Le Menzogne sulla storia dell’Unione Sovietica

Mario Sousa

Da Hitler a Hearst, da Conquest e Solzenicyn

Seconda parte

Alexander  Solzhenitsyn

 Un’altra persona che è stata  sempre associata a libri e articoli su i milioni di persone che avrebbero perso la vita o la libertà in Unione Sovietica, è  l’autore russo Alexander Solzhenitsyn. Solzhenitsyn è diventato famoso in tutto il mondo capitalistico alla fine del 1960, grazie al suo libro Arcipelago Gulag. Lui stesso era stato condannato nel 1946 a 8 anni di internamento in un campo di lavoro per attività controrivoluzionarie, consistente  nella distribuzione di propaganda anti-sovietica. Secondo Solzhenitsyn, la lotta contro la Germania nazista nella seconda guerra mondiale si sarebbe potuto evitare se il governo sovietico avesse raggiunto un compromesso con Hitler. Solzhenitsyn  inoltre aveva  anche  accusato il governo sovietico di Stalin per essere peggiore di quello di Hitler dal punto di vista, egli dice, degli effetti terribili della guerra sulla popolazione dell’Unione Sovietica.

Solzenicyn non nascose mai  le sue simpatie per il nazismo .  Fu anche  condannato per tradimento. Solzhenitsyn iniziò la pubblicazione di  suoi libri nel 1962 in Unione Sovietica, con il consenso e il sostegno di Nikita Krusciov. Il primo libro da lui pubblicato è stato “Un giorno nella vita di Ivan Denisovic”, sulla vita di un prigioniero. Krusciov ha utilizzato i  testi di Solzhenitsyn per combattere patrimonio socialista di Stalin. Nel 1970 Solzhenitsyn vinse  il Premio Nobel per la letteratura con il suo libro “Arcipelago Gulag”.  Cosi che suoi libri  incominciarono  ad apparire in grandi quantità nei paesi capitalisti, convertendo  il suo autore  in uno degli strumenti più preziosi per l’imperialismo  per combattere il  socialismo in Unione Sovietica.

I suoi scritti sui “campi di lavoro”si  sono stati connessi alla propaganda sui milioni di persone che presumibilmente sono morte in Unione Sovietica, furono presentati dai media capitalisti come autentici. Nel 1974, Solzhenitsyn rinunciò alla cittadinanza sovietica e si esiliò  in Svizzera , poi dopo si trasferì  negli Stati Uniti. A quel tempo fu  considerato dalla stampa capitalista come il più grande combattente per la libertà e la democrazia. Le sue simpatie naziste furono occultate in modo da non interferire con la guerra di propaganda contro il socialismo. Negli Stati Uniti, Solzhenitsyn fu  spesso invitato a conferire nei maggiori  convegni . Fu , per esempio, il relatore principale al congresso del AFLIO-CIO nel 1975, e Il 15 luglio 1975 fu  invitato a tenere una conferenza sulla situazione globale al Senato degli Stati Uniti!

Le sue conferenze tendevano, alla di provocazione e all’ agitazione violenta, dando argomenti e facendo propaganda in favore  delle posizioni  più reazionarie. Tra le altre cose, chiese che  il Vietnam venisse  attaccato di nuovo, dopo la sua vittoria sugli Stati Uniti. Inoltre, dopo 40 anni di fascismo in Portogallo, quando gli ufficiali di sinistra dell’esercito presero  il potere con  una rivoluzione popolare nel 1974, Solzhenitsyn cominciò a fare propaganda per l’intervento militare degli Stati Uniti in Portogallo, perché secondo lui, il Portogallo si sarebbe unito al  Patto di Varsavia, se gli Stati Uniti non fossero  intervenuti !

Nelle sue conferenze , Solzhenitsyn si è sempre lamentato della  liberazione delle colonie africane del Portogallo. Ma è chiaro (sempre partendo dal punto di vista reazionario ) che la motivazione principale dei  discorsi di Solzhenitsyn era sempre la guerra sporca contro il socialismo – dalla presunta esecuzione di diversi milioni di persone in Unione Sovietica per le decine di migliaia di americani presumibilmente imprigionati e ridotti in schiavitù, secondo  Solzenicyn nel Vietnam del Nord!

 Questa idea di Solzhenitsyn che degli  americani siano  stati utilizzati come schiavi in Nord Vietnam ha portato alla realizzazione di pellicole cinematografiche del  tipo Rambo sulla  Guerra del Vietnam. I giornalisti americani che hanno osato scrivere a favore della pace tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica sono stati accusati da Solzenicyn nei suoi discorsi, di  essere dei potenziali traditori.

Solzhenitsyn  in varie occasioni fece anche propaganda per l’aumento della capacità militare degli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica, che  secondo lui era più potente in “carri armati e aerei, 5-7 volte più rispetto agli Stati Uniti”, così come le armi atomiche: assicurò che le  armi a corto raggio dell’URSS erano “due, tre o anche cinque volte più potenti rispetto a quelle degli Stati Uniti”.  Le Conferenze Solzenicyn  sull’Unione Sovietica ha rappresentato la voce della estrema  destra estrema. Ma allo stesso tempo  è andato  ben oltre anche alla destra   nel suo appoggio  pubblico al  fascismo.

L’appoggio  al fascismo  di Franco

Dopo la morte di Franco nel 1975, il regime fascista spagnolo cominciò  a perdere il controllo della situazione politica , all’inizio del 1976,  cosi che gli eventi in Spagna attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Ci furono scioperi e manifestazioni che richiedono la democrazia e la libertà, l’erede di Franco, il re Juan Carlos, fu costretto a introdurre con cautela alcune misure di liberalizzazione per sedare i disordini.

In questo momento cruciale per la  storia politica spagnola, Alexander Solzhenitsyn comparve  a Madrid rilasciando un’intervista al programma televisivo Directísimo nella  notte di Sabato 20 marzo, in prima serata (vedi i giornali spagnoli ABC e Ya 21 marzo 1976). Prima dell’intervista a  Solzhenitsyn,  gli fecero conoscere le domande che gli  sarebbero state poste, cogliendo cosi  l’occasione per fare tutta una serie  di dichiarazioni  di tipo reazionarie. La sua intenzione eranono quella di sostenere le presunte misure di liberalizzazione del re.

Invece, Solzhenitsyn si mostrò contrario   alla riforma democratica. Nella sua intervista televisiva, disse che  110 milioni di russi erano morti a causa del socialismo, comparò  la schiavitù a cui il popolo sovietico è stato sottoposto alla libertà di cui godono in Spagna“. Solzhenitsyn accusò  anche i “circoli progressisti” di “utopismo”, pensando che in  Spagna ci fosse una dittatura. Con “progressista” intendeva chiunque  facesse parte dell’ opposizione democratica – cioè,  vale a dire; liberali, socialdemocratici, comunisti, ecc.

 

Lo scorso autunno,” disse Solzenicyn, “l’opinione pubblica mondiale  si era preoccupata per la sorte dei terroristi spagnoli [cioè, gli spagnoli antifascisti condannati a morte dal regime di Franco]. Continuamente opinione pubblica progressista richiede riforme politiche democratiche appoggiando  gli  atti di terrorismo . Coloro che cercano rapida riforma democratica, capisce che cosa  potrà accadrà domani o il giorno seguente? La Spagna può avere la  democrazia domani, ma poi domani sarà in  grado di evitare che la democrazia diventi totalitarismo? “.

 Ad una cauta  domanda dei giornalisti se su  tali dichiarazioni non possono essere interpretate come il  sostegno ai  quei regimi  dei  paesi in cui non vi era libertà, Solzhenitsyn, rispose:

“Conosco un solo posto dove non c’è libertà, è la Russia.” Le osservazioni di Solzhenitsyn alla televisione spagnola dimostrava il diretto appoggio al  fascismo spagnolo, un’ideologia  che Solzhenitsyn ha continuato difendere fino ad oggi. Questo è stato uno dei motivi per cui Solzhenitsyn scomparve alla vista del pubblico nei suoi 18 anni di esilio negli Stati Uniti, e una delle ragioni per cui ha iniziato a perdere l’appoggio incondizionato dei governi capitalisti.

 

Nazisti, fascisti e poliziotti!

Questi sono i degni  rappresentanti e creatori dei miti borghesi dei  “milioni di morti e degli imprigionati in Unione Sovietica” – Il nazista William Hearst, l’agente di polizia  [ ndt agente del MI5]  Robert Conquest e il fascista Alexander Solzhenitsyn.

Conquest in questa opera di “creazione” ha avuto il ruolo di protagonista, e le sue informazioni  sono state  utilizzate a piene mani dai  masse media  capitalisti di tutto il mondo, riuscendo anche ha formare “una scuola” all’interno di alcune università. Il lavoro di Conquest è senza dubbio un’opera di disinformazione ufficiale di prima classe. Nel 1970 Conquest ha ricevuto un grande aiuto da Solzenicyn e  da una serie di seconde figure di secondo piano , come Andrei Sakharov e Roy Medvedev. Inoltre sono apparsi in tutto il mondo  una  serie di speculatori sui  morti e i prigionieri, che la stampa borghese ha sempre pagato  a peso dell’oro. Ma la realtà dei fatti è stata finalmente presentata e mostrata   il vero volto di tutti questi   falsificatori della storia. L’ordine di Gorbaciov di aprire gli archivi segreti del partito a  ricercatori storici ha avuto le conseguenze che nessuno poteva prevedere.

 

Gli archivi  svelano la bugia  propagandistica .

La speculazione sui milioni di morti in Unione Sovietica è una parte della sporca guerra di propaganda contro l’Unione Sovietica, e quindi le smentite e le spiegazioni  ufficiali dei  sovietici non sono mai state prese sul serio e non hanno mai avuto spazio sulla stampa capitalista.  Queste smentite erano, tuttavia, oggetto di derisione, mentre le “rivelazioni ” o fantasticherie degli “esperti” comprati e veduti al capitale, hanno avuto tutto lo spazio necessario  per la   loro diffusione . E fantasie lo erano davvero! Le cifre dei  milioni di morti e imprigionato proclamati da Conquest e altri “critici” hanno in comune è che sono frutto di approssimazioni statistiche, cifre estrapolate tramite falsi  metodi di valutazione e senza  una base scientifica.

I falsi metodi  di rilevazione statistici alla base   dei “ milioni di morti “.

 Conquest , Solzenicyn, Medvedev e altri utilizzarono ad esempio le  statistiche dei censimenti demografici nazionali sulla popolazione in Unione Soviética, a cui si aggiungono  un presunto  aumento della popolazione senza tenere conto della situazione reale del paese. Cosi sono arrivati conclusione di quante persone avrebbero dovuto esserci nel paese alla fine di determinati  anni. Le cifre delle persone  che mancavano divenivano  automaticamente , dei morti e dei prigionieri  messe in conto al  socialismo. Un metodo semplice ma totalmente falso. Questo tipo di “rilevazioni”, di questi importanti eventi politici non potevano  mai accadere se la “rilevazione” stata fatta  sul mondo occidentale. In nessun caso non ci sarebbero  stati,  di sicuro degli storici o accademici che sarebbero insorti contro tali contraffazioni.  Ma  per quanto mi riguardava  l’Unione Sovietica,la contraffazione è passata. Uno dei motivi è  che sicuramente i professori e gli storici mettono la possibilità  fare  carriera   al primo posto , come unica ragione,  al posto della deontologia e dell’  onore professionale.

In numeri, che cosa sono stati al  finale le conclusioni dei “critici”?

Secondo Robert Conquest (una valutazione effettuata nel 1961) si ebbero circa 6 milioni di morti  per  fame in Unione Sovietica all’inizio degli anni ’30. Questa cifra ,venne aumenta  da Conquest fino ad  arrivate  a ben  14 milioni nel 1986. Per quanto riguarda i campi di lavoro Gulag,  vi erano detenuti, secondo Conquest, 5 milioni di prigionieri nel 1937, prima delle “purghe” nell’esercito ,nello  stato  e nel partito fossero cominciate. Dopo  che le “purghe”   ebbero inizio, secondo Conquest  nel 1937-1938,  si arrivò a più di 7 milioni di prigionieri  assommando le cifre ciò ci porta ad un  risultato di 12 milioni di prigionieri nei campi di lavoro nel 1939!

E non dimentichi  il lettore questa cifra di  12  milioni fatta da  Conquest è solo per  prigionieri politici! Nei campi di lavoro vi erano rinchiusi  anche i  criminali comuni, che, secondo Conquest ammonterebbero ad  numero molto maggiore rispetto a prigionieri politici. Ciò significa che, per  Conquest  si sono avuti circa 25-30 milione di detenuti nei campi di lavoro in Unione Sovietica.

Sempre a detta di  Conquest furono giustiziati  tra il  1937-1939 un milione di prigionieri politici, mentre 2 milioni perirono per la  fame. Risultato finale del purghe del 1937-1939 secondo Conquest, vi furono 9 milioni di prigionieri politici e 3 milioni di morti! Questi numeri sono stati poi sottoposti a ‘valutazioni statistiche “da Conquest  per concludere che i bolscevichi avevano ucciso non meno di 12 milioni di prigionieri politici tra il 1930 e il 1953. Con l’’aggiunta a questi numeri i morti per  causa della  fame negli anni ’30, Conquest arriva alla conclusione che bolscevichi avevano ucciso circa 26 milioni di persone. Nell’ultima valutazione statistica Conquest  dice che nel 1950 ci sono stati 12 milioni di prigionieri politici in Unione Sovietica.

Alexander Solzhenitsyn  ha utilizzato  più o meno le stesse valutazioni statistiche di Conquest. Ma utilizzando  metodi pseudo-scientifici  tramite altre ipotesi, per arrivare a conclusioni ancora più estreme. Solzhenitsyn ha accettato i numeri forniti da  Conquest  circa i 6 milioni morti per  fame nel 1932-33, tuttavia, per quanto riguarda le purghe del 1936-1939 considera che morirono almeno un  1 milione all’ anno! Facendo  un riassunto Solzhenitsyn ci dice che dal momento della collettivizzazione  dell’agricoltura  fino alla morte di Stalin nel 1953, i comunisti avevano ucciso 66 milioni di persone in Unione Sovietica. Mostra anche come il governo sovietico sia colpevole della  morte di 44 milioni di russi affermando inoltre che  questi siano morti durante  la seconda guerra mondiale. A  conclusione ,quindi la stima “fantastica “di Solzhenitsyn è che  circa “110 milioni di russi morti, sono le  vittime del socialismo.” Per quanto riguarda i prigionieri Solzhenitsyn ci dice che il numero di persone  rinchiuse nei campi di  lavoro , nel 1953 erano circa  25 milioni!

Gorbaciov apre i gli archivi .

La raccolta di numeri fantastici esposti  precedentemente,  sono il prodotto di fantasie molto ben retribuite, esibite dalla stampa borghese dagli anni ’60 in poi ,questi numeri  sono stati sempre presentati come il risultato di fatti  reali acquisiti sulla base di metodi scientifici. Dietro a questa  falsificazione ci sono agenti dei servizi  segreti  occidentali, in particolare la CIA americana e il britannico MI5. L’impatto dei  mass media sull’ opinione pubblica è stato  così grande che i quei numeri oggi sono ancora considerati essere veri  da ampie fasce della popolazione dei paesi occidentali. Questa situazione è peggiorata. Nella stessa  Unione Sovietica, dove Solženicyn e altri  noti critici  come Andrei Sacharov e Roy Medvedev, non  avevano trovato  sostegno  e credibilità  per i loro  numeri fantastici, ma nel 1990 avvenne  un cambiamento significativo. La  nuova “stampa libera” durante  l’era Gorbaciov, tutta ostile al socialismo che viene  presentata  come un evento  positivo, ma dalle conseguenze  disastrose. Un  inflazione senza uguali, ha fatto  aumentare la quantità di morti e prigionieri  sotto il socialismo, aggiungendo nuove cifre  al  insieme delle decine di milioni di “vittime” dei comunisti.

L’isteria della “nuova stampa libera” di  Gorbaciov fece proprie le bugie di Conquest e di Solzhenitsyn. Allo stesso tempo vengono aperti da Gorbaciov li archivi del Comitato centrale alla  ricerca storica, come era  stato richiesto dalla “stampa libera”. L’apertura degli archivi del Comitato centrale del Partito comunista è davvero il punto nodale di questa storia confusa, per due motivi. In parte perché i file  in cui sono racchiusi  tutti i fatti che possono chiarire la verità. Ma ancora più importante, è che  speculatori che parlavano degli uccisi e dei detenuti in Unione Sovietica avevano detto per anni e anni che “ il giorno” in cui gli archivi sarebbero stati aperti i dati in essi contenuti avrebbero confermato quello che loro affermavano! Tutti  quelli che gli speculavano  sui morti e  i detenuti affermavano che tutto  quanto dichiarato da : Conquest, Solzenicyn, Sacharov, Medvedev e consorti vari , era la verità.

Ma quando gli archivi  furono aperti e gli studi dei  documenti esistenti cominciarono ad essere pubblicati, avvenne una cosa molto strana.  Improvvisamente né la  “libera stampa” di Gorbaciov né speculatori sui fantastici numeri degli arrestati e degli  uccisi si mostrarono interessati ai contenuti degli archivi!

Risultati delle inchieste effettuate negli archivi del Comitato centrale dagli storici russi Zemskov, Dougin e Xlevnjuk iniziarono ad essere  pubblicati nel 1990 sulle riviste scientifiche,  queste ricerche passarono  del tutto inosservate!

Le relazioni contenenti i risultati della ricerca storica  smentivano e andavano  contro l’inflazione attuale sui  morti e prigionieri  che dava la “stampa libera”, ma  gli studi di questi ricercatori sono rimasti  ignoti . I rapporti sono stati pubblicati su riviste scientifiche con poca tiratura di  vendita e  praticamente rimasti sconosciuti al grande pubblico. Le relazioni scientifiche,prodotte dai ricercatori  russi seri, non potevano competere con l’isteria della “stampa libera”, e vincere contro le bugie d Conquest  e di Solzhenitsyn, o avere il sostegno di molti settori della popolazione in Unione Sovietica, ora Russia. Anche in Occidente, i rapporti dei ricercatori russi sul sistema penitenziario durante il periodo di  Stalin passati sotto silenzio non hanno avuto l’onore delle prime pagine dei giornali o dei servizi televisivi. Perché?

Che cosa  dicono le relazioni  dei ricercatori  russi?

Le relazioni delle indagini sul sistema correttivo sovietico sono esposti in un lavoro  di circa 9000 pagine. I ricercatori che  hanno scritto il rapporto sono diversi tra cui i più noti storici russo VN Zemskov, A.N. Dougin e O.V. Xlevnjuk. Il loro lavoro fu  avviato nel 1990 e   totalmente completato,  per essere    poi pubblicato in Russia nel 1993.

 Queste ricerche  sono  state portate a conoscenza in occidente tramite  la  collaborazione con alcuni  ricercatori di vari paesi occidentali. I  due lavori  più noti  ricavati da queste ricerche : sono il lavoro presentato in Francia sulla rivista L’Histoire nel settembre 1993 da Nicolas Werth, ricercatore  capo dell’Istituto francese di ricerca scientifica, CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) e  il lavoro  pubblicato sulla  rivista statunitense The American Historical Review da J. Arch Getty, un professore di storia presso l’Università della California Riverside, insieme a G.T. Rettersporn, ricercatore presso l’Istituto francese del CNRS e il ricercatore russo VN Zemskov dell’ Istituto di Storia Russa dell’Accademia Russa delle Scienze.

Ci sono anche al giorno d’oggi  libri sull’argomento scritti da ricercatori sopra menzionati  o di altri ricercatori  facenti  parte di questi gruppi di ricerca. Prima di entrare nel merito del  tema ci tengo a precisare a  chiarire qui a scanso di  equivoci, per non generare confusione in futuro, che nessuno degli scienziati coinvolti in questo lavoro di ricerca ha una visione socialista del mondo, ma per lo più  posizioni politiche  borghesi e anti-socialista, spesso piuttosto reazionarie.  Ciò va detto in modo che il lettore non pensi  che quello  che si  sta per esporre sia il prodotto di un “complotto comunista”. Ancora poi bisogna specificare l’onestà di questi ricercatori precedentemente citati  quando hanno decostruito  completamente tulle le  bugie dei  Conquest, Solzenicyn, Medvedev e di  altri,   lo hanno fatto semplicemente  perché hanno messo   l’ onore professionale,  al primo posto  e non si sono  lasciati comprare per servire a  scopo di propaganda.

 Le relazioni dei  ricercatori  russi  ci forniscono risposte a una grande quantità di domande sul sistema penitenziario sovietico. Per noi   dell’ epoca Stalin, è la cosa che più  c’’interessa  di più studiare, qui sta il motivo della discussione. Abbiamo posto alcune domande molto specifiche e concrete le cui risposte si possono ricercare  nel materiale  contenuto nelle riviste ; L’Histoire (L’H) e The American Historical Review (AHR). Questo sarà certamente  il modo migliore per fare chiarimento  sul dibattito  riguardante le parti più importanti del sistema penitenziario sovietico. Le domande sono:

1. Cosa era   sistema penitenziario sovietico?

2. Quale era  il numero di prigionieri, “politici” e i criminali comune?

3. Quanti sono stati i morti nei campi di lavoro?

4. Quanti i condannati a morte fino al 1953 e in particolare durante le purghe del 1937-1938?

5. Quale era il tempo di detenzione in  generale?

Dopo che avremo  risposto alle 5 domande, passeremo ad analizzare e a discutere il tipo di sanzioni  inflette ai  due gruppi più dibattuti ,quando alla  questione dei prigionieri e dei morti  nell’ Unione Sovietica, vale a dire i  kulaki  condannati nel 1930 e controrivoluzionari del 1936-1938.

 

Campi di lavoro nel sistema penitenziario

Cominciamo con la prima domanda sul sistema penitenziario sovietico. Dopo il 1930 il sistema penitenziario sovietico comprendeva : prigioni, campi di lavoro e colonie di lavoro Gulag, zone speciali aperte e il pagamento di  multe. Colui che avesse ricevuto una comunicazione giudiziaria e un avviso di carcerazione, era solitamente collocato su un carcere normale, mentre erano in corso le  indagini che potessero dimostrarne  l’ innocenza e  quindi essere rimesso in    libertà o  rinviato  a giudizio.

L’imputato, successivamente  sottoposto a processo , se riconosciuto innocente otteneva la libertà o se fosse stato riconosciuto colpevole condannato a una multa,  al carcere, o in rari casi, alla pena di morte. La multa  commutata come pena  poteva  essere una certa percentuale dello stipendio e per un determinato periodo di  tempo. L’imputato condannato alla  reclusione poteva  essere mandato,a secondo del tipo di reato, in diverse tipologie di carcere.

Nei  i campi di lavoro Gulag venivano inviati i  criminali che si erano macchiati di gravi  reati  (omicidio, rapina, stupro,violenze, reati economici, ecc.) e una gran parte dei condannati per  attività controrivoluzionarie. Altri criminali con pene superiori a tre anni potevano  anche essi essere  inviati nei campi di lavoro. Dopo un periodo di detenzione in un campo di lavoro,il prigioniero, poteva essere spostato in una colonia di lavoro o in una zona o area speciale aperta. I campi di lavoro consistevano in  aree molto grandi in cui detenuti vivevano e lavoravano sotto un maggiore controllo.

Lavorare e non essere un peso per la società la cosa era evidente, nessuna persona sana ed integra  poteva vivere senza lavorare. Può essere che qualcuno oggi pensa che tutto ciò sia  terribile, ma questa era la realtà. Il numero di campi di lavoro  nel 1940  ammontavano a  53 . Le colonie di lavoro Gulag risultavano numero di circa   425, unità molto più piccole che  i  campi di lavoro con  regime detentivo più libero e sotto controllo. Poi c’erano anche  detenuti con una  pena carceraria più piccola, criminali comuni e politici potevano lavorare nelle fabbriche  nell’agricoltura che erano una parte dell’economia dello stato.

Nella maggior parte dei casi lo stipendio per questi tipi di  lavoro,veniva corrisposto al condannato  era pari al salario degli altri lavoratori. Le speciali zone aperte erano  generalmente aree ad uso  agricolo, cioe’quelle aree appartenenti ai kulakos esuli  che erano stati espropriati durante la collettivizzazione . Altri condannati a pene minori o  per attività controrivoluzionarie potevano anche compiere il periodo detentivo in questi settori.

 

454 000 e non 9.000.000

Seconda domanda. Qual era  il numero dei  prigionieri “politici”e di criminali comuni ? Il numero comprende i prigionieri nei campi di lavoro e nelle colonie di lavoro Gulag e nelle carceri, anche tenendo conto del fatto che la privazione della libertà nelle colonie del lavoro è stata ridotta nella maggior parte dei casi. Diamo un’occhiata ai numeri riportati nella tabella sottostante  tratta  materiale della  AHR relativa al periodo di 20 anni a partire dal 1934, quando il sistema di correzionale era  stato riunito in una amministrazione centrale e fino al 1953, cioè fino a quando Stalin è morto.

Costodial Gulag Gulag Prisons Total
population Working Contrare- Contra- Died Died Freed Esca- Labor
  januari 1 Camps volution. rev.% % ped Colonies

1934

510 307

135 190

26,5

26 295

5,2

147 272

83 490

510 307

1935

725 438

118 256

16,3

28 328

3,9

211 035

67 493

240 259

965 697

1936

839 406

105 849

12,6

20 595

2,5

369 544

58 313

457 088

1 296 494

1937

820 881

104 826

12,8

25 376

3,1

364 437

58 264

375 488

1 196 369

1938

996 367

185 324

18,6

90 546

9,1

279 966

32 033

885 203

1 881 570

1939

1 317 195

454 432

34,5

50 502

3,8

223 622

12 333

355 243

350 538

2 022 976

1940

1 344 408

444 999

33,1

46 665

3,5

316 825

11 813

315 584

190 266

1 850 258

1941

1 500 524

420 293

28,7

100 997

6,7

624 276

10 592

429 205

487 739

2 417 468

1942

1 415 596

407 988

29,6

248 877

18

509 538

11 822

360 447

277 992

2 054 035

1943

983 974

345 397

35,6

166 967

17,0

336 135

6 242

500 208

235 313

1 719 495

1944

663 594

268 861

40,7

60 948

9,2

152 113

3 586

516 225

155 213

1 335 032

1945

715 506

283 351

41,2

43 848

6,1

336 750

2 196

745 171

279 969

1 740 646

1946

600 897

333 833

59,2

18 154

3,0

115 700

2 642

956 224

261 500

1 818 621

1947

808 839

427 653

54,3

35 668

4,4

194 886

3 779

912 794

306 163

2 027 796

1948

1 108 057

416 156

38,0

27 605

2,5

261 148

4 261

1 091 478

275 850

2 475 385

1949

1 216 361

420 696

34,9

15 739

1,3

178 449

2 583

1 140 324

2 356 685

1950

1 416 300

578 912

22,7

14 703

1,0

216 210

2 577

1 145 051

2 561 351

1951

1 533 767

475 976

31,0

15 587

1,0

254 269

2 318

994 379

2 528 146

1952

1 711 202

480 766

28,1

10 604

0,6

329 446

1 253

793 312

2 504 514

1953

1 727 970

465 256

26,9

5 825

0,3

937 352

785

740 554

Dalla tabella di cui sopra ci  portano a trarre una serie conclusioni. Per cominciare possiamo confrontare i numeri riportati nella  tabella con i “fantastici numeri “ dati da Robert Conquest. Questo ci dice che nel 1939 ci sono stati 9 milioni di detenuti politici nei campi di lavoro e più di 3 milioni erano deceduti durante il periodo che va  dal  1937-1939. Non dimentichi il lettore che i numeri dati da Conquest  si riferiscono solo ai prigionieri politici! Oltre a questi, Conquest ci dice che vi erano detenuti per reati  comuni, che a suo dire erano di gran lunga in numero maggiore rispetto ai detenuti  “politici”. Nel 1950 ci sono stati 12 milioni di reclusi secondo Conquest ,questi erano prigionieri politici! Con i fatti alla mano ora possiamo vedere che tipo di falsario sia  Conquest  in realtà. Non ha dato nessuna cifra  che corrisponde alla realtà. Nel 1939 tutti i campi, le colonie e le prigioni vi erano circa 2 milioni di prigionieri. 454 000 di questi sono stati condannati per  reati politici, non 9.000.000 come afferma Conquest. Le morti nei campi di lavoro 1937-1939 sono state circa 160 000 e non 3.000.000 come dice Conquest.

Nel 1950 vi erano nei campi di lavoro 578.000 arrestati per reati politici e non 12 milioni. Non  deve dimenticare il lettore che questo Robert Conquest oggi è ancora una delle più importanti fonti della propaganda di destra contro il comunismo. Per gli pseudointellettuali di destra Conquest è come un dio. Per quanto riguarda i numeri dati, anche essi risultanti come  cifre fantastiche, da Alexander Solzhenitsyn, cioè 60 milioni di morti nei campi di lavoro, non sono necessari  commenti  per le sue ridicole affermazioni, il tutto  è evidente. Solo una mente malata può dare forma a tali fantasie.

Lasciamo per ora  i falsari e facciamo un analisi concreta delle statistiche dei Gulag. La prima domanda che ci poniamo è quella del significato del  numero di persone nel sistema correzionale. Che significa il numero cosi alto di 2,5 milioni ? Ogni persona in galera è una testimonianza che la società non si è sviluppata a tal punto per essere in grado di dare ad ogni cittadino una necessaria vita soddisfacente e degna . Bisogna vedere le cose da questo punto di vista , quei 2,5 milioni sono una nota negativa per la società.

La minaccia interna ed esterna.

Al riguardo del  numero di persone coinvolte  nel  sistema correttivo deve essere data una spiegazione più concreta. L’Unione Sovietica era un paese che aveva da poco lasciato il feudalesimo e la sua ereditarietà sociale   il  rispetto per il  valore umano era spesso un peso per la società.

Nel vecchio sistema Zarista, i lavoratori erano  costretti a vivere in una  profonda miseria e la vita umana aveva poco valore. Rapine e crimini violenti erano puniti con una violenza senza limiti. Le rivolte contro la monarchia di solito si concludevano  con stragi, condanne a morte e pene detentive  fin troppo elevate. Queste relazioni sociali e modi di pensare ad essi associati richiedono molto tempo per poter essere  rimossi, e questo ha influenzato lo sviluppo della società in Unione Sovietica e anche la criminalità nel paese.

Un altro fattore da tener presente e prendere in considerazione  è che l’Unione Sovietica, negli anni Trenta era un paese con circa 160-170.000.000 di abitanti,  seriamente minacciato da potenze straniere. Alla base dei grandi cambiamenti politici in Europa, nel 1930, era stata la principale minaccia di guerra con la Germania nazista, minaccia per la sopravvivenza dei popoli slavi, ed è anche il blocco delle democrazie  occidenali aveva  intenzioni interventiste. Questa grave situazione è stata riassunta da Stalin nel 1931 con queste parole “siamo indietro di 50 a 100 anni rispetto ai paesi avanzati. Dobbiamo colmare questa distanza in 10 anni. O lo facciamo o saremo annientati .” Dieci anni più tardi, il 22 giugno 1941, l’Unione Sovietica venne invasa dalla Germania nazista e dei suoi alleati. La Società sovietica era costretta a fare  dei  grandi sforzi durante il decennio 1930-1940 e la maggior parte delle risorse  furono utilizzate nella preparazioni della  difesa per la imminente  guerra contro i nazisti.

 Questo significava che la gente  aveva una vita lavorativa senza grandi compensazioni a livello personale. La riforma delle 7 ore di lavoro giornaliero doveva essere ritirata nel 1937 e nel 1939 le domeniche divennero giornate lavorative. In un periodo cosi difficile come questo con una  grande guerra imminente determinò lo sviluppo sociale per due decenni, cioè il decennio tra gli anni 1930 e 1940, una guerra che costò all’Unione Sovietica  ben 25 milioni vittime e con più della metà del paese ridotto in  cenere, non ci si deve  meravigliare se  la criminalità fosse aumentata, quando le persone cercano di prendere dalla vita quello che poteva dare.

Durante questo periodo molto difficile in Unione Sovietica aveva come massimo 2,5 milioni di persone detenute, in percentuale il 2,4% della popolazione adulta. Come possiamo valutare questo numero? E ‘molto o poco? Facciamo un confronto.

L’alto numero  di detenuti negli Stati Uniti.

Per esempio negli Stati Uniti, un paese con 252 milioni di abitanti nel 1996, il paese più ricco del pianeta che da solo consuma il 60% delle risorse del  mondo quanti individui ci sono nel sistema correzionale? Qual è la situazione in questo paese  che non è minacciato da nessuna guerra e dove non ci sono i scontri sociali a minacciarne  la stabilità economica?

 Troviamo delle notizie ( dei trafiletti ) nei giornali nel mese di agosto del 1997, per esempio , l’agenzia  di notizie FLT-AP  riporta alcuni dati che ci dicono  che gli Stati Uniti “non avevano mai avuto così tanti individui soggetti al  sistema carcerario, circa  5,5 milioni nel 1996.” Cioè  un aumento di  circa 200 mila individui rispetto al 1995,  quindi  significa che  il numero di criminali negli USA “è pari   al 2.8% della popolazione adulta.” Questi sono dati provenienti dal Dipartimento di Giustizia americano http://www.ojp.usdoj.gov/bjs/ ).. Il numero di persone condannate come criminali negli Stati Uniti ora  è superiore a 3 milioni, quanti ne  erano  al  massimo in Unione Sovietica! In Unione Sovietica la percentuale   degli adulti condannati per delitti vari   era di una percentuale massima  del 2,4% sulla popolazione adulta – negli Stati Uniti i condannati sono del 2,8% e il numero continua a crescere! Secondo un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, del 18 gennaio 1998, il numero  della popolazione carceraria negli Stati Uniti nel 1997, era cresciuta di circa 96.100 individui. E per quanto riguarda i campi di lavoro sovietici è vero che si trattava di un regime detentivo duro e difficile per i detenuti, ma a guardare bene  qual è la situazione nelle carceri degli Stati Uniti, dove ovunque c’è violenza, droga, schiavitù sessuale e  la prostituzione (290.000 violentati ogni anno nelle carceri degli Stati Uniti).Nessuno può sentirsi al sicuro nelle carceri degli Stati Uniti! Questo  accade  in una società moderna,  la più ricca in assoluto!

2nd Chapter

http://www.mariosousa.se/LiesconcerningthehistoryoftheSovietUnion.html

Lies concerning the history of the Soviet Union

From Hitler to  Hearst, from  Conquest to  Solzhenitsyn.

 

The history of the millions of  people who were allegedly  incarcerated and died in the labour camps of the Soviet
Union and as a result of starvation during Stalin’s  time.

Alexander Solzhenitsyn

Another person who is always associated with books and articles on the supposed millions who lost their lives or liberty in the Soviet Union is the Russian author Alexander Solzhenitsyn.  Solzhenitsyn became famous throughout the capitalist world towards the end of 1960 with his book, The Gulag Archipelago.  He himself had been sentenced in 1946 to 8 years in a labour camp for counter-revolutionary activity in the form of distribution of anti-Soviet propaganda.  According to Solzhenitsyn, the fight against Nazi Germany in the Second World War could have been avoided if the Soviet government had reached a compromise with Hitler.  Solzhenitsyn also accused the Soviet government and Stalin of being even worse than Hitler from the point of view, according to him, of the dreadful effects of the war on the people of the Soviet Union.  Solzhenitsyn did not hide his Nazi sympathies.  He was condemned as a traitor.

Solzhenitsyn began in 1962 to publish books in the Soviet Union with the consent and help of Nikita Khrushchev.  The first book he published was A Day in the Life of Ivan Denisovich, concerning the life of a prisoner.  Khrushchev used Solzhenitsyn’s texts to combat Stalin’s socialist heritage.  In 1970 Solzhenitsyn won the Nobel Prize for literature with his book The Gulag Archipelago.  His books then began to be published in large quantities in capitalist countries, their author having become one of the most valuable instruments of imperialism in combating the socialism of the Soviet Union.  His texts on the labour camps were added to the propaganda on the millions who were supposed to have died in the Soviet Union and were presented by the capitalist mass media as though they were true.  In 1974, Solzhenitsyn renounced his Soviet citizenship and emigrated to Switzerland and then the US.  At that time he was considered by the capitalist press to be the greatest fighter for freedom and democracy.  His Nazi sympathies were buried so as not to interfere with the propaganda war against socialism.

In the US, Solzhenitsyn was frequently invited to speak at important meetings.  He was, for example, the main speaker at the AFL-CIO union congress in 1975, and on 15 July 1975 he was invited to give a lecture on the world situation to the US Senate!  His lectures amount to violent and provocative agitation, arguing and propagandising for the most reactionary positions.  Among other things he agitated for Vietnam to be attacked again after its victory over the US. And more: after 40 years of fascism in Portugal, when left-wing army officers took power in the people’s revolution of 1974, Solzhenitsyn began to propagandise in favour of US military intervention in Portugal which, according to him, would join the Warsaw Pact if the US did not intervene!  In his lectures, Solzhenitsyn always bemoaned the liberation of Portugal’s African colonies.

But it is clear that the main thrust of Solzhenitsyn’s speeches was always the dirty war against socialism – from the alleged execution of several million people in the Soviet Union to the tens of thousands of Americans supposedly imprisoned and enslaved, according to Solzhenitsyn, in North Vietnam!  This idea of Solzhenitsyn’s of Americans being used as slave labour in North Vietnam gave rise to the Rambo films on the Vietnam war.  American journalists who dared write in favour of peace between the US and the Soviet Union were accused by Solzhenitsyn in his speeches of being potential traitors.  Solzhenitsyn also propagandised in favour of increasing US military capacity against the Soviet Union, which he claimed was more powerful in ‘tanks and aeroplanes, by five to seven times, than the US’ as well as in atomic weapons which ‘in short’ he alleged  were ‘two, three or even five times’ more powerful in the Soviet Union than those held by the US.  Solzhenitsyn’s lectures on the Soviet Union represented the voice of the extreme right.  But he himself went even further to the right in his public support of fascism.

Support for Franco’s fascism

After Franco died in 1975, the Spanish fascist regime began to lose control of the political situation and at the beginning of 1976, events in Spain captured world public opinion.  There were strikes and demonstrations to demand democracy and freedom, and Franco’s heir, King Juan Carlos, was obliged very cautiously to introduce some liberalisation in order to calm down the social agitation.

At this most important moment in Spanish political history, Alexander Solzhenitsyn appears in Madrid and gives an interview to the programme Directísimo one Saturday night, the 20th of March, at peak viewing time (see the Spanish newspapers, ABC and Ya of 21 March 1976).  Solzhenitsyn, who had been provided with the questions in advance, used the occasion to make all kinds of reactionary statements.  His intention was not to support the King’s so-called liberalisation measures.  On the contrary, Solzhenitsyn warned against democratic reform.  In his television interview he declared that 110 million Russians had died the victims of socialism, and he compared ‘the slavery to which Soviet people were subjected to the freedom enjoyed in Spain’.  Solzhenitsyn also accused ‘progressive circles’ of ‘Utopians’ of considering Spain to be a dictatorship.  By ‘progressive’, he meant anyone in the democratic opposition – were they liberals, social-democrats or communists.  ‘Last autumn,’ said Solzhenitsyn, ‘world public opinion was worried about the fate of Spanish terrorists [i.e., Spanish anti-fascists sentenced to death by the Franco regime].  All the time progressive public opinion demands democratic political reform while supporting acts of terrorism’.  ‘Those who seek rapid democratic reform, do they realise what will happen tomorrow or the day after?  In Spain there may be democracy tomorrow, but after tomorrow will it be able to avoid falling from democracy into totalitarianism?’  To cautious inquiries by the journalists as to whether such statements could not be seen as support for regimes in countries where there was no liberty, Solzhenitsyn replied: ‘I only know one place where there is no liberty and that is Russia.’  Solzhenitsyn’s statements on Spanish television were a direct support to Spanish fascism, an ideology he supports to this day.  This is one of the reasons why Solzhenitsyn began to disappear from public view in his 18 years of exile in the US, and one of the reasons he began to get less than total support from capitalist governments.  For the capitalists it was a gift from Heaven to be able to use a man like Solzhenitsyn in their dirty war against socialism, but everything has its limits.  In the new capitalist Russia, what determines the support of the west for political groups is purely and simply the ability of doing good business with high profits under the wing of such groups.  Fascism as an alternative political regime for Russia is not considered to be good for business.  For this reason Solzhenitsyn’s political plans for Russia are a dead letter as far as Western support is concerned.  What Solzhenitsyn wants for Russia’s political future is a return to the authoritarian regime of the Tsars, hand-in-hand with the traditional Russian Orthodox Church!  Even the most arrogant imperialists are not interested in supporting political stupidity of this magnitude.  To find anyone who supports Solzhenitsyn in the West one has to search among the dumbheads of the extreme right.

Nazis, the police and the fascists

So these are the most worthy purveyors of the bourgeois myths concerning the millions who are supposed to have died and been imprisoned in the Soviet Union: the Nazi William Hearst, the secret agent Robert Conquest and the fascist Alexander Solzhenitsyn.  Conquest played the leading role, since it was his information that was used by the capitalist mass media the world over, and was even the basis for setting up whole schools in certain universities.  Conquest’s work is without a doubt a first-class piece of police disinformation.  In the 1970s, Conquest received a great deal of help from Solzhenitsyn and a series of secondary characters like Andrei Sakharov and Roy Medvedev.  In addition there appeared here and there all over the world a number of people who dedicated themselves to speculating about the number of deed and incarcerated and were always paid in gold by the bourgeois press.  But the truth of the matter was finally exposed and has revealed the true face of these falsifiers of history.  Gorbachev’s orders to open the party’s secret archives to historical investigation had consequences nobody could have foreseen.

The archives demonstrate the propaganda lies

The speculation about the millions who died in the Soviet Union is part of the dirty propaganda war against the Soviet Union and for this very reason the denials and explanations given by the Society were never taken seriously and never found any space in the capitalist press.  They were, on the contrary, ignored, while the ‘specialists’ bought by capital were given as much space as they wanted in order to spread their fictions.  And what fictions they were!  What the millions of dead and imprisoned claimed by Conquest and other ‘critics’ had in common was that they were the result of false statistical approximations and evaluation methods lacking any scientific basis.

 Fraudulent methods give rise to millions of dead

Conquest, Solzhenitsyn, Medvedev and others used statistics published by the Soviet Union, for instance, national population censuses, to which they added a supposed population increase without taking account of the situation in the country.  In this way they reached their conclusions as to how many people there ought to have been in the country at the end of given years.  The people who were missing were claimed to have died or been incarcerated because of socialism.  The method is simple but also completely fraudulent.  This type of ‘revelation’ of such important political events would never have been accepted if the ‘revelation’ in question concerned the western world.  In such a case it is certain that professors and historians would have protested against such fabrications.  But since it was the Soviet Union that was the object of the fabrications, they were acceptable.  One of the reasons is certainly that professors and historians place their professional advancement well ahead of their professional integrity.

In numbers, what were the final conclusions of the ‘critics’?  According to Robert Conquest (in an estimate he made in 1961) 6 million people died of starvation in the Soviet Union in the early 1930s.  This number Conquest increased to 14 million in 1986.  As regards what he says about the gulag labour camps, there were detained there, according to Conquest, 5 million prisoners in 1937 before the purges of the party, the army and the state apparatus began.  After the start of the purges then, according to Conquest, during 1937-38, there would have been an additional 7 million prisoners, making the total 12 million prisoners in the labour camps in 1939!  And these 12 million of Conquest’s would only have been the political prisoners!  In the labour camps there were also common criminals, who, according to Conquest, would have far outnumbered the political prisoners.  This means, according to Conquest, that there would have been 25-30 million prisoners in the labour camps of the Soviet Union.

Again according to Conquest, a million political prisoners were executed between 1937 and 1939, and another 2 million died of hunger.  The final tally resulting from the purges of 1937-39, then, according to Conquest, was 9 million, of whom 3 million would have died in prison.  These figures were immediately subjected to ‘statistical adjustment’ by Conquest to enable him to reach the conclusion that the Bolsheviks had killed no fewer than 12 million political prisoners between 1930 and 1953.  Adding these figures to the numbers said to have died in the famine of the 1930s, Conquest arrived at the conclusion that the Bolsheviks killed 26 million people.  In one of his last statistical manipulations, Conquest claimed that in 1950 there had been 12 million political prisoners in the Soviet Union.

Alexander Solzhenitsyn used more or less the same statistical methods as Conquest. But by using these pseudo-scientific methods on the basis of different premises, he arrived at even more extreme conclusions.  Solzhenitsyn accepted Conquest’s estimate of 6 million deaths arising from the famine of 1932-33.  Nevertheless, as far as the purges of 1936-39 were concerned, he believed that at least 1 million people died each year.  Solzhenitsyn sums up by telling us that from the collectivisation of agriculture to the death of Stalin in 1953, the communists killed 66 million people in the Soviet Union.  On top of that he holds the Soviet government responsible for the death of the 44 million Russians he claims were killed in the Second World War.  Solzhenitsyn’s conclusion is that ‘110 million Russians fell, victims of socialism’.  As far as prisoners were concerned, Solzhenitsyn tells us that the number of people in labour camps in 1953 was 25 million.

 

Gorbachev opens the archives

The collection of fantasy figures set out above, the product of extremely well paid fabrication, appeared in the bourgeois press in the 1960s, always presented as true facts ascertained through the application of scientific method.

Behind these fabrications lurked the western secret services, mainly the CIA and MI5.  The impact of the mass media on public opinion is so great that the figures are even today believed to be true by large sections of the population of Western countries.

This shameful situation has worsened.  In the Soviet Union itself, where Solzhenitsyn and other well-known ‘critics’ such as Andrei Sakharov and Roy Medvedev could find nobody to support their many fantasies, a significant change took place in 1990.  In the new ‘free press’ opened up  under Gorbachev, everything opposed to socialism was hailed as positive, with disastrous results.  Unprecedented speculative inflation began to take place in the numbers of those who were alleged to have died or been imprisoned under socialism, now all mixed up into a single group of tens of millions of ‘victims’ of the communists.

The hysteria of Gorbachev’s new free press brought to the fore the lies of Conquest and Solzhenitsyn. At the same time Gorbachev opened up the archives of the Central Committee to historical research, a demand of the free press.  The opening up of the archives of the Central Committee of the Communist Party is really the central issue in this tangled tale, this for two reasons: partly because in the archives can be found the facts that can shed light on the truth.  But even more important is the fact that those speculating wildly on the number of people killed and imprisoned in the Soviet Union had all been claiming for years that the day the archives were opened up the figures they were citing would be confirmed.  Every one of these speculators in the dead and incarcerated claimed that this would be the case: Conquest, Sakharov, Medvedev, and all the rest.  But when the archives were opened up and research reports based on the actual documents began to be published a very strange thing happened.  Suddenly both Gorbachev’s free press nor the speculators in dead and incarcerated completely lost interest in the archives.

The results of the research carried out on the archives of the Central Committee by Russian historians Zemskov, Dougin and Xlevnjuk, which began to appear in scientific journals as from 1990, went entirely unremarked.  The reports containing the results of this historical research went completely against the inflationary current as regards the numbers who were being claimed by the ‘free press’ to have died or been incarcerated.  Therefore their contents remained unpublicised.  The reports were published in low-circulation scientific journals practically unknown to the public at large.  Reports of the results of scientific research could hardly compete with the press hysteria, so the lies of Conquest and Solzhenitsyn continued to gain the support of many sectors of the former Soviet Union’s population.  In the West also, the reports of the Russian researchers on the penal system under Stalin were totally ignored on the front pages of newspapers, and by TV news broadcasts.  Why?

What the Russian research shows

The research on the Soviet penal system is set out in a report nearly 9,000 pages long.  The authors of this report are many, but the best-known of them are the Russian historians V N Zemskov,  A N Dougin and O V Xlevjnik.  Their work began to be published in 1990 and by 1993 had nearly been finished and published almost in its entirety.  The reports came to the knowledge of the West as a result of collaboration between researchers of different Western countries.  The two works with which the present author is familiar are: the one which appeared in the French journal l’Histoire in September 1993, written by Nicholas Werth, the chief  researcher of the French scientific research centre, CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), and the work published in the US journal American Historical Review by J Arch Getty, a professor of history at the University of California, Riverside, in collaboration with G T Rettersporn, a CRNS researcher, and the Russian researcher, V AN Zemskov, from the Institute of Russian History (part of the Russian Academy of Science).  Today books have appeared on the matter written by the above-named researchers or by others from the same research team.  Before going any further, I want to make clear, so that no confusion arises in the future, that none of the scientists involved in this research has a socialist world outlook.  On the contrary their outlook is bourgeois and anti-socialist. Indeed many of them are quite reactionary.  This is said so that the reader should not imagine that what is to be set out below is the product of some ‘communist conspiracy’.  What has happened is that the above-named researchers have thoroughly exposed the lies of Conquest, Solzhenitsyn, Medvedev and others, which they have done purely by reason of the fact that they place their professional integrity in first place and will not allow themselves to be bought for propaganda purposes.

The results of the Russian research answer a very large number of questions about the Soviet penal system.  For us it is the Stalin era that is of greatest interest, and it is there we find cause for debate.  We will pose a number of very specific questions and we will seek out our replies in the journals l’Histoire and the American Historical Review.  This will be the best way of brining into the debate some of the most important aspects of the Soviet penal system.  The questions are the following:

  1. What did the Soviet penal system consist of?
  2. How many prisoners were there – both political and non-political?
  3. How many people died in the labour camps?
  4. How many people were condemned to death in the years before 1953, especially in the purges of 1937-38?
  5. How long, on average, were the prison sentences?

After answering these five questions, we will discuss the punishments imposed on the two groups which are most frequently mentioned in connection with prisoners and deaths in the Soviet Union, namely the kulaks convicted in 1930 and the counter-revolutionaries convicted in 1936-38.

Labour camps in the penal system

Let us start with the question of the nature of the Soviet penal system.  After 1930 the Soviet penal system included prisons, labour camps, the labour colonies of the gulag, special open zones and obligation to pay fines.  Whoever was remanded into custody was generally sent to a normal prison while investigations took place to establish whether he might be innocent, and could thus be set free, or whether he should go on trial.  An accused person on trial could either be found innocent (and set free) or guilty.  If found guilty he could be sentenced to pay a fine, to a term of imprisonment or, more unusually, to face execution.  A fine could be a given percentage of his wages for a given period of time.  Those sentenced to prison terms could be put in different kinds of prison depending on the type of offence involved.

To the gulag labour camps were sent those who had committed serious offences (homicide, robbery, rape, economic crimes, etc.) as well as a large proportion of those convicted of counter-revolutionary activities.  Other criminals sentenced to terms longer than 3 years could also be sent to labour camps.  After spending some time in a labour camp, a prisoner might be moved to a labour colony or to a special open zone.

The labour camps were very large areas where the prisoners lived and worked under close supervision.  For them to work and not to be a burden on society was obviously necessary.  No healthy person got by without working.  It is possible that these days people may think this was a terrible thing, but this is the way it was.  The number of labour camps in existence in 1940 was 53.

There were 425 gulag labour colonies.  These were much smaller units than the labour camps, with a freer regime and less supervision.  To these were sent prisoners with shorter prison terms – people who had committed less serious criminal or political offences.  They worked in freedom in factories or on the land and formed part of civil society.  In most cases the whole of the wages he earned from his labour belonged to the prisoner, who in this respect was treated the same as any other worker.

The special open zones were generally agricultural areas for those who had been exiled, such as the kulaks who had been expropriated during collectivisation.  Other people found guilty of minor criminal or political offences might also serve their terms in these areas.

454,000 is not 9 million

The second question concerned how many political prisoners there were, and how many common criminals.  This question includes those imprisoned in labour camps, gulag colonies and the prisons (though it should be remembered that in the labour colonies there was, in the majority of cases, only partial loss of liberty).  The Table below shows the data which appeared in the American Historical Review, data which encompass a period of 20 years beginning in 1934, when the penal system was unified under a central administration, until 1953, the year Stalin died.

Table – The American Historical Review

USSR Custodial Population 1934-1953

Costodial Gulag Gulag Prisons Total
population Working Contrare- Contra- Died Died Freed Esca- Labor
  januari 1 Camps volution. rev.% % ped Colonies

1934

510 307

135 190

26,5

26 295

5,2

147 272

83 490

510 307

1935

725 438

118 256

16,3

28 328

3,9

211 035

67 493

240 259

965 697

1936

839 406

105 849

12,6

20 595

2,5

369 544

58 313

457 088

1 296 494

1937

820 881

104 826

12,8

25 376

3,1

364 437

58 264

375 488

1 196 369

1938

996 367

185 324

18,6

90 546

9,1

279 966

32 033

885 203

1 881 570

1939

1 317 195

454 432

34,5

50 502

3,8

223 622

12 333

355 243

350 538

2 022 976

1940

1 344 408

444 999

33,1

46 665

3,5

316 825

11 813

315 584

190 266

1 850 258

1941

1 500 524

420 293

28,7

100 997

6,7

624 276

10 592

429 205

487 739

2 417 468

1942

1 415 596

407 988

29,6

248 877

18

509 538

11 822

360 447

277 992

2 054 035

1943

983 974

345 397

35,6

166 967

17,0

336 135

6 242

500 208

235 313

1 719 495

1944

663 594

268 861

40,7

60 948

9,2

152 113

3 586

516 225

155 213

1 335 032

1945

715 506

283 351

41,2

43 848

6,1

336 750

2 196

745 171

279 969

1 740 646

1946

600 897

333 833

59,2

18 154

3,0

115 700

2 642

956 224

261 500

1 818 621

1947

808 839

427 653

54,3

35 668

4,4

194 886

3 779

912 794

306 163

2 027 796

1948

1 108 057

416 156

38,0

27 605

2,5

261 148

4 261

1 091 478

275 850

2 475 385

1949

1 216 361

420 696

34,9

15 739

1,3

178 449

2 583

1 140 324

2 356 685

1950

1 416 300

578 912

22,7

14 703

1,0

216 210

2 577

1 145 051

2 561 351

1951

1 533 767

475 976

31,0

15 587

1,0

254 269

2 318

994 379

2 528 146

1952

1 711 202

480 766

28,1

10 604

0,6

329 446

1 253

793 312

2 504 514

1953

1 727 970

465 256

26,9

5 825

0,3

937 352

785

740 554

2 468 524

From the above Table, there are a series of conclusions which need to be drawn.  To start with we can compare its data to those given by Robert Conquest.  The latter claims that in 1939 there were 9 million political prisoners in the labour camps and that 3 million others had died in the period 1937-1939.  Let the reader not forget that Conquest is here talking only about political prisoners!  Apart from these, says Conquest, there were also common criminals who, according to him, were much greater in number than the political prisoners!  In 1950 there were, according to Conquest, 12 million political prisoners!  Armed with the true facts, we can readily see what a fraudster Conquest really is.  Not one of his figures corresponds even remotely to the truth.  In 1939 there was a total in all the camps, colonies and prisons of close to 2 million prisoners.  Of these 454,000 had committed political crimes, not 9 million as Conquest asserts.  Those who died in labour camps between 1937 and 1939 numbered about 160,000, not 3 million as Conquest asserts.  In 1950 there were 578,000 political prisoners in labour camps, not 12 million.  Let the reader not forget that Robert Conquest to this day remains one of the major sources for right-wing propaganda against communism.  Among right-wing pseudo-intellectuals, Robert Conquest is a godlike figure.  As for the figures cited by Alexander Solzhenitsyn – 60 million alleged to have died in labour camps – there is no need for comment.  The absurdity of such an allegation is manifest.  Only a sick mind could promote such delusions.

Let us now leave these fraudsters in order that we may ourselves concretely analyse the statistics relating to the gulag.  The first question to be asked is what view we should take about the sheer quantity of people caught up in the penal system?  What is the meaning of the figure of 2.5 million?  Every person that is put in prison is living proof that society was still insufficiently developed to give every citizen everything he needed for a full life.  From this point of view, the 2.5 million do represent a criticism of the society.

The internal and external threat

 

The number of people caught up in the penal system requires to be properly explained.  The Soviet Union was a country which had only recently overthrown feudalism, and its social heritage in matters of human rights was often a burden on society.  In an antiquated system like the tsardom, workers were condemned to live in deep poverty, and human life had little value.  Robbery and violent crime was punished by unrestrained violence.  Revolts against the monarchy usually ended in massacres, death sentences and extremely long prison sentences.  These social relations, and the habits of mind associated with them, take a long time to change, a fact which influenced the developed of society in the Soviet Union as well as attitudes towards criminals.

Another factor to be taken into account is that the Soviet Union, a country which in the 1930s had close to 160-170 million inhabitants, was seriously threatened by foreign powers.  As a result of the great political changes which took place in Europe in the 1930s, there was a major threat of war from the direction of Nazi German, a threat to the survival of the Slav people, and the western bloc also harbouring interventionist ambitions.  This situation was summed up by Stalin in 1931 in the following words:“We are 50-100 years behind the advanced countries.  We have to close that gap in 10 years.  Either we do it or we will be wiped out.”  Ten years later, on 22 June 1941, the Soviet Union was invaded by Nazi Germany and its allies.  Soviet society was forced to make great efforts in the decade from 1930-1940, when the major part of its resources was dedicated to its defence preparations for the forthcoming war against the Nazis.  Because of this, people worked hard while producing little by way of personal benefits.  The introduction of the 7-hour day was withdrawn in 1937, and in 1939 practically every Sunday was a work day.  In a difficult period such as this, with a great war hanging over the development of society for two decades (the 1930s and 1940s), a war which was to cost the Soviet Union 25 million deaths with half the country burnt to a cinder, crime did tend to increase as people tried to help themselves to what life could not otherwise offer them.

During this very difficult time, the Soviet Union held a maximum number of 2.5 million people in its prison system, i.e., 2.4% of the adult population.  How can we evaluate this figure? Is it a lot or a little?  Let us compare.

 More prisoners in the US

In the United States of America, for example, a country of 252 million inhabitants (in 1996), the richest country in the world, which consumes 60% of the world resources, how many people are in prison?  What is the situation in the US, a country not threatened by any war and where there are no deep social changes affecting economic stability?

In a rather small news item appearing in the newspapers of August 1997, the FLT-AP news agency reported that in the US there had never previously been so many people in the prison system as the 5.5 million held in 1996.  This represents an increase of 200,0000 people since 1995 and means that the number of criminals in the US equals 2.8% of the adult population.  These data are available to all those who are part of the North American department of justice. (Bureau of Justice Statistics Home page, http://www.ojp.usdoj.gov/bjs/ ). The number of convicts in the US today is 3 million higher than the maximum number ever held in the Soviet Union!  In the Soviet Union there was a maximum of 2.4% of the adult population in prison for their crimes – in the US the figure is 2.8%, and rising!  According to a press release put out by the US department of justice on 18 January 1998, the number of convicts in the US in 1997 rose by 96,100.

As far as the Soviet labour camps were concerned, it is true that the regime was harsh and difficult for the prisoners, but what is the situation today in the prisons of the US, which are rife with violence, drugs, prostitution, sexual slavery (290,000 rapes a year in US prisons).  Nobody feels safe in US prisons!  And this today, and in a society richer than ever before!

http://www.mariosousa.se/MentirassobreahistoriadaUniaoSovietica.html

Mentiras sobre a história da União Soviética. De Hitler e Hearst a Conquest e Solzjenitsyn!

 História dos supostos milhões de presos e mortos nos campos de trabalho e pela fome na União Soviética no tempo de Stáline.

Alexander Solzhenitsyn

 

Uma outra pessoa sempre associada a livros e artigos de jornal sobre supostos milhões de mortos e presos na União Soviética é o russo Alexander Solzhenitsyn. Solzhenitsyn tornou-se conhecido no mundo capitalista nos fins dos anos 60 com o seu livro “O arquipelago do Gulag” sobre a situação dos presos nos campos de trabalho na União Soviética. Ele mesmo esteve preso oito anos condenado por actividades contrarevolucionárias em 1946 por ter distribuido propaganda contra o povo da União Soviética. Segundo Solzhenitsyn a luta contra a Alemanha nazi na segunda guerra mundial tinha sido uma luta desnecessária e todos os sofrimentos impostos ao povo soviético pelos nazis podiam ter sido evitados se o governo soviético tivesse feito um compromisso com Hitler. Solzhenitsyn acusou também o governo soviético e Stáline de serem ainda piores que Hitler e, como ele dizia, pelos terríveis resultados da guerra para o povo da União Soviética. Solzhenitsyn não escondia a sua simpatia pelos nazistas. Foi condenado como traidor.

Solzhenitsyn começou em 1962 a publicar livros na União Soviética com o consentimento e ajuda de Nikita Krustjov, sendo o primeiro livro publicado “Um dia na vida de Ivan Denisovitjs” sobre a vida de um preso. Krustjov utilizava os textos de Solzhenitsyn para combater a herança socialista de Stáline. Solzhenitsyn ganhou em 1970 o Prémio Nobel da literatura com o livro “O arquipelago de Gulag”. Os seus livros começaram então a ser publicados em grandes quantidades nos países capitalistas, tornando-se o autor um dos instrumentos mais importantes do imperialismo no combate ao socialismo e à União Soviética. Aos seus textos sobre os campos de trabalho juntou-se outra propaganda sobre os supostos milhões de mortos na União Soviética o que foi utilizado nas massmedias capitalistas como sendo verdades. Em 1974 Solzhenitsyn deixou a seu pedido de ser cidadão soviético emigrando para a Suiça e mais tarde para os Estados Unidos. Nesta altura era considerado na imprensa capitalista como o maior lutador pela liberdade e democracia. As suas simpatias nazis foram enterradas para não preturbar a guerra de propaganda contra o socialismo.

Nos Estados Unidos, Solzhenitsyn foi convidado muitas vezes para fazer interverções em reuniões importantes. Ele foi por exemplo o principal orador no congresso dos sindicatos AFL-CIO em 1975 e em 15 de Julho de 1975 foi convidado para fazer um discurso sobre a situação no mundo no Senado dos EUA! Os discursos de Solzhenitsyn eram de uma agitação violenta e provocativa, argumentando e fazendo propaganda pelas ideias mais reacionárias. Entre outras coisas bateu-se por novos ataques ao Vietnam depois da vitória deste sobre os EUA. E mais: depois de 40 anos de fascismo em Portugal, quando os oficiais do exército de esquerda, tomaram o poder na revolução popular de 1974, Solzhenitsyn começou a fazer propaganda por uma intervenção militar dos EUA em Portugal, que, dizia ele, iria ser membro do tratado de Varsóvia se os EUA não intrevissem! Nos seus discursos, Solzhenitsyn lamentava sempre a libertação das colónias portuguesas em África.

Mas é claro que o ponto principal dos discursos de Solzhenitsyn era sempre a guerra suja contra o socialismo. Desde execuções supostas de milhões e milhões de pessoas na União Soviética até às dezenas de milhares de americanos presos e escravisados que Solzhenitsyn dizia existirem no Vietnam do Norte! Foi esta ideia de Solzhenitsyn de americanos utilizados como escravos no Vietnam do Norte que deu origem aos filmes Rambo sobre a guerra do Vietnam. Os jornalistas americanos que tinham ousado escrever sobre paz entre os EUA e a União Soviética eram acusados por Solzhenitsyn nos seus discursos como sendo traidores potenciais. Solzhenitsyn fazia também propaganda por um aumento da capacidade militar dos EUA contra a União Soviética, que ele dizia ser mais poderosa em “tanques e aviões, de cinco a sete vezes mais que os EUA” e em armas atómicas que “em breve” seriam “duas, três e por fim cinco” vezes mais potentes que as dos EUA. Os discursos de Solzhenitsyn nos EUA eram a voz da extrema direita, mas ele iria ainda mais longe, mais à direita, em apoio público ao fascismo.

Em apoio do fascismo de Franco.

Depois da morte de Franco em 1975 o regime fascista espanhol começou a perder o controle da situação politica e no começo de 1976 os acontecimentos em Espanha tomaram um carácter tal que cativou a opinião pública mundial. Greves e demonstrações exigiam democracia e liberdade e o herdeiro de Franco, o rei Juan Carlos, foi obrigado a iniciar uma liberalisação muito cuidadosamente, para acalmar a agitação social. Ora neste momento importante para a vida politica espanhola, aparece Alexander Solzhenitsyn em Madrid e dá uma entrevista ao programa “Directisimo” um sábado á noite, em 20 de Março, na melhor hora televisiva (jornais ABC e Ya de 21 de Março de 1976). Solzhenitsyn que tinha recebido as perguntas préviamente, utilizou a oportunidade para fazer todo o tipo de declarações reaccionárias. A sua inteção não foi de dar um apoio à chamada liberalisação do rei. Ao contrário, Solzhenitsyn prevenia as pessoas contra as reformas democráticas!

Na sua intervenção na televisão declarou que “Cento e dez milhões de russos morreram vítimas do socialismo” e comparou “a escravidão a que estavam submetidos os soviéticos à liberdade que se disfrutava em Espanha”. Solzhenitsyn acusou também os “círculos progressistas” de “utópicos” por considerarem Espanha como uma ditadura. Os progressistas eram toda a oposição democrática de liberais a socialdemocratas e comunistas. “No Outono passado” disse Solzhenitsyn, “a opinião pública mundial estava preocupada com a sorte dos terroristas espanhois. ( Os cinco antifascistas condenados à morte e executados pelo regime de Franco, nota do autor MS) Cada vez mais a opinião pública progressista exige reformas políticas imediatas, ao mesmo tempo que apoia os actos terroristas”. “Os que querem reformas democráticas rápidas, saberão o que virá a suceder amanhã ou depois de amanhã? A Espanha, amanhã poderá ter democracia, mas depois de amanhã, saberá não cair no totalitarismo depois da democracia?” Às perguntas cuidadosas dos jornalistas se tais declarações não podiam ser vistas como um apoio a regimes de países onde não existia liberdade respondeu Solzhenitsyn que “Eu conheço somente um sítio onde não há liberdade, esse sítio é a Rússia”. As declarações de Solzhenitsyn na televisão espanhola foram um apoio directo ao fascismo espanhol, uma ideologia que ele ainda hoje apoia.

Esta é uma das razões porque Solzhenitsyn desapareceu cada vez mais dos discursos públicos durante os seus 18 anos de exilio nos EUA e uma das causas porque os governos capitalistas não lhe dão total apoio politico. Para os capitalistas foi uma benção dos céus poder utilizar um homem como Solzhenitsyn na guerra suja contra o socialismo, mas tudo tem os seus limites. Na nova Rússia capitalista o que dicide o apoio do mundo ocidental aos grupos politicos é pura e simplesmente a possibilidade de fazer bons negócios com bons lucros ao abrigo da política desses grupos. O fascismo como alternativa política para a Rússia não é considerado como politica que estimule os negócios. Por isso o projecto politico de Solzhenitsyn para a Rússia é letra morta no que diz respeito a apoio do mundo ocidental. É que Solzhenitsyn quer como futuro político para a Rússia a volta do regime autoritário dos Czares em ligação com a igreja tradicional russa-ortodoxa! Nem os imperialistas mais arrogantes estão interessados a apoiar uma estupidez politica deste calibre. Para encontrar apoio a Solzhenitsyn no mundo ocidental há que rebuscar na idiotia intelectual da extrema direita.

Nazis, policias e fascistas!

Assim são eles, os mais dignos representantes dos mitos burgueses dos “milhões de mortos e presos na União Soviética” – o nazi William Hearst, o agente da policia Robert Conquest e o fascista Alexander Solzhenitsyn. Conquest tem tido o papel principal, sendo as suas informações utilizadas pelas massemedias capitalistas em todo o mundo e formando inclusivamente uma escola dentro de certas universidades. O trabalho de Conquest é sem dúvida um trabalho de desinformação policial de primeira classe. Na década de 1970 Conquest teve uma grande ajuda de Solzhenitsyn e de uma série de figuras de segunda com Andrei Sakharov e Roy Medvedev. Além disso apareceu um pouco por todo o mundo uma série de especuladores em mortos e presos a quem a imprensa burguesa sempre pagou a preço de ouro. Mas a realidade dos factos foi por fim apresentada e mostra a verdadeira cara de todos estes falsificadores da história. A ordem de Gorbatchov para abrir os arquivos secretos do partido à investigação histórica teve consequencias que ninguém podia previr.

Os arquivos mostram as mentiras da propaganda.

A especulação sobre milhões de mortos na União Soviética é uma parte da guerra suja de propaganda contra a União Soviética e por isso mesmo os desmentidos e esclarecimentos oficiais dos soviéticos nunca foram levados a sério e nunca tiveram lugar na imprensa capitalista. Eram, pelo contrário, alvo de troça, enquanto que aos “especialistas” comprados pelo capital foi dado todo o espaço requerido para difundirem as suas fantasias. Que fantasias eram realmente! O que os milhões de mortos e presos proclamados por Conquest e outros “criticos” têm de comum, é que são producto de apróximações estatísticas falsas e métodos de avaliação sem base cientifica.

Metodos falsos dão milhões de mortos.

Conquest, Solzhenitsyn, Medvedev e outros utilizaram-se de estatística publicada pela União Sovética, por exemplo escrutínios nacionais da população, aos quais adicionaram um suposto aumento populacional sem ter em conta a situação real existente no país. Assim chegaram à conclusão de quantas pessoas deveria de haver no país no final de certos anos. As pessoas que faltavam eram apresentadas como mortos e presos à conta do socialismo. Um método simples mas totalmente falso. Este tipo de “revelação” de acontecimentos políticos tão importantes nunca passaria se a “revelação” fosse sobre o mundo ocidental. Nesse caso teria havido com toda a certeza professores e historiadores que se levantariam contra tal falsificação. Mas como o que estava em causa era a União Soviética, a falsificação tem passado. Um dos motivos é certamente o de que professores e históriadores põem as possibilidades de avançar na carreira profissional em primeiro lugar e só muito depois a honra profissional.

Em números, quais foram afinal as conclusões dos “criticos”?

Segundo Robert Conquest (numa avaliação feita em 1961) tinham morrido 6 milhões de pessoas de fome na União Soviética no principio dos anos 30. Este número foi aumentado por Conquest para 14 milhões em 1986. No que diz respeito aos campos de trabalho Gulag, estavam ali detidos, segundo Conquest, 5 milhões de presos em 1937, antes das depurações no partido no exército e no estado terem começado. Depois das depurações começarem, vieram segundo Conquest, durante 1937-38, mais 7 milhões de presos o que faz um resultado de 12 milhões de presos nos campos de trabalho em 1939! E não esqueça o leitor que estes 12 milhões do Conquest são SOMENTE os presos politicos! Nos campos de trabalho havia também criminosos de delito comum, os quais, segundo Conquest seriam em número muito maior que os presos politicos. Isto significa que, segundo Conquest havia cerca de 25-30 milhões de presos nos campos de trabalho na União Soviética.

Também segundo Conquest foram executados em 1937-39 um milhão de presos politicos enquanto que 2 milhões morreram à fome. Resultado final das depurações de 1937-39 segundo Conquest, 9 milhões de presos politicos e 3 milhões de mortos! Estes números foram em seguida submetidos a “apreciações estatísticas” por Conquest para concluir que os bolcheviques tinham morto nada menos que 12 milhões de presos políticos entre 1930 e 1953. Juntando esses números aos mortos de fome nos anos 30, chega Conquest à conclusão de que os bolchviques haviam morto 26 milhões de pessoas. Numa úlitma apreciação estatística diz Conquest que em 1950 havia 12 milhões de presos politicos na União Soviética!

Alexander Solzhenitsyn utilizou mais ou menos as mesmas apreciações estatísticas que Conquest. Mas usando os metodos pseudo-científicos com outras premissas, chega ainda a conclusões mais

extremas. Solzhenitsyn aceita os numeros de Conquest de 6 milhões de mortos na fome de 1932-33; no entanto, com respeito às depurações de 1936-39 considera que morreram no mínimo 1 milhão por ano! Fazendo um resumo diz-nos Solzhenitsyn que desde as coletivações da agricultura até à morte de Stáline em 1953, tinham os comunistas morto 66 milhões de pessoas na União Soviética. Além disso aponta o governo soviético como culpado pela morte de 44 milhões de russos que ele afirma terem morrido na segunda guerra mundial. A conclusão de Solzhenitsyn é que “110 milhões de russos morreram vítimas do socialismo”. No que diz respeito a presos diz-nos Solzhenitsyn que o número de pessoas nos campos de trabalho em 1953 era de 25 milhões!

Gorbatchov abre os arquivos.

A colecção de números fantásticos acima apresentada, um produto de fantasias muito bem pagas, tem saído na imprensa burguesa desde os anos 60, tendo esses números sempre sido apresentados como factos verdadeiros obtidos na base de métodos científicos. Por detrás desta falsificação estão as policias políticas ocidentais, principalmente a americana  CIA e a inglesa MI5. O impacto dos massmedias na ópinião publica é tão grande que os números hoje são ainda considerados verdadeiros em grandes camadas das populações dos países ocidentais. Esta situação penosa tem piorado. Na própria União Soviética onde Solzhenitsyn e outros criticos conhecidos, como Andrei Sacharov e Roy Medvedev, não encontravam nenhum apoio para os números fantásticos, houve uma mudança significativa em 1990. Na nova “imprensa livre” durante Gorbatchov, tudo o que se opunha ao socialismo era apresentado como positivo, o que teve consequencias desastrosas. Uma inflação sem igual começou a aumentar a quantidade de mortos e presos durante o socialismo, que agora se misturavam num só grupo de dezenas de milhões de “vitimas” dos comunistas.

A histeria na nova imprensa livre de Gorbatchov levou por diante as mentiras de Conquest e Solzhenitsyn. Ao mesmo tempo foram abertos por Gorbatchov os arquivos do Comité Central para investigação histórica, o que era exigido pela imprensa livre. A abertura dos arquivos do Comité Central do Partido Comunista é na realidade a questão central desta história confusa, isto por duas razões. Em parte porque nos arquivos se encontram todos os factos que podem esclarecer a verdade. Mas ainda mais importante porque todos os especuladores de mortos e presos na União Soviética têm dito durante anos e anos que no dia em que os arquivos se abrissem os números por eles apresentados seriam confirmados! Todos os especuladores em mortos e presos afirmaram que assim seria, todos: Conquest, Solzhenitsyn, Sacharov, Medvedev e os demais. Mas quando os arquivos foram abertos e os estudos dos documentos existentes começaram a ser publicados, aconteceu uma coisa muito estranha.

De repente já nem a imprensa livre de Gorbatchov nem os especuladores em presos e mortos estavam interessados nos arquivos!Os resultados das investigações feitas nos arquivos do Comité Central pelos historiadores russos Zemskov, Dougin e Xlevnjuk que se começaram a publicar em 1990 em revistas cientificas, passaram totalmente desapercebidos! Os relatórios com os resultados das investigações históricas iam contra a corrente da inflação em mortos e presos da imprensa livre mas permaneceram desconhecidos. Os relatórios foram publicados em revistas cientificas de pouca venda práticamente desconhecidas do grande público. Os relatórios cientificos não podiam concorrer com a histeria da imprensa, ganhando as mentiras de Conquest e Solzhenitsyn o apoio de muitas camadas da população na União Soviética, hoje Rússia. Também no ocidente, os relatórios dos investigadores russos sobre o sistema correccional durante Stáline, passaram sem noticías de primeira página ou reportagens na televisão. Porquê?

O que dizem os relatórios dos investigadores russos?

Os relatórios da investigação do sistema correctivo soviético são expostos num trabalho com cerca de 9 000 páginas. Os investigadores que escreveram os relatórios são vários sendo os mais conhecidos os históriadores russos V.N. Zemskov, A.N. Dougin e O.V. Xlevnjuk. O seu trabalho foi começado a publicar em 1990 estando em 1993 praticamente acabado e totalmente publicado na Rússia. Os relatórios da investigação chegaram ao conhecimento do ocidente em colaboração com investigadores de diversos países ocidentais. Os dois trabalhos conhecidos pelo autor deste texto, são o trabalho apresentado em França na revista L’Histoire em Setembro de 1993 por Nicolas Werth, chefe investigador do instituto francês de investigação cientifica, CNRS, (Centre National de la Recherche Scientifique) e o trabalho publicado nos EUA na revista The American Historical Review por J. Arch Getty, professor de história da Universidade da California, Riverside em conjunto com G.T. Rettersporn, investigador do instituto francês de investigação CNRS e o investigador russo V.N. Zemskov do instituto de História Russa da Academia das Ciencias Russa.

Existem também hoje em dia livros sobre o assunto escritos pelos investigadores acima mensionados ou por outros investigadores dos mesmos grupos de investigação. Antes de entrarmos no assunto quero deixar aqui esclarecido para que não haja confusão futura, que nenhum dos cientistas envolvidos nestes trabalhos tem uma visão socialista do mundo, mas sim um compreesão burguesa e antisocialista, muitas vezes bastante reaccionária. Isto dito para que o leitor não pense que o que se vai expor é produto de uma “conspiração comunista”. O que acontece quando os investigadores acima citados, desfazem completamente as mentiras de Conquest, Solzhenitsyn, Medvedev e outros, é que o fazem simplesmente pelo facto de que põem a honra profissional em primeiro lugar e não se deixam comprar para efeitos de propaganda.

Os relatórios de investigação russos dão resposta a uma quantidade muito grande de perguntas sobre o sistema correcional soviético. Para nós é o tempo de Stáline que é o mais interessante para estudar, é aí que está a causa da discução. Nós pomos algumas perguntas muito concretas e procuramos as respostas no material das revistas L’Histoire (L’H) e The American Historical Review (AHR). Esta será a melhor maneira de pôr em debate algumas das partes mais importantes do sistema correccional soviético. As perguntas são as seguintes:

1. O que era o sistema correccional soviético?

2. Qual era o número de presos, “politicos” e de delito comum?

3. Quantos mortos houve nos campos de trabalho?

4. Quantos foram os condenados à morte até 1953 e em especial durante as depurações

    de 1937-38?

5. Qual era em geral o tempo de prisão?

Depois de termos respondido às 5 perguntas, pomos em discussão as penas impostas aos dois grupos mais debatidos quando a questão dos presos e mortos na União Soviética se põe, nomeadamente os kulakos condenados em 1930 e os contrarevolucionários de 1936-38.

Os campos de trabalho no sistema correcional

Começemos com a pergunta 1 sobre o sistema correcional soviético. Depois de 1930 o sistema correcional soviético compreendia prisões, campos de trabalho e colónias de trabalho do Gulag,  zonas especiais abertas e pagamento de multas. Aquele que recebesse voz de prisão era geralmente colocado numa prisão normal enquanto se faziam as investigações que poderiam demonstrar a sua inocencia e dar-lhe liberdade ou levar o caso a julgamento. O acusado levado a julgamento podia ser considerado inocente e ganhar a liberdade ou caso fosse julgado culpado condenado a uma pena de multa, prisão ou em casos mais raros, pena de morte. A pena de multa

podia ser uma certa percentagem do salário durante um certo tempo. Os acusados julgados a pena de prisão podiam ser postos em diferentes tipos de prisão dependendo do tipo de crime.

Para os campos de trabalho Gulag iam os criminosos de crimes graves (homicidio, roubo, violação, crimes económicos, etc.) e uma grande parte dos condenados por actividades contrarevolucionárias. Outros criminosos com pena superior a três anos podiam também ser postos em campos de trabalho. Depois de um tempo num campo de trabalho o preso podia ser mudado para uma colónia de trabalho ou uma zona especial aberta. Os campos de trabalho eram zonas muito grandes onde os condenados viviam e trabalhavam debaixo de um grande controlo. Trabalhar e não ser um peso para a sociedade era coisa evidente, nenhuma pessoa saudavel passava sem trabalhar. Pode ser que alguém hoje em dia pense que isto é terrivel, mas esta era a realidade. O número de campos de trabalho era de 53 em 1940. As colónias de trabalho do Gulag eram 425, unidades muito mais pequenas que os campos de trabalho e com um regime mais livre e com menos controlo. Para aí iam os presos com penas de prisão mais pequenas, tanto de delito comum ou políticos, trabalhando em liberdade em fábricas e na agricultura que eram uma parte da economia da sociedade civíl. Na maioria dos casos o salário desses trabalhos revertia por inteiro ao condenado, em igualdade com os outros trabalhadores. As zonas especiais abertas eram em geral zonas agrícolas para as quais eram exilados os kulakos que tinham sido expropriados durante a colectivação. Outros condenados por penas menores ou actividades contrarevolucionárias podiam também cumprir as penas nestas zonas.

454 mil e não 9 milhões!

Segunda pergunta. Qual era o número de presos “politicos” e de delito comum? A questão inclúi os presos nos campos de trabalho e nas colónias de trabalho do Gulag e nas prisões, ainda que tendo em conta que a privação da liberdade nas colónias de trabalho era na maioria dos casos reduzida. Vejamos os números do quadro abaixo do material da AHR respeitante ao periodo de vinte anos a começar em 1934 quando o sistema correcional foi reunido numa administração central e até 1953 quando Stáline morreu.

 

 

Tabela de The American Historical Review

 

 

 Da tabela acima há uma série de conclusões a tirar. Para começar podemos comparar os números da tabela com os de Robert Conquest. Este diz-nos que em 1939 havia 9 milhões de presos politicos nos campos de trabalho e que 3 milhões mais tinham morrido durante o periode de 1937-39. Não esqueça o leitor que os números de Conquest se referem apenas a presos políticos! Além desses, diz-nos Conquest que havia os presos de delito comum que segundo ele eram em muito maior número que os “políticos”. Em 1950 havia segundo Conquest 12 milhões de presos politicos! Com os factos na mão podemos ver agora o falsificador que este Conquest na realidade é. Não há um único número que corresponda à realidade. No ano de 1939 havia em todos os campos, colónias e prisões cerca de 2 milhões de presos. Desses eram 454 mil condenados por crimes politicos e não 9 milhões como Conquest afirma. Os mortos nos campos de trabalho de 1937 a 1939 foram cerca de 160 mil e não 3 milhões como diz Conquest. No ano de 1950 havia nos campos de trabalho 578 mil presos por crimes politicos e não 12 milhões. Não esqueça o leitor que este Robert Conquest ainda hoje é uma das fontes mais importantes da propaganda da direita contra o comunismo. Para os pseudointelectuais da direita Conquest é como um deus. No que diz respeito aos números de Alexander Solzhenitsyn, os 60 milhões de mortos nos campos de trabalho, não há necessidade de comentários, o ridiculo da afirmação é evidente. Só uma mente enferma pode afirmar tais fantasias.

Deixemos agora os falsificadores e façamos uma análise concreta das estatisticas do Gulag. A primeira questão que se põe é o que pensar do número de pessoas no sistema correccional. Que significado tem o número mais alto de 2,5 milhões? Cada pessoa posta em prisão é um testemunho de que a sociedade ainda não se desenvolveu para poder dar a cada cidadão o necessário para uma vida positiva. Vendo as coisas desta maneira são os 2,5 milhões uma nota negativa para a sociedade.

A ameaça interna e externa.

Mas ao número de pessoas abrangidas pelo sistema correccional tem que ser dada uma explicação mais concreta. A União Soviética era um país que recentemente tinha deixado o feudalismo e a herança social no que diz respeito ao valor humano era muitas vezes um peso para a sociedade. No sistema antigo com os Csares, os trabalhadores eram obrigados a viver numa miséria profunda e a vida humana não tinha muito valor. Roubos e crimes violentos eram punidos com uma violencia sem limites. Revoltas contra a monarquia acabavam usualmente com massacres, condenações à morte e penas de prisão muito grandes. Estas relações sociais e a maneira de pensar com elas relacionada leva muito tempo a mudar, tendo isto influenciado o desenvolvimento da sociedade na União Soviética e também a criminalidade no país.

Outro factor a ter em conta é que a União Soviética, um país que nos anos trinta tinha cerca de 160-170 milhões de habitantes, estava fortemente ameaçada por potencias estrangeiras. Na base das grandes mudanças politicas na Europa na década de 1930, vinha a principal ameaça de guerra da Alemanha nazi, ameaça contra a sobrevivencia dos povos eslavos, constituindo também as democracias ocidentais um bloco com intenções intervencionistas. Esta situação muito séria foi resumida por Stáline em 1931 com as seguintes palavras “Estamos atrasados entre 50 a 100 anos em relação aos países avançados. Temos que percorrer esta distancia em 10 anos. Ou o fazemos ou seremos arrasados”. Dez anos depois, em 22 de Junho de 1941, a União Soviética era invadida pela Alemanha nazi e os seus aliados. A sociedade soviética foi obrigada a grandes esforços durante o decénio de 1930-40 sendo a maior parte dos recursos utilizados nos preparativos de defesa para a guerra contra os nazis. Isto fez com que as pessoas tivessem uma vida de trabalho sem grandes compensações a nível pessoal. A reforma de 7 horas de trabalho diário teve que ser retirada em 1937 e em 1939 eram quase todos os domingos dia de trabalho. Num periodo dificil como este em que uma grande guerra determinou o desenvolvimento social durante duas décadas, 1930 e 1940, uma guerra que custou à União Soviética 25 milhões de vidas perdidas e metade do país em cinzas, aumentou a criminalidade quando as pessoas tentavam obter aquilo que a vida não lhe podia dar.

Durante este tempo muito dificil na União Soviética havia como máximo 2,5 milhões de pessoas no sistema correcional ou seja 2,4 % da população adulta. Como se poderá avaliar este número? É muito ou pouco? Façamos uma comparação.

Mais presos nos EUA.

Por exemplo nos Estados Unidos da América, um país com 252 milhões de habitantes em 1996, o país mais rico do planeta que consome sózinho 60% dos recursos mundiais, quantas pessoas há no sistema correcional? Qual é a situação neste país que não é ameaçado por nenhuma guerra e onde não existem mudanças sociais que possam ameaçar a estabilidade económica? Numa notícia (bem pequena) nos jornais em Agosto de 1997, do serviço de noticias FLT-AP dizia-se que nos EUA “Nunca anteriormente tinham existido tantas pessoas no sistema correcional como 5,5 milhões em 1996”. Isto representa um aumento de 200 mil pessoas desde 1995 o que faz com que o número de criminosos nos EUA “seja 2,8% da população adulta”. Estes dados vêm todos do departamento de justiça norteamericano. O número de pessoas condenadas como criminosas nos EUA é hoje superior em 3 milhões ao que foi o máximo na União Soviética! Na União Soviética houve no máximo 2,4% da população adulta condenada por crime – nos EUA estão condenados 2,8% e a quantidade continua a crescer! Segundo um comunicado à imprensa do departamento de justiça dos EUA de 18 de Janeiro de 1998, aumentou o número de presos nos EUA em 1997 com 96.100 pessoas.

E no que diz respeito aos campos de trabalho soviéticos é verdade que era um regime duro e dificil para os presos, mas veja-se bem como é hoje a situação nas prisões nos EUA onde por todo o lado existe violencia, drogas, protituição e escravatura sexual (290.000 violentados por ano nas prisões dos EUA). Ningém se sente em segurança nas prisões nos EUA! Isto num tempo moderno na sociedade mais rica de sempre!

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