• ICS 2014 – 23° Seminario Comunista Internazionale

    Bruxelles, 27-29/06/2014 icseminar.org 1914-2014: L’imperialismo è guerra

    Contributo del PCPE:
    1914-2014. Cento anni di imperialismo, cento anni di preziosi insegnamenti

    Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) | pcpe.es

    Ci sono anni che devono essere marcati a fuoco nella memoria della classe operaia ed il 1914 è uno di questi. Gli insegnamenti ricavati in quell’epoca dal movimento comunista internazionale non devono cadere nel dimenticatoio.

    Ci sono momenti nella storia della lotta di classe che hanno segnato una differenza qualitativa rispetto a ciò che succedeva precedentemente: il 1914 è una di quelle date chiave, perché è carica di significato politico e di insegnamenti per la teoria e la pratica rivoluzionaria.

    Perché la guerra del 1914?

    Lo sviluppo delle forze produttive per mano della Rivoluzione Industriale raggiunse dei livelli incomparabilmente più elevati che in qualunque epoca precedente. Nel contesto delle società di classi, il sottoprodotto dello sviluppo delle forze produttive è l’incremento della contraddizione tra questo sviluppo e le forme stabilite di proprietà dei mezzi di produzione. Di conseguenza il livello raggiunto dalle forze produttive a metà del XIX secolo non si traduce in un miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia, dei contadini e dei settori popolari. Al contrario, una crisi di sovrapproduzione di capitali di dimensioni colossali ha fatto la sua comparsa per prima volta nella storia del capitalismo.

    Come sappiamo, la crisi capitalista che era in gestazione fin dagli anni ’50 e ’60 del XIX secolo, esplode intorno al 1873, trasformandosi nella più grande crisi di sovrapproduzione di capitali che, fino ad allora, aveva conosciuto il capitalismo. Benché certamente ci fossero già state precedentemente crisi di questo tipo, nessuna aveva avuto conseguenze tanto importanti come la crisi del 1873-1895. Quella crisi (significativamente denominata Grande Depressione) suppose una trasformazione qualitativa del sistema capitalista stesso, come ha ricordato Lenin nella sua opera L’imperialismo fase suprema del capitalismo.

    In effetti, con la Grande Depressione, tutta una fase del capitalismo (libero scambio), cede il passo ad una nuova fase di sviluppo segnata dal carattere eminentemente imperialista. Dopo questo sviluppo relativamente (solo molto relativamente) pacifico del capitalismo, si entra in una nuova fase nella quale la reazione a tutti i livelli sarà la tendenza dominante della borghesia al potere.

    La comparsa, lo sviluppo ed il consolidamento del capitalismo monopolista promettevano nuove regole del gioco dettate da una borghesia chiaramente all’offensiva, raddoppiando lo sfruttamento contro la classe operaia ed accentuando lo scontro all’interno della stessa classe dominante. In altre parole, quella sezione della borghesia che era in grado di sfruttare di più e meglio la classe operaia nazionale ed internazionale, avrebbe ottenuto la fetta più importante della torta. Il resto sarebbe stato condannato alla proletarizzazione e a perdere la propria posizione all’interno della classe dominante: la borghesia divenne chiaramente imperialista.

    Così, negli anni tra la Conferenza di Berlino (1885) e la I Guerra Mondiale (1914), la borghesia imperialista europea (in particolare inglese e francese) accelera la divisione coloniale del mondo. Il continente africano, per esempio, che fino agli anni ’70 conosceva appena la presenza europea sulle proprie coste e nella zona mediterranea, nel giro di 30 anni non dispone più neanche di un angolo del continente da ripartire.

    Poche volte nella storia si ebbe un mondo più multipolare come quello all’indomani del 1914 e raramente nella storia vi è stato momento in cui si palpasse tanto chiararamente che la guerra stava arrivando. Questo è precisamente uno dei più preziosi insegnamenti di quel periodo, una lezione che i sostenitori della teoria multipolare sono determinati a dimenticare.

    Contro quella teorizzazione, l’esistenza di diversi poli imperialisti in concorrenza non è garanzia di pace. Piuttosto al contrario: assicura, prima o poi, un confronto militare, dunque in fin dei conti, la guerra è una delle necessità basilari del capitalismo nella sua fase imperialista in quanto costituisce una forma di risoluzione dei conflitti inter-borghesi e ancor più in quelle fasi di crisi del sistema.

    E precisamente in quel momento storico nel quale la socialdemocrazia tradizionale avrebbe dovuto giocare un ruolo vitale come avanguardia della classe operaia internazionale, di denuncia della guerra imperialista da parte delle distinte borghesie nazionali, giusto in quel momento, la socialdemocrazia passò nel campo del nemico di classe.

    Come avevano annunciato le organizzazioni comuniste dell’epoca, incominciando da Lenin, la lotta tra le distinte borghesie nazionali sfociò nella I Grande guerra imperialista, della quale ora si commemorano i 100 anni. La borghesia contò sull’appoggio prezioso di un importante settore della socialdemocrazia nel momento di imbarcare la classe operaia internazionale in una guerra in cui non aveva niente da guadagnare.

    In effetti, quel 4 agosto del 1914 quando due dei partiti socialdemocratici più importanti, quello francese e quello tedesco, votarono a favore dei crediti di guerra ed entrarono a far parte dei governi delle proprie borghesie, non stavano collocando solo la classe operaia dietro le borghesie “nazionali”, stavano assestando anche il colpo definitivo alla II Internazionale come struttura preziosa per gli interessi della classe operaia. Il 1914 segnò dunque la linea rossa che, da allora, separa le posizioni rivoluzionarie da quelle opportuniste.

    Quella fu un’altra delle grandi lezioni imparate dal movimento comunista internazionale. Il pericolo di collocarsi dietro la borghesia nazionale distrugge la capacità della classe operaia di affrontare con garanzie di successo la lotta politica ed ideologica contro la borghesia.

    La fase storica che ci tocca vivere

    Oggi, cento anni dopo quella guerra, quelle lezioni continuano ad essere di tremenda attualità. Il capitalismo nella sua fase imperialista continua a svilupparsi ogni volta con maggiore violenza.

    È da molto tempo che l’imperialismo non ha niente da offrire alla classe operaia né ai settori popolari salvo più fame, più miseria, più sfruttamento e più guerra, anche se ha al suo interno chi si impegna a prolungare l’esistenza di questo sistema degenerato e marcio.
    La crisi del 2007, nonostante sia più profonda di quella del 1873 e sicuramente più di quella del 1929, prosegue lungo i sentieri già annunciati da Lenin nel 1917.

    Il PCPE denuncia che l’oligarchia monopolista ha scatenato una guerra aperta contro la classe operaia e i settori popolari ed è capace di modularne la forma in funzione del tipo di opposizione in grado di sostenere la classe operaia attraverso le sue organizzazioni di avanguardia.

    La concentrazione e centralizzazione di capitali avanza a passi da gigante, liquidando visibilmente quel residuale settore medio di piccoli proprietari, che viene gettato nella proletarizzazione, accentuando la tendenza alla polarizzazione della società tra chi possiede e chi non possiede i mezzi di produzione.

    Ma la parte peggiore di questa lotta è diretta alla classe operaia. La distruzione dell’eccesso di forze produttive sotto forma di disoccupazione di massa raggiunge in Spagna cifre scandalose (quasi 6 milioni, più del 25%) fino a quella dei giovani che è oltre il 50%.

    Il resto della classe che trova lavoro lo fa in condizioni di sfruttamento inaudite con l’incremento della giornata lavorativa senza aumenti salariali, attacchi sistematici alla negoziazione collettiva, abbassamento dei costi del licenziamento, contratti di formazione ed apprendistato che sono nella pratica quasi schiavitú…

    A tutto questo bisogna sommare la perdita di potere d’acquisto delle pensioni, le privatizzazioni dei servizi sociali, della sanità, dell’educazione.

    La Guerra e l’Ucraina

    Oggi, per l’oligarchia monopolista, la guerra non è un’eccezione, nè il male minore. La guerra è oggi per la classe dominante una risorsa indispensabile senza la quale le risulterebbe impossibile mantenere un solo giorno di più il potere come classe dominante.

    Il caso dell’Ucraina è solo l’ultimo esempio. In quel paese, tre imperialismi stanno tentando di trarre profitto dalla situazione. USA e UE da un lato, tentano di collocarsi al potere del settore dell’oligarchia ucraina più incline ai loro interessi, a scapito di un’altra frazione di quella borghesia (impersonata da Yanukóvich e compagnia) più vicini a quella russa.
    Nel mezzo, una classe operaia e contadina ucraina stufa di una crisi capitalista che la sta condannando a una miseria e a una fame inimmaginabili ai tempi dell’URSS e che sta comprendendo, nel peggior modo possibile, il prezzo che i lavoratori e le lavoratrici, specialmente dell’Est europeo, hanno dovuto pagare in seguito al trionfo della controrivoluzione in Unione Sovietica.

    Fallito il colpo di stato auspicato dai poli imperialisti degli USA e dell’UE, grazie alla lotta dell’eroica classe operaia ucraina e del suo Partito Comunista, i poli imperialisti occidentali ricorrono ad una delle loro migliori armi: il fascismo.

    Organizzazioni fasciste create, finanziate e protette dall’UE e dagli USA come Pravi Sector e Svoboda, sono responsabili dell’assassinio di più di 40 compagni e compagne comuniste e di sindacalisti lo scorso 2 maggio nella Casa dei Sindacati di Odessa, espressione sanguinaria dell’intensificazione della lotta di classe in quel paese.

    I compiti delle organizzazioni comuniste oggi

    Nella cornice della fase imperialista del capitalismo, la guerra costante è lo scenario del presente e del futuro che ci prospetta l’oligarchia con il sostegno delle posizioni opportuniste e riformiste.

    E qui i Partiti Comunisti non possono vacillare. Dobbiamo dire forte e chiaro che una guerra perpetrata da una oligarchia imperialista è una guerra imperialista. Non importa se cercano di mascherarla con la retorica; l’oligarchia monopolista fa solo guerre imperialiste.

    I bolscevici seppero comprendere nel 1914 che dietro i proclami patriottici quella che si stava delineando era una guerra imperialista tra borghesie imperialiste. Oggi i socialdemocratici dell’Internazionale Socialista, i riformisti del PSE (Partito della Sinistra Europea), i trotskisti ed altri correnti opportuniste nel movimento operaio continuano a stare nel campo dell’oligarchia. Non sono alleati della classe operaia.
    Ed oggi come ieri, di conseguenza hanno di fronte i Partiti Comunisti, i partiti che, armati del marxismo-leninismo, sanno comprendere il carattere di classe delle guerre imperialiste, ma anche la potenzialità rivoluzionaria di queste guerre imperialiste.

    Parte del nostro compito è nelle parole di Lenin “trasformare la guerra imperialista tra i popoli, in guerra civile degli oppressi contro gli oppressori”: 1) denunciare il carattere imperialista dell’oligarchia e delle guerre di cui è protagonista; 2) denunciare in modo implacabile chi, in un modo o nell’altro, giustifica le guerre imperialiste; 3) spiegare alle masse che solo il potere operaio è capace di porre fine alle guerre imperialiste; 4) la ricerca di una pace separata in guerra e 5) la conversione di ogni guerra imperialista in una guerra contro l’oligarchia finanziaria ed il capitalismo: questi sono alcuni dei nostri compiti.

    Come riconosciamo nelle tesi del nostro IX Congresso, viviamo nel periodo storico di transizione dal capitalismo al socialismo e non esistono attività democratiche che dipendano da alcun settore della borghesia. Il capitalismo si trova in uno stato di agonia ed è compito delle organizzazioni comuniste accelerarne la morte. Non è possibile alcuna alleanza con la borghesia perché non c’è nessun settore della borghesia che sia obiettivamente interessato a migliorare le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e dei settori popolari.

    Oggi l’oligarchia monopolista si trova a un crocevia storico: o aumenta incessantemente il grado di sfruttamento della classe operaia e trasforma la guerra in una realtà quotidiana o sparisce come classe dominante. La Storia non ha mai visto nessuna classe dominante sparire pacificamente. Di conseguenza, il compito del Partito Comunista è preparare la classe operaia e i settori popolari a quella battaglia che è in divenire.

    Per questo motivo, oggi, l’unica alleanza possibile per la classe operaia è quella con i contadini e coi settori popolari, nella cornice di quello che chiamiamo il Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo. Un’alleanza che, avendo come punto di partenza l’analisi scientifica dello sviluppo del capitalismo attuale, contribuisca non a cambiare un governo con un altro o tentare di gestire il capitalismo, ma bensì a distruggere il sistema e cominciare a costruire una società socialista-comunista, l’unica in cui gli interessi della maggioranza sociale sono garantiti.

    Porre fine alla preistoria dell’umanità, è questo in sintesi il compito delle e dei comunisti.
    http://www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemceg05-014765.htm

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