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Articolo di AC per solidarite-internationale
 
20/09/2012
 
Da Juan Carlos Mariano Rajoy a José Luis Zapatero, l’intero establishment spagnolo ha reso omaggio al dirigente storico del Partito Comunista di Spagna (PCE) deceduto il 18 settembre scorso, all’età di 97 anni. Dopo la morte spesso si evidenziano dei meriti che non risultavano da vivo: nel caso di Carrillo, l’elogio della classe dominante ha preceduto la sua morte. Tutti hanno sottolineato nell’elogio funebre un “personaggio fondamentale della Transizione”.
 
Tutti hanno in mente il ruolo da lui svolto nella trasformazione-liquidazione di uno dei tre grandi partiti comunisti in Occidente, nella veste di segretario generale del Partito Comunista di Spagna tra il 1960-1982 e concluso come compagno di strada del PSOE.
 
Dall’opposizione alla linea rivoluzionaria della Pasionaria alla guida del partito nella “destalinizzazione”
 
Carrillo ha iniziato la sua carriera politica come leader della gioventù socialista. Egli partecipa con l’approvazione di Stalin, all’unificazione delle Gioventù comuniste e socialiste nel 1936 e aderisce al Partito Comunista, partecipando alla difesa di Madrid durante la guerra civile.
 
Dopo la guerra, eredita il posto strategico di responsabile dell’organizzazione del PCE in Spagna. Nei primi anni 1950, le sue posizioni di destra, tra cui la politica di “riconciliazione nazionale”, lo portano a un confronto con i leader storici rivoluzionari del PCE, guidati dalla Pasionaria, Dolores Ibarruri.
 
Emarginato nel partito, minacciato di espulsione, il movimento di “destalinizzazione” iniziato dopo il 1956, non solo gli permette di salvare il suo posto, ma alla fine di raggiungere il vertice del PCE nel 1960.
 
Pertanto, Carrillo sarà il rappresentante della linea di rottura con l’eredità rivoluzionaria del PCE.
 
Un pioniere dell’euro-comunismo: europeismo di sinistra, prospettiva riformista e unione della sinistra
 
Animatore, con l’italiano Enrico Berlinguer, del movimento conosciuto come “Euro-comunismo”, il suo libro “Euro-comunismo e Stato” costituisce un manifesto del movimento.
 
Sostiene, come il suo collega italiano, la critica aperta al blocco sovietico e la difesa di un europeismo di sinistra, cercando l’unione della sinistra in vista della conquista del potere e dell’adozione di misure di gestione del sistema.
 
Carillo va oltre Berlinguer sulla questione del Partito. Egli avanza, nel suo libro pubblicato nel 1977, la creazione di una “nuova forza politica della sinistra”, che dovrebbe sostituire o sovrapporsi al Partito Comunista.
 
Il segretario generale del PCE non tarda ad attuare la sua strategia.
 
Il compromesso storico con la monarchia e la rinuncia alla Repubblica
 
Sulla questione delle alleanze per il potere, non estraneo al programma attuato da Berlinguer, Santiago Carrillo decide un compromesso storico con la monarchia spagnola.
 
In cambio della legalizzazione del PCE, Carrillo promette nel 1977 all’allora capo del governo, l’ex giovane lupo del franchismo e protetto dal re Adolfo Suarez, il sostegno dei comunisti alla Transizione, accettando la monarchia restaurata da Franco e la bandiera franchista, e la rinuncia alla prospettiva rivoluzionaria come la restaurazione della repubblica.
 
Le recenti rivelazioni sul ruolo svolto dalla CIA nella transizione rivelano che l’agenzia nordamericana ha mantenuto i contatti con il leader comunista per tutto il periodo. Carrillo è stato anche il primo dirigente comunista, nel 1977, a visitare gli Stati Uniti.
 
Il fallimento della liquidazione del Partito Comunista e l’incontro con il Partito Socialista
 
Sul piano dell’organizzazione del partito, Carrillo cerca di mettere in pratica il suo progetto liquidatore nei primi anni ’80.
 
Ingessato nella linea moderata sostenuta dal segretario generale, il PCE, primo partito dopo la caduta del franchismo con 200.000 militanti, ottiene risultati deludenti alle elezioni nel 1979 e soprattutto nel 1982, con il 4% dei voti.
 
Santiago Carrillo propone quindi la creazione di una nuova politica “di sinistra” ma è emarginato sia dall’ala rivoluzionaria del PCE, rimasta nel partito, che dai riformatori centristi.
 
Nel 1985, Carrillo fonda un nuovo partito politico, il Partito dei Lavoratori di Spagna, una formazione che non potrà mai superare lo stadio del piccolo gruppo. I dirigenti “carrillisti” aderiranno poi in blocco al Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE).
 
“Se avessimo consultato i militanti, non avremmo mai fatto questa svolta”
 
In una recente intervista prima della sua morte, in un documentario della TVE, Carrillo confessa: “Se avessimo consultato i militanti, non avremmo mai fatto questa svolta”.
 
Per un certo numero di comunisti spagnoli, il “carrillismo” è stato sinonimo di mancanza di democrazia interna, di deviazione verso posizioni riformiste, di liquidazione passiva dell’organizzazione comunista.
 
La confessione di Carrello riguarda anche la scelta di mutazione-trasformazione-liquidazione di uno dei tre principali partiti comunisti in Europa occidentale, una scelta che non è mai stata portata davanti ai militanti del PCE, una scelta che i “rinnovatori” traghetteranno sotto la forma intermedia di Sinistra Unita.
 
Una scelta che ha pesato molto nel cancellare l’unico partito che ha storicamente portato alla rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista, con la monarchia ereditata dal franchismo; l’unico partito ad aver proposto storicamente un’alternativa a questo sistema in bancarotta.
 
E’ in questo senso che dobbiamo intendere l’omaggio unanime della classe dirigente spagnola al “comunista” Carrillo.
 www.resistenze.org – popoli resistenti – spagna – 24-09-12 – n. 422 

da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net/article-deces-de-santiago-carrillo-theoricien-et-protagoniste-de-l-euro-communisme-et-de-la-liquidatio-110311411.html
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
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