http://www.resistenze.org/sito/te/pr/mo/prmodi18-013302.htm

Intervento PAME al Congresso del CTB

PAME | pamehellas.gr
Traduzione per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Per il suo interesse e la sua chiarezza, riportiamo l’intervento del Fronte Militante di Tutti i Lavoratori della Grecia (PAME) al Congresso della Centrale dei Lavoratori e Lavoratrici del Brasile, tenutosi recentemente a San Paolo.21/08/2013

Cari compagni e amici,

In nome della classe operaia della Grecia e del suo polo di classe nel movimento sindacale, cioè il Fronte Militante di tutti i lavoratori (PAME), che comprende centinaia di organizzazioni sindacali e migliaia di lavoratori, trasmetto un saluto militante, combattivo, di classe e internazionalista ai lavoratori del Brasile e alla loro organizzazione CTB.

E’ un onore partecipare al vostro congresso e un’opportunità per rafforzare le nostre relazioni. Soprattutto oggi che il capitale, insieme con tutte le sue organizzazioni internazionali ed i partiti politici che in tutti i modi appoggiano la sua strategia, hanno lanciato un attacco strategico a tutto tondo contro i lavoratori e gli strati popolari, i contadini poveri, i lavoratori autonomi, le donne, la gioventù.

L’attacco sta avanzando con particolare brutalità e si intensificherà ancora di più. In Grecia i datori di lavoro, il governo di coalizione tra socialdemocratici e liberali e una parte di centro-sinistra, e la Troika (UE, Banca Centrale Europea e FMI) hanno imposto un memorandum di misure di austerità selvagge. Citiamo alcune delle conseguenze di tali misure:

– La disoccupazione è passata dall’8% (2008) al 27% (2013). Tra le donne il tasso sale dal 45% al 50%. Tra i giovani è di oltre il 65%.

– 1,5 milioni di disoccupati su un totale di popolazione attiva di 4,5 milioni (cifre ufficiali che nascondono una grande parte dei disoccupati).

– Migliaia di licenziamenti nel settore pubblico e privato, nell’Istruzione, nella Sanità, nelle amministrazioni locali, ecc.

– Il lavoro flessibile è passato dal 5% al 40%. Il lavoro informale supera il 40%.

– Lavoratori non pagati da mesi, la maggioranza nel settore privato, ma molti anche nel settore pubblico.

– Promulgazione dei “licenziamenti ad nutum” (senza causa) e tagli fino all’abolizione degli ammortizzatori sociali.

– Abolizione dei contratti collettivi, sostituiti da contratti individuali.

– Regolazione del salario minimo per legge dello Stato, con una riduzione che passa da 756 a 500 euro al mese.

– Riduzione del sussidio di disoccupazione da 450 a 350 euro, che però solo pochissimi disoccupati conseguono..

– Tagli salariali e alle pensioni di oltre il 20%-40% , mentre si prevede che ci saranno ulteriori riduzioni.

– Caro vita e aumento delle imposte popolari attraverso tributi straordinari, anche per i disoccupati. La maggioranza non può pagare ed è punita con l’interruzione dell’erogazione della corrente elettrica e dell’acqua, con l’espropriazione abitativa da parte delle banche e dello Stato.

– Abolizione della Domenica come giorno festivo e dell’orario di lavoro fisso.

– Le Casse della Previdenza Sociale sono vuote (a causa della disoccupazione, dei tagli salariali, della riduzione dei contributi degli imprenditori). Rischio di sospensione del pagamento delle pensioni e sospensione delle prestazioni sanitarie.

– Gli ospedali e le scuole pubbliche sono degradati e chiudono. Istruzione e Sanità sono consegnate completamente al capitale privato. Gran parte della popolazione non ha accesso a questi servizi.

– L’immigrazione sta crescendo ad un ritmo frenetico.

– Migliaia di piccole e medie imprese stanno chiudendo, i lavoratori autonomi si convertono in disoccupati e senza sicurezza.

– Migliaia di contadini sono sradicati a causa degli elevati costi di produzione e prezzi bassi dei loro prodotti, grazie alla PAC (Politica Agricola Comune della UE). La terra sta passando nelle mani delle grandi imprese capitaliste.

– Il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Aumentano i casi di malnutrizione.

– Allo stesso tempo aumentano le sovvenzioni, le esenzioni fiscali e i privilegi per il grande capitale.

– Si privatizzano tutti i beni statali (energia, acqua, ferrovie, porti, aeroporti, industria statale, parti della pubblica amministrazione, sanità, istruzione, ecc.).

Lo Stato, attraverso degli accordi con la Troika, prende prestiti solo per pagare i creditori e per rafforzare le banche, che a loro volta sosteranno il capitale. Il paese è carico di prestiti attraverso i memorandum menzionati. Nulla va per le necessità popolari. Nonostante le politiche di rigore per la riduzione del debito, il debito cresce. Dal 120% al 174% del PIL (Prodotto Interno Lordo).

La crisi si approfondisce e le stime di tutti gli organismi prevedono che la situazione peggiorerà. Dato il timore di rivolte popolari, intensificano il terrorismo padronale e la repressione statale.

La politica non è slegata dall’economia. Si rivela il vero volto del sistema: la dittatura dei monopoli.

Negli ultimi anni si sono organizzate lotte importanti in Grecia, guidate dal PAME: scioperi, proteste, pressioni al sindacalismo collaborazionista per convocare 30 scioperi. Si rammenta lo sciopero dei lavoratori dell’Acciaieria Greca per contrastare la riduzione dei salari, durato diversi mesi con il contributo del PAME, che ha ottenuto la solidarietà internazionale. Questo sciopero è un grande patrimonio per il movimento operaio. La grande percentuale dei lavoratori confida nel PAME e appoggia le sue iniziative. E’ stata messa in discussione la legalità borghese con la parola d’ordine: “la legge è il diritto dell’operaio”. Il PAME ha contestato movimenti come “gli indignados” o i “senza sindacati”, che si sono sgonfiati ben presto, dopo tuttavia aver rafforzato il partito nazista “Alba Dorata”. Ha lottato contro l’equiparazione tra comunismo e fascismo (la politica ufficiale della UE) perché l’anticomunismo prepara il terreno per un attacco universale al lavoro.

Il carattere della crisi

Anche se queste lotte non hanno impedito l’attuazione delle misure, tuttavia abbiamo conseguito esperienza di classe. Cambia il livello di coscienza tra i lavoratori che hanno partecipato alla lotta per la prima volta. E’ quindi essenziale prendere coscienza della natura della crisi, aumentare il numero dei lavoratori nei sindacati, mutare i rapporti, combattere la logica della soluzione dei “salvatori”, contrastare l’idea che le lotte siano inefficaci, il fatalismo e la rassegnazione. E’ per questa riorganizzazione del movimento che il PAME sta lottando. Tutti i grandi cambiamenti non sono mai accaduti in modo lineare, ci vuole preparazione e concentrazione di forze per lo scontro decisivo. La classe operaia è poderosa quando è organizzata e convinta della necessità della lotta contro il capitale e i suoi partiti.

La stessa politica si sta applicando in altri Paesi, dove non hanno un grande debito, nei paesi con memorandum (Irlanda, Portogallo) o senza memorandum (Spagna, Italia), nei paesi in cui la crisi si acuisce (Francia, Gran Bretagna) e in quelli in fase di recupero (Argentina, Brasile), fintanto nei paesi dominanti (USA, Germania, Giappone). Amici e nemici del sistema stanno già parlando di una crisi prolungata e sincronizzata del capitalismo. Il movimento deve avere un quadro chiaro sulle cause e il carattere della crisi. Non è solo una questione teorica, ma anche una questione pratica di importanza strategica. Definire chi sono i nostri nemici e i nostri alleati, l’orientamento della lotta del movimento, l’unità degli obiettivi strategici diretti. Proteggere dalle illusioni: trappole, che già il movimento ha pagato. Da questo dipende la sua unità e la sua efficacia. Potrà rispondere alla sua missione storica di liberare la classe operaia dallo sfruttamento. Pertanto, è necessario rispondere a domande quali:

Perché le crisi si ripetono costantemente nonostante i cambi di governi (liberali, socialdemocratici) e le differenti politiche di gestione?

Perché diversi paesi, con diversi problemi strutturali, stanno soffrendo la crisi?

Perché, nonostante le forze produttive, la tecnologia e la conoscenza umana si stiano sviluppando, nonostante l’aumento vertiginoso della ricchezza prodotta del lavoro umano, tuttavia la vita di sempre più persone sta peggiorando?

E’ possibile salvare il sistema attraverso un’altra gestione, all’interno dello stesso sistema?

Esiste una via per i lavoratori per salvarsi da questa barbarie?

Su queste questioni, si confrontano due linee all’interno del movimento: La linea della collaborazione e di gestione del sistema e la linea di classe per il suo abbattimento.

In Grecia, la prima è rappresentata da forze sindacali del neoliberismo, della socialdemocrazia e degli opportunisti di centro-sinistra, che hanno sostenuto la Centrale Sindacale GSEE, una Centrale Sindacale di sottomissione sociale e del dialogo. A livello internazionale questa linea è rappresentata dalla CES e dalla CSI.

La seconda, la linea di classe, è rappresentata in Grecia dal PAME e a livello internazionale dalla FSM. Ci permettiamo di presentare alcune considerazioni basate sulla realtà:

L'”avversario” del blocco socialista può esser sparito, ma le crisi capitalistiche si acutizzano. L’unica cosa in cui tutti i capitalisti concordano è la riduzione del prezzo della forza lavoro. Ma la feroce concorrenza tra essi moltiplica le guerre al fine di garantire i loro mercati, le loro fonti di energia, le loro vie di trasporto. Le insurrezioni popolari vengono ingannate cercando di servire interessi estranei al popolo, interessi che convengono a una o all’altra parte della borghesia (per es. in Egitto) con l’intervento internazionale.

L’attacco è cominciato con le riforme capitalistiche negli anni ’70. La crisi ha reso queste riforme ancora più violente. Le misure applicate oggi sono previste nei trattati di Maastricht e di Lisbona degli anni ’90 (salari più bassi, rapporti di lavoro flessibili, abbattimento della Sicurezza Sociale, privatizzazioni, ecc.). Questi trattati sono stati votati in Grecia dai neoliberisti (Nuova Democrazia), dai socialdemocratici (PASOK) e dal centro-sinistra (SYRIZA).

Qual è la posizione del PAME sulla crisi, come definisce la sua strategia e la sua tattica?

Si tratta di una crisi ciclica del capitalismo a causa della sovra-accumulazione di capitale, come tutte le crisi che l’hanno preceduta. Di questo modo si scatena violentemente la contraddizione principale, vale a dire che i beni si producono con il lavoro di molti mentre l’appropriazione dei risultati è privata, la proprietà è capitalista. Ogni capitalista produce il più possibile al fine di scalzare i suoi rivali e predominare nel mercato. Ribassa i salari dei lavoratori (che sono anche consumatori dei prodotti) e licenzia. Il sovra-sfruttamento di una parte dei lavoratori diventa requisito per la disoccupazione di un’altra parte di essi. È una follia sociale: l’accumulazione della ricchezza dei capitalisti significa obbligatoriamente accumulazione di povertà per il popolo.

L’anarchia della produzione si verifica perché l’unico obiettivo è il profitto, la produzione non può essere pianificata, non è possibile prevedere l’incapacità di consumare tutto quello che viene prodotto. Le merci rimangono invendute. I profitti diminuiscono, la produzione viene interrotta, il capitale non investito si blocca, si accumulano fino a trovare opportunità di investimenti redditizi, le necessità popolari non vengono soddisfatte. Per esempio, in Grecia ci sono 200.000 case invendute, mentre molti corrono il rischio di perdere le loro abitazioni a causa dei loro debiti.

I capitalisti greci hanno portato in Svizzera 600 miliardi di euro, cioè più del doppio del debito nazionale, mentre la produzione barcolla. E non sono gli unici. Il mercato traboccava di profitti nel periodo di sviluppo. La distruzione delle forze produttive è necessaria per la “ripartenza” dell’economia in termini di redditività. La prima forza da distruggere è la forza lavoro. In questo sono coordinati tutti i capitalisti in tutti i paesi.

Ma si distruggono anche altri settori del capitale. Le piccole imprese chiudono. La produzione si concentra in meno monopoli. Capitali monetari si stanno abbassando (ribasso della borsa, svalutazione delle obbligazioni dello Stato e riduzione dei depositi bancari). La concorrenza tra i settori della borghesia e differenti Stati si sta acutizzando, su chi pagherà di più o di meno la crisi. Lo sviluppo che seguirà sarà debole, breve, costituirà la preparazione di una nuova crisi. Sarà basato sulla povertà e la disoccupazione. Gli investimenti privati non possono assorbire milioni di disoccupati, ma solo creare pochi posti di lavoro precario e mal pagato. Le crisi sono legati al DNA del capitalismo, non si possono evitare. Si verificano indipendentemente dal desiderio umano. Non sono causate da una buona o cattiva gestione di governo, da diverse opzioni politiche, nel quadro del sistema. L’attacco antipopolare è la strada unica per il capitalismo. Ci sarà crisi finché ci sarà capitalismo, che le genera e non ha più niente da dare. Le crisi intensificano la putrefazione e la barbarie del capitalismo, ma a loro volta producono reazioni, condizioni e forze per il suo rovesciamento.

Per il PAME questa analisi è di fondamentale importanza. Definisce l’orientamento generale della lotta del movimento operaio, con la quale devono essere legate le lotte quotidiane sui problemi parziali, piccoli o grandi dei lavoratori, apre il cammino per l’ abbattimento della “matrice ” della crisi. Se la causa è la proprietà privata dei mezzi di produzione, i primi ad avere interesse a eliminarla sono quelli senza proprietà privata, cioè la classe operaia. È essa che può guidare un’alleanza sociale con altri strati popolari colpiti (contadini poveri che sono sradicati dalla terra, autonomi che chiudono i loro negozi, le donne e i giovani).

Il PAME ha preso l’iniziativa di far convertire i segmenti radicali di questi strati, in una direzione antimonopolista, antimperialista, ossia anticapitalista, connettendo l’uscita dalla crisi a favore del popolo e non dei monopoli, con la proprietà privata dei mezzi di produzione e del potere politico. Cioè, la questione non si riduce a quale partito è al governo, ma a quale classe ha nelle sue mani la proprietà e pertanto il potere politico.

Alcuni sostengono che la crisi è una “crisi del debito”, altri che si tratta di una crisi del capitalismo: casinò, di capitalismo pirata delle banche. Danno la colpa alla gestione neoliberista e non alla natura del sistema stesso, che assolvono. Il PAME considera che si tratta una tipica crisi di sovra- accumulazione.

Il debito è il risultato e non la causa della crisi. La crisi di sovra-accumulazione ha contribuito all’aumento del debito. Il FMI sostiene che il debito dei paesi sviluppati, dal valore ante crisi del 75% del PIL giungerà al 120% nel 2014. Il debito è dovuto al rafforzamento del capitale da parte dello Stato e non alla soddisfazione dei bisogni popolari. Il debito è un elemento di sviluppo capitalistico. Quale potere può evitare il pagamento di questo debito? Non potrà essere un potere borghese ma solo il potere della classe operaia.

Alcuni sostengono che dobbiamo riconoscere la parte del debito legale. Tuttavia, né il popolo deve qualcosa, né esiste modo migliore, più combattivo, per negoziare la riduzione del debito. Riconoscendo anche una sola parte del debito, si riconoscono gli accordi sul prestito del paese con i prestatori e la condizione che i debitori debbano arrendersi completamente a sostenere le banche (che devono salvarsi a tutti i costi per finanziare la ripresa capitalista) e che tali prestiti devono essere pagati dal popolo. Ciò significa che un qualsiasi altro governo impone nuovi memorandum. Questa posizione non può affrontare la disoccupazione e la povertà, che sono il trampolino per la ripresa capitalista.

L’opinione che un gruppo di banche statali può innescare uno sviluppo controllato delle imprese sane, non tiene conto del fatto che queste aziende lavorano per la loro redditività, secondo le condizioni che gli impongono i prestatori. Il ruolo delle imprese sane è basato sui profitti con il furto del reddito dei lavoratori.

– Solo il PAME rifiuta di riconoscere il debito. Lotta per la cancellazione unilaterale di tutto il debito, che libera le forze produttive del paese a favore delle necessità popolari.

– Solo il PAME lotta per l’uscita dall’UE. E’ un fattore che aggrava la crisi, una “alleanza di lupi” che coordina i monopoli contro i lavoratori, sia con governi neoliberali che socialdemocratici. La partecipazione nell’UE non è una scelta nazionale, ma una scelta classista del capitale, per migliorare la propria presenza a livello internazionale. Le opinioni di centro-sinistra che si possa cambiare la UE, non è altro che un’illusione e ha portato queste forze a sostenere scelte barbare e incorporare il mondo operaio nella loro politica, che ora stanno pagando.

Dall’altra parte, la cancellazione unilaterale del debito e l’uscita dall’Unione Europea non possono di per sé garantire la prosperità popolare. Ci sono settori del capitale che possono sostenere queste posizioni. Esprimono interessi imprenditoriali (soprattutto gli esportatori) a cui conviene il ritorno all’unità monetaria nazionale, l’uscita dall’UE e dalla zona euro, sono beneficiari della fluttuazione della moneta nazionale. Essi considerano che, non pagando il debito ai creditori, i fondi nazionali sono disponibili a sostenerli. Questa linea politica ha i suoi rappresentanti in Grecia e in molti paesi. Non evita la crisi. Basa lo “sviluppo” sul prestito delle banche e dello Stato, prestito che ancora una volta pagheranno i lavoratori. I salari ridotti e la disoccupazione sono requisiti anche per questa politica.

Queste posizioni a livello politico si esprimono attraverso lo slogan della “Unione Patriottica” contro i prestatori e l'”occupazione” imposta ai paesi più poveri. A livello internazionale si parla di cooperazione tra i paesi dell’Europa meridionale (ignorando le contraddizioni che ci sono tra di essi), con una nuova rinegoziazione del debito, sotto la guida dei governi borghesi al servizio dell’economia liberista, che ci ha portato alla situazione attuale.

In Grecia, convogliano in questa direzione forze politiche eterogenee che hanno come base comune l’accettazione della supremazia dei monopoli, il rispetto per il loro potere economico e politico. Iniziamo con la banda nazi-criminale di Alba Dorata (che nonostante le sue espressioni contro il sistema funge da falange del sistema giocando il ruolo di repressione del movimento e di supporto ai datori di lavoro), passiamo attraverso le formazioni neoliberiste e socialdemocratiche per arrivare al centrosinistra di SYRIZA. Queste forze sono supportate da diverse sezioni del capitale e della stampa borghese, che fino ad ora erano favorevoli all’istituzione dei memorandum. In questo modo stanno creando una base per l’alleanza (leggasi sottomissione) di parti del movimento con parti del capitale, a favore esclusivamente di quest’ultimo.

Ecco il significato dell’analisi del carattere della crisi, che definisce la strategia e le alleanze sociali. La crisi non è nazionale, ma di classe. Da essa esce vincente il capitale e perdente il lavoratore. Se il movimento operaio lotta sotto la bandiera di sezioni del capitale significa la ritirata strategica dei lavoratori, significa la ripresa nella disoccupazione e nella miseria, con in agguato il rischio di nuove crisi.

Le opinioni accennate esprimono una realtà:

Il capitale e le sue forze politiche, distruggono le forze produttive e impoveriscono il popolo, perdendo anche alleati all’interno del popolo (lavoratori ben pagati nel settore pubblico, ecc.). Sapendo che non torneremo al livello di benessere precedente la crisi e che la situazione peggiorerà, temono focolai popolari che possono disputare il suo potere. Essi sono tenuti a riformare il sistema politico con l’unico fine di assorbire e integrare al sistema le reazioni popolari, di disarmare la minaccia al potere dei monopoli. Questo sforzo si sta sviluppando sia a livello sindacale che politico.

In Grecia si vanno screditando le forze sindacali (fino ad ora dominanti), dei neoliberisti e socialdemocratici. Prima e dopo la crisi, attraverso il “dialogo sociale”, hanno concertato quanto i lavoratori dovessero perdere e non quanto dovessero guadagnare. Si sono alleati con i datori di lavoro e lo Stato per ridurre i salari, abolire i contratti collettivi. Hanno contribuito alla redistribuzione del reddito a scapito dei lavoratori, hanno coltivato una mentalità di ritirata, del “male minore”, dello sforzo nazionale per superare la crisi, dell’integrazione delle vittime nella logica degli aggressori.

Una gran parte delle sue forze si è integrata così in modo organizzato nelle forze sindacali di centrosinistra (SYRIZA), stabilendo lì l’arsenale ideologico e politico del compromesso di classe. Le forze sindacali del centrosinistra e il suo attore politico (SYRIZA) hanno contribuito alla riforma della scena sindacale e politica, senza poter evitare le contraddizioni, come quelle indicate di seguito:

– Hanno come unica parola d’ordine sindacale il rovesciamento dell’attuale governo per nascondere le concessioni in suo favore, per nascondere che nei luoghi di lavoro vengono applicati i memorandum contro i lavoratori. Firmano accordi collettivi con tagli salariali e di diritti.

– Accettano collaborazioni tra il settore pubblico e privato che sempre beneficiano il secondo e aprono la porta alla privatizzazione. Parlano di rafforzamento del capitalismo “sano”, come se ci fossero capitalisti che guadagnano senza lo sfruttamento dei lavoratori, ecc.

– Promuovono teorie keynesiane obsolete di regolamentazione dei mercati. Ma il mercato significa concorrenza, profitto. Non può essere a favore del popolo. Non possono coesistere profitti imprenditoriali e prosperità popolare.

Questa politica non contesta la logica dominante del sistema, contemplando le sue priorità (continuazione dei contratti di prestito con la Troika per rafforzare le banche, permanenza all’interno della UE, ecc.). Appellarsi al popolo per rovesciare l’attuale governo, vuol dire sostituire il personale politico del sistema senza cambiare l’essenza della politica.

Questa linea manipola le reazioni popolari, alimentando l’idea che il paese sia sotto occupazione da parte dei prestatori e soprattutto della Germania. Discolpa il capitale che ha creato la crisi e che sta beneficiando di essa e prepara il terreno per un’altra ricetta di gestione delle crisi, che si esprime in primo luogo nel governo degli Stati Uniti e Obama. Rappresenta le diverse parti del capitale e delle sue forze internazionali che hanno mire verso un polo dell’imperialismo mondiale, gli Stati Uniti, in contrapposizione al polo tedesco e dell’UE. Disorienta il popolo e salva il sistema e le sua crisi.

È molto indicativo il fatto che questa posizione è cominciata ad essere sostenuta da importanti gruppi della stampa borghese in Grecia, come negli Stati Uniti (vedasi l’articolo di appoggio a SYRIZA nel New York Times) che patrocinavano i memorandum. Questa posizione è sostenuta anche dall’Associazione degli Industriali, come un’alternativa per assorbire le reazioni popolari, le quali non devono giungere a mettere in discussione il potere dei monopoli. Tutto questo si combina con le grandi concessioni del centrosinistra per quanto riguarda i loro impegni pre-elettorali, il loro approccio alla politica dell’austerità, della disoccupazione e del sostegno agli imprenditori e ai memorandum.

Questa esperienza non è solo greca, ma è anche europea. La socialdemocrazia avvicinandosi ai neoliberisti perde la capacità di ammansire il popolo e di integrarlo nel sistema. Si sostituisce con il centro-sinistra nel ruolo di salvatore del sistema, che assorbe la reazione popolare senza cambiare politica. L’esperienza della partecipazione delle forze di centrosinistra nei governi dell’UE dimostra che non hanno ammortizzato la crisi (a parte che non è possibile), ma sono diventati parte di essa. Hanno imposto l’opzione antisindacale del capitale ai lavoratori, hanno partecipato agli interventi imperialisti.

Infine, una questione strategica per quanto riguarda il dialogo politico:

Quale vantaggio trarrebbero i lavoratori se una forza radicale, di classe, operante in direzione del rovesciamento del sistema, partecipasse a governi di coalizione con altre forze che sostengono altri mix di gestione della crisi nel quadro del sistema, sostenendo le fondamenta stesse del sistema?

A nostro parere, sarebbe una ritirata e una sconfitta di importanza strategica per il movimento. Il compromesso di appoggiare un tale governo che non mette in discussione il sistema, si converte in fattore di inattività e di integrazione nel sistema delle masse operaie radicali e le disorienta, creando l’illusione che le crisi si possano evitare nel quadro del sistema. Inoltre, entrerebbe in conflitto con il popolo e imporrebbe misure antipopolari. La classe operaia perderebbe la sua azione di classe indipendente e la propria organizzazione. Lavorerebbe per gli interessi dei suoi sfruttatori.

Non esiste una combinazione di politiche nel capitalismo per fermare la crisi, che serve sia gli interessi degli sfruttatori che quelli degli sfruttati, sia dei capitalisti che dei lavoratori. Allo stesso modo ogni tentativo nel passato si è dimostrato utile per i primi e sfavorevole per i secondi.

Le lotte del PAME, per difendere i diritti fondamentali dei lavoratori (contro i licenziamenti e i tagli salariali, contro la chiusura di imprese, le imposte anti-popolari, le privatizzazioni, l’abolizione dei diritti alla salute e all’istruzione) cozzano col fatto che i capitalisti non possono superare la propria crisi senza queste misure. Pertanto, anche le vittorie piccole e parziale del movimento stanno diventando sempre più difficili. Per ottenerle dobbiamo rompere con l’anima politica del capitale, e andare al rovesciamento, sotto una direzione antimonopolista, anticapitalista.

Infine, per servire l’obiettivo immediato e tattico si richiede il conflitto radicale con il sistema.

Per il PAME, la negazione delle forze radicali a partecipare a governi di gestione e non di rovesciamento è un lascito di importanza strategica per il movimento. Il PAME piuttosto di coalizioni con forze riformiste e di mantenimento del sistema, sceglie:

– L’unità di classe dei lavoratori, basata sulle sue caratteristiche sociali e di classe e non sul voto alle ultime elezioni, nella direzione dello scontro con la classe padronale e con il dominio nel campo economico e politico, scontrandosi con la base del suo potere, con la proprietà privata dei mezzi di produzione.

– Sceglie l’alleanza sociale di tutti gli strati popolari che subiscono la crisi (gli agricoltori poveri, lavoratori autonomi, donne, giovani). Un’alleanza organizzata a livello di ramo e regionale, con i comitati popolari nei quartieri delle città e paesi.

Il PAME non richiede la condivisione piena della sua prospettiva politica, ma pone come criterio di partecipazione all’alleanza, tre condizioni di base, dirette e combinate:

– Cancellazione unilaterale del debito.

– Uscita dall’UE.

– Socializzazione dei mezzi principali di produzione.

E’ l’unico modo per proteggere i lavoratori dagli effetti della crisi e dalle trappole di gestione della crisi contro essi stessi. E’ l’ unico modo che apre la strada a una economia pianificata al servizio del popolo, sotto il controllo dei lavoratori, con il potere nelle mani del popolo.

Grazie.

Intervention of PAME to the Congress of CTB- Brazil

http://www.pamehellas.gr/index.php/en/texts/speeches/2839-intervention-of-pame-to-the-congress-of-ctb

Dear comrades, co-fighters and friends,

On behalf of the working class of Greece and it’s class oriented pole, ALL WORKERS MILITANT FRONT (PAME), which gathers hundreds of syndicates with thousands of workers, I bring to Brazilian workers and your organization militant and solidarity greetings.

It is an honour to participate to your congress and it’s an opportunity to strengthen our relationship.

Especially today that the capital, all it’s international institutions, the political parties that support it’s strategy one way or another, have launched a profound strategic attack against workers and other people strata like poor farmers, self employing, women and youth.

The attack proceeds savagely and it will escalate even more. In Greece, employers, coalition government (liberals, socialdemocrats, a part of centre – left) and Troika (formed by European Union, Central European Bank and International Monetary Fund) have imposed a memorandum of anti – popular barbaric policy.

Here are some of it’s consequences :

Launch of unemployment from 8% (2008) to 27% (2013). In women’s population is about 45%-50%. For young people is over 65%. One and a half million people unemployed in 4,5 million of active population according to official data that are hiding a big percentage of unemployment.

Thousands of dismissals in private and public sector of economy, factories, commerce, education, Health system, municipalities e.t.c.

Launch of flexible employment from 5% to 40%. Non insured work over 40%.

The majority of workers in private an public sector are unpaid for many months.

Release of dismissals and reduction (until abolition) of the compensation .

Abolition of collective agreements and replacement of them by individual agreements.

The state decides about minimum wage and it was reduced from 756 to less than 500 Euros.

Reduction of unemployment benefit from 450 to 350 Euros and is given to a little percentage of unemployed

General reduction of wages over 20% – 40% and there will be a new round of reduction. .

Expensiveness in market , launch of taxes for people even for unemployed. Most of people cannot pay taxes and are punished with power cut, water cut and loss of their house because of debts to state and banks.

Abolition of Sunday holiday and of stable working schedule.

Poor social security organizations (because of unemployment, reduction of wages and of the employers’ contribution that are not paid, haircut off of their money stocks).

Public hospitals and schools are debased and shut down. Many people have no access to these goods.

Immigration is growing enormously.

Thousands of minor and medium companies are shutting down, self – employing are unemployed and insecured.

Poor farmers are uprooted because of high production cost and low market prices, because of the common agricultural policy of E.U. Agricultural land passes to big capitalistic companies.

In the same time subsidies, tax exemption and benefits are increased for big capital.

All state’s property is privatized (energy, water supply, railway, ports, airports, state’s factories, parts of municipalities, health system, education, social welfare).

The state, with lending agreements with Troika, is lented in order only to pay the lenders and support banks which will lend to the capital. The loans are charged to people by the memorandum. Nothing goes for people’s needs.

Despite the haircut, public debt is growing. From 120% of the national product escalated to 174% of it.

Employers’ terror and state’s suppression is intensified because of the fear for social outbreak. Politics is not separate from economy. Real person of capitalistic system is revealed : dictatorship of monopolies.

In the past years, there were important class fights in Greece, organized by PAME, strikes, demonstrations, occupations of public buildings, with pressure to the governmental syndicalism to declare 30 general strikes.

Special place belongs to the 8 months strike in Greek Steel Mill against reduction of wages, with thecrucial contribution of PAME. It roused a global solidarity movement. It’s a heritage for trade union movement.

Big percentage of workers sees with confidence PAME and supports his initiatives. Bourgeois legality was disputed with the slogan “law is the right of worker”.

PAME had a critical attitude towards movements like “indignants” “against the trade unions” which were deflated after it strengthened the Nazists of GOLDEN DAWN. PAME fought against the equation od communism with fascism (the official policy of E.U.). Anti-communism prepares the ground for total attack against all workers. This struggle did not prevent barbaric policy but class struggle experience was acquired by many workers that entered in the battle for the first time, conscience of many workers is changing.

It is necessary that workers realize the character of crisis, come massively into trade unions, change of correlations, confront the logic of assigning peoples’ matters to “saviors’ from above, confront the reduction of peoples’ demands. PAME struggles for this re – orientation of trade union movement.

Great changes don’t come in successive order. Class preparation and gathering forces for the moment of crucial class conflict, is necessary

Working class is powerful when it is organized and determined for struggle against capitalism and it’ s political parties.

THE CHARACTER OF CRICIS

Same policy is also applied in countries that do not have big debt, in countries with memorandum (Ireland, Portugal) or without memorandum (Spain, Italy),in countries that crisis is escalated (France, Great Britain), in those that passed in recovery (Argentina, Brazil), in predominant countries (USA, Germany, Japan).

Friends or enemies of system, speak for longtime, extended and synchronised crisis of capitalism. . The working class movement should have clean opinion for the reasons and the character of crisis. Is not simply a theoretical but practical question of strategic importance. It determines about enemies and allies, the direction of the struggle of movement, the unity between strategic and tactical objectives. It protects the movement from delusions – traps that it paid for them. It determines about effectiveness and if it corresponds in the historical mission to liberate working class from the exploitation.

Some questions have to be answered such as :

WHY crises are repeated regularly while governments and mix of it’s management are changing?

WHY countries with different structural problems go into crisis?

WHY, the life of more and more people is getting worse while productive forces, technology and human knowledge are developed and the work of people have increased wealth enormously?

Can the system be saved from crises with other mix of management, in the frames of this system?

Is there a way for workers to be saved from the barbarism of crisis?

On these questions two policies are conflicting in the movement : The policy of incorporation and the management of crisis in the frame of this system and the class oriented policy of it’ s overthrow. In Greece, the first is expressed by trade-union forces of liberalism, socialdemocrats and opportunists of centre-left, that supported the policy of social submission and social dialogue of General Confederation of Greek Workers (GSEE) . In international level it is expressed by the ETUC and the ITUC . The second, class oriented policy, is expressed in Greece by PAME and internationally by WFTU (World Federation of Trade Unions).

Please, allow us to do certain thoughts that are based on reality:

The “rival awe of” Socialist countries is absent but the capitalistic crises are getting deeper. The only matter that capitalists agree among them is the reduction of price of working force. However the wild competition between them, multiplies the wars for insuring new markets, energy sources, routs for transportation. Even popular uprisings are trapped in the service of interests foreign to the people, of one or another part of bourgeois class with international interventions (like Egypt etc).

The attack began with the capitalistic restructuring since ’70 decade. The crisis made restructuring more violent. The policies that are applied today were predetermined by European Union agreements of Maastricht and Lisbon in the’ 90 decade (reduction of wages, imposition of flexible work, demolition of social insurance, privatisations etc). In Greece these agreements were supported by neoliberals (ND), socialdemocrats (PASOK) and centre-left (SYRIZA).

Which is the opinion of PAME for the crisis that determines it’ s strategy and tactic?

It is a cyclical capitalistic crisis of over accumulation of merchandises and capital, as other that preceded. Dominating social contradiction bursts out violently : social production v. private appropriation. Products are produced by many people but its’ ownership is private, property of means of production is capitalistic

Here is the crisis mechanism :

Each capitalist produces as much as he can in order to displace competitors and dominate in competition. He reduces workers’ wages (that are also consumers of his products), he dismisses workers. The overexploitation of one part of workers becomes prerequisite of unemployment of the other part.

It is a social insanity.

Accumulation of wealth for the capitalists means obligatorily accumulation of poverty for the population. There is an anarchy, a lawlessness in production because it’ s only criterion is the profit, it cannot be scheduled, the proportions are overturned, the weakness of consumption of products cannot be forecasted. Merchandises remain unsold. Production stops because profit margin is lowered , capitals are not invested, they are accumulated until they find occasions of profitable investments. Needs of people are not satisfied.

For example, in Greece there are 200.000 unsold houses while many people are in danger of losing their house because of debts. Greeks capitalists removed in Switzerland 600 billions of Euros that is to say above double of the public debt, while material production is collapsing. And they are not only ones.

The markets exploded from profits during the period of growth. Destruction of productive forces is essential for restarting economy with terms of profitability. First force that is destroyed is the working force. All capitalists, all states, agree for this matter, are coordinated on this goal.

Parts of capital are being destroyed. Smaller companies close. Production is assembled in bigger monopolies. Monetary capital is undervalued (fall of stock markets, haircut of bonds and deposits). Competition between states and parts of bourgeois class about the matter which of them will pay more or less for the crisis, is intensified.

The economic growth that will follow crisis will be anaemic, for a short time, a preparation of new crisis. It will be based on impoverishment and unemployment. Private investments cannot absorb millions unemployed, they can only create very few, unstable and low – wage jobs.

Crises are in the DNA of capitalism, it cannot avoid them. They happen independently from the human will. They are not influenced by a good or bad governing, from different mixes of policy in the frames of system. The anti-popular attack is the only way for the system to overcome crises . Crises will exist as long as capitalism exists. This system cannot give anything else but unemployment, impoverishment and wars. It’s decay and barbarism, gives birth to social reactions, social powers and preconditions for overthrowing it.

For PAME, this analysis has fundamental importance . It determines general direction of struggle of working class movement with which, struggle for daily small or big problems of workers should be connected. It opens the way for overthrowing the generator of crises. As long as private property of the means of production is the main cause of crisis, the first who have interest from this overthrowing is working class that haw no private property of them. This class can lead a social alliance with other people strata that are affected from crisis (poor farmers that are uprooted, self-employing that close their shops, women, youth).

PAME took the initiative to unite radical class organizations of them, on a cohesive antimonopoly – anti- imperialistic, that is to say anti- capitalistic direction, connecting the question of exit out of crisis (in profit of people and not the monopolies) with the question of property of means of production and the question of state domination. That is to say, not only which political party is in government but which social class has in it’ s hands the property therefore the political power.

Certain aspects claim that crisis is “crisis of debt”, others that it’ s a crisis of casino – capitalism”, a pirate capitalism of banks”. They attribute the responsibility for crisis only to neo – liberal management and not to the nature of system itself. So, they acquit the system, the generator of crisis.

Public debt is the result, not the cause of crisis. The crisis of over – accumulation contributed to the expansion of debt. I.M.F reports that the debt of developed countries from 75% of GNP (Gross National Product) before crisis will reach the 120% of GNP in 2014. The debt is due to the economic supprort of states to capitalists not the fulfillment of popular needs. This support is essential for capitalistic growth.

Which state power can deny to pay this debt? A bourgeois government cannot. Only the working class state power, can.

Certain aspects support the recognition only of the “legal” part of debt. However, people owe nothing at all. On the other hand, a better, “fighting” negotiation for decreasing debt cannot exist. But even lenders do haircut of debt simultaneously with cut of wages and rights of people . These aspects recognize :

a) the lending agreements of Greece with the lenders (Troika) and its’ conditions that the loans will go entirely to support only the banks (that should be saved at any cost in order to finance the capitalistic recovery) and b) that the loans will be paid by people. That is to say imposition of new memorandum from another “progressive” government. This policy cannot confront unemployment and impoverishment, which are the springboard of capitalistic recovery.

The aspect that claims that a group of state owned banks can motivate controlled growth of healthy businesses, overlooks the fact that all banks work for profits, with terms imposed by the lenders, for the benefit of capitalists . Even “healthy” business is based on profitability and the theft of working class income.

Only PAME does not recognize any debt because it was not created by people. It fights for the unilateral deletion of entire debt. This will release productive possibilities of country, in the service of popular needs

Only PAME fights for exit of the country out of the European Union. It is factor of escalation of crisis, it is a wolf–nest – coordinator of monopolies against workers, either with neoliberals or socialdemocratic governments. The participation in E.U is not a national but class choice of capital in order to upgrade it’s international presence. The centre-left aspect that it can be changed is a delusion, led centre – left parties to support anti – popular policy, it incorporates working class in E.U. policy and make workers pay for it.

The unilateral deletion of debt and the exit from the European Union cannot itself ensure popular prosperity. Groups of capitalists may support these goals.

They express business interests (mainly exporting companies) that have interest from return to national currency, and the exit from the EU. or Eurozone, because they will benefit from the fluctuation of national currency. They consider that not paying debt to lenders, will turn national resources for their support.

This policy preexisted in Greece and a lot of countries. It cannot avoid crisis. It supports “growth” with state and bank loans that will be paid by workers. Low wages, unemployment are preconditions for this policy.

On political level, these aspects are expressed by the slogan for “patriotic unity” against lenders and “occupation” that they imposed on poorer countries saying that the main problem is “national independence”. On international level they speak about collaboration of countries of European South, (overlooking oppositions between them), new negotiation of debts, under the leadership of bourgeois governments that serve free economy that brought us in the current situation.

In Greece, various political forces of different origin, agree in this direction with common base, the acceptance of primacy of monopolies, the respect of their economic and political domination. These forces are the nazist – criminal gang of Golden Dawn (which despite anti systemic phraseology it acts as the Fifth phalanx of system in role of repression of the working class movement and support of employers), parts of neoliberal and socialdemocratic parties and the centre-left parties. They are supported by groups of capitalists and the bourgeois press that up to now supported the imposition of memoranda. An alliance between parts of the movement and parts of capital is being created for exclusive profit of the second.

That’s why analysis of the character of crisis determines the strategy and social alliances. It is not a national but a class crisis. Capital will benefit from it, workers will lose. If working class movement acts under the flags of parts of capitalists this will mean strategic retreat of workers, economic growth with unemployment and impoverishment, constant danger of new crises.

All these aspects express a reality: Capital and it’s political forces, under the destruction of productive forces and the impoverishment of people (even of their social allies in people strata up to now), with the knowledge that there will be no return to standard of living before crisis and that the situation will get worse, they fear popular outbreaks that can put in danger the core of their domination.

That’s why they are forced to reform the political system with unique aim to absorb and incorporate the popular reactions, so that the domination of monopolies will not be put in danger. This effort develops on the trade-union and political level.

In Greece, there is disdain of the trade union forces of liberals and socialdemocrats that were sovereign up to now. Before and after the crisis, they retreated from workers’ interests through “social dialogue” not for what workers will gain but for what they will lose. This was not a mistake but conscious collaboration with the employers and the state for the reduction of wage, the abolition of collective agreements. They contributed to the redistribution of income in harm of workers, they cultivated the logic of retreat, of “less harm”, and the logic of “national effort” for getting out of crisis, they incorporated victims in the logic of those who sacrifice them.

A big part of these forces moved in the trade-union forces of centre left, with all their ideological and political armaments of class compromise. The trade-union forces of centre left and their supporting political party (SYRIZA) contribute to the reformation of trade-union and political setting, with double expression:

They make unique slogan of trade unions the overthrow of today’s government and the election of their government. They cover up their retreat from peoples’ interests, they support E.U, lending agreement with lenders and (unavoidably) it’s consequence, the memorandum, they implement memorandum.

For example, they sign collective agreements with reductions of wage and rights. They accept cooperation between public and private sector that profits only the second one and is always a door for privatizations. They support “healthy” capitalists>. But there are no capitalists who earn profits without exploitation, that are willing to pay the debt. Even “healthy” capitalists ask for sacrifices from workers for national economy

They promote outdated Keynsian theories for regulation of markets. However market means profit, competition, anarchy. It cannot function for people. Business profits and popular prosperity cannot coexist.

This policy does not confront system’s logic, it recognizes it’s basic priorities. It calls only for overthrowing government, just to replace political personnel of the system without changes of the essence of policy.

This policy manipulates popular reactions with the theory that the problem is just a problem of bad negotiations and retreat of government to the lenders, a problem of occupation of the country from the lenders and especially from Germany. It acquits the capital that created and it is profited by the crisis. It opens the way for another mix of management of crisis in the frame of the system, that is mainly expressed by the government of USA and Obama. It expresses different parts of capital and international forces that prefer one pole of imperialism, USA, versus the German and E.U pole. It disorientates people, rescues the system, does not confront crises.

It is characteristic that this aspect began to be supported by conservative press in Greece but also in the USA that they supported the memoranda (article in NEW YORK TIMES that centre – left SYRIZA is the only solution for Greece). It is accepted by the Greek Industrialists’ Federation as alternative solution for absorption of popular reactions that should not put in question the dominance of monopolies . All these are combined with it’s retreat from pre-election engagements and it’s approach to the systemic policy.

This experience is not only Greek. It is European.

Social democracy lost it’ s power to manipulate people by approaching neo liberal policy. It is replaced by the centre-left in the role of rescue of system with the absorption of popular reactions without change of policy.

The experience of participation of centre-left forces in governments in the E.U. shows that they did not prevent from crisis, it became a part of it. It imposed anti-popular policy, it participated in imperialistic wars.

Finally, a question of strategic importance that concerns the political dialogue.

Is it for the profit of workers, that a radical, class – oriented political force, with direction to overthrow the system, to participate in governments of collaboration with other forces that declare just another mix of management of crisis, in the frame of system, supporting however it’s basic principles?

We believe that it would be a retreat and a defeat of strategic importance for the movement. With the compromises for the support of such a government that does not dispute the system, this political power not only would become itself a factor of crisis and of neutralization and incorporation of radical working masses and disorientation that crises can be prevented in the frame of the system. It would come in conflict with people, it would impose anti – popular policy. Working class would lose it’s self contained class oriented action for it’ s interests, it would lose it’ s class organization. It would work for the interests of her exploiters

There is no mix of policy in the frame of capitalism that would stop the crises, that would serve simultaneously the interests of capitalists and workers. Every similar effort in the past was proved for the profit of the first and for the harm of the second.

It’s characteristic that struggle of PAME, for the defence of vital rights of workers (against dismissals and reductions of wages, the results of the closure of companies, the anti popular taxes, the privatisations, the abolition of rights in health – education) stumble on the fact that capitalism cannot overcome crisis, without this policy. It is obligatory for it. Even the small victories of the movement become very difficult. These victories can only be achieved in conflict with the soul of policy of capital, only if they lead to overthrow, in antimonopoly – anti capitalistic direction. We do not wait until this overthrow but we want to open the way for it with every minor or major fight of the working class.

Finally the support of immediate tactical objectives requires radical conflict with the system.

For PAME, the refusal of participation of radical forces in governments which manage crisis in the frame of the system is a heritage of strategic importance for the movement.

PAME, instead of coalitions with forces of reformation – maintenance of system, it selects:

The class unity of workers, based on social characteristics and not on the vote of someone in last elections. In the direction of conflict with employers , with their dominance on economy and policy, and the base of their dominance, the private property of the means of production.

PAME selects social alliance, of all people strata that are harmed from crisis. With organisation of this alliance at every sector of production but also on local level, with people’s committees in the neighborhoods of cities and villages.

PAME does not require agreement with entire it’s political attitude but puts as criterion of participation in this alliance, three basic, immediate and combined objectives:

Unilateral deletion of debt. – Exit from the EU. – Socialization of basic means of production.

It is the only way to protect workers from the consequences of crisis, the traps of managing crisis to their harm. It is the only policy that opens the way for scheduled economy in the service of people, under workers’ control, with the state power in the hands of working class and people.

Thank you.

Intervención de PAME al Congreso de CTB- Brasil

el 21 Agosto 2013. Publicado en Discursos

Estimados compañeros, camaradas y amigos:

 De parte de la clase obrera de Grecia y de su polo clasista en el movimiento, es decir del Frente Militante de todos los trabajadores (PAME) que agrupa centenas de organizaciones sindicales y miles de trabajadores, transmito un saludo militante, combativo, clasista e internacionalista a los trabajadores de Brasil y su organización CTB.

 Es un honor de participar en su congreso y una oportunidad de fortalecer nuestras relaciones. Especialmente hoy que el capital, junto con todas sus organizaciones internacionales y los partidos políticos que de todas maneras apoyan su estrategia, han lanzado un ataque estratégico por todos los flancos contra los trabajadores y las capas populares, los campesinos pobres, los autónomos, las mujeres, la juventud.

 El ataque está avanzando con especial barbaridad y se intensificará aún más. En Grecia la patronal, el gobierno de coalición entre liberales-socialdemócratas y una parte de centro izquierda, y la Troika (UE, Banco Europeo y FMI) impusieron un memorando de medidas de austeridad brutales. Mencionamos algunas de las consecuencias de dichas medidas:

  • Disparo de desempleo del 8% (2008) al 27% (2013). En las mujeres 45% – 50%. En los jóvenes más de 65%

  • 1,5 millones de desempleados en un total de población activa de 4.5 millones (datos oficiales que ocultan un gran porcentaje de desempleo).

  • Miles de despidos en el sector público y privado, en la Educación, la Salud, la Administración Municipal etc.

  • Disparo del empleo flexible del 5% al 40%. Trabajo informal más de 40%

  • Trabajadores impagados por meses, la mayoría en el sector privado pero muchos en el sector público también

  • Promulgación de “libres despidos” (sin expresión de causa) y recorte hasta abolición de la indemnización.

  • Abolición de los convenios colectivos, sustituidos por contratos individuales.

  • Regulación del salario mínimo por ley del estado, con una reducción que llega de 756 euros a 500 euros mensuales.

  • Reducción del subsidio de paro de 450 a 350 euros, que sin embargo sólo muy pocos desempleados consiguen.

  • Recortes salariales y en pensiones de más de 20%-40%, mientras se prevé que habrá más reducciones.

  • Precios altos y disparo de los impuestos populares a través de tributos extraordinarios, incluso para los desempleados. La mayoría no puede pagar y está castigada con cortes de energía y agua, con pérdida de la vivienda por parte de los bancos y el Estado.

  • Abolición del domingo como día festivo y del empleo de horario fijo.

  • Las Cajas de Seguridad Social quedan vacías (debido al desempleo, los recortes salariales, la reducción de las contribuciones del empleador y de la reducción de la deuda que afectó sus fondos). Riesgo de suspensión de pago de pensiones y suspensión de prestaciones de salud.

  • Los hospitales y las escuelas públicas están degradadas y cierran. Educación y Salud se entregan completamente al capital privado. Gran parte de la población no tiene acceso a estos bienes.

  • La inmigración está creciendo a un ritmo frenético.

  • Miles de pequeñas y medianas empresas están cerrando, autónomos se convierten en desempleados y sin seguro.

  • Miles de campesinos están desarraigados a causa del costo alto de producción y precios bajos de sus productos, gracias a PAC (Política Agrícola Común de EU). La tierra está pasando en manos de las grandes empresas capitalistas.

  • El 40% de la población vive bajo el umbral de la pobreza. Incrementan los casos de subalimentación.

  • Al mismo tiempo aumentan los subsidios, las exenciones fiscales y los privilegios para el gran capital.

  • Se privatizan todos los bienes estatales (energía, agua, ferrocarril, puertos, aeropuertos, industria estatal, partes de la administración pública, salud, educación, etc.)

 El Estado, a través de los pactos con la Troika, toma préstamos sólo para pagar los prestamistas y para afianzar los bancos, que a su vez prestarán el capital. El pueblo está cargado con los préstamos a través de los memorandos aludidos. Nada va para las necesidades populares. A pesar de la reducción de la deuda, ésta crece. Del 120% al 174% del PIB. (Producto Interior Bruto)

 La crisis se profundiza y las estimaciones de todos los organismos predicen que la situación empeorará. Ante el miedo de estallidos populares se intensifican el terrorismo patronal y la represión estatal.

La política no está desligada de la economía. Se revela el verdadero rostro del sistema: la dictadura de los monopolios.

 Durante los últimos años se han organizado luchas importantes en Grecia, encabezadas por PAME: huelgas, protestas, tomas, presión al sindicalismo pactista para convocar 30 huelgas. Destaca la huelga de los trabajadores de la Acería Griega para la no reducción de sus salarios que duró varios meses, con la contribución de PAME, que incitó solidaridad internacional. Dicha huelga es un gran legado para el movimiento obrero. Gran porcentaje de los trabajadores confía en PAME y apoya sus iniciativas. La legalidad burguesa se cuestionó con la consigna “ley es el derecho del obrero”. PAME cuestionó movimientos como “los indignados” o los “sin sindicatos”, que se desanimaron pronto, pero después de haber fortalecido el partido nazi “Amanecer Dorado”. Luchó contra la igualación entre comunismo y fascismo (la política oficial de la UE) ya que el anticomunismo prepara el terreno para un ataque universal hacia todos.

  

El carácter de la crisis

 

Aunque dichas luchas no han impedido la aplicación de las medidas, sin embargo hemos conseguido experiencia clasista. Las conciencias cambian entre estratos de trabajadores quienes han participado en la lucha por primera vez. Por tanto, es necesario tomar conciencia del carácter de la crisis, aumentar el número de trabajadores en los sindicatos, cambiar las correlaciones, confrontar la lógica de encomienda de la solución a “salvadores”, cambiar la idea de que las luchas son ineficaces, afrontar las exigencias reducidas de los trabajadores. Es por esa reorganización del movimiento que PAME está luchando. De todas maneras los cambios grandes nunca han sucedido de manera lineal, se necesita preparación y concentración de fuerzas para el enfrentamiento decisivo. La clase obrera es todopoderosa cuando está organizada y convencida por la necesidad de la lucha contra el capital y sus partidos.

 

La misma política se está aplicando en otros países, donde no tienen una deuda grande, en países con memorandos (Irlanda, Portugal) o sin memorandos (España, Italia), en países donde la crisis se agudiza (Francia, Gran Bretaña) y en aquellos que se han recuperado (Argentina, Brasil), en países dominantes (EE.UU, Alemania, Japón). Amigos y enemigos del sistema hablan ya de una crisis prolongada y sincronizada del capitalismo. El movimiento debe tener una imagen clara sobre las causas y el carácter de la crisis. No se trata sólo de una cuestión teórica, sino también de una cuestión práctica de importancia estratégica. Define quienes son nuestros enemigos y nuestros aliados, la orientación de la lucha del movimiento, la unidad de objetivos estratégicos directos. Protege el movimiento de las ilusiones- trampas, que ya las ha pagado. De ello depende su unidad y su eficacia. Si podrá responder a su misión histórica de liberar la clase obrera de la explotación. Por lo tanto, es necesario contestar a preguntas como:

 ¿PORQUÉ las crisis se repiten constantemente a pesar de los cambios de gobiernos (liberales, socialdemócratas) y las diferentes políticas de gestión?

¿PORQUÉ en varios países, con diferentes problemas estructurales, están sufriendo de la crisis?

¿PORQUÉ, a pesar de que las fuerzas productivas, la tecnología y el conocimiento humano se están desarrollando, a pesar de que el trabajo humano ha producido el aumento vertiginoso de riquezas, sin embargo la vida de cada vez más personas está empeorando?

¿Es posible salvar al sistema a través de otra gestión, dentro del propio sistema?

¿Existe camino para los trabajadores a fin de salvarse de esta barbarie?

 Sobre estos asuntos, se confrontan dos líneas dentro del movimiento: La línea de la colaboración y de gestión del sistema, y la línea clasista para su derrocamiento.

 En Grecia, la primera está representada por fuerzas sindicales del neoliberalismo, la socialdemocracia y los oportunistas de centro-izquierda, que han apoyado la Central Sindical GSEE, una Central Sindical de la sumisión social y del diálogo. A nivel internacional dicha línea está representada por la CES y la CSI.

 La segunda, la línea clasista, está representada en Grecia por PAME y a nivel internacional por la FSM. Permítanos presentar algunas estimaciones basadas en la realidad:

 El “oponente” del bloque socialista puede haber desaparecido, sin embargo las crisis capitalistas se agudizan. En lo único que todos los capitalistas coinciden es sobre la disminución del precio de la fuerza laboral. Pero la competencia feroz entre ellos multiplica las guerras a fin de garantizar sus mercados, sus fuentes energéticas, sus rutas de transporte. Con todo, insurrecciones populares se ven engañadas tratando de servir intereses ajenos al pueblo, intereses que convienen una u otra parte de la burguesía (p.e. Egipto) con la intervención internacional.

 El ataque empezó con las reformas capitalistas en la década de los 70. La crisis ha convertido la imposición de dichas reformas más violenta. Las medidas aplicadas hoy en día están previstas en los tratados de Maastricht y de Lisboa de las décadas de los 90 (reducción de salarios, flexibilidad de relaciones laborales, derrumbamiento de la Seguridad Social, privatizaciones etc.). Dichos tratados fueron votados en Grecia por neoliberales (Nea Dimokratia), socialdemócratas (PASOK) y centro-izquierda (SIRIZA).

 ¿Cual es la posición de PAME sobre la crisis, conque define su estrategia y su táctica?

Se trata de una crisis cíclica del capitalismo a causa de la sobre acumulación de capital, como todas las crisis que han precedido. De esta manera se desata violentamente la contradicción principal, es decir que los bienes se producen con el trabajo de muchos mientras la apropiación de los resultados es privada, la propiedad es capitalista. Cada capitalista produce lo máximo posible a fin de desplazar sus rivales y predominar en el mercado. Rebaja los salarios de los trabajadores (que además son los consumidores de los productos) y despide. La sobre explotación de una parte de los trabajadores se convierte en requisito para el desempleo de otra parte de ellos. Es una locura social: la acumulación de riqueza de los capitalistas significa obligatoriamente acumulación de pobreza para el pueblo.

 

La anarquía de la producción sucede porque el único objetivo es la ganancia, la producción no puede ser planificada, las proporciones se echan abajo, no es posible prever la incapacidad de consumir todo lo que se produce. Mercancías quedan sin vender. Las ganancias disminuyen, la producción está interrumpida, los capitales no se invierten, quedan estancados, se acumulan hasta hallar oportunidades de inversiones rentables, las necesidades populares no se satisfacen. Por ejemplo, en Grecia hay 200.000 casas sin vender, mientras muchos corren el riesgo de perder sus viviendas a causa de sus deudas.

 

Los capitalistas griegos han sacado a Suiza 600 billones de euros, es decir más del doble de la deuda pública, al mismo tiempo que la producción se está tambaleando. Y no son los únicos. El mercado ha desbordado de ganancias en el período de desarrollo. La destrucción de fuerzas productivas es necesaria para el “nuevo arranque” de la economía bajo términos de rentabilidad. La primera fuerza a destrozar es la fuerza laboral. En esto están coordinados todos los capitalistas en todos los países.

 

Pero se destrozan otros sectores del capital también. Las empresas más pequeñas cierran. La producción se concentra en menos monopolios, más grandes. Capitales monetarios se están abaratando (baja de la bolsa, desvaloración de bonos del Estado y reducción de depósitos bancarios). La competencia entre sectores de la burguesía y diferentes Estados se está agudizando, sobre quién pagará más o menos la crisis. El desarrollo que seguirá será débil, corto, constituirá la preparación de una crisis nueva. Estará basado sobre la indigencia y el desempleo. Las inversiones privadas no pueden absorber millones de desempleados, sino sólo crear muy pocos puestos de trabajo precario y mal pagado. Las crisis están atadas al DNA del capitalismo, no se pueden evitar. Ocurren independientemente del deseo humano. No están afectadas por una buena o mala gestión gubernamental, por diferentes opciones de políticas dentro del marco del sistema. El ataque antipopular es calle única para el capitalismo. Habrá crisis mientras haya capitalismo, quien las genera y no tiene más que dar. Las crisis intensifican la podredumbre y la barbarie del capitalismo, pero a la vez producen reacciones, condiciones y fuerzas para su derrocamiento.

 

Para el PAME dicha análisis tiene importancia fundamental. Define la orientación general de la lucha del movimiento obrero, con la cual deben estar vinculadas las peleas diarias sobre problemas parciales, pequeños o grandes de los trabajadores, abre el camino para el derrocamiento de la “matriz” de las crisis. Si la causa es la propiedad privada en los medios de producción, los primeros que tienen interés en eliminarla son aquellos que no tienen propiedad privada, es decir la clase obrera. Es ella que puede encabezar una alianza social con otros estratos populares afectados (campesinos pobres que están desarraigados, autónomos que cierran sus tiendas, mujeres y jóvenes).

 

PAME tomó la iniciativa de aunar los polos radicales de dichos estratos, en una dirección antimonopólica-anti-imperialista, es decir anticapitalista, conectando la salida de la crisis a favor del pueblo y no de los monopolios, con la propiedad privada en los medios de producción y del poder político. Es decir, no sólo cuál partido está en el gobierno, pero cual clase tiene en sus manos la propiedad y por tanto el poder político.

 

Hay quienes sostienen que la crisis es una “crisis de deuda”, otros que es una crisis de capitalismo-casino, de capitalismo-pirata de los bancos. Echan la culpa sólo a la gestión neoliberal y no a la naturaleza del propio sistema, al cual exculpan. PAME considera que es una crisis típica de sobre acumulación.

 

La deuda es el resultado y no la causa de la crisis. La crisis de sobre acumulación ha contribuido al incremento de la deuda. El FMI sostiene que la deuda de los países desarrollados, del 75% del PIB que estaba antes de la crisis llegará al 120% en 2014. La deuda está debida al reforzamiento del capital por parte del Estado y no a la satisfacción de necesidades populares. La deuda es un elemento del desarrollo capitalista. ¿Cuál poder podrá negar el pago de esta deuda? No puede ser un poder burgués. Sólo el poder de la clase obrera puede.

 

Algunos sostienen que hay que reconocer la parte legal de la deuda. Sin embargo, ni los pueblos deben algo, ni existe mejor modo, más combativo, para negociar el alivio de la deuda. Así, reconociendo parte de la deuda, reconocen los contratos de préstamo del país con los prestamistas y la condición de que los préstamos deben entregarse totalmente para el apoyo de los bancos (que deben salvarse a toda costa para financiar la recuperación capitalista) y que dichos préstamos deben pagarse por el pueblo. Es decir, que otro gobierno imponga nuevos memorandos. Dicha postura no puede enfrentar el desempleo y la indigencia, que son el trampolín para la recuperación capitalista.

 

La opinión de que un grupo de bancos estatales puede desencadenar un desarrollo controlado de las empresas saludables, ignora el hecho de que estas empresas trabajan para su rentabilidad, bajo las condiciones que les imponen los prestamistas. La función de empresas saludables está basada en las ganancias con el robo del ingreso de los trabajadores.

 

  • Sólo PAME niega reconocer la deuda. Lucha por la cancelación unilateral de toda la deuda, que libera las fuerzas productivas del país a favor de las necesidades populares.

  • Sólo PAME lucha por la salida de la UE. Es un factor que agudiza la crisis, una “alianza de lobos” que coordina los monopolios contra los trabajadores, sea con gobiernos neoliberales o socialdemócratas. La participación en la UE no es una selección nacional si no una selección clasista del capital, para mejorar su presencia a nivel internacional. Las opiniones de centro-izquierda de que eso puede cambiar son una ilusión y han llevado estas fuerzas a apoyar selecciones bárbaras e incorporar el mundo obrero en su política, lo que ahora está pagando.

 

Por otro lado, la cancelación unilateral de la deuda y la salida de la UE no pueden por si solas garantizar la prosperidad popular. Existen sectores del capital que pueden apoyar dichas posturas. Expresan intereses empresariales (sobre todo exportadores) que les conviene el regreso a la unidad monetaria nacional, la salida de la UE y de la zona del euro, están beneficiados de la fluctuación de la moneda nacional. Consideran que, al no pagar la deuda a los prestamistas, los fondos nacionales pueden disponerse a fin de apoyarlos. DichapolíticapreexistíaenGreciaymuchospaíses. Noevitalacrisis. Está basando “el desarrollo” en préstamos provenientes de bancos y el Estado, que de nuevo pagarán los trabajadores. Los salarios reducidos y el desempleo son requisitos para esta política también.

 

Estas posturas a nivel político se expresan a través de consignas sobre la “unión patriótica” en contra de los prestamistas y la “ocupación” que han impuesto a los países más pobres. A nivel internacional están hablando de cooperación entre los países del sur europeo (ignorando las contradicciones que tienen entre ellos), una nueva negociación de la deuda, bajo el liderazgo de gobiernos burgueses quienes están al servicio de la economía libre, que nos ha llevado a la situación actual.

 

En Grecia, coinciden en esta dirección fuerzas políticas heterogéneas teniendo como base común la aceptación de la primacía de los monopolios, el respeto a su poder económico y político. Empezamos con la banda nazi-criminal del Amanecer Dorado (que a pesar de sus expresiones anti -sistémicas funciona como falange del sistema jugando el papel de represión del movimiento y de apoyo a la patronal), pasamos por partes de las formaciones neoliberales y socialdemócratas para llegar hasta la centro-izquierda de SIRIZA. Dichas fuerzas están apoyadas por diferentes partes del capital y de la prensa burguesa, que hasta ahora estaban a favor de la imposición de los memorandos. De esta manera se está creando una base para la alianza (véase sumisión) de partes del movimiento con partes del capital, a favor exclusivamente de este último.

 

He aquí el por qué analizar el carácter de la crisis, que define la estrategia y las alianzas sociales. La crisis no es nacional, sino clasista. De ella sale ganando el capital, perdiendo los trabajadores. Si el movimiento obrero lucha bajo las banderas de parte del capital esto significa retroceso estratégico de los trabajadores, desarrollo con desempleo e indigencia, abierto al riesgo de nuevas crisis.

 

Las opiniones aludidas expresan una realidad:

El capital y sus fuerzas políticas, destrozan las fuerzas productivas y empobrecen al pueblo, perdiendo hasta sus propios aliados dentro del pueblo (trabajadores muy bien pagados en el sector público etc.). Conociendo que no volveremos al nivel de bienestar de antes de la crisis y que la situación va empeorar, temen brotes populares que pueden disputar el núcleo de su poder. Están obligados a reformar el sistema político con el único fin de absorber e integrar al sistema las reacciones populares, de no poner en peligro el poder de los monopolios. Es un esfuerzo que se está desarrollando tanto a nivel sindical como a nivel político.

 

En Grecia se han desprestigiado las fuerzas sindicales (hasta ahora dominantes), de los neoliberales y socialdemócratas. Antes y después de la crisis, a través del “diálogo social”, se retractaron negociando sobre lo que pierdan y no lo que ganen los empleados. No se equivocaron, se aliaron a los empleadores y el Estado para la reducción de los salarios, la abolición de los convenios colectivos. Contribuyeron a la redistribución del ingreso a expensas de los trabajadores, cultivaron una mentalidad de retirada, del “mal menor”, del esfuerzo nacional para superar la crisis, de la integración de las víctimas en la lógica de los agresores.

 

Una gran parte de sus fuerzas se incorporó de manera organizada en las fuerzas sindicales de centro – izquierda (SYRIZA), acomodando allí el arsenal ideológico y político del compromiso de clase. Las fuerzas sindicales de la centro- izquierda y su actor político (SYRIZA) contribuyen a la reforma de la escena sindical y política, sin poder evitar las contradicciones como las que veremos a continuación:

 

  • Tienen como consigna única de los sindicatos el derrocamiento del gobierno actual para ocultar sus concesiones, para ocultar que en los lugares de trabajo se aplican memorandos contra los trabajadores. Firman convenios colectivos con recortes de salarios y de derechos.

  • Aceptan colaboraciones entre el sector público y privado que siempre benefician al segundo y abren la puerta a la privatización. Hablan sobre el fortalecimiento de los capitalistas “saludables” como si hubiera capitalistas que ganan sin explotación de los trabajadores, etc.

  • Promocionan teorías keynesianas anticuadas de regulación de los mercados. Pero el mercado significa ganancia, competencia. No puede ser a favor del pueblo. No pueden coexistir los beneficios empresariales y la prosperidad popular.

 

Esta política no disputa la lógica dominante del sistema, contemplando sus prioridades (continuación de los contratos de préstamos con la Troika para fortalecer los bancos, permanecer dentro de la UE, etc.) Llama al pueblo a derrocar el gobierno actual, es decir, sustituir el personal político del sistema sin cambiar la esencia de la política.

 

Esta línea manipula las reacciones populares cultivando la idea de que el país está bajo ocupación por los prestamistas y sobre todo Alemania. Exculpa el capital que creó la crisis y se está beneficiando de ella y prepara el terreno para otra mezcla de gestión de la crisis, que se expresa sobre todo por el gobierno de los EE.UU. y Obama. Representa diferentes partes del capital y de las fuerzas internacionales que tienen miras a un polo del imperialismo mundial, los EE.UU., en yuxtaposición al polo alemán y de la U.E.. Desorienta el pueblo y rescata al sistema y sus crisis.

 

Es muy representativo el hecho de que dicha posición empezó a defenderse por los grupos importantes de la prensa burguesa tanto en Grecia, como en los EE.UU. (véase el artículo de apoyo a SYRIZA en New York Times) que estaban patrocinando los memorandos. Esta posición está sostenida por la Asociación de los Industriales también, como una alternativa para absorber las reacciones populares, las cuales no deben llegar a cuestionar el poder de los monopolios. Todo esto compagina con las grandes concesiones de la centro-izquierda en cuanto a sus compromisos preelectorales, su aproximación a la política de la austeridad, del desempleo y del apoyo a los empresarios y a los memorandos.

 

Esta experiencia no es sólo griega, es europea también. La socialdemocracia, al acercarse a los neoliberales pierde la posibilidad de manipular al pueblo e integrarlo al sistema. Se sustituye por la centro-izquierda en el papel del salvador del sistema, quien absorbe la reacción popular sin cambiar de política. La experiencia de la participación de fuerzas de centro-izquierda en los gobiernos de la UE demuestra que no han amortizado la crisis (aparte no podrían) sino que se han convertido en parte de ella. Impusieron opciones antilaborales del capital a los trabajadores, participaron en intervenciones imperialistas.

 

Por último, una cuestión estratégica, con respecto al diálogo político:

¿Sería a favor de los trabajadores que una fuerza radical, clasista, en dirección a derrocar el sistema, participara en gobiernos de coalición con otras fuerzas que proclaman otras mezclas de manejo de la crisis dentro del marco del sistema, apoyando las propias bases del sistema?

 

Según nuestra opinión, sería una retirada y una derrota de importancia estratégica para el movimiento. Con el compromiso de apoyar un tal gobierno que no cuestiona el sistema, se convertiría en factor de inactividad y de integración al sistema de las masas obreras radicales y las desorientaría, creando la ilusión de que las crisis se pueden evitar dentro del contexto del sistema. Además, entraría en conflicto con el pueblo e impondría medidas antipopulares. La clase obrera perdería su acción clasista independiente y su propia organización. Trabajaría para los intereses de sus explotadores.

 

No existe una mezcla de políticas en el capitalismo que detenga las crisis, que sirva tanto a los intereses de los explotadores como a los de los explotados, de los capitalistas y de los trabajadores. Cualquier intento similar en el pasado se demostró beneficioso para los primeros y desfavorable para los últimos.

 

Las luchas de PAME, para defender los derechos vitales de los trabajadores (contra los despidos y recortes salariales, contra el cierre de empresas, los impuestos impopulares, la privatización, la abolición de los derechos a la salud y la educación) tropiezan en el hecho de que los capitalistas no pueden superar su propia crisis sin estas medidas. Por lo tanto, incluso victorias pequeñas y parciales del movimiento se están convirtiendo cada vez más difíciles. Para lograrlas hay que romper con el alma de la política del capital, y conducir a derrocamientos, bajo una dirección antimonopólica, anticapitalista.

 

Por fin, para servir el objetivo inmediato y táctico se requiere conflicto radical con el sistema.
Para el PAME, la negación de las fuerzas radicales a participar en gobiernos de administración y no de derrocamiento es un legado de importancia estratégica para el movimiento. El PAME en lugar de coaliciones con fuerzas de reforma y mantenimiento del sistema elige:


La unidad clasista de los trabajadores, bas
ada en sus características sociales y de clase y no en su voto en las últimas elecciones, en dirección a enfrentarse con la patronal y con su dominio en la economía y la política, enfrentarse con la base de su soberanía, con la propiedad privada en los medios de la producción.

Elige la alianza social, de todos los estratos populares que gimen de la crisis (agricultores pobres, autónomos, mujeres, jóvenes). Una alianza organizada a nivel ramal y regional, con comités populares en los barrios de las ciudades y los pueblos.

 

El PAME no requiere un acuerdo con el total de su perspectiva política, pero pone como criterio de participación en la alianza, tres condiciones básicas, directas y combinadas:

  • Cancelación unilateral de la deuda.

  • Salida de la U.E.

  • Socialización de medios fundamentales de producción.

 

Es la única manera de proteger a los trabajadores de los efectos de la crisis, y las trampas de gestión de la crisis contra ellos mismos. Es la única manera que abre el camino para una economía planificada al servicio del pueblo, bajo el control de los trabajadores, con el poder en las manos del pueblo.

 

Gracias.

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