Sulla necessità della lotta congiunta dei partiti comunisti con strategia rivoluzionaria

Giorgos Marinos | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il movimento comunista lotta in condizioni complesse ed è necessario intensificare il processo di sviluppo delle relazioni tra i partiti comunisti, l’interscambio collettivo di esperienze e l’azione congiunta, aprire ulteriormente il dibattito sulla necessità di una strategia rivoluzionaria che corrisponda alle necessità popolari della lotta di classe, l’abolizione dello sfruttamento capitalista, la costruzione della nuova società socialista-comunista.

Questo processo può rafforzarsi nella misura in cui si rafforza l’attività indipendente dei partiti comunisti e il fronte ideologico e politico rispetto le cosiddette forze “progressiste”, di “sinistra” e i rispettivi “forum” che seguono il cammino della gestione borghese o promuovono le parole d’ordine di un “socialismo” che non ha alcuna base scientifica al fine di catturare le forze popolari.

Naturalmente, questo problema non riguarda solamente le forze socialdemocratiche di “sinistra”, ma anche i partiti che si presentano come comunisti, mentre nella pratica sono stati erosi dall’opportunismo e si sono consegnati al concetto di “umanizzazione” del capitalismo, che fungono d’appoggio e sono parte della attuale socialdemocrazia.

Tale non è solo il Partito Comunista degli USA ma lo sono anche, per esempio, i partiti guidati dal Partito della Sinistra Europea (PSE), che è uno dei “partiti europei” creati sotto le regole dell’Unione Europea imperialista e che sostengono la sua strategia.

La decisiva lotta ideologica e politica contro queste forze è un principio per l’avanzamento del movimento comunista e il superamento della crisi che patisce.

La combinazione dell’azione congiunta e del dibattito affinché i principi della nostra visione del mondo corrispondano alla pratica, le direzioni programmatiche, la politica di alleanze, la direzione della lotta nel movimento operaio e popolare sono questioni che riguardano i partiti comunisti che fanno riferimento al marxismo-leninismo e che sostengono e agiscono sulla base di questi principi.

Una questione cruciale è l’adattamento della strategia dei partiti comunisti all’epoca storica in cui si sta lottando

Non c’è dubbio che la strategia dei partiti comunisti, la direzione di base della loro lotta, è determinata dal carattere della nostra epoca.

Su questa base è necessario esaminare la contraddizione fondamentale (capitale-lavoro salariato), il carattere (socialista) della rivoluzione e le forze motrici, la linea per la mobilitazione delle forze, la politica di alleanze, la direzione del lavoro ideologico e politico nella classe operaia affinché si discosti dall’orientamento unilaterale della conquista di migliori condizioni di vendita della forza lavoro e si orienti al rovesciamento delle cause dello sfruttamento.

Lo sviluppo sociale si muove verso un livello più elevato e non può fare passi indietro perché si sono verificate la controrivoluzione e il rovesciamento del socialismo in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti.

Questo è stato dimostrato dal corso stesso dello sviluppo sociale, con la sostituzione del sistema comunitario primitivo da parte del modo di produzione schiavistico, sostituito a sua volta dal feudalesimo e questo dal capitalismo, quindi la rivoluzione socialista in Russia e la costruzione del socialismo, la creazione del sistema socialista.

Lungo questo corso ci sono stati grandi conflitti sociali, vittorie e sconfitte delle classi dirigenti in ogni circostanza, si sono prodotte battute d’arresto ma determinante è stata l’inevitabilità generale della sostituzione del vecchio sistema socio-economico con il nuovo.

Lo sviluppo del capitalismo è il risultato delle sue stesse leggi. I germi dei rapporti di produzione capitalistici sono nati gradualmente, con differenti ritmi da un paese all’altro, nel feudalesimo. Si è formato e completato il capitalismo pre-monopolistico, è avanzato verso la concentrazione e centralizzazione del capitale, sono nati i monopoli e le imprese partecipate.

Il capitalismo monopolista ha predominato e ha portato ad una acutizzazione senza precedenti della contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione capitalistici.

Pertanto, è necessario che la discussione dei partiti comunisti si orienti su questi temi cruciali per l’elaborazione di una strategia moderna e rivoluzionaria e una tattica che possa essere un fattore flessibile, che non si determina in modo soggettivo ma che deriva dalla strategia stessa, è parte di essa, è al suo servizio.

E’ possibile che un partito comunista lotti per rovesciare il capitalismo, per il socialismo, che a parole difenda il marxismo-leninismo, dando battaglie classiste, ma la sua strategia sia elaborata in base alle esigenze di un precedente periodo storico, non affrontando in modo oggettivo il ruolo dei monopoli e l’attuale fase di sviluppo del sistema, non ponendo la contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro e il carattere socialista della rivoluzione, o addirittura, in alcuni casi, determinando la strategia con dati corrispondenti al periodo del colonialismo mentre lo stato borghese si è sviluppato e le condizioni sono differenti.

Vale a dire, è possibile cercare una tappa intermedia tra il capitalismo e il socialismo, considerando che questa strategia è efficace per concentrare forze, mentre nella pratica si cerca una soluzione nel quadro del capitalismo, in quanto il potere e i mezzi di produzione saranno nelle mani della borghesia e si manterrà lo sfruttamento capitalistico e l’anarchia.

Nella misura in cui tali approcci si teorizzano e si associano a decisioni politiche di partecipazione o appoggio ai governi di gestione borghese, le conseguenze saranno molto negative perché ciò permette al sistema di prendere tempo, il fattore soggettivo, il partito e la classe operaia vengono educati a una soluzione nel quadro del capitalismo.

Le questioni relative al carattere della rivoluzione dovevano esser risolte da anni, ma a causa degli eventi storici, le elaborazioni nei periodi precedenti sono avvenute sotto la pressione dell’opportunismo e della socialdemocrazia ed è prevalsa la tappa intermedia e la logica dei governi “antimonopolisti” all’interno del sistema.

Oggi, abbiamo l’obbligo di esaminare con responsabilità questa traiettoria e tenere a mente che anche a metà del XIX secolo, nel cuore delle rivoluzioni democratico-borghesi, i classici del marxismo individuarono l’essenza del problema e posero, nella misura del possibile, gli assi fondamentali della direzione della lotta di classe che è stata completata nella pratica da Lenin con la sua opera teorica e con l’esempio della Rivoluzione Socialista d’Ottobre, nel 1917.

Nella sua opera “Prefazione a Per la critica dell’economia politica“, Marx ha dato un prezioso strumento metodologico, segnalando che:

“… A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale …”

Nel primo volume del Capitale, Marx sviluppò ulteriormente questo pensiero.

“… La centralizzazione dei mezzi di produzione e la socializzazione del lavoro raggiungono un punto in cui diventano incompatibili con il loro involucro capitalista. E questo viene spezzato. Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalista. Gli espropriatori vengono espropriati.”

Lenin in molte opere, come ne “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo“, studiando le nuove condizioni, diede impulso al pensiero rivoluzionario sottolineando che:

“… i rapporti di economia privata e di proprietà privata formano un involucro non più corrispondente al contenuto, involucro che deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata artificialmente l’eliminazione, e in stato di putrefazione potrà magari durare per un tempo relativamente lungo (nella peggiore ipotesi, nella ipotesi che per la guarigione del bubbone opportunistico occorra molto tempo!) ma infine sarà fatalmente eliminato.”

Mentre nella sua opera “Sotto la bandiera altrui” ha consegnato una grande arma ai partiti comunisti definendo le epoche storiche.

La prima epoca, secondo Lenin, che va dalla grande Rivoluzione Francese fino alla guerra franco-prussiana e la Comune di Parigi (1871), è l’epoca del sorgere della classe borghese, della sua vittoria totale. E’ in genere l’epoca dei movimenti democratici borghesi, soprattutto borghesi nazionali, l’epoca della rapida distruzione delle istituzioni feudali assolutiste che erano diventate obsolete.

La seconda epoca (1871-1914) è l’epoca della preparazione e della lenta concentrazione di forze da parte del nuovo ordine di cose della democrazia contemporanea (la classe operaia contemporanea e il suo movimento).

La terza epoca, dal 1914, pone la classe borghese nella “stessa situazione”, in cui erano i signori feudali nel primo periodo. E’ l’epoca dell’imperialismo e delle perturbazioni imperialiste.

Viviamo in quest’epoca di transizione dal capitalismo al socialismo e bisogna vedere in modo molto specifico quale strategia corrisponde alla nostra epoca.

Le condizioni oggettive richiedono una strategia e tattica che mirino a risolvere la contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro, al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo, alla edificazione socialista. Richiedono una strategia che punti in avanti, al potere operaio, alla dittatura del proletariato, alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla pianificazione centralizzata, al controllo operaio e popolare.

Il KKE lotta per questo, questa è la direzione che è emersa dallo studio scientifico dello sviluppo del capitalismo, dell’acutizzazione della contraddizione fondamentale e delle altre contraddizioni del sistema.

Il recente 19° Congresso del KKE ha elaborato e arricchito il programma del partito e ha sollevato alcune questioni chiave che desidera discutere con gli altri partiti comunisti.

Il capitalismo in Grecia è nella fase imperialista del suo sviluppo, in una posizione intermedia nel sistema imperialista internazionale, con forti dipendenze diseguali dagli USA e dall’Unione Europea.

Il programma del KKE indica che il popolo greco si libererà delle catene dello sfruttamento capitalista e delle unioni imperialiste quando la classe operaia con i suoi alleati realizzerà la rivoluzione socialista e procederà alla costruzione del socialismo-comunismo. L’obiettivo strategico del KKE è la conquista del potere operaio rivoluzionario, la dittatura del proletariato, per la costruzione socialista come fase immatura della società comunista.

Il cambiamento rivoluzionario in Grecia sarà socialista

Le forze motrici della rivoluzione socialista saranno la classe operaia, come forza dirigente, i semiproletari, gli strati popolari oppressi dei lavoratori autonomi nella città, i contadini poveri.

Negli ultimi vent’anni si sono sviluppate ulteriormente le già mature condizioni materiali per il socialismo in Grecia. Si sono ampliati e rafforzati i rapporti capitalistici nella produzione agricola, nell’istruzione, nella sanità, nella cultura, nello sport e nei mezzi di comunicazione. Si è prodotta una maggiore concentrazione di lavoratori salariati e di capitale nell’industria manifatturiera, nel commercio, nelle costruzioni, nel turismo. Inoltre, è stato eliminato il monopolio statale nel settore delle telecomunicazioni, mentre nei settori monopolizzati dell’energia e dei trasporti si sono sviluppate le imprese a capitale privato.

L’impiego salariato è aumentato in modo significativo come percentuale dell’occupazione totale.

Il KKE agisce nella direzione della preparazione del fattore soggettivo nella prospettiva della rivoluzione socialista, anche se il periodo della sua manifestazione è determinato dalle condizioni oggettive, dalla situazione rivoluzionaria (quando gli “strati inferiori” non vogliono più vivere come per il passato e gli “strati superiori” non possono più andare avanti come prima, soltanto allora la rivoluzione può vincere).

Le linee guida di base che rispondono alla necessità di preparare il partito e il movimento operaio e popolare sono il rafforzamento del KKE, il raggruppamento del movimento operaio, l’alleanza popolare.

L’Alleanza Popolare esprime gli interessi della classe operaia, dei semiproletari, degli autonomi e dei contadini poveri, dei giovani e delle donne degli strati popolari nella loro lotta contro i monopoli e la proprietà capitalista, contro l’integrazione del paese nelle unioni imperialiste. L’Alleanza Popolare è sociale e ha caratteristiche di movimento in una linea di rottura e rovesciamento.

Nelle condizioni date si organizza e coordina la lotta per i problemi popolari, per la resistenza, la solidarietà, la sopravvivenza. La lotta per il ritiro dall’Unione Europea e dalla NATO è vincolata alla lotta contro il potere dei monopoli e alla lotta della classe operaia e dei suoi alleati per il potere operaio e popolare.

L’Alleanza Popolare adotta la socializzazione dei monopoli, di tutti i mezzi di produzione concentrati, la pianificazione centrale, il controllo operaio e popolare.

I concetti di democrazia, sovranità popolare, imperialismo, guerra imperialista, acquisiscono un contenuto di classe più profondo per l’Alleanza Popolare. Oggi, l’Alleanza Popolare assume una determinata forma con il quadro di attività comuni nel movimento operaio sindacale attraverso il PAME, nei contadini poveri attraverso il PASY, nei lavoratori autonomi, commercianti e artigiani attraverso il PASEVE, nei giovani che si raggruppano nel MAS, con le donne attraverso le associazioni e i gruppi di OGE. Non si tratta di un’alleanza di partiti politici.

Il KKE partecipa negli organi e nelle sue file attraverso i suoi quadri e membri, i membri della sua gioventù, della KNE, i membri eletti negli organi del movimento che agiscono nelle organizzazioni della classe operaia, dei lavoratori autonomi, dei contadini poveri, delle organizzazioni di studenti, delle donne.

Nel corso della lotta politica è possibile che sorgano forze politiche che esprimono posizioni di strati piccolo-borghesi che sono d’accordo, in un modo o nell’altro, con il carattere anti-capitalista, anti-monopolista della lotta socio-politica, con la necessità che questa lotta sia orientata al potere e all’economia operaia e popolare.

Il KKE, mantenendo la sua indipendenza, cercherà di agire congiuntamente con queste forze, appoggiando l’Alleanza Popolare.

Questa cooperazione non prende la forma di un organo unificato dell’Alleanza costituito da partiti-membri, con una forma e struttura organizzativa.

Oggettivamente, una tale forma di organizzazione sarebbe destinata al fallimento; non contribuirebbe allo sviluppo del movimento operaio, né del movimento dei suoi alleati e sarebbe in contrasto con l’indipendenza del KKE.

Il KKE dice apertamente al popolo che il suo obiettivo strategico è il socialismo-comunismo, il rovesciamento del potere borghese e la conquista del potere politico da parte della classe operaia.

L’attività del KKE, in condizioni di situazione non rivoluzionaria, contribuisce decisamente alla preparazione del fattore soggettivo (partito, classe operaia, alleanza) per le condizioni rivoluzionarie, per la realizzazione dei suoi compiti strategici.

Il movimento operaio, i movimenti dei lavoratori autonomi nelle città e dei contadini e la forma di espressione della loro alleanza (Alleanza Popolare) con obiettivi antimonopolisti-anticapitalisti, con l’attività avanzata delle forze del KKE in condizioni non rivoluzionarie, costituiscono il germe per la formazione del fronte operaio-popolare rivoluzionario in condizioni rivoluzionarie.

Nelle condizioni di una situazione rivoluzionaria, il fronte militante operaio e popolare rivoluzionario con tutte le forme di attività può convertirsi nel centro della sollevazione popolare contro il potere capitalista.

Queste questioni sono fondamentali per ogni partito comunista.

Naturalmente, l’elaborazione di una strategia rivoluzionaria richiede un serio lavoro teorico e una posizione decisa per superare le analisi precedenti, intrappolate nella logica delle tappe intermedie. Questo è di grande importanza per i partiti comunisti di tutto il mondo, è di particolare importanza per i partiti comunisti dell’America Latina, ancor di più in questi ultimi anni che è emerso ogni tipo di sostituti del socialismo scientifico per assorbire le turbolenze classiste e incorporare le forze operaie nel quadro del capitalismo.

ALCUNE RIFLESSIONI SULL’AMERICA LATINA

Il KKE segue, studia gli sviluppi nel sistema imperialista, esamina molto attentamente i processi che avvengono in uno e l’altro paese o gruppo di paesi, segue lo sviluppo del movimento operaio e popolare, esprime la propria solidarietà internazionalista. Questo è quello che faremo nel prossimo periodo.

In questo contesto il nostro partito ha l’obbligo di posizionarsi concretamente, prendendo parte al dibattito che è in corso nel Movimento comunista internazionale, nel dibattito che si sviluppa su questioni di importanza strategica.

In America Latina, grandi masse popolari, indignate dalla politica antipopolare applicata da molti anni dai partiti e governi liberali o socialdemocratici, hanno affidato il loro voto alle forze politiche che promuovono posizioni politiche e un programma elettorale per alleviare le forze operaie e popolari povere, usando slogan per l’indipendenza e la sovranità di questi paesi, avendo come punta di diamante il confronto dei rapporti diseguali e di dipendenza dagli Stati Uniti.

In molti casi, nelle formazioni d’alleanza che si formano, con al centro le forze politiche piccolo-borghesi, socialdemocratiche, partecipano partiti comunisti che sostengono o anche partecipano ai rispettivi governi.

Questo processo si è esteso, si fomentano illusioni nei popoli, si parla di una correlazione di forze positiva che sarà rafforzata e creerà i presupposti per lo scontro con le forze del capitale, per cambiamenti radicali.

Normalmente, questo si sviluppa con differenziazioni in Brasile, Argentina, Cile, Ecuador così come in Venezuela, in Bolivia ecc.

Il KKE ha attivamente espresso la sua solidarietà con i partiti comunisti e i popoli della regione, ha condannato per esempio il criminale tentativo di rovesciamento del presidente Chavez in Venezuela. Studia i processi popolari, le reazioni aggressive di settori della borghesia, gli interventi degli Stati Uniti che storicamente puntano a garantire la soluzione più efficace per gli interessi dei monopoli in ogni paese della regione.

Il nostro partito non giudica le intenzioni, ma considera necessario esaminare i dati oggettivi di base che possono aiutare ad analizzare la situazione che si è creata.

In primo luogo, nei paesi dell’America Latina in cui si sviluppa la posizione del “progressismo”, il potere politico e i mezzi di produzione restano nelle mani della borghesia, il criterio dello sviluppo è il profitto, si mantiene il regime dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Questa è la questione di base. I governi del “progressismo” (con differenziazioni) gestiscono il sistema capitalista generalmente in direzione socialdemocratica, prendendo alcune misure per alleviare le forze popolari dalla povertà estrema e garantire un livello minimo di servizi sociali affinché si riproduca la forza lavoro che continua ad essere una merce. Inoltre, questi governi nazionalizzano alcune aziende private soprattutto nel settore dell’energia e delle risorse minerarie.

Questo elemento non è un cambiamento radicale perché si tratta di uno sviluppo che si svolge nel quadro dei rapporti di produzione capitalistici e la proprietà statale (capitalista collettivo) non cambia il carattere di sfruttamento di queste imprese, il principio rimane il profitto. Attraverso l’intervento del settore pubblico si uniscono capitali sparsi, si promuove la centralizzazione e la modernizzazione borghese.

Iniziamo da un punto di partenza specifico. Lo stato borghese, indipendentemente dalla forma che assume, è lo stato dei capitalisti e “quanto più si appropria le forze produttive, tanto più diventa un capitalista collettivo, tanto maggiore è il numero di cittadini che esso sfrutta. Gli operai rimangono dei salariati, dei proletari. Il rapporto capitalistico non viene soppresso, viene invece spinto al suo apice. Ma giunto all’apice, si rovescia” (Engels, L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza).

In secondo luogo, poiché si mantengono i rapporti di produzione capitalistici e il plusvalore, il lavoro non remunerato, si trasforma in capitale che si accumula, si mantiene la base dell’acuirsi della contraddizione fondamentale del sistema. Si mantiene l’anarchia nella produzione e durante la crescita dell’economia capitalista si formano le precondizioni per la manifestazione della crisi capitalista, con l’aumento della disoccupazione, l’aumento della povertà relativa e assoluta, l’eliminazione dei diritti conquistati durante il periodo precedente.

Si manifesta un circolo vizioso e pertanto è necessaria la comparazione con i periodi precedenti, non è sufficiente affermare che “adesso una parte del popolo vive meglio”. In ultima analisi, la modernizzazione borghese e la riproduzione della forza lavoro a un livello minimo da permettere la produzione di plusvalore è un’aspirazione della borghesia, anche dei suoi rappresentanti politici più conservatori.

La funzione implacabile delle leggi del capitalismo ha portato alla crisi degli anni 1990 in molti paesi dell’America Latina. In questo periodo inoltre, le contraddizioni del sistema si manifestano con la crescita dell’inflazione in Argentina, Venezuela, ecc. a livelli molto alti, con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie popolari, anche se si presero misure per il controllo dei prezzi.

Non bisogna sottovalutare gli indicatori che registrano ad esempio la riduzione del tasso di povertà, ma questo non può tacere il problema della povertà generalizzata, le cause che la generano e la riproducono, gli alti profitti che allo stesso tempo sono nelle mani dei capitalisti.

Ad esempio, non è corretto considerare le recenti proteste in Brasile e in Argentina solo dal punto di vista che dice che l’opposizione ha cercato di guadagnare terreno. Questo è ben noto. La cosa fondamentale è che ci sono acuti problemi popolari, c’è una base oggettiva per lo sviluppo delle lotte e la richiesta del soddisfacimento delle istanze popolari. Questo è un compito del movimento operaio che deve contribuire all’organizzazione della classe operaia e allo sviluppo della sua lotta in direzione classista, antimonopolista-anticapitalista, affinché non sia intrappolata in una o l’altra soluzione amministrativa, governativa.

Alcuni esempi utili.

Il Brasile è uno stato capitalista moderno con una posizione alta nel sistema imperialista. E’ la sesta potenza capitalista mondiale. Ha una forte industria e produzione agricola, infrastrutture significative, risorse minerarie ed energetiche.

Ha una numerosa classe operaia; sono maturate le condizioni materiali che permettono la costruzione del socialismo.

Il capitale monopolista espande le sue attività soprattutto in America Latina, Africa, Asia, in tutto il mondo, partecipa alla rivalità inter-imperialista internazionale utilizzando la partecipazione del Brasile nel gruppo dei BRICS.

In questo stato, 53 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e 23 milioni in condizioni di indigenza estrema assoluta.

Nel 2010, i 100 maggiori gruppi imprenditoriali hanno realizzato un fatturato pari a circa il 56% del PIL, i primi 20 gruppi hanno un fatturato pari al 35% della ricchezza prodotta dai lavoratori.

Tra il 2000 e il 2009 sono stati trasferiti nelle mani del capitale finanziario da parte dello stato borghese risorse che rappresentato il 45% del PIL.

Stiamo parlando del Brasile e bisogna notare che in altri paesi dell’America Latina, con una posizione inferiore nella piramide imperialista, dove ci sono governi “di sinistra”, la situazione della classe operaia e dei settori popolari è ancora peggiore.

Ad esempio, in Bolivia le 100 famiglie più ricche possiedono oltre l’80% della terra fertile, mentre oltre l’80% dei piccoli contadini e degli indios vivono sotto la soglia di povertà. In tutti i paesi, come prima, la povertà relativa e assoluta, il lavoro senza sicurezza sociale e il lavoro minorile sono ad alti livelli.

Affrontare questi problemi duraturi, la salvaguardia del diritto al lavoro, ai servizi sanitari e d’istruzione gratuiti che ha raggiunto Cuba, nel periodo dopo la Rivoluzione, evidenzia la necessità del socialismo, del potere operaio, della socializzazione dei mezzi di produzione, della pianificazione centrale.

In terzo luogo, i programmi elettorali dei partiti socialdemocratici attorno ai quali si sono create formazioni governative si caratterizzano per la gestione del sistema di sfruttamento, ornato con vari slogan e promesse per la manipolazione delle forze popolari.

Ad esempio, il programma della “Nuova Maggioranza” della signora Bachelet in Cile, costituisce una proposta di modernizzazione borghese che pretende di trattare i problemi della competitività nell’industria mineraria, nell’energia, ecc. con l’aumento della produttività del lavoro, sempre “in cooperazione e dialogo tra il settore pubblico e privato”.

Per la promozione della modernizzazione borghese si pretende assimilare il movimento operaio. La signora Bachelet sostiene che “i cambiamenti si possono realizzare attraverso il voto”, e sottolinea che vuole “ridare prestigio alla politica, alle istituzioni, affinché i nostri compatrioti continuino a credere nelle istituzioni del Cile”. Nel suo programma si parla del “superamento delle differenze esistenti tra imprenditori e lavoratori” e dice che “per aumentare il reddito dei lavoratori è necessario aumentare la produttività”, che praticamente conduce all’intensificazione dello sfruttamento relativo.

In economia, si fomenta l’illusione che lo “sviluppo economico (capitalista) sia il cammino fondamentale per affrontare la disuguaglianza, l’eliminazione della povertà, il miglioramento delle condizioni di vita”, mentre allo stesso tempo promette una politica di benefici per molte famiglie povere.

L’aumento graduale delle imposte sui profitti dal 20 % al 24 % è stato compensato da nuovi incentivi e deduzioni che sono previsti in nome dell’attrazione degli investimenti.

La linea di base del governo cileno è la “responsabilità fiscale per generare stabilità macroeconomica”, una ricetta provata affinché i salari, le pensioni e i servizi sociali si mantengano a livelli bassi.

Promette un sistema di istruzione gratuito, ma perpetua l’istruzione privata, sollevando la questione della trasformazione delle istituzioni private in istituzioni “senza fini di lucro”, finanziate dallo stato.

La “nuova Costituzione” salvaguardia il “diritto alla proprietà”, l'”autonomia della banca centrale”, che dà il tono dell’intervento del sistema bancario nella gestione dell’economia capitalista avendo come criterio gli interessi delle grandi imprese.

L’esperienza storica dimostra che l’appoggio, la partecipazione dei partiti comunisti a formazioni di alleanze o governi di gestione borghese, non è favorevole allo sviluppo della lotta popolare. Al contrario, sorgono problemi nell’attività indipendente del Partito comunista, si rafforza la percezione sulla “via a senso unico” capitalista e regredisce lo sviluppo della coscienza di classe, si indebolisce la lotta per il socialismo e si intrappolano le forze popolari nella ricerca di soluzioni nel quadro del sistema di sfruttamento, si dirigono ad appoggiare settori della borghesia, si abbassa il livello di richieste della classe operaia.

Le affermazioni sul cambiamento della correlazione di forze a favore del popolo e la formazione di condizioni positive nella lotta dei partiti comunisti che partecipano ai governi “progressisti” di gestione borghese è un mito che è stato rifiutato molte volte nella pratica. Attraverso questo processo si indeboliscono le agitazioni radicali, si favorisce l’integrazione alle aspirazioni del capitale e si rafforza la posizione della socialdemocrazia, delle forze borghesi in generale.

In Europa, con il titolo di partito comunista, partiti in Francia e in Italia hanno partecipato a governi, “di sinistra” e “centrosinistra”. E’ stata un’esperienza dolorosa. Il movimento operaio ha compiuto passi indietro, si è applicata una politica anti-popolare dura, questi governi hanno preso parte a interventi imperialisti, e il movimento comunista è stato accusato di responsabilità e mancanza di affidabilità.

A Cipro, AKEL è stato eletto alla presidenza della Repubblica, ha assunto la responsabilità del governo ma la gestione del capitalismo non lascia spazio a soluzioni favorevoli per il popolo. Dopo la manifestazione della crisi capitalista, le conseguenze a spese del popolo sono state forti.

Questi “esperimenti” hanno portato al fallimento, si sono convertiti in un ponte e al governo sono giunte di nuovo le forze conservatrici, partiti della destra che hanno negato le aspettative popolari, imponendo dure politiche antipopolari.

Questi elementi non vanno sottovalutati e non si dovrebbero trascurare dicendo che questi governi “progressisti” possono servire come strumenti di transizione al socialismo. L’esperienza storica ci insegna, e ancora più insegna l’esempio del Cile.

L’euforia creata dalla elezione del presidente Allende fu accompagnata dalla sottovalutazione della organizzazione e lotta rivoluzionaria, con l’intrappolamento nella via parlamentare, la legalità e le istituzioni (borghesi), la sottovalutazione dello stato borghese e dei suoi meccanismi.

La borghesia e il suo stato, con l’aiuto degli Stati Uniti o di altre potenze imperialiste, non ha esitato a ricorrere a un colpo di stato o ad assassini di combattenti. In Colombia, la borghesia, l’esercito, la polizia, tutti i tipi di “servizi” usano tutti i mezzi per attaccare le FARC-EP, per schiacciare la resistenza e la lotta popolare.

Ossia, non bisogna fomentare illusioni sulla situazione né abbellire lo stato borghese.

Nella pratica, finché si mantiene lo stato borghese, la proprietà capitalista e le relazioni mercantili in generale, si manterrà e si intensificherà il problema dello sfruttamento, la disoccupazione e la povertà continuerà ad esistere, le misure per il sollievo della classe operaia e dei settori popolari saranno assimilate, i bisogni popolari rimarranno insoddisfatti. Su questa base le speranze del popolo saranno negate, la tolleranza del popolo si esaurirà, le forze borghesi passeranno al contrattacco utilizzando la macchina statale (borghese).

SULLE UNIONI ECONOMICHE-POLITICHE

Negli ultimi anni si è intensificato il dibattito ideologico-politico sulle unioni economiche-politiche interstatali che, a parte l’Unione Europea, si espandono in tutte le regioni del mondo, compresa l’America Latina.

Cosa sono la “Unione delle Nazioni Sudamericane” (UNASUR), o il “Mercato del Sud” (MERCOSUR), la “Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici” (CELAC) o le altre unioni?

La loro base dimostra che si tratta di unioni di stati capitalisti che indipendentemente dal fatto che il governo di uno Stato sia liberale o socialdemocratico, indipendentemente dal fatto che partecipino stati con governi che si auto-proclamano di “sinistra” e indipendentemente dalla forma di gestione, si basano sui grandi gruppi economici e sui loro interessi. Questo è il punto di partenza delle transazioni commerciali ed economiche dei piani promossi nello sviluppo delle relazioni interstatali, nonché delle relazioni con altri paesi capitalisti o unioni imperialiste.

In questo quadro si creano canali di comunicazione tra gli stati per la coordinazione delle loro attività contro i movimenti popolari.

Nel quadro dello sviluppo diseguale e delle relazioni interstatali diseguali si evidenzia il ruolo dirigente di Brasile e Argentina che utilizzano queste unioni per la migliore promozione degli interessi monopolistici.

La rivalità tra le unioni di America Latina, Stati Uniti e Unione Europea sono relazioni di rivalità per il controllo dei mercati e allo stesso tempo relazioni di cooperazione economica e politica. L’Unione Europea, per esempio, come unione imperialista interstatale, ha prestato grande attenzione alla “Strategia Regionale per l’America Latina 2007-2013” al fine di connettere le due regioni negli ambiti politico, economico e sociale, come indicato nelle rispettive direzioni.

Queste unioni in America Latina, così come la “Alleanza Bolivariana per le Americhe” (ALBA), a cui partecipa Cuba, oggettivamente non possono agire a favore dei popoli perché, nonostante il rafforzamento delle relazioni economiche, lo scambio di merci e servizi, il fattore determinante è il criterio dei profitti delle imprese capitaliste e questo non cambia con la partecipazione di Cuba.

Inoltre, si trae una conclusione generale che sottolinea che attraverso le relazioni internazionali, con l’intervento delle unioni economiche e politiche capitaliste, la borghesia utilizza i nuovi mezzi per minare la lotta di classe. Ad esempio, il recente intervento dell’UE negli affari interni di Cuba solleva la questione dell’uso delle relazioni economiche e commerciali per rafforzare le forze e gli interessi che cercano la restaurazione del capitalismo.

Queste constatazioni sulle unioni interstatali in America Latina sono valide in differenti dimensioni, con differenti caratteristiche generali rispetto al gruppo BRICS (cooperazione di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

Oggi, queste economie non sono nemmeno “emergenti”, ma sono economie di stati capitalisti con forte base monopolista, con forti vincoli nel sistema imperialista, costituendo ¼ del PIL mondiale, il 40 % della popolazione mondiale e il 26 % del territorio.

A causa della base capitalista, si mantengono la disuguaglianza e le relazioni diseguali. La rivalità dei BRICS, per esempio con gli Stati Uniti e l’Unione Europea si combina con la rivalità tra gli stessi paesi del gruppo BRICS perché le capacità e gli obiettivi politici, economici e militari della Cina sono differenti da quelli degli altri stati. In Africa, ad esempio, così come in America Latina, si sta intensificando la rivalità tra i monopoli cinesi e brasiliani per il controllo delle risorse energetiche e i mercati. Lo stesso vale in Medio Oriente, Nord Africa, tra Cina e Russia.

Le forze che lodano i BRICS e l’alto tasso di crescita capitalista si preoccupano per il rallentamento delle economie di questi stati e questo è solo un aspetto dello sviluppo, perché esiste sempre il pericolo dello scoppio della crisi, che è nel DNA del capitalismo.

Pertanto, bisogna rafforzare il criterio di classe perché esiste un alto rischio di intrappolare ulteriormente la classe operaia nelle false aspettative e in una speranza di soluzioni favorevoli alla classe operaia da parte della borghesia, a livello internazionale o attraverso unioni imperialiste interstatali.

Il concetto del “progressismo” così come l’analisi che abbellisce il carattere imperialista delle unioni interstatali si inseriscono nella logica del cosiddetto “Socialismo del XXI secolo” attraverso cui si è tentato di manipolare in maniera massiccia i popoli (soprattutto) d’America Latina dopo il rovesciamento controrivoluzionario del socialismo in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti.

Questo sostituto del socialismo, dal primo momento della sua comparsa, ha cercato di calunniare il socialismo scientifico, la costruzione del socialismo in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti.

In realtà si tratta di un intervento destinato a promuovere la posizione opportunista pericolosa della “umanizzazione” del capitalismo, dell’intrappolamento della lotta di classe nel quadro del parlamentarismo borghese, della negazione della lotta rivoluzionaria.

La logica utopistica della democratizzazione dello stato borghese, del potere dei monopoli e la promozione dell’economia capitalista “mista” si promuovono come il nuovo “modello” del socialismo.

Nella posizione della classe operaia, della classe dirigente la cui missione storica è di rovesciare lo sfruttamento capitalista, emergono come “obiettivi rivoluzionari” un numero di movimenti con posizioni di gestione socialdemocratica, keynesiana del sistema. Invece della necessaria politica di alleanza dei partiti comunisti che contribuiscono alla concentrazione e preparazione delle forze operaie e popolari in direzione anticapitalista-antimonopoliste, appare come soluzione la cooperazione dei partiti comunisti con la socialdemocrazia.

L’insieme delle posizioni del cosiddetto socialismo del XXI secolo è usato per l’erosione ideologica dei partiti comunisti e questo richiede un confronto decisivo sulla base delle leggi scientifiche della lotta di classe, della rivoluzione e della costruzione socialista.

La deviazione opportunista che ha condotto alla violazione delle leggi scientifiche del socialismo, alla loro distorsione e sostituzione con le leggi economiche e politiche che corrispondono al sistema capitalista, durante la costruzione socialista, ha avuto un prezzo elevato e ha portato al rovesciamento del potere operaio e alla restaurazione del sistema di sfruttamento.

La nascita e lo sviluppo dei monopoli in Cina e il dominio dei rapporti di produzione capitalisti, così come la percezione e la pratica del cosiddetto “socialismo di mercato”, avvertono che la controrivoluzione va avanti e questa è una questione di grave preoccupazione per i partiti comunisti che si basano sul terreno del marxismo-leninismo.

LEGGI SCIENTIFICHE FONDAMENTALI DELL’EDIFICAZIONE SOCIALISTA

Il KKE attraverso un lungo studio ha analizzato le cause del rovesciamento controrivoluzionario, ha confermato i principi che caratterizzano l’edificazione socialista.

Il socialismo è la prima fase della formazione economico-sociale comunista; non è una formazione economico-sociale indipendente. Si tratta di un comunismo immaturo. Funziona la legge fondamentale del modo di produzione comunista: produzione pianificata per l’ampia soddisfazione delle necessità sociali.

La costruzione socialista è un processo ininterrotto, che inizia con la presa del potere da parte della classe operaia. Inizialmente, si crea un nuovo modo di produzione che tende ad abolire completamente i rapporti capitalistici, la relazione tra capitale e lavoro salariato.

– Si socializzano i mezzi di produzione nell’industria, energia e forniture idriche, telecomunicazioni, costruzioni, riparazioni, mezzi di trasporto pubblico, commercio all’ingrosso e al dettaglio e commercio d’importazione e d’esportazione, infrastruttura concentrata turistica e della ristorazione.

– Si socializza la terra, le coltivazioni agricole capitaliste.

– Si elimina la proprietà privata e l’attività economica nell’istruzione, sanità e benessere, cultura e sport, mezzi di comunicazione. Si organizzano completamente e esclusivamente come servizi sociali.

– La produzione industriale e la maggior parte della produzione agricola si realizzano con rapporti di proprietà sociale, pianificazione centrale, controllo operaio.

– La forza lavoro cessa di essere una merce. Si proibisce l’utilizzo del lavoro degli altri.

– La forza lavoro, i mezzi di produzione, le materie prime e industriali e le risorse, si utilizzano nella produzione e organizzazione dei servizi sociali e amministrativi attraverso la Pianificazione centrale.

Si creeranno unità statali di produzione per la produzione e trasformazione di prodotti agricoli come materie prime o prodotti di consumo. Gli agricoltori senza terra lavoreranno nelle unità agricole socialiste. La misura della socializzazione della terra ne esclude la possibilità di concentrazione, il cambiamento del suo uso e la sua commercializzazione.

Sarà promossa la cooperativa di produzione agricola che ha diritto all’uso della terra socializzata come mezzo di produzione. La concentrazione, lo stoccaggio, la conservazione e il trasporto della produzione agricola attraverso il meccanismo statale centrale.

La Pianificazione centrale esprime la forma cosciente delle proporzioni oggettive della produzione e distribuzione, così come lo sforzo per lo sviluppo globale delle forze produttive. Si tratta di un rapporto di produzione e distribuzione comunista.

La crisi capitalista sincronizzata e la possibilità del manifestarsi della crisi nei paesi che oggi sono nel ciclo di crescita dell’economia, l’intensificazione degli antagonismi inter-imperialistici e il pericolo di una nuova o di nuove guerre imperialiste, la situazione che sperimentano la classe operaia e i settori popolari, solleva in modo imperativo la questione della migliore preparazione possibile dei partiti comunisti per rispondere ai complessi compiti della lotta di classe. Questo può essere fatto solamente con una strategia e tattiche rivoluzionarie e in questa direzione il KKE contribuirà con tutte le sue forze.

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