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Tragedia greca

Zoltan Zigedy | zzs-blg.blogspot.it

20/07/2015

Erano giovani, belli, istruiti: i beniamini della sinistra non comunista (e anche di alcuni comunisti!). I dirigenti del partito greco SYRIZA, avevano promesso al popolo greco una fuga dalle fauci della Banca centrale europea, del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea. Invece, hanno consegnato l’umiliante resa di un popolo che solo una settimana prima aveva dimostrato un netto rifiuto dell’accordo con le classi dirigenti europee.

Il Financial Times titolava: “Il Primo ministro greco plausibilmente fa affidamento sull’opposizione per far passare il programma più aggressivo mai lanciato dalla Ue”.

Per quanto riguarda la resa di SYRIZA, il commentatore di Real News, Dmitri Lascaris, ha dichiarato che “questo è uno dei peggiori disastri politici nella storia moderna europea”.

Il giornalista e premiato documentarista, John Pilger ha commentato acidamente: “In Grecia si è consumato un tradimento storico. Dopo aver messo da parte il mandato degli elettori greci, il governo SYRIZA ha deliberatamente ignorato la vittoria schiacciante dei NO nel referendum della scorsa settimana e segretamente concordato una serie di misure repressive e stremanti in cambio di un ‘salvataggio’ che implica uno scellerato controllo straniero e un avvertimento per il mondo”.

Com’era prevedibile, la sinistra non rivoluzionaria si è affrettata a fornire un’interpretazione elogiativa del crollo imbarazzante del programma di SYRIZA. Prima che si consumasse il draconiano accordo, l’intero spettro della sinistra statunitense – dai democratici “progressisti” ai neo-marxisti fino agli altri pseudo-marxisti col trattino – erano trascinati in un orgia d’amore per SYRIZA, ineguagliabile dai tempi dell’Obama-mania. Paradigmatico della SYRIZA-mania del dopo referendum è stata la dichiarazione del loquace economista “marxista” Richard Wolff su Democracy Now!

… E se Syriza riesce, il messaggio inviato alle formazioni analoghe in ogni altro paese europeo è una sbalorditiva ridefinizione di come appare il futuro dell’Europa, dove le parole anti-capitalismo diventano uno slogan unificante per le persone in tutto quel continente…

Non si possono imporre riforme economiche strutturali su una popolazione che ha votato per il 60 per cento contro di esse, con la televisione che blatera propaganda, ogni stazione TV e ogni quotidiano… Non si può fare. Non è una questione di argomenti è una questione di fatto”. (07-07-15)

Beh, professor Wolf, la Troika lo ha fatto, grazie alla capitolazione di SYRIZA.

Piuttosto che il meritato sacco di biasimo per la dirigenza di Syriza, è sicuramente più utile trarre lezioni dal fiasco che avrà conseguenze disastrose per il popolo greco. Tra le tante possibili lezioni, ne cito tre:

1. La socialdemocrazia non offre alcuna risposta alla crisi del capitalismo nelle sue molteplici manifestazioni. Che sia l’insostenibile strategia di rovesciare il modello neoliberista del capitalismo e tornare all'”età dell’oro” delle politiche stataliste di welfare – la dottrina, una volta popolare, che “come una marea solleva tutte le barche” – o la nozione contraddittoria di democratizzazione del capitalismo, i programmi riformisti che concede lo Stato borghese e i rapporti di produzione capitalistici non riusciranno a liberare il popolo dal crescente impoverimento e dal degrado. L’esperienza europea non insegna nulla, se non questo.

Gli europei hanno comprensibilmente perso la pazienza nei confronti dei propri sistemi parlamentari evolutisi verso due poli: la tirannia dei mercati e la tirannia dei mercati dal volto umano. Si rivolgono invece ai partiti “radicali” di destra e di sinistra. SYRIZA è un esempio di un partito “radicale” della sinistra che occupa lo spazio indifendibile di sfidare la logica del capitalismo, pur accettandone la legittimità. E’ come diagnosticare il cancro pur rifiutandone le terapie di cura.

Chiaramente, i partiti di nuovo conio, europeisti di sinistra, che nascondono l’appattamento socialdemocratico con il capitalismo dietro la maschera dell'”anti-capitalismo”, non promettono più successo di Syriza.

2. I comunisti greci (KKE) hanno vinto una vittoria morale e ideologica con la salda posizione che presagiva la fine distastrosa del programma di SYRIZA. Hanno sostenuto costantemente che il tentativo di SYRIZA di “gestire” il capitalismo sarebbe finito male. Alla manifestazione del 2 luglio ad Atene, il segretario generale Dimitris Koutsoumpas parlando alla folla ha dichiarato:

“Sia il SI che il NO significano l’accettazione di un nuovo memorandum di misure antipopolari, forse il peggiore che abbiamo visto finora. Sia il SI che il NO condurranno il popolo a nuovi tormenti e tragedie. Sia il SI che il NO implicano misure antioperaie e antipopolari.
Il referendum è un alibi per un nuovo memorandum-accordo a spese del popolo greco. Il KKE invita il popolo greco a rifiutare qualsiasi ricatto, e depositare nell’urna referendaria la sua proposta: Rifiutiamo le misure antipopolari – Rifiutiamo il nuovo memorandum – No ai falsi dilemmi”.

Quasi il 6% del votanti – un notevole risultato – ha risposto alla chiamata di Koutsoumpas.

Non a caso, i media borghesi hano ignorato la campagna del KKE contro le manovre e le manipolazioni del governo SYRIZA-ANEL. Non ci si può aspettare nulla di meno dai portavoce delle classi dominanti capitaliste. Tuttavia, l’ostracismo quasi totale vrso la critica e il programma alternativo del KKE da parte della sinistra in senso ampio, è indifendibile. A parte un paio di organizzazioni leniniste, la posizione del KKE è stata ignorata o derisa. In particolare negli Stati Uniti, l’intenso anticomunismo e il conformismo ideologico hanno portato a un fraintendimento quasi completo della tragedia greca, uno sviluppo che avrebbe potuto essere evitato con un atteggiamento non settario, tollerante, verso l’analisi del KKE.

Con il collasso di SYRIZA come partito di opposizione di sinistra, solo il KKE sostiene la bandiera della resistenza di sinistra. Vediamo se i nostri amici di “sinistra” sosterranno la sua lotta.

3. Per quelli di noi che vivono negli Stati Uniti, quelli di noi destinati a soffrire per una tortuosa, sensazionalistica, ma alla fine purtroppo prevedibile campagna elettorale federale, la debacle di SYRIZA fornisce alcuni interessanti parallelismi. Come un amico e compagno ha acutamente sottolineato, la campagna di Bernie Sanders è un cavallo di Troia simile a quello di SYRIZA, atto a canalizzare l’insoddisfazione verso le istituzioni capitalistiche, lontano da soluzioni genuinamente radicali ed effettive.
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Invece di realizzare una campagna realmente indipendente, esterna al buco nero del sistema bipartitico, Sanders ha scelto di correre nelle primarie del Partito Democratico, promettendo un atteggiamento neutro, né di sostegno e né di ripiego, verso il vincitore delle primarie indipendentemente dal risultato. Così, quando cadrà dalle primarie nei forzieri delle corporazioni di Hilary Clinton, come ogni serio commentatore ammette, Sanders solleciterà coscienziosamente l’ala progressista del Partito ad accettare la sconfitta e salire a bordo del colosso Clinton.

Gli apologeti di questa campagna donchisciottesca sosterranno che Sanders quantomeno sposterà il dibattito della campagna verso sinistra. Naturalmente questo ricorre nella memoria di ogni elettore per ogni campagna delle primarie. Tutte le stagioni delle primarie del Partito Democratico ondeggiano verso sinistra in deferenza al nocciolo duro della base, per poi oscillare ulteriormente verso destra e accogliere i “centristi”, che gli strateghi sperano di coltivare. Il più delle volte questa strategia si ritorce contro, ma rimane come assioma irrefutabile nell’epoca della televisione e di Internet.

Sanders dice nei suoi scritti sulla campagna: “… la classe miliardaria sta spendendo enormi quantità di denaro per comprare i candidati e le elezioni. Stiamo assistendo all’indebolimento della democrazia americana e al rapido spostamento verso l’oligarchia, dove un pugno di famiglie molto ricche e le loro Super PAC controlleranno il nostro governo”.

Pensa che questo processo sarà sospeso per la stagione delle primarie 2016? Non annovera la famiglia Clinton, la sua fondazione e la sua massiccia macchina di raccolta fondi come parte di quell'”oligarchia”?

Se il Senatore Sanders credesse alle sue parole, avrebbe tenuto il movimento lontano da questa trappola e non avrebbe prestato il suo nome per legittimare un processo corrotto e fallimentare.

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