Dietro l’attacco alla Siria, le guerre del gas in Medio Oriente

Adela Sanchez * | mujerfariana.org
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/peimfm05-017051.htm

Dietro la guerra in Siria si “nascondono” gli interessi delle grandi potenze in competizione per il controllo del gas, una delle fonti essenziali di energia per i prossimi anni, alternativa al petrolio per via della tendenza all’esaurimento delle riserve e risorsa meno inquinante e nociva per il pianeta.

In particolare, la Russia sta realizzando il progetto North e South Stream, che hanno come controparte il progetto Nabucco sviluppato dagli Stati Uniti.

Per muoversi in questa direzione la Russia ha focalizzato due obiettivi: promuovere la crescita economica attraverso un’alleanza con il Blocco di Shanghai e ottenere il controllo delle risorse di gas per rafforzare i progetti South e North Stream. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno lanciato il progetto Nabucco, con il pieno sostegno dell’Unione europea, puntando al gas del Mar Nero e dell’Azerbaigian.

Come sono strutturati questi mega-gasdotti?

Il North Stream mira ad unire la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, senza l’utilizzo del suolo bielorusso, mentre il progetto South Stream parte dalla Russia, attraversa il Mar Nero fino in Bulgaria e si divide in due rami: uno che va in Grecia e in sud Italia e l’altro che raggiunge l’Ungheria e l’Austria.

Il suo concorrente americano, il progetto Nabucco, ha origine in Asia centrale, in prossimità del Mar Nero, attraversa la Turchia (dove il gas viene immagazzinato nella zona di Erzurum), prosegue attraverso la Bulgaria, la Romania, l’Ungheria e poi in Austria per andare quindi in Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia e alla fine in Italia.

Attualmente ognuno di questi progetti vuole includere nuove aree. Gli Stati uniti mirano al gas dall’Iran e a quello proveniente da Siria e Libano. Tuttavia l’Iran, che nel 2011 ha firmato degli accordi con Siria e Iraq, ha superato le previsioni diventando così la prima sede di produzione e stoccaggio di questa risorsa, strettamente vincolata alle riserve del Libano, dando luogo a una nuova area geografica, strategica ed energetica che comprende l’Iran, l’Iraq, la Siria e il Libano stesso.

Il consorzio Nabucco, d’altra parte, è composto da diverse aziende: Rew, OML, Botas, Energy Company Holding e Transgaz, rispettivamente di origine tedesca, austriaca, turca, bulgara e romena. Ha un investimento iniziale di 11.200 milioni di dollari, destinato a raggiungere i circa 21.400 milioni nel 2017. La sua sostenibilità economica è messa in discussione dai ritardi nell’esecuzione a causa della riluttanza della Turchia ad accettare il fatto che il gasdotto attraversi il territorio greco. Questo ha significato perdite di tempo e di intese, a favore del suo concorrente Stream (North e South), fatto partire dalla Russia attraverso la società Gazprom creata negli anni ’90 con il supporto di Hans-Joachim Gornig, un tedesco strettamente legato a Mosca, dando così il via a una alleanza con il capitale tedesco che prevede una partecipazione senza precedenti nelle attività russe. Così BASF e EON controllano circa un quarto dei giacimenti di gas di Lujno-Rousskoie, fonte da cui si alimenta North Stream; e la “tedesca” Gazprom intende aggiudicarsi il 40% della società austriaca Austrian Centrex Co., il cui ruolo principale è lo stoccaggio del gas con prospettive di crescita a Cipro.

Questa proiezione verso Cipro non è stata gradita dalla Turchia, un paese chiave della Nato, ma che non è ancora riuscita a diventare membro dell’Unione europea e pertanto, non può trarre profitto dalla desiderata partecipazione alla produzione, stoccaggio e distribuzione di circa 31.000 milioni iniziali di metri cubi di gas all’anno, che giungeranno nei prossimi anni a 40.000 milioni circa, e ai profitti corrispondenti.

Il progetto North Stream, che coinvolge la Russia e la Germania, è stato recentemente inaugurato con un gasdotto costato 4.700 milioni di euro e presentato al mondo come un progetto europeo, ma che è in realtà russo, che mette nelle mani di Mosca il mercato del gas in Polonia e in altri paesi, secondo la legge della domanda e dell’offerta. Ma la Germania è il trampolino di lancio di cui la Russia ha bisogno per sviluppare la sua strategia a livello continentale, considerato che la Gazprom tedesca condivide più di 20 progetti con Gran Bretagna, Italia, Turchia, Ungheria e altri paesi dell’area. Quindi si prevede che Gazprom possa diventare nel breve periodo una delle più potenti transnazionali del mondo.

Tutti questi elementi, forniti qui sinteticamente, sono utili per analizzare e comprendere la guerra in Siria e la creazione del cosiddetto “Stato islamico”, gli interventi imperialisti in Iraq e la loro pretesa sull’Iran e altri paesi, tanto del Medio Oriente che dell’Asia Centrale. Sono dei mostri imperiali dietro i quali si nasconde l’intervento militare euro-atlantico per la conquista di questa preziosa risorsa del presente e del futuro.

Quindi si possono visualizzare in modo trasparente gli interessi geopolitici in gioco, giacché chi ottiene in un modo o nell’altro il controllo della Siria potrà beneficiare del gas del bacino del Mediterraneo, in cui la Siria è il paese con le riserve più importanti, stimate in 146 miliardi di m³ l’anno solo nella zona di Homs.

I popoli del mondo devono persistere nella denuncia e nella lotta contro l’aggressione imperialista e il saccheggio di energia e di risorse strategiche come il gas. Lo stesso accade in Colombia, dove gli imperialisti e i loro fantocci vogliono imporre una maggiore “riprimarizzazione” [produzione di materie prime e prodotti agricoli, ndt], più sfruttamento e guerre di rapina. Dobbiamo impedirlo moltiplicando la resistenza e la solidarietà internazionalista.

* membro del Partito Comunista Colombiano Clandestino

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