“Come una paripatetica da della meretrice ad un onesta casalinga”, ovvero uno dei tanti deliri di un inveterato e recidivo mescevico

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Roter Frontkämpferbund

Unione dei combattenti rossi

Giovanni Apostolou

All’inizio del 1934 (prima della riapertura dell’affare Kirov nel Giugno 1936) Trocky affermò che il Partito Comunista di Germania (KPD) aveva “rifiutato di realizzare il fronte unito con il Partito Socialista” e che, di conseguenza, era responsabile, a causa del suo “settarismo oltranzista”, dell’avvento del potere di Hitler (L. D. Trocky, LA LUTTE ANTIBUREAUCRATIQUE EN URSS (18 Gennaio 1934), UGE, Paris, 1975, p. 39): si trattava di una falsificazione allo scopo di accreditare un fondamento scientifico alle invettive anti-staliniane che Trocky formulò.

Il 17 Luglio 1932 ad Atona (Germania), quartiere operaio di Amburgo, i lavoratori tedeschi resistettero al terrore della SA naziste che, appoggiate dalle mitragliatrici e dai veicoli corazzati di Eggerstadt, il capo della polizia socialdemocratico, vollero organizzare per pura provocazione una marcia nel quartiere.
Sebbene i proiettili delle SA e della polizia avessero fatto 17 morti e numerosi feriti, i lavoratori riuscirono ad impedire la marcia.
L’ “Azione Antifascista”, creata nel Maggio del 1932 dal KPD, riunì strati sempre più numerosi di popolo e superò di molto il numero dei quadri del partito.
La lotta contro le unità SA rafforzò l’unità d’azione antifascista.
Sempre più spesso si vedevano i lavoratori comunisti e quelli della Reischsbanne prestarsi aiuto reciproco per gli attacchi delle SA.
In diversi luoghi, organizzarono insieme la loro comune protezione.
Anche tra i lavoratori socialdemocratici s’impose l’idea che fosse veramente urgente creare un fronte unito di tutti gli antifascisti.
La direzione della SPD tuttavia sabotò la volontà di unità dei suoi seguaci.
Organizzò quello che si chiamò “Fronte di Ferro”, non per respingere le aggressioni fasciste, ma per allontanare i lavoratori socialdemocratici dalla lotta comune con i loro compagni di classe comunisti nell’azione antifascista.
Un successo importante, dovuto agli sforzi tenaci del KPD per la creazione di un fronte unito, fu il colloquio che Ernst Thalman ebbe l’8 Luglio 1932 con 20 compagni socialdemocratici, nel corso del quale egli rispose a 21 domande sulla politica del fronte unito del KPD.
In una delle sue risposte, Ernst Thalmann dichiarò:
“Noi comunisti, non poniamo che una sola “condizione” a questa unità: la condizione della lotta.
Domandate dunque ai vostri dirigenti, compagni socialdemocratici, perchè fanno abbassare le armi a quattro milioni di lavoratori organizzati nel sindacato quando il fascismo scende in strada!
Se milioni di lavoratori socialdemocratici e organizzati nel sindacato si uniscono a noi nella lotta, domani Papen non peserà molto di più di un soldato di carta” (INPREKORR, n. 57, 1932, p. 1796).

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Il 10 Luglio 1932 ebbe luogo nella capitale un Congresso sull’Unità Antifascista per Berlino e il Brandeburgo, che incontrò un’altro successo clamoroso grazie agli sforzi del KPD per la costruzione di un fronte unito antifascista.
Dei 1.465 delegati presenti, solo 397 erano membri del KPD, gli altri erano membri della SPD, della Reischsbanne e di altre organizzazioni, oltre a 900 senza partito.
Tutto questo provava molto chiaramente che i lavoratori tedeschi, sia che fossero comunisti, socialdemocratici, sindacalisti o non organizzati, erano nella loro stragrande maggioranza pieni di odio nei confronti del nazismo.
Erano pronti a rispondere con entusiasmo all’appello alla lotta contro gli “assassini bruni”.
Attendevano questo appello non solo da parte del KPD, ma anche da parte dei leader della SPD e dell’ADGB (Allgemeiner Deutscher Gewerkschaftsbund (La Confederazione dei Sindacati Tedeschi) ).
Il 22 Giugno 1932, il VORWARTS pubblicò un articolo (diretto peraltro contro un fronte unito con il KPD) in cui figurano queste righe magniloquenti:
“La socialdemocrazia è la sola forza che possa costruire di fronte al fascismo un muro incrollabile”.
La direzione di destra della SPD (e dell’ADGB) organizzò delle sfilate militari della Reichsbanner e del Fronte di Ferro per far credere alle masse che si trattava di un vero strumento di potere che poteva, all’occorrenza, essere impiegato per bloccare le SA hitleriane.
A parole, erano “per l’unità” e portavano avanti una lotta accanita contro Papen e i nazisti, ma loro vera battaglia la ingaggiavano contro il KPD.
Così il numero del VORWARTS del 23 Giugno 1932 commentò un’incidente a Breslau.
Riconobbe in un primo tempo che “in seguito agli attacchi nazionalsocialisti, abbiamo assistito a una resistenza unanime e spontanea della classe operaia di fronte al pericolo”.
Ma prosegue:
“I comunisti ruppero i lampioni di molte strade e fecero regnare apertamente il loro terrore nelle strade”.
Tale indegne calunnie miravano a spezzare l’unità d’azione nata nella lotta.
In seguito all’appello dello sciopero, lanciato dal KPD contro le misure di “saccheggio” delle masse operato dal governo Papen, il 17 Luglio, in un’articolo contro “le manifestazioni e gli scioperi violenti”, si lesse che non “bisognava lasciare che dei dilettanti svilissero quest’ultima e decisiva arma del proletariato!”.
Questi insulti non servivano ad altro che a nascondere la loro volontà di capitolazione.
Il 20 Luglio 1932 (dopo lo sciopero generale indetto contro Kapp e Cuno) un volantino appositamente redatto dal KPD fu distribuito nelle fabbriche e nelle strade con un’appello all’organizzazione di uno sciopero politico di massa, e incontrò un’approvazione unanime.
Il CC del KPD chiese immediatamente alla direzione della SPD e ai sindacati liberi “se fossero pronti a dichiarare, con il Partito Comunista, lo sciopero generale in nome delle rivendicazioni proletarie, come volevano milioni di persone, fra cui lavoratori socialdemocratici e i membri dei sindacati liberi” (ARBEITERSTIMME, 21 Luglio, 1932).
I lavoratori socialdemocratici attendevano con impazienza che la loro direzione rispondesse a quest’invito.
La maggioranza dei membri della SPD, del Fronte di Ferro e dei sindacati era convinta che la risposta alla proposta del KPD e all’appello alla lotta non avrebbe potuto essere che positiva.
Ma quando arrivò, essa fu completamente diversa, incredibile e incomprensibile, e su tutti i lavoratori coscienti ebbe l’effetto d’una doccia fredda.
Per prima cosa uscì un’appello del Comitato Berlinese dell’ADGB, che chiedeva di individuare tutti i “provocatori” che “distribuiscono dei volantini che incitano allo sciopero generale”.
Successivamente uscì (sempre il 20 Luglio 1932) il VORWARTS con il seguente appello:
“La lotta per la restaurazione dello Stato di diritto in Germania in primo luogo passa per una vigorosa campagna elettorale.
Spetta al popolo tedesco mettere fine allo stato attuale con il gesto forte che farà alle elezioni del 31 Luglio!
Tutti insieme con tutte le nostre forze per la vittoria della socialdemocrazia il 31 Luglio!”.
L’ADGB pubblicò la seguente dichiarazione:
“Gli ultimi avvenimenti politici hanno causato ai lavoratori, agli impiegati e ai funzionari tedeschi una profonda emozione.
Tuttavia, essi non devono perdere la calma.La sorte della Prussia non è ancora definitivamente decisa. Si è fatto ricorso alla Corte Costituzionale.
E’ il popolo tedesco, e più in particolare i lavoratori tedeschi, che darà la risposta decisiva il 31 Luglio”.

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I sostenitori della SPD e dei sindacati lessero con una delusione e un’amarezza infinite che i loro leader dicevano loro di consolarsi rimettendosi alla Corte Costituzionale e alle elezioni.
Quasi un milione (esattamente 700.000 lavoratori) ne trassero la dovuta conclusione e il 31 Luglio 1932 negarono i loro voti alla SPD per darli al KPD.
Ma i dirigenti di destra con le loro manovre riuscirono a impedire un rigetto unanime del colpo di Stato.
Ecco perché, fin dal 21 Luglio 1932, il generale Von Rundstedt potè dichiarare ad un cronista del BERLINER 12 UHR BLATT:
“E’ vero che oggi pomeriggio ho fatto sequestrare un gran numero di quei fogli comunisti che chiamavano allo sciopero, ma il partito socialdemocratico non si è unito a questo appello, e noi possiamo essergli riconoscenti: al contrario esso ha fatto appello alla calma e alla ponderazione”.
In poche parole, Ernst Thalmann stigmatizzò in modo molto preciso il ruolo della SPD:
“La borghesia può instaurare il nazismo perchè è assolutamente sicura dell’atteggiamento della direzione della SPD” (E. Thalmann, ZU UNSERER STRATEGIE, in E. Thalmann, REDEN UND AUFSATZE ZUR GESCHICHTE DER DEUTSCHEN ARBEITERBEWEGUNG (Marzo 1932 – Febbraio 1933), Verlag Rote Fahne, Berlin, 1975, p. 286).
La direzione di destra della SPD ha così indirettamente aperto la strada al nazismo.
Se non avesse tradito e non avesse pesato con tutta la sua influenza sulle masse per impedire le elezioni (proprio quando il KPD sotto la guida di Ernst Thalmann era diventato un partito più grande di quello del 1920 ) contro il colpo di Stato di Papen, allora, quel 20 Luglio 1932, avrebbe segnato l’inizio della lotta vittoriosa contro l’instaurazione della dittatura hitleriana.
In realtà è stato proprio la SPD, a causa della sua politica di accanita difesa del regime capitalista tedesco, a rifiutare qualsiasi unità anti-fascista e anti-capitalista e Trocky si proponeva di “(…) sradicare senza pietà (…)” (D. Trocky, LA LUTTE ANTIBUREAUCRATIQUE EN URSS (18 Gennaio 1934), cit., p. 42) la sola forza che si era davvero battuta contro il nazismo: il KPD.

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