Il colpo di stato dimenticato e come il padrino regna da Canberra a Kiev
John Pilger
http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custec26-014240.htm
Il ruolo di Washington nel golpe fascista contro il governo eletto dell’Ucraina sorprende solo quelli che guardano i telegiornali e ignorano la storia. Dal 1945, decine di governi, molti dei quali democrazie, hanno incontrato un destino simile, di solito con spargimento di sangue.

Il Nicaragua, uno dei paesi più poveri della terra, con un numero di abitanti inferiore a quello del Galles, sotto i sandinisti riformisti nel 1980, venne considerato da Washington una “minaccia strategica”. La logica era semplice: se i più deboli sfuggivano dal guinzaglio, dando l’esempio, chi altro avrebbe tentato la fortuna?

Il grande gioco della dominazione non offre alcuna immunità, anche al più fedele “alleato” degli Stati Uniti. Lo dimostra forse il meno noto dei colpi di stato di Washington: quello che ha coinvolto l’Australia. La storia di quel golpe dimenticato è una lezione salutare per quei governi che credono che una “Ucraina” o un nuovo “Cile” non potrebbe mai riguardare loro.

La deferenza dell’Australia verso gli Stati Uniti fa sembrare la Gran Bretagna, in confronto, un ribelle. Durante l’invasione statunitense del Vietnam – alla quale l’Australia aveva supplicato di aderire – un funzionario di Canberra [capitale dell’Australia] si lamentò insolitamente con Washington dicendo che gli inglesi sapevano di più sugli obiettivi statunitensi in quella guerra che non i loro compagni di armi agli antipodi. La risposta fu immediata: “Dobbiamo tenere gli inglesi informati per tenerli buoni. Voi siete con noi qualunque cosa accada”.

Questo stato di cose venne bruscamente accantonato nel 1972 con l’elezione del governo laburista riformista di Gough Whitlam. Anche se non considerato di sinistra, Whitlam – ora 98enne – era un socialdemocratico indipendente di principio, orgoglio, correttezza e straordinaria immaginazione politica. Riteneva che una potenza straniera non doveva controllare le risorse del suo paese e dettare le sue politiche economiche e la sua politica estera. Propose di “ricomprare casa” ed essere una voce indipendente sia da Londra che da Washington.

Il giorno dopo la sua elezione, Whitlam annunciava che i membri del suo governo non dovevano essere “preventivamente approvati o molestati” dall’organizzazione australiana per la sicurezza, ASIO – allora, come oggi, assoggettata ai servizi segreti anglo-americani. Quando i suoi ministri condannarono pubblicamente l’amministrazione Nixon-Kissinger come “corrotta e barbara”, Frank Snepp, a quell’epoca ufficiale della CIA di stanza a Saigon, disse: “Ci è stato detto che gli australiani dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti come collaboratori del Vietnam del Nord.”

Whitlam pretese di sapere se e perché la CIA manteneva una base di spionaggio a Pine Gap nei pressi di Alice Springs, che avrebbe dovuto essere un centro sotto il controllo congiunto dell’Australia e degli Stati-Uniti. Pine Gap è un aspirapolvere gigante che, come l’informatore Edward Snowden ha recentemente rivelato, permette agli Stati Uniti di spiare tutti. Negli anni Settanta, la stragrande maggioranza degli australiani non capiva che questa enclave segreta straniera metteva il paese in prima linea di una possibile guerra nucleare con l’Unione Sovietica. Whitlam sapeva chiaramente il rischio personale che stava correndo: come dimostra il verbale di una sua conversazione con l’ambasciatore degli Stati Uniti: “Provate a fotterci o buttarci fuori”, aveva avvertito, “[e Pine Gap] diventerà una questione controversa”.

Victor Marchetti, l’agente della CIA che aveva partecipato a fondare il centro di Pine Gap, più tardi mi disse: “Questa minaccia di chiudere Pine Gap aveva assestato un colpo apoplettico alla Casa Bianca. Le conseguenze erano inevitabili… una sorta di Cile era stato messo in moto”.

La CIA aveva appena aiutato il Generale Pinochet a schiacciare il governo democratico di un altro riformatore, Salvador Allende, in Cile.

Nel 1974, la Casa Bianca invia Marshall Green come ambasciatore a Canberra. Green, uomo arrogante e bieco, con lunga anzianità di servizio nel Dipartimento di Stato, lavorava nella zona grigia del “livello profondo del governo” degli Stati-Uniti. Sopranominato “Signor golpe”, aveva giocato un ruolo centrale nel 1965 nel colpo di stato contro il Presidente Sukarno in Indonesia, costato quasi un milione di vite. Uno dei primi discorsi di Green in Australia fu pronunciato all’Unione industriale australiano e venne descritto da un membro allarmato del pubblico come “un incitamento agli imprenditori del Paese a sollevarsi contro il governo”.

I messaggi top secret che arrivavano da Pine Gap venivano decodificati in California da un appaltatore della CIA, la ditta TRW. Uno dei decodificatori era un giovane idealista, Christopher Boyce, che, turbato dall'”inganno e il tradimento di un alleato” rivelò pubblicamente gli illeciti. Tra l’altro Boyce fece trapelare che la CIA aveva infiltrato gli alti ranghi della politica e dei sindacati in Australia e chiamavano il Governatore Generale dell’Australia, Sir John Kerr, “il nostro uomo”.

Col suo cilindro nero, nel suo tight ricoperto di medaglie, Kerr era l’incarnazione dell’imperium. Era il viceré australiano della Regina d’Inghilterra in un paese che ancora la riconosceva come capo di stato. Le sue mansioni erano cerimoniali, eppure Whitlam – che lo aveva nominato – non era a conoscenza o scelse di ignorare i legami di lunga data di Kerr con i servizi segreti anglo-americani.

Il Governatore Generale era membro entusiasta dell’Associazione Australiana per la Libertà Culturale, descritta da Jonathan Kwitny del Wall Street Journal nel suo libro, The Crimes of Patriots [“I crimini dei patrioti”], come “un gruppo elitario, al quale si accedeva solo su cooptazione… successivamente rivelatosi nel Congresso come fondato, finanziato e generalmente gestito dalla CIA”. La CIA [sempre secondo Kwinty] “pagava i viaggi di Kerr, costruì il suo prestigio… Kerr batteva continuamente cassa alla CIA”.

Nel 1975, Whitlam scopri che l’MI6 britannico aveva a lungo operato contro il suo governo. “Gli inglesi decodificavano veramente i messaggi segreti che arrivavano nel mio ufficio degli affari esteri”, disse più tardi. Uno dei suoi ministri, Clyde Cameron, mi raccontò: “Sapevamo che l’MI6, per conto degli statunitensi, aveva messo microspie per ascoltare le nostre riunioni di gabinetto”. In alcune interviste del 1980 con il giornalista investigativo statunitense Joseph Trento alcuni dirigenti della CIA rivelarono che “La questione Whitlam” era stata discussa “con urgenza” dal direttore della CIA, William Colby, e il capo dell’MI6, Sir Maurice Oldfield, e che fu decisa “una soluzione”. Un vice direttore della CIA disse a Trento: “Kerr ha fatto ciò che gli era stato detto di fare”.

Nel 1975, Whitlam apprese che c’era una lista segreta di operativi CIA in Australia in mano al capo Permanente del Dipartimento della Difesa australiano, Sir Arthur Tange: un mandarino profondamente conservatore con potere territoriale senza precedenti a Canberra. Whitlam pretese di vedere la lista e vi trovò il nome di Richard Stallings che, sotto copertura, aveva fondato Pine Gap come provocatoria installazione della CIA. A questo punto Whitlam aveva la prova che cercava.

Il 10 novembre 1975 gli venne mostrato un telex segreto inviato dall’ASIO di Washington. L’autore del telex fu poi identificato come Theodore Shackley, Direttore della Sezione Asia Orientale della CIA e una delle figure più famigerate che l’Agenzia abbia figliato. Shackley era stato capo delle operazioni della CIA con base a Miami per assassinare Fidel Castro e Capo di Stazione in Laos e Vietnam. Aveva poco tempo prima lavorato sul “problema Allende”.

Il messaggio di Shackley fu letto a Whitlam. Incredibilmente, secondo il messaggio, il Primo Ministro australiano risultava un rischio per la sicurezza del suo proprio paese.

Il giorno prima, Kerr si era recato in visita alla sede della Defence Signals Directorate [la Direzione dei Segnali per la Difesa], una sorte di NSA [National Security Agency] australiana i cui legami con Washington erano, e rimangono vincolanti. Kerr fu informato sulla “crisi di sicurezza”. Chiese una linea telefonica sicura e trascorse 20 minuti in conversazione a voce sommessa.

Il giorno 11 novembre, il giorno in cui Whitlam avrebbe dovuto informare il Parlamento sulla presenza segreta della CIA in Australia, venne convocato da Kerr. Invocando antichi “poteri eccezionali” vicereali, Kerr licenziò il primo ministro democraticamente eletto. Il problema era stato risolto.

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