IL MITO DELLE “TORTURE STALINISTE” Di Giovanni Apostolou

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Un altro cavallo di battaglia della propaganda anticomunista è quello delle “torture staliniane”. La spia fascista Flego che, tornato al sicuro in Italia affermò di non essere stato torturato, affermava: “(…) Durante la mia detenzione nelle carceri sovietiche, sia durante il processo e sia dopo la condanna, non ebbi a subire alcun maltrattamento, degno di rilievo (…) “(1); persino Nenni non potè fare a meno di affermare: “restano le confessioni che per venire in alcuni casi da uomini i quali fino all’estremo minuto hanno battagliato aspramente con l’accusatore pubblico, non ammettendo che ciò che volevano ammettere, hanno un carattere di veridicità difficilmente contestabile” (2). E’ risultato dalla consultazione delle carte Trockij presso la Houghton Library dell’Università di Harvard che la versione staliniana, lanciata al momento dei grandi processi del 1936-1938, su un “ (…)“ blocco delle opposizioni di sinistra e di destra” non era del tutto infondata (…)”(3). Joseph Davies, l’ambasciatore americano in URSS, “continuò sempre ad affermare che c’era stato veramente un complotto, che i processi si erano celebrati secondo giustizia, e che di conseguenza il potere sovietico ne usciva rafforzato”(4). Presumibilmente su questa scia, in Italia anche De Gasperi sottolineava nel 1944: “Noi credevamo che i processi fossero falsi, che le testimonianze fossero inventate, che le confessioni fossero estorte.E invece oggettive informazioni americane assicurano che non si trattava di un falso (…) (5). Non è tanto significativo che De Gasperi dicesse questo quanto piuttosto il fatto che da parte statunitense giungessero queste informazioni. Nel 1948 Deutscher riconosceva una certa “verità psicologica” ai processi di Mosca in generale (6).Certamente, molti autori borghesi hanno affermato che le accuse di sabotaggio sistematico erano completamente inventate al solo scopo di eliminare gli oppositori politici.In relazione a questa scia interpretativa dei processi staliniani ha scritto l’intellettuale trockijsta Ted Grant:“(…)L’unica “ prova” era l’auto-confessione degli imputati, estratta sotto tortura (…)”(7). Però si da il caso che due ingegneri americani avessero lavorato, tra il 1928 e il 1937, come quadri dirigenti, in un gran numero di miniere nelle regioni degli Urali e della Siberia, colpite dal sabotaggio: erano due tecnici ed erano estranei alla politica. La loro testimonianza è di straordinario interesse (8). Il 17 Marzo 1938, Davies inviò un messaggio confidenziale al segretario di Stato a Washington: “Sebbene io nutra un pregiudizio nei confronti dell’acquisizione di prove attraverso la confessione e nei confronti di un sistema giudiziario che non accorda, per cosi dire, nessuna tutela all’accusato, dopo aver ben osservato ogni giorno i testimoni e il loro modo di testimoniare, dopo aver notato le conferme inconsapevoli che si sono evidenziate e altri fatti che hanno contrassegnato il processo” (intende il processo a Kamenev, Zinov’ev, Bucharin, NDA) “io penso, d’accordo in questo con altri il cui giudizio può essere accettato, che, per ciò che riguarda gli accusati, essi abbiano commesso abbastanza crimini secondo la legge sovietica, crimini stabiliti dalle prove e senza che siano possibili ragionevoli dubbi sul verdetto che li dichiara colpevoli di tradimento e sulla sentenza che li condanna alla pena prevista dalla legislazione penale dell’Unione Sovietica. E’ sensazione generale dei diplomatici che hanno assistito al processo che l’accusa abbia provato l’esistenza di un complotto estremamente grave”(9). Più di recente i fratelli Medvedev, a proposito del processo a Bucharin, hanno riconosciuto che non risulta che sia stato sottoposto a torture (10). Qualche anno dopo il 1956, senza lasciarsi impressionare dalle rivelazioni del Rapporto segreto, uno storico statunitense non privo di simpatie nei confronti dell’opposizione antistaliniana, da lui definita “la coscienza della rivoluzione”, scriveva: “La scelta operata da Bucharin nelle sue confessioni di colpevolezza, e ciò che si da altre fonti, rende plausibile buona parte di quello che è stato rivelato al processo, malgrado i sospetti provocati dalla natura di quei processi”(11). Tokaev (membro di un’organizzazione clandestina filo-buchariniana in URSS negli anni ’30) sosteneva che la polizia non aveva torturato Bucharin (12). Per quanto riguarda Tuchacevskij, Robert Service (nella sua acclamata biografia di Stalin) scrive: “Tukhachevskij fu fucilato l’11 Giugno; aveva firmato una confessione con una mano insanguinata dopo un orrendo pestaggio”(13). Questa dichiarazione non è solamente errata, ma è una deliberata menzogna. Non ci sono “impronte digitali insanguinate” sulla confessione del maresciallo, e non ci sono prove che Tukhachevsky fu picchiato o minacciato in qualunque maniera. Ma quanti lettori di Robert Service sono in grado di saperlo? (14). Cominciano ad emergere, con difficoltà, controcorrente rispetto ai luoghi comuni consolidati per decenni, l’assoluta fragilità ed inconsistenza della leggenda delle “torture staliniane”. Ancora oggi autorevoli specialisti dell’anticomunismo, che si pretende di elevare al rango di storia (15), scrivono: gli arrestati venivano “(…) seviziati, torturati, picchiati a sangue (…) “(16) ed aggiungono che “(…) i verbali di interrogatorio vanno letti ricordando che le dichiarazioni in essi riportate furono estorte sotto la tortura”(17). Ha scritto in proposito un ex generale dell’armata rossa (che divenne un disertore) P. Grigorenko citando suo fratello che la tortura consisteva nelle “(…) bastonate, dita e organi genitali schiacciati, sigarette spente in faccia e sul corpo, torture in piedi e torture con la luce intensa e senza acqua da bere”, e ancora “la tortura in piedi consisteva nell’obbligare un uomo a star fermo per molto tempo in uno speciale armadio chiuso nel quale non ci poteva girare o cambiare posizione. Gradualmente, per la mancanza d’aria e per la stanchezza, il prigioniero perdeva i sensi e scivolava giù. Allora veniva tirato fuori dall’armadio, svegliato e rinchiuso di nuovo. Stando fermo per molto tempo si interrompeva la circolazione nelle gambe, che si gonfiavano di sangue stagnante Quest’uomo aveva le gambe orribilmente gonfie (…) “(18). Queste tesi vengono presentate come una verità incontestabile, talmente ovvia da non meritare alcuna documentazione. Nessun studio, ma neanche la più rozza propaganda, ha fornito una qualche documentazione di questa “verità”. Eppure gli archivi sovietici sono a disposizione di tutti, gestiti da governi anticomunisti ed aperti ad avventurieri della storia che ne possono disporre a loro piacimento (19). C’è anche chi, con grave superficialità, ha pensato bene di fare riferimento ad un (presunto) principio d’autorità: il teorema della “tortura staliniana” (tanto pubblicizzato quanto indimostrato) sarebbe vero in quanto conforme a quanto scrivevano due pseudo-studiosi, F. Beck – W. Godin (20). Sembra un inestricabile labirinto dove la documentazione sfugge costantemente: “possiamo affermare con assoluta fiducia” (hanno scritto questi due luminari, NDA) “che la stragrande maggioranza dei detenuti si sentiva (…) innocente”(21). Alla fine si arriva al capolinea: o si ha fede, “assoluta fiducia”, nelle testi maccartiste diffuse agli inizi degli anni ’50 (una fiducia, è facile comprendere, che può trovare il proprio fondamento solo in sedimentati pregiudizi ideologici) oppure la costruzione propagandistica delle “torture” crolla miseramente. Senza temere il ridicolo il team di professionisti dell’anticomunismo insiste ancora, fornendo un’ultima, “decisiva”, prova: “il fatto che gli inquirenti ricorressero alla tortura è evidente anche dai verbali del dossier Citterio”; la “tortura” consisteva nel fatto che “Citterio” fu interrogato ripetutamente dal 17 Giugno al 27 Agosto 1940, quasi sempre di notte, com’era nella pratica della NKVD”(22). Nell’epoca in cui le moderne democrazie imperialiste occidentali si caratterizzano per esempi di “legalità” che si concretizzano nelle bestiali torture di Abi Graib o Guantanamo, c’è da restare allibiti a leggere questo miserevole scoop propagandistico che porta ad “inconfutabile prova” di torture l’orario notturno degli interrogatori! Eccoli i miserevoli risultati di tali “studiosi”: dopo aver setacciato gli archivi sovietici selezionando accuratamente il “materiale” da pubblicare (23), usufruendo anche di finanziamenti governativi (24), si arrampicano agli specchi: è la storia, ma non quella dei fatti. E’ la storia della propaganda politica, la più becera, che ci riporta indietro al tempo delle fandonie con cui Scelba e De Gasperi riempivano i loro comizi nell’immediato dopoguerra. NOTE 1 – Il verbale dell’interrogatorio di Vittorio Flego è pubblicato in M. Franzinelli, I tentacoli dell’OVRA, Bollati Boringhieri, Torino, 1999, pp. 602-609. Vittorio Flego, scaricatore al porto di Trieste aderì ad una cellula clandestina del Partito Comunista nel 1927; successivamente espatriò in Jugoslavia, poi in Francia e da li stabilì in Svizzera da dove dovette fuggire a seguito del tentato omicidio di una spia, Dante Venzi. Giunto in Unione Sovietica con la convinzione di poter oziare a suo piacimento nella Casa degli Emigrati Politici, nell’Inverno 1933-1934 venne assegnato alla fabbrica di attrezzi agricoli “Rivoluzione d’Ottobre”. Lì Flego si rese conto che la vita agiata e piena di privilegi che si aspettava era in ipotizzabile; nel paese dei Soviet tutti, ed a maggior ragione i comunisti, dovevano dare il loro contributo. Flego decise allora di trovare una fonte facile e redditizia di guadagno rappresentato dalla vendita di informazioni e servizi all’ambasciata italiana; si recò al consolato di Odessa dicendosi pentito delle sue scelte passate e stipulò un “compromesso” che ratificava il suo pentimento per le scelte passate e schiudeva le porte alla sua nuova, e remunerativa, attività (nell’istanza Flego scrisse testualmente: “io sotto scritto Flego Vittorio (…) desidero ritornare nella mia patria in seno ai famigliari; partito clandestinamente da Trieste nell’anno 1929 in un attimo di esaltazione dimenticai i miei doveri di cittadino italiano; mi dichiaro pentito di aver percorso una falsa strada (…) e dichiaro fermamente che un giorno entrato nel mio paese non mi occuperò mai più di politica ma dei miei doveri da buon cittadino e della mia famiglia”(istanza al Consolo Generale d’Italia, Odessa, 18/3/1935, in ACS, CPC, f. Flego Vittorio). 2 – P. Nenni, Luci e ombre del XX congresso, in XX congresso del PCUS, Edizioni Avanti ! , Milano-Roma, 1956, p. 90. 3 – A. Moscato (un noto imbroglione ) , Intellettuali e potere in URSS (1917-1991), Milella, Lecce, 1995, p. 108. 4 – A. J. P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari, 1996, p. 159. 5 – A. De Gasperi, Discorsi politici, Cinque Lune, Roma, 1956, pp. 15-18. 6 – I. Deutscher, Stalin. Una biografia politica (1948), Longanesi, Milano, 1969, p. 210. 7 – T. Grant, Russia. Dalla rivoluzione alla controrivoluzione, A. C. Editoriale COOP, Milano, 1998, p. 171. 8 – Cfr. : – J. Scoot, Au-delà de l’Oural, Ed. Marguerat, Lausanne, 1945. – J. D. Littlepage, A la recherché des mines d’or de Sibèrie, 1928-1937, Ed. Payot, Paris, 1939. 9 – J. E. Davies, Mission to Moscou, Ed. De l’Arbre, Montrèal, 1944, pp. 243-244. 10 – Z. A. Medvedev – R. A. Medvedev, Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici, a cura di A. Panaccione, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 230. Roy Medvedev (un famoso dissidente sovietico) ha scritto, a proposito dei complici di Bucharin, che il biologo Slepkov denunciò 150 comunisti assolutamente innocenti, mentre Sokol’nikov diede indicazione di “denunciare” “tutti coloro che stavano aiutando Stalin, gli apparatciki di partito, i funzionari della NKVD”(R. A. Medvedev, Lo stalinismo. Origini, storia, conseguenze, Mondadori, Milano, 1972, vol. II, p. 436). Scrisse Paolo Robotti (uno dei più importanti dirigenti del PCd’I negli anni dell’esilio in URSS che venne denunciato da spie fasciste e, dopo alcuni mesi di carcere in URSS, fu riconosciuto innocente e pienamente riabilitato): “C’erano altri numerosi (…) che invece sostenevano doversi firmare qualsiasi accusa e qualsiasi confessione, anche la più infamante, pur di tirare dentro più gente possibile, confondere le carte il più possibile per determinare, infine, un intervento del partito e danneggiare al massimo l’apparato politico e amministrativo”(P. Robotti, Scelto dalla vita. Gli incontri, gli scontri e la lotta dalla fondazione del PCI : le memorie di un rivoluzionario professionale, Napoleone, Roma, 1980, pp. 364-365). 11 – R. V. Daniels, La coscienza della rivoluzione. L’opposizione comunista nell’Unione Sovietica, Sansoni, Firenze, 1970, p. 144. 12 – A. Tokaev, Comrade X, Harvill Press, Londres, 1956, p. 96. 13 – R. Service, Stalin. A biography, Harvard University Press, London, 2005, p. 349. 14 – Secondo una commissione dell’epoca di Krusciov, i segni su una bozza di confessione di Tukhachevskij sono di sangue. Anche se questo fosse vero, e anche se fosse sangue di Tukhachevskij (questo non è mai stato stabilito) un’occhiata ad esse dimostra che non si tratta di “impronte digitali”. Non c’è una qualsiasi prova che Tukhachevskij fu “picchiato” o torturato fisicamente in qualche modo. Le macchie possono essere visionate su: http://images.izvestia.ru/lenta/35492.jpg. 15 – E’ il caso del volume di G. Lehner – F. Bigazzi, Carnefici e vittime. I crimini del PCI in Unione Sovietica, Mondadori, Milano, 2006, dove i due “storici” hanno “assurto a imperativo morale, principio e valore” del libro “l’anticomunismo”(p. 4). E non si tratta certo dell’unico caso di dichiarata propaganda politica presentata come ricerca storica. 16 – E. Dundovich – F. Gori, Italiani nei lager di Stalin, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 47. 17 – E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, in “Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ”, anno XXXVII (2001), Feltrinelli, Milano, 2003, p. 304. Ora è disponibile anche nell’edizione italiana, GULAG. Storia e memoria (a cura di E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti ), Feltrinelli, Milano, 2004. 18 – P. G. Grigorenko, Memories, Oxford University, London, 1983, p. 96. 19 – Al punto che nel 1992 lo “storico” Andreucci alterò alcune documentazioni presenti negli archivi del KOMINTERN. Andreucci venne clamorosamente smascherato da “La Repubblica” (si veda Clamorosa sorpresa negli archivi del KOMINTERN. Giallo a Mosca, manipolata la lettera di Togliatti, 14/2/1992, pp. 11-13); le sue “rivelazioni”, furono esaltate, con involontaria ironia, da F. Bigazzi che le presentò come la “verità sul comunismo”(si veda Migliore o peggiore?, in “Panorama”, n. 1348, 16/2/1992, pp. 40 e sgg.).Resta aperto l’interrogativo: quanti Andreucci ci sono in circolazione e si dedicano all’ignobile attività di falsari? Su tutto ciò su veda L. Canfora, Togliatti e i critici tardi, Teti Editore, Roma, 1998, pp. 40-45. 20 – E’ la tesi sostenuta da E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 304. 21 – F. Beck – W. Godin, Confessioni e processi nella Russia sovietica, Firenze, La Nuova Italia, 1953, p. 206. 22 – Sono ancora Dandovich, Gori e Guercetti a scrivere queste amenità nel già citato Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 304. 23 – Chiunque abbia provato a scrivere di storia sa che è attraverso la selezione che lo studioso opera della documentazione d’archivio che si può delineare un quadro in un modo o nell’altro. I documenti (verificatane filologicamente l’autenticità) riportano i fatti, ma all’interno di una massa che come nel caso russo è davvero straordinaria (6 milioni di documenti all’archivio centrale russo) si possono selezionare alcuni elementi e ometterne altri. Così la storia dell’URSS può anche essere ridotta a quella di un immenso GULAG e la carestia in Ucraina negli anni Trenta può essere attribuita a un qualche diabolico piano staliniano di eliminazione fisica di una nazione. 24 – Le autrici infatti precisano:“In questa Appendice sono raccolti i risultati di una ricerca sulle vittime italiane delle repressioni in URSS avviata nel 2000 grazie a un finanziamento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica”( E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti (a cura di), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 301).Nella stessa pagina spiegano, a testimonianza dell’impronta propagandistica di questo lavoro che esso è stato condotto “in collaborazione con l’Associazione Memorial di Mosca”, un’organizzazione che da tempo si distingue per il suo anticomunismo viscerale. In proposito si veda www. gulag.-Italia.it.

THE MYTH OF THE “TORTURE Stalinist” Of Giovanni Apostolou Another workhorse of the anti-communist propaganda is that of “Stalin’s torture.” The fascist spy Flego that safely back in Italy claimed he was not tortured, he stated: “(…) During my detention in Soviet prisons, both during and after the trial and conviction, I did not have to be subjected to harm, worthy significant (…) “(1); Nenni could not even help but say,” the confessions that are to come in some cases by men who have battled bitterly minute to the extreme with the public prosecutor, not admitting that what we want to admit, they have a character of veracity can hardly be disputed “(2). And ‘result from consultation with the Trotsky papers at the Houghton Library at Harvard University that the Stalinist version, launched at the time of the great processes of 1936-1938, on a “(…)” opposition bloc of left and right “not was completely unfounded (…) “(3). Joseph Davies, the U.S. ambassador to the USSR, “always continued to say that there was really a conspiracy, that the processes were celebrated according to justice, and that consequently the Soviet power came out strengthened” (4). Presumably on this trail, De Gasperi in Italy also pointed out in 1944: “We believed that the processes were false, that the testimonies were invented, that the confessions were estorte.E objective information instead of American ensure that it was not a fake (… ) (5).It is not so significant that De Gasperi say this but the fact that by the U.S. arrived this information. In 1948 Deutscher recognized a certain “psychological truth” to the Moscow trials in general (6). Certainly, many bourgeois authors have claimed that allegations of systematic sabotage were completely invented for the sole purpose to eliminate opponents politici.In relation to this wake interpretative processes Stalin wrote the intellectual trockijsta Ted Grant: “(…) the only” evidence “was the self-confession of the accused, extracted under torture (…)” (7). But it just so happens that two American engineers had worked between 1928 and 1937, as the leading cadres, in a large number of mines in the regions of the Urals and Siberia, hit by sabotage were two technicians and were unrelated to politics. Their testimony is of extraordinary interest (8). On March 17, 1938, Davies sent a confidential message to the Secretary of State in Washington:”Although I nourished a prejudice against the acquisition of evidence through confession and against a justice system that does not grant, so to speak, no protection to the accused, after having well observed every day witnesses and their way of testify, after noticing the confirmations unaware that they are highlighted and other events that have marked the process “(defined as the process Kamenev, Zinoviev, Bukharin, NDA)” I think, agree in this with others whose judgment can be accepted, that, as regards the accused, they have committed enough crimes under Soviet law, crimes established by the evidence and that they are without any reasonable doubt about the verdict that declares them guilty of treason and on the judgment that condemns them to death provided for by the criminal legislation of the Soviet Union. Is a general feeling of diplomats who attended the trial the prosecution has proved the existence of a conspiracy extremely serious “(9) . More recently, Medvedev brothers, about the trial of Bukharin, have recognized that there appears to have been subjected to torture (10). A few years after 1956, without being impressed by revelations of the secret report, one American historian not without sympathy for anti-Stalinist opposition, which he characterized as “the conscience of the revolution”, he wrote: “The choice made by Bukharin in his confessions of guilt, and what is from other sources, makes it plausible that much of what was revealed at the trial, despite the suspicions caused by the nature of those processes” (11). Tokaev (a member of an illegal wire-Bukharinist in the USSR in the 30s) claimed that the police had tortured Bukharin (12). As far as Tukhachevsky, Robert Service (in its highly acclaimed biography of Stalin) writes:”Tukhachevskij was executed on June 11, he had signed a confession with a bloody hand after a horrific beating” (13). This statement is not only incorrect, but it is a deliberate lie. There are no “bloody fingerprint” on confession of the marshal, and there is no evidence that Tukhachevsky was beaten or threatened in any way.But how many readers of Robert Service are able to know? (14). Begin to emerge, with difficulty, against the current clichés established for decades, the absolute fragility and inconsistency of the legend of “Stalin’s torture.” Even today authoritative specialists of anticommunism, which purports to confer the status of history (15), write: those arrested were “(…) abused, tortured, beaten to blood (…)” (16), and add that “(… ) the minutes of questioning should be read bearing in mind that the statements contained therein were extracted under torture “(17). He wrote about a former general of the Red Army (who became a deserter) P. Grigorenko citing his brother that torture consisted in “(…) beaten, crushed fingers and genitals, cigarettes extinguished in the face and body, standing torture and torture with intense light and no water to drink,” and even “torture standing was to oblige a man to sit still for a long time in a special locked cupboard in which there could not turn or change position. Gradually, the lack of air and fatigue, the prisoner lost consciousness and slipped down. Then it was pulled out of the closet, woke up and locked up again.Standing still for a long time would stop the circulation in the legs,which were swollen with stagnant blood The man’s legs were horribly swollen (…) “(18). This thesis is presented as an indisputable truth, so obvious as not to merit any documentation.No clinical, but not even the crudest propaganda, provided some documentation of this “truth.”Yet the Soviet archives are available to all managed by anti-government and open to adventurers of history that may have at their convenience (19). Some people with severe superficiality, has seen fit to refer to a (supposedly) of authority: the theorem of “Stalinist torture” (the much-hyped unproven) would be true because it conforms to what they wrote two pseudo-scholars, F. Beck – W. Godin (20). It seems an inextricable labyrinth where the records are constantly eludes: “We can say with absolute confidence” (they wrote these two luminaries, NDA) “that the vast majority of inmates felt (…) innocent” (21). Eventually you arrive at the terminal: either you have faith, “absolute confidence” in the texts McCarthy spread in the early ’50s (trust, it is easy to understand, which can find its basis only in sedimented ideological bias) or the construction propaganda of “torture” collapses miserably. Without fear of ridicule professional team of anticommunism still insists, providing one last “decisive” evidence, “the fact that the investigators resorted to torture is also evident from the minutes of the dossier Citterio”, the “torture” was to the fact that “Citterio” was questioned repeatedly from 17 June to 27 August 1940, almost always at night, as was the practice of the NKVD “(22). In the era in which modern Western imperialist democracies are characterized by examples of “legality” that are embodied in the brutal torture of Abi Ghraib or Guantanamo, it is to be astonished to read this miserable scoop propaganda which leads to “irrefutable proof” of torture interrogation the night time!

Here they are miserable results of these “scholars” after scouring the Soviet archives carefully selecting the “material” to be published (23), taking advantage of government funding (24), climb to the mirrors: the story, but not that of facts.

And ‘the history of political propaganda, the most vulgar, which takes us back to the time of the nonsense with which Scelba and De Gasperi filled their speeches after the war. NOTES 1 – The minutes of the interrogation of Victor Flego is published in M. Franzinelli, tentacles OVRA, Branded Basic Books, Turin, 1999, p. 602-609. Vittorio Flego, stevedore at the port of Trieste joined a clandestine cell of the Communist Party in 1927; subsequently expatriated in Yugoslavia, then in France and from there settled in Switzerland where he had to flee as a result of the attempted murder of a spy, Dante Venzi. Arrived in the Soviet Union with the belief that they can laze around at will in the House of Emigrants Politicians, in Winter 1933-1934 was assigned to the factory farm implements “October Revolution.” There Flego realized that the life of ease and full of privileges that he expected was expected; all the land of the Soviets, and even more so the communists, they had to give their input. Flego then decided to find an easy and profitable source of income represented by the sale of information and services to the Italian embassy; he went to the consulate in Odessa saying he regretted his past choices and signed a “compromise” which ratified his repentance for past choices and opened up the doors to its new, and profitable, activity (in the instance Flego wrote verbatim: “I under written Flego Vittorio (…) I want to return to my home within the family; party clandestinely from Trieste in 1929 in a moment of exaltation forgot my duties as an Italian citizen, I declare myself to regret having come a false path (…) and I declare firmly that one day you’re in my country I will never in politics but of my duties as a good citizen and my family “(application to the General Consul of Italy, Odessa, 18/03/1935, in ACS, CPC, f. Flego Vittorio). 2 – P. Nenni, Lights and shadows of the Twentieth Congress, in the Twentieth Congress of the CPSU, published by Avanti! , Milan-Rome, 1956, p. 90. 3 – A. Moscato (a known swindler), Intellectuals and power in the USSR (1917-1991), Milella, Lecce, 1995, p. 108. 4 – AJP Taylor, The Origins of the Second World War, Laterza, Rome-Bari, 1996, p. 159. 5 – A. De Gasperi, political speeches, Cinque Lune, Rome, 1956, p. 15-18. 6 – I. Deutscher, Stalin. A political biography (1948), Longanesi, Milan, 1969, p. 210. 7 – T. Grant, Russia. From the counter-revolution, AC Editorial COOP, Milan, 1998, p. 171. 8 – See.: – J. Scoot, Au-delà de l’Ural, Ed. Marguerat, Lausanne, 1945. – JD Littlepage, A la recherche des Mines d’or de Siberia, 1928-1937, Ed. Payot, Paris, 1939. 9 – JE Davies, Mission to Moscou, Ed. De l’Arbre, Montréal, 1944, pp. 243-244. 10 – ZA Medvedev – RA Medvedev, Stalin unknown. In light of the Soviet intelligence archives, edited by A. Panaccione, Feltrinelli, Milan, 2006, p. 230. Roy Medvedev (a famous Soviet dissident) wrote, about the complicity of Bukharin, who denounced the biologist Slepkov 150 communists absolutely innocent, while Sokolnikov gave indication of “denounce” “all those who were helping Stalin, the party apparatciki , officials of the NKVD “(RA Medvedev, Stalinism. Origins, history, consequences, Mondadori, Milan, 1972, vol. II, p. 436). Paul wrote Robotti (one of the most important leaders of the PCd’I years of exile in the USSR, which was denounced by Fascist spies and, after a few months in prison in the USSR, he was found innocent and fully rehabilitated): “There were many other (…) instead argued that having to sign any indictment and any confession, even the most infamous, just to pull in as many people as possible to confuse the cards as much as possible to determine, finally, an intervention of the party and damage the most of the political apparatus and administrative “(P. Robotti, Chosen by life. meetings, clashes and fighting since the founding of the Communist Party: the memoirs of a professional revolutionary, Napoleon, Rome, 1980, p. 364-365). 11 – RV Daniels, The conscience of the revolution. The opposition Communist Soviet Union, Sansoni, Florence 1970, p. 144. 12 – A. Tokaev, Comrade X, Harvill Press, London, 1956, p. 96. 13 – R. Service, Stalin. A biography, Harvard University Press, London, 2005, p. 349. 14 – According to a commission at the time of Khrushchev, the signs of a draft confession Tukhachevskij are blood. Even if this were true, and even if it were blood Tukhachevskij (this has never been established) look at them shows that it is not “fingerprints.” There is not any evidence that Tukhachevskij was “beaten” or physically tortured in some way. The spots can be viewed on: http://images.izvestia.ru/lenta/35492.jpg. 15 – And ‘the case of the volume of G. Lehner – F. Bigazzi, executioners and victims. The crimes of the Communist Party in the Soviet Union, Mondadori, Milan, 2006, where the two “historians” have “risen to a moral imperative, principle and value” of the book “anticommunism” (p. 4). And it is certainly not the only case of declared political propaganda presented as historical research. 16 – E. Dundovich – F. Gori, Italian concentration camps of Stalin, Laterza, Rome-Bari, 2006, p. 47. 17 – E. Dundovich – F. Gori – Guercetti E. (eds), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, in “Annals of Giangiacomo Feltrinelli Foundation”, year XXXVII (2001), Feltrinelli, Milan, 2003, p. 304 is now also available in the Italian edition, GULAG. History and Memory (eds E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti), Feltrinelli, Milano, 2004. 18 – PG Grigorenko, Memories, Oxford University, London, 1983, p. 96. 19 – To the point that in 1992 the “historic” Andreucci altered some documents in the archives of the Comintern. Andreucci was blatantly exposed by “La Repubblica” (see Sensational surprise in the archives of the Comintern. Giallo in Moscow, manipulated a letter to Togliatti, 14.2.1992, p. 11-13); his “revelations” were enhanced, with unintentional irony, by F. Bigazzi that introduced himself as the “truth about communism” (see Better or worse ?, in “Panorama”, n. 1348 16/02/1992, pp. 40 and ff.). remains open to question: Andreucci how many there are in circulation and are dedicated ignoble activities of counterfeiters? On all this see on L. Canfora, Togliatti and critics later, Teti Editore, Rome, 1998, pp. 40-45. 20 – And ‘the suggestion by E. Dundovich – F. Gori – Guercetti E. (eds), Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., P. 304. 21 – F. Beck – W. Godin, Confessions and processes in Soviet Russia, Florence, New Italy, 1953, p. 206. 22 – I’m still Dandovich, Gori and Guercetti to write these amenities in the aforementioned Reflections on the GULAG. With a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., P. 304. 23 – Anyone who has tried to write about history knows that it is through the selection that the student work of archival records that you can paint a picture in one way or another. The documents (verificatane philological authenticity) report the facts, but in a mass as in the Russian case is truly extraordinary (6 million documents to the central Russian) you can select some items and omit others. Thus the history of the USSR can also be reduced to that of an immense GULAG and the famine in Ukraine in the thirties can be attributed to some evil plan of Stalinist extermination of a nation.

24 The authors indeed state: In this Appendix are collected the results of a research on the Italian victims of the repressions in the USSR launched in 2000 with funding from the Ministry of Education, University and Scientific Research(E. Dundovich – F. Gori Guercetti E. (eds), Reflections on the GULAG. with a documentary appendix on the italian victims of the repression in the USSR, cit., p. 301) .In explain the same page, a testimony of footprint propaganda of this work is that it was conducted in collaboration with the Association Memorial in Moscow“, an organization that has long been known for its visceral anti-communism. In this regard, see www. gulag.Italia.it.

EL mito de “La tortura estalinista”- De Giovanni Apostolou Otro caballo de batalla de la propaganda anti-comunista es la de “tortura de Stalin.” El Flego espía fascista que con seguridad de vuelta en Italia dijo que no fue torturado, señaló: “(…) Durante mi detención en las cárceles soviéticas, durante y después del juicio y la condena, yo no tenía que ser objeto de daño, digno Significativo (…) “(1); Nenni ni siquiera pudo evitar decir:” las confesiones que están por venir, en algunos casos por los hombres que han luchado amargamente minutos al extremo con el ministerio público, no admitiéndose que lo que queremos admitir, que tienen un carácter de veracidad difícilmente puede ser disputada “(2). Es el resultado de la consulta de los documentos de Trotsky en la Biblioteca Houghton de la Universidad de Harvard que la versión estalinista, que se inició en la época de los grandes procesos de 1936-1938, en una “(…)” bloque opositor de izquierda y derecha ” no era del todo infundada (…) “(3). Joseph Davies, embajador de EE.UU. a la URSS “, siempre continuó diciendo que no había realmente una conspiración, que los procesos se celebraron de acuerdo a la justicia, y que en consecuencia el poder soviético salió fortalecido” (4). Es de suponer que en este camino, De Gasperi en Italia también señaló en 1944: “Creemos que los procesos eran falsas, que los testimonios fueron inventados, que las confesiones eran información objetiva estorte. Sin embargo, la información objetiva estadounidense asegurarse de que no era una falsificación (…) (5). No es tan importante que De Gasperi decir esto, pero el hecho de que los EE.UU. lado giungessero esta información. En 1948 Deutscher reconoce una cierta “verdad psicológica” de los procesos de Moscú en general (6). Ciertamente, muchos autores burgueses han afirmado que las denuncias de sabotaje sistemático fueron completamente inventados con el único propósito de eliminar a los opositores relación politici.In a esta estela procesos interpretativos Stalin escribió el intelectual trockijsta Ted Grant: “(…) La única” prueba “fue el auto-confesión del acusado, obtenida bajo tortura (…)” (7). Pero da la casualidad de que dos ingenieros norteamericanos habían trabajado entre 1928 y 1937, ya que los cuadros dirigentes, en un gran número de minas en las regiones de los Urales y Siberia, golpeado por sabotaje fueron dos técnicos y no tenían relación con la política. Su testimonio es de extraordinario interés (8). El 17 de marzo de 1938, Davies envió un mensaje confidencial al Secretario de Estado en Washington: “A pesar de que nutre un prejuicio en contra de la obtención de pruebas a través de la confesión y en contra de un sistema de justicia que no concede, por así decirlo, sin protección a los acusados, después de haber observado bien cada día los testigos y su forma de declarar, después de notar las confirmaciones no saben que se destacan y otros acontecimientos que han marcado el proceso “(definido como el proceso de Kamenev, Zinoviev, Bujarin, NDA)” Creo que estoy de acuerdo en esto con otros cuyo juicio se puede aceptar que, en cuanto a los acusados, que han cometido suficientes crímenes en virtud del derecho soviético, los crímenes establecidos en la evidencia y que son sin ninguna duda razonable sobre la sentencia que declara culpables de traición a la patria y en el juicio que los condena a la muerte previsto en la legislación penal de la Unión Soviética. Es sentimiento general de los diplomáticos que asistieron al juicio de la acusación ha probado la existencia de una conspiración muy grave “(9). Más recientemente, los hermanos Medvedev, sobre el juicio a Bujarin, han reconocido que no parece haber sido objeto de tortura (10). Pocos años después de 1956, sin dejarse impresionar por las revelaciones del informe secreto, un historiador norteamericano no sin simpatía por la oposición anti-estalinista, que caracterizó como “la conciencia de la revolución”, escribió: “La elección hecha por Bujarin en sus confesiones de culpabilidad, y lo que es de otras fuentes, hace que sea posible que gran parte de lo que fue revelado en el juicio, a pesar de las sospechas provocadas por la naturaleza de los procesos” (11). Tokaev (miembro de un alambre-Bujarin ilegal en la Unión Soviética en los años 30) afirmó que la policía había torturado Bujarin (12). En cuanto a Tujachevski, Robert Service (en su aclamado biografía de Stalin) escribe: “Tukhachevskij fue ejecutado el 11 de junio, había firmado una confesión con una mano ensangrentada después de una paliza terrible” (13). Esta afirmación no sólo es incorrecto, pero es una mentira deliberada. No hay “huella sangrienta” en la confesión del mariscal, y no hay evidencia de que Tujachevski fue golpeado y amenazado de ninguna manera. Pero, ¿cuántos lectores de Robert Service son capaces de saber? (14). Comienza a surgir, con dificultad, contra los clichés actuales establecidos por décadas, la absoluta fragilidad e inconsistencia de la leyenda de “tortura de Stalin.” Incluso hoy en día los especialistas autorizados del anticomunismo, que pretende conferir el carácter de la historia (15), escriben: los detenidos eran “(…) abusado, torturado, asesinado a sangre (…)” (16), y añaden que “(… ) las actas de interrogatorio deben ser leídos teniendo en cuenta que las declaraciones contenidas en él fueron extraídas bajo tortura “(17). Él escribió acerca de un ex general del ejército rojo (que se convirtió en un desertor) P. Grigorenko citando a su hermano que la tortura consistía en “(…) batidos, dedos aplastados y los genitales, los cigarrillos apagados en la cara y el cuerpo, de pie tortura y tortura con luz intensa y no hay agua para beber”, e incluso “la tortura de pie era obligar a un hombre a permanecer sentado durante mucho tiempo en un armario cerrado con llave especial en el que no podía girar o cambiar de posición. Poco a poco, la falta de aire y fatiga, el preso perdió el conocimiento y se deslizó hacia abajo. Luego se sacó del armario, se despertó y se bloquea de nuevo. Quedarse quieto durante mucho tiempo se detenía la circulación en las piernas, que se hincha con sangre estancada

Las piernas del hombre estaban hinchados horrible (…) “(18). En esta tesis se presenta como una verdad indiscutible, tan evidente como para no merecer ninguna documentación.

No clínica, pero ni siquiera la propaganda más burda, siempre algún tipo de documentación de esta “verdad”.Sin embargo, los archivos soviéticos están a disposición de todo ello gestionado por anti-gobierno y abierto a los aventureros de la historia que pueden tener a su conveniencia (19). Algunas personas con superficialidad grave, ha tenido a bien referirse a un (supuestamente) de la autoridad: el teorema de “tortura estalinista” (el no probado muy publicitado) sería cierto, ya que se ajusta a lo que escribieron dos pseudo- académicos, F. Beck – W. Godin (20). Parece un laberinto inextricable donde los registros son elude constantemente: “Podemos decir con absoluta confianza” (que escribió estas dos luminarias, NDA) “que la gran mayoría de los reclusos se sentía (…) inocentes” (21). Finalmente se llega a la terminal: o se tiene fe, “confianza absoluta” en los textos McCarthy extendió a principios de los años 50 (confianza, es fácil de entender, que puede encontrar su única base en prejuicios ideológicos sedimentado) o la construcción propaganda de “tortura” se derrumba estrepitosamente. Sin miedo al ridículo equipo profesional del anticomunismo sigue insistiendo, proporcionando una última prueba “decisiva”, “el hecho de que los investigadores recurrieron a la tortura es también evidente en las actas del expediente Citterio”, la “tortura” era el hecho de que “Citterio” fue interrogado repetidamente desde 17 junio a 27 agosto 1940, casi siempre de noche, al igual que la práctica de la NKVD “(22). En la época en que las democracias modernas imperialistas occidentales se caracterizan por ejemplos de “legalidad” que se materializa en la brutal tortura de Abu Ghraib o Guantánamo, es de asombrarse que leer esta propaganda scoop miserables que conduce a la “prueba irrefutable” de tortura interrogatorio la noche! Aquí están los resultados miserables de estos “eruditos” después de fregar los archivos soviéticos cuidadosamente la selección del “material” que será publicado (23), aprovechando los fondos del gobierno (24), subir a los espejos: la historia, pero no la de hechos. Es la historia de la propaganda política, la más vulgar, que nos lleva de vuelta a la época de las tonterías con las que Scelba y De Gasperi llenado sus discursos después de la guerra.

NOTAS

1 – Las actas del interrogatorio de Victor Flego se publica en M. Franzinelli, tentáculos OVRA, Branded Basic Books, Turín, 1999, p. 602-609. Vittorio Flego, estibador en el puerto de Trieste se unió a una célula clandestina del Partido Comunista en 1927; posteriormente expatriados en Yugoslavia, luego en Francia y desde allí se instaló en Suiza, donde tuvo que huir a causa del intento de asesinato de un espía, Dante Venzi. Llegó a la Unión Soviética con la creencia de que pueden holgazanear a voluntad en la Cámara de los emigrantes políticos, en el invierno 1933-1934 se asignó a los instrumentos de la granja de la fábrica “de la revolución de octubre.” Hay Flego dieron cuenta de que la vida fácil y llena de privilegios que esperaba que se esperaba; toda la tierra de los soviéticos, y más aún los comunistas, que tenían que dar su opinión. Flego entonces decidió buscar una fuente fácil y rentable del ingreso que representa la venta de información y servicios a la embajada de Italia; él fue al consulado en Odessa diciendo que lamentaba sus decisiones pasadas y firmó un “compromiso”, que ratificó su arrepentimiento por decisiones pasadas y abrió las puertas de su nuevo y rentable, actividad (en la instancia Flego escribió textualmente: “Yo bajo Escrito Flego Vittorio (…) Quiero volver a mi casa dentro de la familia; partido clandestinamente desde Trieste en 1929 en un momento de exaltación olvidé mis deberes como ciudadano italiano, me declaro a arrepentirse de haber recorrido un camino falso (…) y declaro firmemente que un día estás en mi país lo haré nunca en la política, sino de mis deberes como buen ciudadano y mi familia “(aplicación a la Cónsul general de Italia, Odessa, 18/03/1935, en ACS, CPC, f. Flego Vittorio). 2 – P. Nenni, Luces y sombras del XX Congreso, en el XX Congreso del PCUS, publicado por Avanti! , Milán-Roma, 1956, p. 90. 3 – A. Moscato (un estafador conocido), Los intelectuales y el poder en la URSS (1917-1991), Milella, Lecce, 1995, p. 108. 4 – AJP Taylor, Los orígenes de la Segunda Guerra Mundial, Laterza, Roma-Bari, 1996, p. 159. 5 – A. De Gasperi, discursos políticos, Cinque Lune, Roma, 1956, p. 15-18. 6 – I. Deutscher, Stalin. Una biografía política (1948), Longanesi, Milán, 1969, p. 210. 7 – T. Grant, Rusia. Desde la contrarrevolución, AC COOP Editorial, Milán, 1998, p. 171. 8 – Véase .: – J. Scoot, Au-delà de l’Ural, Ed Marguerat, Lausana, 1945.. – JD Littlepage, A la recherche des Mines d’or de Siberia, 1928-1937, Ed Payot, París, 1939.. 9 – JE Davies, Misión a Moscou, Ed De l’Arbre, Montreal, 1944, pp.. 243-244. 10 – ZA Medvedev – RA Medvedev, Stalin desconocido. A la luz de los archivos de inteligencia soviéticos, editado por A. Panaccione, Feltrinelli, Milán, 2006, p. 230. Roy Medvedev (un famoso disidente soviético) escribió acerca de la complicidad de Bujarin, que denunció el biólogo Slepkov 150 comunistas absolutamente inocente, mientras Sokolnikov dio indicación de “denuncia” “todos los que estaban ayudando a Stalin, el partido apparatciki , funcionarios de la NKVD “(RA Medvedev, el estalinismo. Orígenes, historia, consecuencias, Mondadori, Milán, 1972, vol. II, p. 436). Pablo escribió Robotti (uno de los líderes más importantes de los años PCd’I de exilio en la Unión Soviética, que fue denunciado por los espías fascistas y, después de unos meses de cárcel en la URSS, fue declarado inocente y totalmente rehabilitado): “Hubo muchos otros (…) en lugar argumentado que tener que firmar ningún acta de acusación y cualquier confesión, incluso la más infame, sólo para tirar en el mayor número posible de personas para confundir las cartas tanto como sea posible para determinar, finalmente, una intervención del partido y daña la mayor parte del aparato político y administrativa “(P. Robotti, elegido por la vida reuniones, enfrentamientos y combates desde la fundación del Partido Comunista:. las memorias de un revolucionario profesional, Napoleón, Roma, 1980, p 364-365.). 11 – RV Daniels, La conciencia de la revolución. La oposición comunista Unión Soviética, Sansoni, Florencia 1970, p. 144. 12 – A. Tokaev, camarada X, Harvill Press, Londres, 1956, p. 96. 13 – R. Servicio, Stalin. Una biografía, Harvard University Press, Londres, 2005, p. 349. 14 – De acuerdo con una comisión en el momento de Jruschov, los signos de un proyecto de confesión Tukhachevskij son sangre. Incluso si esto fuera cierto, y aun si fuera sangre Tukhachevskij (esto nunca se ha establecido) mirarlos demuestra que no es “huellas digitales”. No hay ninguna evidencia de que Tukhachevskij fue “golpeado” o físicamente torturado de alguna manera. Las manchas se pueden ver en: http://images.izvestia.ru/lenta/35492.jpg. 15 – Y ‘el caso de que el volumen de G. Lehner – F. Bigazzi, verdugos y víctimas. Los crímenes del Partido Comunista en la Unión Soviética, Mondadori, Milán, 2006, donde los dos “historiadores” han “aumentado a un imperativo moral, principio y valor” del libro “anticomunismo” (p. 4). Y ciertamente no es el único caso de la propaganda política declarada presentada como la investigación histórica. 16 – E. Dundovich – F. Gori, los campos de concentración de Stalin italiana, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 47. 17 – E. Dundovich – F. Gori – Guercetti E. (editores), Reflexiones sobre el GULAG. Con un apéndice documental sobre las víctimas italianas de la represión en la URSS, en los “Anales de la Fundación Giangiacomo Feltrinelli”, año XXXVII (2001), Feltrinelli, Milán, 2003, p. 304 es ahora también disponible en la edición italiana, GULAG. Historia y Memoria (editores E. Dundovich – F. Gori – E. Guercetti), Feltrinelli, Milano, 2004. 18 – PG Grigorenko, Recuerdos, Universidad de Oxford, Londres, 1983, p. 96. 19 – Hasta el punto de que en 1992 el “histórico” Andreucci alterado algunos documentos en los archivos de la Comintern. Andreucci fue descaradamente expuesto por “La Repubblica” (. Ver sorpresa sensacional en los archivos de la Comintern en Moscú Giallo, manipulado una carta a Togliatti, 02.14.1992, p 11-13.); sus “revelaciones” se han mejorado, con ironía no intencional, por F. Bigazzi que se presentó como la “verdad sobre el comunismo” (ver ¿Mejor o peor?, en “Panorama”, n. 1348 16/02/1992, … pp 40 y ss) se mantiene abierta a la pregunta: Andreucci cuántos hay en circulación y se dedican actividades innobles de los falsificadores? Por todo esto ver en L. Canfora, Togliatti y los críticos más tarde, Teti Editore, Roma, 1998, pp. 40-45. 20 – Y ‘la sugerencia de E. Dundovich – F. Gori – Guercetti E. (editores), Reflexiones sobre el GULAG. Con un apéndice documental sobre las víctimas italianas de la represión en la URSS, cit., P. 304. 21 – F. Beck – W. Godin, Confesiones y procesos en la Rusia soviética, Florencia, Nueva Italia, 1953, p. 206. 22 – Sigo siendo Dandovich, Gori y Guercetti para escribir estas comodidades en las reflexiones mencionadas en el GULAG. Con un apéndice documental sobre las víctimas italianas de la represión en la URSS, cit., P. 304. 23 – Cualquiera que haya tratado de escribir sobre la historia sabe que es a través de la selección que el trabajo de los estudiantes de los documentos de archivo que se puede pintar un cuadro de una manera u otra. Los documentos (verificatane autenticidad filológica) informan de los hechos, pero en una masa como en el caso de Rusia es realmente extraordinario (6 millones de documentos al ruso central) se puede seleccionar algunos elementos y omitir otros. Así, la historia de la URSS también se puede reducir a la de un inmenso GULAG y la hambruna en Ucrania en los años treinta se puede atribuir a algún malvado plan de exterminio estalinista de una nación. 24 – Los autores de hecho estatal: “En este apéndice se recogen los resultados de una investigación sobre las víctimas italianas de las represiones en la URSS puso en marcha en 2000 con fondos del Ministerio de Educación, Universidad e Investigación Científica” (E. Dundovich – F. Gori -… Guercetti E. (eds), Reflexiones sobre el GULAG Con un apéndice documental sobre las víctimas italianas de la represión en la URSS, cit, p 301) .En explica la misma página, un testimonio de ‘propaganda huella de este trabajo es que se llevó a cabo “en colaboración con el Memorial de la Asociación en Moscú”, una organización que durante mucho tiempo ha sido conocida por su antI- COMUNISMO ivisceral. En este sentido, véase www. gulag.-Italia.it.

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