.

“ L’ammiragliato aveva commesso l’errore di …”: l’ammiragliato ha una ben precisa consegna, un ordine scritto ove viene indicato la forza messa a sua disposizione, lo scopo della missione ed i compiti che vengono assegnati. Se l’ammiraglio attua una modifica deve averne la preventiva autorizzazione dallo Stato Maggiore e quindi per poter inseguire incrociatori nemici deve aver chiesto l’autorizzazione ed averla ricevuta; a meno che l’ordine di servizio non fosse totalmente generico, parlando di “ incrociatori”, di “ navi nemiche” di “ sbarcare un contingente sulla costa norvegese” ma questo in maniera poco chiara, che consentisse a chiunque di fare come gli pareva.

Ma in questi casi il comandante chiede ulteriori chiarificazioni, insiste perché gli vengano date disposizioni chiare, anche per non trovarsi poi nella condizioni di dover rispondere di mancata consegna. In questi casi il comandante ha sempre torto, giacché se a suo parere le indicazioni erano poco chiare poteva chiedere ed ottenere indicazioni più chiare e perentorie.

Tali “ consegne” sono veri e proprio ordini di servizio numerati progressivamente e dove viene indicato chi dà l’ordine, chi emette l’ordine di servizio ed a chi è diretto, ossia il destinatario; e questo costituisce al tempo stesso “ l’investitura” ufficiale per quell’azione, in base alla quale al comandante vengono assegnate le forze sufficienti e necessarie, gli approvvigionamenti, armamenti, ecc. ecc.

che viene poi puntualmente registrato e scaricato con altrettanti foglio di scarico dai magazzini e dove il foglio di scarico riporta il numero della direttiva, che giustifica quella determinata quantità e qualità di materiale che viene consegnata.

 Hitler aveva deciso l’invasione della Danimarca e della Norvegia a partire dalle ore 5.15 del 9 aprile. 1940. La sua decisione fece seguito alla preoccupante notizia che alle batterie contraeree e costiere norvegesi era stato dato il permesso di aprire il fuoco senza aspettare ordini dall’alto.

La mattina del 9. aprile. 1940, approfittando delle tenebre, distaccamenti avanzati di truppe tedesche, quasi tutti trasportati da unità da guerra sbarcarono nei principali porti della Norvegia da Oslo fino a Narvik e se ne impadronirono senza incontrare resistenza. Per raggiungere Narvik che è all’estremità nord della Norvegia e sul versante orientale partendo dalle basi tedesche occorre coprire 1800km e passare davanti, attraversandola tutta, la Gran Bretagna.

    Passando ora ad esaminare lo svolgimento della campagna, una rivelazione sorprendente è quella relativa all’esiguità delle forze tedesche che con l’iniziale colpo di mano si impadronirono della capitale e dei porti principali della Norvegia. Esse comprendevano 2 incrociatori da battaglia, 1 corazzata tascabile, 7 incrociatori, 14 cacciatorpediniere, 28 U-Boote, un certo numero di unità ausiliarie  e circa 10mila soldati, le avanguardie delle 3 divisioni che poi portarono a termine l’invasione. In nessun punto della costa lo sbarco iniziale fu compiuto da più di 2mila uomini. La Luftwaffe impiegò circa 800 aerei da combattimento e 250 aerei da trasporto.”

Ora: Come poté accadere che le forze navali inglesi non riuscissero ad intercettare ed affondare le assai più deboli forze navali tedesche incaricate di trasportare i distaccamenti di invasione?

Alle 13.25 del 7 aprile. 1940 aerei inglesi avvistarono effettivamente “ ingenti forze navali tedesche in rapido spostamento verso nord” attraverso l’imboccatura dello Skagerrak, in direzione della costa norvegese. Churchill dice: “ All’ammiragliato ci sembrò impossibile che questa formazione stesse puntando su Narvik” … a dispetto di una “ segnalazione da Copenaghen secondo cui Hitler intendeva impadronirsi di quel porto.

La Home Fleet inglese salpò immediatamente da Scapa Flow.

E qui le cose assurde si sommano.

Nello sforzo di costringere queste unità a dare battaglia, essi finirono con il perdere di vista la possibilità che il nemico intendesse effettuare un tentativo di sbarco e si lasciarono sfuggire anche quelle poche possibilità che avevano di intercettare le più piccole unità adibite al trasporto di truppe.

Ora:  Poiché un corpo di spedizione era imbarcato e pronto a salpare, perché mai esso fu così lento a sbarcare ed a ricacciare i distaccamenti tedeschi prima che avessero il tempo di consolidare il loro controllo sui porti norvegesi occupati?

Ancora:   Come mai i norvegesi non opposero una più energica resistenza soprattutto tenendo conto dell’esiguità della forza di invasione? Prima di tutto perché le loro forze non erano state neppure mobilitate. Nonostante ammonimenti del Plenipotenziario a Berlino e le raccomandazioni del capo di stato maggiore generale, l’ordine di mobilitazione non fu dato che nella notte dell’8-9aprile. 1940, poche ore prima dell’invasione.  Era troppo tardi e grazie alla loro rapidità di movimento gli invasori paralizzarono sul nascere l’intera operazione. Quanto debole fosse la resistenza norvegese è dimostrato in modo anche troppo chiara dalla rapidità con cui gli invasori risalirono lungo le profonde vallate per occupare l’intero paese. Se la resistenza fosse stata più energica, la spessa coltre di neve che ricopriva i versanti delle vallate e che oramai si stava sciogliendo, rendendo quasi impossibile ogni manovra di aggiramento, avrebbe costituito una ben più serie minaccia alle prospettive di successo tedesche.

Il più sbalorditivo dei colpi di mano iniziali fu quello di Narvik, dato che questo porto situato all’estremità settentrionale della Norvegia, distava circa 1800km dalle basi navali tedesche. Le difese di terra non fecero alcun tentativo di resistenza.

Danimarca

    La capitale danese era facilmente accessibile dal mare, e poco prima delle ore 5.00 del 9. aprile. 1940 piccoli trasporti di truppe entrarono nella baia, protetti da alcuni aerei. Sbarcati senza incontrare alcuna resistenza, i tedeschi poterono mandare un battaglione ad cogliere di sorpresa le caserme danesi. Nello stesso tempo iniziava l’invasione della Danimarca per via di terra, nello Jutland: dopo un breve scambio di fucilate, la resistenza cessò. L’occupazione della Danimarca assicurava ai tedeschi il controllo di una specie di corridoio marittimo protetto che congiungeva i loro porti alla costa meridionale della Norvegia, nonché la possibilità di utilizzare aeroporti avanzati dai quali poggiare le forze di terra impegnate in quel paese.

    L’occupazione della Danimarca scattata all’alba del 9 aprile 1940, era conclusa quattro ore dopo. Mentre una colonna corazzata varcava la frontiera dello Jutland, lanci di paracadutisti e sbarco di commandos via mare venivano effettuati in diversi punti strategici  e fin nel centro di Copenaghen.

 Alle ore 6  il re ordinava alle truppe il cessate il fuoco . Alle ore otto i danesi stupefatti sentivano leggere alla radio da un ufficiale tedesco un proclama di Hitler

    L’economia della Danimarca sarebbe stata interamente inglobata in quella del Reich, avrebbe fornito carbone e carburante e l’industria danese lavorato “ indirettamente” per il Reich sotto forma di “ cooperazione amichevole”.

E le stranezze non finiscono qui.

Una formazione inglese di quattro incrociatori e sette cacciatorpediniere si diresse verso Bergen, ma quando un aereo da ricognizione segnalò in quella zona la presenza di due incrociatori tedeschi invece dell’unico segnalato in precedenza, all’Ammiragliato  prevalse di non correre il rischio e l’ordine di attaccare fu annullato.

Le residue possibilità probabilità di impedire che anche la Norvegia centrale cadesse nelle mani dei tedeschi dipendevano dalla possibilità di organizzare una salda resistenza lungo le due profonde vallate che da Oslo portavano verso nord e di sopraffare quanto prima l’esiguo contingente tedesco sbarcato a Tronheim.

   E qui segue una “ strana catena di contrattempi” così li chiama Hart:

    Il comando dell’operazione fu affidato al generale Hotblack, un militare capace e di vedute moderne; verso mezzanotte egli lasciò l’ammiragliato, dove era stato convocato per ricevere istruzioni sulla condotta nell’operazione, per rientrare a piedi al suo club, ma qualche ora dopo fu trovato privo di sensi sulla scalinata del “ Duke of York”: aveva avuto un colpo apoplettico. Il giorno dopo si procedette alla nomina del suo successore, il quale subito dopo partì in volo per Scapa; ma arrivato a destinazione, mentre stava virando sull’aeroporto, il suo aereo improvvisamente precipitò.

Nel frattempo i capi di stati maggiore e l’ammiragliato ebbero un improvviso ripensamento: il 17 approvarono il piano, ed il giorno dopo si dichiararono decisamente contrario ad esso.

Nella zona di Trondheim si trovavano soltanto 2000soldati mentre gli Alleati contavano di sbarcarne 13mila. Ma la distanza da coprire era considerevole, la neve ostacolò i movimenti e le truppe alleate si dimostrano assai meno capaci di quelle tedesche nel far fronte alle difficoltà ambientali. L’avanzata da Namos verso sud fu virtualmente paralizzata dalla minaccia portata alle sue spalle da numerose pattuglie tedesche sbarcate vicino al fiordo di Trondheim.

    L’intera operazione inglese in Norvegia è decisamente strana tale da sollevare, poi, i legittimi interrogati dello stesso Hart.

Non diversamente l’operazione Danimarca ed in maniera ancora più pacchiana e goffa le operazioni del maggio 1940 in Belgio, Francia, Olanda.

Per quanto attiene, infine, la Danimarca tutti i dati sperimentali convergono nell’indicare una non volontà danese di difesa e di consentire al III Reich di sottomettere questi paesi.

Ancora più chiara è tale volontà in Norvegia ove non vi fu alcuna resistenza e le forze di invasione erano talmente esigue, 10mila uomini, che non possono che confermare tale volontà di non resistere e volontà di consentire l’occupazione nazista. La stessa forza complessiva di occupazione: 3 divisioni non è tale da non poter essere fermata e respinta.

L’esperienza, poi, e le capacità dell’imperialismo britannico in campo marittimo erano ben solide e tali da escludere tout court qualsiasi inconsapevolezza, imperizia o buona fede.

La stessa imperizia noi la ritroveremo, esponenziata, nelle operazioni del maggio-giugno 1940.

Di certo la “ strana catena di contrattempo” non facilitò il piano di risposta britannico.

Se resta da una parte la domanda: ma perché le forze britanniche e non invece quelle norvegesi, visto che poi erano loro che cadevano sotto l’occupazione militare nazista, di certo quella “strana catena” solleva perplessità: se il colpo apoplettico può avere una sua giustificazione – nel corso della guerra sono capitati altri casi del genere o con la morte o con l’esclusione dai comandi temporaneo o totale: sono risultanti dallo stresso psicofisico che la guerra in sé comporta – quello dell’aereo convince assai poco, anzi non convince affatto il precipitare dell’aereo: mancanza di benzina?, avaria?, cosa?.

Di certo fu provvida sventura.

L’Invasione dell’Occidente

    Ben lungi dall’avere la schiacciante superiorità che venne poi loro attribuita, sul piano numerico le armate di Hitler erano più deboli di quelle che le fronteggiavano. Anche se le loro punte si rivelarono decisive, i carri armati di cui Hitler disponeva erano meno numerosi e meno potenti di quelli dei suoi avversari.

Solo in termini di potenza aerea,  godeva di una chiara superiorità.

Sul complesso di 135 divisioni che egli era riuscito a mettere assieme, questa frazione comprendeva oltre alle forze aeree, 10 divisioni corazzate, 1 divisione di paracadutisti, e 1 divisione aviotrasportabile.

Gli splendidi risultati ottenuti oscurarono non solo la relativa esiguità numerica, ma anche lo stretto margine con il quale si assicurarono il successo.

Pag. 98

    Era stata una follia da parte dei francesi credere che delle divisioni di cavalleria avrebbero potuto ritardare l’avanzata degli invasori.

 

Vediamo adesso Michel

 il governo francese il 17. aprile. 1934 si era rifiutato di concludere una convenzione internazionale sulla limitazione degli armamenti, lasciando, così, alla sola Francia la propria difesa, ma poi aveva nello stesso tempo diminuito le assegnazione per gli armamenti

 

Michel fa una disamina delle forze in campo per armi:

Marina

    La Germania era assolutamente inferiore.

Pag. 14

La Royal Navy nonostante il materiale obsoleto era di proporzioni tali da schiacciare da sola la flotta tedesca ed italiana messe insieme.

Comprendeva:

  12 corazzate,                                                                Questo rendeva assolutamente impossibile

    3 incr                                                                      qualsiasi “ Operazione Leone Marino”.

    7 portaerei,                                                                  Trova cioè qui conferma, quanto già in

  64 incrociatori,                                                               in altre trattazioni, circa la superiorità

200 cacciatorpediniere                                                        sul mare da parte dell’Inghilterra.

  60 sommergibili.

Mentre 6 corazzate e 6 portaerei erano in cantiere.

Esercito

Pag. 16

considerando che una divisione tedesca disponeva di circa 300 carri armati, è chiaro che l’esercito francese aveva i mezzi per mettere in campo parecchie divisioni corazzate,

e  p  p  u  r   enon opporre neanche una alle sei della Wehrmacht.

Perché un tale divario?

    Adesso la notizia più importante che Michel dà qui è che la Germania, quando attacca la Francia, aveva unicamente  SEI DIVISIONI CORAZZATE, il resto erano divisioni classiche.

Aviazione  Qui vi era la superiorità tedesca

Pag. 19

    le aviazioni francese ed inglese sommate insieme equivalevano appena alla metà di quella tedesca.

Pag. 18

 Il III Reich aveva un’aviazione possente per un’aviazione a raggio r e l a t i v a m e n t e  ridotta e di durata limitata, ma non disponeva di un’aviazione strategica.

[ La flotta aerea ] era stata prevista per una stretta cooperazione aerei-carri, cosicché i 450 bombardieri, gli Stukas, erano stati predisposti per attaccare in picchiata le posizioni nemiche. – bombardieri veloci ma leggeri in grado di portare solo una tonnellata di bombe.

Erano perfettamente idonei per azioni combinate con le masse terrestri, pur non essendo fuori portata dei caccia nemici.

Per converso: restava loro praticamente preclusa la Gran Bretagna.

I PIANI STRATEGICI

Al pari del governo polacco, le autorità belghe non stringono rapporti di difesa comune con la Francia, non consentono alle truppe francesi di … ( pag. 29-31 ).

Pag. 30 “ non volevano suscitare in alcun modo la collera di Hitler”

           “ equivaleva a provocare una fulminea risposta tedesca.”.

    Questo è già il consegnare il Belgio alla Germania.

Dopo che la Germania aveva attaccato la Polonia il 1. settembre. 1939, il 3 settembre il Belgio proclama la neutralità, il che voleva dire frapporsi tra la Francia e Polonia e schierarsi decisamente in favore dell’aggressore, rifiutando nel contempo di prendere in considerazione misure di difesa comune ( pag. 29 ).

Pag. 30

    “ il re del Belgio ed il suo governo erano pienamente coscienti che il pericolo era tedesco e non francese.”.

     ma non volevano suscitare in alcun modo la collera di Hitler 

PRIMA PARTE

Belgio, Olanda e Francia

Pag. 60

    La paura di attirare sul Belgio i fulmini di Hitler era tale che sulla frontiera con la Francia erano state lasciate forze variabili ed ostacoli atti solo ad intralciare l’entrata delle forze francesi.

        La giustificazione addotta non ha consistenza alcuna.

Evidenzia quantomeno una non disponibilità ad opporre una resistenza vincente alla Germania.

Il re del Belgio, il governo, lo Stato Maggiore dovrebbero pur spiegare una tale dabbenaggine: la Germania aveva già attaccata e sottomessa la Polonia ed ammassava truppe ad occidente.

In tali condizioni che senso ha se la Germania attacca ed ha la scusa che il Belgio ha allentato la sicurezza sul confine francese?

Questo si aggrava se si prende in esame l’intera questione del rapporto Belgio-anglofrancesi del periodo novembre 1939 – aprile 1940.

Da questo insieme assolutamente  coerente si rivela che il re del Belgio non fece assolutamente nulla per impedire l’aggressione tedesca, ma fece, invece, di tutto per incoraggiarla. Un rafforzamento franco-belga sulla frontiera francese non poteva che indurre Hitler ad una maggiore prudenza.

Ora questo dato sul Belgio si coniuga con quello olandese in quanto assolutamente logico e consequenziale.

Anche la regina Guglielmina prima non fa passare le truppe anglofrancesi, che dovevano correre in aiuto alla Polonia ed esercitare una pressione ad occidente della Germania, poi rifiuta qualsiasi collaborazione con le truppe anglofrancesi ed il suo Stato Maggiore elabora un piano che facilita lo sfondamento del Belgio alle armate tedesche, infine quando le truppe non sono ancora nella capitale e dopo appena un giorno dall’attacco, la regina, la corte e tutti i suoi ministri abbandonano il Paese, rifugiandosi a Londra ed il Paese si arrende il giorno dopo.

Vigliaccheria, imbellità, ‘ brigata lepre’ sono termini che non spiegano tale comportamento, giacché poi non solo non cede le colonie, ma aveva in precedenza stabilito un accordo militare con la Gran Bretagna e gli Usa circa la difesa delle sue colonie da parte della marina statunitense.

    Ma torniamo al Belgio.

    Il piano francese in previsione dell’attacco al Belgio

 Esso in verità era più che temerario. Presupponeva che l’esercito olandese fosse in grado di opporre ai tedeschi una lunga resistenza, che i belgi potessero ritirarsi in buon ordine fino alla Dyle senza essersi fatti troppo malmenare sul canale Alberto mentre erano soli e che sulla linea Anversa-Namur fosse organizzata in tempo una difesa che non avrebbe potuto essere impiantata se non dai belgi con i loro scarsi mezzi.

Pesanti ipoteche gravavano sulla strategia alleata, cioè la mancanza di grandi unità corazzate e l’inesistenza di in dispensabili preparativi concertati tra francesi ed inglesi da una parte e fra belgi ed olandesi dall’altra.

    Gli olandesi per quanto attiene i piani di guerra, vanno ben oltre:

    van Overstraeten  aveva deciso di ritirare il grosse delle sue forze a nord dei grandi fiumi, decisione che equivaleva ad allargare talmente il vuoto tra il dispositivo belga e quella olandese, da far dilagare la Wehrmacht con più facilità.

    Gli olandesi avevano un esercito di 400mila uomini che mancavano di quadri, di materiali moderni, di addestramento. Gli olandesi sapevano della minaccia che pesava su di loro. Fin da prima del 1939 avevano deciso che solo la zona militare del paese sarebbe stata effettivamente difesa.”

Il Belgio

    In ottobre ( 1939 ) i concentramenti di truppe tedesche in Renania non lasciavano dubbi sulle intenzioni  di una vasta offensiva della Wehrmacht.

I Belgi se ne resero conto ed ammassarono il grosso delle loro forze sul canale Alberto e lungo la Mosa.

     L’insieme delle forze degli stati francese, inglese, belga ed olandese dava un totale impressionante. Ma alla vigilia di condurre una battaglia in comune francesi, inglesi, belgi e olandesi non formavano neanche una coalizione: erano solo preparati a battersi ognuno per proprio conto. Tutto indicava ai belgi ( ed anche agli olandesi ), benché potessero nutrire una vaga speranza di scamparvi ) che il ciclone si sarebbe abbattuto su loro per primi. I concentramenti di truppe tedesche lo lasciavano prevedere.

    I capi delle forze armate francesi e quelli del governo non mancavano di spirito aggressivo. Ne avrebbero dato la prova architettando progetti grandiosi, totalmente irrealizzabili ed espressione unicamente di una tronfia megalomania, che porterà alla disfatta del Belgio e della Francia.

    Weygang progettava, come minimo di creare due teste di ponte a Salonicco ed a Costanza, per interdire ai tedeschi il Mediterraneo ed il Mar Nero. La migliore delle ipotesi, scriveva, sarebbe stata “  di raggiungere Vienna” e di tenere la linea Sava-Danubio “  per sboccarne offensivamente quando ne fosse venuto il momento”. E magari sognare “ cento divisioni balcaniche”.

Un altro piano geniale era l’ostruzione del Danubio. Secondo tale piano nell’aprile 1940 ‘ specialisti inglesi camuffati da marinai avrebbero dovuto risalire il Danubio a bordo di battelli carichi di dinamite, da affondare al momento opportuno; ma gli ‘ specialisti’ furono scoperti ed arrestati dalle autorità rumene.

Quello che invece va ben fermato è che:        Anche qui come per l’Olanda, la Danimarca e poi per la Francia, la flotta mercantile non cade nelle mani tedesche, ma va invece a trovare riparo in Inghilterra e viene ad incrementare la dotazione di navi e la stazza della marina commerciale inglese.

Fatto questo più unico che raro in tutta la storia!

LA CAMPAGNA DI FRANCIA

Pag. 95

Le forze tedesche in campo

    Alla dato del 10. maggio 1940 i tedeschi avevano 5milioni di uomini mobilitati, di cui 3milioni e mezzo inquadrati nelle unità operative. Potevano entrare in linea 157 divisioni, delle quali 12 divisioni corazzate, 7 divisioni motorizzate, 3 divisioni delle SS ( di cui una motorizzata ). Inoltre due divisioni corazzate, incomplete ed armate con materiale polacco recuperato, più 37 divisioni di fanteria presidiavano i territori conquistati, combattevano in Norvegia o erano in addestramento.

Il 10, maggio i tedeschi avevano in linea 114 divisioni, di cui 10 corazzate, per un totale di 3000carri armati, 6 divisioni motorizzate e 46 di fanteria di prima linea.

La Francia aveva mobilitato 5.700mila uomini dei quali 5.q00.mila francesi … 2.240.mila erano incaricati della difesa del fronte Nord-Est in totale 94 divisioni più 10divisioni britanniche per un totale di 104divisioni a cui vanno aggiunte le 22divisioni belghe e le 9 divisioni olandesi, per avere un totale complessivo di 135divisioni.

Le divisioni di fanteria di prima linea erano per i tedeschi 46, mentre i francesi ne disponevano di 31.

    L’armamento della fanteria francese era buono, ma per certe unità la dotazione era ancora incompleta, l’artiglieria mancava di granate di potenza sufficiente a distruggere opere in cemento, quanto al parco automobilistico, esso proveniva soprattutto dalla requisizione di autoveicoli privati ed era eterogeneo; mentre il traino animale continuava ad essere prevalente. Numerose grandi unità erano al disotto dell’organico, perché, in mancanza di materiale moderno, l’addestramento era stato ritardato. Infine le unità di serie B erano costruite con richiamati più anziani, a somiglianza delle divisioni ‘ territoriali’ del 1914.

Nel maggio 1940 gli inglesi avevano mobilitato 1.500mila uomini.

Le sue truppe erano poco addestrate, tanto che alcune unità erano state inviate al fronte addirittura per completare la loro istruzione. L’armamento era incompleto ed inadeguato, mancando anche le armi contraeree e controcarro ed i mezzi motorizzati e corazzati ( solo due battaglioni carri disponibili ). Gli inglesi praticamente avevano mandato in Francia tutti i loro quadri e tutto il loro armamento, eccettuata una divisione corazzata in formazione.

I servizi logisticidi cui il generale Georges, capo delle operazioni nel Nord-Est,  abbisognava non dipendevano da lui, ma dal maggior generale del gran quartiere generale di Gamelin, il risultato era la confusione delle responsabilità e l’indebolimento dell’autorità.

I Corazzati

    gli avversari disponevano di mezzi sensibilmente uguali.

I Francesi e gli Inglesi allineavano 2.280 mezzi corazzati moderni su un totale di 3.100;

i Tedeschi 2.800. Ma in realtà la Wehrmacht sul principale teatro di guerra poteva lanciare 2600 carri e 720 autoblindo, a cui gli alleati potevano contrapporre solo 1.520 carri e 750 autoblindo. Lo squilibrio si faceva assoluto fra Dinat e Sedan dove i francesi non avevano schierato corazzati contro le 7 Panzerdivision di von Rundstedt.

Anche la qualità dei carri era pressoché la stessa nei due campi, e ciascuno impiegava contemporaneamente modelli vecchi e modelli recenti. I tedeschi disponevano di quattro tipi:

Mark I e II: erano superiori in velocità ai carri leggeri francesi, ma inferiori per peso, armamento e corazzatura.

Il 18. febbraio. 1940 in una conferenza il Fuhrer aveva previsto che tale categoria di corazzati avrebbe potuto essere impiegata solo contro un nemico demoralizzato. Il Mark III era presso a poco equivalente al carro medio D francese, mentre il Somua francese, pur con un armamento leggermente inferiore a quello del Mark IV tedesco, era tuttavia più veloce e dotato di maggior raggio d’azione. L’esercito francese infine possedeva il carro da battaglia B, molto ben corazzato ed armato, senza vero equivalente nell’esercito tedesco, ma in totale ne possedeva solo 314.

L’Aviazione Qui le sproporzioni delle forze era di per sé catastrofica.

I Francesi potevano mettere in linea a Nord-Est 1.300velivoli moderni, di cui 790 da caccia ed un centinaio da bombardamento. Indubbiamente alcuni di tali apparecchi erano derivati da prototipi eccellenti, specialmente i caccia; ma il loro numero era drammaticamente insufficiente. 300 aerei erano nell’Africa Francese o in Levante, 800 in riparazione, aerei americani cominciavano ad essere montati in Marocco ( 500 circa ).

La Gran Bretagna possedeva 873 apparecchi, per la maggior parte di tipo recente, ma di essi solo 416 erano di base in Francia.

La Luftwaffe poteva allineare circa 4.800 aerei da combattimento, di cui 2840 a Nord Est e circa 1500 bombardieri, 1000 caccia e 340 Stukas.

 

LO SFONDAMENTO DI SEDAN

    Il 13. maggio. 1940 la Panzerdivision della 18a Armata comincia l’attacco alla “ fortezza Olanda”.

Nella notte precedente, ossia la notte tra l’11 ed 12maggio, il generale Winkelman aveva fatto sapere alla regina ed ai ministri che non era possibile alcuna resistenza. La regina Guglielmina prese imbarco il giorno stesso il 12. maggio a bordo di un cacciatorpediniere inglese diretto in Inghilterra dove la seguirono i ministri.

Così l’Olanda restava in guerra come la Norvegia con la sua flotta mercantile e le Indie Olandesi.”.

    E tutti i piani di… e di…?

Ma zia Guglielmina non aveva detto nel 1939, quando gli anglofrancesi chiedevano il passaggio per correre in aiuto della Polonia, che mai stivale non olandese avrebbe calpestato il sacro suolo patrio olandese?

E già il ridicolo è già tragedia di un popolo!

Ma la cosa ancora più divertente è questa:

la Germania è in Olanda, controllava Rotterdam, eppure una nave militare nemica è alla fonda in Olanda, a Rotterdam, può con tutta tranquillità imbarcare la sacra figura di zia Guglielmina con tutto il suo sacro bagaglio, che non sarà certo stato la valigetta, la sua corte ed i ministri con altrettanti familiari e segretari al seguito, ripartire e fare scalo in Inghilterra.

Non è sospetta la cosa, ma è strana!

    Quella Olanda che non si fidava affatto degli inglesi e dei francesi, che non accetta comandi unificati, non accetta alcun coordinamento militare poi si fida della Gran Bretagna e degli Usa per la difesa delle sue colonie? !!

Ma questi ci fanno o ci sono?

    L’aiuto alleato, promesso ed atteso ma non preparato si era rivelato inesistente quando le autorità olandesi lo avevano categoricamente reclamato.

    Questa è una commedia! Ma gli Olandesi non avevano resistito neppure un giorno, non avevano dato materialmente il tempo all’esercito alleato di portarsi in Olanda: la “ brigata lepre” aveva messo il turbo! Non esisteva alcun coordinamento e non era stato permesso alcun passaggio, ora “ reclamano categoricamente”?

E’ il gioco delle parti, quelle delle tre carte o cosa?

La 7a Armata pur essendo penetrata in Olanda secondo i piani prestabiliti, occupando Walcheren e spingendosi fino a Breda, non poté collegarsi con l’esercito olandese che non esisteva più.

D’altra parte le distruzioni operate dagli olandesi non erano state coordinate con la progressione francese, che dovette essere fermata perché la 7a Armata, avventurandosi in avanti, era rimasta scoperta sul fianco destro dalla ritirata delle truppe alleate entrate in Belgio.

La descrizione dei tratti salienti della battaglia per il Belgio mostra qualcosa di più della inettitudine.

Queste truppe belghe si appoggiavano a fortificazioni scaglionate in profondità. Una linea di fortuna che, sbarrando delle rotabili permetteva di effettuare interruzioni stradali, collegava Anversa ad Arlon. La posizione del canale Alberto, appoggiata alle fortificazioni di Anversa e Liegi, consisteva in opere campali con postazioni per due mitragliatrici, disposte lungo il canale ad intervalli da 450 a 700metri. Le piazzeforti di Liegi e di Namur si appoggiavano reciprocamente mediante una linea di casematte altrettanto sommarie sulla riva sinistra della Mosa. Dopo il 1939 i belgi avevano pensato di arretrare da questa posizione per attestarsi su una linea di difesa più corta, chiamata dai francesi “ ipotesi Daily” e dai belgi “ K.W.”. Alla data del 10. maggio erano state costruite in tutto 520 postazioni, di cui solo 20 per gli inglesi e 5 per i francesi, ma, concepite per l’armamento belga, sarebbero risultate poco adatte all’armamento francese ed inglese.  Il 10. maggio  lo schieramento belga: 4 divisioni sulle posizioni di copertura e 12 divisioni sul canale Alberto, mentre 6 divisioni circa potevano essere assegnate alla difesa “ linea corta K.W.”.  Il comando belga non aveva definitivamente fissato la sua linea di condotta e si riservava in funzione dell’attacco tedesco di scegliere la posizione di difesa.

 La ritirata dei Cacciatori delle Ardenne rendeva impossibile ogni collegamento con le unità francesi venute avanti per in contrarsi con loro; dall’altra parte il generale van Overstraten si era rifiutato di rivelare le distruzioni che avrebbero effettuato i cacciatori delle Ardenne i quali, infine, non avevano il compito di difendere i punti distrutti o le ostruzioni messe in atto, mentre solo tale difesa avrebbe potuto ritardare l’avanzata tedesca.
 La brigata lepre, insomma! La grande facilità della conquista del canale Alberto,

Il 12, maggio i belgi cominciarono la ritirata: 8 divisioni si schierarono sulla linea corta, o KW, interponendosi tra la 7a Armata francese sulla sinistra ed il corpo di spedizione inglese sulla destra.

La manovra francese richiedeva per realizzarsi che la ritirata belga si svolgesse nell’arco di quattro giorni; essa invece ne aveva impiegati due ( la iper brigata lepre ), così che nel punto delicato del varco di Gembloux le divisioni meccanizzate francese cominciavano appena allora ad arrivare, tanto più in ritardo in quanto il loro movimento aveva avuto inizio soltanto la sera del 10. maggio.

    I belgi avevano ricevuto istruzioni ben precise che il loro capo attuò rigorosamente.

Questi fece effettuare le distruzioni previste, senza far caso  alle obiezioni dei francesi, e poi batté in ritirata secondo il programma orario prestabilito, come se i francesi non esistessero. Primo risultato delle distruzioni fu di ostacolare il movimento delle unità francesi spezzettandone l’itinerario di marcia. Scopo dei belgi era ritardare di un giorno l’avanzata tedesca, mentre i francesi stimavano aver bisogno di cinque per andare a soccorrerli.

    Spingendosi in Belgio con la loro spalla sinistra essi fecero il gioco del nemico e si cacciarono in trappola: proprio come era accaduto nel caso del loro quasi fatale piano XVII del 1914. L’errore fu tanto più grave, perché l’avversario era più mobile, .. . nell’avanzata della spalla sinistra, compiuta con 3 armate francese e dagli inglesi, fu impegnata la parte di gran lunga più moderna e mobile di tutte le forze alleate. Ad ogni passo in avanti che queste armate compivano nella loro precipitosa avanzata in territorio belga, scoprivano sempre più le loro spalle all’avanzata aggirante di Rundstendt attraverso le Ardenne. Come se ciò non bastasse, il cardine dell’avanzata alleata era coperto da poche e scadente divisioni francesi composte di soldati piuttosto anziani e dotate di un equipaggiamento del tutto insufficiente per quanto riguardava due tipi di armi più indispensabili: i cannoni anticarro ed i cannoni contraerei. Quello di affidare a forze così deboli ed inefficienti il compito di coprire il cardine dell’avanzata fu il tocco finale, il degno coronamento della serie di grossolani errori compiti dall’Alto Comando francese agli ordini di Gamelin e Georges.

Prima dell’alba del 10. maggio. 1940 la più grande concentrazione di carri armati mai vista in guerra fu ammassata davanti alla frontiera del Lussemburgo. Si trattava di 3 corpi corazzati, disposti in tre blocchi, o strati, con divisioni corazzate nei primi due e divisioni di fanteria motorizzata nel terzo. L’avanguardia era guidata dal generale Guderian, mentre il comando dell’intera formazione era nelle mani del generale Kleist.

Circa 50 divisioni erano ammassate lungo un fronte ristretto ma molto profondo.

Il passaggio della Mosa.

    l’attraversamento delle Ardenne è irto di ostacoli, le strade sono scarse, strette, tortuose, le divisioni motorizzate formano colonne interminabili. E’ necessario scaglionare le truppe, sovrapporre molte unità sullo stesso itinerario, stabilire tempi di percorrenza molto rigidi, mettere da parte tutto ciò che non è indispensabile lungo i difficili percorsi della foresta. Il più piccolo errore, un accenno di resistenza o la sola minaccia aerea possono creare in mezzo ai boschi grovigli inestricabili in seguito ai quali soltanto alcuni elementi sparsi sarebbero in grado di raggiungere la Mosa

  Non era facile, sia per il gran numero di veicoli ( 10.mila per le sole unità di testa del generale Guderian ) sia per la ristrettezza e la scarsità delle strade. Infatti il gruppo di von Kleist si stendeva come un immenso serpente la cui coda si trascinava ancora al di là del Reno quando la testa toccava la Mosa. Questo lungo corpo sinuoso, che aderiva agli zig-zag delle strade di montagna, avrebbe potuto essere fatto facilmente a pezzi da un’aviazione padrona del cielo. Ma l’aviazione alleata era altrove..

Lungo tutto il percorso delle strade, le innumerevoli gole ed i numerosi villaggi avrebbero potuto essere trasformati in “ tamponi” difensivi, ed in effetti le distruzioni operate dai belgi prima alla frontiera stessa e poi a Neufchateau, rallentarono l’avanzata.

Il superamento della Mosa  era un’operazione ardua, essendo il fiume incassato, anche se i francesi non erano ancora schierati in nessun posto e non avevano né forza né quantità numerica sufficiente per impedire il passaggio. Prima ancora di essersi schierato il dispositivo francese volò in pezzi.

    Tutta la mattina del 13. maggio, fino al momento in cui gli Stukas iniziano il loro carosello sulle batterie. Le perdite sono insignificanti, nessun cannone è messo fuori uso, ma gli inservienti abbandonano i loro pezzi e si disperdono nei boschi.

E’ il momento, questo, in cui i tedeschi si ammassano verso la Mosa, il generale Lafontaine scorge dal suo posto di comando una massa di carri armati che attraversa il vasto argine che precede la Mosa.

L’artiglieria si trova priva degli uomini che dovrebbero farla entrare in azione.

Cinque carri armati tedeschi vengono distrutti dal 155 a breve gittata.

Solo alcuni elementi di fanteria hanno attraversato la Mosa. Non è stata attraversata da un solo carro armato e non lo sarà prima del giorno dopo. i. 14. maggio 1940. Se l’artiglieria si riprende quel pugno di uomini gettati oltre la Mosa può essere tagliato fuori e fatto prigioniero. Invece, l’artigleria taglia la corda e si butta a corpo morto sulla strada che porta da Bulson a Maisoncelles e su quella che da Bulson a Chemery. Gli artiglieri del 45°, 99°, 110°, 145°, 310° reggimenti si tirano dietro i soldati delle retrovie, gli addetti ai treni, gli infermieri, i telefonisti.

 “ I carri armati sono a Bulson!”: è questo il grido assurdo che, nel frattempo, raggiunge gli stati maggiori e che i mezzi di comunicazione rimasti intatti propagano ovunque. Si dà il caso di sedi di comando che sgombrano in fretta e furia, di reggimenti che non hanno ricevuto una sola bomba, come quelli della 71 a divisione di fanteria, e che abbandonano le posizioni e si ritirano in disordine; di ufficiali decorati, di veterani dell’ultima guerra, di colonnelli ( uno dei quali si toglierà poi la vita per la vergogna ) che si mettono in testa al “ si salvi chi può”. Alcune unità disciplinate, come l’artiglieria della 5a divisione leggera corazzata, seguono la m area e si portano dietro il loro materiale, nella convinzione di obbedire ad un ordine di ritirata.

Nel pieno della disfatta, vi è chi tenta di opporsi alla corrente. Il colonnello della gendarmeria Serin si è precipitato fuori. Nel corso del precedente conflitto si trovavano, all’altezza delle retrovie, degli sbarramenti di gendarmi e dei picchetti di cavalleria che avrebbero fermato questa torma di fuggiaschi e l’avrebbero riportata in prima linea.

    Con la motorizzazione dell’esercito, le strade sono diventate uno strumento militare di primaria importanza e dovrebbero quindi essere requisite, presidiate, chiuse al traffico e riservate alla circolazione militare che bisogna a tutti i costi mantenere aperta anche, se necessario, mediante il terrore spietato. Invece, dopo il 10 maggio. 1940, questa strada da cui dipende la salvezza di tutti è lasciata in balia dei civili in fuga con le lunghe carrette ardennese trainate da enormi cavalli dalle zampe incrostate, le file di automobili imbottite di materassi, le carrozzine per i bambini e le carriole cariche di masserizie e qualche volta di vecchi, per finire alle pecore che qualche contadino incosciente pretende di portare con se in esilio. Quando i militari in preda al panico in fuga da Sedan saranno finiti in questa fiumana di civili, ogni movimento di truppe ed ogni arrivo di rinforzi risulterà automaticamente irrealizzabile. Il comando può essere paralizzato, l’esercito sconfitto e la Francia distrutta in quanto il sistema di circolazione stradale risulterà bloccato da una torma di fuggiaschi.

Il colonnello Serin ed il suo nucleo di gendarmi non possono più fare nulla.

Gli uomini e le unità in fuga non hanno udito nemmeno da lontano il rumore di una battaglia. Il 13 maggio 1940 è stato per loro un giorno come gli altri, appena turbato nel suo svolgersi da questa offensiva tedesca alla quale non si crede ancora del tutto. Poi di colpo la voce di un immenso disastro si sparge per la pianura e va oltre quel senso si malessere segreto che tutti provano fin dall’inizio della guerra.

Si sono voltate le spalle al nemico.

    Il panico che si diffonde tra le truppe non trova spiegazione alcuna.

Non può essere qui invocato il panico di massa.

Perché ciò si sia potuto verificare occorreva che esistessero due condizioni:

1. l’esistenza di una quinta colonna abbastanza ramificata nell’esercito e presente in più settori dell’intero fronte perché possa avere avuto effetto la diffusione del panico.

2. una presenza di tale quinta colonna nello stesso Stato Maggiore francese che ha favorito tale diffondersi del panico e che in precedenza ha predisposto tutti gli strumenti perché non intervenisse nulla che fermarsi il diffondersi di tale panico.

    L’azione parte in maniera assolutamente isolata da parte di alcuni serventi i pezzi dell’artiglieria, già qui il fenomeno circoscritto ad un reparto poteva essere immediatamente fermato.

La propagazione del panico attraverso le radio dei vari comandi delle divisioni dislocati lungo il fronte e lo stesso comportamento di generali ed ufficiali, che sbaraccano tutto. Infine gli Stati Maggiori delle varie divisioni che non solo non verificano la notizia, ma a loro volta se ne fanno diffusori.

Infine l’assenza di quella formazione di gendarmeria nelle retrovie di cui Cartier giustamente parla.

Essa in verità è di solito presente anche in prima linea e ciascuna divisione ha un nucleo di gendarmeria con funzione di controspionaggio e se non proprio controspionaggio ciascun generale favorisce la delazione per il controllo delle truppe.

La responsabilità soggettiva dello Stato Maggiore si verifica anche nel controllo delle arterie principali di comunicazioni non precedentemente precettate e poste sotto il controllo militare e ad uso dell’esercito.

Esistono quindi in tre e ben precisi casi responsabilità dirette e soggettive dello Stato Maggiore Francese:

1. diffusione del panico tramite stazioni radio e sbaraccamento dei vari comandi;

2. assenza di una gendarmeria nelle retrovie;

3. requisizione e messa sotto controllo-requisizione delle principali arterie di comunicazione.

Mentre l’attraversamento della Mosa ed il dilagare delle armate tedesche nella foresta delle Ardenne può ancora essere letto come errore, dovuto ad una vecchia concezione militare, una sottovalutazione delle nuove potenzialità del carro armato e la combinazione carro-aereo, la diffusione del panico è invece da addebitarsi esclusivamente allo Stato Maggiore come azione soggettiva e deliberata per i punti 1-3, e per totale incapacità per quanto attiene l’aver consentito la formazione ed estensione di una fitta e assai ben nutrita rete di una quinta colonna lungo tutto il fronte, che investe sia la truppa che ufficiali. Questa incapacità, però, poi si combina con l’assenza di quella gendarmeria nelle retrovie.

Infine va qui fatto rilevare come l’esercito francese per tutto il periodo settembre 1939- aprile 1940 viene tenuto in uno stato di totale ed assoluto lassismo, che ne fiacca la combattività, la disciplina, lo spirito di corpo, come bene in precedenza documenta Cartier.

Ancora.

    1. Il fiume Mosa è sbarrato dalla chiusa n. 5, che non è stata fatta saltare per non diminuire, con un abbassamento del livello delle acque, la portata difensiva della Mosa a monte. Non si è però provveduto a fortificarla e non ci sé nemmeno preoccupati di distruggere la passerella che la scavalca.

    2. Il 20% degli uomini della 18a divisione di fanteria mancano dai ranghi in quanto il ritmo delle licenze è stato accelerato per riguadagnare il tempo perduto durante i falsi allarmi dell’inverno. Lo steso generale Duffet, è a casa a Besancon e non entrerà che il giorno dopo l’attacco di Rimmel.

  3. La fanteria francese deve in marcia portarsi in Belgio ed in precedenza non si è minimamente provveduto ad attrezzarla con mezzi di trasporto, per cui è appiedata.

L’aviazione tedesca entra in gioco, le colonne in marcia sono risparmiate, ma attaccata è la stazione di vettovagliamento di Hirson è completamente distrutta. Le munizioni non arriveranno più e così il cibo.

Si scopre di colpo che non si può concepire una marcia in piena campagna senza una copertura aerea ed una adeguata difesa contraerea, e lo si scopre proprio nel momento in cui si è gettato in una guerra di movimento un esercito organizzato in funzione di una guerra di posizione, nel momento in cui, cioè, è troppo tardi.

    MA come documenta bene ed in dettaglio Cartier, i pezzi contraerei e l’artiglieria francese più in generale non solo esisteva, ma era superiore a quella tedesca: solo che le divisioni non sono fornite di tali pezzi o questi non entrano in azione.

    4. sulla Mosa  si pensava che le distruzioni operate dai belgi, il combattimento in ritirata dei cacciatori delle Ardenne e l’azione ritardatrice della 1a e 4a divisione leggera di cavalleria avrebbero procurato quell’intervallo di tempo da consentire alla 18a divisione di Duffet di sistemare le postazioni di tiro e gli sbarramenti di fuoco.

Invece le distruzioni dei belgi non sono state poste in essere, i cacciatori delle Ardenne erano da tutt’altra parte e le divisioni leggere si sono ritirate in tutta fretta. Duffet si vede così costretto a difendere un fronte di 20chilometri con due soli battaglioni incompleti, fino al momento in cui altri sette battaglioni, sfibrati dalla marcia a piedi raggiungeranno a loro volta la Mosa.

La battaglia di Sedan

    Ancora il 12. maggio. 1940  l’alto comando  non aveva bloccato l’avanzata delle proprie armate nella pianura belga; tentava di tamponare la breccia di Sedan impiegando forze a spizzico, ossessionato com’era dagli insegnamenti del 1914-1918 che prescrivevano la continuità del fronte; credeva che le forze tedesche dopo aver percorso 120 Km sarebbero state costrette a riordinarsi.

    La 1a Panzerdivision aveva rotto il fronte francese a Chemery creando una sacca di 5km..

Si produsse tuttavia un fenomeno allarmante: nel pomeriggio a Bulson si diffuse il panico in alcune unità, che si diedero alla fuga  sbandandosi, sotto l’effetto della fatica , dello snervamento, della demoralizzazione.

Nonostante tutto questo i tedeschi restavano in una situazione ancora difficile, anzi pericolosa. Solo alcune unità avevano superato il fiume, mentre il grosso dei corazzati era ristretta e si prestava ad attacchi sui fianchi. E’ vero che anche la Mosa era stata superata più a Nord, a Dinant ed a Monthermé, ma ovunque si guardasse sulla riva sinistra erano passati solo elementi leggeri, al più una divisione.

Tutto dipendeva dalla prontezza e dalla potenza dei contrattacchi alleati.

La 3a Divisione corazzata fu effettivamente lanciata nella battaglia, ma in condizioni tali da dimostrare pienamente l’inettitudine del comando.

L’azione dei carri e dell’aviazione non erano coordinate.

In secondo luogo il generale Huntziger  cominciò con il prendere provvedimenti per tamponare la breccia:

la 3a Divisione corazzata del generale Brocard, ma la Divisione non fu neanche impegnata:

Il generale Flavigny, comandante del X corpo d’Armata annullò l’ordine per il contrattacco e sparpagliò gli elementi della divisione corazzata per costituire in diversi punti dei “ tamponi” destinati  a ritardare l’avanzata nemica.

Intanto il 15, maggio Huntzinger diede istruzione perché l’operazione fosse condotta “ con la massima energia”. Parole al vento: la 3a Divisione corazzata non esisteva più, sparpagliata nello spazio di 20chilometri. Fu presto evidente l’impossibilità  di riunirla e rifornirla di carburante e si tornò  decidendo di lanciare un’offensiva classica  di fanteria appoggiata dai carri. La “ massima energia”  era diventata una spinta appena accennata. Il combattimento si limitò ad un duello di artiglieria, a distanza di 800metri, fra 16 carri francesi ed i cannoni controcarro tedeschi.

    La sola divisione corazzata francese disponibile era stata praticamente distrutta dai suoi propri capi, anzitutto per aver tardata ad impiegarla, ma soprattutto per la dispersione imposta a elementi che non potevano essere validi se non riuniti. .. la forza d’urto di questa “ divisione corazzata” era ridotta in partenza: Creta soltanto nel marzo 1940, non possedeva né la difesa contraerea, né unità del genio, né servizi di riparazione, né batterie controcarro.

LO SFACELO DELLA FRANCIA

    Il generale Weygand sostituisce Gamelin.

   Gamelin aveva elaborato un piano:

rompere l’accerchiamento delle armate del Nord, ricongiungere al resto dell’esercito francese le forze accerchiate, ristabilire la continuità del fronte sulla Somme e sull’Aisne.

        Il nuovo generale Weygand fa suo il piano di Gamelin e convoca una Conferenza Interalleata il 21. maggio a Ypres.

Nello specifico il piano indicava:

  Stabiliva che otto divisioni franco-britanniche attaccassero da Nord a Sud, da Arras a Cambrai in direzione Bapaume; per proteggerle a Nord, l’armata belga avrebbe ristretto il suo campo d’operazione portandosi dalla Scheda sull’Yser, dove avrebbe rafforzato le sue posizioni difensive con l’apertura delle chiuse. L’armata del generale Frere sarebbe avanzata da Sud a Nord per operare la congiunzione con le unità accerchiate.

L’opera tragi-comica di Ypres!

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    Mancava il consenso del generale britannico Gort – questo nome è bene qui fermarlo, in seguito ne farà .. – il cui comportamento appariva per lo meno sorprendente. Sembra che non fosse a conoscenza dell’ora esatta della riunione, ed in realtà un completo disordine regnava nelle trasmissioni non era possibile mettersi in contatto con lui. Van Overstraeten e l’ammiraglio Keyes, capo della missione britannica, andarono a cercarlo.

Ma quando arrivò, Weygand era già andato via ( se n’era andato senza incontrarsi con il comandante britannico a cui spettava il compito principale dell’operazione.

Dopo la partenza di Weygrand si pare la conferenza interalleata, senza Weygand ma con Gort.

Le decisioni che furono prese furono conformi agli intendimenti di Weygand:

il previsto attacco da Nord a Sud avrebbe avuto luogo ed i belgi sarebbero ripiegati sull’Yser. Weygand avrebbe perciò potuto preparare l’attacco complementare da Sud a Nord.

    E fin qui siamo alla tragicomica,  ma per passare all’opera dei Pupi.

    Sulla via del ritorno re Leopoldo cambiò idea. Il 22. maggio il re Leopoldo impartì l’ordine che limitavano la ritirata prevista: sarebbe stata eseguita soltanto la prima fase e l’armata belga sarebbe ripiegata non sull’Yser, ma sul canale di derivazione del Lys. Ne risultava, a sud del dispositivo belga, in corrispondenza della cerniera con l’armata britannica, un “ angolo morto” attraverso il quale si sarebbero gettati i tedeschi.

 Il comandane britannico GORT

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    Le operazioni stabilite a Ypres erano cominciate il 21. maggio.

Benché le forze impiegate fossero costituite solo da una divisione di fanteria ed una brigata meccanizzata leggera francese, una divisione di fanteria ed una brigata di carri britanniche, Arras era stata superata. Ma l’avanzata alleata era stata subito bloccata ..

il 23 maggio il generale Georges aveva ordinato “ di continuare la manovra di congiunzione tra il Gruppo d’armate n. 1  ed il gruppo di Armate n. 3 “.

Il generale Gort aveva giudicato che non poteva lanciarvi altro che due divisioni e solo a partire dal 26 maggio, a sud l’altra ganascia della tenaglia, tenuta dal generale Frere, non aveva potuto essere messa in movimento.

Lord Gort di sua iniziativa il 25 maggio ordinò la ritirata delle divisioni che si trovavano ad Arras in situazione critica. Prese questa decisione senza attendere né richiedere l’autorizzazione del comando francese .

Oramai doveva essere abbandonata ogni speranza di attuare “ il piano Weygand” la cui esecuzione non era neanche cominciata.

Lord Gort  Aveva mosso un pedone sulla scacchiera nella speranza di salvarlo, ma era l’intera partita che ne avrebbe risentito gli effetti. Aveva dato il primo colpo di forbici ..

Per cominciare, la decisione di Lord Gort condannava la 1a Armata francese allo sterminio o alla cattura. Poi abbandonava i belgi alla loro sorte, poiché il ripiegamento inglese, li obbligava a difendersi da soli  a Ovest come a Nord Ovest, bruciando le loro ultime disponibilità.

   La marcia dei corazzati verso Dunkerque fu nuovamente decisa il 26 maggio dopo che Lord Gort ebbe ordinato alle sue truppe di ritirarsi verso Nord-Ovest. così facendo egli, come il pesce che cerca di darsi ala fuga, non faceva altro che spingere il pescatore a rinserrare la rete su di lui. Nella sua scia trascinava tutte insieme le forze alleate verso lo sgombero o la resa.

    Il 27 maggio re Leopoldo decide di capitolare ed inviò un parlamentare al nemico, senza consultare gli alleati. Re Leopoldo si sottomise ed i francesi furono informati della resa soltanto un’ora dopo che ne era stata data comunicazione ai tedeschi.

Tuttavia  dopo Lord Gort, anche il re Leopoldo, spinto da interessi esclusivamente nazionali o giudicati tali, aveva preso una decisione unilaterale, che suonava a morto per una coalizione, nella quale, a dire il vero, il Belgio non si era mai inserito quale parte integrante.

Per non provocare la collera dei tedeschi furono dati ordini non per distruggere i materiali, ma per raccoglierli e consegnarli ai vincitori. Non significava questo aiutare il nemico a danno degli alleati.

Sintetizziamo l’intere operazioni militari prima del 22. giugno. 1941.

    La dimensione reale della volontà di resistenza alla Germania la dà l’intera operazione in Belgio e poi in Francia.

Ci si aspettava che la Germania avesse attaccato dall’Olanda e dal Belgio per portarsi in Francia. Si erano individuati i punti di attacco sul Canale Alberto in Belgio , ma non si era presa in alcuna considerazione l’attraversamento delle Ardenne e della Mosa: ritenuta non transitabile per i carri armati.

L’Olanda da parte sua fedele agli insegnamenti di zia Guglielmina appronta un suo piano militare per la difesa dei sacri territori patri e la resistenza ad oltranza.

Il piano Gamelin prevedeva un lunga linea di fronte che saldava la frontiera belga con quella olandese.

Il piano olandese prevedeva, invece, il ritiro nella zona occidentale dietro le grandi dighe ed invadere il restante territorio dinanzi al barbaro invasore. Sennonché questo piano olandese comportava la rottura di quella continuità, giacché ritirava, s postava all’indietro, verso l’interno lo schieramento difensivo olandese, creando così un vuoto che indeboliva la difesa belga ed olandese, consentiva alle forze tedesche di insinuarsi in tale vuoto e minacciare il fianco occidentale belga e prendere così alle spalle il sistema difensivo del canale Alberto e d’incontro le forze anglo-francesi, che varcato il confine, all’atto dell’aggressione, secondo il piano “ D” di Gamelin si recavano in aiuto all’esercito inglese sul Canale Alberto dovevano accorrere in aiuto dell’esercito belga sul canale Alberto. L’esercito belga avrebbe dovuto resistere 5 giorni, tempo ritenuto necessario all’esercito anglo-francese di attraversare il Belgio fino al confine con l’Olanda e la Germania.

Gli olandesi che avevano costruito una linea difensiva più arretrata con le conseguenze che si sono viste, non solo non aprirono le dighe ed invasero il territorio dinanzi al barbaro invasore, ma non opposero alcuna resistenza arrendendosi dopo 48 ore dall’invasione. Zia Guglielmina in verità se ne era andata il giorno prima.

Indubbiamente nonostante tutta la buona volontà non riuscì a fare di meglio della monarchia danese, che invece si arrese dopo 4ore.

Ma.. il Belgio!

    Zio Leopoldo, altro strenuo difensore del sacro suol patrio, si rifiuterà di coordinare i suoi piani con quelli anglo-francesi; impedirà dopo l’attacco alla Norvegia alle truppe francesi di varcare il confine e portarsi già in territorio belga ed in posizione di marcia verso il Canale Alberto, imponendo che tale varcare il confine sarebbe potuto avvenire solo in caso di necessità estrema, ossia quando la Germania aveva invaso il Belgio.

Il piano “ D” di Gamelin, come si è visto, è impostato sulla base che le forze belghe resistono cinque giorni agli invasori tedeschi, il tempo necessario alle truppe anglo-francesi di attraversare il Belgio interamente e portarsi sul Canale Alberto. Sennonché le forze belghe di zio Leopoldo non resistettero neppure tre giorni e dall’altra la frontiera belgo-francese, quella che doveva essere attraversata per correre in aiuto a zio Leopoldo, era stata rafforzata in modo tale da ostacolare che vi doveva entrare e facilitare chi ne doveva uscire, ossia un sistema difensivo rafforzato atto a proteggersi da un’invasione francese.

Avuta immediata ragione delle forze sul Canale Alberto grazie a non più di 2000paracadutisti, l’esercito tedesco marcia verso le Ardenne, facilitati in tutto questo che i belgi provvederanno a far rimanere intatti i ponti ed i passaggi più utili ai tedeschi, provvedendo, però, ad interrompere quelli di scarsa o nulla importanza.

Si ha così che i due eserciti: anglo-francese da una parte e quello tedesco nel loro procedere si allontanavano.

 E più gli anglo-francesi conficcavano la loro spalla destra dentro il territorio belga, marciando a tappe forzate per portarsi sul Canale Alberto, più favorivano il piano tedesco di sfondare nel settore delle Ardenne che si trovava più a sud del Canale Alberto, ossia più avanzavano e più favorivano il piano tedesco.

Sulla Mosa si ebbero le più spettacolari dimostrazione di ebetismo acuto con le forze di Guderian che attraversano indisturbate le Ardenne e la Mosa e l’intero tratto boschivo. Qui l’apparire di caccia tedeschi determina l’abbandono e la fuga degli addetti all’artiglieria e la diffusione del panico che comporterà l’abbandono dell’intera linea difensiva con il concorso di ufficiali, generali e stati maggiori francesi.

La riunione di Ypres e poi le scelte eroiche di zio Leopoldo e del generale Gort costituiranno altrettanto capisaldi di abbandono della Francia e del Belgio alla Germania.

Gort, viste le difficoltà in cui potevano venirsi a trovare le sue divisioni, dà l’ordine di ritirata consentendo alle truppe tedesche di insaccare la resistenza francese, non diversamente dalla decisione di zio Leopoldo di arrendersi senza neppure darne comunicazioni agli alleati.

Ad onore del generale britannico Gort va detto che saprà riscattarsi in Africa, quando nel corso di un’offensiva inglese che metteva in serie difficoltà l’esercito italo-tedesco, valutando difficoltà per le sue divisioni al suo comando, ordina la ritirata, sottraendo forze all’offensiva e contribuendo all’alleggerimento della pressione sul fronte tedesco, con conseguente inchiodamento delle divisioni britanniche in Africa.

Il generale Gort non verrà in nessun dei due casi destituito o allontanato dal comando, né deferito alla Corte Marziale. In genere per reati assai minori vi è il deferito alla Corte Marziale, la degradazione e susseguente fucilazione. Per il generale Gort niente di tutto questo.

Sconfitto ed occupato il Belgio, zio Leopoldo si consegnerà prigioniero a Hitler, però il suo governo si trasferirà a Londra dove costituirà un altro “ governo in esilio”  dopo quello olandese, danese, polacco, ecc. ecc.

Però al pari di quella danese ed olandese la sua marina si consegna nei porti inglesi, potenziando così la marina da guerra e da commerciale britannica.

    La Germania occupa gli spazi terrestri,

e.. la Gran Bretagna potenza la sua marina da guerra e commerciale!

e… il piano Rainbow 5 si fa carico della difesa delle colonie belghe, olandesi e danesi.

Guerra strana!

           L’attracco attraverso le Ardenne e l’attraversamento della Mosa da parte di Guderian vengono presentate come possente dimostrazione del grande genio militare teutonica e potenza della nuova teoria militare della “ guerra lampo”. Ed il suo esecutore, Guderian, come astro della Scienza Militare.

 Miti, mitologie, fantasie!

Guderian mostrerà tutta la sua piccolezza nella campagna contro l’U.R.S.S., evidenziando in quel contesto sovietico tutta la miseria del piano ordito sulla Mosa.

Si è vista la inconsistenza della teoria secondo la quale gli anglo-francesi furono colti da sorpresa e sopraffatti dalla nuova teoria e dalle nuove divisioni corazzate e della frottole che Churchill racconta a riguardo.

Ed a questo va aggiunto che nel corso della guerra di sovversione in Spagna, ove l’esercito tedesco era intervenuto in forze, si erano visti tali nuove teorie e nuovi mezzi; tale guerra, infatti, costituì, tra l’altro, la sperimentazione in corpore vili di teorie e metodi delle nuove teorie.

Tutto venne sperimentato in Spagna e quindi niente dopo la Spagna era ignoto e poteva destare meraviglia.

Tale esaltazione mitica ha il compito di nascondere che la disfatta e l’occupazione militare della Francia e dell’intera campagna del maggio-giugno 1940.

Sul piano dei rapporti di forza generali non erano favorevoli alla Germania né in dotazioni di armi né in mortai, e che l’unica superiorità era a livello dell’aviazione, ma solo perché la Gran Bretagna tenne nei suoi hangar 870 caccia che avrebbero fatto la differenza. Guderian stesso, poi a L. Hart, che le truppe che si trovò di fronte erano truppe di riserva, anziani e con munizioni da addestramento, mentre poi a Dunkerque fu lasciato ben altro!

Si giustifica tramite tale esaltazione la vittoria hitleriana con la qualità data dai mezzi corazzati ed impiegati secondo la nuova teoria cosiddetta “ guerra lampo”.

Ma è un falso.

Non tutte le divisioni corazzate erano attrezzate e strutturate secondo la nuova teoria, ma soltanto 6 – SEI.

La superiorità quantitativa belga-anglo-francese  compensa ampiamente lo sfalsamento quantitativo e quindi non giustifica sul piano militare la sconfitta subita.

la cosa appare in tutta la sua evidenza se si esamina l’intera operazione sulla Mosa o “ attacco attraverso le Ardenne” prendendo a base i rapporti di Guderian, le preoccupazioni di Rundstendt, generale del Corpo di Armate da cui dipendeva Guderian, e quanto Guderian e Rundstendt, finita la guerra,  diranno a L. Hart e da questi riportati nel suo lavoro “ Al di là della collina”.

    Crollano così miti e mitologie, ed appare la realtà in tutta la sua violenta crudezza.

L’intera campagna ad occidente non incontrò mai una seria e vera opposizione ed i rapporti di forza non giustificano la sconfitta.

Sul piano militare la nuova teoria della “ guerra lampo” non trova alcuna conferma, perché verificata nelle migliori condizioni, in condizioni di totale vantaggio di tale teoria, ossia in una condizione in cui il nemico ha già deciso di perdere.

Sul piano militare gli stati maggiori britannici e francesi mostrano tutta la loro inettitudine e profonda ignoranza della teoria e del metodo della Scienza Militare. Quelli olandesi, norvegesi, danesi, belgi, lussemburghesi mostrano in maniera netta la loro volontà a priori di cedere ai tedeschi e consegnare così i rispettivi paesi al nemico ed i propri popoli alle vendette ed alle ingiurie della violenza e della barbarie.

In entrambi i casi essi consegnano l’intera Europa ad Hitler consentendogli di centralizzare tutte le risorse economiche e produttive, la potenza tecnico-scientifica ed umana dell’intera Europa contro l’U.R.S.S.

    Le vittorie spettacolari, ed in modo quella sulla Francia, abbondantemente gonfiate e glorificate, l’ingresso trionfale in Parigi e la messa in scena della resa nel vagone ove vi era stata la resa tedesca nel 1918 ebbero delle forti ripercussioni politiche e politico-militare, e furono ottenute in quel modo e così glorificate affinché avessero poi quelle ripercussioni politiche e politico-militari all’interno della Wehrmacht .

Hillgruber, ma poi, anche se in forme e gradi diversi, anche tutti gli altri trattatisti, ben illustra questo aspetto.

Pag. 77

        Il trionfo sulla Francia aveva significato la vittoria sulla potenza militare ritenuta, nel giudizio tradizionale dello Stato Maggiore di gran lunga superiore a tutti gli altri potenziali avversari del Reich.

   […]

     Hitler si era dimostrato in grado di comprendere, nell’analisi della situazione e negli “ Ordini del Fuhrer” che ne scaturivano, anche quei fattori e quelle forze che esulavano dalla loro ottica militare .. dello Stato Maggiore.

    Si convinsero così che egli era superiore ad essi e che si potevano perciò affidare alla sua

         guida anche quando …

    ( ( all’allentamento delle tensioni contribuì il fatto che dopo il trionfo sulla Francia, non erano più da aspettarsi giudizi così diversi.

   ((( L’eterogenea “ opposizione” all’interno del corpo degli ufficiali superiori si ridusse perciò ad un ristretto gruppo di uomini che nutrivano sentimenti ostili ad Hitler.

Pag. 78

           Hitler, durante l’offensiva ad Occidente del 1940 si è dimostrato uno “ stratega” e che egli da allora in poi, fino al tempo della “ campagna di oriente” è stato considerato con convinzione  il “ comandante supremo” anche da parte dello Stato Maggiore dell’esercito e dai comandanti.

Dalla vittoria sulla Francia in poi Hitler fu il “ Fuhrer” in senso non solo politico, ma anche militare…

 Il lento e graduale processo di concentrazione di tutto il potere in Germania nelle mani di Hitler

ed il processo, non sempre parallelo di riconoscimento del suo ruolo guida da parte dei detentori tradizionali del potere militare, diplomatico, economico, si unificano con la vittoria sulla Francia.I centri di opposizione ancora esistenti, che durante la crisi del 1938-39 avevano potuto basarsi su stati d’animo diffusi tra la popolazione furono ora ( ( s o c i a l m e n t e  isolati ( (.”.

       .

E’ indubbio che tale vittoria determinò un forte rinsaldamento delle fila del III Reich ed un diffondere nelle truppe e nella popolazione la convinzione della invincibilità della Germania, elemento certamente decisivo per convincere l’esercito e la popolazione della vittoria sull’U.R.S.S. e quindi della necessità ed opportunità d sopportarne gli iniziali sacrifici. Questo comportò un fare blocco della piccola e media borghesia e del più diffuso odio anticomunista nella certezza della vittoria nell’abbattimento dello Stato bolscevico.

Convinse le altre borghesie ad accettare il dominio germanico, quale prezzo necessario da pagare per rafforzare Hitler, l’economia germanica e consentirle di avere un vasto retroterra per l’attacco all’U.R.S.S.

Assolse al ruolo di giustificare la sconfitta ed incutere il terrore presso le popolazioni vinte, inculcando così in esse l’impossibilità di resistere a tale poderosa forza che ha unito in sé l’intelligenza militare massima con la più grande e possente macchina organizzativa, il tutto diretto dalla sola persona di un capo militare di eccellente valore e perspicacia politica e militare. Dinanzi a tale forza spaventosa non ci si può che inchinare quasi a suggellare l’essere venuta a matrimonio in un popolo ed in una razza le migliori e più alte intelligenze e creatività dello spirito umano, espresse nella Scienza Militare, che ne faceva, poi, la razza eletta, superiore, che il campo di battaglia e non gli uomini avevano legittimato ed elevato al sacro soglio di razza eletta, razza superiore.

 Ma la campagna d’occidente riserva ancora molte sorprese.

La più interessante è c o s a gli inglesi lasciarono a Dunkerque.

Le forze anglo-francesi furono incalzate fino al porto di Dunkerque, qui le divisioni di corazzate potevano insaccarle e stringerle alla resa. Ma Guderian venne fermato in maniera esplicita e netta da Hitler, che consentì in questo modo agli inglesi di imbarcarsi. Le operazioni durarono nove giorni dal 27.maggio al 3 giugno. 1941 e videro impegnate centinaia di navi da trasporto.

Ma C O S A gli inglesi lasciarono a Dunkerque?

2.000 cannoni

60.000 automezzi

76.000 tonnellate di munizioni

600.000 tonnellate di carburante e di rifornimenti.

                             [ Fonte: La Seconda guerra mondiale Cronologia illustrata. Pag. 58 Mondadori ]

Gli autori così giustificano tale immane bottino lasciato nelle mani dei tedeschi:

Pag. 58:

    “ Seguendo il giusto principio militare che prima si salvano gli uomini e poi, se possibile gli armamenti ed i mezzi di trasporto, gli inglesi abbandonarono sul suolo francese…”.

 “ L’Inghilterra rimane praticamente disarmata: terminata l’evacuazione di Dunkerque sul suolo inglese sono disponibili soltanto 500 pezzi di artiglieria, compresi quelli prelevati ai musei.”

Il principio enunciato non è un principio militare. Qui bastava unicamente un uomo con un accendino che dava fuoco ad una goccia di petrolio per far saltare tutto.

La scusa addotta, decisamente pacchiana, nasconde evidentemente ben altri intenti di tale lauto lascito.

    Dal giugno 1940 al 22. giugno 1941 si apre in effetti una seconda “ drole guerre”.

Essa è caratterizzata dalla cosiddetta “ Operazione Leone Marino”, ossia dalla guerra contro l’Inghilterra, rimasta sola a contrastare le preponderanti forze nemiche E qui teorica e rime, più o meno baciate, si sprecano.

Le risparmiamo.

Fermiamo invece l’attenzione sui nudi fatti militari, la loro sequenza temporale.

I dati militari sono questi.

AI primi di luglio del 1940 Hitler darà disposizioni per preparare l’aggressione all’U.R.S.S. e nel frattempo porta avanti la guerra all’Inghilterra.

Fermiamo per adesso qui questo doppio movimento: allestimento e messa in opera della guerra alla Gran Bretagna

                                                                                   e preparazione dell’aggressione all’U.R.S.S.

    Un attacco con invasione della Gran Bretagna non era nelle possibilità tecniche della Germania.

Essa richiedeva il controllo del mare, che la Germania non  aveva, se si considera poi la combinata con gli Usa e che gli Usa dopo l’occupazione della Norvegia aveva acquisito basi navali in Islanda ci si rende conto che la marina tedesca non aveva il dominio dei mari.

Questo era assai ben chiaro allo Stato Maggiore tedesco.

Il piano di sbarco infatti presupponeva uno stretto corridoio marino difeso dalla Luftwaffe di Goering.

Era affidata, cioè, all’aviazione, al presunto controllo dello spazio aereo e del predominio dei cieli da parte dell’aeronautica tedesca, la riuscita dell’intera operazione.

Il piano di sbarco è semplicemente ridicolo. Esso prevedeva uno sbarco in tre ondate, la cui prima ondata prevedeva l’impiego di 10 divisioni, che avrebbero dovuto opporsi alle 40 divisioni di stanza in Gran Bretagna.

Lo stretto corridoio era determinato dalle possibilità reali della copertura aerea.

Il numero di 10 divisioni è determinato dal numero dei mezzi di trasporto disponibili e questo in relazione all’ampiezza del corridoio aereo difendibile.

I compiti che venivano affidatati a queste 10 divisioni sono fantasie. Esso ha senso solo se gli inglesi hanno deciso di collaborare con le forze da sbarco tedesche per l’occupazione dell’isola.

Essa, infatti, non verrà mai neppure abbozzata, restando solo sulla carta e timide azioni preparatorie ma niente di più.

La guerra si sposta unicamente nei cieli con le operazioni di bombardamento, le azioni aeree sono le uniche che saranno sviluppate.

Ma esse non avevano un carattere esteso e duraturo, limitandosi a noi più di 40giorni, in cui sostanzialmente si ebbero non più di 6 grosse incursioni. Poi dalla metà di agosto si limiteranno unicamente alle ore notturne, ma di assai scarsa o nulla efficacia, perché gli aerei tedeschi non avevano radar che erano in possesso, invece degli inglesi.

Ed i danni reali di tali bombardamenti saranno decisamente limitati. Le perdite di vite umane si aggireranno sui 3-6000morti.

La Germania non era militarmente attrezzata per una guerra contro la Gran Bretagna, giacché essa comportava una preparazione per una guerra a media durata. La Germania era attrezzata, invece, unicamente per guerre limitate, brevi.

Un esame delle caratteristiche tecniche dell’aviazione tedesca ci darà conferma dell’impossibilità di una seria azione di attacco aereo tramite bombardamenti.

Le forze aeree tedesche.

[ A pag. 127] Hart analizza le possenti doti di entrambi evidenziandone limiti e deficienze.

    Il 10 agosto quando l’offensiva ebbe inizio le squadre aeree 2 e 3 al comando del feldmaresciallo Kesserling, avevano un totale di 875 bombardieri orizzontali  ( da alta quota ) e 316 bombardieri in picchiata ( Questi ultimi si rivelarono ben presto così vulnerabili da parte dei caccia inglesi che dopo il 18 agosto si decise di ritirarli  e di tenerlo in serbo per l’invasione ).

C’era inoltre la Luftflotte 5 del generale Stumpff di  base in Norvegia ed in Danimarca che disponeva di 123 bombardieri di alta quota: le perdite subite furono talmente gravi da sconsigliarne la ripetizione di quella lunga escursione. All’inizio del 10 agosto erano disponibili 929 caccia, monorotori Messerschmitt, Me 109, ma 227 erano bimotori Me 110 dotati di notevole autonomia.

I Me 109, il cui primo prototipo era apparso nel 1936, avevano una velocità massima di oltre 550Kmh, nonché un’elevata velocità ascensionale che assicurava loro un ulteriore punto di vantaggio nei confronti dei caccia inglesi. per altro erano meno maneggevoli e nelle battaglie aeree ciò costituiva un notevole svantaggio. Quasi tutti erano privi di abitacolo corazzato per il pilota, sebbene disponessero di serbatoi di carburante a piva di proiettile.

Il Me 109 aveva un’autonomia di crociera nominale di 660 km, ma questa cifra era molto ingannevole. Tenendo conto dell’andata e del ritorno, il suo effettivo raggio d’azione era di poco superiore ai 160 km: ciò significava che levandosi in volo da Pasde de Calais o dalla Penisola di Cotentin un Me 109 poteva a malapena raggiungere Londra, dove comunque gli rimaneva ben poco tempo di disponibile per combattere.

Quando le pesanti perdite subite dai bombardieri ne dimostrarono tutta la vulnerabilità, rendendo inevitabile la decisione di scortarli con aeree da caccia, accadde quindi, che, essendo necessari 2 caccia per ogni bombardieri, non più di 300-400 bombardieri potessero essere impiegati nel corso della giornata.

Il Me 109 era inoltre difficile da manovrare nelle fasi di decollo e di atterraggio  ed aveva un carrello alquanto debole: inconveniente questo accentuato dal fondo irregolare delle piste allestite con troppa fretta lungo le coste francesi.

Il bimotore Me 110nonostante la sua velocità massima nominale fosse di 545 kmh, alla prova dei fatti si dimostrò assai più lento ( quasi mai superava i 480 Kmh ) ed era quindi facilmente battuto in velocità dagli Spitfire. Esso inoltre era lento in fase di accelerazione e difficile da manovrare. Concepiti per diventare il “ fior fiore operativo dei caccia della Luftwaffe” i Me 110 si rivelarono sul piano tecnico una assoluta delusione, tanto è vero che alla fine si rese necessario farli scortare dai Me 109.

Ma il più grave punto debole dei caccia tedeschi era l’inefficienza della loro attrezzatura radio ed inoltre non era possibile controllarli da terra.

L’aviazione inglese.

    Entro la metà dell’estate del 1940 la produzione di caccia era aumentata di due volte e mezzo e durante l’intero anno la Gran Bretagna produsse 4283 caccia contro i 3000 e più caccia tedeschi.

Più difficile è determinare il rapporto di forza in termini di armamento.

Hurricanes e Spitfire erano armati esclusivamente di mitragliatrici: ne avevano 8 ciascuno, fissate dalla parte anteriore delle ali. SI trattava di mitragliatrici americane Browning .. dotate di un funzionamento abbastanza sicuro di consentirne il comando a distanza e di un’alta cadenza di tiro ( 1260 colpi al minuto ).

In generale i caccia Me 109 erano muniti di due mitragliatrici fissate nella capotatura e di 2 cannoncini da 20mm nelle ali. Quest’ultima era un’arma messa a punto in seguito alle esperienze acquisite nella guerra civile spagnola, che i tedeschi avevano utilizzato come terreno di prova per la loro Luftwaffe.

Esistevano, infine, gravi insufficienze del loro servizio informazioni e del tutto inadeguato era il materiale completamente fornito dall’ufficio informazioni della stessa Luftwaffe.

    Il 1° agosto l’invasione divenne “ la guerra dei cieli”

Essa si rivelò un autentico disastro.

  Durante le due settimane successive al 10 agosto la Luftwaffe perse 167 bombardieri di cui 40 da picchiata ..

    La notte del 24 agosto una decina di bombardieri tedeschi diretti verso Rochester e Thameshaven persero la rotta e sganciarono il loro carico di bombe su Londra. La rappresaglia inglese fu immediata: la notte seguente un’ottantina di bombardieri inglesi effettuarono una incursione su Berlino; questa fu seguita da numerose altre.

    Il pomeriggio del 7 settembre un’enorme formazione composta da un migliaio di aerei della Luftflotte 2 ( più di 300 bombardieri scortati da 648 caccia ) si levò in volo per puntare su Londra.

    Suddivisi in scaglioni sovrapposti a quote comprese tra i 4000 ed i 6000 metri la formazione procedeva in due grandi ondate compatte. In questa occasione i caccia adottarono una nuova tattica: una formazione di scorta precedeva i bombardieri  volando ad una quota di 7500-9000metri mentre un’altra assicurava ai bombardieri una copertura ravvicinata e da ogni lato, mantenendosi ad una distanza di soli 300 metri. In questa prima grande incursione diurna su Londra – che sarebbe poi stata anche l’ultima – più di 3000 civili rimasero uccisi e 1300 gravemente feriti.

    Kesserling sferrò la sua seconda ondata diurna su Londra nel pomeriggio del 9 settembre 1940. Questa volta però l’11° raggruppamento era pronto ad intervenire con le sue 9 squadriglie di caccia, coadiuvate da altre squadriglie del 10° e 12° raggruppamento . L’intervento delle forze  di intercettazione fu così efficace che quasi tutte le formazioni tedesche furono disperse assi prima che potessero raggiungere Londra. Meno di metà dei bombardieri riuscì a passare e comunque quasi nessuno fu in grado di colpire i suoi obiettivi.

    Hitler intanto dopo aver ammassato nei porti di fronte la Gran Bretagna forze navali rinviava la data dell’invasione fino a giungere al 17settembre.

Il 15 Kesserling sferrò un nuovo attacco. I caccia inglesi si mossero in modo più organizzato e con maggiore tempestività. La grande formazione tedesca fu attaccata senza soste, fin dal primo momento in cui si affacciò sulla costa inglese. 148 bombardieri comunque riuscirono a raggiungere la zona di Londra. Quasi tutte mancarono il bersaglio ed andarono disperse. Poi mentre i tedeschi invertivano la rotta per rientrare alle loro basi, dall’East Angle  sopraggiunse lo stormo di Duxford del 12 raggruppamento forte di 60 caccia e sebbene l’efficacia dell’attacco risentisse del fatto che essi non avevano potuto guadagnare quota  in misura sufficiente la loro sola apparizione bastò ad impressionare i tedeschi.

   Nel mese di ottobre i tedeschi persero 325 aerei molti di più di quelli persi dagli inglesi. Per 57 notti Londra fu attaccata da formazioni della consistenza media di 160 bombardieri.

     Nel corso della Battaglia d’Inghilterra, protrattasi da luglio fino alla fine di ottobre del 1940 i tedeschi persero 1733 aerei – e non 2698 come affermavano gli inglesi – e la RAF perse 915 caccia e non 3058 come sostenevano i tedeschi.

Come ben si vede non vi erano le condizioni tecniche e l’aviazione tedesca era inferire a quella britannica.

Resta così la guerra marina.

Anche qui si è teso ad esagerare tale guerra, esasperando i toni per affermare una superiorità sui mari della Germania.

In realtà le uniche azioni militari furono le azioni di affondamento dei navigli ad opera dei sommergibili, di cui la Germania non ne possedeva molti, ma solo alcuni, affondati questi si chiuse la partita.

Quello che in realtà si tende ad esagerare solo azioni di pirateria marina, ma azioni di guerra non ve ne furono.

Anche tutta l’attenzione massima che si vuole dare alla Bismarck ed all’affondamento di altre corazzate non sono azioni militari marine, ma unicamente azioni di inseguimento.

L’assist anglo-statunitense – il piano Raibow 5, che sarà quello che verrà utilizzato, dava l’assoluto dominio sia sulle rotte atlantiche che su quelle del Pacifico. Tant’è che quando la marina da guerra britannica vorrà fare sul serio lo farà.

Quando deve trasportare dal Marocco una possente formazione navale al porto di Alessandria d’Egitto – attraversando cioè l’intero bacino sud mediterraneo e passando sotto il naso delle isole della Sicilia e della Sicilia stessa – lo farà indisturbata.

Sempre indisturbata la marina da guerra britannica, con Creta in mano ai tedeschi, attacca il porto di Valona in Albania ed affonda navi da guerra italiane, poi attacca il porto di Tarano ed anche qui navi da guerra italiane, poi di Napoli, poi di Livorno,  poi di La Spezia nel giro di poco tempo, la marina da guerra britannica si fa questo giro turistico completo per il Mediterraneo. Queste operazioni dopo quelle di Punta Stilo in Calabria e di Capo Matapan la fine della marina militare italiana, se ha mai avuto un inizio.

Vediamo le forze in campo.

La Royal Navy nonostante il materiale obsoleto era di proporzioni tali da schiacciare da sola la flotta tedesca ed italiana messe insieme.

Comprendeva:

  12 corazzate,                                                                Questo rendeva assolutamente impossibile

    3 incrociatori da battaglia,                                          qualsiasi “ Operazione Leone Marino”.

    7 portaerei,                                                                  Trova cioè qui conferma, quanto già in

  64 incrociatori,                                                               in altre trattazioni, circa la superiorità

200 cacciatorpediniere                                                        sul mare da parte dell’Inghilterra.

  60 sommergibili.

Mentre 6corazzate e 6 portaerei erano in cantiere e questo nel maggio-giugno 1940.

La marina militare italiana e quella tedesca erano sorde e cieche, giacché non possedevano portaerei in grado di avvistare in tempo formazioni nemiche in avvicinamento, né radar. Esse però erano in grado di comprendere in maniera esatta, scientifica, le posizioni delle navi nemiche … solo dopo esser state fatte oggetto di bordate nemiche, diversamente non c’erano speranze.

I teorici militari statunitensi, più dei britannici, colsero con grande genialità, unica, le consequenziali delle nuove teorie militari e le applicarono, dopo averle elaborate, alla marina, che fino ad allora aveva visto la nuova teoria applicazione solo in campo terrestre. Essi giungono ad arricchire la Scienza Militare sul piano teorico ed operativo, arrivando a formulare, e poi a concretizzare sul piano operativo la task force, ossia l’equivalente del Corpo di Armate terrestre. Ai mezzi classici: portaerei, incrociatori, cacciatorpediniere essi aggiungono nuovi mezzi da sbarco e consequenzialmente un nuovo corpo militare “ i marines”.

Il loro elaborato modificherà non sola la teoria ed il metodo della guerra sui mari, ma per l’apporto che tale Corpo d’Armate marino è in grado di apportare alla guerra terrestre determina una modifica nella più complessiva concezione della guerra e della conduzione della guerra,comportando una nuova elaborazione della Scienza Militare e consequenziale nuova formazione di quadri militari, nuova scuola militare. Tale teoria costituisce ancora oggi l’asse portante della visione militare, della teoria militare e della scuola militare statunitense.

         La “ Operazione Leone Marino”, per tornare all’argomento, costituì unicamente la copertura per la preparazione della ” Operazione Barbarossa” .

Prima di passare alla ” Operazione Barbarossa”  occorre prendere in considerazione l’operazione nei Balcani, e meglio nel basso Mediterraneo, ossia l’occupazione della Grecia e di Creta.

Si è voluto vedere tale iniziativa tedesca come distrazione dalla ” Operazione Barbarossa” e causa del rinvio da maggio al 22. giugno 1941 l’attacco all’U.R.S.S.

In realtà tale azione ne era funzionale, giacché saldava l’anello di avvicinamento/accerchiamento dell’U.R.S.S., sbarrandogli lo sbocco sul Mediterraneo, chiudendo lo stretto dei Dardanelli, impedendo alla flotta sovietica di poter rifornire dal Caucaso le forze sovietiche.

    Un discorso a parte va invece fatto per l’occupazione della Jugoslavia e le operazioni militari qui sviluppatesi.

Il movimento di opposizione alle pesanti condizioni tedesche portarono ad una rivolta nel governo e nelle Forze Armate, con la caduta del governo che quelle condizioni aveva accettato. Questo movimento di opposizione non previsto né voluto costrinse la Wehrmacht ad impegnarsi, comportando un affaticamento delle truppe, poi puntualmente spostate sul fronte sovietico. Esso costituì effettivamente un inciampo, ma non certamente causa di un qualche ritardo.

Operazione Barbarossa.

    All’indomani della resa della Francia, lo Stato Maggiore tedesco provvide ad una riorganizzazione dell’esercito.

Viene costituito un nuovo corpo, denominato “ armata di pace”.

Hillgruber parla di una riorganizzazione dell’esercito deciso il  28. maggio. 1940.

Si parla della costituzione di una “ armata di pace”, costituita da 24 divisioni corazzate, 12 divisioni motorizzate, 30-40 divisioni di vario tipo ( pag. 262 ).

Era considerato da Hitler come un esercito di quadri in gran parte motorizzato che, in caso di guerra con l’Unione Sovietica, all’occasione poteva venire ampliato rapidamente ed era adatto soprattutto per le avanzate tipo “ raid” in territori estesi ( pag. 263 ).

    Questo è l’unico accenno a questa “ armata di pace”, non se ne parlerà poi più ed in nessun altro testo se ne trova riscontro.

    E’ evidente  che questa armata costituisce il nucleo centrale dell’intera Wehrmacht:

chi ne era a capo?

Come agiva?

Queste divisioni , e chi ne erano gli ufficiali, agivano tutte assieme come armata, oppure venivano dislocate nelle varie armate, per cui ciascun gruppo di tali divisioni pretoriane costituivano il nucleo di quell’armata?

In questo caso che ruolo e che funzione avevano?

Ed in che rapporto erano con le brigate e Divisioni delle SS e con il più generale comando delle SS, che erano presenti in ogni divisione ed armata?

    Chi erano i componenti di questa “ armata di pace”?

Quali sono stati i criteri in base ai quali sono stati selezionati, scelti?

Quali privilegi avevano ed in che rapporto stavano con il resto dell’esercito?

Questa armata era costituita da un totale di 76divisioni su un totale di 190 divisioni che operavano in U.R.S.S.

Adesso. Ogni esercito ha al suo interno una guardia pretoriana, in quello italiano è dato dall’Arma dei Carabinieri, che ha il compito di controllo, spionaggio, e controspionaggio e all’occorrenza di sparare su chi in un attacco indietreggia o scappa dinanzi al nemico che avanza e non tiene la posizione, ruolo in sostanza di polizia.

Ma questo è il ruolo di un corpo scelto politico, che agisce in qualunque esercito.

Ora il punto qui è la sproporzione tra questa “ armata di pace”  ed il resto dell’esercito, che ferma in maniera evidente l’insicurezza, l’instabilità di una situazione.

Che ruolo, inoltre, aveva questa “ armata di pace” nelle feroci e sanguinarie violenze, uccisioni, massacri della popolazione civile?

Era questo il “ soldato tedesco”  che si rendeva responsabile di… ?

ed a cui venivano affidati simili incarichi?

Erano questi gli ufficiali ed i comandanti della Wehrmacht che comandavano e pianificavano i massacri e le stragi?

CHI ERANO?

SU CHE BASE VENIVANO SCELTI?

    E’ antica e consolidata tradizione sanguinaria nell’intera storia della proprietà privata costituire reparti “ scelti” cui affidare compiti disumani, presi dalla peggiore feccia di una popolazione, ospiti di patrie galere, liberando così spazi e celle della patria galera, oltre a spostati, esaltati, psicopatici, maniaci, ecc.

Insistiamo sul problema del CHI, perché poi sotto il velo di questo CHI si è fatto passare il soldato tedesco e la fedeltà del soldato tedesco al suo Fuhrer, il vasto e totale consenso al Fuhrer, ecc. ecc. ecc.

Erano questi i famigerati reparti dei campi di concentramento? dei lager, le brigate nere contro il movimento dei partigiani?

Questo problema è per noi di vitale importanza.

        Si è teso in generale a parlare di una fedeltà del popolo tedesco e del soldato tedesco al Fuhrer.

Si è anche dichiaratamente affermato che “ nel regime di Weimar d’altronde le idee democratiche non erano mai penetrate se non in un parte della borghesia tedesca.”

    Quanto viene qui detto non corrisponde assolutamente al vero.

Sembra che tutta l’opposizione interna sia riconducibile unicamente all’interno dello Stato Maggiore, dando così per scontato un’adesione profonda, convinta del popolo tedesco al regime hitleriano.

Si ha così da una parte Hitler dittatore che… e dall’altra il popolo tedesco che Hitler ha seguito ed in Hitler ha creduto. E così si salva l’intero establishment germanico.

Visione troppo semplice che non convince perché i dati sperimentali dicono ben altro.

Occorre ricordare che Hitler ed il nazifascismo, al pari del fascismo, è venuto su con la violenza e distruzione ed assassini, con al distruzione fisica del sindacato e delle organizzazioni politiche e culturali.

La Germania aveva una profonda tradizione rivoluzionaria, va qui ricordato che il movimento operaio e socialdemocratico tedesco erano stati il punto di riferimento e di guida per tutto il periodo 1895-1914.

Qui si era sviluppato un forte movimento politico, sociale e culturale dei lavoratori ed una alta coscienza politica e sociale.

La Germania aveva visto nel periodo 1917-1933 grandi movimenti rivoluzionari di massa e lo stesso Partito Comunista aveva, nonostante la feroce e sanguinaria repressione da parte della Repubblica di Weimar e delle squadracce naziste alimentate, sostenute e protette dalla Repubblica di Weimar, un forte seguito, un forte radicamento che si esprimevano anche in consensi elettorali.

L’ascesa del nazismo è legato alla crisi del 1929-33 ed all’ascesa forte di movimenti rivoluzionari in Germania ed in tutta Europa ed il nazismo trovò sostegni politici e finanziari, oltre che istituzionali nello stesso Hindenburg e nello Stato Maggiore tedesco, da parte della grande borghesia tedesca ed internazionale, compresi finanzieri ebrei proprio come strumento di repressione e freno all’ascesa del movimento rivoluzionario in Germania, come lo era stato, e continuava ad esserlo, in Italia.

E già questo fa bene giustizia su tale consenso plebiscitario di Hitler, ecc.

Esistono poi ben precisi fatti, che costituiscono inoppugnabili dati sulla grave instabilità e precarietà del blocco sociale al potere in Germania.

L’incendio del Reichstag da parte dei nazisti è segno di grave debolezza; l’aver inscenato la responsabilità ai comunisti è un’ulteriore prova di debolezza del blocco sociale, che almeno nella sua fase di ascesa avrebbe dovuto mostrare una ben più solidale compattezza. L’andamento del processo di Lipsia contro i presunti autori, ossia i comunisti e Dimitrov in primo luogo, costituiva un gravissimo segnale di pauroso sbandamento del blocco sociale e la conclusione del processo: l’assoluzione, inchiodava in maniera inappellabile questo blocco sociale come eterogeneo, raccattato e d’accatto e che aveva ancora bisogno di continui e forti dosi di incoraggiamento e sostegno pena il sul sbriciolarsi.

La crisi si mostrerà ancora più profonda, un autentico baratro sconfinato, con la cosiddetta “ notte dei lunghi coltelli” ove le SA vengono fisicamente liquidate, risultando così come un feroce regolamento di conto all’interno del braccio armato del nazismo. Vi erano indubbiamente problemi di riallineamento e riassestamento all’interno del blocco nazista, ma il fatto che esso sia stato risolto in tale modo, mostra come i margini di manovra fossero del tutto inesistenti e quindi che il blocco sociale era decisamente debole, rabberciato, che non ha appunto spazi di manovra. Una problematica analoga si era presentata in Italia all’indomani del 1922, ma si risolse in termini politici, anche se comportò lacerazioni.

Tutto questo sfata in maniera inappellabile tutto l’idillio che si è teso a costruire attorno ad Hitler, in consenso di massa e la compattezza dell’ establishment tedesco e dei soli generali che si opponevano.

Il capitale monopolistico e l’intero apparato statale e quindi lo stesso Stato Maggiore hanno fatto fronte a questi paurosi baratri che si venivano aprendo all’interno del nazismo, diversamente Hitler non avrebbe potuto reggere.

I dati qui esposti mostrano chiaramente come tutto ciò appartenga alla propaganda.

Ma il punto è però questo:

     PERCHE’ ?

    Perché le versioni inglesi, francese, belghe statunitensi, ossia dell’intero campo imperialista, tendono ad accreditare tale versione? tale visione? Ossia in definitiva ad accreditare il III Reich e la Wehrmacht ?

Perché?

      Cosa copre?

      Chi copre?.

    Consente di spostare l’attenzione da chi ha sostenuto finanziariamente l’economia tedesca, chi ha consentito l’allentamento delle condizioni di Versailles, chi  ha fornito aiuti tecnici e materie prime, chi infine ha consentito che Hitler annettesse i Sudeti, lo smembramento della Cecoslovacchia, Monaco, ecc.

L. Hart non è fuori da questo coro.

 E la menzogna è talmente smaccante che pone la necessità di indagare a fondo.

Sul piano immediato:

    il Movimento Operaio e Socialista tedeschi e l’S.P.D. hanno svolto un ruolo d’avanguardia  per tutto il periodo 1860-1910.

L’intera storia della socialdemocrazia tedesca è costituita da importanti lotte, da uno sviluppo alto della lotta di classe, che ha segnato le coscienze della classe operaia e dell’intero popolo lavoratore tedesco. Dinanzi a tali lotte per la pace, la democrazia ed il lavoro la borghesia tedesca non ha saputo evolversi, rimanendo junker, ossia gli straccioni di nobili junkers.

La stessa Rivoluzione in Germania con Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht sta ad indicare un momento alto della lotta di classe e per la democrazia.

Questo forma coscienze e quadri a livello diffuso ed ha segnato l’intera società civile tedesca per la lotta per la Democrazia, per il progresso sociale, civile, che ne faceva poi l’avanguardia dell’intero movimento operaio mondiale.

Le lotte per la partecipazione alle Assemblee elettive e l’affermarsi della presenza della SPD aveva educato il proletariato ed i suoi quadri alla democrazia borghese, a differenza della borghesia tedesca, della prussiana borghesia: accattona, feudale, junker.

Adesso tutto questo non può essere svanito, spazzato via. Vi deve essere stata una repressione feroce, brutale, sanguinaria nel tentativo di estirpare la memoria storica dal popolo tedesco, ma non ha potuto estirparlo. La violenza sanguinaria ha potuto costringere gli uomini a dissimulare, ha costretto ad un asservimento passivo.

Il movimento nazista non a caso è innanzitutto e soprattutto la risposta allo sviluppo del movimento operaio e comunista tedeschi, che sull’onda della crisi del 1929-33 tendeva a riprendersi.

Una prova indiretta è data dai possenti finanziamenti che l’Imperialismo ha fatto alla Germania al fine di raffreddare i conflitti sociali nel periodo della repubblica di Weimar, che copriva la pesante repressione degli elementi avanzati e d’avanguardia del proletariato tedesco.

Successivamente con l’ascesa di Hitler si diede mano ad ingenti opere pubbliche al fine di abbassare il tasso di disoccupazione e tenere un consenso.

L’intera politica del riarmo consentiva all’economia tedesca di andare avanti e quindi attutire anche per questa via i conflitti sociali.

Ma tutto questo non poteva assolutamente avvenire senza i pesanti crediti finanziari di Londra e New York. Nonostante tutto ciò, il processo di Lipsia, ossia il processo contro G. Dimitrov, accusato dell’incendio del Reichstang, è un possente riflettore sulle contraddizioni e instabilità del sistema hitleriano. Sotto l’attacco possente di Dimitrov la società tedesca oscilla paurosamente, la pubblica accusa e l’intero regime hitleriano furono sottoposti ad un attacco possente e aprì pesanti crepe nella classe dominante il cui risultato poi fu l’assoluzione di Dimitrov e lo smascheramento dei nazisti e di Hitler di essere esecutori e mandanti.

Si è teso, e si continua a tendere, a presentare la Germania hitleriana come una società totalmente accondiscendente con Hitler e l’hitlerismo: gruppo dirigente solido con un totale consenso di massa.

Questa rappresentazione contrasta con i più elementari dati.

All’indomani dell’ascesa di Hitler al governo, all’indomani della consegna del potere ad Hitler da parte di Hindenburg, si aprì una profonda e violenta lacerazione nel partito nazista, che esprimeva e rifletteva la lacerazione nel blocco sociale che reggeva Hitler. La “ notte dei lunghi coltelli” fu un autentico massacro delle SA, costituì il regolamento dei conti tra fazioni e frazioni che avevano portato Hitler al governo, indice questo di forte instabilità nella base sociale hitleriana.

Anche questo costituisce un dato forte che smentisce le presunte mitologie circa l’assoluta unità ed obbedienza ad Hitler e di una unicità e monoliticità del blocco nazista sulla società tedesca, che invece risulta attraversata da molti forti movimenti di opposizione.

Nondiversamente per quanto attiene l’esercito ed i soldati tedeschi.

Manca uno studio scientifico sul reale consenso e le forme per ottenerlo, che i nazisti mettevano in atto.

Michel  parla di campi di concentramento per gli oppositori politici tedeschi, ma poi non si danno i dati di quanti, chi, gli anni di carcere comminati, ecc.

Quali erano le forme organizzative che consentivano il controllo del consenso.

Si vuole ridurre tutto a Goebbels ed alla propaganda: poco, troppo poco.

Quali?

    In Italia, per esempio, il fascismo costruì tutta una serie di organizzazioni quali i Dopolavori, l’organizzazione della Gioventù: Balilla, ecc., delle Donne, il Sindacato, le Corporazioni, il partito con tutta una ramificazione  capillare e ramificata, sappiamo delle veline e del Minculpop; sappiamo, infine, del ruolo della Chiesa e delle sua struttura diffusa e capillare di sostegno al consenso del fascismo.

Non sappiamo, invece, niente circa la Germania nazista.

Si è fatto scendere un pesante velo e tutto è avvolto in un mitico consenso estorto con le abili e seducenti arti della propagandaGoebbels.

Fatta questa operazione, poi, all’indomani della guerra, ossia all’indomani della disfatta ad opera dell’Armata Rossa, si è teso a livellare tutto e tutti, per cui l’intero popolo germanico è autore dei crimini, che deve emendare tali crimini; ma poi per i gerarchi nazisti si è preparata la pesante schermatura che essi in definitiva erano esecutori d’ordine e che i generali gli ordini devono eseguire e che tutta la responsabilità è di uno solo Hitler; ma poi per quanto riguarda il popolo tedesco questa pesante schermatura non esiste. E così il colpevole del nazismo e della sanguinarietà di quel regime è il popolo tedesco: i capi invece non ne hanno colpa alcuna, giacché essi eseguivano. E quei pochi che sono stati condannati a Norimberga, non lo sono perché responsabili del regime nazista, ma perché hanno eseguito ordini che avrebbero dovuto non eseguire, che …

    Per quanto attiene la Wehrmacht.

Anche qui si dà l’immagine di un soldato docile, fedele e totalmente votato alla causa del Fuhrer.

La cosa può andare peri primi tempi, quando vi sono vittorie. Le facili e preordinate campagne in Polonia e poi ad ovest: Olanda, Belgio, Danimarca, Norvegia, Francia hanno certamente galvanizzato il soldato tedesco e rafforzato in lui la fiducia verso il suo Fuhrer.

Le facili e preordinate campagne in Polonia e poi ad ovest: Francia, Belgio, Olanda, Norvegia hanno certamente galvanizzato il soldato tedesco e rafforzato in lui la fiducia verso il suo Fuhrer.

La teoria delle possenti armate germaniche che occupano l’Europa, la vertigine dell’essere i padroni dell’Europa ha certamente galvanizzato le truppe: ossia soldati e sottufficiali  e strato inferiore degli ufficiali, la truppa insomma.

Ma anche qui: erano loro che poi morivano, erano feriti, rimanevano invalidi, ecc.

Quale sistema di protezione sociale esisteva, che spingeva in avanti la truppa?

Quanto era “ il soldo” che riceveva?

Di tutto questo non se ne sa assolutamente nulla.

Anche dopo la fine della 2a guerra mondiale è rimasto questo alone mitico del possente esercito germanico, la sua efficienza,  organizzazione[*].

Quale era l’intima struttura  della Wehrmacht che consentiva il mantenimento di una rigida e sanguinaria disciplina?

Quali e quanti sono stati i casi disciplinari?

Quelli di cui si ha notizia sono soltanto inerenti le rimozioni dei generali, ma nulla si sa dell’esercito.

Quante esecuzioni capitali, quante destituzioni e degradazioni?

Quanti uomini della truppa sono stati deferiti a Tribunali Militari?

E quanto era la incidenza di ‘ malattie’ per evitare il fronte, i marca visita, ecc. ecc.

Quali e quante richieste di esonero per ‘ infermità’?

Quali e quante richieste di esonero per i figli della borghesia?

Su tutto questo non vi è il più minimo accenno.

E’ tempo, invece, di aprire gli Archivi della Wehrmacht e sostituire miti, fandonie e panzane con la realtà storica.

La Wehrmacht  e l’intera struttura del consenso che si è voluto nascondere devono invece essere riposti bene al centro, affinché sia fatta definitiva chiarezza sui responsabili e gli esecutori degli orrendi crimini e massacri.

Questa della esistenza di una “ armata scelta”, chiamata “ armata di pace” all’interno della Wehrmacht e costituita in funzione dell’aggressione all’U.R.S.S. apre una squarcio profondo, che studi e ricerche dovranno ben approfondire.

Detto questo veniamo alla data del 22. giugno. 1941 quale data di inizio dell’aggressione all’U.R.S.S.

    Abbiamo visto come la data del 22. giugno fosse stata ampiamente prevista e le popolazioni dell’U.R.S.S. ampiamente e diffusamente informate 48 ore prima.

Conoscendo le teste di legno della Wehrmacht in verità non ci voleva poi molto. La data del 22. giugno che segna l’inizio della campagna militare di Russia di Napoleone Bonaparte nel 1812 era troppo allettante per non accalappiare le teste di legno della Wehrmacht. Per non lasciare dubbi essi avevano abbondantemente sviluppato la teoria secondo la quale Hitler era il nuovo Annibale, il nuovo Napoleone, il Cesare della guerra moderna.

E Goebbels, capo della propaganda, ci aveva messo la firma da tempo sotto la data di inizio.

    Si è molto discusso, e se ne continua a discutere in maniera noiosa, sulla data del 22. giugno.

Si sostiene che Hitler errò a non mantenere la data del 15 maggio e che si fece accalappiare da Mussolini e dalla sua guerra in Grecia, che avrebbe poi imposto il fatale  slittamento al 22. giugno. 1941.

In novembre la Wehrmacht era sotto le porte di Mosca, ma poi la sua offensiva finale per entrare in Mosca venne fermata del freddo e dalle neve e questo consentì ai sovietici di riorganizzarsi e lanciare la controffensiva d’inverno, che segnerà il fallimento dell’operazione Barbarossa e della guerra stessa per la Germania.

Ma se la Germania avesse iniziato,secondo i piani stabiliti l’offensiva il 15.maggio. 1941 egli si sarebbe trovato sotto Mosca tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre e quindi con tutto il tempo disponibile per sferrare l’offensiva e svernare a Mosca occupata dalle possenti armate della Wehrmacht .

Hitler, inoltre, ostinandosi a voler occupare il Caucaso e quindi le fonti petrolifere sovietiche impose che l’offensiva del 22. giugno contemplasse anche l’avanzata sul Caucaso, distraendo così forze. Di oppose infine alla proposta di Guderian, che voleva ripetere sul terreno sovietico quanto sulle Ardenne ne passaggio della Mosa.

Ampie e dotte discussioni teoriche si sono sviluppate circa il piano militare, evidenziando come tale piano prevedeva troppi obiettivi: Leningrado, Mosca ed il Caucaso  che indebolivano nella sostanza la forza d’urto principale concentrata sul centro dello schieramento diretto da von Bock. Si sostiene che tale molteplicità di obiettivi costituì una mediazione tra le diverse concezioni di conduzione della guerra e che la ferma convinzione della debolezza sostanziale dell’Armata consentì una tale mediazione, giacché sicuri di poterli raggiungere tutti e tre proprio per la debolezza assoluta dell’Armata Rossa che sarebbe stata spazzata via e nel giro di 4-8 settimane l’intera U.R.S.S. sarebbe stata occupata ed i tedeschi in settembre, max per ottobre, erano a Mosca.

Con le sue imposizioni Hitler negò così alla possente Wehrmacht la gloria della conquista di Mosca e condannò nel contempo al fallimento l’intera operazione.

Per quanto attiene Hitler e la data del 22. giugno lo vedremo tra poco, successivamente dedicheremo uno spazio apposito alla teoria di Guderian, mostrandone la piccolezza, come affermato in precedenza e che argomenteremo.

La data del 22. giugno. 1941

Direttiva n. 21” 18 dicembre 1940

    Si insiste molto sulla data di maggio per l’inizio dell’attacco all’U.R.S.S. rinviata al 22 giugno a causa dell’impegno nei Balcani.

Per quanto attiene le condizioni meteorologiche che imposero tale date, occorre considerare che in Polonia ad est della Lina Bug-Sun la possibilità di svolgere operazioni terrestri è assai limitata fino a maggio in quanto quasi tutte le strade sono ricoperte di fango e le campagne sono ridotte dalle piogge a specie di acquitrini . I molti fiumi privi di argini adeguati provocano vaste inondazioni. Quanto più ci si spinge ad est, tanto più pronunciate si fanno queste caratteristiche negative: addirittura quasi impraticabili sono in questa stagione le zone, paludose e ricoperte di fitte foreste, attraversate dai fiumi di Rokitno (Pripjat)  e Beresina. Anche in annate normali le possibilità di movimento in questa vasta regione  sono dunque assai limitate fin verso la metà di maggio; ma il 1941 fu un anno eccezionale. L’inverno si era protratto più a lungo del solito, e ancora all’inizio di giugno le acque del Bug sommergevano le campagne per chilometri e chilometri al di là delle sponde del fiume.

Condizioni analoghe si presentavano più a nord. Il generale Manstein, che comandava allora un corpo corazzato di avanguardia nella L’Unione  Sovietica orientale disse che violente piogge si abbatterono su quella regione alla fine di maggio ed all’inizio di giugno. E’ evidente che se l’invasione fosse iniziata prima, le sue probabilità di successo sarebbero state assai scarse e, come disse Halder, indipendentemente dalla questione balcanica è molto improbabile che i tedeschi avrebbero potuto rispettare una scadenza anteriore a quella che infine stabilirono.”

Risolto quindi la questione della data rispetto alle condizioni meteorologiche e liberata quindi dalle storia delle operazioni nei Balcani, veniamo adesso alla Direttiva n. 21 del 18 dicembre. 1940.

Adesso la “ Direttiva n. 21”, che contiene la Direttiva appunto dell’” Operazione Barbarossa” esplicitamente recita:

“ ordinerò la concentrazione .. otto settimane prima della data prevista per l’inizio delle operazioni.

Qualora non siano stati compiuti i preparativi che richiedono più tempo devono iniziare immediatamente ed essere ultimati entro il 15. maggio. 1941.”.

Adesso perché vi possa essere l’inizio delle operazioni, occorre che vi sia la concentrazione delle forze, ma la concentrazione delle forze richiede che i preparativi siano ultimati.

Quindi:

          1. ultimazione dei preparativi,

          2. concentrazione,

          3. inizio delle operazioni.

La concentrazione sarà comunicata otto settimane prima dell’inizio  delle operazioni.

Adesso vi è un lasso di tempo tra la concentrazione delle forze e l’inizio delle operazioni, consistenti nel trasporto e disposizione delle truppe in ordine di battaglia. Se noi poniamo a zero ( 0 ) tale tempo, abbiamo che a partire dal 15 maggio – data di ultimazione dei preparativi – si devono conteggiare le otto settimane, posto il segno di uguale tra 15 maggio fine dei preparativi ed inizio delle otto settimane  noi abbiamo che le operazioni devono iniziare tra il 30 giugno ed il 7. luglio. 1941.

I tempi furono contratti e le operazioni ebbero inizio il 22 giugno. 1941

Tutto questo mostra in maniera inequivocabile che il mese di maggio non era minimamente in alcun piano della Wehrmacht. L’inizio delle operazioni di aggressione sono iniziate, cioè, secondo il rullino di marcia che la Wehrmacht si era dato e che prima per le condizioni atmosferiche indicate, non era possibile.

Le operazioni nei Balcani ed in Grecia ebbero inizio nel marzo 1941 e si conclusero il 31 maggio 1941, erano quindi dentro i tempi dell’ ” Operazione Barbarossa”, che doveva iniziare tra il 30 giugno ed i 7 luglio. 1941.

Cadono qui tutte le teorie sulla data di maggio slittata al 22 giugno e mostra tutto il carattere ideologico della trattazione sulle cause della sconfitta delle possenti armate germaniche, che pongono tale slittamento come vitale per la vittoria germanica, perché se Hitler avesse dato inizio a metà maggio alle operazioni avrebbe avuto a sua disposizione un mese in più e sarebbe entrato in Mosca, essendosi trovati in fine agosto-settembre sotto le mura di Mosca e non invece a fine settembre-inizio ottobre, quando orami l’inverno sovietico era entrato e faceva sentire il suo peso. Ma se avesse dato inizio alle operazioni come era nel programma – ma poi modificato a causa di Mussolini e dei guai che andava facendo in Grecia – egli sarebbe stato sotto Mosca a settembre inizio ottobre e .. allora…! E così per tale via si fa poi passare “ generale inverno” che piomba inesorabile sulle possente armate della possente Wehrmacht.

Hart in sotto tono o in falsetto suona la stessa musica!
Ancora.

 Il 25 maggio 1941 si erano aperti i negoziati con lo Stato Maggiore finlandese per …”

Adesso se il 25. maggio 1941, l’attacco non poteva iniziare che a partire dal 10-15giugno come minimo!

Muoiono qui tutte le dotte disquisizioni sulla data del 15.maggio.

Vediamo adesso le forze schierate in campo ed il piano di guerra tedesco.

Le forze in campo.

    Qui non ci si riesce a venirne a capo.

E’ un autentico balletto di cifre, la tendenza di fondo è quella di minimizzare tale forza d’attacco per giustificare poi l’avanzata tedesca causata dagli errori del gruppo dirigente sovietico e di Stalin che aveva decapitato l’Armata Rossa, fatto il patto di non aggressione, fidandosi, così di Hitler.

In realtà questo è solo lo schermo ideologico dietro il quale si vuole nascondere come per tutto il periodo 22. giugno.1941- febbraio/marzo 1945 si sono trovate concentrate sul fronte orientale dall’85% al 75% dell’intera forza militare tedesca.

Basti pensare che fino al febbraio del 1945, in piena avanzata anglo-americana verso Berlino, oltre il 75% delle forze tedesche erano concentrate sul fronte orientale in opposizione all’Armata Rossa..

Si vuole nascondere che nel corso dell’intera guerra contro l’U.R.S.S. la Germania ha avuto modo di spostare ingenti divisioni dal fronte occidentale per portarle su quello orientale; anche qui basti pensare che la Germania ancora nel febbraio 1945 è in grado di spostare 70 divisioni dal fronte occidentale, in ottemperanza dell’accordo di Berna del gennaio 1945 con le truppe tedesche di Wolff e come intermediario il vescovo di Milano.

In quell’esercito c’era di tutto e c’erano tutti:

Rumeni, finlandesi, norvegesi, greci, ungheresi, italiani, spagnoli, francesi oltre una non ben, mai , definita presenza di “ volontari”, finlandesi, ecc. ecc.

Diciamo in generale che questi sono i dati sulla mobilitazione tedesca:

                                                                   1941                  1942                1943                1944

Uomini mobilitati                                    7.400.000            9.400.000        11.235.000       12.385.000

     L’attacco tedesco del 22. giugno. 1941 fu sferrato inizialmente sul fronte compreso tra il mar Baltico ed i Carpazi e poi esteso a metà luglio su tutto l’arco che unisce la Finlandia al Mar Nero. Vi erano impegnati i tre quarti dell’esercito tedesco,  i due terzi dell’aviazione – oltre 3milioni di uomini, 153 divisioni, di cui 15 motorizzate e 19 corazzate, 600mila automezzi, 3500 carri armati ed oltre 2700aerei.

A questa vanno aggiunti le forze di combattimento finlandesi, rumene, ungheresi, slovacche, italiane.”

Le forze tedesche impegnate erano, secondo molti trattatisti, 3.500.000,

ungheresi 10 divisioni, rumeni 20 divisioni, finlandesi 15 divisioni, italiani 22 divisioni, slovacchi 3 divisioni, spagnoli 2 divisioni. E siamo così ad un totale di 72 divisioni; per un totale di almeno

225 divisioni per un totale in uomini di almeno QUATTROMILIONI E CINQUECENTONTOMILA.

L’Armata Rossa aveva un totale in armi di 4milioni e 700mila uomini.

Sul fronte occidentale poteva dislocare non più di 2milioni e cinquecento mila uomini, giacché il restante doveva essere schierato sulla frontiere giapponese e nel Caucaso sulla frontiera Iran-Iraq per contrastare la presenza di divisioni corazzate britanniche, pronte ad entrare in U.R.S.S. ed aggredire Bakù.

Il piano militare tedesco

    Il fronte d’attacco tedesco era suddiviso in tre settori: Nord, Centro, Sud.

Il gruppo di armate Nordagli ordini di von Leeb doveva avanzare con due armate ed un gruppo corazzato dalla Prussia orientale al di là del Memel. Obiettivo: distruzione delle forze sovietiche sul Baltico, conquista di Leningrado. La punta di penetrazione delle forze agli ordini di von Leeb è il 4° gruppo corazzato comandato da Hoepner. I comandanti Manstein e Reinhardt comandano ognuno un corpo d’armata celere.

La 1a flotta aerea, assegnata al settore, si trova agli ordini di Keller.

Sono schierati su questo fronte Nord 26 divisioni

Le forze sovietiche opponeva qui 26 divisioni tra cui 6 divisioni corazzate al comando di Kuznetzov

Il gruppo di armate Centro avrà il compito di distruggere le cospicue forze sovietiche, numerose brigate corazzate e motorizzate nel triangolo Brest-Vilna-Smolesk. Quando Smolesk sarà stata conquistata dalla fulminea avanzata delle truppe celeri corazzate, si punterà su Mosca. L’obiettivo affidato a Von Bock  è la conquista di Mosca. Al gruppo di armate di centro viene affidato il compito principale dell’intera operazione. Essa disponeva di 51 divisioni compresa 2 armate corazzate e la 2a flotta aerea. Qui operavano le divisioni finlandesi assieme al corpo d’armata norvegese.

Le forze sovietiche opponevano qui un totale di 36 divisioni, tra cui 10 corazzate, al comando del generale Pavlov.

Il gruppo di armate Sudagli ordini di von Rundstendt, composto di tre armate e di un gruppo corazzato, avrà il compito di attaccare e distruggere le forze del generale Kirponos, quando queste si troveranno ancora in Galizia e nell’Ucraina occidentale, a ponente del Dnjepr, di presidiare i guadi sul Dnjepr, e di conquistare Kiev. La protezione aerea è assicurata dalla 4a flotta aerea al comando di Lohr. Le forze tedesche schierano qui un totale di 40 divisioni inclusa la 1a armata corazzata oltre ad 11 divisioni rumene un corpo d’armata ungherese.

Le forze sovietiche opponevano qui, divisi in due fronti, un totale di 70 divisioni, al comando di due distinti generali, essendo stato dai sovietici diviso questo fronte in due. Alle armate tedesche si opponeva Kirponos, mentre alle armate rumene e ungheresi aventi per baricentro il Caucaso e centro Odessasi opponeva le armate del generale Tjulenev.

Lo schema dell’attacco tedesco è quello che si è visto in Polonia, Norvegia, Francia, quello di sempre: attaccare i nemico con tutte le forze in un punto in cui questi non se lo aspettava, sfondare lo schieramento nemico , battere e distruggere il nemico, e impadronirsi infine di slancio dei centri vitali dell’avversario, ossia di Mosca, Leningrado, Rostov.

La seconda ondata avrebbe raggiunto in seguito l’obiettivo strategico definitivo: la linea Astrachan-Arcangelo.

E’ Mosca quindi il centro tutte le operazioni, giacché, come aveva posto al centro Halder, Mosca era il punto di convergenza della massima parte delle grandi linee ferroviarie sovietiche, essendo la ferrovia l’unico mezzo principale di trasporto utilizzabile tutto l’anno.

    Sulla sinistra il gruppo di armate Nord agli ordini di Leeb attraversò la frontiera della L’Unione  Sovietica orientale entrando in Lituania. Nella parte sinistra del settore centrale, ad est di Varsavia, il gruppo di armate di centro agli ordini di Bock iniziò una massiccia avanzata contro ambedue i fianchi del saliente che il fronte sovietico formava nella Polonia settentrionale. Nella parte destra del settore centrale, per un tratto di circa 100km, il fronte rimase calmo, in quanto la marea tedesca fu divisa dall’estremità occidentale delle paludi del Pripjat. Sulla destra, infine, il gruppo di armate Sud agli ordini di Rundstendt si lanciò contro il lato settentrionale del saliente che il fronte sovietico formava in Galizia, ai piedi dei Carpazi.

Il varco tra l’ala destra di Bock e l’ala sinistra di Rundstendt fu lasciato deliberatamente scoperto per consentire una maggiore concentrazione dello sforzo offensivo ed evitare il pericolo che i due gruppi di armate potessero ostacolarsi a vicenda. Nella prima fase questo accorgimento consentì ai tedeschi di avanzare con più rapidità. Ma lasciando intatto il settore del Pripjat i tedeschi concessero ai sovietici un’area sicura e protetta dove ammassare le loro riserve; e fu proprio da qui che, in una fase successiva, i sovietici poterono sviluppare una serie di contrattacchi laterali vero sud che frenarono l’avanzata di Rundstedt. La cosa avrebbe avuto meno importanza se a nord delle paludi del Pripjat, Bock fosse riuscito a conseguire il suo obiettivo di circondare le armate sovietiche a Minsk.

L’offensiva tedesca aveva il suo baricentro nella parte sinistra del settore centrale. Qui fu affidato a Bock il ruolo principale.

    Bock ed altri comandanti intendevano distruggere le armate sovietiche nel corso di una decisiva battaglia ispirata al tradizionale principio dell’accerchiamento e da portare a termine il più presto possibile dopo aver attraversato la frontiera. Delineando un simile piano essi si attenevano alla teoria strategica ortodossa formulata da Clausewitz, .. . Essi propugnavano questa teoria con tanta maggiore energia in quanto temevano i rischi che avrebbe comportato una troppo rapida penetrazione in profondità nel territorio sovietico prima che le principali armate fossero state annientate, .. nel corso della battaglia i gruppi corazzati avrebbero dovuto cooperare con i corpi di fanteria convergendo verso l’interno da ambedue i fianchi, come le branche di una tenaglia, e ricongiungendosi alle spalle delle forze nemiche in modo da chiudere il cerchio.

L’offensiva tedesca ottiene rapidi risultati con un’avanzata veloce fino a 300km su tutto il lungo fronte di 2400km. ma nonostante questo rapido avanzare, già a ottobre l’operazione Barbarossa era fallita, giacché nessun obiettivo principale era stato raggiunto. Le forze tedesche non solo non avevano raggiunto Leningrado, Mosca ed i pozzi del Caucaso, ma erano ancora ben lontani dalla linea Astrachan-Arcangelo e più che un balzo occorreva sol un volo pindarico per poterselo sognare. Essi riescono a conquistare tutta quella ampia fascia che i sovietici avevano acquisito nel periodo 1939-41 penetrando nel territorio sovietico vero proprio al centro giungendo in dicembre fin quasi sotto Mosca per venirne pio subito ricacciati per oltre 200km ed al sud; mentre al Nord essi vengono fermati dinanzi a Leningrado.

Le truppe tedesche incontrarono una resistenza forte, che li inchiodava costringendo ad pesante rallentamento dell’avanzata, che si ripercuoteva a cascata sull’intero esercito schierato determinando problemi sull’intero schieramento anche in termini di congestione e sovrapposizioni di armate e colonne di rifornimenti con ritardi, confusione, disorganizzazione paurose.

La situazione è bene espressa da Hart quando scrive:

“Pag. 223

    i progressi tedeschi furono ritardati dalla irriducibile resistenza opposta dalle truppe sovietiche.

[…].

Anche se spesso le forze accerchiate furono costrette ad arrendersi, ciò avvenne solo dopo prolungata resistenza, e l’ostinazione con cui le forze circondate si rifiutavano di prendere atto di trovarsi in situazioni strategiche  senza vie d’uscita, esercitò sull’avanzata delle forze attaccanti una sensibile azione di freno, e si fece tanto più sentir in quanto il paese era povero di buone vie di comunicazione.

…l’energica resistenza in cui si imbattevano in corrispondenza di molti nodi stradali rallentava i loro movimenti aggiranti, bloccando le vie che le colonne di rifornimento erano costrette a seguire.”

Capitolo 6

      La guerra Lampo.

    Esiste una profonda confusione sull’intero andamento della guerra di aggressione tedesca all’U.R.S.S., che non o consente di comprendere le strategie e le tattiche dei due comandi supremo e come, e conta di più, l’Armata Rossa riuscì ad annientare le truppe del III respingendole non solo oltre i loto confini, compresi quelli acquisti nel periodo 1939-1941, ma per tutti i Balcani fino ad incalzarli fino a Berlino ed issando 1ui la bandiera rossa dell’U.R.S.S.

Occorre quindi avere una visione chiara di cosa sia la guerra lampo,l’’elaborato della Wehrmacht e l’elaborato sovietico,che poi costituisce gli assi fondanti che consente ci comprendere l’inera campagna.

Le trattazioni tendono a presentare e avanzate tedesche come vittorie e le offensive sovietiche come strenue azioni difensive ad opera del soldato sovietico, ponendo il tutto in una maniera confusa: Alla fine quello che ne esce è una visione distorta ove la Wehrmacht perde a causa di condizioni extra militari: il freddo, la neve, il fango, la strade, ecc.

    La teoria della guerra lampo.

        La guerra lampo in quanto teoria e tattica militari è nella sostanza una contraddizione in termini.

Essa può avere luogo unicamente in un rapporto di forza totalmente a favore dell’attaccante, almeno in un rapporto 5 a 1 e con un rapporto tecnologico totalmente a favore dell’attaccante.

In una parola:

la guerra lampo può sussistere unicamente tra un paese arretrato ( coloniale, ecc. ) ed un paese tecnologicamente avanzato. Deve essere limitato ad un popolazione esigua e/o dispersa su di un vasto territorio, ossia a bassa densità demografica, che consenta il controllo.

Diversamente non ha alcun senso.

“ Guerra lampo” fu quella dell’Italia contro l’Abissinia.

La guerra ad occidente del III Reich assai approssimativamente può chiamarsi guerra lampo, giacché gli Stati attaccati e sottomessi avevano già accettato di essere attaccati e di sottomettersi al III Reich, gli Stati o la classe dominante. La Francia non oppose alcuna resistenza, non diversamente il Belgio, l’Olanda, ecc. L’occupazione non trovò ostacoli, ma una pronta disponibilità della regina d’Olanda, del re del Belgio e del governo francese alla resa.

I rapporti di forza militari erano a totale vantaggio degli attaccati ed essi inoltre avevano una buona tradizione militare ed uno Stato Maggiore, formatosi nelle Accademie Militari nazionali.

Il rapporto era di almeno 165divisioni francesi comprese le 8 divisioni inglesi e 90divisini tedesche di cui solo una parte corazzate. L’innovazione militare non giustifica già in questo rapporto di forze la prevalenza tedesca. Occorre inoltre considerare che un attacco per essere vincente richiede che l’attaccante sia in un rapporto complessivo, generale, di 3 a 1 per l’attaccante. Qui il rapporto di forze era quanto meno pari, prendendo in considerazione le nuove divisioni corazzate tedesche, ossia calcolando che ciascuna divisone corazzata valesse tre divisioni “ normali”: questo non giustifica affatto non solo la guerra lampo, ma neppure la vittoria dell’esercito tedesco.

    La guerra lampo ha come sua base sostanziale lapolitica.

Presuppone, rimanda e richiede che all’interno del paese che si attacca esista già una quinta colonna, una frazione della classe dominante che sostenga il paese attaccante e che abbia svolto in precedenza un lavoro di infiltrazione nei posti chiave, tale da bloccare o rallentare l’iniziativa di opposizione e che, poi, ne costituisca l’intelaiatura sostanziale per il controllo ed il dominio.

Diversamente la guerra è “ lampo” solo nella sua prima parte, ossia l’attacco a sorpresa, ecc. ma poi diviene guerra di occupazione, che richiede l’impegno di forze occupanti di tale entità, che sconfessa il ricorso alla guerra ‘ lampo’.

Nelle condizioni tecniche della guerra un attacco a sorpresa è una contraddizione in termini, giacché il concentrare una massa di 80-100 divisioni ai confini di uno Stato non può passare inosservato. E si tratta non solo delle 80-100divisioni ma di tutto un apparato tecnico, logistico che non è possibile tenere nascosto. La concentrazione di simili forze ai confini di uno Stato per sferrare l’attacco per l’occupazione è difficilmente nascondibile.

Le dichiarazioni di pace, ecc. ecc. servono assai poco quando si concentra ai confini di quello Stato una massa di 80-100divisioni. Una divisione moderna, riferito al periodo 1939-1945, non è assolutamente la legione di Cesare.

    La “ guerra lampo” è messa in atto da una forza economica e militare debole che con tale forma di guerra intende sottomettere, sbaragliando, le difese nemiche e mettere tale Paese nelle condizioni di non nuocere, non essendo in grado di reggere una guerra di più lunga durata.

In termini militari la guerralampo è il limite a cui tende ogni strategia d uno Stato Maggiore, ma è  un limite che tende a, ma non è mai effettualità.

    La guerra lampo viene identificata, in maniera assai errata, con lo schieramento iniziale della massima potenza atta a sopravanzare le forze nemiche e subire minori perdite possibili ed ottenere il maggior vantaggio iniziale possibile.

Ma anche questa teoria è da prendere con molta cautela.

Un eccessivo vantaggio iniziale se non vi sono le condizioni per mantenerlo si ritorce contro chi l’ha conseguito, giacché per mantenerlo deve impiegare una massa di uomini e mezzi superiori a quella impiegata per ottenere tale vantaggio, esponendosi ad attacchi oltre a trovarsi una linea di fronte più lunga. Inoltre un vantaggio iniziale crea nella massa dell’esercito false aspettative, che se non vengono costantemente sostenute seminano sfiducia e demoralizzazione e questo si esponenzia se occorre contrarre quel vantaggio.

Nella guerra di aggressione all’U.R.S.S. è quanto è accaduto all’esercito del III Reich che già in agosto-settembre era trasversalizzato da dubbi circa le possibilità della vittoria.

    Nella guerra moderna ( 1992 – 2002 ) questa identificazione erronea della guerra lampo tende a divenire concezione e teoria prevalente e pratica militare consuetudinaria.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico consente nella sua forma più immediata la legittimazione tale prevalere, giacché consente il concentramento di forze in un tempo assai minore che nel passato in uno spazio decisamente superiore che nel passato ed un dispiegamento di mezzi tecnologici ad alto volume e potenza di fuoco.

Ma questo richiede che tali forze agiscano senza mai dover occupare militarmente, fisicamente il territorio, diversamente va incontro ad attacchi delle forze di resistenza e quindi ad una guerra di lunga durata con perdite, e quindi perdendo quel vantaggio che una tale pratica consente: un vantaggio iniziale sostanziale con il minore prezzo possibile.

Riceve una ulteriore legittimazione dal fatto che viene applicata a paesi in evidente inferiorità militare: Jugoslavia, Albania, Iraq, Afganistan. Ma verso Paesi ad alta tecnologia non ha senso alcuno.

    Karl von Clausewitz scrive:

   Libro III, Capitolo IX, La Sorpresa

Pag. 208 “ Si nutrirebbero illusioni figurandosi che generalmente si possono ottenere grandi successi  in guerra con questo mezzo. Nei progetti, la sorpresa sembra prometterci molto, ma all’atto pratico i vantaggi sono per la maggior parte assorbiti dall’attrito della macchina.

[..].

I preparativi di guerra occupano infatti ordinariamente vari mesi, la radunata degli eserciti sulle zone principali esige in massima la preventiva installazione di magazzini e depositi, ed impone marce considerevoli di cui è troppo facile indovinare la causa. E’ dunque estremamente raro che uno Stato ne sorprenda un altro con la guerra, od anche solo con la direzione impressa al grosso delle sue forze.

Pag. 209 “ Ripromettendosi grandi effetti dalla sorpresa nel corso di una campagna, si sottintendono, come mezzi, una grande attività, rapide decisioni e marce forzate. Ma questi mezzi, anche se esistono in alto grafo, non ottengono sempre l’effetto desiderato; e lo provano esempi riguardanti Federico e Napoleone, che pure possono indubbiamente considerarsi maestri in materia.” ( ed. Mondatori ).

E’ qui evidente che si parla di una battaglia, dell’inizio di una campagna, e quindi di una battaglia, ma mai di una guerra.

    Sul piano militare la teoria costituisce la risposta alla situazione di sostanziale equilibrio verificatasi nel corso della 1a guerra mondiale con l’estenuante inchiodatura della “ guerra di trincea”.

Sul piano puramente teorico la definizione dell’elaborato della nuova teoria è “ avanzata a fiume in piena”.

Essa venne formulata da strateghi britannici ( Foch e L.Hart ) francesi ( Charles De Gaulle ) e da italiani sul piano dell’aeronautica.

Sul finire della 1a guerra mondiale fecero la loro comparsa due nuovi mezzi tecnici: il carro armato e l’aereo.

Il carro era in funzione della fanteria, ritenuta la “ regina della battaglia”. Era concepito come una mastodontica corazzata semovente che avanzava a copertura della fanteria o a difesa della fanteria.

L’aereo era ancora in poche unità e di scarso valore era la guerra aerea, non comportava un dominio dei cieli.

Non era in grado di condurre attacco a formazioni in movimento se in scarsa entità, meno che mai di sganciare bombe se in rare condizioni e con bombe di scarso potere di deflagrazione, costituiva l’occhio della fanteria ed utilizzato per rilievo dall’aria.

La teoria che viene elaborata comporta un rivoluzionamento nell’uso del carro armato con una manovrabilità e velocità ed una potenza di fuoco maggiore.

Viene quindi concepita come la moderna cavalleria e quindi sia in fase offensiva di operare profonde penetrazioni nel campo nemico e sia come punto di attacco per manovre aggiranti e di accerchiamenti di formazioni nemiche, oltrecchè di consolidamento di posizione in funzione cioè della fanteria.

Lo stesso aereo subisce un rivoluzionamento nell’uso e nella manovrabilità e in una maggiore potenza di fuoco ed infine come strumento decisivo per il trasporto sia di uomini che di rifornimenti, e consequenzialmente determina la nascita di una nuova formazione militare: i paracadutisti.

Questi due nuovi mezzi imprimono un movimento ed una velocità da far risultare non più utilizzabile l’ippotraino. Richiedono che tutto l’esercito in movimento avanzi ad un velocità tale da essere in grado di tener dietro all’avanzamento del carro di essere in grado di supportarne le azioni, di qui la motorizzazione dell’esercito ed il trasferimento e mobilità di questo tramite mezzi meccanizzati.

L’aereo, il carro armato e la motorizzazione dell’esercito avevano comportato la dilatazione del teatro di guerra e del fronte, essendo ora possibile coprire una distanza maggior in un tempo minore e quindi è possibile portare la guerra su vasti territori ed a distanze maggiori. Questo opera una modifica profonda de

E questo a sua volta accelera la esigenza della motorizzazione dell’esercito ed il superamento dell’ippotraino.

Su tali basi gli strateghi inglesi e francesi elaborano la nuova teoria che ha al centro la combinata di questi due mezzi: carro-aereo come formidabile combinata di attacco.

Ecco allora la definizione di Hart di “ avanzata a fiume in piena”.

Essi giungono alla conclusione che tali mezzi nuovi e la nuova teoria elaborata comportasse il superamento del principio della fanteria in quanto regina della battaglia, determinando,invece, la centralità del mezzo corazzato, sul cui ritmo andava concepita l’intera operazione militare, che determinava i ritmi ed i tempi del piano militare e delle singole operazioni nei singoli teatri di guerra.

Studi, ricerche, perfezionamenti decisivi nella progettazione e realizzazioni di questi due nuovi mezzi ne esaltarono maggiormente potenzialità e funzionalità, esaltando quella caratteristica che ben Hart aveva fermato con il termine “ avanzata a fiume in piena”.

    Di qui ‘elaborato della possibilità di poter attuare guerre di breve durata, concentrando in un punto una massa d’attacco costituita da tali nuovi mezzi ed in combinata tra di loro, tali da sgominare il nemico ed attuare una vittoria rapida o lampo, giacché sfondate le linee nemiche, superate le formazioni e fuoco di resistenza iniziali è possibile avanzare rapidamente in territorio nemico, imprimendo all’azione velocità, dinamismo, mobilità, versatilità.

Già di per sé la combinata aereo-carro esponenziava la massa d’urto che poteva essere sviluppata, ma questa massa d’urto diveniva ancora maggiore concentrando un certo numero di ciascuno di carri.

E questo lo si otteneva costituendo in apposite formazioni militari il carro armato, staccandolo dalla dotazione della fanteria, come si era verificato nella 1a guerra mondiale.

Adesso il carro armato costituiva un corpo speciale dell’esercito, una nuova formazione militare: la divisione corazzata.

Prima ogni divisione di fanteria aveva in dotazione un certo numero di carri che il generale di divisione impegnava a sostegno della sua azione, dell’azione della sua divisione, della divisione posta al suo comando.

Adesso invece il carro veniva sottratto alla fanteria e costituito in una unità militare organica.

In quella precedente dimensione le potenzialità del carro armato non erano in grado di esprimersi appieno, ne uscivano in verità mortificate, sottoutilizzate. Esaltate ed esponenziale nella nuova organizzazione.

La divisione corazzata aveva a base il corpo e tutte altre parti costituenti la divisione era un corpo specializzato d’assalto dotato di mezzi motorizzati e con un apparato di meccanici, officina e servizi logistici consequenziali in grado di consentire al nuovo mezzo la massima espressione.

L’aereo, acquistata potenza in velocità e manovrabilità e potenza di fuoco può assolvere ad un ruolo di fuoco di copertura mobile: i caccia ed in combinata con un aereo di dimensioni più grandi in grado di portare e sganciare bome di grosse dimensioni costituisce effettivamente un pesante fuoco di sbarramento o di copertura mobile, coadiuvando decisamente il fuoco di artiglieria.

La corazzata tedesca era concepita come una spada pesante ed affilata, capace di rompere il fronte nemico e trasformare rapidamente un successo tattico in vittoria strategica. Possedeva perciò larga autonomia d’azione. Per conseguire la rottura, numerosi unità carri erano raggruppate in un corpo corazzato concentrato su un fronte ristretto, avevano a sostegno divisioni motorizzate ed erano dotate di tutti i mezzi di combattimento che consentivano di tenere le posizioni chiave fino al sopraggiungere della fanteria. Lo si era ben visto in Polonia.

    La Luftwaffe era organizzata in grandi unità, flotte e divisioni aeree. Un’aliquota, autonoma, aveva il compito di bombardare l’avversario nel suo territorio e nelle sue forze vive. Invece, le forze aeree cooperanti erano a disposizione del comandante in capo dell’esercito, in modo da assicurare la stretta collaborazione tra le due forze armate, cosicché i corazzati, preceduti e informati dagli aerei da ricognizione, potevano ottenere rapidamente l’appoggio dei caccia e dei bombardieri in picchiata.

D’altra parte l’artiglieria contraerea tedesca, molto potente, era proiettata in avanti fino alle prime linee, in modo da costituire rapidamente dei raggruppamenti di difesa attorno a punti sensibili: combattimenti di carri, posizioni da mantenere. Essa per conseguire un rapido successo come voleva la concezione tedesca della “ guerra lampo” veniva lanciata all’attacco di obiettivi al suolo, prima ancora che fosse assicurata la conquista del dominio dell’aria.

La macchina da guerra tedesca era guidata da un comando unificato, equipaggiata modernamente, organizzata in modo da garantire la cooperazione interarma, lanciata in un’offensiva della quale il rischio e l’efficacia anche se in modo aleatorio, erano stati studiati e calcolati, stava per urtarsi con una coalizione nemica inferiore per numero di combattenti, per disponibilità di carri e soprattutto di aerei, composta da quattro nazioni, che parlavano tre lingue diverse  ed i cui eserciti dovevano improvvisare i loro collegamenti sul campo di battaglia.

Gli strateghi della nuova teoria compresero che il carro armato rappresentava una rivoluzione militare in grado di riconciliare quei due elementi, la potenza e la velocità, che la guerra di posizione aveva dissociata.

raggruppati in grandi unità, peranti al massimo della velocità, senza dover attendere il lento formicolio della fanteria, i carri armati sfondano, manovrano, aggirano, restituiscono così alla guerra movimento e dinamismo.

Per quanto concerne l’aviazione i tedeschi concepirono un’aviazione in funzione di collaborazione i cui metodi di impiego integravano e completavano la rivoluzione ei carri armati.

La rivoluzione dei mezzi corazzati non è consistita tanto nel peso e nel numero dei mezzi, quanto nel modo di impiegarli e nell’audacia con cui questa strategia è stata tradotta sui campi di battaglia. La seconda guerra mondiale sta per iniziare con la vittoria dell’intelligenza.”

    Innanzitutto sta nella combinazione con la fanteria e con l’aviazione e ad un impiego più attivo, con specifiche funzioni, che non siano quelle di appoggio alla fanteria.

La divisione corazzata per certi aspetti viene ad essere concepita come la moderna cavalleria e questo imprime un ritmo ed una mobilità superiore e quindi l’intera battaglia e l’intera strategia militare vengono ad essere modificate da questo nuovo ritmo che il mezzo corazzato determina.

In sostanza viene ad essere modificato il rapporto spazio-tempo entro cui si concepiva la teoria militare ed entro cui si svolgeva la battaglia.

La divisione corazzata in sé non è sufficiente a determinare tali modifiche, quello che le determina è la combinata mezzo corazzato-aereo. E’ l’aviazione che innanzitutto consente un allungamento delle linee di rifornimento e quindi consente un’avanzata maggiore delle truppe di terra che possono essere adesso rifornite tramite l’aviazione. Altro aspetto è la sua combinata con la fanteria e con l’artiglieria pesante sia in fase di copertura e sia in fase di disturbo/attacco delle postazioni nemiche.

La Germania non poteva integrare l’aviazione con la marina, che costituisce, poi, il modo più potente di valorizzazione dell’aviazione, che invece attueranno gli  Stati Uniti con la costituzione della Task Force e la costruzione di possenti aerei da trasporto e bombardieri.

Le teorie militari che si svilupperanno a partire dall’inizio degli anni Venti e per tutti gli anni Trenta e che vedranno il loro teatro di applicazione nel corso della 2a guerra mondiale, tenderanno ad esaltare il mezzo tecnico e la potenza del mezzo tecnico – la deficienza di Cartier lo porterà  a parlare di “ vittoria dell’intelligenza” – rispetto alla fanteria ed al ruolo della fanteria; e quindi la stessa ricerca scientifica e gli sviluppi tecnologici tenderanno a svilupparsi secondo queste coordinate.

Queste linee successivamente alla 2a guerra mondiale subiranno un ulteriore sviluppo, fino alle moderne teorie militari basate sull’attacco dall’aria  e dal mare e sullo sviluppo di possenti mezzi di attacco in grado di assicurare da subito una potente superiorità militare.

L’aereo, il caccia ed il bombardiere, allora, viene pensato in combinato con l’attacco iniziale delle divisioni corazzate con un fuoco di copertura e nel corso dell’assalto il caccia con funzione di abbattere dal cielo nuclei di resistenza e principalmente portandosi nelle retrovie del nemico, sottoponendo così il nemico ad un fuoco incrociato alle spalle e nelle retrovia da parte dei caccia e di fronte da parte delle divisioni corazzate. La fanteria classica, sempre coordinata con l’azione di disturbo dei caccia aveva il compito di venire avanti, consolidando le posizioni, rastrellando le sacche di resistenza e spingendo l’esercito nemico in una sacca, coadiuvando così alla realizzazione dello scopo principale dell’attacco che era quello di insaccare, chiudere l’esercito nemico in una sacca attraverso pesanti azioni a tenaglia, tendenti ad accerchiare le forze nemiche, isolando le vari formazioni e mettendole in condizioni di non interagire,spezzandone le capacità offensive e difensive.

    Annientate, così, in questa azione rapida le forze nemiche schierate a difesa dell’aggressione si era indebolita sensibilmente le capacità offensive, si erano indebolite quelle difensive, decisamene deteriorati dalla rapida avanzata i principali centri di comunicazione e centri vitali del pese attaccato: economici, politici, istituzionali. In questo modo si spezzava con un pesante maglio l’intera sovrastruttura e struttura sulla cui base quel paese si reggeva. Si impediva al centro nemico di agire tagliandogli le vie di comunicazioni e tutti i legami che l’univano a tutto il Paese, mettendolo così in condizioni di non agire. Il restante esercito e tutta la restante popolazione non ha più un centro in grado di dirigere e quindi di organizzare sia la difesa/offesa sul piano militare sia la fornitura di rifornimenti e l’organizzazione della produzione per il fronte e tutti gli organi statali, e quindi la vita civile, erano totalmente paralizzati e messo il paese in condizioni di non funzionare.

Funzionale a tale visione allora il corpo dei paracadutisti come ulteriore elemento in grado, scavalcando le linee nemiche e portatosi nelle retrovie di bloccare l’intera macchina politica, economica, istituzionale e militare.

    Il termine allora “ guerra lampo” che tale teoria prende, in sostituzione dell’iniziale “ avanzata a fiume in piena” costituiva appunto l’estrinsecazione di tale nuova concezione  di condurre una guerra. E il termine, storicizzando, voleva costituire una risposta lapidaria e rapida all’oppressione che pesava su tutti gli stati maggiori di quella pesante inchiodatura che la “ guerra di trincea” aveva costituito.

Laguerra di trincea.

Aveva costituito la pesante palla al piede degli stati maggiori e delle singole borghesie, giacché comportava una rottura della disciplina militare, un forte solidarizzare delle truppe al fronte con conseguenti azioni di rivolta e/od opposizione e quindi con una rivolta politica di cattivo presagio interno, ossia all’interno dei singoli Stati, un inasprirsi di rapporti sociali per la prolungata sofferenza che era imposta alle popolazioni senza risultati tangibili per nessuna parte in lotta e con un grado d’inabissamento del consenso sia al fronte che all’interno e sfilacciature di quelle casematte gramsciane che interessavano tutele potenze belligeranti.

Abbiamo così lo sviluppo di una nuova teoria militare.

Ma questo richiedeva una profonda modifica nei comandi militari a partire dall’organigramma della singola divisione  fino al Comando Supremo, giacché occorreva provvedere allo sdoppiamento della fanteria in fanteria classicamente intesa e divisione corazzata e divisione motorizzata, ciascuna con compiti specifici e competenze tecniche specifiche; una diversa interazione tra fanteria ed artiglieria pesante, tra fanteria, artiglieria pesante e divisione corazzata e motorizzata e di tutte queste con l’aviazione.

Ma una tale modifica richiedeva innanzitutto un altro tipo di ufficiale ed un altro tipo di sottufficiale in grado di formare, inquadrare, dirigere un altro tipo di uomo-guerra, ossia il soldato.

Comporta così una nuova Scuola Militare, in grado di formare in maniera organica ed unitaria i nuovi quadri militari del nuovo esercito.

        La teoria militare che la Wehrmacht elaborasi caratterizza per una esasperazione forzata di tale elaborato. Punta cioè ad esasperare la massa d’urto ( la potenza di fuoco, velocità, potenza di penetrazione ) che la combinata carro-aereo, organizzati adesso ciascuno come formazione militare distinta.

Anche per quanto riguarda l’aviazione essa viene, infatti, staccata dalla fanteria, che aveva prima a disposizione un certo numero di aerei da impiegare, viene organizzata in formazione separata con una sua struttura:

squadriglia, armata, flotta, dipendente dal Comando supremo e le cui azioni sono stabilite in base al piano generale di guerra inerente l’intero fronte.

La teoria militare della Wehrmacht tende cioè a combinare la struttura economica e politica propria della Germania, nelle condizioni storicamente date, con le esigenze militari espansionistiche della Repubblica di Weimar.

La Germania, cioè, presenta una strozzatura, sistemica, ossia è una potenza industriale che non è in grado di supportare le ambizioni ed i progetti ed ambiti di dominio che lo sviluppo della sua economia richiederebbe. La sua transizione da potenza nazionale a potenza confederale, l’unica struttura in grado di superare tale strozzatura, determina l’inverso, ossia che sarebbe, adesso, la potenza industriale non più in grado di supportare quella dimensione spaziale/statuale confederale.

La forma ideologica nella quale viene espressa tale istanza confederale e tramite la quale viene mediata la contraddizione esposta è la formulazione nella sua prima fase della teoria della razza, ossia la teoria della unificazione delle popolazioni germaniche in un unico Stato  e quindi la costituzione di tale Stato Confederale ad opere di tutte le popolazioni germaniche, di qui la politica di annessione dell’Austria, dei Sudeti ed altre popolazioni minori. Ma tale processo di formazione aveva per zoccolo duro la Prussia, lo Stato prussiano e quindi il comando prussiano su tale Stato Confederazione.

 Tale problematica si era posta sin dai primi anni dell’Ottocento e sin da allora essa aveva assunto la connotazione ideologica della razza. E sin da allora Federico Engels ne aveva stigmatizzato la pericolosità ed inconsistenza teorica. Riportiamo da Engels, Po e Reno, in “ Sul Risorgimento”.

Pag. 394

  “ l’Augsburger Allegemeine Zeitung, gazzetta ufficiale degli interessi tedeschi in Italia. . foglio cristiano-germanico, nonostante il suo odio verso ebrei, turchi, .. .

nella Ausburgr Allegemeine Zeitung diventa nucleo sostanziale di una teoria politica, la “ teoria della grande potenza centro-europea, che vorrebbe costituire una federazione con l’Austria, la Prussica ed il resto della Germania, sotto l’influenza predominante dell’Austria, tedeschizzare l’Ungheria ed i paesi slavo-rumeni del Danubio mediante la colonizzazione, le scuole ed una dolce violenza, spostare così il centro di gravità di questo complesso di territori sempre più verso sud est, verso l’Austria ed insieme riconquistare anche l’Alsazia e la Lorena.

Pag. 395

   .. avere anche lo scopo di incorporare come Stati vassalli i Paesi Bassi, già austriaci, come l’Olanda. La patria tedesca si estenderà per circa il doppio del territorio dove ora suona la lingua tedesca. […].

L’unica stirpe che ha mantenuto finora forza morale e capacità storica, sono dunque i germani, …

I popoli latini  sono in completa decadenza, gli spagnoli ed gli italiani sono oramai in rovina totale ed i francesi parimenti assistono in questo momento alla propria dissoluzione.

Dall’altra parte stanno gli slavi, che sono inadatti a formare Stati veramente moderni e che hanno il compito storico di venire germanizzati, .. .

.. gli inglesi sono anch’essi caduti così profondamente nell’egoismo insulare e nel materialismo che bisogna tenere lontani dal continente la loro influenza, il loro commercio, e la loro industria con potenti leghe difensive, con una specie di sistema continentale razionalmente costituito.

… entro breve tempo la giovane potenza centro-europea evochi a sé il dominio mondiale per mare e per terra ed inauguri una nuova era storica, nella quale la Germania finalmente, dopo lungo tempo, farà ancora una volta la parte del primo violino e le altre nazioni danzeranno alla sua musica.”

Successivamente al 1848 ed alle conseguenze che il movimento rivoluzionario europeo comporterà, analizzati in maniera eccellente da Marx ed Engels a cui si rinvia, lo sviluppo della Germania si incammina sulla via del bismarchismo. L’esistenza ancora del residuo nobiliare-feudale dell’impero austro-ungarico costituisce un pesante condizionamento allo sviluppo ed espansione della nazione tedesca. Consequenzialmente quelle teorie decadono, perdono importanza e centralità. Lo stato bismarchiano è in grado di costituire una risposta sufficiente a quella strozzatura, in quelle condizioni storicamente date. La 1a guerra mondiale costituisce il de profundis di tale situazione di equilibrio instabile: Prussia – impero austro-ungarico; porta ai limiti estremi quelle contraddizioni, che a partire dal 1860 erano state assopite, perché assorbiti in un visione più ampia dal progetto dello stato bismarchiano. La sconfitta, Versailles costituiscono la sepolture definitiva di quello stato di cose, scaturito nel 1848 e quindi il de profundis dello stato bismarchiano e dell’impero austro-ungarico.

La Repubblica di Weimar costituisce, infatti, la transizione al nuovo stato germanico. Il passaggio di testimone tra Hindenburg ed Hitler è più di un passaggio di mano, è la ratifica di una transizione avvenuta, di un salto di qualità che si era verificato nelle cose e che in quel passaggio di testimone ne trovava ratifica e legittimazione appunto nella figura della tradizione Hindenburg al nuovo nella figura di Hitler; è cioè la fine di quello stato di transizione  verso lo stato moderno germanico: il III Reich.

Ed è nel corso della Repubblica di Weimar che si forma il nuovo esercito, che avviene ad opera di ….. ; è nella fase di gestazione, che fu Weimar, che si forma la nuova intellighenzia e consequenzialmente la ripresa di quelle teorie del 1848, ossia di quella forma ideologica: Rosenberg e tutta la teoria della razza ariana, che la combinano con gli elaborati venutisi a sviluppare nel periodo 1848-1920.

Georgy Luckacks in Distruzione della Ragione legge un aspetto della realtà. Nella esposizione delle fonti, della genesi, delle teorie razziaste e reazionarie naziste, restituisce bene tutta la complessità e problematicità, il movimento, del processo di formazione delle nuove teorie e della loro fase di incubazione prima e di transizione poi per giungere alla forma compiuta della teoria della razza.

Legge così bene, dal lato delle teorie e delle ideologie, l’epoca bismarchiana quale risposta all’indomani del 1848, la fase di transizione di Weimar ed il suo sbocco nelle teorie del III Reich.

Esce così, dal lato delle ideologie, l’intero processo 1848 – Bismark- Weimar – III Reich.

Il III Reich è, cioè, la forma che Weimar prende nelle nuove condizioni, storicamente venutesi a creare: la crisi del 1929-1933.

Su questo solido tronco si innestano le più complessive contraddizione e lotte di classi mondiale: la Rivoluzione d’Ottobre, il movimento rivoluzionario in Italia, Francia, Germania, e quelli del movimento di liberazione nazionale: Turchia, Egitto, India, Cina, ecc.

Tale evoluzione viene cioè piegata entro le istanze più complessive dell’imperialismo nella sua lotta mortale contro il Socialismo ed il proletariato.

Piegata tale evoluzione, ad opera del capitale finanziario mondiale – rinviamo a Teramo 2002 – prepotentemente presente nella Germania 1918-1933 entro le istanze generali dell’Imperialismo abbiamo come risultato il parto della belva sanguinaria nazista, allevata, educata ed aizzata dall’Imperialismo da scatenare contro l’U.R.S.S. ed il proletariato.

La base oggettiva interna, il movimento oggettivo interno al processo del divenire germanico, costituisce la base che determina la formazione e compattarsi del blocco sociale sul quale si reggerà il III Reich.

La teoria militare che la Wehrmacht di Weimar, il III Reich troverà già belli e pronti teorie e quadri ed organizzazione ed i cui capi si sono formati nella, con la Repubblica di Weimar, elaborerà costituirà, allora, come si è detto, l’elaborazione della teoria generale di Foch, Hart, De Gaulle alle condizioni effettuali germaniche di quella strozzatura.

Nel momento in cui tali istanze interne germaniche vengono piegate entro gli interessi generali dell’Imperialismo, pur ampliando fino al limite massimo la base operativa statuale/Confederale dello stato germanico all’intera Europa, ossia nella lotta contro l’U.R.S.S., la strozzatura subisce solo una modifica nei termini non nella sostanza, giacché il limite al superamento/risoluzione di tale strozzatura era costituita dall’U.R.S.S. L’espansione ad est era l’unica via per spezzare tale strozzatura, ma il limite qui era l’U.R.S.S.

Questa la base oggettiva che salda la borghesia imperialista tedesca alla borghesia imperialista mondiale.

Nonostante che la Germania fosse stata portata, quasi per mano, lungo tutto il confine occidentale dell’U.R.S.S., lungo una frontiera di oltre 2200 km; nonostante che le fosse stata assicurata la più solida e potente e sicura retrovia: l’intera Europa; consegnandole così le intere ricchezze materiali, tecnico-scientifiche ed umane dell’intera Europa e messa così nell’ottimale rapporto di forza generale di 3 a 1, che è il rapporto sostanziale ottimale per poter scatenare un attacco ed avere eccellenti, quasi totali, garanzie di vittoria, nonostante tutto ciò problemi inerenti alla natura propria dell’U.R.S.S. – centro della contraddizione e quindi centro massimo della resistenza – richiedevano uno sviluppo della nuova teoria nella direzione della “ guerra lampo”, ossia la risoluzione in un’unica e possente e generale offensiva con la concentrazione di tutte le forze: potenza di fuoco e d’urto secondo lo schema generale illustrato: sfondamento, annientamento delle forze poste a difesa, sfondamento e dilagare veloce delle forze corazzate, della moderna cavalleria, nel territorio nemico e conquista dei centri vitali, decapitazione resa del nemico e conquista del Paese.

    Indubbiamente la nuova teoria militare costituiva l’unica risorsa spendibile in una guerra di annientamento contro l’U.R.S.S.

Ma essa non era assolutamente inadeguata alla realtà, che doveva affrontare e trasformare.

Il fatto che si sia mostrata valida sui campi d’Europa, ma abbiamo visto che ciò è stato possibile se non con il concorso soggettivo dei capi politici e militari di quei Paesi, non è assolutamente sufficiente per assolverla, giacché troppo diverse erano le condizioni nelle quali essa veniva sperimentata. Il fronte polacco, il fronte norvegese e poi quello Belga-Olandese,e prima quello di Spagna, erano decisamente fronti ristretti a quello su cui si dovrà effettivamente commisurare,ossia il lungo, lunghissimo, fronte sovietico di 2400Km.

E una volta superato tale così esteso fronte, l’avanzata comportava l’estensione ulteriore del fronte e la crescita della sua profondità. Indubbiamente le elaborazioni apportate dalla Wehrmacht all’impianto base della nuova teoria costituiscono, volevano costituire, la risposta a tali problemi nuovi  da cui la nuova teoria veniva sfidata. Ma in questo la Wehrmacht mostrerà tutti i suoi limiti e carenze teoriche, mostrando di essere autentiche teste di legno.

Il piano militare elaborato era totalmente errato sul piano del metodo e del merito.

Non è avvenuto, infine, senza alcun serio bilancio dell’esperienza militare pur ricca costituita da quelle di Annibale nella sua spedizione in Italia, quella di Cesare in Germania ed in Inghilterra, da quella di Alessandro Magno nella sua lunga spedizione militare dalla Macedonia alla Persia-Egitto e meno che mai di quella di Napoleone nei suoi due momenti: prima campagna in Italia e campagna di Russia del 1812.

    Il lungo fronte, 2400km, costituiva già di per sé la negazione della “ guerra lampo” e/o della teoria della “ avanzata a fiume in piena”.

L’assalto lungo una frontiera di 2400 km comportava, come comportò, una struttura in 3 grandi Gruppi di Armata: Nord, Centro e Sud. Già questo comportava che tale lungo fronte aveva tre punti deboli: le cerniere che saldavano il Gruppo di Armate Nord al Gruppo di Armate Centro e questo al Gruppo di Armate Sud. Se il piano nemico avesse posto al centro o scardinamento di queste tre cerniere, attraverso l’allungamento in uno qualsiasi di questi raggruppamenti avrebbe comportato la rottura, la frantumazione della massa d’urto e quindi l’annientamento della forza d’urto ed il fallimento dell’intero piano militare basato sulla “ avanzata a fiume in piena”.

Ed infatti il piano sovietico punta esattamente su questo principio di scardinamento delle 3 cerniere, o punti di sutura, quando stabilisce ed individua, spostando, il centro dell’intera campagna sul Gruppo di Armate Sud, ossia sul Caucaso. Contrappone qui, infatti, un numero maggiore di forze ed in numero maggiore di quello tedesco,  una forza minore al centro ed una pari al nord. Sbilancia, così, l’intero equilibrio dello schieramento nemico, lungo un fronte di 2400km, che aveva al centro e nella direttrice su Mosca il suo equilibrio. Costringe, infatti, dopo Stalingrado a ritirare l’ala meridionale nel tentativo di avvicinamento al centro – raccordare cioè il Gruppo d’Armate sud in ritirata con il Gruppo di Armate Centro – e quella Nord a protendersi in avanti e dove Kursk costituiva il punto decisivo per rinsaldare la cerniera in un accorciamento del fronte. La vittoria da parte tedesca sul saliente di Kursk avrebbe consentito alle forze tedesche di dividersi una verso nord, rafforzando il centro e prendendo Mosca alle spalle e l’altra verso il sud. Come si vede Kursk diveniva il centro chiave delle tre cerniere ed anche in questo caso l’intero esercito si trovava in forte disequilibrio.

Il fronte meridionale, ossia l’ultimo tratto del lungo fronte tedesco, era il più delicato, giacché copriva i pozzi petroliferi del Caucaso, di cui l’esercito germanico aveva totale , assoluto, bisogno, avendo impostato il nuovo esercito sulla motorizzazione, superando l’ippotraino, e quindi costruendo un esercito dipendente dal rifornimento di carburante e prima al possesso delle fonti petrolifere. Ed il Caucaso era la fonte principale e decisiva in tal senso. Inoltre disponendo qui una forza maggiore, imponeva qui la battaglia, giacché uno sfondamento qui comportava una seria minaccia ai pozzi petroliferi rumeni, da cui dipendeva tutto il rifornimento petrolifero per l’intero esercito e per l’intera Germania.

E’ questo il primo puntocardine della debolezza del piano militare germanico.

        L’altro punto,  qui entra in gioco l’esperienza militare precedente di Annibale, Napoleone da una parte e di Cesare ed Alessandro dall’altra.

Avendo concentrato oltre il 75% di tutte le forze nello sforzo iniziale di annientamento ed esistendo la condizione che lo sfondamento – ossia la piena riuscita dell’attacco iniziale – avrebbe comportato l’estensione in profondità e lunghezza del fronte con quali altre forze,umane e tecniche avrebbe sostenuto il più lungo e profondo fronte?

O sarebbero entrate altre forze ( Usa, Gran Bretagna, Olanda, ecc. ) ed allora sarebbe stata una spartizione del bottino, ma questo avrebbe riproposto il problema che invece si voleva evitare e che aveva portato poi all’addestramento di simile belva sanguinaria: il problema, cioè, sorto all’indomani dell’aggressione dei 14 paesi imperialisti alla giovane Repubblica dei Soviet nel 1919-1921.

Diversamente non aveva altre forze.

E questo attestandosi sulla linea Astrachan-Sant’Arcangelo, ma restava poi tutto il vasto territorio fino agli Urali ed all’U.R.S.S. asiatica.

E’ vero che al 1944 la Germania mette in campo un totale di 12milioni e 500milauomini, ma nel 1041 ne aveva già messo in camp più di 7milioni e 700mila e ne aveva concentrato oltre il 75%, ossia più di 5milioni, sul fronte orientale.

Tutta la questione dei “ generali di comodo: neve, fango, freddo, inverno, strade, gelo” non era, e non è, nient’altro che il mascheramento o la forma ideologica, a seconda se rispetto al piano militare o politico, di tale errore nel merito e nel metodo.

L’esperienza di Annibale in Italia e di Napoleone in Russia hanno alla base proprio esattamente questo problema: delle forze supplementari da impiegare per rincalzare l’attacco, imprimendovi ritmo e dinamicità e con quel continuum stordire l’’avversario, investendolo con attacchi concentrici su più punti tale da disarticolare in profondità il suo esercito, aggravare la confusione nelle sue linee di manovra e di marcia oltre che nella logistica ed aggravando la disorganizzazione e la sfiducia fin nelle più profonde e sicure retrovie del nemico.

L’esperienza di Cesare in Gallia è tutta sulla capacità di Roma di avere una struttura di fortezze e fortificazioni – e qui rinviamo a quanto in Luttwak sull’impero romano – in grado di avere basi di appoggio e apporto logistico che gli consentiva di mantenere l’attacco, dimettere mantenere il nemico sotto costante attacco, mantenendo così l’iniziativa.

Alessandroriesce nel corso della sua avanzata a raccogliere forze e ad isolare il nemico man mano che gli si avvicinava, costruendo alleanze lungo la sua avanzata che costituivano eccellenti retrovie fortificate al suo procedere in avanti, attingere forze e portare avanti con rinnovato vigore gli attacchi al nemico.

    La Wehrmacht una volta attuato lo sfondamento non era in grado di mantenere l’iniziativa, poteva procedere unicamente su una estensione quantitativistica dell’attacco iniziale, ma non era in grado di portarla ad un livello superiore e quindi tenere l’iniziativa, finendo così in una situazione di stallo, che prima o poi avrebbe favorito la ripresa del nemico.

Ancora.

    Il piano militare della Wehrmacht evidenziava una forte fissità, che irrigidiva, incrementava, l’inero corso delle operazioni.

Esso era impostato solo sull’attacco e non anche sulla difesa, non prevedeva infatti alcun momento della difesa, della ritirata, dell’arretramento tattico;

solo l’avanzata e non la ritirata;

l’avanzata e non il ripiegamento.

E così l’intero piano di guerra si basava su unaformadelcombattimento la manovra a tenaglia e l’insaccamento delle forze nemiche, l’accerchiamento e non anche tutte le altre forme della battaglia.

Elaborava così un piano militare certamente rigido, anelastico.

Ancora.

    La contraddizione tra la teoria della “ guerra lampo”  ed il Paese da annientare, l’U.R.S.S., esponenziava un altro limite quello della massa di mezzi tecnici da gettare in campo in misura crescente e tecnologicamente avanzata. Esponenziava ed evidenziava, cioè, quella strozzatura tra capacità produttiva ed esigenza produttiva di una tale ed estesa guerra di sterminio.

E’ vero che tale elemento era stato ponderato e la cui soluzione era affidata all’occupazione dei centri industriali dell’U.R.S.S. Ma la soluzione prospettava prevedeva la vittoria dello sfondamento,l’avanzata e la conquista e la sottomissione delle popolazioni sovietiche e la loro accettazione.

Troppe cose e troppe “ e”.

Piano quindi sostanzialmente irrealistico, errato nel metodo e nel merito, basato su di un’applicazione dogmatica di un principio militare nuovo corretto.

E questo è già un forte limite. Ma, poi, quel nuovo principio militare era ancora nella sua fase iniziale ed ancora imbevuto di una visione e di una concezione metafisica, statica, incapace di cogliere il movimento più complessivo.

Se un elemento nuovo viene introdotto con l’applicazione delle nuove tecnologie alla Scienza Militare, ossia il carro armato e la sua combinata con l’aereo e quindi l’imprimere un’accelerazione ed una dinamicità molto alta alle azioni ed operazioni militari per la più alta mobilità, questo è proprio quello di richiedere una maggiore e più dinamica visione dell’intero teatro di guerra, a differenza del passato ove esisteva una visione più locale, limitata dell’operazione militare in atto. L’accelerazione della mobilità tramite i mezzi motorizzati ed aviotrasportati ed il superamento sostanziale dell’ippotraino, che consentiva lo spostamento di forze in un maggior spazio in un periodo di tempo minore, ossia una modifica del rapporto spazio-tempo, determina una interazione maggiore dei vari punti del teatro di guerra e quindi l’incidere più immediato, un impattarsi più immediato e

forte dell’evoluzione dei singoli teatri di guerra sul più generale teatro di guerra: la campagna in U.R.S.S. in questo caso ed a cascata sul teatro di guerra dell’intera Europa e quindi del teatro di guerra dell’Europa occidentale e quindi l’incidere di tali movimenti e modifiche in singoli momenti del teatro di guerra sull’equilibrio generale dell’intero teatro di guerra, con cadute a cascata sul teatro di guerra dell’Europa Occidentale ed in Africa e quindi sul più generale e complessivo teatro di guerra dell’Europa e dell’intero bacino del Mediterraneo e che comportava, allora, che modifiche anche positive in un determinato punto si compensavano con andamenti negativi in altri punti e divenire così quell’avanzamento, quella vittoria parziale in quel punto nel quadro generale un arretramento ed una sconfitta, o quantomeno un aggravamento delle precarie condizioni di quello schieramento che pure in quel punto aveva registrato a suo favore un punto.

E così vista dall’angolazione di quel determinato punto è positivo, ma nel più complessivo teatro di guerra diviene un elemento negativo e comunque decisamente ridimensionato.

    Lo Stato Maggiore germanico, ma poi gli stessi Hart, Foch e De Gaulle che pure avevano intuito per primi ed elaborato per primi la nuova teoria – che essi chiamavano, appunto “ avanzata di un fiume in piena”, poi chiamata erroneamente “ guerra-lampo” – sono poi rimasti inchiodati a quella visione statica e non sono approdati alla nuova visione dinamica che l’introduzione della nuova scienza e della nuova tecnica nella Scienza Militare avevano comportato e che essi avevano pur per prima visto ed intuito ed elaborato e non sono approdati ad una visione dinamica del teatro di guerra, ossia non sono approdati ad una visione dialettica della Scienza Militare a cui quelle innovazione spontaneamente conducevano.

La “ cricca della cavalleria”, a differenza di Tukacevsky e soci, aveva saputo ben cogliere tutto il nuovo e tutte le sue implicazioni sul piano di metodo, teoriche, strategiche e tattiche del piano della Scienza Militare ed ancora di più  del piano della Scienza della Logica.

        La teoria militare difensiva elaborata dalla “ cricca della cavalleria” applica alla Scienza Militare la Fisica e l’azione dell’onda d’urto e del campo magnetico e sua scomposizione in vari circoli o onde successive, ove si disperde la forza d’urto dell’onda principale e si esaurisce la forza del campo magnetico venutosi a creare e che ha poi generato quella forza d’urto.

Vi è cioè l’applicazione dei principi della Fisica e dell’elettromagnetismo in particolare alla Scienza Militare: ma questo sono sciccherie che la solo “ la cricca della cavalleria” si poteva permettere e che ovviamente non aveva speranza alcuna che le teste di legno potessero minimamente intelligere o almeno sospettare. Sono sempre le leggi della Fisica e della Chimica che orientamento il piano strategico dell’offensiva della “ cricca della cavalleria”: quando il piano offensivo si articola sullo scatenamento dell’offensiva su di un punto e non appena esso si esaurisce condurne un altro successivo su di un altro punto del fronte nemico e così di seguito fino a disarticolare l’intero schieramento difensivo-offensivo del nemico. E’ se si vuole la controlaterale della tattica difensiva, che in precedenza era stata utilizzata per respingere la possente offensiva della Wehrmacht, ma ripeto speranze che tale sciccheria potesse venir compresa dalle teste di legno della Wehrmacht è impresa disperata. Essi, infatti, non capirono queste sottigliezze, questa coniugazione di tutte le scienze ed il rapporto che legò ciascuna singola scienza a tutte le altre e quindi le forme di mutuazione dei principi scoperti in una scienza in altre.

Capirono solo i vari generali “ neve”, “ spazio”, “ fango”, “ il soldato sovietico che riesce a sopravvivere in condizioni disperate per qualsiasi altro soldato” ed infine il generale “ strade”. Ma questo conferma appunto tutta la grande genialità dei geni del III Reich e della Wehrmacht e di quanti agirono da consiglieri dietro le quinte e molti altri che erano convinti della liquidazione dell’U.R.S.S. in 4-10settimane; non diversamente, infine, di quanti esperti militari hanno poi trattato della 2a guerra mondiale della guerra condotta sul suolo sovietico.

Sul piano militare fu lo scontro tra due eserciti nemici, sul piano della scienza fu lo scontro epocale tra due logiche: una la vecchia logica formale Aristotele, l’altra la viva e possente logica dialettica che Marx, Engels e Lenin avevano portato ai livelli di Logica, consentendole di fondarsi come Scienza del Pensiero.

Ecco perché insieme alle possenti armate dell’U.R.S.S. cavalcano Engels, maestro nella Scienza Militare, e la logica dialettica, o materialismo storico-dialettico.

Le teste di legno della Wehrmacht e poi tutti i trattatisti hanno teso ad accreditare la teoria dei “ generali di comodo: neve, fango, freddo, strade, spazio”, per giustificare la sconfitta ad opera dell’Armata Rossa.

Questa teoria consente così alla Wehrmacht di uscirne sul piano quanto meno morale e teorico vincente, giacché la teoria era valida, ma è stata poi sconfitta da eventi naturali indipendenti dalla volontà umana: il freddo, la neve, il gelo, ecc. appunto. Rendendosi ben conto del limite di tale giustificazione si è provveduto a corredarla della storia che ci si è imbattuti in tali “ generali di comodo” perché l’aggressione era stata fatta slittare dal 15. maggio al 22. giugno.

Abbiamo visto che tale data del 15. Maggio e relativo slittamento non trova riscontro alcuno e che, anzi, la data dell’aggressione, preventivata dalla Direttiva 21 del dicembre 1940, è stata anticipata.

Si tratta adesso di affrontare tale critica nel merito.

Si dice e si scrive che l’offensiva su Mosca del mese di novembre, ma questo vale anche per l’offensiva su Stalingrado, che faceva ben sperare viene fermata dal sopraggiungere dell’inverno, della neve; che i sovietici cioè furono salvati dall’occupazione di Mosca dal sopraggiungere anticipato dell’inverno e da un inverno particolarmente rigido e copioso per la neve.

Gli autori e sostenitori della teoria neve, freddo, gelo, inverno non si rendono conto dell’assurdità che essi dicono e della palese contraddizione nella quale essi cadono.

Scrivono di tale stop che l’offensiva su Mosca avrebbe ricevuto, scrivono che i sovietici sono stati graziati dall’inverno anticipato, ma poi tre righe più sotto scrivono della controffensiva su Mosca ad opera di Zukov e delle vittorie riportate che respingono i tedeschi per oltre 200Km.

Adesso la controffensiva dinanzi a Mosca e l’inseguimento del nemico per 200km è avvenuto con mezzi corazzati: per quale motivo l’inverno avrebbe ostacolato le divisioni corazzate tedesche e non anche quelle sovietiche?

Per quale strana sorte avversa le panzerdivision teutoniche avrebbero ricevuto dall’inverno tale stop mentre nello stesso momento tale ria sorte non si abbatteva sui carri armati sovietici, che, invece, avanzavano, mettendo in fuga per oltre 200Km le teste di legno della Wehrmacht, Guderian in testa?

Non diversamente per quanto attiene le strade, che si dice prima invase dal fango e poi dalla neve avrebbero impedito lo sviluppo dell’offensiva delle armate germaniche e salvato i sovietici dalla sonora sconfitta.

Adesso le strade sono quelle, non si capisce per quale motivo le strade sono avverse ai tedeschi e favorevoli ai sovietici. Ma c’è di più: i sovietici dovevano portare dall’interno verso l’esterno, verso occidente, forze e mezzi e quindi attraversare le zone più impervie a differenze delle strade che dovevano percorrere quelle tedesche che da occidente procedevano verso l’interno, ossia verso le zone ancora più fredde. E qui non conta assolutamente niente che i sovietici erano in casa propria ed i tedeschi no, giacché le strade sono quelle.

Si è voluto sostenere che la questione del “ generale strade” va intesa nel senso che i sovietici avevano un sistema di strade arretrato, che vi era in U.R.S.S. un’economia arretrata e quindi non vi era un moderno ed efficiente sistema di comunicazione viario. Se le possenti armate germaniche avessero trovato in U.R.S.S. il sistema viario di un paese moderno come in Francia allora avrebbero ben fatto sentire tutto il peso della loro potenza. L. Hart stesso si fa sostenitore di una tale imbecillità.

Il sistema viario al 22. giugno. 1941 era dato e perfettamente conoscibile, basta uno stradario per verificare i diversi tipi di strade. Il più scalcinato degli stati maggiori possiede le carte militari del luogo che deve attraversare e del luogo ove dare battaglia, ecc. ecc.

Quindi le teste di legno della Wehrmacht non avevano conoscenza del sistema viario sovietico?

Un’altra amenità che si trova spesso nelle trattazioni prese in esame sono affermazioni del tipo che l’avanzata tedesca nel Caucaso, per esempio, si trova dinanzi il delta del fiume con rive scoscese e poi una fitta boscaglia ed il sistema montuoso che inchioda la Wehrmacht e ne impedisce l’avanzata.

Quel fiume è lì da oltre 10mila anni e qualsiasi pessima cartina geografica ne riporta la configurazione dalla quale il più scalcinato cartografo riesce a farsi un’idea del tipo di delta, carte più specifiche dl luogo e carte orografiche consentono una conoscenza approfondita ed esatta del tipo di fiume, del suo delta e delle sue rive.

La natura boschiva anche quella esiste da almeno 10mila anni ed è perfettamente conoscibile attraverso carte geografiche e sopralluoghi, che possono avvenire in tempo di pace tramite comitive di turisti che … .

Tanto la configurazione non cambia nel giro di alcuni anni ed anche nel giro di 10anni.

Le montagne quelle proprie ci sono da sempre e si sa che ci stanno, se ne conosce a perfezione l’altezza, il grado di scalata, ecc. ecc.

Un’ultima amenità è data da affermazioni del tipo che nel corso di un’offensiva, quella per esempio dell’estate 1942 si è dovuto registrare un arresto di alcuni giorni ed a volte anche di 7giorni per problemi di carburante.

A teste di legno non la batteva nessuno la Wehrmacht.

Il fabbisogno di un mezzo in rapporto alla distanza da percorrere è un dato oggettivo.

Si sa benissimo allora che per far avanzare una colonna di 100 carri armati per 100km occorrono 1000litri di carburante, se non l’avanzata si ferma vuol dire che non vi erano quei 1000litri in grado di garantire la lunghezza di quel percorso, o, il che è lo stesso, non si è stati in grado di garantire il rifornimento e quindi il piano di avanzata era sbagliato, perché non in grado di garantire la copertura di carburante per la distanza che la colonna di carri deve coprire.

La Scienza Militare è una scienza esatta ove tutto è sempre esattamente predisposto specie in tali casi e non ci si può affidare alla sorte o a condizioni estreme, ma vanno sempre considerati imprevisti, contrattempi, ecc. ecc.

Doveva essere proprio un bel concentrato di evasi dal Cottolengo lo Stato Maggiore della Wehrmacht!

SI dice che il gelo non solo impediva ai carri di avanzare, ecc. ma poneva problemi gravi al funzionamento delle armi, oltre a quello del congelamento.

Anche qui non si comprende perché le armi tedesche hanno il freddo come nemico e quello stesso ed identico freddo, quella stessa temperatura in quello stesso ed identico luogo e nello stesso ed identico momento non è ostile ai sovietici, visto che armi sovietiche sparavano benissimo e non avevano problemi di incepparsi per il freddo.

E così oltre le stesse nella Wehrmacht, un concentrato abbastanza elevato di evasi del Cottolengo doveva costituire la testa pensante di scienziati e tecnici e ricercatori della pura razza ariana.

Non diversamente dall’aviazione.

Occorre qui considerare che l’Armata Rossa dopo Kursk inizia la sua possente offensiva ed avanzata dall’U.R.S.S. verso Berlino sia partendo dal fronte meridionale che dal fronte centrale e settentrionale, che si sviluppa in maniera ininterrotta sia d’inverno che d’estate e che attraversa tutti i Balcani fino a Berlino e quindi incontra i problemi di rifornimenti per una lunghezza e profondità di fronte di molto superiore a quello sviluppato dalla Germania nella sua aggressione del maggio 1941. La Germania si era trovata ai confini occidentali dell’U.R.S.S., mentre l’U.R.S.S. si trovava a partire dal suo territorio e non incontra i problemi di neve, freddo, gelo, strade, rifornimento, ecc.

Questo sconfessa in maniera inappellabile la inconsistenza totale dello Stato Maggiore della Wehrmacht, caratterizzandola unicamente come belve sanguinarie, ma inesistenti sul piano della Scienza Militare.

LA TEORIA E LA TATTICA MILITARE SOVIETICA

    La teoria della guerra lampo comporta la  concentrazione massima della forza per l’attacco.

La Germania aggrediva l’U.R.S.S. nelle condizioni del rapporto di forze favorevoli 3 a 1, concentrò oltre il 75% dei 7settimilioni e 500mila uomini in armi che nel 1941 aveva, ossia un totale di 5milioni e 500milauomini a cui vanno aggiunte le divisioni finlandesi, rumene, ungheresi, 3 divisioni cecoslovacche,

italiani, 2divisioni spagnole e un non ben mai definito Corpo di Volontari, ove affluivano mezzi e uomini da tutti i paesi imperialisti.

Abbiamo visto che il limite della teoria sta nel non essere in grado, poi, di immettere nuove forze per continuare e rinnovare l’attacco. E, per controlaterale, presuppone che il nemico vi opponga il massimo delle sue forze, tale da attirarlo in questo iniziale, ed in definitivo, unico scontro risolutivo.

    La produzione industriale bellica tedesca era al massimo, mentre quella sovietica scaldava appena i motori in vista, anche del trasferimento negli Urali, e quindi il fronte avrebbe risentito di tale trasferimento e sarebbe dovuto essere rifornito dalle scorte nei precedenti accumulati.

Questa imponente massa d’urto non andava affrontata direttamente, occorreva che si infrangesse in una serie di resistenze ed ostacoli scaglionati in profondità tale da perdere e disperdere la massa d’urto, che in tali condizioni si esponenzia e tali resistenze in profondità doveva essere disposte in crescendo, ossia dalla prima minore all’ultima maggiore,ossia in funzione inversa al decrescere della forza d’urto.

Ciascun scaglione in profondità ha il ruolo di disperdere la forza d’urto, ma anche quella di spezzettare, frazionare, frammentare la forza d’urto e disarticolarla disarticolando e sbilanciando l’intero fronte nemico, creandogli problemi di collegamento e coordinazione sia nell’azione militare vera e propria che in quella logistica più generale, creando spazi all’interno di quel fronte, ove successivamente insinuarsi, piantare cunei su cui poggiare per impostare le future azioni. E questo di per sé azzera immediatamente, rende vano e sterile, l’obiettivo centrale dell’offensiva, che è quella di insaccare le forze nemiche ed orientarle come avvenuto in Polonia ed in Belgio-Olanda-Francia e trasforma l’intero fronte nemico da una “ linea continua” ad una linea estremamente spezzata con diversi punti avanzati e molti altri arretrati rispetto alla linea media del fronte, con vuoti, varchi, interruzione nei collegamenti, ecc. ecc.

In questa logica occorre in determinati punti che lo schieramento nemico consente, per la realtà che si viene ad avere in ciascun singolo scaglionamento di resistenze ed ostacoli disposti in profondità lanciare battaglie di ritardo e quando possibile continuare con controffensive di contenimento con l’obiettivo difensivo di accelerare l’esaurimento della forza d’urto e frazionamento della massa d’urto e quindi frazionamento e disarticolazione del fronte nemico.

Ma queste azioni militari dovevano inquadrarsi in una logica offensiva, dovevano essere di costruire le premesse per la controffensiva, pensate come azioni di ritardo e di contenimento, ma con l’obiettivo di conquistare posizioni, piantare un cuneo, sui cui poggiare, su fare perno per l’intera azione di offensiva, esaurita la spinta propulsiva. Il concetto strategico, cioè, è quello di combinare sempre la difesa in vista dell’attacco e condurre l’attacco in vista della difensiva, quando si è nelle condizioni di difensiva strategica, come quella in cui si trovava l’Armata Rossa nel giugno 1941-dic. 1942; e condurre l’attacco in vista del rafforzamento delle posizioni più arretrate al fine di un generale avanzamento del fronte e condurre la difesa in vista dell’ampliamento dell’azione offensiva. L’attacco e difesa sono due momenti del movimento generale delle forze in campo e vanno condotte tenendo presente queste forze in campo, che sono forze militari in primo luogo, ma sono anche forze economiche, politiche, sociali. Lo schieramento nemico non è solo quello militare, quello è quanto immediatamente si vede, dietro è sostenuto ed alimentato da alleanze economiche, politiche, sociali di classi diversi e stati e governi e politiche diversi e convergenti. Tutte le azioni militari, che si esprimono nella forma dell’attacco della difesa, devono essere, quindi, condotte in vista di conseguire risultati, affinché si alterino, modifichino, spostino quelle forze che stanno dietro all’esercito e lo sostengono, alimentano. Se questo risultato non viene conseguito, qualsiasi vittoria nelle azioni militari, di difesa e di attacco, qualunque conseguimento di un risultato utile è non  conseguito, giacché la fonte che alimenta quel fronte nemica è in grado di reintegrarlo, è in grado di riparare i danni che il risultato utile positivo da noi conseguito ha comportato ed è quindi in grado di riorganizzare le forze e riconquistare quanto da noi in precedenza ottenuto. In definitiva quel risultato utile positivo non è altro che una “ vittoria di Pirro”. L’esperienza militare della guerra di Pirro contro Roma consiste esattamente in questo.

 Se queste azioni militari non si inquadrano in una logica offensiva, riprendendo il nostro ragionamento, un esercito è condannato alla sconfitta, allo sfiancamento delle sue forze, allo sfilacciamento e frantumazione/dispersione delle sue forze, alla diffusione capillare nelle sue fila della sfiducia, al pessimismo schizofrenicamente alternantesi con vampate di entusiasmo ed immediate ricadute, finendo così per seminare confusione, disorganizzazione nelle proprie fila. Questa condizione consente al nemico con piccole forze e sparuti movimenti delle sue avanguardie di tenerlo costantemente sotto attacco, attuando così una diffusa azione di disturbo impegnandolo in queste infinite scaramucce, disperdendo così il fronte difensivo in queste piccole scaramucce e dai risultati utili di queste scaramucce mantenere alto il livello delle proprie fila e tenendo impegnato quell’esercito con movimenti di avanguardia provvedere al ristoro e riorganizzazione delle sue più complessive forze per nuovi e più possenti attacchi, aventi per fine quello ottenere ulteriori arretramenti e riconquistando quanto ha dovuto cedere in altri punti: ristabilisce l’unità del suo fronte su posizioni più avanzate con retrovie più solide. E’ condannato alla sconfitta giacché esaurita la spinta propulsiva non è in grado di lanciare alcuna offensiva ed impegnare sia pure nelle generali condizioni di difensiva il nemico e creare così le premesse per passare dalla difensiva all’offensiva.

Non basta, quindi, che si crei un punto nello schieramento nemico, occorre anche che la battaglia di ritardo e la controffensiva di contenimento si pieghi dentro la visione strategica difensiva generale, ossia dentro il piano militare strategico difensivo, in grado di assolvere al ruolo di creare quelle premesse, quel piantare un cuneo per le future azioni offensive.

E questo assolutamente ancora non basta.

Occorre che concorra a quello sbilanciamento e frazionamento assieme a tutti gli altri punti, ossia assieme a tutte le altre azioni che vengono condotte, sia battaglie di ritardo che controffensive di contenimento. Diversamente si ottiene come risultato lo sfilacciamento anche delle proprie fila. Questo risultato, nelle condizioni generali di difensiva strategica, va assolutamente evitato, giacché se in condizioni di offensiva strategica lo sbilanciamento può ancora avvantaggiare il nemico, nelle condizioni di difensiva strategica aggrava la propria posizione, ne indebolisce la capacità strategica difensiva. Tratto peculiare, ineliminabile, in tali condizioni, è l’organicità e compattezza del proprio fronte al fine di esponenziare ed esaltare le qualità difensive del proprio esercito ed opporre un fronte compatto ed un concentramento di forze all’offensiva nemica, che diversamente verrebbero disperse.

Tutta questa visione strategico-difensiva  doveva inscriversi entro un quadro strategico più complessivo inerente non il solo fronte, ma l’intera U.R.S.S. ed in specifico era quello del trasferimento negli Urali e nell’Asia sovietica dell’intero apparato produttivo. Doveva allora ritardare e/o contenere al fine di garantire il più ampio spazio possibile nelle più immediate retrovie del fronte ed il controllo totale delle principali grandi vie di comunicazione, in primo luogo quello ferroviario e delle grandi arterie stradali ed a scorrimento veloce, per consentire il trasferimento nelle migliori condizioni, condizione esclusiva per l’attuazione nel più breve tempo possibile del trasferimento.

Le premesse fondanti per l’attuazione del piano militare generale difensivo erano tutto enella capacità del sistema produttivo bellico di fornire mezzi: carri, mortai, razzi, mitragliatrici, fucili, munizioni, razzi vestiario, viveri, ecc. ecc. in quantità sempre più crescenti.

   La caratteristica fondamentale, unica, della guerra in atto era di essere guerra di annientamento.

Questo comporta che vince chi è in grado di annientare il nemico per potenza e quantità di mezzi, ossia in grado di mettere in campo la massa maggiore e la maggiore potenza e volume di fuoco.

La guerra di annientamento è una particolare forma di guerra in cui entrambi i contendenti non recedono, ma vengono annientati perché sopraffatti per numero, potenza e volume di fuoco.

    Il compimento del piano militare generale difensivo è condizione fondamentale per passare alla condizione generale di offensiva strategica dalla difensiva strategica.

Le condizioni generali di offensiva sono determinate esattamente dal modo, dal come, dalle forme e dal grado in cui è stato soddisfatto, realizzato il piano difensivo generale.

Si tratta, cioè, di comprendere  che attacco e difesa sono due momenti dialettici, ove l’uno è l’altro, l’uno sfuma nell’altro in infinite forme ed il piano generale difensivo deve preparare l’offensiva, consentire la transizione dall’una all’altra forma nella comprensione delle forme concrete nelle quali, nelle condizioni date, tale sfumare avviene, attraverso la lettura dei processi dialettici e quindi degli sviluppi tendenziali, determinati dal movimento complessivo generale del processo del divenire, ossia dal processo della contraddizione.

Questo significa che nella fase difensiva, pur nella più buia fase difensiva, occorre difendersi preparando i mezzi adeguati sufficienti e necessari per l’offensiva, concependo tale processo nella sua continuità/rottura, ossia i mezzi adottati, ossia i mezzi scelti,  per la difensiva devono essere funzionali alla offensiva ed i mezzi che nei periodi della più buia difensiva vanno approntati devono costituire continuità con quelli difensiva in un continuum dialettico, ossia in quello sfumare infinito dalla difensiva nell’offensiva.

Essi non possono essere approntati una volta per tutte, ma adeguati, plasmati sui tratti salienti delle varie fasi difensive combinando così strettamente tratti oggettivi e volontà soggettiva.

Una tale visione complessiva richiede un saldo Stato Maggiore generale, espressione e momento più alto, degli Stati Maggiori di Corpo d’Armata e di Divisione, in grado di combinare gi elementi oggettivi ed attrezzare i mezzi per l’espressione della volontà soggettiva secondo il principio gramsciano:

Si può parlare di volere fine solo quando si sanno attrezzare

  con esattezza cura e meticolosità

  i mezzi adeguati, sufficienti e necessari.”.

Ecco che allora la controffensiva di luglio guidata da Zukov dinanzi Mosca e tutte le battaglie di ritardo e le controffensive di contenimento così come le resistenze fino all’ultimo uomo assolvevano a tali scopi.

Questa complessità non è mai colta dalla trattatistica, giacché esse non riescono a comprendere il senso di quelle controffensive e di quelle resistenze “ disperate” ed in verità neppure le teste di legno della Wehrmacht riuscirono mai a capire i veri intenti delle azioni militari che verranno messi in essere dagli Stati Maggiori sovietici: generali, di Fronte, di Corpo d’Armata, di Divisione.

Davanti a Smolesk Timoshenko il 10luglio dà battaglia dinanzi Mosca, durata fino al 10 agosto. La conseguenza fu che l’avanzata tedesca divenne in agosto meno rapida.

Un’altra battaglia di ritardo fu data a Briansk. Il Comando tedesco, mentre il 23. luglio. 1940 sperava di prendere Leningrado e Mosca il 25 agosto, raggiungere il Volga in ottobre ed il Caucaso in novembre, dovette ricredersi e prendere in considerazione una campagna invernale che non si aspettava, scoprendo così che le dimensioni dell’U.R.S.S. rischiavano di trasformare in una vittoria di Pirro un successo che in Francia era stato decisivo.

I sovietici adottavano la tattica di scaglionare in profondità la difesa, la tattica d’attacco sui fianchi delle punte nemiche avanzate, avendo reso più celere il trasferimento delle riserve dalle zone calme del fronte ai settori minacciati; l’impiego dei carri era ben coordinato con quello dell’artiglieria e della fanteria, e il comando delle grandi unità semplificato e sveltito sopprimendo i gradini intermedi, infine gli incessanti attacchi del nemico venivano arginati con schieramenti di artiglieria a massa, detti “ a pugno”, che raggruppavano fino a 200bocche da fuoco per chilometro: ogni avanzata del nemico doveva essere bloccata immediatamente con una controffensiva.

Hart, invece, ma poi riporta anche il pensiero delle teste di legno della Wehrmacht, non riesce a comprendere tali azioni e finisce così per commettere gravi errori teorici nel campo della Scienza Militare.

E’ interessante qui fermare questo aspetto per comprendere la complessità e vastità della concezione strategica generale e la possente visione della guerra che la “ cricca della cavalleria” aveva elaborato, tale da disorientare gli stessi trattatisti occidentali, che pure a distanza di 20-30 anni ed in condizioni di assoluta tranquillità non riescono ad intelligerne il movimento generale, che poi condurrà l’Armata Rossa alla vittoria, guidata dalla “ cricca della cavalleria”.

L. Hart, in Storia della 2a Guerra Mondiale , a pag. 223 scrive:

   “ i progressi tedeschi furono ritardati dalla irriducibile resistenza opposta dalle truppe sovietiche.

[…]. Anche se spesso le forze accerchiate furono costrette ad arrendersi, ciò avvenne solo dopo prolungata resistenza, e l’ostinazione con cui le forze circondate si rifiutavano di prendere atto di trovarsi in situazioni strategiche  senza vie d’uscita, esercitò sull’avanzata delle forze attaccanti una sensibile azione di freno, e si fece tanto più sentir in quanto il paese era povero di buone vie di comunicazione.

…l’energica resistenza in cui si imbattevano in corrispondenza di molti nodi stradali rallentava i loro movimenti aggiranti, bloccando le vie che le colonne di rifornimento erano costrette a seguire.”

Subito dopo “ i progressi tedeschi” e prima di “ Anche se spesso…”, Hart scrive:

Pur riuscendo a battere gli avversari sul piano strategico, i tedeschi faticarono assai di più a batterli poi anche sul piano tattico.”

Insiste sul fatto che le truppe accerchiate non avevano alcuna via d’uscita strategica.

    Formula in maniera non corretta la situazione.

I tedeschi sconfiggevano i sovietici sul piano tattico, ma non su quello strategico, quindi la formulazione corretta è “ pur riuscendo a battere gli avversari sul piano tattico, faticarono assai di più a batterli anche sul piano strategico”.

Consequenzialmente non è scientificamente corretto dire che i sovietici si battevano nonostante fossero in una situazione “ strategica” senza via d’uscita.

In base a quanto Hart stesso scrive alcune righe dopo: tale resistenza aveva un ben preciso obiettivo strategico ritardare l’avanzata e creare problemi, tant’è che Hart scrive:

“l’energica resistenza in cui si imbattevano in corrispondenza di molti nodi stradali rallentava i loro movimenti aggiranti, bloccando le vie che le colonne di rifornimento erano costrette a seguire” e quindi i tedeschi ottenevano unicamente un vantaggio tattico ma un danno strategico, tant’è che l’avanzata venne prima rallentata e poi arrestata.

Hart imbroglia, giacché la resistenza delle forze sovietiche, che erano poi divisioni di copertura, aveva per scopo quello di tenere impegnate le forze nemiche e consentire l’” esodo biblico”, il trasferimento dell’apparato produttivo: quindi non solo rallentavano l’avanzata nemica, ma consentivano l’esodo biblico, e tale esodo biblico costituiva una importante scelta strategica, che farà la pesante differenza, ossia che farà la sconfitta ed annientamento del III Reich!
Ancora.

    Quanto qui Hart in maniera assai fugace e schiva scrive costituisce la più pesante sentenza di cassazione contro la teoria della “ guerra lampo”.

Se una resistenza ad un attacco determina i danni che Hart descrive:

“l’energica resistenza in cui si imbattevano in corrispondenza di molti nodi stradali rallentava i loro movimenti aggiranti, bloccando le vie che le colonne di rifornimento erano costrette a seguiresignifica che l’intera teoria non vale un bel niente e che chi l’ha elaborato era una testa di legno!

In verità tutto l’alone di potenza, irresistibilità, invincibilità delle armate della Wehrmacht era solo propaganda, era solo un bluff costruito nella prima fase: 1939-giugno 1941 al fine di giustificare le “ sconfitte” e la rapida sottomissione dell’intera Europa al III Reich al fine di consentirgli di portare a termine l’accerchiamento/avvicinamento, per caricare i soldati della Wehrmacht del loro spirito di invincibilità e dare ad Hitler un forte potere in grado di mantenere compatta la compagine tedesca nella lotta mortale contro l’U.R.S.S., ossia nell’assolvimento dei compiti che gli erano stati affidati. Basta qui considerare gli effetti della vittoria sulla Francia bene illustrati di Hillgruber.

E’ un po’ la storia di Paride che si veste delle armi di Achille: seminando terrore nelle fila troiane, credendo ciascuno che Achille fosse tornato in battaglia, ma poi affrontato fa una ben misera fine.

Fin qui Hart ed il commento ad Hart che ci conte di fermare la funzione di tutte le azioni militari nel periodo 22. giugno. – fine novembre 1941.

Queste azioni militari avvengono in condizioni di inferiorità numerica e di mezzi.

Fino alla battaglia di Stalingrado il rapporto di forze è sempre favorevole alla Wehrmacht.

Quello a cui si assiste a partire dal gennaio 1942 –  strettamente legato al trasferimento dell’apparato industriale emessa in produzione degli impianti trasferiti: i ritmi, i tempi dell’azione erano molto legati, determinati, dai ritmi e dai tempi della produzione bellica di fornire il fronte – è una contrazione di tale divario, che si stabilizzerà solo nel luglio 1943 con la battaglia di Kursk e solo dopo si assisterà ad un graduale ma sostanziale mutamento in favore dell’Armata Rossa.

Stalingrado, infatti, segna la fine della fase difensiva e l’inizio della fase di transizione dalla difensiva all’offensiva, mentre Kursk segna l’inizio della fase generale di offensiva, il passaggio all’offensiva, ma ancora per tutto il 1943 le forme dell’offensiva sono quelle della difensiva, consistenti nell’attendere l’attacco del nemico e sfruttare così fino in fondo le caratteristiche favorevoli della difensiva.

Sarà solo nel 1944 che il piano militare acquisirà tutti i tratti netti dell’offensiva e ciò nondimeno nell’agosto del 1944 dovrà assestarsi su posizioni difensive per preparare le condizioni dell’assalto finale che iniziato nell’ottobre-novembre del 1944 si svilupperà fino alla conquista di Berlino.

    In tutta la fase difensiva si trattava di condurre la controffensiva concentrando su un fronte ridotto la massima forza, attuando la massima mobilità delle forze attraverso lo spostamento rapido di uomini e mezzi nei vari tratti del fronte sottoposto all’attacco. tali azioni di controffensiva avvengono nella fase invernale, mentre quelle del periodo nemiche nel periodo estivo:

quelle sovietiche dicembre-marzo/aprile,

quelle tedesche giugno/luglio-ottobre.

Nella prima fase la controffensiva invernale ( quella del dicembre 1941 – marzo 1942 2 poi novembre 1942 – aprile 1943 ) fa perno sui cunei piantati nello schieramento nemico nelle battaglie di ritardo e nelle controffensive di contenimento. Le azioni militari consistono nel dilatare, allargare, il cuneo fino a disarticolare lo schieramento nemico in quel punto e creare così le condizioni per l’offensiva avente per obiettivo di ricacciare indietro il nemico. Nella fase finale la tattica subisce una modifica, essa a partire dalla fine di febbraio tende a sfruttare al massimo, al limite, le ultime risorse della spinta propulsiva per conquistare posizioni più avanzate, pur sapendo che alla prima ondata offensiva del nemico esse saranno perse, ma tali posizioni “ avanzate” vengono conquistate hanno già lo scopo di costituire battaglia di ritardo contro l’offensiva nemica e costituiscono già le condizioni della difensiva su cui l’intero fronte deve posizionarsi in attesa dell’offensiva nemica.

Dopo Stalingrado e fino alla battaglia sul saliente di Kursk del luglio 1943 la fase finale dell’offensiva sovietica ha per obiettivo di spingere il nemico in una condizione di forza e posizione tali da dover spingere,incoraggiare, attirare il nemico in quel punto. La Wehrmacht sarà, infatti, spinta su Kursk e da Kursk lanciare l’offensiva di luglio. In alcune fasi precedente la Wehrmacht era stata avanzare e conquistare posizioni tali da indurla oggettivamente a valutare e ritenere il saliente di Kursk ottimale per l’inizio della sua fase offensiva estiva, che non durerà più di 5giorni.

        Dopo Stalingrado e fino a Kursk e poi da Kursk fino alla Vistola ed infine dalla Vistola fino a Berlino la tattica e la strategia sovietica devono essere modificate. Da difensiva doveva transitare ad offensiva.

La fase da Stalingrado a Kursk è come si è visto una fase di transizione dalla difensiva all’offensiva, ove viene mantenuta la struttura della difesa a scaglioni in profondità e ci si muove sulla linea difensiva di aspettare l’attacco nemico, ma la controffensiva è più possente, investe da subito un ampio fronte che si è deciso di sottoporre a pressione e dove il rapporto difesa/offesa vede privilegiare gli strumenti dell’attacco. L’obiettivo è non più quello della battaglia di ritardo e dell’offensiva di contenimento, bensì di battaglia di attacco e controffensiva di avanzamento.

Ma è da Kursk in poi, ossia dal luglio 1943 3 e fino al maggio 1945, che si sviluppa l’offensiva sovietica in due fasi, o momenti: la prima da Kursk alla Vistola e poi dalla Vistola l’assalto a Berlino.

        L’impianto teorico andava quindi elaborato alle nuove condizioni ed essere in grado di formulare un corretto piano militare nelle generali condizioni dell’ offensiva ed esprimere la situazione di transizione dalla difensiva all’offensiva e garantire nella seconda fase il passaggio all’offensiva e poi nella terza all’assalto finale, il balzo, fino a Berlino.

Si tratta in altre parole di elaborare la nuova teoria dal lato di queste tre diverse fasi. Fino ad allora essa era stata elaborata sul piano della difensiva.

Lo Stato Maggiore e gli strateghi sovietici, la “ cricca della cavalleria” insomma, avevano sul campo dimostrato di aver saputo elaborare la nuova teoria dal lato della difensiva ad un livello qualitativamente alto, superiore all’elaborato della Wehrmacht, mostrandosi superiori sia alla Wehrmacht che agli strateghi occidentali.

    L’esperienza della Wehrmacht aveva dimostrato appieno tutti i limiti dell’elaborazione della teoria della guerra lampo ed a monte i limiti dell’elaborato di Foch, Hart e De Gaulle.

L’impianto offensivo era decisamente non corretto, come si  visto.

Mal’offensiva viene condotta nelle nuove condizioni tecniche e consequenziale teoria, quadri militari, scuola militare.

L’offensiva viene condotta avendo di fronte una poderosa massa di mezzi e di uomini.

Essa quindi deve essere condotta alla luce di questo e dentro il principio militare della concentrazione di una massa di forze superiori a quella del nemico in un determinato punto dell’intero fronte, scelto per l’attacco.

Le nuove condizioni in cui avviene la guerra è quella della concentrazione di una massa potente, avente per obiettivo quello di imprimere una spinta tramite una massa d’urto.

Il quadro generale entro cui questo deve essere iscritto è quello della caratteristica specifica di questa guerra, ossia guerra di annientamento. Questo tratto non va mai dimenticato o sottovalutato, giacché caratterizza e predetermina l’elaborato, i mezzi e la massa che viene disposta in campo, il tipo e la potenza d’urto, differentemente da quanto accadeva, invece, sugli altri teatri di guerra.

L’esperienza della Wehrmacht aveva ampiamente dimostrato che fare affidamento sulla forza d’urto iniziale non era stato corretto, giacché tale forza d’urto di ferma con la struttura degli scaglioni di resistenza posti in profondità.

Aveva dimostrato anche che per quanto possa essere possente la forza d’urto che viene impressa dalla possente mobilitazione di forze in uomini e mezzi essa è limitata nel tempo e tende ad esaurirsi. Aveva tale esperienza confermato la consolidata teoria militare che la reale spinta propulsiva, la reale forza d’urto, che si ottiene o espressione del rapporto: mezzi/estensione del fronte.

Quindi diciamo che la forza d’urto ( f.u. ) è uguale ai mezzi complessivi impiegati fratto l’estensione del fronte.

Questo significa che esiste un ben preciso, esatto, rapporto tra la massa di mezzi impiegata e l’estensione del fronte. La risultante è quindi non una spinta propulsiva, una forza d’urto, esponenziale, e quindi una forza d’urto che si rinnova ed estende, ma una forza d’urto decrescente, che assume sempre più valori decrescenti nel corso della espansione, con un certo grado antropico.

Ancora.

    Le condizioni tecniche nelle quali avviene la guerra comporta una estensione del fronte ed un interagire alto dei vari fronti del teatro di guerra, come si è visto, imponendo così una visione dinamica, dialettica, e non statica.

Funzionale a questa realtà ed in ossequio del principio che e forme della tattiche variano in funzione della tattica l’Alto Comando Sovietico introduce radicali modifiche nell’organizzazione dell’esercito e del Comando.

Fino ad allora la struttura era data dalla Divisione, Corpo d’Armata e Gruppo di Armate, i sovietici invece rompono una questa struttura rigida e stereotipa ed introducono la struttura dei “ Fronti.”

    Il fronte orientale era stato suddiviso dai sovietici in dodici “ fronti” tutti dipendenti in modo diretto dal quartier generale supremo di Mosca. Anziché organizzarli permanentemente in gruppi più ampi, la prassi adottata dai sovietici era quella di inviare un generale del quartier generale supremo con il suo stato maggiore a coordinare i numerosi “ fronti” coinvolti in ogni specifica serie di operazioni. Ciascun “ fronte” comprendeva in media circa 4 “ armate” ( più piccole di quelle operanti in Occidente ) e ciascuna di queste conduceva le proprie divisioni in modo diretto, senza l’interposizione di comandi di corpo d’armata. Le sue forze corazzate e motorizzate erano organizzate in gruppi di brigate che pur essendo equivalenti a grosse divisioni erano denominati “ corpi” ed operavano agli ordini del comandante del “ fronte”.

Così grazie all’eliminazione di alcuni tradizionali anelli della catena di comando ed alla conseguente assegnazione ai comandanti superiori di un maggior numero di “ sotto-unità” da maneggiare a propria discrezione i sovietici avevano realizzato un decisivo passo in avanti in termini sia di rapidità operativa che di elasticità di manovra. Una catena di comando molto articolata comporta infatti gravi inconvenienti: non solo tende a rallentare il processo di trasmissione delle informazioni al comandante superiore e degli ordini di questi agli effettivi esecutori, ma indebolisce anche la capacità del comandante superiore di esercitare compiutamente le sue funzioni, accentuando la “ distanza” dai campi di battaglia ed attenuando la forza della sua influenza personale sugli esecutori. Pertanto quanto meno numerosi sono i comandi intermedi tanto più dinamiche tendono a diventare le operazioni. D’altra parte, per un comando l’aumento delle sotto-unità utilizzabili a sua disposizione significa maggiore elasticità e quindi maggiore capacità di manovra. Accrescendo la capacità di adeguarsi al mutare delle situazioni e di concentrare tutte le forze disponibili nel punto decisivo, un’organizzazione più elastica è in grado di sviluppare una forza d’urto maggiore di quella conseguibile mediante un’organizzazione di tipo convenzionale. Per un uomo che oltre al pollice avesse solo due dita sarebbe molto più difficile che non per un uomo dotato di un pollice e quattro dita afferrare saldamente un oggetto o immobilizzare un avversario, in quanto la sua mano avrebbe minore elasticità e minore capacità di esercitare una pressione concentrata. Questa grave limitazione si riscontrava, in effetti, nelle armate delle potenze occidentali, nelle quali quasi tutte le formazioni e le unità erano suddivise in non più due o te parti manovrabili.

       Di fronte ci si trovava un complesso e ben saldo fronte nemico, ove non vi era possibilità alcuna che si potesse far saltare d’un solo colpo, ma che, invece, andava disarticolato, frammentato in tutti le complesse stratificazioni ed interazioni verticali ed orizzontali.

Il piano militare offensiva non poteva assolutamente puntare sullo scatenamento di una offensiva generale risolutiva in cui insaccare ed annientare le forze nemiche.

Quello che si sarebbero accerchiate sarebbero state una parte delle forze, un settore del fronte non tutte le forze, e non tutto il fronte. Occorreva innanzitutto scomporre, disarticolare, frammentare questo complesso, organico, granitico, batterlo ripetutamente al fine di indebolire l’intero fronte, la forza complessiva, totale dello schieramento nemico.

Questa la massa teorica dei problemi da risolvere.

        Le conclusioni a cui lo Stato Maggiore e gli strateghi dell’Armata Rossa giungono sono allora quelle di partire dall’assunto che una forza d’urto tende a diminuire in un determinato dato.
Ma la natura delle forze opposte richiedevano che l’iniziativa e l’offensiva si attuassero su un vasto fronte e per un periodo di tempo più lungo e vasto, al fine di tenere il nemico sotto attacco e consentire quell’indebolimento delle forze più lungo e più vasto di quello che l’attacco iniziale, pur possente, potesse garantire.

La consolidata esperienza mostrava che oltre un certo limite, dato dalle condizioni tecniche e specifiche, per l’innalzamento della potenza d’urto occorreva una massa maggiore da immettere sul campo di battaglia.

L’errore della Wehrmacht era stato anche questo di non aver compreso questa consolidata esperienza militare, che la portò a concentrare oltre il 75% delle forze nell’atto iniziale, ed a tenerne impegnate sempre non meno del 75% per tutta la durata della guerra, con le conseguenze che si è visto.

 La soluzione teorica è allora quella di scatenare l’offensiva su un determinato punto del fronte, quando questa forza d’urto tendeva ad esaurirsi, spostare l’offensiva su di un altro punto e così via.

 E così invece di investire l’intero fronte con una massiccia offensiva, investire un singolo settore e segmentare quel settore in vari punti da sottoporre ad azioni offensive successive preordinati. Questo impianto farà parlare Hart di “ Il comando dell’Armata Rossa potrebbe essere paragonato ad un pianista che muoveva rapidamente le mani su e giù per la tastiera.”.

La consolidata esperienza militare, studiata ed elaborata dallo Stato Maggiore sovietico, aveva costantemente confermato che scatenato un attacco diciamo con 100 uomini per un settore di 10metri con potenza 2 esauritasi, per rinnovarlo occorre immettere almeno una forza supplementare 50 per mantenere quella forza al livello 2, ma una massa decisamente maggiore per portare la potenza dal livello 2 al livello 3 con una netta dispersione di natura entropica della forza.

E così si finisce per impegnare una massa che impiegata diversamente consente di ottenere risultati maggiori, con l’assoluto maggiore di rinnovare costantemente l’offensiva e tenere il nemico sotto scacco e conseguire l’obiettivo dello scardinamento del fronte nemico che era il cuore dell’obiettivo che nella fase Stalingrado-Varsavia ( dic. 1942 – luglio. 1944 ) il piano militare generale offensivo si era posto.

Errore grave questo della Wehrmacht, giacché incrementava le sue forze, quando,invece, occorreva proprio per le caratteristiche nuove della guerra, una struttura che restituisse elasticità, dinamismo, movimento all’azione, alla guerra in grado di supportare, alimentare quel movimento che i mezzi tecnici avevano introdotto nella guerra.

Sicché l’impianto della Wehrmacht presentava una evidente e plateale contraddizione:

la estrema mobilità delle forze, il puntare, esaltandone oltre misura tale mobilità, dinamismo da un lato e poi … la fissità, la rigidità organizzativa del Comando Militare.

In verità tale contraddizione era già tutta nell’elaborato di Foch-Hart-De Gaulle ed a cui essi non avevano mai provveduto a darvi soluzione, sicché la struttura del comando militare ne ricevette un appesantimento, una ingessatura, giacché la nuova organizzazione militare comportava nuove formazioni militari con raddoppi di comandi inerenti le divisioni corazzate e le divisioni meccanizzate e relativi Stati Maggiori.

Essi cioè non colsero appieno tutta la portata della nuova teoria e delle modifiche che l’introduzione dei nuovi mezzi tecnici comportava, teoria che pure essi per primi avevano elaborato.

Hart in maniera epidermica ne colse l’aspetto più generico e burocratico ed in definitivo ultrasecondario di attuare un avanzamento dei quadri e la necessità di attuare una avanzamento sostanziale dei giovani ufficiali al posto di quelli anziani che vi erano. Il Ministro della guerra britannico, che aveva Hart per collaboratore, attuò in parte una timida riforma in merito, ma con assai scarsi risultati.

E pur limitandoci alla sola questione dei giovani ufficiali sarà l’Armata Rossa che porterà avanti in maniera più consequenziale questo tratto ed i suoi ufficiali e generali saranno i più giovani di tutti gli altri Stati Maggiori, basti pensare che il più giovane comandante di fronte, di origine contadina, aveva solo 34anni e la media non andava sotto i 48anni.

Quindi l’impianto teorico è quello della conduzione di un attacco in un punto del fronte, esaurita la spinta dell’offensiva, l’offensiva veniva rinnovata su un punto successivo e così di seguito secondo un piano, secondo quella formula del “ pianista” usata da Hart.

Questo elaborato comporta una evidente violazione, una rottura radicale, netta, con la più consolidata teoria militare. Essa consiglia, in verità impone, il mantenimento dell’unità delle forze in azione, opponendosi in maniera decisa e senza appello alla divisione delle forze, alla dispersione delle forze.

La Wehrmacht pur nella lunghezza del fronte e per tutta la guerra si attenne sempre fermamente a tal principio, la sua offensiva sul saliente di Kursk tendeva infatti alla realizzazione di tale fine. Guderian sulla Mosa e poi per l’avanzata su Mosca aveva avanzata un qualcosa di similare all’elaborato sovietico, quando parlava di avanzare comunque con le avanguardie delle sue divisioni corazzate senza aspettare il resto dell’esercito, ma non aveva dato risoluzione al problema per cui la sua proposta nelle condizioni in cui veniva formulata era decisamente errata ed è inutile che Hart insista in tal senso, giacché neppure lui era giunto alla soluzione complessiva del problema. Guderian come Hart aveva istintivamente colto, avvertito a livello epidemico il problema ma non l’avevano né intelletto né datavi soluzione alcuna.

I sovietici l’adottano in maniera abbastanza ampia, ne fanno un uso ampio anche in molte situazioni tattiche.

Nell’attraversamento di un fiume, incontrata una forza resistente, anziché forzare quel punto o sceglierne un altro, il generale sovietico lancia un attacco su più punti fino a disarticolare la forza nemico su quel tratto di fronte e passa in più punti, in questo caso circa sette furono i punti sottoposti ad attacchi ed al passaggio.

Questo a riprova di come tale nuovo principio fosse consolidato nella concezione teorica sovietica, tale da trovare le più ampie applicazioni nei punti più disparati e costituire iniziative del singolo generale nell’affrontare un particolare problema posti in quelle specifiche circostanze.

Il nuovo principio teorico, impensabile fino alla 1a guerra mondiale, nelle nuove condizioni diviene scientificamente corretto. Esso prendeva in debita considerazione proprio ed esattamente le condizioni nuove nelle quali la guerra avveniva.

Il tratto distintivo per l’ingresso del carro e dell’aereo e loro combinata era la mobilità, la velocizzazione dei movimenti. E’ questo consentiva la rottura di quella fissità del mantenimento dell’unità delle forze in azione. Ciò che veniva disgiunto poteva essere ricongiunto in tempi sufficiente brevi tali da compensare quella dispersione. In una condizione ippotrainata già lo spostarsi lungo il fiume da attraversare comporta tempi e quindi ritardi sul piano generale di cui l’azione ed il movimento di quella divisione o battaglione ne costituiva parte con ricadute su tutto il piano militare e la situazione militare su quel teatro di guerra oltre che esporsi ad un fuoco nemico, per la lentezza nella quale tali movimenti avvenivano, altrettanto per l’attraversamento del fiume ed ancora di più per la ricomposizione della divisione e la ripresa della marcia.

La potenza di gittata dell’artiglieria mobile e dei carri armati erano già in grado di coprire tale movimento “ anomalo” non diversamente dalla copertura aerea.

Questo elaborato teorico e quindi la strategia e la tattica, e quindi le operazioni militari dell’Armata Rossa, mise in gravi difficoltà la Wehrmacht, che ne usciva costantemente disorientata. Essa infatti non riusciva mai a capire i veri intenti strategici di un’azione, rimanendone poi alla fine sempre colta di sorpresa.

Dai Diari, Memorie, rapporti allo Stato Maggiore, ecc. esce sempre questo stupore della Wehrmacht e questa loro incapacità di spiegare le azioni, le scelte  ed i comportamenti della Armata Rossa e meno che mai in grado di prevederne le azioni future dal battaglione, alla divisione , al corpo d’armata, al “ Fronte”.

Lo Stato Maggiore sovietico aveva cioè sempre una visione strategica più ampia, capillare, ricca, articolata di quanto la Wehrmacht potesse essere in grado di intelligere. Lo stesso Hart che pure scrive a decenni di distanza ed è un esperto militare d’eccezione no riesce a cogliere questo movimento più complessivo che lo Stato Maggiore sovietico mette in atto. E’ il caso, che abbiamo riportato, che lui non riesce a comprendere i motivi dell’accanita resistenza sovietica anche in condizioni, scrive lui, ma noi lo abbiamo criticato, strategiche senza vie d’uscita.

La Wehrmacht si trova così sempre smarcata e quindi sempre sotto l’egemonia sovietica, succube dell’egemonia militare sovietica. Ed agisce sotto questa pesante cappa che la porterà ad agire secondo gli schemi che lo Stato Maggiore sovietico aveva previsto e provveduto, finendo così per fare la parte delle “ testi di legno”.

A Kursk ma poi in tutti i punti chiave della ritirata verso Berlino sono solo prevedili, ma molte azioni sono quelle ove lo Stato Maggiore sovietico aveva visto la Wehrmacht che agirà secondo i piani strettici sovietici come a Kursk, come a Varsavia. ed altrove.

Sul piano della Scienza militare lo Stato Maggiore sovietico apporterà decisi contributi ed i campi di battaglia comproveranno tale superiorità militare dello Stato Maggiore sovietico.

 A partire dall’estate 1943 l’Armata Rossa lanciò un’offensiva, che si svolse ad ondate successive, dapprima intervallate da pause e poi ininterrotte, senza più fermarsi fino alla disfatta. Contrariamente a quella tedesca, non ebbe andamento stagionale ma si sviluppò con lo stesso slancio sia d’estate che d’inverno, interrompendosi in qualche settore per consentire al grosso delle truppe ed al materia le di raggiungere gli elementi avanzati, così da costituire trampolino per il nuovo balzo. .. Le impennate dei tedeschi, anche registrando qualche successo iniziale, si rivelavano presto senza speranza, perché contemporaneamente su altri teatri d’operazioni dell’immenso fronte essi erano stati costretti a retrocedere e quindi in definitiva era sulle nuove posizioni, raggiunte più che scelte dalle unità in ritirata, che doveva essere schierato il complesso delle nuove forze.

       Nel corso dell’operazione dimostrarono di saper sviluppare un tipo di minaccia alternativo non appena in un determinato assalto veniva meno l’impeto iniziale, e con esso la possibilità di provocare un crollo generale delle difese nemiche. Ogni volta che un colpo concentrato mostrava di aver perso la sua capacità di logorare fino all’esaurimento le risorse dei difensori schierati lungo quel particolare tratto di fronte, egli riusciva a rinnovare l’effetto iniziale sviluppando una serie di attacchi lungo un tratto di fronte più ampio, così da estendere il processo di logoramento. Proprio questo è di regola il tipo di strategia più fruttuoso e meno dispendioso quando una controffensiva si trasforma in una vera e propria offensiva, e perde quindi la classica forza iniziale della molla compressa e poi improvvisamente liberata.

La tendenza dei sovietici ad alternare nel tempo e nello spazio gli attacchi era intanto diventata ancora più marcata che nella fase iniziale della loro offensiva.

.. Il modo progressivo e variabile in cui i sovietici avevano saputo approfittare dei punti deboli del nemico, costituiva la migliore dimostrazione del miglioramento della loro superiorità bellica.

    Esaminando il susseguirsi delle operazioni che erano sfociate nella conquista di tutta una serie di importanti località chiave, si constata che in ciascun caso, anche quando seguiva cronologicamente una avanzata nelle immediate vicinanze, la conquista era in realtà la conseguenza di una mossa indiretta, che aveva reso la località in questione virtualmente indifendibile, o come minimo l’aveva privata del suo valore strategico. L’effetto di questa serie di azioni di leve indirette può essere chiaramente individuato nell’andamento delle operazioni. Il comando dell’Armata Rossa potrebbe essere paragonato ad un pianista che muoveva rapidamente le mani su e giù per la tastiera.

Sebbene la tecnica del ritmo alternato fosse stata già impiegata dal maresciallo Foch nel 1918, l’offensiva lanciata dai sovietici all’inizio del 1943 costituì un’applicazione più sottile e nello stesso tempo più rapida di quel metodo strategico. Di volta in volta, la scelta del punto d’attacco si rivelò più idonea a trarre in inganno il nemico e l’operazione nel suo complesso fu punteggiata di pause più brevi. Mentre le mosse preparatorie non erano mai indirizzate chiaramente contro la località prescelta per l’attacco, le mosse di complemento erano spesso “ dirette” in senso geografico – e quindi indirette in senso psicologico, in quanto provenivano dalla direzione più inaspettata.

Ma questo diveniva possibile per la crescente quantità di equipaggiamenti prodotta dai nuovi grandi stabilimenti degli Urali o messa a disposizione degli alleati. I suoi carri armati non erano secondi a quelli di nessun altro esercito; anzi, quasi tutti gli ufficiali tedeschi li consideravano migliori dei loro. .. sul piano delle prestazioni, della resistenza e dell’armamento essi avevano raggiunto un alto livello di efficienza. L’artiglieria russa era di qualità eccellente, e le carenze manifestatesi nel 1942 avevano portato alla produzione su vasta scala di razzi e lanciarazzi – di più agevole fabbricazione rispetto ai tradizionali pezzi di artiglieria – di grande efficienza. Il fucile sovietico era più moderno di quello tedesco, e capace di una più elevata velocità di tiro, mentre quasi tutte le armi da fanteria più pesante non erano inferiori a quelle tedesche.

Ma questa innovazione teorica, di estrema importanza, che poneva lo Stato Maggiore sovietico almeno di una spanna più alti di tutti i precedenti capi militari che la Storia ha conosciuto, poneva una serie di questioni inedite per la sua applicazione.

I russi hanno sostituito la resistenza sul posto con una tattica difensiva elastica.

    In realtà i sovietici hanno elaborato la tattica della difesa-attaccante, ossia di una particolare combinazione di difensiva-offensiva, ove ogni azione di attacco tedesca deve trovare un contrattacco, dove la posizione difensiva, essendo il teutonico che deve attaccare, viene esaltata nelle sue qualità positive, per cui l’Armata Rossa è sulla difensiva quando attacca ed è all’attacco quando si difende.

E’ una complessa combinazione attacco/difesa, che qui viene sintetizza con l’espressione assai impropria di “ tattica difensiva elastica”.

Unitamente a questo si trattava di combinare la lotta di resistenza armata delle popolazioni nei territori occupati dai nazisti, unitamente a quella della milizia popolare.

Perché questa altra forma di guerra potesse dare i suoi frutti occorreva anche qui elaborarla nelle nuove condizioni in cui essa veniva ad operare, ossia alla luce delle nuove condizioni in cui le innovazioni tecniche avevano portato la guerra.

La lotta popolare stessa aveva subito modiche nel corso dei secoli, a seconda delle modifiche tecniche che nuovi strumenti bellici avevano determinato.

Anche qui divenivano centrali gli insegnamenti di Federico Engels.

Federico Engelsall’indomani dell’introduzione del nuovo fucile Championnet scrisse che esso comportava profonde modifiche nel campo della teoria, dell’organizzazione, della formazione e della scuola militare.

Indicava che per il vo lume di fuoco in grado di sviluppare e per le caratteristiche tecniche di costruzione, unitamente al cannone leggero semovente, determinava il tramonto definitivo della lotta di strada attraverso la struttura delle barricate ed a volume di fuoco limitato.

Il volume di fuoco e la precisione del nuovo fucile aveva facile gioco su quelli dei combattenti sulle barricate che non potevano più come per il passato fabbricarlo da solo, giacché mentre il vecchio per le condizioni tecniche poteva facilmente essere costruito da un armiere, mentre il nuovo richiedeva una perizia tecnica che l’armiere non poteva avere ed un apparato tecnico produttivo che non era nelle possibilità dell’officina del vecchio armiere,  e quindi opporre un volume di fuoco per singolo fucile pari a quello in dotazione all’esercito che andava a reprimerli; mentre la possibilità del trasporto di un cannone leggero o di una batteria di esso  aveva facile gioco della barricata stessa.

Marx ed Engels sulla base di queste due importanti innovazioni tecniche nel campo militare, e le consequenziali  sul piano politico, istituzionali, ecc. che ne scaturivano a cascata, giunsero alla conclusione del superamento della teoria della “ rivoluzione permanente” ed elaborarono la teoria della “ rivoluzione ininterrotta”.

Era indubbio che la lotta popolare armata non poteva più essere condotta come per il passato e che abbisognava di una nuova e profonda elaborazione alla luce della realtà nuova degli anni Trenta.

    La guerra civile spagnola costituì un eccellente banco di prova e sperimentazione. E qui, a parte evidenti raggruppamenti di infiltrati fascisti e nazisti oltrecchè britannici,sorsero e trovarono alimento lo scontro tra due concezioni.

Unaera la vecchia che tendeva a riproporre l’impostazione che ricalcava lo stereotipo dell’esercito rivoluzionario tradizionale basato sulla milizia popolare e cittadina, quale si era venuta sviluppando a partire dalla rivoluzioni borghesi del 1600, tra cui la più importante quella inglese ed affermatasi poi con la Rivoluzione Americana, Francese e poi nella lotta di classe del 1848, ma che già con la Comune di Parigi evidenzio i suoi limiti, ma continuando a restare centrale ed affermarsi con la Rivoluzione d’ottobre e le rivoluzioni del periodo 1917-1922.

L’altracercava di fare i conti con l’introduzione dei nuovi mezzi tecnici e la nuova teoria della “ avanzata a fiume in piena” e poi “ guerra lampo”. L’esperienza cinese apportava spunti, ma non avveniva nelle nuove condizioni, ma ancora nelle vecchie condizioni ed il confronto militare si manteneva ancora su un teatro limitato che impegnava poche decine di miglia di uomini.

Molte questioni e scontri che si verificheranno nelle forze rivoluzionarie ed in specifico nelle Brigate Internazionali aveva alla base queste questioni teoriche. Avvenendo nel fuoco della drammaticità degli eventi subirono distorsioni, diffrazioni oggettive ed umane, che poi la propaganda ha esasperato nel tentativo di attuare una scissione nel campo della pace, arricchendoli spesso di dotti e piccanti particolari.

    Il problema era allora una diversa struttura delle formazioni militari con compiti limitati, di supporto e non già in sostituzione delle forze armate regolari, diciamo così e con una strutturazione agile in grado di plasmarsi sulle realtà territoriali ove agiva ed in base alla massa del nemico che doveva attaccare. Esse dovevano avere un comando centralizzato di tipo militare in quanto formazioni militari, ma una struttura in grado di frazionarsi e poi ricomporsi sulla base dell’obiettivo tattico che l’azione doveva assolvere e delle azioni che doveva assolvere nell’àmbito del piano di guerra centrale. Consequenzialmente la stessa struttura della formazione trovò nella Brigata la sua formalizzazione. Essa assumeva una varietà di ruoli e compiti dal Plotone alla Divisione a seconda del raggio d’azione che aveva. Ma rimaneva un’organizzazione leggera, con armamento leggero e quindi doveva strutturare la sua azione sull’armamento leggero ed i compiti dovevano essere stabiliti dentro tali limiti leggeri della formazione militare della Brigata.

Per la sua natura una particolare funzione doveva essere svolta dal Commissario Politico, ossia da una lavoro di formazione politica e militare in grado di dare quella compattezza ed omogeneità e unitarietà di volontà all’azione militare, non agendo qui la Disciplina militare , se non misura assai ridotta e decisamente in forma diversa che nell’esercito regolare.

 L’esperienza successiva delle lotte di liberazione nazionale, che si svilupperanno a partire dagli anni Cinquanta e che avevano a base l’elaborato teorico dello Stato Maggiore sovietico e l’esperienza accumulate dei movimento di resistenza popolare che si svilupperanno a partire dal 1943 in tutto il mondo, confermerà appieno questo elaborato. Qui essa subisce una modifica non essendoci alle spalle un esercito regolare, le formazioni partigiane nella prima fase hanno il compito di indebolire, fiaccare e di disarticolare le forze e del comando nemico ed in questa fase accumulare le forze per la formazione in esercito regolare.

Le formazioni partigiani furono così messe in grado di assolvere ai nuovi compiti nelle nuove condizioni in cui avveniva la guerra.

Variante di tale movimento era dato dalla milizia popolare di città e di villaggio, che si integrava con le formazioni regolare come a Stalingrado, Leningrado, ecc.

Lo Stato Maggiore sovietico risolve brillantemente tutti questi problemi, garantendo così i successi e poi la vittoria all’Armata Rossa nella sua avanzata fino alla Vistola, ossia fino al giugno- settembre 1944.

La terza fase dalla Vistola a Berlino è la fase dell’assalto, che doveva portare in volata l’Armata Rossa a Berlino.

Una nuova massa di problemi si presentavano e richiedevano una soluzione sul piano teorico, affinché il nuovo piano militare portasse i frutti della vittoria.

I problemi principali riguardavano due questioni:

a. quello del rifornimento e delle comunicazioni , che nelle nuove condizioni costituiva il problema principale;

b. quello della tattica militare.

a. Mentre la Germania aveva scatenato l’aggressione partendo dai confini occidentali dell’U.R.S.S., l’U.R.S.S. invece parte da Mosca per giungere a Berlino.

La sua linea di fronte si allungava in lunghezza e profondità con una massa enorme che si doveva spostare lungo le tre direttrici convergenti su Berlino, che avevano provveduto a sconfiggere il III Reich nei Balcani e li avevano spinti verso Berlino, e dove la Germania continuava a tenere oltre il 75% delle forze concentrate sul fronte orientale, basti pensare che nel gennaio 1945 riesce a ancora a postare 75 divisioni sul fronte orientale ( Accordo Wolff-Berna ) con un’accanita resistenza tendente a contrastare metro per metro l’avanzata dell’Armata Rossa, basta pensare alla stessa ed assolutamente inutile resistenza nella stessa città di Berlino, a differenza di quella che opponeva all’avanzata da ovest le truppe anglo-statunitensi.

L’esperienza della Wehrmacht documentava abbondantemente la vitalità dei rifornimenti e delle vie di comunicazione sia per trasportare truppe, materiale bellico: pezzi di ricambio, munizioni, truppe, carburante, viveri, vestiario, e tutti i servizi collegati: officine, ospedali, cucine da campo, ecc.

Essi dovevano essere sempre a disposizioni delle truppe in avanzata se si voleva imprimere e mantenere quel ritmo incalzante, cavalcante, mozzo fiato con il quale tenere costantemente e possentemente il nemico sotto scacco, sotto pressione al fine di sottrargli l’iniziativa e tenerla saldamente in pugno. Nessuna sosta: dalla Vistola a Berlino

Uno dei più banali problemi era quello ferroviario, dato dalla ridotta differente in uso in U.R.S.S. e nei restanti paesi europei. Questo problema creò enormi ritardi, disservizi e disorganizzazione e confusione per il rifornimento di materiali alle truppe in avanzata alla Wehrmacht, i cui treni giunti alla frontiera sovietica dovevano fermarsi e o trasbordare su altri treni sovietici oppure trasportati con altri mezzi: su gomma, ecc.

Lo Stato Maggiore sovietico provvide a tutta questa massa di problemi in maniera egregia.

b. Il punto chiave è il rovesciamento della situazione:

adesso erano i tedesche che operavano lungo un fronte più ristretto e quindi le sue minori forze si trovavano questa volta a muoversi su questo fronte accordato, consentendo loro di resistere meglio con una maggiore mobilità delle loro linee interne.

Adesso erano i sovietici che avevano un lungo fronte su cui veniva a diluirsi la forza messa in campo e la cui avanzata costituiva un ulteriore allungamento del fronte in profondità e lunghezza ed un allontanamento dalla propria base e quindi un allungamento delle linee di comunicazione.

La tattica adesso doveva consentire di mantenere la forza d’urto dell’esercito e quindi l’unità delle forze. Ecco che allora la forma di attacco è quella di un centro da cui si dipartono tante lance offensive nelle varie direzioni da sottoporre a pressione e ad attacco, secondo un pian preordinato, confermando quella forma “ a pianista”ma con varianti in crescendo.

    Nei rapporti dei ricognitori aerei tedeschi l’avanzata sovietica era descritta come un’immensa piovra che protendeva i suoi lunghi tentacoli  tra le città della Slesia. Essi parlavano di interminabili colonne di autocarri, carichi di rifornimenti e di rinforzi provenienti da est.

La loro avanzata appariva come un’insieme di lance avanzati a raggiera in direzione di Dvinsk, Vilna, Grodno, Bialystok e Brest-Litovsk. Vilna fu raggiunta il 9. luglio. 1944 e cadde il 13, dopo che forze mobili sovietiche l’avevano aggirata da ambedue i lati. Quello stesso giorno, 13, un’altra “ lancia” arrivò a Grondo.

Entro la metà di luglio l’Armata Rossa aveva spazzato via i tedeschi non solo dalla Bielorussia ma anche da metà della Polonia nord-orientale. Le sue forze più avanzate stavano addentrandosi in Lituania e non erano ormai molto lontane dalla frontiera della Prussia orientale. Esse si trovavano quindi circa 300km ad ovest del fianco del gruppo di armate Nord tedesco di Friessner, ancora schierato davanti alle vie d’accesso orientali degli stati baltici. Le avanguardie di Bagramjan in marcia verso Dvinsk erano più vicine alla base tedesca di Riga di quanto non fosse il fronte di Friessner. Raggiungendo il Niemen al di là di Vilna, Cernjakovskij era quasi altrettanto vicino al Baltico, lungo una linea che si trovava molto più ad ovest. Sembrava dunque che una duplice barriera stesse per scendere alle spalle Friessner prima che egli potesse ritirarsi. La sua situazione era resa ancora più difficile da un’estensione dell’offensiva sovietica verso nord, nel settore di Pskov, dove un nuovo gruppo di armate, il “ terzo fronte baltico” di Maslennikov era entrato in azione al fianco di quello di Eremenko.

Nello stesso tempo lo sforzo a cui era sottoposto il fronte tedesco nel suo complesso cresceva a dismisura in conseguenza di un fatto nuovo di ancor a maggiore portata: offensiva a sud delle paludi di Pripjat ( tra Tarnopol e Kovel, dove i tedeschi avevano iniziato a ritirarsi ). L’offensiva si sviluppò lungo due direttrici: l’ala destra scavalcò il Bug e si diresse verso Lublino e la Vistola convergendo con l’avanzata di Rokosovskji a nord delle paludi, che ora stava deviando per passare a sud di Brest-Litovsk; l’ala sinistra sfondò il fronte nemico nei pressi di Luck e aggirò Leopoli da nord.

Le forze di Konev entrarono a Leopoli il 27. luglio. 1944. …L’enormità dello sforzo offensivo sovietico fu clamorosamente testimoniato dalla conquista nello stesso giorno di Stalislanov ai piedi dei Carpazi, di Bialystock nella Polonia settentrionale, di Dvinsk in Lettonia e del nodo ferroviario di Siauliai sulla linea ferroviaria che collegava Riga alla Prussia orientale. Quest’ultimo colpo, scaturito dalla fulminea penetrazione operata da una delle colonne corazzate di Bragamjan, minacciò di segnare il destino delle forze tedesche ancora schierate a nord.

Eppure anche questo successo passò in secondo piano di fronte alla profonda avanzata nel settore centrale del fronte ed alla minaccia che essa comportava per i tedeschi. …il 24 luglio. 1944 approfittando del fatto che le armate tedesche erano divise dal Pripjat e dalla confusione provocata dall’offensiva che si stava sviluppando a sud di esso, l’ala sinistra di Rokosovskji era entrata di slancio a Lublino, solo 50 km ad est della Vistola e 160 km a sud-est di Varsavia, mentre altre piegavano verso nord puntando su Varsavia. Il giorno dopo, il 25. luglio. 1944, i tedeschi abbandonarono Brest-Litovsk, mentre una delle colonne sovietiche che aveva aggirato la città arrivava a Siedlce, 80km ad ovest di Brest-Litovsk e poco più di 60 km ad est di Varsavia.

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Il 31. luglio. 1944, però, minacciati da una crescente pressione laterale i tedeschi furono costretti ad abbandonare Siedlce ed una delle colonne di Rokosovskji raggiunse i sobborghi di Praga, quartiere periferico di Varsavia che sorge sulla riva orientale della Vistola.

Qui gli intervelli tra attacco, difesa, raccolta delle forze e nuovo attacco si susseguono spasmodicamente e dove vi è il raccoglimento delle forze in altri punti del fronte il nemico è sottoposta ad attacco, è tenuto sotto la minaccia dell’offensiva sovietica.

La struttura dei “ Fronti” viene di nuova riorganizzata, riorganizzata la struttura del comando militare generale sulla base dei problemi nuovi ei dei compiti nuovi che l’assalto senza soluzione di continuità: dalla Vistola a Berlino comportava.

Il piano militare sovietico in quanto piano logico dialettico.

Questo ferma in maniera inequivocabile l’ampia e poderosa concezione strategica della “ cricca della cavalleria”, la sua totale modernità nel concepire un piano di guerra sulla base delle condizioni nuove nelle quali la guerra viene a svolgersi, determinate dallo sviluppo scientifico e tecnologico applicato alla Scienza Militare. Da luglio 1943 è un dispiegarsi logico, razionale, un distendersi tranquillo, maledettamente consequenziale, di tutta l’azione militare sovietica, ove ogni elemento, dalla battaglia di una brigata a quella di gruppi armate su qualsiasi punto del fronte dal Baltico al Mar Nero e poi da qui verso i Balcani e poi fin dentro Berlino ha una sua logica e si inquadra in un ben preciso piano e tutto contribuisce alla più generale economia del piano di guerra.

Il piano di guerra costituirà un autentico capolavoro di genio e di scienza militare: sufficiente preciso con consentire ad ogni elemento di concorrere alla più generale economia del piano di guerra, ma sufficientemente elastico da poter consentire le più ampie varianti tattiche, in grado di poter prevedere le più svariate direttrici di marce e le più specifiche e particolari decisioni: avanzate, ritirate, pressione, spostamento di forze da un lato ad un altro dello  schieramento, spostamento di forze e spostamento continui dei punti da porre sotto pressione o attacco e poi concentramento dello sforzo sul punto principale. Raggiunge così il massimo della centralizzazione coniugata con il massima della decentralizzazione, per quella organizzazione dei comandi in “ fronti” che porterà Liddel Hart a scrivere:

       “ Il comando dell’Armata Rossa potrebbe essere paragonato ad un pianista che muoveva rapidamente le

         mani su e giù per la tastiera.” ( pag. 675 )

Tutto si prospetta con una tremenda consequenzialità logica, ferrea: un’azione scaturisce dall’altra, mette crisi parti del fronte nemico e quindi prepara l’azione successiva, che non è determinata univocamente, giacché le falle aperte nel saldo e ben concatenato schieramento nemico sono più di una e consentono così di portar e la minaccia su più punti e così la minaccia di un singolo punto, costringendo il nemico a parare almeno parti delle falle che si sono aperte, ne determina lo scompiglio e la disarticolazione maggiore dell’intero schieramento e così ogni azione sovietica determina una reazione a catena nelle sue operazioni militari ed un’altrettanto reazione a catena nello sfaldamento, sbriciolamento, disarticolazione del fronte nemico,che viene sempre più a trovarsi sottoposto alla volontà unica e possente del suo nemico ed il totale ed assoluta sua balia: deve così subire l’iniziativa nemica,che decide dove come e quando deve attaccare, perché la precedente azione lo ha spinto in quella determinata situazione, ed in quella situazione in cui il nemico l’ha spinto le scelte consequenziali sono quelle, e sono quelle che il piano del nemico ha previsto e vuole che vengono fatte al fine di migliorare la sua posizione tattica e strategica, in grado cioè di poter consentire l’azione susseguente. E’ un maledettissimo circolo vizioso nel quale il nemico incatena le forze avverse, inchiodandole in una realtà strettamente ed unicamente e ferramente logica, razionale: il nemico è così totalmente, assolutamente, sottoposto alla volontà del suo nemico ed esegue i piani che il nemico vuole che vengano eseguiti, senza scampo alcuno. Il piano militare è solo l’esecuzione di un piano logico, simile a tentacoli potenti, che ti afferrano nella loro stretta da tutte le parti, e da cui non ti puoi svincolare:o ti arrendi o ti decidi ad affrontare un fiasco completo”.

Quando inizia un attacco in un singolo punto dei 12 fronti secondo un piano rigorosamente logico si mette in movimento tutto il fronte e tutti i 12 fronti, come, appunto, il pianista di cui pala Hart, secondo il piano militare di guerra. E’ cioè il piano militare di guerra che stabilisce quando quei punti, o quel punto, deve essere sottoposta ad un attacco, ne stabilisce il modo, le forme, i tempi, ne dispone le forze adeguate sufficienti e necessaria al raggiungimento dell’obiettivo che a quell’attacco ha affidato entro la più generale economia del piano ed entro le direttici strategiche che il piano deve perseguire. Questo comporta la modifica dell’intero fronte nemico e proprio e questo indipendentemente se in un punto si è potuto andare incontro a problemi.

Il piano militare è innanzitutto un piano logico-organico, questo significa che in alcuni punti il nemico è passato, ed è stato fatto passare per tenerlo impegnato e non farlo confluire altrove, come a Stalingrado con Manstein, o per spingere il nemico in un determinato punto e li istigalo all’offensiva come a Kursk, oppure la vittoria adesso si rivela dopo un errore averla conseguita, perché comporta conseguenze negative tali, che inchiodano l’esercito in una data situazione e nel giro di 5 mesi i tedeschi si renderanno conto di  tutta la negatività dell’aver voluto conseguire quella vittoria.

Vediamo Kursk dalla descrizione di Hart:  “ Ciò che le armate tedesche guadagnarono grazie all’accorciamento del fronte nord – Rzev fu evacuata all’inizio di marzo  ed entro il 12 l’intero saliente a forma di pugno dinanzi Mosca fu abbandonato, compreso l’importante centro di comunicazione di Vjazma – fu però più che compensato dalla nuova estensione – e tentazione – conseguente al successo della controffensiva nel settore meridionale. Esso ebbe l’effetto di rendere vana la speranza dei generali che Hitler si convincesse dell’opportunità di approvare un lungo passo indietro  fino ad una salda linea difensiva ben al di là della portata dei sovietici, dove le forze tedesche potessero finalmente riorganizzarsi.” ( pag. 678 )  Le armate tedesche vengono attratte e strette e chiuse a Kursk!

    “ Grazie al successo della controffensiva, non era più così urgente abbandonare il bacino del Donec.

… . Avendo riconquistato Belgorod e tenuto Orel, egli godeva ora di eccellenti posizioni di fiancheggiamento dalle quali lanciare una manovra a tenaglia contro la zona di Kursk, appena riconquistata dai sovietici. Troncando alla base  quel grande saliente, egli avrebbe aperto nel fronte sovietico un immenso varco, e non appena le sue divisioni corazzate avessero cominciato a dilagare attraverso di esso avrebbe potuto accadere di tutto. … . Seguendo questa linea di ragionamento era ovvio che Hitler arrivasse alla conclusione, .., che uno sfondamento nella zona di Kursk gli avrebbe permesso di riprendere il sopravvento, risolvendo tutti i suoi problemi.” (Pag. 679 )

    E’ evidente che Le forze armate tedesche vengono attirate verso Kursk e sapientemente alimentate le loro speranze di una ripresa, affinché concentrassero gli sforzi lì dove i sovietici avevano già preparato e predisposto le loro forze e dove avevano deciso che le forze tedesche concentratesi e riorganizzatesi in quel punto scatenassero la rituale offensiva d’estate: Kursk

    “ Anche se l’offensiva principale doveva svolgersi nel settore di Kursk il suo programma estivo prevedeva anche quell’attacco contro Leningrado che giù due volte era stato rinviato ( per inciso, è curioso rilevare come il suo piano ricalcasse le linee ed i punti di quello del 1942 ). A spianare la via all’attacco terrestre contro Leningrado avrebbero provveduto le 2 divisioni di un corpo di paracadutisti appena costituito.” (Pag. 679 )

        Lo Stato Maggiore Supremo della Wehrmacht è oramai totalmente in panne.

L’attacco su Leningrado non ha alcuna funzione rispetto all’offensiva principale su Kursk e costituisce un inutile dispersione di forze, che potevano essere concentrate su Kursk. Solo successivamente ad una riuscita dell’offensiva su Kursk poteva aere senso, ed aveva senso, un’offensiva su Leningrado, sia pure nella fase finale dell’offensiva vincente, al fine di attuare una pesantissima pressione alle spalle dei sovietici, ma così significa stare fuori di testa.

Pag. 680

     “ L’offensiva su Kursk sarebbe stata condotta dall’ala sinistra di Manstein ( contro il fianco meridionale del saliente ) e dall’ala destra del gruppo armate Centro di Kluge ( contro il fianco settentrionale ).

(…) attaccando avrebbe potuto eliminare le irregolarità del loro schieramento e sconvolgere i preparativi del nemico verso una nuova offensiva. Tutti gli sforzi furono così dedicati alla riuscita dell’attacco, senza alcuna preoccupazione per quelle che sarebbero state le conseguenze di un suo fallimento e per il fatto che il dispendio delle riserve appena accumulate avrebbe recluso ogni successiva possibilità di difesa.”. ( pag. 680 )

    In realtà le teste di legno teutoniche stavano facendo esattamente quanto i sovietici volevano che facessero. Nel piano di guerra sovietico lo scontro risolutivo a Kursk ove annientare le armate tedesche era la conditio sine qua non per l’inizio dell’offensiva della cacciata delle truppe tedesche dal suolo sovietico e l’inizio dell’avanzata verso Berlino attraverso i Balcani ed a Nord attraverso la Prussia orientale. Fin quando rimanevano ancora consistenti forze diveniva non realizzabile il piano di guerra della ricacciata e dell’avanzamento su Berlino. Le forze tedesche dovevano essere attirate ed annientate a Kursk.

A Kursk, ritirandoli anche da altri fronti, oltrecchè a dare fondo alle riserve per quell’anno, i tedeschi lanciarono oltre 1milione e 500mila uomini e concentrarono la massima potenza in carri armati dando così vita alla più grande battaglia di carri armati della Storia.

        E’ il caso della battaglia ad ovest di Jasidove i tedeschi realizzarono uno sfondamento minacciando conseguenze più gravi per le armate di Schorner che lancia Mantueffel ad arginare lo sfondamento. Qui la superiorità sovietica è schiacciante anche grazie ai nuovi e possenti carri armati appena giunti dalle fabbriche il nuovo Josif Stalin. Mantueffel argina lo sfondamento e ricaccia i sovietici. I tedeschi impiegarono 500 carri armati per arginare lo sfondamento e stabilizzare il fronte.

Ma il risultato immediato ottenuto si rivelò un’autentica iattura:

Così scrive Hart:

“ Questo successo sarebbe stata la rovina dei tedeschi cinque mesi dopo.

… . Fu, dunque, a causa di questo successo che le forze tedesche in Bessarabia furono costrette a restare in una posizione esposta, molto ad est della frontiera montuosa dei Carpazi e del Varco dei Galati, mentre alle loro spalle le retrovie si andavano sfaldando sotto la pressione del popolo romeno.”.

Questo perché essi avevano una visione statica, metafisica dei processi per cui non riuscivano ad leggere il più complessivo  rapporto di interdipendenza che legava i vari fronti.

Sono così facile gioco della “ cricca della cavalleria”. Ma di esempi del genere ne è poi piena l’intera guerra d’aggressione tedesca all’U.R.S.S. E’, quindi quello sovietico, un piano logico superiore alla vecchia logica formale, è invece un corposo e possente piano logico dialettico. Ed è proprio la dialettica l’elemento chiave che farà la differenza non solo tra i piani di guerra della Wehrmacht e quelli della “ cricca della cavalleria”, ma innanzitutto e soprattutto tra la concezione militare della “ cricca della cavalleria” e quelli della Wehrmacht. La logica formale, le consequenziali prime che derivavano dalle modifiche che pur avevano visto, ma che in realtà avevano visto Fock, Hart e De Gaulle, li inchioda ad una lettura statica e non dinamica, li inchioda a quella visione metafisica del leggere i singoli aspetti e dei singoli aspetti le più immediate consequenziali tali o ritenute tali e non invece la totalità della materia e quindi a dispiegare l’azione su tutti i lati possibili della materia: dalla politica, alla società civile, alla scienza ed alla tecnica, coniugata strettamente con la realtà da trasformare e lette dentro le esigenze militari e far scaturire da questo complesso l’elaborazione creativa, scientifica, della Scienza Militare.

Essi cioè che pure avevano letto, ma in verità l’avevano letto Foch,Hart e De Gaulle, le più immediate conseguenze che l’introduzione dei nuovi mezzi comportava non avevano poi letto le consequenziali intrinseche, ossia che l’introduzione di un maggiore movimento, di un maggiore dinamismo comportava poi, per conseguenza, una maggiore ed immediata interazione dei vari campi di battaglia e dei vari fronti e dei vari teatri di guerra.

restano così inchiodati a quella visione metafisica, statica, della vecchia scuola militare borghese.

Essi cioè non avevano colto che quell’introduzione di quei mezzi tecnici decretava l’ingresso della Logica dialettica nella Scienza Militare decretandone nel contempo, e senza appello, la fine di tutta la precedente concezione logico-teorica, che invece la “ cricca della cavalleria” aveva ben compreso e che Tukacevskij e compari non avevano minimamente compreso, ancora legati agli schemi della scuola militare zarista da cui poi provenivano. La logica dialettica li porta in via immediata al superamento del formalismo per una concezione pragmatica. Ma questo era anche il risultato di una lunga battaglia teorica, che ora qui la Scienza Militare se ne avvantaggiava, che si sviluppò tra il 1926 ed il 1935 in seno all’Accademia delle scienze dell’U.R.S.S. e del Pc (bolscevico ) dell’U.R.S.S. circa la coniugazione del materialismo dialettico con lo spirito pratico americano e con la metodologia scientifica di Bacone, che costituiranno la base decisiva per quel poderoso slancio della scienza sovietica in tutti i campi, che riuscirà a mantenere una forte preminenza fino alla fine degli anni CInquanta ed i primi degli anni Sessanta.

Questo porta per esempio a quella particolare organizzazione delle forze militari in “ fronti” e loro strutturazioni dei comandi; li porta alla ferrovia senza massicciate; li porta ai Katiuscia, ai T-34, o carri Stalin, ecc. Li porta così ad avere una totale visione, ossia dialettica, dell’intera campagna militare, nei suoi nessi con i rapporti internazionali, ossia dell’intero campo imperialista con le sue lotte interne e l’unità nella lotta contro il Socialismo. Li porta così a quella elaborazione di quel piano militare che altro no è che l’esecuzione di un possente piano logico dialettico.

E qui punto chiave è l’interdipendenza dialettica di offensiva-difensiva, attacco-difesa, offensiva di contenimento e difensiva di avanzamento; la lettura cioè che attacco e difesa sono due momenti dialettici e che interagiscono tra di loro, per cui quando si conduce una difensiva occorre condurla tenendo presente la controffensiva che prepari le condizioni della controffensiva nella e condizioni della difensiva a che prepari le condizioni dell’offensiva. Comprendendo bene come tra attacco e difesa se sono aspetti di una stessa medaglia, questo non significa che il passaggio dall’uno all’altro possa avvenire in maniera automatica, ma che tra i due si pongono infinite sfumature ove ciascuna infinitamente sfuma nell’altro e ciascuno è al tempo stesso l’altro e questo sia dall’angolazione di lettura del fronte sovietico e sia da quello del nemico, ossia tedesco.

Il piano deve allora tener presente come le questioni si pongono nei due campi, dalle due principali angolazioni di lettura, giacché poi il piano deve costituire la risultante non solo del divenire dell’uno nell’altro ma anche delle due angolazioni di letture e delle infinite forme  che da ciascuna angolazione ciascun  elemento prende.  Il modo concreto, reale di come l’una forma sfuma nell’altra è data dalle reali esatte, precise attente condizioni reali: rapporti di forza, schieramento delle formazioni, situazione economica, politica, sociale, civile interne a ciascun Stato ed evoluzione dei rapporti di ciascun Stato con tutti gli altri Stati. Sono questi gli elementi decisivi che determinano le forme dello sfumare dell’uno ( attacco ) nell’altro ( difesa ) e viceversa. E questo per ogni elemento contraddittorio di cui è composta la Scienza Militare, tipo: avanzata-ritirata in rapporto alle linee di comunicazione e dei rifornimenti, ecc. ecc. ecc.

Sul piano militare fu lo scontro tra due eserciti nemici, sul piano della scienza fu lo scontro epocale tra due logiche: una la vecchia logica formale Aristotele, l’altra la viva e possente logica dialettica che Marx,- Engels e Lenin avevano portato ai livelli di Logica, consentendole di fondarsi come Scienza del Pensiero. Ecco perché insieme alle possenti armate dell’U.R.S.S. cavalcano Engels, maestro nella Scienza Militare, e la logica dialettica, o materialismo storico-dialettico.

Il problema di avere una salda concezione dialettica era imposta non solo dalle modifiche che i nuovi strumenti tecnici avevano introdotto, ma anche dalla natura della guerra in atto: guerra di sterminio, che porta la Wehrmacht a sviluppare un fronte ampio, complesso, articolato. Si tratta qui di ben comprendere che ci si trovava di fronte un lungo, articolato, saldo, complesso fronte che trovava il suo sostegno, politico, economico, sociale, civile, istituzionale, e di cui ne era espressione, dell’intero campo imperialista.

Il fronte germanico costituiva, cioè, il fronte avanzato dell’Imperialismo, mentre il fronte anglo-statunitense nella fase 1941-1943 costituiva il fronte di riserva, ma dopo la sconfitta dell’offensiva sul saliente di Kursk è costretto a modificarsi rapidamente e divenire retrovia del fronte principale germanico e fronte di contenimento rispetto a quello sovietico.

La disarticolazione di questo fronte, che andava compreso in tutta la sua complessità ed articolazione, non poteva essere esclusivamente un compito militare, bensì una combinata. Andava cioè disarticolato l’intero fronte dell’Imperialismo nelle sue varie componenti, isolare quello avanzato, ossia germanico, e batterlo e inchiodare quello di riserva a ruolo di contenimento, stabilizzare la situazione in un nuovo e più avanzato fronte con la chiusura della guerra guerreggiata,ossia della guerra di movimento; trarre dalle posizioni conquistate gli elementi di una nuova strategia che consolidasse il nuovo fronte e costruisse le premesse per nuove avanzate.

Il trattato di Yalta è poi questo.

Sintetizzando.

LA STRATEGIA MILITARE SOVIETICA

    A partire dall’estate 1943 l’Armata Rossa lanciò un’offensiva, che si svolse ad ondate successive, dapprima intervallate da pause e poi ininterrotte, senza più fermarsi fino alla disfatta. Contrariamente a quella tedesca, non ebbe andamento stagionale ma si sviluppò con lo stesso slancio sia d’estate che d’inverno, interrompendosi in qualche settore per consentire al grosso delle truppe ed al materia le di raggiungere gli elementi avanzati, così da costituire trampolino per il nuovo balzo. .. Le impennate dei tedeschi, anche registrando qualche successo iniziale, si rivelavano presto senza speranza, perché contemporaneamente su altri teatri d’operazioni dell’immenso fronte essi erano stati costretti a retrocedere e quindi in definitiva era sulle nuove posizioni, raggiunte più che scelte dalle unità in ritirata, che doveva essere schierato il complesso delle nuove forze.

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In realtà, i tedeschi furono battuti da avversari superiori a loro oltre che per numero, indubbiamente anche  in fatto di materiali e di qualità. Furono battuti dal potenziale economico sovietico, in grado di produrre una maggiore quantità di armi nonostante la perdite dei più ricchi territori dell’U.R.S.S. ( l’aiuto fornito dall’America con la legge “ affitti e prestiti” fu pari a circa l’8% della produzione sovietica ).

Pag. 179  LA STRATEGIA SOVIETICA  TEORIA

l’azione delle Armate Sovietiche è un piano logico strettamente concatenato ed uno legato all’altro, l’uno apre all’altro, l’uno prepara l’altro e preparando l’altro apre molti altri punti di sfondamento, per cui l’intero fronte nemico viene pezzo pezzo smontato, disorganizzato, frammentato e poi frantumato ed infine annientato: tutto in un rigoroso e possente piano logico

    Il piano militare continua a dispiegarsi un pezzo, una mossa, dopo l’altra in maniera rigorosamente organica, precisa, esatta con un’eccellente scelta dei tempi in coniugazione perfetta con i mezzi e le forme.

Le azioni sovietiche, infatti, si sviluppano in intensità e profondità, per cui ogni nuova offensiva è più possente ed ampia ed avvolgente della precedete, esiste cioè un crescendo militare, che travolge, scompagina, annienta le forze nemiche, man mano che esse cadono nella rete dell’Armata Rossa.

Differentemente dal piano di guerra della Wehrmacht del giugno 1941 ove la potenza massima viene portata al momento dell’attacco iniziale e la prosecuzione dell’attacco era basato sulla contrazione della resistenza nemica e l’avanzamento, per cui la massa e la potenza da portare tendeva a contrarsi.

Nella teoria militare moderna si tende ad insistere su tale aspetto, questo può dare risultati solo se il nemico si fa annientare al primo colpo, ma se il nemico si attrezza per una guerra di lunga durata, questa teoria fa la stessa fine di quella del III Reich.

Ma il punto che qui vogliamo fermare, e che è poi quello che ci interessa, è l’impianto metodologico e teorico e quindi poi operativo decisamente superiore dello Stato Maggiore Supremo sovietico rispetto a quello della Wehrmacht.

     La strategia sovietica era adeguata all’immensità del fronte, che non consentiva una rottura decisiva della difesa nemica in settori ristretti, del tipo dello sfondamento di Sedan. Per conseguire un risultato decisivo bisognava guardarsi dal pensare in “ sacche” pericolosamente allungate nel dispositivo avversario., per scardinarlo invece in tutta la sua estensione. Da ciò, operazioni successive ma così ravvicinate nel tempo da renderle ininterrotte e sviluppate sia frontalmente che in profondità. Le offensive furono lanciate in settori larghi da 500 a 1000chilometri, da parte di più gruppi d’armate, detti “ fronti”. Ma sulla direttrice scelta per lo sforzo decisivo ed accuratamente definita il concentramento delle forze, effettuato di notte e sfruttando la sorpresa, dava all’attaccante una supremazia irresistibile; su ogni chilometro di fronte si raggruppavano da 2 a 3000uomini, da 5 a 9 carri da 40 a 60 pezzi di artiglieria.

Quando era stata compiuta una penetrazione di 200-300 chilometri ed il nemico era obbligato per neutralizzarla a sguarnire altri settori, allora l’avanzata si arrestava; ma nel frattempo la superiorità delle riserve, incessantemente alimentate grazie all’inesauribile vivaio delle popolazioni sovietiche, unita alla loro mobilità, aveva permesso di montare altre offensive che prendevano il via a loro volta. D’altra parte quando un settore del fronte si era messo in azione gli altri non restavano inattivi ed attacchi secondari impedivano al nemico di localizzare la spinta principale, ritardandone la parata.

    Simile strategia implicava una grande manovrabilità di enormi masse d’uomini e richiedeva una perfetta padronanza della logistica, in quanto ogni avanzata poteva proseguire solo dopo riattata l’insufficiente rete ferroviaria e stradale ( in particolare i russi avevano risolto il superamento dei cosi d’acqua mediante la tecnica dei “ guadi artificiali” e dei “ ponti annegati”). Essa inoltre imponeva ai tedeschi una guerra diversa da quella cui si erano preparati. Certo il ruolo dei carri era sempre importante, ma non erano più i protagonisti dello sfondamento decisivo. Quanto all’aviazione sovietica, essa era completamente impegnata sul campo di battaglia: caccia, bombardieri ed apparecchi d’assalto. Il maresciallo Novikov, che la comandava, alla fine della guerra ha così definito tale tattica, parafrasando un giudizio di Stalin: “ Non è possibile ottenere la vittoria al fronte se non attraverso la stretta collaborazione di tutte le armi; perciò il compito essenziale delle forze aeree consiste nel portare il loro concorso ed il loro appoggio alle forze terrestri.”.

    In realtà tale tattica aveva alla base una ben precisa concezione strategica: “ la fanteria è la regina della battaglia.”. la dialettica

    Contrariamente a quanto fatto dalla Luftwaffe nel 1939-1940 e dagli apparecchi inglesi ed americani, l’aviazione sovietica non fu impiegata inizialmente per bombardare le retrovie nemiche, immediate o lontane, per distruggere le vie di comunicazione o meglio il potenziale economico del nemico; nella strategia sovietica, e ciò fu uno dei suoi tratti caratteristici, la paralisi delle retrovie nemiche fu perseguita con l’impiego di unità di “ partigiani”, non gruppi ridotti di  sabotatori, ma vere e proprie divisioni costituite alla meglio, che operavano a largo raggio e che, guidate via radio dallo Stava, rivelavano la loro presenza all’avvicinarsi dell’Armata rossa cooperando con essa.

Tutto questo dispositivo era nello stesso tempo semplice, robusto e costantemente demoltiplicato. In fondo si trattava di procedimenti no troppo diversi dallo spirito, a parte la potenza di quelli della guerra 1914-1918. Gli strateghi russi offrivano una specie di rivincita postuma ai loro sfortunati colleghi francesi: l’artiglieria e la fanteria tornavano ad essere le regine della battaglia, con questo correttivo determinante l’arma corazzata compiva l’atto risolutivo e sfruttava il successo.

Analogamente i russi andarono sviluppando notevolmente in modo quasi illimitato, la potenza dell’artiglieria, traendo in particolare i massimi risultati dalle batterie di razzi che i soldati chiamavano affettuosamente “ Katiuscia”.

I loro pregi erano l’immediatezza ed il concentramento del fuoco, la grande velocità di schieramento, la rapidità di passaggio dalla posizione di marcia a quella di tiro. A cominciare dal 1943 furono create divisioni di razzi pesanti ed alla fine ne esistevano sette cui si aggiungevano 13 brigate e 117reggimenti autonomi.

    In linea di massima il combattimento cominciava con il tiro per salve, i katiuscja vomitavano 325 razzi in 25 secondi; veniva così preparato l’invento dei corazzati, e poi della fanteria, che occupava il terreno mentre il genio lo sistema a difesa. Dopo lo sfruttamento del successo ’artiglieria missilistica interveniva al momento dei contrattacchi nemici, specie quelli dei carri,  disperdendone i concentramenti di forze avversarie ed ostacolando l’occupazione di nuove linee difensive. Accadeva che dopo un tiro di razzi contro un obiettivo distante 4.7chiloemtri, questo fosse completamene distrutto ed immediatamente occupato dalla fanteria.

    La concezione militare sovietica, della “ cricca della cavalleria” per intenderci, e quella del III Reich e degli stessi strateghi inglesi, francesi e statunitensi differivano in un unico punto: la dialettica.

Le teorie militari degli inglesi, che sono poi quelle che hanno aperto e sviluppato il campo dell’indagine teorica, concepivano la centralità del mezzo tecnico e quindi affidavano la centralità al nuovo mezzo tecnico inventato, coniugato con i progressi scientifici sul piano della mobilità: meccanizzazione e motorizzazione aerea, terrestre e navale. Essi finivano così per trasformare un elemento vero, il corazzato e motorizzato, in un mito. attuata questa trasfigurazione lo impoverivano e surrogavano tale impoverimento con la potenza, di qui poi la stupidità dei super obici dell’artiglieria tedesca durante Sebastopoli.

Il mezzo meccanico diveniva lo strumento per il superamento, ipso facto, delle difficoltà e dei problemi insiti in una battaglia, in un campo di battaglia, in una campagna militare, ecc.

Essi mostravano cioè una visione metafisica.

Isolavano un elemento, il corazzato, da tutto il resto, dall’unità.

La guerra è un complesso sistema di attacco e difesa, ritirata ed avanzata; è una combinazione complessa di varie armi: non solo aerea, marittima e terrestre, ma anche nell’ambito di ciascuna di singoli armamenti:

carro armato, contraerea, controcarro, fanteria leggera, fucile, mitragliatrice, bombe a mano, lanciarazzi, pattuglia, plotone, reggimento, brigata, divisione, corpo d’armata e questa combinazione è infinita ed è determinata da una serie di fattori dati dalle caratteristiche climatiche, fisiche ed oro-geografiche del territorio, dalle condizioni politiche del territorio, dalle condizioni demografiche, dall’economia del territorio, dalla tradizione, dalla coscienza, dal livello culturale medio, dalle condizioni politiche specifiche di quel territorio e di quel momento. Da questo punto di vista già i Romani avevano elaborato una corretta concezione militare ed era patrimonio consolidato l’esperienza storica di Annibale. Sarebbe bastato uno studio superficiale dell’esperienza della spedizione di Annibale in Italia per comprendere tutta l’erroneità della concezione teorica che si viene sviluppando a partire dai primi anni venti ad opera di Liddel Hart e poi di De Gaulle ed a seguire dei geni del III Reich.

Gli anglo-americani non si sono impattati con i loro limiti, giacché non si sono venuti a trovare a scontrarsi con una diversa concezione teorica e quindi non hanno mai avuto modo di saggiare alla prova del fuoco.

Quando essi si sono scontrati, veramente, con le truppe germaniche esse innanzitutto erano già indebolite e preponderanti forze erano impegnate sul settore orientale contro l’U.R.S.S. ed in queste evidenti condizioni di inferiorità si scontrarono due concezioni identiche, ove prevalente era la massa quantitativa.

I sovietici invece mostrano qui padroneggiare al massimo grado la concezione dialettica e quindi leggono l’unitarietà del processo ed il suo divenire in infinite forme che sono quelle militari per quanto attiene l’armamento, ma anche gli uomini, la formazione dei quadri, ma che è anche il potenziale economico che va difeso e sviluppato per poter essere in grado di mettere in campo una massa quantitativa di mezzi di offesa e difesa, ma che è anche la mobilitazione politica e culturale delle popolazioni, affinché sostenessero lo sforzo sia sul piano della produzione materiale, che sul piano militare vero e proprio e sia sul piano del rafforzamento e consolidamento del fronte politico interno, che consente di chiudere spazi ad eventuali infiltrati, tentennamenti, umani in condizioni difficili, utilizzi di chi e quanti dalla situazione venutasi a creare negli anni precedenti in quel paese aveva motivi di rivalsa.

La concezione teorica degli inglesi, e poi dei sapientoni del III Reich, non tenevano affatto conto della visione dialettica, ossia dell’unitarietà che diviene in infinite forme.

Sul piano strettamente militare avendo elevato a mito l’elemento tecnico – e quindi calza in maniera eccellente quanto Lenin scrive in Quaderni Filosofici circa la conoscenza che è equiparabile ad una spirale infinta che si allarga verso l’alto e che è sempre possibile isolare un tratto di tale spirale ed assolutizzarla –

essi non si preoccupano di studiare le condizioni in cui l’attacco e la difesa vengono a trovarsi studiano l’offensiva e non la difensiva, l’attacco e non la ritirata. E questo li porta a grossolani, e ridicoli, errori, per cui non prestano la sufficiente attenzione sul piano logistico, per cui essi non si preoccupano di allestire un apparato logistico nelle condizioni della difensiva, consequenzialmente non avevano neppure un valido corpo del genio militare per tale situazione. La grossolanità ed il ridicolo diventano insulsaggine, e tragedia per i soldati tedeschi, quando per non scoraggiare l’esercito non viene rifornito di indumenti invernali.

E questo può essere stato corretto allorché si è scatenata l’offensiva in giugno, e memori gli eserciti della tragedia napoleonica, un vestiario invernale avrebbe scoraggiato le truppe, che invece, per spingerle alla lotta ed imprimerle un’accelerazione, le si era detto che non ce ne sarebbe stato alcun bisogno, giacché per ottobre al massimo si era a Mosca. Ma non aver provveduto ad una tale esigenza ed essersi poi trovati scoperti già nel novembre 1941 e poi nell’inverno del 1942 è la stupidità senza appello. Gli stessi ufficiali avevano in dotazione gli stivali estivi, stretti e sfilanti: belli per le parate ma non per l’inverno russo.

Nelle condizioni militari del novembre 1941, dopo l’offensiva di Mosca di ottobre, si sarebbero potute fornire tali truppe, ma in queste condizioni oramai doveva continuare la commedia/tragedia che la guerra era breve e che quindi si era lì per lì per entrare in Mosca.

L’inera concezione militare non trova una elaborazione uguale nel campo della difesa come in quella dell’offesa, della ritirata come in quella dell’avanzata, per cui il III Reich si trova in evidente, e subito, difficoltà quando già a luglio si ha la prima controffensiva di ritardo dei sovietici, che getta Goering in agosto, cfr. Diario, in allarme; allarme che dilaga in settembre nello Stato Maggiore tedesco, come si evince dalle annotazione di Halder, per divenire disperazione in novembre in Hitler.

Se avessero letto almeno la difensiva, sarebbero stati indotti a considerare gli elementi politici del territorio che andavano ad aggredire e quindi ad articolare una politica diversa e ad articolare una condotta militare sul piano della difensiva e della ritirata diversa.

Lo Stato Maggiore, e non solo Hitler, era veramente in gravissime difficoltà teoriche allorquando doveva decidere una ritirata, un ripiegamento, giacché avendo impostato tutto come un grande assalto, una grande offensiva, una ritirata, un ripiegamento in un punto avrebbe scompaginato l’intero assetto e dispiegamento delle forze dell’intera forza militare di aggressione che si sviluppa dall’Artico al Caucaso.

Lo stato maggiore ed Hitler devono ordinare a von Paulus di resistere per non far cadere l’intero gruppo di armata sud e consentire a quelle di centro di spostarsi ed a quelle di sud di avvicinarsi a quelle del centro per rafforzare il punto di congiunzione tra i due corpi di armate, ma questo avrebbe comportato un indebolimento del punto di congiunzione di queste con il gruppo di armate del nord.

La scelta di Kursk è obbligata come tentativo di stabilire su Kursk il nuovo centro di gravitazione dell’intera Wehrmacht in U.R.S.S. Ma il saliente di Kursk era di per sé debole, non costituiva affatto una fortezza entro cui raggruppare e riordinare l’esercito. Anche una vittoria avrebbe comportato un nuovo dilagare al sud, ma per poi ritrovarsi nelle stesse condizioni, e con forze minori, giacché si sarebbe trovato dinanzi gli stessi problemi di prima: collegamenti, rifornimenti, ecc. in condizioni numeri, tecniche e approvvigionamenti minori. La Wehrmacht si trovava cioè nell’assurda situazione che l’avanzata, la conquista di nuovi territori comportava un indebolimento complessivo delle sue armate, giacché anche quando aveva conquistato l’intero settore occidentale, doveva poi affrontare l’interno del territorio sovietico, che aveva già spostato tutta la produzione negli Urali ed in Asia.

Ora la questione non è riconducibile alla dialettica, alla visione dialettica dei processi, che è di per sé centrale e decisiva ed è quella poi che fa la vera ed unica e grande differenza; quanto alla totale ed assoluta ignoranza, e presunzione, dei nuovi teorici militari, che ritenevano che il carro in combinato con l’aviazione consentiva loro di trattare Karl von Clausewitz come “ un cane morto”.

Diciamo che Hegel sta a Marx come Clausewitz sta alla teoria militare sovietica, ossia alla teoria militare della “ cricca della cavalleria”, e come i filosofi tedeschi si erano liberati da Hegel, così i teorici dell’arma corazzata terrestre in combinata con l’aviazione avevano trattato come “ cane morto” Clausewitz.

Ma la “ cricca della cavalleria” non è però nella necessità di partire da Clausewitz ed operare un capovolgimento, essi prendono quanto di logico e razionale continuava ad esserci in “ Della Guerra”, ma non ne restano impigliati e liquidano tutto il resto. Essi infatti rielaborano i principi dell’attacco e della difesa, della ritirata e dell’avanzata, conservando la concezione teorica che è la fanteria la regina delle battaglie, alla luce delle nuove condizioni tecniche e scientifiche, oltrecchè politiche ed economiche nelle quali il conflitto militare veniva a prendere corpo.

Il risultato della 2a guerra mondiale costituisce la più smaccante sconfitta dei limiti teorici delle insufficienze di quella teoria militare e di quella concezione militare a cui si era dato vita a partire dagli anni venti da parte degli inglesi e poi dai francesi, a cui i tedeschi, peggiorandoli decisamente, diedero seguito e applicazione.

    Già in altre occasioni abbiamo evidenziato come questi limiti, successivamente alla 2a guerra mondiale, sono stati ulteriormente sviluppati dalle teorie militari dell’imperialismo, fino a configurarsi nella conduzione militare delle recenti guerre degli anni Novanta: 1a e 2a guerra del Golfo, 1a guerra Balcanica, 1a guerra afgana. Ma questi sviluppi sono successivi, e consequenziali, agli insegnamenti tratti dalle pesanti sconfitte subite da parte dei popoli d’Asia, Africa ed America Latina ed in modo particolare nel Sud-Est asiatico: Vietnam, Laos, Cambogia. Dinanzi alla manifesta impossibilità di averla vinta contro una guerra popolare, la scelta obbligata è il potenziamento e la mitizzazione ideologica e mediatica del mezzo tecnico di distruzione, della sua “ intelligenza”, ma essa sta solo a dire l’impossibilità per l’imperialismo di “ mettere il piedino a terra” e la totale necessità di fare tutto dall’alto, dove i suoi mezzi non sono attaccabili.

Consequenziali a questa è tutta la teoria della minore perdita di vite umane, giacché poi all’interno dei propri paesi quello che pesa, e che fa la guerra, sono le bare che tornano indietro di soldati ed ufficiali uccisi. Ma questo poi comporta che non può sfruttare in alcun modo i vantaggi militari di un attacco dall’alto, e può solo sfruttare i vantaggi politici e diplomatici di un tale vantaggio militare, a cui ben presto fa seguito la manifesta inconsistenza, giacché il nemico non è abbattuto e resta lì ed agisce da pesante indebolimento politico, in un infiacchimento, del prestigio e dell’autorità militare del paese aggressore, che sottoscrive la sua totale incapacità a sottomettere il nemico, a conquistare il nemico e portarlo in catene nella propria capitale. I vantaggi politici e diplomatici possono avere una qualche consistenza, giacché il vantaggio militare immediato è conseguibili per le condizioni in cui avviene oggi la lotta tra le colonie e l’imperialismo e tra proletariato e borghesia, diversamente cadrebbe nel ridicolo, innescando pericolose reazioni a catena di sfaldamento del consenso e del blocco sociale.

 la strategia sovietica

    Il maresciallo Vassilevsky ha attribuito a Stalin il privilegio della concezione del piano sovietico.

Respingendo il progetto sottopostogli di un attacco immediato su Gomel e Kharkov, per anticipare l’avversario e forzare il passaggio del Dnepr, Stalin avrebbe deciso di fiaccare anzitutto la baldanza del nemico e di imporgli una battaglia di logoramento. Dopo questa prima fase difensiva, operazioni offensive su Smolesk fino al Mar d’Azov. Questa direttrice generale era stata scelta a causa della ricchezza dei territori del Sud-Ovest, ed anche per evitare una soluzione di continuità tra le forze che difendevano il Caucaso e quelle che avanzavano davanti a Stalingrado.

La battaglia di Kursk cominciò il 3 luglio 1943. I russi presero l’iniziativa con una contro preparazione d’artiglieria per ostacolare l’attacco nemico. Poi si scatenò l’attacco tedesco. La sera del 5 i tedeschi avevano creato una sacca di 6-8chilometri nel settore della 13a Armata sovietica, ma l’8 luglio al termine della giornata la loro potenza parve diminuire e la loro avanzata rallentare; la sacca si approfondì di soli 12 chilometri.

    Le forze sovietiche erano articolate in gruppi d’armate, o “ fronti”. I fronti di Volchov, del Nord-Ovest e di Kalin, dal lago Lagoda a Smolensk, non si mossero, ma da Smolensk al Mar Nero  si mise in marcia un gigantesco rullo compressore i cui diversi elementi erano guidati da generali sovietici , fino ad allora sconosciuti.

.. . L’Armata Rossa  .. aveva approntato un proprio metodo: non procedeva in profondità ma secondo uno sforzo contemporaneo su ampia fronte. Nel momento in cui si affievoliva lo slancio di un attacco ne veniva lanciato un altro,ciascuno calcolato in funzione del successivo così da determinare una reazione a catena. I tedeschi si esaurivano nel tamponare le brecce, bruciando le riserve senza poter riprendere l’iniziativa. Per avanzare, i russi dovevano possedere larga superiorità e spostare rapidamente le proprie forze, traendo partito inoltre dall’ostinazione di Hitler che imponeva ai suoi generali di combattere sul posto e così toglieva loro ogni possibilità di manovra.

Offensiva sovietica inverno –  primavera 1944

    L’offensiva sovietica dell’inverno 1944 fu più circoscritta di quella dell’estate 1943, però fu ininterrotta e nessun settore rimase statico. Lo Stava consolidò le posizioni acquisite e preparò la grande offensiva dell’estate. La direttrice fu scelta in base a motivi politici; sarebbe stata orientata verso Sud per raggiungere gli stati danubiani quando i rispettivi dirigenti sarebbero stati in preda all’ansia per le disfatte del Wehrmacht.

OLTRE GLI URALI

    L’alta capacità teorica e l’intelligenza militare unite ad un alto valore militare dell’Armata Rossa ed alla più ferma determinazione eroica delle popolazioni dell’Unione Sovietica non erano condizioni sufficienti per poter riportare la vittoria totale, fino alla conquista di Berlino.

La guerra scatenata contro l’U.R.S.S. era una guerra di annientamento scatenata dalla più  forte potenza economica, militare, produttiva mondiale: non tanto per la Germania in sé, quanto per la sottomissione che essa aveva ottenuto dell’intera Europa, come si è detto.

“ I generali di comodo” hanno costituito certamente una giustificazione ben misera e d’accatto per non riconoscere il valore e la superiorità militare dell’U.R.S.S. Ma quelli erano problemi reali, solo che l ’U.R.S.S. ha saputo affrontarli e risolverli correttamente e lo ha fatto sul piano scientifico. Sono cioè il prodotto dell’alto livello scientifico raggiunto dall’U.R.S.S. in ogni campo: Fisica, Chimica, Matematica, Filosofia in quanto Scienza della Logica, metodologia scientifica, Economia, organizzazione della produzione ed alto livello scientifico, tecnologico e manageriale nelle produzioni di acciaio, benzina, ecc. E questi risultati nel giro di appena 15 anni non si raggiungono per slancio pur generoso di un grande popolo se non vi è una società civile ed una direzione più generale in grado di dirigere una tale immensa costruzione e sostenere in maniera forte la ricerca tale da consentirgli di raggiungere poi i risultati che ha raggiunto e che hanno consentito di risovele quei problemi dinanzi ai quali la Wehrmacht si era fermata e che per nascondere la totale ed assoluta inferiorità hanno tirato fuori la teoria dei “ generali di comodo”.

I mezzi tecnici contro cui la Wehrmacht si è scontrata erano, come si è visto ed a dichiarazione di tutti, tecnologicamente e scientificamente superiori: carri armati, mortai, razzi, armi leggere, aerei, ecc.

Tali mezzi furono schierati sin dall’inizio come il carro armato T-34, o carro Stalin, i razzi Katiuscia, mortai, aerei del 22. giugno. 1941 questo significa che almeno sin dal 1938 erano stati messi in cantiere. Occorre considerare che per un mezzo dalla progettazione alla messa in produzione occorrono almeno 16-24mesi se non di più, ossia almeno dalla fine del 1938.

Ecco quanto Mantuffel scrive:

“        Manteuffel ‘ Il carro Stalin è il più pesante del mondo; ha cingoli robusti ed una buona corazzatura. Un altro punto di vantaggio è la sua linea bassa: è più basso di 51centimetri rispetto al nostro Panther V

Pag. 154

       ‘ Rimasi sbalordito quando mi accorsi che sebbene i miei Tiger cominciassero a colpirli da una distanza di 3000 metri, i nostri proiettili rimbalzavano dalla corazzata senza penetrarli.

        Ogni unità della divisione [ corazzata] dovrebbe avere una sua officina mobile, che dovrebbe accompagnare lo scaglione tattico. Il nostro esercito commise un grave errore ritenendo che queste officine mobili dovessero restare nelle retrovie. Dovrebbero invece essere molto avanti, in costante contatto radio con il comando tattico. Ciò è di importanza essenziale perché le riparazioni siano effettuate durante la notte, salvo nel caso di gravi avarie. .. La sua adozione avrebbe controbilanciato gli effetti perniciosi che indiceva i comandanti a proseguire l’avanzata con forze sempre più falcidiate, perché non era possibile attendere che i carri fossero riparati. .. gli obiettivi, però, venivano stabiliti dal Comando centrale sulla base delle possibilità operative di una divisione a effetti completi.

E questo già di per sé fa giustizia di tutte le sciocchezze circa la impreparazione dell’U.R.S.S.

Lo scontro cioè stato vinto sul piano della teoria militare e della scienza ed ha vinto che è stato in grado di essere superiore in entrambi e con una ampio ed assoluto distacco. Per i caratteri di questa guerra, guerra di annientamento, se tale distacco non fosse stato ampio ed assoluto non si sarebbe risolta nei modi e nei tempi con i quali si è, invece,risolta.

Quindi un grande sviluppo scientifico, ma che poi era stato ampiamente riconosciuto già nel 1932 quando una delegazione di scienziati si era recata a Londra.

Ma la ricerca scientifica e gli alti livelli di questa, unita a tutto quanto abbiamo detto, sono ben poca cosa se tutto questo non si traduce poi materialmente in ben precisi mezzi tecnici: cannoni, fucili, mitragliatrici, mortai, aerei, razzi e rampe di lancio per i Katiuscia, carri armati, munizioni e di ciascuno i pezzi di ricambio, ecc.

Ed anche questo non è sufficiente se la produzione non è in grado di fornire una massa sempre crescente e costantemente ammodernata e perfezionata di tali mezzi tali da consentire all’U.R.S.S. di passare da un rapporto di inferiorità in media nel rapporto di 2,5 a 1 nel giugno 1941 ad un rapporto di superiorità in media di 4 a 1 ed in alcuni casi anche di 6-7 a 1 a partire dal luglio 1943 per andare poi in crescendo ed annientare così la Wehrmacht con la masse dei mezzi messi in campo.

Il sistema industriale sovietico era per la maggior parte negli anni Trenta concentrato sul versante occidentale ed i suoi principali centri erano la regione di Mosca, di Leningrado ed altri nella regione del Caucaso

Essi si trovarono immediatamente sotto il fuoco nemico.

Il problema di trasferire fuori dalla portata della Wehrmacht e dell’aviazione nemica questi centri industriali era il problema principe se si voleva avere le condizioni fondamentali per la vittoria.

Il governo e lo Stato sovietici provvidero negli anni precedenti al 1941 ad attrezzare un complesso piano in grado di consentire poi tale trasferimento dalla regione di Mosca e di Leningrado oltre gli Urali e nell’Asia sovietica, con un sistema di comunicazione in grado sia ricevere tali insediamenti e sia di poter trasportare sul fronte occidentale la produzione.

Quello che accade dal 28 giugno 1941 al dicembre 1941 e quanto mai mente umana abbia mai potuto pensare e se pensato attuato. Uno sforzo di intelligenza, di esatta, assoluta coordinazione dei movimenti con una massa assolutamente immane e nelle condizioni di pesante attacco nemico – ecco perché avevano bisogno di quanto più spazio possibile. E tutto si verifica in meno di sei mesi, compreso l’inizio della messa a produzione dei primi insediamenti industriali tali da fornire per i primi del 1942 i fronte dei mezzi prodotti oltre gli Urali.

Riesce veramente difficile solamente immaginarsi la grande intelligenza e mente organizzazione del collettivo che ha pensato, organizzato e diretto questo trasferimento senza ingorghi, senza sovrapposizioni e perdite di tempo.

Si trattava qui di far sì che i vari pezzi di una fabbrica che veniva smontata arrivasse al luogo di destinazione nella sequenza di come era stata smontata e che in precedenza vi fossero arrivate le fasi produttive e le industrie propedeutiche e subito dopo quelle del prodotto finito.

E tutto con trasporto su ferro ed in pieno inverno, ma nelle condizioni che si procedeva da Mosca verso le zone più impervie: gli Urali.

Mai mente umana ha tentato un’opera tanto titanica, ove l’elemento decisivo non  nemmeno l’organizzazione ma il genio organizzativo, la lucidità tecnica, organizzativa, la capacità di dirigere lo sforzo di decine di milioni di uomini e la capacità manageriale di risolvere tutti i problemi connessi a tale trasferimento con una sequenza logica ed una lucidità logica che mai mente umana ha potuto pensare, meno che mai realizzare.

Questo è ben più dell’esodo biblico, l’esodo biblico al confronto semplicemente non esiste.

Qui rifulge in maniera netta la superiorità di una organizzazione sociale, civile, politica e l’unità morale di tutte le popolazioni dell’Unione Sovietica e la più stretta unità delle popolazioni dell’Unione Sovietiche, che fino a 30 anni prima erano stati avvelenate dalle istigazioni degli zar gli uni contro gli altri ed i pogrom erano l’assoluta normalità.

    La maggior parte degli stabilimenti metallurgici si trovava concentrata nelle zone occidentali dell’U.R.S.S., specie nelle regioni di Leningrado e di Mosca ed in Ucraina. L’occupazione tedesca, le battaglie qui combattute, le distruzioni volontarie attuate in base alla tattica della “ terra bruciata”, tolsero all’U.R.S.S. 31.000 imprese industriali, fabbriche, laboratori, magazzini; 65mila chilometri di strade ferrate; 175mila macchine utensili; 34mila tra magli e presse, 62 altiforni, 213 forni Martin-Siemens, 45mila macchine tessili.

Nelle città cadute in mano al nemico il 50% degli immobili era distrutto o gravemente danneggiato mentre 98mila kolchoz, 1800 sovchoz, 2890 parchi di autoveicoli e di trattori erano stati devastati.

Nello spazio di sei mesi, da giugno a settembre del 1941, la produzione industriale complessiva scese al 48% del livello d’anteguerra. Nella tormenta scomparvero quasi totalmente i laminati di ferro ed i cuscinetti a sfere, indispensabili per la fabbricazione delle armi.

Il trasferimento negli Urali.

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    A partire dal terzo giorno di guerra, 24. giugno. 1941, il Comitato centrale del Partito, costituì un Comitato di Sfollamento, diretto da Kaganovic e poi da Svernik, assistiti da Kossygin. Il 27 giugno. 1941 disposizioni governative stabilirono le linee generali del piano e decretarono i primi provvedimenti. La prontezza e la rapidità di tali decisioni hanno del sorprendete: si cominciava lo sgombero di fabbriche molto tempo prima che esse fossero minacciate.

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Certo è che soluzioni di tanta portata e così complesse non potevano essere elaborate a ragion veduta in pochi giorni; il vasto piano necessario doveva essere stato concepito e approntato in anticipo. Si è perciò indotti a domandarsi se i contrattacchi lanciati dalle truppe sovietiche nel luglio 1941 non abbiano avuto lo scopo di consentire l’attuazione di tale piano.

Al riguardo, dunque, Stalin si sarebbe comportato egregiamente e si dovrebbe segnare al suo attivo una nota positiva, fra le innumerevoli che oggi schiacciano la sua memoria.

[…].

.. lo sforzo fu gigantesco. Il Comitato di Sfollamento si articolò in tre gruppi, responsabili rispettivamente del trasferimento delle officine, dell’esodo della popolazione e dei trasporti, essendo di fatto i tre ordini di fatto indissolubilmente connessi. Quando il 16. ottobre. 1941 fu deciso di sgombrare Mosca, si dovette organizzare in 24 ore la partenza di enti amministrativi e di 150mila persone utilizzando perfino i treni della metropolitana.

Dal luglio al novembre 1941 furono spostate all’Est, con 1.500.000 carri ferroviari, 1520 imprese di cui 1300 di grandi dimensioni, insieme a 10milioni di persone – di cui più di 2milioni della regione di Mosca – mentre 450 imprese si installarono negli Urali, 210 nella Siberia occidentale e 250 nell’Asia centrale. Durante questi quattro mesi – il testo dice “ sei mesi” ma sono 4mesi da luglio a novembre – furono smontati e rimontati altrove i principali impianti di Dnepropetrovsk, Zaporev, Krivoj Rog, Karkov, del Donetz ( talvolta sotto i bombardamenti nemici ) della Bielorussia, di Leningrado e di Mosca. … Una seconda ondata, meno notevole, fu provocata dall’offensiva tedesca dell’estate 1942 che tocco i centri di Stalingrado, Voronez, Rostov. Krasnodar.

Pag. 70 Quando un nuovo impianto s’innestava su una installazione precedente, la produzione riprendeva rapidamente. ..: l’0fficina del Dniper rimessa in funzione venti giorni dopo essere stata smontata; una fabbrica di aerei ricominciò a produrre apparecchi quindici giorni dopo essere giunta a pezzi staccati nella nuova sede; verso la fine del 1941 le officine di Leningrado impiantate negli Urali inviarono al fronte carri armati pesanti. Ma certi kombinat – è un complesso industriale consistente in un insieme di imprese, in genere a stanziamento regionale, aventi complementarietà di produzione in uno specifico campo tecnico, in modo da completarsi a vicenda – erano troppo vasti per essere trasportati integralmente e furono perciò sezionati secondo le funzioni delle parti componenti. Così la fabbrica di cuscinetti a sfera – indispensabili per la fabbricazione di armi e per tutta la motoristica civile e militare – di Mosca, la più grande d’Europa, fu impiantata contemporaneamente a Kujbysev, Saratov, Tomsk, ciascuna parte componente essendo destinata a fornire prodotti finiti particolari.

La realizzazione di nuove imprese .. veniva portata a termine con una rapidità mai conosciuta prima della guerra, così degli altiforni che prima del 1940 avrebbero richiesto due ani e mezzo per essere costruiti, furono messi in opera a Magnitogorsk in soli otto mesi.

I risultati non si fecero attendere. Nel marzo 1942 – nove mesi dopo l’aggressione – la produzione di materiali bellici raggiunse quella del giugno 1941 – prima dell’aggressione – ed alla fine del 1942 la superò. L’U.R.S.S. fabbricava in quell’epoca più armi della Germania, appena un po’ più di carri armati e di aerei, ma una quantità quattro volte superiore di pezzi di artiglieria, mentre aveva costruito 100mila chilometri di nuove strade ferrate. Era un successo incontestabile. Secondo la definizione di un giornalista americano: “ Magnitogorsk aveva sconfitto la Ruhr”.

Tale sforzo avrebbe profondamente modificato la geografia economica dell’U.R.S.S. … gli Urali sarebbero usciti dalla guerra completamente trasformati.

[..]. Questa vittoria economica era certamente dovuta in massima parte agli organi direttivi ed agli scienziati dell’U.R.S.S.

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    In verità i problemi da risolvere erano colossali e le relative soluzioni dovevano essere nello stesso tempo sollecite e coordinate. Non era sufficiente infatti dislocare la manodopera, ma occorreva ripartirla nel modo migliore, farla passare da una genere di attività ad un’altra ( impiegati della produzione terziaria divenuti operai nelle fabbriche di guerra ), colmare i vuoti nei settori industriali prioritari ingaggiando intere categorie sociali, dare infine a questa manodopera improvvisata una formazione professionale sufficiente per mantenere la voluta qualità dei prodotti.

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    I fabbisogni erano immensi. Nel settembre 1940 l’U.R.S.S. contava 20milioni e 500mila fra operai ed impiegati, di cui 6milioni lavoravano nelle regioni invase. Furono trasferiti all’Est, con precedenza, gli operai qualificati, ma in numero insufficiente. Di conseguenza la manodopera viene a mancare proprio nei settori d’attività in cui essa era la più necessaria: l’industria pesante scesa da 450mila a 240mila specializzati; nelle fabbriche aeronautiche rimase solo un terzo di quella impiegata all’inizio del 1941. Alla fine di tale anno ..  fabbisogni erano. 215mila lavoratori mancanti nelle fabbriche sgombrate, dei quali 45mila nelle fabbriche di carri armati e 64mila in quelle dei cannoni. Il deficit era destinati ad aggravarsi a causa dell’aumento degli effettivi dell’Armata Rossa.

[ … ].

L’assegnamento di operai a dei settori prioritari fornì un altro rimedio poté accrescersi però a detrimento delle industrie dei generi di consumo. Alla fine del 1942, mentre il numero degli operai delle fabbriche aeronautiche tendeva a raggiungere quello del 1940, nelle industrie tessili si manteneva al 50% cosicché il tenore di vita ne risultava forzatamente abbassato.

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    Il 13. febbraio. 1942 un decreto mobilitò la popolazione urbana idonea al lavoro, e precisamente gli uomini dai 16 ai 55anni e le donne dai 16 ai 45 anni, che furono messi a disposizione del Comitato di censimento e ripartizione della manodopera. furono così assegnati alla produzione dodici milioni di nuovi lavoratori, per la maggior parte donne e ragazzi. La donne rappresentavano nel 1940 il 38% della manodopera impiegata nell’economia, proporzione che toccò il 55% alla fine della guerra, mentre nel 1943 era del 71% nell’agricoltura. Tre milioni di donne diventarono operaie delle fabbriche, costituendo i nove decimi della manodopera delle officine tessili, ma lavorando anche nelle miniere, nell’industria petrolchimica, nella tornitura, nella saldatura, ecc. Quanto ai giovani la proporzione dei minori di 18 anni impiegati nell’economia – ossia i ragazzi dai 16 ai 18anni- fu del 15% nel 1942; 750mila ragazze – dai 16 ai 18anni – furono assegnate alle miniere, alle ferrovie, all’industria metallurgica.

Tutta questa manodopera non era mobilitata sul posto, ma veniva concentrata in alcuni settori urbani ed industriali. Per la maggior parte del tempo era convocata quella residente nelle vicinanze delle città, così da economizzare i trasporti, mentre l’assegnazione riguardava talvolta una particolare branca di attività: così per esempio tutta la popolazione di una regione veniva avviata all’estrazione del carbone. Alla fine de 1943 quasi 800milalavoratori erano stati requisiti a tempo pieno, ma ad essi si aggiungevano più di 1milione e 400mila lavoratori stagionali. 800mila giovani erano stati immessi in scuole tecniche essendo evidente che simile manodopera improvvisata avrebbe lasciato a desiderare.

Costruire baraccamenti, alzare terrapieni, lavorare i campi era relativamente agevole, ma quando una fabbrica era stata ricostruita ed erano state rimontate le macchine dopo il loro arrivo, occorreva che gli operai sapessero servirsene. Ora nelle fabbriche di Mosca nel gennaio del 1942 su 28mila operai 15mila appena aveva ricevuto una formazione professionale sufficiente. Perciò il Comitato Centrale del Partito a Mosca aprì nel 1942, nella stessa città, 11 scuole di metallurgia e 39 di vari mestieri.

Nel complesso furono formati 2milioni e 500mila operai qualificati.

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     .. l’anno 1941 fu dedicato al gigantesco esodo delle fabbriche verso l’Est  e perciò fu caratterizzato, necessariamente, dall’annullamento della produzione.

Nel 1942 continuò lo sgombero, ma le fabbriche trasferite cominciarono a produrre e l’immensa manodopera venne mobilitata e formata e assegnata ai posti di lavoro. All’inizio dell’anno la produzione toccò il punto più basso, per risalire durante la primavera e riprendere infine nel corso dell’estate i normali livelli del 1940. A meno di grossi insuccessi militari – si profilava già la vittoria economica.

A partire dal 1943 fu preso lo slancio e lo sviluppo si fece regolare e veloce.

Pag. 75

    il perfezionamento dei metodi, o la maggiore celerità degli operai, accorciavano spesso i tempi di lavorazione; certi tipi di apparecchi da caccia, che nel 1941 richiedevano ciascuno 20mila ore lavorative, ne abbisognava non più di 12.500 nel 1943; per ogni obice di un determinato tipo ne occorrevano 2.400 invece di 4500, per il carro armato T34 3.700 anziché 8000.

La norma era il crescente quantitativo di armi consegnate alle forze armate. Nel 1942  l’U.R.S.S. produsse 25.400 apparecchi, 24.600 carri armati e circa 30mila pezzi da campagna contro i rispettivi 15.400, 9.300 e 12mila dei tedeschi. Soprattutto gli aerei d’assalto Stormovik ed i carri T34, che avevano dimostrato in combattimento tutta la loro efficacia, furono i modelli costruiti in maggiore quantità ( da luglio a dicembre 1942 i carri T34 costituirono il 61% della produzione ).

Nel 1943 i quantitativi furono 34.900aerei ( di cui 11. 193 Stormovik ), 24mila carri armati e 130mila cannoni, mentre nel 1944 ammontavano a 40mila aerei, 29mila carri armati e 122mila cannoni.

Secondo il colonnello Kravcenko tra il 1941 ed il 1945 l’U.R.S.S. fabbricò così 142.800aerei militari, 102.500 cannoni e autoblindo, 490mila bocche da fuoco  di cui 92mila di calibro superiore a 75mm, quantitativi questi inferiori solo a quelli degli Stati Uniti. A partire dal 1943 l’Armata Rossa raggiunse la superiorità sulla Wehrmacht non solo per numero di uomini ma per quantità di materiali, e spesso qualitativamente alla pari

– in realtà la qualità era decisamente superiore sia per la superiorità della scienza e della tecnologia sovietica, che diede qui grandi prove e sia per il deterioramento qualitativo della produzione del grande III Reich.

Pag. 76

    Non solo non ci fu alcuno che trasse profitti scandalosi dalla sventura nazionale – tanto più che l’economia collettiva lo impediva ..

Pag. 398 [ Cartier ]

il trasferimento negli Urali

    Il 7. agosto. 1941 comincia il trasbordo del laminatoio di Niepropetrovsk ed il 14 quello dell’acciaieria di Zaporoze specializzata nella produzione di acciai ad alta resistenza.

.. Un milione e mezzo di vagoni e pianali trasferiranno da luglio a novembre:

1360 stabilimenti industriali,

di cui

419 provenienti dall’Ucraina,

498  provenienti da Mosca.

Saranno rimontati negli Urali:

210 in Siberia,

250 in Kazakistan, nel cuore dell’Asia

Pag. 193

    ripararono rapidamente le distruzioni avvenute nella Russia Bianca ed in Ucraina ed in particolar modo i trasporti. Fin dal 1943 tale ricostruzione era diventata la principale preoccupazione del Comitato di Difesa. Durane il 1943 ed il 1944 furono rimessi in funzione 40mila chilometri di strade ferrate e le più importanti centrali elettriche liberate. Le miniere di carbone produssero nuovamente 44milioni di tonnellate di antracite e gli alti forni quasi 3milioni di tonnellate di acciaio ed altrettanto di ferro.

    Fu un nuovo grande esodo

    Mancando la manodopera ed i macchinari il Comitato di Difesa assicurò la ricostruzione mediante il collegamento diretto fra le imprese da ricostruire e quelle nuove che le avevano rimpiazzate all’estremo Est.

.. . Fu un nuovo grande esodo, ma in senso inverso.

Vittorie del genere, militari o economiche che fossero, non si potevano spiegare solo con l’organizzazione dello Stato sovietico o con la funzione propulsiva del partito comunista. C’era voluto un grande concorso popolare di cui il movimento partigiano era stata un’altra manifestazione.

Per quanto attiene una più compiuta trattazione militare della guerra rinviamo all’edizione integrale che conterrà una esposizione in chiaro dell’intera campagna militare.

Quello che qui vogliamo invece trattare solo specifiche questioni che hanno costituito e costituiscono poi il cuore di tutta una opposizioni al ruolo dell’Armata Rossa nella 2a guerra mondiale, fare piazza pulizia di tutte le sciocchezze, le calunni e le manovre tendenti a sminuire o negare il ruolo dell’Armata Rossa nella 2a guerra mondiale nella lotta per la pace, la libertà ed il progresso.

 

Stalingrado.

    La battaglia di Stalingrado da un punto di vista della tattica militare costituì un autentico capolavoro di Scienza Militare, da manuale a riconoscimento generale.

Essa viene definita dai militari “ la battaglia di Canne a fronti rovesciati”, giacché qui venne adottato la

tattica utilizzata da Annibale a Canne, quando chiuse le legioni romane che avevano le montagne alle spalle ed un fiume a lato, lanciò la sua cavalleria sulle ali dell’esercito romano, operando una manovra di accerchiamento. L’esercito romano era disposta a blocco, ossia a rullo compressore, per cui sotto l’attacco di Annibale nel ritirarsi esasperava questo formazione a quadrato, che ne contrasse le capacità di manovra e di potenza, finendo così nella tenaglia annibalica.

Non diversamente la tattica utilizzata a Stalingrado, ove l’Armata Rossa prima spinse von Paulus nella sacca, poi impedì a Manstein di giungere in suo soccorso e cinse con un doppio accerchiamento le forze di Paulus. Lo Stato Maggiore sovietico voleva infliggere non solo una sconfitta militare per dare inizio alla prima fase dell’offensiva, ma voleva infliggere una pesante sconfitta politica e morale, mortificando l’esercito della grande Wehrmacht.

Essi infatti si erano sin lì vantati di essere i campioni in assoluti nella tattica dell’accerchiamento e questo forma di lotta era quella nella quale era più bravi e preparati, ma poi in verità erano stati preparati solo a questa, come si avrà modo di veder quando dovranno subire l’offensiva sovietica.

Essi si erano, inoltre, vantati di essere i novelli Annibale ed i novelli Napoleone.

La forma di battaglia scelta fu esattamente allo scopo di dimostrare che essi erano degli incapaci per quanto attiene la tattica di lotta dell’accerchiamento e che con Annibale avevano assai poco a che fare, visto che avevano poi fatto la fine delle legioni romane.

In realtà la battaglia di Stalingrado si caratterizza certamente come la battaglia di Canne a fronte rovesciati, ma sui questo schema base si innesta un altro schema di battaglia che va sotto il nome di “ battaglia delle corna” tramite la quale gli zulu nel ……. a … inflissero una sonora ed umiliante sconfitta alle truppe di sua maestà britannica. Questa battaglia si svolse secondo lo schema degli impu laterali e degli impu centrali.

Gli impu erano le formazioni militari degli zulu, per cui esse si presentarono in campo con un corpo di impu centrali e due corpi di impu laterali leggermente spostati in avanti rispetto al corpo centrale tale formare delle corna, appunto.

Gli impu laterali conducevano l’attacco ai lati dell’esercito di sua maestà britannica, spingendoli verso al centro, mentre gli impu centrali avanzavano e stringevano in una morsa centrale, imponendo così pesanti perdite ed una delle più cocenti ed umilianti sconfitte con grave dispiacere di sua maestà britannica.

 

 

 

Capitolo 7

   Stalingrado – Katyn, Cina, …

 

Stalingrado ed Al Elamein

        Si afferma che la battaglia di Stalingrado fu un capriccio di Hitler che venne attirato dal nome della città, dando ad essa, e caricandola di una forte valenza politica ed ideologica e questo lo spinse a dare battaglia a Stalingrado, in opposizione a quanto lo Stato Maggiore della Wehrmacht sosteneva.

Disastroso fu quindi l’impegno a Stalingrado la cui sconfitta segnò inesorabilmente il suo declino.

Di recente sono affiorate affermazioni secondo le quali non la battaglia di Stalingrado ma quella di El Alemaein combattuto dagli anglo-americani in nel deserto africano contro le divisioni tedesche.

Di questa affermazione, stando alle notizie giornalistiche, se ne è fatto carico lo stesso Presidente della Repubblica, Ciampi, ed anche il giornale “Liberazione”.

Veniamo alla prima questione.

L’affermazione non trova alcun riscontro sperimentale.

Il piano di guerra dell’offensiva estiva del 1942 poneva la città di Stalingrado quale uno tra gli obiettivi primari da raggiungere.

Dal piano militare della Wehrmacht è facile comprendere l’importanza di questo centro industriale, al di là del fatto tecnico-formale del nome: potete sostituire benissimo il nome, la posizione geografica della città non muta la sua importanza militare nelle condizioni militari date dei due eserciti.

HART

Pag. 341

   “ la Germania non poteva – secondo Hitler – continuare la guerra se non riusciva ad assicurarsi il petrolio del Caucaso, come il grano ed i minerali

Pag. 343

    “ Lo sforzo principale doveva essere compiuto sul fianco meridionale, nei pressi del Mar Nero. Assumendo la forma di una rapida avanzata lungo il corridoio compreso tra i fiumi Don e Donec, questo attacco doveva raggiungere ed attraversare il basso corso del Don, tra la sua grande ansa a sud e la foce del Mar Nero, e piegare poi verso sud in direzione dei campi petroliferi del Caucaso, espandendosi simultaneamente verso est in direzione di Stalingrado, sul Volga.

“ In un primo momento, formulando questo duplice obiettivo Hitler aveva accarezzato l’idea che la conquista di Stalingrado potesse spianare la via ad una grande conversione verso nord destinata a portare le forze tedesche alle spalle delle armate sovietiche che difendevano Mosca, mentre alcuni del suo entourage parlavano addirittura di un’avanzata fino agli Urali. Ma dopo lunghe discussioni Halder lo convinse che questo ambizioso progetto era del tutto irrealizzabile, cosicché l’obiettivo che si decise di perseguire fu quello di un’estensione dell’avanzata al di là di Stalingrado nella misura necessaria a garantire la sicurezza tattica di quel punto-chiave strategico. Inoltre nella conquista di Stalingrado si indicava un mezzo per provvedere la necessaria copertura laterale strategica all’avanzata nel Caucaso. Sorgendo  all’estremità orientale dell’ “ istmo” compreso tra le grandi anse del Don e del Volga, al centro di una importante rete di vie di comunicazione, Stalingrado era come il tappo di questo collo di bottiglia.”

        Questo è quindi il centro della strategia tedesca che supporta l’intero piano offensivo dell’estate 1942.

Come ben si vede Stalingrado costituiva un vitale obiettivo militare sia per consentire il controllo del Caucaso e dei pozzi petroliferi del Caucaso e sia successivamente piegare a destra verso Mosca e prenderla alle spalle e verso sinistra verso il Mar Nero ed minacciare le linee di confine con l’Iran-Iraq ed estendersi nel contempo sui bacini di Bakù.

Da quanto riportato si evince infine che non solo Hitler ma tutto il suo stato maggiore era concorde con tale piano, tant’è che quello formulato da Hitler subì delle modifiche ed in sostanza venne accettato quello di Halder. Sarebbe allora Halder quello che si sarebbe fatto affascinare dal nome della città!

Qui siamo in presenza della menzogna vera e propria.

In realtà basta guardare la cartina geografica e vedere come tale città si trovi punto di raccordo di due importanti fiumi e centro di un importante insediamento industriale e che dalle linee di comunicazione di questa città si è in grado di giungere verso Mosca al nord, verso Bakù ed il Mar Nero e questo significa costituire solida retrovia per Odessa e Sebastopoli. La città cioè si trova in una particolare situazione geografico-militare, il controllo della quale consente il controllo dell’intera regione.

El Alamein e Stalingrado

Si dice…………

Questo il giudizio militare di Henry Michel

Nella battaglia dei convogli in Atlantico, esso dipendeva da un ritrovato tecnico dei uno dei belligeranti, ricco solo di promesse per l’avvenire ma senza effetti tangibili. Ad El Alamein la vittoria britannica comprovava una volta di più che la debolezza italiana era irrimediabile, ma poteva anche darsi che la Germania non avesse inviato in Africa forze sufficienti . A Stalingrado invece era stata battuta proprio la Wehrmacht in tutta la sua potenza, e il fatto che fossero stati commessi errori tattici non toglieva nulla alla straordinaria ripresa dell’Armata Rossa. Essa aveva saputo servirsi perfettamente degli immensi spazi dell’U.R.S.S.,  arretrando per prendere maggiore slancio, afferrando o creando le occasioni favorevoli. La sua vittoria non era basata solo su quella del “ generale Inverno” né sulla tenacia e lo stoicismo del soldato russo.

Era l’opera di una nuova équipe di strateghi che avevano saputo concepire piani adatti alle circostanze ed applicarli sul terreno idoneo. Il ritmo alternato delle offensive sovietiche sembrava quello adottato da Foch nel 1918 ma era molto più rapido e soprattutto più ampio. Considerata la lunghezza del fronte e l’esiguità delle posizioni tedesche in cui venivano a mancare sempre di più le riserve, i russi avevano compreso che bisognava attaccare successivamente in settori alquanto lontani fra loro utilizzando ogni volta la superiorità locale che veniva dal concentramento delle forze. Così s’impadronivano di piazzeforti e di città non assediandole con grave dispendio di forze, ma con un movimento indiretto che o rendeva il punto indifendibile o gli sottraeva ogni importanza strategica. Liddel Hart paragona questo seguito di operazioni ad un pianista che faccia scorrere le mani lungo la tastiera, una pianista…d’eccezione.

Se la vittoria arrideva all’Armata Rossa questo significava anche un ritrovato potenziale da parte dell’industria e confermava l’efficacia del regime sovietico.

Pag. 465

… la rivolta non era scoppiata, neanche dopo i primi rovesci né fra le popolazioni allogene né nel mondo contadino.

La vittoria infine era quella di Stalin. … i rovesci dei primi mesi di guerra non avevano scosso la sua autorità né intaccato la sua risolutezza. Aveva saputo prendere su di sé tutte le responsabilità politiche e militari e si era dimostrato in grado di assumerle. .. la sua tranquilla sicurezza, i suoi nervi d’acciaio, la sua realistica visione delle cose, il suo innato cinismo, che non gli faceva tenere conto né di principi né di scrupoli, gli avevano consentito di unire la determinatezza all’efficienza.

Mercé una vittoria riportata con i soli propri mezzi, l’U.R.S.S. riscuoteva un immenso prestigio nel mondo intero.

.. . Essa sola, fra i grandi alleati, identificava la sua causa con quella dei popoli oppressi, dando a tutti  esempio di fermezza nelle avversità ed indicando nella resistenza all’occupante le vie del successo. In ogni paese il partito comunista, all’avanguardia della lotta clandestina, ne traeva forza e fierezza. Non erano senza legame con Stalingrado gli scioperi del marzo 1943 nell’Italia nel Nord o l’unificazione delle forze di resistenza in Francia nella primavera dello stesso anno.”.

 

 

VARSAVIA.

La loro avanzata appariva come un’insieme di lance avanzati a raggiera in direzione di Dvinsk, Vilna, Grodno, Bialystok e Brest-Litovsk. Vilna fu raggiunta il 9. luglio. 1944 e cadde il 13, dopo che forze mobili sovietiche l’avevano aggirata da ambedue i lati. Quello stesso giorno, 13, un’altra “ lancia” arrivò a Grondo.

Entro la metà di luglio l’Armata Rossa aveva spazzato via i tedeschi non solo dalla Bielorussia ma anche da metà della Polonia nord-orientale. Le sue forze più avanzate stavano addentrandosi in Lituania e non erano ormai molto lontane dalla frontiera della Prussia orientale. Esse si trovavano quindi circa 300km ad ovest del fianco del gruppo di armate Nord tedesco di Friessner, ancora schierato davanti alle vie d’accesso orientali degli stati baltici. Le avanguardie di Bagramjan in marcia verso Dvinsk erano più vicine alla base tedesca di Riga di quanto non fosse il fronte di Friessner. Raggiungendo il Niemen al di là di Vilna, Cernjakovskij era quasi altrettanto vicino al Baltico, lungo una linea che si trovava molto più ad ovest. Sembrava dunque che una duplice barriera stesse per scendere alle spalle Friessner prima che egli potesse ritirarsi. La sua situazione era resa ancora più difficile da un’estensione dell’offensiva sovietica verso nord, nel settore di Pskov, dove un nuovo gruppo di armate, il “ terzo fronte baltico” di Maslennikov era entrato in azione al fianco di quello di Eremenko.

Nello stesso tempo lo sforzo a cui era sottoposto il fronte tedesco nel suo complesso cresceva a dismisura in conseguenza di un fatto nuovo di ancor a maggiore portata: offensiva a sud delle paludi di Pripjat ( tra Tarnopol e Kovel, dove i tedeschi avevano iniziato a ritirarsi ). L’offensiva si sviluppò lungo due direttrici: l’ala destra scavalcò il Bug e si diresse verso Lublino e la vistola convergendo con l’avanzata di Rokosovskji a nord delle paludi, che ora stava deviando per passare a sud di Brest-Litovsk; l’ala sinistra sfondò il fronte nemico nei pressi di Luck e aggirò Leopoli da nord.

Le forze di Konev entrarono a Leopoli il 27. luglio. 1944. .. . L’enormità dello sforzo offensivo sovietico fu clamorosamente testimoniato dalla conquista nello stesso giorno di Stalislanov ai piedi dei Carpazi, di Bialystock nella Polonia settentrionale, di Dvinsk in Lettonia e del nodo ferroviario di Siauliai sulla linea ferroviaria che collegava Riga alla Prussia orientale. Quest’ultimo colpo, scaturito dalla fulminea penetrazione operata da una delle colonne corazzate di Bragamjan, minacciò di segnare il destino delle forze tedesche ancora schierate a nord.

Eppure anche questo successo passò in secondo piano di fronte alla profonda avanzata nel settore centrale del fronte ed alla minaccia che essa comportava per i tedeschi. …il 24 luglio. 1944 approfittando del fatto che le armate tedesche erano divise dal Pripjat e dalla confusione provocata dall’offensiva che si stava sviluppando a sud di esso, l’ala sinistra di Rokosovskji era entrata di slancio a Lublino, solo 50 km ad est della Vistola e 160 km a sud-est di Varsavia, mentre altre piegavano verso nord puntando su Varsavia. Il giorno dopo, il 25. luglio. 1944, i tedeschi abbandonarono Brest-Litovsk, mentre una delle colonne sovietiche che aveva aggirato la città arrivava a Siedlce, 80km ad ovest di Brest-Litovsk e poco più di 60km ad est di Varsavia.

Pag. 815

Il 31. luglio. 1944, però, minacciati da una crescente pressione laterale i tedeschi furono costretti ad abbandonare Siedlce ed una delle colonne di Rokosovskji raggiunse i sobborghi di Praga, quartiere periferico di Varsavia che sorge sulla riva orientale della Vistola.

 

A questo punto Hart scrive:

 Pag. 815

   “ La mattina seguente, il 1. agosto. 1944, le truppe tedesche cominciarono a ritirarsi al di qua del fiume, ed i capi del movimento clandestino di resistenza polacco furono incoraggiati a dare il segnale di inizio dell’insurrezione.”

 

Pag. 815

    Quel giorno, 1. agosto. 1944, sviluppi di grande portata si registrarono anche vicino alla costa del Baltico. Sul fronte di Bagramjan una colonna corazzata guidata dal generale Obuchov si impadronì del nodo ferroviario di Tukkums, sul Golfo di Riga, dopo un’avanzata notturna di 80km, chiudendo così il corridoio di ritirata del gruppo di armate Nord tedesco. Cernjakovskji occupò Kaunas, la capitale lituana, mentre le sue avanguardie che avevano proseguito la marcia, arrivavano vicino al confine della Prussia orientale, in corrispondenza del varco di Insterburg. Il 2. agosto. 1944, poi, le forze di Konev gettarono una uova e grande testa di ponte sulla Vistola 220 km a sud di Varsavia, nei pressi di Baranov, a nord della confluenza del San e della Vistola.

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    Di fronte a Varsavia il fattore che soprattutto contribuì a rovesciare la situazione fu l’intervento di 3 forti divisioni corazzate SS arrivate sulla scena appena il 29 luglio, 2 dal fronte meridionale ed una dall’Italia. Il colpo che esse sferrarono dal fianco settentrionale penetrò in profondità nel saliente sovietico, rendendo inevitabile un ripiegamento. Nello stesso tempo un tentativo di avanzata compiuto dai sovietici dalle teste di ponte sulla Vistola fu arginato con l’aiuto di rinforzi provenienti dalla Germania.

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    Dopo aver coperto fino a 700 km in cinque settimane – in quella che era, senza confronti, la più lunga e rapida avanzata che avessero realizzato fino a quel momento – i sovietici risentivano ora delle conseguenze dell’eccessivo sviluppo in profondità delle loro linee di comunicazione, e dovevano quindi piegarsi alle fondamentali leggi della strategia. Avrebbero dovuto restare sulla Vistola per quasi sei mesi prima di essere in condizioni di sferrare un’altra massiccia offensiva.

    La seconda settimana di agosto fu contrassegnata da duri combattimenti in molte zone, con i tedeschi lanciati vigorosamente al contrattacco ed i sovietici intenti a cercare nuovi varchi attraverso i quali procedere, ma nessuna delle due parti conseguì risultati apprezzabili . Il fronte della Vistola si stabilizzò. Sulla frontiera della Prussia orientale l’avanzata sovietica verso il Varco di Insterburg fu bloccata dalla divisione corazzata di Mantueffel..”.

    La possente offensiva sovietica si era esaurita.

Si trattava, quindi, di raccogliere le forze, riorganizzarle, stabilizzare il nuovo fronte e costruire i collegamenti logistici, ecc. e solo dopo riprendere la marcia in avanti nelle nuove condizioni.

Questo conferma la impossibilità delle avanguardia nel sobborgo di Varsavia di poter intervenire e la provocazione della chiamata all’insurrezione da parte del Comitato di Londra.

Pag. 818

    La tregua che i tedeschi ottennero stabilizzando la situazione sul fronte principale, tra i Carpazi ed il Baltico, fu però compensata dallo sviluppo di una più ampia minaccia lungo la direttrice di approccio più indiretta. Essa si manifestò con l’apertura di una offensiva sovietica sul fronte rumeno, a seguito di mosse politiche che avevano contribuito a spianare la via per l’avanzata.

Il 20 agosto le truppe del “ secondo fronte ucraino”  al comando ora di Malinovskji si misero in marcia da Jasi verso sud, lungo ambedue le sponde del Seret in direzione di Galati, minacciando il fianco e le retrovie del grande saliente che ancora si protendeva nella Bessarabia meridionale. Il “ terzo fronte ucraino” , ora al comando di Tolbuchin ) lo attaccò in modo frontale, avanzando verso ovest dal basso corso del Dnestr.

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    il 27 agosto i sovietici raggiunsero Galati, il 30 occuparono i grandi campi petroliferi di Ploesti ed il 31 entrarono a Bucarest. In dodici giorni di avanzata i carri armati sovietici avevano coperto 400km. Nei successivi sei

giorni esse ne coprirono circa altri 300 raggiungendo la frontiera jugoslava a Turnu-Severin, sul Danubio. Una

larga parte delle forze tedesche restarono intrappolate nel saliente della Bessarabia o furono travolte mentre cercavano di ritirarsi. Tutta la 6a armata, 20 divisioni in totale, era perduta. La sconfitta fu disastrosa come quella di Stalingrado.

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    … i tedeschi riuscirono nel frattempo a guadagnare tempo sufficiente per impedire l’isolamento delle loro forze in Jugoslavia e Grecia.

    minaccia portata in profondità sul fianco tedesco dai sovietici, i quali approfittarono delle settimane seguite al rovesciamento della posizione della Romania – trattato di pace con l’U.R.S.S. e guerra contro la Germania – per spingersi nelle estreme regioni nord-occidentali del paese. Aggirando con una fulminea incursione il fianco meridionale delle montagne, una forza meccanizzata, aveva raggiunto questo “ saliente” di territorio rumeno occupando Timisoara il 19 settembre ed Arad il 22 settembre. In questo modo i sovietici si portarono a cavallo di alcune delle strade che da Belgrado si diramavano verso nord, e vicino alla frontiera meridionale dell’Ungheria, a poco più di 150 km da Belgrado.

.. . Comunque sarebbe stato ora impossibile sfruttare questa posizione laterale per svolgere un’azione di leva sul fianco nemico finché nel cuneo non fossero state ammassate forze più ingenti.

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    Fu solo l’11. ottobre. 1944 che il nemico fu sloggiato da Cluj, capitale della Transilvania, 210km ad est di Arad. Ma intanto. Quando Cluj cadde sotto l’attacco della sua ala destra, le colonne di punta della sua ala sinistra si trovarono a 270km ad ovest della città, a meno di 100km da Budapest. Ancora una volta la strategia dell’approccio indiretto stava dando ottimi risultati.

     Una nuova azione di leva si sviluppò sul fianco tedesco la settimana seguente, quando le truppe del nuovo “ quarto fronte ucraino”, recentemente riattivato da Petrov, forzarono i passi carpatici nel tratto compreso tra il Passo dei Tartari e Lupkov e presidiata dalla 1a armata ungherese e calarono in Rutenia. Petrov piegò poi ad ovest per portarsi in Slovacchia. In quella stessa settimana i partigiani del maresciallo Tito e le forze di Tobulchin, avanzate al di qua del Danubio, liberarono la capitale jugoslava.

La guarnigione tedesca in jugoslava il 20 fu costretta a ritirarsi – verso dove? e quanti ?.

.. considerevoli forze tedesche si trovavano in Grecia – quante ? –

..

fu solo nella prima settimana di novembre esse abbandonarono la Grecia per intraprendere una grande “ anabasi” attraverso 1000km di regioni inospitali ed ostili –  quali e verso dove? verso la Germania ma passando per dove ed in sostegno a quale fronte?.

Dopo essersi portato sulla linea del fiume Tisa si di un fronte di 130km da un punto a nord di Szolnok a Szeged, il 30 ottobre Malinovskij lanciò un possente attacco in direzione di Budapest. Egli disponeva ora di più di 40 divisioni comprese quelle rumene. Solo 80 km separavano le sue forze dalla capitale ungherese.

… il 4 novembre alcune delle sue colonne raggiunsero i sobborghi di Budapest, .. i difensori ebbero tempo di consolidare la loro posizione.

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    Anche Petrov .. vide frustrati i tentativi di avanzare dalla Rutenia in Slovacchia per portare aiuto ai partigiani cecoslovacchi.

    Anche qui Hart non dà più i dati delle forze tedesche che si oppongono a quelle sovietiche.

Qui addirittura fa dipendere l’ostacolo unicamente dalla natura geografica della zona, ma non dice quante forze tedesche la presidiavano.

Non sappiamo quindi da Hart:

quante sono le considerevoli forze in GRECIA,

quant’è la guarnigione tedesca in Jugoslavia che si oppose a Tito-Tobulchin,

quanti i difensori tedeschi a Budapest che si oppongono a più di 40 divisioni sovietiche.

quante le forze in Slovacchia che sbarrano il passo a Petrov e quante nella zona Ceca?

Abbiamo di sicuro:

la 6a armata in Romania: 20 DIVISIONI

la 1a armata nei Carpazi: 20 DIVISIONI [ passo dei tartari – Lupkov  ]

     Hart qui non dice quante sono le forze tedesche, ma assumendo per dato una armata- come per la 6a – uguale a 20 divisioni diamo anche per la 1a armata una tale forza.

La cifra di oltre 100mila per la 6a armata che Hart dà è ridicola.

Se dice che la 6a Armata è costituita da 20divisioni e dice poi che sono in tutto più di 100mila, implica che ogni divisione era costituita da non più di 5000uomini, il che per una divisione è un numero irrisorio, che non costituisce una divisione, che di solito è costituita da 15 a 22/25mila uomini.

Ma sia pure 10.000 si hanno 200mila uomini e non 100mila come dice Hart.

Considerando che Hart parte di considerevoli  forze in Grecia significa che esse erano almeno pari ad una armata, diversamente non avrebbe parlato di considerevoli forze dopo aver parlato di 6a e 1a armata ed anche qui dando 20 divisioni siamo già a 60DIVISIONI per Romania, Carpazi, Grecia.

In Ungheria che nel marzo 1944 era stata occupata a difesa anche dei pozzi rumeni i tedeschi fronteggiano più di 40 divisioni sovietiche e riescono a tenerne testa ed a fermarli, questo significa che considerata la perizia del comandante sovietico, che aveva dato ottime prove di sé, considerato che vi erano forze di sostegno in Ungheria e che forze ungheresi erano al seguito, tali da conoscere bene l’Ungheria e Budapest si possono calcolare ad almeno 20 divisioni impegnate in Ungheria ed in difesa di Budapest, considerando che il difensore si trova in una situazione avvantaggiata rispetto all’attaccante per cui basta una quantità inferiore di forze per tenergli testa per alcuni mesi, e quindi diciamo 20 divisioni, ossia la metà di quelle che avevano gli attaccanti, ossia i sovietici.

Siamo così a 80divisioni

Per quanto attiene la Jugoslavia qui Hart parla addirittura di guarnigione, ma occorre tener presente che l’offensiva su Belgrado viene condotta dalle forze congiunte di Tito di  Tolbuchin e che Hart fa riferimento unicamente a Belgrado e non a tutte le forze presenti ed impegnate in Jugoslavia nel periodo luglio-ottobre 1944.

Anche per quanto riguarda la Slovacchia e la zona Ceca possiamo assumere una forza di non meno di 10 divisioni e sia così ad un totale di oltre 90divisioni presenti nei Balcani nel periodo 20 luglio-20novembre 1944, che sarebbero potute accorrere in sostegno della battaglia di Varsavia il 1. agosto. 1944 se Vatutin e lo Stato Maggiore Generale Sovietico avesse dato battaglia e non si fossero fermato sulla Vistola alle porte di Varsavia, diversamente da quanto il Comitato di Londra e gli inglesi volevano, quando incitarono ed eccitarono il popolo polacco all’insurrezione.

Tutto questo far di conto, ma occorre continuare a tenere questa lista per avere un quadro quanto più possibile fedele, serve per dimostrare che esistevano al 1.agosto. 1944 ancora ingenti forze tedesche che potevano convergere ed insaccare le armate di Vatutin e partire da lì per una possente controffensiva che ricacciasse indietro il fronte sovietico mettendolo in serie e gravi difficoltà, giacché si sarebbe venuto a trovare preso di contropiede e quindi fortemente sbilanciato, determinando una disarticolazione nell’intero fronte di avanzata sovietico. Questo poi era il vero obiettivo che gli inglesi volevano perseguire e nella cui trappola la “ cricca della cavalleria” non cadde.

Pag. 822

    All’altra estremità del fronte orientale, il fronte baltico, la campagna autunnale aveva avuto un andamento pressoché analogo: iniziatasi con il crollo del fronte tedesco si era conclusa con l’arresto dell’avanzata sovietica.

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    La capitolazione della Finlandia spianò ai sovietici la via per un’offensiva concentrata contro il gruppo di armate Nord. .. . Le forze di due “ fronti” – quello di Govorov e quello di Maslennikov – avanzarono frontalmente  contro le forze di Schorner, mentre il fronte di Eremenko ne aggirava il fianco e quello di Bagramjan le minacciava le spalle.

… al gruppo di Bagramjan ingenti rinforzi, affidandogli il compito di puntare verso la costa del Baltico a sud di Riga, partendo da Siauliai nella Lituania centrale. La nuova offensiva ebbe inizio il 5. ottobre. 1944 e, approfittando dell’ampiezza del fronte e del fatto che il nemico aveva concentrato le sue forze nei pressi di Riga, raggiunse la costa a nord di Memel nella giornata dell’11. Due giorni dopo, 13. ottobre. 1944, Schorner abbandonò Riga e ripiegò in Curlandia. .. Altrettanto fece la guarnigione di Memel.

    Eravamo rimasti ad almeno 90 DIVISIONI.

Anche qui Hart non fornisce alcuna cifra circa le forze tedesche al comando del gruppo di armate Nord.

Qui siamo in presenza non di una singola armata, bensì di un gruppo di armate composto almeno da 3 armate e dando un minimo di 15 divisioni per armate abbiamo un totale di altre 45 divisioni, senza contare la guarnigione di Memel. Siamo così ad un totale di almeno 135 DIVISIONI esistenti al 20 luglio-1.agosto. 1944 che poteva accorrere in sostegno della Polonia.

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    Sistemato così il fianco baltico, essi passarono ad occuparsi della Prussia orientale, lanciando un’energica offensiva in questo settore verso la metà di ottobre.

    Anche qui non c’è speranza alcuna di conoscere da Hart l’entità delle forze tedesche che si opponevano a quelle sovietiche.

L’offensiva sovietica scattò alle 10 del 12. gennaio 1945 con le forze di Konev dalla testa di ponte di Baranov ( larga e profonda circa 50km ). Vi prendevano parte 10 armate, 2 delle quali corazzate per un totale di 70 divisioni, appoggiate da 2 armate aeree.

.. la nebbia costituì anche un’ottima copertura per le truppe d’assalto, che il terzo giorno, grazie anche alla competa costante polverizzazione delle difese tedesche ad opera di un massiccio e ben diretto tiro di distruzione dell’artiglieria sfondarono in corrispondenza di Pinczow, 32km ad ovest della linea di partenza, e attraversarono il fiume Nida lungo un ampio fronte. . Poi ebbe inizio la fase di sfruttamento Riversandosi attraverso il varco, i corpi corazzati dilagarono nella pianura polacca come un torrente in piena.

… Kielce fu occupata il 15 da una colonna che, aggirata la zona terminale delle alture di Lysa Gora, era in marcia verso nord-ovest e si apprestava a minacciare alle spalle le forze tedesche schierate di fronte a Zukov.

Il 14. gennaio. 1945 Zukov era partito all’offensiva dalle sue teste di ponte intorno a Magnuszev e Pulawy. La sua ala destra piegò verso nord per portarsi ad ovest di Varsavia ed il 16 l’ala sinistra occupò Radom. Quello stesso giorno avanguardie di Konev attraversarono il fiume Pilica, a soli 50km dalla frontiera della Slesia. Intanto il 14. gennaio. 1945 le forze di Rokosovkij si erano messe in movimento dalle loro due teste di ponte sul Narew e non avevano avuto difficoltà a travolgere le difese che coprivano la direttrice d’accesso alla Prussia orientale. In complesso la breccia aperta dai sovietici in pochi giorni era larga oltre 300km  ed attraverso di essa una marea di quasi 200 divisioni ( comprese le riserve ) avanzava rombando verso ovest.

Il 17. gennaio. 1945 gia loro avanguardie corazzate si erano spinte sin quasi a Lodz, le forze di Zukov entrarono in Varsavia, dopo averla aggirata su ambedue i fianchi. Le forze avanzate di Konev conquistarono la città di Czestochova, vicino alla frontiera della Slesia, e più a sud sopravanzarono Cracovia.

Il 19. gennaio. 1945 l’ala destra di Konev raggiunse la frontiera della Slesia, mentre la sua ala sinistra espugnava Cracovia con attacco aggirante. Le forze di Zukov conquistarono Lodz e quelle di Rokosovkij raggiunsero nei pressi di Llawa la via d’accesso meridionale alla Prussia orientale. Intanto sui due fianchi estremi anche le forze di Cerniakovskij e di Petrov avevano cominciato ad avanzare. Alla fine della prima settimana l’offensiva aveva così raggiunto una profondità di 150km,mentre il suo fronte si era allargato di quasi 650km.

…i tedeschi trasferirono –  da dove? – 7 divisioni

E’ qui evidente come la liberazione di Varsavia rientrava in un ben peciso piano militare sovietico, ossia alla terza fase dell’offensiva, quella del balzo in avanti e non prima.

Il 20. gennaio. 1945 forze di Konev attraversarono la frontiera della Slesia mettendo piede sul suolo tedesco.

… Il giorno dopo, 21. gennaio. 1945avanguardie di Rokosovskij raggiunsero il nodo ferroviario di Allenstein, interrompendo la principale arteria della Prussia orientale, mentre Cernjakovskij, in avanzata da est, conquistava Insterburg. La traiettoria dell’ ” upper-cut”  di Rokosovskij si concluse il 20 nei pressi di Elbing sul Golfo di Danzica. Tutte le forze tedesche della Prussia orientale, tagliate fuori, si ritirarono a Konigsberg che fu ben presto cinta d’assedio.

Quattro giorni prima, il 17. gennaio. 1945, Konev aveva raggiunto l’Oder su di un fronte di oltre 65km, a nord della zona industriale dell’Alta Slesia. Entro la fine della seconda settimana dell’offensiva la sua ala destra si trovava al di qua dell’alto corso dell’Oder in numerosi punti lungo un tratto di circa 100km a sud di Breslavia, ..

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    Altre colonne avevano aggirato la capitale della Slesia da nord. Alle spalle di queste avanguardie altre forze avevano piegato a sud per conquistare il nodo ferroviario di Gleiwitz ed isolare la zona industriale dell’Alta Slesia. L’intera zona era disseminata di trincee, barriere di filo spinato, fossati anticarro e casematte – era la linea Sigfrido -, ma i tedeschi non avevano forze sufficienti per presidiare in modo adeguato questa potenziale fortezza.

    Nei rapporti dei ricognitori aerei tedeschi l’avanzata sovietica era descritta come un’immensa piovra che protendeva i suoi lunghi tentacoli  tra le città della Slesia. Essi parlavano di interminabili colonne di autocarri, carichi di rifornimenti e di rinforzi provenienti da est.

Ancora più impressionante per potenza, e decisiva in quanto a prospettive, era la travolgente avanzata di Zukov al centro. Eseguendo una manovra obliqua, aveva trasferito sulla destra il grosso delle sue forze corazzate. Essi si lanciarono lungo il corridoio tra la Vistola e la Warta, sfruttando l’effetto-sorpresa per superare la catena di laghi ad est di Gniezno.

Imbattendosi in una più energica resistenza esse aggirarono la città, procedettero verso ovest e nord-ovest ed entro la fine della settimana raggiunsero le frontiere di Brandenburgo e della Pomerania, a 350km da Varsavia ed appena 150km da Berlino. Intanto dopo aver attraversato la Warta e conquistato Kalisz, l’ala sinistra di Zukov si era allineata con l’ala destra di Konev.

La terza settimana si aprì con l’occupazione di Katovice e di altri grandi centri industriali dell’Alta Slesia ad opera dell’ala sinistra di Konev, .. . Le forze avanzate di Zukov attraversarono le frontiere del Brandeburgo e della Pomerania il 30, e travolsero poi la linea di resistenza organizzata dai tedeschi lungo il corso gelato dell’Oder. Il 31. gennaio. 1945 cadde Landsberg, mentre le avanguardie corazzate di Zukov si spingevano oltre raggiungendo il basso corso dell’Oder nei pressi di Kustrin, circa 60km dai sobborghi di Berlino. Poco più di 600 km separavano ormai i sovietici dalle posizioni avanzate dei loro alleati occidentali.

… .

Konev tento di sviluppare un’azione di leva laterale e di puntare su Berlino lungo una direttrice obliqua. Dopo aver ampliato le teste di ponte a nord di Breslavia, il 9. febbraio. 1945 e le sue forze ne balzarono fuori per slanciarsi verso ovest e piegare poi a nord-ovest avanzando su un ampio fronte lungo la sponda sinistra dell’Oder; il 13 raggiunsero Sommerfeld, a 130 km da Berlino ( quello stesso giorno cadde infine Budapest, la cui difesa ad oltranza costò complessivamente ai tedeschi 110mila prigionieri. 9. Due giorni dopo, e 30km più avanti, esse raggiunsero il Neisse, nei pressi della sua confluenza con l’Oder, allineandosi così con le forze avanzate di Zukov.

Pag. 935  accordo di gennaio 1945 tra Usa-Gran Bretagna e Germania presso la sede vaticana a

              Berna.

    Tuttavia era stata proprio la crisi provocata dalla minaccia sovietica che aveva spinto i tedeschi a prendere la fatale decisione che al difesa del Reno doveva essere sacrificata per far fronte alle esigenze poste dalla difesa dell’Oder, ossia per tenere a bada i sovietici. Ancora più importante del trasferimento da ovest ad est di un certo numero di divisioni fu l’invio ad est del grosso dei rinforzi che ai tedeschi riuscì di mettere assieme per colmare i vuoti apertisi nelle file delle divisioni che già si trovavano sul fronte occidentale.

    In sostanza, ciò equivalse a dare via libera all’offensiva anglo-americana verso il Reno ed al di là di esso.

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    All’inizio di marzo Zukov aveva ampliato la sua testa di ponte sull’Oder, senza per altro riuscire a balzarne fuori. Sui fianchi estremi i sovietici realizzarono continui progressi ed in aprile anche Vienna cadde.

L’11 aprile 1945 raggiunsero l’Elba  a 100km  da Berlino e qui si fermarono. Il 16, mentre Konev forzava il Neisse, Zukov riprese l’offensiva.

Questa volta, i sovietici con impeto travolgente dalle loro teste di ponte, e nel giro di appena una settimana si spinsero fino alle porte di Berlino. entro il 25 aprile la città fu completamente isolata dalla manovra accerchiante delle armate di Zukov e di Konev  ed il 27 forze di quest’ultimo si incontrarono con gli americani sull’Elba.

… La guerra in Europa terminò ufficialmente alla mezzanotte dell’8. maggio 1945.”.

Il generale Komorowski, capo dell’Armata interna, – che faceva capo al governo polacco in esilio a Londra –

… fece presente a Londra il pericolo di lasciare ai comunisti l’iniziativa dell’insurrezione di Varsavia .. . Il 25 luglio 1944 il governo di Londra gli diede pieni poteri per adottare tutte le misure imposte dagli eventi. il 29 luglio la radio di Mosca e quella di Lublino – sul suolo polacco era stato costituito il 21 luglio 1944 un Comitato polacco di Liberazione nazionale, presieduto dal socialista di sinistra Osobka Morawski legittimo  con sede a Lublino – lanciarono appelli all’insurrezione al “ Popolo di Varsavia, alle armi..”.. . Komorowski pensò che era giunta l’ora e che non doveva lasciarsi precedere; fissò per il 1° agosto l’inizio dell’insurrezione.

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    … Stalin .. si limitò a dire a Mikolajczyk che l’insurrezione era stata “ prematura” e lo mise in contatto con Bierut, comunista polacco che dal 1927 viveva in Russia e che era il vero capo del Comitato di Lublino.

… . Il 9 agosto Stalin promise ancora al suo ospite che l’offensiva su Varsavia sarebbe ripresa il più presto possibile.

… l’insurrezione aveva costituito il polo di attrazione dei rinforzi tedeschi. In conclusione, non solo la presa della città era diventata più aleatoria per Rokosovskij…

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    Churchill era desideroso di soccorrere la Polonia…

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    il 2. ottobre. 1944 Komorowski capitolò. 50mila cittadini di Varsavia furono uccisi, feriti o fatti prigionieri. 350mila cittadini furono deportati in Germania. Il vincitore distrusse sistematicamente quanto restava della città in rovine.

    Quindi Komorowski lanciò l’insurrezione senza avere i rapporti di forza per sconfiggere le truppe hitleriane di stanza in Polonia.

Quando il CLN in Italia lanciò la parola d’ordine dell’insurrezione nazionale il 25 aprile 1945 aveva i rapporti di forza per scatenare l’offensiva generale e sconfiggere le truppe hitleriane di stanza in Italia, senza alcun aiuto di truppe alleate; non diversamente quando il popolo napoletana nel settembre 1943 diede battaglia e cacciò i tedeschi non si appoggiò su alcun aiuto alleato, che, infatti, entrarono dopo; non diversamente da altre situazioni analoghe.

Komorowski al di là di tutto si assunse una grave responsabilità militare e politica quando lanciò la parola d’ordine dell’insurrezione: questo succede quando si vuole giocare alla guerra, quando ci si vuole mettere alla testa e “ giocare d’anticipo”.

Nelle condizioni concrete Komorowski rese più difficile l’avanzata dell’Armata Rossa e consentì non solo il massacro del popolo polacco, ma la deportazione di 350mila cittadini in Germania.

Il governo polacco in Londra era stato informato che l’Armata Rossa non sarebbe entrata e che quelli non erano i suoi tempi di marcia.

Il governo polacco in Londra non avendo alcuna esperienza di lotta politica, aveva creduto che il lanciare per radio Mosca e radio Lubino la parola d’ordine dell’insurrezione volesse dire che l’indomani sarebbe iniziata, senza comprendere la differenza tra parola d’ordine di propaganda, agitazione, organizzazione e mobilitazione.

Questo considerando lo sviluppo secco dei fatti, senza entrare nel merito della provocazione londinese, che per la seconda volta aveva consegnato i polacchi ai tedeschi, li aveva per la secondo volta spinti in provocazioni e per la seconda volta i polacchi volevano fermare i carri armati con la cavalleria.

Va qui ricordato il clima di euforia che esisteva nel popolo polacco il 1. settembre 1939 bene illustrato da Michell ed a cui rinviamo.

Però..: il popolo polacco cascarci così per la seconda volta è da stupidi!

La verità è che la cricca feudale-aristocratica polacca preferiva o i nazisti o il cimitero in Polonia, non potendo avere i nazisti, scelsero il cimitero.

Da parte della Gran Bretagna e degli statunitensi la politica era quella di lasciare solo macerie, di mettere i popoli nelle peggiori condizioni per la ricostruzione e così dover dipendere dagli “ aiuti” alleati.

E… le belve sanguinarie naziste seppero, qui per quanto attiene la Polonia ed il popolo polacco, ben soddisfare le richieste di chi le aveva allevate e curate ed armate ed aizzate.

I fatti condannano inesorabilmente Komorowski: non era nelle condizioni di lanciare l’attacco e lo sviluppo degli avvenimenti confermava la corretta valutazione che Stalin aveva esposto a Mikolajczyk.

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    Sotto le insistenze di Churchill e di Eden, Mikolajczyk accettò tuttavia di tornare a Mosca nell’ottobre 1944.

Ma per sentirsi dire da Stalin, e da Churchill che si trovava con lui, che la Polonia doveva accettare la linea Curzon.

    Ma Churchill non era quello che “ era desideroso di soccorrere la Polonia”?

I nudi fatti qui indicano in Churchill un provocatore e l’istigatore del massacro del popolo polacco.

La sentenza è senza appello!

Cina

        Come si è detto in Premessa questo è l’unico argomento in cui viene preso in considerazione come fonte documentale un testo sovietico. Non vi è contestazione alcuna in merito e non vi sono, poi, trattazioni specifiche di altri esperti militari,che trattano la questione Cina in poche righe.

L’Armata del Kwantung schierava circa 1milione di uomini, 6.640 cannoni e mortai, 1215 carri e 1907 aerei. Lungo le frontiere dell’U.R.S.S. i giapponesi avevano attrezzato 17 settori fortificati per una estensione totale di 1.100km e comprendenti circa 8mila postazioni di fuoco fisse.

Nella profondità operativa i giapponesi avevano predisposto due linee difensive: una rivolta ad est e l’altra ad ovest.

L’armata del Kwantung era organizzata in tre fronti ( 1°, 2° e 17° ) in un’armata campale  autonoma ( la 14a )in due armate aeree ( la 2a e la 5a )  e nella Flottiglia del Sungari ( 25 tra cacciatorpediniere, vedette e cannoniere ), Essa poteva inoltre disporre delle truppe del governo fantoccio del Mancikuo ( 2 divisioni e 12 brigate  di fanteria, 2 divisioni e 4 reggimenti di cavalleria ) e dell’esercito della Mongolia interna ( 5 divisioni e 2 brigate di cavalleria ) comandato dal principe De Van. Nel Sakalin meridionale e nelle Curilii erano dislocate le truppe del 5° Fronte forti di 4 divisioni di fanteria e una reggimento corazzato.

Le forze armate sovietiche superavano l’Armata del Kwantung di quasi due volte e mezzo in uomini e 4 volte in artiglieria, di 4,6 volte in carri semoventi ed in 2 in aerei.

Il piano del Quartier Generale sovietico era di annientare l’Armata del Kwantung in quanto forza d’urto dell’imperialismo nipponico in modo da costringere il Giappone alla resa e da liquidare così il focolaio di guerra in Asia. Grandi sforzi erano programmati per la distruzione delle ali dello schieramento nemico, in modo da permettere l’accerchiamento del grosso.

Preparativi in gran segreto vennero compiuti giacché occorreva mantenere il massimo possibile segreti i movimenti e furono presi tutti gli accorgimenti per la miglior riuscita della sorpresa.

Il 9 agosto 1945 i sovietici passano all’offensiva e nei primi sei giorni le linee de settori fortificati vengono annientate ingenti forze nemiche. Il 14. agosto il governo giapponese capitola.

Il 17. agosto le unità dei tre fronti sovietici erano uscite nelle regioni centrali della Cina nord-orientale, avevano preso i porti della Corea settentrionale e si congiungono all’8a Armata di Liberazione popolare della Cina nella zona di Kalgan.

L’Unione Sovietica aveva così liberato la Cina nord-orientale dalla possente armata del Kwantung  ed aveva contemporaneamente sventato i piani dell’imperialismo internazionale e del Kuomintang per la sottomissione del popolo cinese. I più importanti porti di penetrazione dell’imperialismo in Manciuria Porth Artur e Luda erano saldamente in mano sovietica.

La liberazione della Manciuria, zona più sviluppata della Cina dal punto di vista economico, da parte delle forze sovietiche affiancate da quelle della Repubblica Popolare Mongola, dall’Armata di Liberazione Popolare Cinese ( ALPC )e dai partigiani coreani, la convertì in un’ottima testa di ponte per forze rivoluzionarie cinesi nel nuovo centro politico della rivoluzione cinese. Le truppe rivoluzionarie operanti in Manciuria furono dotate di armi e munizioni assegnate loro dall’Esercito sovietico e catturate al nemico:

3700 cannoni e mortai, 600 carri armati, 12.000 mitragliatrici, 680 depositi vari e tutte le navi della Flottiglia del Sungari, ossia ( 25 tra cacciatorpediniere, vedette e cannoniere ). Oltre a questo le fu assegnato una parte cospicua dell’armamento sovietico in Giappone.

Questo consentì all’Armata di Liberazione Popolare Cinese di riarmarsi e trasformarsi da organizzazione partigiana in esercito regolare. In tali nuovi condizioni e con il controllo della Manciuria l’Armata di Liberazione Popolare Cinese poté proprio dalla Manciuria infliggee dure sconfitte al Kuomintang, che segnarono l’inizio della liberazione dell’intera Cina che si concluderà con l’ingresso a Pechino ed il discorso di Mao Tsetung sulla Piazza Tien An Men.

Berna – gennaio 1945

 Nell’estate del 1944 la diplomazia tedesca tentò di salvare il regime nazista in agonia inviando memorandum ad Usa e Gran Bretagna, nei quali si paventava “ la minaccia del comunismo”. Alcuni circoli diplomatici occidentali presero contatti in Svizzera con il generale delle SS Karl Wolff ( nome in codice Sunrise-Crossword ). Gli incontri ebbero luogo a Zurigo e nel Canton Ticino ( a Lugano e ad Acona ).

Karl Wolff, che si poteva considerare la più autorità nazista in Italia, grazie ai buoni uffici del cardinale di Milano Schuster, riuscì a mettersi in contatto nel febbraio 1945 con Allan Dallas , capo dei servizi segreti ( Oss ) degli Usa  a Berna – Dallas dal 1953 al 1961 sarà Direttore della Cia creata da Truman nel 1947 per trasformazione dell’Oss. Karl Wolff dovette dare garanzie di essere effettivamente parte trattante, acconsentendo alle richieste di Dalla s di liberare Ferruccio Parri, che riparò poi a Zurigo e Toni Usmiani, uno dei maggiori responsabili del servizio informazioni americano in Italiano.

La notizia e lo svolgimento dei fatti vengono confermati non tanto dalle lettere di Stalin a Roosevelt, che possono essere considerate di parte, quanto dalle risposte di Roosevelt a Stalin su questo argomento, di cui l’ultima dell’11. aprile 1945.

La cosa già grave di per sé, così esposta non consente di cogliere tutta la portata della trattativa che si svolse a Berna. La si ricava ancora una volta dal carteggio Stalin-Roosevelt dal quale si evince come tali trattative consentivano alla Germania di trasferire dal fronte occidentale divisioni sul fronte orientale contro l’avanzata dell’Armata Rossa e che invece vi era una resistenza quasi nulla al fine di consentire agli anglo-americani di portarsi a Berlino e che quindi era di fatto operante un accordo Usa-Gran Bretagna- Germania nazista ai danni dell’U.R.S.S. Anche qui non contano tanto le lettere di Stalin che possono essere ritenute di parte, propaganda, ecc. quanto le risposte di Roosevelt che confermano e non smentiscono quanto le lettere di Stalin stigmatizzavano.

Stalin nella lettera del 29 marzo scrive:

“ Per vostra informazione devo comunicarvi che i tedeschi hanno già sfruttato le trattative con il Comando alleato e sono riusciti in questo periodo a trasferire dall’Italia settentrionale tre divisioni sul fronte sovietico.

L’obiettivo delle operazioni combinate da sferrare contro i tedeschi da occidente, da sud e da oriente, proclamato dalla Conferenza di Crimea è di incatenare sul posto le forze nemiche, là dove si trovano e di non dare all’avversario la possibilità di manovrare e trasferire le sue forze dove gli è più necessario. Questo obiettivo viene perseguito dal Comando Sovietico. Questo obiettivo viene violato dal generale Alexander. ,,Le truppe tedesche davanti Danzica e Koenigsberg sono accerchiate. Se si arrenderanno lo faranno solo per salvarsi dalla distruzione. .. Ben differente è la situazione delle truppe tedesche nell’Italia settentrionale. Esse non sono accerchiate e non si trovano sotto minaccia di distruzione. Se nell’Italia settentrionale, ciononostante, i tedeschi cercano di entrare in trattative, per arrendersi ed aprire il fronte alle truppe alleate, questo significa che essi perseguono altri più seri fini concernenti le sorti della Germania.”Roosevelt risponde il 30. marzo e ricevuto da Stalin il 1° aprile “ Penso che le vostre informazioni sul movimento in cui forze tedesche sono state stornate dall’Italia siano erronee. Secondo informazioni attendibili in nostro possesso, tre divisioni hanno lasciato l’Italia dopo il 1° gennaio, due sono state destinate al fronte orientale. Il trasferimento dell’ultima di queste divisioni è avvenuto il 25 febbraio ….”

Nella lettera del 3 aprile 1945 Stalin a Roosevelt

“ .. trattative vi sono state e si sono concluse con un accordo con i tedeschi, in virtù della quale il comandante tedesco Kesserling ha accettato di aprire il fronte e di lasciar passare verso oriente le truppe anglo americane, e gli anglo-americani hanno promesso in cambio di rendere più lievi per i tedeschi le condizioni di armistizio.

E nella lettera del 7 aprile sempre Stalin a Roosevelt e qui quanto scrive Stalin non vi è riscontro nella risposta di Roosevelt, ma i dati militari della guerra che era in corso confermano i dati che Stalin qui espone.

“ E’ difficile ammettere che la mancata resistenza da parte dei tedeschi sul fronte occidentale sia dovuta soltanto al fatto che essi sono rimasti sconfitti. I tedeschi dispongono sul fronte orientale di 147 divisioni. Essi potrebbero, senza compromettere la loro posizione, togliere 15-20 divisioni  dal fronte orientale  ed inviarle in aiuto alle loro forze sul fronte occidentale. Però i tedeschi non lo hanno fatto e non lo fanno. Essi continuano a lottare accanitamente contro i sovietici per il possesso di una insignificante stazione come Zemlianitsa, in Cecoslovacchia, della quale hanno bisogno come un morto ha bisogno di impiastri, ma cedono senza opporre resistenza, importanti città situate nel centro della Germania come Osnabrubruck, Mannheim, Kassel.”

Nella lettera del 29 marzo di Stalin a Roosevelt tra l’altro si dice:

“Se nell’Italia settentrionale, ciononostante, i tedeschi cercano di entrare in trattative, per arrendersi ed aprire il fronte alle truppe alleate, questo significa che essi perseguono altri più seri fini concernenti le sorti della Germania.”, ove si parla di altri fini di non ben chiara natura, lasciando intendere chissà quali altri fini che i tedeschi perseguivano ma che ceto gli stessi anglo-americani perseguivano.

Ed effettivamente questa costituisce una evidente illazione, fermo restando la validità della critica circa Berna.

Quello che Stalin denunciava in questa lettera si rivelerà non una cattiveria di Stalin o una sua maldicenza, bensì un qualcosa di ben più grave. Si tratta di fini di unire le forze tedesche ed anglo-americane e rivolgerle contro l’U.R.S.S. secondo i circoli più stupidi americani, ma che si tradusse in un sostanziale assoldare ed assimilare la struttura spionistica e tutti i suoi uomini della Germania nazista e delle SS nei ranghi della Cia, per la continuazione in forma diversa della lotta contro il bolscevismo negli anni successivi al 1945.

Un recente lavoro di Gaja ben documenta tutto questo passaggio e fornisce notizie di prima mano sugli stessi fatti di Berna, avendo avuto modo il Gaja di consultare gli archivi segreti di Washington che sono stati resi pubblici negli anni Ottanta e Novanta. le truppe tedesche ottennero effettivi benefici dalle trattative di Berna, giacche gli anglo-american consentirono alla Germania di slittare i temi di applicazione degli accordi di resa, consentendo così ad oltre 1milione e 200tedeschi di arrendersi nelle loro mani anziché in quelle sovietiche.

I capi delle SS ricevettero enormi benefici, e Kesserling in primo luogo, dagli accordi di Berna nella protezione ricevuta per la fuga dall’Europa e per il sostegno avuto nei luoghi dove si erano rifugiati, paesi dell’America Latina. In questa azione di fuga dei massimi criminali nazisti un ruolo fondamentale lo assolsero gli inglesi e gli americani ma chi consentì tale operazione fornendo la base logistica e la copertura ed i documenti per la fuga in America Latina fu il Vaticano tutto e Montini, conosciuto come Paolo VI, che fornì protezione in monasteri, chiese ed altri luoghi di culto, fornì passaporti falsi, accreditandoli come soggetti che scappavano alle truppe sovietiche o che argentini o brasiliani o … volevano far ritorno alle loro case dopo la guerra.

Gaja scrive dopo aver documentato e dato importanti notizie e nomi e cognomi e luoghi esatti e circostanziati:

“ Il riciclaggio nell’àmbito della politica americana di elementi nazisti fascisti ed ustascia – le truppe sanguinarie vaticane operanti in Croazia contro le popolazioni del luogo – era quindi una politica in atto già p rima dell’avvento dell’era atomica.” ( pag. 166 )

E circa gli ustascia, questa banda di criminali assassini che riuscirono ad disgustare gli stessi ufficiali delle SS operanti in Jugoslavia e dai quali furono richiamati per le atrocità commesse e che erano al comando di Pavelic, del quale Woytilia ha aperto il processo di beatificazione, degli ustascia Gaja scrive:

“ Il recupero della base ustascia rientrava in un progetto preciso: dispersi un po’ in tutti continenti,i seguaci di Pavelic rimasero organizzati politicamente e furono inseguiti utilizzati dalla Cia per una incessante attività terroristica condotta con l’obiettivo di destabilizzare il regime socialista jugoslavo.”

E veniamo adesso all’attività di sostegno per la fuga dei criminali nazisti Eichmann, Bormann, Barbie, Mengele, ed altri citando direttamente da Gaja, anche se passo lungo ma interessante e chiaro, alle pagine 165-

Rauff, ex capo della Ghestapo in Italia, che catturato dai partigiani fu sottratto a questi da Daddario, inviato di  “ Allan Dulles, si insedia a Genova e qui dal giugno 1945 dove vi rimase almeno fino al 1949, sotto la copertura di una organizzazione di aiuto ai rifugiati gestita dal vaticano, avrebbe fatto partire clandestinamente verso asili sicuri più di 500 fra agenti della Gestapo e della SS.

Dulles aveva chiesto al Vaticano di prolungare l’accordo stipulato durante la guerra sull’utilizzazione dei monasteri e dei conventi cattolici  da parte degli agenti dell’OSS.

Questi santuari sicuri sarebbero serviti ora per agevolare l’evacuazione dei “ rifugiati anticomunisti”, ossia i nazisti in fuga. .. Secondo documenti “ Top Secret” del Dipartimento di Stato americano la polizia italiana forniva i passaporti falsi, i visti venivano dal consolato argentino attraverso l’unità della SSU di Trieste; e la documentazione per l’imbarco era gestita da un funzionario del Dipartimento di Stato americano. .. Il cardinale Siri, vescovo di Genova, fornì una discreta protezione all’organizzazione. .. Rauff agiva nell’àmbito dei servizi segreti americani e più precisamente operava in collegamento con la 430a unità del controspionaggio con base in Austria, che continuò ad essere operativa, come ha dimostrato l’inchiesta su Kalus Barbie, fino al 951, quando la Cia ne assorbì le funzioni.

Almeno altre due organizzazioni sotto copertura ufficiosa vaticana furono utilizzate da Dulles per facilitare la fuga oltremare dei nazisti: i Cavalieri di Malta e la rete del vescovo Hudal.

L’operazione era stata preparata con largo anticipo il che dimostra che si è trattato di un’operazione strategica di grande respiro. Negli ultimi mesi della guerra la rete dell’OSS di Dulles in Svizzera era stata allargata per includervi Wiliam J. Casey, che è stato forse il più famoso cavaliere di Malta d’America e che divenne in seguito, negli anni ’80, capo della Cia, e Russel D’Oench, cugino dell’allora responsabili dei Cavalieri dell’Ordine di Malta, J, Peter Grace. A Roma, Dulles contava sulla collaborazione dell’industriale e barone e camerlengo papale – Pio XII – Luigi Carrelli ed in Baviera del barone Erwein von Aretin, ambedue influenti dirigenti dell’Ordine. Riconosciuto internazinoalmente come Stato sovrano l’Ordine aveva facoltà di rilasciare passaporti diplomatici con annesse prerogative di immunità. Di qui la sua utilità per consentire la fuga di nazifascismi e molto ricercati.

La secondo organizzazione faceva capo al vescovo Alois Hudal del Collegium Teutonicum, un prelato vicino sia a Pio XII che al successivo Paolo VI e notorio ammiratore del III Reich.

Sul terreno, a Genova, l’operazione fu affidata al prete croato Krunoslav Draganovic, che era stato consigliere del dittatore Ante Pavelic negli anni della seconda guerra mondiale.

Draganovic non era che un esecutore; era Hudal che gli forniva le necessarie presentazioni per la Croce Rossa Internazionale e per la rete dei conventi, dei monasteri e dei diversi istituti che dovevano ospitare e proteggerei fuggitivi fino alla destinazione finale.

Né il lavoro di Hudal né quello di Draganovic sarebbe stato possibile senza la copertura ufficiosa del Vaticano. Il “ contatto” dei servizi segreti statunitensi in Roma era al livello più elevato, si trattava di Montini, il futuro papa Paolo VI. ‘ Montini aveva sotto la propria supervisione l’ufficio vaticano che rilasciava i documenti di viaggio per i rifugiati e la Caritas Internazionale, l’organizzazione internazionale di assistenza della Chiesa, che era a quell’epoca  ( e continuò ad esserlo per alcuni anni dopo la guerra ) una delle principali istituzioni umanitarie che aiutarono i nazisti in fuga. La fonte di questa informazione è insospettabile, si tratta dell’ex agente della Cia R. Harris Smith autore di una storia quasi ufficiale dell’agenzia Montini aveva già prestato i suoi buoni uffici e conquistato la stima con un’azione di provocazione ai danni del Giappone per conto degli americani  nel 1943, denominata in codice “ Progetto Vascello.”.Sua Santità Papa Paolo VIdistintosi per l’alto senso di umanità nell’assicurare copertura e rifugio ed espatrio ai criminali nazisti, si distinguerà ancora al servizio dei servizi segreti statunitensi.

Nella campagna elettorale del 1948 il pesante intervento statunitense avvenne anche attraverso possenti aiuti finanziari ad organizzazioni politiche. Averell Harriman, membro del Council on Foreign Relations ed esponente delle grandi banche americane, venne incaricato dal Dipartimento di Stato statunitensi di reperire finanziamenti da affidare al sindacalista Irving Brown per sostenere i partiti ed i movimenti filoamericani in Italia: Standard Oil, Vauum Oil, General Elettric, Singer Sewing, American radiator and Standard Sanit, National Cash Register, Great Lakes Carbon, American Viscose Company, Otis Elevator – tutte società già presenti in Italia e che durante il fascismo e grazie al fascismo aveva ricevuto forti facilitazioni nell’insediamento e sviluppo.

All’inizio del 1948 il Vaticano mete in piedi una struttura organizzativa, oltre ai pesanti e diretti interventi: scomuniche, comizi dai pulpiti domenicali, ecc. i “ Comitati Civici”. La struttura era in grado di mantenere da subito un apparato di 300mila persona permanentemente mobilitato, organizzati in 20.mila nuclei.

Essi possedevano un proprio servizio di informazioni in grado di spiare i comunisti ed i candidati delle liste di sinistra, si appoggiavano in realtà alla struttura dei servizi segreti americani, a cui facevano sponda e di cui agivano come agenti, e di una radio segreta per decretare la mobilitazione generale nel caso che il Fronte Popolare avesse vinto. Costituiva, cioè, una sezione distaccata della più complessiva organizzazione “ Gladio”, diciamo che questa era la sezione di competenza vaticana.

I finanziamenti ai “ Comitati Civici” e più in generale il punto di raccordo tra i servizi segreti americani e questa struttura organizzativa, che consentiva tra l’altro il far giungere i finanziamenti era dato appunto da Sua Santità Papa Paolo VI, Montini insomma.

KATYN

Le fosse di Katyn

        SI è molto speculato e molto si continua a speculare su questo ritrovamento di cadaveri di circa 4000ufficiali polacchi a Katyn presso Smolesk.

La versione ufficiale ed accreditata è che questi 4000 ufficiali polacchi siano stati massacrati da Stalin e dall’Armata Rossa. Noi qui non prendiamo in considerazione la versione sovietica che attribuisce invece tale massacro ai tedeschi nel periodo in cui essi tennero occupata Smolesk.

Il testo base è quella della versione ufficiale della 2a Guerra Mondiale dello Stato Maggiore Britannico edito in Italia da Rizzoli a cui abbiamo già altre volte fatto riferimento.

Prima di addentrarci nella fonte Rizzoli, occorre fare delle riflessioni.

E qui ci viene in soccorso in grande Cattaneo “ La cronologia è l’occhio della Storia”.

I tedeschi scoprono e quindi denunciano l’esistenza delle fosse di Katyn nella primavera 1943.

Adesso essi tenevano in occupazione Smolesk e quel settore dal 1941 e scoprono queste fosse alla vigilia della loro offensiva estiva del 1943 con chiaro intento propagandistico, al fine di avocare a se stessi la patente di liberatori dagli oppressori e truci criminali sovietici in momento di grandi difficoltà politiche sia interne che all’interno della coalizione. SI ricordi che dopo la sconfitta di Stalingrado il fronte interno e la coalizione iniziava fortemente a sbandare ed in Italia iniziava a sviluppare un possente movimento di massa operaio: gli scioperi del 5.marzo. 1943 e di lì a poco dopo la bruciante sconfitta sul saliente di Kursk la riunione del gran consiglio, l’arresto di Mussolini e la formazione del nuovo governo Badoglio con l’armistizio con gli anglo-statunitensi e la guerra alla Germania.

Esiste cioè una stretta interrelazione tra le difficoltà nelle quali la Germania si trovava, le esigenze di compattare un fronte in vista dell’offensiva estiva sul saliente di Kursk ed il ritrovamento delle fosse a Katyn.

Ma questo, ovviamente, dice e vale assai poco, giacché una coincidenza del genere può essersi verificata ed i tedeschi l’hanno usata con diligenza a loro favore.

Teniamo però presente queste veloci annotazioni e vediamo la fonte Rizzoli cosa scrive.

      Il 13. aprile. 1943 radio Berlino annuncia la scoperta della Fosse di Katyn, ove si trovavano circa 4000 ufficiali polacchi uccisi e gettati in quella fossa comune. Radio  Berlino accusò i sovietici di quel tremendo massacro. La Germania costituisce una commissione internazionale di inchiesta composta da esperti di vari paesi e la Croce Rossa Internazionale, che inviati sul posto giunge alla conclusione che quelle morti risalivano a 3 anni prima.

La città di Smolesk era sotto occupazione tedesca dal luglio 1941. Una commissione della Croce Rossa Internazionale.

Profonda la costernazione in tutto il mondo, gli organi di stampa e radiofonici tedeschi ed inglesi e statunitensi diffusero la notizia in tutto il mondo.

Adesso questa informazione che radio Berlino dava e le conclusioni a cui tale commissione giunge non aveva, e non ha alcun valore. Essa viene in territorio occupato dai tedeschi e la commissione è composta dai tedeschi con persone dei paesi occupati. La Germania scopre le fosse, la Germania stabilisce la commissione di inchiesta con persone dei paesi occupati dalla Germania, la Germania emana la sentenza.

I rapporti e le conclusioni sono quindi destituiti di qualsiasi fondamento perché dichiarazione di parte, non esiste un contraddittorio ed inoltre la notizia e la propaganda consequenziale vengono diffuse in un particolare momento di grave difficoltà tedesca ed in preparazione dell’offensiva su Kursk. Essa può inquadrarsi in una azione di propaganda anti-U.R.S.S., contro il nemico in guerra.

Dati sperimentati ripetuti confermano ripetutamente che la propaganda di Goebbels era soltanto una macchina di calunnie ed ingiuria per mascherare, nascondere, giustificare gli orrendi crimini nazisti.

La fonte stessa quindi è destituita di qualsiasi validità.

La fonte sovietica dice che tali assassini sono stati opera dei tedeschi, essendo la città di Smolesk posta sotto l’occupazione nazista dal luglio 1941.

Per dirimere tale questione l’unica fonte autorevole è solo quella del processo di Norimberga.

Qui un membro della commissione di inchiesta messa su dalla Germania viene chiamato a deporre, il dott. Marko Markov, bulgaro.

Egli, come si evince dai verbali del Processo, espressamene dichiara:

a. essi si fermarono sul posto solo 2 giorni il 29 e 30 aprile del 1943;

b. nelle due visite la commissione dedicò solo tre ore per volta all’esame delle fosse;

c. sui 10.000 morti di cui si parlava la commissione ne esaminò tramite autopsia soltanto otto, ossia un cadavere ciascuno;

d. la commissione non era presente quando i documenti di identificazione dei cadaveri furono rinvenuti sui corpi, ma ebbero modo di vederli sistemati in bacheca e non fu concesso loro di esaminarli.

 “ non li toccammo neppure”, ebbe a dichiarare;

e. egli dopo aver esaminato la salma a lui affidata non era in grado di affermare se questa fosse rimasta sottoterra tre anni come volevano i committenti dell’indagine, ossia i tedeschi.

Esplicitamente al Processo dichiara: “ Perché dai documenti che ci avevano consegnato compresi che ci volevano suggerire anticipatamente la risposta che i corpi erano rimasti sepolti tre anni.. E siccome i dati che avevo potuto ricavare dall’autopsia contraddicevano chiaramente questa tesi, mi astenni dal trarne conclusioni.

Al processo di Norimberga viene depositato un incartamento, contrassegnato con la sigla PS-402 trasmesso dagli americani. Si trattava di una raccolta di comunicazioni tedesche relative a Katyn. Tra questi vi era un telegramma firmato da un funzionario del governatorato generale di Polonia, Henrich, indirizzato al governatorato stesso. Il telegramma riservatissimo diceva che i membri della delegazione della Croce Rossa polacca erano tornati da Katyn portando con sé dei bossoli provenienti da cartucce usate sul posto dell’eccidio. E’ risultato che si tratta di munizioni di fabbricazione tedesca . Calibro 7.65 ditta” Geko” – tedesca.”.

 

 

USA-GRAN BRETAGNA – U.R.S.S.

    Se prima del giugno 1941 e fino a Stalingrado Usa e Gran Bretagna furono ostili all’U.R.S.S. e l’intero campo imperialista allevò la belva sanguinaria nazista, come abbiamo ampiamente visto, anche nel corso dell’alleanza Usa e Gran Bretagna lavoravano contro l’U.R.S.S. non solo come si è appena visto circa Berna, con la fornitura dell’IBM di cui si è avuta recente notizia e che dimostra la collaborazione scientifica nel corso della guerra tra Usa-Gran Bretagna e Germania nazista, ma anche soprattutto attraverso la diffusione ai servizi segreti e militari sovietici di notizie totalmente errate e tendenti a consentire ai tedeschi di riportare vittorie o di sottrarsi a sconfitte.

L’intera questione dell’apertura del secondo fronte è un aspetto di questo.

Nel comunicato anglo-sovietico del 12. giugno. 1942 viene detto:

“ durante le trattative di V.M.Molotov con il primo ministro della Gran Bretagna signor W. Churchil tra i due paesi viene convenuto un completo consenso a proposito dei compiti immediati per l’apertura del secondo fronte in Europa nel 1942.” Nel luglio 1942 Churchill comunica l’impossibilità dell’apertura del secondo fronte, che viene rinviato al 1943. Nel frattempo le forze tedesche nel dicembre 1942 in vista dell’offensiva sovietica riescono a spostare 27 divisioni tra cui cinque corazzate dalla Francia, dal Belgio e dall’Olanda e dalla Germania sul fronte orientale, in seguito alla battuta d’arresto delle forze anglo-americane in Tunisia.

Successivamente nel maggio 1943 viene spostata di nuovo la data dell’apertura del secondo fronte alla primavera del 1944. La Germania stava preparando la possente offensiva sul saliente di Kursk spostando altre divisioni dal fronte occidentale e lanciando un’offensiva con oltre un milione e 500mila uomini solo su Kursk.

In tutti questi casi venne indubbiamente avvantaggiata la Germania che poteva spostare divisioni contro l’U.R.S.S. ed essere sicura che non vi sarebbero state offensive anglo-americane.

In una sua lettera a Churchill Stalin ha ragione quando dice che questo costituisce un grave danno per l’Armata Rossa, giacché i piani di guerra sovietici erano stati formulati nel 1942  nel 1943 sulla base che sarebbero state impegnate divisioni ad occidente e quindi ponendo a base un numero inferiori di divisioni tedesche impiegabili sul fronte orientale.

Ma questo è ben poca cosa rispetto alle informazioni errate che venivano smistate ai servizi militari sovietici.

E’ il caso documentato da un carteggio tra gli stati maggiori statunitense e sovietico.

Il carteggio in esame ne da informazione indicandone le fonti statunitensi e riportando poi la lettera del generale Antonov al maggiore generale John R. Deane in cui informa Deane della errata informazione che aveva fornito ai sovietici, ove tra l’altro Antonov scrive:

“ Non è esclusa la possibilità che le ritenute fonti di informazioni si siano proposte di disorientare sia il Comando angloamericano, sia quello sovietico e di distrarre l’attenzione del Comando Sovietico dalla zona dove i tedeschi stavano preparando la principale operazione offensiva sul fronte orientale.

La questione in termini militare sta in questi termini.

Nel febbraio 1945 il generale Marshall trasmette al Quartier generale delle forze sovietiche numerose ed importanti comunicazioni, nelle quali, in base ai dati in suo possesso, egli avvertiva i sovietici che nel mese di marzo risarebbero state due serie offensive tedesche sul fronte orientale, una diretta da Pomerania su Torn e l’altra dalla regione di Morawska su Lodz. Sennonché il colpo in realtà il colpo principale dei tedeschi fu preparato ed attuato non nelle zone su indicate, bensì in tutt’altra zona e precisamente nella regione del lago Balaton, a sud-ovest di Budapest. Come è noto, in questa zona i tedeschi avevano raccolto fino a 35 divisioni di cui 11 di divisioni corazzate.

E Stalin nella lettera a Roosevelt del 7. aprile. 1945 fa rilevare:

“ Fu questo uno dei colpi più seri sferrati nel corso della guerra con una tanto grande concentrazione di forze corazzate. Il maresciallo Tolbuchin è riuscito ad evitare una catastrofe e poi a sconfiggere i tedeschi su tutta la linea perché i servizi di informazione sovietici avevano scoperto, sia pure con un certo ritardo, questo piano dei tedeschi e lo avevano avvertito immediatamente.”

    Per quanto attiene i cosiddetti aiuti all’U.R.S.S.

    In tutto durante gli anni del conflitto gli aiuti Usa superarono la somma di 46miliardi di dollari. Di essi 30 miliardi di dollari andarono alla Gran Bretagna.

Per l’Unione Sovietica, che aveva finito con gli Usa, l’accordo Affitti e Prestiti, gli aiuti ricevuti raggiunse i 10miliardi di dollari.

Furono inviati dagli Usa all’U.R.S.S.: 14.450 aerei e 7.000 carri armati, mentre dalla Gran Bretagna 3.384 aerei e 9292 carri, dal Canadà negli ultimi due anni di guerra 1.118 carri armati.

L’U.R.S.S. produsse dal 1942 al 1945 488mila pezzi di artiglieria, 104mila carri armati e semoventi, 137mila aerei.

Un bilancio in cifre.

    Sul fronte orientale l’Armata Rossa annientò 603 divisioni tedesche e dei paesi satelliti. Le forze angloamericane  debellarono nell’Africa settentrionale ed in Europa 176 divisioni. Nei combattimenti contro le forze sovietiche i nazisti persero la maggior parte di carri ed artiglieria, tre quarti degli aerei, oltre 1600navi da guerra e da trasporto. Ebbe un totale di 13milioni e 600mila morti di cui sul territorio sovietico 10milioni di uomini.

Gli Usa lasciarono sul campo in totale 400mila morti e gli inglesi 370mila.

Le forze armate sovietiche liberarono completamente o in parte il territorio di 10 Stati dell’Europa e di due paesi dell’Asia per una superficie complessiva di 2,5milioni di kmq con una popolazione di oltre 200milioni di persone.

        La liberazione dei popoli d’Europa richiese da parte dell’Unione Sovietica enormi sforzi  e sacrifici. Nei combattimenti in territorio rumeno morirono 69mila sovietici, in Ungheria 140mila, in Polonia 600mila, in Cecoslovacchia 140mila, in Germania 102mila, per un totale di un milione e 51mila uomini, contro i 770mila delle forze angloamericane in tutta la guerra sui teatri di guerra dell’Africa settentrionale e d’Europa.

La presenza del governo sovietico nella fase finale della 2a Guerra Mondiale fu decisiva per le sorti di alcuni paesi europei, in modo specifico per la Francia, la Germania, la Polonia, l’Austria e la Jugoslavia.

Il governo inglese sin dal 1943 faceva forti pressioni sugli stessi Stati Uniti per un ridimensionamento della Francia dopo la guerra ed a tal fine si oppose sin dall’inizio all’azione politica, militare e diplomatica del governo di Charles De Gaulle opponendogli all’interno del Comitato Nazionale francese di Algeri altri più docili.

Fu l’U.R.S.S. a riconoscere per prima il tale Comitato, ricevendone il netto disappunto da parte di Churchill nella lettera del 23 giugno 1943 in cui si indicava che anche gli Stati Uniti erano dello stesso parere; e trovò sempre nell’U.R.S.S. un valido sostegno nella lotta che De Gaulle conduceva per sottrarsi all’egemonia ed alle interferenze britanniche. Nei piani britannici la Francia doveva uscire fortemente ridimensionata, giacché essendo sconfitta la Germania e non potendo contare sull’U.R.S.S. come forza antifrancese sul continente europeo – questa è la rivalità storica che oppone la Francia all’Inghilterra sin dal trattato di Westfalia del 1648.

In tal senso venne elaborato un piano economico per l’Europa che ridimensionava la Francia fino a ridurla in sostanza d un protettorato inglese. Sarà l’U.R.S.S. a battersi perché la Francia di De Gaulle venisse riconosciuta a tutti gli effetti nazione belligerante e quindi presente nelle stessa gestione di Berlino.

 Non diversamente sarà per imposizione sovietica che la Francia risulterà tra i cinque Stati che all’Onu costituiscono il Consiglio di Sicurezza con diritto di veto.

Gli inglesi sostenevano la teoria della Francia paese alleato della Germania o comunque non belligerante.

Per quanto attiene la Germania l’Inghilterra era quella che più impose la divisione della Germania in più parti, essa proponeva addirittura una divisione in varie regioni tali da indebolirla definitivamente e decretare il declino ed il ritorno alla situazione del 1600, ed in questo trovarono sostegno nel governo statunitense. Per quanto attiene l’Italia l’Inghilterra si rivelò nemica dell’Italia e degli italiani, opponendosi a che venisse riconosciuto un qualche titolo all’Italia nella lotta contro la Germania e si batté per imporre sanzioni molto dure ed anche qui il governo dell’Unione Sovietica prese la difesa degli interessi italiani, imponendo che venisse riconosciuto un ruolo all’Italia che non poteva essere identificata e trattato allo stesso modo della Germania.

Era l’Inghilterra che nel corso dell’ultima fase si batteva per bombardamenti di sterminio al fine di piegare ed avere inseguito più docili i governi italiani.

Per quanto attiene la Polonia essa lavorava per un protettorato di fatto sulla Polonia ed un ridimensionamento forte delle sue prerogative e capacità economico-industriali cose alle quali si sottrasse per gli indirizzi diversi che lo Stato polacco prese dopo il 1945.

Non diversamente per l’Austria.

Qui il progetto britannico era la ricostituzione nella forma di una Confederazione di Stati della rinascita degli ambiti dell’impero austro-ungarico, il che significava il soffocamento delle realtà nazionale austriaca e degli altri stati che avrebbero dovuto farne parte. Il progetto britannico era di fare di questo rinato impero austro-ungarico la cerniera anti U.R.S.S. e cane da guardia nell’Europa centrale sotto lo scettro britannico.

Non diversamente l’Inghilterra sosteneva la formazione di una Confederazione di stati balcanici con al Jugoslavia e Albania sotto lo scettro britannico.

In sostanza l’impero britannico sperava in questo modo di frenare il suo declino e mantenere attraverso la divisione e la formazione di stati e confederazioni di stati posticci la sua egemonia e forze e presenza in Europa ed alleati certi di tale suo sogno era la rinascita ed il rafforzamento di stati monarchici.

 Sosterrà allora la monarchia italiana, si opporrà che Badoglio venisse trascinato dinanzi al tribunale per i crimini di guerra da lui commessi al fine di avere un establishment debole, e posto sotto il suo ricatto, che doveva alla sua benevolenza e silenzio e copertura la sua esistenza e quindi osservante ai suoi disegni.

Questo disegno trovò nel governo dell’Unione Sovietico il fermo oppositore, che manovrando tra quello statunitense e quello britannico riuscì a strappare per i singoli paesi europei le migliori condizioni per il loro futuro.

Se fosse passato il disegno britannico, l’Europa sarebbe andata incontro al suo declino: questo declino dell’intera Europa, costituiva la condizione fondamentale perché l’Inghilterra in declino potesse ancora continuare ad esercitare un ruolo ed una presenza attiva. Occorreva cioè ridurre la forza di tutti gli altri stati e di eventuali coalizioni ad una forza minore di quella che l’Inghilterra poteva avere.

Se fosse passato il disegno britannico non ci sarebbe stato alcun futuro per l’Europa: l’Inghilterra l’avrebbe trascinata nel suo disastroso declino e lo stesso declino inglese sarebbe stato più precipitoso e rovinoso, giacché l’esistenza di un quadro europeo-occidentale diverso ha consentito alla stessa Inghilterra di frenare la sua caduta e riceverne benefici effetti di ripresa. Il suo stesso rapporto di subordinazione agli Usa, che nei suoi piani era l’utilizzo della forza Usa per mantenersi in un rapporto di forza decente, nei confronti della restante europea, la diversa configurazione dell’Europa le ha consentito un rapporto meno soffocante con gli Usa. La politica churchilliana ha costituito una politica miope ed ha arrecato gravissimi danni alla stessa Gran Bretagna. Se Chamberlain si mostrò campione nella sottomissione alla Germania, Churchill ha saputo fare assai meglio nel consegnare la Gran Bretagna agli Stati Uniti su un piatto tempestato di diamanti ed oro.

La politica churchilliana si mostra tremendamente ed ottusamente miope, dannosa per sé e per l’intera Europa

Che solo per la ferma opposizione del governo dell’Unione Sovietica non è andata in porto.

Il V A T I C A N O

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    La santa sede aveva ricevuto più di ogni altro informazioni che non lasciavano ombra di dubbio, era stata messa sull’avviso da polacchi, inglesi, americani, belgi, brasiliani e perfino dall’arcivescovo di Belgrado senza dimenticare le informazione che potevano essere raccolte direttamente o ricevute dagli italiani.

Pag. 309

   asilo accordato a notabili nazisti o a collaborazionisti dopo la disfatta tedesca

Gli interventi in favore degli ebrei da parte del Vaticano avvenivano solo nei confronti degli ebrei che si erano convertiti.

Pag. 310  timore del bolscevismo ateo …il Vaticano non fu il solo a rimanere inerte.

La Croce Rossa Internazionale non fece che in ultimo il suo ingresso nei campi, riuscendo a salvare solo pochi sopravvissuti

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