I falsi amici. Infiltrazioni fasciste nelle iniziative di solidarietà

Redazione Contropiano

Dossier del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia e di Un Ponte per… sulle infiltrazioni della destra nazionalista e fascista nelle campagne a sostegno delle vittime serbe delle guerre di secessione in Jugoslavia.

Nota del giugno 2013

“A seguito della pubblicazione di questo Dossier abbiamo ricevuto contestazioni generiche e minacce di adire le vie legali, ma nessuna precisazione nel merito dei fatti qui esposti. Con la presente Nota vogliamo informare tutti i soggetti potenzialmente interessati che da parte delle associazioni firmatarie del Dossier esiste la più ampia disponibilità a rettificare informazioni risultanti eventualmente, e dimostratamente, scorrette, e pubblicare a richiesta eventuali note di commento in calce al nostro testo, purché strettamente inerenti a quanto da noi qui trattato”.
CNJ-onlus – UPP

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SINTESI: In contraddizione con la tradizione reale, storica, dell’atteggiamento della destra nazionalista e fascista riguardo agli jugoslavi in generale ed ai serbi in particolare, si registra da tempo uno strano interessamento di raggruppamenti neofascisti a proposito della “causa serba”.
Questo interessamento sta avendo un apice negli ultimi tempi in iniziative riguardanti la componente serba del Kosovo. Purtroppo singoli elementi e settori reazionari, soprattutto legati alla emigrazione anticomunista e antijugoslava nella Trieste post-1945, quasi masochisticamente alimentano la presenza della destra fascista nelle iniziative che li riguardano. Un certo tipo di impostazione “separata” ed “escludente” della discussione sulle tematiche jugoslave (“Stato ortodosso”, “riunificazione della terra degli ortodossi”) ricalca, come riflettendola in uno specchio deformante,;cioè la vulgata corrente che vorrebbe la Jugoslavia come artificiale “gabbia dei popoli” la cui distruzione era inevitabile se non addirittura auspicabile perché le diverse “etnie” potessero liberamente esprimere la loro identità  – o, per usare sempre il linguaggio della estrema destra: la loro spiritualità.
In realtà, all’attivismo per così dire “sincero”, in buona fede, di elementi della destra estrema a sostegno di una malintesa “causa serba”, si affiancano componenti e motivazioni di carattere diverso. Si registrano infatti sempre più frequentemente tentativi di infiltrazione in iniziative pre-esistenti, avviate da molti anni dalle realtà progressiste che si sono sempre coerentemente battute contro la guerra e contro la “etnicizzazione” dei rapporti nei Balcani. Talvolta si hanno casi di plagio o approcci di natura evidentemente provocatoria, mirati vuoi a “scavalcare” e “recuperare” iniziative e tematiche, vuoi a disarticolare e impedire la prosecuzione di un lavoro di solidarietà e contro-informazione impostato su basi limpide, democratiche e internazionaliste, per capovolgerlo e trasformarlo invece nel suo esatto contrario.
Non è un segreto per nessuno che la fortissima presenza militare ed imprenditoriale in quei territori impone a Stati come l’Italia l’avvio di operazioni di   mirate al controllo totale delle iniziative di solidarietà  e delle loro possibili implicazioni politiche. E gli interessi geopolitici nell’area non sono solo di parte italiana, ma anche di altri Stati terzi, e persino di soggetti come la Chiesa cattolica.
Nel migliore dei casi sono l’individualismo, il carrierismo, persino l’avidità di chi ha fiutato occasioni di investimento economico o turistico a causare confusione, consentendo che le iniziative nate nel campo della solidarietà  tra lavoratori e tra popoli siano inquinate da concezioni inaccettabili, che la Storia ha messo al bando molti decenni fa, proprio soprattutto in quelle terre. Per quanto riguarda i serbi, non è inedito il ruolo fondamentalmente anti-patriottico dei cetnizi, da sempre collaborazionisti dell’occupante straniero simbologie reazionarie e nostalgiche, il revisionismo storico anti-partigiano,  sciovinismo anti-islamico  non sono segni di una ritrovata identità  nazionale, ma al contrario sono fomentati dal “nuovo corso” anti-jugoslavo e filo-occidentale.  La presenza e le attività  di settori della destra estrema in ambito serbo portano acqua al mulino di chi della Serbia e dei serbi, negli ultimi 20 anni, ha voluto costruire una immagine negativa. Questi sono a tutti gli effetti i falsi amici  del popolo serbo: è bene imparare a guardarsi le spalle.

Leggi il Dossier alla nostra pagina:
http://www.cnj.it/CNJ/falsiamici2013.htm#dossier

Redazione Contropiano.
Pubblichiamo volentieri questa denuncia-dossier, anche perché risponde con logica ineccepibile al perché politico i fascisti (e la Digos o i servizi”) cerchino sistematicamente di infiltrarsi anche nei più innocuo movimenti e nei comitati di solidarietà con le molte “cause perse” esistenti al mondo.
Evidenziamo queste ragioni:
– “la fortissima presenza militare ed imprenditoriale in quei territori impone a Stati come l’Italia l’avvio di operazioni di   mirate al controllo totale delle iniziative di solidarietà  e delle loro possibili implicazioni politiche
“approcci di natura evidentemente provocatoria, mirati vuoi a “scavalcare” e “recuperare” iniziative e tematiche, vuoi a disarticolare e impedire la prosecuzione di un lavoro di solidarietà e contro-informazione impostato su basi limpide, democratiche e internazionaliste, per capovolgerlo e trasformarlo invece nel suo esatto contrario“-

Identico ragionamento, per ragioni assolutamente identiche o simili, va fatto per i “normali” movimenti di lotta (studenti, precari – della scuola o di altri settori – e persino “finto operai”).

Un dossier quindi da leggere, meditare, rileggere e ripensare. Certo, 40 anni fa era cultura comune del movimento e delle formazioni della sinistra (non solo rivoluzionaria, dobbiamo dire). Una delle ragioni, certo non l’unica, della decadenza assoluta della “sinistra” risiede anche nella dissipazione idiota di questa cultura conflittuale (si confligge contro qualcuno, di solito; il quale non sta mica lì a guardare e “pettinar le bambole”).

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Il testo del dossier:

I FALSI AMICIDossier sulle infiltrazioni della destra nazionalista e fascista nelle campagne a sostegno delle vittime serbe delle guerre di secessione in Jugoslavia


PREMESSA

« “Io ho quel che ho donato” affermava D’Annunzio. » A citarlo così, sulla loro pagina internet, è l’organizzazione di solidarietà  LOVE Onlus, che come vedremo tra poco nasce con il primo e principale intento di fare solidarietà  ai serbi del Kosovo. Però LOVE ha la specificità  di collocarsi nella “galassia bruna”, cioè la costellazione dei raggruppamenti della estrema destra italiana.

Eppure la posizione di D’Annunzio sui serbi e sulla Jugoslavia era stata spiegata senza ombra di equivoci dal diretto interessato già  nel 1920:


« Bisogna opporsi alla costituzione definitiva del S.H.S. [acronimo per il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, primo nome della Jugoslavia]; distruggere il mostro jugoslavo. Ho studiato da vicino il moto croato contro il predominio serbo e l’ho favorito come ho potuto, spesso impedito dalle più aspre angustie. Il destino del Regno jugoslavo È segnato. Non È formato secondo le leggi della vita statale. “Si dissolverà, perirà “. Degli indizi mi fanno prevedere certa l’agonia e la morte di questo nostro avversario. Il quale, in ogni modo, per fatto storico ed etnico, “deve perire”, anche se riesca temporaneamente ad interrompere e a rompere il cerchio che lo serra. » [1]


Nello stesso 1920 Mussolini a Trieste pronunciava la nota invettiva: « Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che da lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani. »

I serbi non vanno forse annoverati nella “razza slava”? Queste due citazioni potrebbero essere ragionevolmente sufficienti ad illustrare l’atteggiamento, storico e fattuale, della destra nazionalista e fascista nostrana riguardo agli jugoslavi in generale ed ai serbi in particolare. Né può creare dubbi o confusione il fatto che, per le esigenze imperial-irredentiste di espansione territoriale, l’Italia aggredì dapprima sloveni, croati e montenegrini e solo secondariamente o indirettamente i serbi. A poco vale la retorica sulla fratellanza italo-serba di origine addirittura risorgimentale, cementatasi con le vicende della I G.M.: si tratta di questioni interessanti dal punto di vista storico, ma la linea di politica estera italiana era già allora una linea imperialista, tesa a strumentalizzare il “risorgimento serbo” per tradirlo da subito. [2] 

Che i serbi non si giovarono affatto, mai, delle politiche italiane, tantomeno di quelle fasciste, potrebbe dimostrarlo la sola vicenda degli ustascia, il movimento ultranazionalista, bigotto e razzista croato, che proprio dall’Italia fascista fu “coltivato in provetta” per una dozzina d’anni allo scopo di sovvertire il confinante Regno di Jugoslavia. Grazie al sostegno dell’OVRA, i terroristi ustascia guidati dal loro leader Ante Pavelic, assieme ad altri assassini assortiti, in primis separatisti macedoni, ebbero le loro basi clandestine di addestramento in Italia e dall’Italia ricevettero ogni tipo di appoggio. [3] Per un decennio il terrorismo anti-jugoslavo si manifestò con sanguinosi attentati, come quello di Marsiglia del 1934, che costò la vita al Re Alessandro I e al ministro degli Esteri francese Louis Barthou. 

L’obiettivo della distruzione della Jugoslavia fu “centrato” con l’attacco e la distruzione del paese nell’aprile 1941. E’ sempre D’Annunzio a spiegare con chiarezza le motivazioni dell’aggressione dell’Italia e della Germania, che invasero il territorio per smembrarlo ed inglobarne ampie porzioni, fiancheggiate dagli alleati bulgari, ungheresi e albanesi e dai traditori e collaborazionisti locali come Pavelic: « La Jugoslavia, in quanto tale, ha cessato di esistere […] Così un’altra ingiustizia della pace di Versaglia è cancellata dalla storia della nuova civiltà.» [4]

In un’altra pubblicazione periodica uscita negli stessi giorni della aggressione[5] tali convincimenti erano espressi in maniera più articolata ma con toni se possibile ancor più astiosi, attraverso una serie di testi riguardanti l'”Artificiosità  del Regno S.H.S.”, il “Mito dalmata”, l'”Adriatico grande lago italiano”, e così via. L’articolo dedicato a “Tredici secoli di storia croata” era concluso dal seguente annuncio: 


« Il 17 maggio [1941] è annunciato dalla stampa italiana l’arrivo a Roma di una delegazione croata con a capo il Poglavnik (Duce) Ante Pavelic per chiedere alla Maestà  del Re Imperatore di designare un principe di Casa Savoia che cingerà  la corona croata. […] Il Re risponde all’indirizzo di Ante Pavelic dichiarando di esaudire le aspirazioni del popolo Croato “la cui storia per tanti nessi è collegata alla nostra e che tenacemente ha orientato nei secoli la sua vita intellettuale e morale verso la civiltà di Roma”, designando “il Nostro diletto nipote, l’Altezza Reale Aimone di Savoia-Aosta, Duca di Spoleto”, che assumerà  il nome di Tomislavo II.»


Doveva essere questo – l’ascesa di un Savoia al trono della Croazia “indipendente” – il coronamento di un ventennio di sforzi e “operazioni coperte” dell’Italia fascista, colonialista e slavofoba, per la distruzione della monarchia guidata dai Karadjordjevic e l’umiliazione, innanzitutto, della parte serba. Se Aimone di Savoia-Aosta evitò di prestarsi alla pagliacciata e mancò di insediarsi per davvero non fu certo per mancata convinzione o coerenza, ma perché il regime di Ante Pavelic stava già dimostrando tutta la sua delirante ferocia e insostenibilità  dal punto di vista legale e morale.

Erano infatti iniziati da subito i massacri degli ustascia, perpetrati con inaudito sadismo ai danni soprattutto dei serbi, nell’ambito di una allucinante crociata, cattolica e nazionalista allo stesso tempo. I luoghi di quella mattanza hanno nomi rimasti impressi nella Storia e nella memoria balcanica come lo sono a livello mondiale Auschwitz e Mauthausen: da Jasenovac, dove gli ustascia sgozzavano “a mano”, fino a Jadovno, dove “inventarono” le foibe, gettandovi migliaia di persone di religione ortodossa. Alla fine, i serbi sterminati nel sistema concentrazionario nazifascista furono non meno di 700mila. 

Un altro Aimone, di cognome Finestra, ex militare fascista recentemente scomparso, si occupò direttamente di prendere il controllo dei siti in cui gli ustascia sterminavano i serbi; le sue memorie su questo e sulle sue altre esperienze balcaniche (comandò formazioni cetniche anticomuniste, collaborazioniste degli italiani) hanno avuto in anni recenti una certa circolazione tra chi vorrebbe equiparare croati ustascia a croati partigiani, “foibe” di Jadovno a “foibe” istriane. Semplificazioni che, nelle intenzioni di qualcuno, dovrebbero servire a creare effimere alleanze in chiave nazional-nazionalista (italo-serba), ma incrementano invece soltanto la confusione e repulsione in un quadro che è già incomprensibile alle opinioni pubbliche. In realtà, nessuna acrobatica alleanza contingente può cancellare la lampante evidenza storica: ustascia e partigiani erano su fronti opposti – gli ustascia in particolare finanziati e addestrati proprio dal fascismo italiano nel corso di tutti gli anni Trenta, i partigiani invece mobilitati in armi sia contro gli occupatori italiani che contro gli aguzzini ustascia.

La destra di derivazione fascista ha poca o nulla legittimità storica a sostenere la “causa serba”. Soprattutto, il genocidio ustascia non è proprio un argomento che essapossa usare… Tantomeno può strumentalizzare la questione della regione del Kosovo.

 

LA QUESTIONE KOSOVARA

Per quanto riguarda il Kosovo, i fatti storici stanno negli stessi identici termini. Qui nel 1941-1945 dapprima i fascisti italiani, poi i nazisti tedeschi, furono i veri artefici della “Grande Albania” etnicamente ripulita dalla componente serba. [6] I fascisti italiani, in particolare, che occupavano colonialmente il Montenegro, vezzeggiarono allo stesso tempo sia la parte cetnica (nazionalista monarchica e grande-serba) che la parte nazional-separatista montenegrina (gli “zelenasi“, illusi anche in virtù della nazionalità della regina Elena); ma alla fin fine amputarono il Montenegro e concessero ai fascisti albanesi ampi territori, incluso tutto il Kosovo. [7] 

Un Kosovo completamente albanizzato – come è tornato ad essere oggi – fu cioè il preciso progetto del Fascismo italiano prima e del Nazismo tedesco poi, nel corso della II G.M.. Quando le forze italiane entrarono in Kosovo, erano accompagnate da albanesi d’Albania. Gli albanesi che vivevano in Kosovo si unirono alle forze di invasione che aprivano loro la strada verso nord e ovest, e tendevano agguati alle unità dell’esercito jugoslavo che affrontavano gli invasori. Questi albanesi, nativi sia dell’Albania che del Kosovo, scatenarono una campagna di assassini e deportazioni nei confronti dei serbi. Inizialmente, la mattanza era portata avanti in modo disorganizzato da unità di “kachaki” irregolari. Nondimeno, venne presto costituita una milizia kosovara locale, detta “Vulnetari”, che insieme ad altre unità  iniziò persecuzioni più sistematiche.

Sotto il nazifascismo, nella zona venne ripristinato il sistema di proprietà feudale di derivazione ottomana: i contadini persero così i beni ottenuti grazie alla riforma agraria del 1918, attuata dal regno jugoslavo. Rispuntarono i “bey” e gli “aga”, che tornarono a controllare la distribuzione dei prodotti agricoli e la vita sociale in quanto rappresentanti del nuovo Stato panalbanese. Le razzie contro il bestiame e la distruzione dei beni degli ortodossi erano consuetudine. 

Gli italiani si preoccupavano solo di realizzare il disarmo completo della popolazione ortodossa. Nel luglio 1943 tutta la popolazione serba di Gnjilane volontariamente si lasciò rinchiudere in un campo di internamento italiano per sfuggire alle violenze dei fascisti albanesi. Il capo della polizia di Gnjilane, Rifat Berisha, un immigrato dall’Albania, fu responsabile delle violenze su circa 600 abitanti della cittadina. 

I pogrom anti-serbi si intensificarono ulteriormente dopo il collasso italiano nel settembre ’43. Ad esempio, il 3 dicembre del 1943 circa 400 membri del cosiddetto “Reggimento del Kosova”, guidati da Xhafer Deva, circondarono Pec e nel giro di 4 giorni uccisero più di 300 persone con metodi analoghi a quelli dei loro alleati ustascia nella Grande Croazia di Stepinac. Sotto il controllo tedesco si svilupparono in Kosovo il movimento nazionalista pan-albanese Balli Kombetaer (i cosiddetti balisti) e la Divisione SS albanese “Skanderbeg”.

 

FASCISTI, CETNIZI E PARTIGIANI

Le politiche antiserbe e antimontenegrine degli italiani vanno inquadrate anche nell’atteggiamento plurisecolare della Chiesa cattolica romana verso i Balcani: tali politiche sono infatti strumentali ad una ri-cattolicizzazione a nord – per mano ustascia – come a sud – per mano dei nazionalisti albanesi, tra i quali esiste una componente cattolica molto attiva. [8] 

L’unica parte in lotta che nel corso della II G.M. oggettivamente difese gli interessi di sopravvivenza e nazionali della popolazione, serba e non serba, furono i partigiani, primi e principali nemici del nazifascismo. D’altronde, tra i partigiani jugoslavi (cioè di tutte le nazionalità con-viventi nel territorio degli “slavi del sud”) i serbi erano in grande maggioranza ovunque; soprattutto, i serbi aderirono massicciamente al movimento partigiano di Tito di fronte alle aggressioni rivolte contro di loro dagli elementi del nazionalismo separatista. 

Durante la II G.M., gli stessi cetnizi – le formazioni monarchiche serbe -, per il loro atteggiamento ambiguo e collaborazionista nei confronti del fascismo e del nazismo, sono visti con crescente sfiducia dalle popolazioni serbe rurali. Essi sono, per antonomasia, i traditori del loro popolo: traditori come Milan Nedic, Dimitrije Ljotic, ed il più popolare, ma non meno traditore, Draza Mihajilovic, che sarà processato e condannato a morte nel 1946. [9] Inizialmente schierati dalla parte degli Alleati, e soprattutto sostenuti dagli inglesi, nel corso della guerra i cetnizi si dimostrano molto più ostili ai comunisti che non ai nazifascisti: cosicché si muovono nello scacchiere del conflitto con tale doppiezza da essere ben presto “scaricati” dagli angloamericani, che trovano più affidabile anche militarmente il movimento, insieme patriottico e internazionalista, guidato da Tito. Nella fase finale della II G.M., quelli tra i cetnizi che non si erano già sbandati combattevano al fianco dei nazifascisti. Un movimento dunque ambiguo, storicamente filo- (e non anti-) occidentale, segnatamente filo-inglese, reazionario ed anticomunista. E’ perciò sorprendente che i cetnizi siano tanto vezzeggiati da una destra fascista che ci tiene di norma a presentarsi come ostile al mondo anglosassone, sorvolando sul fatto che furono proprio gli angloamericani i maggiori sponsor di Mihajlovic nella II G.M..

 

A fronte della verità  storica che abbiamo fin qui sintetizzato, lo zelo di associazioni e raggruppamenti dell’estrema destra in merito alla “causa serba” in Kosovo ci appare a dir poco enigmatico. 

Lo scorso 24 giugno a Vicenza la rivista dal nome eloquente “Stato&Potenza” con la partecipazione della locale Associazione “Sloga”, fondata da alcuni serbi residenti in Italia, e del partito serbo Dveri, ha organizzato una iniziativa pubblica sul tema del Kosovo e della “spoliazione territoriale dello Stato ortodosso [sic] governato da Belgrado“. E’ intervenuto anche “un prete ortodosso della Comunità  di Milano, che ha spiegato il significato spirituale e religioso della terra del Kosovo e dell’importanza che questa regione riveste nel discorso della riunificazione della terra degli ortodossi che risiedono nell’area balcanica“. [10]

“Stato&Potenza” è una rivista web “lanciata” circa un anno fa dalla associazione “Strade d’Europa”. Gli elementi che animano l’una e l’altra derivano soprattutto dalla esperienza del “Coordinamento Progetto Eurasia” (http://www.cpeurasia.org).

Addetto stampa di Strade d’Europa è Lorenzo Salimbeni – figlio del più noto docente universitario Fulvio a sua volta spesso impegnato nelle attività dei settori revanscisti istriani e dalmati. Tra i redattori più assidui è Marco Bagozzi, anch’egli triestino, vice responsabile di “Generazione Europa”.

Il professato antiamericanismo di questi intellettuali è tale che un’altra loro recente iniziativa si è tenuta… con la collaborazione dell’Associazione Italo-Americana FVG e dell’American Corner di Trieste nell’Aula Magna dell’Associazione Italo-Americana, il 19 marzo 2012 a Trieste.

Nel febbraio 2012 il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia – onlus (CNJ) è oggetto di una specie di requisitoria da parte proprio del Bagozzi. [11] L’intervento, storiograficamente confuso e paradossale, è in realtà una versione riveduta e corretta di un articolo giàapparso sul quotidiano nazional-socialista “Rinascita” (http://www.rinascita.eu/) in data 28 febbraio 2008. A ben vedere il testo non è nemmeno una critica al CNJ o alle sue attività, ma una specie di sfogo inconsulto contro la Storia e la memoria della Jugoslavia federativa e socialista guidata da Tito. 

Quello che urta mortalmente “Stato&Potenza” è la pagina internet del CNJ in cui si sostiene – dimostrandolo con documentazione testuale e fotografica inconfutabile (cfr.n.6) – che l’irredentismo pan-albanese è stato storicamente un prodotto del nazifascismo. Bagozzi esalta piuttosto le “numerose bandiere monarchiche e cetniche nelle strade di Belgrado“, che sono invece il segno della sconfitta e del degrado politico della Serbia di oggi, il frutto del colpo di Stato, cetnico e filo-occidentale a un tempo, verificatosi nell’ottobre 2000. [12]

E’ evidente che quel tipo di argomentazioni (“Stato ortodosso”, “riunificazione della terra degli ortodossi”) possono forse interessare qualche fanatico religioso ma non certo i cittadini serbi nella loro totalità, tantomeno gli jugoslavi cioè l’insieme delle popolazioni autoctone che vivono in quelle terre. Il nazionalismo puro (non “patriottismo”) e indubbiamente di destra, inserito nell’astratto mito dell’”Eurasia”, ove paradossalmente una Serbia cristiano-ortodossa diventa oggetto quasi di culto, specialmente strumentalizzando la regione del Kosovo-Metohjia con le sue “minoranze” serbe, è oggi più che mai propagandato in modo simbolico e subdolo attraverso il web su scala non solamente italiana o serba, ma globale e spesso anglofona. Pagine e siti di questo tipo, strutturati in un sistema di scatole cinesi, propinano integralismo religioso, tendenze omofobe, temi identitari cari alla tradizione “nera”, interpretazioni delle vicende storiche imprecise e tendenziose. [13]

 

DA RINASCITA A RINASCERE

Attorno alla questione serba da anni si registra il bizzarro attivismo di soggetti di destra, soprattutto “nazimaoisti”, seguaci cioè delle incongruenti teorie “nazionalbolsceviche” di Jean Thiriart, fondatore di “Jeune Europe”. [14] Assieme alla “nuova destra” di Alain De Benoist e affini, i “nazimaoisti” popolano quella brodaglia comunemente indicata come “comunitarista” o “rossobruna”, che si articola in realtà  in un insieme intricato di sigle e relazioni contraddittorie. [15] Se la “nuova destra” rappresenta la faccia “per bene” di tale brodaglia, in grado di lusingare una certa intellettualità  di sinistra utopizzante e privata di riferimenti ideologici solidi, i “nazimaoisti” si muovono in maniera meno trasparente, ma non per questo i loro approcci risultano inefficaci. La loro “internazionale” esiste da decenni ed è attiva anche in Serbia soprattutto attorno alla figura di Yves Bataille.

Megafono dei nazimaoisti in Italia è soprattutto il quotidiano “Rinascita”. [16] Ne è direttore Ugo Gaudenzi, tra i fondatori nel 1969 dell’organizzazione “Lotta di Popolo”. Il giornale per una prima fase è stato organo di informazione del “Fronte Nazionale” di Adriano Tilgher e, dopo la rottura tra Gaudenzi e Tilgher, si autonomizza, diventando il traino di un’iniziativa di riaggregazione dal “basso” dell’area per la costruzione di un nuovo soggetto politico nazional-rivoluzionario, dalla vocazione fortemente antisionista: il “Movimento di Rinascita Nazionale”, che raggruppa soprattutto fuoriusciti dalla “Fiamma Tricolore” di Rauti. Siamo nel 2000. Nella home page del quotidiano campeggia il simbolo del raggruppamento: tre frecce in un cerchio, riproposizione  del simbolo, senza molte variazioni, della Divisione italiana  delle Waffen-SS, la 29.ma Legione. [17]

Il Movimento di Rinascita Nazionale però nel giro di pochi anni evidentemente si dissolve, e le anime politiche del quotidiano “Rinascita” paiono essere piuttosto certi nuovi gruppi nazionalsocialisti. [18] Il logo del quotidiano diventa dapprima una più tradizionale folgore, già emblema di Jeune Europe. Oggi non c’è più nemmeno quella: accanto alla testata appare solo il faccione di Nietsche; ed il sottotitolo da “Quotidiano di liberazione nazionale” è diventato “Quotidiano di sinistra nazionale”.

Ma che sinistra?? La coerenza non è il punto forte di “Rinascita”… Sul quotidiano, il 19 luglio 2012 appare un lungo testo a firma di tale Mark Dennison, quasi elogiativo sui raggruppamenti extraparlamentari marxisti-leninisti (sic); ma in altre occasioni si rivalutano invece figure di famigerati anticomunisti e antipartigiani, addirittura torturatori come Gaetano Collotti, definito “un eroe della RSI“. [19]

Per quanto riguarda i Balcani, gran parte degli articoli che appaiono su “Rinascita” sono in linea con la tradizione della destra: evidenziano infatti la tipica attitudine anti-jugoslava (“Stato artificiale“), anti-serba ed anti-russa (“La Serbia, dunque, satellite russo, ci fu sempre ostile“); ma anche slavofoba in genere e soprattutto revanscista verso Istria e Dalmazia. [20]

Eppure, per un periodo su “Rinascita” spiccavano i contributi a firma di Maria Lina (“Marilina”) Veca, collaboratrice del quotidiano almeno fino al 2004. La sua figura è emblematica della trasversalità  con la quale questi personaggi riescono ad operare nella galassia dell’associazionismo. La giornalista era punta di lancia di una sorprendente tendenza “filo-serba” e “filo-jugoslava” sulle pagine del quotidiano; ma non ci si venga a dire che l’incontro tra la Veca e “Rinascita” fu incidentale: il legame era ben più strutturale di quello tra una giornalista e la sua testata di riferimento. Nel luglio del 2000, alla fondazione del Movimento di Rinascita Nazionale, Maria Lina Veca era stata infatti incaricata di guidarne la Federazione romana. D’altronde, già negli anni Novanta era stata co-autrice di testi assieme a Isabella Rauti e Luca Romagnoli per le edizioni Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

La Veca pubblica su “Rinascita”, nei primi anni 2000, numerosi pezzi a sostegno della Jugoslavia di Milosevic, nei quali usa toni non solo filoserbi ma addirittura jugoslavisti, attingendo pure (senza autorizzazione) dai testi che il Coordinamento per la Jugoslavia diffonde in internet.

Un lavoro giornalistico particolarmente significativo della Veca in quella fase è sul caso di Emir Sisic, aviatore jugoslavo rinchiuso nelle carceri italiane, del quale i giornali nostrani non riportavano notizie. Solo Marilina, che fa spola con Belgrado, segue la vicenda iniziata il 7 gennaio 1992, quando sul cielo nei pressi di Varazdin, in Croazia vicino al confine ungherese, Sisic dovette intervenire contro due elicotteri italiani partiti dalla base ungherese di Kaposvar in volo non autorizzato. In quel momento la Croazia non era ancora stata riconosciuta come indipendente e l’aviazione federale jugoslava era legittimamente tenuta alla difesa del suo spazio aereo specie a fronte di possibili sorvoli con finalità di spionaggio. Sicic abbatté uno dei due elicotteri, perirono quattro militari italiani e uno francese.

Dopo l’estradizione in Italia il 21 giugno 2002, Sisic viene processato. L’avvocato Augusto Sinagra si impone (in senso letterale, effettuando pressioni per scalzare il legale precedente, Mastelloni) come avvocato difensore di Sisic. 

Anche quella di Sinagra è una ben strana figura di “filojugoslavo”! [21] Ha scritto Marilina testualmente: “La presenza dell’Avvocato Sinagra ci fa ritenere che la difesa [di Sisic] verrà condotta con il coraggio e l’amore per la verità che hanno sempre contraddistinto il suo lavoro“. [22]

A questo punto però Marilina Veca si allontana dall’ambiente degli ex della Fiamma Tricolore ed abbandona completamente anche “Rinascita”, nel tentativo di approdare sulla sponda opposta. “Rinascita” però non smette di occuparsi assiduamente di cose jugoslave. Il quotidiano viene affiancato nel 2006 da uno specifico portale, “Rinascita Balcanica”, che dimostra di avere importanti agganci ben al di là della Serbia, espandendosi dalla Romania alla Polonia con corrispondenti in loco. Addirittura nel 2009 in Albania pubblica un paginone in lingua italiana all’interno del quotidiano “Gazeta Libertas”, e annuncia: “Nasce l’Agenzia e la Televisione dei Balcani”.
« “Rinascita Balcanica” è una struttura complessa, dietro la quale vi è la fondazione Etleboro, mentre il creatore di questa macchina pensante è Michele Altamura, il quale ha finanziato il progetto con qualsiasi cosa avesse. » [23] 

In internet, l’indirizzo http://www.rinascitabalcanica.com ben presto sparisce, e diventa meno evidente anche il collegamento con il quotidiano “Rinascita”; da parte sua Etleboro si trasforma in “Osservatorio Italiano”, [24] una efficientissima agenzia stampa. L’interesse “militante” della destra estrema per una Serbia intesa come “baluardo europeo”, contro il mondo islamico da un lato e il mondo anglosassone dall’altro, ha lasciato il campo a una specie di servizio professionale di intelligence per il capitalismo italiano che delocalizza nei Balcani… A muovere il tutto non sono più, evidentemente, dei semplici ex-militanti della Fiamma Tricolore, ma personaggi “apolitici” che reggono i fili di una struttura ben più complessa e potente. “Rinascita”, come accolita di nostalgici idealisti nazional-rivoluzionari, è rimasta forse indietro rispetto a tanta industriosità  geopolitica; non ha smesso comunque di occuparsi ossessivamente di Balcani (http://balcani.rinascita.eu/).

 

JUGOSLAVISMO INSOSTENIBILE

La Veca nel frattempo è “partita per la tangente” e supera se stessa in “jugoslavismo”: con approcci insistenti prova ad accreditarsi e aderire al Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, senza successo. Riesce in compenso ad instaurare collaborazioni con realtà dell’editoria della sinistra extraparlamentare. Ha appena abbandonato la collaborazione con “Rinascita”, che già  si fa candidare alle elezioni locali in liste… comuniste e arcobaleno (sic) nel 2006-2008. Nello stesso periodo promuove la Associazione RINASCERE ONLUS/AMICIZIA ITALOSERBA (http://www.amiciziaitaloserba.it/). Con il nuovo marchio riesce a coinvolgere nelle sue attività soggetti istituzionali serbi e realtà  associative ed editoriali della sinistra italiana. Alle sue iniziative partecipano personaggi come David Bidussa e Nino Marazzita. Convertita infine all’Ortodossia, si dedica oggi a “Danzare nelle diaspore” (sic) tra ritmi ebraici Klezmer e sevillanas. E non mancano nemmeno i progetti in solidarietà con Cuba!

La firma di Maria Lina Veca negli anni era apparsa su diversi siti che si occupano di questioni militari, servizi segreti, stragi di Stato, Gladio, e simili. La giornalista risulta tuttora Direttore Responsabile del giornale online Tibereide (http://www.tibereide.it/), che nel tempo appare aver mutato vocazione, un po’ come la sua direttrice, ma continua ad occuparsi soprattutto di diritto militare e diritti dei militari. Il sito era stato inizialmente avviato assieme a Marco Saba, strana figura di presenzialista internet con la “fissa” per le questioni relative all’uranio impoverito e al “signoraggio” bancario.

Nel carnet delle collaborazioni di Marilina, tra i più assidui c’è Stefano Vernole, specialista di Balcani per la rivista “di studi geopolitici” Eurasia (www.eurasia-rivista.org) diretta da Claudio Mutti, ed autore di libri editi dalle Edizioni “All’Insegna del veltro” dello stesso Mutti. Quest’ultimo era stato tra i fondatori di “Ordine Nuovo” assieme a Franco Freda, anche se oggi è convertito… no, non all’Ortodossia, bensì all’Islamismo: è autore di “Nazismo e Islam”, testo apologetico dei volontari bosniaci nelle SS (la “Divisione Handzar”). Anche Mutti, comunque, ha dei trascorsi nazimaoisti: fu dirigente di “Giovane Europa” negli anni Sessanta. [25] 

Se è paradossale il “filoserbismo” di un redattore di una rivista diretta da un nazi-islamista, assolutamente insostenibile dal punto di vista logico è lo “jugoslavismo” professato in qualche occasione in questi ambienti. A Trieste il 9 maggio 2009, presso la Sala Risto Skuljevic della Comunità  Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, si tiene una iniziativa cui intervengono Lorenzo Salimbeni per “Strade d’Europa” (ma che, per inciso, è anche redattore di Eurasia), il Vescovo Serbo-Ortodosso del KosovoMetohija Artemije, i già menzionati Stefano Vernole e Marilina Veca, ma anche un tale Michele Antonelli autore di un libro dal titolo (udite udite) “Canto d’amore per la Jugoslavia”! (Il libro però è edito da Il Cerchio, casa specializzata in pubblicazioni medievalistiche e esoteriche).  L’iniziativa gode del contributo dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Trieste e del patrocinio del Coordinamento Progetto Eurasia, rientrando nei Seminari 2009 di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”.

 

 IN KOSOVO CON LOVE

Veniamo all’oggi. La novità degli ultimi due anni o giù di lì viene dagli ambienti contigui a CasaPound, la nota organizzazione del fascismo “sociale” che attraverso gli appoggi del centrodestra “in doppiopetto” ed una oculata gestione delle concessioni del marchio in leasing ha conseguito in Italia una rilevante disponibilità  immobiliare e diffusione sul territorio. [26] L’iniziativa di “solidarietà” verso i serbi-kosovari è gestita dalla associazione “BeLove Revolution” (http://beloverevolution.org/), nome che vorrebbe dire “Sii la rivoluzione dell’amore” (ma perché in lingua inglese?), poi diventata più semplicemente “Love” (“Amore”), anzi “LOVE onlus”, anzi “LOVE Italia”, come una filiale di qualche azienda transnazionale della solidarietà – in effetti sarebbe attiva almeno anche in Svizzera. E se scriviamo azienda non è per caso: aziendalista è l’immagine che trasmette attraverso il sito internet, dotandosi persino di una “Mission” e di una “Vision”. [27]


Presidente di LOVE è Fabio Franceschini, che il suo primo viaggio in Kosovo lo fece con Gianluca Iannone – fondatore e leader di CasaPound Italia – passando però prima, non a caso, al Ministero per il Kosovo, a Belgrado. Di questo viaggio, merita menzionare alcune delle perle di Iannone (dal diario di viaggio pubblicato al sito:http://lucanianonconforme.wordpress.com/2011/01/03/396/ ):

« Vorrei introdurre le mie conclusioni sul fallimento dell’ipocrisia marxista-leninista, sui deliri della classe operaia e sulle farneticazioni dell’uguaglianza. E’ evidente che la razza, intesa come spirito sangue terra, è superiore rispetto al concetto di classe. Ma taccio. »


E poi:

« [La signora Mirjana] ci porta la pita calda con formaggio e verdura, è buona. E ci regala un libro scritto in duplice lingua. ” ‘Cuore di Lupo’ si chiama. L’ha scritto una ragazza di Roma [Maria Lina Veca, in realtà] che ha preso a cuore la causa serba e le sta dedicando tutte le sue forze “, spiega la bella signora. E’ una ragazza comunista [sic], ci dice, e noi sorridiamo. Perchè a noi questo non interessa [sic]. Leggerò il libro nei prossimi giorni e se sarà bello e se lei sarà d’accordo vedremo di presentarlo a CasaPound. »


Talmente non interessa la Veca a Iannone che già pensa di invitarla!!!
E poi, ancora: 

« Chi ha visto “Sesso & potere” non può non rendersi conto di ciò che parlo: il presidente degli Stati Uniti inciampa in uno scandalo sessuale per una notte di sesso sfrenato con una stagista. Stagista che viene anche ripresa con il presidente in un incontro pubblico… Vi ricorda qualcosa?  Per distrarre l’attenzione da questa situazione si organizza a tavolino una guerra dall’altra parte del mondo, con tanto di guerriglieri per la libertà e popoli oppressi dal tiranno di turno. A ripensarci adesso, a quel film, mi scappa un sorriso amaro e un brivido lungo la schiena. »


In pratica Clinton e gli Usa avrebbero messo su tutta questa tragedia per nascondere uno scandalo sessuale!!! Un’analisi politica di primo livello, non c’è che dire.E che dire, infine di quest’altra perla: 

« La serenità, la pace che si respira è surreale. Mi ricordo del posto dove sono solo quando esco e incrocio tre ragazzi in mimetica. Sono italiani. La guida, Sasha, mi dice chegli italiani qua sono ben accetti anche perché nel 1941 il Duce inviò soldati a tutela del posto. »


Il Duce, quindi alleato dei nazisti che sterminarono migliaia e migliaia di serbi; complice degli ustascia croati e del cattolicesimo da crociata di Stepinac, protagonisti a Jasenovac nel massacro di serbi ortodossi; fautore della Grande Albania e della sua espansione avrebbe, secondo costui, inviato soldati a difesa del posto, dunque dei serbi. Certo, proprio come ha fatto la Nato! Una lettura storica davvero convincente ed esaustiva. Almeno per quello che serve a Casapound!Senza dilungarci oltre, basterebbe leggere le varie puntate del diario per comprendere appieno la superficialità, il pregiudizio, la grettezza e il razzismo di fondo – che proprio non sanno celare – con cui questa gente si approccia al tema (basterebbe anche leggere i commenti dei lettori… Addirittura Fabio Franceschini si firma in cirillico!).
Sono realtà  amiche di LOVE le seguenti associazioni menzionate sul loro sito:

  • Comunità  Giovanile – Ass.ne Promozione Soc. (Busto Arsizio: http://www.comunitagiovanile.org/)
  • Italica – Associazione Culturale (Varese, legata a Forza Nuova: http://italicavarese.blogspot.it/)
  • L’uomo libero – Associazione (Arco – trattasi di uno dei raggruppamenti che si confederarono nel progetto del “Movimento di Rinascita nazionale”; nei Balcani cominciarono ad agire molti anni fa offrendo, più coerentemente dal loro punto di vista, solidarietà… ai croati)
  • La Perla Nera – Associazione Culturale (Novara, circolo di Casapound)
  • Lealtà  e Azione – Associazione Culturale (Monza, http://www.lealta-azione.it)
  • Mazzardita [sic] – Associazione Culturale (Verbania, circolo direttamente legato a Casapound)
  • Opposta Goliardia – Associazione culturale (Verona)
  • Solidarità Identità – onlus (Francia, ma è diretta espressione di Casapound e sul sito prevalgono i richiami alle iniziative degli italiani di LOVE: http://www.solidarite-identites.org)
  • Ultima Frontiera (gruppo musicale fascista,  Trieste)
  • Zenit –Associazione Culturale (Roma: http://www.associazioneculturalezenit.org , http://associazioneculturalezenit.wordpress.com/)

In Kosovo con “LOVE”, dunque. Il nome per il complesso delle iniziative di appoggio ai serbi kosovari È “Accendiamo la speranza” ( http://beloverevolution.org/progetti/accendiamolasperanza/ ). Si tratterebbe di “un progetto pluriennale di sostegno alle minoranze della regione del Kosovo e Metohija al quale aderiscono, per diverso tempo e qualità  nello sforzo, singoli individui, associazioni, enti e società“: che cosa sia in sostanza, e quale specifico apporto dia LOVE a questo articolato “progetto”, non è chiaro. Almeno alcuni dei pezzi del “progetto” sono menzionati indebitamente su loro sito internet. Per esempio, il “Progetto H2O” è un vero e proprio plagio del progetto “H2OKM acqua per Zvezdan” lanciato dalla ONG “Un ponte per…” sotto il coordinamento di Alessandro Di Meo. [28] Analogamente, una delle cose più in evidenza sulla home page di LOVE – “Il libro amico: L’Urlo del Kosovo, di Alessandro Di Meo” – è appropriazione indebita, un abuso che il diretto interessato non ha mai autorizzato. 

Comunque, questi della “rivoluzione dell’amore” in Kosovo ci vanno. Il viaggio di aprile 2012 è raccontato in un articolo del Messaggero Veneto che contiene alcune cose che fanno abbastanza riflettere. [29] Il viaggio di agosto 2012 è invece sintetizzato in un video YouTube [30] che ovviamente elogia la presenza e la funzione dell’esercito italiano sul territorio kosovaro ed evidenzia i contatti della Onlus con ambienti cattolici.

Da notare, al solito, la superficialità con cui vengono realizzati i filmati che dovrebbero informare ma che, al contrario, offrono un quadro distorto della realtà e della storia. Un esempio è il video http://www.youtube.com/watch?v=NKwRb9u-X7A nel quale la realizzazione della torre di Gazimestan diviene opera di Milosevic, mentre si scopre che nel 1389 la battaglia di Kosovo Polje, episodio più alto dell’epica serba, è stata in realtà combattuta fra Turchi e Ottomani!…

Un altro collegamento di LOVE è quello con gli “Amici di Decani” (http://www.amicididecani.it/). Questa è in effetti l’unica associazione per così dire “apolitica”, tra le tante elencate sul sito di “LOVE”, a dichiarare esplicitamente la propria fattiva collaborazione con LOVE. Anche gli Amici di Decani usano il linguaggio delle “Mission” e delle “Vision”. La loro “Mission” tra l’altro comprende « la divulgazione dell’eccellente lavoro svolto in Kosovo dalle Forze Armate italiane, impegnate in una missione di pace pluridecennale, ne promuove l’attività  e l’importanza come presidio e tutela di un bene identitario per la coscienza europea. » I bombardamenti del 1999 erano parte di tale “missione di pace pluridecennale”? Figura di spicco, vero e proprio factotum e promotore delle iniziative dell’associazione “Amici di Decani”, trait d’union con tutte le altre realtà associative italiane collegate, inclusa la fascista “Love”, è Francesco Scarfì, ex-imprenditore convertito all’Ortodossia.

Ma ritorniamo in Italia. Interessante l’iniziativa organizzata il 15 dicembre 2012 a Pordenone da Amici di Decani e LOVE assieme. Vi erano stati invitati Padre Sava, l’ex sindaco di Venezia Prof. Massimo Cacciari e il Dott. Andrea Marcigliano “per dialogare attorno al tema: Kosovo e Metohija, alla ricerca delle radici identitarie europee” (http://www.amicididecani.it/notizie/una-serata-di-successo). 

LOVE, in altre occasioni, ha coinvolto i soliti Maria Lina Veca e Stefano Vernole, ma anche direttamente Gianluca Iannone, e giornalisti noti come Pietrangelo Buttafuoco e Paolo Rumiz – si, proprio lui, quello che fino al 2001 non passava giorno che non scrivesse contro il “serbocomunismo di Milosevic”, gettando benzina sul fuoco dell’odio antiserbo.

Ultima in ordine di apparizione, ma certo non meno significativa tra le realtà fasciste che sponsorizzano la campagna “Accendiamo la speranza”, è la “Associazione Sempre Domani – per la rinascita nazionale“, come recita la testata del suo sito (http://www.sempredomani.org). Richiudiamo così il cerchio delle “rinascite”: sul sito appare il logo di una “Rinascita onlus”, sostanzialmente identico a quello dell’omonimo quotidiano.  

Per quanto infine riguarda l’attivismo di ambienti cattolici in Kosovo, questo – come abbiamo accennato – ha una tradizione plurisecolare e finalità  addirittura millenaristiche… Chi viaggia oggi per il Kosovo può verificare con i propri occhi l’entità degli investimenti effettuati non solo dai paesi arabi e islamici per costruire moschee, ma anche dalle organizzazioni cattoliche per costruire chiese e centri di vario genere. Il proselitismo cattolico è forte in ambito albanese, ma è evidente come anche gli ortodossi siano attirati da certe lusinghe, a fronte di elargizioni materiali delle quali c’è vitale bisogno. Quelle dei movimenti “uniati”, cioè delle scissioni che nel corso dei secoli in diversi paesi, dalla Ucraina alla Grecia, hanno portato diocesi ortodosse a entrare nella sfera cattolica riconoscendo il “primato del vescovo di Roma”, sono vicende che non perdono mai di attualità: il millesimo anniversario dello Scisma è ancora di là  da venire…

 

CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI

C’è insomma uno strano affollamento in Kosovo e attorno al Kosovo. Sono coinvolti personaggi il cui percorso politico e ideale è tutt’altro che trasparente: ex protagonisti della violentissima campagna di diffamazione ai danni della Jugoslavia e della Serbia che all’improvviso – guarda caso dopo la secessione del 2008 – hanno scoperto che sono in Kosovo “le radici identitarie europee”; militari dell’esercito italiano impegnati nella occupazione del territorio dopo averlo strappato alla Jugoslavia e alla Serbia con i bombardamenti del 1999; pope non particolarmente zelanti a difendere il loro paese quando era integro, che cercano però solidarietà adesso; fascisti dannunziani e tradizionalisti cattolici che si scoprono super-filoserbi; e così via.

Ora, qui non si tratta di mettere in dubbio la tendenza “filoserba” di certa destra, italiana ed internazionale, o di negarne a tutti i costi la legittimità storica o morale. Ognuno su questo si tenga le sue idee e faccia come vuole, purché non mischi le carte. Giornalisti e commentatori di destra, come Maurizio Cabona, hanno scritto in questi anni montagne di cartelle che mettevano in contraddizione la propaganda antiserba della NATO: anche se Cabona ha idee diverse dalle nostre (è convinto che Tito fosse “un agente inglese”), non gli contestiamo certo la buona fede.

Anche ad alcuni dei personaggi della galassia bruna possiamo concedere il beneficio della buona fede nelle intenzioni: essi si ispirano ad astratte ed errate concezioni di sangue e di suolo, declinandole a geometria variabile come d’altronde già facevano i loro antenati nazifascisti. Perciò, a seconda dei momenti e delle predilezioni – “guelfe”, quindi cristiane e anti-islamiche, o “ghibelline”, quindi orientali ed “eurasiatiche” – sono al fianco della Serbia cristiana paventando l’oriente islamico, oppure al fianco degli islamici contro le “potenze d’acqua” anglosassoni. Come possano raccordare la loro tradizione primaria e fondativa, quella a un tempo “latina” (fascista italiana) e “carolingia” (nazista tedesca), con il filoserbismo o l’islamismo di convenienza – questo era e rimane un problema loro.

Non si tratta nemmeno di entrare nel merito dei percorsi individuali, di chi viene “da destra” e poi vorrebbe andare “a sinistra”, o viceversa – esistono fattispecie di entrambi i tipi. Certo è che, se nell’Italia del trasformismo se ne vedono di tutti i colori, il capovolgimento delle proprie convinzioni “intime”, di appartenenza ideologica o addirittura di fede religiosa, è qualcosa di diverso. Né possiamo biasimare quei singoli elementi dell’Esercito Italiano che, vivendo la realtà  sul territorio, hanno imparato a guardare alle cose con altri occhi che non quelli della propaganda di guerra; meglio ancora se fossero interi settori dell’Esercito a prendere coscienza della situazione ambigua e insostenibile in cui sono stati messi, a guardia del Kosovo occupato.

Ci sono anche di quelli che non cambiano per davvero: si limitano ad accettare inviti e lusinghe provenienti dal campo opposto per pura vanagloria personale, volontà di mettersi in mostra (gli intellettuali e gli accademici ne sono campioni), o con la convinzione, sbagliata, che tutte le scorciatoie siano legittime e opportune per raggiungere qualche obiettivo. Quest’ultima specie, diciamo, di opportunisti, è responsabile di gran parte del caos che si è determinato attorno alla questione serba.

Si tratta piuttosto, questo si, di fare chiarezza e di distinguere. Si tratta di rifiutare il plagio, i tentativi pervicaci di infiltrazione, le manovre di chi vezzeggia per poter trasformare le nostre iniziative di solidarietà nel loro esatto contrario. E questo non riguarda solo la “questione serba”. Nell’ultimo anno trascorso abbiamo visto “Stato&Potenza” attivarsi particolarmente sulla questione siriana, creando scompiglio negli ambienti della sinistra antimperialista – in gergo tecnico si chiamano “infiltrazioni provocatorie”. Prima un sit-in di solidarietà alla Siria a Bologna, poi una manifestazione il 16 giugno a Roma, nella quale si fanno “incastrare” alcuni seri esponenti del giornalismo di sinistra. Vi interviene un giovanissimo, tale Lorenzo Scala, abbigliato e pettinato alla sosia di Adolf Hitler; lo stesso presidente siriano Assad è raffigurato nei loro manifesti con una divisa militare e in una posa (pur casuale) che lo fa rassomigliare paurosamente a Hitler con il braccio teso – possibile che non potessero trovare una immagine diversa? E’ chiaro che sortite di questo genere non aiutano a sviluppare una solidarietà popolare nei confronti della Siria, né tantomeno possono allontanare la minaccia di aggressione armata da parte della NATO. In sostanza, l’unico effetto che si ottiene è quello di mettere in fibrillazione e scompaginare il movimento antiguerra, già indebolito dalle bordate propagandistiche della NATO.

Prima della Siria, “Stato&Potenza” e settori affini si erano fatti sentire sulla questione della Libia bombardata. In generale, la destra anti-sionista è notoriamente attiva sulle questioni del Vicino e Medio Oriente, ad anche dell’Oriente più lontano. “Eurasia” ha patrocinato libri su Hezbollah, pubblica libri sulla Russia e la Cina come potenze “eurasiatiche” e quindi potenziali alleate dell’Europa carolingia… All’estrema destra non disdegnano nemmeno di riferirsi alla Corea del Nord come modello di “socialismo nazionale”: tutto fa brodo! L’effetto di questa paradossale, e generalmente non richiesta, solidarietà inter-nazionalista dei fascisti nostrani verso paesi governati da partiti comunisti o che si oppongono alla egemonia atlantista, crea confusione, aliena a sinistra le simpatie dei possibili militanti anti-imperialisti, aggravando le difficoltà dovute alla forsennata propaganda guerrafondaia dei media e al tradimento dei partiti e degli intellettuali della sinistra storica.

Il gruppo Piattaforma Comunista ha emesso mesi fa un comunicato per distanziarsi dalla pubblicazione su “Rinascita” del testo sui raggruppamenti marxisti-leninisti di cui dicevamo. Nel suo comunicato, Piattaforma Comunista giustamente spiega che sulle pagine di ”Rinascita”


« spesso e volentieri si tessono le lodi della politica economica e sociale mussoliniana, dell’aggressione nazista all’Unione Sovietica, della repubblichetta di Salò, di Pavolini e di altre carogne. Il quotidiano inoltre offre ampio spazio ai “nazimaoisti”, ai negazionisti, agli epigoni dell’internazionale nera di Thiriart e La Rochelle, ai camaleonti comunitaristi.

E’ risaputo che spesso i fascisti occultano il loro vero volto. Si nascondono sotto etichette antiliberiste, ecologiste e “noglobal”, persino “socialiste” (come il nazionalsocialismo). Si fanno paladini della sovranità  nazionale, monetaria e militare, ovviamente senza mettere in discussione i rapporti di produzione e di proprietà . Criticano i banchieri usurai, risparmiando il “normale” sfruttamento capitalistico. Lisciano il pelo alle organizzazioni di sinistra e ne scimmiottano le tematiche. Si spacciano per “rivoluzionari” che teorizzano il superamento delle “vecchie dicotomie”.

Il camuffamento e la demagogia “anticapitalista” di questi tardo-peronisti servono a coprire la loro natura reazionaria, ad abbindolare gli ingenui, ad aprirsi degli spazi fra la piccola borghesia e gli strati popolari frustrati, impauriti e impoveriti dalla crisi. »


La provocazione ai danni della sinistra – contro i lavoratori, contro i comunisti, contro progressisti e democratici in genere – è lo scopo stesso dell’esistenza del fascismo.
Intorbidire le acque, screditare le lotte, infiltrarsi, “rubare” i temi per trasformarli nel loro contrario, creare zizzania e colpire con lo squadrismo… Dove i fascisti non esistono, gli agrari, i capitalisti e gli imperialisti li inventano. E’ sempre successo, dal 1919 in poi. Dal 1919 in poi, i fascisti si sono sempre presentati dapprima come “sinistra” (nazional-socialista), per distruggere la sinistra.

Per quanto riguarda i serbi, notiamo solo che il ruolo fondamentalmente anti-nazionale giocato dai cetnizi di allora non è diverso da quello dei cetnizi di oggi. Oggi come allora,in quanto collaborazionisti dell’occupante straniero, sono corresponsabili dello squartamento del proprio paese, della secessione del Montenegro e del Kosovo, ed hanno perciò ben poco da gongolarsi tra simbologie reazionarie e nostalgiche, revisionismo storico anti-partigiano, e sciovinismo anti-islamico. La presenza e le attività di questi settori della destra estrema in ambito serbo portano acqua al mulino di chi della Serbia e dei serbi, negli ultimi 20 anni, ha voluto costruire una immagine negativa. [31] Questi sono a tutti gli effetti i falsi amici del popolo serbo: è bene imparare a guardarsi le spalle.


Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS

“Un Ponte per…” ONG

gennaio 2013
aggiornato a giugno 2013

NOTE

[1] Messaggio inviato da Gabriele d’Annunzio l’8 maggio 1920 ad un’alta autorità  militare italiana, cit.in: “La Jugoslavia ha reso i conti”, Supplemento al XV Notiziario del Ministero della Guerra – Gabinetto Ufficio Propaganda prot. N.503471/43.6.41, Roma 29 aprile 1941-XIX.

[2] Vedi ad esempio: http://www.cnj.it/documentazione/paginafoibe.htm#sonninobadoglio .

[3] Sul tema si vedano: “La via dei conventi”, di Pino Adriano e Giorgio Cingolani (Mursia 2011); “Ante Pavelic – il duce croato”, di Massimiliano Ferrara (KappaVu 2008); “Dittatore per caso”, di Erik Gobetti (L’Ancora del Mediterraneo 2001); “Il fascismo e gli ustascia – 1929-1941”, di Pasquale Juso (Gangemi 1998).

[4] Su “La Jugoslavia ha reso i conti”, Supplemento al XV Notiziario del Ministero della Guerra – Gabinetto Ufficio Propaganda prot. N.503471/43.6.41, Roma 29 aprile 1941-XIX.

[5] “Conquiste, Rassegna mensile di politica cultura e critica”, anno XI numero 4-5. Roma, SAEC, aprile-maggio 1941-XIX.

[6]  Si vedano: http://www.cnj.it/documentazione/KOSMET/foto.htm , http://www.cnj.it/documentazione/kosova.htm .

[7] Bando del 29 giugno 1941 a firma Benito Mussolini con cui “nel territorio di Kosovo, Dibrano e Struga […] tutti i poteri civili, che ai sensi della legge di guerra, spettano all’autorità militare occupante [cioè agli italiani], sono devoluti al Governo albanese” (http://www.cnj.it/documentazione/KOSMET/foto/mussolini290641.jpg – fonte: Yugoslavia Under Italian Rule 1941-1943, University of California, 1985 – a cura di I. Serra, che ringraziamo).

[8] http://www.cnj.it/documentazione/vaticanoalbaniaitalia.htm .

[9] “The trial of Dragoljub-Draže Mihajlovic. Stenographic record” – Belgrade 1946: http://www.cnj.it/documentazione/varie_storia/Trial-indictment.pdf .

[10] http://www.statopotenza.eu/4055/resoconto-della-conferenza-di-vicenza-sul-problema-del-kosovo .

[11] http://www.statopotenza.eu/2366/la-politica-anti-serba-e-anti-sovietica-di-tito .

[12] Oggi il revisionismo storico è più forte in Serbia proprio a causa della colonizzazione occidentale, che è anche colonizzazione ideologica e culturale. La destra filo-occidentale, al potere nel paese a partire dall’ottobre 2000, ha compiuto innumerevoli atti simbolici e concreti per la riabilitazione del movimento cetnico, ad esempio promulgando una legge che equipara nei diritti i combattenti partigiani ai combattenti cetnici; analogo sdoganamento viene attuato in Occidente: il 9 maggio 2005 gli USA consegnano la Legion of Merit, la più alta onorificenza degli USA, alla figlia di Draza Mihailovic, per aver il padre salvato 500 piloti dell’aviazione americana i cui aerei erano caduti sulla Serbia, nel 1944.

La critica “serbista” di Bagozzi al trattamento dei serbi nel Kosovo socialista lo porta a scrivere: “Già  nel 1945 l’atteggiamento persecutorio verso la popolazione serba fu durissimo. A detta di Tito i serbi avevano accettato con troppa benevolenza l’invasore tedesco“. Si tratta di uno squallido falso storico, una pura invenzione, totalmente estranea alla percezione generale della popolazione serba anche kosovara. A Tito i soli nazionalisti serbi discendenti di Nedic e Mihajlovic attribuiscono massacri e persecuzioni – così come peraltro in Bosnia fanno i nazionalisti musulmani (le vittime sarebbero ad es. i “Mladi muslimani” filonazisti), in Croazia gli ustascia (si veda il piagnisteo revisionista infinito su Bleiburg e affini), da noi i nazionalisti italiani (foibe eccetera), insomma tutti i perdenti della II G.M.. 

[13] http://www.facebook.com/pages/Chiesa-ortodossa-serba/108315279188895?fref=ts# , http://theorthodoxchurch.info/blog/news/2012/10/a-wake-up-call-for-serbia/ , http://www.reuters.com/article/2012/10/01/us-serbia-parade-idUSBRE8900PF20121001 , http://www.spc.rs/.

[14] “Le ascendenze vanno addirittura rintracciate nel primo movimento fascista in Italia e all’interno del movimento nazionalsocialista in Germania. Si pensi alle camicie brune di Ernst Rhom, ma ancor prima alla posizione assunta, nel periodo 1919-1920, da due esponenti socialisti, Friederich Wolffheim e Heinrich Laufenberg, che si dichiararono favorevoli a un’alleanza tra nazionalisti e comunisti, da cui la tendenza “nazionalbolscevica”, bollata dallo stesso Lenin come «madornale assurdità». Due oggi gli approcci prevalenti: l’assunzione di una lettura del capitalismo ridotto a sole banche e finanza, senza alcuna critica del sistema che li ha prodotti, con il contorno di presunte cospirazioni ebraiche (…) Da qui l’opposizione agli Usa, in mano ormai ai «circoli sionisti», e il sostegno a Cina e Russia. «Eurasia» (che auspicherebbe un’alleanza tra russi, europei e stati mediorientali in chiave antiamericana) e Stato e potenza sono solo in definitiva solo le ultime espressioni di questo filone” (Saverio Ferrari su Il Manifesto del 16.5.12).

[15] Area “caratterizzata da correnti e tendenze anche molto diverse, se non opposte. (…) Nella sua accezione di estrema destra, il “comunitarismo”, come «superamento in avanti del nazismo e del comunismo, depurato da Marx», fu promosso nei primi anni Sessanta dal belga Jean Thiriart, una delle personalità  più in vista del neonazismo europeo. Da questa stessa matrice furono poi originate organizzazioni come Lotta di popolo, che cercarono di inserirsi, senza riuscirvi, nei primi movimenti studenteschi. Anni dopo si scoprì che qualche loro dirigente figurava in rapporti con l’Ufficio affari riservati. Giusto per ricordarselo.“ (Saverio Ferrari, ibidem).

[16] http://www.rinascita.eu e http://www.rinascita.info/ . Ci chiediamo: quanto costa pubblicare un quotidiano e conservarlo in vita per molti anni? Che bacino di lettori serve per farlo sopravvivere? Che tipo di appoggi e finanziamenti bisogna garantirsi?

[17] Simbolo assegnato nel maggio del 1944 dal comando tedesco delle Waffen-SS. A fianco della testata è linkato un sito francese “nazionalista-rivoluzionario” (http://www.voxnr.com/). Tuttavia, piccato sulla questione del simbolo, il direttore Gaudenzi si prende la briga di scrivere: << Il tridente (per esempio quello di Nettuno) non ci risulta essere una lettera dell’alfabeto runico. E poi, anche se lo fosse? >> (email di Gaudenzi ad A. Martocchia, portavoce del CNJ, 10 luglio 2003).

[18] http://www.movimentosocialeeuropeo.eu/ , http://socialismonazionale.wordpress.com .

[19] http://www.rinascita.eu/?action=news&id=6895 . Su Collotti si veda piuttosto  http://www.diecifebbraio.info/2012/01/lispettorato-speciale-di-ps-di-trieste-2/ .

[20] Si vedano ad esempio:

L’Italia e lo stato artificiale della Jugoslavia – Lunedì 13 Febbraio 2006 – Di Vincenzo Bianchi
http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_cultura/LItaliaelostatoartificiale.shtml
Foibe: una tragedia nascosta – Lunedi 20 Febbraio 2006 – Di Maria Renata Sequenzia
http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_cultura/Foibeunatragedianascosta.shtml

[21] Pur volendo sorvolare su certi “dettagli” come le simpatie neofasciste di Sinagra e la sua familiarità  piduista con Licio Gelli, non possiamo non registrare la contiguità dell’avvocato con la destra turca, risultando egli rappresentante degli interessi in Italia della (inesistente) Repubblica Turca di Cipro del Nord, e della stessa Turchia ad esempio nelle cause contro il movimento curdo (caso Ocalan). D’altronde, mentre difende Sisic, Sinagra è costantemente impegnato in attacchi di vario tipo, non esclusi quelli legali (procedimento penale contro Motika, Margetic e Piskulic), contro il movimento partigiano jugoslavo sulla questione delle “foibe”. Ha dichiarato: “Il disfacimento della Jugoslavia (…) riapre per l’Italia prospettive un tempo impensabili, per dare concretezza all’irrinunciabile speranza di riportare il Tricolore nelle terre strappate alla Patria dal diktat e dal trattato di Osimo” (20/9/1991, cit.in:  “La Nuova Alabarda” n. 169, marzo 2003, e “L’ombra di Gladio. Le foibe tra mito ed  eversione”, di Claudia Cernigoi, Trieste 2003). Eppure, collabora con accademici di area marxista e antimperialista nella ricostruzione dei lati oscuri dello squartamento della Jugoslavia. 

Se con qualche sforzo possiamo comprendere il “filoserbismo” di certa estrema destra, molto più arduo è capire che cosa spinga questi a solidarizzare tanto calorosamente con un militare della disciolta RFS di Jugoslavia per un episodio avvenuto in Croazia nel quale sono morti quattro soldati italiani! 

E’ vero però che a Sisic, alla fine, viene ridotta la pena, dall’ergastolo a 15 anni; verrà  estradato in Serbia nel 2006, e poi liberato. Viene da chiedersi: in cambio di cosa? – di certo nella trattativa è coinvolto anche il governo di Belgrado (cfr. la programmata “visita di due giorni incentrata sul caso di Emir Sisic” da parte del ministro Ljajic il 14/4/2004, fonte ANSA). Per la cronaca: nel 2009 gli autori e sceneggiatori del film “Gli Eroi di Podrute”, dedicato a quella vicenda e presentato al festival di Venezia 2006, recedono il contratto con l’editore “Mursia” per la distribuzione nazionale del cofanetto libro + dvd. Nel settembre 2011 il regista del film Mauro Curreri viene addirittura ucciso (sic) per mano del consulente militare alla sceneggiatura, Mauro Pastorello. Si parla di questioni personali: onorari non pagati eccetera.

[22]  In: “L’inquietante caso del maggiore Emir Sisic”, 25/05/2003 – pubblicato sia su “Rinascita” che su Tibereide. Detto di uno che era stato difensore del generale argentino Jorge Olivera che avrebbe dovuto essere estradato dall’Italia in Francia in quanto accusato di avere fatto “desaparecire” una ragazza francoargentina… Lo stesso imputato si era vantato di “essersi scopato la bella francesina” dopo averla torturata; nel corso del processo, svoltosi a Roma il 18/9/2000, Olivera era stato rilasciato grazie alla presentazione di un certificato falso (vedi: La Repubblica del 26/9/2000 e Liberazione del 24/9/2000).

[23] http://etleboro.blogspot.it/2009/05/rinascita-balcanica-sbarca-sulla-carta.html . La descrizione online della Fondazione Etleboro è inquietante: <<Etleboro, acronimo di Elaborazioni Telelematiche Libere Economiche Basi Operative Ricerche ad Oltranza (fondata a Banja Luka nella Rep. Srpska), è un’organizzazione senza scopo di lucro che nasce da un progetto volto a costruire un sistema di informazioni rivoluzionario. Ha una storia fatta di ricerche, di passione e di scienza, condotte in questi anni da un gruppo di persone unite dall’obiettivo di dar vita ad una Tela che sia il punto di riferimento della nuova società  cybernetica per la piccola e media impresa. La Etleboro cura diverse attività  di ricerca, servizi e assistenza alle imprese. Queste infatti finanziano gli studi e le ricerche della nostra struttura, con donazioni e contributi, in virtù del supporto di cui si avvalgono, come l’attività di servizi rivolta alla ricerca e alla riduzione dei costi di amministrazione, concentrando i vari processi in un unica struttura, definita “Intelligence Economica”. Una intelligence economica e informatica, composta da un insieme di professionisti, ricercatori e giovani intelligenze coordinati mediante un sistema telematico definita “Tela”, attraverso il quale informatizzare ogni attività economica…>>.

[24] http://www.etleboro.com si trasforma in http://osservatorioitaliano.org/ . Esistono anche http://agenziabalcani.it/ e http://etleboro.blogspot.it/ .

[25] Giovane Europa era la sezione italiana della già menzionata Jeune Europe. Quest’ultima dal 1984 diventa “Partito comunitarista nazional-Europeo”, formazione oggi guidata da Luc Michel. 

[26] Si vedano gli interessanti articoli apparsi su Contropiano, ad esempio:

I “Forchettoni Neri” della Capitale – Giovedì 12 Gennaio 2012
http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/6055-i-”forchettoni-neri”-della-capitale

Casapound non è estranea a iniziative di “solidarietà” inter-nazionalista (il trattino è importante!): basti pensare alla “Comunità  Solidarista Popoli” di Nerozzi: http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-a_proposito_della_%27comunit%E0_solidarista_popoli%27.php .

[27] Specie di dichiarazioni programmatiche, la cui formulazione è rituale tipico della gestione aziendale di scuola statunitense. Nel caso di LOVE Italia, la Vision si articola in maniera complessa e piuttosto criptica: http://beloverevolution.org/vision/ .

[28] Si confrontino il progetto originale – http://www.unponteper.it/belgrado/schedaprogetto.php?sid=91&thold=0 – e la “patacca” – http://beloverevolution.org/progetto-h2o/ . Quando “Un ponte per…” nel 2011 lancia la campagna per lo scavo dei pozzi artesiani per rifornire d’acqua (anche quella manca…) ai serbi in Kosovo, i “rivoluzionari dell’amore” producono documenti sulla stessa iniziativa nei quali semplicemente appongono i loro indirizzi e contatti sostituendoli a quelli dei legittimi patrocinatori; arrivano così a millantare credito fino all’ambasciata serba a Roma. A seguito delle proteste di “Un ponte per…”, dapprima cancellano questa documentazione artefatta dal loro sito internet, poi però ripartono “alla carica” con il loro plagio nel 2012.

[29] http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2012/04/26/news/da-pordenone-e-porcia-missione-in-kosovo-1.4424092 . Da Lecce per andare in Kosovo passano per… Treviso, e poi per l’Ungheria (!?) E chi sono i protagonisti? Non si sa bene, perché solo qualcuno di loro è menzionato anche per cognome; ma sarebbero tutti “sotto i 30 anni, molti studenti universitari” – ma che bei mezzi che hanno però, per fare beneficenza.

[30] Caricato da… Casapound Novara: http://www.youtube.com/watch?v=nk83HpWlNCk . 

[31] E’ stato fatto notare ad esempio (http://www.cnj.it/CNJ/huligani2010.htm) come anche gli incidenti provocati negli e attorno agli stadi di calcio da elementi che ostentano simbologie e slogan “ultranazionalisti serbi” abbiano dinamiche e connotati non chiari.