Hans Heinz Holz – Lettera sull’antistalinismo

….per fondare e consolidare la democrazia tra di noi, per poter giungere al regno pacifico delle leggi costituzionali, bisogna condurre a termine la guerra della libertà contro la tirannia e attraversare con successo le tempeste della rivoluzione.

….il terrore non è altro che la giustizia pronta, severa, inflessibile.

….il governo della rivoluzione è il dispotismo della libertà contro la tirannia!

Questo scriveva Massimiliano Robespierre nel 1794 in uno scritto su Virtù e Democrazia. E partiamo da questo per presentare questa “Lettera sull’antistalinismo” di Hans Heinz Holz, il grande filosofo comunista tedesco recentemente scomparso.

Come si deduce dal testo, Holz affronta la questione Stalin nei due soli modi in cui può essere affrontata senza cadere nell’anticomunismo trotskoide o nella logica delle anime belle della socialdemocrazia di sinistra. Costoro, per intenderci, non sono contrari alle rivoluzioni sociali, ma quando si trovano di fronte ad esse non riescono a darne una corretta interpretazione e non capiscono la dinamica rivoluzionaria. Sono le anime belle che credono che la rivoluzione sia un pranzo di gala. O una resa dei conti una tantum.

No, la rivoluzione è una resa dei conti delle forze rivoluzionarie contro le classi sfruttatrici che rappresentano il vecchio regime e sono anche, come ci insegna Lenin in “Stato e Rivoluzione”, l’esercizio di una spietata dittatura contro queste classi.

Questa è stata la Rivoluzione francese all’epoca di Roberspierre con il Terrore che ha salvato la Francia dalla reazione europea e dai nemici interni e questa è stata la logica dell’esercizio del potere di Stalin e del partito bolscevico per affrontare in modo rivoluzionario la costruzione del socialismo nell’URSS. Una logica rivoluzionaria presuppone, pena la sconfitta, di saper valutare le scelte che di volta in volta si presentano e che creano nuove contraddizioni e lacerano il tessuto che attorno alla rivoluzione si era creato. Danton, membro del comitato di salute pubblica, fu ghigliottinato perchè proponeva una conciliazione con le forze sconfitte. Nell’URSS via via che la rivoluzione procedeva si creavano nuove contraddizioni e lacerazioni. Ma come si può valutare la drammaticità delle scelte, qual’è il criterio interpretativo degli avvenimenti?

Holz nella sua lettera ci indica due canoni interpretativi dell’epoca di Stalin. I risultati conseguiti dall’Unione Sovietica nel periodo 1924-1953 e il carattere delle contraddizioni che l’avanzata rivoluzionaria del progetto socialista faceva scaturire.

Fino a prova contraria il secolo dei comunisti, compreso il periodo ’24-53 è stato un passaggio epocale difficilmente contestabile. Bisogna paragonare questo con la miseria delle rimasticazioni di ‘sinistra’ o neokautskiane che sostituiscono non tanto il socialismo reale, quanto la rivoluzione reale col libro dei sogni. E, partendo da questo i critici di Stalin sono anche incapaci di dare un segno allo sviluppo delle contraddizioni, scambiando per scontro politico quello che nei fatti diventa scontro di classe.

Ritornando a Roberspierre, la grande Rivoluzione francese ci insegna in che modo al suo interno si sono dipanate le contraddizioni e i conflitti. La sconfitta di Robespierre è stata la sconfitta della linea rivoluzionaria e l’inizio del Termidoro e dell’epoca napoleonica.

La denuncia dello ‘stalinismo’ ha lo stesso segno. Anche dopo il suo ghigliottinamento Roberspierre è stato esacrato dai suoi nemici e si è creata una corrente emotiva contro il Terrore.

Gli anticomunisti trotskoidi e i ‘marxologi’ cercano di confondere le cose riportandoci agli esiti del 1989. Ma questi non hanno nulla a che fare con Stalin, semmai con la controrivoluzione iniziata da Kruschev nel 1956. Bisogna saper distinguere la discussione su Stalin dalla controrivoluzione.

 vedi:  http://www.associazionestalin.it/holz_completo.pdf

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