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1981780_263306507182993_978208089_nL’Unione Europea e l’Euro non si possono riformare a beneficio dei popoli. Nonostante le continue dimostrazioni di questo fatto, la nuova socialdemocrazia si impegna nel proclamare il contrario anche se i primi passi della sua punta di diamante, il nuovo governo greco, sembrano incamminati nel non intaccare l’essenza dei problemi della Grecia.

Volete esser impiccati con la corda o con un laccio di stoffa? La prima morsica, graffia e fa male, la seconda disturberà solo quando si rompe il collo. Questo è, fondamentalmente, il dilemma che sta ponendo l’opinione pubblica in merito alla situazione politica e economica che soffre la maggioranza sociale, operaia e popolare, di diversi paesi d’Europa.

Lo scenario principale di questa rappresentazione è oggi in Grecia, con il suo governo nuovo fiammante SYRIZA-ANEL, ma ha importanti echi nel nostro paese (Spagna, ndt) attraverso i soci di SYRIZA come PODEMOS, Izquierda Unida e tutta la gamma di sigle che possono esistere tra l’una e l’altra.

SYRIZA è appena giunta al governo greco che sono già molti quelli che sono saliti sul carro e proclamano ai quattro venti il loro appoggio al nuovo esecutivo ellenico, giustificano il suo patto con la destra nazionalista di ANEL e promuovono letture epiche di ogni passo o ogni dichiarazione di Tsipras e compagnia. C’è anche chi, dalla superbia che dà la vittoria elettorale e dall’audacia del convertito, accusa i comunisti greci di esser i colpevoli del patto SYRIZA-ANEL per non aver voluto appoggiare il governo “della sinistra radicale” che si presenta con misure così di sinistra e radicali come la privatizzazione del porto del Pireo.

La gestione capitalista presentata come unica alternativa

Se siamo un po’ seri e non ci lasciamo prendere dalla fretta e dalle confusioni interessate, ciò che sta succedendo negli ultimi tempi, in modo più evidente adesso con il cambio di governo in Grecia, è uno spettacolo volto a stabilire nelle coscienza l’idea che non esistono altre uscite all’attuale situazione che attraverso la gestione capitalista nel quadro dell’Unione Europea e l’Euro. La “rifondazione del capitalismo”, che ai sui tempi proclamò Nicolás Sarkozy, è in marcia e si vede che per realizzarla sono necessari nuove facce che danno un tocco nuovo a discorsi e pratiche ben conosciute.

In Grecia abbiamo un buon esempio. Come la gestione capitalista del paese con i governi precedenti, fedeli ai diktat delle posizioni neo-liberiste predominanti nell’economia politica europea del nostro tempo, è risultata essere un disastro per la maggioranza sociale, si porta al governo una formazione che promette soluzioni facili e immediate, che non suppongono nessuna rottura di fondo, e che promuove una gestione diversa delle conseguenze dello sviluppo capitalista, ma senza mettere in nessun momento sul tavolo la questione da dove vengono realmente i problemi che attanagliano la maggioranza operaia e popolare.

Se ci atteniamo al dibattito economico che si sta svolgendo sul caso del debito greco, possiamo vedere che non sono in gioco due modelli contrapposti e antagonistici, ma due forme distinte di intendere come uscire da una crisi capitalista senza abbandonare il capitalismo. Il rumore, le dichiarazioni altisonanti e le distrazioni varie non devono far dimenticare questo dato. Nemmeno i colletti sbottonati, la camicia di fuori o la faccia compiaciuta del ministro delle finanze greco Varoufakis. In definitiva, la disputa attuale tra il governo della Grecia e la Troika si svolge in termini molto meno epici di quello che alcuni dipingono.

Le due facce della gestione capitalista

L’asse portante della posizione del governo SYRIZA-ANEL si trova nel denominato “Programma di Salonicco” che, tra le altre cose, propone un “New Deal europeo”. Questo “nuovo accordo europeo” fa riferimento a chi si propone di cambiare la tendenza avuta fino ad oggi, attraverso fondamentalmente il Patto di Stabilità, di contenere l’investimento pubblico nell’economia. È come dire: “facciamo quello che fece Roosevelt negli USA dopo il crac del ’29, che con ingenti quantità di denaro pubblico rivitalizzò l’economia e ottenne che l’impatto sociale della crisi si attenuasse”. Sì, ma anche no.

Quello che il programma di SYRIZA pare dimenticare è che ciò che rivitalizzò l’economia dopo il crac del ’29 fu, vari anni dopo, una guerra mondiale dalle catastrofiche conseguenza in termini umani e materiali.

Questo avviene perché, anche se non vogliono vederlo, le particolarità dello sviluppo capitalistico sono quelle che sono, e non quelle che uno vuole inventarsi. Le crisi capitaliste si superano, da quando il capitalismo è capitalismo, attraverso la distruzione delle forze produttive e il riinizio del ciclo di riproduzione in certe condizioni vantaggiose per un settore dei capitalisti, non per tutti.

Ciò che sta in discussione, pertanto, sono le due visioni su come realizzare questo riinizio del ciclo di riproduzione capitalista: attraverso il ribasso del prezzo della forza lavoro per dare maggiore rendimento al capitale investito o attraverso l’incremento della capacità di consumo della maggioranza sociale che permette una maggiore realizzazione del valore del capitale investito attraverso la vendita di merci. Due alternative che non escono dal quadro dello sviluppo capitalista, che non pongono l’accento sulla realtà che è la stessa dinamica capitalista quella che genera le crisi e condanna, con essa, alla disoccupazione milioni di lavoratori e lavoratrici.

Le manipolazioni interessate

Nel caso specifico dei paesi dell’Unione Europea, la nuova socialdemocrazia si basa su due premesse false: l’Unione Europea e l’Euro sono “mal” progettate, da una parte, e i paesi scandinavi sono un modello da imitare, dall’altra.

Con un discorso ben studiato, che allude a certi elementi introdotti nella mentalità collettiva grazie al ruolo attivo della socialdemocrazia classica dell’Europa Centrale dopo la II Guerra Mondiale, i nuovi socialdemocratici vogliono farsi forte, proclamando che si può disegnare “un’altra costruzione europea e un altro sistema dell’euro” o che i servizi sociali scandinavi sono molto più completi perché “si pagano molte imposte e non c’è evasione fiscale”.

Dimenticano, ovviamente, che i meccanismi di integrazione europea e monetaria sotto il predominio delle relazioni capitaliste sono sempre a beneficio dei capitalisti. Qual è questa altra Unione Europea di cui parlano? Una che limita la libera circolazione di merci, servizi, capitale e lavoratori tra i vari paesi membri? Per caso non è questa libera circolazione precisamente la ragion d’essere dell’UE?

Dall’altra parte, perché non si menziona che l’economia norvegese, per fare un esempio, si basa sull’esportazione di petrolio del Mar del Nord e che gran parte dei profitti di questo petrolio confluiscono in un fondo sovrano che risulta essere il maggiore del mondo[1] e che è azionista di imprese quali Repsol, Endesa, Gas Natural, Iberdrola, BSCH, BBVA, Telefonica, Ferrovial, Abertis o Grifols, tra le tante altre[2]? Perché non menzionano che questo stesso fondo è stato titolare del debito pubblico greco, spagnolo, portoghese, italiano e irlandese in anni recenti?

Dobbiamo pensare allora che i nuovi socialdemocratici di PODEMOS e Izquierda Unida cercano la quadratura del cerchio? Pare evidente, dato che dicono di creare una “nuova UE” che ponga fine alla libertà di circolazione del capitale e gli investimenti, mentre rivendicano un modello basato su fondi sovrani che fanno profitti a partire dalla speculazione garantita precisamente dalla libera circolazione degli investimenti.

Cosa vogliono realmente i nuovi socialdemocratici

La conclusione sembra ovvia, pertanto: i nuovi socialdemocratici, come i vecchi, non vogliono porre fine al capitalismo, vogliono usufruire di esso, vogliono esser parte dei “vincitori” e non dei “perdenti”. Vogliono più servizi pubblici, sì, ma che questi servizi pubblici siano pagati con i profitti del capitale investito in terzi paesi con i mezzi che offre la deregolamentazione della circolazione di capitali. Senza dubbio posizioni di “ribellione” e per “gli ultimi”…

Adesso che il Partito della Sinistra Europea, attraverso SYRIZA, è persino socio maggioritario di un governo, si andranno a svelare sistematicamente le vere posizioni che fino a ora solo si intravedevano parzialmente attraverso la partecipazione della Sinistra Europea in governi di “sinistra”, come quello fino a poco fa governato in Andalusia. Adesso, come soci maggioritari di un governo non regionale, ma statale, vedremo fino a dove giungono le posizioni e il pragmatismo degli opportunisti riconvertiti in socialdemocratici, concentrati nel sostenere o guidare governi borghesi, muovendosi negli stretti margini che offre la governabilità borghese.

La difesa a oltranza delle decisioni che prende il governo Tsipras sarà, senza dubbio, una delle principali caratteristiche dei suoi soci spagnoli. Le campagne di “solidarietà” con il popolo e (soprattutto) con il governo della Grecia saranno un altro dei cavalli di battaglia che vorranno imporre al movimento operaio e popolare, dirottando il dibattito sulle misure, e per quali obiettivi, agisce realmente questo nuovo governo.

La lotta ideologica che si sta sviluppando ci impone di stare molto attenti allo sviluppo degli avvenimenti in Grecia e di essere capaci di affinare la critica su quegli elementi che dimostrano che, quando un governo non mette in dubbio le basi economiche del capitalismo, governa per i capitalisti, non per il popolo lavoratore.

Combattere la nuova socialdemocrazia!

Ástor Garcia (Resp. Area Internazionale del CC del Partito Comunista dei Popoli di Spagna)

1] http://economia.elpais.com/economia/2014/02/28/actualidad/1393612813_053064.html

[2] Rapporto sui Fondi Sovrani 2013 di ESADE.

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