Stralci tratti dall’introduzione di Adriana Chiaia e dalle pagine del libro
A. V. TiŠkov, Dzeržinskij il «giacobino proletario» di Lenin. Una vita per il comunismo,
Zambon Editore. 2012.
 
 
 
Dzeržinskij si considerava un “iskrista” (1), aveva letto il Che fare? (2) e condivideva il programma e le condizioni per l’appartenenza al partito che Lenin aveva posto nello statuto. (“Si considera membro del partito chiunque ne riconosca il programma e sostenga il partito sia con mezzi materiali che partecipando personalmente a una delle sue organizzazioni”) (3). Condizioni necessarie per la costruzione di un autentico partito proletario commisurato ai compiti che la situazione politica poneva.
 
Dzeržinskij non era affetto da quello che Lenin chiamava “anarchismo da gran signore”, non riteneva uno “spauracchio” da esorcizzare la direzione centralizzata del partito, ma anzi egli l’aveva sollecitata e quasi pretesa, nel suo primo incontro con i capi della socialdemocrazia polacca, incontro nel quale aveva lamentato la mancanza di direzione politica del centro sulle organizzazioni periferiche.
 
Dzeržinskij non viveva come una sopraffazione la subordinazione della minoranza alla maggioranza ed accettava che il comitato centrale rendesse esecutive le risoluzioni dei congressi. Nella Conferenza d’aprile, egli accettò disciplinatamente la sconfitta delle sue posizioni sulla questione nazionale. La ferrea disciplina a cui Dzeržinskij sottoponeva innanzitutto se stesso e poi i suoi collaboratori, non era “cieca obbedienza”, ma disciplina cosciente che non escludeva la critica e la diversità di opinione, ma che obbligava ad eseguire le decisioni della maggioranza. Questa fu la norma che il presidente della Ceka avrebbe rispettato e fatto rispettare nella sua organizzazione.
Dzeržinskij non si sentiva “un ingranaggio della macchina-partito” ma una parte viva, pensante di un tutto coeso.
 
Dzeržinskij pensava, come Lenin che “… i bolscevichi non si sarebbero mantenuti al potere, non dico due anni e mezzo, ma neppure due mesi e mezzo se non fosse esistita una disciplina rigorosa, una disciplina di ferro nel nostro partito, senza l’appoggio totale e indefettibile di tutta la massa della classe operaia cioè di tutto quanto vi è in essa di consapevole, di onesto, di dedito fino all’abnegazione, di influente e capace di condurre dietro di sé o attirare gli strati più arretrati” (4). Una disciplina di ferro e l’appoggio della classe operaia e delle masse popolari: queste furono, in tutte le diverse e molteplici funzioni che via via assunse la Ceka, le linee guida della politica e della pratica sociale di Dzeržinskij. Se rileggiamo i suoi numerosi appelli, per la lotta alla controrivoluzione, al sabotaggio, alla corruzione, allo spionaggio dei paesi imperialisti, ci rendiamo conto che egli non dimenticò mai di chiedere “l’appoggio totale e indefettibile di tutta la massa della classe operaia”.
 
Il partito di Lenin era il partito di cui Dzeržinskij aveva sempre sentito la mancanza. Nel 1896, criticando il codismo del partito socialista polacco egli aveva dichiarato: “Quello non è un partito operaio. È formato sostanzialmente da intellettuali separati dal movimento operaio. Il PPS ammette la spontaneità della lotta di classe del proletariato e perciò il suo programma non serve agli operai”.
 
Quando, nel 1905, il proletariato di Lódz si sollevò in armi per primo contro l’autocrazia, Dzeržinskij scrisse al Comitato Estero della SDKPiL: “… qui le condizioni sono buone e adeguate, come il materiale, manca solo la mano che dirige, il “pugno” leninista dell’organizzazione…”.
 
E molti anni dopo, durante la guerra scatenata dalla Polonia contro la Russia sovietica, il 7 agosto 1920, in una lettera a sua moglie, Feliks scriveva: “La nostra Varsavia, terrorizzata e schiacciata, tace e noi non sentiamo la sua chiara voce. A quanto sembra, neppure il nostro Comitato Centrale [si riferisce al comitato centrale del Partito comunista operaio polacco, ndr] è stato capace di guadagnarsi le masse o di volgere a suo favore la situazione politica. Ci manca un capo, un Lenin, un politico marxista”.
 
Come Lenin, Dzeržinskij considerava l’unità del partito una condizione indispensabile per la sua vita e la sua azione.
Egli lottò per preservare questo bene supremo in tutto il corso della sua militanza, sia come membro della direzione della SDKPiL, sia come membro del comitato centrale del PCR(b).
 
Quando, nel 1912, si era manifestata la tendenza scissionista di alcuni dirigenti della SDKPiL, Dzeržinskij si era schierato con la direzione centrale. Egli condivideva, ma anzi aggravava le critiche che gli scissionisti movevano alla direzione centrale. Aveva criticato aspramente lo spirito conciliatore verso i “liquidatori” menscevichi, in realtà contrario ai bolscevichi, di Tyszka. Tuttavia Dzeržinskij. considerava una sciagura una divisione nel partito che avrebbe avuto ripercussioni negative su tutte le sue organizzazioni periferiche e soprattutto frenato il movimento rivoluzionario. Per impedire ciò era entrato clandestinamente in Polonia, andando incontro coscientemente ad un sicuro arresto, anche contro il parere della direzione centrale (la disciplina di partito che Dzeržinskij osservava non era, come paventato da Rosa Luxemburg, una “ubbidienza da cadavere”) (5) .
 
In pochi mesi, finché durò la sua militanza clandestina, Józef aveva rimesso in piedi molte organizzazioni, riallacciato collegamenti perduti, dissipato i dubbi e incoraggiato i suoi compagni a riprendere la lotta. L’arresto e la scontata condanna ai lavori forzati lo colsero quando si poteva ritenere soddisfatto del lavoro compiuto.
 
Dzeržinskij difese l’unità del partito, questa volta del Partito comunista bolscevico di Russia, molto più tardi, nel X Congresso, quando l’opposizione trockijsta e dei suoi seguaci fu sconfitta e le frazioni vennero condannate da Lenin (la risoluzione sull'”Unità del proletariato” fu redatta da Lenin e adottata al X Congresso del Partito comunista (bolscevico) di Russia, che ebbe luogo dall’8 al 16 marzo del 1921).
Tornò a difendere l’unità del partito, quando, approfittando della malattia di Lenin, l’opposizione trockijsta fece nuovi proseliti rivendicando il diritto di organizzarsi in frazioni in seno al partito (XII Congresso del Pc(b) dell’URSS, aprile 1923).
 
Infine il 20 luglio 1926, nella tempestosa riunione del plenum unificato del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo del partito, rivolgendosi a Kamenev, capo della “nuova opposizione”, Dzeržinskij disse:
“L’unità del partito dev’essere conservata, dev’essere considerata sacra da tutti noi, non solo formalmente, come lei cerca di proporre, ma nei fatti”.
E poi, quasi in un grido contro le provocazioni, le giravolte e gli intrighi dei politicanti di bassa lega: “E sa lei in che cosa consiste la mia forza? Io, Kamenev, mai mi risparmio, mai!”
 
Poche ore prima della sua morte, improvvisa ma non imprevedibile, dato il logoramento a cui egli aveva sottoposto le sue forze fisiche e mentali, Feliks Dzeržinskij aveva ribadito il principio a cui si era ispirato nel corso di tutta la sua vita: unità di pensiero e di azione.
 
Fu il suo testamento politico: spetta ai comunisti di raccogliere il testimone.
 
Note:
 
1) Iskra (in russo Scintilla) uscito per la prima volta a Lipsia nel 1900 per iniziativa di V.I. Lenin. Altre edizioni furono pubblicate a Monaco di Baviera, Londra e Ginevra. Nel novembre del 1903, contravvenendo alle decisioni del II Congresso del POSDR, i menscevichi ne presero il controllo. Lenin, dopo aver a lungo polemizzato con l’impostazione della “nuova” Iskra, dichiarò di non voler più far parte della redazione.
2) Lenin, Opere complete “Che fare?”, Editori Riuniti, Roma, 1958, vol. 5, pp. 319-490.
3) Lenin, Opere complete “Progetto di statuto del POSDR”, Editori Riuniti, Roma, 1959, vol. 6, p. 440.
4) Lenin, Opere complete “L’estremismo malattia infantile del comunismo”, Editori Riuniti, Roma, 1967, vol. 31, p. 14.
5) Le espressioni: “obbedienza cieca”, “obbedienza da cadavere”, “ingranaggio nella macchina di partito”, ecc. furono usate da Rosa Luxemburg nel suo scritto di aspra polemica contro il modello leninista del partito approvato a maggioranza dal II Congresso del POSDR (17-23 luglio 1903). Vedi Rosa Luxemburg, “Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa” in Scritti politici a cura di Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma, 1967, pp. 217-236.
www.resistenze.org
Immagine
http://www.resistenze.org – culture and memory resistant – USSR and the October Revolution – 11/16/12 – n. 430Excerpts from the introduction of Adriana Chiaia and the pages of the book
A. V. TiŠkov, the Dzerzhinsky “Jacobin proletarian” of Lenin. A life for communism,
Zambon Publisher. , 2012.

The Communist Party in the theoretical conception and in political practice of Feliks Dzerzhinsky

Dzerzhinsky himself as a “iskrista” (1), had read What to do? (2) and shared the program and the conditions for membership in the party that Lenin had placed in the statute. (“It is considered a member of the party everyone recognizes their program and support for his party and with the material means that participating personally in one of its organizations”) (3). Conditions necessary for the construction of a genuine proletarian party with the tasks that the political situation posed.

Dzerzhinsky was not suffering from what Lenin called “aristocratic anarchism” did not think a “bogeyman” to exorcise the centralized direction of the party, but in fact he had solicited and almost claim, in his first meeting with the leaders of social democracy Polish meeting in which he complained about the lack of political leadership on the center of the peripheral organizations.

Dzerzhinsky was not living as one overpowering the subordination of the minority to the majority and accepted that the central committee would make implementing the resolutions of the congress. At the conference of April, he accepted the defeat of his disciplined positions on the national question. The iron discipline that Dzerzhinsky submitted himself first and then his team was not “blind obedience”, but conscious discipline that did not exclude criticism and diversity of opinion, but forced them to carry out the decisions of the majority. This was the rule that the president of the Cheka would be respected and enforced in its organization.
Dzerzhinsky was not feeling “a cog in the machine-party” but a living part, thinking of a cohesive whole.

Dzerzhinsky thought, as Lenin that “… the Bolsheviks would have remained in power, say two and a half years, but less than two and a half months if there had been a strict discipline, an iron discipline in our party, without the support total and unfailing love of the whole mass of the working class that is all that is in it of conscious, honest, dedicated to the denial, capable of leading and influential behind or attract the most backward strata “(4) . An iron discipline and the support of the working class and popular masses: these were, in all the different and multiple functions that gradually assumed the Cheka, the guidelines of the policy and practice of social Dzerzhinsky. If we read his numerous appeals, to combat counter-revolution, sabotage, corruption, espionage in the imperialist countries, we realize that he never forgot to ask “full support and unfailing love of the whole mass of the working class” .

Lenin’s party was the party of which Dzerzhinsky had always missed. In 1896, criticizing the khvostism Polish socialist party he said: “That is not a workers ‘party. Intellectuals It consists of substantially separated from the workers’ movement. PPS admits the spontaneity of the class struggle of the proletariat and therefore its program is not needed to the workers. ”

When, in 1905, the proletariat of Lódz up in arms first against the autocracy Dzerzhinsky wrote to the Committee of Foreign SDKPiL: “… here the conditions are good and appropriate, as the material, missing only the hand that directs the “fist” Leninist organization … “.

And many years later, during the war launched by Poland against Soviet Russia, August 7, 1920, in a letter to his wife, Felix wrote: “Our Warsaw, terrified and crushed, silent and we can hear his clear voice. Apparently, not even our Central Committee [referring to the Central Committee of the Communist Workers Party Polish, ed] was able to win the masses or to turn in his favor the political situation. We lack a leader, a Lenin, a political Marxist. ”

As Lenin, Dzerzhinsky saw the unity of the party a prerequisite for his life and his actions.
He fought to preserve this supreme good in the whole course of his militancy, both as a member of the board of SDKPiL, both as a member of the Central Committee of the RCP (b).

When, in 1912, the outbreak of the tendency of some leaders of the breakaway SDKPiL, Dzerzhinsky had sided with the central management. He shared, but rather aggravated the criticism he journeyed to the breakaway central management. He criticized the conciliatory spirit towards the “liquidators” Mensheviks, in fact contrary to the Bolsheviks, of Tyszka. However Dzerzhinsky. considered a disaster a division in the party that would have a negative impact on all its peripheral organizations and especially hampered the revolutionary movement. To prevent this he had entered illegally in Poland, meeting consciously to a safe stop, even against the advice of the central management (party discipline that Dzerzhinsky was not observed, as feared by Rosa Luxemburg, a “cadaver obedience”) (5 ).

In a few months, lasted until his clandestine militancy, Józef was back on my feet many organizations, resumed connections lost, dissipated the doubts and encouraged his companions to resume the fight. The arrest and sentenced to forced labor the obvious seized when you could be satisfied of the work done.

Dzerzhinsky defended the unity of the party, this time of the Bolshevik Communist Party of Russia, much later, in the Tenth Congress, when the opposition trockijsta and his followers were defeated and the fractions were condemned by Lenin (the resolution on ‘”Unit of the proletariat “was written by Lenin and adopted at the Tenth Congress of the Communist Party (Bolshevik) of Russia, which took place from 8 to 16 March 1921).
He returned to defend the unity of the party, when, taking advantage of Lenin’s illness, the opposition did trockijsta new recruits claiming the right to organize in fractions within the party (XII Congress of Pc (b) of the USSR, April 1923) .

Finally, July 20, 1926, in the stormy meeting of the unified plenum of the Central Committee and the Central Control Commission of the Party, addressing Kamenev, head of the “new opposition” Dzerzhinsky said
“The unity of the party must be preserved, it must be held sacred by all of us, not only formally, as she tries to propose, but in fact.”
And then, almost in a cry against the provocations, the twists and turns and intrigues of politicians, low alloy, “And do you know what is in my power? I, Kamenev, saving me never, never!”

A few hours before his death, sudden but not unexpected, given the attrition to which he had subjected his physical and mental strength, Feliks Dzerzhinsky had reiterated the principle which was inspired throughout his life: unity of thought and of action.

It was his political testament: it is the communists to take up the baton.

Note:

1) Iskra (Spark in Russian) published for the first time in Leipzig in 1900 on the initiative of VI Lenin. Other editions were published in Monaco of Bavaria, London and Geneva. In November of 1903, in contravention of the decisions of the Second Congress of the RSDLP, the Mensheviks took control. Lenin, having long argued with the setting of the “new” Iskra, said he did not want to be part of the editorial.
2) Lenin, Collected Works “What to do?”, Editori Riuniti, Rome, 1958, vol. 5, pp. 319-490.
3) Lenin, Collected Works “Draft Statute of the RSDLP”, Editori Riuniti, Rome, 1959, vol. 6, p. 440.
4) Lenin, Collected Works “Wing Communism, an Infantile Disorder”, Editori Riuniti, Rome, 1967, vol. 31, p. 14.
5) The expression “blind obedience”, “obedience cadaver”, “cog in the machinery of the party”, etc.. were used by Rosa Luxemburg in his writing of bitter polemic against the Leninist model of party approved by a majority of the Second Congress of the RSDLP (17-23 July 1903). See Rosa Luxemburg, “Problems of organization of the Russian Social-Democracy” in Political Writings by Lelio Basso, Editori Riuniti, Rome, 1967, p. 217-236.

 

Extractos de la introducción de Adriana Chiaia y las páginas del libro
A. V. TiŠkov, el Dzerzhinsky “jacobino proletario” de Lenin. Una vida por el comunismo,
Zambon Publisher. De 2012.

El Partido Comunista en la concepción teórica como en la práctica política de Feliks Dzerzhinsky

Dzerzhinsky a sí mismo como un “iskrista” (1), había leído ¿Qué hacer? (2) y compartió el programa y las condiciones para la adhesión en el partido que Lenin había colocado en el estatuto. (“Se considera miembro del partido todo el mundo reconoce su programa y el apoyo a su partido y con los medios materiales que participar personalmente en una de sus organizaciones”) (3). Condiciones necesarias para la construcción de un partido proletario genuino con las tareas que la situación política que plantea.

Dzerzhinsky no sufría de lo que Lenin llamó “anarquismo señorial” no creía que un “hombre del saco” para exorcizar la dirección centralizada de la fiesta, pero en realidad él había solicitado y casi afirmar, en su primera reunión con los dirigentes de la socialdemocracia Pulir reunión en la que se quejaba de la falta de liderazgo político en el seno de las organizaciones periféricas.

Dzerzhinsky no estaba viviendo como una abrumadora la subordinación de la minoría a la mayoría, y aceptó que el Comité Central tendría la aplicación de las resoluciones del congreso. En la conferencia de abril, aceptó la derrota de sus posiciones disciplinados sobre la cuestión nacional. La disciplina de hierro que Dzerzhinsky se presentó por primera vez y luego su equipo no fue “obediencia ciega”, pero la disciplina consciente que no excluía la crítica y la diversidad de opiniones, pero los obligó a llevar a cabo las decisiones de la mayoría. Esta fue la regla de que el presidente de la Cheka se respeten y apliquen en su organización.
Dzerzhinsky no se sentía “una pieza de la maquinaria de partido”, sino una parte viva, pensando en un todo coherente.

Dzerzhinsky pensamiento, como Lenin que “… los bolcheviques habrían permanecido en el poder, digamos dos años y medio, pero menos de dos meses y medio, si no hubiera habido una estricta disciplina, una disciplina férrea, de nuestro Partido, sin el apoyo amor total e incondicional de toda la masa de la clase obrera que es todo lo que hay en él algo de honesto consciente, dedicado a la negación, capaz de liderar y detrás influyente o atraer a las capas más atrasadas “(4) . Una férrea disciplina y el apoyo de las masas trabajadoras y de clase popular: se trataba, en todos los diferentes y múltiples funciones que gradualmente asumió la Cheka, las directrices de la política y la práctica de Dzerzhinsky sociales. Si leemos sus numerosos llamamientos para combatir la contrarrevolución, el sabotaje, la corrupción, el espionaje en los países imperialistas, nos damos cuenta de que nunca se olvidó de pedir “apoyo total y el amor incondicional de toda la masa de la clase obrera” .

El partido de Lenin fue el partido del que Dzerzhinsky había perdido siempre. En 1896, criticando al partido seguidismo polaco socialista dijo: “Eso no es un movimiento obrero PPS admite la espontaneidad de la lucha de clase del proletariado y por lo tanto su programa no es necesario” partido Intelectuales Consiste sustancialmente separado de los trabajadores. ». a los trabajadores “.

Cuando, en 1905, el proletariado de Lódz en pie de guerra primero contra la autocracia Dzerzhinsky escribió al Comité de Relaciones Exteriores SDKPiL: “… aquí las condiciones son buenas y adecuadas, ya que el material, falta sólo la mano que dirige la “puño” leninista organización … “.

Y muchos años después, durante la guerra lanzada por Polonia contra la Rusia Soviética, 7 de agosto de 1920, en una carta a su esposa, Felix escribió: “Nuestra Varsovia, aterrorizados y aplastados, en silencio y podemos escuchar su voz clara. Al parecer, ni siquiera nuestro Comité Central [se refiere al Comité Central del Partido Comunista Obrero Polaco, ed] fue capaz de ganar a las masas o para girar a su favor la situación política. Nos falta un líder, un Lenin, un político marxista “.

Como Lenin, Dzerzhinsky vio la unidad del partido un requisito previo para su vida y sus acciones.
Él luchó para preservar este bien supremo en todo el curso de su militancia, tanto como miembro de la junta de SDKPiL, tanto como miembro del Comité Central del PC (b).

Cuando, en 1912, el estallido de la tendencia de algunos líderes de la SDKPiL escapada, Dzerzhinsky había alineado con la dirección central. Él compartió, sino que agrava las críticas que viajó a la dirección central disidente. Criticó el espíritu conciliador hacia los “liquidadores” mencheviques, de hecho en contra de los bolcheviques, de Tyszka. Sin embargo Dzerzhinsky. considerado como un desastre de una división en el partido que tendría un impacto negativo en todos sus organizaciones periféricas y especialmente dificultado el movimiento revolucionario. Para evitar que esto había entrado ilegalmente en Polonia, cumpliendo conscientemente a una parada segura, incluso contra la opinión de la administración central (la disciplina de partido que Dzerzhinsky no se observó, como se temía por Rosa Luxemburg, una “obediencia de cadáver”) (5 ).

En pocos meses, se prolongó hasta su militancia clandestina, Józef estaba de vuelta en mis pies muchas organizaciones, reanudó conexiones perdidas, disipó las dudas y animó a sus compañeros a continuar la lucha. La detención y condenado a trabajos forzados de lo obvio incautado cuando se puede estar satisfecho del trabajo realizado.

Dzerzhinsky defendió la unidad del partido, esta vez del Partido Comunista de Rusia bolchevique, mucho más tarde, en el Décimo Congreso, cuando la oposición trockijsta y sus seguidores fueron derrotados y las fracciones fueron condenados por Lenin (la resolución sobre la “Unidad del proletariado “, fue escrito por Lenin y aprobada en el X Congreso del Partido Comunista (bolchevique) de Rusia, que se celebró 8-16 marzo de 1921).
Volvió a defender la unidad del partido, cuando, aprovechando la enfermedad de Lenin, la oposición hizo trockijsta nuevos reclutas reclamar el derecho a organizarse en fracciones dentro del partido (XII Congreso del PC (b) de la URSS, abril 1923) .

Por último, 20 de julio de 1926, en la tormentosa reunión del pleno unificada del Comité Central y la Comisión Central de Control del Partido, frente a Kamenev, jefe de la “nueva oposición”, dijo Dzerzhinski
“La unidad del partido debe ser preservado, procede declarar sagrado por todos nosotros, no sólo formalmente, mientras trata de proponer, pero en realidad”.
Y luego, casi en un grito contra las provocaciones, los giros y revueltas e intrigas de los políticos, de aleación baja, “¿Y sabes lo que está en mi poder? I, Kamenev, ahorrándome nunca, nunca!”

Unas horas antes de su muerte, repentina pero no inesperada, dado el desgaste al que había sometido su fuerza física y mental, Feliks Dzerzhinsky había reiterado el principio que inspiró toda su vida: la unidad de pensamiento y de acción.

Era su testamento político: se trata de los comunistas para tomar el relevo.

Nota:

1) Iskra (La Chispa en ruso), publicado por primera vez en Leipzig en 1900 por iniciativa del VI Lenin. Otras ediciones fueron publicadas en Mónaco de Baviera, Londres y Ginebra. En noviembre de 1903, en violación de las resoluciones del II Congreso del POSDR, los mencheviques tomó el control. Lenin, después de haber sostenido durante mucho tiempo con la configuración de la “nueva” Iskra, dijo que no quería ser parte de la editorial.
2) Lenin, Collected Works “¿Qué hacer?”, Editori Riuniti, Roma, 1958, vol. 5, pp 319-490.
3) Lenin, Collected Works “Proyecto de Estatuto del POSDR”, Editori Riuniti, Roma, 1959, vol. 6, p. 440.
4) Lenin, Collected Works “comunismo Wing, La enfermedad infantil”, Editori Riuniti, Roma, 1967, vol. 31, p. 14.
5) La expresión “obediencia ciega”, “obediencia de cadáver”, “engranaje más de la maquinaria del partido”, etc. fueron utilizados por Rosa Luxemburg en su escrito de amarga polémica en contra del modelo leninista de partido aprobó por una mayoría del II Congreso del POSDR (17 hasta 23 julio, 1903). Ver Rosa Luxemburg, “Problemas de organización de la socialdemocracia rusa”, en Escritos Políticos por Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 217-236.

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