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L’IMPERIALISMO DI LENIN, E LA SUA CENTRALITA’ PER UN’ANALISI MARXISTA DELL’EPOCA CONTEMPORANEA

 http://www.piattaformacomunista.com/

di Aldo Serafini

(Introduzione al dibattito svoltosi nel novembre 2001 al Corso di formazione dei comunisti,

Casa del Popolo Andrea del Sarto – FI)

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La mia introduzione al dibattito di questa sera ha per compito di illustrare la centralità del saggio di Lenin L’imperialismo, fase suprema dei capitalismo, per un’analisi marxista dell’epoca in cui viviamo. E’ un compito non facile, data la straordinaria ricchezza di contenuto di questo libro, che occupa un posto centrale nell’opera teorica di Lenin e che sentiamo oggi di grande attualità, se pensiamo al momento storico nel quale esso venne pubblicato: il 1916, mentre infuriava in tutta Europa la prima guerra mondiale. Ebbene, oggi ci troviamo nuovamente in piena guerra, diversa – per le sue particolarità – da quella di allora, ma con tutte le caratteristiche di una nuova, sanguinosa, brigantesca guerra imperialista per il dominio del mondo da parte del capitale.

Sentiamo oggi pienamente attuale questo saggio di Lenin perché, come tutti i suoi scritti, esso non è un’opera accademica, ma un’approfondita analisi marxista destinata al proletariato rivoluzionario, come arma di lotta contro le borghesie imperialiste e contro l’opportunismo che dilagava nelle file dei movimento operaio.

Pochi cenni per ricordare ai compagni che il libro fu preparato da Lenin, negli anni del suo esilio in Svizzera, con grande scrupolosità scientifica, attraverso la lettura e lo studio di 148 libri e 232 articoli, dai quali egli trasse una quantità di annotazioni e di estratti (che sono stati poi raccolti nei “Quaderni sull’imperialismo”, il vol. 39′ delle sue Opere complete). Sono gli stessi anni di esilio nei quali Lenin approfondisce lo studio della dialettica (e vedremo fra breve l’importanza teorica di questo fatto), stendendo un’altra serie di note e di estratti che furono poi raccolti nei “Quaderni filosofici”, il vol. 381 delle sue Opere).

L’imperialismo era destinato ad essere pubblicato legalmente in Russìa, e sottoposto quindi alla censura zarista: Lenin fu costretto a tener conto di questa limitazione, ed egli stesso osserva di averlo dovuto scrivere “con la lingua dello schiavo”. Di qui la grande importanza delle due prefazioni, scritte – la prima – dopo la caduta dello zarismo e – la seconda – dopo la vittoriosa Rivoluzione d’ottobre: prefazioni molto incisive e taglienti, nelle quali Lenin, che poteva ormai scrivere liberamente, spiega con chiarezza le finalità politiche della sua ricerca teorica. Per questa ragione, fanno da indispensabile complemento a L’imperialismo alcuni scritti di battaglia politica di Lenin, che sono stati indicati nella bibliografia distribuita ai compagni del corso.

Il senso complessivo del libro è già compendiato nel titolo: L’imperialismo, fase suprema del capitalismo. Come vedremo, per Lenin l’imperialismo non è semplicemente un orientamento politico che la classe capitalistica possa

scegliere o “non scegliere” a suo piacimento, ma un ben preciso stadio di sviluppo del capitalismo, che ha avuto la sua origine negli ultimi anni dell’Ottocento e occupa un’intera epoca storica: la nostra, quella nella quale noi ancora viviamo. E’ la fase ultima e suprema di sviluppo del capitalismo: rispetto alle fasi che l’hanno preceduta, essa presenta delle caratteristiche specifiche, che esamineremo.

Un’ultima osservazione preliminare. Lenin dette al suo libro il sottotitolo “Saggio popolare”: perché volle chiamarlo così? In altra occasione, a proposito della pubblicazione di un quotidiano bolscevico, egli scrisse “Questo giornale deve essere popolare nel senso che deve essere accessibile a milioni di uomini, senza per questo cadere nella volgarizzazione. Non deve scendere al livello del lettore incolto, ma aiutarne instancabilmente, in modo graduale, lo sviluppo”. In questo stesso spirito Lenin scrisse L’imperialismo.

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Contenuto del libro di Lenin è l’analisi della “sostanza economica” dell’imperialismo, come fondamento dell’analisi della situazione politica mondiale.

Il metodo di pensiero che informa tutta l’opera è il metodo dialettico (contro l’empirismo e l’osservazione dei puri fenomeni di superficie): esame ampio di tutto l’insieme dei fatti concreti e delle loro molteplici relazioni; indagine dei nessi interni e delle tendenze contraddittorie che si rivelano nella realtà; e, su questa base, ricerca dell’essenza dell’imperialismo e individuazione delle manifestazioni fenomeniche in cui questa essenza si esprime.

L’essenza (economica) dell’imperialismo è la formazione del monopolio come conseguenza della concentrazione della produzione capitalistica, che, a sua volta, è il risultato delle due tendenze fondamentali (strettamente legate fra loro) del processo di riproduzione allargata del capitale analizzato da Marx: la concentrazione del capitale (cioè l’aumento del capitale per effetto dell’accumulazione interna del profitto ottenuto da una determinata impresa) e la centralizzazione del capitale (cioè l’incremento di esso in seguito a fusione di più capitali prima separati). Sono fenomeni (fusioni di imprese, acquisizioni, ecc.) che abbiamo continuamente sotto gli occhi, in Italia e sul piano internazionale, e che sono stati esaminati e discussi in altre precedenti tornate del nostro corso di formazione dei comunisti.

Un punto dev’essere ben chiaro: il monopolio non elimina la concorrenza, che è una componente ineliminabile del capitalismo. Essa continua a operare: 1) all’interno dei settori economici non monopolistici; 2) fra questi e il settore monopolistico; 3) come concorrenza intermonopolistica. La formazione dei monopoli non sopprime le altre forme di capitalismo non monopolistico: per questo Lenin definisce il capitalismo monopolistico una sovracostruzione del capitalismo.

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Lenín individua cinque caratteristiche fondamentali dell’imperialismo

1) la concentrazione della produzione e del capitale;

2) la fusione/simbiosi del capitale bancario e del capitale industriale e la conseguente formazione di un’oligarchia finanziaria.

3) l’esportazione di capitale;

4) la ripartizione del mondo fra i gruppi monopolistici internazionali;

5) la ripartizione dell’intera superficie terrestre fra le grandi potenze imperialistiche.

La definizione leniniana dell’imperialismo come “lo stadio monopolistico del capitalismo” è la sintesi dialettica di queste cinque caratteristiche, che rappresentano altrettante modalità di possesso e di dominio monopolistico.

Consideriamole brevemente ad una ad una. Alla prima ho già accennato più sopra: oggi le grandi concentrazioni monopolistiche hanno assunto proporzioni gigantesche (un esempio per tutte, la Microsoft nordamericana).

Di importanza fondamentale è la seconda caratteristica, la “simbiosi” fra capitale bancario e capitale industriale, secondo una formulazione dovuta a Bucharin, che Lenin ritiene particolarmente “indovinata” e che adotta anche lui. Non c’è “assorbimento” della prima forma di capitale nella seconda, o viceversa. La simbiosi, in natura, è quella forma di vita associata per cui due animali, o una pianta e un animale, stabiliscono fra loro intense relazioni funzionali, e talvolta anche strutturali, con reciproco vantaggio. E’ proprio questo tipo di rapporti, funzionari e strutturali, che si stabiliscono fra banca e industria nell’epoca del capitale monopolistico. A questa simbiosi Lenin dà il nome di “capitale finanziario” (da non confondere col capitale puramente monetario e speculativo, secondo l’uso corrente dei commentatori economici borghesi). Il capitale finanziario si concentra sempre più nelle mani di una “oligarchia finanziaria”, (cioè di una ristretta minoranza della classe capitalistica) che tende al dominio economico dei mondo.

Tipica della fase imperialistica del capitalismo è l’esportazione di capitale, mentre nello stadio non imperialista era prevalente l’esportazione di merci. Lenin vede molto lucidamente che l’esportazione di capitale non si dirige soltanto verso territori agrari o paesi sottosviluppati, ma anche verso paesi ad alto o medio sviluppo capitalistico: il capitale viene esportato in tutte le direzioni, e oggi, nell’epoca della cosiddetta “globalizzazione”, il fenomeno a cui assistiamo è quello dei più intensi movimenti di capitali, che utilizzano – per il loro trasferimento – le più modernne e veloci tecniche di informazione e dì comunicazione. La molla che spinge i monopoli all’esportazione di capitale non è il sottoconsumo, ma la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto: il capitale che non riesce a valorizzarsi sufficientemente in un paese o in un

gruppo di paesi, emigra in altri paesi dove può trovare forza-lavoro, materie prime e fonti energetiche a più buon mercato e lucrare quindi maggiori profitti.

I gruppi monopolistici internazionali, in concorrenza e in lotta fra loro, si ripartiscono le aree produttive e i mercati dei mondo, e le grandi potenze imperialistiche si sono già da tempo ripartita l’intera superficie terrestre. Lenin analizza il colonialismo del suo tempo come una (non la sola!) forma di dominio imperialista sui popoli; se oggi, dopo le lotte antimperialiste di liberazione nazionale che hanno fatto sèguito alla fine della seconda guerra mondiale, non vi sono più colonie e semicolonie di tipo tradizionale, assistiamo tuttavia allo sviluppo di fenomeni di neocolonialismo, e sempre più diffusa è la terza forma di dipendenza analizzata da Lenin: la dipendenza finanziaria dei paesi più deboli e sottosviluppati dalle grandi potenze imperialiste (il caso già preso in considerazione da Lenin era quello della dipendenza e sudditanza finanziaria dell’Argentina, paese politicamente indipendente, dall’Inghilterra imperialista).

La già terminata ripartizione della superficie terrestre fra le grandi potenze è la radice dei loro contrasti e delle guerre imperialiste per una nuova ripartizione del mondo.

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Numerose sono le forme di manifestazione fenomenica del monopolio e del capitale finanziario, che – negli 85 anni che ci separano dall’Imperialismo di Lenin – si sono venute variamente trasformando, anche se la loro essenza monopolistica non è mutata: il pool (un accordo temporaneo o momentaneo fra capitalisti per la fissazione dei prezzi e l’acquisto di materie prime); il cartello (un accordo più duraturo – per la ripartizione dei mercati di vendita – fra imprese che mantengono la loro autonomia commerciale); il sindacato fra imprese (che perdono, in tal caso, la loro autonomia commerciale dando vita a una società per azioni che acquista e vende tutti i prodotti delle associate); il trust (un’unione personale fra capitalisti, organizzata in forma dì società per azioni che diventa, in questo caso, anche proprietaria delle imprese facenti parte del trust); il Konzern (una forma più elastica, basata su un insieme di cointeressenze e di partecipazioni fra imprese che producono le stesse merci).

Ma la forma di gran lunga prevalente oggi è la holding, una società finanziaria che tiene in portafoglio titoli azionari di diverse società (società madri, società figlie, ecc.), intervenendo nella loro attività produttiva; le multinazionali oggi esistenti hanno, in gran parte, la forma della holding, che dirama la sua attività di comando in un gran numero di filiere produttive, situate nelle più varie aree del mondo.

Decisiva, nell’epoca dell’imperialismo, è la funzione delle banche e della Borsa. Le prime non sono più (com’erano alle loro origini) delle semplici intermediarie negli scambi commerciali, ma sono diventate creatrici di credito e di moneta e, insieme alla Borsa, raccoglitrici di risparmio, cioè di vaste masse monetarie che cercano di “valorizzarsi” attraverso gli impieghi più vari. Ma poiché il saggio di profitto ottenibile dall’investimento nella produzione della ricchezza materiale (in quella che, nel linguaggio borghese corrente, viene chiamata “l’economia reale”) tende a diminuire, cresce di conseguenza la massa del capitale liquido, del capitale monetario che, per “valorizzarsi”, viene impiegato in attività speculative, con i crolli borsistici e i fallimenti ai quali periodicamente assistiamo.

E’ questa la prova sempre più stringente della natura parassitaria del capitale finanziario, ampiamente analizzata da Lenin come uno degli aspetti della putrefazione del capitalismo nell’epoca imperialista. E’ caratteristica della nostra epoca la formazione, all’interno di ogni paese imperialista, di strati sociali parassitari di “tagliatori di cedole” (ai quali, attraverso un indissolubile intreccio di profitti e di rendite, va una parte cospicua del plusvalore estorto alla classe operaia) e, sul piano internazionale, la formazione di “Stati rentier”, che – attraverso il meccanismo dei prestiti internazionali e dello “scambio ineguale” – si arricchiscono a spese degli Stati più deboli e sottosviluppati. “Il mondo si divide”, scrive Lenin, “in un piccolo gruppo di Stati usurai e in un’immensa massa di Stati debitori”. In precedenti tornate del nostro corso di formazione abbiamo visto quale ruolo svolgano, in questo meccanismo, quelle tipiche istituzioni capitalistiche del nostro tempo che sono il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il WTO.

Un altro importante aspetto del parassitismo del capitale finanziario è costituito dai crescenti ostacoli che esso oppone al progresso tecnico. Lenin non cade nell’errore meccanicistico di negare la tendenza all’innovazione che il capitalismo mantiene anche nell’epoca imperialistica, ma vede con altrettanta lucidità la tendenza contraria e sottolinea i freni che il progresso tecnico- scientifico subisce a causa della sete di massimo profitto del capitale, freni ai quali si è aggiunta – negli ultimi decenni – la crescente tendenza distruttiva del capitale imperialista, che sta devastando selvaggiamente l’ambiente naturale e minacciando la sopravvivenza stessa dell’umanità.

“Il capitale finanziario”, scrive Lenin, “stende letteralmente i suoi tentacoli in tutti i paesi del mondo”; ma, in conseguenza delle crisi da cui è scossa periodicamente l’economia mondiale, il predominio del capitale finanziario, lungi dall’attenuare le contraddizioni del sistema imperialista, le rende sempre più acute ed esplosive.

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Come Lenin ha instancabilmente sottolineato non solo ne L’imperialismo, ma in molti altri suoi scritti (alcuni dei quali abbiamo indicato nella bibliografia), sul piano politico la volontà di dominio del capitale monopolistico si esprime in due tendenze fondamentali:

  • la tendenza alle annessioni territoriali, con conseguente negazione dell’autodecisione delle nazioni;
  • la tendenza alla reazione politica. Finché il dominio del capitale non è immediatamente minacciato da una rivoluzione proletaria, la forma delle istituzioni democratico-borghesi viene mantenuta, ma la libertà e la democrazia vengono continuamente ristrette c/o svuotate dei loro contenuto; quando sente vicino il pericolo di perdere il suo dominio di classe, la borghesia non esita a distruggere le stesse istituzioni democratico-borghesi e a sostituirle con un’aperta dittatura terroristica di stampo fascista.

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Il carattere parassitario del capitale finanziario influisce su tutti ì rapporti politico-sociali e sull’atteggiamento delle classi sociali verso la politica dell’imperialismo. 1 sovraprofitti che i grandi paesi imperialisti ottengono attraverso lo sfruttamento dei paesi coloniali o finanziariamente dipendenti permettono al capitale di creare fra i lavoratori categorie privilegiate, staccandole dalla grande massa dei proletari. Si forma, nei maggiori paesi imperialisti, un’aristocrazia operaia, che gode di un tenore di vita superiore a quello della massa e costituisce il terreno di coltura della burocrazia operaia e sindacale. Questa scissione in due della classe operaia è un fenomeno irreversibile, che caratterizza la nostra epoca imperialista e la differenzia dall’epoca del capitalismo premonopolistico analizzata da Marx e da Engels. Essa genera le due tendenze fondamentali presenti all’ínterno del movimento operaio: la tendenza rivoluzionaria e la tendenza opportunista. Quest’ultima si incarna, oltre che nella burocrazia sindacale, in quelli che Lenin definisce “partiti operai-borghesi”, cioè partiti politici che non mancano di un radicamento sociale nel proletariato, ma hanno un programma, una linea politica generale e un gruppo dirigente che tradiscono in modo permanente gli interessi fondamentali del proletariato rivoluzionario. La lotta contro questo “bubbone opportunista”, insiste Lenin ne L’imperialismo, è un compito al quale il proletariato non può sottrarsi, se vuol preparare realmente le condizioni per la vittoria della sua rivoluzione. “La lotta contro l’imperialismo, se non è indissolubilmente legata con la lotta contro l’opportunismo, è una frase vuota e falsa”: con l’opportunismo è necessaria una rottura radicale sul piano ideologico, politico e organizzativo.

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A conclusione della sua analisi, Lenin definisce il capitalismo dell’epoca imperialista capitalismo “di transizione” o capitalismo morente. La sua agonia si sta prolungando fino ai giorni nostri, con conseguenze sempre più gravi per il proletariato, per i popoli oppressi e per tutta l’umanità. La crisi generale dei capitalismo (crisi economica, sociale, politica, ideologica), apertasi dopo la fine della prima guerra mondiale e la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, ha aperto un’epoca di guerre e di rivoluzioni. La legge dell’ineguale sviluppo dei capitalismo genera, a più breve o a più lunga distanza di tempo, contrasti insanabili fra le potenze imperialiste ed è alla radice delle guerre imperialiste fra ì “due o tre predoni” che puntano al dominio del mondo: le alleanze interimperialiste, che di volta in volta si formano, sono – secondo l’esatta previsione di Lenin – “solo un momento di respiro fra una guerra e l’altra”. Fino a quando l’imperialismo non sarà distrutto sul piano mondiale dalle rivoluzioni proletarie, le guerre imperialiste (come, dopo Lenin, anche Stalin non si stancò mai di ribadire, contro le illusioni dei moderni revisionasti) sono inevitabili. Esse assumono, nel corso del tempo, aspetti e caratteri diversi. Possono essere guerre mondiali o guerre regionali: quelle alle quali abbiamo assistito nell’ultimo decennio (la guerra del Golfo, la guerra balcanica, l’attuale guerra di occupazione dell’Afghanistan) sono chiaramente guerre preventive (condotte dall’imperialismo americano direttamente o per interposta persona) per impedire l’emersione di potenze antagoniste globali e per sottrarre a futuri rivali una serie di indispensabili fonti energetiche in territori che gli USA giudicano di importanza strategica.

Credo che il modo migliore di concludere questa mia introduzione sia il ricordare quanto scriveva Lenin nel 1916, nella seconda prefazione a L’imperialismo: “Sulla rovina mondiale causata dalla guerra si è sviluppata una crisi rivoluzionaria mondiale che, quali che possano essere le sue vicende, sia pure lunghe e faticose, potrà sboccare soltanto in una rivoluzione proletaria e in una sua vittoria”.

Queste parole conservano anche per noi oggi un grandissimo valore. Nonostante la sconfitta temporanea del socialismo nel mondo, le condizioni oggettive, materiali, per una ripresa rivoluzionaria esistono da lungo tempo. Quelle che ancora mancano sono le condizioni soggettive. Le prime due sono: la formazione del Partito marxista-leninista come reparto d’avanguardia della classe operaia, e “la guarigione dal bubbone opportunistico” in seno al movimento operaio. Esse dipendono da noi, compagni, dalla capacità che i comunisti mostreranno di saperle realizzare.

EL IMPERIALISMO DE LENIN Y SU CENTRALIDAD PARA UN ANÁLISIS MARXISTA EN LA  ÉPOCA CONTEMPORÁNEA

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Lenin -que HACER? -No Teoría revolucionaria no puede haber movimiento revolucionario … un partido dirigido por una teoría de vanguardia puede cumplir la misión de combatiente de vanguardia … .. “En lo que a mí respecta, yo no pertenezco a cualquiera el mérito de haber descubierto la existencia de clases en la sociedad moderna o de haber descubierto la lucha entre ellos. Mucho antes que yo, algunos historiadores burgueses habían expuesto el desarrollo histórico de esta lucha de clases y algunos economistas burgueses habían expuesto la anatomía económica de las clases. Lo que yo he hecho otra vez fue demostrar: l. que la existencia de las clases sólo se conecta a ciertas etapas del desarrollo histórico de la producción; 2. que la lucha de clases conduce necesariamente a la dictadura del proletariado; 3. que esta dictadura en sí más que el tránsito hacia la abolición de todas las clases y hacia una sociedad sin clases … “(K. Marx, Carta a Weydemeyer de 5 de marzo 1852)

Aldo Serafini (Introducción al debate que tuvo lugar en noviembre de 2001 en el Curso de Formación de los comunistas, http://www.piattaformacomunista.com/

Mi introducción al debate de esta noche tiene la tarea de ilustrar la importancia del ensayo El imperialismo de Lenin, la fase superior del capitalismo, para un análisis marxista de la época en que vivimos. Es una tarea nada fácil, dada la extraordinaria riqueza del contenido de este libro, que ocupa un lugar central en la obra de Lenin teórica y escuchamos hoy de gran actualidad, si pensamos en el momento histórico en que se publicó: 1916, mientras que asoló Europa la Primera Guerra Mundial. Bueno, hoy estamos de nuevo en guerra, de lo contrario – para su peculiaridad – a partir de entonces, pero con todas las características de una nueva sangrienta guerra imperialista, rapaz para la dominación del mundo por el capital.

Oímos ahora presentar plenamente este ensayo Lenin porque, al igual que todos sus escritos, no es un trabajo académico, pero un análisis exhaustivo marxista intención proletariado revolucionario, como un arma para luchar contra la burguesía imperialista y contra el oportunismo que era rampante en las filas del movimiento obrero.

Por mencionar algunos compañeros que el libro fue preparado por Lenin, en los años de su exilio en Suiza, con gran diligencia científica, a través de la lectura y el estudio de 148 libros y 232 artículos, de la que extrajo un montón de discos y extractos (que se recogieron luego en “Cuadernos sobre el imperialismo”, vol. 39 ‘de sus Obras Completas). Son los mismos años de exilio en el que Lenin continuó estudiando la dialéctica (y ya veremos en breve la importancia teórica de este hecho), que se extiende a cabo otra serie de notas y extractos que fueron recogidos más tarde en “Cuadernos Filosóficos”, vol. 381 de sus obras).

El imperialismo fue pensado para ser publicado legalmente en Rusia, y luego sometido a la censura zarista: Lenin se vio obligado a tener en cuenta esta limitación, y se ve que ha tenido que escribir “con el lenguaje del esclavo.” De ahí la gran importancia de los dos prefacios, escrito – el primero – después de la caída del zarismo y – el segundo – después de la Revolución victoriosa de octubre: prefacios muy incisiva y aguda, en la que Lenin, que ahora podría escribir libremente, explica por objetivos políticos claros de su investigación teórica. Por esta razón, son el complemento indispensable para el imperialismo algunos escritos de batalla política de Lenin, que se enumeran en la bibliografía distribuido a los compañeros del curso.

El significado general del libro ya se resume en el título:. El imperialismo, fase superior del capitalismo Como veremos, para el imperialismo de Lenin no es simplemente una orientación política que la clase capitalista puede

o elegir “ninguna opción” a voluntad, sino una determinada fase de desarrollo del capitalismo, que tuvo su origen en los últimos años del siglo XIX y ocupa toda una época histórica: la nuestra, en la que todavía vivimos. Y “el último y más alto nivel de desarrollo capitalista: en comparación con las fases que lo precedieron, tiene algunas características específicas, que vamos a examinar.

Una observación final preliminar. Lenin dio a su libro el subtítulo “El Popular” porque quería llamar así? En otra ocasión, en relación con la publicación de un bolchevique diario, escribió “Este periódico tiene que ser popular en el sentido de que debe ser accesible a millones de hombres, sin caer en la vulgarización. No debe descender al nivel del lector sin educación, sino una ayuda sin descanso, poco a poco, el desarrollo “. En este mismo espíritu Lenin escribió El imperialismo.

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Contenido del libro de análisis de Lenin sobre la “sustancia económica” del imperialismo, como la base del análisis de la situación política mundial.

El método de pensamiento que informa toda la obra es el método dialéctico (contra el empirismo y la observación de los fenómenos superficiales puros): examen extenso de todo el conjunto de los hechos y sus múltiples relaciones; investigación de las conexiones internas y las tendencias contradictorias que se revelan en la realidad; y, sobre esta base, la búsqueda de la esencia del imperialismo y la identificación de las manifestaciones fenomenales en que se expresa esta esencia.

La esencia del imperialismo (económica) es la formación de un monopolio como resultado de la concentración de la producción capitalista, que, a su vez, es el resultado de dos tendencias básicas (estrechamente relacionadas entre sí) del proceso de reproducción ampliada del capital analizados por Marx: la concentración de capital (es decir, el aumento del capital como resultado de la acumulación de la ganancia interna obtenida de una empresa determinada) y centralización del capital (es decir, el aumento de la misma como consecuencia de la fusión de varias capitales previamente separado). Son fenómenos (fusiones, adquisiciones, etc.) que continuamente debajo de los ojos, en Italia ya nivel internacional, y que se han examinado y discutido en las rondas anteriores de nuestro curso de formación de los comunistas.

Un punto debe ser claro: el monopolio no elimina la competencia, que es un componente inevitable del capitalismo. Se sigue funcionando: 1) dentro de los sectores económicos no monopolista; 2) entre ellas y el sector monopólico; 3) como intermonopolistica competencia. La formación de monopolios no suprime otras formas de capitalismo monopolista: ¿por qué Lenin define el capitalismo monopolista una construcción supra del capitalismo.

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Lenín identifica cinco características clave del imperialismo

1) la concentración de la producción y del capital;

2) la fusión / simbiosis de capital de los bancos y el capital industrial y la posterior formación de una oligarquía financiera.

3) la exportación de capitales;

4) la división del mundo entre los monopolios internacionales;

5) la distribución de la superficie de toda la tierra entre las grandes potencias imperialistas.

Lenin definió el imperialismo como “la fase monopolista del capitalismo” es la síntesis dialéctica de estas cinco características, que representan el mismo modo de la posesión y el monopolio del poder.

Considerar brevemente ellos uno por uno. Al principio he mencionado anteriormente: hoy las grandes concentraciones monopólicas han adquirido proporciones gigantescas (un ejemplo para todos, American Microsoft Norte).

De importancia fundamental es la segunda característica, la “simbiosis” entre el capital bancario y el capital industrial, de acuerdo con una fórmula debido a Bujarin, Lenin considera especialmente “adivinado” y adoptando también. No hay una “absorción” de la primera forma de capital en el segundo, o viceversa. La simbiosis en la naturaleza, es la forma de vida social para que dos animales, o una planta y un animal, establecen relaciones funcionales entre ellos intensa, ya veces estructural beneficio mutuo. Es justo ese tipo de relación, y los funcionarios estructural, que se establece entre los bancos y la industria en la era del capital monopolista. En esta simbiosis Lenin da el nombre de “capital financiero” (que no debe confundirse con la capital puramente monetaria y especulativa, según el uso actual de los comentaristas económicos burgueses). El capital financiero es cada vez más concentrado en manos de una “oligarquía financiera”, (es decir, una pequeña minoría de la clase capitalista) que tiende a la dominación económica del mundo.

Típico de la fase imperialista del capitalismo es la exportación de capital, mientras que el estadio no se imperialista bienes de exportación vigentes. Lenin ve muy claramente que la exportación de capitales no se dirige sólo hacia regiones agrarias o países subdesarrollados, sino también a los países con el desarrollo capitalista de alta o media: la capital se exporta en todas las direcciones, y hoy, en la era de la llamada ” globalización “, el fenómeno que vemos es que de los más intensos movimientos de capitales, que utilizan – para su traslado – el más modernne y rápido técnica jornada de información y comunicación. El resorte que empuja el monopolio de exportación de capitales no es el subconsumo, pero la ley de la tasa decreciente de ganancia: el capital que no puede valorar lo suficiente en un país o en una

grupo de países, emigrado a otros países donde pueden encontrar mano de obra, materias primas y fuentes de energía más barata y así obtener más beneficios.

Los grupos monopolistas internacionales, que compiten y luchan entre sí, comparten las áreas de producción y de los mercados del mundo, y desde hace mucho tiempo las grandes potencias imperialistas han roto toda la tierra. Lenin analiza el colonialismo de su tiempo como ( no la única) forma de dominación imperialista sobre los pueblos!; Si hoy en día, después de las luchas antiimperialistas de liberación nacional que siguieron al final de la Segunda Guerra Mundial, hay más colonias y semi-tradicional, sin embargo, vemos el desarrollo de los fenómenos de la neo-colonialismo, y cada vez más popular es la tercera forma de dependencia analizado por Lenin: la dependencia económica de los países más débiles y subdesarrollados por las grandes potencias imperialistas (el caso ya considerado por Lenin fue el de la dependencia financiera y sometimiento de Argentina, el país políticamente independiente de Inglaterra imperialista).

La distribución ya realizada de la superficie de la tierra entre las grandes potencias es la raíz de sus conflictos y las guerras imperialistas por un nuevo reparto del mundo.

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Hay numerosas formas de manifestación fenoménica del monopolio y el capital financiero, que – en los 85 años que nos separan de El imperialismo de Lenin – que venía transformando diversas, aunque su monopolio esencia no ha cambiado: la piscina (un acuerdo temporal o momentánea entre los capitalistas de los precios y la compra de materias primas); el signo (un acuerdo más duradero – para la asignación de los mercados de venta – entre las empresas que mantienen su autonomía comercial); la unión entre las empresas (que pierden, en este caso, su autonomía comercial creando una empresa que compra y vende todos los productos de asociado); la confianza (una unión personal entre los capitalistas, organizada como sociedad de responsabilidad limitada se convierte en día, en este caso, también es propietaria de las empresas de la confianza); la Konzern (una más flexible, basado en un conjunto de asociaciones de empresa y las inversiones entre las empresas que producen los mismos bienes).

Pero la forma más común hoy en día es el h olding, un holding que tiene en la cartera de valores de renta variable de diversas empresas (compañías matrices, filiales, etc.), hablando en sus actividades productivas; existen hoy en día las empresas multinacionales tienen, en gran parte, la forma de la explotación, que se desprende de su actividad de mando en un gran número de cadenas productivas, situado en las más diversas áreas del mundo.

Decisivo, en la época del imperialismo, es la función de los bancos y la bolsa de valores. El primero ya no están (como estaban a sus orígenes) de simple intermediario en el comercio, pero se han convertido en creadores de crédito y la oferta monetaria, y, junto Bolsa de Valores, recolectores de ahorros, es decir, grandes masas monetarias que tratan de “valorizar” a través de la amplia variedad de usos. Pero dado que la tasa de beneficio obtenido de la inversión en la producción de riqueza material (en lo que, en el lenguaje del poder burgués, que se llama “la economía real”) tiende a disminuir, por lo que crece la masa de capital líquido, el capital dinero que a “valorizar”, se utiliza en actividades especulativas, con los colapsos del mercado de valores y los fracasos a la que asisten periódicamente.

Y “esta prueba presionando cada vez más el carácter parasitario del capital financiero, ampliamente analizado por Lenin como uno de los aspectos de la decadencia del capitalismo en la época imperialista. Y ‘característica de nuestro tiempo de formación, dentro de cada país imperialista, los estratos sociales de parásitos “podadoras de cupón” (a la que, a través de un entramado indisoluble de beneficios y rentas, pasa una parte significativa de la clase plusvalía extorsionado trabajadores) y, en el plano internacional, la formación de “estados rentistas”, que – a través del mecanismo de los préstamos internacionales y el “intercambio desigual” – se enriquecen a costa de los estados más débiles y poco desarrolladas. “El mundo está dividido”, escribió Lenin, “en un pequeño grupo de estados usureros y una inmensa masa de los estados deudores.” En las rondas anteriores de nuestro curso de formación que hemos visto cuál es el papel que desempeñan en este mecanismo, las instituciones capitalistas típicos de nuestro tiempo es que el Fondo Monetario Internacional, el Banco Mundial y la OMC.

Otro aspecto importante del parasitismo del capital financiero consiste en los crecientes obstáculos que se opone al progreso técnico. Lenin no caiga en el error de negar la tendencia mecanicista a la innovación que el capitalismo también mantiene la era imperialista, pero ven con la misma lucidez una tendencia inversa y subraya los frenos que el progreso científico y técnico sufre a causa de la sed de ganancias máximas en los frenos de capital a los que se añade – en las últimas décadas – la creciente tendencia destructiva del capital imperialista, que está devastando el medio ambiente salvajemente Natural y amenaza la propia supervivencia de la humanidad.

“El capital financiero”, escribió Lenin, “se extiende literalmente sus tentáculos en todos los países del mundo”; pero, como consecuencia de la crisis que sacude periódicamente la economía mundial, el predominio del capital financiero, lejos de atenuar las contradicciones del sistema imperialista, haciéndolos cada vez más aguda y explosiva.

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Como Lenin ha hecho hincapié en incansablemente no sólo hizo el imperialismo, pero en muchos de sus escritos (algunos de los cuales hemos indicado en la bibliografía), de la voluntad política del dominio del capital monopolista se expresa en dos tendencias clave:
• la tendencia a las anexiones territoriales, lo que resulta en la negación de la autodeterminación de las naciones;
• . la tendencia a la reacción política Mientras el imperio de la capital no está inmediatamente amenazada por una revolución proletaria, se mantiene la forma de las instituciones democráticas burguesas, sino la libertad y la democracia están restringidos continuamente c / o vaciado de su contenido; cuando siente cerca el peligro de perder su dominio de clase, la burguesía no vacila en destruir las mismas instituciones democráticas burguesas y reemplazarlos con una dictadura terrorista abierta de fascista.

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El carácter parasitario del capital financiero afecta a las relaciones socio-políticas y todo lo que la actitud de las clases sociales a la política del imperialismo. 1 exceso de beneficios que los grandes países imperialistas se obtienen a través de la explotación de los países coloniales o dependientes financieramente permiten la capital para crear entre los trabajadores categorías privilegiadas, separándolos de la gran masa del proletariado. Constituye, en los principales países imperialistas, la aristocracia de trabajo, que goza de un nivel de vida más alto que el de la masa y es el caldo de cultivo de los sindicatos de la burocracia laboral y comercial. Esta división en dos de la clase obrera es un fenómeno irreversible, lo que caracteriza a nuestra época y la época imperialista del capitalismo difiere analizó premonopoly por Marx y Engels. Genera las dos tendencias fundamentales presentes en el movimiento obrero:. La tendencia revolucionaria y la tendencia oportunista Esta última se plasma no sólo en la burocracia sindical, en lo que Lenin llamó “partidos obreros burgueses”, es decir, los partidos políticos no falta un arraigo social en el proletariado, sino que tenga un programa, una línea política general y un equipo de liderazgo que traicionan permanentemente los intereses fundamentales del proletariado revolucionario. La lucha contra esta “oportunista bubo”, insiste Lenin El imperialismo, es una tarea a la que el proletariado no puede escapar, si quiere preparar realmente las condiciones para la victoria de su revolución. “La lucha contra el imperialismo, a menos que está inseparablemente ligada a la lucha contra el oportunismo, es una frase vacía y falsa” con el oportunismo requiere una ruptura radical en lo ideológico, político y organizativo.

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En la conclusión de su análisis, Lenin define el capitalismo del capitalismo “transición” imperialista o moribundo capitalismo. Su agonía es que se extiende hasta la actualidad, con más y más graves consecuencias para el proletariado, para los pueblos oprimidos por todas la humanidad. La crisis general del capitalismo (económico, social, político, ideológico), que se abrió después del final de la Primera Guerra Mundial y la victoria de la Revolución de Octubre, se abrió una era de guerras y revoluciones. La ley del desarrollo desigual del capitalismo genera, en la distancia más corta o más larga de tiempo, los conflictos irreconciliables entre las potencias imperialistas y está en la raíz de las guerras imperialistas entre I “dos o tres asaltantes” que apuntan hacia el dominio del mundo: las alianzas imperialista, que a su vez están formados, son – de acuerdo a la predicción exacta de Lenin – “sólo un respiro entre una guerra y otra.” Mientras el imperialismo no serán destruidos a nivel mundial por las revoluciones proletarias, las guerras imperialistas (como, después de Lenin, Stalin no se cansaba de repetir, contra las ilusiones de revisionasti moderna) son inevitables. Asumen, durante el tiempo, aspectos y diferentes personajes. Pueden ser guerras mundiales o las guerras regionales: aquellos a los que hemos sido testigos en los últimos diez años (la Guerra del Golfo, la Guerra de los Balcanes, la actual guerra de ocupación de Afganistán) son claramente guerras preventivas (llevados a cabo por el imperialismo estadounidense, directa o nominados) para prevenir la aparición de potencias mundiales y antagónicas para robar un rival futuro una serie de fuentes de energía esenciales en los territorios que el juez estadounidense de importancia estratégica.

Creo que la mejor manera de concluir esta introducción es el recuerdo lo que Lenin escribió en 1916, en el segundo prólogo a El imperialismo: “Sobre las ruinas causadas por la Guerra Mundial ha desarrollado un mundo de crisis revolucionaria que, cualquiera que sea sus eventos aunque largo y agotador, saldrá sólo en una revolución proletaria y en su victoria “.

Estas palabras también preservadas para nosotros hoy un gran valor. A pesar de la derrota temporal del socialismo en el mundo, las condiciones objetivas, materiales, para un revolucionario recuperación existían desde hace mucho tiempo. . Aquellos que aún faltan son las condiciones subjetivas Los dos primeros son: la formación del Partido marxista-leninista como el destacamento de vanguardia de la clase obrera, y “la curación de bubbone oportunista” dentro del movimiento obrero. Ellos dependen de nosotros, camaradas, que los comunistas se mostrará la capacidad de saber cómo lograr.

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