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da urcf.net
 
 
NO alla Franciafrica! Fermiamo l’aggressione in Mali, ritiro dei corpi di spedizione francesi!
 
11/01/2013
 
Venerdì 11 gennaio, l’aviazione e le truppe francesi sono intervenute in prima linea nel conflitto maliano.
 
L’URCF condanna totalmente questa nuova guerra dell’ imperialismo francese, il cui scopo è semplicemente quello di garantire la presenza ed i profitti dei monopoli nazionali ed internazionali nella regione.
 
Il Mali conosce da parecchi anni una crisi in tutti i campi. L’origine di quest’ultima si trova nel saccheggio senza freni delle sue importanti risorse, in particolare di minerali, da parte delle grandi società multinazionali (francesi, americane, tedesche). In conseguenza di ciò, il Mali soffre soprattutto di un importante indebitamento e di una crisi alimentare nel nord del paese che riguarda 4,6 milioni di persone, soprattutto bambini. Questo giustifica, agli occhi delle grandi potenze imperialiste, la messa sotto tutela del Mali da parte del FMI, con la sua abituale processione dei piani di adeguamento strutturale che peggiorano l’impoverimento della popolazione ed il dominio dei monopoli sul paese. Risultato, il Mali è uno dei paesi più poveri del pianeta.
 
Altra origine degli aspetti politici della crisi in Mali: la guerra imperialista in Libia contro il regime di Gheddafi, dove la NATO si è alleata apertamente agli elementi clerico-islamisti finanziati e sostenuti dal Qatar, compresi gli islamo-fascisti (*) di Al Qaida, per ribaltare la direzione di un paese che costituiva un ostacolo al pieno spiegamento della strategia imperialista nella regione. Numerosi arsenali di armi sono stati consegnati a questi gruppi, cosa che ha permesso loro di conquistare posizioni solide nella direzione dello Stato fantoccio libico, nella spedizione di mercenari-terroristi in Siria, che resta nella regione l’ultima grande roccaforte antimperialista; infine ha dotato di attrezzature gruppi armati come quelli di Asnar Dine e di Al Qaida in Magreb (AQMI) per favorire la loro presa del potere nel nord del Mali. Questi gruppi, inizialmente erano mescolati ai gruppi tuareg, ma li hanno in seguito schiacciati, quindi hanno potuto instaurare la sharia, mettere al potere la reazione medievale e prendere il controllo totale del nord del Mali. Ciò ha avuto come risultato quello di accelerare l’esodo forzato di 393.000 persone verso i paesi di frontiera e altre 118.000 verso il sud del paese, tra lo smarrimento di una popolazione che passa da un’oppressione all’altra.
 
Prima e durante questi eventi, lo Stato del Mali ed il suo esercito sono crollati. Un colpo di stato è stato organizzato dal capitano Sanogo, cacciando il presidente Touré al potere e dopo molto tergiversare, su pressione della Francia, mettendo Dioncouda Traoré alla Presidenza, la cui particolarità è quella di beneficiare della doppia nazionalità americana e maliana, cosa che attesta la fiducia dell’ imperialismo USA.
 
Il “Washington Post” del 6 aprile 2012 avvertiva: “La NATO deve rimettere ordine negli affari del Mali”.
 
In effetti, il Mali ed il Sahel, sono un elemento importante del dispositivo che mira al saccheggio capitalistico delle materie prime nel nord dell’Africa. Il Sahel è ricco di minerali: uranio in Niger (da qui la presenza del gruppo Areva che ha portato alla presa di ostaggi di alcuni dei suoi lavoratori dipendenti da parte di gruppi islamo-fascisti); una nuova miniera da sfruttare in Niger, che aumenterà del 166% la fornitura d’uranio alla Francia; un sottosuolo maliano che da parte sua contiene soprattutto oro, ma anche del petrolio ancor poco sfruttato. Aggiungiamo che il monopolio tedesco Siemens ed i suoi concorrenti francesi, sono in lizza per lo sfruttamento dell’energia solare in Sahel.
 
Essendo questa regione una fonte importante di profitti per le multinazionali, gli stati imperialisti cercano di rafforzare costantemente la loro presenza militare in tutto Sahel per garantire il loro approvvigionamento.
 
L’amministrazione Bush ha creato “Trans Sahara Counter Terrorism Initiativ” con 2.000 uomini dell’esercito degli Stati Uniti che organizzano azioni militari annuali in Sahel ed alle quali gli eserciti dei paesi seguenti hanno partecipato: Stati Uniti, Canada, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Mali, Mauritania, Burkina-Faso, Ciad, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal. Parallelamente esiste ed agisce Africom sotto la protezione degli Stati Uniti, la cui sede è… a Stoccarda! Sotto altre denominazioni ed organigrammi, si assiste all’estensione del campo d’intervento della NATO che rafforza più che mai il proprio ruolo di gendarme e di braccio armato degli interessi imperialisti ovunque nel mondo.
 
Ecco la dimensione reale della guerra iniziata dall’ imperialismo francese e dal suo governo socialdemocratico.
 
Un’ulteriore prova della natura di partito dei monopoli incarnata dalla socialdemocrazia, mentre tutto il sistema della dittatura del capitale è fondato sulla presunta e mistificatrice opposizione tra destra e sinistra, quest’ultima ben conduce una politica con lo stesso orientamento di classe di quello della reazione. Dalla guerra di Indocina alla guerra dell’Algeria, poi a quella del Golfo e dell’Afghanistan, la socialdemocrazia ha impegnato il paese in conflitti barbari e mortali per il solo interesse della classe capitalista.
 
Lenin aveva analizzato proprio correttamente l’orientamento di classe dei partiti della Seconda Internazionale (socialdemocratici) qualificandoli social-imperialisti (socialisti in parole, imperialisti nei fatti).
 
L’URCF chiama i lavoratori ad intrecciare le loro rivendicazioni sociali con la lotta contro la guerra: in un momento in cui il governo giustifica l’austerità per i lavoratori ed il “necessario riassorbimento del debito”, in cui lascia che il capitale chiuda le imprese e licenzi a tutto spiano, ognuno è in grado di poter vedere che il denaro invece esiste per le spedizioni belliche. Dobbiamo smascherare le menzogne del potere socialdemocratico che riguardano questa sporca guerra in corso:
 
“La Francia combatte il terrorismo ed agisce per salvare la democrazia ed il Mali”.
 
L’ URCF ha sempre condannato e condanna la collusione tra gli stati imperialisti ed i gruppi terroristici islamo-fascisti come in Libia ed oggi, il regime anti-imperialista di Assad. Recentemente, direttive emanate da molte grandi potenze capitaliste hanno permesso la consegna continua di armi e di mezzi logistici a gruppi terroristici integralisti in Siria, gli stessi che Hollandepretende di combattere in Mali.
 
La Francia poi non ha vocazione, né alcuna legittimità a fare la felicità dei popoli loro malgrado. È in qualità di vecchia potenza coloniale, come forza egemonica della Franciafrica [termine usato per indicare la politica neocoloniale francese in Africa, ndt], che la Francia ha scelto di intervenire per salvare gli interessi dei suoi monopoli, anche a prezzo del sangue delle popolazioni africane e dei suoi soldati od ostaggi.
 
Come si può parlare “di democrazia” quando la Francia riconosce o sostiene in Mali golpe dopo golpe, come l’anno scorso in Costa d’Avorio? Secondo Parigi, è “democratico” ciò che viene giudicato conforme all’interesse dell’ imperialismo francese.
 
“La Francia agisce con la legittimità internazionale dell’ONU”
 
Obama e gli altri responsabili degli Stati imperialisti, hanno dato il loro consenso all’intervento francese, ma il mandato dell’ONU era affidato “ad una missione africana”, non ad uno Stato dell’Europa, a maggior ragione alla vecchia potenza coloniale. Ciò cambia poche cose di fondo, poiché questa missione sarebbe stata teleguidata da Washington e Parigi, ma ciò mostra la sfida economica e strategica che costituiscono il Mali e il Sahel per il capitale finanziario ed i timori degli Stati imperialisti dinanzi alla spinta del gruppo Ansar Dine ispirato e finanziato dal Qatar, a cui Parigi fa tuttavia profondi inchini!
 
La realtà è più amara: gli stati imperialisti hanno bisogno di questi gruppi per progettare e realizzare la strategia di conquista di nuovi mercati e di divisione del mondo tra i monopoli. La relazione tra Stati imperialisti e gruppi islamo-fascisti è fatta d’interdipendenza, quando si tratta di eliminare il nemico comune come lo Stato antimperialista e laico della Siria e di rivalità, quando ciascuno caccia nella stessa zona d’influenza. In questa guerra, nessuna coalizione conduce una lotta giusta: clerico-islamisti e imperialisti portano avanti progetti diversi, ma della stessa natura reazionaria.
 
L’ URCF sostiene ed esprime la sua solidarietà ai patrioti e democratici maliani che manifestavano recentemente denunciando ogni ingerenza negli affari del Mali! Solidarietà con la popolazione che sarà la principale vittima dei combattimenti stranieri, alle sue preoccupazioni reali e con i rivoluzionari che si battono per l’indipendenza politica ed economica del paese in rottura con il sistema imperialista.
 
Nel nostro paese, allo stesso tempo i partiti borghesi ed i media pubblicano il sostegno alla guerra imperialista e praticano l’union sacrée attorno al potere di Hollande: “È un momento in cui occorre essere interdipendenti verso i maliani ed uniti dietro le nostre forze” (Harlem Désir PS); “La Francia si mostra fedele ai suoi valori universali, gli stessi che hanno giustificato l’intervento in Afghanistan„ (JF Copé); Fillon non è da meno: “La lotta contro il terrorismo esige l’unità della nazione al di là delle fratture partigiane; i neofascisti del FN, tramite voce di Marine le Pen, dichiarano: “L’intervento deve essere sostenuto in applicazione di una cooperazione di difesa tra i nostri due paesi in una zona francofona”. Si ha qui tutta la gamma delle argomentazioni che giustificano le guerre di conquista: nazionalismo, universalismo, francofonia e influenza della Francia, ma in realtà il motivo di questo consenso è la difesa della classe dominante e dei suoi interessi.
 
Gli opportunisti, discendenti di Kautsky nel 1914, tentano il grande scarto tra il sostegno ai “loro” imperialisti e la posizione “di sinistra” e sono nell’impotenza totale a condannare chiaramente e sinceramente la guerra imperialista condotta dal potere socialdemocratico di Hollande, in nome della difesa del imperialismo francese. Il Fronte della sinistra dichiara: “Decidere solo (della guerra) senza prima entrare né al governo, né al Parlamento, è deprecabile”. Qui è condannata la forma, non il contenuto, è il segno dell’incapacità del riformismo di rompere con l’ imperialismo francese.
 
L’URCF chiama i suoi militanti ad agire nei luoghi di lavoro per condannare la guerra imperialista al Mali ed incentivare la battaglia rivendicativa: per i salari, non per le guerre del capitale!
 
L’URCF amplificherà la sua campagna di sostegno al regime antimperialista della Siria, mostrando che i terroristi islamismi, che hanno scatenato la guerra civile internazionalizzata in Siria, sono presentati come gli alleati della Francia in questo paese ed in seguito alle informazioni ricevute, suoi “nemici” in Mali! Sono ovunque i nemici della democrazia, qualunque siano gli interessi qui e là della finanza!
 
Sulla sua stampa, l’URCF metterà in evidenza il legame tra la crisi del modo di produzione capitalista e l’aumento delle politiche di guerra, chiamando a rafforzare la lotta per la pace, contro la NATO e contro il capitalismo, legando questo compito alla lotta generale per rovesciare il capitalismo e stabilire il socialismo.
 
L’URCF è pronta a incontrare ogni organizzazione progressista o comunista dell’Africa per azioni comuni contro la politica di guerra dell’imperialismo francese.
 
URCF, 11 gennaio 2013
 
(*) gli islamo-fascisti sono al servizio dell’ imperialismo e delle classi sfruttatrici che, sul modello degli integralisti cattolici o sionisti, utilizzano la religione per fuorviare le masse.
www.resistenze.org –
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