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Enver  Hoxha  CONSIDERAZIONI SUL «DECALOGO» BALLISTA DI MAO TSETUNG

I revisionisti cinesi, con a capo il gruppo di Hua Kuo-feng, che si è impossessato del potere in Cina con un putsch militare, hanno pubblicato questa settimana un documento di Mao Tsetung, un discorso in dieci punti («Sui dieci grandi rapporti»), che questi ha pronunciato ad una riunione allargata dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale nell’aprile del 1956. Questo documento è stato scritto prima dell’8° Congresso del Partito Comunista Cinese, in cui il rapporto principale era stato presentato da Liu Shao-chi. Questo rapporto aveva un contenuto revisionista. Avendo assistito a questo congresso, siamo rimasti stupiti di veder presentare un rapporto simile e ci aspettavamo che, per lo meno in seguito, fosse denunciato assieme a Liu Shao-chi, che fu liquidato. Ma in realtà, in questo rapporto all’8° Congresso, i problemi furono trattati conformemente alle idee di Mao Tsetung; ragion per cui fu considerato giusto anche dopo la Rivoluzione Culturale. Sono una conferma di ciò i dieci comandamenti del «decalogo» ballista di Mao, comandamenti che costituiscono la sua strategia e la sua concezione non marxista, eclettica del mondo. Questi dieci comandamenti di Mao furonu scritti e posti dopo il 20° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, dove il revisionista e rinnegato Krusciov attaccò il marxismo- leninismo e calunniò Stalin, coprendolo di fango. In questo modo Mao prese in mano l’iniziativa, probabilmente coordinata con i kruscioviani. E così fu. Krusciov aveva messo al corrente Mao delle sue idee revisioniste e delle azioni che intendeva intraprendere. Mao era d’accorlo con Krusciov, come dichiarò pubblicaanente lui stesso alla Conferenza di Mosca del 1957, in cui elogiò Krusciov, attaccò Stalin e approvò la liquidazione ad opera di Krusciov del «gruppo antipartito di Moltaov e compagni». Cosi Mao aiutò Krusciov, aderì alla linea del 20° Congresso e si espresse contro Stalin. L’8° Congresso del Partito Comunista Cinese era stato concordato con i kruscioviani, poiché i due «compari» avevano le stesse idee. Naturalmente. anche Krusciov fece delle promesse a Mao, ma non le mantenne, lo ingannò per riuscire a guadare il fiume…[..]

Pubblicando questo «decalogo», Hua Kuo-feng e soci desiderano legalizzare la loro linea revisionista, desiderano legalizzare la loro attività controrivoluzionaria, desiderano legalizzare l’abbandono della Rivoluzione Culturale, perché pensano di poter così pescare più facilmente nel torbido, benché come ho scritto in precedenza, la Rivoluzione Culturale in Cina non poggiasse su basi rivoluzionarie, ma su basi opportunistiche. Si è trattato della lotta di un gruppo opportunista ,con a capo Mao Tsetung, contro un altro gruppo opportunista che faceva capo a Liu Shao-chi, Chou En-lai, Teng Hsiao-ping, Pen Chen ecc., che avevano usurpato il potere. Mao Tsetung era minacciato da questo gruppo avversario ed egli sarebbe stato gettato nella pattumiera della storia, come lui stesso vi gettò Liu Shao-chi. Del culto nei suoi confronti, che era alle stelle, Mao seppe trarre profitto, sebbene egli stesso abbia tacciato altri di essere vanitosi perché erano oggetto, a suo dire, di un simile culto. Questi vanitosi, secondo Mao, sono Stalin e compagni. Mao Tsetung approfittò dunque dello sfrenato culto di cui era stato oggetto durante tutta la sua vita, sollevò l’esercito, si appoggiò su di esso e sulla gioventù studentesca e scatenò la cosiddetta Rivoluzione Culturale. Ma egli non ,permise nemmeno a questa rivoluzione di svilupparsi fino in fondo, perché metteva in pericolo tutti i quadri opportunisti che facevano parte del gruppo di Liu Shao-chi e di Chou En-lai, perché costituiva un pericolo per la sua stessa persona. Perciò, dopo un certo tempo, fece ruotare il timone in un’altra direzione, appoggiò gli elementi di destra e diede il potere a Chou En-lai, che elaborò ed applicò i suoi piani.

In questo periodo, i nuovi elementi emersi durante il processo della Rivoluzione Culturale, in particolare i «quattro, ora definiti «traditori» da Hua Kuo-feng, vedendo il terribile precipizio verso il quale costui stava portando la Cina, si sforzarono, a loro modo e con i loro metodi, che, a quanto pare, non erano ben studiati né ben maturati, e probabilmente non completamente giusti, ma che tuttavia erano più o meno rivoluzionari, di porre termine a quest’attività ostile che stava conducendo la Cina al socialimperialismo. Dopo la morte di Mao, gli elementi di destra riuscirono ad impossessarsi del potere. Immediatamente, con un solo colpo, come essi dicono, colpirono gli elementi di sinistra e repressero la rivoluzione. Dunque, a reprimere la rivoluzione in Cina, furono i controrivoluzionari portati al potere e al spartito da Mao Tsetung e dai suoi seguaci.

Enver Hoxha, Riflessioni sulla Cina, vol II

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