ICS 2014 – 23° Seminario Comunista Internazionale Bruxelles, 27-29/06/2014 icseminar.org

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemceg10-014692.htm
1914-2014: L’imperialismo è guerra.Contributo del KKE:

Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Le caratteristiche dell’imperialismo oggi

Il Partito Comunista di Grecia (KKE), che rimane fedele al marxismo-leninismo e all’internazionalismo proletario, tratta con questo approccio la questione dell’imperialismo e della guerra.

Lenin, nella sua grandiosa opera, ha definito le caratteristiche di base dell’imperialismo come capitalismo monopolista, fase superiore e ultima di questo sistema di sfruttamento prima della rivoluzione socialista.

I cambiamenti avvenuti negli ultimi 100 anni che hanno a che fare con gli aumenti di scala (ad esempio, scala degli indici del mercato capitalista mondiale, scala della speculazione e del funzionamento parassitario del capitale, ecc.) non possono negare il punto vista leninista, come sostenuto da vari opportunisti, ma lo confermano invece.

Naturalmente, in condizioni di intensificazione dell’internazionalizzazione capitalista, di interdipendenza delle economie, di fusione dei settori del capitale di diversi stati, c’è una moltitudine di regolamenti e di accordi interstatali monopolistici (politici, militari ed economici) tra stati o unioni, internazionali o regionali (ad esempio, FMI, OCSE, UE, NATO, Comunità Economica Eurasiatica, Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, BRICS, UNASUR, MERCOSUR, CELAC, ALBA ecc.). Tutti sono consolidati sul terreno dell’economia capitalistica e delle sue leggi, sono connessi con gli obiettivi che le classi borghesi hanno rispetto alle loro alleanze, gli obiettivi che hanno i gruppi monopolistici riguardo l’espansione della loro attività, per la conquista dei mercati.

In queste condizioni si sviluppano visioni sugli “stati sovranazionali”, sulla “eliminazione della sovranità nazionale degli stati”, che ripetono Kautsky, affrontando in modo sbagliato ed erroneo la questione del rapporto tra l’economia e la politica, lo sviluppo del rapporto degli stati nazionali borghesi con le unioni imperialiste.

Alcune forze politiche identificano l’imperialismo con l’attacco militare contro un paese, con la politica dell’intervento militare, i blocchi, con lo sforzo di far rivivere la vecchia politica coloniale. Così in Europa per gli opportunisti l’imperialismo si identifica con la Germania e il cosiddetto punto di vista liberale autoritario e dogmatico. La politica degli Stati Uniti sotto la presidenza Obama viene considerata progressista, per le parziali differenze con la Germania nella gestione della crisi, o si considera come imperialista solo in relazione all’America Latina. Si considera come progressista ogni tentativo della borghesia, ad esempio in Francia e in Italia, di affrontare la competizione con il capitalismo tedesco. L’opportunismo in Grecia ha come posizione fondamentale che il paese è sotto l’occupazione tedesca, che sta diventando o è diventato una colonia ed è saccheggiato principalmente dalla signora Merkel, dai creditori. Accusano la borghesia del paese e i partiti di governo di esser dei traditori, antipatriottici, subordinati e servili verso la Germania, i creditori e i banchieri.

In questo modo, però, nascondono che l’imperialismo, cioè il capitalismo monopolistico, riguarda ogni paese capitalista. La borghesia di ogni paese partecipa alle varie unioni imperialiste e alla rete di relazioni internazionali tra i paesi capitalisti per la promozione dei propri interessi e in base al potere (economico, politico e militare) di ogni stato borghese.

Non è possibile utilizzare arbitrariamente la considerazione di Lenin che una manciata, un piccolo numero di stati saccheggiano la stragrande maggioranza degli stati del mondo, in modo da identificare l’imperialismo con un numero molto limitato di paesi che si possono contare sulle dita di una mano, considerando tutti gli altri subordinati, oppressi, colonie e occupati.

Attualmente, i paesi che si trovano nella parte superiore, nelle prime posizioni del sistema imperialista internazionale (rappresentato con lo schema di una piramide per mostrare i differenti livelli che occupano i paesi capitalisti) sono pochi. Si potrebbe anche dire che sono una manciata di paesi, secondo l’espressione leninista. Ma questo non significa che tutti gli altri stati capitalisti sono semplicemente vittime dei paesi capitalisti forti, che la borghesia della maggior parte dei paesi ha ceduto alla pressione, nonostante i loro interessi generali e che è diventata corrotta. Questo punto di vista non tiene in considerazione che si tratta di una scelta consapevole ed evidente delle classi borghesi alla partecipazione dei loro paesi nella rete di interdipendenza diseguale.Per questo, tale visione conduce la lotta dei popoli in direzioni sbagliate, come quella anti-tedesca in Europa, mentre nel continente americano esiste la posizione anti-Usa.

Al contrario, il KKE valuta che la lotta contemporanea deve avere una direzione anti-monopolista, anti-capitalista e in ogni caso non deve essere solo “anti-imperialista”, con il contenuto che danno gli opportunisti a questo termine, ossia che l’imperialismo si identifica con la politica estera aggressiva, i rapporti diseguali, la guerra, con la cosiddetta questione nazionale. Queste questioni vengono presentate in modo separato dallo sfruttamento di classe, dai rapporti di proprietà e di potere.

I cambiamenti nei rapporti di forza dopo la Rivoluzione d’Ottobre

La Rivoluzione d’Ottobre ha segnato l’inizio di una grande epoca storica. L’epoca delle rivoluzioni socialiste vittoriose. Essa ha aiutato il rapido sviluppo del movimento operaio e comunista in tutto il mondo, così come il crollo del sistema coloniale. In particolare, attraverso l’industrializzazione, la collettivizzazione e la Vittoria antifascista nella Seconda guerra mondiale, ha dimostrato un grande potenziale e i vantaggi del socialismo. Ha potuto creare per un certo periodo dei rapporti di forza internazionali più favorevoli, ad esempio. Un diritto internazionale che è stato il risultato dei rapporti di forza tra il sistema capitalista e quello socialista. Tuttavia, ciò è stato sopravvalutato dalle forze del socialismo.

Il rovesciamento del socialismo in URSS e negli altri paesi socialisti, a causa degli errori (economici e politici) del PCUS e in generale del Movimento comunista internazionale, non cambia il carattere della nostra epoca.

L’emergere di nuove potenze. Contraddizioni inter-imperialistiche.

Il rovesciamento del socialismo in URSS ha portato al deterioramento dei rapporti di forza a spese dei popoli, come all’intensificazione delle contraddizioni inter-imperialistiche. Tra le altre cose, il diritto internazionale ha cessato di essere determinato dal rapporto di forza tra capitalismo e socialismo e viene interamente disciplinato dai rapporti di forza tra gli stati capitalisti.

L’esperienza storica dimostra che sia la Prima che la Seconda guerra mondiale furono il risultato del grande acuirsi delle contraddizioni inter-imperialistiche per la nuova divisione del mondo.

Il KKE ritiene che “la tendenza verso importanti cambiamenti nei rapporti di forza tra gli stati capitalistici è diventata più evidente con la profonda crisi di sovra-accumulazione di capitale del periodo 2008-2009, che in diverse economie capitalistiche, in realtà, non è stata superata. Questo processo avviene sotto l’impatto della legge di sviluppo capitalistico ineguale. Questa tendenza riguarda anche i livelli superiori della piramide imperialista.

Gli Stati Uniti rimangono la prima potenza economica, ma con una significativa riduzione della loro quota del Prodotto Mondiale Lordo. Fino al 2008, la zona euro nel suo complesso manteneva la seconda posizione nel mercato capitalista internazionale, posto che ha perso dopo la crisi. La Cina è già diventata la seconda potenza economica, l’alleanza dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) si è rafforzata tra le unioni capitalistiche internazionali, quali il Fondo monetario internazionale e il G20. Il cambiamento nei rapporti di forza tra gli stati capitalisti comporta mutamenti nelle loro alleanze, poiché vanno acuendosi le contraddizioni interimperialiste per il controllo e la ripartizione dei territori e dei mercati, delle zone di influenza economica, soprattutto dell’energia e delle risorse naturali, delle vie di trasporto delle merci.

Le contraddizioni interimperialiste, che in passato hanno portato a decine di guerre locali, regionali e a due guerre mondiali, continuano a determinare aspri scontri economici, politici e militari, indipendentemente dalla composizione o ricomposizione, dai cambiamenti nella struttura e nel quadro degli obiettivi delle unioni imperialiste internazionali, della cosiddetta nuova “architettura”. In ogni caso, “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, soprattutto nelle condizioni di una profonda crisi di sovra-accumulazione e importanti cambiamenti nei rapporti di forza nel sistema imperialista internazionale, in cui la ridistribuzione dei mercati raramente si verifica senza spargimento di sangue”. [1]

La relazione capitalismo-crisi-guerra conduce ad un aumento degli armamenti, alla creazione di nuove alleanze militari, all’ammodernamento delle vecchie, come è il caso della NATO.

Alcune forze vedono il capitalismo come l'”impero” degli USA e su questa base salutano l’emergere di nuove potenze capitaliste negli affari mondiali, così come l’emergere di nuove unioni interstatali. Questi sviluppi sono salutati come l’inizio di un “mondo multipolare” che “riformerà” e darà “nuova vita” all’ONU e alle altre organizzazioni internazionali, che sfuggiranno alla “egemonia” degli USA. Questi approcci concludono che in questo modo la pace sarà garantita nel quadro del capitalismo.

In realtà, le forze politiche di diverse tendenze ideologiche riconoscono le nuove contraddizioni inter-imperialistiche e il riordinamento nel sistema mondiale e caratterizzano come “democratizzazione” delle relazioni internazionali, come mondo “multipolare”, la tendenza al cambiamento dei rapporti di forza venutosi a creare dopo il rovesciamento del socialismo nei paesi socialisti e l’espansione e l’intensificazione delle attività della NATO e dell’UE negli ultimi 20 anni. La nuova correlazione di forze include il rafforzamento di Germania, Russia, Cina, Brasile e di altri paesi.

Le loro diverse proposte come ad esempio l’allargamento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con altri paesi o l’aumento del ruolo internazionale dell’UE o anche della Russia e della Cina negli affari internazionali, non possono disporre gli eventi su basi differenti. Questo perché non possono fermare gli scontri inter-imperialistici che si manifestano riguardo alle materie prime, all’energia e vie di trasporto, al conflitto per le quote di mercato. La competizione monopolista conduce a interventi militari e a guerre locali o generalizzate. Questo antagonismo si effettua con tutti i mezzi a disposizione dei monopoli e degli stati capitalisti che ne esprimono gli interessi; si riflette negli accordi inter-statali che sono costantemente in discussione a causa dello sviluppo diseguale. Questo è l’imperialismo, la fonte delle aggressioni, della guerra di minore o maggiore scala.

La “nuova governance democratica mondiale” con la promozione di “trasparenza”, “partecipazione” e “solidarietà sociale” da parte dalle forze socialdemocratiche e opportuniste, come il cosiddetto “Partito della Sinistra Europea” (PSE) e dei partiti da cui è costituito, hanno come obiettivo di abbellire ideologicamente i nuovi rapporti della barbarie capitalista imperialista, al fine di disorientare i lavoratori.

I lavoratori non hanno alcun interesse a credere che sia possibile “democratizzare” il capitalismo e le relazioni internazionali e scegliere un imperialista che si presume possa farlo.

Bisogna ricordare come Lenin affrontava questo tema utilizzando un esempio concreto: “Il primo dei due paesi possiede, mettiamo, i tre quarti dell’Africa e il secondo un quarto. Il contenuto oggettivo della loro guerra è una nuova spartizione dell’Africa. A quale parte augurare il successo? La domanda, posta nella sua forma precedente, è assurda, perché non ci sono più i precedenti criteri di valutazione: non c’è né il pluriennale sviluppo del movimento di liberazione borghese, né il pluriennale processo di decadenza del feudalesimo. Non è compito della democrazia moderna di aiutare né il primo paese a consolidare il suo «diritto» sui tre quarti dell’Africa, né di aiutare il secondo ad appropriarsi questi tre quarti (anche se la sua economia si sviluppa più rapidamente di quella del primo).

La democrazia moderna resterà fedele a se stessa solo se non si alleerà a nessuna borghesia imperialista, se dichiarerà che «tutte e due sono pessime», se in ogni paese augurerà la sconfitta della borghesia imperialista. Ogni altra soluzione sarà, in pratica, nazional-liberale, non avrà niente a che fare col vero internazionalismo.”.

E concludeva dicendo: “In realtà oggi non si può parlare, per la democrazia moderna, di andare al rimorchio della borghesia reazionaria, imperialista, di qualunque «colore» essa sia. (…)” [2].

Sulla rinascita del nazionalismo e dello sciovinismo

La classe borghese cerca di ingannare e convincere le masse operaie che la partecipazione del paese negli interventi imperialisti, nella preparazione e realizzazione di una guerra imperialista serva gli interessi della “patria”, che è un “dovere nazionale”. Questo viene fatto anche in condizioni di pace chiedendo il “consenso sociale” e l’unità sociale affinché la “patria” possa essere più forte, così come in condizioni di guerra. In realtà, in entrambi i casi, in pace e in guerra, la borghesia chiede ai lavoratori di aiutare a migliorare la sua posizione nella “piramide” imperialista e promuovere i suoi interessi.

Inoltre, gli slogan si adattano alla fase in cui si trova il capitalismo (crescita o crisi capitalista). Ad esempio, attualmente in Brasile, che ha alti tassi di crescita capitalistica (anche se ultimamente tale crescita ha rallentato) l’appello della borghesia è che il paese si rafforzi e che “si liberi dalla dipendenza dell’imperialismo degli USA”, mentre in Grecia, dove è in corso la crisi capitalistica, viene chiesto ai lavoratori di mandar giù le sue misure velenose affinché il paese possa raggiungere i mercati internazionali dei prestiti e in questo modo “recuperare” la sua “sovranità”. Ma, soprattutto in condizioni di guerra imperialista si promuovono parole d’ordine come “organizzazione patriottica unificata”, “riconciliazione nazionale”, “beneficio nazionale”, si promuove la “specificità” o la “superiorità della nazione” contro le altre nazioni, ecc. In questo senso, si utilizza la rinascita delle forze fasciste, tale è l’organizzazione criminale di “Alba Dorata” in Grecia, come avanguardia contro il movimento operaio e comunista.

La borghesia a volte utilizza il cosmopolitismo borghese e, talvolta, il riemergere del nazionalismo e dello sciovinismo, al fine di promuovere i suoi interessi.

Il conflitto contemporaneo attraverso l’approccio dell’analisi marxista

In molte regioni, cruciali per la distribuzione del bottino delle grandi risorse e dei giacimenti energetici, le quote di mercato, le vie di trasporto delle merci, è in corso la gara delle potenze capitaliste emergenti per guadagnare terreno sulle vecchie potenze.

Naturalmente, ogni volta, queste contraddizioni, accompagnate da interventi imperialisti, si possono nascondere sotto vari pretesti quali il contrasto alle “armi di distruzione di massa”, la “promozione della democrazia”, “l’opposizione all’estremismo e settarismo religioso”, il “contrasto della pirateria”, e l’appoggio alle “rivoluzioni colorate”, ecc.

Tuttavia, i pretesti non possono cambiare l’essenza…

Vorremmo sottolineare in modo schematico le nostre valutazioni di base sugli ultimi sviluppi:

1. Gli eventi pericolosi in Ucraina si sono manifestati sul terreno della via di sviluppo capitalistico seguito da questo paese.

2. Gli eventi sanguinosi a Kiev sono legati all’intervento dell’Unione Europea, degli USA e della NATO; sono il risultato di un feroce antagonismo di queste potenze con la Russia per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle reti di trasporto del paese.

3. Il rovesciamento del governo di Yanukovich non costituisce uno “sviluppo democratico” visto che con il sostegno dell’UE e degli USA sono emerse in superficie anche forze fasciste che vengono utilizzati da UE, USA e NATO per la promozione dei loro obiettivi nella regione dell’Eurasia.

4. Il KKE ha condannato gli interventi stranieri negli affari interni dell’Ucraina, nonché l’attività delle forze fasciste, l’anti-comunismo, il tentativo di proibire il Partito Comunista e l’ideologia comunista e le attività di vandalismo a scapito del monumento di Lenin e di altri monumenti sovietici antifascisti. Il KKE ha fatto risaltare questi temi attraverso il Parlamento, il Parlamento europeo, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, con una protesta all’ambasciata ucraina di Atene e, insieme al Partito Comunista Tedesco, in un comunicato elaborato congiuntamente e che è stato firmato da oltre 50 partiti comunisti di tutto il mondo.

5. Ha sottolineato che la soluzione per il popolo ucraino non è nell’integrazione dell’Ucraina alla Russia capitalista attuale. Il tentativo di dividere il popolo ucraino su base etnica e linguistica e di portarlo ad un massacro, con incalcolabili tragiche conseguenze per questo popolo e il suo paese, per scegliere una o l’altra unione interstatale capitalista, è totalmente estraneo agli interessi dei lavoratori.

6. Ha espresso la convinzione che il popolo lavoratore dell’Ucraina deve organizzare la propria lotta indipendente, sulla base dei propri interessi e non in accordo a quale imperialista viene scelto da una o l’altra sezione della plutocrazia ucraina. Tracciare il cammino per il socialismo, che è l’unica soluzione alternativa ai vicoli ciechi della via di sviluppo capitalista. In ogni caso, il popolo ucraino ha sperimentato cosa significa il socialismo. In gran parte ricorda con affetto le enormi conquiste sociali a disposizione della classe operaia e degli altri settori popolari.

7. Il KKE ha chiesto che il nostro paese non abbia alcun coinvolgimento, nessuna implicazione nei piani imperialisti della NATO, degli USA e dell’UE in Ucraina. Ha sottolineato che la crisi capitalista e le guerre imperialiste vanno di pari passo e il nostro popolo non ha alcun interesse nella partecipazione della Grecia a questi piani.

Il ruolo della socialdemocrazia

Dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale imperialista, i partiti socialdemocratici-riformisti tradirono apertamente la classe operaia, si trasformarono in partiti socialsciovinisti, appoggiando la borghesia dei propri paesi, votando a favore dei crediti di guerra e invitando la classe operaia dei propri rispettivi paesi a sacrificarsi in nome della difesa della patria per gli interessi del capitale. In questo modo violarono le risoluzioni dei precedenti congressi socialisti internazionali riguardanti la trasformazione della guerra imperialista in lotta per la conquista del potere operaio, una linea che fu elaborata dopo l’intervento di Lenin e di altri rivoluzionari marxisti coerenti.

Oggi, la socialdemocrazia ufficiale ha abbandonato ogni “foglia di fico”, in relazione a 100 anni fa, ed è diventata in tutta Europa uno dei due pilastri del sistema politico borghese.

Tuttavia, l’opportunismo sta cercando di prendere la posizione della vecchia socialdemocrazia, formando un proprio polo in Europa attraverso il Partito della Sinistra Europea, un partito basato sulle leggi dell’UE, difensore da “sinistra” dalla barbarie imperialista, appoggio e propagandista dell’alleanza predatoria dell’UE.

Queste forze della “nuova” socialdemocrazia hanno partecipato negli ultimi anni ai governi di “centrosinistra” in Francia e in Italia, che hanno portato avanti la guerra imperialista della NATO contro la Jugoslavia. Hanno sostenuto i pretesti imperialisti e gli interventi nella guerra contro la Libia, contro la Siria e nell’intervento contro la Repubblica Centrafricana.

In Grecia, SYRIZA, che è un amalgama di opportunisti e socialdemocratici, promuove lo slogan della “dissoluzione della NATO”. Ma come si può dissolvere questo organismo imperialista se non lo si indebolisce con il ritiro da esso di ogni paese? Questo ritiro oggi, come evidenziato dal KKE, per essere una vera rottura di tutta l’unione imperialista, può essere garantito solo con il potere operaio. In realtà, la posizione di SYRIZA è generalmente pacifista e solamente negli slogan si esprime contro la NATO; nella pratica non pregiudica in assoluto l’esistenza e l’attività dell’organismo imperialista della NATO, né la partecipazione di ciascun paese ai piani imperialisti.

Il pericolo di una guerra più ampia e significativa e i compiti dei comunisti

Il conflitto in maggiore o minore grado può “abbracciare” l’intera regione che si estende dal Mediterraneo Orientale, il Medio Oriente e il Nord Africa fino al Golfo Persico, il Caucaso, i Balcani e il Mar Caspio. Senza dubbio, può esplodere in altre regioni come l’Africa, l’Asia centrale e orientale, la Penisola di Corea, l’Artico ecc.

Il KKE con le risoluzioni del suo 19° Congresso sta preparando e orientando le masse operaie e popolari davanti alla possibilità di coinvolgimento del nostro paese in una guerra imperialista. Nel programma del KKE, approvato al 19° Congresso si sottolinea che: “Crescono in tutta la regione, dai Balcani al Medio Oriente, i rischi di una guerra imperialista generalizzata e il coinvolgimento della Grecia in essa.

La lotta per la difesa dei confini e dei diritti sovrani della Grecia, dal punto di vista della classe operaia e degli strati popolari, è parte integrante della lotta per il rovesciamento del potere del capitale. Non ha alcuna relazione con la difesa dei piani di uno o dell’altro polo imperialista e la redditività di uno o dell’altro gruppo monopolista.”[3]

Su questa base il KKE tratta con criteri di classe la questione della difesa del paese (le frontiere, i diritti sovrani in generale), cioè dal punto di vista della classe operaia e degli strati popolari, la lega alla lotta per rompere le catene dei piani e delle unioni imperialiste, per il rovesciamento del capitalismo e la costruzione della società socialista.

Inoltre, la storia ci ha insegnato che anche in condizioni di occupazione, di dissoluzione della costruzione dello stato-nazione, la classe operaia non può lottare contro l’occupazione dallo stesso punto di vista della borghesia, non può allearsi con nessuno dei suoi settori. Per la classe operaia e i settori popolari poveri, la guerra e l’occupazione sono l’espansione dello sfruttamento capitalista, sono la creazione del dominio economico e politico del capitale. La classe operaia lotta contro l’indigenza, l’oppressione e la violenza delle forze di occupazione, contro l’intensificazione dello sfruttamento, contro gli accordi imperialisti internazionali. La sua “patria” è una patria libera dai capitalisti, fuori dalle associazioni imperialiste, una patria in cui la classe operaia possieda la ricchezza che produce, in cui essa sia al potere. La guerra della classe borghese per la sua “patria”, indipendentemente dal fatto se sia in alleanza con l’occupazione straniera o se resista ad essa, sarà negli interessi dei gruppi monopolistici, per la restaurazione di un accordo sulla divisione dei mercati che servirà l’interesse dei monopoli locali, non gli interessi dei lavoratori e del popolo.

Il KKE ha tratto le conclusioni necessarie dalla lotta armata che ha avuto luogo durante la Seconda guerra mondiale, contro la triplice occupazione straniera fascista del paese (tedesca, italiana, bulgara). Così, nonostante la preponderanza dei gruppi armati dell’EAM-ELAS, che erano guidati dal KKE, il nostro partito non fu purtroppo in grado di collegare la lotta antifascista, la lotta contro l’occupazione straniera, alla lotta per il rovesciamento del potere del capitale nel paese, perché non aveva formato nelle sue fila una corrispondente strategia. Oggi, traendo conclusioni importanti dalla traiettoria storica del nostro partito, sviluppiamo una tale strategia per affrontare i pericoli della partecipazione del nostro paese a nuove guerre imperialiste locali, regionali e generalizzate.

Nella risoluzione politica del 19° Congresso si sottolinea: “Nel caso di coinvolgimento della Grecia in una guerra imperialista, sia difensiva che aggressiva, il Partito deve dirigere l’organizzazione indipendente nella lotta degli operai e del popolo in tutte le sue forme, in modo da portare alla disfatta completa della classe borghese, sia quella interna che dell’occupazione straniera.” [4]

In condizioni di una guerra imperialista, l’avanguardia politica della classe operaia, il suo partito, ha il compito di evidenziare la necessità dell’unità di classe dei lavoratori, dell’alleanza con le forze popolari, la dimensione internazionalista della classe operaia e i compiti che ne derivano. La posizione sulla guerra è la posizione nei confronti della lotta di classe e la rivoluzione socialista, è la lotta per la trasformazione di questa guerra in una lotta di classe armata, “l’unica guerra di liberazione”, secondo Lenin. Sono preziose le elaborazioni di Lenin che mentre sviluppava la teoria dell’anello debole, cioè intravedendo la possibilità di una maggiore intensificazione delle contraddizioni, la formazione di una situazione rivoluzionaria dapprima in un paese o in un gruppo di paesi, ha stabilito scientificamente la possibilità che la rivoluzione prevalga inizialmente in uno o più paesi. Di conseguenza, in tale guerra il coordinamento, le parole d’ordine comuni e l’attività congiunta con il movimento rivoluzionario di altri paesi costituiscono una condizione importante per la prospettiva dello scoppio e della vittoria della rivoluzione socialista in più paesi, la possibilità di un altro tipo di cooperazione o unione di stati, sulla base della proprietà sociale, della pianificazione centrale con l’internazionalismo proletario. Allo stesso tempo, il KKE sta intensificando la sua lotta contro l’opportunismo perché, come segnalò Lenin “la lotta contro l’imperialismo, se non è indissolubilmente legata con la lotta contro l’opportunismo, è una frase vuota e falsa” [5].

Noi comunisti, che basiamo le nostre analisi sulla teoria del socialismo scientifico, sappiamo molto bene che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, precisamente violenti. La guerra nasce nel terreno del conflitto dei diversi interessi economici, che impregnano l’intero sistema capitalista. E’ per questo che la guerra è inevitabile sotto il capitalismo (come la crisi economica, la disoccupazione, la povertà, ecc.), allo stesso tempo non è un fenomeno naturale. Si tratta di un fenomeno sociale poiché è legato alla natura della società in cui viviamo. La società ha come “pietra angolare” la redditività di coloro che possiedono i mezzi di produzione. I monopoli e il loro potere generano la guerra imperialista. In conclusione, la nostra lotta per una società in cui i mezzi di produzione siano proprietà popolare (non proprietà di pochi), dove l’economia funzioni in modo pianificato a livello centrale e sia controllata dai lavoratori stessi, col fine di soddisfare le necessità popolari (non l’aumento dei profitti dei capitalisti), è indissolubilmente legata alla lotta contro la guerra imperialista, contro la “pace” imposta dagli imperialisti con la “pistola alla testa del popolo” che prepara nuove guerre imperialiste.

Tuttavia, la nostra conclusione che fino a che esiste il capitalismo esisteranno anche le condizioni che portano alla guerra, non è affatto sinonimo di fatalismo e disfattismo. Tutto il contrario! Ci rivolgiamo alla classe operaia del paese, ai popoli della nostra regione e facciamo notare come i loro interessi coincidano con la lotta anticapitalista-antimonopolista comune, per la rottura delle catene degli organismi imperialisti, lo smantellamento delle basi militari straniere e l’eliminazione delle armi nucleari, il ritorno delle forze militari dalle missioni imperialiste, l’espressione della solidarietà con tutti i popoli che lottano e cercano di tracciare il proprio percorso di sviluppo. Affinché il nostro paese si disimpegni dai piani e dalle guerre imperialiste. Affinché si realizzi la parola d’ordine “Né acqua né terra agli assassini dei popoli!”. Questa è una lotta quotidiana. E’ una lotta con obiettivi specifici, che i comunisti svolgeranno in modo unitario, non separato dalla lotta per il potere.

Perché rimangono attuali le tesi di Lenin, il quale sottolineava che “gli slogan del pacifismo, del disarmo internazionale nel capitalismo, degli arbitrati, ecc. non rivelano solamente l’utopismo reazionario, ma costituiscono anche per i lavoratori un inganno palese volto a disarmare il proletariato e allontanarlo dal compito di disarmare gli sfruttatori.

Soltanto la rivoluzione proletaria socialista può trarre l’umanità dal vicolo cieco in cui l’hanno condotta l’imperialismo e le guerre imperialiste. Quali che siano le difficoltà della rivoluzione e le sue eventuali sconfitte temporanee, quali che siano le ondate della controrivoluzione, la vittoria finale del proletariato è immancabile”[6].

Note:
[1] Programma del KKE. Adottato al 19° Congresso (11-14/4/2013)
[2] V.I.Lenin: Sotto la bandiera altrui, Opere Complete, ed.Sinchroni Epochi, v. 26, pp. 140-141 y 146.
[3] Programma del KKE.
[4] Risoluzione Politica del 19º Congresso.
[5] V.I.Lenin: Imperialismo, fase suprema del capitalismo, Opere Complete, ed. Sinchroni Epochi, v. 27, p. 424.
[6] V.I.Lenin “Programma del Partito Comunista de Russia (bolscevico)”, Opere Complete, ed.Sinchroni Epochi, v. 38, p. 421

.initiative_logo_shmaia.jpg_545135976

Annunci