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da Tribuna Popular – Partido Comunista de Venezuela – www.pcvvenezuela.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3963&Itemid=49
 
 
di Geronima Carrera
 
19/12/2008
 
Questa volta scrivo a proposito di un argomento che mantiene la sua validità nonostante sia passato più di mezzo secolo da quando è stato trattato per la prima volta.
 
Si tratta di Iosif Vissariónovich Stalin, che nel febbraio del 1956, in quel sorprendente XX Congresso del partito Comunista dell’URSS, fu buttato giù dall’Olimpo e condannato all’inferno perpetuo per aver compiuto il delitto di “culto della personalità”.
 
Ne scrivo in occasione di questo 21 dicembre, data di nascita di quello straordinario statista georgiano nato nel 1879 e deceduto a Mosca il 5 marzo del 1953, all’età di 73 anni.
 
Da allora il dibattito teorico e filosofico sul ruolo dell’individuo nella storia, così come è stato definito dal socialdemocratico russo Plekanov, ha sempre avuto molta attualità.
 
Ciò che mi sembra importante nel contesto della situazione mondiale attuale è il fatto che Stalin è il personaggio storico più attaccato da tutti i portavoce della borghesia internazionale. Dopo essere stato il rivoluzionario più applaudito a livello mondiale, anche di più dei suoi geniali maestri Marx, Engles e Lenin, oggi possiamo constatare che Stalin è diventato il più vilipendiato, bersaglio di ogni tipo di accuse. Alcune accuse sono portate sulla base di fatti comprovati, ma per la maggior parte sono solo falsità. Sono, evidentemente, attacchi diretti a screditare i comunisti in generale, e i loro autori sono diretti da agenzie della propaganda di guerra di Washington. Uno dei loro trucchi preferiti è mettere Stalin a fianco di figure fasciste, le più esecrabili della storia recente come Hitler, Mussolini, Franco, Oliveira Salazar e Pinochet, naturalmente lasciando fuori una miriade di criminali al servizio degli yankees, come quelli che abbiamo avuto qui in Venezuela e nei nostri paesi fratelli.
 
Il fatto curioso è che nel mondo nessun altro dirigente politico ebbe tanto prestigio e riconoscimento internazionale come lo ebbe in vita Stalin, e non solo da parte di alcuni dei maggiori esponenti della letteratura e di tutte le arti, ma perfino da parte di noti statisti borghesi come Winston Churchill e Franklin D. Roosevelt. Basta leggere, ad esempio, il testo della conferenza tenuta a Caracas l’11 marzo del 1948 dal noto intellettuale venezuelano Miguel Otero Silva, di cui è stato recentemente celebrato il centenario della sua nascita. Nessuno qui ha elogiato meglio Stalin.
 
È triste constatare che attualmente gente di sinistra con accesso ai cosiddetti apparati informativi (forse proprio per ripagare quell’accesso) si uniscono al coro borghese nella denuncia dello “stalinismo”, facendo il gioco delle forze reazionarie.
 
Circa trent’anni fa scrissi al riguardo una pagina completa del quotidiano del PCV dedicata proprio al centenario di Stalin;
 
“Gli anticomunisti di tutti i tipi, che sono davvero molti ma fanno parte di un unica specie, sembra che abbiano trovato nel cosiddetto “stalinismo”, il tallone di Achille dei partiti comunisti.
 
Al minimo pretesto, quei signori usano la loro arma migliore: l’argomento dello stalinismo”.
 
Quella campagna controrivoluzionaria prosegue anche oggi, e su scala mondiale, nonostante che i loro fautori abbiano annunciato la morte del comunismo immediatamente dopo la scomparsa dell’URSS.
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