http://www.resistenze.org/sito/te/po/gr/pogrfm24-017165.htm


Una grande marcia verso l’ambasciata americana con un messaggio chiaro per il disimpegno dai piani imperialisti

Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
https://www.youtube.com/watch?v=hbOeWrDb9fk&feature=youtu.be

https://picasaweb.google.com/112682536655280922208/182015?feat=flashalbum#6218409450219520546

Il 17 novembre 2015 in tutto il paese è stata onorata la rivolta degli studenti e dei lavoratori di Atene contro la Giunta militare nel 1973, nota alla storia come la rivolta del Politecnico.

Migliaia di persone ad Atene, la maggior parte aggregata agli spezzoni del KKE e della KNE, hanno partecipato alla grande marcia verso l’ambasciata statunitense, inviando un chiaro messaggio al governo SYRIZA-ANEL di disimpegno della Grecia dai piani imperialisti.

Dimitris Koutsoumpas, Segretario generale del Comitato Centrale del KKE, ha partecipato alla manifestazione e ha sottolineato nella sua dichiarazione ai media che: “Questo è l’inizio di nuove lotte contro il fascismo, i monopoli e il loro sistema. Fuori gli Stati Uniti, l’UE e la NATO; per la sovranità popolare! Questi sono i messaggi più che mai attuali degli eroici militanti del Politecnico”.

Nella dichiarazione dell’Ufficio Stampa del CC del KKE relativa al 42° anniversario della rivolta del Politecnico, si fa notare tra l’altro che: “Il popolo deve tenersi pronto e vigile, perché il governo trascina il paese nelle macchinazioni pericolose degli imperialisti contro i popoli del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente e partecipa attivamente ai piani della NATO, degli Stati Uniti e dell’Unione europea, offrendo persino intere regioni del paese per la creazione di nuove basi NATO e infrastrutture militari aggressive”.

Si rileva inoltre che: “Le lezioni di questa rivolta sono importanti oggi, perché il capitale è ancora oggi saldo al potere e il paese resta integrato nelle organizzazioni imperialiste come la NATO, sono i fattori che hanno portato all’istituzione della dittatura (…) il passaggio dalla dittatura militare alla democrazia parlamentare borghese, nel luglio del 1974, non ha fornito una soluzione sostanziale e definitiva ai problemi della povertà, della disoccupazione, dell’indebolimento costante dei diritti popolari e delle libertà (…) È stato dimostrato che è temporanea qualunque concessione venga conquistata dai lavoratori all’interno del sistema capitalistico. Qualsiasi scelta sia adottata dai governi per gestire questo sistema marcio, ogni sua legge, inevitabilmente riflette politiche antipopolari. Ciò è lampante con il governo “di sinistra” costituito dalla compagine SYRIZA-ANEL, che continua la linea politica dei governi precedenti di ND e PASOK [il partito conservatore Nuova Democrazia, e il partito socialdemocratico, avvicendatosi al governo del paese per decenni dal 1974, ndt]. Le crisi, la disoccupazione, l’austerità, la povertà, esisteranno fintanto che il potere permane nelle mani dei capitalisti, fintanto che la Grecia resta incatenata alle organizzazioni imperialiste della NATO e dell’Unione europea (…) L’esperienza degli ultimi 42 anni dalla rivolta del Politecnico e dalla caduta della Giunta un anno dopo, evidenzia che il vero problema per la classe operaia e gli altri strati popolari, in ogni fase storica e punto di svolta, è unire le forze per la lotta contro i monopoli, le unioni imperialiste, il capitalismo, con l’obiettivo del potere operaio e popolare, del socialismo. Solo in questo modo la lotta dei lavoratori e delle persone, che si sviluppa a partire dall’acutizzazione dei problemi, diventano più efficaci, capaci di respingere le misure antipopolari e ottenere alcune conquiste, cioè quando si mira al potere e alla proprietà capitalista, senza farsi intrappolare nel sostegno ai governi borghesi, qualunque travisamento indossino”.

Brevi note sulla rivolta del Politecnico

La notte dal 20 al 21 Aprile 1967, i circoli militari reazionari del paese, che erano strettamente legati ai servizi segreti degli Stati Uniti e della NATO, hanno attuato un colpo di stato militare. La resa del potere all’esercito è stata realizzata dal personale NATO, sotto il nome in codice di “Prometeo”. I Colonnelli G. Papadopoulos e N. Makarezos, attivamente coinvolti nella preparazione del colpo di stato, divennero noti come “colonnelli neri”. Durante l’occupazione fascista nel 1940-1944, molti di questi ufficiali avevano preso parte ad azioni punitive contro i comunisti; alcuni di loro avevano anche lavorato con la Gestapo e successivamente si sono collegati ai servizi segreti inglesi e americani. La Giunta militare, guidata da G. Papadopoulos, N. Makarezos e i generali S. Pattakos e G. Zoitakis, in cospirazione con il re, sulla base dell’articolo 91 della Costituzione greca, hanno decretato il passaggio di tutto il potere all’esercito e l’abolizione di una serie di articoli della Costituzione in materia di diritti democratici.

Dopo aver preso il potere, la dittatura militare ha concretizzato l’operazione “Prometeo”. Venne abolita ogni libertà democratica nel paese, imposta la legge marziale, vietati scioperi e assembramenti, introdotta una rigida censura, disciolti i partiti politici e le organizzazioni sociali progressiste. L’esercito aveva ampi poteri, eseguì arresti e perquisizioni. Per ordine della dittatura, vennero arrestati migliaia di combattenti politici e sociali del nostro paese, prima di tutto i quadri del Partito Comunista di Grecia (KKE), e del legale, fino ad allora, partito politico, Sinistra Democratica Unita (EDA), attraverso il quale combattevano anche i comunisti. Secondo le dichiarazioni degli ufficiali del regime dittatoriale, più di 40mila comunisti furono arrestati fino al maggio del 1967.

Per ingannare il popolo, i colonnelli chiamavano il loro golpe, “rivoluzione nazionale” condotta “a vantaggio di tutte le classi della società greca”. L’esercito e soprattutto gli ufficiali, vennero dichiarati “forza motrice della rivoluzione” e la lotta contro il comunismo veniva proclamata come obiettivo principale.

Il colpo di stato fu possibile in Grecia, perché le forze militari del paese erano sotto lo stretto controllo della reazione. Il movimento operaio e democratico non aveva ancora riorganizzato le proprie forze dopo la sconfitta della guerra civile del 1946-1949. Lo sviluppo del movimento di massa in Grecia è stato ostacolato dalle leggi di emergenza, che prima di tutto vietavano l’azione del KKE. I leader del partito “Unione di Centro” puntando a respingere la reazione, seguirono una politica di frammentazione delle forze democratiche, disgregando qualsiasi posizione comune dell’opposizione, di fatto rafforzando la reazione. Gli elementi opportunisti che esistevano all’interno del KKE in quel periodo ebbero la meglio e nel 1958 venne adottata uan risoluzione di scioglimento delle organizzazioni illegali di partito, supponendo che il KKE, alla fine, sarebbe stato sostituito da una struttura più ampia della sinistra, EDA. EDA, nonostante i suoi “elevati risultati elettorali, fino al 28%, non solo non era riuscito a sviluppare una vera alternativa, ma fallì anche nel preparare le forze del partito e del movimento popolare a resistere al golpe.

Il regime del 21 aprile del 1967 fu una palese dittatura militarfascista e terrorista dei monopoli nazionali ed esteri. Una particolarità caratteristica del regime militare-fascista era lo stretto coinvolgimento  dell’imperialismo americano nella preparazione e instaurazione della dittatura.

La lotta contro la dittatura

Subito dopo il colpo di stato, il KKE ha rafforzato la sua lotta per la mobilitazione di tutte le organizzazioni democratiche e patriottiche. Ha chiamato tutti i patrioti, indipendentemente dal partito di appartenenza, nelle fabbriche, nei quartieri, nei villaggi, nelle università, nelle scuole e nelle istituzioni statali, a organizzare comitati di resistenza per rovesciare la dittatura fascista. Su iniziativa del KKE e di EDA, venne costituito nel maggio del 1967 il fronte patriottico contro la dittatura (PAM). In seguito, altre organizzazioni anti-giunta fecero la loro comparsa, come ad esempio il PAK e la “Difesa democratica”.

Il KKE nel profondo della clandestinità e nonostante i colpi subiti non solo da parte della Giunta, ma anche degli opportunisti che avevano animato una scissione nel partito nel 1968, riuscì a riunire le organizzazioni di partito, creando il “Movimento sindacale unito contro la dittatura” (ESAK) e la sua organizzazione giovanile, la Gioventù Comunista di Grecia (KNE), che avrebbe svolto un ruolo di avanguardia nella rivolta del Politecnico nel 1973.

La rivolta del Politecnico

L’acuirsi delle contraddizioni socio-economiche in Grecia e l’ascesa del movimento anti-dittatura, nel 1973, portarono alla profonda crisi del regime. L’insoddisfazione crebbe anche nell’esercito, supporto principale del regime.

A metà del 1973, le manifestazioni dei lavoratori coinvolsero progressivamente ogni ramo dell’economia. Una federazione dopo l’altra risolse i contratti collettivi e chiese un aumento del 45-50% dei salari. Quelle mobilitazioni furono caratterizzate dal dinamismo e l’unità dei lavoratori, indipendentemente dalle convinzioni politiche, e portarono all’isolamento degli elementi della Giunta nel movimento sindacale.

La lotta nelle università e nelle scuole scientifiche fu un fattore determinante degli sviluppi politici in Grecia, in particolare nel 1973. Le principali richieste studentesche riguardavano le riforme progressiste del sistema educativo, la restaurazione del sindacato, delle libertà politiche e accademiche. Gli studenti di Atene, Salonicco, Patrasso, Ioannina, organizzarono incontri, assemblee, manifestazioni con le parole d’ordine: “Democrazia”, ​​”Abbasso il fascismo”, “Abbasso la dittatura”, “Viva il popolo sovrano”, “Libertà per i prigionieri politici”.

A causa del peggioramento della situazione economica dei piccoli contadini, scoppiarono manifestazioni di massa in tutta la Grecia, e presero la forma del rifiuto di rimettere le merci al commercio. Si sviluppò la solidarietà con i prigionieri politici e il movimento dei loro familiari, finalizzata alla loro liberazione.

Al fine di diminuire la pressione nei confronti del regime della dittatura militare, Papadopoulos rimosse molti dei collaboratori dal governo e formò un governo “politico” guidato dal leader del “Partito Progressista” S. Markezinis. Il compito principale del nuovo governo, che prestò giuramento l’8 ottobre 1973, era quello di preparare le “elezioni parlamentari”.

Le manovre politiche di Papadopoulos non portarono alla stabilizzazione della situazione del paese. Le manifestazioni antigovernative persistevano. Vale la pena ricordare che la frazione opportunista scissa dal partito nel 1968, che creò l’eurocomunista “KKE dell’interno”, sostenne la manovra di “politicizzazione” del regime dittatoriale. Un momento alto della lotta fu la rivolta degli studenti del Politecnico di Atene e dei giovani lavoratori di Atene, il 14-17 novembre 1973 che diede il colpo di grazia ai tentativi di mascherare il regime. I principali slogan della rivolta furono: “Pane, Istruzione, Libertà”, “indipendenza nazionale”, “Abbasso Papadopoulos”, “Fuori gli americani e la NATO”, ecc. Grandi masse di lavoratori sostennero gli studenti e i giovani lavoratori. Le mobilitazioni studentesche acquisirono la forma di occupazione degli edifici universitari, a Salonicco e Patrasso. Vennero organizzate dimostrazioni anche in Trikala e Drama.

Ad Atene, gli studenti riuscirono a creare una stazione radio e a trasmettere dal Politecnico l’informazione di quanto accadeva e chiamare la popolazione a manifestazioni di massa. La KNE ad Atene e l’Unione studentesca contro la dittatura (Anti-EFEE), svolsero un ruolo speciale nell’organizzazione della lotta.

Il 17 novembre, durante la notte, i carri armati furono spediti sugli studenti in rivolta e sui lavoratori. In quella notte, furono uccise 56 persone, secondo i documenti ufficiali. In base ai dati della polizia, rimasero feriti 1.103 cittadini e 61 poliziotti. Come si è saputo dopo la caduta della dittatura, erano stati usati dalla polizia 34.000 proiettili e oltre 300.000 cartucce di ogni tipo, in uso nell’esercito, per reprimere la rivolta. Nei giorni della rivolta, il regime proseguì nell’arresto di 2.500 persone, anche se ne ammise 866, presentando il loro status sociale: 475 operai, 268 universitari, 74 allievi delle superiori, 49 studenti del Politecnico.

Anche se la rivolta era stata soffocata nel sangue, la reazione generale al regime crebbe. Otto mesi più tardi, il 24 luglio 1974, la dittatura cadde sotto il peso del suo tradimento e l’avventurismo a Cipro, dove il colpo di stato che aveva organizzato in collaborazione con i servizi segreti della NATO, che mirava ad annientare il regime progressista del Presidente Makarios (15/07/1974), portò all’invasione turca e all’occupazione del 37% di Cipro.

Si svolsero manifestazioni di massa contro la dittatura in molte città della Grecia. La pressione delle masse era così grande che l’oligarchia greca, decise di rimuovere la Giunta e consegnare il potere a una coalizione di partiti borghesi, in cui persistevano gli elementi della destra conservatrice, al fine di evitare il peggio. Questa coalizione non era che l’espressione del compromesso tra i sostenitori della Giunta, i circoli imperialisti della NATO e degli Stati Uniti e delle forze politiche borghesi della Grecia, per la consegna “legale” del potere nelle mani di queste ultime.

Allo stesso tempo, immediatamente e senza attendere il rilascio e il ritorno dei compagni in esilio e all’estero, le organizzazioni clandestine di KNE e KKE riguadagnarono la legalità. Il KKE conquistò di fatto l’attività legale, e riprese la circolazione del giornale quotidiano del partito Rizospastis. Il nuovo governo borghese fu costretto ad abolire la legge anticomunista 509, attraverso la quale l’attività politica del KKE era stata vietata per interi decenni, dal 1947.

Ogni anno, si svolgono iniziative in onore degli studenti e dei lavoratori della rivolta del novembre del 1973. Il momento culminante di queste manifestazioni annuali è la dimostrazione davanti l’ambasciata degli Stati Uniti il ​​17 novembre.

Annunci