8a23e-sociedadhaciaelcomunismo

25403_383872043598_20591198598_3829926_5386165_n

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/ur/cuurem12-015352.htm

L’Unione Sovietica, la forza dei numeri

Alberto Lombardo

11/11/2014

Intervento pronunciato durante la manifestazione nazionale per il 97° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista promossa dal Partito Comunista.

La Russia prerivoluzionaria era un paese molto arretrato dal punto di vista economico, sociale e culturale. Tuttavia nel 1921 alla fine della guerra civile, dopo la sconfitta dell’aggressione che 15 potenze imperialiste portarono alla neonata Repubblica dei Soviet, la produzione industriale era crollata a un terzo di quella dell’anteguerra e in particolare quella della grande industria a un quinto.

Ebbene da questo punto così critico cominciò questa grande avventura, prima con la NEP, la Nuova Politica Economica, dal 1921 al 1928 che pur mantenendo saldi i mezzi di produzione principali nelle mani dello Stato sovietico, consentì l’attività privata nel piccolo commercio e nell’agricoltura. Infatti il peso del settore privato passò rispettivamente nella grande e nella piccola industria dal 4,4% del 1923/24 allo 0,9% del 1928 e dallo 87,3% al 43,8%; il commercio all’ingrosso dall’18,1% allo 0,9% e quello al dettaglio dal 66,5% al 14,3%. Invece l’agricoltura privata ancora pesava per il 98,3% fino al 1928 (Fonte: Julio Parra, Principales problemas de la economía sovietica y su incidencia en el final de la URSS , Bogotá, Maggio 2013).
Questo significa che anche durante la NEP il peso del privato nell’industria e nel commercio, non solo non aumentò, ma andò diminuendo sempre di più.

I grandi balzi in avanti sulla strada dello sviluppo economico si ebbero col I e col II Piano quinquennale, rispettivamente dal 1928-32 e 1933-37.
In particolare col primo piano l’URSS aveva già quasi quattro volte la produzione industriale di prima della guerra mentre nel 1938 aveva raggiunto il volume pari a 9 volte, mentre le altre potenze capitaliste ristagnavano a seguito della grande crisi e le condizioni di vita dei lavoratori regredivano costantemente. Per esempio nel 1938, dopo la lunga crisi degli anni Trenta, gli USA avevano una produzione industriale di appena il 20% in più di quella dell’anteguerra, l’Inghilterra del 13%, la Francia addirittura era diminuita del 7% e anche i tanto decantati successi della statalista Germania nazista, dopo la distruzione di tutti i diritti dei lavoratori tedeschi, non portarono che a un incremento del 31%. (Fonte: Rapporto del 10 marzo 1939 al XVIII Congresso del Partito Comunista (bolscevico)).

Se all’inizio dei primi piani quinquennali l’URSS produceva un ottavo degli USA, nel 1955, dopo tutte le distruzioni provocate dalla Seconda Guerra Mondiale, già si era avvicinata moltissimo alla produzione di questo paese producendo la metà di quel paese e aveva surclassato tutte le ex grandi potenze capitaliste: l’Inghilterra da un terzo della produzione di quel paese a tre volte, la Germania da un terzo a dieci volte.(Fonte: Julio Parra, Op. cit.)
Questo sforzo è stato fatto esclusivamente attraverso l’industria statale diretta centralmente che trasformò in pochi anni il Paese in un paese che era prevalentemente agricolo in un Paese industriale.
Infatti, se nel 1913 l’industria rappresentava il 42% della produzione, già alla fine del I piano quinquennale reppresentava oltre il 70% (Fonte: Rapporto del 26 gennaio 1934 al XVII Congresso del Partito Comunista (bolscevico))

Ma è anche da ricordare che il primo piano quinquennale portò alla rapida meccanizzazione e modernizzazione dell’agricoltura con produzioni moderne e non più quasi esclusivamente cerealicole.
Nonostante le menzogne che si dicono sui disastri della collettivizzazione, le colture industriali passarono da 4,5 milioni di tonnellate di prima della guerra a 12 milioni. In particolare questo sforzo fu compiuto grazie alla aziende statali (sovkoz) e cooperative collettivizzate (kolkoz) che già nel 1933 rappresentavano il 65% delle aziende contadine.

Naturalmente nei primi anni si dovette spingere molto l’acceleratore sullo sviluppo dell’industria pesante, perché l’URSS non aveva né tempo per aspettare, né colonie da sfruttare. Ma già dal secondo e poi ancora di più nel terzo piano quinquennale, nonostante l’assedio capitalistico, le proporzioni con l’industria di produzione dei beni di consumo si andarono riequilibrando, come anche gli economisti anticomunisti devono riconoscere, passando da una proporzione tra beni di produzione e beni di consumo che va dal 30,8% rispetto al 17,6% del primo piano, al 18,9% rspetto al 14,9% del secondo, al 15,2% contro un 11,0% del terzo (Fonte: S. N. Prokopovich – Storia economica del’URSS – Laterza 1957).

Ma la produzione sovietica non era solo quantità, ma anche qualità.

Questi stessi economisti anticomunisti si lasciano sfuggire, tra la selva di considerazioni denigratorie, non solo che sulle principali riviste sovietiche degli anni Trenta ci fosse un ampio dibattito sulla qualità dei prodotti, ma che la Prima Conferenza sulla qualità industriale si tenne a Mosca nell’ottobre del 1930
Questi grandi successi furono ottenuti soprattutto con un’organizzazione della produzione che era diretta dagli stessi lavoratori attraverso le conferenze operaie, concetto “scoperto” solo negli ultimi tempi dai capitalisti.

Ricordiamo a questo proposito il minatore Aleksei Stakhanov che il 31 agosto 1935 estrasse una quantità record di carbone pari a 14 volte la sua quota. Ora questo risultato non poteva essere stato ottenuto certo aumentando lo sforzo muscolare o il tempo di produzione, ma fu raggiunto attraverso una migliore organizzazione della produzione. I paesi capitalisti, che in quegli anni perseguivano il taylorismo, un’organizzazione del lavoro che riduce l’uomo ad appendice della macchina, rimasero completamente frastornati e ammirati. Il famoso periodico Time, il 16 dicembre 1935 dedicò la copertina a Stakhanov e al movimento stakhanovista.

Il ruolo delle donne è stato centrale fin dall’inizio nella costruzione del socialismo.

Ricordiamo le commissioni femminili del Partito, che contribuirono a liberare la donna dall’oppressione medievale, non solo in Russia ma anche nell’Asia centrale, dove vigevano tradizioni addirittura pre-islamiche.
In URSS le donne lavoratrici godevano di venti mesi di maternità, asili nido in tutti i luoghi di lavoro, mense pubbliche e “focolai comunitari”, che rendevano davvero possibile essere pienamente lavoratrici e madri.
Le donne assunsero ruoli sempre di maggiore responsabilità nella produzione e nella politica.
Ricordiamo la grande rivoluzionaria Aleksandra Kollontaj, la prima donna ministro al mondo, la prima donna ambasciatrice al mondo.

Non solo stakhanovisti ma anche stakhanoviste.

Ricordiamo Dusya Vinogradova, che meritò il titolo di Miss URSS, una ragazza che ha elaborato una tecnica per dirigere 216 telai automatici, grazie alla sua inventiva. Membro attivo della Lega Comunista della Gioventù, ebbe il tempo di leggere, danzare, impegnarsi nello sport ed entrare all’università.
Pasha Angelina, leader della prima brigata di trattoriste, la più decorata eroina del lavoro. Nata povera in un kolkhoz, Pasha disse: “la cosa più importante è essere cresciuta col popolo e non dal popolo”, in contrasto col mito individualistico capitalistico.

Ma ciò che davvero lascia stupefatti è l’enorme sviluppo che la società sovietica diede all’istruzione e alla ricerca scientifica e culturale in genere.

Il grande compagno Prof. Concetto Marchesi ci ricorda in una conferenza del 18 aprile 1945 che:
“Prima della guerra le scuole superiori in Russia erano 91, ora sono 708; e coi 600.000 e più studenti delle scuole superiori l’Unione Sovietica conta più studenti che tutti i grandi stati europei. Nel 1914 la Russia aveva 231 mila insegnanti, nel 1937 circa un milione; nel 1913, 19.785 medici, nel 1937 132.000, e poi 250.000 ingegneri, 160.000 artisti: un’enorme fioritura intellettuale sorta dal ceppo operaio e contadino. Nel 1938 lo Stato sovietico non spese meno di 800 milioni di rubli per borse di studio.”

160 mila artisti … uno ogni mille abitati. È come se in una città come Roma ci fossero 4 mila artisti tutti pagati dallo stato.
Ma l’URSS surclassa già gli USA nella istruzione di ingegneri, medici, agronomi…
Dal 1928 al 1059 l’URSS ha laureato 1.118 mila ingegneri contro i 620 mila degli USA, 420 mila medici, contro i 182 mila degli USA.

Ciò ha fatto dell’URSS la seconda potenza economica ma soprattutto la prima potenza culturale.
Nel 1938 nell’URSS vi erano già 790 teatri, uno ogni duecentomila abitanti … è come se nella città di Roma ci fossero 20 teatri statali.
Dal 1929 al 1933 gli istituti di ricerca scientifica passarono da 587 a 790

Nel frattempo già nel 1933 la giornata lavorativa era stata portata a sette ore.
Il salario medio operaio raddoppiò dal 1933 al 1938, nello stesso periodo gli stanziamenti statali per opere sociali e culturali si moltiplicarono per 7.

E questo nel momento di massimo sforzo di industrializzazione con la guerra alle porte.

Considerando che sanità, istruzione erano gratuiti per tutti, la casa costava non più del 3% del reddito e gli altri beni di prima necessità erano a pochissimo prezzo, chiunque può fare il confronto non solo con la vita grama dei lavoratori nei paesi capitalistici di quel periodo, ma anche con la situazione odierna.

Come non ricordare una delle più grandi opere ingegneristiche e artistiche del XX secolo, la metropolitana di Mosca. Portata avanti in situazioni di tipo geologico tra le più avverse, fu concepita nel luglio 1931 e il primo treno partì il 15 maggio 1935 per i primi 80 km nelle prime 10 linee costruite in tempo di record. Quanta distanza con le lentezze e gli sperperi dei sistemi capitalisti!

Sempre i soliti economisti borghesi e anticomunisti si lasciano sfuggire tabelle come queste che testimoniano quanto dovette impiegare l’URSS delle proprie risorse per difendersi sempre dai pericoli dell’aggressione imperialista.

Inoltre vediamo che possiamo fare giustizia anche del fatto che la dirigenza sovietica fosse impreparata all’aggressione nazista. Infatti le spese militari nel 1940 risultano ben 3 volte quelle del 1937.
Ma l’assedio ricordiamo non cessò neanche dopo la sconfitta del nazismo, anzi. Negli anni ’50 l’URSS doveva destinare tra il 20 e il 25 percento del proprio bilancio alle spese militari per difendersi dal pericolo rappresentato dalla minaccia atomica.

La possente macchina bellica nazista come sappiamo fu sconfitta dall’Armata rossa, ma forse non tutti sanno che circa l’80% delle perdite tedesche delle forze terrestri furono inflitte dall’Armata rossa
Anche qui il ruolo delle donne partigiane e delle combattenti regolari fu straordinario.
Ricordiamo solo il 588° reggimento di bombardamento notturno fatto da sole donne, l’unità dell’Aviazione sovietica più decorato. Queste aviatrici erano chiamate con disprezzo dai carristi tedeschi “Le streghe della notte” a causa del terrore che esse incutevano loro perchè esse si lanciavano in combattimento con un ardimento senza pari.

Impressionante il contributo degli scienziati sovietici alla matematica, alla fisica.
Il primo computer elettronico in Europa fu creato a Kiev all’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina sotto la supervisione dell’accademico Sergei Alexeevich Lebedev.
Impressionanti i record sovietici nella conquista dello spazio, non stiamo qui a ricordarli. I nomi di Jurij Gagarin e di Valentina Tereskova, sono nel cuore e nella mente di tutti.
Impressionante la quantità di grandi artisti che vivevano in Unione sovietica, chiunque può fare una ricerca e vedere quanti pittori, musicisti, registi, compositori.

Ma la propaganda borghese tenta di mistificare sempre la realtà.

Per esempio su Wikipedia non viene annoverato come compositore sovietico Sergei Prokofiev. Questi era uno dei compositori più osannati in tutto in mondo e viaggiava liberamente, quando negli anni Trenta e in particolare dopo il 1936 decise di stabilirsi definitivamente in Unione sovietica, dando vita a un sodalizio con il grande regista Sergei Eisenstein di cui musicò i due capolavori immortali Alexandr Nevski e Ivan il Terribile. Ciò smentisce le menzogne su quanto potesse essere “oppressivo” il potere sovietico nei confronti degli artisti.

Abbiamo tralasciato tantissime cose, tra i quali per esempio l’educazione sportiva di altissimo livello e per tutti, che poi era la base per i grandi successi agonistici internazionali.

Vorremmo contestare tante e tante menzogne, che sono state dette su tante pagine della storia sovietica, dal Patto di non aggressione con la Germania nazista, alle carestie degli anni Trenta, ai gulag, al ruolo degli artisti … ma ognuna di queste cose deve essere oggetto di puntuale e circostanziata analisi, che faremo.

Resta però da affermare come e perché si poté creare tutto questo e in così pochi anni, contro tutto il mondo coalizzato.
Si poté fare perché si inverarono le idee che i Grandi Maestri Marx ed Engels avevano concepito: la socializzazione sempre più spinta dei mezzi di produzione e il controllo operaio; la costruzione del socialismo in un paese solo guidato dal Partito della classe operaia forgiato da Lenin; lo sviluppo aumentando sempre più la modernizzazione dello stato socialista attraverso i piani di sviluppo centrali guidati da Stalin.
Questo è la più mirabile costruzione della storia dell’umanità in termini economici, sociali e culturali che deve rappresentare la nostra storia, una storia di successi e di trionfi contro il capitalismo più aggressivo e brutale.

3d2e4-poster18

3424b-1080_legko-be283129

d92d6-donbass1934jaldei

69aae-stajanov
Per i comunisti è finito il tempo di piangersi addosso.

NON PIU’ UN PASSO INDIETRO, come si disse alle porte di Stalingrado!
Viva la grande, invincibile bandiera di Marx, Engels, Lenin e Stalin
Viva l’Unione sovietica, Viva il Partito comunista

3ec6a-m01-138

249207_226072744095941_1296022_n

Annunci