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Stralci tratti dall’introduzione di Adriana Chiaia e dalle pagine del libro A. V. TiŠkov, Dzeržinskij il «giacobino proletario» di Lenin. Una vita per il comunismo, Zambon Editore. 2012.
In occasione del 95° anniversario (7 dicembre 1917) dell’ istituzione della “Commissione Straordinaria di tutta la Russia per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio” (VCK)
 
 
Una scelta di fondo tra due alternative si poneva davanti al partito comunista e al governo sovietico: o l’ URSS era destinata a rimanere un paese agricolo, produttore di materie prime e di derrate alimentari da esportare e che avrebbe importato le macchine e le tecnologie che non era in grado di produrre, e in tal caso era destinata a diventare un paese dipendente economicamente e politicamente dai paesi a capitalismo avanzato, oppure doveva trasformare la sua economia da agricola ad industriale, in grado di produrre i macchinari di cui aveva bisogno per lo sviluppo e la modernizzazione dell’industria e dell’agricoltura.
 
Fu questo l’oggetto dell’aspra lotta che impegnò la XIV Conferenza del Partito (aprile 1925) e che contrappose, in uno scontro senza mediazioni, la maggioranza, guidata dal Comitato centrale e da Stalin, all’opposizione cosiddetta di “sinistra” di Trockij e a quella di destra (Bucharin e la “nuova opposizione” di Zinov’ev e Kamenev). Entrambe le opposizioni avevano trovato un punto di convergenza nella tesi dell’impossibilità di costruire il socialismo in un solo paese, per di più arretrato come la Russia, ricalcando così le vecchie concezioni mensceviche. Il XIV Congresso del Partito (dicembre 1925) condannò le tesi delle opposizioni e scelse la strada dell’edificazione del socialismo, sebbene il paese dovesse contare soltanto sulle proprie forze.
 
È necessario aprire qui una parentesi relativa alle lotte condotte dai gruppi di opposizione all’interna del PC(b). Esse non dovrebbero essere interpretate unicamente come lotte di individui per il potere. Occorre invece inserire questi contrasti nella realtà dello scontro tra le classi. Le diverse e contrastanti posizioni sono in realtà lo specchio, sul piano teorico, dei diversi e spesso opposti interessi delle classi di cui gli individui (soprattutto interni alla direzione del partito e dello Stato) sono, consapevolmente o no, i rappresentanti; il prevalere di una o dell’altra posizione politica, di una o dell’atra scelta strategica o tattica è di interesse vitale per l’una o l’altra classe.
 
Come si leggerà nel XIV capitolo del libro che presentiamo, l’attività di Dzeržiskij e della Čeka (dal 1922 GPU, Direzione politica statale aggiunta al Commissariato del popolo agli Affari Interni), organizzazione da lui diretta, fu indirizzata dal partito comunista e dal governo sovietico alla risoluzione dei problemi più impellenti: quelli militari (difesa dei confini e lotta al banditismo e alla corruzione) e quelli della ricostruzione: il risanamento del sistema dei trasporti e, strettamente collegato ad esso, il problema degli approvvigionamenti, del grano e del pane contro la fame e la carestia e dei combustibili per le industrie. In seguito il partito avrebbe chiamato Dzeržiskij ad assumersi una più alta responsabilità.
 
Il 2 febbraio 1924 il Comitato Centrale dell’URSS, su indicazione del segretario generale del partito, Stalin, nominò Feliks Dzeržinskij presidente del Consiglio Superiore dell’Economia Popolare (VSNCh) dell’URSS. La scelta di Dzeržinskij per questa carica era motivata, oltre che in considerazione del lavoro svolto nel settore dei trasporti e della sua approfondita conoscenza dei problemi della metallurgia e dei combustibili, dalla sua fedeltà ai principi leninisti, che egli applicava con profonda convinzione e determinazione, e dalla sua fiducia nella capacità della classe operaia di materializzare questi principi nel poderoso e invincibile sostegno delle masse popolari.
 
Prima che il XIV Congresso del partito prendesse le storiche decisioni sopra ricordate, il partito dovette scontrarsi con tutta una serie di difficoltà oggettive a cui si aggiungeva la lotta accanita al suo interno contro le tesi erronee dell’opposizione. Ancora una volta il partito poneva alla testa di questa difficile battaglia il “giacobino proletario”.
Nel piano generale dell’industrializzazione del paese c’era una questione fondamentale da risolvere e su questa Dzeržinskij dovette scontrarsi più volte con le tesi dell’opposizione.
 
In quel tempo il paese aveva raggiunto grandi risultati nella ricostruzione dell’industria. Dal 1921 al 1923 la produzione lorda dell’industria pesante si era raddoppiata. Tuttavia il ritardo nei ritmi troppo lenti della crescita dell’industria metallurgica creava squilibri con i settori connessi.
 
Il partito continuava con fermezza sulla via leninista. La XIII Conferenza del partito portò in primo piano la questione dell’industria metallurgica. Il XIII Congresso del partito ratificò la risoluzione della conferenza e venne dichiarato che lo sviluppo dell’industria metallurgica era “il grande compito dei tempi attuali”. “Organizzare la produzione dei mezzi di produzione all’interno dell’URSS significa creare una base autenticamente salda per l’economia socialista e, in misura considerevole, liberarci dalla necessità di importare massicciamente dall’estero”. Si proseguiva dicendo di “… fare tutto il possibile per realizzare effettivamente il piano di elettrificazione, che ha un così grande significato per il rafforzamento della nostra economia e, di conseguenza, del socialismo”.
 
Il sostegno del partito ai compiti della VSNCh era garantito, il campo di cui occuparsi era vastissimo e comprendeva tutta l’industria di Stato, i trust, le miniere ecc. Per occuparsi in particolare dell’industria metallurgica, nel marzo 1924 fu costituita la Commissione Superiore Statale per l’Industria del Metallo presieduta da Dzeržinskij. Il nuovo organismo si mise immediatamente al lavoro per risolvere le numerose difficoltà di questo settore strategico per lo sviluppo dell’industria pesante: lo stato delle installazioni, la scarsità di mezzi, la mancanza di manodopera qualificata, l’inesperienza dei funzionari che dirigevano le imprese, ecc.
 
Dzeržinskij dovette scontrarsi, oltre che con le suddette difficoltà oggettive, con una serie di misure proposte e spesso attuate dall’opposizione che qui riassumiamo. Esse andavano dalla chiusura delle fabbriche considerate improduttive e troppo onerose per lo Stato, ai tagli delle sovvenzioni statali destinate all’industria metallurgica, alla riduzione delle quote e dei ritmi della crescita della produzione della metallurgia nel piano industriale statale.
 
Dzeržinskij decise di mon arrendersi. Per prendere la direzione dell’industria metallurgica direttamente nelle sue mani, chiese di essere nominato presidente della direzione centrale di Glavmetal. e dette battaglia in ogni istanza del partito, del governo e delle organizzazioni pertinenti
Il 21 novembre 1924 Dzeržinskij intervenne alla V Conferenza panrussa del sindacato dei metallurgici presentando il rapporto “La produzione di metallo, fondamento della nostra economia”. Dopo aver informato che le richieste di prodotti metallurgici arrivavano numerose e pressanti da ogni parte del paese, sia alla VSNCh che alla direzione della Glavmetal, affermò:
 
“Sono profondamente convinto che se trasferiremo il problema della produttività (presa a pretesto dall’opposizione per frenare la produzione dell’industria metallurgica e più in generale dell’industria pesante) del lavoro dal tavolo di discussione all’officina, al tornio, alla fabbrica, se porremo sul campo la questione di come migliorare la produttività nell’industria metallurgica, parlando con ogni operaio, analizzando ogni posto di lavoro, ogni officina, troveremo soluzioni adeguate. Lì si celano enormi fonti di produttività”.
“In queste condizioni, la riduzione del piano di produzione non ha alcun fondamento”, concluse Dzeržinskij.
 
La conferenza raccomandò di elaborare un piano di previsione per lo sviluppo dell’industria metallurgica, ponendo alla base la domanda di metalli e loro derivati.
Il plenum del Comitato centrale del PCR(b) del 17 gennaio 1925, doveva dire l’ultima parola sull’aumento o sulla riduzione del ritmo di crescita dell’industria metallurgica.
 
Dzeržinskij presentò un rapporto dettagliato su: “Situazione e prospettive dell’industria metallurgica” in cui cercava di dare fondamento all’importanza di ampliare il piano di produzione.
La maggioranza del Comitato centrale appoggiò il suo rapporto. Tra i membri che si espressero a favore, Lepce, il presidente del sindacato dei metallurgici, disse:
 
“Ora Glavmetal ha un presidente la cui gestione ci ispira fiducia nel fatto che lo sviluppo dell’industria metallurgica avanzi con successo. (…) Le proposte fatte dal compagno Dzeržinskij sono state profondamente meditate. Il sindacato dei metallurgici le appoggia totalmente, per elevare l’industria metallurgica fino al livello che le compete”.
Sokolnikov intervenne in difesa delle posizioni dell’opposizione ma, evidentemente, era una voce dissonante con l’unanime parere del plenum.
 
Il plenum approvò il rapporto di Dzeržinskij. Al Consiglio Superiore dell’Economia Popolare venne concesso il diritto di ampliare la produzione delle fabbriche fino a un 15% al di sopra del piano approvato dal Soviet per il Lavoro e la Difesa.
La XIV Conferenza del partito e poi il XIV Congresso ratificarono infine, come ricordato sopra, la linea dell’industrializzazione del paese, dello sviluppo della produzione di mezzi di produzione e dell’accumulazione di riserve di capitale per le manovre economiche.
 
Erano trascorsi quasi due anni dal momento in cui Dzeržinskij aveva assunto la presidenza del VSNCh e un anno da quando si era posto alla testa dell’impresa Glavmetal. Nel corso del periodo 1924-25, l’industria era cresciuta nell’insieme, rispetto all’anno fiscale precedente, del 62%, aveva quindi superato più di due volte quanto indicato dal piano. Anche i risultati dell’industria metallurgica erano impressionanti. Durante l’anno era cresciuta più del doppio.
 
In questo modo, nonostante le previsioni dei nemici, nonostante quel che essi avevano sperato, lo Stato sovietico aveva ricostruito la sua industria con le sue proprie forze, senza aiuti esterni. Feliks si poneva una domanda: “Da dove viene questa forza, che ha vanificato le aspettative dei nostri nemici?”. Ed egli stesso trovava la risposta:
 
“Questa forza, sconosciuta nei paesi borghesi, sconosciuta ai traditori della classe operaia, questa forza è la volontà del proletariato, quando tale volontà si manifesta e si ispira ai grandi ideali del comunismo. Il comunismo, il partito comunista che dirige la classe operaia, il distaccamento d’avanguardia della classe operaia, che unifica tutto il proletariato: questa è la forza che ci assicura la vittoria!”.
 
Era quella forza nella quale Dzeržinskij aveva sempre riposto la sua fiducia e al cui appoggio era ricorso in tutte le sue battaglie per porre le basi dell’economia socialista e, precorrendo i tempi, del suo ulteriore formidabile sviluppo.
 
Nel suo discorso per il XII anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, Stalin disse:
“L’anno trascorso ha dimostrato che, malgrado il blocco finanziario ammesso o nascosto, dell’URSS, noi non ci siamo consegnati alla mercé dei capitalisti, e che noi abbiamo risolto con successo, con le nostre proprie forze, i problemi dell’accumulazione, gettate le basi dell’industria pesante. È ciò che ormai non possono negare anche i nemici giurati della classe operaia” (1).
 
Il 1929 segnava infatti la fine del periodo 1926-1929 nel quale si erano dovute superare le principali difficoltà relative all’accumulazione di capitale in un paese che non poteva evidentemente contare sullo sfruttamento delle colonie, fonte principale dell’accumulazione primaria dei paesi capitalisti, né su prestiti a lungo termine da parte di questi paesi, né sui crediti delle banche. Il sostegno determinante era venuto dalla classe operaia. Dai lavoratori d’assalto: gli udarniki e gli stachanovisti, i quali, nell’agricoltura e nell’industria, si erano impegnati nell’emulazione socialista e che, con il loro slancio e il loro entusiasmo, avevano sostenuto il titanico sforzo.
 
Note
1) J. Stalin, Les questions du leninisme, Editions en langues étrangères, Pekin, 1977, p. 442.
www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – urss e rivoluzione di ottobre – 07-12-12 – n. 433
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