Intervento alla Conferenza sul 60° Anniversario della morte di Stalin 
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Il nome di G. Stalin è legato indissolubilmente, sia all’esperienza stessa di costruzione del socialismo in Russia, sia alla vittoria dell’URSS sulle orde nazi-fasciste nella II Guerra mondiale, sia alla direzione del movimento comunista internazionale. Per decenni il suo nome e la sua persona sono stati, a ragione, identificati dai lavoratori di tutto il mondo con il comunismo stesso.
 
Per cui la critica e gli attacchi, che sono stati mossi, dall’interno e dall’esterno del movimento comunista, alla sua persona ed al suo pensiero e che hanno avuto il loro culmine nel XX Congresso del PCUS, hanno assunto immediatamente il significato di un attacco al comunismo stesso ed al marxismo-leninismo.
 
Oggi, una commemorazione che fosse fine a sé stessa, esaltazione della figura di Stalin e della sua persona, senza approfondimento critico dell’opera di costruzione del socialismo, da lui condotta in URSS, oltre che essere inutile, non farebbe altro che portare acqua al mulino di quanti considerano definitivamente chiusa, nel bene o nel male, l’esperienza del comunismo, così come si è realizzato per la prima volta nella storia, in URSS.
 
Occorre, invece, cogliere il carattere “universale”, sempre ed ovunque valido, di quella esperienza di costruzione del socialismo, sfrondando da essa i caratteri della specificità storica e geo-politica irripetibile, per acquisire un “metro di misura” con cui andare oggi a valutare le esperienze di società e di economie, che si sono fatte e/o si stanno facendo nel mondo, più o meno “alternative” al modo di produzione capitalistico, più o meno in contrapposizione al sistema imperialistico.
 
La rivoluzione del ’17 in Russia si realizzò, contro ogni previsione, in un Paese economicamente arretrato e per tale ragione essa fu, quando accettata dai sostenitori del socialismo dell’epoca, ipotecata di sicuro fallimento, se non fosse stata seguita dalla rivoluzione nei paesi europei economicamente più sviluppati, prima fra tutti la Germania.
 
Sconfitte militarmente le “Guardie bianche”, sostenute dalle potenze imperialistiche occidentali, e cessata la fase del cosiddetto “comunismo di guerra”, la Russia sovietica ebbe bisogno di riavviare l’economia distrutta dalla prima guerra mondiale e dalla successiva guerra civile e riannodare l’alleanza fra proletariato industriale e contadini, che era stata l’asse su cui aveva camminato fino a quel momento la Rivoluzione vittoriosa, ma che si era andata sfilacciando per il perdurare delle requisizioni operate durante la guerra civile.
 
“La Russia era un cumulo di rovine – dice A.L.Strong[1] -: inesistenti i raccolti, introvabili le materie prime e i macchinari, il bestiame sterminato, l’attrezzatura agricola dissolta in sette anni di guerra. Il 1920 e il 1921 furono due annate di carestia, che costò la vita a milioni di esseri umani; nel bacino del Volga un tempo così fertile, nel 1921, anno in cui visitai la regione, i figli dei contadini non avrebbero potuto andare a scuola, anche ammettendo che le scuole ci fossero; i ragazzi non avevano scarpe, non avevano vestiti e l’inverno lo passavano rannicchiati sulle enormi stufe familiari, avvolti in cenci, senza poter mai mettere il naso fuori dell’uscio. Allo scopo di favorire la ripresa economica Lenin varò la NEP, la «Nuova politica economica», che sanciva la coesistenza dei più vari sistemi produttivi: socialista, cooperativistico, perfino capitalistico; restarono di proprietà dello Stato le miniere, le ferrovie e i grandi complessi industriali, tutti in gravi condizioni di dissesto; le piccole industrie, i negozi e le fattorie tornavano nelle mani dei privati.”
 
La NEP, approvata con una specifica risoluzione al X Congresso (marzo 1921), fu, quindi, concepita come una parziale “ritirata” che coinvolgeva principalmente l’agricoltura, ponendo fine alle requisizioni forzate del cd. “comunismo di guerra” e consentendo ai contadini, con “l’imposta in natura”, di commercializzare in proprio le eccedenze della produzione non consegnate allo Stato in base agli obiettivi prefissati.[2] Il tutto mentre settori determinanti dell’economia sovietica – industria, banche, commercio con l’estero – restavano, comunque, nelle mani dello Stato Sovietico.
 
La risoluzione e tutto il X Congresso furono contrassegnati da una lotta ideologica acuta fra varie “correnti” nel P.C.(b) dell’URSS. Sullo sfondo sempre la questione se il socialismo potesse attecchire e vincere autonomamente in Russia, oppure dovesse attendere la rivoluzione nei paesi europei economicamente più sviluppati (Inghilterra, Francia e Germania). Lenin e la maggioranza bolscevica attribuivano alla NEP la caratteristica di una “ritirata temporanea”, da far durare il tempo appena necessario a “riprendere fiato”, mentre le “opposizioni di destra” Trotskj, Bukharin, Zinoviev, Kamenev, ecc, ritenevano che si dovesse procedere oltre, favorendo la penetrazione del capitale straniero attraverso le concessioni o la creazione di s.p.a anonime.[3]
 
Già all’XI Congresso (marzo 1922) Lenin poneva la necessità di riprendere l’offensiva dopo la ritirata.
 
Al XII Congresso (aprile 1923) ripresero le discussioni sulla NEP e le opposizioni tentarono di allargare le basi della penetrazione capitalistica (concessioni industriali ai capitalisti stranieri e pagamento alle potenze straniere del debito contratto dallo zar). Bukharin propose, prima del Congresso, l’abolizione del monopolio statale del commercio con l’estero.[4]
 
Il XIII Congresso (maggio 1924) si tenne dopo la morte di Lenin (gennaio 1924) e segnò la sconfitta dell’opposizione trotskista che aveva tentato di mettere il Partito contro i vecchi bolscevichi. Venne deciso di costituire il Commissariato del Popolo (Ministero) del commercio interno, prima di allora, evidentemente, in balia del “mercato”.
 
Dopo 4 anni di NEP (1921, 1922, 1923 e 1924), scanditi da altrettanti congressi del P.C.(b) dell’URSS (X, XI, XII e XIII), la cui frequenza annuale testimonia quanto dibattuti fossero quei temi all’interno del Partito, l’URSS aveva raggiunto nuovamente le condizioni economiche dell’anteguerra, restando, tuttavia, un paese agricolo-industriale. Contestualmente, sconfitti sul campo i tentativi di aggressione armata delle potenze capitalistiche occidentali ed orientali, l’URSS poteva ora consolidare i propri rapporti internazionali ottenendo il riconoscimento giuridico ed il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con i principali paesi.
 
Passati i periodi più bui e cessato “lo stato di necessità”, si riproponeva sotto un’altra luce la questione che aveva diviso il mondo del “socialismo” dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917:
 
– Doveva l’URSS perseguire una strategia di “rivoluzione permanente“, che predicava, all’interno, un rallentamento del processo di costruzione del socialismo, in attesa che nei paesi europei economicamente più progrediti si sviluppasse quel processo rivoluzionario, che, però, intanto proprio in quei paesi segnava inequivocabilmente il passo ?
 
– Oppure, preso atto della stasi del processo rivoluzionario in Europa, concentrarsi nella costruzione del “socialismo in un paese solo“, basandosi sulla convinzione che questo sarebbe stato, comunque, possibile, nonostante l’arretratezza economica della Russia zarista, e che ciò si sarebbe potuto realizzare, nonostante le condizioni di un accerchiamento capitalistico ?[5]
 
Tutto ciò aveva riflessi sulla NEP, che nella prima ipotesi veniva concepita come fase strategica da proseguire per un lungo periodo di tempo, in attesa che le condizioni internazionali ed interne giocassero nuovamente a favore della rivoluzione mondiale; mentre nella seconda ipotesi la NEP altro non era che una temporanea ritirata, una parzialissima concessione fatta al capitalismo allo scopo di consentire all’economia sovietica di riprendersi dopo lo shock della guerra civile, per poi riprendere il proprio corso autonomo verso la costruzione del socialismo.
 
Questi temi, affrontati al XIV Congresso del P.C.(b) dell’URSS (dicembre 1925), nel corso del quale Stalin pronunciò il rapporto introduttivo a nome del Comitato Centrale ed il discorso di chiusura, furono oggetto di una violenta discussione per la presenza fra i delegati di quelli che ritenevano che la Russia non fosse ancora “matura” per una autonoma industrializzazione socialista. [6]
 
Dopo aver parlato delle condizioni internazionali che manifestavano una certa stabilizzazione del campo capitalistico, succedutasi al turbinio rivoluzionario del primo dopo-guerra, dopo aver messo in guardia i delegati al Congresso sul carattere “relativo” di detta stabilizzazione capitalistica e dopo aver parlato anche della stabilizzazione economica e politica dell’URSS, Stalin, nel rapporto, prende in esame la situazione interna, affrontando alcune questioni “di principio”:
 
Rispetto a quanti ritenevano che l’URSS dovesse restare per lungo tempo un paese agricolo, limitandosi solo ad esportare prodotti agricoli in cambio di attrezzature industriali, rinunciando in tal modo alla prospettiva di uno sviluppo industriale nazionale ed autonomo e finendo, per tale ragione, per inserirsi in via subordinata al campo capitalistico, perdendo la propria indipendenza, Stalin ribadisce che l’URSS doveva restare un paese autonomo ed indipendente dal campo capitalistico e per fare ciò doveva sviluppare un’industria nazionale sulla base delle risorse disponibili.[7]
 
E nell’intervento conclusivo del Congresso Stalin ribadisce:
 
“Che cos’è un paese agricolo? Un paese agricolo è un paese che esporta i prodotti agricoli e importa le attrezzature industriali, ma che da solo, con le proprie forze, non produce o quasi queste attrezzature (macchine, ecc.). Se ci fermeremo allo stadio di sviluppo in cui si è costretti a importare le attrezzature e le macchine, invece di produrle con le nostre proprie forze, non possiamo avere la garanzia che il nostro paese non venga trasformato in una appendice del sistema capitalistico.
 
…Che cosa esige il piano Dawes? Esige che la Germania pompi dai mercati, soprattutto dai nostri, dai mercati sovietici, le somme destinate a pagare le riparazioni. Che cosa ne consegue? Ne consegue che la Germania ci fornirebbe le attrezzature, noi le importeremmo e in cambio esporteremmo prodotti agricoli. In questo modo noi, cioè la nostra industria, ci troveremmo incatenati all’Europa. Questa è la base del piano Dawes.
 
…Trasformare il nostro paese da paese agricolo in paese industriale, capace di produrre con le proprie forze le attrezzature necessarie: ecco l’essenza, la base della nostra linea generale.” [8]
 
L’importanza del XIV Congresso sta, a mio avviso, proprio in questo: nel aver cioè chiuso la prima fase della NEP, che aveva messo al centro dell’attenzione del Partito e dello Stato la politica in agricoltura al fine di garantire, dopo la fine della Guerra Civile, la creazione di un mercato interno, lo sviluppo della produzione di materie prime (ad es. barbabietole, zucchero, cotone, ecc.) e l’approvvigionamento dei beni di prima necessità per gli abitanti delle città. E nell’aver, soprattutto, lanciato la campagna per l’industrializzazione.
 
Nel Rapporto presentato il 13 aprile del 1926, qualche mese dopo la conclusione del XIV Congresso, all’Organizzazione di Leningrado, Stalin con queste parole chiarisce il proprio pensiero a riguardo dell’industrializzazione:
 
” Alcuni compagni pensano che l’industrializzazione consista in generale nello sviluppare qualsiasi industria. …. Non ogni sviluppo dell’industria costituisce industrializzazione. Il centro dell’industrializzazione, la sua base consiste nello sviluppo dell’industria pesante (combustibili, metalli, ecc.), in ultima analisi nello sviluppo della produzione dei mezzi di produzione, nello sviluppo di una propria industria metalmeccanica. L’industrializzazione non ha solo il compito di aumentare il peso specifico dell’attività industriale nella nostra economia nazionale presa nel suo insieme, ma anche quello di assicurare, durante questo sviluppo, l’indipendenza economica del nostro paese, accerchiato dagli stati capitalistici, e di impedire che si trasformi in un’appendice del capitalismo mondiale. Il paese della dittatura del proletariato, essendo accerchiato dai paesi capitalistici, non può conservare l’indipendenza economica se non produce esso stesso, sul proprio territorio, gli strumenti e i mezzi di produzione, se rimane fermo a un livello di sviluppo in cui deve mantenere l’economia nazionale al rimorchio dei paesi capitalisticamente sviluppati, che producono ed esportano strumenti e mezzi di produzione. Rimanere fermi a questo livello significa mettersi alle dipendenze del capitale mondiale.….
 
[…] l’industrializzazione del nostro paese non può essere limitata allo sviluppo di un’industria qualsiasi, allo sviluppo, per esempio, dell’industria leggera, anche se per noi sono assolutamente necessari l’industria leggera e il suo sviluppo. Ne consegue che l’industrializzazione deve intendersi innanzitutto come sviluppo dell’industria pesante nel nostro paese e, in particolare, come sviluppo di una nostra propria industria metalmeccanica, nerbo essenziale dell’industria in genere. Senza di questo non si può pensare che l’indipendenza economica possa essere assicurata al nostro paese.” [9]
 
Imprescindibile ed imperativo era, dunque, il compito di realizzare l’industrializzazione, dando priorità allo sviluppo del settore dei mezzi di produzione, per trasformare l’URSS da paese agricolo arretrato in paese industrializzato. Solo ciò poteva consentire di imboccare la strada del socialismo, perché senza industrializzazione, niente socialismo ! Altrettanto imperativo ed imprescindibile era l’obbligo di realizzare questo compito in piena autonomia dal campo capitalistico, preservando l’indipendenza dell’URSS.
 
Ma questo comportava la risoluzione di un altro problema: da dove attingere le risorse necessarie ad industrializzare il Paese !
E su questo punto si divaricavano nuovamente le opinioni e le proposte.
 
Da un lato vi era chi, poco fiducioso di un possibile sviluppo autonomo dell’economia socialista in URSS, predicava, o la necessità di allettare e sollecitare, attraverso ulteriori concessioni, gli investimenti dei capitalisti occidentali, per la verità abbastanza esigui nei quattro anni trascorsi nella NEP, oppure sosteneva la necessità di “estorcere” ai contadini quelle risorse necessarie all’industrializzazione, attraverso una politica di aumento dei prezzi dei prodotti industriali necessari alla agricoltura, mettendo così in difficoltà l’alleanza proletariato-masse contadine, che già la politica del cd “comunismo di guerra” aveva messo a dura prova.
 
Dall’altro lato, Stalin ed il Partito bolscevico sostenevano, invece, che era possibile reperire in altro modo le fonti di accumulazione sufficienti a garantire l’industrializzazione dell’URSS.
 
Certo l’URSS non avrebbe potuto seguire l’esempio dell’Inghilterra, che per secoli aveva spogliato le risorse delle proprie colonie, accumulando quei capitali “aggiuntivi”, rivelatisi poi essenziali allorquando si passò dalla produzione artigianale alla meccanizzazione della produzione su larga scala; né poteva seguire l’esempio della Germania che si finanziò l’industrializzazione attraverso i 5 miliardi di franchi ricevuti dalla Francia a mo’ di indennizzo per la sconfitta subita nella guerra del 1870-1880; né poteva seguire l’esempio della Russia zarista che aveva svenduto la propria economia e barattato la propria indipendenza per quel poco di industrializzazione che aveva strappato ai capitalisti occidentali.
 
Per l’URSS esistevano altre fonti di accumulazione interna: la proprietà statale delle fabbriche, della terra e del sottosuolo, i guadagni delle industrie e delle banche, il commercio interno ed estero, il bilancio dello Stato che consentiva di drenare risorse verso gli obiettivi prefissati. Era indispensabile concentrare tutte queste risorse provenienti dall’economia socialista per creare quell’accumulazione necessaria ad avviare il processo di industrializzazione. Ma, altresì, era indispensabile amministrare con oculatezza queste risorse accumulate, perché quanto era stato messo da parte fosse indirizzato allo scopo dell’industrializzare il Paese e non fosse disperso e sprecato in mille rivoli.
 
“Le masse lavoratrici – scrive l’Accademia delle scienze dell’URSS nell’Enciclopedia “La Storia Universale” – accolsero con grande entusiasmo l’appello del partito comunista a lottare per trasformare l’Unione Sovietica in una grande potenza industriale socialista. Alla causa dell’industrializzazione esse diedero non solo il loro eroico lavoro, ma anche i mezzi finanziari necessari per rafforzare il bilancio dello Stato e finanziare lo sviluppo economico. Grazie ai prestiti sottoscritti dai lavoratori, i capitali investiti nell’industria aumentarono di anno in anno.
 
Negli anni 1925-1926 gli investimenti erano già di 830 milioni di rubli, 609 dei quali per l’industria pesante; negli anni 1928-1929 erano saliti a 2073 milioni di rubli, 1616 dei quali per l’industria pesante. Questi mezzi consentivano all’industria socialista tempi di sviluppo assai più rapidi che non quelli dell’industria dei paesi capitalisti. Negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso medio annuo d’incremento industriale calcolato per 29 anni (1901-1929) non superava il 4%, mentre nell’Unione Sovietica, negli anni 1926 – 1927, era stato del 18%. Si manifestava chiaramente la superiorità del sistema economico socialista, la sua enorme e vitale forza creativa. Successi particolarmente notevoli furono ottenuti nello sviluppo dell’industria metalmeccanica. Nel 1926-1927 la produzione di questo importantissimo settore superava già di un terzo la produzione del 1913.
 
I vecchi centri industriali russi costituirono la base dell’industrializzazione socialista. Ma nello stesso tempo il governo sovietico si preoccupava di sviluppare l’industria in tutte le regioni e repubbliche nazionali.
 
… Il carattere socialista dell’industrializzazione del paese trovava espressione nell’aumento del settore socialista e nella diminuita importanza del settore privato capitalistico, ridottosi nell’industria al 19 % nel 1924 e al 14 % nel 1928.
 
Migliorò anche la condizione materiale di vita della classe operaia e dei contadini che lavoravano la terra; venne ridotta drasticamente la disoccupazione. In soli due anni (1926-1927) il numero degli operai aumentò nell’Unione Sovietica del 7,5 %. Aumentarono tanto il salario nominale che quello reale.
 
In realtà era sempre sensibile l’insufficienza di prodotti di largo consumo, ma i lavoratori avevano coscienza della necessità di sviluppare rapidamente l’industria pesante e si sottoponevano volontariamente a limitazioni a privazioni.” [10]
 
Le decisioni assunte nel XIV Congresso del PCUS sono importanti perché chiusero la fase della NEP e, con i primi successi in economia, incoraggiarono l’industrializzazione e la collettivizzazione successiva dell’agricoltura, preparando la strada al 1° piano quinquennale.
 
E’ bene evidenziare che queste scelte di politica economica, che il Partito, guidato da Stalin, ed il Governo sovietico adottarono dopo una lotta durissima contro i liquidazionisti e gli opportunisti e che alla lunga si rivelarono essenziali anche per la vittoria dell’URSS nella II Guerra mondiale, furono assunte, non sotto la pressione di una più o meno “imminente minaccia bellica esterna”, chè, anzi, nel 1925 si era realizzata una relativa stabilizzazione nei rapporti diplomatici fra gli Stati capitalistici e l’URSS. Esse, in verità, furono assunte “liberamente” nella convinzione, cioè, che il socialismo si potesse costruire pure in un Paese arretrato come era la Russia zarista, purchè si fosse data priorità all’industrializzazione e in particolare al settore dell’industria dei mezzi di produzione.[11]
 
E’ questo, a mio avviso, anche il carattere universale di quell’esperienza vittoriosa, da cui nessun popolo può prescindere se vuole avviarsi sulla strada della costruzione di un’economia basata su principi del socialismo e non dell’economia di mercato.
 
Per tutte le nazioni che nel secondo dopoguerra si sono affrancate dal giogo della dominazione imperialista, o con l’aiuto diretto dell’Armata Rossa, e/o con una propria rivoluzione, e si sono avviate sulla strada di un’economia ispirata dai valori del socialismo, partendo da condizioni economiche arretrate, analoghe a quelle della Russia zarista, ma potendo godere, a differenza di quella, dell’esistenza di un campo socialista che nel 1917 ancora non esisteva, l’esempio dell’URSS e le scelte di politica economica fatte in quel Paese potevano offrire un esempio da seguire per costruire un economia socialista.
 
Purtroppo il XX Congresso del PCUS e l’opera di de-stalinizzazione, che ne seguì, hanno finito per oscurare quel percorso a tutto vantaggio di una pratica di “coesistenza pacifica” con l’imperialismo che, privilegiando le esigenze di sviluppo dell’economia nazionale, ha frantumato l’internazionalismo proletario, finendo nel tempo per integrare le economie di questi Paesi con l’economia globalizzata capitalistica.
 
Compie oggi una imperdonabile mistificazione storica chi, con riferimento alla caduta simbolica del muro di Berlino, parla di fallimento del comunismo di tipo sovietico, occultando la rottura, apertasi con il XX Congresso del PCUS, fra la politica staliniana e quella kruscioviana.
 
Se di fallimento si deve parlare, si deve parlare, in verità, di fallimento del revisionismo storico, avviato da Krusciov, non del fallimento del comunismo e di Stalin, che invece condusse vittoriosamente l’URSS a trasformarsi da paese agricolo in potenza industriale, che vinse una guerra di aggressione, dando un contributo inestimabile alla liberazione dei popoli di tutto il mondo.
 
Chi oggi, all’interno del movimento comunista, criticando “benevolmente” Stalin, lo presenta come un “male necessario” in un epoca tremenda, il XX secolo, ormai “ricordo di un passato lontano”, contrassegnato da due guerre mondiali, dal fascismo e dal nazismo, ed in alternativa imbelletta la politica del cd “socialismo di mercato”, seguita dalla Cina e da altri Paesi, come unica possibilità di socialismo realizzabile nell’epoca contemporanea, non solo mistifica la storia passata, ma nasconde verità.
 
A differenza di Stalin, che si è sempre battuto perché il campo socialista, prima composto solo dall’URSS e poi, dopo la seconda Guerra mondiale, allargatosi ad altri Paesi, si mantenesse indipendente ed autonomo dal mercato capitalistico, oggi i difensori del “socialismo di mercato” sostengono l’integrazione fra economia capitalistica ed economia socialista. Non a caso si parla oggi di economia (capitalistica) globalizzata.
 
In forza di queste scelte di politica economica possiamo assistere, ad esempio, al fatto che il Fondo Sovrano Cinese, alimentato fondamentalmente dai profitti estorti agli operai cinesi e gestito dal Governo, detiene la parte maggiore dei titoli di debito pubblico del bilancio degli USA, per cui attraverso questo meccanismo gli Stati Uniti si sono finanziati le guerre in Iraq ed Afganistan.
 
Questo sarebbe il socialismo del XXI secolo ?
O tempora, o mores !
 http://www.resistenze.org/sito/te/cu/ur/cuurdc03-012415.htm
Vincenzo De Robertis
Intervento alla Conferenza sul 60°Anniversario della morte di Stalin.
 
[1] Vedi Anna Louise Strong , L’era di Stalin, pag.43, Ed. La Città del Sole-Zambon
[2] Vedi Storia del P.C.(b) dell’URSS , pagg.244-5
[3] Vedi Storia del P.C.(b) dell’URSS, pag.247
[4] Vedi Storia del P.C.(b) dell’URSS, pag.250
[5] Vedi pag.260 e segg. Storia del P.C.(b) dell’URSS
[6] Vedi pag.263 Storia del P.C.(b) dell’URSS
[7] Vedi pagg.336-8 Stalin, Op. Complete, vol.7
[8] Vedi pagg.400-1 Stalin, Op. Complete, vol.7
[9] Vedi pagg.155-6 Stalin, Op. Complete, vol.8
 
[10] Vedi pag.46-7 Storia Universale, vol.9. Acc. delle Scienze dell’URSS
[11] In senso contrario vedi O.Diliberto, V.Giacchè, F.Sorini Ricostruire il partito comunista Ed. Marx XXI, pag.54:
“Le circostanze storiche eccezionali e le scelte che prevalsero nel gruppo dirigente bolscevico dopo la morte di Lenin (e dopo un aspro dibattito che si protrasse fino al 1929) — scelte fondate sulla previsione, che si rivelò storicamente fondata, secondo cui l’Urss si sarebbe trovata presto a fronteggiare un nuovo conflitto mondiale – favorirono l’affermarsi di un modello di industrializzazione accelerata e di forzata collettivizzazione delle campagne.
Il prezzo umano pagato fu elevatissimo, e ancora oggi si discute quanto la ferrea e autoritaria direzione staliniana fosse per lo più un tributo pagato all’eccezionalità dei tempi; o quanto invece fosse l’espressione di processi degenerativi non obbligati, quindi almeno in parte evitabili.”
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Discurso pronunciado en la Conferencia sobre el 60 aniversario de la muerte de Stalin
El nombre de G. Stalin está inextricablemente vinculados, es la propia experiencia de la construcción del socialismo en Rusia, y la Unión Soviética a la victoria sobre las hordas fascistas nazis en la Segunda Guerra Mundial, tanto en la dirección del movimiento comunista internacional. Durante décadas, su nombre y su persona han sido correctamente identificados por los trabajadores de todo el mundo con el comunismo en sí.Así que las críticas y ataques, que fueron trasladados desde dentro y fuera del movimiento comunista, a su persona ya su pensamiento y que tuvo su apogeo en el XX Congreso del PCUS, que asumió de inmediato el significado de un ataque contra el comunismo y el marxismo-leninismo.

Hoy en día, un monumento que era un fin en sí mismo, la exaltación de la figura de Stalin y su persona, sin un examen crítico de la construcción del socialismo, que él llevó a cabo en la URSS, así como a ser inútil, sólo llevaría agua a molino de quienes consideran definitivamente cerrado, para bien o para mal, la experiencia del comunismo, como lo ha hecho por primera vez en la historia, en la URSS.

Debe, sin embargo, tomar el “universal”, siempre y en todas partes válida, la experiencia de la construcción del socialismo, es sfrondando caracteres específicos de la irrepetible histórico y geopolítico, para adquirir una “vara de medir” con la que ir hoy evaluar las experiencias de las empresas y de las economías, que se hacen y / o están haciendo en el mundo, más o menos “alternativa” en el modo de producción capitalista, más o menos, en oposición al sistema imperialista.

La revolución del ’17 se realizó en Rusia, a pesar de todo, en un país económicamente atrasado y por esta razón que fuera, al ser aceptados por los partidarios del socialismo, era hipotecadas a un fracaso seguro, de no haber sido seguido por la revolución en los países económicamente más desarrollado de Europa, primero de todo Alemania.

Derrotado militarmente “Guardia Blanca”, con el apoyo de las potencias imperialistas occidentales, y terminó la fase del “comunismo de guerra”, así llamada, la Rusia soviética necesario para reactivar la economía destruida por la Primera Guerra Mundial y la posterior guerra civil y restablecer la ” alianza entre el proletariado industrial y del campesinado, que era el eje sobre el que había caminado hasta ese momento la Revolución victoriosa, pero había sido desentrañar para la continuación de las requisiciones hechas durante la Guerra Civil.

“Rusia era un montón de ruinas – dice A..L Strong [1] -: no existen cultivos, que no podrá materias primas y maquinaria, el ganado exterminado, el equipo agrícola disuelto en siete años de guerra. 1920 y 1921 fueron dos años de hambre, que costó la vida de millones de seres humanos, en la cuenca del Volga antes tan fértiles, en 1921, cuando visité la región, los hijos de los campesinos no podían ir a la escuela Aun suponiendo que había escuelas, los chicos no tenían zapatos, ni ropa y había pasado el invierno acurrucado en familia estufas enorme, envuelto en harapos, sin ser capaz de poner su cabeza fuera de. Con el fin de promover la recuperación económica Lenin lanzó la NEP, la “Nueva Política Económica”, que sancionó la coexistencia de los distintos sistemas de producción: socialista cooperativo, incluso capitalista, sigue siendo propiedad del Estado las minas, los ferrocarriles y los grandes complejos industriales , todo en un estado grave de inestabilidad, pequeñas industrias, almacenes y granjas regresó en manos privadas “.

La NEP, aprobado por una resolución especial en el Décimo Congreso (marzo de 1921), fue concebido como un parcial de “retiro” se refiere principalmente a la agricultura, poniendo fin a las requisiciones forzadas del CD. “Comunismo de guerra” y que permite a los agricultores, con el “impuesto en especie” para comercializar sus excedentes de producción propios no se representa en el Estado de acuerdo con los objetivos [2] Al mismo tiempo los sectores clave de la economía soviética. – industria, la banca, el comercio exterior – se mantuvo, sin embargo, en manos del Estado soviético.

La resolución y todo el X Congreso estuvieron marcados por una aguda lucha ideológica entre las diferentes “corrientes” en el PC (b). En el fondo es siempre la cuestión de si el socialismo pudiera echar raíces en Rusia y ganar a ti mismo, o en caso de que esperar a la revolución en los países económicamente más desarrollados de Europa (Gran Bretaña, Francia y Alemania). Lenin y los bolcheviques la mayoría atribuidos a la NEP la característica de un “refugio temporal” lejos de ser la última vez que sólo tiene que “tomar un respiro”, mientras que la “oposición de derecha” Trotskj, Bujarin, Zinoviev, Kamenev, etc, que se cree que debía llevarse adelante, la promoción de la penetración del capital extranjero a través de la creación de concesiones o spa anónimo. [3]

Ya Undécimo Congreso (marzo de 1922) Lenin planteó la necesidad de retomar la ofensiva después de la retirada.

En el XII Congreso (abril de 1923), reanudó los debates sobre la NEP y la oposición trató de ampliar las bases de la penetración capitalista (concesiones industriales a los capitalistas extranjeros a las potencias extranjeras y el pago de la deuda contraída por el zar). Bujarin propuesto ante el Congreso, la abolición del monopolio estatal del comercio exterior. [4]

El XIII Congreso (mayo de 1924) se llevó a cabo después de la muerte de Lenin (enero de 1924) y marcó la derrota de la oposición trotskista que había tratado de poner el partido contra los viejos bolcheviques. Se decidió establecer el Comisariado del Pueblo (Ministerio) de comercio interior, antes de eso, por supuesto, a la merced de “mercado”.

Después de 4 años de la NEP (1921, 1922, 1923 y 1924), marcado por numerosos congresos del PCUS (b) (X, XI, XII y XIII), que cada año muestra cómo estas cuestiones se debatieron en Parte, la Unión Soviética había alcanzado de nuevo las condiciones anteriores a la guerra económica, a condición, sin embargo, un complejo agrícola-industrial. Al mismo tiempo, el campo derrotó los intentos de agresión armada de las potencias capitalistas del este y del oeste, la URSS podía consolidar sus relaciones internacionales, obteniendo el reconocimiento legal y el establecimiento de las relaciones diplomáticas con los países más importantes.

Atrás quedaron los períodos más oscuros y dejó de “estado de necesidad”, surgió de nuevo en una luz diferente la cuestión que dividió al mundo de “socialismo”, después de la Revolución de Octubre de 1917:

– Fue la Unión Soviética para seguir una estrategia de “revolución permanente”, la predicación, en el interior, una desaceleración en el proceso de construcción socialista, a la espera de los países económicamente más avanzados de Europa se desarrollaría el proceso revolucionario, que, sin embargo, en el ínterin en estos países claramente marcado?

– O bien, señaló el estancamiento del proceso revolucionario en Europa, centrándose en la construcción del “socialismo en un solo país”, basada en la creencia de que se trataba, sin embargo, es posible, a pesar del atraso económico de la Rusia zarista, y que esta se podría conseguir, a pesar de la condición de un cerco capitalista [5]

Todo tenía reflexiones sobre la NEP, que en la primera hipótesis fue concebido como una fase estratégica para continuar por un largo período de tiempo, esperando a que las condiciones internacionales y nacionales estaban jugando de nuevo en favor de la revolución mundial, mientras que en el segundo caso la NEP otro no que una retirada temporal, parzialissima una concesión al capitalismo con el fin de permitir que la economía soviética a recuperarse de la conmoción de la guerra civil, y luego vuelve a su curso hacia la construcción del socialismo autónomo.

Estos temas abordados en el XIV Congreso del PCUS (B) (diciembre de 1925), durante la cual Stalin entregó el informe introductorio en nombre del Comité Central y el discurso de clausura, fueron objeto de una violenta discusión por la presencia entre los delegados de los que creían que Rusia aún no estaba “madura” para una industrialización socialista independiente. [6]

Después de hablar de las condiciones internacionales que mostraron cierta estabilización del campo capitalista succedutasi el remolino de la primera post-guerra revolucionaria, después de haber advertido a los delegados al Congreso sobre la “relativa” de que la estabilización capitalista e incluso después de hablar con la estabilización económica y política de la URSS, Stalin, en el informe se examina la situación interna, abordando algunas cuestiones “en principio”

En comparación con aquellos que creían que la URSS seguiría siendo durante mucho tiempo un país agrícola, limitándose sólo a exportar productos agrícolas a cambio de equipos industriales, renunciando así a la posibilidad de un desarrollo industrial, nacional y autonómico y final, por esta razón, encajar en la alternativa al campo capitalista, perdiendo su independencia, Stalin insiste en que la URSS tenía que seguir siendo un país autónomo e independiente del campo capitalista y para ello fue el desarrollo de una industria nacional, sobre la base de los recursos disponibles. [7]

Y Stalin en sus conclusiones del Congreso confirma:

“¿Qué es un país agrícola? Un país agrícola es un país que está exportando productos agrícolas y equipo de importación industrial, pero eso solo, por su cuenta, no produce o cerca de este equipo (máquinas, etc) .. Si nos detenemos en la etapa de desarrollo en que nos vemos obligados a importar equipos y maquinaria, en lugar de producirlos con nuestras propias fuerzas, no podemos garantizar que nuestro país no se transforma en un apéndice del sistema capitalista.

¿Qué … requiere que el Plan Dawes? Alemania exige que la bomba fuera de los mercados, sobre todo de la nuestra, los mercados soviéticos, las sumas asignadas a pagar por las reparaciones. ¿Qué se sigue de esto? De ello se desprende que Alemania nos proporcione el equipo, el importeremmo nosotros ya cambio esporteremmo productos agrícolas. De esta manera, esa es nuestra industria, estaríamos encadenados a Europa. Esta es la base del Plan Dawes.

La transformación de nuestro país … desde un país agrícola en país industrial, capaz de producir por su cuenta con el equipo necesario aquí es de la esencia, la base de nuestro general “. [8]

La importancia del XIV Congreso es, en mi opinión, precisamente en esto: en que se han cerrado en la primera fase de la NEP, que se había centrado la atención del Partido y la política del Estado en la agricultura con el fin de asegurar, después de la fin de la Guerra Civil, la creación de un mercado interior, el desarrollo de la producción de materias primas (por ej remolacha, azúcar, algodón, etc.) y el suministro de artículos de primera necesidad para los habitantes de la ciudad. Y en nosotros, sobre todo, puso en marcha la campaña para la industrialización.

El informe presentado el 13 de abril de 1926, pocos meses después del final del XIV Congreso de la Organización de Leningrado, Stalin con estas palabras aclara su pensamiento acerca de la industrialización:

“Algunos compañeros piensan que la industrialización en general consiste en el desarrollo de cualquier industria. …. No todo el desarrollo de la industria es la industrialización. El centro de la industrialización, su base es el desarrollo de la industria pesada (combustibles, metales, etc.) En última instancia en el desarrollo de la producción de medios de producción, en el desarrollo de su industria de ingeniería propia. La industrialización no sólo tiene la tarea de aumentar la densidad de la actividad industrial en la economía nacional en su conjunto, sino también para garantizar que, durante este desarrollo, la independencia económica de nuestro país, rodeado por los estados capitalistas, y para evitar que se convierta en un apéndice del mundo capitalista. El país de la dictadura del proletariado, siendo rodeado por los países capitalistas no pueden mantener su independencia económica si no se producen en su territorio, los instrumentos y medios de producción, si se mantiene estacionario en un nivel de desarrollo que debe mantener “economía nacional de remolcar los países capitalistas desarrollados que producen y exportan las herramientas y los medios de producción. Quédate quieto en este nivel significa que un empleado de la capital del mundo …..

[…] La industrialización de nuestro país no puede limitarse al desarrollo de cualquier industria, el desarrollo, por ejemplo, la industria ligera, a pesar de que son absolutamente necesarios para la industria ligera y su desarrollo. De ello se desprende que la industrialización debe ser entendido ante todo como el desarrollo de la industria pesada en nuestro país y, en particular, el desarrollo de nuestra industria de ingeniería, columna vertebral esencial de la industria en general. Sin ella no se puede pensar que la independencia económica se puede asegurar a nuestro país “. [9]

Esencial e imperativo, entonces, era la tarea de hacer realidad la industrialización, dando prioridad al desarrollo de los medios de producción, para transformar la URSS de un remanso agrícola en los países industrializados. Sólo esto podría permitir que usted tome el camino del socialismo, porque sin la industrialización, no el socialismo! Igualmente urgente e indispensable era la obligación de realizar esta tarea de forma independiente desde el campo capitalista, la preservación de la independencia de la URSS.

Sin embargo, esto llevó a la resolución de otro problema: ¿dónde trazar los recursos necesarios para industrializar el país!
Y en este punto las opiniones vuelven a divaricavano y propuestas.

Por un lado estaban los que no confía en un posible desarrollo autónomo de la economía socialista en la URSS, la predicación, o la necesidad de atraer y fomentar, a través de concesiones, la inversión de los capitalistas occidentales, la verdad es bastante escaso en cuatro años la NEP, o argumentar la necesidad de “extraer” los agricultores los recursos necesarios para la industrialización, a través de una política de aumento de los precios de los productos industriales necesarios para la agricultura, con lo que las dificultades de los campesinos alianza proletariado-masas, que ya de política el llamado “comunismo de guerra” fue puesto a prueba.

Por otro lado, Stalin y el Partido Bolchevique argumentaron, sin embargo, que era posible encontrar en cualquier otra forma las fuentes de acumulación suficiente para asegurar la industrialización de la URSS.

Por supuesto que la Unión Soviética no habría sido capaz de seguir el ejemplo de Inglaterra, que durante siglos habían despojado a los recursos de sus colonias, los que acumulación de capital “adicional”, que resultó ser esencial cuando corrió desde artesanal a la mecanización de la producción a gran escala; ni podría seguir el ejemplo de Alemania, que financió la industrialización a través de los 5 mil millones de francos recibidos de Francia una indemnización mo ‘por la derrota en la guerra de 1870-1880, ni podría seguir el ejemplo de la Rusia zarista que había vendió su economía y se negocian su independencia para la industrialización poco que se había detenido a Occidente capitalista.

En la URSS no había otras fuentes de acumulación interna: las fábricas de propiedad estatal, la tierra y el subsuelo, las ganancias de la industria y los bancos, el comercio interior y exterior, el presupuesto estatal que les permite drenar recursos hacia las metas . Es fundamental concentrar todos estos recursos de la economía socialista necesario para crear esa colección para iniciar el proceso de industrialización. Pero también, fue necesario administrar estos recursos acumulados con prudencia, ya que lo que se había establecido para abordar con el fin dell’industrializzare el país y no había perdido y desperdiciado en mil arroyos.

“Las masas trabajadoras – escribe la Academia de Ciencias de la URSS en la enciclopedia” Historia Universal “- recibieron con gran entusiasmo el llamamiento del Partido Comunista a luchar para transformar a la Unión Soviética en una gran potencia socialista industrial. La causa de la industrialización les dio no sólo su trabajo heroico, sino también los medios necesarios para reforzar el presupuesto estatal y financiar el desarrollo económico. Gracias a los préstamos tomados por los trabajadores, el capital invertido en la industria creció de año en año.

En los años 1925-1926 las inversiones fueron de 830 millones de rublos ya, de los cuales 609 para la industria pesada, en los años 1928-1929 había aumentado a 2,073 mil millones de rublos, de los cuales 1616 para la industria pesada. Estos medios permiten tiempo a la industria de desarrollo socialista mucho más rápidamente que las de los países capitalistas. En los Estados Unidos, por ejemplo, la tasa media anual de crecimiento en el sector industrial calculado durante 29 años (1901-1929) no supera el 4%, mientras que en la Unión Soviética en los años 1926 a 1927, fue del 18%. Se demostró claramente la superioridad del sistema económico socialista, su enorme fuerza creativa y vital. Particularmente notables éxitos se han logrado en el desarrollo de la industria de la ingeniería. En 1926-1927 la producción de este importante sector ya ha superado un tercio de la producción en 1913.

El viejo centro industrial rusos formaron la base de la industrialización socialista. Pero, al mismo tiempo, el gobierno soviético se ha preocupado por el desarrollo de la industria en todas las regiones y repúblicas nacionales.

El carácter … la industrialización socialista del país se expresa en el aumento del sector socialista y la disminución de la importancia de la industria del sector capitalista privado, que cayó al 19% en 1924 y 14% en 1928.

También mejoraron las condiciones materiales de vida de la clase obrera y los campesinos que trabajaban la tierra, se redujo drásticamente el desempleo. En sólo dos años (1926-1927) el número de trabajadores aumentó un 7,5% en la Unión Soviética. El aumento tanto el nominal y el salario real.

De hecho, fue siempre sensibles a los productos de consumo insuficientes, pero los trabajadores son conscientes de la necesidad de desarrollar rápidamente la industria pesada y voluntariamente se sometieron a privación limitaciones “. [10]

Las decisiones adoptadas en el XIV Congreso del PCUS son importantes ya que cerraba la fase de la NEP y, con los primeros éxitos de la economía, alentó la industrialización y la colectivización de la agricultura más tarde, preparando el camino para el plan de 1er año cinco.

Es bueno señalar que estas decisiones de política económica, el Partido, dirigido por Stalin y el gobierno soviético adoptó después de una dura lucha contra el liquidacionismo y oportunistas, y que a la larga resultó ser esencial para la victoria de la URSS en la Segunda Segunda Guerra Mundial, en que fueron tomadas, no bajo la presión de una manera más o menos “amenaza inminente de guerra exterior”, ya que, en efecto, en 1925 se le hizo una relativa estabilización de las relaciones diplomáticas entre la URSS y los Estados capitalistas. Ellos, en efecto, se tomaron “libremente” en la creencia, es decir, que el socialismo podía ser construido en, así como un país atrasado era la Rusia zarista, a condición de que se les dio prioridad a la industrialización, y en particular a la industria del transporte producción. [11]

Y ‘esto, en mi opinión, el carácter universal de la experiencia victoriosa, de la que ninguna nación puede no importa si quiere comenzar en el camino hacia la construcción de una economía basada en los principios del socialismo y la economía de mercado.

Porque todas las naciones después de la Segunda Guerra Mundial fueron liberados del yugo de la dominación imperialista, o con la ayuda directa del Ejército Rojo, y / o una revolución, y empezaron en el camino hacia una economía inspirada por los valores de socialismo, desde las condiciones económicas hacia atrás, de forma similar a los de la Rusia zarista, pero ser capaz de disfrutar, en oposición a la existencia de un socialista que en 1917 no existía, elecciones el ejemplo de la URSS y la política económica hace en ese país podría ofrecer un ejemplo a seguir para la construcción de una economía socialista.

Por desgracia, el XX Congreso del PCUS y el trabajo de la desestalinización, que siguió han llegado a oscurecer la ruta de acceso al beneficio de una práctica de la “coexistencia pacífica” con el imperialismo que optar por las necesidades de la economía nacional, el internacionalismo proletario suelo, terminando en el momento de integrar las economías de estos países en la economía capitalista global.

Es hoy en día tomar una mistificación histórica imperdonable que, con referencia a la simbólica caída del Muro de Berlín, habla sobre el fracaso del comunismo de estilo soviético, ocultando el descanso, que fue inaugurada por el XX Congreso del PCUS, entre la política estalinista y jruschovista el.

Si tenemos que hablar de fracaso, hay que decirlo, en verdad, el fracaso del revisionismo histórico, iniciado por Kruschev, no el fracaso del comunismo y Stalin, en vez condujo victoriosamente la URSS para transformarse de un país agrícola en una potencia industrial, que ganó una guerra de agresión, dando una inestimable contribución a la liberación de los pueblos del mundo.

¿Quién hoy en día, dentro del movimiento comunista, criticando “benevolencia” Stalin, lo presenta como un “mal necesario” en una época terrible, el siglo XX, ahora “el recuerdo de un pasado lejano”, marcado por dos guerras mundiales, el fascismo y el nazismo, y como una alternativa rouge la política del llamado “socialismo de mercado”, seguido por China y otros países, como la única posibilidad viable del socialismo en la época contemporánea, no sólo desconcierta a la historia pasada, sino que oculta la verdad.

A diferencia de Stalin, que siempre ha luchado por el campo socialista, la primera consta de sólo la URSS y luego, después de la Segunda Guerra Mundial, allargatosi a otros países, se mantiene independiente y autónomo del mercado capitalista, ahora los defensores del “socialismo mercado “apoyo a la integración entre la economía capitalista y de la economía socialista. No es casualidad que hoy se habla de economía (capitalista) la globalización.

En estas opciones de políticas pueden ayudar, por ejemplo, el hecho de que el Fondo Chino Soberano, impulsado principalmente por los beneficios extorsionados a los trabajadores chinos y administrado por el gobierno, tiene la mayor parte de la deuda pública sobre el presupuesto de los EE.UU., por el mecanismo mediante el cual los Estados Unidos ha financiado las guerras en Irak y Afganistán.

Este sería el socialismo del siglo XXI?
O tempora, o mores!
http://www.resistenze.org/sito/te/cu/ur/cuurdc03-012415.htm
Vincenzo De Robertis
Discurso pronunciado en la Conferencia sobre el 60 aniversario de la muerte de Stalin.

[1] Véase Anna Louise Strong, La era de Stalin, p.43, Ed. Ciudad del Sol-Zambon
[2] Véase la Historia del PCUS (B), pagg.244-5
[3] Véase la historia de P.C. (BIC), pag.247
[4] Véase la historia de P.C. (BIC), pag.250
[5] Véase pag.260 y ss. Historia del P. C. (B.)
[6] Véase pag.263 Historia del P. C. (B.)
[7] Véase pagg.336 Stalin-8, Op. completa, vol.7
[8] Véase pagg.400 Stalin-1, Op. completa, vol.7
[9] Véase pagg.155-6 Stalin, Op. completa, vol.8

[10] Véase la página 46-7 Historia Universal, vol.9. Acc AC de la URSS
[11] En la dirección opuesta ver O.Diliberto, V.Giacchè, F.Sorini Reconstruir el Partido Comunista Ed Marx XXI, página 54:
“Las circunstancias históricas excepcionales y las opciones que prevalecieron en la dirección bolchevique después de la muerte de Lenin (y después de un acalorado debate que se prolongó hasta 1929) – opciones basadas en la previsión, que resultó históricamente fundada, según la cual la URSS se encontraría pronto para hacer frente a una nueva guerra mundial – ha favorecido la aparición de un modelo de industrialización acelerada y la colectivización forzada.
El precio humano pagado fue muy alto, y todavía se está debatiendo como la dirección estalinista estricto y autoritario era en gran parte un homenaje a la naturaleza excepcional de la época, o cuánto era la expresión de los procesos degenerativos que no sean necesarios, al menos parcialmente evitable . ”

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