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la Nord Corea, devastata dagli USA anche con armi chimiche e batteriologiche di Sergio Ricaldone. Fonte: Nuove resistenze

Sessant’anni sono un lasso di tempo abbastanza lungo che consente anche ai ricordi più nefasti e alle emozioni più violente, vissute nel corso di eventi drammatici come la guerra, di decantare, stemperarsi, persino di farci diventare indulgenti verso chi ha commesso le più grandi atrocità. Sempre, beninteso, che il tempo trascorso abbia permesso ai due nemici di allora , Corea del Nord e Stati Uniti – il nano e il gigante – di trovarsi, parlarsi, capirsi, rispettarsi reciprocamente e vivere in pace.

Nel caso della Corea del Nord è successo l’esatto contrario: il tempo della pace vera non è mai arrivato e il piccolo nano ha dovuto vivere sei decenni con la pistola del gigante puntata alla tempia.

Malgrado tutto, chi arriva nella capitale Pyongyang (che nel 1953 aveva solo tre case in piedi) osserva una città pulita, ordinata, efficiente, dallo stile quasi scandinavo. Dalla culla alla bara, ogni coreano gode dei diritti garantiti dallo Stato, il lavoro e il cibo inanzitutto, l’assistenza medica è gratuita, la scuola è obbligatoria fino ai 17 anni. Gli appartamenti degli operai sono piccoli, ma comodi e confortevoli. La gente, memore delle atrocità subite durante la guerra, è sempre convinta di vivere oggi in uno dei migliori mondi possibili e appare decisa a difendersi dagli intrusi.

Lo hanno constatato sul posto visitatori non certo indulgenti verso il comunismo e tanto meno verso il regime di Kim Il Sung e quello attuale di Kim Jong Il. Tra questi, Tiziano Terzani, come sempre raffinato e coinvolgente nei suoi reportage raccolti nel volume “Asia”. Ma poi, quando i visitatori assistono alle spettacolari parate militari di un piccolo esercito armato ed equipaggiato con armi moderne, i pregiudizi si fanno barriera, scatta la sindrome di Orwell in “1984”, e la Corea del Nord appare come l’incubo di una società totalitaria, circondata da un muro invalicabile, ossia un mostro armato fino ai denti che minaccia la pace e la stabilità di tutto l’Estremo Oriente. Nessuno si domanda se, dopo essere stata rasa al suolo già una volta nel 1950, ed essere stata tenuta sotto tiro per più di mezzo secolo, dai missili e dai B52 americani, la Corea del Nord non abbia il sacrosanto diritto di difendersi come ogni paese sovrano minacciato di distruzione nucleare. Credo sia utile fare un po’ di cronistoria vera di quei giorni terribili. Ci aiuterà a capire la tragica continuità del dramma che si continua a vivere oggi in quella parte del mondo e dei pericoli veri che sessant’anni fa ha vissuto l’intero pianeta. E per colpa di chi.
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l mondo sull’orlo di una guerra mondiale nucleare

25 giugno 1950. Era da poco passato mezzogiorno quando Arturo Colombi, segretario del PCI della Lombardia, mi chiama nel suo ufficio, insieme ad alcuni altri compagni. Dopo averci mostrato i dispacci delle agenzie di stampa Reuters e A.P. annuncianti che l’esercito “comunista” della Corea del Nord aveva varcato il 38° parallelo e stava invadendo il sud del paese controllato dagli americani, ci aggiorna sui primi allarmanti giudizi ricevuti dalla direzione del partito. Abituato a soppesare bene ogni parola le conclusioni di Colombi, “dobbiamo aspettarci il peggio”, alludono ai rischi di una possibile terza guerra mondiale. Questa volta nucleare.

E’ il preludio di un dramma che, sebbene si stia svolgendo alla distanza di 9 fusi orari, ci fa apparire il mondo molto più piccolo e molto più fragile. La soverchiante regia imposta dai media occidentali riesce in pochi giorni a gettare nel panico i benpensanti dell’intero pianeta. Ricorda lo storico francese Gerard A.Jaeger : “Da New York a San Francisco si costruiscono ovunque rifugi antiaerei. La grancassa mediatica sostiene che la Corea è stata scelta come laboratorio militare dai comunisti quale premessa ad una loro offensiva contro il resto del mondo. Nei porti europei le barche a vela di qualunque stazza si vendono come arche di Noè. Si fa incetta di benzina, di viveri, ci sono lunghe code davanti ai consolati dell’America latina per ottenere un visto” (1).

L’epicentro dello scontro tra est e ovest, spesso raccontato dai “noir” di John Le Carrè, si sposta ora dal Charlie Point di Berlino al 38° parallelo che divide in due la penisola coreana. Con un differenza non da poco rispetto alla Germania divisa in quattro zone di occupazione: il sud è controllato militarmente e politicamente dagli Stati Uniti e governato da un quisling di estrema destra, Syngman Rhee, mentre il nord è una repubblica popolare sovrana governata dai comunisti. La propaganda non esita un attimo ad emettere la sentenza: è iniziata una guerra di aggressione di Pyongyang che, col sostegno di Mosca e Pechino, vuole annettersi l’intera Corea. Ma, come vedremo più avanti, le cause e la responsabilità del conflitto stanno altrove, e la posta in gioco ha ben altre dimensioni.

La nascita della Cina popolare moltiplica le dimensioni del “campo socialista”

Questo repentino allargarsi del confronto socialismo/imperialismo dall’Europa all’Asia non è casuale. E’ il continente nel quale pochi mesi prima era stata proclamata la nascita della Repubblica Popolare cinese. I rapporti di forza tra i due blocchi antagonisti sono perciò cambiati e questo viene giudicato insopportabile dagli strateghi di Washington ossessionati dall’idea che il comunismo stia dilagando e perciò disposti a tutto pur di impedirne l’espansione.

Il 1950 si era palesato fin dall’inizio come un anno piuttosto difficile per le ambizioni geopolitiche della Casa Bianca. Il 13 gennaio l’Unione Sovietica chiede l’ammissione all’ONU della Cina popolare. Il 31 gennaio il campo socialista riconosce il governo di Ho Ci Minh in lotta per l’indipendenza del Vietnam. Il 14 febbraio Stalin e Mao Tse Tung firmano a Mosca un trattato di alleanza e di amicizia che suscita viva inquietudine in Occidente. Il 22 febbraio i comunisti sono messi al bando negli Stati Uniti ed è l’inizio della caccia alle streghe. In contemporanea la Casa Bianca ordina ai fisici di Teller di accelerare la costruzione della bomba H. Il 18 marzo viene lanciato l’appello di Stoccolma contro l’uso militare dell’atomo. Il successo raccolto da questo appello è immenso : ovunque nel mondo, su iniziativa dei comunisti, si raccolgono in poche settimane oltre seicento milioni di firme, ossia ben oltre i confini politici e ideologici dei promotori. Il 5 giugno gli Stati Uniti impongono al Giappone la messa al bando di ogni attività comunista sul suo territorio.

L’estrema destra americana accende la miccia della guerra

Ormai è chiaro che la politica del presidente USA, Harry Truman, è dettata dai falchi: Douglas Mac Arthur, Foster e Allen Dulles, Edgar Hoover, G. Taft, Joseph MacCarty, già all’epoca vengono definiti “il partito della guerra preventiva al comunismo”. Il Pentagono, la CIA, il Dipartimento di Stato, l’FBI sono sotto il loro controllo.

In quella torrida giornata di giugno la lobby guerrafondaia era riuscita nell’intento ordito da tempo: accendere la miccia di una possibile terza guerra mondiale addossandone la colpa agli “invasori comunisti della Corea del Nord”. Qualcosa di simile a Saraievo e Danzica, i noti pretesti serviti a scatenare i primi due conflitti mondiali.

Era infatti da mesi che reparti militari sudcoreani, comandati da “consiglieri” americani agli ordini di Mc Arthur, si spingevano con continue provocazioni armate oltre il confine mettendo a ferro e fuoco i villaggi di frontiera. Un vero e proprio stillicidio con lo scopo di provocare una reazione che rendesse evidente l’intenzione dei comunisti di aggredire la Corea del Sud rendendo la trama presentabile al mondo come una nuova Pearl Harbour.

Ma fin dal primo giorno della cosiddetta “invasione”, come racconta il giornalista americano I.F. Stone nel suo libro “The Hidden History of the Corean War” del 1952, la versione fornita ai giornalisti dai portavoce del Pentagono comincia a far acqua da tutte le parti. Uno di loro ammette che “gli Stati Uniti si attendevano l’attacco”. L’ammiraglio Roscoe H. Hillenkoetter dichiara poi che “i servizi d’informazione americani erano a conoscenza che in Corea esistevano condizioni tali da poter provocare un’invasione quella settimana stessa o la successiva”. Insomma, tutto ben noto e calcolato, altro che una nuova Pearl Harbour.

A dissipare ogni dubbio ci pensa il governo di Pyongyang che documenta come nella notte del 24 giugno le forze sudcoreane avevano passato il parallelo in tre diversi punti ma erano state respinte. Dopo di che, esaurita la pazienza, Kim Il Sung ordina alle sue truppe di passare alla controffensiva. E per come si sono svolti i fatti successivi risulta chiaro che la decisione è stata presa senza consultare né Mosca né Pechino.

L’ONU delega il comando delle operazioni militari agli Stati Uniti

Nel giro di poche ore, cogliendo al volo l’occasione offerta dalla volontaria assenza del delegato sovietico, gli Stati Uniti riescono ad ottenere dal Consiglio di sicurezza dell’ONU la condanna degli “aggressori” e la delega del comando di tutte le operazioni militari contro Pyongyang. Il colpaccio di immagine è notevole ed è dovuto ad una ingenuità diplomatica commessa dall’Unione Sovietica. Il delegato dell’URSS Malik aveva infatti abbandonato da circa sei mesi il proprio seggio al Consiglio di Sicurezza in segno di protesta per la mancata ammissione all’ONU della Cina popolare: un errore di tipo aventiniano (poi riconosciuto) compiuto per un eccesso di solidarietà con Pechino che lasciò nelle mani degli Stati Uniti la bandiera dell’ONU.

Ma ben presto la strategia militare del Quartier Generale di Tokio e il teatrale protagonismo del suo comandante in capo, generale Mc Arthur, toglie ogni dubbio sulle responsabilità e i veri scopi di quella guerra.

I.F.Stone, lo scrive apertamente nel libro sopra citato: “In una corte di giustizia si potrebbe sostenere che MacArthur stava cercando di trascinare gli Stati Uniti e le Nazioni Unite in una guerra con la Cina e la Russia. Egli tentava di provocare la terza guerra mondiale. Né Washington, né Parigi, né Londra avrebbero potuto pretendere di non essere state preavvisate”. Vengono altresì citate le deliranti parole del generale comandante dell’aviazione, Arvil Andersen : “Datemi l’ordine di farlo e in una settimana farò a pezzi i cinque depositi russi di bombe atomiche e quando mi trovassi davanti a Cristo potrei spiegargli che io ho salvato la civiltà”(2).

La guerra divampa e investe tutta la penisola coreana. Ma la strategia iniziale del Quartier Generale di MacArthur, non manca di sollevare perplessità e interrogativi. Alcune delle più prestigiose firme del giornalismo americano – Walter Lippmann, James Reston, Hanson Baldwin, I.F. Stone – non nascondono stupore per la condotta delle operazioni militari che consente ai nordcoreani di dilagare nel sud del paese fino a rinchiudere in un piccola sacca attorno al porto di Pusan ciò che resta dell’esercito sudcoreano e del contingente americano. Qualcuno comincia a chiedersi se non si tratti di una nuova Dunquerke asiatica volutamente pianificata.

La sospetta strategia a perdere del Pentagono

Se non fosse che la guerra è sempre una faccenda tremendamente seria, oltre che oscena, lo spettacolo parrebbe una commedia dell’assurdo: infatti al largo delle coste coreane incrocia la più potente flotta da guerra del mondo, mentre dalle basi giapponesi centinaia di bombardieri B29 sono in grado di levarsi in volo e annientare la capacità di resistenza di un insignificante nano militare quale era all’epoca la Corea del Nord. Invece Marina e Aviazione USA si voltano dall’altra parte e lasciano che un mini esercito di 40 mila uomini, sicuramente motivati, ma armati in modo primitivo, tenga sotto scacco la potente America che ha appena sconfitto un gigante militare come l’Impero del Sol levante.

Il 7 luglio il NYT scrive che “le armi catturate ai nordcoreani includevano fucili della prima guerra mondiale” e aggiungeva che “né l’esercito né l’aviazione nord coreana possedevano alcuna arma sovietica del dopoguerra”. Ma il paradosso più evidente è quello politico/diplomatico: URSS e Cina popolare (ovviamente solidali con la Corea del Nord) denunciano le provocazioni americane, protestano, si indignano, lanciano allarmi e moniti, ma non mostrano alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere nel conflitto. Vogliono la pace e non fanno nulla per nasconderlo.

E i primi a capirlo sono gli americani in buona fede : “Il generalissimo Stalin con un calcio avrebbe potuto gettarci nel Mar di Corea, se solo l’avesse voluto. Ma stava diventando chiaro che Stalin non voleva aiutare i nordisti a darci questo calcio” scrive Hanson Baldwin sul NYT. Appariva dunque chiaro che i russi e i cinesi non intendevano intervenire nel conflitto per nessuna ragione e tanto meno entrare in una guerra a causa della Corea.

Ma è appunto a partire da questi due macroscopici paradossi che la guerra diventa dal luglio in poi un affare maledettamente serio. La lobby della “guerra preventiva al comunismo” rompe gli indugi e mostra i veri scopi di quella “strana” guerra pianificata da tempo. MacArthur non nasconde l’allarmante sintonia del suo pensiero con quello di Ciang Hai Shek che dal suo rifugio di Formosa farnetica di una imminente riconquista della Cina continentale anche a costo di una guerra mondiale nucleare.

L’imperialismo americano mostra le sue vere intenzioni

Lo storico francese Gerard A. Jaeger scrive che di una terza guerra mondiale si era già iniziato a parlarne pochi mesi dopo la fine della seconda, e la Corea poteva essere “l’incidente perfetto” per regolare i conti con tutto l’universo comunista. “Stiamo scivolando verso la catastrofe” , scrive sul NYT, Walter Lippmann. “Una terza guerra mondiale è in preparazione” proclama Patrick Hurley, ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, mentre getta alle ortiche il suo bicorno da diplomatico. Più che esplicita la nota che il presidente Truman redige per il suo Segretario di Stato : “Se non mostriamo ai russi il nostro pugno di ferro una nuova guerra è in gestazione”.(3)

E’ appunto l’Unione Sovietica di Stalin e il potenziale propulsivo che esercita sul movimento operaio in Occidente a creare incubi sulle rive del Potomac. Un altro autore americano, I.A. Brown,citato da Jaeger, spiegherà poi nel suo libro “The US Plan war with the Soviet Union” l’esistenza di un piano “Dropshot” mirante a “scaricare sull’URSS , nei primi trenta giorni di guerra, centotrenta bombe atomiche su settanta città sovietiche, di cui otto su Mosca e sette su Leningrado (….). Infine più di sei milioni di soldati dovevano occupare i territori comunisti liberati.” (4)

Dopo avere ostentato per un paio di mesi il ruolo di vittima aggredita, Washington ritiene sia giunto il momento di ristabilire le giuste proporzioni con il nano impertinente che ha osato sfidare la sua potenza militare.

L’imponente sbarco del 15 settembre ad Inchon, presso Seul, in perfetto stile D-Day, ripropone ai marines di MacArthur i giorni della guerra totale. Marina e aviazione USA si scatenano, città e villaggi nordcoreani (e la stessa Seul) sono ridotti ad un cumulo di macerie. La strategia USA è sempre quella insegnata a West Point fin dai tempi dello sterminio degli indiani d’America: fare terra bruciata e ridurre il nemico all’età della pietra..

La penisola è tagliata in due e le truppe nordcoreane intrappolate al sud sono date per accerchiate e disperse, benchè i prigionieri esibiti siano solo poche centinaia. Il Quartiere Generale di Tokio canta vittoria. La strada verso la frontiera della Manciuria e quella dell’URSS è aperta. E tanto per non essere frainteso MacArthur lancia provocatori attacchi aerei contro il territorio sovietico e quello cinese: l’8 ottobre un aeroporto nei pressi di Vladivostok viene attaccato in pieno giorno da caccia bombardieri americani. Il 7 novembre la città di Sinuiju, sul confine della Manciuria, di fronte ad Antung, viene rasa al suolo dai B 29. “Con questi mezzi i guerrafondai speravano di appiccare il fuoco al mondo”(5).

Le misurate reazioni di Mosca e Pechino e i loro ripetuti inviti al cessate il fuoco vengono scambiati per segni di debolezza.

Da settembre a fine ottobre sono per MacArthur i giorni della vittoria. Le truppe al suo comando proseguono l’avanzata verso est e verso nord : Pyongyan, Wonsan, Hungnam vengono devastate e occupate. L’avanzata si spinge pericolosamente e irresponsabilmente verso il fiume Yalu, la frontiera che separa la Corea dalla Manciuria. Le grandi dighe che alimentano la regione più industrializzata della Cina popolare vengono bombardate. Al nord le truppe ONU sono ormai a pochi chilometri dalla frontiera sovietica.

La “valanga gialla” e la minaccia atomica contro Cina e URSS

Nei primi giorni di novembre accade perciò l’inevitabile: volontari cinesi, veterani della “lunga marcia”, passano il fiume Yalù per combattere a fianco dei nordcoreani. Prende corpo quello che il cinema razzista di Hollywood dipingerà, moltiplicando le cifre per cento, come lo scatenarsi della “valanga gialla” e delle “orde mongole”. La guerra assume dimensioni che gli strateghi di Washington avevano incautamente ignorato. Arroganza e presunzione fanno commettere a MacArthur lo stesso errore di Custer a Little Big Horn. La sua promessa ai soldati americani “a Natale tutti a casa” si sta trasformando in una micidiale trappola : “Mai un generale mise così pienamente in luce la trappola in cui insisteva a voler cacciare le sue truppe, né mai informò così tanto il nemico di tenere la trappola pronta perché stava arrivando” (6).

Nel giro di qualche settimana la situazione sul campo si capovolge e i marines capiscono che quel Natale lo dovranno invece passare accerchiati sui gelidi campi di battaglia del nord subendo l’iniziativa di un nemico che non fa sconti agli invasori. Il loro morale lo si indovina leggendo i resoconti dal fronte del NYT riassumibili nel gesto di Achille che sconsolatamente guarda al suo tallone. E’ ormai chiaro che i cinocoreani stanno mettendo nei guai la più potente forza militare del pianeta.

Il 30 novembre, nel corso di una conferenza stampa il presidente Truman ufficializza le voci di un possibile impiego dell’arma atomica contro la Cina e l’URSS. Il 16 dicembre la Casa Bianca decreta lo stato di emergenza in tutto il territorio americano e richiama alle armi tre milioni e mezzo di soldati americani. In molti fanno notare che l’iniziativa era già stata presa all’inizio di due guerre mondiali. Francia e Gran Bretagna, fedeli alleati, ingoiano l’amara pillola ma cominciano a domandarsi cosa stia accadendo in Corea. La prima è alle prese con due grosse gatte da pelare in Indocina e Algeria. La seconda sta facendo i conti con il dissolvimento del proprio impero. Entrambe cercano di uscire col minor danno possibile dal vespaio coreano. La stessa coalizione dei paesi ONU che sostengono gli Stati Uniti, comincia ad incrinarsi.

Capovolte le sorti del conflitto

Appaiono sempre più chiari due elementi nuovi di questa guerra : gli Stati Uniti la stanno perdendo sul campo di battaglia mentre i due principali antagonisti, URSS e Cina non vogliono umiliare militarmente l’aggressore ma bensì ristabilire lo status quo antecedente al conflitto. Nel mese di dicembre le sorti del conflitto si sono capovolte e i marines di MacArthur, accerchiati a migliaia nell’estremo nord, subiscono una grossa disfatta . Ma i cinocoreani non infieriscono e lasciano aperto un varco che permetta loro di iniziare la ritirata fin sotto il 38° parallelo. Il primo gennaio 1951, liberato il nord, i cinocoreani rimettono piede a Seul e ostentatamente si fermano. Nei tre mesi successivi le operazioni militari languono in attesa di soluzioni politiche e MacArthur cerca la rivincita sui giornali sparandole grosse. Si vanta di avere fatto 134.616 prigionieri in due mesi di disastrosa ritirata, più di quanti ne hanno fatto i sovietici nella vittoriosa battaglia di Stalingrado Ma le cifre diH.Baldwin sul NYT sono alquanto diverse: “Noi sapevamo di avere esattamente 616 comunisti cinesi prigionieri. Non molto contro gli 8531 americani prigionieri del nemico”(7). Cifre, quelle di MacArthur, ancor più ridicole se rapportate al numero dei volontari cinesi presenti in Corea: 75 mila secondo l’Associated Press, 50 mila secondo il NYT.

Il 24 marzo i cinocoreani si ritirano sul 38° parallelo con la chiara intenzione di restarci. Il 2 aprile il nuovo ministro degli esteri britannico, Herbert Morrison, dichiara che MacArthur deve essere rimosso e che devono iniziare conversazioni di pace. L’11 aprile, il presidente Harry Truman, considerato il rischio di lasciare un pericoloso piromane come MacArthur a gestire l’incendio coreano, lo licenzia dal comando delle truppe ONU sostituendolo col generale Ridgway.

La guerra avrebbe potuto finire lì con un risultato di parità. Gli Stati Uniti avrebbero salvato l’onore e la faccia, la Corea quel poco che era rimasto in piedi dopo i bombardamenti dei B 29. E invece durò ancora per quasi tre anni senza peraltro cambiare di un metro i risultati territoriali acquisiti sul campo. Ma erano gli anni della caccia alle streghe del senatore Mac Carty.

Si scatena il terrorismo chimico e batteriologico

Lo spettro della “valanga gialla”, alimentato dalle sconfitte militari, dalla paranoia anticomunista e dall’intenso traffico di bare dei soldati caduti nel cimitero di Arlington in Virginia, indusse il presidente Truman a dare il via libera all’uso di armi chimiche, batteriologiche e nucleari contro la Cina e la Corea, il solo modo che restava alla superpotenza di consumare una feroce vendetta contro il piccolo popolo che l’aveva sfidata. Ma la Gran Bretagna e altre nazioni “alleate” si opposero apertamente all’uso delle bombe atomiche, temendo che l’Unione Sovietica, i cui bombardieri distavano due ore di volo da Londra, decidesse di rendere pan per focaccia. Gli Stati Uniti, sempre più soli militarmente, dovettero pertanto limitarsi a sperimentare in prima battuta la nuova tremenda miscela chimica chiamata napalm le cui bombe furono lanciate a migliaia sulla Corea del Nord.

Il terrorismo di massa praticato con l’arma aerea si scatena con tutta la sua micidiale potenza distruttiva contro gli esseri umani e quel poco che è rimasto ancora in piedi. Persino i fienili delle case contadine diventano, in mancanza d’altro, bersaglio dei cacciabombardieri USA.

Ma gli eroici difensori della civiltà occidentale fecero anche di peggio: alimenti infetti (cereali e altre “ghiottonerie”) furono disseminate su zone densamente popolate con l’intenzione di sterminare i civili affamati. I coreani che consumavano derrate infette morivano dopo avere sputato sangue per due/tre giorni.

I segreti di questa sporca guerra sono rimasti a lungo sotto chiave negli archivi top secret del Pentagono e il popolo americano ha sempre ignorato quello che le unità della guerra batteriologica hanno compiuto in Corea fino a che due storici americani dell’Università dell’Indiana, Stephen Endicott e Edward Hagerman, sono riusciti a documentarlo con prove schiaccianti. Nel loro libro – The Unided States and Biological Warfare – Indiana University Press, 1999, si legge di come il Pentagono, si sia servito dell’esperienza di un criminale di guerra giapponese, il generale Ishii, già responsabile della guerra batteriologica contro i cinesi, in Manciuria nel 1937. Reclutato e riciclato dal Pentagono alla causa del “mondo libero”, per la modesta cifra di 25 mila yen, il generale Ishii e alcuni suoi collaboratori furono trasferiti negli Stati Uniti con il grado di “consiglieri speciali” degli esperti americani del settore (8). Gli autori citano inoltre le testimonianze dei piloti americani che parteciparono direttamente alla guerra batteriologica (9).

Questo immane massacro compiuto con mezzi chimici, convenzionali e batteriologici è durato, con intensità più o meno maggiore, fino al giorno dell’armistizio, firmato a Panmunjon il 27 luglio 1953. Più di due milioni di morti su una popolazione inferiore ai venti milioni è il prezzo pagato dal popolo nordcoreano. E col paese ridotto ad un cumulo di macerie. Quali le ragioni che hanno scatenato una simile ondata di barbarie ? Perché sessanta anni dopo la fine di quella guerra lo scenario coreano presenta ancora analogie e prospettive altrettanto tenebrose e inquietanti ?

Sessant’anni di precario armistizio sul 38° parallelo

Occorre innanzitutto ricordare che anche dopo la firma dell’armistizio gli Stati Uniti si sono ben guardati dal concludere una vera pace. E’ invece continuato uno stato di “non guerra”, ovvero di “guerra strisciante” accompagnata da tantissimi “incidenti”. Questi sei decenni sono stati, per la superpotenza, un infinito alternarsi di bugie, minacce, provocazioni militari, false promesse, finte aperture, fallimenti negoziali e ricatti ai paesi alleati.

La Corea del Nord è così diventata, giorno dopo giorno di violenti attacchi mediatici, il prototipo dello “stato canaglia”. Non occorre andare molto indietro nel tempo per riscoprire la ossessiva continuità delle ambizioni imperialiste di Washington verso questa piccola porzione di territorio dell’Estremo Oriente, insignificante per dimensioni, ma diventato il crocevia di traffici economici e politici di tre giganti economici, Cina, Russia e Giappone, destinati a diventare nell’immediato futuro, insieme a tutta l’Asia, il centro del mondo contemporaneo.

Secondo Gavan Mc Cormack, grande conoscitore della Corea e autore del libro: “Target North Korea: Pushing North Korea to the brink of nuclear castrophe”, Nation Books, New York, 2004, le ragioni che inducono Washington a tenere la pistola puntata alla testa di Pyongyang sono coerenti con le sue ambizioni imperiali: il pericolo nordcoreano, reale o inventato che sia, concorre a giustificare il dominio che gli Stati Uniti esercitano sul Giappone e la Corea del Sud sotto forma di una massiccia presenza militare e nucleare. Senza questa minaccia, afferma l’autore, “gli strateghi di Washington dovranno trovarsi altre ragioni per perpetuare le loro basi in questi due paesi e per la messa in opera del costosissimo sistema antimissile progettato per questa regione”,costruito a presidio di una postazione strategica avanzata di vitale importanza. La Corea è infatti una gigantesca portaerei terrestre che consente ai bombardieri e ai missili USA di raggiungere in pochi minuti sia la Cina che la Russia.

Sono dunque decenni che Washington aspira a rovesciare, in un modo o in un altro, il regime al potere a Pyongyang ma, paradossalmente, se questo dovesse succedere, sostiene Gavan Mc Cormack, i suoi alleati, Sud Corea e Giappone, non avrebbero più alcun motivo di restare subalterni agli Stati Uniti sul piano strategico. Anzi, un indebolimento dell’egemonia americana in Asia Orientale spingerebbe invece a rafforzare i legami tra i paesi della regione che, grazie al loro dinamismo economico sarebbero in grado di trascinare e integrare, dopo qualche riforma, anche la Corea del Nord. Che ne sarebbe allora del predominio americano in un area considerata dalla Casa Bianca un crocevia strategico di importanza planetaria ?

Certo, gli strateghi americani dispongono di un “nemico” di riserva in grado di rimpiazzare la Corea del Nord, ma le dimensioni di questo “nemico”, la Cina, sconsigliano qualsiasi replica di una politica basata sulle minacce militari come quella seguita contro Pyongyang.

Gli Stati Uniti devono comunque continuare ad avere un vero nemico per poter continuare a mantenere la rete di basi militari in Asia orientale e per giustificare la presenza di quasi centomila soldati, di cui 37 mila in sud Corea. Per mantenere efficiente questo dispositivo militare e per poterlo modernizzare senza sosta, specie quello nucleare, Washington non ha altra scelta che quella di perpetuare il confronto con Pyongyang, qualunque sia stato e sia il presidente in carica alla Casa Bianca: da Harry Truman a Barak Obama, nessuno escluso.(10)

Non è dunque senza ragione che il popolo del nord non abbia mai dimenticato i due milioni di morti massacrati dagli americani. I loro fantasmi sono sempre presenti nell’immaginario collettivo. Solo una normalizzazione pacifica dei rapporti nord-sud e l’avvio di un processo di riunificazione potrebbe farli dissolvere. Ma è appunto quello che la superpotenza americana teme di più e cerca in tutti i modi di impedirlo.

Rileggendo senza pregiudizi i fatti che hanno impietosamente segnato la lunga storia del conflitto tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti come è possibile credere oggi alla ennesima provocazione del sommergibile fantasma che affonda la corvetta sudcoreana ? Ma per favore… Possibile che tutti si siano dimenticati di quello che è successo nel Golfo del Tonchino il 6 agosto 1964 e cosa è costato quell’infame “incidente” provocato dalla CIA al popolo del Vietnam?

Note:

1) Gerard A: Jaeger “Les Rosemberg”, Edition du Felin, 2003

2) I.F. Stone “The Hidden History of the Corean War”, Monthly Review Press, New York, 1952.

3) Gerard A. Jaeger “Les Rosemberg”

4) Ibidem

5) I.F: Stone

6) Ibidem

7) ibidem

8) “Il progetto giapponese si basava essenzialmente sull’antrace ed era già stato testato su 1000 soggetti umani, tra cui 150 prigionieri di guerra americani. Nel 1945 i giapponesi avevano uno stock di 400 kg. di antrace. I germi erano stati lanciati sopra città cinesi dentro bombe speciali che si aprivano a un’altitudine programmata disseminando il loro contenuto su una superficie molto estesa. I giapponesi avevano inoltre osservato che gettando pulci infette sui campi di cereali i germi si diffondevano rapidamente veicolati dai roditori. (….) La tattica americana di guerra batteriologica contro la Corea del Nord è stata assai simila a quella del progetto giapponese “731”. Le bombe USA erano caricate con insetti e prodotti vegetali infettati ed erano trasportate da aerei pilotati da ufficiali superiori che volavano in coda alle formazioni di bombardieri. Le bombe batteriologiche venivano perciò sganciate dopo quelle “normali”. Dopo ogni attacco le squadre nordcoreane che arrivavano sul posto per curare i feriti e riparare i danni diventavano potenziali diffusori dei batteri.”

9) “Almeno 36 piloti americani catturati hanno confessato di avere lanciato bombe batteriologiche su obbiettivi coreani e cinesi. Le loro confessioni menzionano in dettaglio il luogo di fabbricazione delle armi (Terra Alta, Indiana), la struttura di comando della guerra batteriologica (Unita 406 di base in Giappone), i tipi di batteri usati e molti dettagli sulle tattiche dei bombardamenti. Questi ufficiali sono stati rimpatriati nel 1953 e, come era prevedibile, hanno ritrattato le loro confessione dopo essere stati minacciati di deferimento alla corte marziale. Analogamente, scienziati e giornalisti che avevano osato rivelare qualche sporco segreto sono stati ridotti al silenzio sotto minaccia di essere processati per tradimento”.

10) Bruce Cuming, esperto americano di politica asiatica dell’Università di Chicago, ha scritto recentemente che nel giugno 1994 l’amministrazione Clinton, ben prima di Bush, si era trovata ad un passo dal lanciare un attacco preventivo contro i reattori nucleari nordcoreani di Yongbyon, a circa 60 km. dalla capitale Pyongyang. Quattro mesi più tardi , grazie all’intervento moderatore di Jimmy Carter, i nordcoreani furono convinti ad accettare l’accordo “framework” negoziato con l’amministrazione Clinton.

Corea del Norte,
devastada por los EE.UU. con armas químicas y biológicas

Sergio Ricaldone

Fuente: New resistencias

Sesenta años es un período suficientemente largo de tiempo que permite que incluso los recuerdos y las emociones más negativas más violenta, vivían en el curso de los acontecimientos dramáticos como la guerra, decantar, desdibujado, incluso para hacernos indulgentes con los que cometieron el mayor atrocidades. Siempre, por supuesto, que el tiempo ha permitido a los dos enemigos a la vez, Corea del Norte y los Estados Unidos – el enano y el gigante – de ser, hablar, entender unos a otros, el respeto a los demás y vivir en paz.

En el caso de Corea del Norte, todo lo contrario ha sucedido: la hora de la verdadera paz no ha llegado y el enano tenía que vivir seis décadas con la pistola gigante apuntando a la sien.

En cualquier caso, los que llegan a la capital, Pyongyang (que en 1953 fue de sólo tres casas de pie) observa un estilo limpio, ordenado eficiente, casi escandinavo. De la cuna a la tumba, todos los coreanos tiene los derechos garantizados por el Estado, el trabajo y el primero de todos los alimentos, la atención médica es gratuita, la escuela es obligatoria hasta los 17 años. Los apartamentos de los trabajadores son pequeñas, pero cómodas y seguras. La gente, al recordar las atrocidades sufridas durante la guerra, ha estado siempre convencido de vivir hoy en día en uno de los mejores mundos posibles y parece decidido a defenderse de los intrusos.

Tomaron nota de los visitantes al contado sin duda no indulgente hacia el comunismo, y mucho menos con el régimen de Kim Il Sung y Kim Jong Il de la corriente entre ellos, Tiziano Terzani, como siempre elegante y atractivo en su reportaje recoge en el libro “Asia” . Pero entonces, cuando los visitantes asisten a los espectaculares desfiles militares de un pequeño ejército armados y equipados con armas modernas, los prejuicios se hacen de barrera, tiene el síndrome de la de Orwell “1984”, y Corea del Norte parece ser la pesadilla de un sociedad totalitaria, rodeado por un muro impenetrable, un monstruo que está armado hasta los dientes, que amenaza la paz y la estabilidad en todo el Lejano Oriente. Nadie se pregunta si, después de haber arrasado una vez antes, en 1950, y se llevó a cabo a punta de pistola durante más de medio siglo, de misiles y B52 estadounidenses, Corea del Norte tiene todo el derecho a defenderse a sí mismos, ya que cada país soberana amenazaba la destrucción nuclear. Creo que es útil para hacer un poco de la historia real de aquellos terribles días. Esto nos ayudará a entender la continuidad del trágico drama que sigue viviendo hoy en día en esa parte del mundo y los peligros reales que hace sesenta años que vivió todo el planeta. Y quién tiene la culpa.

el mundo al borde de una guerra mundial nuclear

25 de junio 1950. Era más de mediodía cuando Arturo Colombi, el secretario del Partido Comunista de Lombardía, me llamó a su oficina, junto con otros compañeros. Después de mostrar los despachos de agencias de noticias Reuters y AP anunciando que el ejército “comunista” de Corea del Norte cruzó el paralelo 38 y se invade el sur del país, controlado por los norteamericanos, nos actualiza sobre las primeras evaluaciones alarmantes recibidas por la dirección del partido. Acostumbrados a sopesar cada palabra de las conclusiones de Colombi, “hay que esperar lo peor”, en alusión a los riesgos de una posible tercera guerra mundial. Esta vez la energía nuclear.

Y “el preludio de un drama que, aunque se está produciendo a una distancia de 9 zonas de tiempo, hace que el mundo parezca más pequeño y más frágil. La dirección abrumadora impuesta por los medios de comunicación occidentales puede en unos pocos días de entrar en pánico personas bien pensantes de todo el planeta. Recuerda el historiador francés Gerard A.Jaeger: “De Nueva York a San Francisco se construyen refugios en todas partes. Los medios de comunicación bombo afirma que Corea fue elegido como un laboratorio militar de los comunistas, como condición previa a su ofensiva contra el resto del mundo. Puertos europeos veleros de cualquier tonelaje se venden como arcas de Noé. Se acumuló la gasolina, la comida, hay largas colas delante de los consulados en América Latina para obtener una visa “(1).

El epicentro del enfrentamiento entre Oriente y Occidente, a menudo dicho por el “noir” de John Le Carre, ahora se mueve de Point Charlie en Berlín, en el paralelo 38 que divide la península coreana. Con una diferencia no sólo con respecto a la Alemania dividida en cuatro zonas de ocupación: el sur es controlado militarmente y políticamente por Estados Unidos y gobernado por un colaboracionista de la extrema derecha, Syngman Rhee, mientras que el norte es una república soberana gobernada por los comunistas. La propaganda no duda ni un momento de emitir la sentencia se inició una guerra de agresión de Pyongyang de que, con el apoyo de Moscú y Beijing, quiere anexionarse toda Corea. Pero, como veremos más adelante, las causas y la responsabilidad del conflicto se encuentran en otros lugares, y que está en juego tiene muchas otras dimensiones.

El nacimiento del Pueblo de China multiplica el tamaño del “campo socialista”

Este repentino ensanchamiento de la comparación socialismo / imperialismo de Europa a Asia no es accidental. Y “el continente en el que unos meses antes había sido proclamado el nacimiento de la República Popular de China. El equilibrio de poder entre los dos bloques antagónicos se cambian y por lo tanto es considerado intolerable por los estrategas de Washington obsesionados con la idea de que el comunismo se está extendiendo y tan dispuesto a hacer cualquier cosa para evitar su expansión.

En 1950, se reveló desde el principio como un año bastante difícil para las ambiciones geopolíticas de la Casa Blanca. El 13 de enero, la Unión Soviética a la ONU que pida la admisión de China continental. El 31 de enero, el campo socialista reconoce al gobierno de Ho Minh No luchar por la independencia de Vietnam. El 14 de febrero, Stalin y Mao Tse Tung en Moscú firmaron un tratado de alianza y amistad que suscita gran preocupación en Occidente. El 22 de febrero, los comunistas están prohibidos en los Estados Unidos y es el comienzo de la caza de brujas. Al mismo tiempo, las órdenes de la Casa Blanca el cajero físico para acelerar la construcción de la bomba H El 18 de marzo, la apelación se inicia en Estocolmo contra el uso militar del átomo. El éxito alcanzado por esta apelación es inmenso: en cualquier lugar del mundo, por iniciativa de los comunistas, se reunieron en un par de semanas más de seiscientos millones de firmas, es decir, mucho más allá de los límites de los promotores políticos e ideológicos. El 5 de junio, los Estados Unidos impone a Japón de prohibir toda actividad comunista en su territorio.

La extrema derecha estadounidense encendió la mecha de la guerra

Ahora está claro que la política del presidente de EE.UU. Harry Truman, es dictado por los halcones Douglas Mac Arthur Foster y Allen Dulles, J. Edgar Hoover, G. Taft, Joseph McCarty, incluso entonces se define como “el partido de la guerra preventiva contra el comunismo.” El Pentágono, la CIA, el Departamento de Estado, el FBI están bajo su control.

Ese día caliente en junio, el vestíbulo había logrado belicismo urdido por el tiempo: la luz de la mecha de una posible tercera guerra mundial y culpa a la “invasión comunista de Corea del Norte.” Algo así como Sarajevo y Gdansk, los pretextos conocidos sirvió para dar rienda suelta a las dos primeras guerras mundiales.

De hecho, fue durante meses que las unidades militares de Corea del Sur, al mando de “asesores”, al mando del estadounidense Mc Arthur, empujaron con constantes provocaciones armadas en la frontera, poniendo fuego a las aldeas de la frontera. Un verdadero goteo con el fin de provocar una reacción que dejar clara la intención de los comunistas para atacar a Corea del Sur, por lo que la trama presentable ante el mundo como un nuevo Pearl Harbor.

Pero desde el primer día de la llamada “invasión”, como le dijo a la periodista estadounidense IF Piedra en su libro “La historia oculta de la guerra coreana” de 1952, la versión proporcionada a la prensa por el portavoz de obtener agua del Pentágono desde todos los lados. Uno de ellos admite que “Estados Unidos está a la espera del ataque.” Almirante Roscoe H. Hillenkoetter declara que “el servicio de inteligencia de EE.UU. en Corea eran conscientes de que había condiciones que pueden resultar en una invasión a la misma semana o la próxima.” En pocas palabras, todos bien conocidos y calculados, pero un nuevo Pearl Harbor.

Para disipar cualquier duda, creemos que el gobierno de Pyongyang que documenta cómo en la noche del 24 de junio, las fuerzas de Corea del Sur han cruzado el paralelo en tres puntos diferentes, pero había sido rechazado. Después de eso, agotada su paciencia, Kim Il Sung ordenó a sus tropas para pasar a la contraofensiva. Y tal como ocurrieron los hechos posteriores, está claro que la decisión fue tomada sin consultar a Moscú o Pekín.

Los delegados de la ONU el mando de las operaciones militares en los Estados Unidos

A las pocas horas, aprovechando la oportunidad ofrecida por la ausencia voluntaria del delegado soviético, los Estados Unidos se las arreglan para obtener la condena del Consejo de Seguridad de la ONU de la “agresores” y la delegación de mando de todas las operaciones militares contra Pyongyang. La explosión de la imagen es notable y se debe a un ingenio diplomático comprometido por la Unión Soviética. El delegado de la URSS Malik había de hecho abandonada durante unos seis meses, su puesto en el Consejo de Seguridad en protesta por la no admisión de la República de China de las Naciones Unidas: a Aventino error de tipo (más tarde reconocido) hecho a un exceso de solidaridad con Pekín, que dejó en manos de los Estados Unidos, la bandera de la ONU.

Pero pronto la estrategia militar de la sede en Tokio y el protagonismo de lo teatral a su comandante en jefe, el General Mc Arthur, elimina toda duda acerca de las responsabilidades y el verdadero propósito de esa guerra.

IFStone, escribe abiertamente en el libro mencionado anteriormente: “En un tribunal de justicia, se podría argumentar que MacArthur estaba tratando de arrastrar a los Estados Unidos y las Naciones Unidas en una guerra con China y Rusia. Él estaba tratando de provocar una tercera guerra mundial. Ni Washington ni París ni Londres podría fingir no ser recibido previo aviso “. También citaron las palabras delirantes de la comandante de la aviación general, Arvil Andersen: “Dame la orden de hacerlo, y en una semana voy a ahorrar los cinco depósitos rusos de bombas atómicas y cuando me puse delante de Cristo podría explicar que salvé civilización “(2).

La guerra continúa y abarca toda la península coreana. Pero la estrategia inicial del cuartel general de MacArthur, también plantea dudas y preguntas. Algunos de los más prestigiosos en el periodismo estadounidense – Walter Lippmann, James Reston, Hanson Baldwin, SI Stone – no ocultan su sorpresa por la conducción de las operaciones militares que permite norcoreanos por todas partes en el sur hasta trabarse en una pequeña bolsa en torno al puerto de Pusan ​​lo que queda del ejército de Corea del Sur y el contingente estadounidense. Alguien comienza a preguntarse si no se trata de una nueva Dunquerke asiática planeado deliberadamente.

La estrategia sospechoso de perder el Pentágono

Si no fuera porque la guerra es siempre un asunto muy serio, así como obsceno, el show parece ser una comedia del absurdo: de hecho, en la costa de Corea atraviesa la flota de guerra más poderoso del mundo, mientras que de los japoneses bases de cientos de bombarderos B29 son capaces de tomar vuelo y aniquilar la resistencia de un enano militar insignificante lo que entonces era Corea del Norte. En cambio, la Armada y la Fuerza Aérea EE.UU. mirar hacia otro lado y dejar un pequeño ejército de 40.000 hombres, sin duda motivados, pero armados de una manera primitiva, mantener a raya a los poderosos Estados Unidos que acaba derrotado a un ejército gigantesco como el Imperio del Sol Naciente este.

El 7 de julio, el New York Times escribe que “los norcoreanos armas capturadas incluyen cañones de la Primera Guerra Mundial” y ha añadido que “ni el ejército ni la fuerza aérea de Corea del Norte no poseían armas de la guerra soviético.” Pero la paradoja más evidente es la URSS político / diplomático y China continental (obviamente favorable a Corea del Norte) denunció las provocaciones estadounidenses, la protesta, indignados, alarmas de lanzamiento y advertencias, pero no muestran ninguna intención de involucrarse en el conflicto. Ellos quieren la paz y no hacen nada para ocultarlo.

Y el primero en comprender los estadounidenses de buena fe: “Generalísimo Stalin podría lanzar una pelota de fútbol en el Mar de Corea, sólo si él quería. Pero estaba claro que Stalin no quería ayudar a los Yankees para darnos este fútbol “Hanson Baldwin escribe el New York Times. Al parecer, por lo tanto, está claro que los rusos y los chinos no tienen la intención de intervenir en el conflicto por ninguna razón, ni mucho menos entrar en una guerra a causa de Corea.

Pero es precisamente a partir de estas dos paradojas macroscópicas que la guerra se convierte en un contrato a partir de julio darn serio. El vestíbulo del “comunismo de guerra preventiva” el paso y demostrar los efectos reales de la guerra “extraño” planeado por algún tiempo. MacArthur no oculta el tono alarmante de su pensamiento con el de Chiang Shek Tienes que desde su refugio en Formosa diatribas de una inminente conquista de la China continental, incluso a costa de una guerra mundial nuclear.

Imperialismo estadounidense muestra sus verdaderas intenciones

El historiador francés Gerard A. Jaeger escribe que una tercera guerra mundial ya había empezado a hablar de un par de meses después del final de la segunda, y Corea podría ser el “accidente perfecto” para ajustar cuentas con todo el universo comunista. “Estamos deslizándonos hacia la catástrofe”, escribe el New York Times, Walter Lippmann. “Se está preparando una tercera guerra mundial”, proclama Patrick Hurley, embajador de EE.UU. en China, mientras lanzaba a los cuatro vientos su ladeada como diplomático. Más de la nota expresa que el presidente Truman se prepara para su secretario de Estado: “Si no nos mostramos a los rusos nuestro puño de hierro de una nueva guerra se está gestando.” (3)

Es “sólo la Unión Soviética de Stalin y la fuerza potencial que ejerce sobre el movimiento obrero en Occidente para crear pesadillas en las orillas del Potomac. Otro escritor estadounidense, I. A. Brown, citado por Jaeger, explicará más tarde en su libro “El plan de guerra de EE.UU. con la Unión Soviética” la existencia de un plan “Dropshot” dirigida a “bajar la URSS, en los primeros treinta días de la guerra, ciento treinta bombas atómicas setenta en ciudades soviéticas, incluyendo ocho de Moscú y Leningrado siete de (….). Por último, más de seis millones de soldados comunistas tuvieron que ocupar los territorios liberados. “(4)

Después ostentoso para un par de meses el papel de víctima atacada, Washington cree que ha llegado el momento de restablecer las proporciones correctas con el enano travieso que se atrevió a desafiar su poder militar.

El impresionante aterrizaje en Inchon el 15 de septiembre, en Seúl, en perfecto estilo D-Day, la Infantería de Marina MacArthur propone los días de la guerra. Armada y Fuerza Aérea de EE.UU. se desatan, pueblos y aldeas en Corea del Norte Seúl (y el mismo) se reducen a un montón de escombros. La estrategia de EE.UU. es siempre el que enseñó en West Point desde el momento de la exterminación de los indios de América: la tierra arrasada y reducir al enemigo a la edad de piedra ..

La península se corta en dos y Norte tropas coreanas atrapados en el sur se dan para rodeados y dispersa, aunque los presos se realizan sólo unos pocos cientos. El Cuartel General en Tokio reclamar la victoria. El camino hacia la frontera de Manchuria y la URSS está abierta. Y para no ser malinterpretado provocativa MacArthur lanza ataques aéreos contra el territorio soviético y los chinos: 08 de octubre, un aeropuerto cerca de Vladivostok es atacado en plena luz del día por los bombarderos estadounidenses. El 7 de noviembre la ciudad de Sinuiju, en la frontera de Manchuria, frente Antung, fue arrasada por el B 29. “Por estos medios, los belicistas esperaban a incendiar el mundo” (5).

Las respuestas medidas de Moscú y Beijing y sus reiterados llamamientos a un alto el fuego se confunden con signos de debilidad.

De septiembre a finales de octubre de MacArthur son los días de la victoria. Las tropas bajo su mando continúan el avance hacia el este y el norte: Pyongyang, Wonsan, Hungnam se devastó y ocupada. El avanzado va peligroso e irresponsable hacia el río Yalu, la frontera que separa a Corea de Manchuria. Las grandes presas que alimentan la región más industrializada de China continental son bombardeadas. En el norte, las tropas de la ONU están a sólo unos kilómetros de la frontera soviética.

La “bola de nieve amarilla” y la amenaza atómica contra China y la URSS

En los primeros días de noviembre para lo inevitable sucede: los voluntarios chinos, los veteranos de la “larga marcha”, pasan el río Yalu para luchar junto a los norcoreanos. Cuerpo toma lo que los racistas Hollywood películas de pintura, multiplicando los dígitos por ciento, ya que el ataque de la “avalancha amarilla” y las “hordas mongoles”. La guerra está asumiendo que los estrategas de Washington había ignorado imprudentemente. La arrogancia y la vanidad hacen MacArthur cometer el mismo error de Custer en Little Big Horn. Su promesa a los soldados estadounidenses “en Navidad todo el hogar” se está convirtiendo en una trampa mortal: “Nunca ponga un general tan ricos conocimientos sobre la trampa en la que insistía en querer capturar a sus tropas, y nunca informó tanto del enemigo mantener la trampa preparada porque él iba a venir “(6).

A las pocas semanas de la situación sobre el terreno se pone patas arriba y los Marines entender que esta Navidad en su lugar pasar el frío rodeado por los campos de batalla del norte de someterse a la iniciativa de un enemigo que no haga concesiones a los invasores. Su moral como se puede adivinar por la lectura de los informes de la parte frontal del New York Times resume en el gesto de Aquiles parece tristemente a sus talones. Y “ahora claro que cinocoreani están poniendo en peligro la fuerza militar más poderosa del planeta.

El 30 de noviembre, durante una conferencia de prensa el presidente Truman confirmar oficialmente los rumores de un posible uso de armas nucleares contra China y la URSS. El 16 de diciembre, la Casa Blanca declara el estado de emergencia en todo los EE.UU. y las llamadas a los brazos de tres millones y medio de soldados estadounidenses. En muchos señalan que la iniciativa ya había sido tomada al inicio de las dos guerras mundiales. Francia y Gran Bretaña, aliados, tragar la píldora amarga, pero comienzan a preguntarse qué está pasando en Corea. El primero se enfrenta con dos grandes peces para freír en Indochina y Argelia. El segundo es por llegar a un acuerdo con la disolución de su imperio. Ambos están tratando de salir con el menor daño posible a partir del espacio de acceso de Corea. La misma coalición de países de las Naciones Unidas que apoyan los Estados Unidos, comienza a agrietarse.

Dio la vuelta al curso de la guerra

Aparecen cada vez más claro dos elementos nuevos de esta guerra: los Estados Unidos están perdiendo en el campo de batalla, mientras que los dos antagonistas principales, la URSS y China no quieren humillar al agresor militar sino restablecer el statu quo anterior al conflicto. En diciembre, la marea de la guerra se han invertido y marines MacArthur, rodeado por miles en el extremo norte, sufriendo una gran derrota. Pero no cinocoreani rabia y dejar abierto un espacio que les permite comenzar la retirada por debajo del paralelo 38. El 1 de enero de 1951, publicado el norte, al pie mandato cinocoreani en Seúl y ostentosamente parar. Dentro de los tres meses de operaciones militares languidecen esperando soluciones políticas y MacArthur busca venganza por el rodaje de los grandes periódicos. Se jacta de haber hecho 134.616 prisioneros en dos meses de retirada desastrosa, más que a los soviéticos en la victoriosa batalla de Stalingrado en el NYT diH.Baldwin Pero las cifras son muy diferentes: “Sabíamos que teníamos exactamente 616 presos comunistas chinos. No hay mucho en contra de los 8.531 prisioneros de los enemigos “(7). Figuras de los MacArthur es aún más ridícula si se compara con el número de voluntarios chinos presentes en Corea: 75.000 segundos a la Associated Press, 50,000 segundos, el NYT.

El 24 de marzo, el cinocoreani retirarse en el paralelo 38, con la clara intención de quedarse allí. El 2 de abril, el nuevo Secretario de Relaciones Exteriores británico, Herbert Morrison, afirma que MacArthur se debe quitar y tienen que comenzar las negociaciones de paz. El 11 de abril, el presidente Harry Truman, consideró que el riesgo de dejar un pirómano peligroso como MacArthur de manejar el fuego coreano, le dispara en el mando de las tropas de la ONU reemplazándola por Ridgway General.

La guerra habría terminado allí con un empate. Los Estados Unidos han salvado el honor y la cara, Corea, lo poco que quedó en pie tras el bombardeo de B 29. Pero aún así duró casi tres años sin un cambio de los resultados del medidor territoriales adquiridos en el campo. Pero estos fueron los años de la caza de brujas del senador Mac Carty.

Se dispara el terrorismo bacteriológico y químicos

El fantasma de la “bola de nieve amarilla”, alimentado por las derrotas militares, la paranoia anticomunista e intenso tráfico de los ataúdes de los soldados caídos en el cementerio de Arlington en Virginia, dirigida por el presidente Truman para dar luz verde a la utilización de armas químicas, bacteriológicas y las armas nucleares contra China y Corea, la única manera que se deja a la superpotencia a consumir una feroz venganza contra la gente pequeña que había desafiado. Pero Gran Bretaña y otras naciones “aliadas” abiertamente se opuso a la utilización de las bombas atómicas, por temor a que la Unión Soviética, cuyos bombarderos estaban cerca de un vuelo de dos horas desde Londres, decidió responder medida por medida. Los Estados Unidos, cada vez más solo militar, que tuvo que ser confinado en un primer momento para experimentar la tremenda nueva mezcla química llamada bombas de napalm, que fueron retirados por las miles de personas en Corea del Norte.

El terrorismo de masas practicado con el poder aéreo se desató con toda su letal poder destructivo contra los seres humanos, y que poco queda en pie. Incluso los graneros de casas rurales se convierten, a falta de mejor, dirigido por los bombarderos estadounidenses.

Pero los heroicos defensores de la civilización occidental lo hicieron aún peor: comida Infected (cereales y otras “delicias”) se dispersa en las zonas densamente pobladas y con la intención de exterminar a los civiles muertos de hambre. Los coreanos que consumieron alimentos infectados murieron después escupió sangre por dos / tres días.

Los secretos de la guerra sucia se mantuvo durante mucho tiempo bajo llave en los archivos de la top secret del Pentágono y el pueblo estadounidense siempre han ignorado lo que las unidades de guerra biológica han hecho en Corea hasta que dos historiadores norteamericanos de la Universidad de Indiana, Stephen Endicott y Hagerman Edward, pudieron documentar con pruebas. En su libro – Los Estados UNIDED y la guerra biológica – Indiana University Press, 1999, leemos de cómo el Pentágono ha utilizado la experiencia de un criminal de guerra japonés, el general Ishii, ex jefe de la guerra contra los chinos, en Manchuria en 1937. Reclutado y reciclada por el Pentágono para la causa del “mundo libre”, por la módica suma de 25.000 yenes, general Ishii y sus colaboradores fueron trasladados a los Estados Unidos con el rango de “asesores especiales” expertos estadounidenses en el campo (8) . Los autores también citan el testimonio de pilotos estadounidenses que participaron directamente en la guerra bacteriológica (9).

Esta terrible masacre cometida por agentes químicos, bacteriológicos y convencionales duró, con mayor o menor intensidad, hasta el día del armisticio firmado en Panmunjon 27 de julio 1953. Más de dos millones de muertes fuera de una población de menos de veinte millones de dólares es el precio pagado por el pueblo de Corea del Norte. Y con el país reducido a un montón de escombros. ¿Cuáles son las razones que desencadenaron una ola de barbarie semejante? ¿Por sesenta años después del final de la guerra de Corea escenario aún presenta analogías y perspectivas igualmente oscuros e inquietantes?

Sesenta años de tregua precaria en el paralelo 38

Primero debe ser recordado que, incluso después de la firma de los Estados Unidos se han abstenido de entrar en una paz real. E ‘, sin embargo, siguió un estado de “no a la guerra” o de la “guerra progresiva” acompañado por un gran número de “accidentes”. Estos seis décadas han sido, por la superpotencia, una sucesión interminable de mentiras, amenazas, provocaciones militares, las falsas promesas, las aperturas falsas, errores en la negociación y el chantaje a los países aliados.

Corea del Norte se ha convertido así, día tras día de los ataques de los medios violentos, el prototipo del “Estado canalla”. Usted no necesita ir muy lejos en el tiempo para descubrir la continuidad obsesivo de las ambiciones imperialistas de Washington hacia esta pequeña porción del territorio del Lejano Oriente, insignificante en tamaño, pero convertido en el centro económico y político de tráfico de los tres gigantes económicos, China, Rusia y Japón, destinada a convertirse en un futuro próximo, junto con el conjunto de Asia, el centro del mundo contemporáneo.

Según Gavan McCormack, un gran conocedor de Corea y autor del libro: “Target Corea del Norte: Empujar Corea del Norte al borde de la castrophe nuclear”, Nation Books, New York, en 2004, las razones que inducen a Washington para mantener la pistola apuntando a su cabeza Pyongyang están en consonancia con sus ambiciones imperiales: la amenaza de Corea del Norte, real o inventado, ayuda a justificar la regla de que los ejercicios de Estados Unidos en Japón y Corea del Sur en forma de una presencia militar masiva y nucleares. Sin esta amenaza, dice el autor, “los estrategas de Washington tendrá que encontrar otras razones para perpetuar sus bases en estos dos países y para la aplicación del sistema antimisiles caro diseñado para esta región”, construida en defensa de una estratégica y vitales avanzada. Corea es, de hecho, un avión gigante transportista terrestre que permite a los bombarderos y misiles de Estados Unidos para llegar en pocos minutos tanto de China y Rusia.

Por tanto, estoy décadas que Washington pretende derrocar, de una manera u otra, el régimen de Pyongyang, pero, paradójicamente, si esto llegara a suceder, dice Gavan McCormack, sus aliados, Corea del Sur y Japón, no tienen más razón para permanecer subordinado a Estados Unidos en el plan estratégico. En efecto, el debilitamiento de la hegemonía estadounidense en Asia oriental en vez empuja a fortalecer los lazos entre los países de la región que, debido a su dinamismo económico para poder arrastrar e integrar, después de algunas reformas, incluyendo a Corea del Norte. ¿Qué pasaría entonces el dominio estadounidense en una zona considerada por la Casa Blanca un cruce estratégico de importancia global?

Claro, los estrategas estadounidenses tienen un “enemigo” de las reservas que puedan sustituir a Corea del Norte, pero el tamaño de este “enemigo”, China, desaconsejan cualquier réplica de una política basada en las amenazas militares contra Pyongyang que el que sigue.

Los Estados Unidos aún debe tener un verdadero enemigo con el fin de seguir manteniendo la red de bases militares en Asia oriental y para justificar la presencia de cerca de cien mil soldados, de los cuales 37.000 en Corea del Sur. Para mantener la eficacia de este dispositivo para poder modernizar las fuerzas armadas y la continua, especialmente nuclear, Washington tiene otra opción más que perpetuar la confrontación con Pyongyang, lo que fue y es el actual presidente en la Casa Blanca: desde Harry Truman a Barack Obama , sin excepción. (10)

Por tanto, no es sin razón que la gente del norte no se han olvidado de los dos millones masacrados por los norteamericanos. Sus fantasmas están siempre presentes en el imaginario colectivo. Sólo una normalización pacífico de las relaciones Norte-Sur y el inicio de un proceso de reunificación podría hacer que se disuelvan. Pero es precisamente lo que la superpotencia estadounidense más teme y trata por todos los medios para evitarlo.

Volver a leer sin prejuicios los hechos que han marcado sin piedad la larga historia del conflicto entre Corea del Norte y Estados Unidos, ya que hoy en día es posible creer que el fantasma otra provocación del submarino que hundió la corbeta de Corea del Sur? Pero, por favor … Posible que todos ustedes han olvidado lo que ocurrió en el Golfo de Tonkin 06 de agosto 1964 y lo que cuesta infame “accidente” causado por la CIA para el pueblo de Vietnam?

Notas:

1) Gerard A: Jaeger “Les Rosenberg”, edición du Felin, 2003

2) I.F. Stone “La historia oculta de la guerra coreana,” Monthly Review Press, New York, 1952.

3) Gerard A. Jaeger “Les Rosenberg”

4) Ibid

5) I.F: Stone

6) Ibid

7) ibid

8) “El proyecto japonés se basó principalmente en el ántrax y ha sido probado de 1.000 seres humanos, incluyendo 150 prisioneros de guerra. En 1945 los japoneses tenían un stock de 400 kg. ántrax. Los gérmenes se lanzaron sobre las ciudades chinas en las bombas especiales que se abrían a una altitud programada difusión de su contenido en una gran superficie. Los japoneses también habían observado que tirar pulgas infectadas en los campos de semillas de cereales se extendió rápidamente transmitida por los roedores. (….) La táctica Americana de guerra contra Corea del Norte era mucho similitud con la del proyecto japonesa “731”. Las bombas estadounidenses fueron cargados con los insectos y los productos vegetales infectados y fueron transportados por aviones pilotados por oficiales que volaron en la cola para las formaciones de bombarderos. Las bombas de gérmenes fueron retirados después de lo “normal”. Después de cada ataque de los equipos de Corea del Norte que llegaron en el lugar para tratar a los heridos y los daños potenciales de reparación se convirtieron en altavoces de la bacteria “.

9) “Al menos 36 pilotos estadounidenses capturados han confesado que han puesto en marcha las bombas de gérmenes en los objetivos coreanos y chinos. Sus confesiones mencionan en detalle el lugar de fabricación de armas (Terra Haute, Indiana), la estructura de mando de la guerra biológica (Unidades Base 406 en Japón), los tipos de bacterias utilizadas y muchos detalles acerca de las tácticas de los bombardeos. Estos oficiales fueron repatriados en 1953 y, como se esperaba, se han retractado de su confesión tras ser amenazado con la remisión a una corte marcial. Del mismo modo, los científicos y los periodistas que se atrevieron a revelar algunos secretos sucios fueron silenciados bajo la amenaza de ser juzgados por traición a la patria “.

10) Bruce Cuming, experto estadounidense en política asiática de la Universidad de Chicago, escribió recientemente que en junio de 1994 la administración Clinton, mucho antes de Bush, se encontró un paso más cerca de lanzar un ataque preventivo contra los reactores nucleares de Corea del Norte Yongbyon, a unos 60 km. de la capital, Pyongyang. Cuatro meses más tarde, gracias a la moderadora de Jimmy Carter, los norcoreanos fueron persuadidos a aceptar el “marco” acuerdo negociado con el gobierno de Clinton.

North Korea,
devastated by the USA with chemical and biological weapons

Sergio Ricaldone

Source: New resistances

Sixty years is a long enough period of time that allows even the most negative memories and emotions more violent, lived in the course of dramatic events such as war, to decant, become blurred, even to make us lenient toward those who committed the largest atrocities. Always, of course, that the time spent has allowed the two enemies at the time, North Korea and the United States – the dwarf and the giant – of being, talk, understand each other, respect each other and live in peace.

In the case of North Korea, the exact opposite has happened: the time of true peace has never arrived and the little dwarf had to live six decades with the giant gun pointed at his temple.

Regardless, those who arrive in the capital Pyongyang (which in 1953 was only three houses standing) observes a clean, orderly, efficient, almost Scandinavian style. From the cradle to the grave, every Korean has the rights guaranteed by the State, work and first of all the food, medical care is free, the school is compulsory up to 17 years. The apartments of the workers are small, but comfortable and safe. The people, remembering the atrocities suffered during the war, has always been convinced to live today in one of the best possible worlds and appears determined to defend themselves from intruders.

They noted on the spot visitors certainly not indulgent towards communism, much less to the regime of Kim Il Sung and Kim Jong Il of the current Among them, Tiziano Terzani, as always elegant and engaging in its reportage collected in the book “Asia” . But then, when visitors attend the spectacular military parades of a small army armed and equipped with modern weapons, prejudices are made barrier, takes the syndrome of Orwell’s “1984”, and North Korea appears to be the nightmare of a totalitarian society, surrounded by an impenetrable wall, a monster that is armed to the teeth that threatens the peace and stability throughout the Far East. No one asks whether, after being razed to the ground once before in 1950, and she was held at gunpoint for more than half a century, from missiles and B52 Americans, North Korea has every right to defend themselves as each country sovereign threatened nuclear destruction. I think it’s helpful to do a little ‘real history of those terrible days. It will help us to understand the continuity of the tragic drama that continues to live today in that part of the world and the real dangers that sixty years ago he lived the entire planet. And whose fault.

the world to the brink of a nuclear world war

June 25, 1950. It was just past noon when Arturo Colombi, secretary of the Communist Party of Lombardy, calls me into his office, along with some other companions. After showing the dispatches of news agencies Reuters and AP announcing that the army “communist” North Korea had crossed the 38th parallel and was invading the south of the country controlled by the Americans, updates us on the first alarming evaluations received by the party leadership. Accustomed to weigh every word the conclusions of Colombi, “we have to expect the worst,” alluding to the risks of a possible third world war. This time nuclear power.

And ‘the prelude of a drama which, although is taking place at a distance of 9 time zones, it makes the world seem much smaller and much more fragile. The overwhelming direction imposed by the Western media can in a few days to panic right-thinking people of the entire planet. Remember the French historian Gerard A.Jaeger: “From New York to San Francisco are built bomb shelters everywhere. The bass drum media claims that Korea was chosen as a military laboratory by the Communists as a precondition to their offensive against the rest of the world. European ports sailboats of any tonnage are selling like Noah’s arks. It hoarded gasoline, food, there are long queues in front of consulates in Latin America to obtain a visa “(1).

The epicenter of the clash between east and west, often told by the “noir” by John Le Carre, now moves from Point Charlie in Berlin at the 38th parallel that divides the Korean peninsula. With a difference not just with respect to the divided Germany into four occupation zones: the south is controlled militarily and politically by the United States and governed by a quisling of the extreme right, Syngman Rhee, while the north is a sovereign republic ruled by communists. The propaganda does not hesitate a moment to issue the sentence began a war of aggression in Pyongyang that, with the support of Moscow and Beijing, wants to annex the whole of Korea. But, as we shall see later, the causes and the responsibility of the conflict lie elsewhere, and the stakes has many other dimensions.

The birth of China’s People multiplies the size of the “socialist camp”

This sudden widening of the comparison socialism / imperialism from Europe to Asia is not accidental. And ‘the continent in which a few months before had been proclaimed the birth of the People’s Republic of China. The balance of power between the two antagonistic blocs are changed and therefore it is considered intolerable by the Washington strategists obsessed with the idea that communism is spreading and so willing to do anything to prevent its expansion.

In 1950, it was revealed from the beginning as a rather difficult year for geopolitical ambitions of the White House. On January 13, the Soviet Union to the UN asking for the admission of mainland China. On January 31, the socialist camp recognizes the government of Ho There Minh fighting for the independence of Vietnam. On February 14, Stalin and Mao Tse Tung in Moscow signed a treaty of alliance and friendship that arouses deep concern in the West. On February 22, the Communists are banned in the United States and is the beginning of the witch hunt. At the same time the White House orders the physical Teller to accelerate the construction of the H-bomb On March 18, the appeal is launched in Stockholm against the military use of the atom. The success achieved by this appeal is immense: anywhere in the world, on the initiative of the Communists, are gathered in a few weeks over six hundred million signatures, ie well beyond the boundaries of political and ideological promoters. On June 5, the United States imposes on Japan to ban all communist activity on its territory.

The extreme right-wing American lit the fuse of war

It is now clear that the policy of U.S. President Harry Truman, is dictated by the hawks Douglas Mac Arthur Foster and Allen Dulles, J. Edgar Hoover, G. Taft, Joseph MacCarty, even then are defined as “the party of preventive war against communism.” The Pentagon, the CIA, the State Department, the FBI are under their control.

On that hot day in June, the lobby had succeeded in warmongering hatched by time: light the fuse of a possible third world war and blames the “invading communist North Korea.” Something like Sarajevo and Gdansk, the well-known pretexts served to unleash the first two world wars.

Indeed, it was for months that South Korean military units, commanded by “advisors” under the command of American Mc Arthur, pushed with constant armed provocations across the border by putting fire to the villages of the border. A real dripping with the purpose to provoke a reaction that would make clear the intention of the communists to attack South Korea, making the plot presentable to the world as a new Pearl Harbor.

But from the first day of the so-called “invasion” as he told the American journalist IF Stone in his book “The Hidden History of the Corean War” of 1952, the version provided to journalists by the spokesman for the Pentagon’s getting water from all sides. One of them admits that “the United States is waiting for the attack.” Admiral Roscoe H. Hillenkoetter declares that “the U.S. intelligence service in Korea were aware that there were conditions that could result in an invasion that same week or the next.” In short, all well-known and calculated, but a new Pearl Harbor.

To dispel any doubt, we think the Pyongyang government that documents how in the night of 24 June, the South Korean forces had crossed the parallel at three different points, but had been rejected. After that, his patience exhausted, Kim Il Sung ordered his troops to move to the counteroffensive. And as they occurred subsequent events it is clear that the decision was taken without consulting either Moscow or Beijing.

The UN delegates the command of military operations in the United States

Within a few hours, seizing the opportunity offered by the voluntary absence of the Soviet delegate, the United States manage to get the UN Security Council condemnation of the “aggressors” and the delegation of command of all military operations against Pyongyang. The bang of the image is remarkable and is due to a diplomatic ingenuity committed by the Soviet Union. The delegate of the USSR Malik had in fact abandoned for about six months its seat on the Security Council in protest against the non-acceptance of the UN’s Republic of China: a type error Aventine (later recognized) made to an excess of solidarity with Beijing that left in the hands of the United States, the UN flag.

But soon the military strategy of the HQ in Tokyo and the leading role of the theatrical his commander in chief, General Mc Arthur, removes all doubt about the responsibilities and the true purpose of that war.

IFStone, writes openly in the above mentioned book: “In a court of justice, one could argue that MacArthur was trying to drag the United States and the United Nations into a war with China and Russia. He was trying to provoke a third world war. Neither Washington nor Paris nor London could pretend not to be received prior notice. ” They also cited the delirious words of the commanding general aviation, Arvil Andersen: “Give me the order to do so, and in a week will I spare the five Russian deposits of atomic bombs and when I stood before Christ could I explain that I saved civilization “(2).

The war rages and encompasses the entire Korean peninsula. But the initial strategy of MacArthur’s headquarters, it too raises doubts and questions. Some of the most prestigious in American journalism – Walter Lippmann, James Reston, Hanson Baldwin, IF Stone – do not hide surprise at the conduct of military operations that allows North Koreans to run rampant in the south up to lock in a small pouch around the port of Pusan ​​what remains of the South Korean army and the American contingent. Someone begins to wonder whether this is not a new Dunquerke Asian deliberately planned.

The suspect strategy to lose the Pentagon

If it were not that war is always a deadly serious matter, as well as obscene, the show appears to be a comedy of the absurd: in fact, off the coast of Korean crosses the most powerful war fleet in the world, while from the Japanese bases hundreds of B29 bombers are able to take flight and annihilate the stamina of an insignificant military dwarf what was then North Korea. Instead, Navy and Air Force USA look away and let a mini army of 40,000 men, certainly motivated, but armed in a primitive way, keep in check the powerful America that has just defeated a giant military as the Empire of the Rising east.

On July 7, the NYT writes that “the North Koreans captured weapons included guns of World War I” and added that “neither the army nor the North Korean air force possessed no weapons of the Soviet war.” But the most obvious paradox is the political / diplomatic USSR and mainland China (obviously sympathetic to North Korea) denounced the American provocations, protest, outraged, launch alarms and warnings, but do not show any intention of getting involved in the conflict. They want peace and do nothing to hide it.

And the first to understand the Americans in good faith: “Generalissimo Stalin could throw a football in the Sea of ​​Korea, only if he wanted to. But it was becoming clear that Stalin did not want to help the Yankees to give us this football “Hanson Baldwin writes the NYT. It appeared, therefore, clear that the Russians and Chinese did not intend to intervene in the conflict for no reason, much less get into a war because of Korea.

But it is precisely from these two macroscopic paradoxes that war becomes a deal from July onwards darn seriously. The lobby of “preventive war communism” the plunge and show the real purposes of the “strange” war planned for some time. MacArthur does not hide the alarming tune of his thought with that of Chiang Shek You have that from his refuge in Formosa rants of an imminent conquest of mainland China even at the cost of a nuclear world war.

American imperialism shows his true intentions

The French historian Gerard A. Jaeger writes that a third world war had already started talking about it a few months after the end of the second, and Korea could be the “perfect accident” to settle accounts with the whole universe communist. “We are sliding towards catastrophe,” writes the NYT, Walter Lippmann. “A third world war is being prepared” proclaims Patrick Hurley, U.S. ambassador to China, while throwing to the winds his cocked as a diplomat. More than explicit note that President Truman prepares for his Secretary of State: “If we do not show the Russians our iron fist of a new war is in the making.” (3)

It ‘just the Soviet Union of Stalin and the potential force that exerts on the labor movement in the West to create nightmares on the banks of the Potomac. Another American author, I.A. Brown, quoted by Jaeger, will explain later in his book “The Plan U.S. war with the Soviet Union” the existence of a plan “Dropshot” aimed at “download the USSR, in the first thirty days of the war, one hundred and thirty seventy atomic bombs on Soviet cities, including eight of Moscow and Leningrad seven out of (….). Finally, more than six million Communist soldiers had to occupy the territories liberated. “(4)

After ostentatious for a couple of months the role of victim attacked, Washington believes the time has come to re-establish the correct proportions with the naughty dwarf who dared to challenge its military power.

The impressive landing at Inchon on 15 September, at Seoul, in perfect style D-Day, the Marines MacArthur proposes the days of war. Navy and U.S. Air Force are unleashed, towns and villages in North Korea (Seoul and the same) are reduced to a pile of rubble. The U.S. strategy is always the one taught at West Point since the time of the extermination of the American Indians: scorched earth and reduce the enemy to the stone age ..

The peninsula is cut in two and North Korean troops trapped in the south are given for encircled and dispersed, though the prisoners are performed only a few hundred. The General Headquarters in Tokyo claiming victory. The road to the border of Manchuria and the USSR is open. And so as not to be misunderstood provocative MacArthur launches air strikes against the Soviet territory and the Chinese: October 8, an airport near Vladivostok is attacked in broad daylight by American bombers. On 7 November the city of Sinuiju on the border of Manchuria, in front of Antung, was razed to the ground by B 29. “By these means the warmongers were hoping to set fire to the world” (5).

The measured responses of Moscow and Beijing and their repeated calls for a ceasefire are mistaken for signs of weakness.

From September to late October for MacArthur are the days of victory. The troops under his command continue the advance towards the east and north: Pyongyang, Wonsan, Hungnam are devastated and occupied. The advanced goes dangerously and irresponsibly toward the Yalu River, the border that separates Korea from Manchuria. Large dams that feed the most industrialized region of mainland China are bombed. In the north the UN troops are now only a few miles from the Soviet border.

The “snowball Yellow” and the atomic threat against China and the USSR

In the early days of November so the inevitable happens: Chinese volunteers, veterans of the “long march”, pass the Yalu River to fight alongside the North Koreans. Body takes what the racist Hollywood movies paint, multiplying the digits percent, as the onslaught of the “avalanche Yellow” and the “Mongol hordes”. The war is assuming that the Washington strategists had unwisely ignored. Arrogance and conceit make MacArthur commit the same mistake of Custer at Little Big Horn. His promise to the American soldiers “at Christmas all home” is turning into a deadly trap: “Never put a general so rich insights into the trap in which he insisted on wanting to hunt his troops, and never informed so much of the enemy keep the trap ready because he was coming “(6).

Within a few weeks the situation on the ground is turned upside down and the Marines understand that this Christmas will instead spend the cold surrounded on the battlefields of northern undergoing the initiative of an enemy that does not make allowances for the invaders. Their morale as you can guess by reading the reports from the front of the NYT summarized in the gesture of Achilles looks forlornly at his heel. And ‘now clear that cinocoreani are putting in trouble the most powerful military force on the planet.

On 30 November, during a press conference President Truman officially confirm the rumors of a possible use of nuclear weapons against China and the USSR. On December 16, the White House declares a state of emergency throughout the U.S. and calls to arms three and half million American soldiers. In many point out that the initiative had already been taken at the beginning of two world wars. France and Britain, allies, swallow the bitter pill but begin to wonder what is going on in Korea. The first is grappling with two big fish to fry in Indochina and Algeria. The second is by coming to terms with the dissolution of his empire. Both are trying to get out with the least damage possible from crawlspace Korean. The same coalition of UN countries that support the United States, begins to crack.

Flipped the tide of the war

Appear increasingly clear two new elements of this war: the United States are losing on the battlefield while the two main antagonists, the USSR and China do not want to humiliate the aggressor militarily but rather to restore the status quo prior to the conflict. In December, the tide of the war have reversed and marines MacArthur, surrounded by the thousands in the far north, suffer a big defeat. But cinocoreani not rage and leave open a gap that allows them to begin the retreat to below the 38th parallel. On January 1, 1951, released the north, the cinocoreani remit foot in Seoul and ostentatiously stop. Within three months of military operations languish waiting for political solutions and MacArthur seeks revenge by shooting large newspapers. It boasts of having made 134,616 prisoners in two months of disastrous retreat, more than it did the Soviets in the victorious battle of Stalingrad on the NYT diH.Baldwin But the numbers are quite different: “We knew we had exactly 616 Chinese Communists prisoners. Not much against the 8531 American prisoners of the enemy “(7). Figures those MacArthur’s even more ridiculous when compared to the number of Chinese volunteers present in Korea: 75,000 seconds to the Associated Press, 50,000 seconds the NYT.

On March 24, the cinocoreani retire on the 38th parallel with the clear intention to stay there. On April 2, the new British Foreign Secretary, Herbert Morrison, states that MacArthur should be removed and they have to start peace talks. On 11 April, President Harry Truman, considered the risk of leaving a dangerous arsonist as MacArthur to manage the Korean fire, fires him from the command of the UN troops replacing it with General Ridgway.

The war would have ended there with a draw. The United States would have saved the honor and face, Korea, the little that was left standing after the bombing of B 29. But still lasted for almost three years without a change of meter results territorial acquired in the field. But these were the years of witch hunts of Senator Mac Carty.

It triggers the bacteriological and chemical terrorism

The specter of “snowball yellow”, fueled by military defeats, anticommunist paranoia and intense traffic of coffins of fallen soldiers in Arlington Cemetery in Virginia, led President Truman to give the green light to the use of chemical, bacteriological and nuclear weapons against China and Korea, the only way that was left to the superpower to consume a fierce revenge against the little people who had challenged. But Britain and other nations “allied” openly opposed to the use of atomic bombs, fearing that the Soviet Union, whose bombers were close to a two-hour flight from London, decided to give tit for tat. The United States, more and more alone militarily, they had to be confined at first to experience the new tremendous chemical mixture called napalm bombs which were dropped by the thousands on North Korea.

The mass terrorism practiced with air power is unleashed with all its lethal destructive power against human beings, and that little is left still standing. Even the barns of farm houses become, for lack of better, targeted by U.S. bombers.

But the heroic defenders of Western civilization did even worse: Infected food (cereals and other “delicacies”) were scattered over densely populated areas with the intention to exterminate the starving civilians. The Koreans who consumed foodstuffs infected died after spat blood for two / three days.

The secrets of this dirty war long remained under lock and key in the archives of the top secret Pentagon and the American people have always ignored what the units of biological warfare have made in Korea until two American historians of Indiana University, Stephen Endicott and Edward Hagerman, were able to document it with evidence. In their book – The Unided States and Biological Warfare – Indiana University Press, 1999, we read of how the Pentagon has used the experience of a Japanese war criminal, General Ishii, former head of warfare against the Chinese, in Manchuria in 1937. Recruited and recycled by the Pentagon to the cause of the “free world”, for the modest sum of 25,000 yen, General Ishii and his collaborators were transferred to the United States with the rank of “special advisers” American experts in the field (8) . The authors also cite the testimony of American pilots who participated directly in bacteriological warfare (9).

This terrible massacre committed by chemical, bacteriological and conventional lasted, with greater or lesser intensity, until the day of the armistice signed at Panmunjon July 27, 1953. More than two million deaths out of a population of less than twenty million is the price paid by the people of North Korea. And with the country reduced to a heap of rubble. What are the reasons that triggered such a wave of barbarism? Why sixty years after the end of the Korean war scenario still presents analogies and perspectives equally dark and disturbing?

Sixty years of precarious armistice on the 38th parallel

Must first be remembered that even after the signing of the United States have refrained from entering into a real peace. E ‘, however, continued a state of “no war” or of “creeping war” accompanied by a large number of “accidents”. These six decades have been, for the superpower, an endless succession of lies, threats, military provocations, false promises, fake openings, negotiation failures and blackmail to allied countries.

North Korea has thus become, day after day of violent media attacks, the prototype of the “rogue state”. You do not need to go far back in time to rediscover the obsessive continuity of imperialist ambitions of Washington toward this small portion of the territory of the Far East, insignificant in size but become the economic and political crossroads of traffic of three economic giants, China, Russia and Japan, destined to become in the near future, along with the whole of Asia, the center of the contemporary world.

According to Gavan McCormack, a great connoisseur of Korea and author of the book: “Target North Korea: Pushing North Korea to the brink of nuclear castrophe”, Nation Books, New York, in 2004, the reasons that induce Washington to keep the gun pointed at your head Pyongyang are consistent with its imperial ambitions: the North Korean threat, real or invented, helps to justify the rule that the United States exercises on Japan and South Korea in the form of a massive military presence and nuclear. Without this threat, says the author, “the Washington strategists will have to find other reasons to perpetuate their bases in these two countries and for the implementation of expensive anti-missile system designed for this region”, built in defense of a strategic and Advanced vital. Korea is in fact a giant aircraft carrier Earth that allows U.S. bombers and missiles to reach in few minutes both China and Russia.

I am therefore decades that Washington seeks to overthrow, in one way or another, the regime in Pyongyang, but paradoxically, if this were to happen, says Gavan McCormack, its allies, South Korea and Japan, have no further reason to remain subordinate to the United States on the strategic plan. Indeed, a weakening of American hegemony in East Asia instead push to strengthen ties between the countries of the region that, due to their economic dynamism would be able to drag and integrate, after some reform, including North Korea. What would happen then the American dominance in an area considered by the White House a strategic crossroads of global importance?

Sure, American strategists have an “enemy” of reserves able to replace North Korea, but the size of this “enemy”, China, advise against any replica of a policy based on military threats against Pyongyang as that followed.

The United States must still have a real enemy in order to continue to maintain the network of military bases in East Asia and to justify the presence of nearly one hundred thousand soldiers, of which 37,000 in South Korea. To maintain the efficiency of this device to be able to modernize military and non-stop, especially nuclear, Washington has no choice but to perpetuate the confrontation with Pyongyang, whatever was and is the incumbent president in the White House: from Harry Truman to Barack Obama , without exception. (10)

It is therefore not without reason that the people of the north have never forgotten the two million butchered by the Americans. Their ghosts are always present in the collective imagination. Only a peaceful normalization of North-South relations and the start of a process of reunification could make them dissolve. But it is precisely what the American superpower fears most and tries in every way to prevent it.

Rereading without bias the facts which have mercilessly marked the long history of the conflict between North Korea and the United States as it is today possible to believe the ghost yet another provocation of the submarine that sank the South Korean corvette? But please … Possible that all of you have forgotten what happened in the Gulf of Tonkin 6 August 1964 and what it cost infamous “accident” caused by the CIA to the people of Vietnam?

Notes:

1) Gerard A: Jaeger “Les Rosenberg”, Edition du Felin, 2003

2) I.F. Stone “The Hidden History of the Corean War,” Monthly Review Press, New York, 1952.

3) Gerard A. Jaeger “Les Rosenberg”

4) Ibid

5) I.F: Stone

6) Ibid

7) ibid

8) “The Japanese project was based primarily on anthrax and had been tested in 1000 human subjects, including 150 American prisoners of war. In 1945 the Japanese had a stock of 400 kg. anthrax. The germs were launched over Chinese cities in special bombs that opened at an altitude programmed disseminating their content on a large surface area. The Japanese had also noted that throwing infected fleas on the fields of cereal germs spread rapidly transmitted by rodents. (….) The American tactic of warfare against North Korea was much similarity to that of the Japanese project “731”. The U.S. bombs were loaded with insects and plant products infected and were transported by aircraft piloted by officers who flew in the queue to the bomber formations. The germ bombs were dropped after so “normal.” After each attack the North Korean teams that arrived on site to treat the wounded and repair damage potential became speakers of the bacteria. ”

9) “At least 36 captured American pilots have confessed that they have launched germ bombs on targets Korean and Chinese. Their confessions mention in detail the place of manufacture of weapons (Terra Haute, Indiana), the command structure of biological warfare (Units 406 Base in Japan), the types of bacteria used and many details about the tactics of the bombing. These officers were repatriated in 1953 and, as expected, have retracted their confession after being threatened with referral to court-martial. Similarly, scientists and journalists who dared to reveal some dirty secret were silenced under threat of being tried for treason. ”

10) Bruce Cuming, American expert on Asian politics at the University of Chicago, recently wrote that in June 1994 the Clinton administration, well before Bush, she found herself one step closer to launch a preemptive strike against the North Korean nuclear reactors Yongbyon, about 60 km. from the capital Pyongyang. Four months later, thanks to the moderator of Jimmy Carter, the North Koreans were persuaded to accept the agreement “framework” negotiated with the Clinton administration.

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