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Intervista a Ouday Ramadan

Dopo Assad il diluvio universale
Intervista a Ouday Ramadan

Considerata come la nazione più laica del Medio Oriente, composta da 53 etnie e dove esiste  da sempre la libertà di culto, la Siria da circa due anni è un paese insanguinato da una aggressione esterna proveniente dalle frange integraliste appoggiate dalla Fratellanza Musulmana e dai movimenti interni contrari al governo del presidente Bashar al-Assad che chiedono di attuare riforme rispetto agli equilibri interni al paese. Un’aggressione controversa che in Italia è percepita come movimento di liberazione contro una dittatura, grazie anche alla stampa embedded e alle generose veline provenienti dalle agenzie di stampa occidentali e arabe, che rischia di creare invece un nuovo stato islamico radicale, vista la presenza nel Consiglio nazionale siriano (organizzazione che unisce le opposizioni in Siria) dei Fratelli Musulmani e altri gruppi legati all’Arabia Saudita ed al-Qa’ida.

La Fratellanza Musulmana è appoggiata dagli Stati Uniti, sul modello di Egitto e Tunisia, convinti che i Fratelli Musulmani siano un movimento moderato in grado di dare ai Paesi medio-orientali una democrazia islamica non oppressiva. Non sono di questa idea i moderati e i laici siriani che invece temono che dietro alle rassicurazioni della Fratellanza Musulmana si celi in effetti la volontà di creare un grande califfato in Medio Oriente. Scatenando una guerra contro il governo, i gruppi armati in Siria oltre a provocare un gran numero di morti e feriti ed infliggere danni alle infrastrutture pubbliche, non hanno risparmiato le opere storiche del paese.  L’ultimo esempio è la moschea degli Omayyadi ad Aleppo, nel nord, e la vecchia bazar della città, entrambi distrutti dai mercenari salafiti di al Qaeda, provenienti da Cecenia, Egitto, Libano, Marocco, Tunisia  e sostenuti da paesi come Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Giordania. Secondo l’Unesco, sarebbero già 16 i siti archelogici (della World Heritage List) danneggiati o depredati, di cui tre patrimonio dell’umanità. Tra questi: la moschea al-Omari della città di Dara’a, nel sud, considerate come un testamento alla formazione e alla diffusione della religione e dello stato islamico e il magnifico ‘Krak des Chevaliers’, che Lawrence d’Arabia descriveva come “uno dei castelli medievali meglio conservati che il mondo possa offrire”, e che ha subito un bombardamento e diversi furti.
 

Della guerra civile in Siria, dei suoi risvolti umanitari e degli scenari futuri ne parliamo conOuday Ramadan detto Soso, italo siriano, consigliere comunale del Prc e poi del PdCI per dieci anni e segretario dell’Unione Inquilini di Cascina per oltre 20 anni, fuggito negli anni ’80 dalla Siria poiché militante del Partito Comunista siriano, ha militato nel Partito comunista libanese e ha partecipato alla lotta armata in Libano. Nella prima metà degli anni ’90 rientra in Siria riavvicinandosi al regime di Bashar, pur non considerandosi vicino al partito Ba’th. E’ tornato nel novembre 2011 in Siria ed è stato promotore di due manifestazioni nella seconda metà del 2012 in favore dello stato siriano. Manifestazioni che hanno fatto infuriare la sinistra pacifista anche a causa della presenza di organizzazioni dell’estrema destra italiana che avrebbero strumentalizzato la causa. 

 
Ramadan, nell’Occidente il concetto di democrazia è univoco. Come interpreta invece un siriano oggi tale concetto, sapendo di aver vissuto in un paese governato da un regime autoritario ma aggredito sin dalla sua nascita da forze esterne?
Innanzitutto trovo davvero divertente la convinzione da parte degli italiani che il loro sia un paese democratico e che il loro sia un popolo libero. Gli italiani non decidono più niente in casa loro almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, da quando cioè si è realizzata un’occupazione militare da parte degli Stati Uniti d’America. E con la creazione dello stato sionista nel 1947 tutta l’Italia si è trovata imbarcata in una guerra permanente contro popoli con cui non solo in passato non aveva mai avuto conflitti, ma con cui aveva invece scambi commerciali e culturali di vecchia data. La situazione si è trascinata fino ad oggi, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Prima del marzo 2011, data dell’inizio dell’aggressione alla Siria, l’Italia era uno dei più importanti partner commerciali della Siria, così come dell’Iran. Avrebbero potuto essere sviluppati seri progetti di rafforzamento e sviluppo delle relazioni e dei rapporti commerciali tra questi due paesi, con vantaggi per entrambi. Ma poiché l’Italia si trova all’interno di quella banda di predoni che è la Nato, i cui padri padroni sono gli Usa, lo stato sionista e vecchi stati colonialisti storici come la Francia e l’Inghilterra, l’Italia è stata costretta ad appoggiare quella che è stata un’aggressione militare vera e propria. Una guerra a tutti gli effetti, ma non convenzionale. Una guerra che non  è condotta da un esercito nazionale, indossante una divisa precisa e ben distinguibile, i cui capi militari sono noti, bensì da miliziani reclutati in ogni parte del mondo, i quali non indossano nessuna divisa, sono spesso difficilmente distinguibili dai civili e obbediscono a comandi occulti e distanti dal fronte di guerra anche centinaia di migliaia di chilometri. Purtroppo, molti dei nostri soldati sono morti in imboscate effettuate da miliziani in abiti civili. E poiché l’Esercito Siriano non spara su qualsiasi cosa si muova e non rade al suolo indiscriminatamente le città come i media occidentali vogliono farci credere, il prezzo pagato dai nostri ragazzi è stato altissimo.
E questa guerra non si combatte neanche in campo aperto, al di fuori delle città, ma all’interno delle città. I mercenari hanno occupato le città, sequestrando i civili, ed usandoli come scudi umani. Certo, ci sono zone in cui una buona parte della popolazione è con i miliziani, ma sono zone limitate, non certo la maggioranza del paese come dicono i collaboratori dei ribelli al di fuori della Siria, le cui menzogne rimbalzano quotidianamente sui principali media di tutto il mondo.
Tornando alla democrazia, Bashar Al-Assad è succeduto al padre nel governo del Paese. Ci è stato chiesto se secondo noi gli italiani accetterebbero che Napolitano, o Berlusconi, lasciassero il potere al proprio figlio. Io rispondo che gli italiani accettano tutti i giorni da 60 anni questo e anche di più. Nel senso che non esiste un politico di spicco in Italia che non abbia piazzato nelle istituzioni e nei centri di potere non solo i propri figli, ma anche mogli, fratelli, sorelle, nipoti, amanti e chi più ne ha più ne metta. Quindi prima di starnazzare per la pagliuzza nell’occhio del vicino, sarebbe bene togliere la trave dal proprio occhio.
In Siria esistono un governo e un opposizione, e il Baath non è l’unico partito, ma uno dei tanti ufficialmente riconosciuti. Nel 2000 la nomina di Bashar Al-Assad è stata sottoposta a referendum popolare, che ha confermato Bashar Al-Assad come Presidente della Repubblica Araba Siriana.
E se qualcuno si chiede come mai oggi tutti i siriani sono contro il presidente la risposta è semplicemente che questo non è vero. La maggior parte dei siriani oggi sta con Bashar Al-Assad, e non c’è da stupirsi, visto che pure con tutti gli errori suoi e del suo governo, l’alternativa sono i tagliatori di teste. 
Non esiste una “parte più aperta” o “moderata” tra i tagliatori di teste. Anche quelli che hanno abbandonato la loro tenda nel deserto per approdare ai loft delle metropoli americane ed europee, quelli che oggi padroneggiano perfettamente la tecnologia ed internet, che giocano in borsa e siedono nei parlamenti, quelli che hanno un sacco di amici tra i pacifisti, quelli che godono di ottime entrature nei principali partiti occidentali, quelli a cui questi partiti fanno riferimento quando si parla di Islam, questi forse una testa con le proprie mani non l’hanno mai tagliata, ma hanno finanziato e sostenuto centinaia di migliaia di mani che hanno torturato ed ucciso, in un’escalation sempre più mostruosa di atrocità, centinaia di migliaia di persone.
Dicono che in Siria c’erano problemi di corruzione. Né più né meno che in ogni altro paese del mondo. Risparmiatemi la barzelletta che nei paesi democratici la corruzione non c’è. E anzi, a volerla dire tutta, siamo coscienti dell’altissimo prezzo pagato dai siriani, ma questa crisi una cosa buona l’ha portata. Ha isolato i corrotti. Tutta la vecchia putrescente e corrotta classe politica, identica a quella che avete voi in Italia, si è unita ai ribelli armati. E contro di loro sono schierati i cannoni dell’Esercito Siriano. Voi in Italia, senza cannoni e con le vostre elezioni dei vostri partiti camerieri della Nato, degli yankees e dello stato sionista, dei corrotti non ve ne libererete mai, anche se siamo in pieno entusiasmo da tempi messianici pre-elettorali. E chi non è tele-rincoglionito di questo se ne rende conto perfettamente. E anche se vogliamo parlare di gente al potere da quarant’anni, l’Italia non può certo salire in cattedra.
Sempre a proposito di democrazia, vorrei ricordare un giornalista siriano, Ahmed Sattouf, di Homs.
Questo giornalista era un grande conoscitore, oltre che della situazione siriana, anche della situazione e dei protagonisti della scena politica internazionale. Quando l’ho conosciuto, nel maggio 2011, in occasione dei funerali del martire il Tenente Colonello Ibrahim Al-Abdallah, ho scoperto che conosceva perfettamente l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi e le sue posizioni di politica estera. Sempre che di “posizioni” si possa realmente parlare. Perché riguardo alle sue “posizioni” in politica estera, mi verrebbe da fare una battutaccia da toscanaccio quale sono.
Comunque, Sattouf criticava aspramente l’allora governatore di Homs, e aveva ragione. Aveva deciso di candidarsi alle elezioni per la carica di governatore della città di Homs. Dico, candidare alle elezioni. I più svegli avranno già colto il significato di questa parola. Candidarsi vuol dire elezioni, elezioni vogliono dire democrazia. Sapete come è andata a finire? Che siccome Sattouf era sì un critico feroce sia del governatore di Homs, sia del Baath che del governo siriano, ma non era così sconsiderato da lasciare il suo paese nelle mani dei tagliagole in quota Nato, per questo si è opposto al “cambiamento in Siria” manovrato dalle potenze straniere. E per questo lo hanno ammazzato. Pensate l’ironia della sorte. Per anni ha criticato aspramente e si è opposto ai tiranni sanguinari che governavano, e ha avuto sempre salva la pelle. Ha criticato i liberatori, paladini della democrazia e della libertà, ed è stato ammazzato.
Per concludere voglio ricordare che i principali finanziatori del “cambiamento in Siria”,ovvero Qatar e Arabia Saudita, sono retti da monarchie. La costituzione dell’Arabia Saudita recita che la famiglia reale saudita è quella regnante, e che solo i membri della famiglia reale possono governare. L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta ed ereditaria, che  non può insegnare la democrazia a nessuno. Tantomeno il Qatar,che non ha nemmeno una costituzione, in compenso ha un emiro con poteri assoluti. E con l’emiro Al-Thani l’Italia intrattiene fior di scambi diplomatici. Lo stesso Monti, in veste di Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, è andato in Qatar pochi mesi fa, per trattare varie cose che però non si possono sapere perché Monti è tenuto al segreto e mica deve rendere conto ai suoi elettori, visto che non è mai stato eletto.
Vorrei ricordare che la storica griffe italiana Valentino è ora nelle mani di Al-Thani, il quale voleva fare un regalo alla moglie e ha pensato bene di regalargli l’azienda italiana, con tutti i suoi lavoratori e il suo indotto, visto che da anni la first lady veste Valentino.
Punta anche al Milan l’emiro, e finora nessuno ha sollevato obiezioni su una sua possibile acquisizione di una parte della società, e comunque non per il problema della assoluta mancanza di democrazia dello “stato” (che già ci vuole del coraggio anche solo per definirlo tale) qatariota e nemmeno per l’annosa questione della persecuzione sistematica della minoranza sciita del Bahrein sempre da parte del ultrà qatariota in accoppiata in questo con l’ultrà saudita.
Dobbiamo forse diventare monarchici in Siria per farvi contenti?
 
 

La presenza di mercenari e fondamentalisti sul territorio siriano come è stato accolto dalla popolazione siriana ma anche dalle forze politiche contrarie al regime di Bashar?

I partiti siriani che prima dell’aggressione alla Siria erano oppositori del governo, come per esempio il Partito Comunista Siriano, che esiste in Siria dal 1924, il Partito Nazional-socialista Siriano, o il Partito per Democrazia in Siria, e altri partiti oppositori del governo siriano, oggi sostengono Assad.
E come dicevo prima, la maggior parte dalla popolazione siriana in questo momento sostiene il Presidente Bashar Al-Assad. Per quanto riguarda i fondamentalisti, ci sono siriani che hanno sostenuto i miliziani non dall’inizio dell’aggressione, ma da prima, e gli hanno fornito appoggio, base logistica e persino una rudimentale forma di intelligence, chiamiamola così, popolare.
Ma la maggior parte dei siriani fino a ieri ha lavorato onestamente, magari anche mugugnando o proprio incazzandosi, giustamente, contro Assad e le scelte del suo governo, e questo è assolutamente legittimo, ma questa maggioranza di siriani non ha certo partecipato o sostenuto l’aggressione armata. E anzi, si può ormai dire che non esiste oggi alcun cittadino siriano che non abbia avuto morti ammazzati all’interno della propria famiglia e il saccheggio anche totale dei propri beni.
 
Qual è il ruolo di Israele in questo conflitto?
Lo stato sionista è lo stato che più di tutti raccoglie i frutti della guerra alla Siria. La Siria è da sempre impegnata nella difesa della resistenza palestinese, libanese ed irachena, e il suo asse con Iran ed Hezbollah è cosa nota. E nonostante il tradimento di Hamas, Assad ha ribadito, nel suo recente discorso alla Nazione, il suo sostegno alla causa palestinese. Dopo questo discorso, trasmesso in diretta da emittenti di tutto il mondo, la Siria ha visto manifestazioni spontanee di entusiasmo e di sostegno al proprio Presidente in tutto il Paese e anche al di fuori della Siria, in tutto il mondo.
Anche l’alleanza con l’Iran ed Hezbollah è intoccabile. E recentemente si è saldata anche l’alleanza con quella straordinaria nazione che è la Russia, e con il Venezuela guidato da quel gigante che è Hugo Chavez. E anche la Cina si è stretta attorno alla Siria, ponendo per due volte il veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite all’intervento Nato, insieme alla Russia.
Per questo è proprio lo stato sionista il regista principale di tutta questa guerra. Far cadere il governo di Assad, per consegnarlo nelle mani di un governo fantoccio manovrato da loro, sarebbe  una sconfitta catastrofica per la maggior parte delle nazioni del globo, ma una grandissima vittoria per lo stato sionista.
 
Quali responsabilità addebita ai media italiani rispetto a quello che accade nel Medio Oriente e nell’Africa Subsahariana
Una responsabilità piena, dall’inizio dell’aggressione fino ad oggi.
Le “notizie”, assolutamente false, che leggete sui vostri quotidiani principali sono tutte riprese dall’Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra. Il quale non è altro che un tassello fondamentale nella gigantesca opera di disinformazione in merito a tutta la questione siriana. Ogni giorno arrivano veline da questo sedicente osservatorio per i diritti umani a tutti i principali media occidentali, i quali riversano queste false notizie sui loro quotidiani, settimanali, mensili, sui loro telegiornali, trasmissioni di approfondimento, e anche in tutte quelle trasmissioni pomeridiane e serali spazzatura che hanno come unico obiettivo quello di plasmare le coscienze degli italiani e che caratterizzano i palinsesti della tv italiana. Anche tutta l’immensa tiratura di riviste apparentemente apolitiche e innocue come i settimanali femminili, sono arruolati in questa gigantesca opera di falsificazione della realtà. Non farò nomi, ma in questi mesi la questione siriana, con il suo mostruoso presidente trucidatore di bambini, ha trovato spazio nelle cosiddette riviste femminili, tra la cronaca della settimana della moda milanese e i consigli per il primo appuntamento galante con l’uomo dei sogni. Non hanno risparmiato Asma al-Assad, fino a ieri icona di eleganza e simbolo della donna mediorientale moderna, dinamica, non velata, impegnata a fianco del marito,  giovane ed  illuminato leader siriano. Perché così veniva descritto Assad fino a pochi anni fa dagli stessi giornali che oggi lo descrivono come un mostro. Ma anni fa Bashar Al-Assad veniva ricevuto in Occidente con tutti gli onori, veniva nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e ricevuto in Campidoglio. E’ stato anche arruolato tutto un esercito di persone, attori ed attrici falliti, aspiranti politici senza talento e senza elettori, riciclati politici attaccati disperatamente a qualsiasi poltrona, e tutta una serie di persone chiamate ad impersonare un gigantesco dramma siriano, un esercito di perseguitati da Assad che sono tutti sfuggiti per miracolo ad una morte orribile. Hollywood alla sua più ambiziosa rappresentazione farsesca mondiale. Con davanti un’immensa platea di spettatori passivi, che assorbe ogni parte di questa narrazione inventata come se fosse realtà, e che con i pezzi di questa farsa costruisce le proprie opinioni. Lo ha detto la televisione, quindi è vero. Fabbricanti di mondi paralleli, paradisi artificiali, dove lo spettatore, sempre più rimbambito, perde sempre di più la propria intelligenza e la propria capacità critica e di analisi della realtà. Infatti, si assiste a trasmissioni che mandano servizi su quanto i miliziani salafiti siano buoni, combattenti per la libertà e la democrazia in Siria, ma che nel servizio dopo diventano terroristi nemici della libertà e della democrazia in Mali. Ma sono sempre le stesse identiche persone.
Una volta la sharia islamica è auspicabile come base fondante dello Stato, immediatamente dopo è l’incubo peggiore per i popoli. Basterebbe questo per screditare ogni singola parola che esce dalle loro bocche, su qualsiasi argomento.
 
Notizie provenienti dalla Tunisia danno per sicuro un trasferimento delle milizie integraliste dalla Siria, dove l’esercito ha rioccupato le principali città e basi, verso il Mali. Qual è la situazione odierna e quali paesi accettano il transito di queste “truppe”?
Questo non deve in alcun modo stupire. Queste orde di miliziani sono una creatura delle centrali di intelligence sioniste e yankees. La stessa Al-Qaeda nasce per volontà degli americani, originariamente con la funzione di combattere l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica in Afghanistan. Scopo di questa organizzazione era reclutare miliziani per combattere appunto contro i sovietici, e porre anche le basi per un completo lavaggio del cervello dei popoli di quelle zone geografiche a maggioranza islamica. Al-Qaeda oggi è anche su twitter, e il loro scopo dichiarato, anzi twittato come si dice oggi, è “espellere gli infedeli dal territorio dei fedeli, unire i musulmani e creare un nuovo califfato islamico”. Ridisegnare quindi completamente i confini dei paesi islamici, facendo cadere i governi nazionali, soprattutto se laici. E la Siria è un governo nazionale laico, come lo era la Grande Giamairia del martire Moammar Gheddafi, nonché un paese dove convivono pacificamente da moltissimi anni numerose etnie, comunità e confessioni religiose. E in questo i meriti degli Assad sono enormi.
Per Al-Qaeda non devono più esistere nazioni con una propria sovranità, con i propri rappresentanti ed un proprio esercito, ma un califfato islamico sunnita con un califfo dai poteri assoluti. Califfato che idealmente e potenzialmente si estenderebbe a tutto il mondo, ma ovviamente si tratta di un ideale che è senz’altro presente nell’immaginario dei miliziani, ma non certo in quello dei loro capi americani e sionisti, i quali semplicemente sfruttano per i propri scopi l’immaginario di gente analfabeta ed oppressa, di schiavi che sono sì pezzenti, ma con ambizioni da imperatori. Questo progetto è in campo da 60 anni almeno ormai, e purtroppo i risultati si vedono. Paesi come l’Afghanistan, il Pakistan, i Paesi del Golfo e buona parte dei paesi africani sono retti dai seguaci, o forse sarebbe più corretto parlare di schiavi, di questo progetto. Le cosiddette primavere arabe, che hanno portato al potere i Fratelli Musulmani, cioè coloro che hanno il compito di fornire una maschera di presentabilità politica all’opinione pubblica occidentale. Fanno i moderati, tengono conferenze in tutto il mondo, ma i loro padroni sono gli stessi che comandano i tagliatori di teste, e loro stessi non sono certo diversi. Quindi che le truppe vengano trasferite in Mali dalla Siria, è possibile, perché ormai questi miliziani possono muoversi liberamente in buona parte dell’Africa. Basta guardare la cartina geografica. Dalla Siria possono fare il seguente percorso: Giordania, Israele, Egitto, Sudan, o Libia se preferiscono, Ciad, Niger, Mali. Voglio dire, non bisogna essere grandi strateghi militari per rendersene conto. Certo in Mali ci sono gli interessi francesi, e la Francia non cederà spontaneamente il proprio potere a nessuno, ma la lotta per le risorse è sempre aperta in qualunque momento, anche tra occidentali che apparentemente sono alleati, non deve stupire.
 
In Siria esiste una enclave curda vicina al PKK. Quali relazioni ha con il governo di Assad?
La Siria ha sempre appoggiato il PKK, sin dalla sua nascita. Erano presenti campi di addestramento del PKK in Siria, ed io stesso ho stretto la mano al compagno Abdullah Ocalan nel 1979. Nel 1998 la Siria ha rischiato la guerra con la Turchia per la questione curda e per l’asilo dato ad Ocalan. Egli infatti dovette in quell’anno lasciare la Siria. Scelse Italia, sfortunatamente per lui. Fu Ramon Mantovani di Rifondazione Comunista a curare il suo trasferimento in Italia, ma il governo D’Alema, che pure inizialmente sembrava dovesse concederglielo, non accordò ad Ocalan l’asilo politico. Com’è andata a finire lo sappiamo, con il suo rapimento in Kenya da parte dei servizi segreti turchi fiancheggiati dal Mossad, e il suo trasferimento in Turchia, dove ancora oggi il leader del PKK sconta l’ergastolo nelle carceri turche.
 
Dopo Assad quale governo potrebbe sostituirlo per ridare pace e serenità ad una popolazione che tanto ha sofferto?
Per quanto mi riguarda nessuno. Dopo Assad il diluvio universale.
 
Fonte: http://mauriziooriunno.blogspot.it/2013/02/dopo-assad-il-diluvio-universale.html?spref=fb
Maurizio Oriunno
3 marzo
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