La verità sull’Ungheria

Aldo Calcidese ( pubblicato sul periodico nuova unità)
Ogni anno, fra la fine di ottobre e i primi di novembre, vari ”comunisti pentiti” come Fassino, D’Alema, Napolitano e company vanno in pellegrinaggio a Budapest a rendere omaggio alle tombe di Imre Nagy e degli altri fascisti ungheresi, protagonisti della controrivoluzione del 1956, che tutti i giornali della borghesia, dal Corriere della Sera all’ Unità al Manifesto ricordano come ”una grande rivolta popolare contro la dittatura comunista”.Forse su nessun avvenimento storico sono state scritte tante menzogne – in maniera assolutamente compatta da tutte le correnti della borghesia, dai fascisti ai revisionisti – come sui fatti di Ungheria del 1956, applicando la massima di Goebbels secondo cui una menzogna tante volte ripetuta si trasforma in una verità indiscutibile.Bisogna dire innanzitutto che la controrivoluzione ungherese del 1956 fu una delle conseguenze più mostruose del colpo di stato di Chruscev e del XX Congresso del PCUS.Una volta impadronitisi del potere, Chruscev, Mikojan e i loro seguaci si dedicarono al consolidamento di questo potere non solo in URSS ma anche negli altri paesi socialisti, dove si preoccuparono di mettere in condizioni di non nuocere tutti coloro che non si erano schierati apertamente col nuovo corso. Dopo avere sistemato le cose in Bulgaria, in Cecoslovacchia e in altri paesi – con l’estromissione degli elementi leninisti e rivoluzionari – il gruppo chrusceviano decise di occuparsi dell’Ungheria, dove la direzione del partito non si mostrava abbastanza ligia alla linea revisionista di Mosca.Ma sull’Ungheria avevano puntato gli occhi anche Tito e gli americani.

Manovre a Mosca, controrivoluzione a Budapest.

Pochi mesi prima dei tragici avvenimenti di ottobre, la direzione di Mathias Rakosi era divenuta il bersaglio delle forze più reazionarie, capeggiate dal clero ungherese, del titismo jugoslavo e, infine, anche di Chruscev, che non gradiva Rakosi perché, con il peso della sua personalità in alcune occasioni si era opposto ai disegni di Chruscev nelle riunioni congiunte.

”Rakosi proveniva dalla vecchia guardia del Comintern e il Comintern era la bestia nera dei revisionisti moderni. Così l’Ungheria divenne il campo degli intrighi e delle combinazioni orditi da Chruscev, da Tito e dai controrivoluzionari (spalleggiati dall’imperialismo americano), che corrodevano dall’interno il partito ungherese e le posizioni di Rakosi e degli elementi sani della sua direzione. Rakosi costituiva un ostacolo sia per Chruscev, che cercava di includere anche l’Ungheria nella sua sfera d’influenza, sia per Tito, che cercava di distruggere il campo socialista e odiava doppiamente Rakosi come uno degli ”stalinisti” che lo avevano smascherato nel 1948”.

(Enver Hoxha, I chrusceviani, edizioni 8 Nentori, Tirana, p.71).

Gli sforzi di Chruscev e di Tito per liquidare quanto di sano c’era in Ungheria coincidevano ed è per questo che essi coordinarono le loro azioni.

Intanto Imre Nagy, che era stato espulso dal partito come controrivoluzionario, aveva offerto per il suo compleanno un sontuoso banchetto a cui aveva invitato circa 150 persone tra cui anche membri del C.C del partito e membri del governo. Molti di loro avevano accettato l’invito.

Secondo la testimonianza dei comunisti albanesi, che seguirono da vicino gli avvenimenti ungheresi, alla fine di agosto del 1956 essi avevano informato la direzione sovietica sulla loro convinzione che la situazione in Ungheria stava precipitando.

”Durante la sosta a Mosca incontrammo Suslov al quale comunicammo le nostre inquietudini.

Non abbiamo notizie né dai nostri servizi di informazione né da altre fonti che indichino che là stia covando la controrivoluzione, come voi affermate – ci disse Suslov. I nemici stanno facendo molto rumore a proposito dell’ Ungheria, ma la situazione va via via normalizzandosi. Quanto al compagno Imre Nagy, non possiamo essere d’accordo con voi, compagno Enver.

Mi meraviglia molto il fatto – gli dissi – di sentirvi definire compagno Imre Nagy, dal momento che il Partito dei Lavoratori Ungheresi lo ha ripudiato.

Poco importa se l’hanno ripudiato – disse Suslov – ma egli si è pentito e ha fatto l’autocritica.

– Le parole volano – ribattei – non fidatevi delle parole…

No – disse Suslov diventando rosso – abbiamo la sua autocritica per iscritto – e così dicendo aprì un cassetto, tirò fuori una lettera firmata da Imre Nagy e indirizzata al Partito Comunista dell’ Unione Sovietica, in cui riconosceva di avere sbagliato” nei pensieri e nelle azioni” e chiedeva il sostegno dei sovietici.

E voi credete a questa autocritica? – domandai a Suslov.

– Ci crediamo e come! mi rispose, e poi proseguì: i compagni possono anche sbagliare, ma quando riconoscono i loro errori dobbiamo aiutarli.

– Egli è un traditore – dissi a Suslov – e noi pensiamo che state commettendo un grave errore aiutando un traditore ”.

(Enver Hoxha op. cit. , pp.280-282)

Infatti, appena due mesi dopo, la controrivoluzione infuriava in Ungheria. Alla testa dei rivoltosi stava, fra gli altri, il cardinale Mindzenty Nel suo libro ”La verità sull’Ungheria” Herbert Aptheker scrive:

”Il cardinale fece opposizione alla fine del regime monarchico, favorì il ritorno degli Absburgo, si oppose alla punizione dei criminali di guerra fascisti”

(Herbert Aptheker, La verità sull’Ungheria, Parenti editore, Firenze, 1958, p.189).

Quando venne arrestato e condannato per le sue attività eversive, la Chiesa riformata, la maggiore comunità protestante d’Ungheria, pubblicò una dichiarazione in cui si affermava che il cardinale era stato condannato per le sue attività politiche, e non per quelle religiose.

”Contemporaneamente, tre vescovi luterani affermarono in una dichiarazione separata che le attività del cardinale Mindzenty sarebbero state proibite da qualunque governo.

(H.Aptheker, op. cit. ,p.196)

Budapest 1956 come Berlino 1933

Il segno politico dei moti di piazza fu subito chiaro. Apparve subito evidente che non si trattava di una ”rivolta popolare spontanea”, come la presentò quasi tutta la stampa occidentale.

Squadre perfettamente organizzate ed inquadrate percorrevano la capitale, segnando con croci bianche le case dei comunisti e con croci nere le case degli ebrei.

Come a Berlino nel 1933, si bruciavano i libri marxisti e si dava la caccia ai comunisti e agli ebrei. La sera del 23 ottobre il comitato centrale del Partito dei Lavoratori Ungheresi, ormai epurato degli elementi leninisti, offriva la carica di primo ministro a Imre Nagy.

Contemporaneamente, si radunavano vari gruppi armati per dare l’assalto a edifici pubblici.

”Il carattere disciplinato dei gruppi di attaccanti era manifesto; si osservò pure che essi erano ben equipaggiati con armi da fanteria e che molti portavano dei bracciali d’identificazione tutti uguali fra loro, apparsi repentinamente per la vie della città, si direbbe, e ormai a centinaia…Nella giornata del 25 bande armate incendiarono il Museo nazionale: lavoratori, pompieri e semplici cittadini che tentavano di impedire la distruzione delle opere d’arte furono accolti dalle pallottole dei banditi.

Sempre il 25, nei villaggi fuori Budapest e nelle campagne, gruppi di armati da venti a cinquanta uomini, montati su veicoli…cominciarono a darsi alla caccia all’uomo. Questo era semplice terrorismo fascista e nello spazio di poche ore in circa quindici piccoli centri dei dintorni le bande procedettero sistematicamente al massacro di tutti i comunisti noti, presidenti dei Consigli locali, guardie di polizia e dirigenti di cooperative e collettivi.”

(H.Aptheker, op. cit., pp.322-323-331)

Imre Nagy, in un discorso alla radio, negò che il movimento in corso fosse da considerare una controrivoluzione, anzi lo definì ”un movimento nazionale e democratico”.

Intanto il governo Eisenhower offriva al nuovo governo ungherese 20 milioni di dollari a titolo di ”aiuti”. Il 31 ottobre vennero ricostituiti vari partiti fascisti e reazionari.

Le forze che l’apprendista stregone Chruscev aveva liberato ormai erano sfuggite al suo controllo e si rivolgevano alle potenze imperialiste per chiedere il loro aiuto. Il Daily Express di Londra del 31 ottobre pubblicava una descrizione del lungo e sistematico assalto condotto il giorno prima contro la sede centrale del partito a Budapest, dovuta al suo corrispondente Sefton Delmar che si era trovato sul posto. Gli attaccanti, scrive Delmar, ”hanno impiccato tutti senza eccezione gli uomini e le donne trovati nel palazzo, fra cui alcuni comunisti buoni, sostenitori della ribellione contro Mosca del primo ministro comunista Nagy…

Gli impiccati pendono dalle finestre, dagli alberi, dai lampioni, da qualunque oggetto a cui si possa impiccare un uomo”.

”Mentre ottobre passava in novembre, la furia cresceva, e sempre più il massacro prendeva la forma di un’azione bene organizzata. Vi sono prove conclusive del fatto che solo l’entrata delle truppe sovietiche a Budapest prevenne l’uccisione di centinaia, forse di migliaia di ebrei: fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, i pogrom antisemiti – segni del terrore fascista senza più freni – erano riapparsi in Ungheria.”

(H.Aptheker, op. cit., p.378)

L’intervento sovietico

Mentre I controrivoluzionari facevano stragi e chiedevano l’intervento armato dell’imperialismo, Chruscev esitava a intervenire. Finalmente, fu costretto ad impartire l’ordine di intervento alle truppe. La sorte del governo e di Nagy era ormai segnata. Quando la controrivoluzione fu repressa, egli si rifugiò nell’ambasciata jugoslava.

”Era chiaro che egli era un agente di Tito e della reazione mondiale. Egli godeva anche dell’appoggio di Chruscev, al quale sfuggì di mano perché voleva andare ed in effetti andò più lontano. Per mesi interi Chruscev litigò con Tito per ottenere Nagy, che egli non voleva consegnare, finchè giunsero al compromesso di consegnare Nagy ai rumeni…Quando si placarono gli animi e furono sepolte le vittime della controrivoluzione ungherese, che era stata soprattutto opera di Tito e di Chruscev, Nagy fu giustiziato. Neppure questo era giusto, non perché Nagy non meritasse questa condanna, ma perché non doveva essere fatto, come fu fatto, di nascosto, senza processo e senza il suo smascheramento pubblico. Egli doveva essere processato e punito pubblicamente, secondo le leggi del paese di cui era cittadino. Ma questo processo non interessava certo né a Chruscev né a Tito, perché Nagy avrebbe potuto scoprire i panni sporchi di coloro che avevano manovrato i fili della congiura controrivoluzionaria.”

(Enver Hoxhe, op. cit., pp.293-296)

Nei partiti comunisti occidentali, i fatti d’Ungheria suscitarono un acceso dibattito. Diversi intellettuali presero posizione contro l’intervento sovietico, sostenendo che era stata schiacciata una rivolta popolare. Nel suo intervento all’VIII Congresso del PCI, Concetto Marchesi prese posizione in questo modo sugli avvenimenti ungheresi:

”Si è ripetuto e si ripete che nella sommossa erano operai e studenti. La qualifica di operaio e di studente non basta a nobilitare la loro azione. Operai rinnegati e studenti alimentarono lo squadrismo e le brigate nere di Mussolini! Sotto la corteccia della repubblica democratica, in Ungheria, restavano forse ciurme di servi che aspettavano i vecchi padroni per opprimere altri servi.

A ciò non hanno badato quegli intellettuali comunisti che hanno testè sollevato gli entusiasmi della stampa borghese e di taluni uomini di sinistra addetti ad un perpetuo esame di coscienza.

Vercos, autore di ”Silenzio del mare”, poteva scrivere: ”L’esercito rosso, schiacciando coi suoi carri armati gli operai ungheresi si è battuto per la prima volta contro la liberazione di un popolo e ha perduto così, agli occhi di milioni di uomini, la sua innocenza”.

Sono le belle frasi dei letterati che alle belle frasi sacrificherebbero, se ne avessero, le belle idee. In Ungheria era cominciata non la guerra civile, ma la caccia al comunista. Per codesti intellettuali comunisti i massacri dei comunisti non contano. Essi sono gli olocausti dovuti alla sacra ira del popolo insorto, anche se di questo popolo i nuovi capi siano il cardinale primate e i castellani di Horty”.

(Concetto Marchesi, Umanesimo e comunismo, Editori Riuniti, pp.114-115)

Questa è la semplice verità sui tragici avvenimenti che si svolsero in Ungheria nel 1956. Una verità che nessuno dei pennivendoli che scrivono sui giornali della cosiddetta ”sinistra”, anche quella sedicente radicale, ha mai rivelato ai suoi lettori; anzi i suddetti pennivendoli si sono accodati completamente alla versione dei fascisti e dei borghesi, presentando le vittime come carnefici e i macellai fascisti come ”vittime del comunismo”

http://www.resistenze.org/sito/re00.htm
vedi : http://www.nuovaunita.info/

Mátyás Rákosi

a veres huszadik 08

Nato ad Ada nell’allora Impero austro-ungarico (attualmente in Serbia), compì gli studi universitari a Budapest, facendo parte di gruppi studenteschi socialdemocratici. Successivamente fu funzionario di banca ad Amburgo e a Londra. Durante la Prima guerra mondiale servì nell’Imperial regio esercito austro-ungarico fino a quando, sul fronte orientale, nel 1915, fu fatto prigioniero.[1] Divenne comunista e, tornato in Ungheria alla fine della guerra (4 novembre 1918), partecipò al governo di Béla Kun, la cosiddetta Repubblica sovietica ungherese (21 marzo – 1º agosto 1919); dopo la sua caduta, ad opera del contrammiraglio Miklós Horthy fuggì in Unione Sovietica. Tornato in Ungheria nel 1924 fu imprigionato e quando, nel 1940, fu rilasciato tornò di nuovo in Unione Sovietica, dove divenne capo del Comintern.

The truth about Hungary

Aldo Calcidese ( published in Nuova Unità   )

Every year , between late October and early November , various ” repentant communists ” as Fassino , D’Alema , Napolitano and company go on a pilgrimage to Budapest to pay homage to the graves of Imre Nagy and other Hungarian fascists , leaders of the counter-revoliction of  the 1956 , that all the newspapers of the bourgeoisie, the Corriere della Sera at ‘ Manifesto unit to recall as “a great popular revolt against the Communist dictatorship .” Maybe on any historical event were written many lies – in a very compact all current of the bourgeoisie, by the fascists to the revisionists – as the events in Hungary in 1956 , applying the maxim of Goebbels that a lie repeated many times becomes an indisputable truth .

It must be said first that the Hungarian counter-revolution of 1956 was one of the most monstrous consequences of the coup of Khrushchev and the Twentieth Congress of the CPSU .

After mastering the power, Khrushchev , Mikoyan and their followers devoted themselves to the consolidation of this power not only in the USSR but also in other socialist countries , where not bother to put in the non- harming anyone not had sided openly with the new course . After fixing things up in Bulgaria , Czechoslovakia and other countries – with the exclusion of the elements Leninists and revolutionaries – the group chrusceviano decided to take care of Hungary, where the party leadership did not display quite loyal to the revisionist line of Moscow .

But Hungary had banked eyes Tito and the Americans .

Manoeuvres in Moscow, counterrevolution in Budapest.

A few months before the tragic events of October , the direction of Mathias Rakosi had become the target of the most reactionary forces , led by the clergy of Hungary, the Yugoslavian Titoism and, finally, also of Khrushchev , because he did not like Rakosi , with the weight of his personality on some occasions he was opposed to the designs of Khrushchev at the joint meetings .

” Rakosi was from the old guard of the Comintern and the Comintern was the bane of the modern revisionists . So Hungary became the field of intrigues and combinations warps Khrushchev , Tito and by the counter ( backed by U.S. imperialism ), which corroded from within the Hungarian party and the positions of Rakosi and healthy elements of its direction . Rakosi was a barrier for both Khrushchev , who was trying to include Hungary in its sphere of influence, both for Tito , who was trying to destroy the socialist camp and doubly hated Rakosi as one of the ” Stalinists ” who had unmasked in 1948 ” .

( Enver Hoxha , The chrusceviani , 8 editions Nëntori , Tirana, p.71 ) .

The efforts of Khrushchev and Tito to liquidate what was healthy in Hungary coincided and that is why They coordinated their actions.

Meanwhile, Imre Nagy , who had been expelled from the party as a counterrevolutionary , had offered him for his birthday a sumptuous feast to which he had invited about 150 people including members of the CC of the party and government members . Many of them had accepted the invitation.

According to the testimony of the Albanian communists , who followed closely the events in Hungary at the end of August of 1956 they had informed the Soviet leadership on their belief that the situation in Hungary was falling .

” During a stop in Moscow met Suslov which we communicated our concerns .

We have no news from our information services or from other sources which indicate that there is harboring the counter , as you claim – told us Suslov . The enemies are doing a lot of noise about ‘ Hungary , but the situation is gradually returning to normal . How to Comrade Imre Nagy , we can not agree with you, Comrade Enver .

I wonder very much the fact – I said – you feel define mate Imre Nagy , since the Hungarian Workers’ Party has repudiated .

It does not matter if they repudiated – Suslov said – but he has repented and made self-criticism.

– Words fly – I said – do not trust the words …

No – said Suslov turning red – we have his self-criticism in writing – and so saying, he opened a drawer , took out a letter signed by Imre Nagy and addressed to the Communist Party of the ‘ Soviet Union , in which it recognized a mistake ” in the thoughts and actions “and called for the support of the Soviets .

And you believe this self-criticism ? – I asked Suslov .

– We believe in it and how! I replied , and then went companions can also make mistakes , but when we have to help them recognize their mistakes .

– He is a traitor – I said to Suslov – and we think you’re making a big mistake helping a traitor. ”

( Enver Hoxha op. Cit. , Pp.280 -282 )

In fact, just two months later, the counter-revolution was raging in Hungary. At the head of the rebels was , among others , Cardinal Mindzenty In his book ” The Truth about Hungary ” Herbert Aptheker writes:

” The cardinal made ​​opposition at the end of the monarchical regime , favored the return of the Habsburgs , was opposed to the punishment of war criminals fascists”

(Herbert Aptheker , The truth about Hungary , Relatives publisher, Florence, 1958 , p.189 ) .

When he was arrested and condemned for his subversive activities , the Reformed Church , the largest Protestant community of Hungary , published a statement in which it was stated that the Cardinal had been convicted for his political activities , and not for religious ones.

” At the same time , three bishops Lutherans claimed in a separate statement that the activities of Cardinal Mindzenty would be prohibited by any government.

( H.Aptheker , op. Cit. , P.196 )

Budapest 1956 as Berlin 1933

The sign of the political riots in the streets was clear . It soon became clear that there was a ” spontaneous popular uprising ,” as presented most of the Western press .

Teams framed perfectly organized and ran through the capital , with white crosses marking the homes of communists and black crosses the houses of the Jews.

As in Berlin in 1933, burned Marxist books and hunted communists and Jews. On the evening of 23 October, the Central Committee of the Hungarian Workers’ Party , now purged of elements Leninists , offered the post of Prime Minister Imre Nagy .

At the same time , they gathered various armed groups to give the assault on public buildings.

” The disciplined character of the groups of attackers was manifest, we also observed that they were well equipped with infantry weapons and that many wore armbands identifying all equal, suddenly appeared to the streets of the city , it seems, and now hundreds … on the day of 25 armed gangs set fire to the National Museum : workers , firefighters and ordinary citizens who tried to prevent the destruction of works of art were greeted by the bullets of the bandits .

Also on 25 , in the villages outside Budapest and in the countryside , armed groups of twenty to fifty men , mounted on vehicles … began to take to the manhunt. This was simple and fascist terrorism in the space of a few hours in about fifteen small towns of the surrounding bands proceeded systematically to the massacre of all known communists , presidents of local councils , police guards and managers of cooperatives and collectives. ”

( H.Aptheker , op. Cit. , Pp.322 – 323-331 )

Imre Nagy , in a speech on the radio , he denied that the move was going to be considered a counter-revolution , even called it ” a national and democratic movements .”

Meanwhile, the government Eisenhower offered the new Hungarian government 20 million dollars in the name of ” aid ” . On October 31 were carried over various reactionary and fascist parties .

The forces that the sorcerer’s apprentice Khrushchev had freed now had escaped his control and appealed to the imperialist powers to ask for their help. The London Daily Express of 31 October published a description of the long and systematic assault conducted the day before against the party’s headquarters in Budapest, due to its corresponding Sefton Delmar who had been on the spot. The attackers , Delmar writes , “they hanged all without exception men and women found in the palace , including some good communists , supporters of the rebellion against the communist Moscow Prime Minister Nagy …

The hanged hanging from the windows , trees , street lamps , from any object to which you can hang a man . ”

“While October passed in November, the fury grew, and increasingly the massacre took the form of well-organized action . There is no conclusive evidence of the fact that only the entry of Soviet troops in Budapest prevented the killing of hundreds, perhaps thousands of Jews between late October and early November , the anti-Semitic pogroms – signs of the fascist terror without more brakes – had returned to Hungary. ”

( H.Aptheker , op. Cit. , P.378 )

The Soviet intervention

While The counterrevolutionaries were massacres , calling for the armed intervention of imperialism, Khrushchev hesitated to intervene. Finally , he was forced to give the order of operations to the troops. The fate of the government and Nagy was now marked . When the counter-revolution was crushed, he took refuge in the embassy of Yugoslavia.

“It was clear that he was an agent of Tito and world reaction . He also enjoyed the support of Khrushchev , who got out of hand because he wanted to go , and in fact went further . For months Khrushchev quarreled with Tito to get Nagy , whom he did not want to deliver , until they came to the compromise to deliver Nagy Romanians … When tempers had subsided and were buried the victims of the Hungarian counter-revolution , which was mainly the work of Tito and Khrushchev , Nagy was executed . Even this was right, not because Nagy did not deserve this condemnation , but because it had to be done , as was done in secret , without trial and without unmasking his audience. He was to be tried and punished publicly , according to the laws of the country of which he was a citizen . But this process was not interested in certain neither Khrushchev nor Titus, because Nagy could have found out the dirty clothes of those who had maneuvered the threads of the counter-revolutionary conspiracy . ”

( Enver Hoxhe , op. Cit. , Pp.293 -296 )

In the western communist parties , the facts of Hungary provoked a heated debate. Several intellectuals took a stand against the Soviet intervention , arguing that had been crushed a popular uprising . In his speech to the VIII Congress of the PCI, Concetto Marchesi took place in this way on the events in Hungary :

” It has been repeated and repeated that in revolt were workers and students. The blue collar workers and students is not enough to ennoble their action . Workers and students renegades fueled the squads and the Black Brigade of Mussolini ! Under the bark of a democratic republic , Hungary, crews remained perhaps the servants who were waiting for the old masters to oppress other servants.

To this no expense spared those communist intellectuals who have just now raised the enthusiasm of the bourgeois press and certain leftists involved in a perpetual examination of conscience.

Vercos , author of ” Silence of the Sea” , he could write : ” The Red Army , with its tanks crushing the Hungarian workers fought for the first time against the liberation of a people and has lost so , in the eyes of millions of men , his innocence. ”

They are the fine phrases of writers who would sacrifice the beautiful sentences , if they had , beautiful ideas . In Hungary it was not started the civil war , but the hunt for communists. For Codest communist intellectuals, the massacres of the communists do not count. They are the burnt due to the holy wrath of the insurgent people , even if the new leaders of this people are the lords of the castle and the Cardinal Primate of Horthy . ”

( Concetto Marchesi , Humanism and communism , Progress Publishers , pp.114 -115 )

This is the simple truth about the tragic events that took place in Hungary in 1956. A truth that none of the hacks who write in the newspapers of the so-called “left “, even those self-styled radical , has never revealed to his readers , and indeed these hacks are queued fully to the version of the fascists and the bourgeois , presenting as victims and executioners fascist butchers as “victims of communism”

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