A Stalin per l’ufficio politico del partito

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[Questa lettera, sulle funziomi dei vicepresidenti del Consiglio dei commissari del popolo, fu scritta il 5 maggio 1922 e pubblicta parzialmente nel 1928. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 33.]

 Mi scuso per il ritardo nel rispondervi, ma ho dovuto farmi estrarre la pallottola.[Rimastagli nel corpo dall’attentato dell’agosto 1918.]

   Le osservazioni del compagno Rykov sono “critiche”, ma imprecise, e non richiedono una risposta.

  Ritengo che l’osservazione del compagno Tomskij sulla attribuzione dei premi sia sbagliata. Il fallimento del sistema sindacale dei premi, che è degenerato – secondo le parole del compagno Tomskij – in una “rapina dello Stato”, deve indurci a dar prova di maggiore perseveranza nello studio e nel miglioramento delle forme di applicazione di questo sistema, ma assolutamente non a rinunciarvi.

 Le osservazioni del compagno Trotskij sono anch’esse, in parte, imprecise (per esempio, i “timori” nel paragrafo 4) e non richiedono risposta; in parte, esse rinnovano le nostre vecchie divergenze con il compagno Trotskij, constatate già a più riprese in seno all’Ufficio politico. Risponderò brevemente su due punti principali: a) l’Ispezione operaia e contadina e b) il Gosplan.

  a) A proposito dell’Ispezione operaia e contadina, il compagno Trotskij ha radicalmente torto. Data la nostra esasperata “mania amministrativa” persino tra i migliori comunisti, il basso livello dei funzionari, lo spirito di intrigo in seno agli enti (peggio che nell’Ispezione operaia e contadina), è attualmente impossibile fare a meno di questa istituzione. Si può e ci si deve occupare sistematicamente e con perseveranza per farne un apparato di verifica e di miglioramento di tutte le attività dello Stato. Non esiste alcun altro mezzo pratico per verificare, perfezionare, imparare a lavorare. Se attualmente nell’Ispezione operaia e contadina vi è un apparato di circa dodicimila persone, difettoso e mal pagato, bisogna ridurlo e migliorarlo; per esempio, conservandone un sesto, e lasciando la metà del totale dei precedenti emolumenti, vale a dire triplicando le retribuzioni; scegliere dapprima decine e poi centinaia di funzionari, i migliori, assolutamente onesti e competenti, i quali ci sono già oggi, ma non sono conosciuti, né promossi, né raggruppati, né organizzati. Questo può e deve essere fatto. Altrimenti è impossibile lottare contro la mania amministrativa e il burocratismo. Altrimenti è impossibile educare gli operai e i contadini senza partito al lavoro di direzione; e rinunciare a questo compito, nel momento presente, non si può, ne sul piano dei princfpi né su quello pratico.

  

   b) A proposito del Gosplan, il compagno Trotskij non soltanto ha radicalmente torto, ma è anche sorprendentemente poco al corrente delle cose di cui giudica. Il Gosplan non è affatto malato di accademismo, ma è sovraccarico di meschini affari quotidiani, di “quisquiglie”. Per bontà, il compagno Krzizanovskij accoglie troppo facilmente le richieste di coloro che reclamano da lui un “aiuto” immediato.

  

   Conoscendo bene i difetti reali del Gosplan e desiderando fornire ai membri dell’Ufficio politico una documentazione oggettiva e non immaginaria, ho chiesto al compagno Krzizanovskij se il suo lavoro non soffra di “astrattezza” e quali siano le cifre precise a questo riguardo. Il compagno Krzizanovskij mi ha inviato una lista delle questioni dibattute in seno alla presidenza del Gosplan nel corso di due mesi, nel febbraio e nel marzo 1922. Risultato: aa) questioni di pianificazione: 17%; bb) questioni economiche importanti: 37%; cc) “quisquiglie”: 46%. Posso dare in visione questa documentazione a qualsiasi membro dell’Ufficio politico.

  

   Il secondo documento del compagno Trotskij, datato 23 aprile 1922 e indirizzato ai vicepresidenti e per conoscenza alla segreteria dell’Ufficio politico (probabilmente per un caso, si è dimenticata la copia per me), contiene in primo luogo una “critica”, estremamente veemente, ma profondamente sbagliata, della decisione dell’Ufficio politico circa la creazione del triumvirato finanziario (Sokolnikov e i due vicepresidenti), in quanto ciò rappresenterebbe un freno tra il piccolo e il grande Consiglio dei commissari del popolo. Rivolgere una tale critica ai vicepresidenti non contribuisce né alla pianificazione, né ad alcuna altra attività dello Stato sul piano dell’organizzazione in generale.

  

   In secondo luogo, questo documento contiene le già citate accuse di accademismo contro il Gosplan, le quali sono radicalmente inesatte e diametralmente opposte alla verità e arrivano alla seguente dichiarazione – di una ignoranza veramente incredibile – del compagno Trotskij: “Al di fuori della determinazione del volume di emissione – egli scrive – e della ripartizione delle risorse monetarie tra gli enti, non c’è né può esserci attualmente alcun piano economico. Per altro, per quanto io posso giudicare, il Gosplan non ha nulla a che vedere con tali questioni essenziali”.

  

   Le parole in corsivo mi inducono soltanto a porre questa domanda: perché “giudicare” senza essere informati? Eppure, è facile per qualsiasi membro del CC e del Consiglio del lavoro e della difesa informarsi. E informarsi significherebbe apprendere che esiste presso il Gosplan una sezione economico-finanziaria che si occupa proprio di queste questioni. Certo; i difetti non mancano in questo lavoro; però bisogna cercarli non nell’accademismo, ma nella direzione opposta.

  5 maggio

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