Memorie di Molotov sulla Rivoluzione D’Ottobre

25403_383872043598_20591198598_3829926_5386165_n8a23e-sociedadhaciaelcomunismomolotov La prima volta che vidi Lenin fu nell’ aprile del 17, alla stazione “Finlandia”. Scese dal treno in compagnia di Stalin, che l’aveva raggiunto alcune stazioni prima dell’arrivo. Si arrampicò su un blindato gridando: «Viva la rivoluzione socialista !» Restammo a bocca aperta. Poi prese la parola innanzi ad un pubblico ristretto, non eravamo neanche 50. A Pietrogrado, alla conferenza del Partito, sedevo alla presidenza quando Lenin prese la parola. Disse che oramai il pericolo risiedeva in alcuni veterani bolscevichi che non comprendevano la rilevanza dei Progressi compiuti. La rivoluzione democratica era parola d’ordine già superata. Bisognava lottare per la rivoluzione socialista. Questo disse, fra il nostro sconcerto. Io non sono mai stato in disaccordo con Lenin. Eppure, come tutti i suoi più stretti collaboratori, a volte non riuscivo a stargli dietro. Mentre noi arrancavamo ancora con la rivoluzione democratica, lui ci aveva superato d’un balzo, sostenendo l’opportunità di una rivoluzione socialista. Kamenev e Rykov, due bolscevichi della prima ora, si ostinavano a difendere la rivoluzione democratica. Ai loro occhi la rivoluzione socialista era proiettata in un avvenire lontanissimo. Ma Lenin li sferzava, accusandoli di frenare l’azione del Partito, di rappresentare una minaccia temibile allo sviluppo delle lotte. Il mondo sembrava crollarci sotto i piedi. Ma, a forza di insistere, Lenin ci aprì gli occhi. [11.06.1970; 03.02.1972; 31.07.1972; 22.07.1981; 07.11.1983]

La rivoluzione d’Ottobre

— Un Ufficio centrale del Partito, di cui Stalin era membro, fu creato alla vigilia dell’insurrezione. Io facevo parte del Comitato militare rivoluzionario (CMR), istituito dal Soviet di Pietrogrado. Trotckij era presidente del Soviet. All’epoca, si comportava ancora bene. Una dozzina di giorni prima, il Cc s’era riunito, in clandestinità, beninteso. Lenin era rientrato a Pietrogrado e, in questa riunione segreta, fu designato una specie di Stato maggiore di 5 membri. Doveva essere in contatto con alcune unità dell’esercito e, evidentemente, col Comitato di Pietrogrado. In qualità di membro dell’ Ufficio del Comitato pietrogradese del Partito, fui assegnato al CMR, organo ufficiale presso il Soviet dei deputati operai e soldati. Ci riunivamo allo Smolny, come la Direzione del Partito. Il nostro Comitato ha diretto l’insurrezione durante le prime 5-10 settimane. In realtà, chi governava la baracca era il Cc. Credo di essere l’ultimo sopravvissuto del CMR. — Cosa ricorda di quel 25 Ottobre? — Ricordo il sentimento di aver compiuto qualcosa di veramente grande. Ricordo che trascorsi la notte tra il 25 e il 26 allo Smolny. Non avevo una moglie che mi attendesse a casa. — Con lei c’era anche lo Stato maggiore? — Stato maggiore è una parola grossa. Ero membro del CMR, il che mi garantiva condizioni di vita quasi normali quanto al vitto e all’alloggio. Stalin, Sverdlov, Trotckij, Bubnov e gli altri militanti eminenti facevano parte del Comitato. Trascorsi la notte allo Smolny in compagnia di un certo Bakaiev, operaio e veterano del Partito.Veterano si fa per dire. Perché eravamo tutti giovani. Io avevo 27 anni. C’era ancora molto da fare. Il 25 o il 26 intervenni ad una riunione di Partito presso una fabbrica. — Erano le officine Putilov? — No, ma il nome non lo ricordo più. Suvvia, brindiamo alla Rivoluzione! [mi dice riempiendo il mio e il suo bicchiere di “Cabernet’ moldavo, sorridendo]. Io e il compagno Bakaiev ci eravamo conosciuti tempo prima. Avevamo scelto una sala ben spaziosa per esercitarci con i revolver. Avevamo messo una tavola di legno come bersaglio. Ho sempre avuto una pessima mira ! — Com’è che il CMR aveva sede a Pietrogrado? — Perché tutto si decideva nel Soviet della città. — Trotckij ha svolto un ruolo importante? — Senz’altro, però limitatamente alla propaganda. Non prese un granché parte all’organizzazione. Forse perché non ci fidavamo ancora di lui. La rivoluzione d’Ottobre merita un altro brindisi. Brindiamo a Lenin e alla sua straordinaria tenacia [mi dice versandomi un altro bicchiere], I primi giorni dell’Ottobre lo incontravo spesso. Ma non avevo modo di parlargli. Lui mi conosceva quale segretario della redazione della Pravda. [15.11.1984] — Partecipai, o meglio assistetti, alla riunione che si tenne nella notte del 25 per la formazione del nuovo governo. Ricordo bene le parole di Lenin. Sokolnikov presentò un rapporto. Era presente anche il gruppo dei membri del Cc più vicini a Lenin. Pur non facendo parte del Cc, io ero presente in veste di rappresentante del CMR. Si discusse dell’apertura del Congresso dei Soviet. Ovviamente si decise che Lenin avrebbe preso la parola per primo. Su sollecitazione di Lenin, valutammo il nome da attribuire al nuovo governo. Consiglio dei ministri ci sembrava troppo borghese. Allora optammo per Consiglio dei commissari del popolo. Era un omaggio alla Francia La Francia, patria della Rivoluzione, era il Paese che sentivamo più vicino ai nostri cuori. Certamente assai più della Germania, dove si marcia col passo dell’oca . Dai francesi prendemmo in prestito ad esempio anche i gradi militari. Contribuì anche il fatto che molti compagni erano immigrati proprio in Francia e in Svizzera, oltre che in Inghilterra. E poi, Commissari del popolo era un titolo della Comune di Parigi. In qualità di membro del CMR, fui incaricato della propaganda. Molti compagni operai si presentavano da noi per chiederci cosa dovevano dire ai loro compaesani di ritorno nelle loro province. A noi spettava fornire loro delle risposte e distribuire del materiale di propaganda. Io impartivo loro delle direttive, ad alcuni davo delle brochures, ad altri dei volantini. Nella notte del 25 mi incaricarono di arrestare l’équipe del Giornale dei Contadini e di prendere possesso della redazione. Era un giornale smaccatamente S-R. Io mi presentai in compagnia di alcune guardie rosse armate: «Si chiude, signori!, gli intimai — C’era da aspettarselo con gente come voi, risposero — Poche chiacchiere, lasciate il campo». Portammo via il direttore e la sua redazione e ponemmo i sigilli. L’indomani giunse da noi un guardiano del Santo Sinodo, dicendoci che da loro si riuniva un Comitato di sciopero clandestino; per usare le sue parole, dei tipi loschi che tramavano nell’ombra. Misero a mia disposizione un distaccamento di una trentina di guardie rosse e ci recammo sul posto. —Avevate, dunque, un camion? — Diavolo ! Avevamo fatto la Rivoluzione. Certo, che avevamo un camion ! Comunque, trovammo riunito questo sedicente “Comitato di sciopero clandestino”, una cinquantina di persone, poco più, in rappresentanza dei vari ministeri. «Mani in alto! Siete tutti in arresto !». Li portammo via. Erano dei menscevichi e dei S-R. (socialisti rivoluzionari) «Protesteremo davanti al Soviet di Pietrogrado — Fate vobis!» Portai questi provocatori innanzi al Soviet, che si riuniva negli stessi locali del CMR. Figuriamoci se io so cosa sia stato di loro. Io ho diligentemente portato a termine la mia missione. Non potrò mai dimenticare il momento in cui Lenin proclamò il potere dei Soviet. Io dietro la tribuna, sui banchi della Presidenza. Curiosamente m’è rimasto impresso il gesto di Lenin di sollevare un piede mentre era intento ad arringare la folla. La suola della scarpa era usurata. Si vedeva chiaramente un buco. In quei frangenti Trotckij si comportò egregiamente. Era un oratore eccezionale, capace di incantare le folle con la sua parola. Questa sua abilità si ritorse in seguito contro il Partito. Ecco perché successivamente ci fu così difficile combatterlo. Ricordo che Arossev, con la lungimiranza profetica degli artisti, lo detestava già allora con tutte le sue forze. Rimasi allo Smolny per 3 giorni senza mai uscire. Ci riunivamo in continuazione. Lenin alla presidenza, e intorno al tavolo Trotckij, Zinoviev, Kamenev, Stalin e il sottoscritto. Li conoscevo tutti di persona, soprattutto Zinoviev. Dopo la Rivoluzione, pur restando in forza al CMR, divenn Presidente del Consiglio dell’Economia nazionale della regione Nord. Il Consiglio raggruppava 5 province, da Novgorod a Pietrogrado. Avevamo l’impellenza di rimettere in moto le industrie pietrogradesi. Fummo addirittura costretti ad evacuare la città sotto la minaccia dei tedeschi. Contemporaneamente dovevamo mantenere i rapporti con il Soviet. Questa situazione confusa durò per tutto il ‘17. Fu al CMR che festeggiai l’anno nuovo. Lenin e Stalin non erano presenti; Neanche Trotckij e Zinoviev. Ricordo invece Sverdlov, Sokolnikov e Dzerjinski. [01.11.1977] — Come immaginavate allora che sarebbe stato il socialismo? — Non ne avevamo ancora un’idea chiara. Molte cose sono andate diversamente dalle nostre aspettative. Lenin credeva che i nostri primi obiettivi sarebbero stati: l’eliminazione del denaro, del capitalismo e dello sfruttamento. Prevedevamo di abolire la moneta già dagli anni ‘20. Vedevamo innanzi a noi grandi ostacoli. Ma il tempo lavorava a nostro favore. Eppure, non tutti i nostri sogni si sono realizzati. Molto è stato senz’altro fatto. E pensare che molti credevano che non avremmo durato più di 15 giorni… — Crede che, un giorno, gli uomini potranno davvero cambiare il loro modo di pensare? — Non credo in toto, né tantomeno tutti. [07.11.1983]

Dopo la Rivoluzione

— NeI ‘19, Zinoviev fece di tutto per allontanarmi da Pietrogrado. Eravamo alloggiati all’Astoria, un hotel di lusso. A pranzo ciascuno mangiava per conto suo. A cena, invece, stavamo tutti insieme. C’era il gotha del Partito. La primavera del ‘18 la trascorsi in ospedale a curarmi il tifo. Quando fui dimesso Zinoviev mi spedì a fare il Commissario a bordo della nave Stella rossa. La nostra missione era ristabilire il potere sovietico lungo il Volga e la Kama. — Di recente hanno trasmesso un documentario in proposito. — Hanno parlato anche di me? — A dire il vero, no. Tutto era incentrato sulla Krupskaia. — Beh, strano. Visto che lei era la delegata all’istruzione pubblica, mentre il Commissario ero io. Fu un’impresa emozionante. Tenni i miei primi comizi di massa. Ero circondato da valenti collaboratori, addetti ai settori dell’istruzione, della sanità, della politica e del sindacato. Per quanto era possibile, cercavamo di organizzare il tutto nei minimi dettagli. Avevamo anche a nostra disposizione un rappresentante dell’Agenzia telegrafica russa. Noi eravamo inesperti, ma ci davamo da fare. Kalinin era un maestro nell’arte oratoria. Parlava in maniera semplice, ma efficace. Aveva sempre la battuta pronta per mettere a tacere gli avversari. Girava la Russia in treno. Stalin era occupato al fronte, noi invece facevamo i “civili”. Ma sfioravamo spesso le prime linee. Ci dirigevamo verso Tsaritsyn, la futura Stalingrado, allora saldamente in mano ai Bianchi. Procedevamo lentamente, dietro l’avanzata dell’Esercito rosso. La Stella rossa prima si chiamava Tchekhov. — Perché l’avevate sbattezzata? — Tutte le navi della compagnia portavano nomi di musicisti o di scrittori. La cosa non ci sembrava abbastanza rivoluzionaria. — Come eravate organizzati quanto al vitto? — Alla maniera sovietica. Nella modestia, non ci mancava nulla. — La Krupskaia non s’occupava di politica. Apriva scuole e diffondeva il sapere. Ricordo che Lenin ci aveva accompagnato sino alla stazione. Senza che glielo avessi chiesto, mi consegnò una lettera di raccomandazione. Mi presentava come un bolscevico della prima ora e chiedeva per me tutto il sostegno e la collaborazione possibili. Questa lettera la conservo ancora gelosamente….

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