Syriza senza maschera

Miguel Urbano Rodrigues
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

01/06/2015

I dirigenti delle principali potenze dell’Unione europea e dei media controllati dal capitale proiettano un’immagine della Grecia che è grossolanamente deformata.
Nel descrivere la crisi, essi nascondono che i prestiti concessi alla Grecia sono finiti col finanziare il grande capitale nel quadro strategico dell’Ue.
Contrariamente a quanto sia ammesso da larghi settori sociali, il governo Syriza-Anel è stato ben accolto dalle organizzazioni e dai rappresentanti del mondo imprenditoriale.

La coalizione tra Syriza e Anel – partito nazionalista e xenofobo – è stata costituita in poche ore perché esisteva un accordo precedente. E’ significativo che la Federazione ellenica delle imprese e il direttore generale di BusinessEurope [Confederazione delle imprese europee] si siano congratulati con Alexis Tsipras dopo la sua nomina a primo ministro.

Le linee generali della politica capitolatrice del nuovo governo erano state elaborate in precedenza, ma Tsipras e il suo ministro all’Economia, Varoufakis, si sono inizialmente sforzati di trasmettere al mondo l’immagine di un governo di sinistra, deciso a intraprendere riforme progressiste in rottura con la politica di Nuova Democrazia e Pasok, che rispondessero alle aspirazioni del popolo.

Confondere le masse era un obiettivo prioritario. Insieme ad una pioggia di promesse, il governo ha costruito un linguaggio ingannevole. Il memorandum è finito col chiamarsi “accordo-ponte”, la troika “gruppo di Bruxelles”, le privatizzazioni “collaborazioni”.

Ipocrisia e vassallaggio

Il successo elettorale di Syriza del 25 gennaio è stato conseguenza del profondo malcontento popolare. Il popolo ha votato contro la politica di Nuova Democrazia-Pasok che aveva rovinato il paese, ridotto in povertà e alla miseria milioni di lavoratori, invocando la competitività e la redditività del capitale.

In un contesto in cui la disoccupazione ha raggiunto il 26,8%, Syriza ha fatto promesse che nella pratica non superavano le simili politiche assistenzialiste applicate da altri governi borghesi, compresi quelli di Pasok e Nuova Democrazia, per la gestione della povertà estrema e della miseria assoluta. Tuttavia, come dimostrato, non aveva alcuna intenzione di rispettarle.

Ha espressamente promesso di ristabilire il salario minimo a 751 euro, ma lo ha mantenuto a 580. Ha affermato che avrebbe drasticamente ridotto l’Iva, ma ha rapidamente scordato la promessa e poi ne ha discusso l’aumento. La condanna frontale della “austerità” ha lasciato il posto ad una “austerità dolce”.

Passata qualche settimana, è stato ancora più evidente che il governo Syriza-Anel si proponeva di dare continuità a una politica capitalistica totalmente allineata con la strategia e le politiche dell’Unione europea. Ora afferma, senza pudore, che la Grecia pagherà integralmente il suo enorme debito estero di 374 mila milioni di euro, per il quale il popolo greco non può avere alcuna responsabilità.

La lentezza dei negoziati con Bruxelles non dovrebbero generare illusioni. Come voluto da entrambe le parti, alla fine giungeranno ad un accordo. Secondo Varoufakis, sarà firmato alla fine di giugno. Ma l’enormità delle concessioni è così grande che nel corso dell’ultima riunione del comitato centrale del partito, il 44% dei suoi componenti ha criticato l’accordo.

Per favorire i gruppi monopolistici e il padronato in generale, il governo deve attuare timide riforme nei settori della politica fiscale e monetaria. Le contraddizioni in seno all’Unione europea e le sue relazioni con gli Stati Uniti hanno inevitabilmente pesato sul dialogo del governo Tsipras con le potenze imperialiste.

Non va dimenticato che Washington contende alla Germania l’egemonia in Europa e fa tutto il possibile per sabotare le relazioni economiche del governo di Angela Merkel con la Russia.
L’allontanamento di Varoufakis come “negoziatore” è stato oggetto di interpretazioni fantasiose. In realtà, tale decisione non aveva motivazioni ideologiche, ma è stato il risultato della sua personalità e stile.

Varoufakis ha insegnato in una università nord-americana ed è un keynesiano difensore del capitalismo e di relazioni migliori con gli Stati Uniti. Ha dichiarato con enfasi di essere d’accordo con il 70% del memorandum imposto dalla troika.

L'”Accordo del 20 febbraio”, negoziato con l’Eurogruppo, ha prorogato la validità del memorandum. Il governo Syriza-Anel ha mantenuto tutti gli impegni del governo Samaras e dei precedenti. Ed ha aperto la porta a nuove misure antipopolari: aumento delle tasse, privatizzazione di infrastrutture strategiche, tagli nei settori sociali (sanità, istruzione e sicurezza sociale) e nei salari della funzione pubblica, concessione di benefici fiscali a grandi gruppi economici, ecc.

La privatizzazione del porto del Pireo proseguirà con l’aumento del controllo privato fino al 51%, così come quello delle altre strutture portuali e di 14 aeroporti regionali.
A questo punto, Nuova Democrazia, Pasok e Potami si sono affrettati a dichiarare che voteranno per l'”Accordo del 20 febbraio” se sottoposto al Parlamento ed espresso l’intenzione di approvare un qualunque accordo che mantenga la Grecia nell’Eurozona.

Una maggiore integrazione nella Nato

Il governo Syriza-Anel afferma che si propone di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti e la Nato, strumento militare della loro strategia di dominio planetario. Il ministro della Difesa (politico di estrema destra) difende una profonda cooperazione con Israele. Nel corso della sua visita negli Stati Uniti ha suggerito uno sfruttamento congiunto delle risorse energetiche nel Mar Egeo.

Il governo di coalizione ha creato condizioni per l’intensificazione delle esercitazioni Nato nel paese, ampliando la cooperazione con le basi militari dell’organizzazione sul territorio nazionale. Il ministro della Difesa propone anche l’installazione di una nuova base militare della Nato sull’isola di Karpathos.

Nonostante l’asfissia finanziaria del paese, il governo Tsipras ha approvato la spesa di 500 milioni di dollari per l’ammodernamento degli aerei Lockheed, obsoleti, destinati a missioni di vigilanza della Nato nel sud-est del Mediterraneo.

Evidenziando le proprie contraddizioni, si era dapprima mostrato in disaccordo con l’imposizione di nuove sanzioni nei confronti della Russia, per poi successivamente approvarle. Ha anche accettato di partecipare alla escalation militare in Medio Oriente, invocando a giustificazione “la protezione dei cristiani” contro il cosiddetto Stato Islamico.

Si ampliano i rapporti con lo stato terrorista di Israele, assumendo il profilo di un’alleanza strategica. Nei primi giorni dell’attuale governo, il ministro della Difesa ha suggerito la creazione di uno “spazio comune di difesa” che includa Cipro e Israele.

La Grecia è sempre più coinvolta nei progetti aggressivi dell’imperialismo nella regione, quindi sempre più esposta ai pericoli connessi ad una tale politica.
E’ in questo contesto che il capitale greco vede i suoi rapporti con le altre potenze capitaliste. La visita di Tsipras a Mosca si è inserita in questo quadro.

Opposizione irriducibile del Kke

La direzione del Kke [Partito comunista greco] ha dichiarato sin dall’inizio della campagna elettorale che non avrebbe accettato in nessun caso di partecipare ad un governo borghese.
Il Partito comunista è consapevole della difficoltà della sua posizione.

Il fatto che Synapismos, il nucleo dell’attuale Syriza, sia stato formato da dissidenti del Kke ha contribuito a che i media internazionali presentassero il partito di Tsipras come una forza politica radicale, addirittura rivoluzionaria. Il sostegno al governo Syriza-Anel del Partito della Sinistra Europea (creato per smobilitare la classe operaia), dei partiti comunisti riformisti come il Pcf e Pce e in generale della socialdemocrazia europea, ha generato inoltre una certa confusione.

Il Kke ha un ruolo insostituibile nell’organizzazione della lotta contro le misure impopolari dell’attuale governo. La votazione del progetto di legge presentato al Parlamento per l’abolizione immediata del memorandum e delle leggi antipopolari è stata rinviata. Ma sarà sicuramente sconfitta dalla maggioranza.

Il controllo del legislativo da parte di Syriza, che ha ricevuto l’aperto sostegno della borghesia, comunque non impedisce la crescita di una lotta di massa. Syriza, con il suo populismo demagogico, continua a confondere ampi settori sociali. Ma la sua maschera presenta squarci sempre più ampi.

Al momento in cui scrivo, si moltiplicano in tutta la Grecia le manifestazioni e gli scioperi. Il successo delle manifestazioni del Primo Maggio ha reso ben chiaro l’atteggiamento di migliaia di lavoratori di fronte a una politica di classe favorevole al grande capitale. Per i giorni 11 e 23 giugno sono già state convocate dal Pame – il fronte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali in cui il Kke svolge un ruolo fondamentale – delle grandi manifestazioni.

Il capitalismo non ha soluzioni per la sua crisi strutturale. E’ condannato a sparire e l’unica alternativa è il socialismo.

Il Kke non ignora che, nell’attuale contesto europeo e mondiale, l’agonia del mostruoso sistema di sfruttamento dell’uomo sarà probabilmente lenta. Ma, come partito rivoluzionario marxista-leninista, la sua strategia non è elaborata in funzione di un calendario per la presa del potere.

I comunisti greci non escludono la possibilità di un acuirsi delle contraddizioni e degli antagonismi, situazione che potrebbe portare a una guerra imperialista nella regione. Dai dirigenti del Kke ho ascoltato più volte la dichiarazione che il partito è preparato a “tutte le eventualità”.

Atene, 31 maggio 2015
http://www.resistenze.org/sito/te/po/gr/pogrff03-016448.htm

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