Il massacro dei comunisti indonesiani nel 1965: ricordo di uno dei più grandi crimini contro l’umanità nel ventesimo secolo

 

 

 

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Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

 

 

L’ideologia dominante non si accontenta di riscrivere la storia, ma pratica la memoria selettiva. Accanto ai crimini che ricorda e attribuisce alle forze comuniste e progressiste, ci sono altri crimini che passa sotto silenzio e cerca di dimenticare.

 

 

 

27/05/2013

 

 

 

L’uscita nelle sale francesi del semplicemente ripugnante The act of Killing, ci rammenta uno dei più grandi massacri del XX secolo, assente dai nostri libri di testo, dalla scena mediatica e dal dibattito storico: l’assassinio di massa dei comunisti indonesiani nel 1965.

 

 

 

I cadaveri tornano a galla, anche in Indonesia, dove ogni riferimento agli “eventi del 1965” è stato vietato sotto il dittatore Suharto e ancora largamente taciuto.

 

 

 

Un rapporto della Commissione nazionale indonesiana per i diritti dell’uomo (Komnas-HAM) riconobbe nel 2012 per la prima volta la repressione anticomunista del 1965 come “crimine contro l’umanità”.

 

 

 

In assenza di un’inchiesta internazionale, di natura giudiziaria o di carattere storico, le cifre esatte restano sconosciute. Se le stime non scendono al di sotto di 500.000 persone, il range attuale ripreso da The act of Killing va da 1 a 3 milioni di vittime.

 

 

 

Il massacro era parte di un colpo di stato di Suharto per liquidare il PC Indonesiano (PKI) con il sostegno degli Stati Uniti determinati a eliminare una “minaccia rossa” che, dopo la Cina e il Vietnam, poteva far capitolare uno degli stati tra i più popolati.

 

 

 

Il primo Partito Comunista del Terzo Mondo e l’alleanza antimperialista di Sukarno

 

 

 

L’Indonesia del dopoguerra è associata alla figura di Sukarno, la cui opera è riassunta in cinque principi (Pancasila) che pongono come fondamento un nazionalismo unitario, iscritto in una prospettiva internazionalista, venato di “socialismo” e di tolleranza religiosa.

 

 

 

In uno stato in cui coesistevano 6 grandi religioni, 300 dialetti, 17.000 isole e 100 milioni di persone, Sukarno si pose come arbitro tra le forze sociali e politiche antagoniste, come garante “dell’unità nazionale”.

 

 

 

La sua politica di fronte nazionale, “NASAKOM”, consisteva in una direzione del Partito Nazionale indonesiano (NAS) di un movimento unitario con da un lato i gruppi religiosi conservatori (Agama) e dall’altra i comunisti indonesiani (kom).

 

 

 

La linea del PKI era di creare un “fronte popolare nazionale” in vista di stabilire una nazione indipendente dall’imperialismo, una democrazia sociale avanzata: tappa verso il socialismo. Quello che per Sukarno era un fine, per il PKI costituiva un periodo transitorio.

 

 

 

In questa alleanza politica, i comunisti conobbero un’irresistibile ascesa: il PKI aveva ottenuto il 16% dei voti nelle elezioni del 1955, ma nel 1965, il PKI contava 3,5 milioni di aderenti.

 

 

 

Le sue organizzazioni di massa riunivano più di 20 milioni di simpatizzanti: un quinto della popolazione dell’Indonesia nel 1965.

 

 

 

Il sindacato di classe SOBSI contribuiva a condurre la lotta di classe esterna contro le vestigia dell’imperialismo olandese e britannico, e interna contro gli elementi piccolo-borghesi dell’Alleanza Nazionale e la vecchia classe dominante, i proprietari terrieri islamici.

 

 

 

Spingendo sui lavoratori impiegati nell’industria petrolifera, in quella della gomma e sui piccoli contadini di Java e Sumatra, il PKI e le sue organizzazioni di massa fornirono una prospettiva alle lotte: riforma agraria per i contadini e nazionalizzazione delle risorse nazionali.

 

 

 

Il massacro nel contesto internazionale: la mano dell’imperialismo

 

 

 

Dopo la rivoluzione in Cina e la situazione di stallo in Vietnam, l’ascesa del comunismo indonesiano preoccupa l’imperialismo americano, che teme tanto una radicalizzazione del nazionalismo antimperialista di Sukarno quanto una rivoluzione comunista.

 

 

 

In un primo momento, gli Stati Uniti forniscono supporto a tutti gli avversari della “rivoluzione nazionale”, finanziando il Partito socialista ferocemente anticomunista (PSI) e il partito islamista Masyumi.

 

 

 

Nel 1958, la CIA offre basi logistiche e militari per una ribellione armata a Sumatra, ricca di petrolio. Il “governo rivoluzionario” indonesiano, senza base popolare, sostenuto dagli Stati Uniti e dai partiti socialisti e islamismi, viene sconfitto nel giro di pochi mesi da parte dell’esercito indonesiano.

 

 

 

Gli Stati Uniti cambiano allora strategia. L’esercito è l’unico baluardo contro il comunismo, a cui apportano un aiuto di 65 milioni di dollari tra il 1959 e il 1965. Consapevole della manovra Sukarno aveva apostrofato l’ambasciatore americano con le parole: “Andate all’inferno con il vostro aiuto”.

 

 

 

Per i servizi segreti statunitensi e britannici, si trattava di favorire la fazione “di destra” anti-Sukarno e filoimperialista, guidata dapprima da Nasrution poi da Suharto, egli stesso formato dagli Stati Uniti, contro la fazione dominante “centrista”, guidata da Yani, pro-Sukarno.

 

 

 

Il pretesto per la sanguinaria ondata contro-rivoluzionaria si verifica il 30 settembre 1965: un colpo di stato di un quartetto di colonnelli che proclama un “governo rivoluzionario” dopo aver giustiziato sei membri dello Stato Maggiore della fazione “centrista” dell’esercito, tra cui il Generale Yani.

 

 

 

Suharto, responsabile delle truppe riserviste nazionali (KOSTRAD), prende il controllo di Jakarta, in nome del mantenimento del regime di Sukarno. Attribuendo il colpo di stato ai comunisti, innesca “il più grande massacro del XX secolo”, secondo le stesse parole usate in un rapporto della CIA del 1968.

 

 

 

Il coinvolgimento della CIA, dell’ambasciata degli Stati Uniti, così come dei servizi britannici sono fuori di dubbio. Senza accesso completo agli archivi statunitensi e indonesiani, solo la portata della collaborazione resta ancora da precisare.

 

 

 

E’ certo però che furono gli Stati Uniti a contribuire nella formazione alla “guerra contro-insurrezionale” degli ufficiali indonesiani nella Scuola ufficiali militari indonesiani a Bandung (SESKOAD).

 

 

 

Dal 1958 al 1965, SESKOAD forma i diversi livelli dell’esercito per combattere contro qualsiasi “insurrezione” comunista, fino a formare gli embrioni delle milizie locali nei quartieri e nei villaggi, nel vortice del terrore del 1965.

 

 

 

La CIA svolgerà inoltre un ruolo chiave nell’elaborazione della propaganda anticomunista dei golpisti, non solo facendo circolare falsi sulle atrocità commesse dai comunisti, ma anche fomentando l’odio razziale (contro i cinesi) e religioso (contro gli atei).

 

 

 

L’ambasciata e i servizi segreti avevano anche stilato un elenco di 5.000 quadri di tutti i livelli del PKI per l’esercito indonesiano, facilitandone così l’individuazione e la decapitazione del Partito.

 

 

 

Mentre infuriava la repressione e quando i giornali occidentali furono costretti, minimizzando, di dar notizia della carneficina, le ambasciate e le cancellerie occidentali mantennero il riserbo ufficiale, pur lodando dietro le quinte l’efficienza della liquidazione del PKI.

 

 

 

Il frutto del delitto: 35 anni di dittatura oscurantista al servizio delle multinazionali americane

 

 

 

Il bilancio della repressione non rende conto della barbarie dei crimini commessi: esecuzioni sommarie tramite fucilazione o decapitazione, fosse comuni, deportazioni nei campi, stupro e prostituzione forzata: fatti riconosciuti nel rapporto del 2012 della Commissione indonesiana per i diritti umani.

 

 

 

Per i servizi segreti americani, il successo della liquidazione del movimento rivoluzionario in Indonesia fu fonte di ispirazione per le operazioni successive: dall’operazione Phoenix in Vietnam fino ai colpi di stato e le dittature latino-americane, Pinochet in testa.

 

 

 

L’evolversi della repressione è rivelatore:

 

 

 

Da un lato, il ruolo di impulso svolto dall’esercito, finanziato e addestrato dagli Stati Uniti proprio come in America Latina. E’ l’esercito a iniziare il “terrore”: individuando ed elencando i nemici, dando la parola d’ordine della “Sikat” (liquidazione, pulizia) e soprattutto armando, formando e inquadrando le milizie.

 

 

 

Poiché la maggior parte delle uccisioni è da addebitarsi alle milizie civili provenienti dai partiti religiosi: NU (Nahdaltul Ulama) – con la sua componente giovanile e fanatica l’ANSOR – e Muhammadiyah: due organizzazioni di massa islamiche, ancorate nelle comunità rurali, appellatesi a una jihad anticomunista.

 

 

 

Il ruolo di braccio armato svolto degli islamisti non deve occultare il massiccio coinvolgimento delle altre forze religiose: gli indù a Bali, per la difesa del sistema delle caste e contro le influenze cinesi; cristiane a Java, dove le forze cattoliche hanno notoriamente partecipato alla formazione di KAMI (Forum d’Azione Studentesca), movimento studentesco che ha partecipato all’epurazione comunista.

 

 

 

Non bisogna nascondere nemmeno l’antagonismo sociale che ne era all’origine. Lungi dall’essere tutti atei, i simpatizzanti comunisti erano spesso loro stessi musulmani, soprattutto nelle aree rurali giavanesi.

 

 

 

L’antagonismo durante la crisi del 1965 vede contrapposti i santri, fondamentalisti islamici, vicini ai proprietari terrieri, colonna vertebrale delle milizie islamiche e gli abangan, afferenti a una forma religiosa sincretica, tollerante, ancorata tra le masse rurali sostenitrici del PKI.

 

 

 

L’evocazione del movente religioso costituiva una motivazione forte sia per i proprietari terrieri inquieti per l’avanzata comunista sia per un esercito bramoso di mettere le mani sulla ricchezza petrolifera.

 

 

 

L’ipocrisia americana: due pesi e due misure nella lotta contro l’islamismo e per la democrazia

 

 

 

L’ipocrisia del discorso americano nella lotta contro il fanatismo islamico è ben illusorio. In Indonesia, come in Afghanistan, nello Yemen di ieri, come nella Siria e la Libia di oggi: islamismo, élite economiche conservatrici e imperialismo occidentale si fanno buona compagnia.

 

 

 

Il discorso sulla “democrazia” capitalista contro la “dittatura” comunista è pura ipocrisia americana. Per oltre 30 anni, l'”Ordine Nuovo” di Suharto ha consegnato tutti i livelli di potere all’esercito nella sua “duplice funzione” di stabilizzazione politica ed economica.

 

 

 

Le organizzazioni islamiste, coordinate dallo Stato nel Consiglio degli Ulema (MUI), inquadrano le masse rurali.

 

 

 

Oggi, NU e Muhammadiyah sono due delle più potenti organizzazioni islamiche di tutto il mondo, che con la rete delle madrasa (scuole coraniche) e le associazioni di carità, raccolgono più di 60 milioni di membri.

 

 

 

In questo schema, simile all’Egitto di Mubarak (anche in relazione ai Fratelli Musulmani), Suharto ha organizzato la “politicizzazione delle masse”, diametralmente contrapposta alla “mobilitazione popolare”, che fondava l’azione Sukarno e del PKI.

 

 

 

Per Suharto, le “massa fluide” dovevano essere controllate da organizzazioni di massa, come dal sindacato unico FBSI, incaricato di collaborazione di classe in un sistema corporativo, simile al regime fascista.

 

 

 

Nel suo regno lungo 32 anni, la repressione sanguinosa erano il segno distintivo di Suharto. Per citare solo i casi più barbari: la repressione del movimento di liberazione di Timor Est e quello della Papua occidentale ha mietuto almeno 300.000 morti.

 

 

 

L’entusiasmo degli osservatori occidentali non aveva limiti per il miracolo del “Drago indonesiano”.

 

 

 

Suharto, come Pinochet in Cile con la “Scuola di Chicago”, si è affrettato a realizzare le ricette liberali della “mafia di Berkeley”: austerità di bilancio, soppressione dello stato sociale (sostituito dalla carità islamica), privatizzazione e sistema fiscale attraente per l’impresa.

 

 

 

Gonfiato dalle entrate petrolifere dopo il 1973, dalle sovvenzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, del “miracolo indonesiano” si sono avvantaggiate le multinazionali petrolifere come Shell o BP, o tessili come Nike e Adidas, così come un ridotta oligarchia corrotta.

 

 

 

Nonostante tre decenni di crescita economica, l’Indonesia ha ancora 120 milioni di poveri: la metà della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, secondo i dati della Banca Mondiale, 200 milioni vivono con meno di 4 dollari al giorno.

 

 

 

L’arricchimento strabiliante di una minoranza contrasta con la povertà della maggioranza. L’Indonesia è attualmente il paese in cui il numero dei milionari è in più rapida crescita: saranno 100.000 nel 2015, concentrando 500 miliardi di dollari, due terzi della ricchezza del paese.

 

 

 

Al momento, le 40 persone più ricche in Indonesia concentrano altrettanta ricchezza che 60 milioni di indonesiani.

 

 L’esempio indonesiano non solo evidenzia l’ipocrisia dell’ordine capitalista, ma mette in luce le conseguenze della liquidazione completa di un Partito Comunista: dipendenza nazionale e impoverimento generale.

 

 http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custdf06-012921.htm
The massacre of Indonesian Communists in 1965: I remember one of the greatest crimes against humanity in the twentieth century

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Translation for Resistenze.org by the Documentation Centre of Culture and Popular

The dominant ideology is not content to rewrite history, but practice selective memory. In addition to the crimes that remembers and gives the communist and progressive forces, there are other crimes that passes over in silence and try to forget.

27/05/2013

The release in France of simply repugnant act of The Killing, reminds us of one of the largest massacres of the twentieth century, absent from our textbooks, the media landscape and the historical debate: the mass murder of Indonesian Communists in 1965 .

The corpses back to the surface, even in Indonesia, where every reference to the “events of 1965” was banned under dictator Suharto and still largely silent.

A report by the Indonesian National Commission on Human Rights (Komnas-HAM) recognized in 2012 for the first time the anti-communist repression in 1965 as a “crime against humanity”.

In the absence of an international inquiry, of a judicial nature or historical character, exact figures are unknown. If the estimates do not fall below 500,000 people, taken from the current range of Killing The act goes from 1 to 3 million people.

The massacre was part of a coup by Suharto to liquidate your PC Indonesian (PKI) with the support of the United States determined to eliminate the “red menace” which, after China and Vietnam, he could topple one of the states between more populated.

The first Communist Party of the Third World and the anti-imperialist alliance of Sukarno

Indonesia is associated with the post-war figure of Sukarno, whose work is summarized in five principles (Pancasila) that pose as a foundation unitary nationalism, writing in an internationalist perspective, tinged with “socialism” and religious tolerance.

In a state in which the great religions coexisted 6, 300 dialects, 17,000 islands and 100 million people, Sukarno is both an arbitrator between the social and political forces antagonistic, as the guarantor of “national unity.”

His policy of the National Front, “NASAKOM”, consisted of a direction of the Indonesian National Party (NAS) of a unified movement with one hand, the conservative religious groups (Agama) and the other the Indonesian Communists (kom).

The line of the PKI was to create a “national popular front” with a view to establish an independent nation from imperialism, an advanced social democracy: a step towards socialism. What to Sukarno was an end to the PKI was a transitional period.

In this political alliance, the Communists knew irresistible rise: the PKI had won 16% of the votes in the elections of 1955, but in 1965, the PKI had 3.5 million members.

Its mass organizations gathered more than 20 million supporters: a fifth of the population of Indonesia in 1965.

The class union SOBSI helped to lead the fight against the remnants of the outer class Dutch and British imperialism, and against the internal petty bourgeois elements of the National Alliance and the old ruling class, landowners Muslims.

Pushing on workers employed in the oil industry, in that the rubber and on small farmers of Java and Sumatra, the PKI and its mass organizations they provided a perspective to the struggles: land reform for the peasants and nationalization of national resources.

The massacre in the international context: the hand of imperialism

After the revolution in China and the stalemate in Vietnam, the rise of communism Indonesian worries U.S. imperialism, which fears such a radicalization of anti-imperialist nationalism of Sukarno as a communist revolution.

At first, the United States provides support to all the opponents of the “national revolution” by financing the fiercely anti-communist Socialist Party (PSI) and the Islamist party Masyumi.

In 1958, the CIA provides logistical and military bases for an armed rebellion in Sumatra, rich in oil. The “revolutionary government” indonesian, no popular base, supported by the United States and the socialist parties and Islamists, he is defeated in a few months by the Indonesian military.

The United States then change strategy. The army is the only bulwark against communism, which help to make a $ 65 million between 1959 and 1965. Aware of the maneuver Sukarno had called the American ambassador with the words: “Go to hell with your help.”

For the American and British intelligence services, it was to encourage the faction “right” pro-imperialist and anti-Sukarno, led first by Nasrution then by Suharto, himself formed by the United States against the dominant faction “centrist”, led by Yani , pro-Sukarno.

The pretext for the bloody counter-revolutionary wave occurs 30 September 1965: a coup by a quartet of colonels who proclaims a “revolutionary government” after he executed six members of the General Staff of the faction “centrist” of the army, including which the General Yani.

Suharto, head of the national troops riserviste (KOSTRAD), takes control of Jakarta, in the name of maintaining the regime of Sukarno. Attributing the coup the Communists, triggers “the biggest massacre of the twentieth century”, according to the same words used in a CIA report of 1968.

The involvement of the CIA, the U.S. embassy, ​​as well as British intelligence are beyond doubt. Without full access to U.S. archives and Indonesian, only the extent of the cooperation remains to be defined.

And ‘certain that it was the United States to help in training the “war counter-insurgency” of the officers in the Indonesian School in Bandung Indonesian military officers (SESKOAD).

From 1958 to 1965 SESKOAD form the different levels of the army to fight against any “insurrection” communist, to form embryos of local militias in neighborhoods and villages, into the vortex of terror in 1965.

The CIA will also play a key role in the anti-communist propaganda of the coup leaders, not only by circulating false about the atrocities committed by the Communists, but also of racial hatred (against the Chinese) and religious (against atheists).

The embassy and the secret services had also compiled a list of 5,000 cadres of all levels of the PKI for the Indonesian army, thus facilitating the identification and the beheading of the Party.

Despite the ongoing repression and when Western newspapers were forced, by minimizing, to give news of the carnage, embassies, and Western governments kept the official secrecy, behind the scenes while praising the efficiency of the liquidation of the PKI.

The fruit of the crime: 35 years of dictatorship obscurantist at the service of American multinationals

The financial repression did not realize the barbarity of the crimes committed: summary executions by firing squad or beheading, mass graves, deportation camps, rape and forced prostitution: facts recognized in the 2012 report of the Indonesian Commission for Human Rights.

For the American secret services, the success of the liquidation of the revolutionary movement in Indonesia was a source of inspiration for subsequent operations: Phoenix operation in Vietnam up to the coup d’etat and the Latin American dictatorships, Pinochet in the head.

The evolution of repression is revealing:

On the one hand, the role played by the army pulse, funded and trained by the United States just as in Latin America. And ‘the army to begin the “terror”: identifying and listing the enemies, giving the slogan of “Sikat” (settlement, cleaning) and especially arming, training and framing the militias.

Since most of the killings is to be charged to the civilian militias from the religious parties: NU (Nahdaltul Ulama) – with its youth component and the fanatical Ansor – and Muhammadiyah, two Islamic mass organizations, anchored in rural communities, to appellatesi an anti-jihad.

The role played by the armed wing of the Islamists should not obscure the massive involvement of other religious forces: the Hindus in Bali, for the defense of the caste system and against the Chinese influences, Christian to Java, where the Catholic forces are known to have participated in the training of KAMI (Student Action Forum), the student movement who participated in communist purge.

We need not hide even the social antagonism that was the origin. Far from being all atheists, communist sympathizers were often themselves Muslims, especially in rural Javanese.

The antagonism during the crisis of 1965 sees opposing the santri, Islamic fundamentalists, neighboring landowners, the spine of the Islamic militias and abangan, belonging to a religious form syncretic, tolerant, anchored among the rural masses supporters of the PKI.

The evocation of the religious motive was a strong motivation for both landowners worried about the advance of communist both an army eager to get their hands on the oil wealth.

The American hypocrisy: two weights and two measures in the fight against Islamism and democracy

The hypocrisy of the American discourse in the fight against Islamic fanaticism is well illusory. In Indonesia, as in Afghanistan, Yemen yesterday, as in Syria and Libya today: Islamism, conservative economic elites and Western imperialism you make good company.

The discourse on capitalist “democracy” against the “dictatorship” American Communist is pure hypocrisy. For over 30 years, ‘”New Order” Suharto has delivered all levels of power to the army in its “dual function” of political and economic stabilization.

Islamist organizations, coordinated by the State in the Council of Ulema (MUI), the framework for the rural masses.

Today, NU and Muhammadiyah are two of the most powerful Islamic organizations across the world, with the network of madrassas (Koranic schools) and charities, they collect more than 60 million members.

In this scheme, similar to Egypt Mubarak (also in relation to the Muslim Brotherhood), Suharto organized the “politicization of the masses”, which is diametrically opposed to the “popular mobilization”, which based the action of the PKI and Sukarno.

For Suharto, the “fluid mass” needed to be controlled by mass organizations, such as the single trade union FBSI, in charge of class collaboration in a corporate system, similar to the fascist regime.

In his long reign 32 years old, the bloody repression were the hallmark of Suharto. To cite only the most barbarians: the repression of the liberation movement in East Timor and West Papua that has claimed at least 300,000 deaths.

The enthusiasm of Western observers had no limits for the miracle of “Dragon of Indonesia.”

Suharto, like Pinochet in Chile with the “Chicago School”, was quick to realize the liberal recipes of the “Berkeley mafia” austerity budget, elimination of the welfare state (replaced by Islamic charity), privatization and tax system attractive for the enterprise.

Inflated oil revenues after 1973, by grants from the International Monetary Fund and the World Bank, the “miracle Indonesian” have benefited the multinational oil companies such as Shell or BP, or textiles such as Nike and Adidas, as well as a reduced corrupt oligarchy.

Despite three decades of economic growth, Indonesia still has 120 million poor: half the population lives on less than $ 2 a day, according to data from the World Bank, 200 million live on less than $ 4 a day.

The enrichment of a minority astonishing contrasts with the poverty of the majority. Indonesia is currently the country in which the number of millionaires is the fastest growing will be 100,000 in 2015, concentrating $ 500 billion, two-thirds of the country’s wealth.

At the moment, the 40 richest people in Indonesia focus as much wealth that 60 million Indonesians.

The Indonesian example not only highlights the hypocrisy of the capitalist order, but it highlights the consequences of a complete liquidation of the Communist Party: national dependence and general impoverishment.

 

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