http://www.resistenze.org – pensiero resistente – dibattito teorico – 05-07-11 – n. 371
Decrescita o socialismo?
di Domenico Moro
05/07/2011
Negli ultimi anni si è affermata in Italia, come in altri Paesi avanzati, la cosiddetta teoria della decrescita. Tale teoria deriva le sue fortune da vari fattori. In primo luogo, dall’indebolirsi di un filone creativo marxista adeguato ai tempi, anche a seguito del continuo e massiccio attacco ideologico cui è stato sottoposto da parte del pensiero dominante. La sostituzione della contraddizione uomo-natura a quella lavoro salariato-capitale, è stato uno degli assi di questo attacco, che ha dato centralità nel dibattito pubblico a temi come la crisi ecologica, l’esaurimento delle risorse naturali e i cambiamenti climatici.

Tutti questi aspetti hanno favorito lo sviluppo dell’ecologismo come corrente politica autonoma. La decrescita, pur appartenendo al filone dell’ecologismo, ne è una variante estremizzata. Secondo ladecrescita non è sufficiente evitare gli sprechi o puntare su uno sviluppo “sostenibile” o “ecocompatibile”e sulle energie rinnovabili. Per la decrescita l’unica via di salvezza è ridurre drasticamente i consumi. Non è sufficiente stabilizzare la crescita o ridurre la spinta compulsiva alla crescita dei consumi, bisogna ritornare a livelli di consumo tipici di una società pre-industriale. La decrescita propone un modello specifico di società, “la società della decrescita”. Questa si caratterizzerebbe per una economia basata sulla piccola proprietà contadina, localistica, e autarchica, nella quale gli scambi tra aree territoriali siano quasi assenti, di fatto una economia curiosamente simile a quella medioevale.
Una idea di società del genere rientra a buon titolo nei progetti utopistici, che sono fioriti abbondanti nella storia delle idee. Il ritorno ad una società prevalentemente contadina, localistica e autarchica comporterebbe una regressione della società. Una economia basata sull’autoconsumo annullerebbe gli scambi e di conseguenza ridurrebbe a livelli molto semplici la divisione del lavoro. Ciò determinerebbe l’abbattimento della produttività del lavoro stesso, lo sviluppo scientifico e la sua applicazione sulle forze della natura al servizio dell’uomo. Una economia del genere potrebbe sostenere a livello mondiale
una pressione demografica di poche centinaia di milioni di individui a livello mondiale, e non si capisce che fine farebbe la gran parte degli attuali sette miliardi di esseri umani.

Moro, D., Decrescita o socialismo

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