Con Stalin, per il socialismo

Intervento letto dal compagno Ceccoli Silvano del Circolo Culturale Proletario di Genova al convegno di Firenze per il 60° anniversario della morte di Stalin

(17 marzo 2013)

Immagine

   La ricorrenza del sessantesimo anniversario della morte di Iosif Vissarionovic Giugasvili, detto Stalin (1879-1953), costituisce un’occasione per interrogarsi sul ruolo di una personalità che, dopo aver dominato la scena della politica interna del suo paese e la scena della politica internazionale del mondo intero nella prima metà del ventesimo secolo, ha continuato a proiettare una lunga ombra sugli sviluppi politico-ideologici dei decenni successivi sino ai nostri giorni.

   Può allora essere utile ricordare il significato di questo soprannome, pronunciando il quale (“Za Stalina!”, ossia ‘Per Stalin!’) milioni di soldati sovietici combatterono e sacrificarono la loro vita per la difesa del primo paese socialista del mondo nel corso della seconda guerra mondiale: Stalin, cioè ‘acciaio’, un soprannome che indica due qualità essenziali di questo metallo, la durezza e la flessibilità, e la loro incarnazione in un leader bolscevico che lo stesso Lenin ebbe a qualificare come “quel meraviglioso georgiano” (definizione etnica che compare nel sottotitolo di una bella biografia di Stalin scritta da Gianni Rocca[1]). Poiché una figura come quella di Stalin non permette di operare un taglio netto fra la leggenda (sia eulogica sia demonizzante), che ben presto si è formata attorno ad essa, e la concreta funzione storica che questa personalità ha svolto nel “secolo degli estremi”, proverò ad accendere su questo soggetto ad alta tensione interpretativa alcuni ‘flash’ che ne fissano quelli che, secondo il mio giudizio, sono i tratti salienti.

 Immagine

   Il primo ‘flash’ permette di cogliere, attraverso un episodio avvenuto nel 1927, tanto la dimensione, per così dire, ideal-tipica del conflitto fra due personalità, quali quelle di Trotzki e di Stalin, che rappresentano (non solo) due concezioni (ma anche due vie e due linee) contrastanti della rivoluzione socialista, quanto la solidarietà, per così dire, antitetico-polare che le accomuna nell’àmbito di un periodo drammatico della storia del movimento operaio e comunista. Si tratta della riunione plenaria del comitato centrale del partito comunista bolscevico in cui Trotzki, chiamato a rispondere dell’accusa di essere un controrivoluzionario, gridò a un certo punto del suo discorso, volgendosi a Stalin: «Che cosa aspetti, dunque, a farmi arrestare? Quando  mi farai arrestare?». «Non abbiamo fretta – rispose Stalin – ti faremo arrestare il 17 brumaio» [ossia un giorno prima di quel 18 brumaio 1799 in cui Napoleone Bonaparte, attuando un colpo di stato militare, dètte vita ad un modello di azione politica che, nel linguaggio marxista, sarebbe divenuto sinònimo della volontà, da parte di un ‘salvatore della patria’, di impadronirsi di tutto il potere per esercitare, con il sostegno dell’esercito, una dittatura personale].

   Se poi qualcuno fra i giovani presenti a questo convegno si domandasse che razza di animale politico sia il trotzkismo, potrebbe essere opportuno fornire le informazioni essenziali per soddisfare questa curiosità. Lev Davidovic Bronstein, detto Trotzki, è stato un esponente di primo piano del movimento rivoluzionario russo e ha svolto una funzione importante dapprima nella rivoluzione del 1917 e poi nel corso della guerra civile organizzando l’Armata Rossa. Il resto della sua attività politica e teorica è inseparabile dallo scontro con Stalin, che lo vide sconfitto: in un primo momento espulso dal partito comunista (1927), poi esiliato dalla neonata Unione Sovietica (1929) e infine ucciso in Messico da un agente staliniano (1940). A Trotzki e alla sua ideologia si ispira la cosiddetta Quarta Internazionale, dissidenza storica dal movimento comunista bolscevico, le cui molteplici (e contrastanti) ramificazioni si protendono sino ai nostri giorni e godono di un particolare rigoglio in alcuni paesi europei, come la vicina Francia.

   Orbene, a parte la famosa battuta di Thorez, segretario del partito comunista francese, che la conosceva assai bene, sulla vocazione scissionista di tale dissidenza

– “i trotzkisti, quando sono due, formano un partito e, quando sono tre, si dividono” -, il carattere essenziale del trozkismo è la sua somiglianza/differenza rispetto al leninismo, che emerge in particolare dalla teoria della ‘rivoluzione permanente’. Questa teoria pone l’accento sull’unità del mercato capitalistico mondiale e afferma la continuità del processo rivoluzionario, non distinguendo tra le sue differenti fasi e obliterando perciò le particolarità nazionali, le condizioni specifiche della lotta fra le classi quali risùltano in ciascun paese dalla storia e dalla tradizione nazionale, in una parola la necessità di individuare le leggi specifiche della rivoluzione in ogni paese. È tipico di Trotzki sopravvalutare il ruolo delle influenze esterne e non cogliere il ruolo delle forze interne, che mèdiano quelle influenze nella formazione sociale specifica. Lo strabismo ‘internazionale’, congiunto alla miopia ‘nazionale’, lo ha così condotto a spiegare tutte le sconfitte  subìte dai partiti comunisti nel periodo tra le due guerre mondiali con l’influenza, a suo giudizio nefasta, di Stalin e della Terza Internazionale. È tipica, inoltre, l’incomprensione della dialettica marxista che non permette a Trotzki di capire che la legge dello sviluppo ineguale del capitalismo determina la legge dello sviluppo ineguale della rivoluzione. L’ineguale sviluppo dei diversi paesi capitalisti, ma anche l’ineguale sviluppo, in ogni formazione sociale, rispettivamente, della base economica e delle sovrastrutture politiche e ideologiche circoscrivono, di regola, la rivoluzione ad un solo paese, mentre una rivoluzione che si verifichi in un certo numero di paesi è un caso eccezionale. A causa dell’evidente schematismo che caratterizza il suo metodo (degenerato con i suoi seguaci o in un aperto revisionismo o in  un elementare dogmatismo) Trotzki individua nella società una struttura semplice, tale per cui la contraddizione principale in linea teorica (quella fra proletariato e borghesia) lo è anche in via di fatto, sempre e dappertutto, durante l’intero periodo della transizione dal capitalismo al comunismo. Parimenti schematica e sostanzialmente meccanica è la concezione trotzkista del rapporto fra la teoria (che prevede la pratica) e la pratica (che applica la teoria). Un’altra concezione tipicamente trotzkista è quella che afferma come verità assiomatica l’egemonia della città nella rivoluzione borghese e quindi, per simmetria, l’egemonia del proletariato nella rivoluzione proletaria (egemonia di cui, per tralasciare altri contro-esempi, la rivoluzione cinese, che ha avuto la sua forza motrice principale nelle masse contadine, costituisce una chiara smentita). Né miglior fortuna è toccata alle teorie sullo ‘Stato operaio degenerato’, sulla ‘casta burocratica’, sul ‘bonapartismo’ e sul ‘Termidoro’, con cui Trotzki, dopo la sua sconfitta, cercò di definire la natura sociale dell’URSS.[2]

   Il secondo ‘flash’ riguarda la svolta decisiva segnata nel corso della seconda guerra mondiale dalla battaglia di Stalingrado (1943): un evento di cui il filosofo tedesco Ernst Cassirer colse il significato epocale non solo in termini storici, ma anche in termini teoretici, effigiandolo come lo scontro decisivo fra la destra e la sinistra hegeliane, rappresentate rispettivamente dalla Germania nazista e dalla Russia sovietica. A questo proposito, è utile sottolineare quanto sia importante riflettere sulla storia del movimento comunista internazionale per superare, come ha ben messo in evidenza Domenico Losurdo, una debolezza di fondo, teorica e politica, della sinistra: la tendenza a fare appello all’analogia piuttosto che all’analisi concreta della situazione concreta.[3] La rivoluzione d’Ottobre scoppia, come è noto, a partire dalla trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria: Lenin smaschera il carattere mistificatorio della parola d’ordine della difesa della patria e rivolge un appello affinché, in ogni realtà nazionale, i comunisti si impegnino in primo luogo per la disfatta del proprio paese e del proprio governo. È dalla spinta di questo possente movimento che scaturisce, come è noto, la Terza Internazionale. Se è vero che innegabili ed enormi sono i meriti storici della Terza Internazionale, è altrettanto vero che a lungo essa ha oscillato e stentato prima di elaborare una strategia all’altezza della situazione radicalmente nuova che si era venuta a creare. Ritardi e incertezze nascevano in effetti dalla tendenza a pensare la nuova ondata rivoluzionaria che stava montando sul modello di quella che aveva dato vita alla Russia sovietica: si scrutava il “movimento reale” alla ricerca della nuova guerra imperialista da trasformare, ancora una volta e secondo il modello ritenuto canonico, in guerra civile rivoluzionaria. Non ci si rendeva conto di quella particolare struttura riflessiva all’opera nelle vicende storiche per cui, proprio in virtù della loro vittoria, i bolscevichi avevano reso improbabile o impossibile la ripetizione meccanica della precedente esperienza. Del mutamento intervenuto nella realtà storica fu invece consapevole Lenin: «…dall’ottobre 1917 siamo divenuti tutti difensisti, fautori della difesa della patria». L’esistenza stessa della Russia sovietica, risultato della rivoluzione vittoriosa, introduceva nel quadro internazionale un elemento del tutto assente nel primo conflitto mondiale, un elemento del quale in ogni paese i comunisti dovevano tenere conto, se volevano procedere ad un’analisi concreta della situazione concreta. Ma non era solo l’esistenza di un paese impegnato nella costruzione del socialismo a conferire una natura e un significato nuovi agli urti bellici fra le grandi potenze che si andavano moltiplicando. Non bisogna infatti dimenticare che, insieme con l’appello alla trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria, i bolscevichi lanciano anche l’appello agli schiavi delle colonie affinché spezzino le loro catene e conducano guerre di liberazione nazionale contro il dominio imperialista delle grandi potenze. Il nazifascismo si presenta come un movimento di reazione estrema anche a questo secondo appello. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, prima ancora di aggredire Polonia e URSS, la Germania nazista disgrega la Cecoslovacchia e dichiara in modo esplicito che la Boemia-Moravia è un “protettorato” del Terzo Reich: il linguaggio e le istituzioni  della tradizione coloniale sono chiaramente rivendicati e il loro àmbito di applicazione esteso anche all’Europa orientale.

   Ciò significa che sin dall’inizio il secondo conflitto mondiale presenta caratteristiche radicalmente diverse rispetto al primo. Non si tratta più di trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria; la lotta contro l’imperialismo si intreccia ora strettamente all’appoggio alle guerre di liberazione nazionale dei popoli investiti dall’espansione coloniale e alla guerra per la difesa dell’Unione Sovietica. Di queste radicali novità il movimento comunista si rende conto a partire soprattutto dal settimo Congresso dell’Internazionale (1935). Accade così che la nuova ondata rivoluzionaria comincia a svilupparsi quando, messo da parte il gioco delle analogie, il movimento comunista procede ad un’analisi concreta della situazione concreta. Quei pochi (Bordiga, Trotzki ecc.) che continuano ad agitare meccanicamente la parola d’ordine della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria si rivelano in realtà prigionieri di una “frase” e finiscono col separarsi dal corpo del movimento comunista. La nuova strategia troverà la sua espressione più alta in due eventi grandiosi: la Lunga Marcia dei comunisti cinesi che, guidati da Mao Zedong, percorrono migliaia di chilometri, in condizioni assai difficili, per porsi alla testa della guerra di difesa nazionale contro l’imperialismo giapponese; l’appello di Stalin ai popoli dell’Unione Sovietica perché si uniscano nella Grande Guerra Patriottica contro le orde hitleriane. È così che si sviluppa, dopo la rivoluzione d’Ottobre, una seconda gigantesca ondata rivoluzionaria, grazie alla quale il campo socialista conosce un’enorme estensione, mentre i popoli che conducono le rivoluzioni anticoloniali infliggono duri colpi all’imperialismo.

   Il terzo ‘flash’ riguarda quei critici e denigratori dell’azione di Stalin che ne hanno negato l’acume politico, attingendo i loro sofismi dal vieto campionario dei pregiudizi e delle deformazioni creati ad arte dalla propaganda anticomunista di stampo americano. Tralasciando, per la loro miseria intellettuale, quelle irrilevanti osservazioni di natura psicologica sulla personalità di Stalin che rivelano, per dirla con Hegel, “l’ottica del cameriere” applicata all’analisi storica, vale la pena di sottolineare che anche chi ritiene di criticare i presunti errori di Stalin prima e dopo l’attacco della Germania nazista all’Unione Sovietica deve riconoscere, sia pure a denti stretti, i meriti di Stalin nella conduzione della grandiosa controffensiva  dell’Armata Rossa, che porterà i soldati sovietici a innalzare, il 2 maggio 1945, la bandiera rossa sul palazzo del Reichstag a Berlino.

   Per quanto riguarda poi l’epurazione dei quadri di comando dell’Armata Rossa (1937-1938), Ludo Martens ha precisato nel suo importante volume dedicato a Stalin che essa fu decisa dopo la scoperta della cospirazione militare che il generale Tuchacevskij stava preparando in combutta con le frazioni opportuniste del partito comunista e si rivelò determinante (non per indebolire ma) per rafforzare la successiva resistenza ideologica, politica e militare dello Stato sovietico nel corso della guerra, che il gruppo dirigente del partito sapeva essere inevitabile, con il fascismo. Eliminando la quinta colonna, Stalin salvò la vita a molti milioni di sovietici, poiché questi morti sarebbero stati il prezzo supplementare da pagare nel caso in cui l’aggressione esterna avesse potuto giovarsi dei sabotaggi e dei tradimenti interni. Certo, il generale Zukov e gli altri capi militari non avevano mai accettato l’inevitabilità di questa epurazione e non avevano nemmeno capito il significato politico del processo a Bucharin; ciò nondimeno, Zukov nelle sue Memorie (tomo II, Edizioni Fayard, Parigi, 1970) confuterà le menzogne di Chruscev sugli errori e le responsabilità di Stalin nella seconda guerra mondiale, sottolineando giustamente che la vera politica di difesa era cominciata nel 1928 con la decisione, da parte di Stalin, di promuovere l’industrializzazione a tappe forzate. Stalin, infatti, preparò la difesa dell’Unione Sovietica costruendo più di 9000 industrie tra il 1928 e il 1941 e seguì la linea strategica di impiantare all’Est del paese una nuova potente base industriale: partendo da questa premessa, Zukov rende perciò omaggio “alla saggezza e alla chiaroveggenza” di Stalin sia prima che durante la guerra, virtù “sancite in modo definitivo dal sommo giudizio della storia”. Per attaccare il prestigio di Stalin, che fu incontestabilmente il più grande capo militare della guerra antifascista, i suoi nemici amano chiacchierare sull’“errore” che commise non prevedendo la data esatta dell’aggressione. In realtà, Stalin sapeva meglio di chiunque altro quale barbarie avrebbe colpito il suo paese nella eventualità di un attacco della Germania nazista e lo stesso Zukov ricorda che, se fu scosso nel momento in cui apprese la notizia dello scoppio della guerra, “dopo il 22 giugno 1941 e per tutta la durata della guerra Giuseppe Stalin assicurò la ferma direzione del paese, della guerra e delle nostre relazioni internazionali”.[4] A tale proposito, può essere allora opportuno ribadire che, in una fase come quella attuale, in cui sembra di essere tornati al periodo 1900-1914, quando le potenze imperialiste decidevano tra loro le sorti del mondo, l’esperienza dimostra che il pensiero e l’opera di Stalin costituiscono, assieme ad altre fondamentali ed essenziali lezioni della storia del ventesimo secolo, una parte integrante del patrimonio ideale, politico e morale del proletariato e delle classi subalterne.

   Il quarto ‘flash’ dimostra con quale lucidità nell’analisi comparativa e con quale sensibilità per il valore concreto delle persone Karl Barth, uno dei massimi teologi cristiani del ’900, abbia tracciato la corretta linea di demarcazione storica che separa (e contrappone) il nazismo e il comunismo: «Bisognerebbe aver perduto ogni buon senso per mettere sullo stesso piano, sia pure per un momento, il marxismo e il ‘pensiero’ del terzo Reich, un uomo della statura di Giuseppe Stalin e quei ciarlatani di Hitler, Göring, Hess, Göbbels, Himmler, Ribbentrop, Rosenberg, Streicher. Mentre tutti i progetti del nazismo erano chiaramente irrazionali e criminali, l’impresa che è stata iniziata nella Russia sovietica rappresenta, malgrado tutto, un’idea costruttiva […]. Essa è sempre la soluzione di un problema, che anche per noi è urgente e grave e che noi, con le nostre mani pulite, non abbiamo ancora debitamente affrontato: la ‘questione sociale’».

Immagine

   Il quarto ‘flash’ lo fece scoccare nel 1956 Concetto Marchesi, latinista e comunista, tracciando nell’intervento all’ottavo congresso del PCI, all’indomani del ventesimo congresso del PCUS, il memorabile paragone fra «Tiberio, uno dei più grandi e infamati imperatori di Roma», che «trovò il suo implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato», e «Stalin, meno fortunato, [cui] è toccato Nikita Krusciov». Concetto Marchesi ebbe il coraggio di denunciare la natura controrivoluzionaria della critica calunniosa e denigratoria svolta da Krusciov nei confronti di Stalin e, insieme, la lucidità di intuire le conseguenze della successiva stagnazione politica e sociale che avrebbe investito l’Unione Sovietica.

   Il quinto, più che un ‘flash’, è un razzo pirotecnico sparato a suo tempo da un testimone insospettabile, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (la verità a volte ama rivelarsi nelle voci più avverse): «Il marxismo-leninismo è stato una grande ideologia, che ha mosso milioni di persone verso obiettivi di giustizia e di liberazione. Marx è stato il più grande economista classico del XIX secolo e Lenin il più grande teorico rivoluzionario del XX secolo. La forza e il prestigio del marxismo-leninismo sono stati così grandi, che tante persone hanno, proprio per questo motivo, appoggiato e giustificato lo stalinismo» (dichiarazione fatta il 16 aprile 1998 durante la trasmissione televisiva “Porta a porta” condotta da Bruno Vespa). Sarebbe un esperimento mentale interessante quello di domandarsi che cosa succederebbe oggi se un uomo politico di peso paragonabile a quello di Cossiga avesse il coraggio e la spregiudicatezza di esprimere dei giudizi sul marxismo-leninismo e su Stalin come quelli che ho riportato. Ma il dover constatare che oggi è impossibile e perfino inconcepibile ascoltare, sia pure da un anticomunista di ferro che ami ‘épater le bourgeois’, un giudizio così controcorrente è solo una conferma di quanto sia vero ciò che Stalin ebbe ad affermare: «Se dovesse cadere l’Unione Sovietica, un’enorme ondata di restaurazione si abbatterebbe sul mondo, sui lavoratori di tutti i paesi, sui popoli coloniali». Ed è essenzialmente per questa ragione che, oggi più che mai, ogni autentico comunista sa che la lezione di Stalin, insieme con quella di Marx, di Engels e di Lenin, resta fondamentale per lottare contro il capitalismo, sconfiggere l’opportunismo e avanzare verso il socialismo.

Eros Barone , Circolo Culturale Proletario di Genova.


[1] G. Rocca,  Stalin, quel meraviglioso georgiano, Mondadori, Milano 1988.

[2] Una valida analisi critica è quella condotta da K. Mavrakis, Trotzkismo: teoria e storia, Mazzotta, Milano 1972. 

[3] Cfr. D. Losurdo, La sinistra italiana e i nuovi Hitler, 2002.

[4] L. Martens, Stalin. Un altro punto di vista, Zambon Editore, 2005, pp. 234 e 266.

http://www.ccpgenova.it/

Immagine

Con Stalin, por el socialismo
Discurso pronunciado por el camarada Ceccoli Silvano del  Circulo  Cultural Proletario de Génova, en la conferencia celebrada en Florencia en el 60 aniversario de la muerte de Stalin
(17 marzo 2013)

Imagen

   La celebración del sexagésimo aniversario de la muerte de Iosif Vissarionovich Giugasvili, dijo Stalin (1879-1953), una oportunidad para cuestionar el papel de una persona que, después de haber dominado la política interna de su país y el estado de la política internacional el mundo en la primera mitad del siglo XX, sigue proyectando una larga sombra sobre la evolución política e ideológica de las décadas siguientes hasta el día de hoy.

   Entonces, puede ser útil recordar el significado de este apodo, diciendo que (“Stalina Za”, es decir, ‘Por Stalin!’) Millones de soldados soviéticos lucharon y sacrificaron sus vidas por la defensa de la patria socialista por primera vez en el mundo en el curso de Segunda Guerra Mundial: Stalin, que significa “acero”, un apodo que indica dos cualidades esenciales de este metal, dureza y flexibilidad, y su realización en la que un líder bolchevique Lenin se tuvo que calificar como “ese maravilloso georgiano” ( definición étnica que aparece en el subtítulo de una excelente biografía de Stalin escrita por Gianni Rocca [1]). Como una figura como Stalin no permite hacer una clara ruptura entre la leyenda (tanto eulogica es demonizar), que pronto se formó a su alrededor, y el papel histórico concreto que esta personalidad ha jugado en el “siglo de los extremos” Voy a tratar de encender este tema interpretativo voltaje alto algunos “flash” en la colocación de aquellos que, en mi opinión, son las características más destacadas.

 Imagen

   El primer ‘flash’ nos permite ver, a través de un incidente ocurrido en 1927, el tamaño, por así decirlo, ideal-típico conflicto entre dos personalidades, tales como las de Trotsky y Stalin, que son (y no sólo) dos concepciones ( pero también de dos vías y dos líneas-) contrastando la revolución socialista, como la solidaridad, por así decirlo, el opuesto polar que tienen en común en el ámbito de un período dramático de la historia del movimiento obrero y comunista. Esta es la reunión plenaria del Comité Central del Partido Comunista Bolchevique en la que Trotsky llamados a responder a la acusación de contrarrevolucionario, le gritó en un momento de su discurso, dirigiéndose a Stalin: “¿Qué espera, pues, que me haga parar ? ¿Cuándo me detuviste? “. “No teníamos prisa – dijo Stalin – vamos a detener el 17 Brumario” [es decir, un día antes del 18 Brumario 1799 cuando Napoleón Bonaparte, la implementación de un golpe militar, dio a luz a un modelo de acción política que, en el lenguaje marxista llegó a ser sinónimo con el deseo por parte de un “salvador de su país, para aprovechar todo el poder para ejercer, con el apoyo del ejército, una dictadura personal].

   Si alguno de los jóvenes presentes en esta reunión fueron a preguntar qué clase de animal político es el trotskismo, podría ser adecuado para proporcionar información esencial para satisfacer su curiosidad. Lev Davidovich Bronstein, Trotsky dijo, era un destacado miembro del movimiento revolucionario ruso y ha jugado un papel importante en la primera revolución de 1917 y luego, durante la guerra civil por la organización del Ejército Rojo. El resto de su actividad teórica y política es inseparable de la lucha contra Stalin, en la que derrotó a: al principio expulsado por el Partido Comunista (1927), luego exiliado por la recién formada Unión Soviética (1929) y finalmente asesinado en México por un agente estalinista (1940). A Trotsky y su ideología se inspira en la denominada Cuarta Internacional disensión histórica del movimiento comunista bolchevique, cuyas múltiples (y conflictivas) ramas se extienden hasta nuestros días y tiene una exuberancia particular en algunos países europeos, como Francia vecina.

   Sin embargo, aparte de la famosa línea de Thorez, secretario del Partido Comunista Francés, que conocía muy bien, la vocación de la astilla disidente

– “Los trotskistas, cuando son dos, forman un partido, y cuando son tres, divide” – el carácter esencial del trotskismo es su similitud / diferencia del leninismo, que se desprende en particular de la teoría de la “revolución permanente”. Esta teoría se centra en el mercado capitalista mundial y afirma la continuidad del proceso revolucionario, sin distinguir entre sus diferentes fases y así borrando las peculiaridades nacionales, las condiciones concretas de la lucha de clases en cada país, como se refleja en la historia y la tradición nacional, en una palabra, la necesidad de identificar las leyes específicas de la revolución en cada país. Es típico de Trotsky sobreestimar el papel de las influencias externas y no tienen en cuenta el papel de las fuerzas internas que median esas influencias en la formación social específica. Estrabismo “internacional”, en combinación con miopía “nacional”, ha llevado a cabo para explicar todos los archivos. Derrotas sufridas por los partidos comunistas en el período entre las dos guerras mundiales con la gripe, en su mal juicio, Stalin y la Tercera Internacional Es típico que, además, la falta de comprensión de la dialéctica marxista que no permite a Trotsky a entender que la ley del desarrollo desigual del capitalismo determina la ley del desarrollo desigual de la revolución. El desarrollo desigual de los países capitalistas distintos, sino también el desarrollo desigual, en cada formación social, respectivamente, de la base económica y la superestructura política e ideológica de sonido envolvente, como regla general, la revolución en un solo país, mientras que una revolución que se produzca en varios países, es un caso excepcional. Debido a la evidente esquematismo que caracteriza su método (o degenerado con sus seguidores en un revisionismo abierto en una escuela primaria o dogmatismo) localiza la empresa de Trotsky en una estructura sencilla, de manera que la contradicción principal en la teoría (la que existe entre el proletariado y la burguesía), también se está haciendo, siempre y en todo lugar, en todo el período de transición del capitalismo al comunismo. También esquemática esencialmente mecánica es la concepción trotskista de la relación entre la teoría (que requiere la práctica) y la práctica (que se aplica la teoría). Otro concepto que suele ser trotskista dice un axioma de la hegemonía de la ciudad en la revolución burguesa y, por simetría, la hegemonía del proletariado en la revolución proletaria (la hegemonía, por descuidar otros contra-ejemplos, la revolución china, que , que tuvo su principal motor de las masas campesinas, es una mentira evidente). O mejor suerte han corrido las teorías sobre el “estado obrero degenerado”, la “casta burocrática”, el “bonapartismo” y “Thermidor”, con la que Trotsky, después de su derrota, que trató de definir la naturaleza social de la URSS. [ 2]

   Las preocupaciones de la segunda ‘flash’ marcó el punto de inflexión en la Segunda Guerra Mundial a partir de la batalla de Stalingrado (1943): un caso de que el filósofo alemán Ernst Cassirer tomó el significado de época, no sólo en términos históricos, sino también en términos teóricos, effigiandolo como la batalla decisiva entre la derecha y la izquierda hegeliana, representados respectivamente por la Alemania nazi y la Rusia soviética. En este sentido, es útil hacer hincapié en lo importante que es para reflexionar sobre la historia del movimiento comunista internacional para superar, además destacó Domenico Losurdo, una debilidad fundamental en la teoría y la política de la izquierda: la tendencia a recurrir a la analogía más bien que el análisis concreto de la situación concreta. [3] La Revolución de Octubre estalló, como es bien sabido, a partir de la transformación de la guerra imperialista en guerra civil revolucionaria de Lenin expone la naturaleza engañosa de la consigna de defender la patria y Apelaciones que, en cada situación nacional, los comunistas se han comprometido en primer lugar a la derrota de su país y su gobierno. Esta es la idea central de este movimiento poderoso que es, como es bien sabido, la Tercera Internacional. Mientras innegable y enorme son los méritos históricos de la Tercera Internacional, no es menos cierto que durante mucho tiempo ha estado fluctuando y trabajó primero en desarrollar un enfoque radicalmente nuevo a la situación que se había planteado. Los retrasos y las incertidumbres surgió de hecho la tendencia a pensar de la nueva ola revolucionaria que se elevaba sobre el modelo de la que había dado lugar a la Rusia soviética ha escaneado el “movimiento real” en busca de la nueva guerra imperialista de transformar, una vez más, y el segundo el modelo considerado canónico en la guerra civil revolucionaria. No se dio cuenta de que la estructura reflexiva en particular en el trabajo en los acontecimientos históricos a los que, en virtud de su victoria, los bolcheviques habían hecho improbable o imposible que la repetición mecánica de experiencia previa. El cambio ocurrió en la realidad histórica era bastante consciente de Lenin: “… desde octubre de 1917, se han convertido en los defensistas, partidarios de la defensa de la patria”. La existencia misma de la Rusia soviética, el resultado de la revolución triunfante, introducida en el elemento internacional ausente en la primera guerra mundial, un elemento que en cada país los comunistas debían tenerse en cuenta si se quería llevar a cabo un análisis concreto de la situación hormigón. Pero no fue sólo la existencia de un país comprometido en la construcción del socialismo en la naturaleza y dan un nuevo significado a la conmoción de la guerra entre las grandes potencias que se multiplican. No debemos olvidar que, junto con la convocatoria para la transformación de la guerra imperialista en guerra civil revolucionaria, los bolcheviques también un llamamiento a los esclavos de sus colonias para romper las cadenas y conducir las guerras de liberación nacional contra la dominación imperialista de las grandes potencias . El fascismo se presenta como un movimiento de reacción extrema incluso en esta segunda apelación. En vísperas de la Segunda Guerra Mundial, incluso antes de atacar Polonia y la Unión Soviética, la Alemania nazi, Checoslovaquia y rompe declara explícitamente que Bohemia-Moravia es un “protectorado” del Tercer Reich: el lenguaje y las instituciones de la tradición colonial son claramente reclamado y su ámbito de aplicación se extiende a Europa del Este.

   Esto significa que desde el comienzo de la Segunda Guerra Mundial tiene características radicalmente diferentes en comparación con el primero. Ya no se trata de transformar la guerra imperialista en una guerra civil, la lucha revolucionaria contra el imperialismo está estrechamente entrelazada con las guerras de liberación nacional de apoyo de los pueblos de la expansión colonial e invirtió en la guerra por la defensa de la Unión Soviética. De éstos radical nuevo movimiento comunista se da cuenta de todo el Séptimo Congreso de (1935). Como resultado, la nueva oleada revolucionaria comienza a desarrollarse cuando se coloca por el juego de analogías, el movimiento comunista se procede a un análisis concreto de la situación concreta. Esos. Pocos (Bordiga, Trotsky, etc.) Que continuarán a sacudir mecánicamente consigna de transformar la guerra imperialista en una guerra civil presos revolucionarios se revela en realidad una “frase” y terminan por separarse del cuerpo del movimiento comunista La nueva estrategia se encuentra su máxima expresión en dos grandes eventos: la Larga Marcha de los comunistas chinos, liderados por Mao Zedong, viajan miles de kilómetros, en condiciones muy difíciles, a tomar la iniciativa en la guerra de defensa nacional contra el imperialismo apelación japonés de Stalin a los pueblos de la Unión Soviética a unirse en la Gran Guerra Patriótica contra hordas de Hitler. Así es como se desarrolla, después de la Revolución de Octubre, una segunda ola enorme de la revolución, en la que el campo socialista sabe una extensión enorme, mientras que las personas que dirigen las revoluciones anticoloniales de infligir severos golpes al imperialismo.

   La tercera “flash” sobre esos críticos y detractores de la Stalin que negaban la perspicacia política, señalando a su sofistería de la muestra de la prohibición de los prejuicios y distorsiones hechas a mano de estilo americano propaganda anticomunista. Dejando de lado por su pobreza intelectual, esas observaciones irrelevantes en la personalidad psicológica de Stalin revela que, en palabras de Hegel, “la perspectiva del camarero” aplicado al análisis histórico, vale la pena señalar que incluso aquellos que piensan que criticar los supuestos errores de Stalin, antes y después del ataque de la Alemania nazi a la Unión Soviética debe reconocer, aunque sea a regañadientes, los méritos de Stalin en la conducción de la gran contraofensiva del Ejército Rojo, que reunirá a los soldados soviéticos para elevar la 02 de mayo 1945, la bandera roja sobre el Reichstag en Berlín.

   En cuanto a los paneles de control de purga del Ejército Rojo (1937-1938), Ludo Martens señaló en su importante libro sobre Stalin que se decidió después de que el descubrimiento de la conspiración que el ejército se estaba preparando en general Tujachevski en la liga oportunista con las fracciones del Partido Comunista y fue decisivo (pero no para debilitar) para reforzar la resistencia posterior ideológica, política y militar de la Unión Soviética durante la guerra, la dirección del partido sabía que era inevitable, con el fascismo. La eliminación de la quinta columna, Stalin salvó la vida de muchos millones de rusos, ya que estos muertos sería el precio extra a pagar en caso de que la agresión externa había sido capaz de tomar ventaja de sabotaje interno y la traición. Por supuesto, el general Zhukov y otros líderes militares nunca había aceptado la inevitabilidad de esta limpieza y ni siquiera entender el significado político del juicio a Bujarin, sin embargo, Zhukov en sus Memorias (Tomo II, Ediciones Fayard, París, 1970 ) refutar las mentiras de los errores de Jruschov y responsabilidades de Stalin en la Segunda Guerra Mundial, señalando acertadamente que la política de defensa real se había iniciado en 1928 con la decisión de Stalin, para promover la industrialización se acerca. Stalin, de hecho, preparó la defensa de la Unión Soviética construyó más de 9000 industrias entre 1928 y 1941 y siguió la línea estratégica de la zona este del país a establecer una nueva base industrial poderosa: a partir de esta premisa, Zhukov hace tan libre ” la sabiduría y la clarividencia “de Stalin, tanto antes como durante la guerra, en” consagrado definitivamente del juicio alto de la historia. ” Para colocar el prestigio de Stalin, que era sin duda el más grande líder militar de la guerra anti-fascista, sus enemigos les encanta hablar sobre “error” cometido al no proporcionar la fecha exacta del ataque. De hecho, Stalin sabía mejor que nadie lo que afectaría a la barbarie de su país en caso de un ataque de Alemania nazi y el mismo Zhukov recuerda que, aunque se sorprendió cuando se enteró de la noticia del estallido de la guerra “, después del 22 de junio de 1941 y por la duración de la Stalin guerra Joseph aseguró a la firme dirección del país, la guerra y las relaciones internacionales “. [4] En este sentido, a continuación, puede ser conveniente reiterar que, en un momento como el actual, donde parece estar de vuelta para el período 1900-1914, cuando las potencias imperialistas decidieron entre ellos la suerte del mundo, la experiencia demuestra que el pensamiento y la obra de Stalin constituyen, junto con otras lecciones básicas y esenciales de la historia del siglo XX, una parte integral de la herencia de las ideas, políticas y morales del proletariado y las clases bajas.

  La cuarta ‘flash’ que demuestra lucidez  y evaluación comparativa y la sensibilidad con la que
por el valor real de las personas, Karl Barth, uno de los más grandes teólogos cristianos del ‘900, ha trazado la línea divisoria que separa adecuada histórico (y contrastes) el nazismo y el comunismo: “Deberíamos haber perdido el sentido común para equiparar , aunque sea por un momento, el marxismo y el “pensamiento” del Tercer Reich, un hombre de la talla de Joseph Stalin y charlatanes los de Hitler, Göring, Hess, Goebbels, Himmler, Ribbentrop, Rosenberg, Streicher. Si bien todos los proyectos de los nazis eran claramente irracionales y criminales, la compañía que se inició en la Rusia soviética, después de todo, una idea constructiva […]. Siempre es una solución a un problema, que para nosotros es urgente y grave y que nosotros, con nuestras propias manos, que todavía no hemos abordado adecuadamente:. La ‘cuestión social’ “

La cuarta ‘flash’ hicieron huelga en 1956 Concetto Marchesi, erudito y experto en la cultura latina antigua y comunista, seguimiento en la  intervención  a octavo congreso del Partido Comunista Italiano  en las consecuencias del XX Congreso del PCUS, la comparación entre memorable “Tiberio, uno de los emperadores más grandes y villainized de Roma”, que “encontró su acusador implacable en Cornelio Tácito, máximo histórico del principado, …. “Stalin es menos afortunado, [que] se toca Nikita Khrushchev. Concetto Marchesi tuvo el valor de denunciar la naturaleza de la calumnia contra la crítica y la citología realizada por Khrushchev de Stalin y, en conjunto, la lucidez para percibir las consecuencias del estancamiento posterior política y social que invertiría la Unión Soviética.

El quinto, más que un ‘flash’, es una de fuegos artificiales disparados cohetes a la vez por un testigo inesperado, el ex Presidente de la República Francesco Cossiga (la verdad a veces le gusta estar en las entradas más desfavorables): “El marxismo-leninismo es Fue una gran ideología, que se ha desplazado a millones de personas hacia los objetivos de la justicia y la liberación. Marx fue el mayor economista del siglo XIX clásico Lenin y el más grande teórico revolucionario del siglo XX. El poder y el prestigio del marxismo-leninismo eran tan grandes que muchas personas tienen, por esta razón, con el apoyo y justificó el estalinismo “(declaración hecha en 16 de abril 1998 durante el programa de televisión” Porta a Porta “, conducido por Bruno Vespa ). Sería un experimento interesante preguntarse qué pasaría hoy si un peso político comparable a la de Cossiga tenido el valor y la audacia para hacer juicios sobre el marxismo-leninismo y Stalin como los que figuran. Pero al ver que hoy es imposible e inconcebible incluso escuchar, aunque a partir de un anti-hierro hooks ‘épater le burgués’, un fallo en su contra es sólo una confirmación de lo cierto que Stalin tenía que decir: “Si por la Unión Soviética, una gran ola de la restauración es abbatterebbe el mundo, los trabajadores de todos los países, los pueblos coloniales “. Esencialmente es por esta razón que, ahora más que nunca, todo comunista real sabe que las lecciones de Stalin, junto con la de Marx, Engels y Lenin, sigue siendo fundamental para la lucha contra el capitalismo, la derrota oportunismo y avanzar hacia el socialismo.

[1] G. Rocca, Stalin, ese maravilloso georgiano Mondadori, Milán 1988.

[2] Un análisis crítico bueno es realizada por K. Mavrakis, el trotskismo: la teoría y la historia, Mazzotta, Milano 1972.

[3] Véase D. Losurdo, la izquierda italiana y el nuevo Hitler de 2002.

[4] L. Martens, Stalin. Otro punto de vista, Zambon Publisher, 2005, pp. 234 y 266.

http://www.ccpgenova.it/

With Stalin, for  the socialism

Statement read by comrade Ceccoli Silvano  , Proletarian Cultural Club of Genoa at the conference in Florence on the 60th anniversary of the death of Stalin
(17 March 2013)

The celebration of the sixtieth anniversary of the death of Iosif Vissarionovich Giugasvili, said Stalin (1879-1953), an opportunity to question the role of a person who, after having dominated the domestic politics of his country and the stage of international politics the world in the first half of the twentieth century, continued to cast a long shadow on the political and ideological developments of the following decades up to the present day.

Then, it may be useful to recall the meaning of this nickname, saying that (“Sa Stalina”, ie ‘For Stalin!’) Million Soviet soldiers fought and sacrificed their lives for the defense of the first socialist country in the world in the course of World War II: Stalin, meaning ‘steel’, a nickname that indicates two essential qualities of this metal, hardness and flexibility, and their embodiment in which a Bolshevik leader Lenin himself had to qualify as “that wonderful Georgian” ( ethnic definition that appears in the subtitle of a fine biography of Stalin written by Gianni Rocca [1]). As a figure like Stalin does not allow to make a clean break between the legend (both eulogica is demonizing), which soon formed around it, and the concrete historical role that this personality has played in the “century of extremes” I will try to turn on this subject high voltage interpretative some ‘flash’ in laying those who, in my opinion, are the salient features.

The first ‘flash’ allows us to see, through an incident in 1927, the size, so to speak, ideal-typical conflict between two personalities, such as those of Trotsky and Stalin, which are (not only) two conceptions ( but also two-way and two-line) contrasting the socialist revolution, as solidarity, so to speak, the opposite-polar they have in common in the sphere of a dramatic period in the history of the labor movement and the Communist. This is the plenary meeting of the Central Committee of the Communist Party Bolshevik in which Trotsky called upon to answer the charge of being a counterrevolutionary, he shouted at one point in his speech, turning to Stalin: “What do you expect, then, to make me stop ? When will you stop me? “. “We did not hurry – Stalin said – we will stop the 17 Brumaire” [ie a day before the 18th Brumaire 1799 when Napoleon Bonaparte, implementing a military coup, gave birth to a model of political action that, in Marxist language would become synonymous with the desire on the part of a ‘savior of his country’, to seize all power to exercise, with the support of the army, a personal dictatorship].

If anyone among the young people present at this meeting were to ask what kind of political animal is Trotskyism, it might be appropriate to provide essential information to satisfy their curiosity. Lev Davidovich Bronstein, Trotsky said, was a leading member of the Russian revolutionary movement and has played an important role in the first revolution of 1917 and then during the civil war by organizing the Red Army. The rest of his political and theoretical activity is inseparable from the struggle with Stalin, in which he defeated: at first expelled by the Communist Party (1927), then exiled by the newly formed Soviet Union (1929) and finally killed in Mexico by a Stalinist agent (1940). A Trotsky and his ideology is inspired by the so-called Fourth International historical dissent from the Bolshevik communist movement, whose multiple (and conflicting) branches reach out to this day and have a particular luxuriance in some European countries, such as neighboring France.

However, apart from the famous line of Thorez, secretary of the French Communist Party, who knew very well, the vocation of the dissident splinter

– “The Trotskyites, when they are two, form a party, and when they are three, divide” – the essential character of Trotskyism is its similarity / difference from Leninism, which is apparent in particular from the theory of ‘permanent revolution’. This theory focuses on the world capitalist market and affirms the continuity of the revolutionary process, not distinguishing between its different phases and thus obliterating national peculiarities, the specific conditions of the class struggle in each country as reflected by history and the national tradition, in a word, the need to identify the specific laws of the revolution in each country. It is typical of Trotsky overestimate the role of external influences and fail to appreciate the role of the internal forces that mediate those influences in specific social formation. Strabismus ‘international’, combined with myopia ‘national’, has so conducted to explain all the defeats suffered by the Communist Parties in the period between the two world wars with the flu, in his opinion evil, Stalin and the Third International. It is typical, in addition, the lack of understanding of the Marxist dialectic that does not allow Trotsky to understand that the law of uneven development of capitalism determines the law of uneven development of the revolution. The unequal development of the different capitalist countries, but also the unequal development, in every social formation, respectively, of the economic base and the superstructure of political and ideological surround, as a rule, the revolution in one country, while a revolution to occur in a number of countries, is an exceptional case. Because of the obvious schematism that characterizes his method (or degenerated with his followers in an open revisionism in an elementary or dogmatism) Trotsky company locates in a simple structure, such that the principal contradiction in theory (the one between the proletariat and bourgeoisie), it is also being done, always and everywhere, throughout the period of transition from capitalism to communism. Also essentially mechanical schematic is the Trotskyist conception of the relationship between theory (which requires practice) and practice (which applies the theory). Another concept that is typically Trotskyist says as axiomatic the hegemony of the city in the bourgeois revolution and then, by symmetry, the hegemony of the proletariat in the proletarian revolution (hegemony which, for neglecting other counter-examples, the Chinese revolution , which had its main driving force in the peasant masses, is a clear lie). Or better luck has befallen the theories on the ‘degenerated workers state’, the ‘bureaucratic caste’, the ‘Bonapartism’ and ‘Thermidor’, with which Trotsky, after his defeat, he tried to define the social nature of the USSR. [ 2]

The second ‘flash’ concerns marked the turning point in the Second World War from the Battle of Stalingrad (1943): an event of which the German philosopher Ernst Cassirer took the epochal significance not only in historical terms, but also in theoretical terms, effigiandolo as the decisive battle between the right and the left Hegelian, represented respectively by Nazi Germany and Soviet Russia. In this regard, it is useful to emphasize how important it is to reflect on the history of the international communist movement to overcome, as well highlighted Domenico Losurdo, a fundamental weakness in the theory and politics of the Left: the tendency to appeal to the analogy rather that concrete analysis of the concrete situation. [3] The October revolution broke out, as is well known, from the transformation of the imperialist war into a civil war revolutionary Lenin exposes the deceptive nature of the slogan of defending the fatherland and Appeals that, in each national situation, the Communists are committed first and foremost to the defeat of their country and their government. This is the thrust of this mighty movement which is, as is well known, the Third International. While undeniable and enormous are the historical merits of the Third International, it is equally true that for a long time it has been fluctuating and labored first to develop a radically new approach to the situation that had arisen. Delays and uncertainties arose in fact the tendency to think of the new revolutionary wave that was rising on the model of the one that had given rise to Soviet Russia you scanned the “real movement” in search of new imperialist war to transform, once again, and the second the model considered canon in revolutionary civil war. There he realized that particular reflexive structure at work in the historical events to which, by virtue of their victory, the Bolsheviks had made it unlikely or impossible for the mechanical repetition of previous experience. The change occurred in the historical reality was rather aware Lenin: “… since October 1917 we have become all defencists, proponents of defense of the fatherland.” The very existence of Soviet Russia, the result of the victorious revolution, introduced in the international element absent in the First World War, an element that in each country the Communists had to be taken into account if they wanted to carry out a concrete analysis of the situation concrete. But it was not only the existence of a country engaged in the construction of socialism in nature and give a new meaning to the shock of war among the great powers that were multiplying. We must not forget that, together with the call for the transformation of imperialist war into a revolutionary civil war, the Bolsheviks also launching an appeal to the slaves of their colonies to loose the chains and lead wars of national liberation against imperialist domination of the great powers . Fascism presents itself as a movement of extreme reaction even in this second appeal. On the eve of World War II, even before attacking Poland and the USSR, Nazi Germany, Czechoslovakia and breaks explicitly declare that Bohemia-Moravia is a “protectorate” of the Third Reich: the language and institutions of the colonial tradition are clearly claimed and their scope of which extended to Eastern Europe.

This means that from the beginning the Second World War has radically different characteristics compared to the first. It is no longer to transform the imperialist war into a civil war revolutionary struggle against imperialism is now closely intertwined with the support wars of national liberation of the peoples of colonial expansion and invested in the war for the defense of the Soviet Union. Of these radical new communist movement realizes especially from the seventh Congress of (1935). As a result the new revolutionary wave begins to develop when placed by the play of analogies, the communist movement proceeds to a concrete analysis of the concrete situation. Those few (Bordiga, Trotsky etc..) That continue to shake mechanically slogan of transforming the imperialist war into a civil war revolutionary prisoners are revealed in reality a “phrase” and end up separated from the body of the communist movement. The new strategy will find its highest expression in two great events: the Long March of the Chinese Communists who, led by Mao Zedong, travel thousands of miles, in very difficult conditions, to take the lead in the war of national defense against imperialism Japanese Stalin’s appeal to the peoples of the Soviet Union to unite in the Great Patriotic War against Hitler’s hordes. This is how it develops, after the October Revolution, a second huge wave of revolution, by which the socialist camp knows a huge extension, while the people who lead the anti-colonial revolutions inflict severe blows to imperialism.

The third ‘flash’ about those critics and detractors of the Stalin which denied the political acumen, drawing their sophistry from the prohibition sample of prejudices and distortions crafted from American-style anti-communist propaganda. Leaving aside for their intellectual poverty, those irrelevant observations on the psychological personality of Stalin reveals that, in the words of Hegel, “the perspective of the waiter” applied to historical analysis, it is worth noting that even those who think they criticize the alleged errors of Stalin before and after the attack of Nazi Germany on the Soviet Union must recognize, albeit grudgingly, the merits of Stalin in the conduct of the great counter-offensive of the Red Army, which will bring the Soviet soldiers to raise the May 2, 1945, the red flag over the Reichstag in Berlin.

As for the purge control panels of the Red Army (1937-1938), Ludo Martens pointed out in his important book on Stalin that it was decided after the discovery of the conspiracy that the military was preparing general Tukhachevsky in league with fractions opportunist of the Communist Party and proved decisive (but not to weaken) to strengthen the subsequent ideological resistance, political and military of the Soviet Union during the war, the party leadership knew to be inevitable, with fascism. Eliminating the fifth column, Stalin saved the lives of many millions of Russians, as these dead would be the extra price to pay in the event that external aggression had been able to take advantage of internal sabotage and treason. Of course, General Zhukov and other military leaders had never accepted the inevitability of this cleanup and did not even understand the political significance of the trial of Bukharin, nevertheless, Zhukov in his Memoirs (Volume II, Editions Fayard, Paris, 1970 ) refute the lies of Khrushchev errors and responsibilities of Stalin in World War II, rightly pointing out that the real defense policy had begun in 1928 with the decision by Stalin, to promote the industrialization approaching. Stalin, in fact, prepared the defense of the Soviet Union built more than 9000 industries between 1928 and 1941 and followed the strategic line of the East of the country establish a new powerful industrial base: starting from this premise, Zhukov makes it so free ” wisdom and clairvoyance “of Stalin both before and during the war, under” enshrined permanently from high judgment of history. ” To attach the prestige of Stalin, who was unquestionably the greatest military leader of the anti-fascist war, his enemies love to talk on ‘”mistake” committed by failing to provide the exact date of the attack. In fact, Stalin knew better than anyone what barbarism would hit his country in the event of an attack Nazi Germany and the same Zhukov recalls that while he was shocked when he heard the news of the outbreak of war, “after 22 June 1941 and for the duration of the war Joseph Stalin assured the firm leadership of the country, the war and our international relations “. [4] In this regard, it may then be appropriate to reiterate that, at a time like the present, where seems to be back to the period 1900-1914, when the imperialist powers decided between them the fate of the world, experience shows that thought and work of Stalin constitute, together with other basic and essential lessons of the history of the twentieth century, an integral part of the heritage of ideas, political and moral of the proletariat and the lower classes.

The fourth ‘flash’ which demonstrates lucidity in benchmarking and how sensitivity to the real value of people Karl Barth, one of the greatest Christian theologians of the ‘900, has traced the proper dividing line that separates historical (and contrast) the Nazism and Communism: “We should have lost all common sense to put on the same level, even for a moment, Marxism and the ‘thought’ of the Third Reich, a man of the stature of Joseph Stalin and those charlatans of Hitler, Göring, Hess, Goebbels, Himmler, Ribbentrop, Rosenberg, Streicher. While all projects of the Nazis were clearly irrational and criminals, the company that was started in Soviet Russia is, after all, a constructive idea […]. It is always a solution to a problem, which for us is urgent and serious and that we, with our bare hands, we have not yet properly addressed: the ‘social question’. ”

The fourth ‘flash’ did strike in 1956 Concetto Marchesi, Latin and communist, outlining intervention eighth congress of the Communist Party in the aftermath of the Twentieth Congress of the CPSU, the memorable comparison between “Tiberius, one of the largest and villainized Roman emperors, “who” found his relentless accuser in Cornelius Tacitus, the greatest historian of the principality, “and” Stalin’s less fortunate, [which] is touched Nikita Khrushchev. ” Concetto Marchesi had the courage to denounce the nature of the counter-criticism slander and smear performed by Khrushchev of Stalin and, together, the lucidity to sense the consequences of the subsequent political and social stagnation that would invest the Soviet Union.

The fifth, more than a ‘flash’, is a rocket fireworks fired at the time by an unexpected witness, the former President of the Republic Francesco Cossiga (the truth sometimes likes to be in the most adverse entries): “Marxism-Leninism is was a great ideology, that has moved millions of people toward goals of justice and liberation. Marx was the greatest economist of the nineteenth century classic Lenin and the greatest revolutionary theorist of the twentieth century. The power and prestige of Marxism-Leninism were so great that many people have, for this reason, supported and justified Stalinism “(declaration made April 16, 1998 during the TV show” Porta a Porta “hosted by Bruno Vespa ). It would be an interesting thought experiment to wonder what would happen today if a politician weight comparable to that of Cossiga had the courage and audacity to make judgments on Marxism-Leninism and Stalin as the ones I listed. But to see that today it is impossible and even inconceivable listen, albeit from an anti-iron hooks ‘epater le bourgeois’, a judgment against it is just a confirmation of how true that Stalin had to say: “If it down the Soviet Union, a huge wave of restoration is abbatterebbe the world, the workers of all countries, the colonial peoples. ” It is essentially for this reason that, now more than ever, every real communist knows that the lessons of Stalin, together with that of Marx, Engels and Lenin, remains central to the struggle against capitalism, opportunism defeat and move towards socialism.

[1] G. Rocca, Stalin, that wonderful Georgian, Mondadori, Milan 1988.

[2] A good critical analysis is conducted by K. Mavrakis, Trotskyism: theory and history, Mazzotta, Milan 1972.

[3] See D. Losurdo, The Italian left and the new Hitler, 2002.

[4] L. Martens, Stalin. Another point of view, Zambon Publisher, 2005, pp.. 234 and 266.

Annunci