BREVI CONSIDERAZIONI PERSONALI SUI MOTI DI BARCELLONA NEL 1937
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da Giovanni Apostolou (Note) Giovedì 30 maggio 2013 alle ore 23.35

Nel 1937 se nel governo centrale repubblicano i contrasti erano piuttosto accesi, nel governo autonomo di Catalogna la situazione era ancor più complicata, sia per i problemi posti dagli anarchici che per la pretesa dello stesso governo di voler conservare l’indipendenza economica nei confronti del centro, pur nel vivo dei gravi problemi che la guerra andava creando.

In notevoli difficoltà versava il governo basco, e preoccupante era la situazione nel Consiglio

d’Aragona (che aveva la capitale a Caspe), dominato dagli anarchici, che esercitava il suo potere su mezzo milione di abitanti e si dedicava ad “attuare la rivoluzione” senza tener conto della guerra in atto.

All’inizio di Maggio la tensione politica divenne particolarmente acuta a Barcellona.

L’ala estremista della FAI (Federaciòn Anarquista Iberica) e il POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista) apparivano sempre più ossessionati dalla volontà di dare la priorità a quello che essi definivano “lo sviluppo della rivoluzione”.

Se gli ideali politici delle due forze apparivano molto diversi, i loro obiettivi tattici, volti a rompere il fronte popolare e dar slancio ad una cosiddetta “rivoluzione proletaria”, sembravano coincidere.

Quando in Aprile, i carabineros governativi andarono a ristabilire la sovranità dello Stato e a sostituire le pattuglie di frontiera, anche per regolarizzare i rapporti con la Francia, essi si trovavano di fronte ad un’aperta resistenza.

In uno scontro venne addirittura ucciso Roldàn Cortada, dirigente della UGT e del PSU di Catalogna; e il suo funerale (che si trasformò in una grande manifestazione popolare) venne definito “controrivoluzionario” da La Batalla, organo del POUM, che, il 1° Maggio 1937 invitò gli operai a vigilare “con le armi pronte”; l’organo della CNT, Solidaridad Obrera, si esprimeva invece più cautamente raccomandando la calma, ricordando che la guerra non era ancora vinta e che non bisognava creare discordie a tutto vantaggio del comune nemico.

Il giorno dopo il Ministro dell’Areonautica e della Marina, Indalecio Prieto, chiamò da Valenza per telefono il governo della Generalidad e si sentì rispondere:

“Qui c’è solo il Comitato per la Difesa di Barcellona”.

Il 3 Maggio 1937 il capo della polizia, presentatosi alla centrale telefonica (che era stata occupata dagli anarchici del gruppo “Los Amigos de Durruti”) venne accolto a fucilate.

Era la rivolta.

Gli estremisti della FAI, una parte della Gioventù Libertaria e il POUM diedero l’ordine di sciopero generale e invitarono la popolazione ad innalzare le barricate; quella stessa notte presero d’assalto le caserme e assunsero il controllo dei trasporti e delle comunicazioni della capitale catalana.

Nel frattempo gli uomini del PSUC, della Esquerra Catalana e delle forze di ordine pubblico si trincerarono:

Barcellona somigliava a un campo di battaglia.

Sul far della notte, ambedue le parti si erano asserragliate negli edifici e nei rispettivi quartieri.

I rivoltosi attaccavano con raffiche di mitragliatrici o con bombe a mano le automobili che si azzardavano a circolare.

A Valenza il governo centrale si riunì d’urgenza mentre Azanà era praticamente assediato nella sua residenza barcellonese.

A nessuno sfuggiva l’urgenza di bloccare il movimento armato che già veniva sfruttato dalla radio franchista.

Gallarza, Ministro degli Interni, inviò subito a Barcellona 5.000 asaltos.

Il 4 Maggio 1937 l’insurrezione era ormai in pieno svolgimento; i rivoltosi si recarono alla Generalidad chiedendo la sostituzione di vari consiglieri con elementi della loro parte e minacciando l’uso dell’artiglieria in loro possesso:

Companys rispose che un accordo sarebbe stato possibile solo nel caso in cui avessero deposto le armi.

Ma i combattimenti continuarono, di strada in strada.

Quello stesso giorno giunsero a Barcellona i ministri Garcìa Oliver e Federica Montseny, insieme al segretario nazionale della CNT, Mariano R. Vazquez.

Oliver, parlando alla radio, invitò a “porre termine a questa lotta fratricida” lasciando intendere che vi era una possibilità d’accordo.

Tuttavia scontri e combattimenti isolati continuarono ancora ed in due di questi trovarono la morte il segretario generale dell’UGT catalana, Sesè, e l’anarchico italiano Camillo Berneri.

Benchè nelle mattinate del 5 e 6 Maggio del 1937 si registrasse una recrudescenza degli

attacchi (vennero assaliti il Casal de Esquerra e l’edificio del Consiglio del Lavoro) e si sparassero cannonate, l’insurrezione andava via via perdendo vigore.

Gli asaltos eliminarono i focolai di resistenza nelle stazioni ferroviarie per la Francia e il Nord.

La CNT si rivolse ai propri iscritti affinchè venisse ristabilita la normalità; alla radio parlarono Federica Montseny e, a nome del PSUC, Vidiella.

La rivolta era domata.

Il lavoro riprese nella mattina dell’8 Maggio 1937, ed anche i trasporti tornarono a funzionare.

La sedizione di Barcellona costò più di 400 morti e circa 2.000 feriti: il fronte popolare la condannò duramente, con l’appoggio della stampa; una delle reazioni più violente si ebbe a Madrid, città-fronte, dove la popolazione civile, già dolorosamente colpita, nella prima settimana di Maggio era rimasta senza pane.

Quando scoppiarono i fatti di Barcellona, era latente nel governo una vera e propria crisi: e la crisi venne alla luce il giorno stesso in cui il governo tornò a riunirsi.

Oltre alle divergenze sulla linea politica da seguire dopo il putsh di Barcellona, ne esisteva un’altra di ordine strategico.

Largo Caballero e i suoi consiglieri stavano concentrando tutti i loro sforzi militari nella preparazione di un’offensiva in Estremadura, con l’obiettivo di penetrare fino alla frontiera portoghese e tagliare di nuovo in due la zona nemica.

Secondo i comunisti (PCE) e gli altri socialisti, tale operazione era irrealizzabile, e quindi la sua preparazione pregiudicava l’iniziativa dell’esercito repubblicano; essi proposero dunque un’altra soluzione strategica, sul fronte del centro, al fine di alleggerire la pressione fascista su Madrid.

Caballero respinse questa proposta e la situazione si inasprì allorchè, in quella stessa riunione, i ministri comunisti del PCE chiesero lo scioglimento del POUM, responsabile dei fatti di Barcellona.

Caballero si oppose con motivi pretestuosi (il fatto che la questione non era inclusa nell’ordine del giorno): e con gli stessi motivi rifiutò persino di discutere l’adozione di misure militari atte a migliorare la situazione del fronte del Nord.

Uribe ed Hernàndez abbandonarono la seduta dicendo a Caballero che essa poteva pure continuare, ma senza di loro, senza la complicità dei comunisti che da quel momento si consideravano dimissionari dal governo.

Caballero ne prese nota senza scomporsi.

Fu allora la volta di Indalecio Prieto che si alzò dicendo:

“Se è cosi noi ce ne andiamo perchè senza i comunisti non possiamo continuare.

La coalizione ministeriale è spezzata e la prima cosa da fare è comunicarlo al presidente della repubblica”.

Gli altri presenti furono d’accordo con Prieto e la riunione finì con l’inizio della crisi di governo.

Il presidente Azanà confermò la fiducia a Caballero: una questione meramente formale, dato che quest’ultimo non era più in grado di realizzare una qualsiasi coalizione governativa.

Le condizioni da lui poste erano inoltre più pesanti delle precedenti: egli voleva per sè oltre la carica del Presidente del Consiglio, i portafogli della marina, dell’esercito e dell’aeronautica riuniti in un unico Ministero della Difesa.

Tutto questo non poteva essere accettato dai comunisti che chiedevano:

a) separazione della carica di Presidente del Consiglio da quella di Ministro della Guerra;

b) riorganizzazione del Commissariato alla Guerra;

c) nomina di un Capo di Stato Maggiore Centrale (carica ancora scoperta);

d) discussione e decisione collettiva nel Consiglio dei Ministri di tutte le questioni più importanti.

Il Comitato Direttivo Socialista, avverso a Caballero, accettò invece l’istituzione del Ministero della Difesa ma chiese che venisse affidato a Indalecio Prieto.

Al contrario, sia l’UGT (favorevole a Caballero) che la CNT furono d’accordo con le richieste di Caballero minacciando di porre fine alla loro collaborazione con il governo se il leader socialista non avesse ricoperto le cariche richieste.

La situazione era sempre più complicata e Azanà tentò inutilmente una mediazione tra Caballero, Prieto, Lamoneda, Josè Diaz, Martìnez Barrio e Salvador Quemades.

Il presidente fu allora costretto a decidere di risolvere comunque la situazione e incaricò il dottor Juan Negrìn, allora Ministro delle Finanze, di formare il nuovo governo.

Negrìn, professore alla facoltà di medicina di Madrid, militante socialista fin dal 1929, aveva partecipato attivamente alla lotta per la repubblica e al movimento dell’Ottobre 1934; era amico personale di Prieto e faceva parte della corrente “centrista” del suo partito.

Aveva svolto un ottimo lavoro alle finanze e strutturato su nuove basi il corpo dei carabineros, facendone un esercito regolare e disciplinato.

Il governo che Negrìn formò il 17 Maggio era così composto:

– Presidenza e Finanze: Juan Negrìn (socialista);

– Affari Esteri (Josè Giral (sinistra repubbklicana) );

– Difesa (che riuniva i vecchi Ministeri di Guerra, Aria e Marina): Indalecio Prieto (socialista);

– Interni: Julìan Zugazagoitia (socialista);

– Agricoltura: Vincente Uribè (comunista);

– Giustizia: Manuel Irujo (nazionalista cattolico basco);

– Istruzione Pubblica: Jesùs Hernàndez (comunista);

– Lavoro: Jaime Ayguadè (sinistra catalana);

– Comunicazione e Lavori Pubblici: Bernardo Giner de Los Rios (Unione Repubblicana).

Come si vede, sia l’UGT che la CNT erano rimaste fuori dal governo; gli anarco-sindacalisti, oltretutto, diffidavano di Negrìn e della sua tendenza a rafforzare lo Stato e i suoi organi (tuttavia il 1° Giugno 1937 Mariano R. Vàzquez, a nome del Consiglio Nazionale della CNT, si recò da Negrìn ad offrirgli l’appoggio materiale e morale della sua organizzazione).

Anche Alvarez del Vayo non partecipava più al governo, ma continuava ad essere Commissario Generale alla Guerra e rappresentante in seno alla Società delle Nazioni; il 28 Maggio il Consiglio della SDN si riunì e Del Vayo presentò nuove prove dell’intervento italiano e tedesco in aiuto a Franco.

Soltanto Litvinov appoggiò il rappresentante del governo repubblicano mentre Eden si limitò a dichiararsi soddisfatto dei progressi fatti dal Comitato per il non Intervento.

Proprio in quelle settimane, inoltre, mutamenti di un certo rilievo si verificarono in seno ai governi europei.

A Londra, Chamberlain sostituì Baldwin mentre Eden continuava a ricoprire la sua carica al Foreign

Office (cosicchè la politica estera inglese non subì mutamenti nel suo orientamento di moltiplicare gli sforzi per arrivare ad una collaborazione con Mussolini).

Pochi giorni dopo la destra francese riuscì a far respingere un progetto di legge sui pieni poteri finanziari presentato da Blum e Auriol:

Blum rassegnò allora le dimissioni e il 21 Giugno 1937 venne sostituito  dal radicale Camille Chautemps, al cui governo collaborarono i socialisti.

Il fronte popolare francese era ormai agonizzante.

En 1937, cuando nel gobierno central republicano los contrastes fueron muy luminoso, en el gobierno autónomo de Cataluña, la situación era aún más complicada, tanto para los problemas planteados por los anarquistas que dicen querer preservar la propia independencia económica del gobierno hacia el centro, mientras que en el medio de los graves problemas que la guerra estaba creando.

Dificultades considerables en verter el Gobierno Vasco, y la preocupación era la situación en el Consejo

de Aragón (que tenía la capital en Caspe), dominado por los anarquistas, que ejercieron su poder más de la mitad de un millón de habitantes y se dedican a “poner en práctica la revolución” sin tener en cuenta la guerra en curso.

A principios de mayo, la tensión política se agudizó en Barcelona.

El ala extremista de la FAI (Federación Anarquista Ibérica) y el POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista) parecía cada vez más obsesionado por el deseo de dar prioridad a lo que ellos llamaron “el desarrollo de la revolución.”

Si los ideales políticos de las dos fuerzas parecían muy diferentes, sus objetivos tácticos, destinado a romper el frente popular y dar un impulso a la llamada “revolución proletaria”, parecían coincidir.

Cuando en abril, el gobierno de Carabineros fue a restaurar la soberanía del Estado y reemplazar a las patrullas de la frontera, incluso para regularizar las relaciones con Francia, que se enfrentaban a una resistencia abierta.

Fue asesinado en un enfrentamiento Roldán Cortada, dirigente de la UGT de Cataluña ,  su funeral (que se convirtió en una gran manifestación popular) se definió como contrarrevolucionario” de Batalla, órgano del POUM, que, en 01 de mayo 1937 invitó a los trabajadores a estar vigilantes “, con las armas preparadas“, el órgano de la CNT, Solidaridad Obrera, se expresó con más cautela recomendando en su lugar de la calma, señalando que la guerra aún no se ganó, y que no se debe crear discordia en beneficio del enemigo común.

Al día siguiente, el ministro dell’areonautica y Marina, Indalecio Prieto, de Valencia, pidieron al Gobierno de la Generalitat de teléfono y me dijeron:

“Aquí no es sólo el Comité para la Defensa de Barcelona.”

El 3 de mayo de 1937, el jefe de policía, que aparece en la oficina central (que había sido ocupada por los anarquistas del grupo “Los Amigos de Durruti”) fue recibida con disparos.

Fue la revuelta.

Los extremistas de la FAI, una parte de las Juventudes Libertarias y el POUM dio la orden de ataque, e invitó a la gente a elevar las barricadas de la noche irrumpieron en el cuartel y tomó el control de Transportes y Comunicaciones de la capital catalán .

Mientras tanto, los hombres del PSUC, el catalán Esquerra y las fuerzas del orden público cavados en:

Barcelona, ​​parecía un campo de batalla.

Al caer la noche, las dos partes se atrincheraron en edificios y en sus barrios.

Los manifestantes atacaron con ráfagas de ametralladoras o granadas de coches que se atrevían a circular.

A Valenza el gobierno central convocará una emergencia mientras Azaña fue virtualmente sitiado en su residencia en Barcelona.

Nadie escapó de la urgente necesidad de detener el movimiento armado que ya fue explotado por radio Franco.

Gallarza, el ministro del Interior, envió de inmediato a Barcelona asaltos 5000.

El 4 de mayo 1937, la insurrección estaba en pleno apogeo y los insurgentes fue a la Generalitat pidiendo la sustitución de los miembros del consejo con varios elementos de su lado, y amenaza del uso de la artillería en su poder:

Companys dijo que un acuerdo sólo sería posible si habían depuesto las armas.

Pero la lucha continuó, de calle en calle.

Ese mismo día llegaron a Barcelona ministros García Oliver y Federica Montseny, junto con el secretario nacional de la CNT, Mariano R. Vázquez.

Oliver, que habló en la radio, lo invitó a “poner fin a esta lucha fratricida” dando a entender que había una posibilidad de acuerdo.

Sin embargo, los enfrentamientos aislados y luchan todavía continuaron y en dos de ellos murieron catalán secretario general de UGT, Sese y el anarquista italiano Camillo Berneri.

Aunque la mañana del 5 y 6 de mayo de 1937, se registra un resurgimiento de la propiedad

ataques (el Casal de Esquerra fueron atacados y el edificio del Consejo de Trabajo) y nos dieron escopetas, la insurgencia fue perdiendo poco a poco la fuerza.

Los asaltos eliminan los focos de resistencia en las estaciones de ferrocarril de Francia y el norte.

CNT ha vuelto a sus miembros para se normalice, Federica Montseny y habló en la radio, en nombre del PSUC, Vidiella.

La revuelta fue sofocada.

El trabajo continuó en la mañana del 8 de mayo de 1937, así como el transporte de vuelta al trabajo.

La sedición de Barcelona cuesta más de 400 muertos y 2.000 heridos condenó severamente el frente popular, con el apoyo de la prensa, una de las reacciones más violentas ocurrieron en Madrid, una ciudad-frente, donde la población civil, ya dolorosamente afectada En la primera semana de mayo se habían quedado sin pan.

Cuando rompiste los hechos de Barcelona, ​​estaba latente en el gobierno de una verdadera crisis y la crisis salió a la luz el mismo día que el gobierno se reunió una vez más.

Además de las diferencias sobre la política a seguir después de putsh de Barcelona, ​​que había otra consideraciones estratégicas.

Largo Caballero y sus asesores estaban concentrando todos sus esfuerzos en la preparación de la ofensiva militar en Extremadura, con el objetivo de penetrar en la frontera con Portugal y se cortan de nuevo en dos la zona enemiga.

Los comunistas (PCE) y otros socialistas, esta operación era imposible, y por lo tanto su preparación en peligro la iniciativa del ejército de la República, por lo que propuso otra solución estratégica en el frente del centro, con el fin de aliviar la presión fascista de Madrid.

Caballero rechazó esta propuesta y la situación se agravó cuando, en esa misma reunión, los ministros del PCE comunistas pidieron la disolución del POUM, responsable de los actos de Barcelona.

Caballero se opuso a motivos espurios (el hecho de que la cuestión no se incluyó en el orden del día) y con las mismas razones que negó incluso a discutir la adopción de medidas encaminadas a mejorar la situación militar en el frente del Norte.

Uribe y Hernández Caballero salió de la reunión diciendo que bien podría continuar, pero sin ellos, sin la complicidad de los comunistas que desde ese momento consideró renunciar al gobierno.

Caballero hizo una nota sin alterarse.

Fue entonces el turno de Indalecio Prieto, que se puso de pie diciendo:

“Si es así nos vamos porque no podemos continuar sin los comunistas.

El gobierno de coalición se rompió y lo primero que debe hacer es notificar al Presidente de la República “.

El resto de los presentes estaban de acuerdo con Prieto y el encuentro terminó con el inicio de la crisis de gobierno.

El presidente Azaña confirma la confianza en Caballero: una puramente formal, ya que este último ya no era capaz de llevar a cabo un gobierno de coalición.

Las condiciones impuestas por él fueron también más pesado que el anterior: quería para sí el cargo de Presidente de la Junta, las carteras de la Armada, el Ejército y la Fuerza Aérea combinan en un único Ministerio de Defensa.

Todo esto no podía ser aceptada por los comunistas que pidieron:

a) la separación del cargo de Presidente del Consejo de Ministro de la Guerra;

b) reorganización del Comisariado de Guerra;

c) el nombramiento de un Jefe de Estado Mayor Central (cargo que queda por descubrir);

d) discusión y decisión colectiva en el Consejo de Ministros de todos los temas más importantes.

El Comité de Dirección, el socialista reacio a Caballero, aceptó en cambio la creación del Ministerio de Defensa, pero las iglesias que fueron confiados a Indalecio Prieto.

Por el contrario, tanto la UGT (a favor de Caballero) que la CNT estaba de acuerdo con las exigencias de Caballero que amenazan con poner fin a su cooperación con el gobierno si el líder socialista no había llenado la posición requerida.

La situación era más complicada y Azaña intentó sin éxito mediar entre Caballero, Prieto, Lamoneda, José Díaz, Salvador Martínez Barrio y Quemades.

El presidente se vio obligado a decidir, sin embargo, para resolver la situación y ordenó el doctor Juan Negrín, entonces ministro de Finanzas, para formar el nuevo gobierno.

Negrín, profesor de la Facultad de Medicina de Madrid, militante socialista desde 1929, ha participado activamente en la lucha por la república y el movimiento de octubre de 1934, fue amigo personal de Prieto y fue parte de la actual “centrista” de su partido.

Había hecho un gran trabajo y la financiación estructurada sobre una nueva base del cuerpo de Carabineros, por lo que es un ejército regular y disciplinado.

El gobierno que se formó el 17 de mayo Negrín fue el siguiente:

– Presidente y Finanzas: Juan Negrín (socialista);

– Relaciones Exteriores (José Giral (izquierda repubbklicana));

– Defensa (formado por los antiguos Ministerios de Guerra, Marina y Aire): Indalecio Prieto (socialista);

– Interior: Julian Zugazagoitia (socialista);

– Agricultura: Ganador Uribe (Comunista);

– Justicia: Manuel Irujo (católico nacionalista vasco);

– Educación Pública: Jesús Hernández (Comunista);

– Trabajo: Jaime AYGUADE (catalán izquierda);

– Comunicaciones y Obras Públicas: Bernardo Giner de los Ríos (Unión Republicana).

Como se puede ver, tanto la UGT que la CNT se quedaron fuera del gobierno, los anarco-sindicalistas, por otra parte, desconfiaban de Negrín y su tendencia a fortalecer el Estado y sus órganos (sin embargo, en 01 de junio 1937 Mariano R. Vázquez, en nombre del Consejo Nacional de la CNT, fue a Negrín para ofrecerle el apoyo material y moral de su organización).

Incluso Alvarez del Vayo ya no participó en el gobierno, pero sigue siendo el Comisionado General de la Guerra y el representante de la Liga de las Naciones el 28 de mayo, el Consejo de la Liga se reunieron y Del Vayo presentó nueva evidencia de la intervención en la ayuda italiana y alemana Franco.

Sólo Litvinov sentó el representante del gobierno republicano, mientras que Eden es simplemente declarar satisfecho con los progresos realizados por el Comité de No Intervención.

Precisamente en esas semanas, además, los cambios de cierta importancia se llevaron a cabo dentro de los gobiernos europeos.

En Londres, Baldwin y Chamberlain reemplazados Eden siguió manteniendo su posición en el Exterior

Oficina (para que la política exterior británica no ha sufrido cambios en su orientación a redoblar sus esfuerzos para llegar a una colaboración con Mussolini).

Pocos días después, la derecha francesa logró rechazar un proyecto de ley sobre los poderes financieros completos por Blum y Auriol:

Blum renunció y luego renunció a 21 de junio 1937 fue reemplazado por el radical Chautemps Camille, cuyo gobierno colaboró ​​socialistas.

El Frente Popular francés estaba ya muriendo.

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